Lunedì, 8 Marzo 2010
Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.
Posso dirlo, che Panebianco mi sta irresistibilmente sulle palle - a prescindere?
Ma irresistibilmente. Tipo, piu' di Schifani.
Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.
Pare che domenica 28 si scatenera' la grande offensiva del nord alle PM10. Tutti a piedi in tutta la pianura padana o quasi. Quale sia l'utilita' di una mossa del genere per i nostri polmoni e' abbastanza chiaro: nessuna. Ai sindaci serve per esorcizzare lo spettro dei fascicoli che molte procure (compresa quella di Torino) vanno aprendo in materia. In realta' che l'aria a Torino sia una roba poco adatta a essere respirata e' una cosa evidente, come e' evidente che il torinese medio non concepisce altra possibilità per spostarsi che l'automobile, e del resto non si vede che cosa ci si potrebbe aspettare di diverso dalla citta' della Fiat.
Ma i torinesi per la verita' hanno le loro buone ragioni, anche ora che le loro macchine sono Fiat solo in minoranza.
A me non piace guidare di natura, trovo semplicemente odioso il sistema dei controviali torinese (una cosa in cui, per citare Saetta McQueen, devi girare a destra per andare a sinistra!!) e trovo che i torinesi al volante siano un flagello. Trasferendomi qua ho pensato: e che diamine, in fondo e' una grande città con un esteso sistema di trasporti - ci sono persino 7 km di metropolitana :-) - si potra' girare a piedi! Per la verità Torino e' stata pensata, credo fino dal '600, per le macchine; le distanze sono enormi e attraversare un corso in una volta sola (che so, corso Vittorio) e' sempre un'impresa da suicida o da centometrista o meglio da centometrista suicida, data la lunghezza e la presenza dei suddetti controviali che spesso generano la presenza di tre diversi semafori pedonali per passare da un lato all'altro.
Ad ogni modo ci ho provato, a usare i piedi e i mezzi pubblici (la bicicletta e' veramente da animi forti), ma, dopo un anno e mezzo di tentativi, credo che mi rassegnero' a diventare un torinese a quattro ruote. Non fosse altro, per raggiungere la scuola di It dal mio ufficio con il 65/ (la cui fermata gia' e' a 3-400 metri) ci impiego come minimo 40 minuti, quando in macchina fuori delle ore di punta ce ne metterei 15 (e' un percorso di 3,3 km). Per non parlare delle soste al freddo che hanno contribuito a farmi venire una tremenda tosse, peggiorata certo dall'aria torinese, dato che in montagna diminuisce molto. Devo dire che la frequenza del suddetto 65/ e' bassa, pero' ne vedo un monte in circolazione quando non ne ho alcun bisogno (dev'essere la legge di Murphy degli autobus). La distribuzione dei mezzi nel tempo non e' comunque il punto forte del GTT - il Gruppo Torinese Trasporti - il che genera un altro simpatico fenomeno: quando ho bisogno di andare in centro per una commissione, nel tempo che impiego per superare i tre diversi semafori pedonali posti nei 50 metri dall'uscita del mio ufficio alla fermata dell'autobus (non quella del 65/, ben piu' lontana…) vedo passare implacabilmente autobus e tram di tutte le linee utili e, quando infine raggiungo la fermata, per dieci minuti non passa piu' niente.
Inoltre non esiste praticamente percorso in citta', per quanto breve, che non richieda di cumulare due o addirittura tre mezzi se non percorrendo chilometri a piedi.
Morale della favola: Chiamparino & co. possono mandarci a piedi tutte le domeniche da qua alla fine del mondo, ma fino a che prendere i mezzi pubblici sara' un'impresa che richiede un fisico d'acciaio, la pazienza di un santo e niente da fare nella vita, tutti gli altri giorni della settimana i torinesi con piena ragione continueranno a mettere il culo sulle loro macchine e le PM10 impazzeranno.
P. S.: oggi sono andata a prendere It con la metropolitana, facendomi una passeggiata di circa 1,5 km; ma fino a qui tutto bene. Peccato che al ritorno (che abbiamo intrapreso cumulando un autobus e la metro) la metro si e' fermata del tutto, costringendo me e It a scendere e farci a piedi il percorso corrispondente a due fermate per andare dalla psicomotricista. E meno male che il mio piccolo ha accettato di farsela quasi tutta a piedi, quasi per niente in collo (il che e' un successo), e pure di corsa!
"Particolarmente penosa è la situazione del ceto intellettuale che […] non è in grado di andare oltre le diagnosi più impietose. E quando lo fa, le sue suonano come prediche edificanti."
(Gian Enrico Rusconi, "La classe dirigente e' scomparsa" su La Stampa di oggi: condivisibile ma, come si suol dire, medice cura te ipsum)
Io sono PC. Sono scadente e maldestro, ma del resto anche l'universo lo è. È pieno di oggetti imperfetti che si rompono. Molta gente ha bisogno di vedere il Sacro Graal, o il Gadget Perfetto ogni sei mesi, ma io no. Anche se mi regalaste il Graal, mi cadrebbe di mano, lo scheggerei, maledirei i numi. Sono fatto così, ma il punto è che siete fatti così anche voi. Regalatevi pure il nuovo oggettino, ma ricordate: l'universo è graffi, cadute, crash di sistema, bug, surriscaldamenti, entropia, e polvere soprattutto, tantissima polvere. Particelle dei gadget dei nostri antenati.
(Leonardo)
[Si', lo so, oggi sto tumblrizzando il blog]
Due brevi note — giusto per non lasciare in bianco l'anno nuovo del blog.
1. Vogliono intitolare una strada a Craxi. In Italia ci sono gia' centinaia di strade intitolate a fior di farabutti della nostra storia, da Crispi a Diaz e Cadorna — perfino a Badoglio — e per andare indietro a sant'uomini come Papa Pio V. Insomma, Craxi sarebbe in ottima compagnia — e un delinquente in piu' appeso agli angoli delle vie non sarebbe nemmen tanto fuori posto.
2. Brunetta sostiene che si dovrebbe riscrivere la Costituzione per intero, a partire dall'articolo 1. A me piacerebbe di piu' riscrivere l'atto di nascita di Brunetta — e mettere sulla data "mai".
(Buon anno a tutti, neh)

(It in Terrazza Mascagni, un annetto fa)
La Terrazza Mascagni e' uno dei posti piu' belli di una citta' ingiustamente considerata brutta, Livorno.
Una masnada di (ragazzini?) deficienti l'ha insudiciata di scritte a spray. A volte uno vorrebbe poter ricorrere alle punizioni corporali.
Ma che razza di paese del … e' questo, dove tutti — ma proprio tutti, dalla Lega (quelli del Sole Padano e dei riti celtici) ai dipietristi — si stracciano le vesti se la Corte di Giustizia europea sancisce un'ovvieta' come quella che l'esposizione del crocifisso in una scuola pubblica conculca la liberta' di educazione e la liberta' religiosa?
E io che speravo che nel PD, dopo la mai troppo tempestiva dipartita di Rutelli, ci fosse un briciolo di laicita' in piu'. No — Bersani fa lo gnorri, nella migliore delle ipotesi — forse perche' ha incassato il voto della Binetti? E perfino Marino, il campione dei laici denoantri: zitto come un topo.
Per come la vedo io, Michele Ainis sulla Stampa di oggi dice tutto quel che c'e' da dire. Aggiungerei soltanto che sento rumore di arrampicamento sugli specchi quando si parla del crocifisso come di un simbolo culturale e non religioso. E che se fossi cristiano, questo declassamento della Croce a icona identitaria degli Italiani mi suonerebbe piu' offensivo di una bestemmia.
* Come si dice in lingua bogia-nen — e rende meglio.
Sentire Romanone che dice, serafico, "Se qualcuno se ne va, non succede mica nulla" — non ha prezzo.
Il conflitto scoppiato tra De Bortoli, Scalfari e Travaglio è certamente una delle ultime cose di cui avevamo bisogno, eppure non riesce a lasciarmi indifferente. Scalfari non è onesto quando descrive De Bortoli come una sorta di leccapiedi che è corso ad assicurare a Berlusconi la sua lealtà; è ameno osservare come oggi pur di dare dell'ignavo al collega Scalfari abbia commesso marchiani errori di trama de "I Promessi Sposi".
De Bortoli ha difeso dignitosamente la sua posizione di "liberale" sia rispetto a Berlusconi che a Scalfari e Travaglio, e non è colpa sua se Minzolini ha approfittato della questione per mettere in pessima luce Repubblica, senza contraddittorio.
Va anche riconosciuto che nella sua politica antiberlusconiana Repubblica, che dopo le elezioni del 2008 era parsa anche un po' propensa alla conciliazione e all'inciucio, è caduta spesso in eccessi di cattivo gusto; trovo discutibile ad esempio il patetico ritratto di Gino Flaminio, ex fidanzatino di Noemi Letizia, come una sorta di innocente ragazzo della porta accanto sedotto e abbandonato e le cui speranze sono state tradite dalle aspirazioni velinistico-politiche della sua passata fiamma; peggio ancora attribuire a Patrizia D'Addario lo status di eroina, mentre da un punto di vista morale mi sembra equivalente a chi l'ha ingaggiata e "utilizzata" secondo la raffinata terminologia dell'onorevole Ghedini.
Ciò nonostante, il momento è di quelli che appaiono poco compatibili con il moderatismo, con l'atteggiamento da buon borghese che si vuole tenere fuori dalla mischia e dagli eccessi, che è proprio di una persona che pure per molti versi apprezzo come il buon Gramellini. La sensazione di essere alla canna del gas che molti (inclusa me) provano da tempo è quanto mai forte, quando Napolitano deve spiegare che non appartiene al suo ruolo istituzionale spiegare ai giudici della Corte Costituzionale cosa devono fare. Sembra che ormai non vengano più tollerati i controlli e gli equilibri propri di qualsiasi costituzione repubblicana. Il popolo è sovrano ma aliena la sovranità eleggendo il capo assoluto che viene offeso da chiunque eserciti le sue ordinarie funzioni costituzionali, magari annullando delle leggi sulla base di fondati argomenti giuridici.
Essere moderati può significare allora assistere impotenti e quasi complici a questo massacro della Costituzione. D'altronde in nome di cosa scendere in piazza? Il principale partito di opposizione è impegnato a guardarsi l'ombelico, e numerosi dei suoi deputati non si presentano in Parlamento consentendo che una legge aspramente discussa dallo stesso PD e su cui il Governo ha posto la fiducia passi, perdendo l'occasione di cogliere una vittoria importantissima. Oggi Franceschini scopre che la Binetti è un problema dopo essersi fatto appoggiar da lei.
Trovo drammatico trovarsi in questa situazione; non avere il carattere del tribuno, mancare di una qualsiasi guida, e al contempo sapere che tutto questo è rovinoso e inaccettabile.
Verrà mai una fine?
Ieri siamo andati a prenderci l'aereo per Milano Malpensa partendo da Berlino Tegel. Le cose sono cominciate subito male, in quanto arrivando non era per niente chiaro dove avremmo dovuto riportare la macchina a noleggio, cosa che comunque abbiamo indovinato sulla base di quel che succede di solito. Non era per niente chiaro neanche come poi dal parcheggio avremmo dovuto raggiungere l'area delle partenze. Non era per niente chiaro neanche dove avremmo dovuto fare il check-in, anche perché il signore del banco informazioni che abbiamo tentato di consultare si è attaccato al telefono prima che potessimo fargli una domanda e ha continuato impertubabile la sua conversazione, molto probabilmente non di lavoro, nonostante gli sguardi interrogativi di tutti i viaggiatori bisognosi di aiuto e il casino di It, già nervoso. Ma il meglio è venuno una volta che abbiamo raggiunto i banchi del check-in destinati a tutti i voli Air Berlin in partenza, compreso il nostro per Malpensa (Air Berlin è una compagnia più o meno low cost, credo, che per quanto mi risulta ha il monopolio dei voli diretti Malpensa-Berlino, per noi la soluzione più comoda). Al check-in a prima vista abbiamo registrato solo la presenza di un gran caos di persone che era ben difficile capire se erano in fila, per cosa e con quale ordine. Alla fine abbiamo dedotto che c'era un'unica fila per tutti i banchi (molto meno di quelli previsti) che doveva scorrere entro, come spesso accade, corsie delimitate da nastri di modo che alla fine ciascuno si presentasse al primo banco libero, distribuendosi così tra tutti i fortunati passeggeri le ripercussioni di eventuali lungaggini nei vari banchi. Il tutto sarebbe stato ragionevole se non fosse stato per la eccessiva massa dei passeggeri presenti e se non fosse stato per la natura umana specie italiana, che porta ove possibile a passare avanti al prossimo. Gia' un po' disperati comunque ci siamo messi in fila cercando di trattenere It, finendo nel mezzo di un gruppo di ragazzi di una scolaresca di Milano (probabilmente ultimo anno delle superiori) di ritorno da una gita un po' fuori stagione per i miei canoni. I giovani meneghini dietro di noi hanno subito fatto in modo da passarci avanti per potersi riunire, e siccome non bastava cercare di insinuarsi approfittandosi del nostro carico di figlio e bagagli, hanno anche pensato bene di passare sotto le barriere o addirittura di aprirle allo scopo. Quando mi è sfuggito uno scandalizzato e esasperato "ma ragazzi!" mi hanno fatto presente che tanto erano un unico gruppo, come se il check-in lo facessero in una volta sola, mentre naturalmente passavano uno per volta come tutti gli altri. Non ho capito se i professori di accompagnamento erano indifferenti o se pure avevano proprio promosso il comportamento degli allievi.
Alla fine dopo un'ora buona di fila, con uno sforzo abbastanza disumano di tranquillizzare e controllare It e riuscendo a rintuzzare i tentativi di superamento di una coppia di due giovani tedesche (anche loro no!) siamo riusciti a fare il benedetto check-in. Siamo poi incorsi anche nei rigori dei controlli di sicurezza (It è stato attentamente controllato, caso mai non nascondesse una bomba), ma quanto meno siamo riusciti a avere la priorità per l'imbarco grazie al pargolo superando anche i giovini milanesi (cicca cicca). L'aereo è partito in ritardo di una buona mezz'ora, perché altrimenti avrebbe lasciato a terra una buona quantità di passeggeri bloccati ancora al check-in. Comunque grazie a questa combinazione di efficienza tedesca e educazione italiana, il volo è stato uno dei peggiori per It, ormai giunto al limite della sua resistenza. Sarà colpa nostra che insistiamo per viaggiare con un figlio autistico, ma la morale è che, se avete un figlio autistico da portare a giro o non volete coronare la vostra vacanza tedesca con un ritorno stressante, evitate Air Berlin, Tegel e le scolaresche milanesi. Se non potete, almeno siete avvertiti.
PS: credo che il tutto sia un assoluto scherzo rispetto ad Alitalia, ma questa è un'altra storia…
Anche solo a parlarne, di quel triste personaggio che ci governa, ci si sente insozzati.
E' per questo che non se ne parla qui — mica che non si leggano i giornali e che non si abbia la nausea.
(col trattino, per distinguermi da quell'altro, piu' famoso di me)
"Abbiamo un'opposizione chiaramente anti-italiana", dice il Signore degli Aracnidi. Per una volta, almeno per quanto mi riguarda, non ha affatto torto. Continuo a pensare che lui sia al massimo un sintomo — e la malattia vera gli Italiani che lo hanno voluto, sapendo che cosa volevano.
Ieri, dopo un giro per vigne, a vedere le prime tracce di autunno, siamo tornati da Arione a comprare le meringhe — e stavolta abbiamo fatto anche le foto:

