martedì, 17 maggio 2011
Pensare oltre?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It — Scritto da waldorf alle 2:15 pm

In questi giorni la stampa nazionale ha dato molto rilievo alla campagna del movimento Pensare oltre che era presente al salone del Libro.
Il movimento, sponsorizzato da molti personaggi famosi come Iginio Straffi o Mogol e promosso soprattutto dalla etoile della danza classica Elisabetta Armiato (che ne e' la "madrina"), punta in particolar modo a combattere l'uso degli psicofarmaci sui bambini cui sia stata diagnosticato l'ADHD. L'ADHD, "Attention Deficit Hyperactivity Disorder", e' un disturbo del resto la cui diagnosi viene fatta sempre piu' spesso, specie negli Stati Uniti, dove si arriva effettivamente a percentuali molto alte sulla complessiva popolazione infantile (pare fino al 16% dei bambini in eta' scolastica!). In Italia e' presente un'associazione, l'A.I.D.A.I., di operatori clinici specializzati nel trattare l'ADHD.
I problemi di It vanno molto al di la' della iperattivita', eppure quella e' una delle componenti che rendono piu' difficile gestirlo nel quotidiano e aiutarlo; dato che i suoi spazi di attenzione sono ridotti a pochi secondi, insegnargli qualsiasi cosa e' una lotta difficilissima. It e' quasi incapace di stare fermo e persino guardando la televisione salta continuamente rimbalzando letteralmente sul divano.
Prima che a It fosse diagnosticato l'autismo, credevo seriamente, come i sostenitori di Pensare oltre, che l'ADHD fosse un'ìnvenzione volta a medicalizzare la situazione dei bambini piu' scatenati. Non parliamo poi della discalculia o della disgrafia. La mia maestra, gia' tanti anni fa, mi aveva etichettata come handicappata perche' in prima elementare non me la cavavo troppo bene con le aste, e questo ricordo non mi portava ad attribuire una natura "reale" a certi disturbi.
Quando le maestre dell'asilo nido di It (all'epoca aveva circa due anni) mi hanno denunciato la sua incapacita' di stare seduto come gli altri bambini e mi hanno detto di portarlo da un medico le ho francamente in un primo momento mandate a quel paese. Osservando poi i comportamenti di It, effettivamente allarmanti, ho poi ipotizzato che potesse soffrire di ADHD, fino appunto a sapere che vi era qualcosa di piu' grave.
Vivendo con It comunque ho acquisito la convinzione che vi siano delle situazioni in cui l'iperattivita', anche se non in quadro di autismo vero e proprio, possa raggiungere livelli patologici, che compromettono seriamente l'apprendimento di un bambino.
E' giusto combattere per evitare che ai bambini siano somministrati psicofarmaci senza alcun bisogno. E' giusto chiedere migliori tecniche di didattica e suggerire attivita' sportive e all'aria aperta per sfogare la loro vivacita'. E' giusto evitare che percentuali assurde di bambini siano incluse nella fascia dei disturbi dello spettro autistico.
Ma nell'impostazione culturale di Pensare oltre, che porta avanti queste istanze, vedo dei pericoli.
Il primo e' quello di una certa superficialita'. Non vorrei che gli illustri promotori, persone di grande successo, ricordandosi come bambini "vivaci", finissero per assimilare alla loro situazione, comunque evidentemente tale da non compromettere la loro formazione, quella di bambini che hanno effettivamente problemi seri di apprendimento. Lo spot del movimento e' "carino" e puo' convincere chi non abbia a che fare con un bambino gravemente iperattivo; ma puo' essere dannosamente buonista sottovalutare il peso di certi comportamenti, come reagire aggressivamente a qualsiasi frustrazione o distruggere la casa appena la sorveglianza degli adulti viene abbassata.
Il secondo pericolo, strettamente collegato, e' quello di finire per lasciare sole le famiglie e le scuole. In Italia al momento non si soffre certo di eccessiva attenzione e investimenti nel campo dei disturbi dell'apprendimento, e sdrammatizzare il problema temo possa tradursi non nell'adozione di interventi diversi dalla terapia farmacologica ma di nessun intervento. In altre parole niente riconoscimento della 104, niente insegnanti di sostegno, niente assistenza economica, niente assistenza sociale. Tutte queste cose richiedono una preventiva diagnosi e quindi una medicalizzazione, quella che viene respinta da Pensare oltre.
Non credo che in mancanza di ogni aiuto concreto sarebbe di grande consolazione per le famiglie, magari di limitate possibilita' economiche, che venisse loro spiegato che i loro bambini un giorno potrebbero diventare grandi fumettisti o autori di testi di canzoni, quando magari c'e' il problema di conseguire almeno un diploma di scuola dell'obbligo.
Dato che Pensare oltre, con tutta probabilita' per il prestigio dei suoi sostenitori, gode di notevole attenzione mediatica (che normalmente manca ai disturbi dello spettro autistico, tra cui anche l'ADHD) ed e' appoggiato anche da enti pubblici (tra cui la Regione Piemonte), e' facile che all'opinione pubblica arrivi il suo messaggio piuttosto che la prostrazione delle famiglie "qualunque".
E allora spero che non venga compromessa la capacita' di pensare oltre le idee di Pensare oltre, magari perche' fa comodo risparmiare un insegnante di sostegno.

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