mercoledì, 8 settembre 2010
Perdere pezzi
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori, Vecchi post (Excite), Web — Scritto da Amministratore alle 1:19 am

Scopro in ritardo che Excite ha chiuso la sua piattaforma di blogging — e quindi che i post di The Rat Race del 2004 sono andati persi.
Grazie alla cache di Google sono riuscito a recuperare un po' di cose, ma molte altre mancano e soprattutto sono spariti tutti i commenti.
Non una gran perdita — ma una notevole arrabbiatura si'…


Un po' alla volta qui si stanno cominciando a trasferire i vecchi post
(per i commenti ci vuole piu' tempo)



giovedì, 9 dicembre 2004
Trasloco
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 2:04 pm

(post trasferito da qui)

Come vi ho anticipato, The Rat Race cambia casa, un po' perche' l'ospitalita' di Marco era troppo allettante, un po' perche' qui su Excite non si riesce piu' ne' a scrivere, ne' a leggere decentemente un blog. Tempi duri per i servizi gratuiti in rete.
Da oggi in poi mi trovate qui:

www.montag.it/theratrace

Aggiornate i vostri link, per favore.

Resume for non Italian speakers: The Rat Race has moved to http://www.montag.it/theratrace. Update your links please.


martedì, 7 dicembre 2004
Prove di pace?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:26 pm

(post trasferito da qui)

Secondo Haaretz Israeliani e Palestinesi sarebbero ad un passo da un accordo di principio per una soluzione complessiva del conflitto. E' presto per qualunque considerazione, ma la sensazione e' che il clima sia cambiato davvero, nelle ultime settimane — e che lo stallo sanguinoso degli anni passati possa essere superato. Incrociamo le dita e cerchiamo di capire.


domenica, 5 dicembre 2004
Stiamo lavorando per voi
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 12:55 pm

(post trasferito da qui)

Excite di giorno in giorno e' sempre piu' inaffidabile e sempre piu' pieno di bachi. Per fortuna un amico mi ha da tempo offerto ospitalita' e un Wordpress a casa sua. Nei prossimi giorni inizio finalmente il trasloco, quindi il poco tempo che ho a disposizione sara' dedicato essenzialmente a sistemare il nuovo blog — e aggiornero' poco questo. Stay tuned.


venerdì, 3 dicembre 2004
Outing
Nelle categorie: Quel che resta, Serie TV, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:26 am

(post trasferito da qui)

Ebbene si', quando riesco a stare davanti alla TV a quell'ora, guardo Un posto al sole. Oddio che cosa poco cool. Ma qualcuno mi spiega perche' una cosa come Questionable Content e' cool e UPAS no? solo perche' QC e' a fumetti, e' sul web, e' americano e fa tanto indie?


mercoledì, 1 dicembre 2004
Una vittoria disperante
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:23 pm

(post trasferito da qui)

Sono davvero tempi duri per Israele, se il massiccio voto parlamentare contro il bilancio proposto dal governo Sharon viene salutato con sgomento. Perche' in effetti e' una manovra finanziaria impresentabile, che taglia sul poco di welfare che e' rimasto, che approfondisce pesantemente le disuguaglianze sociali, che non fa nulla per combattere la poverta' crescente di ampie fasce della popolazione. E per di piu' finanzia generosamente quegli ambienti ultrareligiosi che sono tra i principali responsabili della catastrofe politica e morale del paese in questi anni. Quindi perche' dolersi?
Perche' questo voto significa con ogni probabilita' che il governo Sharon cadra' — e con lui cadra' anche il piano di disimpegno da Gaza. Quel piano brutto, insufficiente, ipocrita che pero' costituisce nonostante tutto la sola alternativa positiva a un futuro di guerra senza speranza.
Davvero, sono tempi duri, se i sostenitori della pace si trovano a dover sperare che Sharon, nonostante tutto, la sfanghi un'altra volta.

Non so e non capisco abbastanza delle dinamiche palestinesi per comprendere la portata di due notizie diffuse stasera: che Marwan Barghouti sara' probabilmente candidato alle elezioni per la presidenza dell'ANP — e che Hamas non partecipera' a quelle stesse elezioni (ma tenendo un atteggiamento assai moderato, che pare piu' una rinuncia a presentare candidati alternativi che un vero e proprio boicottaggio). Qualcuno piu' illuminato di me puo' dirci qualcosa (per favore, se avete da dire soltanto che Barghouti e' un assassino e che la sua candidatura dimostra che i Palestinesi sono tutti assassini — o altre idiozie del genere — lasciate perdere: qui c'e' bisogno di *capire* — e quindi di fare attenzione a tutti i toni del grigio)?


mercoledì, 1 dicembre 2004
Piu' dubbi che rivoluzione
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:55 pm

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Segnalo un bel post di Alessio (Too Old To Weblog) sulla situazione in Ucraina. Condivido i suoi dubbi — e la sensazione che ci venga propinata un'informazione che definire incompleta e' poco.


mercoledì, 1 dicembre 2004
(Immuno)deficienza?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:47 am

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Il Cardinal Lozano Barragan scrive in occasione della Giornata Mondiale contro l'AIDS:

il fenomeno dell'aids è una patologia dello spirito che oltre al corpo coinvolge tutta la persona, i rapporti interpersonali, la vita sociale e familiare ed è spesso accompagnato da una crisi di valori morali. A questo proposito, Giovanni Paolo II afferma: "Non si è lontani dal vero se si afferma che, parallelamente al diffondersi dell'aids è venuta manifestandosi una sorta di immunodeficienza sul piano dei valori esistenziali, che non può non riconoscersi come una vera patologia dello spirito" (…).
Invito la comunità internazionale e i governi in generale nonché la Chiesa in particolare, a:
- promuovere delle campagne di sensibilizzazione e di educazione della popolazione basate non su politiche che alimentano modelli di vita e comportamenti immorali ed edonistici che favoriscono il diffondersi del male, bensì su riferimenti certi ed autentici valori umani e spirituali capaci di fondare una educazione ed una prevenzione pertinenti a favore della cultura della vita e dell'amore responsabile; la virtù della castità si rivela essere così la più importante nel prevenire efficacemente contro l'hiv/aids (…).


martedì, 30 novembre 2004
Guantanamo e i nemici dell'Occidente
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:08 pm

(post trasferito da qui)


Il New York Times e' venuto in possesso di stralci di un rapporto riservato della Croce Rossa Internazionale al governo americano, in cui si dice che a Guantanamo e' in atto "la costruzione di un sistema il cui obiettivo dichiarato e' la produzione di intelligence" e che cio' "non puo' essere considerato altrimenti che un sistema intenzionale di trattamento crudele, insolito e degradante e una forma di tortura". Nell'articolo del NYT dettagli sui maltrattamenti nei confronti dei prigionieri.
So di essere impotente. Ma non posso smettere di dirlo: questo obbrobrio dev'essere condannato da chiunque abbia a cuore i valori della civilta' occidentale, i cui veri nemici, a Guantanamo, sono coloro che autorizzano la detenzione illegale e la tortura.


lunedì, 29 novembre 2004
Ich bin neugierig
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto da Amministratore alle 9:39 pm

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Weiß jemand, warum Kontakte aus Deutschland sich zehnfach an den letzten zwei Tagen erhöht haben?

Deutscher Text durch Babelfish (Ich bin nicht schuld an den Fehlern).

Spero che la roba qui sopra voglia dire, più o meno: "Qualcuno sa perche' i contatti dalla Germania sono cresciuti di dieci volte negli ultimi due giorni?". Dato che per me il tedesco e' vagamente comprensibile, ma non so scrivere due parole in fila, la traduzione e' di Babelfish: qualche tedesco(fono) si divertira' alle mie spalle.


domenica, 28 novembre 2004
Una radiosa giornata piemontese
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm

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Oggi pomeriggio, ancora nel Basso Monferrato.

domenica, 28 novembre 2004
C'e' un limite a tutto?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:48 am

(post trasferito da qui)

Sono convinto, e l'ho detto in altre occasioni, che la politica si fa con quel che c'e' — e che impone un elevato grado di compromessi poco nobili e di compagnie per lo meno discutibili. Ma qualcuno mi deve spiegare perche' il mio partito sente il bisogno di prendere a bordo figuri come Enrico Manca, Giusi La Ganga e — peggio di tutti — Tiziana Parenti. Dubito che portino un solo voto. Certamente ne faranno perdere parecchi. Certamente mi creano una ragione in piu' di disagio politico ed etico ogni volta che provo a parlare della Margherita come del "mio partito": io con certi amici di Previti non vorrei avere in comune nemmeno l'aria che respiriamo.


sabato, 27 novembre 2004
Indian Summer
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:02 pm

(post trasferito da qui)

Oggi pomeriggio tra Albugnano e Vezzolano, nel Basso Monferrato.


sabato, 27 novembre 2004
Culturame
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:00 pm

(post trasferito da qui)

"Mi vergogno che sia nominata senatore a vita una persona di questo tipo che offende il nostro mondo", ha detto l'esponente di An [Gasparri] riferendosi al poeta Mario Luzi, recentemente insignito della carica dal Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. "Una volta – ha aggiunto Gasparri – Fiorello disse che avrebbe voluto Mike Bongiorno senatore a vita. Ecco era meglio Mike Bongiorno".

Da Repubblica.


mercoledì, 24 novembre 2004
Parole al vento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:55 am

Quindi non so nemmeno perche' le scrivo. Forse solo perche' ne ho le palle particolarmente piene di questo paese — e non riesco a fare a meno di pensare a come sarebbe bello vivere in un posto normale — in cui le cose che scrivo qui sono banale buon sneso, che a nessuno viene in mente di dover dire, perche' sarebbe come affannarsi a spiegare che il sale e' salato e lo zucchero e' dolce.

Castelli si dice contrario alla grazia che il Presidente della Repubblica vuole concedere a Bompressi. Non entro nel merito. Mi limito a fare considerazioni di carattere istituzionale.
Credo che il potere di grazia sia una prerogativa sovrana del Presidente della Repubblica; e' in Costituzione come residuo del potere del re. Quindi male ha fatto Ciampi in passato ad avallare l'idea perniciosa che la controfirma del Guardasigilli sia altro da un atto puramente formale. E bene fa ora a lavorare per riprendere la piena titolarita' di quel potere. Ma queste sono cose che ho gia' scritto altrove. Quel che mi interessa oggi e' lo scenario.
Possibilita' 1. Il Presidente della Repubblica si mette la coda tra le gambe e rinuncia a concedere la grazia. Ci perde la faccia personalmente — e soprattutto indebolisce la carica che ricopre, rendendo evidente una sudditanza della Presidenza al Governo — certo non in linea con la Costituzione. In qualunque paese decente questo non e' uno scenario realistico.
Possibilita' 2. Il Presidente concede la grazia. Castelli si mette la coda tra le gambe e controfirma. Ci perde la faccia personalmente — e in qualunque paese decente si dimetterebbe.
Possibilita' 3. Il Presidente concede la grazia. Castelli rifiuta di controfirmare. In un qualunque paese decente, invece di andare diritti a un conflitto tra poteri dello stato, il Presidente del Consiglio otterrebbe le dimissioni del suo ministro e lo sostituirebbe con un altro piu' rispettoso degli equilibri costituzionali.
Possibilita' 4. Il Presidente concede la grazia. Castelli rifiuta di controfirmare. Il Presidente del Consiglio non vuole grane con gli alleati della Lega e quindi fa il pesce in barile. La cosa finisce diritta alla Corte Costituzionale, che traccheggera' per un po', il piu' a lungo possibile, sperando che qualcuno le levi le castagne dal fuoco. Poi si trovera' costretta a decidere e dara' torto a Castelli, perche' non puo' fare altro. In un qualunque paese decente Castelli si dimetterebbe — o sarebbe dimissionato dal suo stesso capo.
Per farla corta: se dopo questa storia Castelli non perde il posto di ministro della giustizia e' la prova che viviamo in un paese indecente. Non che abbia molti dubbi.


sabato, 20 novembre 2004
A martedi'
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:55 pm

Ci siamo presi un weekend di vacanza, approfittando del fatto che lunedi' sono a parlare qui e qui.


sabato, 20 novembre 2004
Un orrore che fa troppo poca notizia?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:50 pm

Leonardo Coen (su Repubblica online ieri sera, ma gia' stamani sparito dalla pagina iniziale) scrive che il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha pubblicato una notizia (corredata di foto) secondo cui soldati di Tsahal avrebbero in varie occasioni oltraggiato i cadaveri di palestinesi uccisi. Non sono in grado di leggere la notizia originale — e l'eco sulla stampa israeliana online mi pare sorprendentemente (sinistramente?) scarso: un articoletto senza commenti di Haaretz ed una presa di posizione del rabbino capo delle forze armate riportata dal Jerusalem Post. Quello che mi sorprende e' che non trovo echi nemmeno nelle fonti arabe che ho, sia pure di corsa, consultato (Al Jazeera, Jerusalem Times, Palestine Chronicle). Resto percio' in attesa di verifiche e chiarimenti.
Rimane il fatto che si tratta di una barbarie inconcepibile — contro la quale ogni coscienza un minimo decente dovrebbe ribellarsi. E che questo non sembri accadere in Israele e' l'ennesima prova del fatto che l'occupazione sta corrompendo la fibra morale della societa'.


giovedì, 18 novembre 2004
Gruppo Vacanze Piemonte
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:51 pm

Non sto trovando il tempo per scriverci un post decente, ma ho un paio di buone trattorie piemontesi da segnalare, una a Fossano e l'altra a Montechiaro d'Asti. Prima o poi ce la faccio. Intanto metto qui un po' di foto di bei posti in Piemonte, visti nelle scorse settimane:


Vigne nell'Ovadese, alla fine di ottobre (la risoluzione lascia a desiderare, ma sono jpg con troppi dettagli perche' si possano comprimere bene).

Le colline del Monferrato e la pieve dei santi Celso e Nazario presso Montechiaro d'Asti.

Il santuario di San Magno in Val Grana, domenica scorsa.


giovedì, 18 novembre 2004
L'arroganza delle buone ragioni
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

L'avevo promesso un po' di giorni fa e una citazione di Diario precario mi spinge a mantenere la promessa.
Il fatto e' che da qualche anno a questa parte, anche grazie a una ben orchestrata campagna, si finisce per tentennare su questioni sulle quali non e' nemmeno pensabile avere dei dubbi.
A Guantanamo gli Stati Uniti detengono illegalmente, senza garanzie e in condizioni umilianti, persone sospettate di aver preso parte a non meglio definiti atti di terrorismo? Non c'e' nulla di cui discutere qui, con nessuno. Non c'e' niente da capire. E' intollerabile, e' moralmente e politicamente sbagliato. Si deve fare tutto il possibile perche' la vergogna finisca e perche' chi la sostiene sia sconfitto. Non c'e' da ascoltare le ragioni dell'altro, semplicemente perche' l'altro non ha ragione.
Sulla fecondazione assistita, sull'evasione fiscale, sulla guerra in Iraq, sull'aborto, sulla Costituzione (e potrei andare avanti per due pagine) sono state sostenute posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza. E troppo spesso di fronte a queste posizioni c'e' stata la disponibilita' ad ascoltare, a dialogare, a cercare un terreno comune. Con il risultato che quelle posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza hanno finito per essere in qualche modo legittimate, non suonano piu' cosi' inaudite, chi le esprime non deve piu' vergognarsene.
Intendiamoci: io sono un dichiarato fautore del consenso, del compromesso, della mediazione, del dialogo a tutti i costi. Credo che ogni rottura sia uno spreco ed un pericolo, che la capacità di trovare accordi insoddisfacenti per tutti sia piu' utile di quella di portare a casa una vittoria netta per alcuni che lascia gli altri con un pugno di mosche. E credo anche che la realta' sia molto piu' complessa di come ci piace vederla, che siano pochi i casi in cui si puo' tranciare nettamente tra bianco e nero. Considero un dovere cercare di capire perche' qualcuno vede le cose in un modo diverso da me. Ma c'e' — alla fine di tutti questi sforzi di comprensione, di dialogo e di compromesso — una linea che non si puo' varcare: ed e' quella della decenza. Se il mio interlocutore fa o dice delle cose indecenti, se mi spiega che i negri vanno ricacciati in mare a cannonate, non cerco un terreno comune con lui. So che quello che dice e' sbagliato, sotto ogni possibile prospettiva — e ho il dovere di avversarlo con tutte le mie forze. E di avere la certezza della mia buona ragione, non vacillare e non farmi tentare dalle sirene dell'accomodamento. E se per caso chi dice o fa cose indecenti e' un mio amico, e' dalla mia parte, allora questo dovere e' ancora piu' forte.
Questo e' quello che io chiamo l'arroganza delle buone ragioni. E' certo un atteggiamento pericoloso, perche' se praticato con troppa disinvoltura si trasforma nell'arroganza delle cattive ragioni che vorrebbe combattere. Ma a volte e' necessario. Perche' a furia di cercare un modus vivendi con l'indecenza, si finisce per diventare indecenti anche noi.


lunedì, 15 novembre 2004
Pagatemi o scappo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:57 pm

Oggi ha scioperato la scuola. Sono totalmente solidale, anche se non sono convinto che servira' a molto: gli investimenti sulla formazione danno risultati in una generazione, chi spende denaro pubblico deve dimostrare che lo ha speso bene entro tre anni, il tempo di lavoro utile tra due elezioni. Quindi sono pessimista. Non solo sulla scuola, ma sulla capacita' di questo paese di riprendersi.

Ma in effetti volevo volare mooolto piu' basso di cosi'. Io ho fatto l'insegnante per per una dozzina d'anni. Credo di averlo fatto benino, nel complesso. Di aver sbagliato un monte di cose, ma di aver insegnato per davvero — scusate l'immodestia. L'ho fatto con entusiasmo e con divertimento. Poi ho avuto l'occasione di fare politica — e ho lasciato la scuola giurando a me stesso che ci sarei tornato — cosa che non ho fatto e che sto cercando di evitare ad ogni costo. Perche' non mi piace piu'? No, in fondo credo che continuerebbe ad essere il piu' bel lavoro del mondo. Ma perche' ho la possibilita' di guadagnare dal doppio al triplo, di essere valorizzato davvero per quello che so fare — insomma di raggiungere uno status sociale decente e di non dovermi angosciare troppo per pagare l'affitto a fine mese.
Tutto questo per dire: continuate a pagare gli insegnanti una miseria e a farli sentire pezzenti. Tutti quelli che avranno un'alternativa scapperanno — e saranno di solito quelli capaci di fare qualcosa di buono. Di tutte le altre questioni (riforma, modelli culturali, ecc.) e' giusto discutere. Ma intanto finche' non si sara' posto mano alla questione salariale a scuola ci resteranno solo due categorie di persone: quelli che se lo possono permettere e quelli che non trovano alternative [lodevoli eccezioni: quelli che hanno la vocazione -- che ammiro sconfinatamente, ma che non sono sicuramente abbastanza numerosi da improntare di se' la classe insegnante].


lunedì, 15 novembre 2004
Tutti
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:11 pm

… con pochissime eccezioni.


sabato, 13 novembre 2004
Ricordiamoci di Guantanamo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:12 pm

Non ne parla piu' nessuno, ma a Guantanamo le cose vanno male. Al di la' delle condizioni di detenzione, che sono *comunque* indegne di una democrazia occidentale, il governo degli Stati Uniti sta conducendo una durissima battaglia legale per negare ai prigionieri il diritto all'habeas corpus, il diritto di esaminare le prove addotte contro di loro nei procedimenti legali, il diritto di presentare appello, e cosi' via. Tutto questo — ci viene detto — in nome della difesa della democrazia dal terrorismo.
Per fortuna il sistema giudiziario americano nel suo complesso sta reagendo bene e vigorosamente: dopo la sentenza della Corte Suprema, che ristabiliva il diritto dei prigionieri di ricorrere contro la propria detenzione, un giudice federale ha bloccato i processi in corso, in quanto non garantiscono adeguatamente i diritti della difesa. L'Amministrazione Bush ha ovviamente presentato ricorso.
Il New York Times (tutti i link richiedono registrazione gratuita) pubblica sulla vicenda un commento asciutto e misurato, ma assolutamente condivisibile.

Nel suo piccolissimo questo blog non si stanca di ripeterlo: non si puo' sopportare questa vergogna. E per ricordarlo espone un fiocco arancione, il colore delle divise dei detenuti. E spera che qualcun altro segua il suo esempio (magari usando i bannerini che trovate qui sotto.


venerdì, 12 novembre 2004
Mode fuffa: on
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:16 pm

La sera di venticinque anni fa una matricola di lettere presuntuosa e bagnata (pioveva, governo ladro!) trascinava un paio di grosse valige dalla stazione alla sua stanza di collegio a Pisa. Oggi quella matricola (non so se resa meno presuntuosa dagli anni — certo un po' meno bagnata) e' qui, sotto tutt'altro cielo, che si fa gli auguri di buon anniversario — e pensa che forse questa fase della sua vita sta volgendo al termine. Come avrebbe detto Mike Doonesbury, e' stata una lunga strana striscia.

Questo post fa gli auguri anche ad Axel, se mi legge.

Mode fuffa: off (spero)

giovedì, 11 novembre 2004
Di corsa
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:21 pm

Oggi non ho nemmeno il tempo di respirare. Tre segnalazioni al volo:
1. Akiva Eldar su Haaretz di ieri sulle opportunita' che una politicca israeliana intelligente potrebbe cogliere in questa fase;
2. Zvi Bar'el sempre su Haaretz spiega perche' il cambio di leadership palestinese potrebbe non degenerare nel caos (la pensa diversamente Lia e lo dice qui);

3. un bell'articolo di Amos Oz sul Corriere del 7 novembre, sulla stanchezza delle colombe e il fallimento dei falchi in Israele (via One More Blog).


giovedì, 11 novembre 2004
Vorremmo ricordarlo cosi'
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

Ci sara' tempo di discutere, e le colpe e gli errori che ha commesso peseranno. Ma non credo davvero che il mondo sia un posto migliore senza di lui.

mercoledì, 10 novembre 2004
La prima neve
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:18 pm

Per noi non e' quella di oggi, ma quella di due mesi fa:


Che ci volete fare, sono stanco e ho bisogno di evadere, almeno con la testa e con gli occhi.

lunedì, 8 novembre 2004
Falluja e Guantanamo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:26 pm

In queste ore le forze americane e irachene "lealiste" stanno attaccando Falluja, dove accanto a circa 6000 guerriglieri (la cifra e' del GR RAI) sono rimasti, volenti o nolenti, tra un terzo e la meta' dei 300.000 abitanti. Ad attaccare sono circa 15.000 uomini, con un rapporto di 2,5 a 1; come sa chiunque abbia un'infarinatura di cose militari, troppo basso per sloggiare rapidamente un nemico asserragliato in citta': cio' implica o gravi perdite da parte americana, o il ricorso a una massiccia e indiscriminata campagna di bombardamenti di artiglieria e d'aviazione ed un lungo assedio. Con quali conseguenze sulla popolazione civile rimasta intrappolata e' facile immaginare.
Non c'e' molto da dire. La guerra ha gia' fatto centomila morti.
A migliaia di chilometri di distanza, a Guantanamo, i difensori della democrazia stanno facendo questo.


lunedì, 8 novembre 2004
Internet brevettata e politica open source?
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:25 pm

Due notizie radicalmente diverse, ma entrambe danno da pensare.
1. Pare che Microsoft stia tentando di brevettare parti significative degli elementi costitutivi di internet (IPv4 e IPv6, DNS e altro). Lo sostiene Net Wizard's Blog.
2. Su The Nation e' comparso un articolo che si interroga sull'avvento di una "politica open source" alla luce della campagna presidenziale americana. Su Slashdot lo riassumono cosi':

There's a great article in this week's The Nation about the rise of open-source politics. Never before has the top-down world of presidential campaigning been opened to a bottom-up, networked community of ordinary voters. Applied to political organizing, open source means opening up participation in planning and implementation to the community, letting competing actors evaluate the value of your plans and actions, being able to shift resources away from bad plans and bad planners and toward better ones, and expecting more of participants in return. What do you guys think, is open source a good model for politics?

lunedì, 8 novembre 2004
Prossimamente
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:22 pm

Non ho tempo e non ho ancora le idee chiare; ma ci stavo gia' pensando dal giorno dopo le elezioni americane — e un commento dell'ottimo Alessio Bragadini al post di ieri mi ha indotto a ulteriori riflessioni. Ci tornero' con calma e con un po' di approfondimento. Ma intanto voglio dirlo: credo che sia il momento di rispolverare una certa arroganza delle buone ragioni, anziche' cercare di venire a patti con le cattive ragioni che vincono. Questo non significa rinunciare a studiare, a capire. Ma significa non perdere di vista il fatto che ci sono casi in cui assai evidentemente la buona ragione sta da una parte — e il torto, per quanto vincente possa essere — dall'altra. Vale per Israele, vale per l'America, vale per l'Italia.


domenica, 7 novembre 2004
In bilico
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:29 pm

Tre articoli interessanti comparsi su Haaretz rendono chiara la sensazione che Israele si trovi su uno stretto crinale tra l'apertura di qualche fievole opportunita' di pace e lo scivolamento verso una nuova serie di catastrofi:

Gideon Levy argomenta che Bush e' un nemico di Israele, perche' non e' capace di (o non vuole) eservitare la necessaria pressione perche' Israele adotti un approccio moderato nei confronti dei Palestinesi:

An American president who will give Israel four more years of freedom to act as it pleases in the territories is not a friend of this country. A true friend would save Israel from itself, as some European leaders are trying to do by means of the criticism they hurl at Israeli government policy. In a situation in which Israel is not restraining itself, restraint imposed from the outside is a supreme national interest, even if it involves exerting pressure that at times can be brutal.

L'editoriale intitolato Un'occasione per la riconciliazione sostiene che il momento dell'eventuale funerale di Arafat puo' essere un'occasione per dare segnali di buona volonta' e per riaprire un canale di comunicazione con la leadership e con il popolo palestinese:

Rejecting the request to bury Arafat in Jerusalem will play into the hands of fanatic Muslims seeking incitement. An agreement about Arafat's burial arrangements in Jerusalem will strengthen the moderate Palestinian camp and give Israelis hope of replacing the atmosphere of violent confrontation with one of negotiation and conciliation.

Amos Harel esamina il possibile ruolo moderatore degli alti comandi militari israeliani sul governo, di fronte alla possibilita' che i nuovi leader palestinesi si rivelino interessati ad un cessate il fuoco:

The impending death of Yasser Arafat provides Israel with a rare opportunity to fix the mess it made last time – and even with the same partner, in view of the emerging return of Abbas to a position of influence. The IDF's recommendations to the political echelon will therefore be an expanded edition of its assessments from that summer: A show of generosity and patience, willingness to take certain security risks, and an understanding that, without a partner developing on the Palestinian side, the situation could quickly deteriorate once more.

domenica, 7 novembre 2004
Scuse
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:27 pm

Meta' dell'America si scusa per quello che l'altra meta' ha fatto: vedere qui (se il sito non e' giu').


sabato, 6 novembre 2004
Compleanno
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:31 pm

The Rat Race compie un anno. Nessun bilancio, per carita': non e' un quotidiano da mezzo milione di lettori.

Pero' e' strano pensare a quante cose sono cambiate nella mia vita in cosi' poco tempo — e quanto poco e' cambiato nel mondo che cerchiamo di descrivere e di commentare.

It ha superato ieri a pieni voti l'ultima ecografia, restando gloriosamente di genere neutro.

giovedì, 4 novembre 2004
Mentre Arafat muore
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:32 pm

In queste ore in cui Arafat sta morendo, mi riesce difficile pensare ad altro, ma non riesco a pensare gran che di coerente. E allora provo a metter giu' un po' di annotazioni confuse, tanto per restare fedeli alla caption di questo blog.
Intanto, spero che lo lascino morire con dignita'. Che non gli infliggano il balletto macabro dell'agonia prolungata fino a sistemazione delle beghe dei successori, che non si accaniscano a tenerlo in vita perche' non e' ancora il momento di lasciarlo morire. Nessun uomo merita di essere usato sul letto di morte — e nessuno merita di essere tenuto vivo oltre il limite dell'umana decenza.
E poi credo, sommessamente, che impedire la sepoltura di Arafat a Gerusalemme sarebbe un errore terribile di Israele. Lo sarebbe sul piano morale, perche' non si nega ad un uomo di essere sepolto nel luogo per il quale ha combattuto tutta la vita. Nemmeno se quell'uomo e' un nemico. Lo sarebbe sul piano politico, perche' sarebbe un ulteriore sanguinoso affronto alla dignita' del popolo palestinese: un'offesa al pater patriae e la riaffermazione di una sovranita' ebraica esclusiva su Gerusalemme e sul Monte del Tempio. Ce n'e' di che infiammare una terza intifada.

Terzo: chi pensa che — levato di mezzo Arafat — spariranno le rigidita' palestinesi, non ha capito nulla. Si e' bevuto la storia che non c'e' un partner con cui trattare ecc. ecc. Il fatto e' che ci sono almeno quattro nodi della contesa israelo-palestinese che nessuna leadership puo' affrontare in maniera piu' morbida di come ha fatto Arafat: Gerusalemme, la piena sovranita' palestinese sulla Cisgiordania (tutta intera), il controllo dell'acqua, il controllo delle frontiere (*). Perche' sono le questioni da cui dipende la possibilita' stessa di uno stato palestinese. Arafat su questi punti ha fatto il massimo delle concessioni possibili (anche Barak aveva fatto il massimo delle concessioni possibili, a suo tempo — e non e' bastato) — i suoi successori potranno concedere meno, non piu' di lui.
Quarto: puo' darsi che morendo Arafat renda comunque un ultimo servigio alla sua gente: perche' cadra' l'alibi dietro cui Sharon e i suoi si sono trincerati finora per evitare di negoziare alcunche', per non riavviare il processo di pace. Sharon dice da anni che e' Arafat il vero ostacolo alle trattative. Quando Arafat non ci sara' piu', sara' difficile giustificare il rifiuto di riprendere il dialogo.
Infine. Io credo che Arafat abbia commesso errori terribili e porti responsabilita' politiche e morali terribili. Ma credo anche che sia stato un uomo capace di gesti di coraggio e di lungimiranza — che sia stato, nonostante tutto, un grande leader del suo popolo — e che avrebbe potuto essere, dati i tempi e le circostanze, la miglior controparte realisticamente possibile di Israele. Per gli errori suoi e per gli errori di Israele non e' stato cosi' — che tristezza.

