mercoledì, 8 luglio 2015
A suivre…
Nelle categorie: It, Love the Bomb, la Cate — Scritto dal Ratto alle 1:14 am


venerdì, 15 agosto 2014
The Caterpillar and the Butterfly
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 8:21 pm


La Cate sulla Clarée, un po' di tempo fa.


lunedì, 24 marzo 2014
I disabili in classe? Si' ma… segregati
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Roba da autistici, Umori e malumori, la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:43 pm

In un blog del Corriere compare oggi un articolo di Federica Mormando dal titolo "Disabili in classe? Si' ma con docenti preparati". Nonostante il titolo, l'autrice non parla affatto della necessita' di preparare meglio gli insegnanti (e quelli di sostegno in particolare) a far bene il loro mestiere, creando le condizioni per una effettiva inclusione/integrazione. Anzi, di insegnanti di sostegno parla soltanto per dire che

Per risolvere tutto [i problemi generati dall'integrazione scolastica, NdRatto] spunta l’insegnante di sostegno. Definito per la classe, non per il singolo caso.
Senza entrare nel merito della loro preparazione, i «sostegni» lavorano in un ambiente generalmente non sintono con i ragazzi di cui dovrebbero occuparsi, e per sostenere loro, la classe e anche se stessi spesso se li portano fuori. In aule apposite? Più spesso nei corridoi, non per colpa loro.

Non un'altra parola sugli insegnanti, sulla necessita' di dar loro una preparazione e strumenti adeguati; non una parola sulla necessita' di "reasonable adjustments" alle caratteristiche degli alunni; non una parola sulla miseria di risorse materiali ed immateriali che la scuola dedica all'inclusione. Ma in fondo e' ovvio, perche' l'ideale che Mormando propone e' quello della segregazione:

una scuola in cui gruppi di allievi possano riunirsi per competenza e livello, in spazi differenziati sia per aree del sapere sia per tipologia dei bambini. I momenti di apprendimento devono rispettare le possibilità, i tempi e i modi di ognuno.
In questa scuola che non c’è, esistono momenti comuni, cui non devono essere obbligati quelli che non o mal li sopportano, dedicati non all’apprendimento, ma alle relazioni e al riconoscimento, lì sì, delle diverse abilità.

In poche parole, e sfrondato il discorso dalla stucchevole retorica e dai luoghi comuni, il modello e' ne' piu' ne' meno quello del ritorno alle classi differenziali (o addirittura alle scuole speciali per sordi e ciechi, evocate con nostalgia), all'isolamento dei diversi (naturalmente "per il loro bene"). Non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, tanta e' la miseria intellettuale delle argomentazioni, se non fosse che questo articoletto e' l'ennesimo segnale di una (nemmen tanto) strisciante tendenza a rimettere in discussione non la cattiva qualita' dell'integrazione scolastica, ma l'integrazione tout-court. In nome di un malcelato darwinismo sociale, che sembra sempre piu' la vera cifra di questi anni. D'altro canto, si sa, il vero problema e' che "non si è dato peso all’evidenza che, rallentando il ritmo dell’insegnamento, si negano possibilità di apprendimento ai normali e a quelli ad alto potenziale intellettivo."

P. S. Si rassicuri la signora Mormando: It e la Cate, e come loro tutti i bambini autistici che conosco, non sono affatto terrorizzati dai rumori e dalla molteplicita' di stimoli di una classe "normale". In genere, ben poche cose li spaventano. E' piu' facile che abbiano paura di loro gli adulti neurotipici e male informati — o mal disposti.

P. P. S. Scopro che la signora Mormando e' una psichiatra e psicoterapeuta, allieva tra l'altro di Bettelheim, che guida una associazione per la valorizzazione dei bambini intellettualmente iperdotati — e che gia' in passato si e' espressa contro l'integrazione scolastica. Coerente, se non altro. Di quelle coerenze che dimostrano che un alto QI non e' necessariamente dimostrazione di vera intelligenza.


domenica, 3 novembre 2013
Imprevisti e probabilita'
Nelle categorie: It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 12:36 pm

imprevisti-probabilita-monopoliIn questo fine settimana la Rat-Family ha pescato la carta "Andate in Toscana senza passare dal Via!" — e ora siamo dai nonni materni, a cinque ore di macchina da casa.
E' andata cosi': venerdi' It si e' svegliato assai nervoso e cosi' — per evitare di combattere con lui in casa per tutta la giornata — abbiamo deciso di andare a fare un giretto sulle Langhe, tanto belle in autunno. Abbiamo imboccato l'autostrada, con It che sembrava alla fin fine contento della gita, e ad Asti abbiamo girato verso Alba. Tragedia (It ha un GPS nella testa e se si prende una strada diversa da quella che ha in mente lui sono dolori). Proviamo a far finta di niente, nella speranza che sia un capriccio transitorio — ma It non si tranquillizza. Torniamo sui nostri passi, convinti (almeno io convinto: Waldorf, piu' perspicace di me, aveva gia' intuito correttamente) che It, che questo periodo e' molto "couch potato", volesse andare a casa. Invece ha protestato tantissimo, facendoci capire che la direzione di Torino era proprio quella sbagliata. Anche io che sono lento di comprendonio a questo punto vengo illuminato: vuole andare dai nonni in Toscana. Cosa che It ci conferma anche, tornati a casa, facendoci vedere la foto di se stesso con i nonni sul suo quaderno di comunicazione (lo usa poco, ancora: ma quanno ce vo' ce vo'). Morale? valigia in un quarto d'ora e via di nuovo in autostrada — e tanti saluti a qualunque programma potessimo aver messo in piedi — e alla lista di cose da fare che avevamo contato di smaltire nel weekend.

