lunedì, 29 aprile 2013
Sulla spiaggia
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 6:37 pm


It e la Cate un paio di giorni fa a Legzira.


sabato, 30 marzo 2013
Il Sindaco e l'autismo
(ovvero non azzeccarne una, nemmen per sbaglio)

«Non lasciare solo chi è affetto dall’autismo, sindrome che aggredisce bambini e famiglie più di quanto si pensi, è l’obiettivo della comunità torinese. Mentre auspichiamo che la genetica dia al più presto la speranza di sconfiggere questa grave patologia, occorre aprire un varco nel silenzio che prevale attorno a chi sfortunatamente ne è affetto. Perché l’autismo si può sconfiggere»
Così il nostro Sindaco Fassino, commentando le iniziative cittadine per il prossimo Autism Awareness Day.

Caro Sindaco, Lei e' riuscito nell'impresa di essere nello stesso tempo disinformato, offensivo, paternalistico e ipocrita. Complimenti.
Disinformato. Perche' no, l'autismo non si puo' sconfiggere. Non si puo' guarire dall'autismo, anche perche' non e' una malattia. L'autismo e' una diversita' genetica — chi e' autistico lo e' per sempre, costitutivamente. Non si svegliera' un mattino per scoprire che l'autismo se ne e' andato. E allora la cosa che importa e' che gli autistici vengano messi nelle condizioni di vivere bene — o non peggio di tutti noi altri neurotipici.
Offensivo. Perche' no, noi non auspichiamo affatto che l'autismo sia sconfitto al piu' presto. Perche' quello che chiamiamo autismo e' il modo dei nostri figli di rapportarsi al mondo, di leggerlo e di agirci. E quindi chi parla di sconfiggere l'autismo parla di sconfiggere i nostri figli. Chi rappresenta l'autismo come un nemico e' — lui si' — un nemico dei nostri figli. E' un nemico che ci aggredisce dicendo che il loro modo di essere e' sbagliato, e' privo di valore ed e' da cancellare. I nostri bambini non sono sfortunati o infelici perche' sono diversi dagli altri; e noi siamo fieri di loro — per quanto difficili e faticosi siano — e stiamo fieri di quel che ogni giorno ci insegnano. Non vorremmo sostituirli con dei bambini "normali": vorremmo invece che la loro diversita' fosse accolta, rispettata, apprezzata — ed aiutata ad esplicarsi al meglio. Non sconfitta.
Paternalistico. Perche' no, quello di cui i nostri figli e le nostre famiglie soffrono non e' l'autismo — e non e' nemmeno il silenzio. E' la mancanza di interventi concreti che rendano migliore la vita delle persone autistiche e delle loro famiglie: una scuola adeguata, servizi decenti, "reasonable adjustments" alle condizioni di vita, di studio e di lavoro. Cose vere, che si toccano, e che parlerebbero di integrazione e di solidarieta' mille volte piu' forte di qualunque monumento illuminato di blu.
Ipocrita. Perche' — tanto per fare un esempio vicino a casa — i servizi sociali della sua citta' si sono "dimenticati" di pagare l'affidamento diurno di nostro figlio It per svariati mesi, pur avendone riconosciuto la necessita'. Perche' le risorse per l'handicap sono sempre piu' risicate, nonostante la retorica. Perche' da tutte le parti i dipendenti comunali che si occupano di disabilita' (spesso con grande passione e competenza) ci spiegano che ci sono sempre meno soldi — e la coperta e' sempre piu' corta. E allora risparmi sulle lucette azzurre e sulle parole, signor Sindaco — e si dia da fare.

P. S. Faccia una semplice controprova, signor Sindaco. Rilegga le sue parole sostituendo "Sindrome di Down" ad "Autismo". Suona raccapricciante, vero? Per fortuna, a nessun essere umano decente verrebbe in mente di dire cose simili delle persone Down, della loro condizione, delle loro famiglie. Ma allora, perche' per l'autismo invece si puo'?