(*) C'e' ovviamente anche la questione — dolorosissima e spinosa — del ritorno dei profughi: ma credo che su questo punto i Palestinesi dovranno fare ancora pesanti concessioni. Perche' e' la questione vitale per l'esistenza stessa di Israele. Ma di questo si e' parlato altre volte.

Su Haramlik ho trovato un post molto bello su Arafat. Mi ha aiutato a capire che cosa ne penso. Mi ha aiutato a non rifugiarmi in un giudizio di comodo — bianco o nero che fosse.

mercoledì, 3 novembre 2004
You better watch out…
Nelle categorie: Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto da Amministratore alle 11:30 pm

La colonna sonora qui.

Sta arrivando. Le prime avvisaglie sono gia' qui. All'Ikea sono pronti da almeno dieci giorni. Al supermercato oggi la sua roba occupava un intero corridoio. Ci sono i primi, ancora timidi, spot in tv: insomma, Santa Claus is coming to town!
Io *detesto* il Natale, con tutte le mie forze. Mi mette di pessimo umore. Mi sottopone a una routine stressante (regali, auguri, rapporti famigliari da gestire col bilancino). Mi fa venir voglia di scappare. Perfino la home page di Google con le renne mi fa venire il nervoso.
So che siete in tanti a sentirvi come me. E allora ripropongo una cosa che avevo inventato l'anno scorso: una bella campagna antinatalizia tra noi blogger. Qui sotto trovate il logo e un po' di bannerini. Se qualcuno piu' bravo di me ne disegna altri, sono contento. E sono ancora piu' contento se, visitandovi, trovo il logo "no xmas" invece delle renne…



mercoledì, 3 novembre 2004
Zoo(b)logia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

Oggi il si sente un sullo stomaco.


martedì, 26 ottobre 2004
Israele = Sud Africa?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:55 pm

Ne discutono sull'ultimo numero di Bitterlemons Yossi Alpher, Ghassan Katib, Yisrael Harel e Hisham Ahmed.
Io credo che certe equivalenze siano solo fuoco per la propaganda, e che vadano accuratamente evitate. Ma che per evitarle Israele debba *radicalmente* cambiare politica. E il ritiro da Gaza e' troppo poco, troppo tardi — e troppo simile alla creazione di un bantustan.


venerdì, 22 ottobre 2004
Per la precisione
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:51 pm

Cito dal De Mauro Paravia online:

mercenario (…) 2 agg., s.m., che, chi esercita il mestiere delle armi per professione al servizio di uno stato straniero o di gruppi politici o economici: soldati mercenari, truppe mercenarie, i mercenari della Legione straniera.

Che Agliana, Cupertino, Stefio e Quattrocchi fossero in Iraq come mercenari, mi pare indiscutibile perfino da un semplice punto di vista linguistico. Chi si straccia le vesti e' un ipocrita o non conosce il senso delle parole.
Altra questione, del tutto diversa, e' se ci sia da fare scandalo del fatto che fossero mercenari. In Iraq c'e' una guerra, che si combatte con mezzi poco convenzionali e con largo uso di forze di sicurezza private, in ruoli che vanno dalla protezione personale alla controguerriglia, all'interrogatorio dei prigionieri. Ci sono eserciti privati al soldo di privati ed eserciti privati al soldo degli stati. Che i nostri quattro connazionali facessero parte a qualche titolo di questi gruppi e' un'ovvieta'; e' una scelta che si puo' non condividere — ma e' un lavoro — e probabilmente non e' un lavoro piu' sporco che fare il consigliere di amministrazione di una societa' petrolifera.
Se poi arruolare mercenari per conto di stranieri e' un reato, lo si stabilisca (possibilmente senza clamori) nelle sedi giudiziarie. La politica dovrebbe semplicemente starne fuori, senza strillare come se i quattro fossero stati sanguinosamente insultati e/o come se il governo ci avesse nascosto chissa' quale impenetrabile segreto.


venerdì, 8 ottobre 2004
Causa e conseguenza
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:50 pm

Cosi' Dov Weisglass nell'intervista rilasciata ad Haaretz (qui il testo completo):
From your point of view, then, your major achievement is to have frozen the political process legitimately?

"That is exactly what happened. You know, the term `political process' is a bundle of concepts and commitments. The political process is the establishment of a Palestinian state with all the security risks that entails. The political process is the evacuation of settlements, it's the return of refugees, it's the partition of Jerusalem. And all that has now been frozen."

So you have carried out the maneuver of the century? And all of it with authority and permission?

"When you say `maneuver,' it doesn't sound nice. It sounds like you said one thing and something else came out. But that's the whole point. After all, what have I been shouting for the past year? That I found a device, in cooperation with the management of the world, to ensure that there will be no stopwatch here. That there will be no timetable to implement the settlers' nightmare. I have postponed that nightmare indefinitely. Because what I effectively agreed to with the Americans was that part of the settlements would not be dealt with at all, and the rest will not be dealt with until the Palestinians turn into Finns. That is the significance of what we did. The significance is the freezing of the political process. And when you freeze that process you prevent the establishment of a Palestinian state and you prevent a discussion about the refugees, the borders and Jerusalem. Effectively, this whole package that is called the Palestinian state, with all that it entails, has been removed from our agenda indefinitely. And all this with authority and permission. All with a presidential blessing and the ratification of both houses of Congress. What more could have been anticipated? What more could have been given to the settlers?"

I return to my previous question: In return for ceding Gaza, you obtained status quo in Judea and Samaria?

"You keep insisting on the wrong definition. The right definition is that we created a status quo vis-a-vis the Palestinians. There was a very difficult package of commitments that Israel was expected to accept. That package is called a political process. It included elements we will never agree to accept and elements we cannot accept at this time. But we succeeded in taking that package and sending it beyond the hills of time. With the proper management we succeeded in removing the issue of the political process from the agenda. And we educated the world to understand that there is no one to talk to. And we received a no-one-to-talk-to certificate. That certificate says: (1) There is no one to talk to. (2) As long as there is no one to talk to, the geographic status quo remains intact. (3) The certificate will be revoked only when this-and-this happens – when Palestine becomes Finland. (4) See you then, and shalom."

Le conseguenze di questa politica sono immediatamente chiare — e sulla carne e sangue di Israele, oltre che dei Palestinesi. Un grande successo politico, non c'e' che dire.
P. S. Ho colpevolmente dimenticato di dire che queste politiche estendono l'instabilita' — e gli attentati di Taba sono la dimostrazione piu' lampante — anche a quei paesi come l'Egitto che hanno piu' lavorato per uscire dalla spirale del conflitto. Le scelte fatte a Washington e a Gerusalemme sono direttamente causa anche dei morti egiziani di Taba.

martedì, 28 settembre 2004
Gelatai e altri paradossi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:26 pm

Floria scrive cose assai interessanti sui paradossi della politica. Avrei un sacco di cose da dire, ma sono un po' troppo informi, per il momento. Ne riparliamo — appena mi sono un po' chiarito le idee.
Non c'entra niente. Ma ovviamente siamo tutti felici per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta (e ora che la si finisca di chiamarle "le due Simone", per favore!).

lunedì, 20 settembre 2004
GMail
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 6:38 pm

Ho scoperto, tornando a consultare la posta, di avere sei inviti per GMail. Se a qualcuno interessa, vale l'ormai universale metodo: scrivetemelo nei commenti. Anche se credo che ormai GMail ce l'abbiamo praticamente tutti.


lunedì, 20 settembre 2004
No comment
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 4:39 pm


venerdì, 17 settembre 2004
Ci vediamo tra qualche giorno
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:49 pm

Oggi e domani sono qui — e non ho un briciolo di tempo (domani mattina devo parlare e le slide non sono ancora pronte!). Il blog dorme almeno fino a domenica sera — piu' facilmente fino a martedi'.


giovedì, 9 settembre 2004
A presto
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:50 pm

La vacanza sta andando benissimo. Oggi, grazie a un albergo un po' piu' attrezzato, ho potuto connettermi a internet. Vedo che le cose italiane vanno malissimo, mi viene voglia di restare sconnesso e lontano il piu' possibile. Onestamente — mi dispiace per voi — qui il mondo sembra tutta un'altra cosa. Qui dove? ve lo racconto al ritorno.


domenica, 29 agosto 2004
Po(s)t pourri di saluto
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:54 pm

Excite, nel corso di una manutenzione, ha fatto del casino, per cui tutto e' rimasto offline per ore — spero che ora si veda qualcosa. Domenica finalmente andiamo in vacanza. In questi ultimi due giorni saro' sommerso di lavoro — e anche al ritorno mi aspettano scadenze serratissime: insomma mi sa che per tre settimane non riusciro' a toccare il blog. Percio' saluto tutti con una satura lanx di cose che non avro' tempo di postare decentemente. Approssimativamente ordinate dalla fuffa alle cose serie.

Sabato scorso il foehn ha ripulito le Alpi dall'Argentera al Rosa — e cosi' domenica siamo saliti fino all'Alpetto. Ce l'abbiamo fatta: cinque ore di marcia, ma questa volta niente nuvole intorno al Monviso!

La sera prima eravamo a cena all'Osteria dell'Acquasanta. Non impeccabile nel servizio, a volte un po' intasato — e con qualche piatto eseguito in maniera non memorabile, offre tuttavia una piu' che valida cucina di confine tra Liguria e Piemonte, con idee interessanti e alcuni gioiellini (in particolare: le acciughe "in bagnun"; i funghi gratinati con la formaggetta di Roccaverano; una sorta di carpaccio di fassone e verdure marinato in modo assai originale; dei piccoli antipasti che svariano di volta in volta tra le Langhe e il mare). La carta varia con frequenza, la cantina e' un po' ristretta, ma assai curata nella qualita' e misurata nel ricarico — insomma, ci mangiate bene e non spendete piu' di 25 euro a testa, vino escluso. Tra l'altro il posto e' incredibile: un capanno nel verde, vicino a un delirante santuario incassato in una valle buia e umida e sovrastato dai piloni di un vecchio, fascinoso viadotto ferroviario — il tutto a pochi passi da Genova sulla via del Turchino.

[nota bene: la via che dall'Acquasanta porta direttamente al Turchino e' molto bella, ma strettissima, buia, piena di tornanti e di animali bradi. Lasciate perdere se non e' pieno giorno e se avete fretta]

Il quarto IMBB.it e' ospitato da Delio e ha per tema le ricette a base di pesce. Non partecipo per ignoranza (il pesce mi piace moltissimo, ma non lo so cucinare) e perche' credo che non rientreremo prima della scadenza. Magari in vacanza imparo qualcosa su salmone e aringhe… Pero' dissento da Delio su un punto: se il pesce e' buono e fresco, non c'e' sughetto che tenga. Al forno o alla griglia. Senza limone.

Il 5 settembre e' la Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest'anno all'educazione. Non perdetevi le manifestazioni in programma in Italia e in altri paesi.

Il 15/16 settembre (1 Tishri 5765) invece e' Rosh Hashanah, il capodanno ebraico.

Con la tenace speranza (nonostante i lunari nuovi di Leopardi) che sia un anno migliore di quello terribile che e' passato.

It cresce e sta bene — e all'ecografia della ventesima settimana e' ancora di genere neutro, con mia notevole soddisfazione.

Alla prossima.

Nel frattempo, io spero che quegli svergognati di Libero provino finalmente un po' di vergogna per quel che hanno scritto su Enzo Baldoni, da vivo e da morto.

venerdì, 27 agosto 2004
Decenza avrebbe voluto…
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:57 pm

che Feltri trovasse modo di scusarsi — o almeno di provare vergogna per quel che il suo giornale ha scritto su Enzo Baldoni. Invece no:

Dite quel che vi pare, a me pare una vergogna.


venerdì, 27 agosto 2004
Hanno ammazzato Enzo Baldoni
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:00 am

La notizia pare purtroppo confermata.

Dolore, silenzio, rispetto.


giovedì, 26 agosto 2004
Appello di Articolo 21 per Enzo Baldoni
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:02 pm

Non so se serve a qualcosa. Ma vale comunque la pena di provarci. Articolo 21 invita a firmare questo:

Sia congelata ogni polemica e ogni personalismo o protagonismo e si compia ogni sforzo, attraverso tutti i canali diplomatici e di mediazione possibili, per restituire Enzo Baldoni alla libertà, alla sua famiglia, alla sua attività di giornalista libero e coraggioso.

E comunque, quello che scrive Feltri su Enzo e' una VERGOGNA.

giovedì, 26 agosto 2004
Pubblicita'
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:20 am

Nella campagna volterrana, un paio di settimane fa.

Resto dell'idea che questa sia una VERGOGNA.


giovedì, 26 agosto 2004
VERGOGNA (di nuovo)!
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:24 am

Feltri rincara la dose:

E io penso sempre piu' che sia una VERGOGNA.


mercoledì, 25 agosto 2004
VERGOGNA!
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:55 pm

Lo riporta Pino Scaccia e io sulle prime mi sono rifiutato di crederci. Cosi' ho controllato. Questo e' il titolo di Libero di oggi:

Propongo un Googlebombing: e' una VERGOGNA, e' una VERGOGNA, e' tre volte una VERGOGNA!


mercoledì, 25 agosto 2004
La mancetta di Stanca
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 12:16 am

Non c'entra niente, ma questa e' davvero una VERGOGNA.

Il ministro Stanca ha emanato un decreto grazie al quale si eroga un contributo di 200 euro per l'acquisto di un pc da parte delle famiglie. L'obiettivo e' ovviamente quello di favorire l'alfabetizzazione informatica degli Italiani e di attenuare cosi' il digital divide.
Mi dispiace dirlo, perche' credo che Stanca abbia spesso fatto bene il suo lavoro, cosa rara per un ministro di questo governo, ma si tratta di un provvedimento demagogico e sbagliato. Provo a spiegare perche' — e quali alternative si potrebbero attivare con la stessa somma (30 milioni di euro). [...]

1. La filosofia del "buono" e' di per se' sbagliata perche' cieca. Distribuisce denaro a pioggia, senza preoccuparsi di mirare l'intervento laddove effettivamente e' piu' necessario e laddove puo' avere i massimi risultati. Con un contributo indifferenziato non si fanno politiche: non si sceglie veramente un modello di sviluppo della societa' dell'informazione piuttosto che un altro; ci si limita a finanziare il mercato — cioe' in ultima istanza, piu' che le famiglie, i venditori di hardware e di software, qualunque cosa vendano. Non una parola (non un euro) dal decreto viene, per esempio, sulla diffusione del software libero e degli standard aperti. O sull'adozione di hardware e software che garantiscano l'accessibilita'. Ecc.
Il decreto non prevede neppure che si tratti di un incentivo all'acquisto del *primo* pc. In teoria il geek piu' incallito, quello che mangia pane e informatica da vent'anni e che ha in casa una macchina di ogni generazione dallo Z80 in giu', potrebbe entrare in un negozio e chiedere di usufruire dello sconto governativo.
L'intervento non distingue tra aree avanzate e aree marginali, tra segmenti culturali forti e deboli nel paese — e solo debolmente traccia un confine di reddito per l'erogazione del contributo. Di conseguenza e' facile prevedere che la parte del leone nell'aggiudicarsi i duecento euro a pc la faranno coloro che stanno dal lato "giusto" del digital divide, i gia' inclusi e non gli esclusi. E' gia' successo con gli incentivi di Gasparri per la banda larga, ancora piu' scriteriati perche' favorivano la polarizzazione di un mercato tuttora diviso nettamente tra aree servite ed aree escluse.

2. L'intervento non e' di per se' efficace, perche' l'incentivo e' troppo basso per rimuovere davvero un eventuale ostacolo economico all'acquisto di un pc connesso ad internet. Facciamo due conti: se vi guardate in giro vedete che l'offerta media per un sistema completo viaggia intorno ai 1200 euro, compresi monitor e IVA. Se proprio andate al risparmio, potete scendere a un migliaio di euro. A questo prezzo e' necessario aggiungere almeno quello di una stampante, se proprio si vuole star stretti sulle periferiche; diciamo che con 80-100 euro ve la cavate. I costi di connessione a internet, se volete usare internet per davvero e non soltanto farci una timida visitina una volta la settimana, vanno da circa 17 (connessione dial-up, costi telefonici per 1 ora al giorno in fascia serale) a circa 33 euro al mese (ADSL 640K flat rate con modem in comodato, offerta piu' economica sul mercato): quindi grosso modo da 200 a 400 euro l'anno. A conti fatti: la spesa della nostra famiglia proiettata sul primo anno (quello coperto dal contributo) dovrebbe oscillare tra i 1300 e i 1500 euro. Se una somma di questo genere e' un disincentivo all'acquisto, allora lo sconticino di 200 euro e' evidentemente insufficiente.
Ma per altro il costo delle macchine *non* e' un disincentivo vero all'informatizzazione delle famiglie. Ho davanti agli occhi l'indagine Le famiglie toscane e internet, realizzata dalla Regione Toscana: sul 55.4% delle famiglie che non possiedono un pc, soltanto il 3,4% (l'1,9% del campione totale!) indica la spesa eccessiva come motivo del mancato acquisto, mentre l'85,5% dice di "non averne bisogno"*. Evidentemente il digital divide e' culturale prima che economico, almeno in Italia. E non e' certo un piccolo sconto sul prezzo di un pc a permettere di superarlo. Funzionerebbe molto meglio avere servizi utili, usabili, affidabili. Funzionerebbe meglio fare formazione permanente e ricorrente. Funzionerebbe meglio dotare le scuole di laboratori informatici adeguati. Funzionerebbe meglio anche soltanto smetterla di fare terrorismo su internet piena di terroristi e pedofili.

3. Ma allora, come spendere 30 milioni di euro per aiutare il paese a ridurre l'esclusione digitale delle famiglie? Faccio solo qualche esempio, i primi che mi vengono in mente.
- I "punti di accesso assistiti a internet": ovvero qualche computer connesso broadband in un luogo pubblico (il circolino del paese, la posta, l'oratorio ecc.), con una persona che in determinati orari e' a disposizione per aiutare le persone a servirsene. E' uno strumento di diffusione culturale, prima ancora che tecnologica. Ne parla anche la Commissione Europea nel piano e.Europe 2005. La Regione Toscana sta per finanziarne la realizzazione in tutti i suoi Comuni (il link non posso ancora metterlo — e' questione di giorni per la pubblicazione del bando). 30 milioni di euro bastano per farne funzionare piu' o meno 3000 per due anni: cioe' grosso modo uno in ogni area del paese disagiata, mal servita, affetta da un alto livello di esclusione digitale.
- Con la stessa cifra si possono creare o rinnovare 1500 laboratori di informatica nelle scuole. Cioe' si puo', anche in questo caso, fare opera di diffusione culturale, fare in modo che, attraverso i ragazzi, le ICT penetrino nelle famiglie.
- con una somma analoga si finanzia in toto il piano di e.government di una regione, o di una decina di province. L'intera somma a disposizione della "seconda fase" di attuazione dell'e.government in Italia e' di 185 milioni. Fate voi il confronto.

E mi vengono in mente tanti altri possibili usi, magari non direttamente rivolti alle famiglie, ma di sicura utilita' per il sistema paese: a cominciare dall'informatizzazione massiccia dell'amministrazione della Giustizia. C'e' solo l'imbarazzo della scelta. Certamente, la soluzione peggiore, in un momento in cui il denaro pubblico e' poco e viene lesinato, e' disperdere risorse in interventi che non fanno massa critica.

4. Per finire. Il vero problema e' un altro, comunque — e i trenta milioni di Stanca non potrebbero risolvere molto nemmeno se ben impiegati. Il problema e' che l'Italia non spende in ricerca e innovazione. Andatevi a vedere questo intervento di Roberto Vacca e sconfortatevi. E poi pensate che c'e' chi parla di ridurre il gettito fiscale di una somma tra sei e dodici miliardi di euro. E pensate che cosa potrebbero fare quei soldi per il paese — se invece di essere dispersi "nelle tasche degli Italiani" (ricchi, aggiungo io), venissero almeno in parte utilizzati per un programma straordinario di investimenti in innovazione. Altro che le mancette di Stanca.

* Ovviamente, un problema di reddito c'e': l'esclusione digitale viaggia di pari passo con le condizioni economiche disagiate. Ma e' un problema che si risolve facendo crescere il benessere complessivo delle famiglie, non certo con un buono da duecento euro. Per ridurre il digital divide serve di piu' un mutuo a tassi agevolati per la casa, o un lavoro sicuro e decentemente retribuito, o la possibilita' di mandare un figlio al nido comunale a un costo ragionevole. Serve qualita' della vita.
Questa paginetta e' la spiegazione di un mio commento a questo post del bel blog di Marina Mancini, con la quale mi scuso per il ritardo.

martedì, 24 agosto 2004
Non mollare, Zonker!
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:10 pm

Come tutti, anche The Rat Race e' in ansiosa attesa per Enzo Baldoni.
Si parlera' piu' tardi delle scelte politiche. Restare in Iraq, non restare, eccetera. Rimane il fatto che non avremmo mai dovuto andarci.


lunedì, 23 agosto 2004
… e l'anello di cosa?
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:28 pm

Di solito non indulgo all'abitudine di postare i referrers di The Rat Race, ma questo mi ha fatto troppo ridere:
la ragazza con l'orecchino di pelle.


lunedì, 23 agosto 2004
La razza del topo
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:30 am

Cosi' una persona ha tradotto, qualche giorno fa, "The Rat Race", immagino per dileggio e non per ignoranza dell'inglese. Ho apprezzato il calembour, non foss'altro perche' mi riporta alla mente dei versi che, quando avevo ancora l'abitudine di leggere poesia, mi sono stati molto cari:

. . .

Uscito appena dall'adolescenza
per meta' della vita fui gettato
nelle stalle d'Augia.

Non vi trovai duemila bovi; ne'
mai vi scorsi animali;
pure nei corridoi, sempre piu' folti
di letame, si camminava male

e il respiro mancava; ma vi crescevano
di giorno in giorno i muggiti umani.

. . .

Poi d'anno in anno – e chi piu' contava
le stagioni in quel buio? – qualche mano
che tentava invisibili spiragli
insinuo' il suo memento: un ricciolo
di Gerti, un grillo in gabbia, ultima traccia

del transito di Liuba, il microfilm
di un sonetto eufuista scivolato
dalle dita di Clizia addormentata,
un ticchettio di zoccoli (la serva
zoppa di Monghidoro)
………………… finche' dai cretti
il ventaglio di un mitra ci ributtava,
badilanti infiacchiti colti in fallo

dai bargelli del brago.

Ed infine fu il tonfo: l'incredibile.

A liberarci, a chiuder gli intricati
cunicoli in un lago, basto' un attimo
allo stravolto Alfeo. Chi l'attendeva
ormai? Che senso aveva quella nuova
palta? e il respirare altre ed eguali
zaffate? e il vorticare sopra zattere

di sterco? ed era sole quella sudicia
esca di scolaticcio sui fumaioli,
erano uomini forse,
veri uomini vivi
i formiconi degli approdi?
. . . . . . . . . . . . . . . . . . .
…………………(Penso
che forse non mi leggi piu'. Ma ora

tu sai tutto di me,
della mia prigionia e del mio dopo;
ora sai che non puo' nascere l'aquila
dal topo).

(Ovviamente da Botta e Risposta I, da Satura di Montale)


sabato, 21 agosto 2004
Seghe mentali
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto da tutti e due alle 7:32 pm

Umberto Galimberti su Repubblica di oggi (non online), a proposito della masturbazione:

Ma il desiderio, quando e' voluto per se stesso, porta con se' la sua sconfitta. Allontanando la passione per l'altro, per divenire semplice azione sulla carne dell'altro, il desiderio che desidera solo se stesso non riesce mai a trovarsi a contatto con un corpo, ma sempre e solo di fronte a una carne che, incarnata, lo estingue con quel piacere che e' ad un tempo l'oggetto del desiderio e la sua irrimediabile sconfitta.
E' un piacere indiviso perche' non condiviso. E' un compimento che non lascia sulla pelle, sulle labbra il sapore dell'altro, ma porta con se' solo il sapore della fine. Un gioco di morte invece che un gioco d'amore; un gioco di solitudine, dove lo spazio della con-versione all'altro e' stato derubato dalla propria per-versione.
Excite non lo permette, ma questo post dovrebbe essere a firma congiunta del Ratto e di Waldorf.

sabato, 21 agosto 2004
Palle fredde e dita incrociate
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:34 pm

Mancano notizie di Enzo G. Baldoni, reporter di Diario e autore del bel blog di guerra Bloghdad. E' andato a Najaf e si sono perse le sue tracce. I suoi amici dicono di non fare eccessivo allarmismo. Aspettiamo, con ansia e fiducia, un nuovo post di Enzo.


venerdì, 20 agosto 2004
Ho commesso un errore (grave)
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:36 pm

Qualche giorno fa ho scritto a Loredana Morandi. Le ho scritto cercando con lei un confronto su una questione che — come i lettori di The Rat Race e gli amici sanno — mi sta a cuore, cioe' quella delle licenze Creative Commons e della libera circolazione del sapere. Era una lettera in parte polemica, certo; ma credo che fosse piu' che civile tanto nei toni che nei contenuti — e sicuramente non era in nessun modo minatoria.
Le ho scritto "privatamente" (cioe' all'indirizzo che pubblica sul suo sito web per la corrispondenza, usando l'indirizzo che pubblico sul mio sito web per la corrispondenza) perche' speravo di non creare un altro polverone, ma magari di discutere nel merito, senza bisogno di pubblico. Come si fa tra persone civili.

La signora Morandi mi ha risposto pubblicamente su Giustiziaquotidiana.net, senza nemmeno far capire quale fosse l'argomento della mia lettera e senza replicare nel merito; lascio ai lettori di giudicare se con un atteggiamento corretto. Per amore di chiarezza, tuttavia, credo sia utile rendere pubblico il testo della mia lettera:

Gentile signora Morandi,

leggo con una certa sorpresa (http://www.giustiziaquotidiana.net/dblog/autori.asp#perche)
che Lei utilizza un software Open Source distribuito sotto licenza Creative
Commons per la pubblicazione di "Giustizia Quotidiana" (http://www.giustiziaquotidiana.net).
Ricordo che non piu' tardi di qualche settimana fa Lei ha preso posizioni
di assoluta contrarieta' a questo tipo di licenze, sostenendo tra l'altro
che coprono una sorta di tentato furto di proprieta' intellettuale; mi permetto
di citare, fra i molti, questo passo da Lei pubblicato (http://giustiziaoggi.blog.excite.it/permalink/159626.htm):

— quote —

LICENZE CREATIVE COMMONS

IN ITALIA

[]

NO GRAZIE !

Non finchè sono queste persone a volersi far paladini di quello che sarebbe
in mano loro: il furto intellettuale alla gioventù italiana più doloroso
della storia.

Credete a me: pur di farvi tacere vi ruberanno le password e gli interi
siti.

Come hanno fatto a me nel corso dell'organizzazione di una manifestazione
nazionale su 4 piazze italiane.

Disonesti se non delinquenti.

Io ho dovuto denunciare tutti questi signori per avermi molestata al telefono,
per avermi minacciata, per aver molestato e interrogato i miei figli e per
aver proferito anche minacce per l'incolumità fisica.

Buttate via le licenze creative commons!

Non sprecate la vostra intelligenza

(in fondo quel verde merdina, non stà bene neppure sui vostri siti)

Articolo in corso di pubblicazione ovunque nel web :-)

— end quote —

Se la Sua opinione e' cambiata e Lei ha compreso che le licenze CC sono
uno strumento che favorisce la libera circolazione del sapere, sono il primo
ad esserne felice. Mi permetto di suggerire, tuttavia, che una pubblica
rettifica rispetto alle posizioni che ha tanto duramente sostenuto in passato
sarebbe questione di correttezza.
Se invece il Suo giudizio continua ad essere negativo, coerenza vorrebbe
che Lei non utilizzasse strumenti diffusi sotto un tipo di licenza che disapprova.
Esistono ottimi software per la pubblicazione di contenuti in rete distribuiti
sotto licenze di tipo proprietario; qualunque buon webmaster potra' segnalargliene
uno.

Cordialmente

Angelo M. Buongiovanni

E' chiaro che ho sbagliato tutto, sperando che si potesse aprire una discussione sensata. E ho finito per rinfocolare qualcosa che forse poteva morire li'. Mi dispiace: per me, per la signora Morandi e per tutti gli annoiati personaggi e lettori di questa vicenda.
Per The Rat Race la questione non ha altro seguito: quindi mi scuserete se non abilito i commenti a questo post. Se proprio avete qualcosa da dire, c'e' la "mail gratuita di Excite".

giovedì, 19 agosto 2004
Uno stato immorale?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:59 pm

Michael Melchior, parlamentare laburista israeliano, alza un grido di dolore per le politiche economiche e sociali del governo di Israele.

Credo che valga la pena di rifletterci, anche per capire come la crisi della societa' israeliana non sia fatta soltanto del conflitto con i Palestinesi — e investa i valori di fondo di Israele, il suo stesso radicamento nella cultura ebraica: in qualche modo c'e' un inquietante parallelismo tra come Israele affronta la propria politica sociale ed economica da un lato e il rapporto con i Palestinesi dall'altro. C'e' la stessa insensibilita' di fondo, la stessa mancanza di umanita' — e di adesione ai valori profondi dell'ebraismo.
Su un altro piano, e' significativo che Melchior scriva come se la questione palestinese — e la questione dei cittadini arabo-israeliani — non esistessero. Anche questo merita una riflessione, perche' l'invisibilita' dei Palestinesi per il pubblico generale di Israele e' uno degli aspetti rilevanti se si vuol capire quello che accade.

