I colpi contro il giudice Fernando Ciampi raccontano anche un'altra storia. Una storia di solitudine qual è quella che circonda la magistratura ormai da tempo e che sta scavando un baratro tra i cittadini e la giustizia. Solitudine istituzionale, professionale e umana, frutto della lenta ma progressiva delegittimazione a opera di una politica che, per questa via, pensa di affermare la propria primazia e di recuperare la credibilità perduta (non solo nelle aule giudiziarie), senza rendersi conto delle ricadute devastanti sulla tenuta democratica del Paese.

(Donatella Stasio sul Sole 24Ore: da leggere integralmente, perche' sono tra le pochissime parole pensate e pesate scritte sulla vicenda della strage al Palazzo di Giustizia di Milano)



lunedì, 12 gennaio 2015
Echoes of France
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:49 pm

Fra tanta (pur comprensibile e doverosa) solennita' repubblicana, questo e' il mio piccolo omaggio alla Francia, alle sue vittime — e alla sua meravigliosa civilta' della contaminazione.

Forse agli spiriti irriverenti di Charlie Hebdo sarebbe piaciuto — o almeno lo avrebbero trovato un po' meno intollerabile del nostro unanimismo celebrativo di queste ore.


Grillo oggi scrive: "Un Paese che ha eletto come speranza un volgare mentitore assurto a leader da povero buffone di provincia".
De te fabula narratur



lunedì, 14 aprile 2014
O vi si sfaccia la casa
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:18 pm

Beppe Grillo usa Auschwitz e "Se questo e' un uomo" per la sua polemica politica contro questo e quello. Non mi interessano i contenuti, non mi interessano i bersagli. Non voglio nemmeno leggerlo (e tantomeno linkarlo).
Sono perfino stanco di dire che qualunque uso strumentale della Shoah e' inammissibile e indecente. "Meditate che questo e' stato": questo, non altro. Chi usa Auschwitz per parlare d'altro banalizza la Shoah, ne fa un giocattolo retorico buono per tutti gli usi — e viene meno al dovere — prima ancora che della memoria — del piu' elementare rispetto per i morti.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

P. S. Oggi e' la vigilia di Pesach. Chag Sameach nonostante tutto.


lunedì, 24 marzo 2014
I disabili in classe? Si' ma… segregati
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Roba da autistici, Umori e malumori, la Cate — Scritto dal Ratto alle 11:43 pm

In un blog del Corriere compare oggi un articolo di Federica Mormando dal titolo "Disabili in classe? Si' ma con docenti preparati". Nonostante il titolo, l'autrice non parla affatto della necessita' di preparare meglio gli insegnanti (e quelli di sostegno in particolare) a far bene il loro mestiere, creando le condizioni per una effettiva inclusione/integrazione. Anzi, di insegnanti di sostegno parla soltanto per dire che

Per risolvere tutto [i problemi generati dall'integrazione scolastica, NdRatto] spunta l’insegnante di sostegno. Definito per la classe, non per il singolo caso.
Senza entrare nel merito della loro preparazione, i «sostegni» lavorano in un ambiente generalmente non sintono con i ragazzi di cui dovrebbero occuparsi, e per sostenere loro, la classe e anche se stessi spesso se li portano fuori. In aule apposite? Più spesso nei corridoi, non per colpa loro.

Non un'altra parola sugli insegnanti, sulla necessita' di dar loro una preparazione e strumenti adeguati; non una parola sulla necessita' di "reasonable adjustments" alle caratteristiche degli alunni; non una parola sulla miseria di risorse materiali ed immateriali che la scuola dedica all'inclusione. Ma in fondo e' ovvio, perche' l'ideale che Mormando propone e' quello della segregazione:

una scuola in cui gruppi di allievi possano riunirsi per competenza e livello, in spazi differenziati sia per aree del sapere sia per tipologia dei bambini. I momenti di apprendimento devono rispettare le possibilità, i tempi e i modi di ognuno.
In questa scuola che non c’è, esistono momenti comuni, cui non devono essere obbligati quelli che non o mal li sopportano, dedicati non all’apprendimento, ma alle relazioni e al riconoscimento, lì sì, delle diverse abilità.

In poche parole, e sfrondato il discorso dalla stucchevole retorica e dai luoghi comuni, il modello e' ne' piu' ne' meno quello del ritorno alle classi differenziali (o addirittura alle scuole speciali per sordi e ciechi, evocate con nostalgia), all'isolamento dei diversi (naturalmente "per il loro bene"). Non varrebbe nemmeno la pena di parlarne, tanta e' la miseria intellettuale delle argomentazioni, se non fosse che questo articoletto e' l'ennesimo segnale di una (nemmen tanto) strisciante tendenza a rimettere in discussione non la cattiva qualita' dell'integrazione scolastica, ma l'integrazione tout-court. In nome di un malcelato darwinismo sociale, che sembra sempre piu' la vera cifra di questi anni. D'altro canto, si sa, il vero problema e' che "non si è dato peso all’evidenza che, rallentando il ritmo dell’insegnamento, si negano possibilità di apprendimento ai normali e a quelli ad alto potenziale intellettivo."

P. S. Si rassicuri la signora Mormando: It e la Cate, e come loro tutti i bambini autistici che conosco, non sono affatto terrorizzati dai rumori e dalla molteplicita' di stimoli di una classe "normale". In genere, ben poche cose li spaventano. E' piu' facile che abbiano paura di loro gli adulti neurotipici e male informati — o mal disposti.

P. P. S. Scopro che la signora Mormando e' una psichiatra e psicoterapeuta, allieva tra l'altro di Bettelheim, che guida una associazione per la valorizzazione dei bambini intellettualmente iperdotati — e che gia' in passato si e' espressa contro l'integrazione scolastica. Coerente, se non altro. Di quelle coerenze che dimostrano che un alto QI non e' necessariamente dimostrazione di vera intelligenza.


martedì, 11 marzo 2014
Non e' un paese per donne
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:57 pm

La Camera respinge gli emendamenti sulla parita' di genere nella legge elettorale. La crisi porta le famiglie a rinunciare all'iscrizione ai nidi, con il risultato che piu' donne rinunciano a lavorare o a cercare un lavoro per dedicarsi alla cura dei figli. Due notizie del genere nella stessa giornata danno l'idea di che razza di paese siamo.


giovedì, 13 febbraio 2014
Modello inglese
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:59 pm

Nel PD sta trovando sempre maggior seguito il modello inglese, che consiste nell'avere un senso delle istituzioni e della lealta' politica e personale degno di quello di Giorgio di Clarence o di Riccardo di Warwick. Ma se non altro a quei tempi chi ordiva una congiura rischiava la testa — e questo almeno teneva lontano il ridicolo.
D'altronde ve lo vedete il povero Shakespeare a scrivere il Matteo I invece del Riccardo III?


Come sarebbe bello se un questore o un prefetto, magari quello di Torino, per non dire un ministro di questo povero nostro Stato, per dimostrare un po’ di rispetto proprio per quello Stato che rappresentano, di fronte a una Waterloo come quella di queste ore, offrisse le sue dimissioni, anche se ritenesse di non essere il solo responsabile. Ma non allarmatevi, non lo farà.

via La Stampa – Se lo Stato rinuncia al suo ruolo.



giovedì, 28 novembre 2013
Perche'.
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:37 am

Ero al liceo, era il 1976 — non ricordavo bene ma internet aiuta. Nella campagna elettorale per le elezioni politiche il PLI tappezzo' Torino, sua storica roccaforte (e immagino in misura un po' inferiore il resto d'Italia), di questi manifesti:


(ho ritrovato l'immagine qui)

Inutile dire che tutti i buontemponi di passaggio ne approfittarono per scriverci sotto le ragioni piu' ridicole e piu' insultanti per le quali un elettore avrebbe potuto votare liberale — ne ricordo ancora un certo numero che, per le stesse ragioni della canzonaccia manzoniana, "non voglio trascrivere". Ma peggio ancora — forse — era quando i manifesti restavano bianchi ed intonsi: "Tu voterai liberale. Perche'." — e sotto non c'era uno straccio di motivo. Il vuoto. L'imbarazzante constatazione che un perche' non c'era.
Il PLI di Zanone, a quelle elezioni, prese una cosa come il 2% scarso — un tracollo da cui non si riprese mai piu'.

Ricordo questo episodio minorissimo perche' qualche giorno fa e' partita la campagna del PD per il voto alle primarie:

Che dire, la somiglianza e' impressionante. E forse e' da attribuire piu' allo stesso vuoto di idee che alla scarsa memoria storica di un copy troppo giovane.


Che Odifreddi fosse un idiota lo sospettavo da tempo, ma questa ne e' la conferma sperimentale.



giovedì, 10 ottobre 2013
Dieci per cento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:32 pm


Mi si passi un po' di cinismo.
L'Undici Settembre sono morte poco meno di tremila persone; a Lampedusa ne sono morte piu' di trecento. A non voler essere pignoli, un rapporto di dieci a uno.
L'attentato dell'Undici Settembre ha scatenato una reazione dell'Occidente che ha mobilitato enormi risorse economiche per combattere il terrorismo. Studi del 2011 parlano di una cosa come 4.000 miliardi di dollari di spesa diretta solo negli Stati Uniti per finanziare le guerre e gli investimenti in sicurezza. Aggiungendo i costi sostenuti dal resto dell'Occidente non oso pensare dove si arriva — e senza contare gli effetti negativi sul ciclo economico.
Ecco, se ogni morto di Lampedusa valesse quanto un morto dell'Undici Settembre, la comunita' internazionale troverebbe — a calcolare al ribasso — 400 miliardi di dollari da spendere nei prossimi dieci anni per ricollocare i profughi, per stabilizzare i paesi di provenienza e per la cooperazione allo sviluppo. Non succedera' — e questo la dice lunga su quanto crediamo davvero che tutti gli uomini sono uguali.


mercoledì, 2 ottobre 2013
Il vincitore
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:19 pm


(scusate, di solito non pubblico spazzatura come quella qui sopra)

Ha fatto una figuraccia davanti a tutto il mondo. Ha dimostrato una totale incoerenza. Si e' dovuto piu' o meno umiliare davanti ai suoi servi in fermento. Ha offeso perfino l'untuoso Bondi, mandandolo allo sbaraglio e poi smentendolo dopo cinque minuti.
Ma credetemi, ha vinto lui. La reputazione tanto non ce l'ha. La memoria degli Italiani e' labile. Il partito non gli si spacchera' piu' (e comunque avra' tempo di riprenderselo). E' ancora nella maggioranza di governo e potra' continuare a condizionarla. Tra qualche giorno potra' fare la vittima in mondovisione e i suoi rimasti al governo ricominceranno a tornare alla carica per proteggerlo dai processi. Tempo tre mesi, riparleremo di come liberarci di lui: altro che #diversamente — qui va in onda l'eterno ritorno dell'identico.


venerdì, 16 agosto 2013
Tout va bien
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:11 am

Quest'anno l'insegna e' significativamente spenta.

(Iam(not)galeo ha pubblicato su Flickr una serie impressionante di foto che documentano la crisi del piccolo commercio in Francia)


venerdì, 2 agosto 2013
A futura memoria
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:52 pm

La sentenza della Cassazione di ieri, rinviando la determinazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici alla Corte d'Appello di Milano ha seguito un percorso non necessitato (c'e' giurisprudenza che prevede la rideterminazione della pena accessoria da parte della Cassazione stessa, senza rinvio). C'e' da chiedersi perche'.
Io che sono malpensante, ho un timore. La rideterminazione della pena accessoria prendera' tempo: ci sara' il passaggio in Appello e un verosimile, ulteriore ricorso per Cassazione. Nel frattempo ci sara' modo di incastrare una normetta sibillina nascosta in una legge onmibus, magari una di quelle che comportano trecento articoli su materie disparate e che si approvano con la fiducia su un maxiemendamento fatto di seicentosessantasei commi. Che cosa dira' la norma? due cosette del genere:

1. Le norme di cui ai Capi I e II del D. Lgs. 235/2012 non si applicano alle fattispecie previste dall'art. 2 del D. Lgs. 74/2000.
2. L'art. 12 c. 2 del D. Lgs. 74/2000 e' abrogato limitatamente alle parole "2" e "2, comma 3".

Due commini piccoli piccoli che nessuno leggera', di cui la stampa e le opposizioni non si renderanno conto e che verranno approvati senza batter ciglio — e dai piu' senza consapevolezza: e che cancelleranno tanto l'interdizione dai pubblici uffici quanto l'incandidabilita' di Berlusconi.
Lo so, sono un malpensante — ve l'avevo detto. Ma questa cosa qui la volevo mettere per scritto — a futura memoria, appunto.


lunedì, 3 giugno 2013
Boia deh
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

Non seguo il calcio — ma che il Livorno torni in A e' una notizia che mi fa piacere. In fondo mi considero una specie di livornese onorario…


mercoledì, 29 maggio 2013
Piove, governissimo …..
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:11 pm

Secondo me c'e' una mirata ironia celeste, quasi un giudizio divino, nel fatto che da quando c'e' questo governo piove sempre.


sabato, 18 maggio 2013
Tutto e' perduto fuorche' forse anche l'onore
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:08 pm

Lo voglio dire in maniera semplice, senza troppi ragionamenti. A me pare che la sparuta pattuglia di parlamentari democratici (Civati, Orfini, Barca, Cofferati, Mineo, Vita — e forse qualcun altro) che oggi partecipa alla manifestazione della FIOM stia in qualche modo cercando di salvare l'onore di quel che resta di quella parte politica. Non so se ci riuscira', ma personalmente gliene sono grato.


venerdì, 28 dicembre 2012
Happy New Year
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:18 pm

Da gennaio centosei persone della mia azienda saranno in cassa integrazione a zero ore. Buon anno ai manager e ai politici che hanno ci hanno portato a questo risultato — e che non ci hanno rimesso un euro (anzi, probabilmente qualcuno ci ha anche guadagnato o ci guadagnera').


domenica, 9 dicembre 2012
Proporzioni
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:39 pm

Hanukkah

Se una minuscola ampollina d'olio e' bastata a tenere acceso il candelabro del Tempio di Gerusalemme per otto giorni e otto notti — allora anche noi possiamo farcela.


venerdì, 7 dicembre 2012
First rule of leadership
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:51 pm


sabato, 17 novembre 2012
Giorni strani
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Roba da autistici, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:10 am

Da qualche giorno siamo "in trasferta" dai nonni di Livorno, perche' It sta facendo dei controlli qui. Niente di preoccupante, solo una necessaria "revisione" a diversi anni dalla diagnosi — e il tentativo di individuare gli approcci migliori per riportare sotto controllo un'iperattivita' che nel tempo sta prendendo sempre piu' il sopravvento e che si sta trasformando in un motivo di disagio e di difficolta' in primis per lui.
Sono comunque giorni strani: perche' per ora siamo scesi in Toscana soltanto It e io (Waldorf e' sommersa di lavoro — e potra' venire a spizzichi, ammazzandosi di viaggi avanti e indietro), perche' tutte le abitudini sono improvvisamente spezzate, perche' un ricovero, per quanto in day hospital, implica un livello di stress non indifferente — soprattutto per It, che ormai e' allergico ai camici bianchi, perche' dovremo affrontare esperienze spiacevoli come i prelievi di sangue, gli elettrodi in testa per l'EEG, l'ECG, l'anestesia, il tubo dell'RMN (quello piu' che altro sara' un turbamento per papa' e mamma, perche' It ci passera' dentro da addormentato).
It e' — comprensibilmente — un po' stranito e un po' contrariato. Ogni sera prova a spiegarmi che e' ora di prendere la macchina e di tornare a casa — e si sta categoricamente rifiutando di dormire in un letto per conto suo (il che significa che stasera, con l'arrivo di Waldorf e della Cate, divideremo in quattro un letto matrimoniale nemmen tanto grande…). Ogni mattina fa le sue doverose rimostranze all'idea di entrare in ospedale — ma poi alla fin fine collabora — o per lo meno non si mette troppo di traverso. Come al solito, gestisce lo stress e le novita' a modo suo — e nel complesso meno peggio del prevedibile.
D'altra parte, c'e' anche una incongrua aria di vacanza — in tutto questo. Tra una visita e l'altra ce ne andiamo sulla spiaggia (bellissima in queste giornate limpide invernali) di Marina di Pisa e del Calambrone — ci vediamo con l'adorata sorellona pisana, ci godiamo il fatto di essere forzatamente lontani da tutti gli impegni (scuola e terapie per lui, lavoro per me). Si vive un po' in una bolla, a ritmi forzatamente rallentati — e in fondo non e' tanto male.

Lunedi' mattina prelievi di sangue alle 7.30 a digiuno — e poi ECG e visita cardiologica. Sara' guerra, fateci gli auguri.


lunedì, 12 novembre 2012
In fondo
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:09 am

c'e' qualcosa di buono nelle notti passate in bianco a lavorare:



(dieci minuti fa, dalla finestra di casa)

P. S. Che i blog siano sempre meno uno strumento di conversazione e' dimostrato anche dal fatto che, da quando si usano gli short URL, non sono piu' in grado di risalire a chi mi linka (si' dico a te che stamani hai citato questo post) — e quindi di tenere in vita lo scambio. Peccato.


sabato, 10 novembre 2012
Rant (che non so come si dice in italiano)
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:35 pm

Weekend di lavoro dopo una settimana pesantissima, con diverse notti in bianco per chiudere un progetto.
La prospettiva della cassa integrazione e dello smantellamento del mio posto di lavoro da gennaio, perche' i politici devono fare favori ai loro amichetti.
Piove ed e' uno di quei giorni in cui a Torino sembra che il sole non sia mai sorto.
Preoccupazioni per i nostri bambini.
La triste (trista?) arroganza del governo sui giornali — ti tolgono tutto e se non sei contento e' perche' vuoi conservare i tuoi privilegi.
Gli stronzi che si vantano di essere come Edward Manidiforbice.

La vita puo' essere proprio avvilente — a volte. E il sense of humour non puo' sempre bastare.

P. S. Oggi — tra l'altro — e' stata una delle giornate peggiori di It da sempre.


venerdì, 12 ottobre 2012
Una mattinata particolare
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:33 pm

Lo so, e' un post senza capo ne' coda. Pero' mi va di scriverlo — e per una volta ho il quarto d'ora di tempo necessario. E poi — diamine — questo e' il mio blog, mica il NYT.

Stamattina sciopero (sacrosanto) delle scuole pubbliche — e quindi It e' a casa. Per fortuna (?) sono in sciopero anche io, perche' nell'azienda (pubblica) dove lavoro si preparano a mettere centinaia di persone in cassa integrazione da gennaio e a venderci a pezzetti nel giro di qualche mese — quindi almeno il problema di babysitterare It non c'e' (altrimenti sarebbe stato un bel casino, perche' i famosi permessi della 104 per questo mese sono gia' agli sgoccioli).
Dato che scioperare e stare a casa a farmi i cavoli miei non mi e' mai piaciuto troppo, ci organizziamo per andare alla manifestazione insieme, It ed io. Per arrivarci ci siamo fatti una bella passeggiata per le vie del centro, nonostante la giornata poco clemente — con It che se ne e' andato danzando, saltellando e curiosando in giro con l'aria soddisfatta per un chilometro abbondante.

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(foto di mazreds, da Flickr)

Al presidio organizzato dai colleghi in sciopero, It ha (giustamente) preteso di montare sulle mie spalle, perche' in mezzo alla folla non vedeva niente — e poi si e' goduto lo spettacolo di questi adulti strambi che facevano un gran baccano con fischietti e sirene. Solitamente tanto frenetico ed impaziente, It mi ha dato il tempo di fermarmi a parlare con molte persone, preoccupate come me per il nostro lavoro, di discutere sulle cose da fare, sulle prospettive: tanto per cambiare, nostro figlio ha dimostrato di avere una capacita' di comprensione delle situazioni molto superiore a quella che ci si potrebbe aspettare da un bambino autistico.
Quando la pazienza e' finita (dopo ben piu' di una mezz'ora), il pargolo e' partito caracollando e mi ha trascinato (letteralmente) in mezzo al corteo degli studenti medi, trascurando completamente le sue mete preferite, dal negozio di video alla pizzeria. Evidentemente il casino delle manifestazioni gli piace proprio — abbiamo fatto un figlio sovversivo ;-)
E mentre camminavamo in mezzo alla folla dei ragazzi (scortati da tanta polizia in assetto di guerra che nemmeno per Fiorentina-Juventus) abbiamo cominciato a sentir cantare. Niente di strano, certo, ai cortei si canta. Perfino gli stonati come me hanno cantato ai cortei. Ma questi ragazzi cantavano — si', ma dai no non e' possibile — eppure si' e proprio lui — ma no non ci credo — eppure — questi ragazzi cantavano proprio l'Inno di Mameli. E non tre o quattro, non per scherzo, non per caso, non per dileggio. A centinaia. Con allegria e rabbia e determinazione. Come a dire che sono loro l'Italia — in faccia a chi gli taglia le risorse e parla della necessita' di usare piu' il bastone che la carota con il Paese. Devo dire che mi ha dato un brivido, questa cosa. E me li ha fatti riconoscere — al di la' di tutto — come la mia parte. La mia Italia. Potremo magari litigare su milioni di cose, potro' trovare insopportabile il loro estremismo tutto ideologico su cose come la TAV — ma alla fin fine mi rispecchio molto piu' in loro che nei Profumo e nelle Fornero.
Beh, non e' durata a lungo, la mia emozione — It correva gia' verso altre cose — altre scoperte — e io dietro, come sempre, a rincorrerlo.


venerdì, 12 ottobre 2012
Ci arrangiamo da soli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:44 am

Troppo bello per non diffondere:


lunedì, 1 ottobre 2012
Sukkot
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:55 pm

Non abbiamo bisogno di vivere per sette giorni in una capanna per constatare la nostra precarieta'.


lunedì, 17 settembre 2012
L'Shana Tova
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 4:43 pm

Non e' stato un anno dolce, questo. E non promette di essere dolce nemmeno quello che viene. Ma un anno di tenacia, di testardaggine, questo si', lo sara'. E speriamo che regga.

domenica, 16 settembre 2012
Dubbio postumo
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:29 pm

Ma tutti quelli che plaudivano all'accordo di Mirafiori e che dicevano che la FIOM era contro il rilancio produttivo della FIAT, adesso dove sono?


martedì, 21 agosto 2012
Piu' o meno
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:46 am


Stasera, sulla calata del porto di Dieppe


domenica, 19 agosto 2012
Lest we forget (Dieppe 1942-2012)

All'alba del 19 agosto 1942, seimila soldati alleati, dei quali cinquemila canadesi della Seconda Divisione di fanteria (The Essex Scottish Regiment, The Royal Hamilton Light Infantry, The Royal Regiment of Canada, Les Fusiliers Mont-Royal, The Queen's Own Cameron Highlanders of Canada, The South Saskatchewan Regiment, The Lorne Scots, The Calgary Tank Regiment, The Toronto Scottish Regiment), tentarono uno sbarco su Dieppe.
L'operazione (nome in codice "Jubilee") fu un terribile e sanguinoso fallimento. A causa di errori di pianificazione, della mancanza dell'elemento sorpresa, della difficolta' a coordinare i movimenti delle truppe con l'aviazione e la marina, dell'inadeguatezza dei mezzi e delle tattiche, i soldati furono per lo piu' inchiodati sulle ripide spiagge di sassi e sotto le falaises. Il bilancio dell'operazione fu tragico: dei seimila soldati partiti, meno di tremila fecero ritorno alle loro basi in Inghilterra, ritirandosi sotto il fuoco dopo nove ore di combattimento. I soli reggimenti canadesi lasciarono sul terreno piu' di novecento vittime.
Il valore militare del raid di Dieppe e' — nella migliore delle ipotesi — assai controverso. Non si tratto' di un tentativo di invasione, ne' di un raid con un obiettivo chiaro e limitato, come quello di St. Nazaire di pochi mesi prima, che porto' alla distruzione del bacino di carenaggio per impedire ai tedeschi di farne uso per la loro flotta. A Dieppe l'operazione ebbe piu' che altro lo scopo di mostrare a Stalin la volonta' britannica (ma anche l'impossibilita' di fatto) di portare i combattimenti in Europa occidentale, in modo da aprire un secondo fronte e alleggerire il peso delle armate tedesche contro la Russia. Fu — di fatto — un sacrificio consapevole e militarmente sterile, con finalita' tutte politiche. Non a caso, verrebbe voglia di dire, anche se la vulgata celebrativa e' molto attenta a non sottolinearlo, in questa missione non furono rischiate truppe britanniche in senso stretto, se non in piccola misura: il grosso dell'azione, e delle perdite, fu canadese.