P. P. S. Se It e la Cate vorranno, noi comunque saremo in piazza Savoia martedi' per l'illuminazione di blu dell'obelisco: perche' e' uno dei pochissimi momenti (forse l'unico) in cui la comunita' torinese prende in considerazione la nostra esistenza. Ma si ricordi, signor Sindaco: non bastano certo un po' di luci blu per fare di Torino una citta' sensibile ai bisogni dei suoi cittadini autistici.


mercoledì, 28 novembre 2012
Just the way you are
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

La Cate e' una bambina bellissima. L'orgoglio paterno fa la sua parte — ma e' *oggettivamente* bellissima — non solo perche' ogni scarrafone. Sembra un angiolotto rinascimentale, paffuta, con i capelli biondi e gli occhi dispettosi.
La Cate non e' fotogenica/vanitosa come suo fratello. Se la inquadri si imbroncia, guarda dall'altra parte, si gira. Percio' le foto raramente le rendono giustizia.
La Cate e' una bambina allegra, solare, vitalissima. Si sveglia tutte le mattine con un gran sorriso e da quel momento non la ferma piu' nessuno fino a tarda sera.
La Cate ha una risata che fa aprire i cieli.
La Cate divora entusiasticamente quasi qualunque cosa le si metta davanti, con una curiosita' e una disponibilita' ai sapori forti che sorprende. Non e' che non si veda dove mette tutto quel che mangia, per altro.
La Cate cammina come un montanaro e sta nell'acqua come un pesce (le bastano due dita sotto la pancia per nuotare — e guai a proporle salvagenti, giubbotti o braccioli).
La Cate detesta scarpe e calzini — e se li toglie tutte le volte che puo'.
La Cate, prima di buttarsi a esplorare un posto o una situazione nuovi, controlla se mamma e papa' sono li' dietro e se approvano — poi parte come un treno.
La Cate arriva dappertutto. Si arrampica sul tavolo da pranzo (e ci balla il flamenco, ovviamente a piedi nudi), si allunga fino allo scaffale che pensavi fuori dalla sua portata, apre tutti i cassetti e tutti gli sportelli — e trova un po' offensivo se glieli chiudi con i dispositivi antibambino –, si diletta a trasformare i rubinetti in fontane e i pavimenti in laghetti.
La Cate sta imparando a usare l'IPad con una disinvoltura che non avrei mai sospettato — e se lo disputa con il fratello. Per ora di solito ha la peggio — ma non credo che sara' a lungo cosi'. O forse dovremo comprare un IPad anche a lei.
La Cate subisce la gelosia e le angherie del fratello maggiore — che tuttora non ha digerito il suo arrivo. Ma un po' alla volta sta imparando: a non farsi maltrattare troppo, a evitarlo quando e' molto nervoso, a tener duro su quel che vuole veramente. Insomma a vivere con un fratello strambo e difficile.
La Cate si entusiasma per Toy Story, Monsters Inc. e Finding Nemo. E' convinta di essere Boo e adora Dory. Periodicamente riscopre la bellezza di Cars. Si guarda con passione i titoli di coda dei film, fino all'ultima riga.
La Cate e' capace di concentrarsi a lungo su una cosa che la interessa — e allora si mette li' con l'aria seria seria e non ce n'e' per nessuno. E quando ha qualcosa in mente, non molla fino a che non riesce a farla.
Quando vede una cosa che le piace, che la diverte, che la emoziona, la Cate improvvisa una danza sulle punte dei piedi, sventolando le mani e ridendo.
Alla Cate non interessano i giochi strutturati, le bambole, i piattini e le posatine. Le piacciono un po' di piu' le costruzioni, ma niente rivaleggia con il piacere di manipolare (e rosicchiare) gli oggetti e di godersi la loro fisicita'.
La Cate non ascolta le storie, le filastrocche, o se le si legge un libro. Pero' le piacciono le musiche dei suoi giocattoli e si incanta al suono dello xilofono.
A quasi due anni di eta' la Cate non si volta quando le parli — e non ha ancora detto la sua prima parola.
Alla Cate e' stato diagnosticato un disturbo della comunicazione e della relazione — che e' un modo cauto dei neuropsichiatri per dirci che probabilmente anche lei sta da qualche parte sullo spettro autistico.
La Cate e' la Cate. E noi ne siamo entusiasti cosi'.