A margine, e cedendo a una suggestione polemica, credo anche che valga la pena di rileggere quell'articolo come se parlasse dell'Italia, di come potrebbe essere tra qualche anno, lasciata nelle mani della destra che ci governa e che e' tanto amica di Sharon.

giovedì, 19 agosto 2004
IMBB.it #3
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:57 pm

Le ricette del terzo Is My Blog Burning? italiano (dolci estivi) sono qui, sul blog di Vesnuccia.


giovedì, 19 agosto 2004
Promemoria
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:15 am

Non che questo blog non ne parli abitualmente, ma ho la sensazione che dovremmo tutti quanti essere un po' piu' focalizzati sul fatto che in Iraq c'e' (ancora) la guerra.
Per questo nel mio piccolo inauguro una nuova rubrica e vi invito ancora a leggervi giorno per giorno quel che ci racconta Enzo G. Baldoni su Bloghdad.


mercoledì, 18 agosto 2004
Referendum
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 7:46 pm

Leggete il commento di Mario (il n. 5 qui). E' una trollata e quindi va cancellato — o e' la libera espressione di una legittima opinione — e quindi conservato come le cose sante, come si direbbe a Pisa? Attendo opinioni e provvedero' a maggioranza ;-).

Sto svogliatamente e a singhiozzo ripulendo The Rat Race dallo spam; di conseguenza man mano disattivo i commenti sui vecchi post. Se avete qualcosa da dire c'e' la mail oppure ci sono i commenti ai post recenti: accetto gli off topic, se del caso.

martedì, 17 agosto 2004
Acqua, Israele e Palestina
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:59 pm

Il nuovo numero di Bitterlemons e' dedicato al tema (essenziale per capire le prospettive) dello sfruttamento delle falde acquifere nel West Bank.


martedì, 17 agosto 2004
Post ad interim
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 4:17 pm

Sono diversi giorni che ho un post iniziato in cui dovrei parlare del rapporto tra il percorso del muro (o della barriera, se preferite una terminologia piu' ipocrita), la geografia del West Bank e le politiche israeliane di insediamento. Mi mancano il tempo e la concentrazione. Per ora vi lascio alla lettura di queste notizie di Haaretz, una di qualche tempo fa, l'altra di oggi, e a confrontarle con queste cartine. Secondo me basta e avanza per capire — comunque se ne riparla quando tiro il fiato.

Altre due carte utili.

mercoledì, 4 agosto 2004
Ovvieta', cazzata, o…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:53 pm

Quando Rutelli dice che il prossimo governo di centro sinistra non dovra' cancellare tutte le leggi del centrodestra o dice un'ovvieta' o dice una cazzata (o tutte e due insieme). Un'ovvieta' perche' e' evidente che il Paese non puo' permettersi che la politica gestisca le norme come una tela di Penelope, disfacendo ogni cinque anni e ricominciando da capo. E' una questione istituzionale, prima ancora che politica: solo dopo una rivoluzione, dopo l'abbattimento di un regime si cerca di cancellarne le tracce legislative. E' una questione di legittimita' del potere politico: questo governo, ci piaccia o meno, e' il governo democraticamente eletto dagli Italiani — e le sue leggi sono le leggi degli Italiani. Cancellarle con un tratto di penna, come se fossero norme imposte da una dittatura o da un occupante straniero e' togliere legittimita' a quella parte del paese che ha votato per la destra.
Tuttavia, se scendiamo nel merito, sono talmente tante le leggi impresentabili del centrodestra — ed hanno un tale impatto distruttivo sul tessuto istituzionale, democratico, economico e sociale e culturale di questo paese — che la lista delle cose da cancellare senza appello e' certamente piu' lunga di quella delle cose salvabili. Dare un messaggio diverso e', appunto, una cazzata: non solo perche' divide l'opposizione in un momento in cui di tutto c'e' bisogno tranne che di divisione; non solo perche' trasmette l'idea che l'operato di questo governo non e' poi tanto disastroso (e allora perche' mai mandarlo a casa?); non solo perche' cancella come se fosse irrilevante l'anomalia berlusconiana di un governo asservito a interessi privati e incapace del minimo rispetto delle istituzioni. Ma soprattutto perche' consegna al futuro l'idea di un'Italia stabilmente berlusconizzata: un'Italia in cui questi anni non sono stati un errore di percorso, ma una svolta che e' destinata a segnare di se' le vite di una generazione.
Di altro c'e' bisogno: di un centrosinistra che non faccia sottili distinzioni su cosa va bene o male delle leggi di Berlusconi, ma ci spieghi quale modello sociale ed istituzionale ha in mente per l'Italia. E sulla base di quel modello faccia programmi, proposte, progetti di riforme. E sulla base di quel modello, di quei programmi, di quelle idee di riforma modifichi o cancelli la legislazione precedente, chiunque l'abbia fatta.
Se poi il discorso di Rutelli serve a strizzare l'occhio ai centristi della Casa delle Liberta' e a distanziarsi e distinguersi dall'Ulivo — beh, allora non e' ne' un'ovvieta' ne' una cazzata: e' un tradimento politico delle ragioni stesse per cui il partito di Rutelli (e mio) e' nato.

lunedì, 2 agosto 2004
Ancora sulla storia
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:29 pm

Questo post di Floria mi pare condivisibile in ogni parola, segno di punteggiatura, spazio bianco e quant'altro.


mercoledì, 28 luglio 2004
Is My Blog Burning #2: sughi di verdure
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:30 pm

Sul tema scelto da Iaia, due ricette veloci veloci, una di origine piemontese, l'altra campana. La prima e' la

Pasta ai porri
Prendete un porro non molto grande, pulitelo accuratamente eliminando la parte verde e facendo attenzione di aver lavato via *tutta* la terra. Poi fatelo a rondelline di spessore infinitesimale, che metterete in una padella piuttosto capiente con una goccia d'olio e il burro strettamente necessario a farle imbiondire a fuoco dolce smuovendo un po' con un cucchiaio di legno (cosi' le rondelle si disfano e si trasformano in capellini ancora piu' infinitesimali); quando le striscioline di porro saranno diventate belle lucide e appena dorate (ma non tostate!) sfumatele di Marsala con una certa generosita' alzando la fiamma per qualche secondo. Poi aggiungerete ancora abbondante burro e regolerete di sale (o meglio ancora, insaporirete con un po' di estratto di carne). Nel sugo cosi' ottenuto saltate la pasta che avrete scolato (non troppo) ben al dente. I tajarin sono ovviamente il formato ideale; in mancanza di quelli, meglio una pasta corta che raccolga bene, come le conchiglie o le pipe rigate. Parmigiano a volonta', ma secondo me ammazza un po' il sapore del porro.

Seguono le

Linguine con le olive*
In una padella capace soffriggete in olio extravergine molto abbondante del peperoncino e un poco d'aglio (senza esagerare ne' con l'uno ne' con l'altro: non devono dominare sugli altri sapori). Aggiungete al tutto abbondanti olive snocciolate intere o a pezzi grandi (le migliori che trovate. La ricetta originale prevede quelle verdi di Gaeta, in mancanza delle quali noi usiamo le taggiasche: il risultato e' diverso ma non inferiore) e capperini sotto sale (i piu' piccoli che ci sono) e lasciate insaporire, senza cuocere troppo a lungo. Non salate (e state un po' bassi di sale anche nell'acqua della pasta), perche' i capperi e le olive sono gia' piu' che sufficienti. Scolate le linguine al dente e saltatele nel condimento, aggiungendo piu' di qualche foglia di basilico spezzata a mano.

* Questa pasta la fa chi so io ed e' ispirata a quella della trattoria O' Fraulese ad Ischia Porto. Io di solito mi limito a mangiarla: spero quindi di non aver sbagliato nulla.

mercoledì, 28 luglio 2004
Un fiorino!
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

Il Ministro Lunardi propone di far pagare il pedaggio anche sui quattromiladuecento chilometri di strade statali gestite dall'ANAS. Per finanziare le grandi opere.


lunedì, 26 luglio 2004
Ci siamo rifatti

Ieri sera, a goderci il tramonto tra Roccaverano e Olmo Gentile, in Alta Langa (in lontananza il Monviso, sbiadito nella foschia ma oggi senza una nuvola…):

I campi di stoppie:


A cena alla "Madonna della Neve" di Cessole. Bel panorama, campo da bocce, ampie vetrate con vista sulle vigne, cucina assolutamente tradizionale (ottimi gli affettati, nella norma il vitello tonnato, buono lo sformato di zucchine in crosta con la formaggetta. Notevoli i 'gnulot dal plin, che sono il vanto del locale. E soprattutto le pesche ripiene — persi pien! –, in una versione senza cacao che merita un approfondimento; piu' che onesti i ricarichi su una buona carta dei vini. Antipasto, primo, dolce, caffe' e vino per circa 25 euro a testa; ci torneremo per i secondi, che sembrano attraenti).


venerdì, 23 luglio 2004
Non ho letto il libro
Nelle categorie: Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:09 am

… ma questa segnalazione di Leonardo Coen sembra interessante.


giovedì, 22 luglio 2004
Sharon, l'aliyah e la Diaspora
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:44 pm

L'uscita infelice di Sharon sull'emigrazione degli ebrei francesi merita forse di non essere letta alla luce delle polemiche piu' o meno interessate e della stretta attualita' politica, ma di un ragionamento piu' pacato e piu' generale. Provo qui a fare le mie considerazioni, premettendo che — essendo un gentile — potrei facilmente prendere fischi per fiaschi, se non altro perche' parlo di cose che mi riguardano fino a un certo punto.
Israele fonda la sua stessa ragion d'essere sul superamento della Diaspora e sull'aliyah, il ritorno in Erez Israel del popolo ebraico disperso. Senza questa idea non ci sarebbe il sionismo e non ci sarebbe Israele. Non e' un accessorio e non e' un arnese del passato: la missione di Israele e' riportare *tutti* gli Ebrei a vivere in Erez Israel. Fino a quel momento e' ovvio e naturale che ogni governante israeliano, non solo Sharon, sosterra', invochera', promuovera' l'aliyah degli ebrei della Diaspora. Non fa che perseguire lo scopo originario dello stato che rappresenta. Si puo' essere piu' o meno d'accordo, si puo' essere piu' o meno convinti del sionismo come ideale, ma pensare che un governante israeliano rinunci ad invitare gli ebrei della Diaspora a emigrare in Erez Israel sarebbe come chiedere a McDonald's di smettere di fare propaganda agli hamburger.
Questo porta con se' tutta una serie di questioni aperte e problematiche, al cuore stesso dell'idea sionista e dell'identita' ebraica.
E' evidente che la posizione sionista parte dalla convinzione che gli Ebrei siano *prima di tutto* una nazione. E che quindi la loro identita' sia prevalente su ogni differenza culturale, nazionale, etnica, ecc. Un ebreo e' un ebreo, ed e' connazionale di tutti gli altri ebrei: che sia americano o francese o russo o israeliano ha un'importanza secondaria. La sua identita' ebraica e' una identita' nazionale — e la nazione trova il suo luogo naturale di esistenza e di autogoverno in Erez Israel e nello stato di Israele. In questa prospettiva ovviamente l'aliyah e' la sola forma di completa realizzazione dell'identita' ebraica, ed Israele e' il solo luogo dove si puo' essere pienamente incardinati nella nazione ebraica. Il corollario — spesso inespresso, ma nondimeno evidente — e' che la Diaspora implica una condizione di minorita' dell'ebreo, una sua diminuzione che soltanto l'aliyah puo' sanare. Anche perche' l'ebreo della Diaspora e' comunque *straniero* nel paese in cui e' nato e vive (nella sua stessa percezione, ma soprattutto in quella dei gentili che lo circondano: esemplare ed orrendo — (il resoconto qui, alle pagg. 38-39 — quanto accaduto all'Assessore Ascoli della Regione Marche, che nel corso del dibattito sullo statuo regionale si e' sentito dire da un consigliere di Forza Italia: "Lei e' un ospite in questo paese"). E' una posizione legittima, ma non e' certamente l'unica legittima.
La Diaspora si e' formata in duemila anni di storia di conflitti e di integrazione tra le comunita' ebraiche e il tessuto sociale, economico, nazionale delle realta' in cui esse hanno vissuto. Ha creato un miracoloso intreccio di differenze e di identita' che sta al cuore stesso dell'Europa (e dell'America): di fatto non e' possibile pensare ad una identita' culturale europea o americana senza includere in esse l'apporto dell'ebraismo diasporico. Simmetricamente gli ebrei della Diaspora sono radicalmente integrati nelle comunita' nazionali in cui vivono, pur mantenendo una loro *differenza*: parlano la stessa lingua dei loro connazionali gentili, ne condividono abitudini, cultura, passioni, rappresentazioni. Sono Francesi o Italiani, o Americani — e non percepiscono la loro identita' ebraica come nazionalita'. Certo, come appartenenza al popolo ebraico, ma non ad una nazione separata da quella in cui vivono. Di questo difficile e miracoloso equilibrio tra integrazione e distinzione forse il frutto piu' significativo e piu' fecondo e' l'yddish. Non e' un caso che in Israele l'yddish sia stato scoraggiato e soppiantato dalla rinascita dell'ebraico, lingua *nazionale* e non vincolata alla lunga storia di contaminazione europea.
La Diaspora ha una sua autonoma ebraicita', che non e' meno piena, in questa prospettiva, di quella di coloro che hanno scelto Israele e la concezione dell'ebraismo come nazionalita'. Certo, il legame tra Israele e Diaspora e' comunque indissolubile e non potrebbe essere altrimenti, ma si fonda, ancora una volta, su un intreccio di identificazione e distinzione: Israele e Gerusalemme sono nel cuore di ogni ebreo, ma non sono necessariamente la patria di un ebreo.
Detto cio', mi pare che le dichiarazioni di Sharon perdano completamente di vista — credo inevitabilmente — questa distinzione e l'autonomia stessa della diaspora. Per questo hanno colpito tanto negativamente perfino all'interno delle comunita' ebraiche francesi.
Personalmente credo che una ricchezza profonda dell'ebrasimo moderno possa venire proprio dalla dialettica tra Diaspora e Israele, e che l'emigrazione in massa degli ebrei della Diaspora non potrebbe che impoverire tutti: noi gentili, l'ebraismo e perfino Israele. Se esiste (e io credo che esista) un problema di antisemitismo risorgente in Europa, la soluzione non e' l'emigrazione, ma un rigoroso impegno contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, non solo antisemita, qui ed ora, nei paesi della Diaspora.
Off topic, piu' o meno. Noiosamente, ripetitivamente: e' giusta la condanna dell'ONU e la richiesta a Israele di smantellare il muro. Non per il muro in se', che potrebbe essere una misura legittima, per quanto sgradevole, di difesa della propria sicurezza e delle proprie frontiere: ma perche' il muro non e' sulla frontiera e perche' con il suo percorso rende impossibile la vita di molti palestinesi. Questo non ha a che fare con le esigenze di difesa dal terrorismo, ma con quello degli insediamenti ebraici nel West Bank e con l'annessione strisciante di terre palestinesi. Si costruisca il muro sulla Linea Verde — e allora davvero a chi lo contesta si potra' opporre che non prende in considerazione le esigenze di sicurezza dei cittadini di Israele.

lunedì, 19 luglio 2004
Ristoblog
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:25 am

Riprendo una vecchia idea di Massimo Mantellini, che non so se abbia avuto seguito: quella di recensire ristoranti sui nostri blog. So che esiste "Trattorieblog", ma mi pare che sia fermo dal gennaio di quest'anno. Percio' ricomincio io; se altri vorranno fare lo stesso, piu' o meno occasionalmente, potrebbe essere utile e piacevole. Se poi qualcuno meno dummy di me avesse l'idea di come aggregare i vari post, ci troveremmo con un piccolo esempio di divertimento collaborativo.

Voglio dedicare il primo post di questa serie all'Albero Fiorito di Dogliani (CN – P.zza Confraternita, 13 – Tel. e Fax 0173.70582), la mia tappa preferita nella ristorazione di Langa. Aspetto curato e clima da ristorante di paese, sala abbastanza grande ma non dispersiva, mai rumorosa e confortevole anche quando e' piena, bella vista sul torrente che attraversa la cittadina e sulle colline circostanti.


Il menu, alla voce, e' una rivisitazione fedele ma non noiosa (come a volte capita nei ristoranti piemontesi) della cucina tradizionale. Molti i piatti ricorrenti, ma c'e' un buon ricambio stagionale e qualche novita' non manca mai. Tra gli antipasti vi segnalo:
- la carne cruda tagliata al coltello (la migliore che io abbia mai mangiato);
- lo sformato di cipolle dolci in salsa di parmigiano (aromatizzato con dragoncello, semi di papavero e granella di nocciole; vale il viaggio fino a Dogliani) (foto);
- l'insalata di galletto al balsamico.
Tra i primi:
- la cisra', ovvero la minestra di ceci e trippa tipica delle Langhe;
- gli agnolotti "del plin";
- i tajarin al coltello, in stagione con il tartufo (l'anno scorso proibitivi, si spera vada meglio quest'anno); altrimenti con un ragu' vegetariano di porri o impastati con il dolcetto e conditi con un ragu' in bianco al barolo (ottimi; foto).
Sui secondi mi soffermo meno, non per minore qualita', ma per minore affinita' personale. Ricordo pero' una lepre al civet, tradizionalissima, con tanto di sangue e cacao amaro, piatto difficile al primo impatto col palato, ma splendido.
I dolci sono capitanati da una torta di nocciole con zabaione e da un semifreddo ai marroni che meritano il bis. All'ultima visita, ho potuto combattere il caldo di luglio con le pesche agli amaretti e cacao amaro, tagliate a pezzi, cotte al forno e tenute poi in frigo: freschissime e corroboranti.
Carta dei vini assai piemontese, come e' giusto, con qualche grande vino e una ampia scelta di buone bottiglie a prezzi ragionevoli.
Il servizio e' curato e non invadente. Il menu degustazione (piu' di quello che io possa mai riuscire a mangiare) e' a 31 euro, bevande escluse; per un pasto alla carta non troppo pesante possono bastarne 25.

Se proprio devo fare una critica: le camere, sperimentate per potermi godere in pace un menu completo e una bottiglia importante, non sono all'altezza della ristorazione.


domenica, 18 luglio 2004
Se fosse l'inverso?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:19 am

Cosi' titola Gideon Levy su Haaretz:

But when we're implicated and the victims are Palestinians, we prefer to avert our eyes, not to know, not to take an interest and certainly not to be shocked. Palestinian victims – and their numbers, as everyone knows, are far greater than ours – don't even merit newspaper reports, not even when the chain of events is particularly brutal, as in the examples above. This is not an intellectual exercise but an attempt to demonstrate the concealment of information, the double morality and the hypocrisy. The indifference to these two very recent incidents proved again that in our eyes there is only one victim and all the others will never be considered victims.

Merita una lettura integrale.
Segnalo anche un interessante articolo di Moshe Halbertal sul rimpatrio dei coloni in Israele ed uno, profondamente disturbante, di Avraham Tal, che giustifica su base etnica la legge sulla cittadinanza che impedisce la naturalizzazione degli Arabi: a riprova delle contraddizioni stridenti della societa' israeliana.


mercoledì, 14 luglio 2004
Tikkun olam
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:22 pm

(Approfitto di un viaggio in treno — in cui non riesco a far niente di piu' costruttivo — e comincio a recuperare l'arretrato)

Secondo una teoria cabalistica che riassumo qui per quel pochisismo che ne so e per quel meno ancora che ne ho capito, al momento della creazione l'Altissimo riverso' le manifestazioni della sua essenza in una serie di vasi, perche' fossero trasfuse nel mondo. I piu' deboli di quei vasi non ressero l'urto di tanta potenza e andarono in mille pezzi, spargendosi come schegge in tutto il creato. Cio' significa che il mondo e' imperfetto, non e' cosi' come D-o lo aveva progettato, perche' i vasi si sono spezzati e l'armonia prevista non sara' ricostituita fino a che tutti i frammenti non saranno stati ricomposti. Il compito (infinito?) dell'uomo e' riconoscere i cocci di quel disastro primordiale, le scintille del disegno di D-o andato in frantumi, e rimetterle al loro posto. Solo quando tutti i pezzi saranno tornati la' dove dovevano essere il Messia verra'. L'espressione ebraica per questo lavoro di rattoppo e' "tikkun olam", che significa al tempo stesso "riparazione del mondo" e "redenzione del mondo"*. All'uomo spetta rammendare il mondo — se vuole sperare che sia redento.
Non intendo fare una lunga digressione teologica — la riterrei importante, ma ne so troppo poco e comunque non mi pare cosa adatta a un blog –, ma dico soltanto che mi affascina trovo consolante l'idea che siamo qui per rammendare il lavoro mal riuscito di D-o.

Scendendo sulla terra, mi pare che spesso le persone che abbiamo intorno si possano classificare bene secondo una metafora ispirata a questa storia: ci sono quelli che vogliono cambiare il mondo ("un altro mondo e' possibile") e quelli che si accontentano di aggiustare pazientemente quello che c'e'**.
I primi rifiutano di venire a patti con il mondo imperfetto che si trovano davanti; ne vedono gli errori e gli orrori e si chiamano fuori. Sono i rivoluzionari, i visionari, i puri. Da Gesu' in qua. Sono dominati dalla sete di giustizia, fino al punto di rinunciare all'efficacia — se non puo' essere conforme a giustizia.
I secondi sono quelli che cercano ogni giorno di incollare cocci, di rammendare strappi, di far funzionare alla meno peggio qualcosa che forse e' irrimediabilmente rotto e non funzionera' mai come dovrebbe. Sono quelli che scendono a patti, che mediano, che si compromettono. La giustizia e' anche il loro sogno, ma si sentono obbligati all'efficacia.
Nel mio piccolo, so di non avere abbastanza visione e senso della giustizia per essere tra coloro che vogliono un mondo diverso. Sto dalla parte dei rammendatori, senza grandi speranze che il compito possa mai aver fine o che possa risolversi in qualcosa di meglio del meno peggio.
E a volte avrei davvero bisogno che qualche visionario si distogliesse per un attimo dal suo progetto di un mondo migliore e desse una mano a rammendare questo.

* Nella pratica ebraica quotidiana "tikkun olam" e' l'espressione abituale per indicare le attivita' sociali e caritatevoli: ma in questo post mi interessa il senso originario.
** Beh, ci sono anche quelli che stanno bene nel mondo cosi' com'e' — e ne traggono partito. Ma di loro non mi interessa discutere oggi.


lunedì, 12 luglio 2004
Che cos'e'?
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:39 am

Siamo stati due giorni in montagna nel Parco Nazionale degli Ecrins. Le foto arrivano tra poco. Questa invece e' della settimana scorsa, a Pian del Re: c'era una fioritura meravigliosa (altre foto a seguire), che la mia ignoranza botanica mi impedisce di classificare. In particolare, qualcuno conosce questo?


sabato, 3 luglio 2004
Tutte le volpi finiscono in pellicceria
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

… come diceva Craxi (che in pellicceria c'e' finito prima di altri).
Oggi tocca a Tremonti, e non lo rimpiangeremo certo. L'importante ora e' che a nessuno venga in mente di riciclarlo come e' accaduto ad altri transfughi berlusconiani. Per altri nomi si puo' transigere (forse), per Tremonti no: vista la sua storia e le sue colpe, va trattato come se avesse la peste.


lunedì, 14 giugno 2004
Fine mandato
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:28 pm

A un terzo dello scrutinio il candidato dell'Ulivo alla Presidenza della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, ha il 52% dei voti e potrebbe quindi farcela al primo turno ed entrare in carica gia' domani. Di conseguenza io sto sbaraccando il mio ufficio:

<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah1.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah2.jpg" border="0">

<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah3.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah4.jpg" border="0"><br>
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav1.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav2.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav3.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav4.jpg" border="0">


domenica, 13 giugno 2004
The big day may be tonight
Nelle categorie: Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:40 pm

Mettetela come volete, dite che sono superficiale (sara' anche vero): ma un mondo in cui Fred Astaire canta Steppin' Out With My Baby non puo' essere proprio senza speranza.


domenica, 13 giugno 2004
E uno…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Beh, e' solo un exit poll. Ma Bologna torna a sinistra. Forse le cose ricominciano a girare per il verso giusto.
Per gli altri risultati vedremo.


giovedì, 10 giugno 2004
Un bilancio e qualche considerazione
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:04 am

Sabato e domenica si vota. Nella legislatura che finisce ho fatto l'assessore alla Provincia di Pisa e quindi per me il voto e' anche la chiusura di un'esperienza. Vorrei provare a dare il mio contributo alla campagna elettorale non con un'indicazione di voto, ma con qualche ragionamento che nasce da questi anni. Ovviamente parlo di quello che conosco, cioe' la politica locale: ma non credo che quella nazionale (ed europea) sia molto diversa.
Premessa veloce per capirci. Cinque anni fa non mi consideravo un politico "di professione". Ho sempre fatto politica, ma da militante di base, poco organico ai partiti, poco integrato nelle forme/forze ufficiali. Poi per varie circostanze che e' lungo e inutile spiegare, mi sono trovato (abbastanza inopinatamente) di fronte all'opportunita' di passare "dall'altra parte", tra quelli che decidono, che fanno politica a tempo pieno, che determinano le scelte e usano le risorse. E che sono pagati per farlo (e' un dettaglio fondamentale perche' da quel momento dipendete *economicamente* dalla vostra attivita' politica). Provo a dirvi che cosa ho capito e che cosa ho imparato. Nonostante le cose che diro', credetemi, nessun moralismo, nessun virtuoso "io non c'entro": faccio anche io parte di questo sistema, un politico di professione lo sono diventato pure io. [...]
Il mondo della politica e della pubblica amministrazione visto da dentro e' perfino peggio di come ve lo aspettate. Non tanto per la disonesta' e la corruzione: sono fenomeni tutto sommato marginali e scarsamente influenti. Quello che pesa veramente e' altro: l'autoreferenzialita', per esempio, la difficolta' a capire qual e' il vero impatto delle scelte politiche sulla realta'. I personalismi esasperati, dettati anche dall'esigenza di mantenere i privilegi del potere che si esercita, per piccolo che sia — e perfino dal bisogno di non perdere il "posto di lavoro" (l'ultimo anno prima delle elezioni questa e' la preoccupazione numero uno di tutti noi — e anche comprensibilmente: dopo due mandati provate a reinserire nel suo vecchio lavoro un sindaco cinquantacinquenne…). Di qui derivano slealta', doppi e tripli giochi, mancanza totale di trasparenza. Aggiungeteci la lentezza e macchinosita' delle procedure; gli sprechi sistematici di risorse, umane e finanziarie (dovuti non tanto all'incapacita', all'incuria o alla corruzione, ma per lo piu' ai vincoli che discendono da anni e anni di fatti compiuti, di stratificazioni successive delle decisioni). D'altronde la funzione primaria di qualunque organizzazione, e quindi anche del sistema politico, e' sopravvivere, riprodursi ed estendere se possibile il proprio potere: produrre risultati utili all'esterno viene dopo.
In questo contesto riuscire a *fare* e' davvero difficile — e comporta ogni genere di compromessi, anche poco onorevoli. Ma non solo per una sorta di degenerazione della politica (che pure c'e'). Esiste una complessita' intrinseca della politica e dell'amministrazione: chi pensa di tagliare nodi gordiani con decisioni nette e con puro esprit de geometrie e' destinato a fallire miseramente. Primo perche' ci sono interessi reali e legittimi (e di conseguenza rapporti di forza) che ogni scelta amministrativa deve tenere in considerazione e che ledere sarebbe dannoso per la collettivita': quindi la linea retta che procede gloriosamente verso la ragione e il futuro si adatta a fare zigzag, ritorni indietro, giri intorno agli ostacoli, alle eccezioni, ai casi particolari. Secondo perche' non si agisce mai su terreno vergine, ma ogni decisione ha dietro di se' una storia, situazioni consolidate di fatto e di diritto che limitano l'autonomia della politica: altri arzigogoli, cammini sbarrati, deviazioni. Terzo perche' il contesto normativo introduce vincoli e complessita' ulteriori tali da impedire una realizzazione lineare delle decisioni prese (i "lacci e lacciuoli" di cui parla lo stirato esistono davvero. Ma non sono soltanto frutto di una perversa mentalita' burocratica; il piu' delle volte sono destinati a tutelare davvero l'interesse collettivo — ed e' un bene che ci siano). Spesso — una volta fatte le scelte di merito — il lavoro di elaborazione delle modalita' tecniche e giuridiche per realizzarle e' talmente lungo e difficile che alla fine della decisione originaria resta abbastanza poco — e nel frattempo sono passati mesi e la situazione vi e' cambiata sotto le mani.
Di conseguenza amministrare non e' lavoro da dilettanti. C'e' una drammatica necessita' di formazione, di competenza tecnica degli amministratori. Anche perche' l'idea teoricamente bellissima della separazione tra politica e gestione rischia di essere devastante, altrimenti: un politico che non si intenda delle complessita' della gestione finisce per essere un burattino in mano ai suoi tecnici. Oppure per prendere decisioni inapplicabili quando non addirittura abnormi. L'illusione che una persona qualunque proveniente dalla "societa' civile" possa ricoprire adeguatamente incarichi politici e' appunto una illusione: c'e' bisogno di un sacco di tempo per capire, per studiare, per orientarsi. E quindi c'e' bisogno di persone che facciano politica professionalmente. E' un peccato che sia cosi', perche' il professionismo politico e' assolutamente deleterio sul piano della trasparenza, della moralita', dell'efficienza ecc. (vedi sopra, appunto). Ma il dilettantismo e' perfino peggio. Ve lo dico da persona che e' passata attraverso entrambe le fasi: due anni abbondanti mi sono serviti per capire alla meglio come girava il mondo, per due anni sono riuscito piu' o meno a lavorare davvero (con tutti i limiti che ho detto sopra), l'ultimo anno e' stato di campagna elettorale in cui e' illusorio pensare di fare qualcosa di concreto (chi fa, fa anche errori, e gli errori scontentano. A volte anche le cose fatte bene scontentano, perche' non si possono soddisfare gli interessi di tutti. E allora se volete vincere le elezioni dovete fare il meno possibile). Se fossi stato fin dall'inizio un professionista della politica, avrei avuto due anni di tempo in piu' per cercare di realizzare un programma.
Questo sistema non e' sostanzialmente intaccabile. Se siete all'esterno non contate — e il meccanismo semplicemente non tiene conto di voi — o raccoglie le vostre sollecitazioni ma le trasforma secondo le sue logiche, i suoi tempi, le sue deviazioni. Se entrate nel sistema, potete giocare soltanto secondo le sue regole — e quindi finite per omologarvi. Chi racconta cose diverse, credetemi, o si illude o mente. Anche una discontinuita' traumatica, perfino una rivoluzione non puo' far altro che imporre un cambio di classe dirigente, di persone: i meccanismi di formazione delle decisioni sono destinati comunque a riprodursi e a perpetuarsi. All'interno di una democrazia ben regolata, poi, la continuita' delle istituzioni si trasforma (e fortunatamente, sia ben chiaro! ogni alternativa sarebbe peggiore) in una sorta di capacita' del sistema decisionale di sopravvivere al cambiamento dei decisori politici (ed e' questo che alla fin fine ci salvera' da Berlusconi…).
In questo meccanismo i piu' adatti a sopravvivere sono coloro che si servono dell'esistente piuttosto che quelli che lo vogliono cambiare. La fortuna politica di una persona dipende solo in piccola parte da quanto le sue scelte sono state o saranno utili per la collettivita' — e principalmente dalla sua capacita' di sopravvivere all'interno del sistema, di guadagnare visibilita' e alleanze, di pesare negli equilibri di un'oligarchia. Gli outsiders o vengono tenuti lontani dal disgusto, o vengono sconfitti dal meccanismo, o adottano le regole del gioco e diventano essi stessi parte del gioco. Va anche detto che proprio per questo le forze della classe politica sono sempre piu' esigue — e di conseguenza entrare a farne parte non e' poi cosi' difficile. A patto di lasciarsi inglobare (detto tra parentesi: questa e' probabilmente una delle ragioni principali di quella crisi di rappresentativita' di cui parlavo un po' di tempo addietro; ma su questo magari ritorniamo un'altra volta).