La citta' — anche a distanza di settant'anni — ha mantenuto assai viva la memoria del sacrificio dei soldati canadesi. Ogni casa e' pavesata di bandiere con la foglia d'acero e i ricordi dei combattimenti sono preservati con attenzione — e con un tono assai piu' sobrio di quello che pochi chilometri piu' a ovest viene usato per celebrare gli eventi del D-Day. C"e' un memoriale dei combattenti canadesi, messo su con pochi mezzi, molta competenza e molta emozione da un'associazione denominata "Jubilee", il cui motto e' appunto "Lest we forget". La veglia che si e' tenuta ieri sera al cimitero di guerra canadese ha visto la partecipazione di molte centinaia di persone. Nonostante Dieppe sia una stazione balneare importante nel pieno della stagione, si respira un'aria un po' meno spensierata, un po' piu' consapevole che altrove. A noi questa presenza della memoria — e della memoria di una strage che poteva probabilmente essere evitata — e' parsa una bella cosa — una cosa di cui sentirci partecipi.


Con la mia ex compagna, Kim Bordeneve, la mamma di James, siamo molto impegnati nel sostenere la ricerca per l’Angelman, per arrivare a una migliore diagnostica e a cure più efficaci. Il fatto è che si tratta una sindrome rara. Ecco, non come l’autismo, che è un fenomeno più vasto e che ha calamitato grande interesse da parte della comunità scientifica. L’Angelman riguarda un piccolo mondo, per fortuna, naturalmente.

Cosi' Colin Farrell sul Corrierone. Devo dire che non mi ero mai accorto che ci fosse una grande attenzione sull'autismo — e che si siano fatti grandi progressi nella diagnosi e nell'intervento… E' un caso di cencio che invidia la fortuna di straccio.



venerdì, 6 luglio 2012
If something can('t) go wrong, it will
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:51 pm

Da queste parti ci sarebbe bisogno di un esorcista bravo — perche' e' un po' che ci portiamo dietro un Murphy field che nemmeno un Murphy pessimista se lo sarebbe potuto immaginare.


lunedì, 25 giugno 2012
Due giorni in fuga dall'estate
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:15 am


Sopra: il lago del Gran San Bernardo, ancora in gran parte gelato
Sotto: il ghiacciaio del Trient e il torrente che ne sgorga

E oggi, di nuovo in giacca e cravatta a schiattare di caldo.


martedì, 19 giugno 2012
Offerta di lavoro
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:21 am

Sono certo che il sottosegretario Polillo sara' felice di venire a fare il badante e il baby-sitter dei nostri due figli nella settimana di ferie a cui rinuncerà per il bene del PIL. Cosi' magari anche noi genitori potremo andare a lavorare, senza preoccuparci troppo del fatto che scuola e nido sono chiusi d'estate e quindi non sappiamo a chi lasciare i bambini.


lunedì, 4 giugno 2012
Sento Profumo di presa per il culo
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:04 am

Sinceramente ignoro se la "riforma" della scuola che il Ministro Profumo sta partorendo in questi giorni si limiti alle anticipazioni che ne leggo su Repubblica. Spero di no, perche' francamente mi parrebbe di una disperante irrilevanza. Che la scuola debba sostenere il merito, mi pare sacrosanto. Che la scuola per ora sia appiattita sulla rincorsa (spesso vana) a non perdere nessuno per strada (e che spesso mortifichi i migliori in questo tentativo), e' assolutamente vero. Ma istituire un premio per lo "studente dell'anno" non e' un sostegno vero alla crescita del merito: e' nel migliore dei casi un riconoscimento a chi riesce ad eccellere *nonostante* l'inadeguatezza della scuola; e senza un intervento strutturale e' in realta' una abdicazione al compito di farla funzionare davvero, la scuola: darwinianamente, si premiano coloro che si dimostrano piu' adatti a a sopravvivere, anziche' rendere il sistema piu' adatto a generare successo.
Aggiungo: mancano le risorse per la *sopravvivenza* della scuola — mancano le risorse per il tempo pieno, per comprare sussidi didattici, perfino per la carta igienica. Mancano disperatamente le risorse per l'integrazione degli studenti in difficolta', dai disabili agli stranieri. Mancano le risorse per l'adeguamento tecnologico. Mancano le risorse per qualunque cosa — e il Ministro Profumo pensa di spendere soldi pubblici per i premi agli "studenti dell'anno"? L'unico profumo che sento qui e' quello, stantio, di presa per il culo.

P. S. del 5 giugno: Il Ministro Profumo scrive ai sindacati spiegando che nel suo provvedimento le misure per i premi ai meritevoli sono solo una piccola parte — e che un miliardo verra' destinato "per la scuola di tutti". Aspettiamo (sia pure con un po' di diffidenza, dovuta alla lunga esperienza) di conoscere i veri contenuti — e intanto continuiamo a comprare la carta igienica — e a non avere abbastanza ore di scuola per nostro figlio.


martedì, 15 maggio 2012
Il messaggio e' chiaro
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:34 pm

Aggiornamento del 19 maggio: Il governo ha smentito l'intenzione di modificare la regolamentazione dell'assegno di accompagnamento. Meno male.

A quanto pare il governo Monti si propone di tagliare gli assegni di accompagnamento per le famiglie con un indice ISEE superiore a 15.000 euro (qui c'e' il simulatore per il calcolo dell'ISEE: provate a vedere se — senza evadere le tasse — rientrate o meno nel limite dei 15.000 euro).
Attualmente, per chi non lo sapesse, l'assegno di accompagnamento e' riconosciuto, indipendentemente dal reddito, alle persone disabili con invalidita' permanente al 100% e (non o) che hanno necessita' di essere continuativamente assistite nella loro vita quotidiana. E' la lauta somma di 493 euro al mese per dodici mesi l'anno, insufficiente come ognuno puo' immaginare a coprire le vere spese di assistenza di fronte a un livello di invalidita' di questo tipo.
It e' – per ora – titolare di un assegno di accompagnamento. Se la nuova regolamentazione ipotizzata dal Governo dovesse essere approvata, gli verrebbe tolto. Non voglio dire che questo ci metterebbe sul lastrico, certo. Ma si unisce a tutta un'altra serie di tagli che ricadono sulla nostra famiglia: la scuola pubblica che non ha i mezzi per tenere It in classe piu' di 25 ore la settimana, contro le quaranta dei suoi compagni; il Comune che ci ha gia' preannunciato il taglio del contributo per l'affidamento diurno (ovvero della possibilita' di avere una persona che lavora con It dal momento della sua precoce uscita da scuola all'ora del nostro ritorno dal lavoro); l'azzeramento delle prestazioni rieducative (logopedia, psicomotricita') a carico dell'ASL (tutte le terapie ce le paghiamo di tasca nostra, fino all'ultimo centesimo); la proposta di cancellare l'esenzione dai ticket sanitari, e cosi' via.
Quel che avvelena — in realta' — non e' nemmeno l'aspetto strettamente economico, che pure pesa — e pesa parecchio anche per una famiglia come la nostra, che pure povera non e'. La cosa peggiore e' il messaggio che ci viene trasmesso attraverso tutto questo: vostro figlio e' un peso che la comunita' non vuole e non puo' piu' sostenere. Avete un figlio ritardato*? Sono cazzi vostri.

* Si', "ritardato". Non "diversamente abile". Il senso di quel che ci viene detto e' troppo brutale per essere espresso con un linguaggio politicamente corretto.


E io che stavo per installarmi Instagram sull'Androide nuovo…



giovedì, 23 febbraio 2012
Faccia di tolla
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:11 pm

"A questi redditi sono arrivata solo dopo anni di duro lavoro, supportato da tanta passione", dichiara la ministra Severino, a proposito del suo reddito (lordo, per carita'!) di sette milioni di euro. E aggiunge: "Imbarazzo no, perché guadagnare non è un peccato se lo si fa lecitamente, producendo altra ricchezza e pagando le tasse".
Io mi considero un privilegiato, tutto sommato. E mi considero uno che ha alle spalle "anni di duro lavoro" — e che quando piu' quando meno ci ha messo tanta passione — e certamente che ci ha messo tempo, energie, risorse. E in un anno, al lordo, guadagno meno di un centesimo di quello che guadagna la ministra. Ho ben chiaro che c'e' gente che sta molto peggio di me — e che dopo una vita di lavoro duro (ma duro davvero, quello che spezza la schiena, che fa venire malattie professionali, che espone al rischio di incidenti — mica i nostri mestieri da scrivania), guadagna trecento volte meno della Severino.
Ecco, io credo che niente giustifichi questo divario — che non ci sia nessun lavoro che puo' valere trecento volte piu' di quello di un altro. Che non ci sia nessun vantaggio sociale a pagare una persona cosi' tanto. E che quindi quella sia ricchezza sottratta a una piu' ragionevole e piu' equa distribuzione. Percio' che la Severino dica di non provare imbarazzo, di non vergognarsi nemmeno un po' di fronte agli Italiani dimostra soltanto che i sette milioni le sono serviti anche per procurarsi una robusta faccia di tolla (o magari quella ce l'aveva gia' in dotazione dalla nascita…). Soprattutto visto che il suo governo non sta facendo niente per chiudere la forbice della distribuzione del reddito e della ricchezza, che da anni si sta allargando.

(Nel ragionamento sul mercato del lavoro, ce lo vogliamo mettere un collegamento obbligatorio tra retribuzioni minime e massime?)


giovedì, 16 febbraio 2012
La falsa caccia ai falsi invalidi
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:41 am

Approfitto di questo bel post di Simone Fanti per rincarare la dose. Anche It e' stato chiamato alla visita di revisione, con tanto di minacce di revoca del suo assegno di accompagnamento in caso non si fosse presentato. Lo sanno tutti: l'autismo e' una condizione permanente, da cui non c'e' "guarigione". Quindi nessuna possibilita' che il grado di invalidita' di It diminuisca o si annulli. Tanto e' vero che le normative prevedono in una serie di situazioni, tra cui quella di nostro figlio, l'esenzione dai controlli periodici. L'INPS non se n'e' data per intesa e ci ha convocati lo stesso. Naturalmente in orario scolastico — e tanti saluti a una fetta significativa delle non tante ore in cui la scuola pubblica si degna di accogliere nostro figlio. Naturalmente in orario di lavoro — e tanti saluti a un po' di ore di miei permessi della 104 — in un mese gia' martoriato dalle emergenze piu' varie (dalla neve alle vacanze di carnevale).
La visita in se' e' durata pochi minuti — in cui la commissione ha preso atto che — guarda caso — It e' sempre autistico — e ha confermato la sua invalidita' totale — e il suo diritto all'indennita' di accompagnamento. Il tutto si e' risolto in un bello spreco di tempo (nostro) e di denaro pubblico. Tra l'altro la commissione aveva almeno la possibilita' di disporre l'esenzione di It dai futuri controlli: cosa che si e' ben guardata dal fare. Chissa' mai che domani nostro figlio si svegliasse tutto neurotipico.
E' un episodio minore — e alla fin fine e' andata pure a finir bene. Ma e' un fatto: c'e' un'offensiva vessatoria contro i *veri* invalidi — l'ennesima faccia feroce che tocca i bersagli sbagliati — e che serve soltanto ad alimentare l'idea che i disabili sono un costo parassitario, che la societa' non si puo' permettere in tempi tanto difficili. Non tira una bell'aria — nemmeno nelle piccole cose.


mercoledì, 8 febbraio 2012
Il nulla che avanzava
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:32 pm

Una riflessione estemporanea, che mi e' venuta stasera: uno dei vantaggi importanti della temperie politica inaugurata dal governo Monti e' la totale scomparsa dalle scene nazionali di Matteo Renzi.


domenica, 4 dicembre 2011
Far pagare (anche) i ricchi
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:54 pm

Premetto: sono convinto che per cavarcela, come Italia, dobbiamo tirare la cinghia — ferocemente e tutti. Comunque la si voglia girare, lo stock del debito pubblico accumulato negli anni passati dev'essere drasticamente ridotto — e questo significa che non ce n'e' per nessuno. Quindi le mazzate che il governo ci sta per assestare sono assolutamente inevitabili — e non si puo' pensare che tocchi soltanto a qualcun altro.
Ma proprio per questo credo che nessuna manovra sia accettabile se non grava su tutti — e se non grava piu' pesantemente sui piu' ricchi. E per ora non mi par proprio che sia cosi': l'imposta sulla prima casa e' una patrimoniale sulla classe media (il 74% delle famiglie italiane e' proprietario della casa in cui vive); l'aumento dell'addizionale regionale IRPEF e quello dell'IVA colpiscono tutti allo stesso modo, quindi proporzionalmente i redditi piu' bassi in misura maggiore; le disposizioni sulle pensioni impattano essenzialmente sul lavoro dipendente presente e futuro; la reintroduzione dei ticket su molte prestazioni sanitarie e i tagli agli enti locali rendono piu' costosi (o piu' limitati) i servizi pubblici — di cui usufruiscono principalmente i ceti meno abbienti. L'unica misura decisamente mirata ai ricchi, cioe' l'aumento dell'aliquota massima dell'IRPEF, e' sparita dalla manovra all'ultimo istante. Insomma, facciamola corta: pagano i poveri cristi, pagano le persone normali, ai ricchi veri sostanzialmente si fara' il solletico.
Perche' i ricchi sono pochi e comunque non contano dal punto di vista statistico, come da piu' parti si dice — e perche' se si vuol far cassa bisogna farla sui poveri e sulla classe media? A guardare bene i numeri, non e' cosi'. Sono andato a leggermi il rapporto 2009 di Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie, pubblicato a dicembre 2010 (se ce ne e' uno piu' recente, vi sono grato fin d'ora se me lo vorrete segnalare); i dati di cui parlo sono vecchiotti, del 2008, ma penso che siano nei grandi numeri ancora significativi. Secondo il rapporto, il 10% piu' abbiente delle famiglie italiane possiede il 45% circa della ricchezza; vuol dire una media di un milione e mezzo di patrimonio netto a famiglia e un monte complessivo di circa 3.800 miliardi di euro (nota a margine: il 50% meno abbiente raccoglie in tutto il 9,5% della ricchezza e possiede mediamente 70.000 euro di patrimonio: lascio ogni commento all'evidenza). Un'imposta straordinaria dello 0,5% su questi patrimoni porterebbe alle casse dello stato, euro piu' euro meno, diciannove miliardi in un anno, con un contributo medio a famiglia di circa 8.000 euro. Detto in altri termini, imponendo al 10% piu' ricco delle famiglie italiane una tassa straordinaria non superiore al 4% del loro reddito disponibile, si potrebbe quasi raddoppiare il valore della manovra — creando disponibilita' di risorse per interventi a favore della crescita e dei consumi. E si noti che non sto dicendo di far pagare di meno agli altri.
Ma Monti in conferenza stampa ha detto che non si puo' fare, perche' non si e' in grado di conoscere l'entita' e la composizione dei grandi patrimoni. Verrebbe voglia di invitarlo a leggersi la documentazione statistica di Bankitalia, che a me e' costata non piu' di dieci minuti di ricerche su Google. Il fatto e' che qui di equita' tutti parlano — ma alla fine a buscarle saranno sempre i soliti.
No, essere "not Berlusconi" non basta. Se Monti non ha altro da offrire sul piano dell'equita', per me ha gia' chiuso prima di cominciare.

Se qualcuno e' interessato a capire da dove vengono le cifre che ho sparato qui sopra, puo' scaricarsi qui una tabellina piu' analitica, interamente basata sui dati di Bankitalia: *.ODS oppure *.PDF.

P. S. Le lacrime della Fornero e il relativo, insopportabile siparietto con Monti — a mio giudizio — vincono di gran lunga il premio "Vaffanculo 2011", stracciando qualunque possibile concorrenza.


domenica, 4 dicembre 2011
Sempre i soliti
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:32 pm

Per il momento aspetto, come tutti noi, i dettagli della manovra di Monti. Nella speranza che i dettagli siano migliori delle anticipazioni giornalistiche.
Per il momento, mi pare che pagheranno sempre gli stessi: il reddito fisso, la classe media, quelli che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo, quelli che hanno *bisogno* di servizi pubblici. E che quegli altri, quelli che trovano il modo legale o illegale di non pagare, i detentori dei grandi patrimoni, la scapoleranno anche stavolta, rimettendoci al piu' l'equivalente di mezza giornata di vacanza a Cortina.


E' oggettivo che facciamo ridere. A me pero' vien da piangere.



martedì, 4 ottobre 2011
Nel mondo dei (ma)Lavitoli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:08 pm

A tacer d'altro, uno dei dispiaceri del periodo e' che la scena pubblica sia dominata da personaggi normalmente poco presentabili che, per motivi non commendevoli, sono giunti a gravitare molto da vicino attorno al nostro Presidente del Consiglio. Lavitola e Tarantini non sembrano avere esattamente le caratteristiche che ti rendono orgoglioso di frequentare qualcuno ed anzi forse hanno il profilo di quelli che non vorresti ammettere di conoscere.
Lasciando perdere tutti gli aspetti assai oscuri e complessi dei maneggi intercontinentali di Lavitola, di Tarantini sappiamo sicuramente che mirava ad assicurarsi appalti pubblici reclutando donne disposte a prostituirsi a favore del Presidente del Consiglio, il quale asseritamente sarebbe stato ignaro del fatto che le signore concedevano i loro favori in cambio di compensi e non perche sedotte dai suoi fascini. Peraltro il Presidente del Consiglio, invece di arrabbiarsi assai con Tarantini che lo ha cacciato in una situazione sgradevole, ha aiutato generosamente la sua famiglia in stato di bisogno.
Tarantini come tutti sanno e' stato ora scarcerato dal Tribunale del Riesame di Napoli perche' riconosciuto non colpevole di estorsione nei confronti del Presidente del Consiglio, ma indotto a mentire a favore del medesimo nel corso degli interrogatori a cui è stato sottoposto. Si legge nei giornali o si sente nei telegiornali che Tarantini sarebbe stato "vittima" del Presidente del Consiglio e di Lavitola. Il Riesame, per come ho capito l'ordinanza il cui testo e' stato pubblicato da Repubblica, veramente ha detto altro e cioe' che Tarantini non e' punibile perche' non c'e' una norma che permetta di perseguirlo, ma ha riconosciuto che c'e' stato un accordo corruttivo; Tarantini ha fatto mercimonio della sua qualita' di indagato, che comporta la facolta' di non rispondere e per l'ordinamento italiano anche quella di mentire, coprendo il Presidente del Consiglio. Cose che nel mondo dei (ma)Lavitoli sono normali. Peccato che effettivamente il Presidente del Consiglio finisca per apparire peggiore di loro, tanto da ipotizzare che all'occorenza possa essere capace di corromperli. Il che e' tutto dire…


lunedì, 3 ottobre 2011
Autistico a chi?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 5:08 pm

In un articolo comparso su La Stampa il 1.10 Luigi La Spina ha stigmatizzato l'atteggiamento del nostro governo scrivendo:

Berlusconi, i suoi ministri e la sua coalizione partitica paiono racchiusi come in un bunker di totale isolamento rispetto a quello che avviene fuori dal perimetro della Roma politica. Questa specie di autismo governativo viene rafforzato ogni volta che, con il voto palese, le Camere ribadiscono, con puntualita' sistematica, la quota di una sempiterna maggioranza. Una maggioranza che sfida con successo le accuse di connivenze mafiose nei confronti di uno dei suoi ministri, di corruzione nei riguardi di un suo rappresentante, stretto collaboratore del titolare dell’Economia, e che sostiene, a colpi di fiducia, i provvedimenti del suo governo.