Qualche giorno fa invece l'imprevisto e' stato ben peggiore — e siamo ancora un po' scossi. Solito pomeriggio affannoso: un genitore scappa dal lavoro a raccattare la Cate dall'asilo per portarla in piscina, l'altro a un corso di formazione, poi di corsa a ritirare una raccomandata dell'INPS (stiamo aspettando l'autorizzazione per i permessi della L. 104). Tutto programmato al millimetro e al minuto. Peccato che ci siamo completamente dimenticati di It che tornava da scuola con il pullmino. Gli altri giorni della settimana al pullmino c'e' sempre qualcuno che — secondo programma — raccoglie It mentre noi siamo al lavoro o in giro per commissioni o con la Cate: quell'unico giorno no — e nella rincorsa a tutti gli impegni ce ne siamo scordati. Quindi il povero pargolo e' arrivato a casa, non ha trovato nessuno ad accoglierlo — e cosi' e' rimasto sul pullmino, mentre partiva il giro di telefonate, sms, mail per raggiungerci (per colmo di sfortuna il mio cellulare era irraggiungibile e le persone dello scuolabus non avevano quello di Waldorf). Per fortuna siamo rientrati per riprenderci nostro figlio (a dire il vero per niente turbato, lui, dalla vicenda) in meno di un'ora — e non ci sono state altre conseguenze — che potevano essere ben peggiori, dato che a quanto pare è stato ventilato di chiamare i Carabinieri, con il risultato che saremmo finiti di certo indagati per abbandono di minore — nonostante tutta la nostra vita sia un correr dietro ai nostri figli e alle loro necessita'.
Un danno sicuro è comunque l'aumento della nostra ansia costante: se siamo cosi' stanchi e confusi da poter fare un errore del genere, allora la situazione e' evidentemente peggiore di quel che immaginavamo — e la nostra capacita' di tenerla sotto controllo e' per lo meno a rischio.

Al di la' della cronaca — episodi come questi mostrano bene la nostra condizione: da un lato avremmo bisogno, per poter tenere insieme gli incastri di una vita complicata, di un'organizzazione ferrea e rigidamente prevedibile; dall'altro viviamo nel regno dell'imprevisto e dei programmi che saltano in continuazione perche' basta un'impuntatura dei nostri figli e dobbiamo reinventarci tutto da capo. Ed esserne contenti, magari, perche', in fondo, hanno dimostrato di saper comunicare un desiderio, un bisogno emotivo — e questa e' certo una cosa bella.

P. S. Ah, dimenticavo. La raccomandata dell'INPS era la convocazione della Cate alla visita per la 104 — recapitata cinque giorni dopo la data della visita stessa…


lunedì, 21 ottobre 2013
uyh 8508502i+ (parte seconda)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Love the Bomb, Pipponi, Roba da autistici, la Cate — Scritto dal Ratto alle 5:11 pm

Dicevamo:

E certo, la nostra esperienza di genitori e' durissima: i nostri figli richiedono attenzione continua (no, non come tutti i figli: continua vuol dire ogni secondo che sono svegli, senza un attimo di distrazione, senza un momento di riposo — ogni giorno della loro vita), assorbono ogni istante del nostro tempo, ogni grammo delle nostre forze, ogni energia della nostra mente

Durissima nel senso che le cose piu' semplici (fare la spesa, uscire di casa, a volte perfino vestirsi, o dormire), in una delle frequenti giornate no, possono diventare tra il difficile e l'impossibile; nel senso che si vive con l'angoscia (tenuta sotto traccia, perche' non ci possiamo permettere di lasciarcene ostacolare) di che cosa accadra', di che cosa il futuro riserva alla nostra famiglia; nel senso che ogni giorno dobbiamo inventarci espedienti, accettare limiti, trovare accomodamenti; nel senso che dobbiamo cavarcela da soli, perche' il pubblico non ha ne' mezzi ne' volonta' di supportarci, ma anche perche' chi non ci e' passato non ha idea — e spesso quando crede di capire e di dare una mano, pur con le migliori intenzioni, finisce per essere solo un problema in piu' da gestire.
Ma i nostri figli sono dei bambini spettacolari. Sono persone con un pensiero originale, affascinante, sono una scoperta continua, basta provare a capirli — a fare attenzione a quel che hanno da dire. Sono un pozzo di affetti e di emozioni — che esprimono in maniera diretta e senza filtri. Non sono permalosi, non tengono il broncio, non dissimulano. Sono — a modo loro — dei grandi comunicatori, hanno un sense of humour forse un po' criptico e spiazzante, ma inconfondibile. E sono bellissimi — con una grazia fragile e tutta particolare — e una incrollabile consapevolezza di se'. I nostri figli, cosi' come sono, fanno di noi una famiglia forte e solida. Magari un pochino stramba e discretamente impermeabile al mondo esterno, questo si'. Ma sicuramente piu' unita e piu' salda — e per certi versi piu' felice — di tante famiglie "normali".
Insomma, per dirla con un blog che seguiamo, "Tragedy? Not in this house!". E vorremmo proprio che la si facesse finita di compatirci a vuoto — e che si facesse qualcosa di concreto per i diritti dei nostri figli e nostri. Se siamo vittime di qualcosa, non lo siamo dell'autismo dei nostri figli — ma della incapacita' (o del rifiuto) della societa' di dare loro spazio e strumenti per crescere bene, per mettere a frutto la loro inesauribile divergenza.


venerdì, 18 ottobre 2013
uyh 8508502i+
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Love the Bomb, Pipponi, Roba da autistici, la Cate — Scritto dal Ratto alle 6:30 pm

Il titolo e' della Cate, che ha cancellato l'originale pestando sulla tastiera. Il suo e' meglio del mio…

Ci sono notizie di cronaca, troppo frequenti, che in casa nostra si leggono con un nodo alla gola. Raccontano di persone autistiche uccise o ferite dai loro genitori o da coloro che se ne prendono comunque cura.
E' qualcosa che ci scruta dentro. E' la domanda che non osiamo nemmeno porci esplicitamente: "Potrei un giorno diventare quel padre, quella madre?". Anche perche' la copertura di queste notizie e' sempre costruita in modo da presentare la tragedia come l'esito quasi fatale di un insostenibile peso familiare. Cosi' l'ultimo caso, nella penna del cronista de La Stampa:

Da sempre accudiva con dedizione quel figlio di 11 [anni] autistico, ma da qualche mese era particolarmente depressa, tanto da essere seguita da uno psicologo e da dover prendere farmaci; stamani una cinquantenne di Città di Castello lo ha improvvisamente accoltellato. [...] «Chi vive quotidianamente la sfida appassionante e dolorosa di un figlio autistico sa quali vertigini di disperazione possono essere raggiunte da un genitore» sottolinea Salvatore Bianca, vicepresidente di Divento grande, associazione di genitori di ragazzi autistici.