Se il quadro e' questo, il bilancio e' totalmente negativo? no. Perche' lavorando sodo qualche cosa si puo' ottenere. Perche' a furia di compromessi, di cammini tortuosi, di sconfitte, di sprechi, di ritorni indietro, qualche risultato arriva. Poco rispetto agli sforzi. Ancora meno rispetto alle speranze. Quasi nulla rispetto agli ideali. Ma rispetto a cinque anni fa, ho la presunzione che il mio lavoro abbia migliorato, qua e la', le cose di cui mi sono occupato. E allora vale la pena di sporcarsi le mani — di scontare le frustrazioni e le disillusioni. Anche perche' se non lo facciamo noi che qualche illusione e qualche ideale ancora lo coltiviamo — padroni del campo restano soltanto quelli che nel brago ci stanno con piena soddisfazione. Bisogna accettare con amarezza, ma con realismo, che l'esercizio del potere politico comporta un'elevatissima inefficienza — e che quindi le risposte ai problemi saranno comunque inadeguate, tardive, insufficienti e imperfette. Ma che le risposte possono venire solo dalla politica, e da questa politica, perche' non ce n'e' un'altra. Percio' niente e' piu' dannoso dei luoghi comuni sui politici che sono tutti uguali e sulla politica che e' una cosa sporca: anche se sono quasi veri. La politica e' una sporca cosa e tutti i politici finiscono per somigliarsi, ma le differenze che ci sono contano eccome. E potrebbero contare assai di piu' se piu' persone decenti avessero la voglia e il coraggio di sporcarsi le mani. Senza illusioni, senza sperare di cambiare tutto, senza pretese di trasformare le buie stanze dei bottoni in luoghi luminosi e trasparenti di produzione del futuro. Ma sapendo che sbilencamente, faticosamente, qualcosa si puo' fare.
Sceglietele bene, le persone che eleggerete sabato e domenica. Con un occhio all'utopia del buon governo e un altro fisso sul disincanto della realta'.


lunedì, 7 giugno 2004
No — antisemita tu — certo che no!
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:39 pm

Questo post e' nato come commento a un intervento di Lia, poi e' cresciuto troppo e quindi lo metto qui, ma preferisco non cambiare il tono ad personam.
Solo un anticipo, per non lasciar cadere il discorso (poi ritorno, leggo gli altri commenti, mi documento, imparo e — se del caso — dico la mia). Nessuna intenzione di "discutere cio' che tu sei" — non solo perche' sei tu il miglior giudice di te stessa, ma soprattutto perche' non ti faccio capace di essere antisemita. Tanto quanto sono certo io di non poter essere un razzista anti-arabo o anti-islamico. E' talmente fuori di dubbio nella mia testa che mi sto chiedendo dov'e' che il mio ragionamento non sta in piedi.
Tuttavia le cose che ho scritto continuo a pensarle. E continuo a pensare che la parte tragica della vicenda sia proprio nello scontro di due diritti entrambi ben fondati e innegabili: quello dei Palestinesi arabi alla loro terra e quello degli Ebrei alla loro terra. Che sciaguratamente e' la stessa. Certo, si tratta di due diritti diversi. Il diritto dei Palestinesi alla Palestina e' ovvio: e' la loro patria, e' il luogo dove per generazioni sono nati e vissuti. In nessun altro luogo possono essere cio' che sono. Quello degli Ebrei e', io credo, meno ovvio ma altrettanto fondato: Erez Israel e' la sola terra che gli Ebrei possano considerare patria. In un certo senso e' la consapevolezza di essere esuli da Erez Israel che ne ha garantito la sopravvivenza per duemila anni.
Io credo che non se ne esca negando uno di questi due diritti. E che negarne uno equivalga a negare l'identita' di uno dei due popoli. Se non vogliamo parlare di antisemitismo — e probabilmente il termine offusca il senso delle mie parole — la questione e' poi tutta qui. E percio' solo un doloroso compromesso — ma fondato sul *reciproco* riconoscimento — puo' permettere agli uni e agli altri una vita dignitosa.
Che poi oggi le colpe di Israele siano probabilmente piu' gravi di quelle dei Palestinesi, se non altro per la sproporzione di forze, e' altra questione — su cui non posso che essere d'accordo. Ma anche in questo caso, non se ne esce se non immaginando dei compromessi.

Un'ultima battuta, se mi permetti. Tu dici di essere certa che oggi e' (nel nostro caso) lunedi'. Io concordo. Ma ho l'impressione che il problema vero sia che per me questo lunedi' e' il 18 Sivan del 5764, per te il 18 Rabi'ath-Thani del 1425. Fuor di metafora: non e' che diciamo la stessa cosa a partire da strumenti di lettura diversi, e che alla fine non siamo capaci di accordarci sul fatto che oggi e' (per convenzione) il 7 giugno 2004? Francamente, le fotografie sono tutto tranne che oggettive…


mercoledì, 2 giugno 2004
Viva la Repubblica
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:34 pm

Nelle mie memorie d'infanzia il 2 giugno e' legato ad una serie di flash: gli autobus addobbati con le bandierine italiane, il Presidente Saragat che concludeva sempre i suoi discorsi con "Viva la Repubblica, viva l'Italia!", le Frecce Tricolori che volavano ancora con i vecchi, bellissimi G91R, la parata militare a Torino in corso Stati Uniti, assai piu' casereccia di quella imponente dei Fori Imperiali, ma piena di bambini come me, accompagnati da papa' e mamme, l'Inno di Mameli ascoltato rigorosamente sull'attenti (brutto era brutto, me ne accorgevo perfino allora. Ma sull'attenti ci si stava eccome).
Stucchevole retorica patriottarda. Certo. Ma sono grato a quella retorica. Perche' e' stata in fondo un modo elementare per farmi sentire l'appartenenza non tanto alla comunita', alla "patria" (quella se mai passa attraverso altri canali), ma all'istituzione, alla Repubblica. E sono contento di aver imparato fin da bambino questo sentimento di appartenenza. Negli anni della mia infanzia poteva perfino sembrare un sentimento superfluo: ma oggi no. Di questi tempi l'attaccamento ai valori su cui la Repubblica e' nata, al "Vento del Nord" della Resistenza e della Liberazione — e soprattutto alla Costituzione — e' tutt'altro che scontato, mal tollerato com'e' dalla genia che ci governa. E se la retorica un po' vuota dei 2 giugno della mia infanzia e' servita a farmi amare tutto questo e a rendermi impermeabile a qualunque revisionismo — beh, come non serbarne gratitudine?

P. S. Leggo delle contestazioni e degli incidenti: notizie ancora del tutto frammentarie, per cui meglio aspettare un po' piu' di chiarezza. Ma due cose le dico subito:
1. Hanno torto i disobbedienti che dicono che oggi non c'e' niente da festeggiare; hanno torto quando fischiano e contestano il gonfalone della Provincia di Alessandria decorata al valore per la Resistenza. Significa non aver memoria democratica — e non avere il senso della storia e della comunita'.
2. Non si puo' accettare che si impedisca ai contestatori il diritto di manifestare — e di rendere visibili le loro opinioni. Fermi e botte sono la negazione del senso della festa di oggi. C'e' solo da sperare che le cose siano andate diversamente.


martedì, 1 giugno 2004
Misteri degli accessi
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:10 pm

Sono davvero curioso: che cosa mai puo' portare uno dalla Prince of Songkla University (Tailandia) a consultare The Rat Race?


martedì, 1 giugno 2004
E basta adesso…
Nelle categorie: Umori e malumori, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

Scopro — seguendo un lungo giro di link attraverso Haramlik e Macchianera — di essere anche io chiamato in causa, sia pure marginalmente, nella grottesca vicenda di Loredana Morandi, alias Lunadicarta, fondatrice dei Bloggersperlapace (i link, se proprio volete, ve li cercate su Goooooooogle).
Mi pare che la signora abbia definitivamente perso ogni contatto con la realta'. Tuttavia non e' innocua, visto che pubblica dati personali altrui in giro per la rete, sparge denunce vere o presunte e incita al licenziamento di oneste persone il cui unico torto e' di non aver assecondato il suo delirio. E' il momento che qualcuno la faccia smettere. Ci sara' pure un giudice (un po' piu' vicino di Berlino, si spera) che ponga fine alle sue molestie.

Per dovere di cronaca: non ho avuto il piacere di conoscere la signora Morandi. A quanto ne so, lei ha visto me a una conferenza stampa — io non ho visto lei e non siamo stati presentati.


lunedì, 31 maggio 2004
Finalmente!
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:29 pm

[ciliege]

Ma quanto costano, pero'…

venerdì, 28 maggio 2004
E son soddisfazioni…
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto da Amministratore alle 12:22 am

Si', lo so che e' una stronzata che chiunque abbia qualcosa tra un orecchio e l'altro ci riuscirebbe — ma per un dummy come me aggiustarmi da solo il Javascript della data ebraica qui accanto e' una specie di conquista…


lunedì, 24 maggio 2004
"Ammazzare secondo le istruzioni"
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:24 pm

Se un articolo come questo di Yossi Ziv trova spazio in un quotidiano tendenzialmente conservatore come Maariv, forse e' il segno che qualcosa sta cambiando in Israele. Poco per essere ottimisti, certo. Ma sono i segnali che vanno alimentati, se si vuole arrivare a una svolta reale.


domenica, 23 maggio 2004
Non semplifichiamo, per favore
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:29 pm

La lettura dei post recenti di Lia su Haramlik apre la strada a un certo numero di riflessioni non facili, che tra l'altro richiedono tempi e approfondimenti superiori a quelli abituali di The Rat Race (e alle capacita' del sottoscritto). Percio' provo a dividere le cose che vorrei dire in puntate — e magari cosi' riesco a non perdermi troppo.
Nelle prossime puntate: genocidi reali e simbolici, antisemitismo e correttezza verbale, accordo di associazione tra UE e Israele. [...]

Sono assolutamente d'accordo quando si dice che Israele e' una societa' che ha perso la sua bussola morale. Credo di averlo detto perfino io, nel mio piccolo, qua e la' — e credo anche di essere indissolubilmente legato a quel pregiudizio che mi fa desiderare che lo stato ebraico mantenga uno standard morale almeno un briciolo superiore a quello degli altri paesi, proprio perche' e' figlio della storia e della cultura ebraica (ebbene si' — passero' pure io da antisemita).
Israele oggi e' una societa' incattivita, apatica, sfiduciata. E' una societa' che ha perso la capacita' di reagire, di indignarsi di fronte alle ingiustizie. Non solo di fronte all'occupazione dei Territori: anche di fronte al trattamento inumano dei lavoratori stranieri, allo smantellamento della sicurezza sociale, alla crescita delle disuguaglianze economiche, alla desecolarizzazione della convivenza civile — eccetera.
C'e' di piu': di questa condizione, la parte migliore del paese e' pienamente consapevole. Cosi' come e' consapevole che il veleno da cui tutto cio' discende e' proprio il protrarsi dell'occupazione. Mesi addietro citavo un articolo di Avraham Burg. Non posso che rimandare a quello.

Detto questo, possiamo reagire in due modi: dirci che ok, abbiamo trovato di chi e' la colpa, condannare e sentirci meglio. E parlare soltanto con quegli israeliani che hanno gli occhi aperti, che rappresentano la ragione. Oppure provare a capire — vedere la complessita' dov'e' — e cercare di favorire quegli approcci che possono far uscire Israele dallo stallo morale e politico in cui e'. La maggior parte dei cittadini israeliani e' pronta — gia' oggi — ad accettare una soluzione "due popoli due stati"; probabilmente piu' di quanto sia pronta ad accettarlo la maggioranza dei Palestinesi. Ma questa maggioranza silenziosa non ha capacita' di incidere, non pesa abbastanza nelle scelte politiche — non e' capace di tradurre questo atteggiamento in politica nazionale. Ho trovato bellissimo, da questo punto di vista, il discorso di Ami Ayalon alla manifestazione dei 150.000 della settimana scorsa. Che ha detto Ayalon? Che in quella piazza non c'era la maggioranza del paese. Che quella piazza non era stata capace di mobilitare la maggioranza del paese, perche' non l'aveva capita. Io credo che questo sia il passaggio fondamentale. Senza la capacita' di parlare alla maggioranza di Israele, che oggi vuole pace e sicurezza, ma non sa come avere ne' l'una ne' l'altra, non si va oltre una nobile testimonianza.
Non possiamo dimenticare che quella stessa maggioranza si sente minacciata — vive con il complesso dell'attentato e del genocidio. A torto? certo che si' — il terrorismo non e' in grado di spazzare via Israele — cosi' come la repressione israeliana non portera' all'estinzione dei Palestinesi. Ma a furia di parlare di genocidi piu' o meno simbolici — tutti vivono nella convinzione del contrario (per altro, se in Italia avessimo avuto una cosa come diecimila morti per episodi di terrorismo negli ultimi quattro anni — la proporzione, rispetto alla popolazione di Israele, e' questa — probabilmente linceremmo i sospetti per la strada). Quindi al momento del voto, la gente sceglie chi fa la voce piu' grossa sulla sicurezza. E' un voto sbagliato? certo che si'. Ma le esigenze degli elettori vanno capite e soddisfatte — dire che gli elettori sbagliano non porta lontano.

Se mai il problema e' un altro. Gli elettori israeliani hanno due esigenze primarie — entrambe irrinunciabili: pace e sicurezza. A torto o a ragione, hanno votato Sharon perche' rappresentava per loro il mix migliore di pace e sicurezza. Il guaio e' che Sharon non ha mantenuto ne' l'una ne' l'altra promessa. E allora? e allora l'opinione pubblica vota per gli altri? C'e' da sperarlo. Ma che cosa trova dall'altra parte? I laburisti in disarmo e una sinistra piena di nobili e sagge figure, ma del tutto incapaci di parlare a chiunque non faccia parte dell'elite ashkenazita. In altri termini — esiste in Israele un bel problema di rappresentativita' della politica rispetto alla societa'. Ma che strano. C'e' solo in Israele. Perche' in America, dove Bush e' stato eletto dai tribunali, il problema non c'e'. E in Inghilterra, dove la scelta e' stare con Blair che fa la guerra in Iraq o con i conservatori che vogliono rispolverare le politiche sociali della Thatcher, nemmeno. E in Francia, dove si e' eletto Chirac a maggioranza bulgara perche' l'alternativa era Le Pen. O qui in Italia, dove a destra c'e' Berlusconi e dall'altra — dopo il soprassalto del '96 — c'e' una politica incapace di guardare al di la' del proprio ombelico (e lo dico standoci dentro — e mi ci tiro dentro pure io). Guardiamoci in faccia: e' un po' troppo facile dire che il problema della rappresentativita' puo' durare al massimo una legislatura. Il problema della rappresentativita' e' strutturale nelle democrazie. Non e' che ho una risposta a questo. Se ce l'avessi sarei il genio politico del XXI secolo. Pero' e' una questione che dobbiamo avere ben chiara davanti: la politica va avanti per cattive approssimazioni. Se si vuole essere un minimo efficaci, bisogna saper vedere qual e' l'approssimazione meno peggiore. Di questo c'e' bisogno in Israele — e di questo dovrebbe farsi carico chiunque abbia a cuore la Palestina e Israele. Distribuire meriti e colpe, invece, serve davvero a poco. (continua…)

Ripensamento del mattino dopo. Rileggo, dopo aver postato un po' in fretta ieri notte, e mi accorgo di aver lasciato ambigue alcune questioni importanti. Me ne scuso e chiarisco.
1) Nessun giustificazionismo per la politica di questo governo e per coloro che lo sostengono. Sono posizioni che vanno avversate e combattute. Bisogna trovare pero' gli strumenti *efficaci* per cambiare le cose. E gli strumenti efficaci passano attraverso la capacita' di dare risposte migliori alle esigenze per le quali gli elettori israeliani si sono rivolti a Sharon.
2) La questione della rappresentativita' della politica trascende Israele. Il mio ragionamento non e' che dalla politica non possono venire risposte. Le risposte possono venire solo da li'. Ma se — ancora una volta — si vuole che siano almeno un po' efficaci, non possono prescindere dalle forze in campo.


domenica, 23 maggio 2004
Profumi
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:49 am

Una bancarella nelle vie della citta' vecchia di Nizza, ieri pomeriggio.

Per le cose serie, ripasso piu' tardi.


sabato, 15 maggio 2004
Stanca e i brevetti software
Nelle categorie: Free Knowledge, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:03 pm

Con Stanca ho avuto in diverse occasioni motivi di contrasto — se non altro perche' sono un amministratore locale che si occupa di e.government e trovo che la sua impostazione sia troppo centralistica.
Questa volta pero' approvo con entusiasmo la sua presa di posizione contro la proposta di direttiva europea sui brevetti software.
Ieri — nel nostro piccolo — anche l'Unione delle Province d'Italia si era schierata contro la direttiva mandando un comunicato al Ministro. Forse il silenzio non e' cosi' massiccio come dice Beppe Caravita.

martedì, 11 maggio 2004
Sara
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:04 am


Mia figlia oggi compie dieci anni. Stamani l'ho salutata troppo di corsa prima di prendere l'ennesimo treno di questo periodo: quindi le faccio di nuovo gli auguri da qui.


lunedì, 10 maggio 2004
L'Iraq visto dalla Palestina e da Israele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:45 pm

I numeri 15-17 di Bitterlemons International e l'ultimo di Bitterlemons parlano di Iraq — ovviamente nella prospettiva, ben diversa dalla nostra, che se ne puo' avere dalla realta' israelo-palestinese. Merita la lettura, come al solito.


lunedì, 10 maggio 2004
Punizioni esemplari?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:00 pm

Berlusconi insiste a dire che le torture in Iraq sono state "inflitte da alcuni soldati americani ad alcuni prigionieri iracheni": poche mele marce, insomma, in un contesto immacolato (peccato che i rapporti della Croce Rossa e di Amnesty rendano sempre piu' difficile sostenere questa acrobatica bugia). Nei loro confronti invoca punizioni esemplari. Lasciatemi essere pignolo: una punizione esemplare e' tale perche' non colpisce tutti i responsabili, ma solo alcuni, per fare da monito agli altri, rimasti impuniti. E per meglio fare da esempio, dev'essere pubblica e tale da suscitare terrore negli scampati e dissuaderli per il futuro. Per capirci: un po' come i nazisti alle Fosse Ardeatine.
Che facciamo, prendiamo Lynndie England e la chiudiamo ad Abu Ghraib in compagnia dei suoi ex-detenuti? Cosi' Rumsfeld si spaventa e fa il bravo bambino le prossime volte?
Intendiamoci: credo anche io che ci debbano essere indagini impietose a tutti i livelli e processi severi contro i torturatori. Ma anche loro hanno diritto a un giusto processo, alla garanzia di una difesa vera e — se dimostrati colpevoli — ad una condanna equa e secondo giustizia. Non una punizione esemplare.
Ma queste sottigliezze non sfiorano nemmeno l'alta fronte del nostro Presidente del Consiglio, garantista soltanto quando si tratta di se' e di Previti.


lunedì, 10 maggio 2004
Dopo Abu Ghraib
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:32 pm

Non ho scritto nulla finora sulla vicenda delle torture ai prigionieri iracheni — perche' allo stesso tempo sono convinto che non ci sia da essere sorpresi e che non si possano trovare parole abbastanza dure per condannare quanto e' accaduto.
Col passare dei giorni pero' e' sempre piu' chiaro che la colpa non e' (solo) del sadismo di pochi soldati isolati — ma dell'apparato di occupazione nel suo complesso. C'erano ordini precisi, c'erano per lo meno coperture e complicita' nei gradi piu' alti della gerarchia militare e nel livello politico. La tortura dei prigionieri si e' rivelata parte integrante e funzionale della gestione dell'occupazione occidentale in Iraq.
E allora — due o tre considerazioni *politiche*:
1. In qualunque paese civile e decente il responsabile politico di questa infamia si dimette o viene cacciato dal governo. Se questo non avviene vuol dire non solo che l'Amministrazione nel suo complesso si assume la responsabilita' di cio' che e' accaduto, ma che ne rivendica implicitamente la paternita' (e la continuita') politica.
2. E' oggi chiaro in maniera agghiacciante il senso del rifiuto degli Stati Uniti di sottoporre i propri militari al giudizio del Tribunale Penale Internazionale. Ed e' ancora piu' chiaro che questa vicenda dev'essere riaperta dalla comunita' internazionale, e dall'Europa in primo luogo.
3. Una vicenda come questa demolisce in un sol colpo l'ultima possibile giustificazione della guerra americana contro l'Iraq: l'esportazione della liberta' e della democrazia. Chi tortura i prigionieri non e' in grado di esportare niente altro che orrore e violenza.
4. Quando Berlusconi sostiene che "il senso della nostra missione non cambia" dopo la scoperta degli orrori di Abu Ghraib o mente o sta dicendo che il senso della nostra missione metteva in conto fin dall'inizio di poter essere complici dei torturatori. Nell'uno e nell'altro caso si tratta di una posizione tanto ignobile quanto insostenibile.
5. Alla luce di tutto questo, restare in Iraq senza un cambiamento radicale della missione e del contesto in cui si svolge e' impensabile. Solo con un radicale ridimensionamento della presenza angloamericana e con il passaggio *reale*, non di facciata, del controllo politico e militare all'ONU si possono creare le condizioni minime per tentare di essere utili alla pacificazione e alla ricostruzione del paese. Altrimenti la sola decisione decente ormai e' il ritiro del contingente italiano, perche' restare sarebbe complicita' con un'avventura disonorevole e indegna della civilta' che abbiamo la pretesa di rappresentare. Dopo Abu Ghraib il tempo stringe: il cambiamento o il ritiro debbono essere questione di giorni, piu' che di settimane.
P. S. dell'11 maggio. Sono contento che Rutelli la pensi (una volta tanto) come me.

lunedì, 10 maggio 2004
Evacuare Sharon
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:30 pm

Lo propone Akiva Eldar in questo bellissimo articolo su Haaretz, che fa il punto sul fallimento del piano di evacuazione da Gaza e sul perche' non e' il caso di disperarsene troppo — e su quali sono le sole ipotesi *realistiche* per arrivare alla pace.


domenica, 9 maggio 2004
Papa' e mamme attenti
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:58 pm

Trovo sul weblog di Beppe Caravita un volantino *bellissimo* per spiegare a chi non e' familiare con la rete che cosa succede con il Decreto Urbani.


sabato, 8 maggio 2004
Uno storico che rivede il suo revisionismo
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:59 pm

Benny Morris, uno dei principali storici "revisionisti" israeliani, ha dichiarato a Repubblica in un'intervista del 6 maggio (online solo nella versione a pagamento):

Mi considero sempre un uomo di sinistra, nel senso che sono per la soluzione "due stati per due popoli". Considero valide le proposte di Clinton e Barak a Camp Davis, quelle che Arafat ha rifiutato. Ma ora sono convinto che i palestinesi non aderiscano a questa soluzione, che vogliano tutta la Palestina, come fecero nel '37 di fronte alle proposte di partizione della commissione Peel, a quelle del'47 delle Nazioni Unite. Il rifiuto e' lo stesso con cui Arafat ha rigettato la pace di Barak, lanciando una guerra che non e' di liberazione territoriale, ma contro l'esistenza stessa dello Stato ebraico.
[Il muro] fu concepito dalla sinistra per fermare i terroristi suicidi, e dove e' stato costruito ha funzionato. Ma certo hanno ragione a dire che "politicamente" stabilisce una frontiera: d'altra parte Israele e' stata costretta a farlo dalle bombe che esplodevano ogni giorno. E giusto sia stato fatto. (…) I palestinesi devono dare la colpa solo a se stessi se e' stato costruito. E' un'intera societa' che manda centinaia di persone ad ucciderci.

Dichiarazioni come queste danno da pensare: se anche chi ha indagato prima e piu' degli altri sulle responsabilita' israeliane verso il popolo palestinese oggi e' ridotto sostanzialmente a dire "non c'e' un interlocutore, i palestinesi sono la causa dei loro mali e non vogliono altro che la distruzione di Israele" — allora vuol dire che la societa' israeliana — anche nelle sue parti migliori — e' arrivata al coma. Ha rinunciato ad esplorare qualunque ipotesi costruttiva, e' rassegnata alla continuazione indefinita della guerra e giustifica la propria posizione con l'alibi della mancanza di volonta' di pace nell'altro.
Intendiamoci: Morris ha ragione quando sostiene che la leadership palestinese, rifiutando gli accordi di Taba e scatenando la campagna di attentati contro il processo di pace, ha sostanzialmente rifiutato il miglior compromesso realizzabile e ha dimostrato di non avere veramente a cuore la pace. Cosi' come ha ragione a dire che il muro, riducendo il numero di attentati al di qua del confine, ha una funzione positiva per la sicurezza di Israele. Ma e' altrettanto vero — e Morris preferisce non dirlo — che l'attuale leadership israeliana ha lavorato per tutto tranne che per la pace, continuando ad espandere gli insediamenti in Cisgiordania, eliminando l'Autonomia Palestinese, rendendo di giorno in giorno piu' offensiva ed oppressiva l'occupazione, trasformando il muro da barriera difensiva lungo la Linea Verde in strumento di occupazione del territorio e di demolizione del tessuto sociale, economico e perfino geografico palestinese. Non dire questo significa aver chiuso gli occhi di fronte alla realta' — essersi abituati all'idea della guerra e dell'occupazione permanente.
E' grave — ma lo e' ancora di piu' perche' questo atteggiamento e' quello della gran parte della societa' israeliana. Non si puo' costruire nessuna pace da questo presupposto; ma al tempo stesso non si puo' costruire nessuna pace se non partendo da qui, se non partendo dalla percezione della realta' (per quanto distorta) che gli israeliani mediamente hanno. Come dice Amos Oz, nel libro che ho citato nel post precedente, e' necessario che le parti riacquistino la capacita' di immedesimarsi nel punto di vista dell'altro.

giovedì, 6 maggio 2004
E tu sceglierai la vita

Sono un gran fautore del compromesso. So che questa parola gode di una pessima reputazione nei circoli idealistici d'Europa, in particolare tra i giovani. Il compromesso e' considerato come una mancanza di integrita', di dirittura morale, di coerenza, di onesta'. Il compromesso puzza, e' disonesto.

Non nel mio vocabolario. Nel mio mondo, la parola compromesso e' sinonimo di vita. E dove c'e' vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non e' integrita' e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso e' fanatismo, morte. Sono sposato con la stessa donna da quarantadue anni: rivendico un briciolo di competenza, in fatto di compromessi. Permettetemi allora di aggiungere che quando dico compromesso non intendo capitolazione, non intendo porgere l'altra guancia a un avversario, un nemico, una sposa. Intendo incontrare l'altro, piu' o meno a meta' strada. Comunque non esistono compromessi felici: un compromesso felice e' una contraddizione. Un ossimoro.