domenica, 25 novembre 2012
Resilienza
Nelle categorie: It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:13 am

Siamo tornati a casa ieri sera. Noi genitori decisamente esauriti nel fisico e nella mente — con il solito strascico di fatica, arrabbiature, arretrati di lavoro, montagne di cose da fare/organizzare/sistemare, lavatrici da fare — oltre alle ansie per il futuro, che non ci facciamo mai mancare.
It e la la Cate, invece — appena rientrati si sono fiondati uno al suo computer, l'altra a rovesciare in terra lo scatolone delle sue costruzioni — e hanno felicemente ripreso possesso delle loro abitudini, della loro vita, della loro casa. E dire che in fondo ne hanno passate piu' di noi, in questi giorni. But it was *so* yesterday.


venerdì, 2 novembre 2012
Piezz'e'…
Nelle categorie: It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 7:09 pm

Si', lo so, non si dovrebbe, e' peggio che postare gattini, pero':


(Ieri, alle prese con la prima neve dell'anno)


giovedì, 23 agosto 2012
A la plage
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:58 pm


Sulla spiaggia di Dieppe con la Cate, oggi pomeriggio.


venerdì, 17 agosto 2012
Nel frattempo
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, la Cate — Scritto dal Ratto alle 4:26 pm

anche la Cate ha scoperto il mare:


Ieri sulla spiaggia di Fort-Mahon, in bassa marea.


domenica, 12 agosto 2012
Piccola trouvaille
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Mangiare bere e andare a spasso, la Cate — Scritto dal Ratto alle 3:12 pm

Siamo in giro in Normandia, per le nostre vacanze estive. Per noi (soprattutto per Waldorf) viaggiare in macchina con It e la Cate significa doversi attrezzare con vari generi di cibarie, da distribuire nel corso della giornata, spesso e volentieri a ritmi da catena di montaggio di Tempi Moderni, alle due bocche fameliche. E non sarebbe niente se It non fosse, da buon bambino autistico, mostruosamente selettivo su cio' che considera commestibile (la Cate no: per conto suo e' piu' onnivora di un tritatutto — e ha un certo gusto per la sperimentazione gastronomica; ma ha pur sempre meno di diciannove mesi e prbabilmente le moules crème non sono adatte alla sua alimentazione). Quindi la lista delle vettovaglie e' complicata — e lo e' tanto piu' all'estero, dove non e' detto che si trovino i generi che It approva (in Francia non c'e' il Mulino Bianco — e non si vendono succhi di frutta alla pesca o all'albicocca!); una grande risorsa sono le boulangeries, che accontentano tutta la famiglia e danno, a volte, una certa soddisfazione.
Come quella che abbiamo trovato, per puro caso e senza sperare in niente di che, in Rue Holgate a Carentan, durante il trasferimento dal Cotentin alla Seine-Maritime. Alle undici del mattino non c'era piu' nemmeno un croissant o un pain au chocolat: una brutta impressione iniziale, quelle vetrine semivuote: ma in realta' era segno che i clienti piu' avvertiti avevano gia' fatto incetta. Perche' quel che era rimasto era francamente eccezionale. Innanzi tutto il pane: saporito, con un sottofondo di lievito, con la crosta scura e croccante e la mollica morbida, ma non appiccicosa. Poi le brioches, nella versione cosparsa di zucchero: morbidissime, vaporose, delicate senza mancare di sapore — in una parola perfette (la Cate, che se ne e' fatta fuori una intera, conferma). Infine, le chouquettes, la versione francese di quei bigne' vuoti che in Piemonte vanno sotto il nome di bijoux (ne riparleremo, sono una mia personale passione): le migliori che mi sia capitato di mangiare, con il giusto equilibrio tra l'amarognolo della crosticina caramellata, i granelli di zucchero e l'interno umido e fondente. Come direbbe la Michelin, vaut le détour.
Il nome di questo posto spettacolare? Purtroppo non ne siamo certi, perche' ci siamo accorti del piccolo tesoro gastronomico quando avevamo gia' ripreso la strada, al primo assaggio. A giudicare da Google Maps, o Frédéric Gosselin, o Alain Legendre (la mappa di Google qui).