E Gianluca Nicoletti, pur con la consapevolezza e la delicatezza che gli viene dall'esperienza diretta di genitore di un ragazzo autistico, rincara la dose:

Posso in coscienza sentirmi di dire, sulla mia personale esperienza familiare, che se il bambino di Promano è in realtà autistico, comprendo la depressione della madre, anche se naturalmente non giustifico minimamente il suo gesto.
Per una madre che viva in Italia non esistono, almeno al momento e per quello che io ho avuto modo di conoscere, molte situazioni altrettanto angosciose che dovere gestire un figlio autistico, alla soglia dell’ adolescenza. [...] Il peso maggiore di un problema così esteso, che rappresenta statisticamente la prima causa di disabilità, grava sulle famiglie. Nuclei familiari che lentamente vanno in disfacimento, dove le madri, ancor di più, restano sole a gestire un amatissimo vampiro, che allo stesso tempo è il loro carceriere e il loro sorvegliato speciale.

Ecco, io credo che questo modo di affrontare la notizia sia profondamente sbagliato. Soprattutto perche' cancella la soggettivita' del figlio autistico. Lo rappresenta come "un peso" da "gestire", da "accudire", magari "con dedizione", come una "sfida dolorosa", addirittura un, sia pur "amatissimo", "vampiro", un "carceriere", oltre che un "sorvegliato speciale". Ma mai come un individuo con una dignita', un carattere, delle gioie, delle frustrazioni, delle difficolta', delle capacita', dei desideri propri. Mai come persona.
E il dolore descritto e' tutto dei genitori, proiettati in "vertigini di disperazione", in "situazioni angosciose" quanto forse nessun'altra, condannati al "lento disfacimento" delle loro famiglie — e quindi comprensibilmente depressi. Ma nessuno dice nulla del dolore di un figlio — rifiutato dal genitore fino al punto di essere aggredito violentemente, minacciato nella sua stessa vita. Come se quel dolore fosse meno reale — o avesse meno valore perche' a provarlo e' un disabile. Come se quel dolore non fosse il dolore di una persona vera — tanto vera quanto la madre o il padre.
Certo, molte cose che dice Nicoletti sono sacrosante.

Nel nostro paese l’ approccio a una sindrome, che si pensa debba interessare (pare) seicentomila persone, è assolutamente irrazionale e superficiale. [...] non possiamo perdere questa occasione per aprire una seria riflessione su quale sia il profondo senso di abbandono in cui si trova una famiglia che deve gestire un autistico, senza interlocutori certi e informati, senza che ci siano protocolli di abilitazione ufficializzati e applicati su tutto il territorio nazionale (le linee guida emanate due anni fa dall’ I[stituto] S[uperiore di] S[anita'] ancora non sono state tramutate in legge e nessuno sembra interessato concretamente che questo avvenga).

L'abbandono di cui parla Nicoletti e' — per le nostre famiglie — assolutamente, categoricamente reale. E non e' solo al livello dell'informazione o delle competenze: e' soprattutto al livello dei servizi. Per la Cate abbiamo chiesto il riconoscimento della 104 ai primi di aprile: e' stata convocata per la visita della commissione medica che deve accertare la sua condizione per domani oggi (si e' fatto tardi a furia di scrivere…) — piu' di sei mesi dopo — ed e' soltanto l'inizio dell'iter. Nel frattempo e' sfumata ogni ipotesi di avere un insegnante di sostegno per quest'anno — e tante grazie all'intervento precoce. Gli esperti concordano sull'importanza di un trattamento intensivo nei primi anni di vita: ma tutto cio' che siamo riusciti ad ottenere per la Cate e' un'ora settimanale di psicomotricita'. Paghiamo di tasca nostra tutti gli interventi riabilitativi di It — e non stiamo riuscendo ad ottenere che la scuola si sforzi di insegnargli qualcosa; si accontenta di tenerlo in parcheggio — sprecando il suo tempo e le sue abilita'. E potremmo continuare — e la nostra situazione non e' delle peggiori.
E certo, la nostra esperienza di genitori e' durissima: i nostri figli richiedono attenzione continua (no, non come tutti i figli: continua vuol dire ogni secondo che sono svegli, senza un attimo di distrazione, senza un momento di riposo — ogni giorno della loro vita), assorbono ogni istante del nostro tempo, ogni grammo delle nostre forze, ogni energia della nostra mente [continua]

QED: arrivato a questo punto (erano piu' o meno le due del mattino) la Cate si e' svegliata e ha preteso di rimettersi a dormire sdraiata su di me — un'oretta dopo si e' svegliato anche It, completamente fuori di se' — e ha passato il resto della nottata a gridare, dimenarsi, correre da un angolo all'altro della casa — fino a mattino. La parte finale del pippone e' rimandata — speriamo — a stasera.


mercoledì, 4 settembre 2013
Recupero
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 9:01 am

Qualche giorno difficile per It e per la sua convivenza con la Cate. Oggi abbiamo di nuovo un po' di fiato ed ecco le foto dei giorni scorsi.


Il faro di Texel, ieri pomeriggio


Edam, riflessi in un canale, 2 settembre
(i cerchi nell'acqua grazie alla preziosa collaborazione della Cate, che tirava sassolini nel canale)


sabato, 24 agosto 2013
La demoiselle d'Arras
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm


La Cate alla Cittadella di Arras


giovedì, 22 agosto 2013
Inside joke
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 9:53 pm


La statua di St. Quentin nella chiesa di Poses
(Questa la capiamo solo Waldorf e io, ma tant'e').


lunedì, 12 agosto 2013
Profili
Nelle categorie: It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:17 am


mercoledì, 19 giugno 2013
Çapulcu
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:42 pm


lunedì, 29 aprile 2013
Sulla spiaggia
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 6:37 pm


It e la Cate un paio di giorni fa a Legzira.


sabato, 30 marzo 2013
Il Sindaco e l'autismo
(ovvero non azzeccarne una, nemmen per sbaglio)

«Non lasciare solo chi è affetto dall’autismo, sindrome che aggredisce bambini e famiglie più di quanto si pensi, è l’obiettivo della comunità torinese. Mentre auspichiamo che la genetica dia al più presto la speranza di sconfiggere questa grave patologia, occorre aprire un varco nel silenzio che prevale attorno a chi sfortunatamente ne è affetto. Perché l’autismo si può sconfiggere»
Così il nostro Sindaco Fassino, commentando le iniziative cittadine per il prossimo Autism Awareness Day.