Amos Oz, Contro il fanatismo, Feltrinelli, Milano 2004.
Oggi ho comprato e mi sono divorato in mezz'ora questo splendido libriccino. Quel che dice su Israele, sulla pace in Palestina — ma anche sulla letteratura e su tutto il resto — mi ha folgorato — e' tutto quel che penso — e che non saprei mai dire altrettanto bene.
Quanto all'elogio del compromesso — in tutta la sua amarezza — ne farei la regola e il motto della mia esistenza.

giovedì, 6 maggio 2004
Per favore, un po' di serieta'
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:24 am

Lia di Haramlik e' vittima di una vicenda grottesca, che rivela gli abissi di stupidita' e di maleducazione a cui si puo' arrivare nel nostro mondo dei blog. Con due aggravanti:
1) che Lia ha ogni ragione possibile e immaginabile;
2) che l'argomento (le torture inflitte agli Iracheni dai soldati occupanti) e' terribilmente serio e quindi richiederebbe un po' di serieta' e di decenza.
Con Lia abbiamo litigato — e di brutto — qualche mese fa via blog (di persona non ci siamo mai conosciuti). Questo non mi impedisce di stimarla e di leggerla — e di essere completamente solidale in questa occasione.


mercoledì, 5 maggio 2004
Domani sono qui
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:11 pm

Non criminalizziamo gli utenti

Giovedì 6 Maggio, alle ore 11.30 presso la Sala Gialla del Senato a Palazzo Madama, si terrà una conferenza stampa relativa al decreto-legge Urbani: "Un Tavolo per risolvere i problemi, senza criminalizzare gli utenti". All'incontro, che sarà moderato da Beppe Caravita (Il Sole 24 Ore), sono stati invitati: l'onorevole Gabriella Carlucci (FI e relatrice del decreto), Paolo Nuti (AIIP), Simona Lavagnini (Business Software Alliance), Stefano Maffulli (FSF Europe), Marco Ciurcina (Creative Commons), Sergio Scalpelli (Fastweb), Stefano Quintarelli (I.Net), Enzo Mazza (FIMI), Aurelio De Laurentis (FIAPF), Angelo Buongiovanni (Il Secolo della Rete), Carlo Formenti (Quinto Stato).


martedì, 4 maggio 2004
Sharon, il referendum e il ritiro da Gaza
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:37 pm

Il referendum voluto da Sharon dentro il suo partito sul ritiro da Gaza ha dato un risultato clamoroso nelle percentuali: il 60% dei votanti ha detto no al piano del primo ministro. Credo che valga la pena di ragionare un po' su questo dato — e sul contesto: al solito, quel che ne verra' fuori non sara' lineare — ma e' la realta' a non essere lineare. Metto in fila un po' di osservazioni:
1. I numeri di questo referendum sono assai poco significativi. Ha votato il 40% degli iscritti al Likud (meno di 100.000 persone); il risultato si fonda percio' sulla volonta' di circa 60.000 elettori, meno del 2% del corpo elettorale israeliano. Per di piu' si tratta di un campione assolutamente non rappresentativo della popolazione del paese: hanno votato solo le parti piu' ideologizzate della base di un partito di destra che ha raccolto, ricordiamolo, meno del 30% dei consensi alle ultime elezioni politiche. Un governo deciso a perseguire la linea del disimpegno da Gaza potrebbe farlo legittimamente anche dopo questo voto. Naturalmente pagando dei prezzi politici elevati, ma questo e' un altro discorso: l'annuncio di un piano di ritiro “ridotto” da parte di Sharon sembra dimostrare che non c'è la volontà di pagare tali prezzi. [...]

2. In ogni caso non spettava a questo corpo elettorale pronunciarsi su un argomento come la restituzione ai Palestinesi di una piccola parte del loro territorio. Quel territorio non e' Israele, nemmeno secondo lo stato di Israele. Non spetta ad Israele stabilirne unilateralmente il destino. Male ha fatto Sharon a volere il referendum, peggio hanno fatto gli sponsor europei ed americani di Sharon ad appoggiarlo implicitamente o esplicitamente. La notizia peggiore forse e' per Bush, che in campagna elettorale aveva un gran bisogno di dimostrare che la sua politica mediorientale porta da qualche parte.
3. Ancora una volta i migliori alleati dell'estremismo coloniale della destra israeliana sono stati i terroristi palestinesi: l'assalto di Gush Katif, con l'uccisione di una donna ebrea e delle sue quattro figlie e' stato il migliore argomento di propaganda che — nel giorno del voto — potesse essere offerto ai coloni che si oppongono allo sgombero. Non e' escluso che — su un bacino elettorale tanto ristretto — l'attentato abbia spostato una quantita' decisiva di voti.
4. Paradossalmente, l'attentato di Gush Katif dimostra che lo smantellamento degli insediamenti e' l'unica alternativa ragionevole alla prosecuzione della guerra all'infinito. Finche' ci saranno coloni a Gaza e in Cisgiordania, la loro sicurezza richiedera' una pesante occupazione militare, che non sara' comunque sufficiente ad evitare gli assalti e le vittime.
5. Nulla puo' giustificare l'assassinio di una donna e di quattro bambini. Tuttavia mi si permetta di tracciare una distinzione tanto impopolare e odiosa quanto necessaria: i coloni di Gaza e della Cisgiordania non sono civili inermi che non fanno del male a nessuno, come le vittime degli attentati in Israele. Sono li', spesso per una personale scelta politica, con l'intento di rendere impossibile la restituzione ai Palestinesi di quanto resta della loro terra; occupano aree e sfruttano acqua che non appartiengono a loro, protetti da un dispositivo militare che fa continuamente vittime di cui non si parla abbastanza. La semplice presenza dei coloni nei Territori e' un'arma offensiva contro i Palestinesi. Questo non giustifica certo il ricorso al terrorismo: ma e' giusto aver chiara la differenza tra Gush Katif e Tel Aviv.
6. Nel merito, non so quanto ci sia da piangere per l'affondamento del disimpegno unilaterale da Gaza. Il piano Sharon era troppo poco, troppo tardi. Ma soprattutto era stato collegato a una serie di condizioni tali da rendere impossibile il processo di pace successivo: la permanenza di Israele al di la' della Linea Verde, la cancellazione prima dell'accordo sull'assetto definitivo della Palestina del diritto al ritorno dei profughi(*). Aggiungo: il ritiro non negoziato e non gestito insieme all'Autorita' Nazionale Palestinese sarebbe stato un errore grave, perche' avrebbe ulteriormente delegittimato quello che – Israele lo voglia o no – e' il solo interlocutore possibile per un piano di pace e per arrivare alla fine dello spargimento di sangue.

7. Mi riesce difficile pensare che Sharon abbia perso questa battaglia per errore: e' un abile tattico, un uomo spregiudicato, dotato di un notevole istinto e di una grande capacita' di manovra. Possibile che si sia lasciato trascinare a una sconfitta bruciante, giocata per di piu' su pochi voti? Sharon aveva i mezzi per vincere, sia attraverso i meccanismi del potere di partito, sia attraverso la pressione che poteva esercitare come capo del governo, sia grazie ai mezzi di informazione che – per quanto critici del suo operato – erano sostanzialmente schierati a favore del piano di ritiro da Gaza. Si ha l'impressione che il generale Arik abbia quasi giocato per perdere. Perche' diavolo lo abbia fatto non lo so: ma non sarei sorpreso se avesse ancora tutte le sue carte da giocare – e magari pure una o due in piu' proprio grazie a questo risultato.

(*) Sono convinto che Israele non possa accettare in nessun modo un diritto incondizionato al ritorno dei profughi sul proprio territorio: la popolazione ebraica finirebbe per diventare minoranza nel suo paese e l'esistenza stessa dello stato ne verrebbe messa in questione. Il piano di pace di Ginevra riconosce realisticamente questo dato di fatto, prevedendo il rientro di una limitata aliquota di esuli e disponendo la ricollocazione degli altri nello stato palestinese. Ma questa soluzione non puo' che scaturire da una trattativa sull'assetto definitivo delle relazioni tra Israele e Palestina – e deve prevedere delle precise compensazioni. La pace passa necessariamente attraverso la dolorosa ricollocazione di quantita' rilevanti di popolazione: Palestinesi che dovranno rinunciare a rientrare nelle loro terre di origine e trovare spazio nel nuovo stato arabo; Israeliani che dovranno lasciare gli insediamenti dei Territori (magari proprio ai profughi) e reinsediarsi al di qua della Linea Verde. Qualunque altra ipotesi e' destinata a naufragare in partenza.

martedì, 4 maggio 2004
Alla Camera sono tutti maschi (o quasi)
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

La Camera ha soppresso dalla proposta di legge che vieta la pratica dell'infibulazione, l'articolo che prevede il riconoscimento dello status di rifugiate alle donne che intendono sottrarre se stesse o le figlie minori, al rischio di mutilazioni genitali nei Paesi di origine dove queste non vengono vietate.

Da Repubblica (punteggiatura compresa).

Temo che la notizia meriti ben di peggio che un vaffanculo, ma intanto questo non glielo leva nessuno, a titolo d'acconto.

martedì, 4 maggio 2004
Finalmente…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 4:11 pm

… anche le vigne si sono svegliate:

Queste sono vicino a Perletto, in Alta Langa (il sito web del Comune e' commovente). Clic sull'immagine per ingrandire (390 Kb).

lunedì, 3 maggio 2004
Gozzaniano, con finale micragnoso
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:52 pm

Il fumettaro piu' trendy della blogosfera ha scoperto il "café d'la menopausa" a Torino — e lo ha immortalato alla perfezione:

Per torinesi nostalgici.

lunedì, 3 maggio 2004
Magari fosse cosi' facile
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:38 pm


Efficace pubblicita' per la raccolta di fondi di Peace Now. Peccato che il Medio Oriente sia terribilmente piu' complicato del Monopoli.


lunedì, 3 maggio 2004
Paulo maiora canamus
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Vecchi post (Excite), Venticinque parole — Scritto dal Ratto alle 1:54 pm


domenica, 2 maggio 2004
Sunrise in Borgoratto
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm

Alzarsi all'alba per prendere un treno e' una delle cose che odio di piu' al mondo. Ma ogni tanto ci si puo' perfino trovare qualcosa di bello:

La foto e' fatta attraverso il vetro (assai sudicio) del vagone.

sabato, 1 maggio 2004
Once you've opened a can of worms…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:14 am

L'ho detto un bel po' di tempo fa e continuo a pensarlo, nonostante tutto: posto che in Iraq non ci si doveva andare — e men che meno con il servilismo e la totale assenza di obiettivi chiari con cui ci si e' andati — non e' che possiamo venircene via come se niente fosse. Sciaguratamente la storia e la politica sono un po' come la termodinamica: i processi sono irreversibili — e non basta disfare quel che si e' fatto per tornare alle condizioni di partenza. L'intervento occidentale ha distrutto ogni struttura statale, economica e di organizzazione della convivenza in Iraq (non che quelle che c'erano prima fossero da apprezzare — ma c'erano — e senza un minimo di strutture un paese non vive) — e prima di andar via bisogna ricostituire delle condizioni minime di autosufficienza. Il vero punto della questione e' che sulla strada che si e' imboccata non si va verso la ricostruzione dell'Iraq, ma soltanto verso una guerra infinita, destinata a logorare tutte le parti in campo, a diminuire la sicurezza e la stabilita' nel mondo, a violare i diritti degli iracheni, a minare alla base i valori della democrazia occidentale. Occupare un paese straniero e imporgli manu militari un dominio a cui e' ostile e' un lavoro sporco, sanguinoso, costoso e inutile — e finisce per devastare gli occupati e rendere disumani e tirannici gli occupanti. L'esempio tragico della deriva di Israele dovrebbe essere di monito a tutti.

La situazione irachena e' ormai sfugita di mano all'occupante americano: lo dimostra la vitalita' dell'insurrezione, che soltanto una stampa servile puo' cercare di descrivere come priva di sostegno nella popolazione. Le forze di occupazione non controllano piu' il territorio (a Najaf sono fuori dalla citta', a Kut ne sono state cacciate, a Falluja dopo un mese di combattimenti hanno ceduto "spontaneamente" il controllo a un generale baathista sunnita, cioe' a un rappresentante del vecchio regime, ecc.) — e reagiscono alla disperata — alzando il livello dello scontro (i bombardamenti di questi giorni sono stati — a quanto pare — tutt'altro che "chirurgici") e ricorrendo alla piu' antica e sperimentata tecnica di intimidazione del nemico: la tortura. Se sono ridotti a questi sistemi, vuol dire che i vertici politico-militari americani in Iraq sono alla frutta (o, per dirla in maniera elegante, hanno esaurito le opzioni disponibili).
In queste condizioni tuttavia, la scelta da fare non e' — se possibile — tornarcene a casa. Sarebbe catastrofico per l'Iraq e non solo per l'Iraq. E' necessario che l'occupazione militare si trasformi in qualcos'altro, in un mandato internazionale per la ricostruzione del paese sotto la guida dell'ONU e di un governo iracheno rappresentativo. Cio' implica che gli Stati Uniti riconoscano il fallimento della loro strategia, cedano realmente il comando delle operazioni e diminuiscano la loro visibilita' e invadenza nel paese. Se l'Italia (insieme al resto d'Europa) fosse un alleato fedele e riconoscente degli Stati Uniti — e non un servo –, dovrebbe chiedere questo — e con grande fermezza. Perche' e' la sola cosa che ci possa portar fuori dal pantano, se non e' comunque troppo tardi. Male fanno percio' quei politici (anche del Triciclo) che accarezzano sempre piu' apertamente l'idea, elettoralmente fruttuosa, del "tutti a casa" senza nemmeno aspettare la nuova risoluzione ONU: guardare dall'altra parte e dire "io non c'entro" non migliorera' in nulla la situazione irachena, ne' quella internazionale. Le mani nella merda le abbiamo messe — continueranno a puzzare anche se le togliamo — e forse sarebbe meglio a questo punto dare una mano a togliere la merda, anziche' le mani.
Soltanto se la strada di una piena responsabilizzazione dell'ONU dovesse rivelarsi impraticabile — e soltanto dopo averla perseguita con la piu' grande tenacia e inflessibilita' — andar via dall'Iraq sara' inevitabile, lasciando gli occupanti americani (e con loro gli Iracheni) al loro destino. Ma non ci sarebbe di che rallegrarsi e cantar vittoria.

Mi si permetta una polemica di… bassa Lega: ma se dovessimo applicare la norma leghista sulla tortura ai soldati americani, secondo voi sarebbero colpevoli? magari hanno denudato, maltrattato, picchiato, incappucciato, umiliato, minacciato, terrorizzato i loro prigionieri una volta sola…

sabato, 1 maggio 2004
Partiti stronzi del centrosinistra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:03 am

No, non mi presto al facile gioco di dire che tanto sono stronzi tutti i partiti del centrosinistra (anche se e' innegabile che lo siano spesso e volentieri — a partire dal mio). Mi riferisco invece a questo giochino divertente che ho trovato per caso. Due osservazioni:
1. la cosa tragica e' che molti dei "partiti stronzi" generati a macchina suonano perfino verosimili alle orecchie di chi fa politica.
2. non c'era mica bisogno di aiutarlo, il nostro ceto politico, regalandogli il generatore automatico di partiti stronzi: siamo bravissimi gia' di nostro, senza ricorrere alle tecnologie (esempio: a Pisa, per le provinciali, ci saranno TRE — dico TRE — candidati a sinistra, l'un contro l'altro armati. Si vince lo stesso, ma il secondo turno questa volta e' quasi assicurato).


mercoledì, 28 aprile 2004
Gli impongono pure la bandiera
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:21 pm

Il governo provvisorio iracheno — dietro istruzioni delle autorita' d'occupazione — ha deciso di cambiare la bandiera del paese. E' normale quando c'e' un cambio di regime: nello stesso Iraq e' gia' accaduto diverse volte — e in Italia possiamo ricordare la felice cancellazione dello stemma sabaudo dalla bandiera all'avvento della Repubblica. Quello che e' meno normale e' che il nuovo vessillo non abbia nulla a che fare con la tradizione araba e musulmana: ne' i colori, ne' i simboli sono quelli che un arabo potrebbe riconoscere come appartenenti alla sua storia. Vi ricordate il casino che scoppio' da noi quando il governo fece scurire un po' il rosso della bandiera italiana, qualche tempo fa? Perche' agli Iracheni dovrebbe andar giu' di trovarsi con un vessillo che somiglia piu' a quello di Israele che a quelli di tutti i paesi arabi?
Ancora una volta: ci si muove nell'assoluto dispregio, oltre che nell'assoluta ignoranza, della identita' del popolo con cui si ha a che fare. E non ci si preoccupa di lasciare queste scelte, come le altre, ai soli che hanno il diritto di farle: gli Iracheni tramite un governo scelto da loro.

Ecco la vecchia e la nuova bandiera irachena:

P. S. Chiedo venia per la prosa orrenda di questo post. Troppa fretta — e troppe cose per la testa.

martedì, 27 aprile 2004
Oggettivamente alleati

Ho sempre pensato che i terroristi — di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le nazionalita' — siano i migliori amici di coloro che dicono di combattere. Cosi' i terroristi palestinesi hanno favorito e probabilmente determinato la vittoria della destra in Israele e forniscono da anni i migliori argomenti al macellaio Sharon. E viceversa la repressione israeliana crea l'humus in cui i terroristi proliferano, in una spirale in cui essere semplicemente ragionevoli diventa sempre piu' difficile.
Oggi lo stesso gioco si ripropone in Italia, dopo il ricatto dei rapitori iracheni ("manifestate o uccidiamo gli ostaggi"). Gli Italiani sono contro la guerra. Hanno gia' manifestato la loro contrarieta' con proteste di massa, con un movimento che dura e resiste da un anno e mezzo almeno, senza flessioni e senza tentennamenti. Hanno probabilmente tenuto a freno le pulsioni servili di un governo che altrimenti avrebbe spinto il coinvolgimento militare del paese a ben altri livelli. Si preparano a fare della pace e della guerra uno dei temi essenziali delle prossime elezioni.
Ma ora il messaggio dei terroristi improvvisamente mette il movimento per la pace in una impasse intollerabile: continuare a rivendicare la propria linea, perche' e' quella giusta, andare in piazza contro la guerra — e cedere implicitamente al ricatto? oppure rifiutare ogni contiguita', anche accidentale, con i sequestratori — e rinunciare a tenere una posizione politica? Geniale. Berlusconi non avrebbe potuto desiderare un migliore supporto alla sua politica — e alla criminalizzazione del movimento per la pace.
Non arrivo a dire che siano tutti d'accordo. Ma e' significativo e sinistro notare la convergenza di interessi.

(Tra parentesi: non credo che il primo maggio si dovrebbe organizzare una manifestazione per la pace. Continuare a fare politica perche' l'Italia chieda un profondo mutamento della situazione sul campo — e perche' se ne vada dall'Iraq in caso la sua richiesta non sia accolta — questo si'. Ma la manifestazione convocata in fretta e furia, con le famiglie dei sequestrati in prima fila — sarebbe svendere la liberta' politica di questo paese — e la dignita' stessa del movimento per la pace)
P. S. E' raro che sul Tirreno ci sia qualcosa di interessante da leggere. Ma l'articolo di fondo di Mino Fuccillo (online solo a pagamento qui) pubblicato oggi mi pare del tutto condivisibile.

lunedì, 26 aprile 2004
Cambiamenti
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:27 pm

Quattro mesi fa avevo fotografato Fontanile da Castelrocchero:

Sabato scorso lo stesso posto era diventato cosi':


lunedì, 26 aprile 2004
Ieri sera
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 5:53 pm

Pioppi con le Alpi Marittime sullo sfondo, dalle parti di Levaldigi, poco prima del tramonto.

domenica, 25 aprile 2004
Il 25 aprile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:57 pm

Indignazione n. 1. Come avete visto, mi capita spesso di andare in giro per il Piemonte, specialmente nelle zone tra la Bormida, il Po e le Alpi. Non c'e' paese, non c'e' gruppo di case, non c'e' quasi incrocio su queste strade, in queste colline bellissime, in cui non si trovi una lapide in memoria di quanti morirono per mano dei tedeschi e dei fascisti durante la guerra di liberazione. Questi luoghi la Resistenza la portano inscritta — parafrasando Calamandrei — nelle pietre dei paesi, nella terra dei cimiteri, nella neve delle montagne. La lotta di liberazione e' parte di una coscienza collettiva che supera anche le appartenenze politiche, almeno tra la gente comune.
Invece il sindaco (leghista) della cittadina piemontese dove la mia compagna vive e lavora oggi non ha partecipato alle celebrazioni e non ha nemmeno fatto affiggere uno straccio di manifesto commemorativo. Il Comune ignora la Resistenza. E' un insulto che questa terra non si merita.

Indignazione n. 2. Leggo in giro che il movimento pacifista ha voluto trasformare le celebrazioni del 25 aprile un po' in tutta Italia in manifestazioni contro la guerra e contro l'occupazione dell'Iraq.
Personalmente sono convinto che la guerra in Iraq sia stata un criminoso errore. Ho partecipato alle manifestazioni, ho la bandiera della pace sul balcone dall'anno scorso, mi sono impegnato per sostenere l'opposizione a questa guerra in ogni circostanza. Ma oggi no.
Oggi e' il 25 aprile. E' la memoria di una guerra di popolo, di una guerra giusta contro un regime sanguinario e un occupante straniero. Senza quella guerra, non ci sarebbe stata la Repubblica, non ci sarebbe stata la Costituzione, non ci sarebbe stato il riscatto morale e civile dell'Italia. Oggi si ricorda che la guerra e' stata necessaria a riconquistare la liberta'. Ha a che fare con la nostra storia, con il nostro essere una comunita' fondata su valori — e su una rivoluzione. L'Iraq, la pace, le vicende terribili di questi giorni — non c'entrano niente. Qualunque collegamento tra la guerra di liberazione e la situazione in Iraq e' fuor di luogo; peggio, rivela una mancanza di coscienza storica e di memoria cha fa veramente paura.

Anzi la memoria di una guerra necessaria come quella partigiana dovrebbe indurre alla riflessione i pacifisti assoluti, quelli del senza se e senza ma.
Aggiungo: il 25 aprile e' anche la celebrazione degli Alleati senza i quali la nostra guerra di liberazione sarebbe stata soltanto un esempio di valore e dignita' destinati alla sconfitta. Ed e' la celebrazione della fine dei regimi che vollero la Shoah. Non e' pensabile sentire in questo giorno risuonare slogan antiamericani e anti-israeliani. Non oggi. Non in questo contesto.
Con tutto cio' la guerra in Iraq resta un criminoso errore e la politica di Israele resta odiosa e imperdonabile. Ma oggi parliamo d'altro, facciamo memoria di altro.


sabato, 24 aprile 2004
Colori


Dalle parti di Paroldo, in mezzo alle Langhe, oggi pomeriggio.


giovedì, 22 aprile 2004
Dite voi i titoli
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Venticinque parole — Scritto dal Ratto alle 11:26 am

1. Avventuriero convivente con maga extracomunitaria progetta matrimonio di interesse. Lei per vendetta uccide i figli, poi si salva grazie al padre altolocato.
2. Moglie di sovrano insidia figliastro gay; viene respinta. Per vendetta, inventa violenza. Scacciato dal padre, figliastro muore in incidente stradale.
3. Coalizione del bene elimina arma di distruzione di massa di oscuro tiranno. Civiltà occidentale trionfa (versione di Donald Rumsfeld).


giovedì, 22 aprile 2004
I provider non faranno i poliziotti
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:17 am

La Camera ha approvato un emendamento al decreto Urbani, abolendo l'obbligo dei provider di riferire all'autorita' giudiziaria "della presenza di contenuti idonei ad integrare le violazioni commesse per via telematica". In parole povere, cade l'obbligo di "sorvegliare" i contenuti dei nostri siti e dei nostri scambi di dati — e un pochino di diritto alla privacy e alla comunicazione viene recuperato.
Inutile dire che il governo era contrario all'emendamento.

mercoledì, 21 aprile 2004
Le Alpi
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:15 pm

Tornando dall'Irlanda sabato mattina.

martedì, 20 aprile 2004
Spazzatura
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:52 pm

Il sindaco di Palagonia Fausto Fagone (Fi) ha negato l'autorizzazione all'uso di suolo pubblico per la manifestazione celebrativa della Liberazione del 25 aprile. "Non c'è nessun problema allo svolgimento della manifestazione – ha detto il sindaco – ma in un altro momento: i motivi di ordine pubblico addotti riguardano uno stato di agitazione dei netturbini, che attualmente impedirebbe la pulizia dell'area usata per la manifestazione. Ci auguriamo che l'iniziativa venga riproposta in un altro momento".


lunedì, 19 aprile 2004
Berluscani

BERLUSCONI: "SIAMO GLI ALLEATI PIU' VICINI AGLI USA". Dopo la
decisione della Spagna di ritirare le truppe dall'Iraq il prima possibile "siamo diventati l'alleato più vicino agli Stati Uniti nell'Europa continentale". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sottolineando che la decisione spagnola "era risaputa e annunciata, anche a noi". Il premier ha aggiunto che non serve un consiglio straordinario della Ue per analizzare la situazione in Iraq. "Non mi sembra possa portare a cose che non conosciamo", ha spiegato il presidente del Consiglio. (da Repubblica)

Caso mai non fosse abbastanza chiaro che la sola politica estera di questo governo e' scodinzolare davanti al padrone americano.

domenica, 18 aprile 2004
Si chiama omicidio
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:05 pm

Questo blog non trova piu' parole da spendere contro il governo Sharon. L'eliminazione mirata di Rantisi altro non e' che un assassinio — e uno stato di diritto ("l'unica democrazia del Medio Oriente", vi ricordate?) non puo' ricorrere all'assassinio. Punto e basta.

Non e' una follia: e' un chiaro disegno — ingiustificabile. Ne riparliamo con piu' calma quando mi sbollisce il disgusto.

domenica, 18 aprile 2004
Legittima difesa?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:35 pm

Castelli (…) ha detto che nel nuovo codice sarà posto "il principio per cui chi si trova in casa propria va considerato aggredito a priori e si possa ritenere legittimamente in pericolo di vita". Dunque, nel caso di un ladro che si introduca in un appartamento, ha detto Castelli, "qualsiasi azione deve essere considerata legittima difesa".

da Repubblica.


giovedì, 15 aprile 2004
Piccione viaggiatore del free software
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:32 am

Da oggi questo blog va offline fino a sabato, perche' vado a Cork per la presentazione di un progetto europeo per l'introduzione di software libero nella Pubblica Amministrazione (COSPA).
Domenica invece saro' a Siena, a un dibattito con Richard Stallman. Lunedi' si replica a Firenze.

Spero di non dire troppe fesserie…

Sullo stesso tema ho detto qualcosa anche a Radio24 l'altro ieri.

mercoledì, 14 aprile 2004
Orrore
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:56 pm

Se vera, la notizia dell'assassinio del nostro connazionale in Iraq e' orribile. Niente giustifica l'omicidio.
Ma il governo servile che ci ha coinvolti in questo incubo se ne assuma coerentemente la responsabilita'.


mercoledì, 14 aprile 2004
Sharon, Bush, la geografia e la pace
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:38 pm

Non commento adesso le dichiarazioni di Sharon e Bush di stasera. Ho bisogno di un po' di tempo per digerirle e per capire dove portano. L'impressione iniziale e' che portino lontano da qualunque processo di pace.

Una comprensione piu' chiara puo' venire dalla lettura di un po' di carte geografiche. La miglior fonte che io conosco e' la Foundation for Middle East Peace.

Sharon ha dichiarato che resteranno in mani israeliane gli insediamenti di Maaleh Adumim, Ariel, Gush Etzion, Givat Zeev, Kiryat Arba e Hebron. Guardate anche questo sulle carte, in particolare su quelle che riguardano le piu' recenti proposte di pace.

martedì, 13 aprile 2004
Lui intanto e' fuori
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:58 pm

"La grazia a Sofri? Sarebbe un atto di grande ingiustizia nei confronti di tanti altri detenuti che sono nelle stesse condizioni, o che addirittura ne hanno più diritto di lui. E magari hanno anche, per un attimo, chinato umilmente il capo e l'hanno chiesta". Lo ha dichiarato il pentito Leonardo Marino, in un'intervista al settimanale "Oggi".


martedì, 13 aprile 2004
Non ce la raccontano giusta
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:39 pm

Che in guerra nessuno dica la verita' e' un fatto noto. Ma che ci si prenda per scemi (e smemorati) — mi pare eccessivo. La Farnesina dice (non metto i link perche' mi pare che la situazione sia in evoluzione troppo rapida per star dietro alle singole notizie) che gli italiani rapiti mancano all'appello da ieri: prima non se ne sapeva nulla. Come mai allora e' da venerdi' scorso che i giornali e i siti web d'informazione parlano di quattro italiani, probabilmente guardie private, in mano ai guerriglieri iracheni?

Oggi solo brutte notizie. Orribile che Sharon gia' disegni confini allargati in Cisgiordania; simmetricamente orribile che sia stato progettato un attentato al nuovo museo della Shoah di Budapest, con l'obiettivo di colpire il presidente israeliano Katsav, ma anche la stessa memoria dello sterminio degli ebrei in Europa.

P. S. Repubblica si fa venire dubbi molto simili ai miei, ma suggerisce che gli italiani rapiti venerdi' siano altri rispetto a quelli di oggi. Mi pare un'ipotesi poco economica…

Ulteriore P. S. Secondo Gianludovico De Martino, rappresentante diplomatico italiano in Iraq, i quattro rapiti sono spariti ieri e nessun italiano era stato sequestrato prima di loro. Quindi la notizia di venerdi' e' stata un classico caso di precognizione. Forse quelli dei giornali hanno inventato la Precrimine, come in Minority Report?

domenica, 11 aprile 2004
Niente a che fare col film
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:58 pm

Chiedo scusa ai molti che stasera sono capitati qui, probabilmente cercando notizie del film Rat Race trasmesso da Italia 1. Come dicevo nel mio primo post, il film non c'entra nulla con il titolo di questo blog. Pero' fa morire dal ridere, e a volte ce n'e' davvero bisogno.

sabato, 10 aprile 2004
E invece siamo di nuovo qui
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Venticinque parole — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Sconfitti da una fitta nevicata a Perosa Argentina (700 metri s.l.m.!) e da infauste previsioni meteo, abbiamo dovuto rinunciare al nostro viaggetto pasquale.
Per sconfiggere la noia, dopo aver letto questo articolo su Repubblica, ci siamo dati al passatempo di riassumere libri in venticinque parole. Di seguito qualche esempio; altri seguiranno, se questi vi piacciono.

  • Versatile girellone reduce da Troia incontra varie creature; figlio lo cerca invano. Moglie con cane lo aspetta illudendo pretendenti, che lui ammazza tornando da solo.
  • Secentesco signorotto spagnolo insidia madonnina infilzata promessa a baggiano; i due fuggono. Scoppia la peste, cattivo muore, fidanzati si sposano e riparano a Bergamo.