martedì, 19 giugno 2012
Offerta di lavoro
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:21 am

Sono certo che il sottosegretario Polillo sara' felice di venire a fare il badante e il baby-sitter dei nostri due figli nella settimana di ferie a cui rinuncerà per il bene del PIL. Cosi' magari anche noi genitori potremo andare a lavorare, senza preoccuparci troppo del fatto che scuola e nido sono chiusi d'estate e quindi non sappiamo a chi lasciare i bambini.


mercoledì, 18 gennaio 2012
Miss Cate R. Pillar
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 6:33 pm

Oggi Costanza ha compiuto un anno. La bionda e soave fanciullina ha cominciato a camminare a dieci mesi, macina cibo come un mulino a vento, nonostante il suo primo (e per ora unico) dentino abbia visto la luce solo da poche settimane, ha un invidiabile fisico da camallo, non si ferma mai, se non per guardare Toy Story, non rogna mai, se non per chiedere da mangiare (e per il resto del tempo e' di un umore radioso e sorridente), disputa giochi e telecomandi all'adorato fratello, al quale non lascia scampo (ne busca anche, ogni tanto, perche' le attenzioni di It sono un po' da grizzly, perfino quando sono affettuose: ma si riprende in fretta e torna implacabilmente alla carica).
Insomma, sta venendo su tosta e inarrestabile, tanto da esser diventata, nel lessico famigliare, "la Cate" — nel senso di Cate-rpillar (*non* il bruco, la macchina da movimento terra).

Ne avra' bisogno, di essere Cate. Tutti noi abbiamo bisogno che lo sia. E' partita bene, credeteci.


lunedì, 9 gennaio 2012
Zzzzzzzz
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 7:18 pm

L'intervista di Mario Monti da Fazio riesce ad addormentare XX in meno di cinque minuti. Ogni volta.


domenica, 1 gennaio 2012
Post ombelicale sul 2011 — e su questo blog
Nelle categorie: It, Pipponi, Quel che resta, la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:41 pm

L'anno appena finito e' stato un anno complicato, per la Rat-Family. Bellissimo: allietato dalla nascita di XX, che si avvia trionfalmente (e camminando sicura sui suoi due piedi!) al primo compleanno; punteggiato da tante grandi e piccole conquiste di It, che e' sempre piu' strambo, ma sempre piu' abile a farsi capire, a capire, ad entrare nelle situazioni, a gestirsi; segnato in positivo da tanti bei momenti privati e dalla consapevolezza di quanto e' prezioso e bello saperci divertire insieme, nonostante le difficolta'; marcato dal sollievo di una grande liberazione pubblica, che aspettavamo da troppo tempo. Ma cosi' duro da lasciarci spesso senza fiato: perche' gestire due bambini non e' due volte, ma venti volte piu' faticoso che gestirne uno; perche' l'impatto di It con la scuola elementare e' andato, alla fin fine, bene — ma ci e' costato vagonate di bile e di angoscia — e ancora non e' finita; perche' le vacanze si sono rivelate poco adatte ai desideri e agli umori di It — e quindi, per quanto splendide per tanti versi, ci hanno restituito al lavoro piu' stanchi e stressati di prima; perche' il lavoro e' stato troppo poco o troppo o troppo confuso e costellato di cambiamenti, raramente per il meglio (e comunque per fortuna c'e' ancora); perche' la crisi non ci toglie il pane di bocca, ma ci proietta comunque in un'incertezza costante — e almeno per It si e' gia' trasformata in meno assistenza, meno servizi, meno scuola; e per tante e tante ansie e fatiche troppo private o troppo complicate per raccontarle. Beh, non ci e' mancata la forza — e la fortuna — per affrontare tutto e per restare in bilico sull'onda — e onestamente ci siamo anche divertiti.
Ma l'energia e la voglia di continuare a raccontare le cose che facciamo — e le cose che vediamo — quella l'abbiamo trovata di rado — e si vede. The Rat Race langue, spesso resta zitto di fronte a cose che una volta avrebbe commentato, piu' spesso ancora lascia sotto silenzio momenti della nostra vita che un tempo avrebbe condiviso. E, soprattutto, la conversazione si e' spenta. Succede un po' su tutti i blog: si scrive poco, si legge meno ancora — e soprattutto non si commenta quasi piu'. La conversazione si e' spostata sui social network — ma li' mi sembra piu' chiacchiericcio, senza la capacita' di dialogare un po' piu' a fondo — e sinceramente non mi ci ritrovo. Un po' mi manca, un po' mi mancano gli amici che leggevo assiduamente e che ora — come noi — scrivono tre righe quando capita. Per ora la baracca, che entra oggi nel suo decimo anno, resta aperta — ma mi piacerebbe aver piu' fiducia nella sua ragione di essere.