(anche il pacchetto, perche' perfino la carta e' splendida)
(e dentro c'e' questa meraviglia)
P. S. Pero', davanti ad Arione, sotto i portici della bella piazza intitolata a Duccio Galimberti, c'era un banchetto di fascisti (della Fiamma Tricolore, credo) che facevano volantinaggio. Non ci son piu' i Cuneesi di una volta, mi son detto: che una volta li avrebbero raccattati senza tante storie, loro e il loro banchetto, e scaricati giu' dal Viadotto.
Stamani, ascoltando le veline del GR mentre andavo al lavoro, mi e' improvvisamente venuto in mente che la satiriasi impotente di Berlusconi non e' limitata soltanto alla sua vita piu' o meno privata — ma e' la chiave di lettura piu' esatta della sua vita pubblica, della sua concezione della politica e del governo.
Sono allibita di fronte al mio Paese che sprofonda nella totale indifferenza (incoscienza? calcolo?…) di chi dovrebbe fare qualcosa per evitarlo. (benvenuta nel club…)
(da Senza perdere la tenerezza)
e vorremmo fortissimamente tornarcene qui:

Nei prossimi giorni probabilmente mettero' su qualche foto. Per ora solo un paio di noterelle.
1. In Italia non abbiamo idea. Una qualunque tavola calda di una stazione sciistica stronza sulle Alpi Norvegesi ha un'area giochi per bambini con vasche piene di Lego; si trovano alberghi con piscina, parco giochi, gummy park e ogni altro genere di attrattiva per i bambini. A un livello piu' elementare non c'e' un centro commerciale per scacio che sia che non abbia un fasciatoio e una feeding room. Insomma, viaggiare con bambini li' e' davvero possibile.
2. Appena atterrati a Malpensa, ancora abituati allo stile scandinavo, ci siamo trovati nella coda per prendere la navetta e siamo stati scavalcati da un po' di gente che — approfittando del fatto che avevamo It in braccio e tonnellate di bagagli — ci ha allegramente saltato e si e' infilata nel pullmino davanti a noi. Per non dire del caffe' all'autogrill, che ci e' stato soffiato sotto il naso da due avventori, che poi si sono lamentati perche' era lungo e non ristretto come lo volevano loro.
Poi uno ti chiede perche' non volevi tornare.
Un po' prima dei trent'anni mi sono reso conto con dispetto che non ero ne' Dante Alighieri ne' — in subordine — Dio. Un po' prima dei quaranta ho constatato con rassegnazione che non avevo gran che di significativo da dire neanche nell'ambito della critica. Ma ora, arrivato alla soglia dei cinquanta, mi accorgo che non saro' mai nemmeno Tommaso Labranca — e non e' poi tanto male.
Mi e' venuto fatto di pensarlo leggendo il Collateral del numero 27 di FilmTV (12 luglio 2009), dedicato a Tiziano Scarpa e al Premio Strega. Probabilmente non e' online perche' l'acido avrebbe corroso il doppino di rame.
Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?
L'uscita orrenda di Marino ieri aveva portato a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD. Pensavo che ormai non potesse andar peggio. Ma la candidatura di Grillo annunciata oggi fa scendere quel numero a -1.
Rutelli detta condizioni a Franceschini; D'Alema - visibilissimo - trasforma Bersani in un candidato invisibile. Pare che perfino la Binetti si sia fatta venir la fregola di candidarsi, non sia mai il PD avesse un soprassalto di sinistra. Il Chiampa ha fatto due conti e si e' dato. Ci resta solo Marino, che ha tante chance di vincere il congresso, quante io di diventare Miss Universo.
Ah, Adinolfi. Adinolfi chi?
(per la precisione giallo-verdino-acido-bilioso: color Poste Italiane, insomma)
Qualche giorno fa ci e' arrivato un pacco. O meglio, ci e' arrivato il solito avviso giallo, perche' quando passa il postino la gente normale e' a lavorare. E ritirarlo, il pacco, e' un bel problema, perche' di solito quando gli uffici postali sono aperti la gente normale e' a lavorare. Niente di insolito, per carita' — ma il sospetto e' che Poste Italiane progetti i suoi servizi intorno alle esigenze dei soli pensionati.
Oggi sono uscito in anticipo dal lavoro per andare a prendere It a scuola e portarlo a fare psicomotricita'. Nel frattempo, calcolo, facendo un po' di corse e di acrobazie, dovrei riuscire a passare dall'ufficio postale, che non e' troppo lontano da scuola, e ritirare il famoso pacco. L'avviso giallo dice che l'orario e' dalle 8.30 alle 17.30. Se arrivo alla posta entro le quattro e quaranta — per la seduta di psico alle cinque e un quarto ce la facciamo. Di misura ma ce la facciamo.
Raccatto il pargolo di corsa — lo scaravento in macchina — riparto — arrivo — trovo un fortunoso parcheggio — faccio scendere il pargolo — lo convinco che non e' il caso di fare una bizza — mi scapicollo dentro l'ufficio postale — e vado a sbattere in questo:

Non. Ci. Credo. Ricontrollo l'avviso giallo:

Di nuovo: Non. Ci. Credo.
Chiedo informazioni a un impiegato di un altro sportello. Mi dice che l'ADR e' chiuso. Gli faccio osservare l'orario in bella vista sull'avviso. "Avra' sbagliato a scrivere il portalettere". Mi innervosisco. Faccio notare che l'orario sul'avviso non e' scritto a mano, e' un loro timbro, quindi se mai l'errore non e' proprio dell'ultimo portalettere. Mi ripete che ora lo sportello e' chiuso. Chiedo di un responsabile. Non c'e'. Devo aver fatto la faccia feroce, perche' mi guarda preoccupato e poi fa, scandendo bene, magari per paura che non capisca — o che lo inghiotta prima della fine della frase: "Guardi, ora lo sportello e' chiuso, ma se lei fa il giro da dietro e prova a entrare, forse e' ancora aperto e puo' provare a farsi consegnare il pacco." Ringhio un grazie fra i denti, trascino via il povero It un po' stranito, faccio il giro dell'edificio attraversando il piazzale di carico e scarico dei furgoni postali, trovo una porticina aperta, entro. Nessuno. Nessunissimo. Un silenzio obitoriale, in cui rimbombano gli strilli di un It ormai piuttosto spazientito. Potrei infilarmi nell'ufficio e rovistare tranquillamente tra pacchi e documenti — o sguinzagliare It a far coriandoli di quel che trova — nessuno mi fermerebbe:

Non avessi fretta di riportare It a psicomotricita', quasi quasi mi installerei li' ad aspettare per vedere dopo quanto tempo ariva qualcuno. Prevale il senso pratico, rifaccio il giro dell'isolato, ricarico It in macchina, riparto di corsa verso nuove e meravigliose avventure.
Tuttavia sono curioso di sapere di chi e' la colpa di questo grottesco disservizio. Quindi — oltre che qui — questa storia la racconto alla Stampa; la racconterei volentieri anche al servizio clienti delle Poste: ma non si trova da nessuna parte, almeno online (devo chiedere a "Chi l'ha visto?").
E' tanto che da queste parti non si scrive piu' nulla su Israele. E' che si rischiano contemporaneamente il travaso di bile e la crisi depressiva — e basta e avanza l'Italia per causare questo tipo di patologie. Pero' trovarmi piu' d'accordo con Lia che com MMax mi sorprende a tal punto che non posso fare a meno di provare a spiegare perche'.
La stampa italiana propone in linea di massima un'interpretazione benigna del discorso di Netanyahu (qui la versione integrale — la sola di cui fidarsi, perche' i resoconti giornalistici italiani omettono delle parti molto significative), che sarebbe "un'apertura"ai Palestinesi e alla soluzione dei due stati. Invece per i Palestinesi e' peggio di una scarica di calci nei coglioni ed e' un ostacolo monumentale a qualunque trattativa. Provo a sintetizzare i motivi essenziali:
1. Per Netanyahu il diritto al ritorno degli esuli palestinesi non esiste. Il problema dei profughi deve essere risolto fuori dai confini di Israele e senza la partecipazione di Israele. Sul piano pratico, Netanyahu non dice cose molto diverse da quelle che sono state scritte in tanti piani di pace — e perfino nell'Accordo di Ginevra*: e' evidente che il ritorno puro e semplice di tre milioni di profughi palestinesi significherebbe l'annegamento di Israele, e che quindi una soluzione realistica non puo' che limitare il numero di profughi vi potranno essere accolti. Ma — sul piano negoziale — questa e' la piu' pesante, la piu' dolorosa delle concessioni che i Palestinesi dovranno fare sulla via della pace, e quindi dovra' essere compensata da concessioni altrettanto importanti su temi altrettanto sensibili: di questo nel discorso di Netanyahu non c'e' traccia. Il diritto al ritorno e' cancellato preliminarmente, in cambio di nulla. Anche perche' per il primo ministro vi e' una sostanziale asimmetria nel diritto dei due popoli alla terra: "The connection of the Jewish People to the Land has been in existence for more than 3,500 years. Judea and Samaria, the places where our forefathers Abraham, Isaac and Jacob walked, our forefathers David, Solomon, Isaiah and Jeremiah — this is not a foreign land, this is the Land of our Forefathers"; quanto ai Palestinesi, "the truth is that in the area of our homeland, in the heart of our Jewish Homeland, now lives a large population of Palestinians" (i corsivi sono miei). In questa lettura il diritto e' tutto dalla parte del popolo ebraico, i Palestinesi sono al massimo un accidente storico, si trovano li' senza alcuna ragione** — e quindi e' una benigna concessione permettere loro di autogovernarsi su parte di una terra che di diritto appartiene comunque agli Ebrei.
2. E' abbastanza ovvio quel che ne discende sul tema cruciale dei confini e degli insediamenti israeliani nel West Bank. Netanyahu si guarda bene dal menzionare la Linea Verde come confine internazionale accettato — e nemmeno come base di partenza per un negoziato che preveda scambi territoriali. Cosi' come si guarda bene dal dichiarare che la pace comportera' l'evacuazione di gran parte — se non di tutti — gli insediamenti nel West Bank; anzi, degli insediamenti rivendica il diritto alla "crescita naturale", negando in partenza di poterli realmente congelare nella fase negoziale. Non c'e' una parola contro i coloni degli avamposti illegali che sottraggono sempre nuove terre ai Palestinesi; al contrario, "the settlers are not enemies of peace. They are our brothers and sisters". Si dira' che perfino l'Accordo di Ginevra non prevede lo sgombero integrale degli insediamenti: ma nel momento in cui pretende di cancellare il ritorno dei Palestinesi in Israele, Netanyahu rifiuta di annunciare il ritorno degli Israeliani in Israele. Quale sia il territorio del futuro stato palestinese e' del tutto indeterminato ("The territorial issues will be discussed in a permanent agreement"), non e' detto che debba somigliare al frastagliato arcipelago di Lia, ma non ci sono garanzie che somigli a un'entita' territoriale minimamente sensata come quella prevista a Ginevra.
3. Una certezza territoriale in compenso c'e', nella visione di Netanyahu: Gerusalemme deve rimanere la capitale indivisa dello Stato di Israele. Questo nonostante il significato storico, religioso e nazionale di Gerusalemme per i Palestinesi, nonostante almeno un terzo della popolazione sia palestinese, nonostante una qualche forma di spartizione della capitale sia un aspetto consolidato di qualunque ipotesi di accordo da trent'anni a questa parte. Vi e' d'altronde una perfetta coerenza tra la posizione di Netanyahu e la politica di accerchiamento dei quartieri arabi con insediamenti ebraici che da anni va avanti e che mira a isolare la citta' dalla Cisgiordania. Ma senza una spartizione di Gerusalemme nessun accordo di pace sara' mai praticabile.
[A questo punto dovrei ancora scrivere sulla questione della continuita' territoriale, delle comunicazioni e del controllo dello spazio aereo e marittimo del futuro stato palestinese; del tema della smilitarizzazione dello stato palestinese e della sua protezione; dell'acqua e dell'economia. Tutte questioni su cui il discorso di Netanyahu quando va bene e' reticente e quando va male dice cose che implicano la totale non sostenibilita' dell'ipotetico stato palestinese. Ma sono quasi le due del mattino e il pippone e' gia' abbastanza lungo. Percio' per il momento salto alle conclusioni — e mi riservo di tornare in argomento tra qualche giorno.]
Insomma — che Netanyahu si dichiari a favore della soluzione dei due stati e' forse significativo vista la sua storia politica e personale: ma e' una dichiarazione smentita dalla selva di limiti e di condizioni poste a contorno — e dalla situazione sul campo: come direbbe MMax, "reality talks".
Per certi versi, quella enunciata da Netanyahu e' di fatto la piu' antisionista delle posizioni, perche' nel momento in cui rende impraticabile il percorso verso i due stati, apre inevitabilmente (non oggi, non domani forse, ma e' solo questione di tempo) la deriva verso la creazione di uno stato binazionale tra il Giordano e il mare: il che, dato che la demografia non perdona, significa la scomparsa di Israele come "homeland of the Jewish people".
* Art. 7, dove pero' e' previsto che Israele accolga parte dei profughi e paghi una compensazione per le proprieta' perdute dagli esuli.
** A ben vedere non sono nemmeno un popolo ("Palestinian people") ma una popolazione ("a large Palestinian population"): quindi un'entita' demografica, non storica e nazionale (cosi' correttamente nota Akiva Eldar su Ha'aretz di qualche giorno fa, purtroppo non piu' online)
Nella mia breve e non particolarmente brillante carriera politica sono stato uno dei tanti a beneficiare dell'auto blu. E' un privilegio — e nemmeno piccolo — ma non sono d'accordo con chi lo contesta e con chi elogia i politici che ne fanno a meno e vanno in giro con i mezzi propri. E' banalmente una questione di uso proficuo del tempo: se guido non posso lavorare; se guida qualcun altro il viaggio puo' essere dedicato a leggere dei documenti, a preparare una riunione, a telefonare a questo e a quello — insomma a fare il mestiere per cui il politico e' pagato — il che mi sembra piu' utile che fargli fare l'autista di se stesso.
Detto questo, ricordo bene che le regole per l'uso dell'auto blu erano rigidissime. Non poteva usufruire dell'auto nessuno che non avesse una qualche funzione ufficiale nell'Ente; non si poteva usare l'auto se non per andare dalla sede dell'Ente a quella di una riunione di lavoro; non era nemmeno permesso farsi prendere o riportare a casa dall'auto blu. Viene da chiedersi perche' queste regole valessero (e fossero fatte giustamente valere con una notevole rigidita') per un signor nessuno della politica come me — ma non si applichino al Signore degli Aracnidi.
Mi tocchera' cambiare idea su Alain Juppé. Vi ho raccontato che avevo mandato un commento al suo blog in merito all'uso, secondo me offensivo, che ha fatto del termine "autismo". Non vedendolo comparire, dopo due giorni ne ho inviato un altro. Entrambi restano implacabilmente in coda di moderazione. E il bello e' che ha pubblicato cose ben piu' critiche ed ostili — evidentemente e' proprio il tema del rispetto delle persone disabili che lo mette cosi' a disagio da farlo scappare — e da far trattare me come un troll.
Alain Juppé's unease
I used to have a good opinion of Alain Juppé, the former Prime Minister of France: it seems I'll have to change my mind. I criticized his use of the word "autism" as being offensive to autistic people — and I posted a couple of comments on his blog on this subject. They are still stuck in the moderation queue, even if M. Juppé has published comments way more harsh and critical of his positions. It looks like the theme of respect of disabled people disturbs him to the point of making him flee — and to make him treat me like a troll.
Alain Juppé e' un politico di quelli di cui avremmo un sacco di bisogno in Italia: un rappresentante di quella destra laica, repubblicana e civile da cui puoi dissentire su mille cose, ma con cui c'e' un terreno etico, culturale e istituzionale comune. E' un uomo di destra, non un aracnide. E poi e' sindaco di Bordeaux, che e' una bella citta' dall'aria ben amministrata — ed e' uno dei pochi politici che tengono davvero un blog personale — uno in cui ti racconta di che cosa fa come sindaco, ma anche i libri che legge, i film che e' andato a vedere, gli aneddoti di vita quotidiana — e in cui si prende la briga di rispondere di persona ai commenti. Tutto questo per dire che Juppé e' uno che mi piace, che mi sta pure simpatico, al di la' delle differenze politiche.
Ora, Alain Juppé se l'e' presa di brutto col Papa in un'intervista a France Culture: e fin qui niente di male, anzi — ci fosse in Italia qualche politico (di destra ma non solo) sufficientemente libero dalle influenze vaticane da poter dire che "avverte un profondo disagio" per le posizioni espresse da Benedetto XVI in materia di AIDS e preservativi o per la vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani — o da affermare che questo Papa comincia ad essere "un serio problema".
Ma Juppé ha aggiunto che Benedetto XVI "sembra vivere in una condizione di autismo totale". E qui mi e' saltata la mosca al naso. Perche' come al solito si chiama in causa l'autismo, in maniera superficiale, per associarlo a un difetto morale o a una colpa: "autismo" finisce per essere sinonimo di incapacita' di compassione, di relazione, di ascolto — e c'e' un aspetto nemmeno tanto implicito di condanna in tutto cio'. Di qui a concludere che le persone autistiche sono difettose — sono *sbagliate* — il passo e' troppo breve. La gente sa poco di autismo — e se ne fa un'idea per lo piu' dall'uso metaforico della parola. Cosi', quando incontra sulla sua strada una persona autistica *per davvero* e non per metafora, ha gia' nella testa un pregiudizio ben preciso — ha gia' implicitamente formulato un giudizio negativo. Un giudizio *morale* negativo. E si comporta di conseguenza.
E' ora di smetterla. Piu' nessuno trova socialmente accettabile dare di "mongoloide" a qualcuno per dire che non si comporta in maniera intelligente. Dare di "autistico" a chi non mostra empatia o a chi non rivela capacita' di relazione con gli altri non e' meno gratuitamente dispregiativo nei confronti degli autistici veri.
Sono solo metafore, si dira'. Ma le parole sono pietre, quando servono implicitamente a consolidare pregiudizi e stereotipi contro categorie di persone che si', sono profondamente diverse da noi, ma non sono affatto peggiori di noi — e non sono per niente "difettose".
P. S. L'ho scritto, a Juppé, commentando il suo blog. Vedremo se e che cosa risponde.
Autism and the Pope
Sorry for our few English speaking readers: my English posts have been too rare — because I discovered that blogging in a different language is a lot harder than I expected.
This time I'll try to make up, so Maddy can spare Nonna's eyes.
Alain Juppé is a former French Prime Minister (he is now the Mayor of Bordeaux) and a good blogger — one of the few politicians I know of who actually write their own blogs. Recently he has harshly criticized the Pope, among other things, because of his stances on condoms and AIDS in Africa, and because of the lifting of the excommunication of the negationist bishop Williamson. Juppé's thesis (which I find absolutely correct) is that the Pope is severing the Church from the needs and the beliefs of the society, and even of many Catholics.
But to stress his argument, Juppé said that the Pope "seems to be living in a condition of complete autism". Here we go again: "autism" is used as a metaphor of a negative moral stance, an inherently despicable contempt of human relationships and of empathy. I believe this use of language helps consolidating prejudice against autistic people, and it fosters the misconception that autistics are "wrong" and "defective" — and that they should be changed in something else if they are to be accepted by other people. I feel that this should not be tolerated: no decent person would find acceptable to use "Down" as an insulting word for someone not bright enough. Why is autism different?
(Alain Juppé's blogpost on the reactions to his interview is here: I commented on it, hoping to bring up some reactions. To date, nothing happened.)
… gli altri motivi di sofferenza e di rabbia di questi giorni, le elezioni in Israele stanno dando il peggior risultato immaginabile.
Spero in MMax per una lettura dei risultati. A me non basta il cuore.
Questo articolo di Caracciolo su Obama e la fine dell'unilateralismo americano mi pare in linea di massima una inutile risciacquatura di ovvieta'.
Ma soprattutto sono un po' stufo di vedere paragoni a sproposito con l'autismo e di invocarne la fine come un fatto da festeggiare. La discriminazione passa anche attraverso un uso distratto dei luoghi comuni — perche' poi la gente si convince che le persone autistiche sono davvero difettose — e peggiori delle altre. E possibilmente da trasformare in qualcosa di diverso.
Questo paese si avvia a diventare un regime monocratico. E francamente non mi pare che la cosa allarmi nessuno, a parte i soliti (che pure inneggiavano al dialogo non piu' di qualche settimana fa).
A Bolzaneto, come probabilmente era inevitabile, la gran parte dei reati commessi (e accertati nel corso del processo) non ha trovato colpevoli identificabili in maniera univoca. E la cosa suscita piu' sollievo che indignazione.
La Chiesa Cattolica sta suscitando un putiferio per imporre che la povera Eluana Englaro venga tenuta in stato vegetativo a tempo indeterminato, negandole il diritto di morire decentemente. E non vedo folle di persone schifate che tirano pomodori marci ai preti.
In Abruzzo l'intera giunta regionale o quasi finisce in gabbia per tangenti. E la cosa ha piu' rilievo per l'ennesimo attacco del Presidente del Consiglio alla Magistratura che per il merito della questione. E non vedo manifestazioni di contribuenti incazzati che pretendono giustizia.
Muoiono in media tre persone al giorno in incidenti sul lavoro. E non gliene frega nulla a nessuno.
Nell'ennesimo naufragio di migranti ci sono tre morti e venticinque dispersi. E noi stiamo a prendere le impronte digitali dei rom, tranquilli e indifferenti.
Ecco — io non ce l'ho con Berlusconi, credetemi. Mi pare l'ultimo dei problemi. Sono gli Italiani che mi disarmano, con la loro indifferenza chiassosa e flaccida, con la loro immoralita' connivente — una mala genia con cui vorrei non avere in comune nemmeno un cromosoma.
Come promesso, provo a rispondere a Paolo Bizzarri. Temo che potrei scrivere un libro — non riesco nemmeno a mettere in fila gli argomenti — percio' provo ad andare per punti (e a puntate, se no viene un'enciclopedia invece di un post).
Uno. Anche io odio l'idea di un'Italia senza speranza — la odio tanto piu' perche' le scelte personali e professionali che abbiamo fatto anni addietro implicavano la *decisione* di restare, la *scommessa* che di questo paese si potesse fare qualcosa di buono — e il risultato e' che la Rat-family e' un prodotto drammaticamente poco esportabile sul mercato del lavoro europeo. La odio perche' e' una sconfitta personale — perche' io ci ho provato, magari sbagliando, magari facendo solo peggio — ma ci ho messo anni della mia vita a tentare di lavorare perche' l'Italia somigliasse almeno un po' a un paese decente. La odio perche' per tanti versi amo l'Italia — i luoghi, la lingua, il cibo, la luce (tutte quelle cose che piacciono agli stranieri — e forse non e' un caso).
Ma trovo che il paragone con Gagnano non sia calzante. Perche' non e' il degrado materiale quello che mi spaventa e che mi fa sentire terribilmente fuori posto, in questo paese. Certo, quello preoccupa per molti motivi, ma e' figlio di un degrado ben peggiore, di un degrado della convivenza, della decenza quotidiana della vita associata — ben prima che della politica. Questo e' un paese in cui i massacratori di Verona hanno trovato un humus complice e comprensivo nelle famiglie, nelle comunita', nelle compagne di scuola che oggi — intervistate alla tv — dicono che gli assassini erano persone tanto per bene, sempre disposte ad aiutare gli altri. Questo e' un paese in cui una multa per divieto di sosta scatena un tentativo di linciaggio di massa nella piazza piu' bella e vivibile di Torino. Questo e' un paese in cui tutta la popolazione di un comunello del Canavese si coalizza contro un bambino autistico perche' considera suo padre un prepotente. Questo e' un paese in cui Alemanno puo' andare alle Fosse Ardeatine e stare senza apparente imbarazzo nella stessa formazione politica di Ciarrapico. E gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine. Se volessi ridurre a una formula semplice, questo e' un paese dove ai diritti si preferiscono i privilegi, i doveri sono sempre e solo quelli degli altri — e nessuno risponde mai di cio' che ha fatto o detto. E' un paese di prepotenti e cialtroni. Il resto vien dietro a questa mirabile accoppiata.
Vien dietro la qualita' infima della nostra classe politica, e il cortissimo respiro delle sue proposte. Vien dietro l'incapacita' di progettare un futuro — perche' i vantaggi non arrivano subito e perche' magari l'uovo oggi sembra piu' promettente. Vien dietro la qualita' desolante dei servizi — perche' nessuno risponde della inefficienza e perche' comunque ci si arrangia per conoscenze ed amicizie ad ottenere cio' che non arriva per la via diretta. Vien dietro il circolo vizioso tristissimo di una spesa pubblica sprecona, di tasse troppo alte per chi le paga ed evase da chiunque materialmente ci riesce — e di politici che cavalcano l'evasione e parlano di ridurre la quantita', ma mai di migliorare la qualita' della spesa. Vien dietro la lagna generalizzata per i prezzi dell'energia, ma l'opposizione strenua al nucleare e ai rigassificatori. E ancora potrei andare avanti per pagine.
Per farla corta su questo punto, credo che la crisi dell'Italia sia soprattutto morale — e che l'Italia non abbia nessuna capacita' e nessun desiderio di tirarsene fuori. E' tutto sommato a suo agio nel brago, e' il suo brago — e magari se ne lagna, ma poi non e' disposta a far nulla per uscirne. Anzi. Tutto questo non ha direttamente a che fare con Berlusconi e con il risultato elettorale. E' connaturato in questo paese. Berlusconi non fa che fare appello alla pancia, agli istinti peggiori — e vince per questo. Vince perche' tendenzialmente asseconda la natura degli Italiani, avendo fatto intimamente proprio l'assunto mussoliniano per cui governarli e' non impossibile ma inutile.
Per un po' di anni ho creduto che questa situazione fosse reversibile — e che lo fosse attraverso la politica. Mi pare che ci siamo bruciati tutti i tentativi, tutti gli strumenti, tutte le formule — e che oggi siamo messi peggio, assai peggio di quando la prima repubblica e' franata sotto le tangenti. Da un paese simile, se si puo', bisogna scappare.
Nelle prossime puntate:
Due. Che cosa chiediamo a un posto, quando pensiamo di andarci a stare?
Tre. Il futuro e i nostri figli.
Quattro. Patriottismo nonostante tutto?
Cinque. E perche' allora sono ancora qui?