Quindi per spiegare il mondo in cui il governo e la maggioranza governativa a suo parere ostinatamente vogliono ignorare gli umori e i bisogni del paese, La Spina non trova di meglio che parlare di "autismo governativo"!
Non e' la prima volta che ne scriviamo in questo blog (ci sono se non altro post del 22 e del 26.3.2009), ma insistero' ancora sul concetto, visto che e' evidentemente non noto ai piu'.
L'autismo non e' un problema morale, e' un modo di essere di molte persone che ha un peculiare carattere neurologico. Gli autistici non se ne fregano degli altri perche' preferiscono o gli fa comodo farlo (come secondo La Spina fanno Berlusconi & co.); hanno un rapporto con il mondo in termini assolutamente diversi dal nostro modo di pensare e non e' neanche vero che non sono capaci di sentimenti o empatia (anche se questa e' una questione complessa). Gli autistici non hanno scelto di avere difficolta' di relazione, difficolta' che per loro sono un grave handicap.
Di sicuro non mi pare giusto assimilare gli autistici a causa della loro disabilita' a determinati personaggi. A voi piacerebbe che vi dessero di La Russa o Gasparri, Tremonti o Romano, Gelmini o Brunetta, per non parlare del loro capo, senza che aveste fatto nulla per meritarlo :-)?


Nearly 30 percent of Finland’s children receive some kind of special help during their first nine years of school. The school [of Kirkkojarvi] served 240 first through ninth graders last year; and in contrast with Finland’s reputation for ethnic homogeneity, more than half of its 150 elementary-level students are immigrants—from Somalia, Iraq, Russia, Bangladesh, Estonia and Ethiopia, among other nations. [...] The national goal for the past five years has been to mainstream all children. [...] Kirkkojarvi’s teachers have learned to deal with their unusually large number of immigrant students. The city of Espoo helps them out with an extra 82,000 euros a year in “positive discrimination” funds to pay for things like special resource teachers, counselors and six special needs classes.
Why Are Finland's Schools Successful? | Smithsonian Magazine.
Ho voglia di piangere.



domenica, 11 settembre 2011
It va a scuola
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Umori e malumori — Scritto da tutti e due alle 8:12 pm

It domattina comincia la prima elementare. Fateci gli auguri, perche' ce n'e' tanto, tanto bisogno.

No, non siamo troppo preoccupati da lui — e' la scuola, cosi' scalcagnata, che ci spaventa.


lunedì, 5 settembre 2011
Che cos'e' che non ho capito?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:11 pm

Abbiamo iscritto It a una scuola elementare pubblica a tempo pieno, dove tutti gli altri bambini fanno quaranta ore. Dato che It e' disabile, non gli sara' concesso di frequentare per piu' di venticinque ore settimanali.
Sono io che non capisco — e' a me che sfugge qualcosa — o e' una cosa assurda, discriminatoria, ingiusta e probabilmente incostituzionale? Per favore, illuminatemi. Davvero.


sabato, 3 settembre 2011
Sono un grammar-nazi delle bandiere (3)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:06 pm

A me Torino tutta pavesata di tricolori e' piaciuta tantissimo. Mi e' piaciuta tantissimo perfino quando ho visto le bandiere con lo stemma sabaudo, o quelle della Marina militare o mercantile — o perfino quelle con lo stemma della Nazionale — ai balconi, accanto al tricolore repubblicano. Mi e' sembrato il segno di un orgoglio forse confuso e mal riposto, ma alla fin fine sano — e promettente.
Mi sarebbe piaciuto vedere un analogo spettacolo in altre citta', da Milano a Roma — ma a quanto pare siamo stati quasi soltanto noi Torinesi a mostrare questo entusiasmo per la bandiera.
Fin dall'inizio pero' ho temuto l'effetto del tempo su questa bella manifestazione. Senza una data precisa per riporle nei cassetti, lasciate ad oltranza sui blaconi ed alle finestre, alle intemperie, al sole, allo smog — le bandiere sarebbero diventate man mano dei cenci stinti, strappati, sudici — un triste spettacolo per le strade della citta' — ben lontano dalla gioiosa celebrazione dei primi mesi.
E' quello che e' accaduto. Tornando dalle vacanze, ho trovato la bandiera del nostro balcone in questo stato, scolorita, sfrangiata, piena di segni neri dello smog:

E in giro per la citta' la situazione non e' migliore. Il tutto ha un'aria un po' desolata, di decadimento, di dignita' calpestata. Sulle prime mi sono detto che era il momento di togliere le bandiere dai balconi, prima che la scena diventasse troppo deprimente; poi pero' mi sono chiesto se non siano — cosi' lacere e sporche e malconce — una miglior rappresentazione di come sia l'Italia in questi giorni, nave sanza nocchiero in gran tempesta. E se non possono essere anche un buon simbolo del malcontento e dell'avvilimento di tutti noi.


venerdì, 2 settembre 2011
Si sveglia ora?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:40 am

Il segretario della FIM-CISL Vitali se la prende perche' Marchionne fa marcia indietro sugli impegni per Mirafiori:

"Il 23 dicembre scorso – dichiara il segretario dei metalmeccanici della Cisl – abbiamo firmato con la Fiat un accordo preciso, approvato dalla maggioranza dei lavoratori di Mirafiori che prevedeva la costruzione del Suv a Torino. A questo punto si porrebbe il problema dell'affidabilità dei vertici del Lingotto".

Il fatto e' che non e' vero che l'accordo fosse preciso — e non e' vero che prevedesse la costruzione di alcunche' a Torino: la FIAT non prendeva alcun impegno concreto, a fronte di quelli molto concreti e molto duri richiesti ai lavoratori e al sindacato. Ora che gli fa comodo, Marchionne ha la strada libera per dire arrivederci e grazie. Se Vitali se ne accorge ora, e' un fesso. Se se ne era accorto a suo tempo e adesso fa ammuina — e' meglio che non dica che cos'e'.


lunedì, 29 agosto 2011
Un mese fuori dal mondo
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 5:09 pm

Un mese intero di vacanze senza internet, senza posta elettronica — senza nemmeno mettere il naso sul blog, o su FF, o su Flickr. O sui siti di notizie.

Per certi versi e' stata dura — ti rendi conto di quanta informazione utile e pratica diventa difficile da reperire se non puoi semplicemente cercarla in rete, come sei abituato a fare. Dall'orario di un museo ai percorsi stradali su Google Maps, al sapere se in una citta' c'e' una piscina coperta (informazione indispensabile in Normandia, dove piove sempre — e con un figlio come It, che ritiene la sua nuotata quotidiana un diritto divino).
E poi, la preoccupazione sotto sotto di perderti qualche novita' importante. Che cosa diavolo stara' succedendo in Italia? E quella mail di lavoro che aspettavo? E la mia posta privata, con i suoi millanta messaggi?

Poi torni a casa e scopri che in Italia si parla ancora esattamente delle stesse cose di cui si parlava prima: la manovra bis, il caso Penati, l'abolizione delle Province, il caso di Avetrana, Tremonti che litiga con Berlusconi e poi tutto finisce in burla — e che nessuna novita' *vera* c'e' stata (non che nel resto del mondo siano successe piu' cose, a quanto pare: Gheddafi stava cadendo un mese fa e ancora non e' caduto, di sanzioni alla Siria si parlava allora e ancora si parla adesso, e cosi' via). Quanto alle mail aziendali — sembra che tutte le urgenze del ventinove luglio siano slittate senza colpo ferire al dieci settembre. E dei trecentocinquanta messaggi arrivati sulla posta privata — piu' o meno trecentoquarantotto si potevano cancellare senza nemmeno leggerli.

E allora forse forse puo' valer la pena di staccarla davvero la spina, un mese ogni tanto — e di godersi di piu' la possibilita' di zittire il rumore di fondo dell'informazione — in rete e non.

Beh — ricreazione finita — si ricomincia. I blog degli amici pero' me li vado a leggere tutti, post per post. Se non sono stati fuori dal mondo anche loro.


venerdì, 8 luglio 2011
Tempo vuoto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:23 pm

La scuola elementare a cui abbiamo iscritto It (una scuola pubblica a tempo pieno, fiera della sua didattica inclusiva, multiculturale, democratica) ci propone per nostro figlio una frequenza massima di venticinque ore settimanali, dalle 9.30 alle 14.30 dal lunedi' al venerdi'. Alla faccia dell'integrazione, dell'armonizzazione con i tempi di vita e di lavoro, del progetto educativo ecc. ecc.

La Rat-Family va alla guerra. Accettiamo consigli da chi c'e' passato.


venerdì, 17 giugno 2011
Volesse il cielo!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:01 pm


venerdì, 10 giugno 2011
Coerenza
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:17 pm

La mancata estradizione di Battisti dal Brasile mi pare una cosa grave. Perche' credo che le sentenze della magistratura vadano rispettate e che una persona condannata per quattro omicidi debba scontare la sua pena. E perche' sono fermamente convinto che la magistratura italiana non abbia emesso sentenze politiche, ne' in questo ne' in altri casi.
Ne sono convinto anche quando penso — e non e' il caso di Battisti — che la magistratura abbia commesso degli errori di valutazione. In Italia non ci sono processi politici. Punto.

Trovo pero' difficile che il nostro governo possa credibilmente sostenere una linea di questo genere per reclamare l'estradizione di Battisti, visto che il nostro Presidente del Consiglio va dichiarando a destra e a manca, in Italia e all'estero, in sedi ufficiali e con interlocutori istituzionali, che la magistratura italiana e' politicizzata e che c'e' una sorta di dittatura eversiva dei pubblici ministeri. Se poi Lula ci crede e stabilisce che Battisti e' vittima di una persecuzione politico-giudiziaria, con che faccia il nostro governo puo' dargli torto?


giovedì, 12 maggio 2011
La vera sinistra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:07 am

Milly Moratti, al secolo Emilia Bossi, moglie di Massimo Moratti e quindi cognata di Letizia Moratti, attivista ambientale, si candida alle amministrative di Milano con una lista che appoggia Pisapia.
Intervistata da Repubblica, la signora, che è anche fisico teorico, ha risposto alla domanda dell'intervistatore Ettore Livini sulle accuse di essere esponente di una "gauche caviar": "Possibile che chi sta a sinistra debba essere uno sfigato senza una lira? E chi ha i soldi non possa pensare ai problemi del pianeta?"
La sig.ra Moratti (guarda caso evita di usare il suo di cognome, magari la infastidisce l'omonimia con il senatùr) ha perfettamente ragione. Non si possono discriminare i ricchi impedendo loro di stare a sinistra pensando appunto ai problemi del pianeta. Magari solo i ricchi possono essere veramente di sinistra, perché i poveracci lo fanno solo per interesse e loro invece con intenti nobili. Da qui probabilmente la lieve sfumatura di disprezzo della candidata, che invece di parlare di "persone di condizioni economiche limitate" o qualcosa del genere ha parlato di sfigati senza una lira (magari il suo pensiero è stato tradito dall'intervistatore…).
Siccome però in politica di solito ci si schiera con quelli che hanno interessi simili ai tuoi e io sono mi trovo più vicina agli sfigati senza una lira che ai Moratti, diffido delle reazioni dei ricchi di sinistra ad ogni prospettiva di ridistribuzione della ricchezza, idea davvero di sinistra. Una simile prospettiva potrebbe anche impedire (orrore) al marito della candidata di buttare milioni nell'Inter, ad esempio regalandone 3 a Benitez come premio per lasciare la squadra dopo solo qualche mese per lasciare il posto a Leonardo.
Ma sicuramente la mia è una cattiveria.
Intanto però la famiglia Moratti è riuscita a piazzare esponenti da ogni parte. Non si sa mai di cosa c'è bisogno.

P.S. devo aggiornae quanto ho scritto perché la "povera" Milly Moratti un seggio in consiglio comunale non l'ha conquistato con le sue 1678 preferenze e lo 1,33% della sua lista civica. Quanto a Letizia Moratti, tutti sanno com'è andata fino ad ora; aspettiamo il ballottaggio.


domenica, 8 maggio 2011
(Che) esperienza(,) Italia(!)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:47 am

Venerdì scorso, con i nonni e Costanza (It era a scuola — perche' non avrebbe comunque gradito questo genere di cose), siamo andati alla Venaria Reale a vedere il nuovo percorso espositivo della Reggia e la tanto decantata mostra "La Bella Italia", uno degli eventi clou delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unita'.
Approfittando dell'ora (quella della pausa pranzo), non ancora affollata nonostante l'arrivo degli Alpini per l'Adunata e degli appassionati di ciclismo per la partenza del Giro d'Italia, andiamo in biglietteria per fare l'abbonamento che ci permettera' di andare e venire tra mostre e musei di Torino e del Piemonte senza dover ogni volta pagare il biglietto (quasi una necessita', avendo figli privi di pazienza — che spesso e volentieri ci costringono a parzialissime visite lampo). Dentro ci sono due sportelli aperti, uno per i gruppi e uno per le visite individuali; all'uno e all'altro non piu' di sei/sette persone in attesa. Arrivato il nostro turno, chiediamo di fare l'abbonamento (come per altro indicato sul sito), ma l'impiegata ci dice che — dato l'affollamento — non puo' soddisfare la nostra richiesta; protestiamo, anche perche' il prezzo del biglietto "singolo" equivale da solo a quasi meta' di quello dell'abbonamento. Ci viene risposto, con discutibile ironia, che non ci ha ordinato il medico di vedere la reggia. Viene la tentazione di risponder male e di girare i tacchi, ma poi abbozziamo, se non altro per i nonni, che abbiamo trascinato fin qui — e ci rassegnamo a fare i biglietti per la visita. Quel che e' certo e' che a questo punto l'Abbonamento Musei, per il 2011, non lo faremo — e tante grazie alla brillante promozione della cultura in Piemonte.
Il percorso di visita della Reggia — solo in parte nuovo rispetto al passato — ha qualche caduta di gusto e qualche concessione di troppo al son et lumière, ma e' nel complesso interessante ed efficace. E poi la Galleria di Diana, con quella luce incredibile, con il contrasto tra la geometria implacabile del pavimento e la leggerezza degli stucchi, vale da sola non il semplice prezzo del biglietto, ma forse un viaggio fino a Torino:

La mostra, dal canto suo (per quanto — o forse perche' — curata da Paolucci e "messa in scena" da Ronconi), e' francamente imbarazzante. Certo — ci sono, tutte riunite insieme, tante di quelle icone della cultura italiana da far venire una certa vertigine. Ma ettari di croste, che avrebbero avuto tutto da guadagnare restando nella penombra dei magazzini, hanno trovato posto accanto a (e a volte al posto di) capolavori; il che di per se' non sarebbe terribile, se non in certi casi in cui francamente si e' esagerato: in fondo le mostre servono anche a far vedere opere che normalmente non ricevono adeguata attenzione. Il problema vero e' che la rappresentazione delle "capitali" italiane e' nella migliore delle ipotesi episodica ed impressionistica — in alcuni casi decisamente monca di capitoli essenziali (Venezia senza Bellini!) e infarcita di opere di nessuna rilevanza: sembra quel che e' rimasto negli occhi di un viaggiatore affrettato e non abbastanza colto dopo un sommario grand tour in Italia. Ma l'aspetto peggiore sta nell'allestimento, che tra l'altro impedisce una buona fruizione dello spazio (bellissimo) delle Scuderie e della Citroniera progettate da Juvarra: finte rovine di mattoni pseudo-romani, una moquette verde a chiazze irregolari, a simulare un prato, con tanto di foglie cadute qua e la' — sostituita a tratti da specchi a rappresentare, immagino, degli stagni.

Un look da stampa piranesiana d'occasione — o da trattoria romana per turisti, che nel complesso trasmette un'idea folcloristica dell'Italia — una roba da pizza e mandolini.
Ultima chicca della visita: il pagamento automatico del parcheggio funzionava male, con il risultato che ho dovuto pagare due volte e poi chiamare (al citofono, perche' non c'era nessuno presente) l'assistenza per farmi aprire la sbarra in uscita.
Spero proprio che l'esperienza dei tantissimi turisti che stanno visitando Torino in questi giorni sia stata migliore della nostra. Torino lo merita, probabilmente chi ha la responsabilita' di assicurare la qualita' delle loro visite no.


Se vi sembra poco. Lo Scorfano sul perche' insegnare letteratura.
Bellissimo — ma prima o poi trovero' la forza di spiegare perche' non leggo piu' riesco piu' a leggere letteratura.



venerdì, 8 aprile 2011
La cellulite, malattia dei pubblicitari
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 2:48 pm

Sta arrivando l'estate (ed anzi è già arrivata dato che ieri a Torino c'erano 29 gradi e non credo che oggi siano meno) e imperversano le spregevoli pubblicità che mirano a seminare o meglio a rendere ossessivamente presenti alla mente le insicurezza femminili sul proprio corpo in vista della "prova costume". La perfezione non è di questo mondo e quasi tutte le donne sono afflitte dal pensiero di qualche chilo di troppo, dei segni dell'età e quant'altro. Ma penso che con tutto questo si potrebbe seriamente convivere se non ci venisse continuamente spiegato quanto è grave essere umane e quanto è necessario rimediare con questo o quell'altro prodotto ai vari cedimenti o difetti del nostro fisico. Mi ricordo con brivido la pubblicità di qualche anno fa di una nota marca di creme il cui slogan recitava più o meno "oggi non ci si può più permettere di invecchiare".
Ora invece un'altra nota marca di prodotti contro la cellulite e analoghi spiega che la cellulite è una malattia da combattere aspramente. Non importa che sia un mero inestetismo che affligge più o meno la totalità della popolazione femminile, con una certa indifferenza per l'età e il peso. La logica pare che sia: è brutta da vedersi e quindi è una patologia. Il sito della marca in questione (che mi rifiuto di linkare per ovvi motivi) spiega che la cellulite "è un’alterazione patologica del tessuto connettivo e del pannicolo adiposo, con compromissione della microcircolazione" e una "patologia seria" che "si può combattere a patto di intervenire tempestivamente e adottare la giusta strategia".
E' di tutta evidenza che simili espressioni sono adatte a ben altre situazioni, ed è quanto meno fastidioso che pur di sfruttare le insicurezze femminili si trasformi un comune inconveniente in una malattia.
E' anche buffo del resto che ora ci spieghino come Kate Moss, una delle donne al mondo che più ha diffuso il credo della magrezza estrema, ora che non è più tanto giovane debba essere lodata per il coraggio di esibire la sua cellulite su una passerella. Andrebbe benissimo se appunto per un paio di decenni la signora non ci avesse spiegato che "skinny is beautiful", per poi cambiare almeno in parte atteggiamento per l'imperversare dell'età, il cui aumentare si poteva prevedere anche prima. E' persin troppo ovvio dove viene voglia di mandare lei e i suoi ossi e gli stilisti suoi sodali.


martedì, 5 aprile 2011
La bottega di Borghezio davanti alla Moschea (futura…)
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 9:07 am

A Torino suscita molta polemica il progetto dii realizzare una moschea in un fabbricato già esistente in via Urbino, in una delle zone non proprio più fortunate della città. Tralascio di ricostruire queste polemiche, basta un giro in rete per averne un'idea. Ovviamente in prima fila c'è la Lega che ha presentato anche ricorso al Tar pur di impedire che il progetto vada avanti. per la verità anche la tolleranza dei cattolici ha lasciato qua e là a desiderare, come quando il cardinal Poletto ha sancito che era giusto che i musulmani non pregassero per strada ma che era "presto" perche i minareti affiancassero i campanili. Tra i cattolici per fortuna si trovano anche punti di vista molto aperti, come quello di Suor Giuliana Galli, che è andata a dire la sua fino da Fazio e Saviano.
Io da comune cittadina mi chiedo perchè si debba discutere quella che è attuazione un diritto sancito dalla Costituzione secondo il cui art. 19 "tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".
Temo che la risposta sia nel fatto che molti equiparano una moschea ad un sospetto covo di terroristi, e ad una sentina di mali di ogni genere. Mi sembra esattamente l'atteggiamento mentale che può favorire il terrorismo piuttosto che combatterlo.
Ora Borghezio ha pensato bene di aprire un circolo della lega proprio davanti alla moschea, come riferisce Cronaca qui (quotidiano che ha per missione di dare fiato a tutte le paure e gli odi della "gente comune" e perciò lettura senza dubbio interessante).
Si tratta ovviamente dell'ennesima provocazione, destinata a creare divisioni e ostilità dove si dovrebbe e potrebbe cercare di avvicinare le persone.
Peccato perché personalmente ho l'impressione che accogliere con ostilità o anche indifferenza la costruzione della moschea significhi perdere una buona occasione di crescita culturale. Perché questo paese, piaccia o meno, è già multietnico.


giovedì, 31 marzo 2011
Sono un grammar-nazi delle bandiere (2)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Se fossi monarchico, personalmente, cercherei di non farlo sapere tanto in giro. Lo troverei imbarazzante, piu' o meno come un grosso brufolo giallo che mi fosse cresciuto sulla punta del naso la mattina prima di un colloquio di lavoro — o peggio di un appuntamento galante. Mi vergognerei un po' ad avere come pretendente al trono uno che forse ha ammazzato un uomo, che probabilmente e' implicato in giri di prostituzione, che e' stato toccato da ogni genere di scandali, che in piu' di un'occasione si e' lasciato andare a risse pubbliche anche con altri membri della real famiglia. Per non parlare del principe ereditario, che fa il cantante e il ballerino in tv con esiti imbarazzanti. E per tacere pietosamente del nonno fellone, che ha firmato le leggi razziali — e del bisnonno che ha fatto prendere il suo popolo a cannonate.
Insomma, se fossi monarchico, avrei ben altri problemi da cui farmi angosciare — e soprattutto terrei un profilo cosi' basso che per vedermi ci vorrebbe la metropolitana. Ma se proprio mi venisse l'uzzolo di espormi al ridicolo e di far sapere a tutti come la penso — e decidessi di mettere alla finestra una bella bandiera del Regno d'Italia — almeno cercherei di esser sicuro di esporre quella giusta, di bandiera.
Invece a un po' di finestre di Torino e' fiorita questa bandiera qui, che ai tempi del Regno d'Italia poteva essere esposta soltanto dalle istituzioni dello stato e dalle unità militari, in particolare dalle navi da guerra.