  • Pescatori etnei gran lavoratori tentano fortuna, ma perdono barca. Segue rovina familiare. Superstiti recuperano casa, con annesso nespolo.
  • Presunto figlio di falegname ebreo suscita sommovimenti in Palestina occupata. Establishment lo uccide, per i seguaci risorge.
L'idea originale e' sul sito I love books.

venerdì, 9 aprile 2004
Le trasmissioni saranno riprese…
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:23 am


mercoledì, 7 aprile 2004
Quando uno e' dummy…
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:50 pm

Fortunecity si e' appena inghiottito tutte le immagini del mio blog (nonche' lo spazio web su cui erano ospitate…). Ovviamente sono stato cosi' ottimista da non aver fatto un backup sistematico. Ben mi sta. La sola idea di ricaricare tutto da qualche altra parte e di risistemare tutti i link mi fa passare la voglia.
Per altro, qualcuno mi suggerisce uno spazio web decente, sicuro ed economico? (dimenticavo: a prova di dummy)


mercoledì, 7 aprile 2004
Deportivo 4 – Milan 0
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:10 pm

Mi spiace per i "milanisti democratici" (categoria su cui potete trovare lumi qui), ma sono felice che il Milan "che vince e che fa divertire" abbia preso quattro pappine e sia fuori dalla coppa. E per di piu' da quei rammolliti zapateristi cagasotto degli spagnoli. E' l'immagine perfetta di quanto vince e fa divertire anche l'altra squadra dello stesso padrone.
E magari potrebbe anche essere un segno…


mercoledì, 7 aprile 2004
Un amico che sa quel che scrive
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:37 pm

Il mio vecchio compagno di studi e caro amico Alessandro Politi ha pubblicato oggi una lucida analisi della situazione in Iraq su Europa. L'articolo dovrebbe essere online da domani (aggiornero' il link) e credo che sara' interessante per tutti leggerlo.

L'articolo e' online qui.

mercoledì, 7 aprile 2004
Tre articoli da Haaretz
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:50 am

Amira Hass sulla costruzione del muro e sulla implacabile logica di colonizzazione e di sgretolamento del tessuto sociale, economico e geografico del West Bank arabo. Cose gia' lette, ma che e' bene non dimenticare mai.
Anche perche' c'e' chi, come Nadav Shraqai, sostiene la necessita' di estendere i settlements nell'area di Gerusalemme in modo da renderne impossibile la divisione e da determinarne la definitiva annessione a Israele. Letto accanto all'articolo di Amira Hass, quello di Shraqai e' una conferma impressionante.
Su un altro piano, vale la pena di leggere la polemica di Ze'ev Schiff nei confronti di chi critica i metodi di Israele nella repressione del terrorismo palestinese. Non condivido, sono convinto che Schiff eviti di affrontare le questioni essenziali — tuttavia questo e' quello che pensa la gran parte degli Israeliani — e non sono tutti colonialisti assetati di sangue: non si va da nessuna parte se non si comincia da questo dato di fatto.


mercoledì, 7 aprile 2004
Quel che penso sulla grazia a Sofri
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:22 am

Lo dico sommessamente — e con un certo imbarazzo per i compagni di strada che mi trovo accanto (da Ferrara a centomila intollerabili blog neoconi): credo che sia un gesto di civilta' porre termine alla detenzione di Adriano Sofri.
Credo che il percorso debba essere trovato nel pieno rispetto della legge, sia perche' Sofri stesso ha dimostrato ossequio per la legge, sia perche' questa battaglia non deve diventare un grimaldello per scardinare ulteriormente il nostro sistema giudiziario (che e' poi il motivo per cui tanta della peggior destra e' saltata sul carro).
Credo che Ciampi farebbe bene ad esercitare autonomamente il suo potere di grazia, che e' un potere sovrano nel senso etimologico e storico del termine.
Credo che Castelli stia abusando della sua posizione e che un suo rifiuto di controfirmare l'atto di grazia sarebbe un vulnus all'ordinamento costituzionale. In questo senso non e' stata felice la scelta di Ciampi di avallare il pasticcio della proposta Boato — e bene sta facendo ora il Quirinale a lavorare per riprendersi tutto intero un potere che gli appartiene.
Credo infine che Pannella stia sbagliando — come spesso accade — nel metodo piu' che nel merito: i tempi di questa vicenda non sono realisticamente compatibili con l'urgenza drammatica di uno sciopero della sete. E' un rischio inutile e una pressione che rischia di generare scontri ulteriori in una vicenda che invece richiederebbe prudenza e saggezza.


mercoledì, 7 aprile 2004
Il "nuovo antisemitismo", l'Europa, Israele, i coloni
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:59 am

Bellissimo questo articolo di Avirama Golan su Haaretz. Perche' non cerca semplificazioni, ma va dietro alle difficolta' reali, alle contraddizioni, ai grovigli del rapporto tra Israele e Diaspora, tra Europa ed Ebraismo, e tra antisemitismo vecchio e nuovo e politiche dell'occupazione. Ne cito la conclusione, ma leggetelo tutto — e' illuminante:

And so, while Israelis and Jews, including bitter opponents of Sharon and his government, are on the defensive from a new anti-Semitism that does not differentiate in its linkage of Zionism and Jews, Israel is itself putting Zionism in danger. Had Israel resolved, in a decidedly Zionist act, to once more take the fate of the Jewish people in hand, it would not continue occupation or settlement even one more minute, and would not be willing for even one more minute to carry out an immoral policy of bisected democracy that harms the citizens of another nation, hurts its own citizens and distances many Jews from it. This, then, is the real, painful paradox of Israel and the Jews.

mercoledì, 7 aprile 2004
Nel pantano
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:09 am

L'occupazione dell'Iraq si sta rivelando cio' che qualunque persona di buon senso sapeva da prima dell'inizio della guerra: una carnaio spaventoso in cui la presenza degli occupanti non solo non favorisce la pace, ma incita alla violenza. Non ci voleva un genio della politica e della strategia globale per capirlo un anno fa.
Detto cio' — quello che penso della nostra missione a Nassiriya l'ho detto subito dopo la strage di novembre — e lo posso soltanto riconfermare, purtroppo, dalla prima all'ultima parola.
Con un'urgenza in piu': che se non cambia completamente il profilo della nostra missione, se non cessa il regime di occupazione militare e non si trova una soluzione sotto il diretto governo delle Nazioni Unite — non c'e' alcuna speranza di fermare il caos — e se non c'e' speranza di fermare il caos la presenza delle nostre truppe non solo e' inutile — ma puo' essere disastrosa. Sempre che non sia comunque troppo tardi.
Un grazie al servo sciocco che ci ha gettati in questo brago — e che e' tanto vile da non essere nemmeno andato di persona al fronte — e tanto idiota da non cambiare strada neppure ora.


martedì, 6 aprile 2004
Sinistra per Israele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:32 pm

Il Ferrante ha pubblicato ieri un documento firmato da "Sinistra per Israele", gruppo nato, se non ricordo male, nell'estate 2003 nell'area DS milanese. Mi pare un approccio interessante. Non sono certo di condividerlo in tutto e per tutto, ma e' una buona base per capirsi e per approfondire il ragionamento in un'ottica piu' ampia del filo/anti-qualcosismo. Ne scrivero' nei prossimi giorni, dopo averlo digerito per bene.

In tema di segnalazioni, c'e' una interessante sezione "Eretz Israel" nel blog Ricordiamocene.

lunedì, 5 aprile 2004
Pesach (II)
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:47 pm

Ditemi: in cosa differisce
Questa sera dalle altre sere?
In cosa, ditemi, differisce questa pasqua dalle altre pasque?
Accendi il lume, spalanca la porta
Che il pellegrino possa entrare,
Gentile o ebreo:
Sotto i cenci si cela forse il profeta.
Entri e sieda con noi,
Ascolti, beva, canti e faccia pasqua.
Consumi il pane dell'afflizione,
Agnello, malta dolce ed erba amara.
Questa è la sera delle differenze,
In cui s'appoggia il gomito alla mensa
Perché il vietato diventa prescritto
Così che il male si traduca in bene.
Passeremo la notte a raccontare
Lontani eventi pieni di meraviglia,
E per il molto vino
I monti cozzeranno come becchi.
Questa sera si scambiano domande
Il saggio, lempio, l'ingenuo e l'infante,
E il tempo capovolge il suo corso,
L'oggi refluo nel ieri,
Come un fiume assiepato sulla foce.
Di noi ciascuno è stato schiavo in Egitto,
Ha intriso di sudore paglia ed argilla
Ed ha varcato il mare a piede asciutto:
Anche tu, straniero.
Quest'anno in paura e vergogna,
L'anno venturo in virtù e giustizia.

Primo Levi, Ad ora incerta


domenica, 4 aprile 2004
Pesach
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:25 pm

Grazie a Ubik scopro questo blog dedicato alla Pasqua ebraica. Interessante, soprattutto per chi — come me — appartiene alla categoria di coloro che non sanno chiedere.


domenica, 4 aprile 2004
Ieri eravamo qui
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:16 am

Per mia figlia Sara: questa e' un'altra abbazia dedicata a San Michele — come al solito in cima a un monte, perche' San Michele, che veniva dal cielo con le sue ali, era considerato il protettore delle alture.

venerdì, 2 aprile 2004
L'esperimento
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:15 pm

C'e' un blog, L'esperimento, che e' in un certo senso il gemello speculare di The Rat Race: schiacciato sulle posizioni del governo Sharon e su una lettura del tutto unilaterale del conflitto, in cui si vedono solo le ragioni e nessuno dei torti di Israele.
Giuro che fatico a leggerlo, perche' mi viene voglia di prendere a pugni il monitor. Ma e' un esercizio a cui mi costringo — perche' credo che si debbano vedere le ragioni dell'altro, anche quando l'altro non vede che le proprie.
Pero' resto convinto di essere piu' amico di Israele io che ne parlo tanto male — e che sento il dolore di doverlo fare.


venerdì, 2 aprile 2004
Intervista
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:27 pm

Della serie pubblicita' a me stesso.

Trovate qui una mia intervista su software libero e pubbliche amministrazioni. Per quel che vale.

giovedì, 1 aprile 2004
Aprile
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:27 am

April is the cruellest month, breeding
lilacs out of the dead land, mixing

memory and desire, stirring
dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
earth in forgetful snow, feeding
a little life with dried tubers.

Thomas Eliot, The Waste Land

mercoledì, 31 marzo 2004
D-o non e' con loro
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:01 pm

Ero quasi certo di ricordare bene, ma per sicurezza sono andato a controllare. Secondo il Sefer haMitzvot di Maimonide, uno dei 613 precetti che l'ebreo osservante ha il dovere di rispettare e' precisamente che non si puo' mettere a morte un assassino senza prima sottoporlo a un pubblico processo. Nell'elenco di Maimonide e' il numero 292 dei precetti negativi; la fonte del divieto e' Numeri, 35:12.
Un'opinione del tutto diversa sulle giustificazioni religiose di Israele in questo articolo di David Rosen pubblicato a marzo 2003 su Jewish Law. Rosen ne capisce certamente mille volte piu' di me, ma i suoi contorsionismi logici e verbali non mi hanno convinto nemmeno un po'.


martedì, 30 marzo 2004
Tre segnalazioni da Haaretz
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:31 pm

1. Moshe Ahrens, ex-ministro della difesa in un precedente governo Sharon, spara a palle incatenate sull'accordo di pace tra Israele ed Egitto di venticinque anni fa. Per certi personaggi della destra israeliana evidentemente la sola idea di una pace negoziata e' intollerabile.
2. Aluf Benn recensisce l'ultimo libro di Itamar Rabinovich, dedicato allo studio delle trattative tra Arabi e Israeliani dal 1948 al 2003 (Waging Peace: Israel & the Arabs, 1948-2003, Princeton University Press 2004). Credo che il libro sia interessante, anche perche' leggere la storia delle relazioni arabo-israeliane attraverso i tentativi di accordo implica un significativo rovesciamento di prospettiva. Rabinovich esprime perplessita' sia sull'accordo di Ginevra che sulla possibilita' di un accordo di pace definitivo, cosi' come di qualunque cosa che vada al di la' di una sorta di non belligeranza; c'e' da sperare che abbia torto, ma certo le sue argomentazioni vanno esaminate bene.
3. Qualche estratto di un articolo di Yoel Marcus:
In a normal country, the first thing one would expect a prime minister to do is voluntarily step down if he were accused of taking bribes and was being grilled by the police. (…)
Above all, there loomed a sense that Sharon's performance would be affected by the brewing investigation against him and his sons. A prime minister fighting for his political life was liable to make rash decisions, becoming a burden and a danger to the state. (…)
A civilized country cannot be run by a leader living under the dark cloud of criminal allegations like bribery and breach of trust. But in the nightmare existence we live, it is happening. Stalling is no longer an option. If an indictment is brought against him, Sharon will be forced to resign, in keeping with the Deri precedent.
Che ci sia lo zampino dei giudici di Milano anche qui?

martedì, 30 marzo 2004
Ehud Olmert alla BBC
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:22 pm

Riprendo qui la segnalazione che Marco Schwarz ha fatto nei commenti di questo blog: Ehud Olmert, vice primo ministro del governo Sharon, e' intervistato da Tim Sebastian per HardTalk, sulla BBC (qui lo streaming video).
Mi limito a due osservazioni.
1. Olmert dice: "Hamas was recognised by the European Union as a world terrorist organisation… Who can say that killing a leader of a recognised terrorist organisation is an unlawful attack?". Il punto e' proprio (e banalmente) questo: questo tipo di uccisioni e' illegale, perche' non e' preceduto da un regolare processo, con una regolare condanna. A meno che non si voglia sostenere che quella di Israele e' un'azione di guerra contro un nemico riconosciuto: nel qual caso l'attacco a un dirigente nemico e' perfettamente giustificato. Ma se di guerra si tratta, la guerra e' una condizione simmetrica, quindi sono legittimi anche gli attacchi palestinesi contro Israele — e non credo che Israele abbia intenzione o interesse ad ammetterlo.
2. Tim Sebastian ha tenuto sulla graticola Olmert per venti minuti abbondanti, senza mollarlo mai, con domande precise, circostanziate e per niente gentili, senza mai lasciarlo libero di parlare senza contradditorio. Non riesco a immaginare un giornalista cosi' su una TV italiana. E badate, non pretendo neppure che se la pigli con Berlusconi: ma questi sono troppo servili perfino per intervistare seriamente Fassino o Rutelli…


martedì, 30 marzo 2004
Segnalazione
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:07 pm

E' uscito il numero 12 di Bitterlemons, dedicato all'uccisione dello sceicco Yassin e al suo significato nel conflitto in corso. Non l'ho ancora letto, ma anche solo dai titoli pare offrire una visione significativamente diversa dalla vulgata.


lunedì, 29 marzo 2004
In Israele nessuno piange per Yassin
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:31 pm

Come promesso, torno sulla questione dell'assassinio di Ahmed Yassin. E' tardi per fare dei commenti miei, ma credo che valga la pena di capire come ha reagito la societa' israeliana.

Un sondaggio di Maariv indica che oltre il 60% degli israeliani ha approvato l'uccisione del leader di Hamas. E' una percentuale assai alta, che non si spiega soltanto con l'influenza della destra piu' o meno estrema. Su questa linea si trovano anche uomini della sinistra, oppositori di Sharon che credono necessaria una soluzione politica e non militare al conflitto. Si esprime cosi' per esempio Danny Yatom, parlamentare laburista ed ex capo del Mossad, su Maariv:

As of this writing, the targeted killings should continue. We should continue pursuing terrorists. They will try to perpetrate attacks whenever they are able. Today, I support the decision to kill Yasin. Despite this, let me reiterate: Diplomatic initiative is the only way to prevent the conflict from attaining new heights of bloodshed and suffering. The initiative begins with the unilateral disengagement from the Gaza Strip and continues with negotiations with the Palestinians with the goal of reaching a peaceful settlement.
[...] Ma colpisce ancora di piu' leggere quello che pensano coloro che si dichiarano contrari all'uccisione di Yassin: anche in questa minoranza praticamente nessuno mette in dubbio che l'azione fosse moralmente giustificata e giuridicamente legittima. Questa e' per esempio la posizione di Haaretz (qui lo speciale online del quotidiano sull'uccisione di Yassin), nel cui primo editoriale dopo l'uccisione di Yassin si legge:
The Yassin assassination was justified, no less so than American assassinations (which have yet to succeed) of Osama bin Laden and his cohorts would be justified. But "justified" does not mean necessary and wise: To say something is "permitted" does not always mean that it is "worthwhile."
E queste sono parole di uno degli opinionisti piu' radicali del giornale, Yoel Marcus:
The honest-to-God truth is that I shed no tears for Ahmed Yassin. The guy had blood on his hands, on his feet, you name it; and his mouth spewed venom like a poisonous snake. But the timing was bad: (a) In a cost-benefit analysis, is his assassination worth the insane revenge attacks that are bound to come? (b) Is it worth exposing ourselves once again to the wrath of the world on the eve of pulling out of Gaza and evacuating the settlements? (c) And if Gaza isn't handed over to the Palestinian Authority, haven't we then sabotaged the unilateral disengagement initiative with our own two hands?
Lo stesso Marcus, in un articolo successivo, giustifica il suo atteggiamento dicendo:
As I've already said, my heart doesn't bleed for Ahmed Yassin, the man directly responsible for the murder of hundreds of Israelis. If he were put on trial, he would have been sentenced to a hundred years behind bars and slapped with a hundred death penalties.
Sarebbe perfino troppo facile obiettare che in uno stato di diritto quel processo avrebbe dovuto celebrarsi comunque, prima di eseguire una condanna. Ma lo stato d'animo di Marcus e' egemone in Israele: non la pensa diversamente neppure Ben Kaspit, ancora su Maariv:
This morning, the IDF sent Yassin to heaven in a whirlwind. Sharon, who declared that we would not leave Gaza with our “tails between our legs” was satisfied. The rest of us should worry.

There is no doubt that Yassin was rightly condemned to die. The argument was over who should carry out the sentence. What would be the balance of benefit versus damage of a move that could push the entire region over the edge, into chaos?

Bisogna arrivare a un articolo di Amira Haas su Haaretz per leggere qualcosa che somiglia a una condanna anche morale dell'assassinio di Yassin: ma anche in questo caso l'attenzione e' piu' sulle conseguenze e sui "danni collaterali" che sul fatto in se'.

Che cosa penso l'ho gia' scritto. E continuo a pensarlo, anche se sono impressionato da come la societa' israeliana nel suo complesso ha reagito — e se credo che sia troppo facile condannare standocene qui al riparo. Anzi, proprio questa sorta di rassegnazione al peggio che viene perfino dalle parti migliori di Israele e' motivo in piu' per sostenere le ragioni del percorso di pace — nonostante tutto e perfino nonostante Israele. Ancora con le parole di Yoel Marcus, che pare non vedere la contraddizione tra il suo non versare lacrime sull'assassinio e proclamare che e' stato commesso un errore:

History has shown that assassinating a political leader can stop a peace process, but it can't stop acts of terror sparked by national-religious conflict. Here, one needs to talks about a solution – not about victory.
Lia su Haramlik esprime, per altro in forma assai piu' radicale di me, come e' nella sua visione delle cose, gli stessi dubbi che qualche tempo fa avevo esternato sulla questione dei bambini-kamikaze.

lunedì, 29 marzo 2004
Pubblicita' (e di nuovo a me stesso, per di piu'!)
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:46 pm

Tra i tizi che parlano di software libero e pubblica amministrazione alle pagg. 42-43 (solo un sommario online) di Affari e Finanza di oggi ci sono anche io.


lunedì, 29 marzo 2004
La colonia di Rovegno
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:28 am

Sollecitati da un articolo sull'ultimo speciale di Diario dedicato alla memoria (non online, purtroppo), ieri siamo andati a visitare la colonia estiva di Rovegno, in alta Val Trebbia.

Costruita nel 1934 per ospitare circa cinquecento bambini e ragazzi dalla GIL (per i troppo giovani: Gioventu' Italiana del Littorio), e' un bell'esempio di quell'architettura razionalista che in Italia si tende a disprezzare e ad etichettare come "stile littorio".
Durante la guerra di liberazione, Rovegno fu teatro di una lunga serie di eccidi e di efferatezze; la piu' nota — e l'ultima nel tempo — fu l'uccisione di un elevato numero di prigionieri repubblichini (piu' di un centinaio, a quanto pare) da parte dei partigiani. Non fu l'unica e non fu la prima strage avvenuta nella colonia — e sarebbe bene non dimenticare nemmeno questo: invece sulla porta dell'edificio ormai in rovina campeggia soltanto una targa di bronzo — incongruamente lucida e ben tenuta in tanto sfacelo — con gli stemmi della Repubblica Sociale e con la commemorazione dei morti fascisti.

Oggi l'edificio e' in uno stato di colpevole degrado. Vetri sfasciati, muri sbrecciati, arredi divelti, centinaia di brandine con i materassi sventrati e le imbottiture usate per accendere falo', graffiti, immondizia, insomma il risultato di una sistematica devastazione.

Peccato perche' e' un'architettura molto bella e molto significativa (come riconosce perfino la Provincia di Genova, che l'ha inserita tra i "valori paesaggistici" del suo PTC). Tra l'altro, tutto lascia pensare che, nonostante le disavventure della guerra, la colonia sia stata in condizioni accettabili fino a relativamente pochi anni fa. Le distruzioni peggiori sembrano risalire agli anni ottanta — ed e' disturbante il sospetto che possano essere state determinate o favorite dalla malintesa natura di memoriale fascista del sito.

Queste fotografie a documentazione dei valori architettonici (in particolare della bellissima sala mensa semicircolare) — e dello scempio.



sabato, 27 marzo 2004
Con la testa lucida, nonostante Israele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:46 pm

Leggo su Repubblica di ieri, ma non trovo online (e non trovo conferma sulle fonti israeliane e palestinesi che posso leggere), di un appello pubblicato sul quotidiano Al Ayam da parte di Hanan Ashrawi, Abed Rabbo, Sari Nusseibeh e altri leader moderati palestinesi. Nell'appello si richiamerebbe alla necessita' di non reagire con altre stragi all'assassinio dello sceicco Yassin. I firmatari chiedono inoltre che l'intifada torni ad essere la rivolta non militarizzata delle origini, sostenendo che il confronto militare offre a Israele soltanto nuovi pretesti per allontanare la pace. Purtroppo mi mancano i dettagli e le conferme, per cui invito chiunque ne sappia di piu' a darmi lumi; pero' mi pare una posizione di immensa saggezza ed equilibrio, la stessa saggezza ed equilibrio che Israele, nel suo complesso, pare aver smarrito del tutto.
Volevo scrivere con un po' di respiro quel che penso sull'assassinio di Yassin; forse pero' e' passato gia' troppo tempo. Merita pero' avere chiaro come ha reagito Israele, attraverso un panorama degli articoli piu' significativi: domani arriva.

sabato, 27 marzo 2004
Misteri degli accessi
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:26 pm

Oggi ShinyStat mi gratifica di un centinaio di nuovi visitatori. Per un blog che ne fa piu' o meno cinque o sei al giorno, vuol dire che e' successo qualcosa di buffo: qualcuno mi sa spiegare il mistero (escludo di essere improvvisamente diventato cosi' popolare!)? Che dite, ShinyStat e' cosi' fesso che basta un browser con i cookies disattivati a mandare in tilt il loro sistema di conteggio?


venerdì, 26 marzo 2004
Ossi di Seppia
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:25 pm


Scorci montaliani, sempre a Sori.


venerdì, 26 marzo 2004
Paradossi
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Paradossi, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:54 pm

Qualche settimana fa, a Pian della Regina, proprio sotto il Monviso, faceva bella mostra di se' una bandiera della Marina:

Qualche giorno dopo, praticamente sulla spiaggia di Sori, un bel borgo di pescatori non lontano da Genova, a pochi passi dalle barche, ho trovato questa lapide:


giovedì, 25 marzo 2004
Dopo quattordici giorni, …
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:25 pm

… otto citta', sei regioni, cinque relazioni in cui ho magnificato i meriti del free software e del sapere libero, altri due o tre discorsi sparsi manco fossi candidato alla presidenza del mondo — da stasera la vita torna temporaneamente a ritmi normali. E allora forse posso recuperare un po' di arretrati del blog. Domani pero' — stasera sono troppo stanco.


martedì, 23 marzo 2004
Nessuna giustificazione
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:40 am

Anche oggi non ho modo ne' tempo di argomentare — ma almeno questo sento di doverlo dire.
Credo che nessuno incarnasse piu' dello sceicco Yassin tutto quello che aborro. L'incitamento al terrore, la negazione del diritto di Israele ad esistere, il fondamentalismo.
Ma nulla — assolutamente nulla puo' giustificare questo omicidio. Senza se e senza ma, come va di moda dire adesso.


lunedì, 22 marzo 2004
Un milione per la pace e cento idioti
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:36 am

Alla fine si vedono di piu' i cento idioti. Che mi devono spiegare perche' Zapatero — che propone il ritiro dei soldati a giugno se l'Iraq non passa sotto controllo ONU — e' un ganzo e Fassino — che propone il ritiro dei soldati a giugno se l'Iraq non passa sotto controllo ONU — e' "un assassino", o come, con fine understatement dice Gino Strada, "un delinquente politico".

Questo post e' soltanto un antipasto: sulla questione voglio tornare, appena ho mezz'ora da dedicare seriamente a scrivere quel che penso. Cioe', occhio e croce, dopo giovedi' — se sono sopravvissuto…

mercoledì, 17 marzo 2004
Fuoco incrociato, piuttosto che dialogo
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Leggere Bitterlemons e' un'esperienza interessante. Non soltanto perche' ogni settimana affronta in poche pagine un tema significativo del conflitto tra Israele e Palestina, ma perche' lo fa mettendo accanto quattro articoli, due di parte israeliana e due di parte palestinese, che permettono di valutare la distanza degli approcci e delle percezioni. Come dice il sottotitolo della rivista, si tratta di un "Palestinian-Israeli crossfire", non ancora di un vero e proprio dialogo. Ma questo scambio e' alimentato da una tenace volonta' di comprendere le ragioni dell'altro e dall'ancora piu' tenace consapevolezza che solo questa comprensione puo' aprire la strada, lunga e fatta di piccoli passi, verso uno sbocco pacifico ed equo del conflitto. Non e' facile irenismo, non e' ottimismo della volonta'. Sono piccoli semi come questi che permettono di non disperare.
Segnalo in particolare che negli ultimi due numeri si affrontano questioni di grande rilievo: "Che cosa dovrebbe significare separazione?" e "Che cosa costituisce uno stato palestinese sostenibile?".

Sono letture amare — bitterlemons, appunto — ma e' di questo che c'e' bisogno, non di cullarsi nelle verita' di una parte sola.


lunedì, 15 marzo 2004
Qualcuno mi dica…
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:06 pm

… per favore, che non e' vero, che e' una montatura dei servizi di sicurezza israeliani. Qualcuno lo faccia, ve ne prego.

Israeli security sources believe that the ten-year-old Palestinian child caught carrying a large explosive device in his school bag was sent by Tanzim terrorists who intended to detonate the bomb by remote control while the boy was among soldiers at a checkpoint, Monday.
The incident took place at a checkpoint near Nablus earlier today (Monday). A female Border Police officer at the checkpoint noticed the child struggling to carry a heavy school bag. The officer asked him to open the bag and found that it contained a 6-kilogram (about 13 pounds) explosive device.
The child said he was instructed to deliver the bag to a Palestinian waiting at the other side of the checkpoint in exchange for “a large sum of money”. (da Maariv)

lunedì, 15 marzo 2004
Rispetto per l'elettorato
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:58 pm

Secondo Repubblica Gustavo Selva ha cosi' commentato il risultato elettorale in Spagna:

"Nella guerra del terrorismo, Bin Laden segna un altro punto al suo attivo con l'insperata vittoria in Spagna dei socialisti di Zapatero". Parole durissime, che il parlamentare di An spiega con la circostanza che "Aznar è stato il primo europeo ad affiancarsi a Bush e Blair nella guerra in Iraq, mentre Zapatero ha promesso agli spagnoli il ritiro della Spagna dall'Iraq".

lunedì, 15 marzo 2004
Pubblicita' (a me stesso, per di piu'!)
Nelle categorie: Free Knowledge, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:18 pm

Il blog tace perche' sono agli ultimi giorni di organizzazione di un evento su "Sapere Aperto e Libero nella Pubblica Amministrazione", che faremo a Pisa il 22 e il 23 marzo. Date un'occhiata qui, secondo me vale la pena di venire…

domenica, 14 marzo 2004
La pace, l'Iraq, le truppe italiane e l'Ulivo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:22 pm

Avevo promesso qualche giorno fa che avrei approfindito il tema della manifestazione per la pace del 20 e degli scontri tra DS e disobbedienti.
A volte essere in ritardo aiuta, perche' quello che volevo dire io l'ha detto — ovviamente molto meglio di me — Romano Prodi nella sua lettera di ieri al Corriere. Mi sento percio' assolto se evito di tornare sulla questione.


sabato, 13 marzo 2004
Madrid
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:25 pm

Sono sgomento, come tutti. E basta.

Come accade assai spesso, mi riconosco in quello che dice Marco Schwarz qui.

mercoledì, 10 marzo 2004
Chiedo scusa
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:22 am

sia perche' torno qui dopo aver detto che sarei stato zitto per qualche giorno, sia perche' ancora una volta non riesco a non riportare una frase del nostro Presidente del Consiglio:

"Io credo di comportarmi come qualunque persona seria nei miei panni", dice e aggiunge riferendosi all'opposizione: "Questi personaggi mi offendono un giorno sì e un giorno no. Mistificano, mi accusano continuamente".

"Io invito tutti a tirar fuori soltanto una mia frase insultante nei rispetti dell'opposizione. Ho rispetto tutti e pretendo rispetto".

(da Repubblica, che anticipa la puntata odierna di Porta a Porta)

martedì, 9 marzo 2004
Chiuso per (super)lavoro
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:59 pm

Arrivederci a quando la mia testa fumera' meno di cosi' — spero tra tre o quattro giorni.

Foto della cokeria di Bragno, presso Cairo Montenotte (SV), in Val Bormida. Fateci un giro, e ditemi se ha qualcosa da invidiare al declino industriale rumeno o russo… (altre foto quando smetto di fumare).

sabato, 6 marzo 2004
Il signor Castelli uno e due
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:09 pm

Da Repubblica:

Di fronte alla levata di scudo dei penalisti il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha invitato il governo "a fare una riforma che non sia solo di facciata". Negli ultimi 12 mesi è la quinta volta che i penalisti decidono di scioperare: l'ultima astensione è di meno di due mesi fa, il 16 gennaio. Ma nel 2003 gli avvocati avevano incrociato le braccia altre tre volte.