Caro Sindaco, Lei e' riuscito nell'impresa di essere nello stesso tempo disinformato, offensivo, paternalistico e ipocrita. Complimenti.
Disinformato. Perche' no, l'autismo non si puo' sconfiggere. Non si puo' guarire dall'autismo, anche perche' non e' una malattia. L'autismo e' una diversita' genetica — chi e' autistico lo e' per sempre, costitutivamente. Non si svegliera' un mattino per scoprire che l'autismo se ne e' andato. E allora la cosa che importa e' che gli autistici vengano messi nelle condizioni di vivere bene — o non peggio di tutti noi altri neurotipici.
Offensivo. Perche' no, noi non auspichiamo affatto che l'autismo sia sconfitto al piu' presto. Perche' quello che chiamiamo autismo e' il modo dei nostri figli di rapportarsi al mondo, di leggerlo e di agirci. E quindi chi parla di sconfiggere l'autismo parla di sconfiggere i nostri figli. Chi rappresenta l'autismo come un nemico e' — lui si' — un nemico dei nostri figli. E' un nemico che ci aggredisce dicendo che il loro modo di essere e' sbagliato, e' privo di valore ed e' da cancellare. I nostri bambini non sono sfortunati o infelici perche' sono diversi dagli altri; e noi siamo fieri di loro — per quanto difficili e faticosi siano — e stiamo fieri di quel che ogni giorno ci insegnano. Non vorremmo sostituirli con dei bambini "normali": vorremmo invece che la loro diversita' fosse accolta, rispettata, apprezzata — ed aiutata ad esplicarsi al meglio. Non sconfitta.
Paternalistico. Perche' no, quello di cui i nostri figli e le nostre famiglie soffrono non e' l'autismo — e non e' nemmeno il silenzio. E' la mancanza di interventi concreti che rendano migliore la vita delle persone autistiche e delle loro famiglie: una scuola adeguata, servizi decenti, "reasonable adjustments" alle condizioni di vita, di studio e di lavoro. Cose vere, che si toccano, e che parlerebbero di integrazione e di solidarieta' mille volte piu' forte di qualunque monumento illuminato di blu.
Ipocrita. Perche' — tanto per fare un esempio vicino a casa — i servizi sociali della sua citta' si sono "dimenticati" di pagare l'affidamento diurno di nostro figlio It per svariati mesi, pur avendone riconosciuto la necessita'. Perche' le risorse per l'handicap sono sempre piu' risicate, nonostante la retorica. Perche' da tutte le parti i dipendenti comunali che si occupano di disabilita' (spesso con grande passione e competenza) ci spiegano che ci sono sempre meno soldi — e la coperta e' sempre piu' corta. E allora risparmi sulle lucette azzurre e sulle parole, signor Sindaco — e si dia da fare.

P. S. Faccia una semplice controprova, signor Sindaco. Rilegga le sue parole sostituendo "Sindrome di Down" ad "Autismo". Suona raccapricciante, vero? Per fortuna, a nessun essere umano decente verrebbe in mente di dire cose simili delle persone Down, della loro condizione, delle loro famiglie. Ma allora, perche' per l'autismo invece si puo'?

P. P. S. Se It e la Cate vorranno, noi comunque saremo in piazza Savoia martedi' per l'illuminazione di blu dell'obelisco: perche' e' uno dei pochissimi momenti (forse l'unico) in cui la comunita' torinese prende in considerazione la nostra esistenza. Ma si ricordi, signor Sindaco: non bastano certo un po' di luci blu per fare di Torino una citta' sensibile ai bisogni dei suoi cittadini autistici.


mercoledì, 28 novembre 2012
Just the way you are
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

La Cate e' una bambina bellissima. L'orgoglio paterno fa la sua parte — ma e' *oggettivamente* bellissima — non solo perche' ogni scarrafone. Sembra un angiolotto rinascimentale, paffuta, con i capelli biondi e gli occhi dispettosi.
La Cate non e' fotogenica/vanitosa come suo fratello. Se la inquadri si imbroncia, guarda dall'altra parte, si gira. Percio' le foto raramente le rendono giustizia.
La Cate e' una bambina allegra, solare, vitalissima. Si sveglia tutte le mattine con un gran sorriso e da quel momento non la ferma piu' nessuno fino a tarda sera.
La Cate ha una risata che fa aprire i cieli.
La Cate divora entusiasticamente quasi qualunque cosa le si metta davanti, con una curiosita' e una disponibilita' ai sapori forti che sorprende. Non e' che non si veda dove mette tutto quel che mangia, per altro.
La Cate cammina come un montanaro e sta nell'acqua come un pesce (le bastano due dita sotto la pancia per nuotare — e guai a proporle salvagenti, giubbotti o braccioli).
La Cate detesta scarpe e calzini — e se li toglie tutte le volte che puo'.
La Cate, prima di buttarsi a esplorare un posto o una situazione nuovi, controlla se mamma e papa' sono li' dietro e se approvano — poi parte come un treno.
La Cate arriva dappertutto. Si arrampica sul tavolo da pranzo (e ci balla il flamenco, ovviamente a piedi nudi), si allunga fino allo scaffale che pensavi fuori dalla sua portata, apre tutti i cassetti e tutti gli sportelli — e trova un po' offensivo se glieli chiudi con i dispositivi antibambino –, si diletta a trasformare i rubinetti in fontane e i pavimenti in laghetti.
La Cate sta imparando a usare l'IPad con una disinvoltura che non avrei mai sospettato — e se lo disputa con il fratello. Per ora di solito ha la peggio — ma non credo che sara' a lungo cosi'. O forse dovremo comprare un IPad anche a lei.
La Cate subisce la gelosia e le angherie del fratello maggiore — che tuttora non ha digerito il suo arrivo. Ma un po' alla volta sta imparando: a non farsi maltrattare troppo, a evitarlo quando e' molto nervoso, a tener duro su quel che vuole veramente. Insomma a vivere con un fratello strambo e difficile.
La Cate si entusiasma per Toy Story, Monsters Inc. e Finding Nemo. E' convinta di essere Boo e adora Dory. Periodicamente riscopre la bellezza di Cars. Si guarda con passione i titoli di coda dei film, fino all'ultima riga.
La Cate e' capace di concentrarsi a lungo su una cosa che la interessa — e allora si mette li' con l'aria seria seria e non ce n'e' per nessuno. E quando ha qualcosa in mente, non molla fino a che non riesce a farla.
Quando vede una cosa che le piace, che la diverte, che la emoziona, la Cate improvvisa una danza sulle punte dei piedi, sventolando le mani e ridendo.
Alla Cate non interessano i giochi strutturati, le bambole, i piattini e le posatine. Le piacciono un po' di piu' le costruzioni, ma niente rivaleggia con il piacere di manipolare (e rosicchiare) gli oggetti e di godersi la loro fisicita'.
La Cate non ascolta le storie, le filastrocche, o se le si legge un libro. Pero' le piacciono le musiche dei suoi giocattoli e si incanta al suono dello xilofono.
A quasi due anni di eta' la Cate non si volta quando le parli — e non ha ancora detto la sua prima parola.
Alla Cate e' stato diagnosticato un disturbo della comunicazione e della relazione — che e' un modo cauto dei neuropsichiatri per dirci che probabilmente anche lei sta da qualche parte sullo spettro autistico.
La Cate e' la Cate. E noi ne siamo entusiasti cosi'.