La bandiera nazionale, quella che se mai dovrebbe stare alla finestra dei buoni cittadini fedeli al re (!), e' questa qui:


martedì, 29 marzo 2011
Le mamme ai tempi di Neanderthal
Nelle categorie: Pipponi, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 9:43 am

Non me la sento più di dire che cosa sia giusto o meno nel crescere i figli.
Il modo in cui ognuno fa il genitore non può che essere personalissimo, dato che risente ovviamente delle esperienze di vita, del modo in cui siamo stati allevati, della nostra cultura e convinzioni, ma anche delle nostre possibilità fisiche e materiali. Credo che siano veramente poche le persone che però non ce la mettono tutta per dare il loro meglio.
Pure io provo, giorno per giorno, ad essere un buon genitore, ma per quanto riguarda Enrico essere madre di un bambino autistico è qualcosa, credo, di così profondamente diverso dall'esperienza comune e senza reale possibilità di agganci neanche con realtà simili che le regole tendono a scomparire. Cerchi di arrangiarti, di andare avanti, di adattarti alle necessità e di mantenere un provvisorio equilibrio, e certo non sei in grado di scrivere manuali. Per le mamme poi c'è sempre in serbo il senso di colpa, la sottile idea che tuo figlio sia così per qualche sbaglio che hai fatto mentre lo aspettavi o per come lo hai cresciuto all'inizio.
Devo dire però che, forse perché cresciuta all'epoca del femminismo, nonostante tutto detesto istintivamente la moda culturale degli ultimi tempi, quella del ritorno alla natura, l'esaltazione talebana dell'allattamento al seno, della madre a tempo pieno e così via. Così stamani, leggendo questo articolo, in cui si commenta l'opera di una psicologa americana che propone addirittura di prendere esempio dalla preistoria, non ho potuto fare a meno di avvertire un travaso di bile. Se è vero che il modo di allevare i figli che si è imposto con il tempo è per certi versi troppo artificiale, non mi pare che il passato (specie preistorico..) offra grande conforto e trovo ingiusto che ancora una volta il peso debba essere gettato sulle spalle delle madri. Allattare un figlio addirittura oltre un anno di età significa rinunciare sostanzialmente a lavorare senza che sia seriamente dimostrato il vantaggio per il figlio suddetto; non mi risulta che ai tempi in cui non esisteva il latte in polvere i sistemi immunitari rafforzati dall'allattamento al seno consentissero di evitare morti precoci per svariate malattie epidemiche. Che so, ancora all'inizio di questo secolo la spagnola ha ucciso milioni e milioni di persone. Sarò ignorante, ma mi pare che abbiano avuto per la salute collettiva una maggiore importanza il miglioramento delle condizioni igieniche in cui si vive e la diffusione dei vaccini rispetto agli anticorpi trasmessi dalla mamma.
Mi pare poi che sia frutto di un preconcetto che i genitori un tempo stessero più vicino ai figli o fossero in grado di impartire una migliore educazione, sia per cultura che per impossibilità materiale considerato il numero dei figli medesimi, in mancanza di anticoncezionali; sono piuttosto gli ultimi decenni ad aver esaltato l'importanza della presenza parentale nell'educazione. Del resto prima di Rousseau (uno che dei suoi figlioli si è sempre fregato) e dell' "Emile" credo che i "bambini" neanche esistessero come "persone" e che si assumesse una identità solo dopo essere sopravvissuti alla mortalità infantile, altissima. A nessuno poi per molto tempo è venuto in mente che i bambini non dovessero lavorare. Come si può seriamente trovare trarre insegnamenti da un passato che è solo un mito, che non offre reali termini di paragone con una realtà del tutto diversa?
Se anche si cercasse di ispirarsi a modelli parentali di tempi remoti, quale garanzia c'è dell'effetto di un tale sforzo in un contesto sociale del tutto diverso, in cui i bambini sono comunque circondati dalla realtà contemporanea?
E' però ben difficile ancora una volta evitare i sensi di colpa e così io personalmente mi sforzo con la mia figlia neonata di delegare il meno possibile, anche perché la mancanza di nonni vicini non mi lascia molta scelta. Ma il lavoro onestamente mi manca e prima o poi dovrò lasciare la piccola all'asilo nido o ad una tata. Ne verrà fuori una persona con forte disagio emotivo, egocentrica e violenta, come sostiene la psicologa di cui all'articolo?
Io purtroppo non posso saperlo con certezza, ma mi consola che non lo sappiano neanche quelli che riempono la carta stampata di precetti per mamme ansiose. Mi sa che non rimane altro che affidarsi alla sorte e al caro vecchio buon senso.
Anche perché a quelli che vogliono spiegare agli altri come vivere di tanto in tanto le cose non vanno benissimo, anche se nel frattempo hanno fatto i soldi vendendo le loro formule di non provata efficacia.


martedì, 29 marzo 2011
Se ne faceva anche a meno
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:12 am

Gente, non facevo piu' una notte completamente in bianco per lavorare dai tempi della tesi di laurea. Ci sono cose della gioventu' che non rimpiangevo.


venerdì, 18 marzo 2011
Sono un grammar-nazi delle bandiere
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:15 pm

Gli italiani, a differenza di altri popoli, non sono familiari con l'esposizione della loro bandiera. Percio', in questi giorni di inedito fervore patriottico e di improvviso entusiasmo per il tricolore, si vedono vessilli appesi nei modi piu' diversi e piu' improbabili.
E allora mi permetto di fare un riassuntino di quel minimo di galateo necessario:
- se la bandiera e' appesa a un'asta, l'asta e' dalla parte del verde e la bandiera dev'essere ben distesa, con l'estremita' superiore allineata con la sommita' dell'asta. La bandiera ammosciata e grinzosa o arrotolata intorno all'asta (come purtroppo se ne vedono anche sugli edifici pubblici) e' un segno di resa. A mezz'asta e' un segno di lutto. Alla rovescia, cioe' con il rosso dalla parte dell'asta, e' un insulto.
- se non e' all'asta, ma distesa a mo' di striscione, il verde sta in alto se e' appesa in verticale, a sinistra di chi guarda se e' appesa in orizzontale. Come dicevo prima, una bandiera esposta al rovescio o capovolta e' un segno di derisione e di disprezzo.
- se e' attaccata alla ringhiera di un balcone, sta rigorosamente sul lato esterno della ringhiera — se no sembra che vogliate mettere l'Italia dietro le sbarre. Che puo' anche essere — ma forse non e' quello che intendevate dire.
- bandiera vecchia onor di capitano, dice un proverbio. Ma una bandiera lacera e strappata non si espone, si ripone.
Lo so, sono solo formalita'. Ma se non c'e' un po' di formalita', una bandiera non e' altro che un pezzo di tela colorata.


mercoledì, 2 febbraio 2011
Law is poetry
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:16 am

In questi giorni siamo (s)travolti dalla fatica di star dietro ai due pargoli — quindi manca il fiato per scrivere sul blog. Ma questa cosa qui la dovevo proprio dire.

Costituzione italiana, art. 41
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Ecco, quando leggo l'articolo 41 io mi commuovo. Perche' e' semplice — e tutti possono capirlo. Perche' in quella semplicita' c'e' una profondita' di pensiero e di cultura, c'e' un dibattito che va indietro fino all'illuminismo e forse prima — ma senza iattanza intellettuale. Perche' fa la sintesi di bisogni e diritti dei singoli e di tutti — senza porre limiti inutili ma senza lasciar spazio alla legge del piu' forte. Perche' e' giusto fino a diventare bello — della stessa bellezza di un brano di Omero o di Dante.
E poi leggo che gli aracnidi vogliono modificarlo, l'articolo 41. Per rafforzare la liberta' d'impresa e stemperare il divieto di "svolgersi in contrasto con l'utilita' sociale"*. A me pare semplicemente un atto di barbarie. Politica, sociale e perfino culturale.

* La proposta che sta dietro all'annuncio di Berlusconi e' A. C. 3039 del 14/12/2009, dei deputati Vignali, Lupi, Palmieri e Pizzolante, confluita in A. C. 3054 del 16/12/2009. Qualche giorno fa un gruppo di deputati del PD ha presentato un'altra proposta di modifica, assai meno offensiva, ma essenzialmente inutile da un lato, pericolosa dall'altro perche' apre una disponibilita' a un dibattito sull'art. 41 di cui non si sente affatto il bisogno.


sabato, 15 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (2.1)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:08 am

Ci sara' tempo di valutare e discutere. Per ora voglio limitarmi a osservare, a futura memoria:
1. che il si' ha vinto soltanto grazie al voto determinante degli impiegati, cioe' di coloro a cui gli aspetti peggiorativi dell'accordo (flessibilita' oraria, straordinario obbligatorio, sabati lavorativi, riduzione delle pause, spostamento della mensa a fine turno) non si applicano.
2. che nello scrutinio ci sono state tali irregolarita' che non si conosce esattamente nemmeno il numero vero dei votanti — e che evidentemente giravano nei seggi schede vidimate e non votate.


sabato, 15 gennaio 2011
Mirafior blues
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:40 am

(da leggere "Mirafiur", con la u, in buona pronuncia bogia-nen — e pensando a una vecchia canzone di Gipo, che quando non era ancora leghista era un grande)

Volevo scrivere la terza (e ultima) puntata delle mie riflessioni su Mirafiori, ma It ha fatto piu' bizze del solito per andare a dormire — quindi rinvio a domani, che tanto ci sara' tempo lo stesso per discuterne.

Stasera Waldorf mi ha fatto notare che sono andato via da Torino nel 1980, poco prima dello sciopero dei trentacinque giorni — e sono tornato poco prima del referendum di Marchionne. Mirafiori e' talmente *dentro* Torino che finisce per pesare anche nelle vite di quei torinesi come me che non l'hanno mai vista se non da fuori dei cancelli.
Ma nel 1980 Mirafiori era una citta'. Era *la* citta'. Dentro Mirafiori lavoravano quasi sessantamila persone — e intorno a Mirafiori ruotavano gli altri stabilimenti FIAT e tutto l'indotto, operaio e non. Un posto di lavoro su tre in citta' era in qualche misura targato FIAT. Ogni sussulto di Mirafiori era una scossa di terremoto per tutta Torino.
Oggi Mirafiori e' poco piu' di un villaggio, cinquemilaquattrocento persone compresi gli impiegati. Se Torino dovra' fare a meno di Mirafiori, sopravvivera' — magari con qualche altra ferita e ammaccatura, ma sopravvivera' senza che il suo destino cambi. La FIAT ha gia' abbandonato questa citta' — un po' per volta, da tanti anni, proprio a partire da quel 1980.
E Torino della FIAT sta imparando a fare a meno. Con dolore, perche' la FIAT era la *sua* fabbrica — perche' cinquemila posti di lavoro sono cinquemila *vite* che oggi sono state lasciate sole a scegliere tra dignita' e lavoro — perche' le ciminiere di Mirafiori davanti alle Alpi in una mattina d'inverno sono una vista che nessuno di noi riesce a guardare senza emozione. Ma se dopo il referendum Marchionne smontera' Mirafiori, non sara' la fine di Torino. Sara' invece, piu' presto che tardi, la fine della FIAT che — come diceva l'Avvocato — e' la Fabbrica Italiana Automobili Torino; senza quella I e quella T, semplicemente verra' inghiottita dal boccone americano che sta cercando di inghiottire.


martedì, 21 dicembre 2010
Jacqueline de Romilly (1913-2010)
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

In questa Italia orrenda e sguaiata nessuno ha sentito il bisogno di parlarne — ma questa donna e' stata un faro, e non solo per la sparuta pattuglia di noi grecisti.

P. S. Nei miei sogni piu' sfrenati, vorrei che anche in Italia un ministro della difesa di destra potesse scrivere una cosa cosi'. Poi torno in me e vedo lui.


domenica, 19 dicembre 2010
Come il 7 aprile? no — meglio come il 25
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:42 pm

Mantovano invoca il DASPO per le manifestazioni politiche, senza rendersi conto che l'esercizio di un diritto costituzionale e' cosa diversa dall'accesso a uno spettacolo sportivo.
Gasparri, temendo di essere rimasto indietro nella gara a chi la spara piu' grossa, invoca l'arresto preventivo dei possibili leader antagonisti — rifacendosi alla vicenda inquietante del 7 aprile.
Non c'e' nulla da fare. Fascisti erano e fascisti sono rimasti. E da fascisti meritano di essere trattati.


lunedì, 13 dicembre 2010
Mt., 8:22
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:02 pm

No — qui non si segue con apprensione, e nemmeno con interesse, la stucchevole telenovela del voto di fiducia.
"Lascia che i morti seppelliscano i loro morti", diceva qualcuno.


giovedì, 25 novembre 2010
Diritto di replica
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:13 pm

Se le associazioni pro-life otterranno il "diritto di replica" alla prossima puntata di "Vieni via con me", perche' l'UAAR (che — preciso — mi sta simpatica come il proverbiale dito nel… — ma e' giusto per contrapporre talebani a talebani) non dovrebbe avere il diritto di replica alla trasmissione della messa domenicale su RAI Uno?


giovedì, 25 novembre 2010
Yehoshua, il sionismo e la Diaspora
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:12 pm

Da gentile probabilmente ho poco titolo per infastidirmi. Se pero' fossi un ebreo della Diaspora troverei urticante e irrispettosa, al limite dell'insulto alla mia identita' religiosa e culturale, la frase conclusiva dell'articolo di Yehoshua pubblicato oggi da "La Stampa":

… il dibattito morale tra quegli ebrei che hanno deciso, nel bene e nel male, di assumersi la responsabilità di tutti gli aspetti della loro vita in un territorio definito e in un regime autonomo e quelli che vivono in mezzo ad altri popoli e mantengono un’identità ebraica parziale mediante lo studio, cerimonie religiose, e limitate attività comunitarie. [il corsivo e' mio, NdRatto]

L'idea che l'ebraismo della Diaspora sia in qualche modo un ebraismo limitato, minore, non vissuto pienamente — a fronte di quello che si dispiega in tutta la sua pienezza in Eretz Israel — e' certo uno dei pregiudizi piu' radicati del sionismo. Ma e' un'idea sbagliata ed aberrante, che tende a negare la dignita' della Diaspora — e il suo immenso contributo alla civilta' e alla cultura non soltanto ebraica, prima e dopo la fondazione di Israele. E finisce per tramutarsi in disprezzo per una parte determinante dell'identita' ebraica in generale (verrebbe voglia di ricordare che — in fondo — Maimonide era un ebreo della Diaspora).


venerdì, 19 novembre 2010
Olet
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:07 am

Lo dico fin d'ora, a futura memoria e a scanso di equivoci. Non sono mica sicuro che riuscirei a votare Profumo sindaco di Torino. Nemmeno turandomi il naso.


venerdì, 5 novembre 2010
Il limone di Terzigno
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:35 pm


(dal Corriere del Mezzogiorno)

Pare che il mostruoso limone di Terzigno, che e' finito su tutti i giornali come prova dell'avvelenamento del territorio causato dalla discarica, sia in realta' un frutto aggredito da un parassita ben noto a chi coltiva agrumi, l'acaro delle meraviglie.
Trovo deprimente che chi da' le notizie non si prenda la briga nemmeno di fare queste verifiche elementari. Ignoranza, sciatteria, malafede — non so se separatamente o tutte insieme. Ma cosi' davvero si avvelenano i pozzi del discorso pubblico.


giovedì, 30 settembre 2010
Prendiamo atto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da tutti e due alle 5:26 pm

Prendiamo atto che, come in realta' era prevedibile, il Consiglio comunale di Chieri si e' ben guardato dallo sfiduciare l’assessore Pellegrino. Per quanto si evince da Radio Chieri cio' e' accaduto anche con l’astensione di persone appartenenti all’opposizione. Un consigliere comunale disabile avrebbe avallato la ricostruzione per cui solo di strumentalizzazione si e' trattato. Ancora una volta, prendiamo atto. Possiamo capire che l’amministrazione di Chieri si sia sentita “assediata” dall’interesse esterno per la vicenda e abbia reagito in modo difensivo, stabilendo che appunto era solo un caso di strumentalizzazione da parte di un giornalista e che alcuni consiglieri danneggiavano, approfittando di questa situazione, l’immagine della citta'. Come se non fossero state le parole dell’assessore a far pronunciare giudizi negativi un po' in tutta Italia e non certo la mozione di sfiducia.
Continuiamo non di meno a sentirci amareggiati dal fatto che si ritenga del tutto accettabile il permanere nelle sue funzioni di un assessore all’istruzione come Pellegrino, il quale ha ribadito — e non c'e' alcun rischio di fraintendimento o di strumentalizzazione su questo punto — che alcune categorie di disabili dovrebbero stare fuori della scuola. Anche nostro figlio, probabilmente, rientra in queste categorie. Viene da supporre che l’assessore, ricevuto con il voto di fiducia l’avallo della sua amministrazione, si ispirera' nella sua opera futura ai criteri che ha esposto e ribadito. Del resto anche altrove amministratori e persone di scuola, senza esplicitare il loro pensiero come almeno Pellegrino ha avuto il coraggio di fare, nella pratica continueranno ad impedire a tanti bambini e ragazzi una vera integrazione scolastica, negando ore di sostegno e attuando strategie di emarginazione, per evitare di disturbare i “normali”. Esempi ce ne sono dappertutto: solo per citare gli ultimi di cui abbiamo notizia, leggete questo — e poi questo — e poi pure questo.
Noi non possiamo accettare una simile situazione, che ci pare una sorta di “Monte Taigeto” sociale (e non Rupe Tarpea come giustamente nota oggi Gramellini*). E non ci arrenderemo senza neanche alzare un dito, per nostro figlio e per altri come lui. Resta il fatto che oggi, dopo questo voto, ci sentiamo un po’ piu' soli.

P. S. D'altra parte come potevamo pretendere le dimissioni di Pellegrino, quando siamo nel paese in cui un infame come Ciarrapico se la cava con una tiratina d'orecchi? D'altronde anche lui dice che le sue parole sono state "fraintese o addirittura strumentalizzate".

* (nota del Ratto) Pure Gramellini pero' i suoi svarioni li prende: il monte si chiama Taigeto, e non Taigete — quanto a Sparta, fu un luogo di grande cultura, e tra l'altro la patria di alcuni dei piu' grandi poeti dell'eta' arcaica, da Tirteo ad Alcmane — altro che "unici nel mondo greco che non hanno lasciato all’umanità uno scultore, un architetto, un filosofo, un musicista". Non che la cosa abbia importanza nel contesto — ma la mia anima di filologo classico si ribella…


mercoledì, 8 settembre 2010
Perdere pezzi
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori, Vecchi post (Excite), Web — Scritto da Amministratore alle 1:19 am

Scopro in ritardo che Excite ha chiuso la sua piattaforma di blogging — e quindi che i post di The Rat Race del 2004 sono andati persi.
Grazie alla cache di Google sono riuscito a recuperare un po' di cose, ma molte altre mancano e soprattutto sono spariti tutti i commenti.
Non una gran perdita — ma una notevole arrabbiatura si'…


domenica, 22 agosto 2010
Esitazione
Nelle categorie: Emigrare?, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:44 am

Siamo appena tornati, dopo due settimane di totale e beata disintossicazione dall'Italia e dalle sue notizie — e proprio non trovo il coraggio di aprire il sito di Repubblica per vedere che cosa succede.

P. S. Nei prossimi giorni cerchero' di mettere a posto i cinque giga di foto delle vacanze — e di postarne un po' su 23: in particolare per Comida che le chiedeva e per Marco che vuol farsi raccontare questi posti.


Che Francesco Merlo sia una penna insopportabile e spesso insulsa e' — almeno per me — risaputo.
Ma che, nella sua confusione e nel suo pressappochismo, potesse arrivare a citare il povero Ungaretti sbagliando la lettera e fraintendendo il senso — sinceramente non l'avrei creduto.



venerdì, 16 luglio 2010
Nostalgia canaglia
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:00 pm

A me una lettera come quella della Gelmini, pubblicata oggi sulla Stampa in risposta a quella di ieri di una studentessa che si e' vista respingere l'iscrizione al liceo perche' "non c'era piu' posto", fa venire nostalgia perfino di un arnese come Fioroni, che pure in fatto di chiacchiere e distintivo andava forte.
Perche' non solo, come quella di Fioroni che avevo commentato qualche anno fa, la lettera della Gelmini e' condiscendente e inconcludente, ma per di piu':
1) e' del tutto menzognera. Scrive la Gelmini che "anche nei mitici anni '80 e '90" … "se il numero delle domande era superiore all’offerta formativa, si procedeva per estrazione e si assegnavano gli studenti in soprannumero alla scuola corrispondente più vicina. Anche oggi alcuni istituti che eccellono per la qualità della didattica ricevono molte richieste di iscrizioni e non è materialmente possibile soddisfarle tutte." Sono stato alunno di un liceo prestigioso e richiesto, negli anni Settanta: non e' MAI accaduto che uno studente si sia visto negare l'iscrizione. Sono stato insegnante in un liceo altrettanto prestigioso e richiesto negli anni Ottanta e Novanta (e mi occupavo proprio di formazione delle classi): anche in questo caso non ho mai visto mandar via uno studente che chiedeva di iscriversi. Se i numeri erano troppo alti per il numero di classi previsto, si chiedeva, con l'organico di fatto, l'attivazione di classi nuove — e si evitava l'indecenza didattica (e di sicurezza) di stipare 32/33 quattordicenni in una classe. Certo, costava. Certo, non tutte le prime diventavano seconde: ma non abbiamo mai cacciato via nessuno dalla scuola pubblica — quella scuola per cui le famiglie pagano le tasse.
2) tradisce una lettura del ruolo di ministro del tutto indecente e clientelare. Cito ancora la sua lettera: "Tuttavia spero che, nella composizione dell’organico di fatto, sia possibile iscriverti all’istituto che hai scelto. Mi attiverò personalmente per verificare se questo tuo desiderio possa essere realizzato." In altre parole: non ti riconosco alcun diritto a iscriverti nella scuola pubblica che hai scelto. Pero', siccome hai questo "desiderio", io cerchero' *personalmente* (e non istituzionalmente) di fare in modo che tu possa realizzarlo. Non lavorero' come ministro per garantire un tuo diritto, ti elargiro' personalmente un favore, perche' io posso. Senza prometterti nulla, ma aspettandomi la tua gratitudine in cambio.
Si vergogni, signora Ministro, se ha idea di che sentimento sia la vergogna. Se — come probabile — ignora che cosa sia, mi vergogno io di lei e per lei: come ex-insegnante, come educatore, come genitore, come nauseato cittadino di questo insopportabile paese.


lunedì, 5 luglio 2010
La grammatica futurista del giornalista di Repubblica
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:01 pm

Da "L'aritmetica futurista del Governatore", di Antonello Caporale (i corsivi sono del Ratto):

Commissario di sè stesso e delegato a risanare la sanità che lui medesimo ha contribuito a gonfiarla di debiti.


Ma che bisogno c'era di scavar fuori per un'intervista Marcello Pera, uno degli uomini piu' inutili e meno rimpianti della storia universale?