A occhio e croce nessuno ha perso le elezioni piu' di me, questa volta. Avevo individuato i due pericoli maggiori nella destra di Berlusconi e nell'integralismo cattolico: Berlusconi ha vinto le elezioni alla grande e in Parlamento per la prima volta dall'avvento della democrazia non ci sara' nessuna forza politica inequivocabilmente laica. Le analisi, forse, verranno: intanto prendo atto di essere incompatibile con questo paese. Lo so che non e' piu' di moda, che ora siamo nell'epoca buonista del dialogo ecc. ecc. — ma io, personalmente, con quelli che hanno vinto oggi ho meno affinita' (e meno voglia di aver a che fare) che con una tarantola.
P. S. Per chi non mi conoscesse — sono *patologicamente* aracnofobico. Un ragnetto di mezzo centimetro mi fa scappare dalla stanza — e per postare questa foto ho dovuto superare un urto di schifo mica da poco. Giusto per dare le misure di quel che penso dei vincitori.
Riflettendo sull'idea di dare il voto meno dannoso possibile, mi e' venuta in mente un'idea per una bella riforma elettorale: permettere al cittadino di esprimere (in alternativa) un voto positivo oppure un voto negativo (non tutti e due, che se no diventa un gioco troppo banale: voto per il mio partito e "svoto" per il suo peggior avversario). Il voto positivo funziona normalmente. Quello negativo sottrae un voto alla somma dei positivi ottenuti da quel partito. Se tutti i partiti ottengono risultati negativi (cioe' ricevono piu' voti negativi che voti positivi) le elezioni sono nulle e si ricomincia — l'ideale sarebbe che in questo caso i candidati del turno precedente *non* potessero essere ricandidati.
Non so se un sistema simile produrrebbe un buon risultato. Certo non sarebbe ne' piu' aleatorio, ne' piu' distorsivo della volonta' popolare del Porcellum attualmente in vigore — ne' di qualunque sistema che verosimilmente ci appiopperanno nei prossimi anni — e almeno darebbe ai cittadini la possibilita' di dare espressione anche al disgusto che gran parte delle forze politiche oggi si e' guadagnata. E magari finirebbe per premiare non dico i migliori, ma quelli che hanno disgustato di meno — forse i meno dannosi.
Ok, ok, sto scherzando — e' solo acidita' di stomaco da giornata elettorale. Per quanto…
Pro-life* un par di coglioni, e pure striminziti — a detta del loro stesso proprietario.
Perche' a me la cosa che colpisce di piu' nella ferocia di gente come Ferrara e gli altri pasdaran antiabortisti e' proprio il disprezzo per la vita, per quella vera, quella delle persone — per la sofferenza e la difficolta' concreta, quotidiana. Forse la vita li riguarda come teoria — purche' sia una pura astrazione. Le *persone* vive, quelle si' che sono carne da macello.
* Cosi', in un articolo che per altro condivido appieno, Lucia Annunziata definisce la lista antiabortista di Ferrara.
Me l'ero perso, Antonio Albanese - Cetto LaQualunque che scoppia in lacrime, dicendo "Hanno vinto loro" alla fine del suo pezzo di sabato scorso da Fazio. Ecco, io credo che quel minuto e mezzo finale sia il commento migliore, il piu' vero — e a modo suo il piu' triste di quel che e' successo in queste giornate.
Pero' siccome sono un qualunquista ostinato, vi racconto anche che il 1 e il 2 febbraio ci sara' la sessione finale della Commissione Statuto del Partito Democratico e che in quella sede si giocano le ultime possibilita' che le primarie per le liste elettorali siano previste appunto nello Statuto del PD. Qui c'e' la lista dei componenti della Commissione: se ne conoscete qualcuno — e se credete che le primarie possano rendere meno inutile il voto — scrivetegli e diteglielo.
Tecnicamente, nella seduta della Commissione si discutono e si votano emendamenti al testo base dello Statuto; quelli relativi alle primarie sono all'art. 18 e li trovate alle pagine 29 e seguenti di questo documento.
Io non so se Prodi abbia fatto bene ad andare fino in fondo in una battaglia persa come quella della fiducia al Senato. Non so se abbia fatto bene per l'Italia, o per la sua parte politica. Ma so che non posso non provare una simpatia profonda, umana e istituzionale (non necessariamente politica), per la coerenza e per la trasparenza di questo percorso. Si dice da anni, da quando ho memoria della politica, che le crisi di governo extraparlamentari sono un'aberrazione — che la Costituzione non le prevede, e cosi' via. Ma ogni volta che si arriva alla caduta di un governo si cerca di evitare il passaggio parlamentare. Personalmente sono contento che questa volta non sia andata cosi' — che ognuno si sia dovuto prendere una responsabilita' visibile e chiara del voto che ha espresso — e del modo in cui ha utilizzato la delega ricevuta dagli elettori. Dove non c'e' vincolo di mandato, come (io credo giustamente) recita la nostra Costituzione, il contrappeso dev'essere la trasparenza che permette all'elettore di giudicare il suo eletto.
Si parla molto di riformare la Costituzione, di ritoccare le nostre istituzioni. Credo che sia indispensabile: ma prima di poterlo fare, bisognerebbe cominciare a rispettarle, le istituzioni. Ecco, per dirla in due parole, io ho l'impressione che ci sia un disperato bisogno di intransigenza e di radicalismo istituzionale, oggi in Italia — ed e' una merce politica che nessuno e' disposto a mettere sul mercato. Ci ha provato Prodi, almeno a intermittenza. Ce ne siamo sbarazzati.
Una nota privata: quando l'avventura prodiana e' cominciata, mia figlia maggiore aveva pochi mesi. Ora e' in terza media. Per uno come me, che ha mangiato pane e politica per praticamente tutta la vita, la sensazione di queste ore e' un intreccio inestricabile e piuttosto doloroso di personale e politico, di ricordi famigliari e di vicende pubbliche — la sensazione che un pezzo di vita — mia e di questo Paese — sia arrivata a una non invidiabile fine. Lo so, e' un sentimento arruffato e probabilmente impossibile da comunicare decentemente, ma tant'e': in fondo questo e' un blog, mica l'articolo di fondo del Corrierone.
A margine del margine: questa volta se lo dovranno cercare — e sudare — il mio voto. Tutti quanti. La fiducia a priori e' finita. E anche la paura di Berlusconi: tanto vince comunque — e quindi posso permettermi almeno di non votare turandomi il naso.
Sulla vicenda del Papa alla Sapienza la penso esattamente come Floria, per cui non aggiungo altro al suo bel post. Ma che la Chiesa si atteggi a vittima dell'intolleranza anticlericale oggi in Italia — e che la signora Mastella attribuisca i suoi arresti domiciliari a un clima di persecuzione anticattolica, e' talmente grottesco da far impallidire perfino il cinismo di Fedro:
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.
Pero' almeno Fedro se la prendeva con il lupo. Il TG 1 di stasera era piu' o meno un plotone d'esecuzione contro gli agnelli. E visto che sono in vena di esibire la mia residua cultura latina, quid est Catulle, quid moraris emori?
Per altro, mi accorgo che questo titolo a un post l'avevo gia' dato: evidentemente in questo paese e' di moda prevaricare e passare da vittime.
A me l'articolo di Concita De Gregorio su Repubblica di oggi pare una brutta insalata di luoghi comuni. Senza un minimo di analisi vera.
Sulla Stampa di oggi due articoli che condivido pienamente: quello di Barenghi (L'ammaina bandiera dell'Ulivo) e quello di Tornabuoni (Trent'anni di cinismo sull'aborto). Che la buona vecchia cara Busiarda stia diventando un pericoloso foglio sovversivo?
Lia racconta una storia di aborto — e credo che perfino Ruini capirebbe perche' "non e' il caso di rompere le palle. Davvero". Se avesse voglia di ascoltare, per una volta, invece di predicare.
Mi rallegra lo stato del dibattito tra laici e cattolici in Italia. Da una parte un uomo come Odifreddi, che pare essere molto intelligente, sostiene (si legge sulla Repubblica versione cartacea di oggi) di non credere di avere pregiudizi contro i cattolici "così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: semplicemente, mi limito a constatare che essi hanno visioni del mondi antitetiche a quella scientifica, e piu' in generale alla razionalita', e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale" (sic).
Cosi', mentre l'augusto matematico parifica il cattolicesimo in generale ai parti di Branko o Capitani, l'eminenz Bagnasco, su Famiglia Cristiana, si lagna di quegli irrispettosi che nel PD che hanno pensato di far approvare una norma antiomofobia così sancendo per legge "il riconoscimento della pluralità degli orientamenti sessuali" (sic again). Meglio allora secondo il Cardinale Berlinguer e Togliatti che rispettavano di piu' la Chiesa (certo, nel vecchio PCI i gay non erano proprio ben accetti…).
E poi dicono che noi italiani siamo depressi. Mi meraviglierebbe il contrario..
Oggi siamo stati alla fondazione Ferrero di Alba, cercando di vedere la mostra della Collezione Longhi. Enrico era piu' o meno addormentato, quindi abbiamo creduto che sistemandolo in passeggino lui avrebbe continuato il suo sonnellino e noi avremmo potuto vedere in pace la mostra. Si e' trattato in realta' dell'ennesima illusione della nostra vita di genitori, ma non per colpa di Enrico, quanto dell'organizzazione della mostra. Una signora addetta alla biglietteria dai modi non scortesi (da un punto di vista puramente formale) ci ha fatto presente che con il passeggino no, non si poteva entrare, avrebbe chiesto al superiore ma gia' era stato detto di no ad altri. Il superiore ci ha confermato che non si poteva; la signora pero' ha magnanimamente dichiarato che avrei potuto aspettare gli altri con Enrico dentro senza che fosse necessario andar fuori al freddo (la giornata ad Alba era tutt'altro che tiepida). Insomma, essendo molto umani mi concedevano di restare con il bistrattato passeggino nell'atrio, come se avessero preso in seria considerazione l'idea di chiedermi proprio di uscire con il pericoloso aggeggio (non sanno quanto e' pericoloso il figliolo, sono stata tentata di scatenarglielo contro).
Un po' risentita ho chiesto piu' volte alla gentile madama quale trattamento avrebbero riservato ad un amante dell'arte costretto su sedia a rotelle, ma la signora da prima non ha risposto affatto, poi mi ha detto che non era colpa sua, eseguiva solo degli ordini; ad ogni modo non mi ha spiegato cosa facevano di un eventuale adulto impedito a camminare. Va sottolineato che il luogo non presentava alcuna apparente barriera architettonica. Dato che ero arrivata fino a la' e la mostra la volevo vedere, ingoiando la bile, sono entrata con Enrico in braccio; lui pero' era scocciato di essere stato rimosso dal suo posto nonché svegliato e ha cominciato a fare rumore, cosicchè ho stabilito che non era proprio cosa; ormai la mostra mi era rimasta sullo stomaco e allora mi sono presa il pargolo e, non approfittando della estrema cortesia dell'organizzazione, sono andata fuori pensando cose poco carine sui possibili utilizzi delle bottiglie dei quadri di Morandi esposti.
Il fatto e' che avere un figlio in qualche modo disabile ti rende parecchio sensibile a qualsiasi forma di esclusione, anche se non diretta specificamente alla sua disabilita'; certo il fatto che sia piu' difficile tenere a bada Enrico rispetto a bambini normali (anche se fino ad un certo punto) rende necessario per andare a giro poter disporre di tutti gli accorgimenti possibili. Mi da' soprattutto noia questo sottofondo di intolleranza per le persone in difficolta' e per i genitori di bambini piccoli, come se si pensasse: perche' diamine vogliono andarsene a giro e disturbare gli altri invece di starsene adeguatamente tappati in casa? In questo caso tra l'altro neanche hanno spiegato il motivo del divieto, forse avevano paura che rigassimo il parquet o nascondessimo un De Pisis nel passeggino.
Il colmo pero' e' stato che sull'opuscolo della mostra e sul sito internet della Fondazione Ferrero si parla di "possibilità di accesso e servizi per disabili". Ma allora mentite per la gola tanto per far finta di rispettare la legge 104 o ce l'avete proprio con me????
Ovviamente non posso recensire la mostra, tranne osservare che c'era un quadretto di un pittore del trecento con una Madonna del latte dalla tetta assurdamente piccola. L'ultima cosa che ho visto prima che Enrico stabilisse che quel posto era troppo antipatico per lui. Ed aveva assolutamente ragione.
E' difficile sfuggire alla sensazione che questo paese abbia qualche serio problema di memoria storica, quando si leggono, nella stessa giornata notizie come questa, questa e quest'altra.
Uno dei miei ex-alunni piu' intelligenti e' passato di qui oggi — e mi ha lasciato in una riga la notizia che ora insegna anche lui. Non so se sia il "lavoro della sua vita" — come lo e' stato per me, che pure l'ho abbandonato tanto tempo fa. In un certo senso glielo auguro (non c'e' mestiere migliore) — in un altro spero che possa scappare in tempo: la scuola ti mangia vivo, se vuoi farla davvero. Ma non sei mai tanto vivo come quando insegni. E oggi — a distanza di tanto tempo — sapere che lui e' dietro una cattedra — e che forse un barlume di quel che fara' con i suoi alunni viene da quel che gli ho insegnato io — mi ha dato la sensazione di aver fatto qualcosa di utile nel mio lavoro. Una sensazione che mi mancava da troppo tempo. Grazie, se mi leggi.
Due notizie diverse, senza alcuna relazione — ma che mi hanno colpito per le reazioni che hanno suscitato. Dei begli spiriti — memori dell'anilina di Gianburrasca — fecer Trevi colorata in rosso. Il governo ha scritto un ddl da cui sembra che pur un blogguccio come questo debba iscriversi a un fantomatico registro della comunicazione e — forse forse — perfino trovarsi un giornalista disposto a far da direttore responsabile.
Nel primo come nel secondo caso, apriti cielo. Vesti stracciate, toni indignati, Beppegrillo (che non lnko per principio) che grida alla censura, Veltroni che strilla "Attentato!" — e cosi' via. A me pare che si sia perso il senso delle proporzioni — e che la prima vicenda sia catalogabile nel genere "Amici miei", la seconda in quello "gride manzoniane" — per di piu' scritte piu' per ignoranza e pressappochismo che per vero intento censorio.
Son cazzate — per chiamarle come meritano. E far tanto puzzo (come direbbero a Livorno) per delle cazzate fa credere che si sia persa la capacita' di distinguerle dalle cose serie.
Non mi riferisco a ragazze aspiranti vincitrici di Miss Italia o analoghe iniziative, ma alle lettere il cui arrivo viene annunciato da quelle simpatiche cartoline gialle (tecnicamente avvisi di giacenza) che vi aspettano maligne acquattate nella vostra cassetta della posta. Io personalmente le odio e ormai il controllo della cassetta è diventato una sorta di momento di suspence: se non ci sono cartoline gialle è gia' indizio di una giornata non troppo schifosa, ma succede abbastanza frequentemente che una di loro occhieggi perfida, facendo sospettare disastri e problemi vari. Ammetto di essere ansiosa, ma quando vado via per viaggi o vacanze, avvicinandosi il ritorno penso con terrore al momento in cui arrivero' a casa e apriro' la cassetta delle poste (l'ultima volta ne ho trovate ben due, entrambe foriere di seccature medie e grosse e un altra e' gia' in attesa che trovi il tempo di ritirare la relativa missiva).
Nessuno o quasi vi scrive una raccomandata, specie con avviso di ricevimento (che e' cosa diversa dall'avviso di giacenza di cui sopra) per darvi una notizia piacevole e perfino una comunicazione neutra; è il modo con cui concessionari della riscossione, comuni, amministratori di condominio, ovviamente avvocati e quant'altri non solo vi notificano richieste di denaro di varia entita', in genere mai troppo ridotta, ma vi molestano profondamente. Mandandovi la raccomandata infatti poi vi costringono anche a impiegare tempo e fatica a andare all'ufficio postale a prendervi la sgradevole missiva che hanno pensato di inviarvi con questo barbaro sistema. Quando mai il postino che si presenta la mattina alle 10 o alle 11 vi trova in casa, dato che avete il cattivo gusto di andare a lavorare? Io sospetto che qualche volta gli emissari di poste italiane si risparmino pure lo sforzo di suonare il campanello, dato che riesco a trovare i malefici foglietti nella cassetta perfino se all'ora della consegna della posta mi trovo per combinazione in casa.
Per di più le suddette poste italiane si sono inventate il piu' insopportabile e scandaloso balzello che mente di gabellatore abbia mai concepito, cioe' il pagamento della sia pur ridotta somma di 52 centesimi (sono pur sempre 1000 lire) per la giacenza superiore ad una settimana. Il piu' classico caso di becchi e bastonati, no? E poi non hanno gia' fatto pagare al molestatore una somma che dovrebbe includere il servizio di giacenza?
In fondo le raccomandate sono un fenomeno legato proprio all'eta' adulta e all'indipendenza. Piu' responsabilita' ti prendi, piu' sei autonomo e piu' ti esponi a pretese di vario genere e quindi all'invio di raccomandate. Una volta, quando ero ragazzina, la posta poteva al piu' portare notizie piacevoli, la cartolina di un compagno di classe, la lettera di un amico di penna, che so. Ora e' solo pubblicita' e richieste di denaro. Lo stesso mi e' successo con il cellulare, che una volta era veicolo di conversazioni gradevoli, attualmente solo di molestatori per ragioni di lavoro e simili o di comunicazioni di servizio da parte dei familiari.
E poi si chiedono perche' alla gente non venga voglia di crescere…
Un blog della community di Libero posta una foto che ho scattato io come unico contenuto di un suo post. Senza dire da dove l'ha presa, in piena violazione sia della buona educazione che della Licenza Creative Commons che copre l'immagine. Ma che diamine, avete ogni diritto di copiare quel che vi pare — vi si chiede soltanto di citare la fonte, di non farci soldi e di ridistribuire eventuali contenuti derivati con la stessa licenza. E' cosi' difficile — o e' un semplice caso di "qui si fa come cazzo ci pare"?
Volevo lasciare un educato e pacato commento al post incriminato, chiedendo gentilmente di citarmi come autore dell'immagine e niente piu'. Ma su quel blog si puo' commentare soltanto se si e' iscritti alla community di Libero — cosa che non ho alcuna intenzione di fare.
E allora mi sono un po' alterato e mi sfogo qui — e nel frattempo ho fatto un piccolo dispetto al blog in questione, sostituendo la foto con qualcos'altro.
… almeno nel senso della moderazione dei commenti.
Ne ho appena cancellato uno che — partendo da un dissenso sulle qualita' musicali di un gruppo pop — arriva ad augurare la morte a chi ha scritto il post. No, dico — un po' di senso della misura?
Se non pubblicare cose del genere e' censura — beh, allora su questo blog si pratica una ferrea censura.