domenica, 25 novembre 2012
Resilienza
Nelle categorie: It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:13 am

Siamo tornati a casa ieri sera. Noi genitori decisamente esauriti nel fisico e nella mente — con il solito strascico di fatica, arrabbiature, arretrati di lavoro, montagne di cose da fare/organizzare/sistemare, lavatrici da fare — oltre alle ansie per il futuro, che non ci facciamo mai mancare.
It e la la Cate, invece — appena rientrati si sono fiondati uno al suo computer, l'altra a rovesciare in terra lo scatolone delle sue costruzioni — e hanno felicemente ripreso possesso delle loro abitudini, della loro vita, della loro casa. E dire che in fondo ne hanno passate piu' di noi, in questi giorni. But it was *so* yesterday.


venerdì, 2 novembre 2012
Piezz'e'…
Nelle categorie: It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 7:09 pm

Si', lo so, non si dovrebbe, e' peggio che postare gattini, pero':


(Ieri, alle prese con la prima neve dell'anno)


giovedì, 23 agosto 2012
A la plage
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:58 pm


Sulla spiaggia di Dieppe con la Cate, oggi pomeriggio.


venerdì, 17 agosto 2012
Nel frattempo
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, la Cate — Scritto dal Ratto alle 4:26 pm

anche la Cate ha scoperto il mare:


Ieri sulla spiaggia di Fort-Mahon, in bassa marea.


domenica, 12 agosto 2012
Piccola trouvaille
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Mangiare bere e andare a spasso, la Cate — Scritto dal Ratto alle 3:12 pm

Siamo in giro in Normandia, per le nostre vacanze estive. Per noi (soprattutto per Waldorf) viaggiare in macchina con It e la Cate significa doversi attrezzare con vari generi di cibarie, da distribuire nel corso della giornata, spesso e volentieri a ritmi da catena di montaggio di Tempi Moderni, alle due bocche fameliche. E non sarebbe niente se It non fosse, da buon bambino autistico, mostruosamente selettivo su cio' che considera commestibile (la Cate no: per conto suo e' piu' onnivora di un tritatutto — e ha un certo gusto per la sperimentazione gastronomica; ma ha pur sempre meno di diciannove mesi e prbabilmente le moules crème non sono adatte alla sua alimentazione). Quindi la lista delle vettovaglie e' complicata — e lo e' tanto piu' all'estero, dove non e' detto che si trovino i generi che It approva (in Francia non c'e' il Mulino Bianco — e non si vendono succhi di frutta alla pesca o all'albicocca!); una grande risorsa sono le boulangeries, che accontentano tutta la famiglia e danno, a volte, una certa soddisfazione.
Come quella che abbiamo trovato, per puro caso e senza sperare in niente di che, in Rue Holgate a Carentan, durante il trasferimento dal Cotentin alla Seine-Maritime. Alle undici del mattino non c'era piu' nemmeno un croissant o un pain au chocolat: una brutta impressione iniziale, quelle vetrine semivuote: ma in realta' era segno che i clienti piu' avvertiti avevano gia' fatto incetta. Perche' quel che era rimasto era francamente eccezionale. Innanzi tutto il pane: saporito, con un sottofondo di lievito, con la crosta scura e croccante e la mollica morbida, ma non appiccicosa. Poi le brioches, nella versione cosparsa di zucchero: morbidissime, vaporose, delicate senza mancare di sapore — in una parola perfette (la Cate, che se ne e' fatta fuori una intera, conferma). Infine, le chouquettes, la versione francese di quei bigne' vuoti che in Piemonte vanno sotto il nome di bijoux (ne riparleremo, sono una mia personale passione): le migliori che mi sia capitato di mangiare, con il giusto equilibrio tra l'amarognolo della crosticina caramellata, i granelli di zucchero e l'interno umido e fondente. Come direbbe la Michelin, vaut le détour.
Il nome di questo posto spettacolare? Purtroppo non ne siamo certi, perche' ci siamo accorti del piccolo tesoro gastronomico quando avevamo gia' ripreso la strada, al primo assaggio. A giudicare da Google Maps, o Frédéric Gosselin, o Alain Legendre (la mappa di Google qui).


martedì, 19 giugno 2012
Offerta di lavoro
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:21 am

Sono certo che il sottosegretario Polillo sara' felice di venire a fare il badante e il baby-sitter dei nostri due figli nella settimana di ferie a cui rinuncerà per il bene del PIL. Cosi' magari anche noi genitori potremo andare a lavorare, senza preoccuparci troppo del fatto che scuola e nido sono chiusi d'estate e quindi non sappiamo a chi lasciare i bambini.


mercoledì, 18 gennaio 2012
Miss Cate R. Pillar
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 6:33 pm