Sono troppo schifato per commentare.
Vorrei soltanto che i responsabili pagassero caro — ma veramente caro.



mercoledì, 16 giugno 2010
La nuova frontiera delle tette nella pubblicita'
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 11:17 pm

In Italia e magari anche negli altri paesi, le tette in specie, ma anche altri salienti parti anatomiche femminili vengono utilizzate per vendere un po' di tutto. Credevo di aver visto piu' o meno il possibile in questo campo (che so, il mitico silicone sigillante della Saratoga), finche' non sono stata colpita dalla pubblicità di una marca di cibo per cani e gatti, esaltata per la sua naturalita'. La campagna fa riferimento all'amore (per gli animali domestici, si suppone ma visto il contesto viene un sospetto di zoofilia) e mostra appunto le tette di una modella con maschera da gatto, che se non altro non sembrano troppo rifatte. Fatto sta che, natura o non natura, con le tette ci danno anche questi dei croccantini e dei bocconcini .

Spero che questo sia veramente il fondo, perche' personalmente sono esasperata dalla ipersessualizzazione (tutta a spese delle donne) nella pubblicita'.


Son proprio contento di non essermi mai fatto attirare dentro il Faccialibro.



giovedì, 13 maggio 2010
Benedetto XVI come Rav Somekh?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:45 pm

La Comunita' Ebraica di Torino ha ottenuto che Rav Roberto Somekh sia rimosso dall'incarico di rabbino capo, perche' tropo rigidamente conservatore per gli orientamenti prevalenti nell'ebraismo subalpino.

Sarebbe bello vedere i cattolici prendere esempio dai "fratelli maggiori" e far piazza pulita di un po' di establishment integralista. Lo so, lo so, non potra' mai accadere. E non e' l'ultimo dei motivi per cui non sopporto i cattolici.


martedì, 30 marzo 2010
Potrebbe andar peggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:28 pm

Potrebbe piovere.


Leggetelo. E basta.



venerdì, 26 marzo 2010
Nemmeno per una notte
Nelle categorie: Cinema e TV, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 1:29 pm

Devo fare una confessione. A me di vedere Raiperunanotte di Santoro non mi e' nemmen passato per la testa. Perche' trovo stucchevole da anni Santoro, perche' una trasmissione del genere il giovedi' sera dell'ultima settimana di campagna elettorale non ha sicuramente *niente* da dire che non sia propaganda, perche' Berlusconi ha torto marcio a chiudere le trasmissioni che non gli piacciono, ma obiettivamente i talk show piu' o meno politici sono una roba indigeribile — e non diventano piu' digeribili perche' per una sera assumono la dimensione di un evento/manifestazione a scavalco tra piazze, rete e tv — ma mantenendo in pieno il loro impianto "broadcast".
Francamente, ho di meglio da fare. Anche perche' se sto a sentire troppo la campagna elettorale, va a finire che domenica non mi riesce di andare a votare — e invece devo, perche' Cota proprio no. Proprio no. Proprio no.


Posso dirlo, che Panebianco mi sta irresistibilmente sulle palle – a prescindere?
Ma irresistibilmente. Tipo, piu' di Schifani.



lunedì, 8 marzo 2010
One Red Paper Clip, again
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.


venerdì, 26 febbraio 2010
Il 65/ e la lotta alle PM 10
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:48 am

Pare che domenica 28 si scatenera' la grande offensiva del nord alle PM10. Tutti a piedi in tutta la pianura padana o quasi. Quale sia l'utilita' di una mossa del genere per i nostri polmoni e' abbastanza chiaro: nessuna. Ai sindaci serve per esorcizzare lo spettro dei fascicoli che molte procure (compresa quella di Torino) vanno aprendo in materia. In realta' che l'aria a Torino sia una roba poco adatta a essere respirata e' una cosa evidente, come e' evidente che il torinese medio non concepisce altra possibilità per spostarsi che l'automobile, e del resto non si vede che cosa ci si potrebbe aspettare di diverso dalla citta' della Fiat.
Ma i torinesi per la verita' hanno le loro buone ragioni, anche ora che le loro macchine sono Fiat solo in minoranza.
A me non piace guidare di natura, trovo semplicemente odioso il sistema dei controviali torinese (una cosa in cui, per citare Saetta McQueen, devi girare a destra per andare a sinistra!!) e trovo che i torinesi al volante siano un flagello. Trasferendomi qua ho pensato: e che diamine, in fondo e' una grande città con un esteso sistema di trasporti – ci sono persino 7 km di metropolitana :-) – si potra' girare a piedi! Per la verità Torino e' stata pensata, credo fino dal '600, per le macchine; le distanze sono enormi e attraversare un corso in una volta sola (che so, corso Vittorio) e' sempre un'impresa da suicida o da centometrista o meglio da centometrista suicida, data la lunghezza e la presenza dei suddetti controviali che spesso generano la presenza di tre diversi semafori pedonali per passare da un lato all'altro.
Ad ogni modo ci ho provato, a usare i piedi e i mezzi pubblici (la bicicletta e' veramente da animi forti), ma, dopo un anno e mezzo di tentativi, credo che mi rassegnero' a diventare un torinese a quattro ruote. Non fosse altro, per raggiungere la scuola di It dal mio ufficio con il 65/ (la cui fermata gia' e' a 3-400 metri) ci impiego come minimo 40 minuti, quando in macchina fuori delle ore di punta ce ne metterei 15 (e' un percorso di 3,3 km). Per non parlare delle soste al freddo che hanno contribuito a farmi venire una tremenda tosse, peggiorata certo dall'aria torinese, dato che in montagna diminuisce molto. Devo dire che la frequenza del suddetto 65/ e' bassa, pero' ne vedo un monte in circolazione quando non ne ho alcun bisogno (dev'essere la legge di Murphy degli autobus). La distribuzione dei mezzi nel tempo non e' comunque il punto forte del GTT – il Gruppo Torinese Trasporti – il che genera un altro simpatico fenomeno: quando ho bisogno di andare in centro per una commissione, nel tempo che impiego per superare i tre diversi semafori pedonali posti nei 50 metri dall'uscita del mio ufficio alla fermata dell'autobus (non quella del 65/, ben piu' lontana…) vedo passare implacabilmente autobus e tram di tutte le linee utili e, quando infine raggiungo la fermata, per dieci minuti non passa piu' niente.
Inoltre non esiste praticamente percorso in citta', per quanto breve, che non richieda di cumulare due o addirittura tre mezzi se non percorrendo chilometri a piedi.
Morale della favola: Chiamparino & co. possono mandarci a piedi tutte le domeniche da qua alla fine del mondo, ma fino a che prendere i mezzi pubblici sara' un'impresa che richiede un fisico d'acciaio, la pazienza di un santo e niente da fare nella vita, tutti gli altri giorni della settimana i torinesi con piena ragione continueranno a mettere il culo sulle loro macchine e le PM10 impazzeranno.

P. S.: oggi sono andata a prendere It con la metropolitana, facendomi una passeggiata di circa 1,5 km; ma fino a qui tutto bene. Peccato che al ritorno (che abbiamo intrapreso cumulando un autobus e la metro) la metro si e' fermata del tutto, costringendo me e It a scendere e farci a piedi il percorso corrispondente a due fermate per andare dalla psicomotricista. E meno male che il mio piccolo ha accettato di farsela quasi tutta a piedi, quasi per niente in collo (il che e' un successo), e pure di corsa!


"Particolarmente penosa è la situazione del ceto intellettuale che [...] non è in grado di andare oltre le diagnosi più impietose. E quando lo fa, le sue suonano come prediche edificanti."
(Gian Enrico Rusconi, "La classe dirigente e' scomparsa" su La Stampa di oggi: condivisibile ma, come si suol dire, medice cura te ipsum)



Io sono PC. Sono scadente e maldestro, ma del resto anche l'universo lo è. È pieno di oggetti imperfetti che si rompono. Molta gente ha bisogno di vedere il Sacro Graal, o il Gadget Perfetto ogni sei mesi, ma io no. Anche se mi regalaste il Graal, mi cadrebbe di mano, lo scheggerei, maledirei i numi. Sono fatto così, ma il punto è che siete fatti così anche voi. Regalatevi pure il nuovo oggettino, ma ricordate: l'universo è graffi, cadute, crash di sistema, bug, surriscaldamenti, entropia, e polvere soprattutto, tantissima polvere. Particelle dei gadget dei nostri antenati.
(Leonardo)
[Si', lo so, oggi sto tumblrizzando il blog]



sabato, 2 gennaio 2010
Inizio d'anno acido
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:25 pm

Due brevi note — giusto per non lasciare in bianco l'anno nuovo del blog.

1. Vogliono intitolare una strada a Craxi. In Italia ci sono gia' centinaia di strade intitolate a fior di farabutti della nostra storia, da Crispi a Diaz e Cadorna — perfino a Badoglio — e per andare indietro a sant'uomini come Papa Pio V. Insomma, Craxi sarebbe in ottima compagnia — e un delinquente in piu' appeso agli angoli delle vie non sarebbe nemmen tanto fuori posto.

2. Brunetta sostiene che si dovrebbe riscrivere la Costituzione per intero, a partire dall'articolo 1. A me piacerebbe di piu' riscrivere l'atto di nascita di Brunetta — e mettere sulla data "mai".

(Buon anno a tutti, neh)


venerdì, 13 novembre 2009
Una sana scarica di ceffoni
Nelle categorie: It, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:05 am


(It in Terrazza Mascagni, un annetto fa)

La Terrazza Mascagni e' uno dei posti piu' belli di una citta' ingiustamente considerata brutta, Livorno.
Una masnada di (ragazzini?) deficienti l'ha insudiciata di scritte a spray. A volte uno vorrebbe poter ricorrere alle punizioni corporali.


mercoledì, 4 novembre 2009
Baciapile Barlica balustri*
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:34 pm

Ma che razza di paese del … e' questo, dove tutti — ma proprio tutti, dalla Lega (quelli del Sole Padano e dei riti celtici) ai dipietristi — si stracciano le vesti se la Corte di Giustizia europea sancisce un'ovvieta' come quella che l'esposizione del crocifisso in una scuola pubblica conculca la liberta' di educazione e la liberta' religiosa?
E io che speravo che nel PD, dopo la mai troppo tempestiva dipartita di Rutelli, ci fosse un briciolo di laicita' in piu'. No — Bersani fa lo gnorri, nella migliore delle ipotesi — forse perche' ha incassato il voto della Binetti? E perfino Marino, il campione dei laici denoantri: zitto come un topo.
Per come la vedo io, Michele Ainis sulla Stampa di oggi dice tutto quel che c'e' da dire. Aggiungerei soltanto che sento rumore di arrampicamento sugli specchi quando si parla del crocifisso come di un simbolo culturale e non religioso. E che se fossi cristiano, questo declassamento della Croce a icona identitaria degli Italiani mi suonerebbe piu' offensivo di una bestemmia.

* Come si dice in lingua bogia-nen — e rende meglio.


mercoledì, 28 ottobre 2009
Rutelli lascia il PD — per tutto il resto c'e' MasterCard
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:24 am

Sentire Romanone che dice, serafico, "Se qualcuno se ne va, non succede mica nulla" — non ha prezzo.


mercoledì, 14 ottobre 2009
La guerra tra i giornali e la fine dell'equilibrio tra i poteri
Nelle categorie: Emigrare?, Pipponi, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:18 am

Il conflitto scoppiato tra De Bortoli, Scalfari e Travaglio è certamente una delle ultime cose di cui avevamo bisogno, eppure non riesce a lasciarmi indifferente. Scalfari non è onesto quando descrive De Bortoli come una sorta di leccapiedi che è corso ad assicurare a Berlusconi la sua lealtà; è ameno osservare come oggi pur di dare dell'ignavo al collega Scalfari abbia commesso marchiani errori di trama de "I Promessi Sposi".
De Bortoli ha difeso dignitosamente la sua posizione di "liberale" sia rispetto a Berlusconi che a Scalfari e Travaglio, e non è colpa sua se Minzolini ha approfittato della questione per mettere in pessima luce Repubblica, senza contraddittorio.
Va anche riconosciuto che nella sua politica antiberlusconiana Repubblica, che dopo le elezioni del 2008 era parsa anche un po' propensa alla conciliazione e all'inciucio, è caduta spesso in eccessi di cattivo gusto; trovo discutibile ad esempio il patetico ritratto di Gino Flaminio, ex fidanzatino di Noemi Letizia, come una sorta di innocente ragazzo della porta accanto sedotto e abbandonato e le cui speranze sono state tradite dalle aspirazioni velinistico-politiche della sua passata fiamma; peggio ancora attribuire a Patrizia D'Addario lo status di eroina, mentre da un punto di vista morale mi sembra equivalente a chi l'ha ingaggiata e "utilizzata" secondo la raffinata terminologia dell'onorevole Ghedini.
Ciò nonostante, il momento è di quelli che appaiono poco compatibili con il moderatismo, con l'atteggiamento da buon borghese che si vuole tenere fuori dalla mischia e dagli eccessi, che è proprio di una persona che pure per molti versi apprezzo come il buon Gramellini. La sensazione di essere alla canna del gas che molti (inclusa me) provano da tempo è quanto mai forte, quando Napolitano deve spiegare che non appartiene al suo ruolo istituzionale spiegare ai giudici della Corte Costituzionale cosa devono fare. Sembra che ormai non vengano più tollerati i controlli e gli equilibri propri di qualsiasi costituzione repubblicana. Il popolo è sovrano ma aliena la sovranità eleggendo il capo assoluto che viene offeso da chiunque eserciti le sue ordinarie funzioni costituzionali, magari annullando delle leggi sulla base di fondati argomenti giuridici.
Essere moderati può significare allora assistere impotenti e quasi complici a questo massacro della Costituzione. D'altronde in nome di cosa scendere in piazza? Il principale partito di opposizione è impegnato a guardarsi l'ombelico, e numerosi dei suoi deputati non si presentano in Parlamento consentendo che una legge aspramente discussa dallo stesso PD e su cui il Governo ha posto la fiducia passi, perdendo l'occasione di cogliere una vittoria importantissima. Oggi Franceschini scopre che la Binetti è un problema dopo essersi fatto appoggiar da lei.
Trovo drammatico trovarsi in questa situazione; non avere il carattere del tribuno, mancare di una qualsiasi guida, e al contempo sapere che tutto questo è rovinoso e inaccettabile.
Verrà mai una fine?


domenica, 11 ottobre 2009
Efficienza tedesca, educazione italiana
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 6:33 pm

Ieri siamo andati a prenderci l'aereo per Milano Malpensa partendo da Berlino Tegel. Le cose sono cominciate subito male, in quanto arrivando non era per niente chiaro dove avremmo dovuto riportare la macchina a noleggio, cosa che comunque abbiamo indovinato sulla base di quel che succede di solito. Non era per niente chiaro neanche come poi dal parcheggio avremmo dovuto raggiungere l'area delle partenze. Non era per niente chiaro neanche dove avremmo dovuto fare il check-in, anche perché il signore del banco informazioni che abbiamo tentato di consultare si è attaccato al telefono prima che potessimo fargli una domanda e ha continuato impertubabile la sua conversazione, molto probabilmente non di lavoro, nonostante gli sguardi interrogativi di tutti i viaggiatori bisognosi di aiuto e il casino di It, già nervoso. Ma il meglio è venuno una volta che abbiamo raggiunto i banchi del check-in destinati a tutti i voli Air Berlin in partenza, compreso il nostro per Malpensa (Air Berlin è una compagnia più o meno low cost, credo, che per quanto mi risulta ha il monopolio dei voli diretti Malpensa-Berlino, per noi la soluzione più comoda). Al check-in a prima vista abbiamo registrato solo la presenza di un gran caos di persone che era ben difficile capire se erano in fila, per cosa e con quale ordine. Alla fine abbiamo dedotto che c'era un'unica fila per tutti i banchi (molto meno di quelli previsti) che doveva scorrere entro, come spesso accade, corsie delimitate da nastri di modo che alla fine ciascuno si presentasse al primo banco libero, distribuendosi così tra tutti i fortunati passeggeri le ripercussioni di eventuali lungaggini nei vari banchi. Il tutto sarebbe stato ragionevole se non fosse stato per la eccessiva massa dei passeggeri presenti e se non fosse stato per la natura umana specie italiana, che porta ove possibile a passare avanti al prossimo. Gia' un po' disperati comunque ci siamo messi in fila cercando di trattenere It, finendo nel mezzo di un gruppo di ragazzi di una scolaresca di Milano (probabilmente ultimo anno delle superiori) di ritorno da una gita un po' fuori stagione per i miei canoni. I giovani meneghini dietro di noi hanno subito fatto in modo da passarci avanti per potersi riunire, e siccome non bastava cercare di insinuarsi approfittandosi del nostro carico di figlio e bagagli, hanno anche pensato bene di passare sotto le barriere o addirittura di aprirle allo scopo. Quando mi è sfuggito uno scandalizzato e esasperato "ma ragazzi!" mi hanno fatto presente che tanto erano un unico gruppo, come se il check-in lo facessero in una volta sola, mentre naturalmente passavano uno per volta come tutti gli altri. Non ho capito se i professori di accompagnamento erano indifferenti o se pure avevano proprio promosso il comportamento degli allievi.
Alla fine dopo un'ora buona di fila, con uno sforzo abbastanza disumano di tranquillizzare e controllare It e riuscendo a rintuzzare i tentativi di superamento di una coppia di due giovani tedesche (anche loro no!) siamo riusciti a fare il benedetto check-in. Siamo poi incorsi anche nei rigori dei controlli di sicurezza (It è stato attentamente controllato, caso mai non nascondesse una bomba), ma quanto meno siamo riusciti a avere la priorità per l'imbarco grazie al pargolo superando anche i giovini milanesi (cicca cicca). L'aereo è partito in ritardo di una buona mezz'ora, perché altrimenti avrebbe lasciato a terra una buona quantità di passeggeri bloccati ancora al check-in. Comunque grazie a questa combinazione di efficienza tedesca e educazione italiana, il volo è stato uno dei peggiori per It, ormai giunto al limite della sua resistenza. Sarà colpa nostra che insistiamo per viaggiare con un figlio autistico, ma la morale è che, se avete un figlio autistico da portare a giro o non volete coronare la vostra vacanza tedesca con un ritorno stressante, evitate Air Berlin, Tegel e le scolaresche milanesi. Se non potete, almeno siete avvertiti.
PS: credo che il tutto sia un assoluto scherzo rispetto ad Alitalia, ma questa è un'altra storia…


sabato, 10 ottobre 2009
Recusatio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:39 pm

Anche solo a parlarne, di quel triste personaggio che ci governa, ci si sente insozzati.
E' per questo che non se ne parla qui — mica che non si leggano i giornali e che non si abbia la nausea.


mercoledì, 23 settembre 2009
Anti-italiano
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:39 am

(col trattino, per distinguermi da quell'altro, piu' famoso di me)

"Abbiamo un'opposizione chiaramente anti-italiana", dice il Signore degli Aracnidi. Per una volta, almeno per quanto mi riguarda, non ha affatto torto. Continuo a pensare che lui sia al massimo un sintomo — e la malattia vera gli Italiani che lo hanno voluto, sapendo che cosa volevano.


lunedì, 21 settembre 2009
Recidivi
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:22 am

Ieri, dopo un giro per vigne, a vedere le prime tracce di autunno, siamo tornati da Arione a comprare le meringhe — e stavolta abbiamo fatto anche le foto:


(anche il pacchetto, perche' perfino la carta e' splendida)

(e dentro c'e' questa meraviglia)

P. S. Pero', davanti ad Arione, sotto i portici della bella piazza intitolata a Duccio Galimberti, c'era un banchetto di fascisti (della Fiamma Tricolore, credo) che facevano volantinaggio. Non ci son piu' i Cuneesi di una volta, mi son detto: che una volta li avrebbero raccattati senza tante storie, loro e il loro banchetto, e scaricati giu' dal Viadotto.


mercoledì, 2 settembre 2009
Tout se tient
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:00 pm

Stamani, ascoltando le veline del GR mentre andavo al lavoro, mi e' improvvisamente venuto in mente che la satiriasi impotente di Berlusconi non e' limitata soltanto alla sua vita piu' o meno privata — ma e' la chiave di lettura piu' esatta della sua vita pubblica, della sua concezione della politica e del governo.


Sono allibita di fronte al mio Paese che sprofonda nella totale indifferenza (incoscienza? calcolo?…) di chi dovrebbe fare qualcosa per evitarlo. (benvenuta nel club…)
(da Senza perdere la tenerezza)



lunedì, 24 agosto 2009
Siamo appena arrivati
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Emigrare?, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:00 am

e vorremmo fortissimamente tornarcene qui:

Nei prossimi giorni probabilmente mettero' su qualche foto. Per ora solo un paio di noterelle.
1. In Italia non abbiamo idea. Una qualunque tavola calda di una stazione sciistica stronza sulle Alpi Norvegesi ha un'area giochi per bambini con vasche piene di Lego; si trovano alberghi con piscina, parco giochi, gummy park e ogni altro genere di attrattiva per i bambini. A un livello piu' elementare non c'e' un centro commerciale per scacio che sia che non abbia un fasciatoio e una feeding room. Insomma, viaggiare con bambini li' e' davvero possibile.
2. Appena atterrati a Malpensa, ancora abituati allo stile scandinavo, ci siamo trovati nella coda per prendere la navetta e siamo stati scavalcati da un po' di gente che — approfittando del fatto che avevamo It in braccio e tonnellate di bagagli — ci ha allegramente saltato e si e' infilata nel pullmino davanti a noi. Per non dire del caffe' all'autogrill, che ci e' stato soffiato sotto il naso da due avventori, che poi si sono lamentati perche' era lungo e non ristretto come lo volevano loro.

Poi uno ti chiede perche' non volevi tornare.


venerdì, 17 luglio 2009
Non saro' mai…
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:04 pm

Un po' prima dei trent'anni mi sono reso conto con dispetto che non ero ne' Dante Alighieri ne' — in subordine — Dio. Un po' prima dei quaranta ho constatato con rassegnazione che non avevo gran che di significativo da dire neanche nell'ambito della critica. Ma ora, arrivato alla soglia dei cinquanta, mi accorgo che non saro' mai nemmeno Tommaso Labranca — e non e' poi tanto male.