E intanto gli alberi sono fioriti da almeno dieci giorni — la primavera e' partita col botto con quattro settimane buone d'anticipo e io sono qui con la mia voglia insoddisfatta di inverno e di neve.
Riceviamo dall'autrice del blog le Malvestite e pubblichiamo:
Subject: guardi, topino
Son rimasta in silenzio tutti sti mesi, ad aspettare che lei cambiasse il link delle malvestite - e dopo tutto questo tempo, ebbene sì, mi viene il dubbio che lei non appartenga più alla schiera dei miei fanzzz. O forse, peggio!, che lei non vi sia mai davvero appartenuto. D'altra parte, lei va pure a fare il tecnologo ai barcamp, e bravo, manco un link sa cambiare, glielo dica al barcamp, al suo pubblico di andreibeggi: si vergogni. E' tutto oltremodo disdicevole, lo sappia.
Sua ex-guru,
Betty
Inutile dire che The Rat Race rivendica il diritto di aggiornare il suo blogroll quando ha tempo e voglia — e per altro cancella da oggi il link al suddetto blog.

Questo blog continua a non poterne piu' del Natale.

Stasera inizia il capodanno ebraico. Per me, per noi, quest'anno che si sta chiudendo e' stato importante, faticoso, bello — a momenti troppo duro — e difficile. Non e' che al resto del mondo sia andata diversamente — e forse pretendere che l'anno che verra' sia piu' facile sarebbe come credere alla favoletta degli almanacchi nuovi.
Mangiate qualcosa di dolce stasera, pero', perche' e' di buon augurio.
A questo blog, da un po' di giorni, girano parecchio. Che poi, come se non bastasse, si va verso il caldo e da oggi le giornate si accorciano.
Non quelli di Baricco, che non ho avuto il tempo di leggere.
1) I governi occidentali esprimono soddisfazione e perfino gioia per l'uccisione di Al Zarkawi. Credo che Al Zarkawi fosse un criminale tanto sanguinario quanto spietato — e certamente un ostacolo importante sulla via della pace, di qualunque ipotesi di pace. Credo che Al Zarkawi fosse un nemico per tutti e non solo per la coalizione occidentale che occupa l'Iraq. Non sono un pacifista a tutti i costi, sono convinto che talvolta solo la violenza puo' fermare la violenza — e probabilmente il caso di Zarkawi era uno di questi. Ma vorrei se non altro che si provasse ribrezzo per la violenza che si e' costretti a esercitare. Tutto questo giubilo davanti a un nemico caduto, davanti a un'azione che ha fatto diversi altri morti, oltre al bersaglio — e fra questi, almeno a dire del GR1 di qualche ora fa, una donna e un bambino — beh, mi sembra assai poco civile — e perfino assai poco cristiano — da parte di tanti difensori dell'occidente cristiano*.
2) Si parva licet, anche l'intervista di Prodi a Die Zeit mi pare un segno di imbarbarimento. Dire che Berlusconi ha schiavizzato l'Italia e' una di quelle iperboli un po' ridicole e gratuite che finiscono per svuotare di senso le parole. E' — mi si passi il termine — una berlusconata della piu' bell'acqua. Quando Prodi dice che "il berlusconismo ha sistematicamente cambiato il popolo italiano, la mentalità della gente" ha certamente ragione — lui stesso dieci anni fa non si sarebbe mai sognato di rilasciare un'intervista cosi' berlusconiana nell'anima.
* A quanto pare c'e' chi non la pensa come me.
Sono tra i primi ad aver sostenuto che Prodi non ha vinto *politicamente* le elezioni. Quello che e' certo, pero', e' che le ha vinte sul piano formale, quello dei numeri. Anche (o soprattutto) grazie alla legge elettorale voluta proprio per impedirgli di vincere.
Che Berlusconi e i suoi rifiutino di riconoscere questo semplice dato di fatto e' totalmente inaccettabile. E' come se una squadra di calcio che subisce un gol, invece di ricominciare a giocare, provasse a sequestrare il pallone e ad impedire la prosecuzione della partita. Lo fanno i mocciosi. Nello sport vero un comportamento simile comporterebbe la squalifica e la sconfitta a tavolino. Peccato che la giustizia sportiva non si possa occupare delle competizioni elettorali.
Mancano una cosa come 35 sezioni, grosso modo 30000 voti — e l'Unione e' ancora avanti di piu' o meno 27000 voti. Al Senato la destra e' avanti di un solo senatore, senza contare quelli a vita e quelli eletti dalla circoscrizione estero. Occhio e croce dovremmo aver scampato la catastrofe. Il disastro no, ma dobbiamo accontentarci di sentirci consolati per cosi' poco.
Sul lavoro all'estero non ho cambiato idea. E le dichiarazioni di vittoria di Rutelli, Fassino e Prodi (stando a Repubblica di un minuto fa*) non fanno che confermarmi nell'idea che da questo paese bisogna scappare: quando i tuoi leader riescono a felicitarsi di un risultato del genere, vuol dire che siamo alla frutta. Tutti.
* Prima che spariscano, le immortalo:
02:47 Prodi sul palco: "Abbiamo vinto"
Il leader dell'Unione Romano Prodi è salito sul palco in Piazza Santi Apostoli. Mentre saliva circondato dai giornalisti accompagnato da Francesco Rutelli ha esclamato ai giornalisti: "Abbiamo vinto".
02:46 Rutelli: "Una gioia infinita"
"Una sofferenza infinita e una gioia infinita. Ora stiamo tutti sotto il simbolo dell'Ulivo, abbiamo una maggioranza che ci vuole". Così il leader della Margherita Francesco Rutelli, commenta il risultato del voto alla Camera, brindando nella sede del partito.
02:45 Fassino: "Il centrosinistra ha vinto le elezioni"
"I dati ormai quasi completati ci dicono che il centrosinistra ha vinto le elezioni". Lo ha detto Piero Fassino sceso nella sala stampa dei Ds per commentare i risultati delle elezioni.
P. S. Definitivi alle 3.22: Unione 19.001.684; Casa delle Liberta' 18.976.460. Vado a dormire con un po' di magone in meno. Ma poco, eh –
No, dico io — quasi sessanta ore di neve — e poi ci piove sopra?