In ogni caso, non è detto che finisca qui. "I 6 giorni di astensione decisi oggi – ha spiegato Ettore Randazzo – sono solo la prima tranche, vedremo quello che succede sulla riforma. Se la situazione peggiorerà, non basteranno. Siamo molto più arrabbiati di quello che dimostrano questi 6 giorni di astensione dalle udienze…".

Commentando l'ipotesi di sciopero di una giornata dei magistrati, poi rientrata, Castelli dichiarava questo il 22 gennaio scorso:

Ma soprattutto il Guardasigilli sostiene che opponendosi alla sua riforma della giustizia parti della magistratura difendono interessi corporativi. "La classe dei magistrati – dice il ministro rispondendo alle domande dei giornalisti – non dovrebbe scioperare. Se però lo faranno ne prenderemo atto. Ne hanno già fatto uno, non mi pare che le conseguenze siano state rilevanti. Se però loro vorranno ancora ricorrere a questa arma di protesta, ne riconosco la legittimità ma ne rammento l'inutilità".

giovedì, 4 marzo 2004
Incompatibilita' con il carcere
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:36 pm

L'avvocato di Calisto Tanzi dichiara:

"I medici da noi nominati … hanno appurato il gravissimo stato di salute di Tanzi e quindi la sua incompatibilità con il carcere". Il legale ha spiegato che l'ex patron del gruppo è dimagrito di 15 chili e fa fatica a parlare: "Per questo ogni tanto, quando siamo a colloquio con lui, siamo costretti a interrompere". Il difensore ha anche sottolineato che Tanzi "è peraltro in un grave stato di frustrazione psicologica per i figli" anche loro in carcere a Parma: "Sono a pochi metri di distanza e non può vederli". (da la Repubblica)

mercoledì, 3 marzo 2004
La grazia a Priebke?
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:32 pm

Sinceramente — quello della grazia a Priebke e' un argomento che mi mette in difficolta'.
Credo che Priebke meriti in pieno la sua condanna. E che la meriti due volte, per aver commesso i fatti per cui e' stato condannato e per non aver mai dimostrato alcun ravvedimento. Credo anche che la memoria della Repubblica esigesse ed esiga ancora una giustizia inflessibile nei confronti dei crimini nazifascisti — e tanto piu' oggi che c'e' chi quei crimini vorrebbe dimenticare e far dimenticare. Per questo sono stato tra i sostenitori della necessita' di processare Priebke e di arrivare alla sentenza.
Pero' sono anche contrario all'ergastolo. Lo sono da quando ho l'uso della ragione e forse da prima. Credo che non ci sia alcuna giustizia nel privare per sempre della liberta' una persona, indipendentemente dalla gravita' delle sue colpe. Non posso fare eccezione per Priebke, anche se i suoi crimini mi ripugnano fino al profondo e se trovo che sia impensabile perdonarlo: solo le sue vittime avrebbero il diritto di farlo.

Aggiungo che trovo particolarmente odiosi i fascisti che organizzano manifestazioni e campagne a favore di un personaggio spregevole come Priebke. Mi ripugnano tanto piu' perche' e' evidente che il loro obiettivo reale non e' la liberazione di un vecchio dalla galera, ma la cancellazione della condanna per i crimini nazifascisti.
Pero' sono sempre turbato quando l'autorita' nega a qualcuno il diritto di manifestare pubblicamente un'opinione politica, anche la piu' sbagliata. La nostra Costituzione parla chiaro: "I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi (…) Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorita', che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumita' pubblica (art. 17 Cost.). Tra i motivi per vietare una manifestazione, l'indecenza non e' prevista — ed e' giusto cosi', per quanto faccia male allo stomaco.
Questa gente orrenda va combattuta con le armi della democrazia: l'argomentazione, la critica, la forza dei numeri di quella per fortuna stragrande maggioranza di italiani che di dimenticare gli orrori del nazifascismo non vuole saperne.

E allora? e allora non so. Priebke e' certamente al suo posto in galera e chi manifesta per liberarlo promuove una causa indecente. Ma se la Repubblica fosse capace di rinunciare ad infliggere una pena incivile come l'ergastolo, riaffermando al tempo stesso che con quella condanna si era fatta giustizia e che nessuna conciliazione e' possibile con chi ancora rivendica l'eredita' fascista — credo che come cittadino mi sentirei pienamente rappresentato.
Ad ogni buon conto, la prossima volta che torno a Roma, vado in pellegrinaggio alle Fosse Ardeatine.

Quanto all'onorevole Taormina, che si accoda ai fascisti per motivi che forse e' caritatevole non aver chiari, lo iscrivo automaticamente nella categoria "Ma vaffanculo".

mercoledì, 3 marzo 2004
Rutelli e le vacanze dei magistrati
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:32 am

Il presidente del mio partito ha dichiarato:

Non è pensabile che un palazzo di giustizia d’estate continui a rimaner chiuso per ferie due mesi.

Contrariamente al solito, questo vaffanculo necessita di commento. Sono in conflitto di interessi: la mia compagna e' un magistrato. So quanto lavora, so quanto guadagna, so quali responsabilita' e quali sacrifici stanno dietro al suo lavoro (non ultimo il fatto che la sua sede e' trecento chilometri da casa). So anche che i mitologici cinquanta giorni di ferie servono in parte significativa a scriver sentenze. E quindi vaffanculo a Rutelli in cerca di facili (e demagogici) entusiasmi bipartisan.

sabato, 28 febbraio 2004
Comunicazione di servizio
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:45 pm

I miei post appaiono su MS Internet Explorer in un pacchianissimo grassetto, nonostante il CSS non indichi che il font dev'essere bold — e infatti con Mozilla si vede quel che si deve vedere, un carattere normale.
Qualcuno meno dummy di me mi sa consigliare un modo di rimediare?
Seconda domanda: ma quelli di Microsoft, quando la fanno una cosa come si deve?


sabato, 28 febbraio 2004
Ieri…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:47 pm

all'imbrunire un bel giretto dalle parti di Tagliolo

e di Lerma, nell'Ovadese.

Oggi tappati in casa: nevica e abbiamo un po' di influenza.


venerdì, 27 febbraio 2004
Saluti da…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:12 pm



Questa settimana il ratto e' stato qui, e qui, e qui, e qui, e qui, e qui, e qui, e qui e di nuovo qui…

giovedì, 26 febbraio 2004
La ragazza con l'orecchino di perla
Nelle categorie: Cinema e TV, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:11 pm


Da innamorato di Vermeer, non ho potuto fare a meno di andare a vedere "La ragazza con l'orecchino di perla". Non posso dire che mi abbia deluso, perche' e' esattamente il film che mi aspettavo. C'e' il genio inetto e compresso dalle convenzioni sociali a cui non si sa ribellare; c'e' il contrasto tra la giovane povera e pura, capace di penetrare l'arte e la bellezza del mondo da un lato, e le donne chiuse e corrotte da un egoismo senza barlumi dall'altro; c'e' la storia d'amore mai esplicitata tra il pittore stagionato e la servetta poco piu' che adolescente (una specie di "Lost in Translation" in salsa olandese…), eccetera. Insomma una sbrodolatura sentimentale senza un colpo d'ala che sia uno: ma era nel conto. Speravo invece di godermi la ricreazione dei quadri di Vermeer; e in effetti tutto il film e' costellato di citazioni implicite o esplicite, di scene riprodotte al centimetro e di inquadrature che fanno il verso alle opere del pittore olandese (ma anche di Rembrandt e di altri maestri dell'epoca). Ma la delusione vera e' la luce, l'effusione quasi liquida che in quei quadri pervade gli oggetti, come se fosse al loro interno, li facesse vibrare: la fotografia del film e' incapace di riprodurla, di dare vita ai tabeaux vivants, rimane pesante ed opaca. C'e' la stessa differenza tra il viso appuntito e un po' sgraziato della modella di Vermeer e la pienezza solida e materiale di Scarlett Johansson.

P.S. Non mi metto a fare il recensore di film. Non ho la stoffa e c'e' chi, come Marquant, lo fa troppo meglio di me. Sono solo indispettito perche' la mia passione vermeeriana si sente tradita…

mercoledì, 25 febbraio 2004
The rat is racing (again)
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:29 pm

and his blog is sleeping, meanwhile


mercoledì, 25 febbraio 2004
Difendere il prestito gratuito nelle biblioteche
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 7:31 pm

Contro l'Italia e' stata aperta una procedura di infrazione dalla Commissione Europea perche' nelle biblioteche pubbliche il prestito e' gratuito e non viene remunerato l'autore (la storia completa e' raccontata qui). Credo che sia una cosa vergognosa anche solo immaginare di poter imporre il pagamento di royalties sul prestito dei libri. C'e' dietro un modello di privatizzazione della conoscenza ripugnante — e sono convinto che contro questo provvedimento si debba fare una vera e propria battaglia di civilta'. Per questo aderisco e invito ad aderire alla campagna "Non pago di leggere", promossa dalla biblioteca di Cologno Monzese.
Segnalo anche il blog Bibl'aria, legato all'iniziativa di protesta.

lunedì, 23 febbraio 2004
Dal Lago d'Orta
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:17 pm

Nonostante la neve (rosa pure qui — ma ormai non fa piu' notizia), oggi ce l'abbiamo fatta. Bellissimo giro.

Grazie a Waldorf per la foto

lunedì, 23 febbraio 2004
Ancora una volta parlo del muro
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm

… a costo di sembrare un disco rotto. Il fatto e' che ho la sensazione di dire assolute ovvieta' — e sento ripetere delle assolute falsita' come se fossero dati di fatto incontestabili.
Ho appena visto l'inizio del TG7 con le notizie dall'Aja sulla prima udienza sul muro. Giuliano Ferrara va dicendo che si', la barriera dovrebbe si' passare sulla linea verde, ma alla fin fine quello che conta e' soltanto la difesa dagli attentati — separare Israele dai terroristi che vivono in Cisgiordania. In tutti i giornali e TG si dice che il muro "divide Israele dalla Cisgiordania".
Chi va dicendo questo (e non chi critica il muro, come dice Ferrara) e' davvero responsabile *moralmente* di un inganno intollerabile. Perche' il muro non separa Israele dalla Cisgiordania: passa ben a est del confine del 1967, annettendo di fatto una parte significativa di territorio palestinese e rendendo impraticabile la vita normale in moltissime comunita' arabe, private della possibilita' di muoversi, di coltivare le proprie terre, di avere acqua a sufficienza.
In queste condizioni il muro non ha una funzione difensiva di Israele, ma di creazione sul terreno di uno status quo che permetta la definitiva annessione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Mi pare di dire un'assoluta ovvieta': basta una carta geografica per capirlo. Troppo difficile per Giuliano Ferrara? o semplicemente troppo onesto?
C'e' una soluzione altrettanto ovvia al dilemma tra diritto dei Palestinesi e sicurezza di Israele: costruire il muro sulla linea verde. Se l'obiettivo e' evitare gli attentati ad Haifa e a Tel Aviv e' piu' che sufficiente. Se invece Israele e' ostaggio dei duecentomila coloni che ha mandato in Cisgiordania — allora bisogna ripetere con chiarezza l'ennesima ovvieta': che cosi' non ci sara' nessuna pace. E non e' tacendo queste verita' che si dimostra amicizia per Israele.

E' uscito il nuovo numero di Bitterlemons, dedicato al muro e alle udienze dell'Aja.

sabato, 21 febbraio 2004
Qualcosa si muove?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:18 pm

Mentre cominciano le udienze della Corte dell'Aja sul muro, Israele annuncia di avere iniziato a smantellarne uno dei tratti peggiori e piu' criticati, che isolava completamente un villaggio palestinese.
E' ovviamente un fatto positivo — e un segno che la pressione internazionale a qualcosa serve. Ma resta il fatto — inalterato — che finche' il muro corre a est della Linea Verde, e' un furto di terre e di pace ai danni dei Palestinesi — e non portera' sicurezza agli Israeliani.


sabato, 21 febbraio 2004
Dice la mosca cocchiera
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 7:03 pm

Sapete che c'e'? mi sono rotto di Luca Sofri e di Wittgenstein. Quindi lo levo dai link. Non se ne accorge nessuno — ma io mi sento meglio.


sabato, 21 febbraio 2004
Neve rosa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:55 pm

Che ci crediate o no, la neve oggi ha una evidente sfumatura rosa/arancione — credo che sia, abbastanza paradossalmente, per via della sabbia del Sahara arrivata fin qui.

sabato, 21 febbraio 2004
Lo scenario peggiore
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:46 pm

Su Haaretz online e' apparso un lungo articolo di Yossi Alpher*, in cui si sostiene che la possibilita' di arrivare all'auspicata soluzione "due popoli, due stati" e' in serissimo pericolo — e che le politiche del governo Sharon sono, nonostante ogni dichiarazione in contrario, uno degli ostacoli peggiori. Le alternative alla soluzione dei due stati sono l'obliterazione di Israele per via demografica (gia' oggi in Palestina la popolazione ebraica supera di pochissimo il 50%) — o l'imposizione di un "minority rule" israeliano su una maggioranza palestinese.

Nell'uno come nell'altro caso, il sogno sionista di un Israele "ebraico e democratico" e' destinato a soccombere.
E' una lettura deprimente — ma credo che dica una serie di cose inoppugnabili — e indica anche qualche possibile strada per evitare la catastrofe. Strade difficili, che chiedono coraggio e capacita' di visione alla classe politica di Israele, prima che a tutti gli altri.

* Yossi Alpher e' uno dei due direttori di Bittelemons, una interessante rivista online dedicata al dialogo israelo-palestinese. Merita.

sabato, 21 febbraio 2004
Questa rubrica e' sospesa per neve…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:27 am

Oggi era in programma di andare a fare un giro al Lago d'Orta, ma quando ci siamo svegliati fuori era cosi':

E anche ora sta nevicando cosi':

Si resta a casa.

venerdì, 20 febbraio 2004
Il papa' di Mel Gibson dice
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:28 pm

In un'intervista telefonica alla radio di New York WSNR, che andrà in onda lunedì, Hutton Gibson ha affermato che molti degli ebrei europei dati per morti nei lager nazisti sono in realtà fuggiti prima dell'Olocausto, in Australia e negli Stati Uniti. "E' tutta – beh, non proprio tutta – invenzione", ha detto Hutton Gibson. Che ha aggiunto che le camere a gas e i crematori dei lager non sarebbero stati in grado di sterminare così tante persone.
"Ha idea di quanto ci vuole per liberarsi di un cadavere? Per cremarlo? – ha detto il padre di Mel Gibson in trasmissione – ci vogliono un litro di benzina e venti minuti. Ora, sei milioni di persone? I tedeschi non avevano abbastanza combustibile per farlo. E' per questo che hanno perso la guerra".


giovedì, 19 febbraio 2004
Dichiarazioni parallele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 4:01 pm

Abraham Foxman, direttore dell'Anti-Defamation League, secondo l'ANSA

ha annunciato che nel pomeriggio incontrera' anche il premier Silvio Berlusconi al quale esprimera' "apprezzamento per il rapporto tra Italia e Usa nella lotta contro il terrorismo, nella lotta per la liberta' in Iraq". "Lo ringraziero' – ha proseguito – per la leadership nella lotta contro l' antisemitismo e il ruolo di supporto verso Israele".

Su Repubblica di oggi, a pag. 2 dell'edizione di carta si legge:

… il Presidente del Consiglio scansa l'impasse raccontando la barzelletta del kapo' che in un campo di concentramento raccoglie i prigionieri per annunciare buone e cattive nuove. "La notizia buona e' che meta' dei prigionieri del campo sara' trasferita in un altro campo. A quel punto i prigionieri chiedono di sapere la notizia cattiva. Un guardiano, facendo un cenno con la mano, spiega: da meta' vita in giu' resteranno in questo campo. Da meta' vita in su, saranno trasferiti".

P. S. Si', lo so, avevo promesso di non eccedere con lo Stirato. Ma che volete, riesce sempre a strapparmelo, almeno un vaffanculo al giorno. Faro' esercizio di pazienza… da domani.

giovedì, 19 febbraio 2004
Contro la guerra all'intelligenza
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 3:29 pm

La rivista francese Les inrockuptibles pubblica un appello, seguito da qualcosa come ventimila firme, tra cui quelle di molti intellettuali di punta (da Derrida a Balibar, a François Ozon), contro l'attacco generalizzato alle condizioni di esercizio delle professioni del sapere.

Tutti questi settori del sapere, della ricerca, del pensiero, dei rapporti sociali, produttori di conoscenza e di dibattito pubblico sono oggi oggetto di attacchi massicci, rivelatori di un nuovo anti-intellettualismo di Stato. Assistiamo alla messa in opera di una politica estremamente coerente. Una politica di impoverimento e di precarizzazione di tutti gli spazi considerati improduttivi a breve termine, inutili o dissidenti, di tutto il lavoro invisibile dell'intelligenza, di tutti quei luoghi in cui la societa' si pensa, si sogna, si inventa, si cura, si giudica, si ripara. Una politica di semplificazione dei dibattiti pubblici, di riduzione della complessita' [...]
Questa guerra all'intelligenza e' un fatto senza precedenti nella storia recente della nazione. E' la fine di un'eccezione francese: un semplice sguardo a qualcuno dei nostri vicini europei, l'inghilterra post-thatcheriana o l'Italia berlusconiana permette comunque di vedere che ne e' delle scuole, degli ospedali, delle universita', dei teatri, delle case editrici al termine di queste politiche, che, condotte in nome del buon senso economico e del rigore di bilancio, hanno un costo umano, sociale e culturale esorbitante e delle conseguenze irreversibili.
Lungi dal costituire un movimento di stampo corporativo, questo risveglio delle professioni intellettuali riguarda l'insieme della societa'. Prima di tutto perche' la produzione e la diffusione delle conoscenze ci e' indispensabile come l'aria che respiriamo. In secondo luogo, perche' al di la' delle nostre professioni, dei nostri saperi, delle nostre pratiche, sono i rapporti sociali che vengono aggrediti, relegando sempre piu' ai margini i disoccupati, i precari, i poveri.

Proprio perche' l'Italia berlusconiana e' messa peggio della Francia, abbiamo un bisogno terribile, immediato, di una mobilitazione dello stesso tipo, che metta insieme le lotte oggi frammentate di tutti coloro che vedono restringersi gli spazi di accesso pubblico e libero al sapere. E' l'intelligenza del nostro Paese che e' sotto attacco, ed e' ora di rendercene conto.

giovedì, 19 febbraio 2004
La montagna ministeriale e il topolino open source
Nelle categorie: Free Knowledge, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 1:10 pm

Dopo una lunghissima gestazione, il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie ha pubblicato (G.U. del 7 febbbraio 2004) la direttiva “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni”, precedentemente e informalmente nota come “Direttiva Open Source”.
Vi era una forte attesa nei confronti di questo provvedimento, sia per l'attenzione che il Ministro aveva riservato alla questione dell'Open Source nella P.A., sia per gli interessanti risultati prodotti, pur a costo di faticose mediazioni, dalla “Commissione Meo” nominata da Stanca. Le bozze della direttiva, circolate nei mesi scorsi, facevano pensare che il Governo avrebbe adottato una linea assai cauta, ma di reale apertura verso le possibilità fornite dal software libero e open source.
Il testo definitivo della direttiva delude queste aspettative. Infatti, dopo aver pagato un tributo formale alla necessità per le pubbliche amministrazioni di tener conto della offerta sul mercato di una nuova modalità di sviluppo e diffusione di programmi informatici, definita «open source» o «a codice sorgente aperto», il documento non fa successivamente alcuna scelta reale che favorisca l'adozione di soluzioni OS/FS nella pubblica amministrazione. [...]
La scelta del software viene infatti legata a criteri puramente economicistici (TCO, costo di uscita, ecc.), senza prendere in considerazione fattori di ordine più generale che invece debbono avere importanza nelle scelte di un soggetto pubblico, quali la garanzia della sicurezza dei dati e della trasparenza delle procedure, la possibilità di prmuovere lo sviluppo di imprese sul territorio, la necessità di non favorire posizioni di monopolio, il sostegno a un modello compartecipato di sviluppo della conoscenza e della società dell'informazione. Privata di questa dimensione, la questione dell'OS/FS perde ogni rilevanza politica e si riduce a mero problema tecnico/tecnologico. Non è un caso che nel testo del governo sia accuratamente evitato l'uso del termine “free software”, proprio per la connotazione politica che esso ha assunto.
Vale la pena di osservare anche che si nota nel testo della direttiva una curiosa confusione tra “open source” e public domain. L'articolo 3, comma 2, lettere b) e c), infatti distingue tra “acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso” ed “acquisizione di programmi informatici a codice sorgente aperto”, ignorando il fatto che anche questi ultimi sono coperti da specifiche licenze, e che proprio la differenza tra queste e quelle proprietarie è il nodo della questione.

E' significativo anche che nel testo definitivo della direttiva sia comparso, tra i criteri di preferenzialità nella scelta del software, quello di “soluzioni informatiche che (…) garantiscano la disponibilità del codice sorgente per ispezione e tracciabilità da parte delle pubbliche amministrazioni, ferma la non modificabilità del codice, fatti salvi i diritti di proprietà intellettuale del fornitore e fermo l'obbligo dell'amministrazione di garantire segretezza o riservatezza”. Si tratta di una modalità di distribuzione del software assolutamente legittima: ma siamo all'opposto della filosofia e delle logiche di condivisione che stanno alla base dell'OS/FS. E' anche significativo osservare che si tratta esattamente della politica di distribuzione adottata da Microsoft nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni proprio come risposta alla diffusione dell'OS/FS.

In definitiva, possiamo ben dire che la montagna ha partorito un topolino. Questa direttiva non è destinata a modificare l'atteggiamento della Pubblica Amministrazione centrale nei confronti della questione del software libero, e più in generale della libertà della conoscenza. Fortunatamente – se il centro fa da retroguardia – il sistema delle autonomie sta procedendo in maniera ancora non organica, ma sempre più evidente, nella direzione giusta, quella di utilizzare l'acquisto e lo sviluppo di software come strumento per favorire lo sviluppo di una società della conoscenza fondata sulla libertà e sulla pluralità: vale la pena, sotto questo aspetto, di sottolineare il risultato positivo messo in campo dalla nuova legge regionale toscana sulla società dell'informazione (L.R.T. 1/2004, art. 4, c.1, lett i), che prevede esplicitamente la “promozione, sostegno ed utilizzo preferenziale di soluzioni basate su programmi con codice sorgente aperto, in osservanza del principio di neutralità tecnologica, al fine di abilitare l’interoperabilità di componenti prodotti da una pluralità di fornitori, di favorirne la possibilità di riuso, di ottimizzare le risorse e di garantire la piena conoscenza del processo di trattamento dei dati”.


giovedì, 19 febbraio 2004
Questa volta abbiamo vinto
Nelle categorie: Free Knowledge, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:44 am

Il Senato ha approvato la legge di conversione del Decreto 354/03, il cosiddetto "Decreto Grande Fratello", senza modificare il testo della Camera. Questo significa che non sono previsti controlli sul traffico internet e sulla posta elettronica. E' una vittoria importante per la liberta' della comunicazione; il rapporto tra liberta' individuale e sicurezza collettiva rimane comunque un tema cruciale, su cui continuare a ragionare e a capire. Segnalo per questo la bella iniziativa de "Il Secolo della Rete", che organizza per il 24 febbraio un convegno dal titolo "La rete delle liberta'", con la partecipazione – tra gli altri – di Stefano Rodota', Fiorello Cortiana, Pietro Folena, Antonino Caruso, Francesco De Leo. Vale la pena di esserci (e non solo perche' sono uno degli organizzatori ;-)).

martedì, 17 febbraio 2004
Una nuova rubrica
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 7:29 pm

… dedicata alle notizie e/o alle dichiarazioni troppo imbecilli o troppo spudorate per essere degne di un commento. Prometto che non la riempiro' di frasi dello Stirato: troppo facile. Ma per l'inaugurazione non posso fare a meno di riportare questa, tratta dal Corriere della Sera:

il premier, specifica addirittura che le tasse sono giuste se al «33%, se vanno oltre il 50% allora è morale evaderle».


martedì, 17 febbraio 2004
Lui lo dice meglio di me
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:22 am

Carta settimanale pubblica (numero 6 del 12-18 febbraio, pagg. 49-55, purtroppo non in rete) una bella intervista ad Avi Shlaim, storico "revisionista" israeliano, di cui e' uscito recentemente in Italia Il muro di ferro. Condivido praticamente ogni parola dell'intervista e vi invito a leggerla (no, quelli di Carta non mi pagano per la pubblicita'…). In particolare, siccome io non sono riuscito a farmi capire, cito queste parole, che rispecchiano con chiarezza assoluta le mie convinzioni sul sionismo:

C'e' una distinzione tra essere antisionista e post-sionista. Non sono un antisionista, accetto la legittimita' del movimento sionista, che considero un movimento legittimo per l'autodeterminazione nazionale del popolo ebraico. Allo stesso modo, riconosco la legittimita' dello stato israeliano all'interno dei confini del 1967. La mia sola obiezione e' rivolta al progetto coloniale sionista al di la' della linea verde, e cioe' dei confini del 1967. Se Israele si ritirasse dai territori occupati e desse ai palestinesi l'opportunita' di creare il loro stato, allora non avrei alcuna obiezione. Essere post-sionista significa pensare che il movimento sionista ha raggiunto il suo scopo: uno stato di Israele entro i confini del 1967. Cio' che sta bloccando lo sviluppo della societa' israeliana e' l'occupazione; quindi mi piacerebbe che Israele cessasse l'occupazione, consentendo a israeliani e palestinesi di vivere tranquillamente nella loro terra.

Appunto: lui lo dice molto meglio di me.

martedì, 10 febbraio 2004
Blogger senza fissa dimora
Nelle categorie: Free Knowledge, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:38 pm

A dicembre c'e' stata la fuga da Splinder, che aveva avuto la bella idea di chiuderci i feed RSS. Ora leggo in giro che Clarence ha abbandonato Movable Type e che il passaggio alla nuova piattaforma ha scatenato il casino: altra ondata di profughi verso siti amici.
Si trattera' pure di un caso particolare della crisi generale del free internet (vedi Luciano Giustini qui) — ma la sensazione e' che bloggare per diletto stia diventando un'attivita' sempre piu' precaria. Non e' un bel segnale per chi crede che la rete sia (debba essere?) uno spazio di allargamento delle liberta'. Non tanto per noi blogger, che siamo comunque un fenomeno marginale — ma per l'idea che ci sta dietro: se vuoi uno spazio free (as in freedom) non puo' essere free (as a free beer). Per molti invece la seconda liberta' e' la condizione per avere la prima.


sabato, 7 febbraio 2004
Peggio la toppa del buco
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:39 pm

Secondo il Jerusalem Post, Sharon intende trasferire i coloni degli insediamenti di Gaza nel West Bank. Come dire, la politica di occupazione e di negazione del diritto palestinese alla terra continua, sotto le mentite spoglie di un parzialissimo ritiro. Chiunque abbia dato credito all'"apertura" di Sharon di qualche giorno fa, e' il caso che si ricreda.

Leggere il Jerusalem Post e altra stampa conservatrice di parte ebraica e' un esercizio esasperante — ma salutare. Aiuta a capire meglio quali germi terribili si agitino in una parte considerevole della societa' israeliana.
P.S. dell'8 febbraio: La notizia di oggi e' che Sharon parla di spostare il muro verso ovest, "piu' vicino" alla Linea Verde. Il tracciato sarebbe 100 chilometri piu' breve ed eliminerebbe gran parte dei "salienti" che strangolano citta' e villaggi palestinesi. Una buona notizia? non abbastanza: il tracciato resta comunque in territorio palestinese — e in particolare continua a comprendere i maggiori blocchi di insediamenti del West Bank (Ariel, Kiryat Arba, per dirne solo due); e non si dice una parola del controllo dell'acqua, che e' una delle partite essenziali. Ancora una volta: Sharon sta facendo propaganda, sta cercando di gettare fumo negli occhi. Solo una soluzione che non sottragga un metro di terra ai Palestinesi e' accettabile, e' il minimo indispensabile perche' si possa decentemente parlare di pace.

venerdì, 6 febbraio 2004
Da Maariv
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:40 pm

Sull'edizione inglese online di Maariv c'e' un articolo di Ahmed Tibi, parlamentare arabo israeliano, a proposito della proposta di Sharon di tenere un referendum sull'evacuazione degli insediamenti a Gaza. Credo che Tibi faccia un uso troppo disinvolto di un termine pesante come "fascista" parlando delle posizioni politiche degli ebrei di Israele; pero' non posso che concordare al 100% quando scrive questo:

We totally reject the idea of a referendum because the occupied territories are not Israeli territories. They do not belong to Israel and they are not the property of the Israeli people. So there is no point in asking the public its view regarding something that does not belong to it. What does not belong to you should be returned to its original owners. This is international law.

[...] Due note marginali. La prima e' che Tibi, cittadino israeliano e membro della Knesset, parla ormai degli "Israeliani" come altri da se'; un triste segnale della devastazione che le politiche governative hanno portato nel rapporto — da sempre difficile, ma mai logorato come ora — tra lo stato d'Israele e la sua minoranza araba. La seconda e' che ci sono settori della societa' allarmatissimi per una possibile deriva plebiscitaria della democrazia israeliana (per esempio questo articolo di Asher Arian): magari fossimo capaci di altrettanto allarme in Italia.

giovedì, 5 febbraio 2004
Comunicazione di servizio
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:41 pm

Da alcuni giorni lo spazio web su cui salvo le immagini di questo blog fa le bizze. Qualcuno mi sa indicare un servizio gratuito che funzioni decentemente, in modo che io possa emigrare?


mercoledì, 4 febbraio 2004
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 3:45 pm

Ricevo da Arianna Sarti, condivido e mi permetto di rendere pubblica questa mail:

Ieri sera, ad una assemblea di genitori ed insegnanti del “Comitato per la difesa per la scuola pubblica” serpeggiava la notizia, ma ci siamo lasciati pensando che non fosse possibile. Premetto che rispetto alla partecipazione alle varie manifestazioni non tutti avevano assunto le stesse posizioni, ma si tratta appunto della libertà dei singoli di prendere decisioni autonome rispetto all’educazione dei propri figli, e poi di confrontarsi e essere anche in disaccordo gli uni con gli altri, a fronte, però, di un diritto garantito a tutti i cittadini.
Invece è vero: la presidente della commissione per l’infanzia, parlamentare di Forza Italia, ha presentato un disegno di legge per vietare la partecipazione “alle riunioni in luogo pubblico è vietata la partecipazione non occasionale di minori di anni 11”. Non commento. [...]
COSTITUZIONE ITALIANA

Art. 17.