Mi e' venuto fatto di pensarlo leggendo il Collateral del numero 27 di FilmTV (12 luglio 2009), dedicato a Tiziano Scarpa e al Premio Strega. Probabilmente non e' online perche' l'acido avrebbe corroso il doppino di rame.


mercoledì, 15 luglio 2009
Io no
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:26 am

Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?


domenica, 12 luglio 2009
Sotto zero
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:58 pm

L'uscita orrenda di Marino ieri aveva portato a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD. Pensavo che ormai non potesse andar peggio. Ma la candidatura di Grillo annunciata oggi fa scendere quel numero a -1.


lunedì, 6 luglio 2009
A questo punto voto Tafazzi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Rutelli detta condizioni a Franceschini; D'Alema – visibilissimo – trasforma Bersani in un candidato invisibile. Pare che perfino la Binetti si sia fatta venir la fregola di candidarsi, non sia mai il PD avesse un soprassalto di sinistra. Il Chiampa ha fatto due conti e si e' dato. Ci resta solo Marino, che ha tante chance di vincere il congresso, quante io di diventare Miss Universo.

Ah, Adinolfi. Adinolfi chi?


mercoledì, 1 luglio 2009
Giallo di rabbia
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:55 pm

(per la precisione giallo-verdino-acido-bilioso: color Poste Italiane, insomma)

Qualche giorno fa ci e' arrivato un pacco. O meglio, ci e' arrivato il solito avviso giallo, perche' quando passa il postino la gente normale e' a lavorare. E ritirarlo, il pacco, e' un bel problema, perche' di solito quando gli uffici postali sono aperti la gente normale e' a lavorare. Niente di insolito, per carita' — ma il sospetto e' che Poste Italiane progetti i suoi servizi intorno alle esigenze dei soli pensionati.
Oggi sono uscito in anticipo dal lavoro per andare a prendere It a scuola e portarlo a fare psicomotricita'. Nel frattempo, calcolo, facendo un po' di corse e di acrobazie, dovrei riuscire a passare dall'ufficio postale, che non e' troppo lontano da scuola, e ritirare il famoso pacco. L'avviso giallo dice che l'orario e' dalle 8.30 alle 17.30. Se arrivo alla posta entro le quattro e quaranta — per la seduta di psico alle cinque e un quarto ce la facciamo. Di misura ma ce la facciamo.
Raccatto il pargolo di corsa — lo scaravento in macchina — riparto — arrivo — trovo un fortunoso parcheggio — faccio scendere il pargolo — lo convinco che non e' il caso di fare una bizza — mi scapicollo dentro l'ufficio postale — e vado a sbattere in questo:

Non. Ci. Credo. Ricontrollo l'avviso giallo:

Di nuovo: Non. Ci. Credo.
Chiedo informazioni a un impiegato di un altro sportello. Mi dice che l'ADR e' chiuso. Gli faccio osservare l'orario in bella vista sull'avviso. "Avra' sbagliato a scrivere il portalettere". Mi innervosisco. Faccio notare che l'orario sul'avviso non e' scritto a mano, e' un loro timbro, quindi se mai l'errore non e' proprio dell'ultimo portalettere. Mi ripete che ora lo sportello e' chiuso. Chiedo di un responsabile. Non c'e'. Devo aver fatto la faccia feroce, perche' mi guarda preoccupato e poi fa, scandendo bene, magari per paura che non capisca — o che lo inghiotta prima della fine della frase: "Guardi, ora lo sportello e' chiuso, ma se lei fa il giro da dietro e prova a entrare, forse e' ancora aperto e puo' provare a farsi consegnare il pacco." Ringhio un grazie fra i denti, trascino via il povero It un po' stranito, faccio il giro dell'edificio attraversando il piazzale di carico e scarico dei furgoni postali, trovo una porticina aperta, entro. Nessuno. Nessunissimo. Un silenzio obitoriale, in cui rimbombano gli strilli di un It ormai piuttosto spazientito. Potrei infilarmi nell'ufficio e rovistare tranquillamente tra pacchi e documenti — o sguinzagliare It a far coriandoli di quel che trova — nessuno mi fermerebbe:

Non avessi fretta di riportare It a psicomotricita', quasi quasi mi installerei li' ad aspettare per vedere dopo quanto tempo ariva qualcuno. Prevale il senso pratico, rifaccio il giro dell'isolato, ricarico It in macchina, riparto di corsa verso nuove e meravigliose avventure.
Tuttavia sono curioso di sapere di chi e' la colpa di questo grottesco disservizio. Quindi — oltre che qui — questa storia la racconto alla Stampa; la racconterei volentieri anche al servizio clienti delle Poste: ma non si trova da nessuna parte, almeno online (devo chiedere a "Chi l'ha visto?").


giovedì, 18 giugno 2009
"Apertura" o calci nei coglioni?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Pipponi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:30 am

E' tanto che da queste parti non si scrive piu' nulla su Israele. E' che si rischiano contemporaneamente il travaso di bile e la crisi depressiva — e basta e avanza l'Italia per causare questo tipo di patologie. Pero' trovarmi piu' d'accordo con Lia che com MMax mi sorprende a tal punto che non posso fare a meno di provare a spiegare perche'.

La stampa italiana propone in linea di massima un'interpretazione benigna del discorso di Netanyahu (qui la versione integrale — la sola di cui fidarsi, perche' i resoconti giornalistici italiani omettono delle parti molto significative), che sarebbe "un'apertura"ai Palestinesi e alla soluzione dei due stati. Invece per i Palestinesi e' peggio di una scarica di calci nei coglioni ed e' un ostacolo monumentale a qualunque trattativa. Provo a sintetizzare i motivi essenziali:
1. Per Netanyahu il diritto al ritorno degli esuli palestinesi non esiste. Il problema dei profughi deve essere risolto fuori dai confini di Israele e senza la partecipazione di Israele. Sul piano pratico, Netanyahu non dice cose molto diverse da quelle che sono state scritte in tanti piani di pace — e perfino nell'Accordo di Ginevra*: e' evidente che il ritorno puro e semplice di tre milioni di profughi palestinesi significherebbe l'annegamento di Israele, e che quindi una soluzione realistica non puo' che limitare il numero di profughi vi potranno essere accolti. Ma — sul piano negoziale — questa e' la piu' pesante, la piu' dolorosa delle concessioni che i Palestinesi dovranno fare sulla via della pace, e quindi dovra' essere compensata da concessioni altrettanto importanti su temi altrettanto sensibili: di questo nel discorso di Netanyahu non c'e' traccia. Il diritto al ritorno e' cancellato preliminarmente, in cambio di nulla. Anche perche' per il primo ministro vi e' una sostanziale asimmetria nel diritto dei due popoli alla terra: "The connection of the Jewish People to the Land has been in existence for more than 3,500 years. Judea and Samaria, the places where our forefathers Abraham, Isaac and Jacob walked, our forefathers David, Solomon, Isaiah and Jeremiah — this is not a foreign land, this is the Land of our Forefathers"; quanto ai Palestinesi, "the truth is that in the area of our homeland, in the heart of our Jewish Homeland, now lives a large population of Palestinians" (i corsivi sono miei). In questa lettura il diritto e' tutto dalla parte del popolo ebraico, i Palestinesi sono al massimo un accidente storico, si trovano li' senza alcuna ragione** — e quindi e' una benigna concessione permettere loro di autogovernarsi su parte di una terra che di diritto appartiene comunque agli Ebrei.
2. E' abbastanza ovvio quel che ne discende sul tema cruciale dei confini e degli insediamenti israeliani nel West Bank. Netanyahu si guarda bene dal menzionare la Linea Verde come confine internazionale accettato — e nemmeno come base di partenza per un negoziato che preveda scambi territoriali. Cosi' come si guarda bene dal dichiarare che la pace comportera' l'evacuazione di gran parte — se non di tutti — gli insediamenti nel West Bank; anzi, degli insediamenti rivendica il diritto alla "crescita naturale", negando in partenza di poterli realmente congelare nella fase negoziale. Non c'e' una parola contro i coloni degli avamposti illegali che sottraggono sempre nuove terre ai Palestinesi; al contrario, "the settlers are not enemies of peace. They are our brothers and sisters". Si dira' che perfino l'Accordo di Ginevra non prevede lo sgombero integrale degli insediamenti: ma nel momento in cui pretende di cancellare il ritorno dei Palestinesi in Israele, Netanyahu rifiuta di annunciare il ritorno degli Israeliani in Israele. Quale sia il territorio del futuro stato palestinese e' del tutto indeterminato ("The territorial issues will be discussed in a permanent agreement"), non e' detto che debba somigliare al frastagliato arcipelago di Lia, ma non ci sono garanzie che somigli a un'entita' territoriale minimamente sensata come quella prevista a Ginevra.
3. Una certezza territoriale in compenso c'e', nella visione di Netanyahu: Gerusalemme deve rimanere la capitale indivisa dello Stato di Israele. Questo nonostante il significato storico, religioso e nazionale di Gerusalemme per i Palestinesi, nonostante almeno un terzo della popolazione sia palestinese, nonostante una qualche forma di spartizione della capitale sia un aspetto consolidato di qualunque ipotesi di accordo da trent'anni a questa parte. Vi e' d'altronde una perfetta coerenza tra la posizione di Netanyahu e la politica di accerchiamento dei quartieri arabi con insediamenti ebraici che da anni va avanti e che mira a isolare la citta' dalla Cisgiordania. Ma senza una spartizione di Gerusalemme nessun accordo di pace sara' mai praticabile.

[A questo punto dovrei ancora scrivere sulla questione della continuita' territoriale, delle comunicazioni e del controllo dello spazio aereo e marittimo del futuro stato palestinese; del tema della smilitarizzazione dello stato palestinese e della sua protezione; dell'acqua e dell'economia. Tutte questioni su cui il discorso di Netanyahu quando va bene e' reticente e quando va male dice cose che implicano la totale non sostenibilita' dell'ipotetico stato palestinese. Ma sono quasi le due del mattino e il pippone e' gia' abbastanza lungo. Percio' per il momento salto alle conclusioni -- e mi riservo di tornare in argomento tra qualche giorno.]

Insomma — che Netanyahu si dichiari a favore della soluzione dei due stati e' forse significativo vista la sua storia politica e personale: ma e' una dichiarazione smentita dalla selva di limiti e di condizioni poste a contorno — e dalla situazione sul campo: come direbbe MMax, "reality talks".
Per certi versi, quella enunciata da Netanyahu e' di fatto la piu' antisionista delle posizioni, perche' nel momento in cui rende impraticabile il percorso verso i due stati, apre inevitabilmente (non oggi, non domani forse, ma e' solo questione di tempo) la deriva verso la creazione di uno stato binazionale tra il Giordano e il mare: il che, dato che la demografia non perdona, significa la scomparsa di Israele come "homeland of the Jewish people".

* Art. 7, dove pero' e' previsto che Israele accolga parte dei profughi e paghi una compensazione per le proprieta' perdute dagli esuli.
** A ben vedere non sono nemmeno un popolo ("Palestinian people") ma una popolazione ("a large Palestinian population"): quindi un'entita' demografica, non storica e nazionale (cosi' correttamente nota Akiva Eldar su Ha'aretz di qualche giorno fa, purtroppo non piu' online)


venerdì, 5 giugno 2009
Avevo l'auto blu (e non ci ho portato Apicella)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:52 pm

Nella mia breve e non particolarmente brillante carriera politica sono stato uno dei tanti a beneficiare dell'auto blu. E' un privilegio — e nemmeno piccolo — ma non sono d'accordo con chi lo contesta e con chi elogia i politici che ne fanno a meno e vanno in giro con i mezzi propri. E' banalmente una questione di uso proficuo del tempo: se guido non posso lavorare; se guida qualcun altro il viaggio puo' essere dedicato a leggere dei documenti, a preparare una riunione, a telefonare a questo e a quello — insomma a fare il mestiere per cui il politico e' pagato — il che mi sembra piu' utile che fargli fare l'autista di se stesso.
Detto questo, ricordo bene che le regole per l'uso dell'auto blu erano rigidissime. Non poteva usufruire dell'auto nessuno che non avesse una qualche funzione ufficiale nell'Ente; non si poteva usare l'auto se non per andare dalla sede dell'Ente a quella di una riunione di lavoro; non era nemmeno permesso farsi prendere o riportare a casa dall'auto blu. Viene da chiedersi perche' queste regole valessero (e fossero fatte giustamente valere con una notevole rigidita') per un signor nessuno della politica come me — ma non si applichino al Signore degli Aracnidi.


Sulla vicenda del testamento biologico non trovo nemmeno piu' le parole.



mercoledì, 25 marzo 2009
Il disagio di Alain Juppé
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', English digest, Roba da autistici, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:56 am

Mi tocchera' cambiare idea su Alain Juppé. Vi ho raccontato che avevo mandato un commento al suo blog in merito all'uso, secondo me offensivo, che ha fatto del termine "autismo". Non vedendolo comparire, dopo due giorni ne ho inviato un altro. Entrambi restano implacabilmente in coda di moderazione. E il bello e' che ha pubblicato cose ben piu' critiche ed ostili — evidentemente e' proprio il tema del rispetto delle persone disabili che lo mette cosi' a disagio da farlo scappare — e da far trattare me come un troll.

Alain Juppé's unease
I used to have a good opinion of Alain Juppé, the former Prime Minister of France: it seems I'll have to change my mind. I criticized his use of the word "autism" as being offensive to autistic people — and I posted a couple of comments on his blog on this subject. They are still stuck in the moderation queue, even if M. Juppé has published comments way more harsh and critical of his positions. It looks like the theme of respect of disabled people disturbs him to the point of making him flee — and to make him treat me like a troll.


domenica, 22 marzo 2009
L'autismo e il Papa

Alain Juppé e' un politico di quelli di cui avremmo un sacco di bisogno in Italia: un rappresentante di quella destra laica, repubblicana e civile da cui puoi dissentire su mille cose, ma con cui c'e' un terreno etico, culturale e istituzionale comune. E' un uomo di destra, non un aracnide. E poi e' sindaco di Bordeaux, che e' una bella citta' dall'aria ben amministrata — ed e' uno dei pochi politici che tengono davvero un blog personale — uno in cui ti racconta di che cosa fa come sindaco, ma anche i libri che legge, i film che e' andato a vedere, gli aneddoti di vita quotidiana — e in cui si prende la briga di rispondere di persona ai commenti. Tutto questo per dire che Juppé e' uno che mi piace, che mi sta pure simpatico, al di la' delle differenze politiche.
Ora, Alain Juppé se l'e' presa di brutto col Papa in un'intervista a France Culture: e fin qui niente di male, anzi — ci fosse in Italia qualche politico (di destra ma non solo) sufficientemente libero dalle influenze vaticane da poter dire che "avverte un profondo disagio" per le posizioni espresse da Benedetto XVI in materia di AIDS e preservativi o per la vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani — o da affermare che questo Papa comincia ad essere "un serio problema".
Ma Juppé ha aggiunto che Benedetto XVI "sembra vivere in una condizione di autismo totale". E qui mi e' saltata la mosca al naso. Perche' come al solito si chiama in causa l'autismo, in maniera superficiale, per associarlo a un difetto morale o a una colpa: "autismo" finisce per essere sinonimo di incapacita' di compassione, di relazione, di ascolto — e c'e' un aspetto nemmeno tanto implicito di condanna in tutto cio'. Di qui a concludere che le persone autistiche sono difettose — sono *sbagliate* — il passo e' troppo breve. La gente sa poco di autismo — e se ne fa un'idea per lo piu' dall'uso metaforico della parola. Cosi', quando incontra sulla sua strada una persona autistica *per davvero* e non per metafora, ha gia' nella testa un pregiudizio ben preciso — ha gia' implicitamente formulato un giudizio negativo. Un giudizio *morale* negativo. E si comporta di conseguenza.
E' ora di smetterla. Piu' nessuno trova socialmente accettabile dare di "mongoloide" a qualcuno per dire che non si comporta in maniera intelligente. Dare di "autistico" a chi non mostra empatia o a chi non rivela capacita' di relazione con gli altri non e' meno gratuitamente dispregiativo nei confronti degli autistici veri.
Sono solo metafore, si dira'. Ma le parole sono pietre, quando servono implicitamente a consolidare pregiudizi e stereotipi contro categorie di persone che si', sono profondamente diverse da noi, ma non sono affatto peggiori di noi — e non sono per niente "difettose".

P. S. L'ho scritto, a Juppé, commentando il suo blog. Vedremo se e che cosa risponde.

Autism and the Pope
Sorry for our few English speaking readers: my English posts have been too rare — because I discovered that blogging in a different language is a lot harder than I expected.
This time I'll try to make up, so Maddy can spare Nonna's eyes.

Alain Juppé is a former French Prime Minister (he is now the Mayor of Bordeaux) and a good blogger — one of the few politicians I know of who actually write their own blogs. Recently he has harshly criticized the Pope, among other things, because of his stances on condoms and AIDS in Africa, and because of the lifting of the excommunication of the negationist bishop Williamson. Juppé's thesis (which I find absolutely correct) is that the Pope is severing the Church from the needs and the beliefs of the society, and even of many Catholics.
But to stress his argument, Juppé said that the Pope "seems to be living in a condition of complete autism". Here we go again: "autism" is used as a metaphor of a negative moral stance, an inherently despicable contempt of human relationships and of empathy. I believe this use of language helps consolidating prejudice against autistic people, and it fosters the misconception that autistics are "wrong" and "defective" — and that they should be changed in something else if they are to be accepted by other people. I feel that this should not be tolerated: no decent person would find acceptable to use "Down" as an insulting word for someone not bright enough. Why is autism different?
(Alain Juppé's blogpost on the reactions to his interview is here: I commented on it, hoping to bring up some reactions. To date, nothing happened.)


mercoledì, 11 febbraio 2009
Come se non bastassero
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:30 am

… gli altri motivi di sofferenza e di rabbia di questi giorni, le elezioni in Israele stanno dando il peggior risultato immaginabile.

Spero in MMax per una lettura dei risultati. A me non basta il cuore.


giovedì, 6 novembre 2008
"La fine dell'autismo"?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni, Roba da autistici, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:24 pm

Questo articolo di Caracciolo su Obama e la fine dell'unilateralismo americano mi pare in linea di massima una inutile risciacquatura di ovvieta'.
Ma soprattutto sono un po' stufo di vedere paragoni a sproposito con l'autismo e di invocarne la fine come un fatto da festeggiare. La discriminazione passa anche attraverso un uso distratto dei luoghi comuni — perche' poi la gente si convince che le persone autistiche sono davvero difettose — e peggiori delle altre. E possibilmente da trasformare in qualcosa di diverso.


martedì, 15 luglio 2008
Antropologicamente diverso
Nelle categorie: Emigrare?, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:39 am

Questo paese si avvia a diventare un regime monocratico. E francamente non mi pare che la cosa allarmi nessuno, a parte i soliti (che pure inneggiavano al dialogo non piu' di qualche settimana fa).
A Bolzaneto, come probabilmente era inevitabile, la gran parte dei reati commessi (e accertati nel corso del processo) non ha trovato colpevoli identificabili in maniera univoca. E la cosa suscita piu' sollievo che indignazione.
La Chiesa Cattolica sta suscitando un putiferio per imporre che la povera Eluana Englaro venga tenuta in stato vegetativo a tempo indeterminato, negandole il diritto di morire decentemente. E non vedo folle di persone schifate che tirano pomodori marci ai preti.
In Abruzzo l'intera giunta regionale o quasi finisce in gabbia per tangenti. E la cosa ha piu' rilievo per l'ennesimo attacco del Presidente del Consiglio alla Magistratura che per il merito della questione. E non vedo manifestazioni di contribuenti incazzati che pretendono giustizia.
Muoiono in media tre persone al giorno in incidenti sul lavoro. E non gliene frega nulla a nessuno.
Nell'ennesimo naufragio di migranti ci sono tre morti e venticinque dispersi. E noi stiamo a prendere le impronte digitali dei rom, tranquilli e indifferenti.
Ecco — io non ce l'ho con Berlusconi, credetemi. Mi pare l'ultimo dei problemi. Sono gli Italiani che mi disarmano, con la loro indifferenza chiassosa e flaccida, con la loro immoralita' connivente — una mala genia con cui vorrei non avere in comune nemmeno un cromosoma.


mercoledì, 7 maggio 2008
Right or wrong my country?
Nelle categorie: Emigrare?, Pipponi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:09 am

Come promesso, provo a rispondere a Paolo Bizzarri. Temo che potrei scrivere un libro — non riesco nemmeno a mettere in fila gli argomenti — percio' provo ad andare per punti (e a puntate, se no viene un'enciclopedia invece di un post).