… che sono pedante e che la mia e' una deformazione mentale da ex prof di lettere. Ma se uno pretende di riesumare in Senato i fasti del Signor Bonaventura, facendo un discorso in ottonari in rima baciata, deve almeno essere in grado di non assassinare la metrica.
Guidare sulla strada delle colline deserta, con il sole che sfolgora e la nebbia la' in basso — e ascoltare Cosi' fan tutte — beh, e' un gran bel modo di andare al lavoro e di cominciare la giornata.
Gli stronzi fanno parte della nostra esistenza quotidiana. Sono dappertutto, in famiglia, sul lavoro, in politica (ambito in cui il numero di loro e' particolarmente alto), a scuola, sulle strade, al supermercato, ci circondano e ci fanno del male. C'e' probabilmente un po' di stronzaggine in ognuno di noi, ma e' cosa diversa dall'esserlo totalmente. Nonostante e forse a causa di questa onnipresenza, lo stronzo e' una categoria difficile da individuare; lo rende evidente questo buffo articolo di Stefano Bonaga, filosofo noto al pubblico soprattutto per i suoi rapporti con Alba Parietti, che, a mio parere, nonostante interessanti spunti, non riesce a cogliere l'essenza dello stronzo.
Come in tutte le cose della vita c'e' del resto un importante ruolo del relativismo, per cui forse non e' detto che un individuo sia sempre stronzo o che tutti lo giudichino tale. Mi chiedo quindi se si possa essere stronzi settorialmente, che so, soltanto in famiglia o soltanto sul lavoro (escludendo appunto i piccoli sprazzi che possono esserci in ciascuno di noi) o semplicemente non sembrare stronzi a qualcuno che ci conosce solo superficialmente mascherando la propria natura con la giovialita' (non c'e' contraddizione tra simpatia e stronzaggine, nota giustamente Bonaga, e forse anzi l'essere un "simpatico" e' gia' un pericoloso indizio di stronzaggine). Mi chiedo anche se ci sono dei comportamenti universalmente classificabili come da stronzi*.
Ad ogni modo una cosa e'sicura: tendenzialmente essere stronzi fa bene a chi lo e'. Difficilmente ad uno stronzo le cose vanno proprio male. Questo non serve a chiarirne l'essenza, ma mi sembra una circostanza empiricamente verificabile nella vita di tutti i giorni.
*Ad esempio, secondo voi, e' possibile che non sia da stronzi un episodio avvenuto a noi oggi: all'autogrill (Tortona sud per la precisione) dove avevamo cominciato a sistemare la nostra roba in un tavolo adatto al parcheggio del passeggino del pargolo, due signori ci hanno chiesto di spostarci perche' il tavolo serviva a loro in quanto era l'unico adatto a ospitare il loro gruppo di nove (ad Angelo hanno detto addirittura dieci). Noi un po' perplessi ci siamo spostati senza discutere, dato che l'autogrill era abbastanza sfollato. Alla fine del salmo pero' quelli erano solo in sei ed evidentemente volevano solo stare larghi. Vorrei essere capace di dire no in partenza a stronzi del genere, perche' a me tali paiono. Peccato che dire no mi risulti sempre tanto faticoso, perche' dire di no quando non ci sono problemi sarebbe proprio da stronzi…
Come evidente, io e il ratto non amiamo il Natale. Per la verita' ricordo tanti anni fa (ma tanti) in cui ogni vigilia leggevo Canto di Natale di Dickens e trovavo che qualcosa di bello ci fosse in questa festa. Era comunque soprattutto una fascinazione di altre culture arrivata in eta' tardiva (sui dieci anni credo), perche' nella mia originariamente il Natale non era così importante. Come bambina toscana e non nordica sono stata cresciuta ancora con la Befana, molto piu' appartenente al nostro folklore di quell'estraneo di Babbo Natale in cui non ho mai creduto. Fin dall'inizio comunque il Natale e' sempre stato connesso nella mia testa con idee di contrasti familiari (sono stata molto suggestionata anche da certe scene di Voltati Eugenio di Comencini, ve lo ricordate?) sopiti che esplodono o simile, perche' la gente e' costretta a stare troppo insieme oppure di scene freddamente costruite per obbedire alle convenzioni.
Diventando adulta e allontanandomi dalla mia famiglia originaria, il Natale mi e' apparso in tutto il suo orrore, perche' sono entrata nel novero di quelli che hanno la responsabilita' dello spettacolo. Ecco allora l'incubo di regali che sei tenuto a fare a familiari e amici, la necessita' di pensare alle esigenze di pezzi della famiglia persi in varie parti del mondo, non mancando a nessuno e non offendendo nessuno, e quindi passando le ore sulle autostrade. L'albero e il presepe diventano cosi' una fatica incommensurabile, il panettone resta definitivamente sullo stomaco e si aspetta (almeno io lo faccio) di tornare al lavoro di tutti i giorni assai meno faticoso.
Ma perche' tutto e' diventato cosi' stressante? Non ci saranno dentro anche delle belle dosi di masochismo, senso di colpa e persuasione occulta operata dai fabbricanti di pandori e torroni?
E cosi' ci riversiamo sulle strade e nei negozi (molto piu' nelle prime che nei secondi ultimamente data la crisi) a volte a livelli quasi folli. E tutte le volte mi sorprendo di come si sia potuti arrivare a tanto. Non e' proprio immaginabile una moratoria universale? Ha ragione Grisham e il Natale si vendica comunque? Certo, la famiglia e' la famiglia e soprattutto non si possono deludere i bambini per cui dal terribile meccanismo non si scappa.
Probabilmente non c'e' soluzione se non cercare di sopravvivere limitando i danni, abbassando la testa e sperando che passi presto.
Ma non mi convincero' mai che sia una roba sensata.

Questo blog non ne puo' piu' del Natale.
Ebbene si', e' gia' cominciata. Il 22 c'e' la festa di Natale all'asilo nido di It e io devo andare a fare la mamma amorosa portando un pacchettino da mettere sotto l'albero per il pargolo (il quale preferirebbe assai avere tutto l'albero da smontare). Almeno per quest'anno speravo di essere esentata dall'infinito tourbillon di feste, recitine, convenevoli vari che la scuola e prima ancora l'asilo sono diventati nell'ultimo decennio circa. Da mamma pigra rimpiango i tempi in cui i genitori varcavano la soglia della scuola solo per i colloqui con i professori. Era una situazione piu' chiara; la scuola era la scuola, la famiglia era la famiglia e non si mescolavano. Per me la scuola non deve essere troppo amichevole; e' la scuola, punto e basta, stia al suo posto. Ma ovviamente questo non c'entra con gli asili che invece per istituzione devono essere buoni; lo stesso pero' avrei preferito che mi lasciassero stare ancora per un anno, tanto It non lo capisce cos'e' il Natale. Tant'e', ormai sono entrata nel gioco. E siccome mi dispiace se It rimane emarginato dalla festa, e mi dispiace ancora di piu' l'idea che non ci sia la sua mamma quando tutti gli altri bambini avranno la loro faro' i salti mortali per non lasciarlo solo, anche se sul lavoro e' una pessima giornata. E cosi' sara' per tanti anni a venire…

Tutti la menano che i posti tipo Starbucks sono impersonali eccetera, ma come la mettiamo quando così e' proprio quello che cerchi? Io sarei persa se i tipi come JJ facessero come vogliono loro, e nel mondo non c'e' niente di impersonale. A me piace sapere che esistono dei posti grandi e senza vetrine dove a nessuno gliene frega un cazzo. Devi essere sicuro di te stesso per entrare nei posti piu' piccoli, con i clienti abituali, le piccole librerie e i negozietti di dischi e i ristorantini e i caffe'. Io sto al massimo da Virgin Megastore, da Borders e da Starbucks e da Pizza Express, dove tutti si sbattono i coglioni e nessuno sa chi sei.
Il personaggio di Jess in Non buttiamoci giu', Nick Hornby, 2005 (ed. italiana Ugo Guanda editore, trad. Massimo Bocchiola).
Le parole di Jess, piu' che di Hornby (Jess e' uno dei personaggi narranti del libro scritto da quattro punti di vista diversi) in buona parte mi trovano d'accordo. La globalizzazione ha aspetti orrendi, e' brutto vedere sparire i vecchi negozi ecc., eppure ha i suoi lati confortanti per un sacco di persone. Per la gente timida come me spesso entrare in un negozio puo' essere un problema. Specie quelli di abbigliamento; se entro e mi guardo intorno o addirittura chiedo che mi facciano vedere qualcosa, poi come faccio a non comprare niente? Poi spesso i negozianti hanno atteggiamenti che mi mettono particolarmente a disagio: avete presente quelli dei negozi poco frequentati che se ne stanno sulla soglia a guardare la gente che passa? Ecco, mi fanno passare anche la voglia di guardare la vetrina, perche' mi sembra di suscitare un'aspettativa. Poi mi piace un sacco avere la liberta' di cercare le cose da sola, odio le commesse che mi saltano addosso.
Cosi' finisco anch'io come Jess per amare i posti impersonali creati dalla globalizzazione, i negozi di abbligliamento dove ti prendi i vestiti e te li provi da solo, i caffe' tutti uguali, le librerie un po' supermercato. L'impersonalita' avra' i suoi difetti, ma almeno ti lascia libero di essere timido. Anche se poi un mondo fatto solo di Starbucks sicuramente non mi piacerebbe. Ma lasciarsi andare di tanto alla debolezza dell'asocialita' e' una tentazione parecchio forte, per poi ricominciare a sforzarsi di interagire con gli esseri umani.
Ieri (ormai e' mezzanotte passata) su La Stampa versione cartacea c'era un articolo a firma Stefania Miretti, intitolato "Donne italiane, specie non protetta", sul triste e orribile caso di Deborah Rizzato, la ragazza di Biella uccisa dall'uomo che l'aveva violentata e poi perseguitata per anni. Il titolo dell'articolo, che evidentemente lamentava la mancanza di tutela delle donne dalla violenza, mi ha gia' colpito perche', certo al di la' delle intenzioni dell'autrice, mi sembrava che sapesse appunto di razzismo, come se le donne straniere sul suolo italiano non contassero ma ci dovessimo preoccupare solo delle nostre connazionali. Ad ogni modo la lettura del testo completo non e' che mi abbia lasciato molto piu' soddisfatta, perche' vi sono elencati vari casi analoghi a quello di piu' stretta attualita' ma non per esempio uno avvenuto proprio un mese fa proprio nella citta' de La Stampa, a Torino, un caso in cui la vittima non era un'italiana, ma una ragazza marocchina. Fatima Ksis, 21 anni, e' stata uccisa dal suo ex fidanzato di 31, anch'egli marocchino, che l'aveva gia' minacciata via sms dopo che lei l'aveva denunciato. Capisco che e' una piccola cosa, ma nel momento in cui si chiede protezione per le donne e si accusano forze dell'ordine e giudici, si dovrebbe stare attenti a chiedere protezione per tutte le donne. E il riferimento alle "donne italiane" proprio non mi e' andato giu'. Non sara' che a volte siamo razzisti senza neanche accorgercene?

Quelli che vedete qui sopra sono biglietti di ingresso nelle chiese di Venezia e di Verona, che abbiamo dovuto acquistare nel fine settimana per mettere il naso in quei monumenti. La cosa mi ha profondamente contrariato.
Pur non essendo cattolico, sono convinto che i luoghi di preghiera debbano essere aperti e disponibili, sempre e liberamente, per chiunque. Una chiesa non e' un museo, nemmeno per un turista: e' luogo destinato a parlarci di D-o — e a facilitare il nostro discorso con D-o — e mi pare aberrante dover pagare per entrarci dentro.
Mi rendo conto che il patrimonio artistico delle chiese e' delicato e costoso da mantenere. Tuttavia faccio sommessamente notare che la Chiesa cattolica riceve gia' l'otto per mille — e anche una parte significativa dell'otto per mille destinato allo stato viene specificamente impiegato per il restauro e la manutenzione del patrimonio artistico delle chiese italiane. E poi c'e' l'esenzione dall'ICI per gli edifici di culto (a parte quella recente e indecente sulle altre proprieta' immobiliari ecclesiastiche). Insomma, una bella quantita' di denaro: possibile che non si riesca proprio a fare a meno del pedaggio per entrare in chiesa?
Il ratto e' afasico, di questi tempi — perche' sperava di rallentare un po' la sua corsa e invece se possibile le cose sono molto piu' frenetiche di prima. Per essere bogia-nen, questi bogia-nen corrono da matti e fanno correre mica poco.
Resta al massimo il fiato per guardarsi intorno e per fare qualche fotografia — tra i cantieri delle Olimpiadi, la bruttezza composta dei quartieri "semicentrali" di Torino e le maliconiche rovine del Filadelfia.

(more to come…)