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DEL BAMBINO

Articolo 12
1. Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.

Articolo 13
1. Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.
2. L’esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie:
a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui; oppure
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell’ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.

Articolo 14
1. Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
2. Gli Stati parti rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio del summenzionato diritto in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità.
3. La libertà di manifestare la propria religione o convinzioni può essere soggetta unicamente alle limitazioni prescritte dalla legge, necessarie ai fini del mantenimento della sicurezza pubblica, dell’ordine pubblico, della sanità e della moralità pubbliche, oppure delle libertà e diritti fondamentali dell’uomo.

Articolo 15
1. Gli Stati parti riconoscono i diritti del fanciullo alla libertà di associazione e alla libertà di riunirsi pacificamente.
2. L’esercizio di tali diritti può essere oggetto unicamente delle limitazioni stabilite dalla legge, necessarie in una società democratica nell’interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza o dell’ordine pubblico, oppure per tutelare la sanità o la moralità pubbliche, o i diritti e le libertà altrui.

Poscritto del Ratto: Sinceramente, qualche perplessita' a organizzare manifestazioni con bambini io ce l'ho, proprio per il rispetto dovuto alla libera espressione dei bambini stessi. Guai a irreggimentarli e a prestare loro battaglie dei loro genitori. Ma e' anche vero che i nostri bambini stanno in questo mondo, si fanno le loro idee e possono capire se sono contenti o no di qualcosa, specie quando li tocca emotivamente o concretamente: che sia la guerra, che sia il fatto che la loro vita a scuola viene cambiata dalla riforma. Dovremmo ascoltarli, dovremmo dare loro la possibilita' di parlare — e di aderire o no (ma per scelta loro, non di papa' e mamma) a una qualunque forma di espressione collettiva. C'e' un discrimine sottile, tra la loro liberta' e il plagio — ma certo non e' con una proposta di legge ridicola come questa che si aiutano le famiglie a rispettare quel discrimine. Per fortuna, questa iniziativa finira' come deve, nell'immondezzaio: nemmeno questo parlamento, nemmeno questa maggioranza la potranno mai approvare.


mercoledì, 4 febbraio 2004
I lemming
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:00 am

Forse ve lo ricordate anche voi. Un documentario Disney (White Wilderness, 1958) che ho visto da bambino raccontava la storia raccapricciante dei lemming. Questi piccoli roditori vivono in colonie in tane sotterranee dalle lunghe gallerie. Quando una colonia diventa sovraffollata, l'agressivita' cresce, si verificano zuffe sempre piu' violente, fino a quando — se ricordo bene, sono passati quasi quarant'anni — gran parte della popolazione si riversa fuori dalle tane e comincia a correre. Apparentemente si tratta di una specie di migrazione. Ma la corsa disperata e' diretta alle alte scogliere da cui le povere bestie si precipitano in mare. Dopo questo suicidio di massa, i sopravvissuti ricominciano il ciclo fino alla successiva crisi di sovrappopolazione.
Questa storia mi colpi' terribilmente — ed e' rimasta nella mia testa una specie di metafora esistenziale. In fondo — quando parlo di "rat race", e' la corsa folle dei lemming che mi viene in mente.
Pochi giorni fa ho scoperto che quel documentario era un falso. I lemming non si suicidano in massa, non si buttano a frotte giu' dalle scogliere. Sono contento per loro. Ma l'immagine mi e' rimasta indelebilmente impressa — anche perche' ho la sensazione che noi, invece, ai lemming disneyani somigliamo davvero.

venerdì, 30 gennaio 2004
Piangere i morti, dire la verita' ai vivi
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:49 pm

Sandro Viola in un articolo (non riprodotto online) su Repubblica di oggi argomenta in maniera assai convincente sul nodo tra antisemitismo, critiche al governo di Israele, condizioni di vita dei Palestinesi e terrorismo. [...] Cito:

… nessuna persona bennata vuole passare per antisemita, mentre proprio a questo mirano le reazioni della pubblicistica pro-israeliana: a far ricadere su chi critica la politica del governo Sharon le responsabilita' dell'antisemitismo… queste posizioni pro-israeliane … inglobano nell'antisemitismo, giustamente, l'antisionismo… Sin qui niente da obbiettare: perche' chi non riconosce allo stato degli ebrei una piena legittimita' (oltre al diritto di vivere in sicurezza), o e' un antisemita o e' un cretino. Le obiezioni emergono, invece, quando nell'antisemitismo vengono inglobate anche le critiche piu' specifiche e circostanziate alla visione e alle scelte dei governi di Israele… Se l'Europa soffre di un male vergognoso come la risorgenza dell'antisemitismo, questo comporta che bisognera' mettere la sordina alle condizioni in cui vivono i palestinesi dopo trentasette anni d'occupazione…? La ripugnanza, , il timore d'essere bollati come antisemmiti ci dovra' far tacere su tutto questo?
No, non bisognerebbe tacere. Lo stallo sanguinoso in cui si trova oggi la contesa sulla Palestina ha due responsabili: il tumore fondamentalista che sta facendo marcire strati sempre piu' vasti del popolo palestinese, e l'opposizione delle destre israeliane a qualsiasi seria, accettabile idea d'uno Stato dei Palestinesi.

Concordo pienamente. Aggiungo soltanto che criticare Israele per l'occupazione, per il muro e per le violenze e' necessario, ma e' particolarmente doloroso oggi, pensando alle vittime dell'ultimo attentato a Gerusalemme. Lo e' ancora di piu' per chi, come chi scrive, verso Israele nutre un affetto profondo e sente ogni ferita inferta alla sua vita come un lutto proprio:

Qualora mi dimentichi di te, Gerusalemme,
la mia destra si dimentichi di me.
Mi si attacchi la lingua al palato,
se mi dimentico di te, Gerusalemme,
se non pongo Gerusalemme sopra ogni mia gioia.

E' un crinale stretto, quello che passa tra la difesa sacrosanta, anche militare, del diritto di Israele a vivere in pace e in sicurezza, e l'acquiescenza alle violenze ingiustificabili dell'occupazione, che non fannno che allontanare quella pace e quella sicurezza. A quello stretto e difficile cammino bisogna richiamare continuamente Israele, se se ne e' amici.

venerdì, 30 gennaio 2004
Stucchevole fuffa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:18 pm

… e quindi se siete in vena critica ripassate domani.

Qui ho passato alcuni dei periodi piu' belli della mia infanzia, d'estate e d'inverno. Ci sono stato domenica scorsa dopo — credo — trent'anni. Non l'hanno sciupato troppo — ed e' stato bello tornarci.


mercoledì, 28 gennaio 2004
Psicoblògico
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 12:43 am

Contravvenendo a una regola implicita che mi ero dato (mai fare metablog qui dentro), segnalo questo articolo, che secondo me dice delle cose vere e interessanti su come e perche' scriviamo i nostri blog.

martedì, 27 gennaio 2004
Memoria
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:52 pm

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo e' un uomo
Che lavora nel fango

Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si' o per un no.
Considerate se questa e' una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza piu' forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo e' stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi, Se questo e' un uomo)

Una lettrice mi chiedeva, qualche giorno fa, come mai io, che non sono ebreo ne' per ascendenza ne' per conversione, in questo blog parlo continuamente di ebrei, di Israele, di ebraismo. Nelle parole di Primo Levi c'e' la risposta. O almeno la prima parte della risposta. Il dovere della memoria mi e' stato chiaro fin da bambino, da quando i miei genitori mi hanno parlato per la prima volta dei campi di sterminio, della Shoah. Sono cresciuto pensando che come ogni europeo ho un dovere, quello di ricordare, quello di non permettere che l'opera di Hitler venga portata a termine. [...]

Ma il ricordo non puo' essere soltanto quello dello sterminio. Gli Ebrei in Europa sono stati una presenza viva, una ricchezza culturale, sociale, artistica — il dono prezioso dell'altro in mezzo a noi, cosi' inestricabilmente in mezzo a noi da essere noi. Oggi quella presenza, tra sterminio ed emigrazione, e' stata ridotta ad una traccia flebile. E allora e' compito anche di chi ebreo non e' cercare di essere fedele a quella traccia, di tenerne vivo il ricordo, la conoscenza, il valore. Altrimenti tradirebbe se stesso, prima ancora di tradire l'altro.
Man mano l'ebraismo e' diventato parte della mia stessa identita', si e' rivelato — piu' che una serie di risposte — una serie di dure domande che mi sollecitano e che sono — come sempre — piu' importanti delle risposte che non trovo. E questa e' la seconda ragione per cui scrivo cosi' spesso di ebraismo; ma di cose tanto private si parla male in un blog.


lunedì, 26 gennaio 2004
Peggio del fascismo?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:09 pm

Lo stirato dice che il fascismo gli e' parso meno odioso della magistratura. Il fascismo e' pur sempre il regime che ha approvato le leggi razziali in Italia. Sillogizzando, le leggi razziali paiono al nostro Presidente del Consiglio meno odiose dell'operato dei magistrati. Non so voi, ma se Berlusconi domani dice qualcosa, qualunque cosa, sul giorno della memoria, credo che vomitero'.


lunedì, 26 gennaio 2004
La Moratti ascolta
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:09 pm

Trovo su Contaminazioni e condivido pienamente.

sabato, 24 gennaio 2004
Mimun e Goebbels
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm

Fassino ha dichiarato che Berlusconi dovrebbe farsi spiegare da Gasparri e Mimun chi era Goebbels, evidentemente implicando che l'uno e l'altro ne conoscono bene i metodi. Mi pare un modo davvero misero di far polemica politica, sinceramente. E mi pare anche di cattivo gusto, vista l'origine ebraica di Mimun. Il quale, per altro, e' la vivente dimostrazione del fatto che non c'e' alcuna differenza antropologica tra ebrei e non ebrei: i servi e gli stupidi si trovano tra gli uni come tra gli altri.


sabato, 24 gennaio 2004
Singhiozzoblog
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 9:31 pm

Da qualche giorno i blog di Excite funzionano a singhiozzo — e' difficile tanto leggerli quanto aggiornarli, soprattutto di sera. Se ci aggiungete che vado a singhiozzo pure io –


venerdì, 23 gennaio 2004
Ancora information overload
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 12:21 am

Massimo Mantellini interviene sul tema, con dei riferimenti interessanti.


giovedì, 22 gennaio 2004
Il muro di frantumazione
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 6:22 pm

Su Europa di ieri un articolo di Kenneth Brown parla delle condizioni di vita degli arabi del West Bank alle prese con il muro, con i blocchi stradali, con le strade riservate alla popolazione degli insediamenti ebraici. Non dice niente che gia' non si sappia. Ma credo che abbia espresso con particolare chiarezza l'anima del problema: lo sgretolamento territoriale imposto agli arabi palestinesi finisce per rendere impossibile qualunque coesione di comunita', qualunque decente forma di vita associata. Non e' tanto questione di annettere il 6% delle terre arabe ad Israele: e' che la dislocazione di quelle annessioni crea una sorta di ragnatela che paralizza e che imprigiona la popolazione araba, la priva della mobilita', della liberta' di comunicazione, dell'accesso all'acqua e alle terre da coltivare. Non mi risulta che chi sostiene la necessita' della separation fence abbia mai smentito la realta' di questo dato o abbia dato una risposta convincente su questo punto. [...]
Certo, proteggere Israele dal terrorismo e' un'esigenza primaria. Nessuna pace e' possibile se i vostri figli possono saltare in aria andando a scuola o divertendosi in discoteca. E non e' credibile che gli attacchi terroristici termineranno da se' nemmeno in presenza di un processo di pace reale: nel campo palestinese (come specularmente in quello israeliano) c'e' chi rivendica il diritto a *tutto* il territorio tra il Giordano e il mare e chi vede come unica soluzione possibile l'espulsione o la cancellazione dell'altro. Quindi anche il migliore degli accordi possibili dovra' fare i conti con la violenza sabotatrice degli estremisti. E quindi e' illusorio credere che la pace potrebbe rimuovere il bisogno di una difesa militare — e forse anche di una separazione fisica tra Arabi e Israeliani. Ma questa e' cosa del tutto diversa dallo strangolamento e dalla frantumazione dei Palestinesi che la colonizzazione del West Bank e la separation fence stanno attuando.
Puo' darsi, per triste che sia, che un muro sia necessario per proteggere la pace — e per molti anni. Ma dietro a *questo* muro, che amputa il West Bank come carne viva, non nascera' nessuna pace. Chi ha a cuore Israele non si deve mai stancare di ripeterlo.

Sul Mazziniano un post sul conflitto israelo-palestinese. Dice cose che penso anche io. Ma forse dovremmo pensare tutti che e' troppo facile dirle stando seduti qui al nostro computer. E' un po' piu' difficile restare lucidi e sereni in mezzo agli attentati o alle forze di occupazione — e questo dovrebbe renderci un po' piu' lenti a giudicare.

mercoledì, 21 gennaio 2004
Information overload
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 9:08 pm

Interessante post nel blog di Mauro Lupi. In effetti l'information overload e' uno dei problemi seri della mia rat race — e di quella di tutti noi. La societa' dell'informazione e della conoscenza e' un gran bel casino se non hai chi ti fa dei buoni briefing…


domenica, 18 gennaio 2004
Hop Frog
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:20 pm


Nel migliore stile rat race, riusciamo ad essere sempre di corsa perfino quando ci riposiamo. Oggi ci siamo fermati dieci minuti qui, andando a prendere un treno.

La settimana scorsa invece eravamo quassu' (e mi dicono che oggi ci rinevica).


sabato, 17 gennaio 2004
The rat is racing
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm

In questi giorni il blog langue. Troppo lavoro, troppo di corsa. Accumulo argomenti di cui vorrei scrivere e non riesco a farlo. Tirate un sospiro di sollievo.

Pero' sono andato a vedere "Le invasioni barbariche" — e' un film bellissimo.

venerdì, 16 gennaio 2004
Mobilitazione contro il Decreto
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:53 pm



Il Secolo della Rete ha indetto per il 21 gennaio alle 16.30 a Roma, presso la sala Luigi di Liegro della Provincia, in via IV novembre 119, una assemblea pubblica per un primo momento di mobilitazione e di confronto sul decreto 354/03. Partecipate numerosi ed aderite alla campagna "Liberta' di comunicare".


mercoledì, 14 gennaio 2004
Facce…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:25 pm

Statler ha da ridire su certe facce che si vedono affisse ai muri delle citta' italiane in questi giorni.


martedì, 13 gennaio 2004
Da Haaretz
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 5:52 pm

Un interessante (e per quanto mi riguarda disturbante: ma serio e che merita riflessione) articolo di Gideon Levy sul muro, sulla cattiva coscienza di Israele, sul paragone tra Israele e Sud Africa, sulla funzione delle pressioni internazionali.
Sono indietro con il lavoro, percio' non ho tempo per commentare. Ditemi voi.

[Via Simopal]

martedì, 13 gennaio 2004
Non sbirciare nella mia posta!
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 5:26 pm

Il Governo ha approvato a fine anno un decreto che estende il tempo di conservazione dei dati relativi al traffico dei cittadini. Ne hanno parlato in tanti, da Beppe Caravita a Massimo Mantellini, con posizioni diverse; io sono troppo dummy per esprimere un giudizio tecnico e percio' non mi avventuro.
Ma non mi piace che decisioni che riguardano una cosa importante come la riservatezza delle mie comunicazioni vengano prese per decreto, quasi alla chetichella e senza un approfondimento adeguato. E non piace nemmeno al Garante per la Privacy (cosa che mi fa credere di aver buone ragioni di preoccuparmi).

Il decreto va in discussione domani alla Commissione Giustizia della Camera. Qui trovate l'elenco dei membri della Commissione: mandategli una mail, un fax, un piccione viaggiatore per dirgli di contrastare questo decreto.
Se volete maggiori informazioni e se volete aderire alla campagna per la liberta' di comunicazione, sul sito de "Il Secolo della Rete" trovate tutto quel che vi serve.


domenica, 11 gennaio 2004
Filopalestinese e percio' antisemita?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:46 pm

Purtroppo a volte pare di si'; e pare che essere filopalestinesi renda scusabile essere antisemiti. Vi faccio un esempio. Seguendo la
segnalazione di Haramlik
, che leggo assiduamente e volentieri, sono andato a consultare il sito www.arabcomint.com, aspettandomi di trovare una voce certamente filoaraba sulla questione palestinese, ma non un accumulo di propaganda razzista antiebraica. E invece proprio di questo si tratta: antisemitismo e della piu' bassa lega. E' un sito in cui si possono leggere (cito piu' o meno a caso, e non e' nemmeno l'esempio piu' aberrante) cose come queste: [...]

La ragione e' che, di norma, gli ebrei sono incapaci di rendere l'imperativo categorico di Kant una regola universale. Una definizione di ebreo potrebbe essere: "persona incapace di formulare giudizi morali obiettivi" perché in essi non possono essere applicati i vecchi criteri religiosi o etnici. Il suo giudizio sarà sempre differente su ciò che e' buono per gli ebrei e ciò che e' cattivo per gli ebrei. Le armi di distruzioni di massa sono cattive se sono in mano dei Gentili, ma buone se sono in mani ebraiche. Il nazionalismo di un goy e' cattivo, la devozione alla causa d'Israele e' buona. L'uguaglianza di diritti tra ebrei e non ebrei in Europa e' buona, ma e' cattiva in Palestina (da "
Danny il bianco-azzurro
").

Essi sono convinti che lo stato ebraico fu creato dopo l'olocausto per assicurare un porto sicuro agli ebrei in caso di nuovi disastri. Questo fraintendimento e' la conseguenza diretta della lettura erronea di eventi storici cruciali. Israele e' frutto del sionismo, e l'ideologia sionista fu elaborata ben prima che Hitler nascesse.
Inoltre, ci sono buone ragioni che inducono a ritenere che Hitler elaborò i suoi argomenti anti-semiti dopo aver letto i testi del sionismo. Da Ber Borochov egli poté leggere quanto gli ebrei fossero socialmente anomali ("La struttura socio-economica del popolo ebraico differisce radicalmente da quella di qualsiasi altra nazione. La nostra e' una struttura anomala, anormale" ( Ber Borochov, 1897, pubblicato dalle edizioni Moshe Cohen, Nazionalismo e Lotta di classe: Approccio marxista al problema ebraico, 1937). Da Jabotinsky poté imparare quanto fosse cruciale la questione della purezza del sangue. Le citazioni sopra riportate suggeriscono che il nazismo ed il sionismo sono molto simili nello spirito: entrambi sono movimenti nazionalisti ispirati al concetto della purezza razziale. Una cosa e' comunque certa: il sionismo precede il nazismo.
Un'altra cosa da sottolineare e' che l'anti-semitismo ha sempre giocato in favore di Israele, poiché esso, agli occhi dei sionisti, "spingerà gli ebrei a trasferirsi nel paese". … E' triste ammetterlo, ma almeno tatticamente, i sionisti videro giusto: la liquidazione dell'ebraismo europeo generò davvero grande supporto per la loro causa, che, in seguito, condusse alla creazione dello stato d'Israele (da "
I dieci errori piu' comuni di Israele
").

Si potrebbe essere tentati di non dare nemmeno troppa importanza alla cosa. Spazzatura di questo genere ce n'e' talmente tanta in giro che non c'e' nemmeno piu' da sorprendersi. Quello che rattrista davvero e' che persone apparentemente equilibrate e scevre dal pregiudizio razziale come Lia di Haramlik possano essere indotte a sponsorizzare una cosa del genere sull'onda emotiva della questione palestinese. Non voglio accusare anche lei di essere antisemita — non sono cosi' ottuso: ma evidentemente il livello di vigilanza e' troppo basso, la sensibilita' si e' spenta — e si lascia spazio a una cancrena razzista che continua ad avere vita troppo facile.

venerdì, 9 gennaio 2004
Addio
Nelle categorie: Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:10 pm


venerdì, 9 gennaio 2004
Cencio dice male di Straccio
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:12 am

Secondo l'International Herald Tribune, un rapporto del Dipartimento di Stato americano ha messo in luce le discriminazioni subite dai musulmani in Europa. Nel rapporto si sottolineano tra l'altro i divieti francesi di indossare l'hijab, le dichiarazioni anti-islamiche di Berlusconi e Bossi, il clima di sospetto e di ostilita' preconcetta scatenato dalle misure antiterrorismo, e cosi' via. Il Dipartimento di Stato aggiunge che questi temi sono oggetto di preoccupazione e di monitoraggio da parte americana, e che saranno materia di discussione con gli stati europei.
Alcune considerazioni sorgono spontanee: [...]
1. Il problema è reale. Essere musulmano in Europa significa essere parte di una minoranza vista con sospetto e paura, da marginalizzare o allontanare, o, nella migliore delle ipotesi, da sottoporre all'assimilazione forzata*.
2. Il clima del dopo 11 settembre, l'incertezza economica, la retorica di guerra, le tensioni sociali stanno imbarbarendo l'Europa, la stanno schiacciando volente o nolente sul modello comportamentale della cittadella assediata.
3. In queste condizioni i musulmani sono il bersaglio ideale, perche' sono immediatamente identificabili col nemico, perche' sono fortemente "diversi da noi", perche' sono tendenzialmente stranieri immigrati e poveri, perche' sono "troppi". Ma e' un clima che si riversa su ogni minoranza: la drammatica crescita dell'antisemitismo, che giustamente allarma tanti di noi, non e' un fenomeno diverso e indipendente, nelle motivazioni di fondo. Di fronte all'insicurezza generale, tutte le diversita' sono minacciose: e prendersela con gli ebrei è nei riflessi condizionati dell'Europa "cristiana" tanto quanto paventare l'invasione musulmana. Per questo sarebbe triste e riduttivo se il seminario europeo sull'antisemitismo non esprimesse una condanna di qualunque atteggiamento di discriminazione religiosa, a partire da quella contro i musulmani.
4. In ogni caso, gli ultimi che hanno diritto di criticare l'Europa sono proprio gli Americani: sono loro responsabili di una parte notevole del clima di insicurezza, sono loro che hanno scatenato il clima di guerra fra civilta' tra Occidente e Islam. Ed e' francamente intollerabile il tono santimonioso e scandalizzato da parte degli invasori dell'Iraq e dei carcerieri di Guantanamo.
*Faccio un esempio: la proibizione del velo. Premetto che trovo il velo un segno indigeribile di sottomissione della donna, e che mi turberebbe vederlo indossato in classe o da una pubblica dipendente. Ma è significativo che il dibattito sia nato proprio su un uso religioso islamico. Se la discussione avesse riguardato la kippa o i riccioli degli ebrei ortodossi, le accuse di antisemitismo sarebbero arrivate fino al cielo. Per non togliere il crocifisso da un'aula scolastica in Italia abbiamo suscitato un caso nazionale. Mi pare un evidente caso di mentalita' discriminatoria diffusa.

mercoledì, 7 gennaio 2004
Il seminario dell'UE sull'antisemitismo si fara'
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:58 pm

Il comunicato ufficiale emesso da Prodi mette una toppa ad un pasticcio. Cancellare i preparativi del seminario sull'antisemitismo non era certamente la cosa migliore da fare, anche se le accuse di Bronfman e Benatoff erano tanto infamanti quanto fuori bersaglio. Bene ha fatto Prodi a tornare su questa decisione — e bene ha fatto a rimarcare tanto l'infondatezza delle accuse, quanto la vasta eco negativa che l'intervento di Bronfman e Benatoff ha suscitato nel mondo ebraico (oltre alle dichiarazioni di Luzzatto che ho citato qui, segnalo questa interessante intervista della radio olandese a Pascale Charhom). continua…


mercoledì, 7 gennaio 2004
Diaspora e Israele
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:55 pm

Su Haaretz un interessante articolo di Arthur Hertzberg, che illustra cosi' lo stato d'animo della diaspora ebraica americana:

The American Jewish community is torn right now between its love of Israel and its distaste for Israel's policies. We who love Israel have an obligation to say what we believe. We have for a century or more helped and supported the Zionist endeavor in the state of Israel. We have long lived with the notion that Israeli governments, from right to left, have tried to inculcate in us – that they determine policy, and we are privileged to say amen on cue. This nonsense is now bankrupt.
Mi pare una posizione significativa e tale da meritare una riflessione in chi accusa di antisemitismo ogni critica al governo di Israele.
 
P.S. Mi pare che la vicenda dei rapporti tra UE e comunita' ebraiche stia prendendo una tristissima piega — dominata soprattutto dalla propaganda tutta italiana per le elezioni di giugno. Sono contento che Prodi abbia deciso di andare avanti nell'organizzazione del seminario sull'antisemitismo, ma la vicenda e' stata gestita da tutti nel modo peggiore in assoluto.

mercoledì, 7 gennaio 2004
Ancora uno sforzo!
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:54 pm

Cercando Armani su Google la voce "Mascalzone" del De Mauro – Paravia e' gia' al settimo posto. Continuiamo cosi'!


mercoledì, 7 gennaio 2004
Help!
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:52 pm

Qualcuno meno dummy di me mi sa spiegare perche' non riesco a convincere la colonna di destra di questo blog ad allinearsi correttamente in cima alla pagina, anziche' al centro?


mercoledì, 7 gennaio 2004
UE, antisemitismo e autolesionismo
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:50 pm

Sulla polemica tra Commissione UE e Bronfman (vedi qui) e' interventuo in maniera autorevole e dicendo tutte le cose giuste Amos Luzzatto. Aggiungo soltanto che mi pare del tutto autolesionista il comportamento di Bronfman e Benatoff, che sono riusciti a sabotare l'avvio di un dialogo importante con l'UE, che certamente sul tema dell'antisemitismo ha bisogno di una riflessione profonda. Altrettanto autolesionista pero', da parte dell'Unione, reagire congelando la preparazione di un evento importante come il seminario congiunto sull'antisemitismo: se non si vuole dare ragione agli avversari (spesso strumentali) dell'Europa, quella riflessione deve avvenire, presto e bene.


mercoledì, 7 gennaio 2004
Epifania
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:46 pm

Magari non in senso strettamente religioso — ma questa luce era una rivelazione, ieri.

mercoledì, 7 gennaio 2004
Il Muro: cose dette e non dette
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:05 pm

Su Arutz Sheva – Israel National News, organo di informazione legato agli ambienti della destra religiosa e ai gruppi dei coloni, si leggono spesso cose interessanti. Tra queste, recentemente, una difesa del muro che Israele sta costruendo nel West Bank. [...] Leggendo senza preconcetti, molte delle cose che l'opinionista scrive sono corrette, compreso il fatto che una gran parte della responsabilita' della situazione attuale ricade su Arafat, sulla sua decisione di rifiutare l'accordo proposto da Barak e sul terrorismo scatenato da parte palestinese quando la pace sembrava davvero vicina, con il risultato di gettare l'opinione pubblica israeliana in pasto alla destra nazionalista. Ci sono pero' delle significative omissioni nel ragionamento di Fitleberg: non e' scritto che la "separation fence" corre in territorio palestinese e non sulla linea verde, includendo la maggior parte degli insediamenti israeliani del West Bank e privando le comunita' palestinesi di terre, acqua, continuita' territoriale, liberta' di movimento: in altri termini il muro e' di fatto una negazione sul terreno del diritto dei Palestinesi ad avere (prima ancora che uno stato) un'esistenza dignitosa (al proposito e' interessante questo articolo di Danny Rubinstein su Haaretz). D'altronde funzionari pubblici israeliani parlano apertamente di annessione dei territori palestinesi ad ovest del muro. Tutto cio' non giova ad Israele per primo, che sulla questione della separation fence gioca una parte notevole della sua credibilita' internazionale (come ha notato anche il ministro della giustizia del governo Sharon, Yossi Lapid). Ma e' sempre piu' evidente che Israele sta perdendo le ragioni originarie, le motivazioni ideali della sua nascita: lo diceva Avraham Burg in un articolo che citavo qualche tempo fa, lo ripete adesso Zvi Bar'el su Haaretz.
Tutto cio' evidentemente non ha importanza per gli opinionisti di Arutz Sheva: per loro la sola cosa importante e' il diritto di Israele alla terra, cosi' come garantito da Dio: dal Nilo all'Eufrate, passando per il Giordano. La pace, la civile convivenza, il diritto degli altri non hanno rilievo.

P.S. Sulle accuse di antisemitismo all'UEe sulla risposta piccata di Prodi, ci sentiamo domani.


lunedì, 5 gennaio 2004
Giu' le mani da Armani
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:35 pm

Armani
Luca, il proprietario del timbrificio, non Giorgio, lo stilista. Armani (lo stilista) mi piace, ma nei confronti di Armani (Luca) sta commettendo una prepotenza bella e buona, tentando di inibirgli l'uso del dominio www.armani.it. Un tribunale gli ha dato ragione, ma impedire a una persona l'uso del suo cognome mi pare una vera barbarie. Aderisco percio' all'iniziativa di theGNUeconomy (dove potete leggere tutta la storia) e partecipo al Google Bombing contro Giorgio Armani.


domenica, 4 gennaio 2004
Stamattina ero qui
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:34 pm


domenica, 4 gennaio 2004
Ricomincia l'avventura
Nelle categorie: Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 2:32 pm

Il ratto ha traslocato da qui. Di corsa. Perche' Splinder ha una politica stupida verso i suoi utenti: la scelta di disattivare i feed RSS fa parte di una visione generale di Splinder come comunita' chiusa al suo interno, che e' l'esatto contrario di quello che dovrebbe esser la blogosfera, se si vuole che abbia qualche senso.
La nuova casa e' ancora da sistemare — anche perche' io con tutte 'ste parentesi sono un po' nel casino <>/#!@ — ma si ricomincia, approfittando anche di un po' di servizi e funzioni in piu'. Un grazie in anticipo a tutti gli amici che vorranno dare suggerimenti.

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