Oggi Costanza ha compiuto un anno. La bionda e soave fanciullina ha cominciato a camminare a dieci mesi, macina cibo come un mulino a vento, nonostante il suo primo (e per ora unico) dentino abbia visto la luce solo da poche settimane, ha un invidiabile fisico da camallo, non si ferma mai, se non per guardare Toy Story, non rogna mai, se non per chiedere da mangiare (e per il resto del tempo e' di un umore radioso e sorridente), disputa giochi e telecomandi all'adorato fratello, al quale non lascia scampo (ne busca anche, ogni tanto, perche' le attenzioni di It sono un po' da grizzly, perfino quando sono affettuose: ma si riprende in fretta e torna implacabilmente alla carica).
Insomma, sta venendo su tosta e inarrestabile, tanto da esser diventata, nel lessico famigliare, "la Cate" — nel senso di Cate-rpillar (*non* il bruco, la macchina da movimento terra).

Ne avra' bisogno, di essere Cate. Tutti noi abbiamo bisogno che lo sia. E' partita bene, credeteci.


lunedì, 9 gennaio 2012
Zzzzzzzz
Nelle categorie: la Cate — Scritto dal Ratto alle 7:18 pm

L'intervista di Mario Monti da Fazio riesce ad addormentare XX in meno di cinque minuti. Ogni volta.


domenica, 1 gennaio 2012
Post ombelicale sul 2011 — e su questo blog
Nelle categorie: It, Pipponi, Quel che resta, la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:41 pm

L'anno appena finito e' stato un anno complicato, per la Rat-Family. Bellissimo: allietato dalla nascita di XX, che si avvia trionfalmente (e camminando sicura sui suoi due piedi!) al primo compleanno; punteggiato da tante grandi e piccole conquiste di It, che e' sempre piu' strambo, ma sempre piu' abile a farsi capire, a capire, ad entrare nelle situazioni, a gestirsi; segnato in positivo da tanti bei momenti privati e dalla consapevolezza di quanto e' prezioso e bello saperci divertire insieme, nonostante le difficolta'; marcato dal sollievo di una grande liberazione pubblica, che aspettavamo da troppo tempo. Ma cosi' duro da lasciarci spesso senza fiato: perche' gestire due bambini non e' due volte, ma venti volte piu' faticoso che gestirne uno; perche' l'impatto di It con la scuola elementare e' andato, alla fin fine, bene — ma ci e' costato vagonate di bile e di angoscia — e ancora non e' finita; perche' le vacanze si sono rivelate poco adatte ai desideri e agli umori di It — e quindi, per quanto splendide per tanti versi, ci hanno restituito al lavoro piu' stanchi e stressati di prima; perche' il lavoro e' stato troppo poco o troppo o troppo confuso e costellato di cambiamenti, raramente per il meglio (e comunque per fortuna c'e' ancora); perche' la crisi non ci toglie il pane di bocca, ma ci proietta comunque in un'incertezza costante — e almeno per It si e' gia' trasformata in meno assistenza, meno servizi, meno scuola; e per tante e tante ansie e fatiche troppo private o troppo complicate per raccontarle. Beh, non ci e' mancata la forza — e la fortuna — per affrontare tutto e per restare in bilico sull'onda — e onestamente ci siamo anche divertiti.
Ma l'energia e la voglia di continuare a raccontare le cose che facciamo — e le cose che vediamo — quella l'abbiamo trovata di rado — e si vede. The Rat Race langue, spesso resta zitto di fronte a cose che una volta avrebbe commentato, piu' spesso ancora lascia sotto silenzio momenti della nostra vita che un tempo avrebbe condiviso. E, soprattutto, la conversazione si e' spenta. Succede un po' su tutti i blog: si scrive poco, si legge meno ancora — e soprattutto non si commenta quasi piu'. La conversazione si e' spostata sui social network — ma li' mi sembra piu' chiacchiericcio, senza la capacita' di dialogare un po' piu' a fondo — e sinceramente non mi ci ritrovo. Un po' mi manca, un po' mi mancano gli amici che leggevo assiduamente e che ora — come noi — scrivono tre righe quando capita. Per ora la baracca, che entra oggi nel suo decimo anno, resta aperta — ma mi piacerebbe aver piu' fiducia nella sua ragione di essere.

E comunque, se posso rubare la citazione a Waldorf, "Bon hiver", piu' ancora che "buon anno", a tutti noi.


mercoledì, 11 maggio 2011
Triggers
Nelle categorie: It, Roba da autistici, la Cate — Scritto dal Ratto alle 2:00 pm

E' un momento difficile con It (e questo si vede anche sul blog). E' nervoso, irritabile, ha accentuato i suoi comportamenti tipicamente autistici, basta pochissimo per innescare un meltdown.
Sarebbe facile dire che l'arrivo di XX ha scatenato tutto questo, e probabilmente e' in parte vero. Pero' e' vero solo nel senso in cui, in questo bel post, si parla di "triggers".


giovedì, 5 maggio 2011
Alla Tesoriera con Costanza – primavera 2011
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Quel che resta, la Cate — Scritto da waldorf alle 11:44 am