E comunque, se posso rubare la citazione a Waldorf, "Bon hiver", piu' ancora che "buon anno", a tutti noi.


mercoledì, 11 maggio 2011
Triggers
Nelle categorie: It, Roba da autistici, la Cate — Scritto dal Ratto alle 2:00 pm

E' un momento difficile con It (e questo si vede anche sul blog). E' nervoso, irritabile, ha accentuato i suoi comportamenti tipicamente autistici, basta pochissimo per innescare un meltdown.
Sarebbe facile dire che l'arrivo di XX ha scatenato tutto questo, e probabilmente e' in parte vero. Pero' e' vero solo nel senso in cui, in questo bel post, si parla di "triggers".


giovedì, 5 maggio 2011
Alla Tesoriera con Costanza – primavera 2011
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Quel che resta, la Cate — Scritto da waldorf alle 11:44 am

E' un luogo comune — come tale vero — che ognuno ha piu' o meno affinita' con una o l'altra stagione dell'anno. Il mio spirito e' torturato dall'estate, alternativamente cullato e depresso dall'autunno, sferzato dall'inverno e, banalmente, carezzato dalla primavera, breve stagione ormai in via di estinzione. Quando il vento comincia a ingentilirsi, compaiono le violette e le prime foglie sugli alberi e si tornano a sentire gli augelli, come direbbe Leopardi, subito mi sento presa da piacevoli sensazioni sepolte nei mesi precedenti. Non e' questione di ragionamento, l'arrivo della primavera lo percepisco fisicamente.
Quest'anno poi la ri-nascita della natura, sempre per parlare poeticamente, e' seguita alla nascita di Costanza, che ora impara a conoscere la primavera.
Cosi' abbiamo condiviso lo splendore delle prime giornate di aprile, tanto piu' che all'austera Torino particolarmente dona la primavera, e ne abbiamo passato una buona parte al parco della Tesoriera. Purtroppo a questo bell'inizio di aprile sono seguite una botta di caldo da piaga biblica e una botta di freddo piu' naturale ma impeditiva di lunghe permanenze al parco. Ora che ormai e' maggio le giornate sono variabili e un po' freddine, ma cio' non blocca certo le nostre passeggiate tra madre e figlia.
La Tesoriera, al numero 192 di corso Francia, non e' un posto di tendenza, ne' particolarmente noto, affondato in un quartiere abbastanza popolare come Parella, dove abitiamo noi. Il parco, originato dalla tenuta di un tesoriere dei Savoia, circonda la villa che credo nel suo aspetto attuale debba molto all'intervento ottocentesco promosso dal Marchese di Sartirana. Certo per molto tempo il tutto doveva essere sito in aperta campagna, tra campi e cascine. Ora al posto delle cascine ci sono condomini di diversi piani, che a loro volta sommergono il tessuto delle villette liberty ancora qua e la' presenti nella zona e probabilmente pure loro costruite quando da queste parti c'era poco piu' che campagna.
Il parco per la verita' e' di ridotte dimensioni, e si puo' andare da un lato all'altro in cinque minuti circa. Essenzialmente c'e' un'area giochi, anche troppo piccola per la platea dei giovani utenti, una bocciofila (un pallaio, come almeno una volta veniva chiamato in Toscana) intitolata a tale don M. Plassi, un chioschetto di bibite e gelati, una piccola giostra, una bella fontana, due prati piuttosto grandi, due corti viali di tigli imponenti, diversi altri begli alberi di veneranda eta', aiuole di tulipani e papaveri — e naturalmente la villa. Dovrebbe ospitare una biblioteca musicale, ma la villa e' in restauro da diverso tempo (io non l'ho mai vista in funzione e il cartello indica una fine lavori per il 2 marzo 2009…); ultimamente se non altro hanno tolto le impalcature e probabilmente a causa della breve apertura per la primavera del Fai (purtroppo non sono potuta andare) hanno adornato la recinzione del cantiere con il bandone di Esperienza Italia. Si vede comunque la bella facciata bianca e gialla della villa ed e' gia' qualcosa.