Attenzione - post pisquano.
Sto inscatolando la roba per traslocare. E ho fatto una cosa che odio — e non faccio quasi mai: ho buttato via un sacco di roba — e forse per la prima volta nella mia vita anche un sacco di libri. Tutta la carta di quindici anni di insegnamento, tra le altre cose.
Io di solito sono uno che conserva tutto. Mi pare che distaccarmi da qualcosa sia come distaccarmi dal pezzo di vita che rappresenta e contiene.
Sono state importanti quelle carte — ci sono dietro persone — tempo — rapporti — affetti. Eppure i periodi della vita finiscono, e forse e' bene sapersi liberare da quello che occupa spazio negli armadi e raccoglie polvere sugli scaffali. Constatare che tutta una serie di cose semplicemente non ha piu' posto nella nuova casa. Senza per questo sentirsi degli iconoclasti o dei traditori.
La faccio corta, che sono appena tornato e sono stanco. Dico solo che "in un paese normale" i responsabili del servizio viaggiatori di Trenitalia andrebbero tutti xxxxxx xxx xx xxxxx*. Non uno si' e uno no. Tutti indistintamente.
Perche'? Perche' in una trasferta di lavoro di due giorni ho totalizzato:
- treni soppressi: 1 (senza servizio sostitutivo);
- treni in ritardo: 6 su 7 (tra cui due Eurostar su due e un Intercity su uno);
- coincidenze acciuffate all'ultimo tuffo (con relativa corsa oplitica** a trenta gradi di temperatura): 2;
- coincidenze perse: 1;
- treni con aria condizionata funzionante: 3 su 7 (di questi tempi);
- treni pervicacemente annunciati in partenza al binario sbagliato (a Firenze, e salvo dare l'indicazione corretta soltanto all'ultimo minuto e soltanto in italiano in una stazione piena di stranieri): 1;
- treni passabilmente puliti: 1 su 7;
- macchinette per la convalida funzionanti a Firenze: 1 su 9;
- distributori automatici di biglietti funzionanti ad Alessandria 1 su 2;
- euro spesi: circa 70.
Lo so che tutto questo e' perfettamente normale — anzi, e' un viaggio andato complessivamente benino. Datemi retta: non uno si' e uno no. Tutti indistintamente.
* Mi dicono che l'espressione era da codice penale — e quindi censuro. Ma penso tutto quel che non ho scritto.
** Specialita' delle antiche olimpiadi, consistente in una gara di corsa con armatura scudo e spada, in cui ovviamente eccellevano gli Spartani. Oggi le armi sono sostituite dal laptop e dalla ventiquattrore, l'armatura da giacca e cravatta.
A margine di tutte le considerazioni sulla legittimita' giuridica e/o morale della propaganda dell'astensione, vorrei soltanto esprimere lo smarrimento di fronte a questa stessa propaganda di chi ha sempre ingenuamente "amato" il rito del voto. Sono ormai passati diversi (tanti) anni da quando ho iniziato a votare, ma le consultazioni elettorali continuano a sembrarmi una festa, per quanto io sia stata raramente esaltata da una qualche battaglia politica e prevalentemente delusa dal livello della vita pubblica italiana. Votare e' un dovere, come dice la Costituzione pur con formula compromissoria (vedi l'aggettivo "civico"), e un diritto. Astenersi da una qualunque consultazione, da un punto di vista del tutto atecnico, mi sembra un po' abidicare alle proprie prerogative di cittadini. Le parole di Ciampi mi sono quindi sembrate le piu' giuste e equlibrate sulla questione.
E devo anche dire che ho particolarmente apprezzato chi ha votato "no". La scelta piu' forte in questi giorni l'hanno fatta proprio loro.
Non so poi come si possa attribuire una opinione a chi si e' astenuto, anche se ce l'aveva. Chi tace, tace e basta.
Premetto che mi rendo conto che questo post e' un pippone domenicale tipo Scalfari (si parva licet..), ma il tema mi preme e richiede di dilungarsi un attimo. Chiedo scusa, ma ho le mie ragioni; ovviamente voi potete non leggermi.
C'e' un passo di Pride and Prejudice , Orgoglio e pregiudizio, che spesso mi e' tornato in mente in questi ultimi mesi. Rammentavo per la verita' una frase del tipo "non ci sono limiti all'impudenza di un uomo impudente", e rileggendo il romanzo ho verificato che in effetti non c'era una massima formulata in questi termini. Il passo in oggetto e' nel capitolo 9 del III volume; riassumendo brevemente il contesto, si tratta del momento in cui la protagonista Elizabeth Bennet deve ricevere con il resto della famiglia, tra cui la preferita sorella Jane, Lydia, un'altra sorella, e il suo seduttore Wickam, gia' in passato corteggiatore di Elizabeth, freschi di matrimonio. Wickam aveva guadagnato una notevole popolarita' presso la famiglia Bennet sfoggiando belle maniere e un aspetto piacente quando come militare era stato acquarteriato nei pressi della loro casa; in seguito Elizabeth aveva scoperto che si trattava di un mascalzone che aveva raccontato a tutti un sacco di bugie e si era reso colpevole di un tentativo di seduzione ai danni di un altra fanciulla, la sorella dell'eroe del romanzo, Darcy, nonostante il loro padre fosse stato un grande benefattore di Wickam medesimo. Il delinquente poi era scappato con Lydia, che comunque e' una ragazza abbastanza stupida, e ha acconsentito a sposarla solo dietro lauto compenso. I due si presentano a casa Bennet tutti allegri, come se il loro matrimonio fosse del tutto "comme il faut".
Così quindi scrive la Austen:
"Wickham was not at all more distressed than herself, but his manners were always so pleasing, that had his character and his marriage been exactly what they ought, his smiles and his easy address, while he claimed their relationship, would have delighted them all. Elizabeth had not before believed him quite equal to such assurance; but she sat down, resolving within herself to draw no limits in future to the impudence of an impudent man. She blushed, and Jane blushed; but the cheeks of the two who caused their confusion suffered no variation of colour."
In uno scatto di presunzione, traduco io alla buona e secondo il mio gusto: "Wickam non era certo piu' avvilito di lei, ma i suoi modi erano sempre cosi' piacevoli che, se il suo carattere e il suo matrimonio fossero stati come dovevano essere, i sorrisi e le parole disinvolte con cui rivendicava la recente parentela avrebbero deliziato tutti. Elizabeth non l'avrebbe mai creduto capace di tanto ardire; ma si sedette e dentro di se' decise che in futuro non avrebbe piu' tracciato dei limiti all'impudenza di un uomo impudente. Lei arrossì e Jane arrossì; ma le guance dei due responsabili del loro imbarazzo non accusarono alcuna variazione di colore. "
Il punto che mi interessa e' la genialita' con cui Jane Austen butta li', senza appunto neanche precoccuparsi di cavarne una massima compiuta, il concetto per cui chi e' veramente impudente tende sempre a sorprendere e a superare i limiti che le persone "normali" dentro di se' pongono alla sfacciataggine. Se la Austen scriveva cosi' piu' di due secoli fa (la prima versione del romanzo e' del 1797) ho motivo di credere che di impudenti ce ne fossero abbastanza anche alla sua epoca. Ma mi pare che nella nostra e specie in Italia siano molto abbondanti. Come Wickam (Lydia e' solo troppo poco intelligente per provare vergogna) gli impudenti di questo momento storico sono bravi a raccontare loro personali versioni dei fatti che li riguardano, dipingendosi come vittime degli altri o al massimo delle circostanze, che li hanno costretti ad agire in un certo modo. Ma se sono particolarmente bravi gli impudenti sono capaci di presentarsi come veri e propri eroi, quando non hanno fatto che il loro personale interesse. Sempre e comunque l'impudente cerchera' di venirne fuori con un'aura di nobilta', perche' da impudente qual e' non gli e' sufficiente cavarsela senza danni, vuole anche avere ragione. E appunto quelli che non hanno il suo talent0, lo stanno ad ascoltare a bocca aperta, si imbarazzano per lui, non credendo alle proprie orecchie, e devono imparare a non porre limiti alla impudenza di un uomo impudente, come decide Elizabeth dentro di se'.
Quello che mi colpisce pero' negli impudenti e' che ho la sensazione che finiscano per credere alle loro stesse balle. Magari la prima volta ti rifilano una delle loro storie sapendo di mentire, ma la seconda gia' sembra loro verosimile e la terza, chissa', sono convinti di avere perfettamente ragione e si sentono pure un po' sacrificati perche' non ti hanno fregato abbastanza. Ma non c'e' molto da fare, perche' hai la sensazione che parlarci e contestare le balle da loro confezionate sia perfettamente inutile. Non c'e' probabilmente altro rimedio che diventare a propria volta impudenti.
Se di qua passa un lettore della Austen fissato come me, potrebbe dirmi se ritiene il Willoughby di Sense and Sensibility un impudente? E se lo e' e' della stessa forza di Wickam?
che non si riesca a usare il proprio computer in giro perche' non si trova una presa di corrente compatibile con le spine italiane o un convertitore con la terra? Ho nel pc la presentazione che devo fare domani, la batteria a terra e nessun modo di ricaricare… e questo e' un convegno internazionale dedicato all'e.Government e alla diffusione delle ICT in Europa. Mah…
Diro' la mia, domani o dopodomani, sulla vicenda della Margherita e della lista unitaria. Oggi dice la sua, ovviamente con ben altra autorevolezza, Eugenio Scalfari — e le cose che dice mi paiono dettate da elementare buon senso. Ma e' tanto tempo che ho appreso che il buon senso non e' moneta corrente in politica, e forse nemmeno altrove.
Nei giorni scorsi è apparsa la stupefacente notizia che secondo una ricerca inglese l'età ideale in cui una donna puo' mettere al mondo figli è 34 anni invece dei 20-25 anni, come e' di moda sostenere ora. Da donna, mi sembra assai superfluo mettere su queste discussioni. Rispetto al passato, sono molti gli strumenti che consentono alle donne di scegliere il momento migliore per fare figli, e al massimo dalla scienza si vorrebbero indicazioni attendibili su una serie di dati oggettivi (fertilita', rischi di malattie genetiche ecc.) che certo sono importanti per decidere. Ma soprattutto e' ovvio (non per chi fa queste ricerche forse) che la scelta e' condizionata da cosi' tanti fattori sociali, economici e personali, diversi in ogni caso, che e' inutile e mortificante per le donne che non hanno potuto fare altrimenti spiegare che la cosa giusta e' tutta un'altra. Fare un figlio non e' esattamente come comprare un chilo di arance, non sempre (o forse quasi mai) si puo' fare quello che si vorrebbe, dovendo far prevalere le proprie difficolta' materiali e morali sulle considerazioni tra l 'altro non univoche degli scienziati o degli opinionisti.
Inoltre tutte queste ricerche mi colpisce la mancanza di considerazione di un elemento fondamentale, cioe' che per fare un figlio serve anche una controparte. Normalmente le donne danno un minimo di importanza alla necessita' di avere un padre per i propri figli, ma dalle ricerche si direbbe che la scelta di mettere al mondo un pargolo prescinde da questo problema e serve soltanto un donatore di sperma che certamente si puo' reperire. L'importante e' essere nell'eta' perfetta. Il padre e' un optional. Mi sa che con i chiari di luna che ci sono in Italia in merito alla fecondazione assistita comunque bisogna usare i metodi artigianali.
Il fotomontaggio apparso su Indymedia che rappresenta il Papa come nazista e' certamente di pessimo gusto, oltre che idiota. Ma disporre il sequestro del server e' liberticida, oltre che idiota. E francamente mi pare peggio.
A giudicare dai dati degli ascolti di domenica 24 e lunedì 25 aprile, che ricavo dal televideo Rai, pag.533 (il link riguarda solo il 25, gli ascolti del 24 non ci sono piu'), si direbbe che agli italiani qualsiasi argomento interessa piu' della Costituzione, della Liberazione e della Resistenza.
Domenica 24, infatti, il Gran Premio di San Marino (Rai Uno, dalle 13.10 in la') ha tenuto incollati 10.220.00 spettatori. 6.577.000 persone hanno seguito nella mattinata la messa di insediamento del Papa su RaiUno (9,30), 3.300.000 hanno visto Tg2 motori verso l'ora di pranzo (13,25). La sera 7.252.000 spettatori si sono appassionati ai pacchi di Bonolis (Affari tuoi, RaiUno, 20.40), 4.600.000 alla Fattoria, noto reality show (Canale 5, 20.40), 2.900.000 hanno seguito le avventure del giovane superman in Smallville (Italia Uno, 20.45). La puntata di Che tempo che fa di Fazio dedicata alla Costituzione,tramessa su RaiTre tra le 20,10 e le 21,00 circa ha avuto 1.900.000 spettatori con Paolo Rossi nella prima parte, circa 2.700.000 nella seconda con il Presidente della Repubblica emerito Oscar Luigi Scalfaro, entrambi noti difensori della nostra Carta costituzionale. In altre parole, per quanto riguarda i principali programmi delle sei reti maggiormente importanti, piu' ascolti solo di Report sulla sanità italiana e americana (2.600.000), andato in onda subito dopo, e del tenente Colombo (2.259.000).
Ieri 25 aprile la trasmissione della serie La grande Storia tricolore sul 25 aprile trasmessa su Rai Tre (21.00) ha attirato 2.053.000 spettatori. 8.437.000 persone hanno apprezzato i pacchi di Bonolis (Rai Uno, 20.35), 7.507.000 Striscia la notizia, (Canale 5, 20.40), 6.027.000 Carabinieri 4 (Canale 5, 21.15), 5.772.000 Batti e ribatti (Rai Uno, 20.30), 3.670.000 L'eredita' di Amadeus (Rai Uno, 18.40), 3.586.000 Mai dire lunedi' (21.00, Italia Uno), 2.974.000 la sit com Una mamma per amica (Italia Uno, 20.12) ,3.020.000 Tg2 costume e società (13.30), 2.626.000 Walker Texas Ranger (Rete4, 20,30). Lo sceneggiato su De Gasperi (Rai Uno, 21.00) per la verita' ha attirato 6.295.000 spettatori , ma l'ottica credo sia un po' diversa rispetto alla valorizzazione della Costituzione e della Resistenza; sono aperta a smentite.
Si tratta di una elencazione un po' disordinata e forse imprecisa, che prescinde dal valore dei singoli programmi, ma credo che renda abbastanza bene l'idea di quanto gli italiani siano distratti da temi invece centrali in questo momento, che necessiterebbero di un minimo di attenzione. Se e' vero che questa riforma costituzionale probabilmente non andra' in porto, cio' non significa che non dobbiamo tenere da conto la nostra storia. L'amnesia e l'ignoranza (anche le mie, per la verita') possono avere brutti effetti collaterali.
Il Ministro della Salute Sirchia, di concerto con il suo collega Marzano delle attività produttive, ha emesso un regolamento che prevede il divieto di fare pubblicita' in qualunque forma agli alimenti per lattanti, leggi latte in polvere (come era consentito di disporre da una direttiva europea), anche sulle riviste specializzate, allo scopo sia di contenere i prezzi del prodotto sia di evitare che le madri ricorrano in massa al biberon. Altri aspetti contiene il provvedimento, che comunque potete leggere direttamente.
Due sole cose voglio dire. La prima e' che il latte in polvere non e' mai stato molto pubblicizzato in confronto a tanti altri prodotti, eppure il suo prezzo in Italia come noto è almeno doppio rispetto alla stessa identica merce venduta in altri paesi europei. Chi recentemente ha fatto una certa pubblicita' al proprio latte artificiale guarda caso è la Coop, che per prima ha messo in vendita una cosa con un prezzo decente (9 euro al barattolo di 900 gr.).
La seconda e' che mi sembra abbastanza offensivo presumere che le madri (e non si capisce perche' non anche i padri, che un minimo hanno diritto di pensare alla salute e al benessere dei figli lattanti) scelgano di usare il latte artificiale solo perché pubblicizzato, anche considerato che ora per la grande prevalenza sui mezzi di comunicazione si insiste per l'allattamento al seno. L'unica cosa che serve alle madri (e ai padri, continuo a dire) e' un'informazione corretta e non ideologizzata. E non mi pare che trattare il latte in polvere un po' come le sigarette la consenta veramente.