E' un luogo comune — come tale vero — che ognuno ha piu' o meno affinita' con una o l'altra stagione dell'anno. Il mio spirito e' torturato dall'estate, alternativamente cullato e depresso dall'autunno, sferzato dall'inverno e, banalmente, carezzato dalla primavera, breve stagione ormai in via di estinzione. Quando il vento comincia a ingentilirsi, compaiono le violette e le prime foglie sugli alberi e si tornano a sentire gli augelli, come direbbe Leopardi, subito mi sento presa da piacevoli sensazioni sepolte nei mesi precedenti. Non e' questione di ragionamento, l'arrivo della primavera lo percepisco fisicamente.
Quest'anno poi la ri-nascita della natura, sempre per parlare poeticamente, e' seguita alla nascita di Costanza, che ora impara a conoscere la primavera.
Cosi' abbiamo condiviso lo splendore delle prime giornate di aprile, tanto piu' che all'austera Torino particolarmente dona la primavera, e ne abbiamo passato una buona parte al parco della Tesoriera. Purtroppo a questo bell'inizio di aprile sono seguite una botta di caldo da piaga biblica e una botta di freddo piu' naturale ma impeditiva di lunghe permanenze al parco. Ora che ormai e' maggio le giornate sono variabili e un po' freddine, ma cio' non blocca certo le nostre passeggiate tra madre e figlia.
La Tesoriera, al numero 192 di corso Francia, non e' un posto di tendenza, ne' particolarmente noto, affondato in un quartiere abbastanza popolare come Parella, dove abitiamo noi. Il parco, originato dalla tenuta di un tesoriere dei Savoia, circonda la villa che credo nel suo aspetto attuale debba molto all'intervento ottocentesco promosso dal Marchese di Sartirana. Certo per molto tempo il tutto doveva essere sito in aperta campagna, tra campi e cascine. Ora al posto delle cascine ci sono condomini di diversi piani, che a loro volta sommergono il tessuto delle villette liberty ancora qua e la' presenti nella zona e probabilmente pure loro costruite quando da queste parti c'era poco piu' che campagna.
Il parco per la verita' e' di ridotte dimensioni, e si puo' andare da un lato all'altro in cinque minuti circa. Essenzialmente c'e' un'area giochi, anche troppo piccola per la platea dei giovani utenti, una bocciofila (un pallaio, come almeno una volta veniva chiamato in Toscana) intitolata a tale don M. Plassi, un chioschetto di bibite e gelati, una piccola giostra, una bella fontana, due prati piuttosto grandi, due corti viali di tigli imponenti, diversi altri begli alberi di veneranda eta', aiuole di tulipani e papaveri — e naturalmente la villa. Dovrebbe ospitare una biblioteca musicale, ma la villa e' in restauro da diverso tempo (io non l'ho mai vista in funzione e il cartello indica una fine lavori per il 2 marzo 2009…); ultimamente se non altro hanno tolto le impalcature e probabilmente a causa della breve apertura per la primavera del Fai (purtroppo non sono potuta andare) hanno adornato la recinzione del cantiere con il bandone di Esperienza Italia. Si vede comunque la bella facciata bianca e gialla della villa ed e' gia' qualcosa.
La Tesoriera nel suo complesso e' un luogo veramente ameno, anche se meriterebbe ben piu' rilevanti interventi di manuntenzione, altrimenti potrebbe essere ancora piu' bello. Non e' da farne una colpa a nessuno, di questi tempi si fa quello che si puo' e del resto recentemente, forse anche perche' le elezioni si approssimano, si vedono spesso operai al lavoro nel parco…
Ma quello che mi piace della Tesoriera e' la sua dimensione di quartiere, il suo essere una specie di giardino esteso per le case del circondario.
Le ridotte dimensioni limitano l'interesse degli amanti del footing e simili (che pure sono rappresentati) e in generale escludono l'interesse di chi non abita nelle immediate vicinanze, a differenza di parchi piu' grandi come la Pellerina o il Valentino. Invece con la bella stagione i residenti vicini si spargono per i vialetti e i prati della Tesoriera. Se in stagioni piu' rigide la gamma dei frequentatori e' piu' ristretta (un po' di bambini e i padroni dei cani, che certo non possono evitare di portar fuori i fedeli animali) in primavera sono rappresentate se non altro tutte le classi di eta', dai neonati come Costanza (per la verita' pochi, mi sa che i genitori se li conservano in casa) ai vecchietti piu' malridotti, a volte in sedia a rotelle e accompagnati da badanti di svariate nazionalita' che poi si riuniscono per scambiare quattro chiacchiere e alleviare cosi' il peso di un mestiere mica facile. Adolescenti si scambiano effusioni su panchine non sempre cosi' riparate, i bambini in grado di camminare e correre scorrazzano in qua e la', gli anziani meno anziani giocano a carte attorno ad affollati tavolini di plastica, discutendo su ogni singolo punto, altri invece giocano a bocce, soggetti di varia eta' prendono il sole sui prati, persone mature leggono sulle panchine, le madri degli infantiu' più piccoli come me li passeggiano cercando di far prendere loro aria e tenerli buoni e quando possono si siedono su una panchina a riposarsi un po'. Un giorno ho scambiato qualche chiacchera con la mamma di una quasi coetanea di Costanza (una giovincella di 5 giorni di meno) che con la figlia nel marsupio faceva giri del parco a passo militaresco pur di non far svegliare la piccola.
Ovviamente si incontrano cani di ogni eta', razza e dimensione accompagnati da padroni piu' o meno mannianamente coordinati. Non manca nemmeno chi fa musica o fanciulle che fanno il bagno nella fontana, a mo' di anitine della semiperiferia torinese. Una frequentatrice abituale dell'ora di pranzo fa yoga giocando contemporaneamente con il suo pastore tedesco.
C'e' poi entro il recinto del parco un asilo comunale che ospita sia il nido che la scuola dell'infanzia, e durante il giorno nel suo giardino compaiono spesso i bambinelli con i loro grembulini a quadratini di vario colore.
Io e Costanza capitiamo alla Tesoriera almeno una volta al giorno. Quando lei si addormenta, io mi posso mettere a leggere qualcosa e a guardarmi intorno e osservare lei pensando che non ci deve essere cosa tanto bella come dormire nella carrozzina vicino alla mamma, cullata dal cinguettio e magari da una lieve brezza primaverile. Magari lei nella sua limitata esperienza di vita non e' d'accordo, ma io al posto suo sarei parecchio felice. Per la verita' ne approfitto anche per leggere un po', in questo periodo un bel mattone come Underworld di Don DeLillo.
A volte in realta' penso che quello che mi affascina nella Tesoriera in questo periodo sia la capacita' del luogo di riunire tante persone di eta' e attitudini diverse, che il parco ospita tutte insieme dando accoglienza al loro bisogno di uscire, di incontrarsi o anche soltanto di godere dell'ombra dei suoi alberi per leggere il giornale. E in molta parte le esigenze delle persone che vi si trovano sono legate alla loro eta' e alla fase della vita che attraversano.
Cosi' la Tesoriera ogni giorno mi offre lo spettacolo di un completo ciclo dell'esistenza umana e mi fa sentire inglobata in questo ciclo e per una volta tanto parte di esso in modo non differente da tutti gli altri. E questo pensiero, guardando Costanza che del ciclo e' appena entrata a far parte, mi fa sentire insieme commossa e atterrita.