La Tesoriera nel suo complesso e' un luogo veramente ameno, anche se meriterebbe ben piu' rilevanti interventi di manuntenzione, altrimenti potrebbe essere ancora piu' bello. Non e' da farne una colpa a nessuno, di questi tempi si fa quello che si puo' e del resto recentemente, forse anche perche' le elezioni si approssimano, si vedono spesso operai al lavoro nel parco…
Ma quello che mi piace della Tesoriera e' la sua dimensione di quartiere, il suo essere una specie di giardino esteso per le case del circondario.
Le ridotte dimensioni limitano l'interesse degli amanti del footing e simili (che pure sono rappresentati) e in generale escludono l'interesse di chi non abita nelle immediate vicinanze, a differenza di parchi piu' grandi come la Pellerina o il Valentino. Invece con la bella stagione i residenti vicini si spargono per i vialetti e i prati della Tesoriera. Se in stagioni piu' rigide la gamma dei frequentatori e' piu' ristretta (un po' di bambini e i padroni dei cani, che certo non possono evitare di portar fuori i fedeli animali) in primavera sono rappresentate se non altro tutte le classi di eta', dai neonati come Costanza (per la verita' pochi, mi sa che i genitori se li conservano in casa) ai vecchietti piu' malridotti, a volte in sedia a rotelle e accompagnati da badanti di svariate nazionalita' che poi si riuniscono per scambiare quattro chiacchiere e alleviare cosi' il peso di un mestiere mica facile. Adolescenti si scambiano effusioni su panchine non sempre cosi' riparate, i bambini in grado di camminare e correre scorrazzano in qua e la', gli anziani meno anziani giocano a carte attorno ad affollati tavolini di plastica, discutendo su ogni singolo punto, altri invece giocano a bocce, soggetti di varia eta' prendono il sole sui prati, persone mature leggono sulle panchine, le madri degli infantiu' più piccoli come me li passeggiano cercando di far prendere loro aria e tenerli buoni e quando possono si siedono su una panchina a riposarsi un po'. Un giorno ho scambiato qualche chiacchera con la mamma di una quasi coetanea di Costanza (una giovincella di 5 giorni di meno) che con la figlia nel marsupio faceva giri del parco a passo militaresco pur di non far svegliare la piccola.
Ovviamente si incontrano cani di ogni eta', razza e dimensione accompagnati da padroni piu' o meno mannianamente coordinati. Non manca nemmeno chi fa musica o fanciulle che fanno il bagno nella fontana, a mo' di anitine della semiperiferia torinese. Una frequentatrice abituale dell'ora di pranzo fa yoga giocando contemporaneamente con il suo pastore tedesco.
C'e' poi entro il recinto del parco un asilo comunale che ospita sia il nido che la scuola dell'infanzia, e durante il giorno nel suo giardino compaiono spesso i bambinelli con i loro grembulini a quadratini di vario colore.
Io e Costanza capitiamo alla Tesoriera almeno una volta al giorno. Quando lei si addormenta, io mi posso mettere a leggere qualcosa e a guardarmi intorno e osservare lei pensando che non ci deve essere cosa tanto bella come dormire nella carrozzina vicino alla mamma, cullata dal cinguettio e magari da una lieve brezza primaverile. Magari lei nella sua limitata esperienza di vita non e' d'accordo, ma io al posto suo sarei parecchio felice. Per la verita' ne approfitto anche per leggere un po', in questo periodo un bel mattone come Underworld di Don DeLillo.
A volte in realta' penso che quello che mi affascina nella Tesoriera in questo periodo sia la capacita' del luogo di riunire tante persone di eta' e attitudini diverse, che il parco ospita tutte insieme dando accoglienza al loro bisogno di uscire, di incontrarsi o anche soltanto di godere dell'ombra dei suoi alberi per leggere il giornale. E in molta parte le esigenze delle persone che vi si trovano sono legate alla loro eta' e alla fase della vita che attraversano.
Cosi' la Tesoriera ogni giorno mi offre lo spettacolo di un completo ciclo dell'esistenza umana e mi fa sentire inglobata in questo ciclo e per una volta tanto parte di esso in modo non differente da tutti gli altri. E questo pensiero, guardando Costanza che del ciclo e' appena entrata a far parte, mi fa sentire insieme commossa e atterrita.