Uno. Anche io odio l'idea di un'Italia senza speranza — la odio tanto piu' perche' le scelte personali e professionali che abbiamo fatto anni addietro implicavano la *decisione* di restare, la *scommessa* che di questo paese si potesse fare qualcosa di buono — e il risultato e' che la Rat-family e' un prodotto drammaticamente poco esportabile sul mercato del lavoro europeo. La odio perche' e' una sconfitta personale — perche' io ci ho provato, magari sbagliando, magari facendo solo peggio — ma ci ho messo anni della mia vita a tentare di lavorare perche' l'Italia somigliasse almeno un po' a un paese decente. La odio perche' per tanti versi amo l'Italia — i luoghi, la lingua, il cibo, la luce (tutte quelle cose che piacciono agli stranieri — e forse non e' un caso).
Ma trovo che il paragone con Gagnano non sia calzante. Perche' non e' il degrado materiale quello che mi spaventa e che mi fa sentire terribilmente fuori posto, in questo paese. Certo, quello preoccupa per molti motivi, ma e' figlio di un degrado ben peggiore, di un degrado della convivenza, della decenza quotidiana della vita associata — ben prima che della politica. Questo e' un paese in cui i massacratori di Verona hanno trovato un humus complice e comprensivo nelle famiglie, nelle comunita', nelle compagne di scuola che oggi — intervistate alla tv — dicono che gli assassini erano persone tanto per bene, sempre disposte ad aiutare gli altri. Questo e' un paese in cui una multa per divieto di sosta scatena un tentativo di linciaggio di massa nella piazza piu' bella e vivibile di Torino. Questo e' un paese in cui tutta la popolazione di un comunello del Canavese si coalizza contro un bambino autistico perche' considera suo padre un prepotente. Questo e' un paese in cui Alemanno puo' andare alle Fosse Ardeatine e stare senza apparente imbarazzo nella stessa formazione politica di Ciarrapico. E gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine. Se volessi ridurre a una formula semplice, questo e' un paese dove ai diritti si preferiscono i privilegi, i doveri sono sempre e solo quelli degli altri — e nessuno risponde mai di cio' che ha fatto o detto. E' un paese di prepotenti e cialtroni. Il resto vien dietro a questa mirabile accoppiata.
Vien dietro la qualita' infima della nostra classe politica, e il cortissimo respiro delle sue proposte. Vien dietro l'incapacita' di progettare un futuro — perche' i vantaggi non arrivano subito e perche' magari l'uovo oggi sembra piu' promettente. Vien dietro la qualita' desolante dei servizi — perche' nessuno risponde della inefficienza e perche' comunque ci si arrangia per conoscenze ed amicizie ad ottenere cio' che non arriva per la via diretta. Vien dietro il circolo vizioso tristissimo di una spesa pubblica sprecona, di tasse troppo alte per chi le paga ed evase da chiunque materialmente ci riesce — e di politici che cavalcano l'evasione e parlano di ridurre la quantita', ma mai di migliorare la qualita' della spesa. Vien dietro la lagna generalizzata per i prezzi dell'energia, ma l'opposizione strenua al nucleare e ai rigassificatori. E ancora potrei andare avanti per pagine.
Per farla corta su questo punto, credo che la crisi dell'Italia sia soprattutto morale — e che l'Italia non abbia nessuna capacita' e nessun desiderio di tirarsene fuori. E' tutto sommato a suo agio nel brago, e' il suo brago — e magari se ne lagna, ma poi non e' disposta a far nulla per uscirne. Anzi. Tutto questo non ha direttamente a che fare con Berlusconi e con il risultato elettorale. E' connaturato in questo paese. Berlusconi non fa che fare appello alla pancia, agli istinti peggiori — e vince per questo. Vince perche' tendenzialmente asseconda la natura degli Italiani, avendo fatto intimamente proprio l'assunto mussoliniano per cui governarli e' non impossibile ma inutile.
Per un po' di anni ho creduto che questa situazione fosse reversibile — e che lo fosse attraverso la politica. Mi pare che ci siamo bruciati tutti i tentativi, tutti gli strumenti, tutte le formule — e che oggi siamo messi peggio, assai peggio di quando la prima repubblica e' franata sotto le tangenti. Da un paese simile, se si puo', bisogna scappare.

Nelle prossime puntate:
Due. Che cosa chiediamo a un posto, quando pensiamo di andarci a stare?
Tre. Il futuro e i nostri figli.
Quattro. Patriottismo nonostante tutto?
Cinque. E perche' allora sono ancora qui?

Continua


martedì, 15 aprile 2008
Aracnofobia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:09 am

La nuova maggioranza

A occhio e croce nessuno ha perso le elezioni piu' di me, questa volta. Avevo individuato i due pericoli maggiori nella destra di Berlusconi e nell'integralismo cattolico: Berlusconi ha vinto le elezioni alla grande e in Parlamento per la prima volta dall'avvento della democrazia non ci sara' nessuna forza politica inequivocabilmente laica. Le analisi, forse, verranno: intanto prendo atto di essere incompatibile con questo paese. Lo so che non e' piu' di moda, che ora siamo nell'epoca buonista del dialogo ecc. ecc. — ma io, personalmente, con quelli che hanno vinto oggi ho meno affinita' (e meno voglia di aver a che fare) che con una tarantola.

P. S. Per chi non mi conoscesse — sono *patologicamente* aracnofobico. Un ragnetto di mezzo centimetro mi fa scappare dalla stanza — e per postare questa foto ho dovuto superare un urto di schifo mica da poco. Giusto per dare le misure di quel che penso dei vincitori.


domenica, 13 aprile 2008
Riforma elettorale
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:00 pm

Riflettendo sull'idea di dare il voto meno dannoso possibile, mi e' venuta in mente un'idea per una bella riforma elettorale: permettere al cittadino di esprimere (in alternativa) un voto positivo oppure un voto negativo (non tutti e due, che se no diventa un gioco troppo banale: voto per il mio partito e "svoto" per il suo peggior avversario). Il voto positivo funziona normalmente. Quello negativo sottrae un voto alla somma dei positivi ottenuti da quel partito. Se tutti i partiti ottengono risultati negativi (cioe' ricevono piu' voti negativi che voti positivi) le elezioni sono nulle e si ricomincia — l'ideale sarebbe che in questo caso i candidati del turno precedente *non* potessero essere ricandidati.
Non so se un sistema simile produrrebbe un buon risultato. Certo non sarebbe ne' piu' aleatorio, ne' piu' distorsivo della volonta' popolare del Porcellum attualmente in vigore — ne' di qualunque sistema che verosimilmente ci appiopperanno nei prossimi anni — e almeno darebbe ai cittadini la possibilita' di dare espressione anche al disgusto che gran parte delle forze politiche oggi si e' guadagnata. E magari finirebbe per premiare non dico i migliori, ma quelli che hanno disgustato di meno — forse i meno dannosi.

Ok, ok, sto scherzando — e' solo acidita' di stomaco da giornata elettorale. Per quanto…


sabato, 16 febbraio 2008
Pardon my French
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:59 am

Pro-life* un par di coglioni, e pure striminziti — a detta del loro stesso proprietario.
Perche' a me la cosa che colpisce di piu' nella ferocia di gente come Ferrara e gli altri pasdaran antiabortisti e' proprio il disprezzo per la vita, per quella vera, quella delle persone — per la sofferenza e la difficolta' concreta, quotidiana. Forse la vita li riguarda come teoria — purche' sia una pura astrazione. Le *persone* vive, quelle si' che sono carne da macello.

* Cosi', in un articolo che per altro condivido appieno, Lucia Annunziata definisce la lista antiabortista di Ferrara.


giovedì, 31 gennaio 2008
Sono un Qualunquista
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:34 am

Me l'ero perso, Antonio Albanese – Cetto LaQualunque che scoppia in lacrime, dicendo "Hanno vinto loro" alla fine del suo pezzo di sabato scorso da Fazio. Ecco, io credo che quel minuto e mezzo finale sia il commento migliore, il piu' vero — e a modo suo il piu' triste di quel che e' successo in queste giornate.

Pero' siccome sono un qualunquista ostinato, vi racconto anche che il 1 e il 2 febbraio ci sara' la sessione finale della Commissione Statuto del Partito Democratico e che in quella sede si giocano le ultime possibilita' che le primarie per le liste elettorali siano previste appunto nello Statuto del PD. Qui c'e' la lista dei componenti della Commissione: se ne conoscete qualcuno — e se credete che le primarie possano rendere meno inutile il voto — scrivetegli e diteglielo.

Tecnicamente, nella seduta della Commissione si discutono e si votano emendamenti al testo base dello Statuto; quelli relativi alle primarie sono all'art. 18 e li trovate alle pagine 29 e seguenti di questo documento.


venerdì, 25 gennaio 2008
Considerazioni sconclusionate sulla crisi di governo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:36 pm

Io non so se Prodi abbia fatto bene ad andare fino in fondo in una battaglia persa come quella della fiducia al Senato. Non so se abbia fatto bene per l'Italia, o per la sua parte politica. Ma so che non posso non provare una simpatia profonda, umana e istituzionale (non necessariamente politica), per la coerenza e per la trasparenza di questo percorso. Si dice da anni, da quando ho memoria della politica, che le crisi di governo extraparlamentari sono un'aberrazione — che la Costituzione non le prevede, e cosi' via. Ma ogni volta che si arriva alla caduta di un governo si cerca di evitare il passaggio parlamentare. Personalmente sono contento che questa volta non sia andata cosi' — che ognuno si sia dovuto prendere una responsabilita' visibile e chiara del voto che ha espresso — e del modo in cui ha utilizzato la delega ricevuta dagli elettori. Dove non c'e' vincolo di mandato, come (io credo giustamente) recita la nostra Costituzione, il contrappeso dev'essere la trasparenza che permette all'elettore di giudicare il suo eletto.
Si parla molto di riformare la Costituzione, di ritoccare le nostre istituzioni. Credo che sia indispensabile: ma prima di poterlo fare, bisognerebbe cominciare a rispettarle, le istituzioni. Ecco, per dirla in due parole, io ho l'impressione che ci sia un disperato bisogno di intransigenza e di radicalismo istituzionale, oggi in Italia — ed e' una merce politica che nessuno e' disposto a mettere sul mercato. Ci ha provato Prodi, almeno a intermittenza. Ce ne siamo sbarazzati.

Una nota privata: quando l'avventura prodiana e' cominciata, mia figlia maggiore aveva pochi mesi. Ora e' in terza media. Per uno come me, che ha mangiato pane e politica per praticamente tutta la vita, la sensazione di queste ore e' un intreccio inestricabile e piuttosto doloroso di personale e politico, di ricordi famigliari e di vicende pubbliche — la sensazione che un pezzo di vita — mia e di questo Paese — sia arrivata a una non invidiabile fine. Lo so, e' un sentimento arruffato e probabilmente impossibile da comunicare decentemente, ma tant'e': in fondo questo e' un blog, mica l'articolo di fondo del Corrierone.

A margine del margine: questa volta se lo dovranno cercare — e sudare — il mio voto. Tutti quanti. La fiducia a priori e' finita. E anche la paura di Berlusconi: tanto vince comunque — e quindi posso permettermi almeno di non votare turandomi il naso.


mercoledì, 16 gennaio 2008
Superior stabat lupus (bis)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:49 pm

Sulla vicenda del Papa alla Sapienza la penso esattamente come Floria, per cui non aggiungo altro al suo bel post. Ma che la Chiesa si atteggi a vittima dell'intolleranza anticlericale oggi in Italia — e che la signora Mastella attribuisca i suoi arresti domiciliari a un clima di persecuzione anticattolica, e' talmente grottesco da far impallidire perfino il cinismo di Fedro:

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.

Pero' almeno Fedro se la prendeva con il lupo. Il TG 1 di stasera era piu' o meno un plotone d'esecuzione contro gli agnelli. E visto che sono in vena di esibire la mia residua cultura latina, quid est Catulle, quid moraris emori?

Per altro, mi accorgo che questo titolo a un post l'avevo gia' dato: evidentemente in questo paese e' di moda prevaricare e passare da vittime.


A me l'articolo di Concita De Gregorio su Repubblica di oggi pare una brutta insalata di luoghi comuni. Senza un minimo di analisi vera.



Sulla Stampa di oggi due articoli che condivido pienamente: quello di Barenghi (L'ammaina bandiera dell'Ulivo) e quello di Tornabuoni (Trent'anni di cinismo sull'aborto). Che la buona vecchia cara Busiarda stia diventando un pericoloso foglio sovversivo?



venerdì, 4 gennaio 2008
Dovere riparlare di aborto, nel 2008
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 pm

Lia racconta una storia di aborto — e credo che perfino Ruini capirebbe perche' "non e' il caso di rompere le palle. Davvero". Se avesse voglia di ascoltare, per una volta, invece di predicare.


domenica, 30 dicembre 2007
Siamo messi bene
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 11:19 pm

Mi rallegra lo stato del dibattito tra laici e cattolici in Italia. Da una parte un uomo come Odifreddi, che pare essere molto intelligente, sostiene (si legge sulla Repubblica versione cartacea di oggi) di non credere di avere pregiudizi contro i cattolici "così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: semplicemente, mi limito a constatare che essi hanno visioni del mondi antitetiche a quella scientifica, e piu' in generale alla razionalita', e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale" (sic).
Cosi', mentre l'augusto matematico parifica il cattolicesimo in generale ai parti di Branko o Capitani, l'eminenz Bagnasco, su Famiglia Cristiana, si lagna di quegli irrispettosi che nel PD che hanno pensato di far approvare una norma antiomofobia così sancendo per legge "il riconoscimento della pluralità degli orientamenti sessuali" (sic again). Meglio allora secondo il Cardinale Berlinguer e Togliatti che rispettavano di piu' la Chiesa (certo, nel vecchio PCI i gay non erano proprio ben accetti…).
E poi dicono che noi italiani siamo depressi. Mi meraviglierebbe il contrario..


domenica, 30 dicembre 2007
Niente ramarro di Caravaggio sul passeggino nella capitale del tartufo
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:33 am

Oggi siamo stati alla fondazione Ferrero di Alba, cercando di vedere la mostra della Collezione Longhi. Enrico era piu' o meno addormentato, quindi abbiamo creduto che sistemandolo in passeggino lui avrebbe continuato il suo sonnellino e noi avremmo potuto vedere in pace la mostra. Si e' trattato in realta' dell'ennesima illusione della nostra vita di genitori, ma non per colpa di Enrico, quanto dell'organizzazione della mostra. Una signora addetta alla biglietteria dai modi non scortesi (da un punto di vista puramente formale) ci ha fatto presente che con il passeggino no, non si poteva entrare, avrebbe chiesto al superiore ma gia' era stato detto di no ad altri. Il superiore ci ha confermato che non si poteva; la signora pero' ha magnanimamente dichiarato che avrei potuto aspettare gli altri con Enrico dentro senza che fosse necessario andar fuori al freddo (la giornata ad Alba era tutt'altro che tiepida). Insomma, essendo molto umani mi concedevano di restare con il bistrattato passeggino nell'atrio, come se avessero preso in seria considerazione l'idea di chiedermi proprio di uscire con il pericoloso aggeggio (non sanno quanto e' pericoloso il figliolo, sono stata tentata di scatenarglielo contro).
Un po' risentita ho chiesto piu' volte alla gentile madama quale trattamento avrebbero riservato ad un amante dell'arte costretto su sedia a rotelle, ma la signora da prima non ha risposto affatto, poi mi ha detto che non era colpa sua, eseguiva solo degli ordini; ad ogni modo non mi ha spiegato cosa facevano di un eventuale adulto impedito a camminare. Va sottolineato che il luogo non presentava alcuna apparente barriera architettonica. Dato che ero arrivata fino a la' e la mostra la volevo vedere, ingoiando la bile, sono entrata con Enrico in braccio; lui pero' era scocciato di essere stato rimosso dal suo posto nonché svegliato e ha cominciato a fare rumore, cosicchè ho stabilito che non era proprio cosa; ormai la mostra mi era rimasta sullo stomaco e allora mi sono presa il pargolo e, non approfittando della estrema cortesia dell'organizzazione, sono andata fuori pensando cose poco carine sui possibili utilizzi delle bottiglie dei quadri di Morandi esposti.
Il fatto e' che avere un figlio in qualche modo disabile ti rende parecchio sensibile a qualsiasi forma di esclusione, anche se non diretta specificamente alla sua disabilita'; certo il fatto che sia piu' difficile tenere a bada Enrico rispetto a bambini normali (anche se fino ad un certo punto) rende necessario per andare a giro poter disporre di tutti gli accorgimenti possibili. Mi da' soprattutto noia questo sottofondo di intolleranza per le persone in difficolta' e per i genitori di bambini piccoli, come se si pensasse: perche' diamine vogliono andarsene a giro e disturbare gli altri invece di starsene adeguatamente tappati in casa? In questo caso tra l'altro neanche hanno spiegato il motivo del divieto, forse avevano paura che rigassimo il parquet o nascondessimo un De Pisis nel passeggino.
Il colmo pero' e' stato che sull'opuscolo della mostra e sul sito internet della Fondazione Ferrero si parla di "possibilità di accesso e servizi per disabili". Ma allora mentite per la gola tanto per far finta di rispettare la legge 104 o ce l'avete proprio con me????
Ovviamente non posso recensire la mostra, tranne osservare che c'era un quadretto di un pittore del trecento con una Madonna del latte dalla tetta assurdamente piccola. L'ultima cosa che ho visto prima che Enrico stabilisse che quel posto era troppo antipatico per lui. Ed aveva assolutamente ragione.


mercoledì, 7 novembre 2007
Smemorati
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:55 am

E' difficile sfuggire alla sensazione che questo paese abbia qualche serio problema di memoria storica, quando si leggono, nella stessa giornata notizie come questa, questa e quest'altra.


domenica, 21 ottobre 2007
Emozioni (senza trattino)
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:34 pm

Uno dei miei ex-alunni piu' intelligenti e' passato di qui oggi — e mi ha lasciato in una riga la notizia che ora insegna anche lui. Non so se sia il "lavoro della sua vita" — come lo e' stato per me, che pure l'ho abbandonato tanto tempo fa. In un certo senso glielo auguro (non c'e' mestiere migliore) — in un altro spero che possa scappare in tempo: la scuola ti mangia vivo, se vuoi farla davvero. Ma non sei mai tanto vivo come quando insegni. E oggi — a distanza di tanto tempo — sapere che lui e' dietro una cattedra — e che forse un barlume di quel che fara' con i suoi alunni viene da quel che gli ho insegnato io — mi ha dato la sensazione di aver fatto qualcosa di utile nel mio lavoro. Una sensazione che mi mancava da troppo tempo. Grazie, se mi leggi.


sabato, 20 ottobre 2007
Al lupo! al lupo!
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:54 pm

Due notizie diverse, senza alcuna relazione — ma che mi hanno colpito per le reazioni che hanno suscitato. Dei begli spiriti — memori dell'anilina di Gianburrascafecer Trevi colorata in rosso. Il governo ha scritto un ddl da cui sembra che pur un blogguccio come questo debba iscriversi a un fantomatico registro della comunicazione e — forse forse — perfino trovarsi un giornalista disposto a far da direttore responsabile.
Nel primo come nel secondo caso, apriti cielo. Vesti stracciate, toni indignati, Beppegrillo (che non lnko per principio) che grida alla censura, Veltroni che strilla "Attentato!" — e cosi' via. A me pare che si sia perso il senso delle proporzioni — e che la prima vicenda sia catalogabile nel genere "Amici miei", la seconda in quello "gride manzoniane" — per di piu' scritte piu' per ignoranza e pressappochismo che per vero intento censorio.
Son cazzate — per chiamarle come meritano. E far tanto puzzo (come direbbero a Livorno) per delle cazzate fa credere che si sia persa la capacita' di distinguerle dalle cose serie.


sabato, 13 ottobre 2007
Le raccomandate
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 11:27 pm

Non mi riferisco a ragazze aspiranti vincitrici di Miss Italia o analoghe iniziative, ma alle lettere il cui arrivo viene annunciato da quelle simpatiche cartoline gialle (tecnicamente avvisi di giacenza) che vi aspettano maligne acquattate nella vostra cassetta della posta. Io personalmente le odio e ormai il controllo della cassetta è diventato una sorta di momento di suspence: se non ci sono cartoline gialle è gia' indizio di una giornata non troppo schifosa, ma succede abbastanza frequentemente che una di loro occhieggi perfida, facendo sospettare disastri e problemi vari. Ammetto di essere ansiosa, ma quando vado via per viaggi o vacanze, avvicinandosi il ritorno penso con terrore al momento in cui arrivero' a casa e apriro' la cassetta delle poste (l'ultima volta ne ho trovate ben due, entrambe foriere di seccature medie e grosse e un altra e' gia' in attesa che trovi il tempo di ritirare la relativa missiva).
Nessuno o quasi vi scrive una raccomandata, specie con avviso di ricevimento (che e' cosa diversa dall'avviso di giacenza di cui sopra) per darvi una notizia piacevole e perfino una comunicazione neutra; è il modo con cui concessionari della riscossione, comuni, amministratori di condominio, ovviamente avvocati e quant'altri non solo vi notificano richieste di denaro di varia entita', in genere mai troppo ridotta, ma vi molestano profondamente. Mandandovi la raccomandata infatti poi vi costringono anche a impiegare tempo e fatica a andare all'ufficio postale a prendervi la sgradevole missiva che hanno pensato di inviarvi con questo barbaro sistema. Quando mai il postino che si presenta la mattina alle 10 o alle 11 vi trova in casa, dato che avete il cattivo gusto di andare a lavorare? Io sospetto che qualche volta gli emissari di poste italiane si risparmino pure lo sforzo di suonare il campanello, dato che riesco a trovare i malefici foglietti nella cassetta perfino se all'ora della consegna della posta mi trovo per combinazione in casa.
Per di più le suddette poste italiane si sono inventate il piu' insopportabile e scandaloso balzello che mente di gabellatore abbia mai concepito, cioe' il pagamento della sia pur ridotta somma di 52 centesimi (sono pur sempre 1000 lire) per la giacenza superiore ad una settimana. Il piu' classico caso di becchi e bastonati, no? E poi non hanno gia' fatto pagare al molestatore una somma che dovrebbe includere il servizio di giacenza?
In fondo le raccomandate sono un fenomeno legato proprio all'eta' adulta e all'indipendenza. Piu' responsabilita' ti prendi, piu' sei autonomo e piu' ti esponi a pretese di vario genere e quindi all'invio di raccomandate. Una volta, quando ero ragazzina, la posta poteva al piu' portare notizie piacevoli, la cartolina di un compagno di classe, la lettera di un amico di penna, che so. Ora e' solo pubblicita' e richieste di denaro. Lo stesso mi e' successo con il cellulare, che una volta era veicolo di conversazioni gradevoli, attualmente solo di molestatori per ragioni di lavoro e simili o di comunicazioni di servizio da parte dei familiari.
E poi si chiedono perche' alla gente non venga voglia di crescere…


martedì, 9 ottobre 2007
Maleducazione
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto da Amministratore alle 7:32 pm

Un blog della community di Libero posta una foto che ho scattato io come unico contenuto di un suo post. Senza dire da dove l'ha presa, in piena violazione sia della buona educazione che della Licenza Creative Commons che copre l'immagine. Ma che diamine, avete ogni diritto di copiare quel che vi pare — vi si chiede soltanto di citare la fonte, di non farci soldi e di ridistribuire eventuali contenuti derivati con la stessa licenza. E' cosi' difficile — o e' un semplice caso di "qui si fa come cazzo ci pare"?
Volevo lasciare un educato e pacato commento al post incriminato, chiedendo gentilmente di citarmi come autore dell'immagine e niente piu'. Ma su quel blog si puo' commentare soltanto se si e' iscritti alla community di Libero — cosa che non ho alcuna intenzione di fare.
E allora mi sono un po' alterato e mi sfogo qui — e nel frattempo ho fatto un piccolo dispetto al blog in questione, sostituendo la foto con qualcos'altro.


domenica, 22 aprile 2007
Un po' di moderazione
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto da Amministratore alle 8:48 pm

… almeno nel senso della moderazione dei commenti.
Ne ho appena cancellato uno che — partendo da un dissenso sulle qualita' musicali di un gruppo pop — arriva ad augurare la morte a chi ha scritto il post. No, dico — un po' di senso della misura?
Se non pubblicare cose del genere e' censura — beh, allora su questo blog si pratica una ferrea censura.