mercoledì, 16 marzo 2011
Il neonato e l'undicesimo comandamento
Nelle categorie: Quel che resta, la Cate — Scritto da waldorf alle 11:13 am

Andare a giro con un bebè in passeggino o peggio che mai in carrozzina può già essere un esercizio poco gratificante per l'ingombro del mezzo, la fatica di affrontare o evitare le innumerevoli barriere architettoniche o persino pericoloso se ci sono persone che parcheggiano sulle strisce o sui marciapiedi magari quando sulla strada ci sono le rotaie del tram. Ma l'aspetto che trovo maggiormente antipatico, forse solo perché asociale, è l'interesse della gente, naturalmente soprattutto delle donne, per il fagottino che trasporti specie se è neonato. Se fosse questione solo di rispondere alle solite domande (quanto tempo ha, è maschio o femmina, come si chiama ecc…) sarebbe mal di poco. Ho l'impressione però che sui bambini ci sia attaccato una sorta di cartello con scritto "Caro passante, fatti i c… dei miei genitori, ma soprattutto della mia mamma, perchè senza il tuo intervento questa incapace mi farà morire di freddo, caldo, fame o quant'altro". Così ci si sente in dovere di preoccuparsi che il bambino abbia troppo freddo o caldo, anche se il suo dormire pacifico è indizio del fatto che non ha particolari problemi o di meravigliarsi perchè viene così piccolo gli si fa affrontare il terribile mondo esterno. Se poi invece il pargolo piange è necessario indagare sul motivo del suo scontento, che viene quasi sempre riportato alla fame, come se fossi una specie di Medea che porta a giro la creatura senza preoccuparsi di nutrirla adeguatamente. A quasi nessuno viene in mente che l'esserino potrebbe essere infastidito che so dalla luce al neon o soprattutto dal fatto che ti sei fermato in qualche posto, dato che il bambino in passeggino normalmente ha un atteggiamento da Speed e non tollera le soste. Niente di più imbarazzante di trovarsi in un ascensore affollato di astanti, che dovendo convivere per 30 secondi con la capace ugola della piccola, si mettono tutti ad interrogarti sulle motivazioni del pianto, facendo un sacco di osservazioni non richieste e domandandoti "ma non farà così anche la notte?".
Ma non è proprio possibile farsi una camionata di c.. propri, sul presupposto che i neonati piangono, perchè è il loro mestiere e magari la mamma è più contenta se non ci ricami tanto sopra? Tanto più che sono veramente c… suoi e sarà lei a doversi alzare la notte…


venerdì, 28 gennaio 2011
(Pick yourself up) and start all over again
Nelle categorie: It, Quel che resta, la Cate — Scritto da Amministratore alle 1:03 am

Nel 2007, poco dopo aver ricevuto la diagnosi di It, scrivevamo:

Per noi la corsa dei topi e' finita. Non abbiamo piu' tempo di correre dietro al lavoro e a tutto il resto. Stiamo correndo dietro a nostro figlio. Senza fiato — piu' che mai — e con il cuore in gola. Ma anche — per strano che possa sembrare — con allegria — e con l'entusiasmo che ci viene da lui.

E' stato cosi'. Non abbiamo mai smesso di correre (forse non abbiamo mai corso tanto) — ma la nostra corsa e' stata prima di tutto quella dietro a nostro figlio. Abbiamo fatto in modo, con tutta la nostra determinazione (e non riuscendo sempre a farci capire), di non considerare It un "malato". Abbiamo cercato di vivere una vita a tutto tondo, senza farci schiacciare sulla sola dimensione dell'handicap di nostro figlio. Ci siamo massacrati di fatica — ma ci siamo anche divertiti. Abbiamo cercato di continuare a guardare il mondo senza diventare monotematici e monomaniaci — cercando di vedere anche cio' che non aveva relazione con It e con il suo autismo. Tuttavia, certamente, tutta la nostra esistenza ha girato intorno a nostro figlio, alle sue esigenze, alle sue stranezze, ai suoi gusti — alle possibilita' aperte e ai limiti imposti dalla sua condizione.
E poi — abbiamo fatto una scommessa. Un azzardo. Un'incoscienza. Un altro figlio (anzi, un'altra figlia). Sfidando tutte le buone ragioni che ci spingevano a dire di no: dal rischio genetico al possibile impatto emotivo e comportamentale per It, dall'eta' all'incubo logistico/organizzativo di crescere due figli (di cui *almeno* uno complicato) dovendo contare soltanto su noi stessi, dai soldi alla gestione del tempo, e cosi' via. Abbiamo scommesso di ripartire un'altra volta — di cominciare un'altra corsa ancora. Dietro ai nostri figli — all'incertezza del loro futuro e del nostro — alla vita.
Non sappiamo dove porta questa corsa — non sappiamo nemmeno se ci riavvicinera' alla vita di una famiglia "normale" — o se continueremo a divergere insieme a It. Non abbiamo nemmeno il tempo (e forse la voglia) di chiedercelo. Ma in questo momento la sensazione e' quella del surfista in cima all'onda perfetta.

P. S. Ovviamente anche il blog si aggiorna e si adatta alla nuova corsa — starting all over again, come dice la canzone.


martedì, 18 gennaio 2011
E' nata
Nelle categorie: Quel che resta, la Cate — Scritto da tutti e due alle 11:57 am

Costanza, tre chili e trecentosettanta. Tutti di voce. La mamma sta bene. Papa' vacilla un po'.

Stay tuned per Ecco la prima foto:

P. S. Ovviamente, in questi giorni ne' tempo ne' fiato per parlare d'altro. Riprenderemo, altrettanto ovviamente — a cominciare da dopo Mirafiori [ma di bungabunga no -- qui non si parla].


giovedì, 2 dicembre 2010
XX
Nelle categorie: Quel che resta, la Cate — Scritto da tutti e due alle 9:45 pm

Incrociate le dita per noi, perche' qui tra poco si ri-diventa mamma, papa', fratello e sorella.
XX (di genere femminile assai certo, a differenza di It, che resto' neutro fino all'ultimo) e' prevista da queste parti intorno al 18 gennaio.

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