mercoledì, 16 marzo 2011
Il neonato e l'undicesimo comandamento
Nelle categorie: Quel che resta, la Cate — Scritto da waldorf alle 11:13 am

Andare a giro con un bebè in passeggino o peggio che mai in carrozzina può già essere un esercizio poco gratificante per l'ingombro del mezzo, la fatica di affrontare o evitare le innumerevoli barriere architettoniche o persino pericoloso se ci sono persone che parcheggiano sulle strisce o sui marciapiedi magari quando sulla strada ci sono le rotaie del tram. Ma l'aspetto che trovo maggiormente antipatico, forse solo perché asociale, è l'interesse della gente, naturalmente soprattutto delle donne, per il fagottino che trasporti specie se è neonato. Se fosse questione solo di rispondere alle solite domande (quanto tempo ha, è maschio o femmina, come si chiama ecc…) sarebbe mal di poco. Ho l'impressione però che sui bambini ci sia attaccato una sorta di cartello con scritto "Caro passante, fatti i c… dei miei genitori, ma soprattutto della mia mamma, perchè senza il tuo intervento questa incapace mi farà morire di freddo, caldo, fame o quant'altro". Così ci si sente in dovere di preoccuparsi che il bambino abbia troppo freddo o caldo, anche se il suo dormire pacifico è indizio del fatto che non ha particolari problemi o di meravigliarsi perchè viene così piccolo gli si fa affrontare il terribile mondo esterno. Se poi invece il pargolo piange è necessario indagare sul motivo del suo scontento, che viene quasi sempre riportato alla fame, come se fossi una specie di Medea che porta a giro la creatura senza preoccuparsi di nutrirla adeguatamente. A quasi nessuno viene in mente che l'esserino potrebbe essere infastidito che so dalla luce al neon o soprattutto dal fatto che ti sei fermato in qualche posto, dato che il bambino in passeggino normalmente ha un atteggiamento da Speed e non tollera le soste. Niente di più imbarazzante di trovarsi in un ascensore affollato di astanti, che dovendo convivere per 30 secondi con la capace ugola della piccola, si mettono tutti ad interrogarti sulle motivazioni del pianto, facendo un sacco di osservazioni non richieste e domandandoti "ma non farà così anche la notte?".
Ma non è proprio possibile farsi una camionata di c.. propri, sul presupposto che i neonati piangono, perchè è il loro mestiere e magari la mamma è più contenta se non ci ricami tanto sopra? Tanto più che sono veramente c… suoi e sarà lei a doversi alzare la notte…


venerdì, 28 gennaio 2011
(Pick yourself up) and start all over again
Nelle categorie: It, Quel che resta, la Cate — Scritto da Amministratore alle 1:03 am