Ho l'assai discutibile fortuna di avere casa nel cuore del centro storico di Pisa. Per poter circolare e parcheggiare nel mio quartiere pago un robusto balzello. Da un paio d'anni il Comune sta ristrutturando un palazzo di fronte a casa mia per farne uffici, con il risultato che l'intera zona e' transennata e ingombra, tanto che tornare a casa con la macchina e' diventato un esercizio di pazienza e di abilita' a meta' fra l'arcade e la tortura cinese.
Stamani poi, arrivo in zona e trovo l'unico accesso alla via di casa ostruito da un camion e diversi automezzi del Comune e delle ditte appaltatrici. Impossibile tornare a casa. E ieri non c'era nessun avviso, nessun cartello — nulla di nulla. Provo a chiedere spiegazioni all'autista del camion che blocca il passaggio. Mi risponde in malo modo che ne ha per non meno di mezz'ora e che sostanzialmente mi devo arrangiare. Dietro si forma una coda di altre macchine — di vigili urbani nemmeno l'ombra. Alla fine mi tocca andar via — la macchina sono riuscito a parcheggiarla soltanto a pagamento e ben lontano da casa.
Si puo' dire che i disagi sono cosa da sopportare, che quando ci sono lavori in corso e' normale che inconvenienti di questo genere accadano. Ma qui accade sistematicamente da troppo tempo — e senza alcun tentativo di rendere la vita meno difficile ai residenti.
Sindaco mio, ti ho votato, ti rivoterei pure, per solidarieta' politica e perche' so quanto e' difficile amministrare decentemente. Ma come cittadino del centro storico, ti devo proprio dire che la tua amministrazione non sta facendo niente per invogliarmi a restare a vivere qui. E non ti stupire se la popolazione della tua citta' va declinando di anno in anno.
Un sacco di tempo fa, a una festa dell'Unita' a Pisa, un candidato sindaco ebbe l'idea di far giocare i cittadini a SimCity per spiegare le difficolta' delle scelte urbanistiche; beh — i Sims di Pisa stanno scappando, sindaco — e le condizioni del centro storico sono uno dei motivi per cui lo fanno.
Sentite, e' un paio di giorni che mi rimugino in testa un post sul Papa. Ma ora come ora se ne parla davvero troppo - e sono in overflow (preferite un altro modo di dire? ci ho la nausea). Se mai tra un po', se si placa tutto 'sto can can, si riprende pacatamente l'argomento. Magari e' meglio aspettare il prossimo, di Papa.
… qualcosa si ottiene. Dopo che mi sono lamentato perche' di Analisi XXI non c'era traccia sul web, hanno pubblicato il PDF con il primo numero in versione integrale. Ben nascosto, beninteso: cosi' ben nascosto che pure con Google e' difficile trovarlo. Ma c'e'.
Avessero anche avuto la buona creanza di rispondere alla mail che gli ho mandato per segnalare il mio post e il loro problema…

Magari ci possono essere delle ottime ragioni per possedere un SUV per chiunque e anche per chi vive in citta' e qualcuno che leggera' questo post ne conoscera' qualcuna. Magari questo improbabile lettore (non credo che un medio proprietario di SUV possa leggere The Rat Race, ma sono aperta a smentite) potra' attingere alle sue esperienze personali per dimostrarmi che ne fa un grandissimo uso su terreni sconnessi e che comunque bestioni del genere vivono benissimo nel traffico urbano, dove se ne incontrano con frequenza non inferiore alle strade sterrate di campagna.
Per il momento pero' non vedo nessuna ragione per la diffusione di SUV sulle nostre strade se non l'espressione dell'arroganza automobilistica tipica di popoli che controllano la massima parte delle risorse del pianeta. Non a caso li hanno inventati gli americani ed era un'idea che potevamo fare a meno di copiare. Per la verita' io riesco ad andare quasi dappertutto con la mia pandetta del 1998, tipico fuoristrada dei poveri…
Vi stressano con richieste impossibili? al lavoro vi dicono oggi che la scadenza del progetto e' per l'altro ieri? Segnalate un errore a un vostro collaboratore e lui vi risponde "Perche' non te lo correggi tu?"? Su eCompratelo finalmente la risposta:
Grazie a F. per la segnalazione di questa imperdibile mercanzia. In questi giorni ne ho un gran bisogno.

Per una volta voglio essere positiva e non brontolare. C'e' una bella notizia: e' primavera ormai, non c'e' piu' un tempo siberiano, splende il sole, gli alberi da frutto fioriscono, la gente esce a passeggio, tutta la natura insomma riprende vita…
Mannaggia, fa gia' troppo caldo!
Sicuramente non ho i mezzi "filosofici" per trattarne, ma la vicenda Sgrena-Calipari mi induce piu' che mai a riflettere su una questione che mi turba in particolare fino dall'11 settembre 2001, e ad indugiare su pensieri che per una volta vorrei esternare. E cioe' quale possa essere il peso di una vita umana, e quanto ci colpisca o ci lasci indifferenti la morte di persone ugualmente meritorie di compassione a seconda di molte circostanze, non ultime la loro razza e nazionalita' e classe sociale. Cosi' le 3000 (per carità cifra enorme) vittime occidentali dell'11 settembre scatenano la reazione degli americani, che sta provocando decine di migliaia di morti in Iraq, e ancora non se ne vede la fine. Enormi catastrofi naturali accadono in varie parti del mondo, ma noi ci siamo preoccupati dello Tsunami perche' c'erano di mezzo degli occidentali, altrimenti non credo che se non altro ci avrebbero dato tante informazioni. Cinquecentomila persone sono scese in piazza per manifestare per Giuliana Sgrena, nostra connazionale e soprattutto giornalista, ma non so se si muoverebbero per uno dei tanti eccidi in corso nel mondo. Certamente un sequestro, come ogni altra situazione di pericolo e incertezza, crea per natura un pathos molto forte rispetto alla possibile perdita di una vita umana, prolungando spesso per molto tempo la speranza o la preoccupazione per la salvezza di qualcuno.
Tante persone muoiono ogni giorno per fare il loro dovere o comunque a causa del loro lavoro, ma noi piangiamo in massa solo per Nicola Calipari.
Spero di non essere fraintesa, perche' sono come gli altri addolorata e colpita dalle tragedie che ho menzionato, ma credo anche che per la maggioranza le persone (e non mi chiamo fuori dalla maggioranza) siano irrimediabilmente ciniche e ipocrite. Siamo capaci di commozione se i media ci sollecitano a provarla, ma solidamente indifferenti di fronte a tutto quello che non ci viene messo sotto gli occhi in bella evidenza. E' sempre una tragedia quando qualcuno viene ucciso, ma enormi quantita' di persone muoiono uccise ogni giorno anche in modi atroci senza che ci importi veramente.
Cosi' la vita umana finisce per pesare quanto i giornali e le televisioni decidono che pesi; siccome siamo noi occidentali a posssedere la maggior parte delle risorse economiche, la nostra vita ha piu' importanza. E non posso fare a meno di pensarci, anche piangendo dei morti e sperando che comunque il loro sacrificio possa portare dei frutti positivi.

Capisco che non va di moda dirlo, che anche Repubblica lo sta sdoganando, che il suo festival ha grande successo, ma Bonolis non lo tollero!
P.S.: c'è qualcuno che lo ricorda ai tempi di Bim bum bam con Licia Colò e il pupazzo Uan?

L'altra sera in tv (addirittura su Rete 4 hanno avuto il coraggio di trasmetterla) c'era la finale di Miss Padania. In questo periodo di relativa calma mi lascio prendere dalle curiosità più oscene, così ne ho guardato un pezzo. Lo spettacolo era ancora più deprimente del previsto: le concorrenti francamente poco attraenti tranne pochissime eccezioni non di particolare rilievo, i presentatori squalliducci nonostante il davanzale da calendario della Foliero che piace tanto ad un mio amico avvocato, nella sfilata si vedevano i vestiti più brutti mai concepiti, i numeri di contorno risultavano tristissimi con i Camaleonti e una compagnia che recitava in lombardo a livello inferiore rispetto a quelle che fanno commedie in vernacolo nelle parrocchie toscane, e per finire in platea c'era Calderoli.
Mi si può dire che me lo sono meritato, che me lo dovevo aspettare. Ma se penso che tutto questo rappresenta fedelmente il livello morale e spirituale della nostra classe di governo, mi pare che il mio sconforto per aver visto Miss Padania non sia che piccola cosa di fronte allo sconforto generale. Comunque cercherò di risparmiarmi ogni ulteriore curiosità oziosa per il futuro…
Mi sa che sacripante! mi piace.
E invece mi sa che Sergio Romano mi disgusta al punto che non trovo lo stomaco per parlarne. Nemmeno per mandarlo affanculo.

Con la nuova macchina fotografica ci hanno mandato questo. Che ne dite, rischiamo l'arresto per "porto di oggetto adatto a offendere"?
(art. 4 L. 110/1975: "Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori dalla propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio … nonche' qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l'offesa alla persona.")
(e la cecità di chi non vuol vedere)
La vicenda dell'espropriazione delle terre di proprieta' palestinese a Gerusalemme Est (precedenti post qui, qui e qui) si sta ritorcendo contro il governo di Israele. Sono di oggi due notizie interessanti: la prima e' che su pressioni americane e in vista della visita di Condoleeza Rice in Israele, il governo ha promesso di riconsiderare la decisione; la seconda e' che il Ministro della Giustizia Mazuz ha negato di essere mai stato messo a conoscenza della decisione, assunta in un incontro segreto dell'esecutivo.
Colgo l'occasione per segnalare che avevo chiesto ad alcuni blogger filoisraeliani una opinione su questa vicenda. Esperimento ha risposto cosi' (nei commenti a questo post):
Caro Angelo, ho letto l'articolo e ci sono delle cose che non mi convincono tanto. Non metto in dubbio che Israele abbia commesso delle ingiustizie e in alcuni casi dei reati. Però l'articolo comincia con: "in una riunione segreta". Se è stata segreta, come fa il giornalista a sapere cosa si sono detti? Inoltre tutte le sedute parlamentari in Israele sono pubbliche (o pubblicate) come succede anche qui in Italia, se non erro.
Ho poi cercato su internet alcuni dei nomi citati: non solo non ho trovato nessun'altra fonte che parlasse dei contadini intervistati (Johnny Atik, ecc.) che potrebbe anche essere plausibile, ma nemmno del "coordinatore" di questo dipartimento delle "absentee properties". Senza contare che quest'ultimo viene menzionato soltanto dai detrattori di Israele, possibile che una personalità così importante non figuri da nessuna parte se non in questo articolo?
Ovvero: siccome la notizia non mi piace, nego che sia attendibile. In barba perfino all'evidenza. Continuiamo a raccontarci le favole, va'.
P. S. Nel caso Ha'aretz non sia abbastanza autorevole per dare credito a questa vicenda, qui c'e' anche il Washington Post che ne parla (per vedere l'articolo e' richiesta la registrazione gratuita).
Ora che la celebrazione e' finita, non posso fare a meno di dire un mio disagio di fronte alle immagini che sono venute da Auschwitz ieri.
Le luci, la coreografia, le candele, le fiamme lungo i binari all'imbrunire. Era commovente — ed era suggestivo — arrivava perfino ad essere bello. E tutto questo era troppo — ad Auschwitz.
Non c'e' stato nulla di commovente e di suggestivo e di bello ad Auschwitz. Non dovremmo cercare di rendere tollerabile la memoria dietro la suggestione di una cerimonia.
Non ce la faccio a scriverne ora (It si e' addormentato addosso a me, lasciandomi libera soltanto una mano, per di piu' la destra — e io sono mancino). Pero' due o tre cosette le voglio almeno accennare:
1. Tutti fanno festa perche' ci siamo ripresi Mastella. Io no.
2. I referendum sulla fecondazione io li ho firmati e credo che questa legge sia incivile. Ma resto convinto che il posto giusto per (ri)scrivere le leggi sia il Parlamento, non la gabina elettorale. A patto che in Parlamento si faccia una battaglia intransigente di laicita', di tutela dei diritti civili e di rispetto per le donne. Altrimenti non resta che il voto.
3. Censurano Paolo Rossi in RAI — e io che quasi quasi avevo deciso di pagare il canone.
Ho fatto un diligente backup di tutti i miei dati prima di far riformattare il mio pc che si comportava in maniera strana. Stasera scopro che l'unita' di backup si e' mangiata *tutto*: piu' di cinque anni di lavoro, posta, indirizzi, appuntamenti, fotografie, documenti — il disco pare aver perso addirittura la formattazione. Lo so, un neopadre soddisfatto dovrebbe essere impermeabile a queste piccole contrarieta' — ma io sono nel panico…
Questo blog oggi non dice nulla sulla vicenda delle liste per le regionali. Perche' e' troppo incazzato per parlarne lucidamente.


Pero' l'emigrazione da queste parti non sarebbe poi una cattiva idea.
Lo so, posso essere accusato di parzialita' familiare, e di annesso comunismo forcaiolo. Ma io, quando leggo che hanno rinviato a giudizio 28 dei picchiatori della Diaz, voglio bene alla magistratura.
E quando leggo che hanno finalmente arrestato Pinochet (sia pure a dei civilissimi arresti domiciliari), mi commuovo fin quasi alle lacrime — dico davvero. E mi convinco che i giudici siano tra le poche cose buone che abbiamo inventato in alcuni millenni di storia.
Al confronto, di Berlusconi e di Dell'Utri mi importa davvero poco. Spero di non aver bisogno di spiegare perche'.
(post trasferito da qui)
Sono convinto, e l'ho detto in altre occasioni, che la politica si fa con quel che c'e' — e che impone un elevato grado di compromessi poco nobili e di compagnie per lo meno discutibili. Ma qualcuno mi deve spiegare perche' il mio partito sente il bisogno di prendere a bordo figuri come Enrico Manca, Giusi La Ganga e — peggio di tutti — Tiziana Parenti. Dubito che portino un solo voto. Certamente ne faranno perdere parecchi. Certamente mi creano una ragione in piu' di disagio politico ed etico ogni volta che provo a parlare della Margherita come del "mio partito": io con certi amici di Previti non vorrei avere in comune nemmeno l'aria che respiriamo.
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