Nel 2007, poco dopo aver ricevuto la diagnosi di It, scrivevamo:

Per noi la corsa dei topi e' finita. Non abbiamo piu' tempo di correre dietro al lavoro e a tutto il resto. Stiamo correndo dietro a nostro figlio. Senza fiato — piu' che mai — e con il cuore in gola. Ma anche — per strano che possa sembrare — con allegria — e con l'entusiasmo che ci viene da lui.

E' stato cosi'. Non abbiamo mai smesso di correre (forse non abbiamo mai corso tanto) — ma la nostra corsa e' stata prima di tutto quella dietro a nostro figlio. Abbiamo fatto in modo, con tutta la nostra determinazione (e non riuscendo sempre a farci capire), di non considerare It un "malato". Abbiamo cercato di vivere una vita a tutto tondo, senza farci schiacciare sulla sola dimensione dell'handicap di nostro figlio. Ci siamo massacrati di fatica — ma ci siamo anche divertiti. Abbiamo cercato di continuare a guardare il mondo senza diventare monotematici e monomaniaci — cercando di vedere anche cio' che non aveva relazione con It e con il suo autismo. Tuttavia, certamente, tutta la nostra esistenza ha girato intorno a nostro figlio, alle sue esigenze, alle sue stranezze, ai suoi gusti — alle possibilita' aperte e ai limiti imposti dalla sua condizione.
E poi — abbiamo fatto una scommessa. Un azzardo. Un'incoscienza. Un altro figlio (anzi, un'altra figlia). Sfidando tutte le buone ragioni che ci spingevano a dire di no: dal rischio genetico al possibile impatto emotivo e comportamentale per It, dall'eta' all'incubo logistico/organizzativo di crescere due figli (di cui *almeno* uno complicato) dovendo contare soltanto su noi stessi, dai soldi alla gestione del tempo, e cosi' via. Abbiamo scommesso di ripartire un'altra volta — di cominciare un'altra corsa ancora. Dietro ai nostri figli — all'incertezza del loro futuro e del nostro — alla vita.
Non sappiamo dove porta questa corsa — non sappiamo nemmeno se ci riavvicinera' alla vita di una famiglia "normale" — o se continueremo a divergere insieme a It. Non abbiamo nemmeno il tempo (e forse la voglia) di chiedercelo. Ma in questo momento la sensazione e' quella del surfista in cima all'onda perfetta.

P. S. Ovviamente anche il blog si aggiorna e si adatta alla nuova corsa — starting all over again, come dice la canzone.


martedì, 18 gennaio 2011
E' nata
Nelle categorie: Quel che resta, la Cate — Scritto da tutti e due alle 11:57 am

Costanza, tre chili e trecentosettanta. Tutti di voce. La mamma sta bene. Papa' vacilla un po'.

Stay tuned per Ecco la prima foto:

P. S. Ovviamente, in questi giorni ne' tempo ne' fiato per parlare d'altro. Riprenderemo, altrettanto ovviamente — a cominciare da dopo Mirafiori [ma di bungabunga no -- qui non si parla].


giovedì, 2 dicembre 2010
XX
Nelle categorie: Quel che resta, la Cate — Scritto da tutti e due alle 9:45 pm

Incrociate le dita per noi, perche' qui tra poco si ri-diventa mamma, papa', fratello e sorella.
XX (di genere femminile assai certo, a differenza di It, che resto' neutro fino all'ultimo) e' prevista da queste parti intorno al 18 gennaio.

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