Lo vedo in ritardo, ma non posso che applaudire a questo post di Leonardo



giovedì, 1 marzo 2007
Ma proprio fuori stagione, neh?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:55 pm

E intanto gli alberi sono fioriti da almeno dieci giorni — la primavera e' partita col botto con quattro settimane buone d'anticipo e io sono qui con la mia voglia insoddisfatta di inverno e di neve.


domenica, 14 gennaio 2007
Mal… vestite
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto da Amministratore alle 5:55 pm

Riceviamo dall'autrice del blog le Malvestite e pubblichiamo:

Subject: guardi, topino
Son rimasta in silenzio tutti sti mesi, ad aspettare che lei cambiasse il link delle malvestite – e dopo tutto questo tempo, ebbene sì, mi viene il dubbio che lei non appartenga più alla schiera dei miei fanzzz. O forse, peggio!, che lei non vi sia mai davvero appartenuto. D'altra parte, lei va pure a fare il tecnologo ai barcamp, e bravo, manco un link sa cambiare, glielo dica al barcamp, al suo pubblico di andreibeggi: si vergogni. E' tutto oltremodo disdicevole, lo sappia.
Sua ex-guru,
Betty

Inutile dire che The Rat Race rivendica il diritto di aggiornare il suo blogroll quando ha tempo e voglia — e per altro cancella da oggi il link al suddetto blog.


lunedì, 25 dicembre 2006
Come tradizione vuole
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:01 am


venerdì, 22 settembre 2006
Rosh Ha'shana 5767
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:35 pm

Stasera inizia il capodanno ebraico. Per me, per noi, quest'anno che si sta chiudendo e' stato importante, faticoso, bello — a momenti troppo duro — e difficile. Non e' che al resto del mondo sia andata diversamente — e forse pretendere che l'anno che verra' sia piu' facile sarebbe come credere alla favoletta degli almanacchi nuovi.
Mangiate qualcosa di dolce stasera, pero', perche' e' di buon augurio.


mercoledì, 21 giugno 2006
Rotazioni e rivoluzioni
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:42 am

A questo blog, da un po' di giorni, girano parecchio. Che poi, come se non bastasse, si va verso il caldo e da oggi le giornate si accorciano.


giovedì, 8 giugno 2006
I barbari
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:26 pm

Non quelli di Baricco, che non ho avuto il tempo di leggere.

1) I governi occidentali esprimono soddisfazione e perfino gioia per l'uccisione di Al Zarkawi. Credo che Al Zarkawi fosse un criminale tanto sanguinario quanto spietato — e certamente un ostacolo importante sulla via della pace, di qualunque ipotesi di pace. Credo che Al Zarkawi fosse un nemico per tutti e non solo per la coalizione occidentale che occupa l'Iraq. Non sono un pacifista a tutti i costi, sono convinto che talvolta solo la violenza puo' fermare la violenza — e probabilmente il caso di Zarkawi era uno di questi. Ma vorrei se non altro che si provasse ribrezzo per la violenza che si e' costretti a esercitare. Tutto questo giubilo davanti a un nemico caduto, davanti a un'azione che ha fatto diversi altri morti, oltre al bersaglio — e fra questi, almeno a dire del GR1 di qualche ora fa, una donna e un bambino — beh, mi sembra assai poco civile — e perfino assai poco cristiano — da parte di tanti difensori dell'occidente cristiano*.
2) Si parva licet, anche l'intervista di Prodi a Die Zeit mi pare un segno di imbarbarimento. Dire che Berlusconi ha schiavizzato l'Italia e' una di quelle iperboli un po' ridicole e gratuite che finiscono per svuotare di senso le parole. E' — mi si passi il termine — una berlusconata della piu' bell'acqua. Quando Prodi dice che "il berlusconismo ha sistematicamente cambiato il popolo italiano, la mentalità della gente" ha certamente ragione — lui stesso dieci anni fa non si sarebbe mai sognato di rilasciare un'intervista cosi' berlusconiana nell'anima.

* A quanto pare c'e' chi non la pensa come me.


giovedì, 20 aprile 2006
Da squalifica
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:10 pm

Sono tra i primi ad aver sostenuto che Prodi non ha vinto *politicamente* le elezioni. Quello che e' certo, pero', e' che le ha vinte sul piano formale, quello dei numeri. Anche (o soprattutto) grazie alla legge elettorale voluta proprio per impedirgli di vincere.
Che Berlusconi e i suoi rifiutino di riconoscere questo semplice dato di fatto e' totalmente inaccettabile. E' come se una squadra di calcio che subisce un gol, invece di ricominciare a giocare, provasse a sequestrare il pallone e ad impedire la prosecuzione della partita. Lo fanno i mocciosi. Nello sport vero un comportamento simile comporterebbe la squalifica e la sconfitta a tavolino. Peccato che la giustizia sportiva non si possa occupare delle competizioni elettorali.


martedì, 11 aprile 2006
Che mal di stomaco, gente!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:52 am

Mancano una cosa come 35 sezioni, grosso modo 30000 voti — e l'Unione e' ancora avanti di piu' o meno 27000 voti. Al Senato la destra e' avanti di un solo senatore, senza contare quelli a vita e quelli eletti dalla circoscrizione estero. Occhio e croce dovremmo aver scampato la catastrofe. Il disastro no, ma dobbiamo accontentarci di sentirci consolati per cosi' poco.
Sul lavoro all'estero non ho cambiato idea. E le dichiarazioni di vittoria di Rutelli, Fassino e Prodi (stando a Repubblica di un minuto fa*) non fanno che confermarmi nell'idea che da questo paese bisogna scappare: quando i tuoi leader riescono a felicitarsi di un risultato del genere, vuol dire che siamo alla frutta. Tutti.

* Prima che spariscano, le immortalo:
02:47 Prodi sul palco: "Abbiamo vinto"
Il leader dell'Unione Romano Prodi è salito sul palco in Piazza Santi Apostoli. Mentre saliva circondato dai giornalisti accompagnato da Francesco Rutelli ha esclamato ai giornalisti: "Abbiamo vinto".

02:46 Rutelli: "Una gioia infinita"
"Una sofferenza infinita e una gioia infinita. Ora stiamo tutti sotto il simbolo dell'Ulivo, abbiamo una maggioranza che ci vuole". Così il leader della Margherita Francesco Rutelli, commenta il risultato del voto alla Camera, brindando nella sede del partito.

02:45 Fassino: "Il centrosinistra ha vinto le elezioni"
"I dati ormai quasi completati ci dicono che il centrosinistra ha vinto le elezioni". Lo ha detto Piero Fassino sceso nella sala stampa dei Ds per commentare i risultati delle elezioni.

P. S. Definitivi alle 3.22: Unione 19.001.684; Casa delle Liberta' 18.976.460. Vado a dormire con un po' di magone in meno. Ma poco, eh –


domenica, 29 gennaio 2006
Piove, governo ladro!
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:57 am

No, dico io — quasi sessanta ore di neve — e poi ci piove sopra?


venerdì, 13 gennaio 2006
Ditemi pure…
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:02 am

… che sono pedante e che la mia e' una deformazione mentale da ex prof di lettere. Ma se uno pretende di riesumare in Senato i fasti del Signor Bonaventura, facendo un discorso in ottonari in rima baciata, deve almeno essere in grado di non assassinare la metrica.


martedì, 3 gennaio 2006
Basta poco, a volte
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:08 am

Guidare sulla strada delle colline deserta, con il sole che sfolgora e la nebbia la' in basso — e ascoltare Cosi' fan tutte — beh, e' un gran bel modo di andare al lavoro e di cominciare la giornata.


domenica, 1 gennaio 2006
Della definizione di stronzo
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:50 pm

Gli stronzi fanno parte della nostra esistenza quotidiana. Sono dappertutto, in famiglia, sul lavoro, in politica (ambito in cui il numero di loro e' particolarmente alto), a scuola, sulle strade, al supermercato, ci circondano e ci fanno del male. C'e' probabilmente un po' di stronzaggine in ognuno di noi, ma e' cosa diversa dall'esserlo totalmente. Nonostante e forse a causa di questa onnipresenza, lo stronzo e' una categoria difficile da individuare; lo rende evidente questo buffo articolo di Stefano Bonaga, filosofo noto al pubblico soprattutto per i suoi rapporti con Alba Parietti, che, a mio parere, nonostante interessanti spunti, non riesce a cogliere l'essenza dello stronzo.
Come in tutte le cose della vita c'e' del resto un importante ruolo del relativismo, per cui forse non e' detto che un individuo sia sempre stronzo o che tutti lo giudichino tale. Mi chiedo quindi se si possa essere stronzi settorialmente, che so, soltanto in famiglia o soltanto sul lavoro (escludendo appunto i piccoli sprazzi che possono esserci in ciascuno di noi) o semplicemente non sembrare stronzi a qualcuno che ci conosce solo superficialmente mascherando la propria natura con la giovialita' (non c'e' contraddizione tra simpatia e stronzaggine, nota giustamente Bonaga, e forse anzi l'essere un "simpatico" e' gia' un pericoloso indizio di stronzaggine). Mi chiedo anche se ci sono dei comportamenti universalmente classificabili come da stronzi*.
Ad ogni modo una cosa e'sicura: tendenzialmente essere stronzi fa bene a chi lo e'. Difficilmente ad uno stronzo le cose vanno proprio male. Questo non serve a chiarirne l'essenza, ma mi sembra una circostanza empiricamente verificabile nella vita di tutti i giorni.

*Ad esempio, secondo voi, e' possibile che non sia da stronzi un episodio avvenuto a noi oggi: all'autogrill (Tortona sud per la precisione) dove avevamo cominciato a sistemare la nostra roba in un tavolo adatto al parcheggio del passeggino del pargolo, due signori ci hanno chiesto di spostarci perche' il tavolo serviva a loro in quanto era l'unico adatto a ospitare il loro gruppo di nove (ad Angelo hanno detto addirittura dieci). Noi un po' perplessi ci siamo spostati senza discutere, dato che l'autogrill era abbastanza sfollato. Alla fine del salmo pero' quelli erano solo in sei ed evidentemente volevano solo stare larghi. Vorrei essere capace di dire no in partenza a stronzi del genere, perche' a me tali paiono. Peccato che dire no mi risulti sempre tanto faticoso, perche' dire di no quando non ci sono problemi sarebbe proprio da stronzi…


lunedì, 26 dicembre 2005
Il Natale perche'?
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:06 pm

Come evidente, io e il ratto non amiamo il Natale. Per la verita' ricordo tanti anni fa (ma tanti) in cui ogni vigilia leggevo Canto di Natale di Dickens e trovavo che qualcosa di bello ci fosse in questa festa. Era comunque soprattutto una fascinazione di altre culture arrivata in eta' tardiva (sui dieci anni credo), perche' nella mia originariamente il Natale non era così importante. Come bambina toscana e non nordica sono stata cresciuta ancora con la Befana, molto piu' appartenente al nostro folklore di quell'estraneo di Babbo Natale in cui non ho mai creduto. Fin dall'inizio comunque il Natale e' sempre stato connesso nella mia testa con idee di contrasti familiari (sono stata molto suggestionata anche da certe scene di Voltati Eugenio di Comencini, ve lo ricordate?) sopiti che esplodono o simile, perche' la gente e' costretta a stare troppo insieme oppure di scene freddamente costruite per obbedire alle convenzioni.
Diventando adulta e allontanandomi dalla mia famiglia originaria, il Natale mi e' apparso in tutto il suo orrore, perche' sono entrata nel novero di quelli che hanno la responsabilita' dello spettacolo. Ecco allora l'incubo di regali che sei tenuto a fare a familiari e amici, la necessita' di pensare alle esigenze di pezzi della famiglia persi in varie parti del mondo, non mancando a nessuno e non offendendo nessuno, e quindi passando le ore sulle autostrade. L'albero e il presepe diventano cosi' una fatica incommensurabile, il panettone resta definitivamente sullo stomaco e si aspetta (almeno io lo faccio) di tornare al lavoro di tutti i giorni assai meno faticoso.
Ma perche' tutto e' diventato cosi' stressante? Non ci saranno dentro anche delle belle dosi di masochismo, senso di colpa e persuasione occulta operata dai fabbricanti di pandori e torroni?
E cosi' ci riversiamo sulle strade e nei negozi (molto piu' nelle prime che nei secondi ultimamente data la crisi) a volte a livelli quasi folli. E tutte le volte mi sorprendo di come si sia potuti arrivare a tanto. Non e' proprio immaginabile una moratoria universale? Ha ragione Grisham e il Natale si vendica comunque? Certo, la famiglia e' la famiglia e soprattutto non si possono deludere i bambini per cui dal terribile meccanismo non si scappa.
Probabilmente non c'e' soluzione se non cercare di sopravvivere limitando i danni, abbassando la testa e sperando che passi presto.
Ma non mi convincero' mai che sia una roba sensata.


domenica, 25 dicembre 2005
Giusto per ribadire un concetto…
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:56 pm

Questo blog non ne puo' piu' del Natale.


sabato, 17 dicembre 2005
No, la festa di Natale no!
Nelle categorie: It, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:47 pm

Ebbene si', e' gia' cominciata. Il 22 c'e' la festa di Natale all'asilo nido di It e io devo andare a fare la mamma amorosa portando un pacchettino da mettere sotto l'albero per il pargolo (il quale preferirebbe assai avere tutto l'albero da smontare). Almeno per quest'anno speravo di essere esentata dall'infinito tourbillon di feste, recitine, convenevoli vari che la scuola e prima ancora l'asilo sono diventati nell'ultimo decennio circa. Da mamma pigra rimpiango i tempi in cui i genitori varcavano la soglia della scuola solo per i colloqui con i professori. Era una situazione piu' chiara; la scuola era la scuola, la famiglia era la famiglia e non si mescolavano. Per me la scuola non deve essere troppo amichevole; e' la scuola, punto e basta, stia al suo posto. Ma ovviamente questo non c'entra con gli asili che invece per istituzione devono essere buoni; lo stesso pero' avrei preferito che mi lasciassero stare ancora per un anno, tanto It non lo capisce cos'e' il Natale. Tant'e', ormai sono entrata nel gioco. E siccome mi dispiace se It rimane emarginato dalla festa, e mi dispiace ancora di piu' l'idea che non ci sia la sua mamma quando tutti gli altri bambini avranno la loro faro' i salti mortali per non lasciarlo solo, anche se sul lavoro e' una pessima giornata. E cosi' sara' per tanti anni a venire…


domenica, 11 dicembre 2005
I timidi e la globalizzazione
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:25 pm

Tutti la menano che i posti tipo Starbucks sono impersonali eccetera, ma come la mettiamo quando così e' proprio quello che cerchi? Io sarei persa se i tipi come JJ facessero come vogliono loro, e nel mondo non c'e' niente di impersonale. A me piace sapere che esistono dei posti grandi e senza vetrine dove a nessuno gliene frega un cazzo. Devi essere sicuro di te stesso per entrare nei posti piu' piccoli, con i clienti abituali, le piccole librerie e i negozietti di dischi e i ristorantini e i caffe'. Io sto al massimo da Virgin Megastore, da Borders e da Starbucks e da Pizza Express, dove tutti si sbattono i coglioni e nessuno sa chi sei.
Il personaggio di Jess in Non buttiamoci giu', Nick Hornby, 2005 (ed. italiana Ugo Guanda editore, trad. Massimo Bocchiola).
Le parole di Jess, piu' che di Hornby (Jess e' uno dei personaggi narranti del libro scritto da quattro punti di vista diversi) in buona parte mi trovano d'accordo. La globalizzazione ha aspetti orrendi, e' brutto vedere sparire i vecchi negozi ecc., eppure ha i suoi lati confortanti per un sacco di persone. Per la gente timida come me spesso entrare in un negozio puo' essere un problema. Specie quelli di abbigliamento; se entro e mi guardo intorno o addirittura chiedo che mi facciano vedere qualcosa, poi come faccio a non comprare niente? Poi spesso i negozianti hanno atteggiamenti che mi mettono particolarmente a disagio: avete presente quelli dei negozi poco frequentati che se ne stanno sulla soglia a guardare la gente che passa? Ecco, mi fanno passare anche la voglia di guardare la vetrina, perche' mi sembra di suscitare un'aspettativa. Poi mi piace un sacco avere la liberta' di cercare le cose da sola, odio le commesse che mi saltano addosso.
Cosi' finisco anch'io come Jess per amare i posti impersonali creati dalla globalizzazione, i negozi di abbligliamento dove ti prendi i vestiti e te li provi da solo, i caffe' tutti uguali, le librerie un po' supermercato. L'impersonalita' avra' i suoi difetti, ma almeno ti lascia libero di essere timido. Anche se poi un mondo fatto solo di Starbucks sicuramente non mi piacerebbe. Ma lasciarsi andare di tanto alla debolezza dell'asocialita' e' una tentazione parecchio forte, per poi ricominciare a sforzarsi di interagire con gli esseri umani.


sabato, 26 novembre 2005
Contano solo le italiane?
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:34 am

Ieri (ormai e' mezzanotte passata) su La Stampa versione cartacea c'era un articolo a firma Stefania Miretti, intitolato "Donne italiane, specie non protetta", sul triste e orribile caso di Deborah Rizzato, la ragazza di Biella uccisa dall'uomo che l'aveva violentata e poi perseguitata per anni. Il titolo dell'articolo, che evidentemente lamentava la mancanza di tutela delle donne dalla violenza, mi ha gia' colpito perche', certo al di la' delle intenzioni dell'autrice, mi sembrava che sapesse appunto di razzismo, come se le donne straniere sul suolo italiano non contassero ma ci dovessimo preoccupare solo delle nostre connazionali. Ad ogni modo la lettura del testo completo non e' che mi abbia lasciato molto piu' soddisfatta, perche' vi sono elencati vari casi analoghi a quello di piu' stretta attualita' ma non per esempio uno avvenuto proprio un mese fa proprio nella citta' de La Stampa, a Torino, un caso in cui la vittima non era un'italiana, ma una ragazza marocchina. Fatima Ksis, 21 anni, e' stata uccisa dal suo ex fidanzato di 31, anch'egli marocchino, che l'aveva gia' minacciata via sms dopo che lei l'aveva denunciato. Capisco che e' una piccola cosa, ma nel momento in cui si chiede protezione per le donne e si accusano forze dell'ordine e giudici, si dovrebbe stare attenti a chiedere protezione per tutte le donne. E il riferimento alle "donne italiane" proprio non mi e' andato giu'. Non sara' che a volte siamo razzisti senza neanche accorgercene?


mercoledì, 23 novembre 2005
Patrimonio spirituale (a pagamento)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:46 am

Quelli che vedete qui sopra sono biglietti di ingresso nelle chiese di Venezia e di Verona, che abbiamo dovuto acquistare nel fine settimana per mettere il naso in quei monumenti. La cosa mi ha profondamente contrariato.
Pur non essendo cattolico, sono convinto che i luoghi di preghiera debbano essere aperti e disponibili, sempre e liberamente, per chiunque. Una chiesa non e' un museo, nemmeno per un turista: e' luogo destinato a parlarci di D-o — e a facilitare il nostro discorso con D-o — e mi pare aberrante dover pagare per entrarci dentro.
Mi rendo conto che il patrimonio artistico delle chiese e' delicato e costoso da mantenere. Tuttavia faccio sommessamente notare che la Chiesa cattolica riceve gia' l'otto per mille — e anche una parte significativa dell'otto per mille destinato allo stato viene specificamente impiegato per il restauro e la manutenzione del patrimonio artistico delle chiese italiane. E poi c'e' l'esenzione dall'ICI per gli edifici di culto (a parte quella recente e indecente sulle altre proprieta' immobiliari ecclesiastiche). Insomma, una bella quantita' di denaro: possibile che non si riesca proprio a fare a meno del pedaggio per entrare in chiesa?


giovedì, 13 ottobre 2005
Breathless
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:12 pm

Il ratto e' afasico, di questi tempi — perche' sperava di rallentare un po' la sua corsa e invece se possibile le cose sono molto piu' frenetiche di prima. Per essere bogia-nen, questi bogia-nen corrono da matti e fanno correre mica poco.
Resta al massimo il fiato per guardarsi intorno e per fare qualche fotografia — tra i cantieri delle Olimpiadi, la bruttezza composta dei quartieri "semicentrali" di Torino e le maliconiche rovine del Filadelfia.

(more to come…)


mercoledì, 28 settembre 2005
Trav'lin' light?
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:33 am

Attenzione – post pisquano.

Sto inscatolando la roba per traslocare. E ho fatto una cosa che odio — e non faccio quasi mai: ho buttato via un sacco di roba — e forse per la prima volta nella mia vita anche un sacco di libri. Tutta la carta di quindici anni di insegnamento, tra le altre cose.
Io di solito sono uno che conserva tutto. Mi pare che distaccarmi da qualcosa sia come distaccarmi dal pezzo di vita che rappresenta e contiene.
Sono state importanti quelle carte — ci sono dietro persone — tempo — rapporti — affetti. Eppure i periodi della vita finiscono, e forse e' bene sapersi liberare da quello che occupa spazio negli armadi e raccoglie polvere sugli scaffali. Constatare che tutta una serie di cose semplicemente non ha piu' posto nella nuova casa. Senza per questo sentirsi degli iconoclasti o dei traditori.


venerdì, 1 luglio 2005
Super Estate Trenitalia?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:54 pm

La faccio corta, che sono appena tornato e sono stanco. Dico solo che "in un paese normale" i responsabili del servizio viaggiatori di Trenitalia andrebbero tutti xxxxxx xxx xx xxxxx*. Non uno si' e uno no. Tutti indistintamente.
Perche'? Perche' in una trasferta di lavoro di due giorni ho totalizzato:
- treni soppressi: 1 (senza servizio sostitutivo);
- treni in ritardo: 6 su 7 (tra cui due Eurostar su due e un Intercity su uno);
- coincidenze acciuffate all'ultimo tuffo (con relativa corsa oplitica** a trenta gradi di temperatura): 2;
- coincidenze perse: 1;
- treni con aria condizionata funzionante: 3 su 7 (di questi tempi);
- treni pervicacemente annunciati in partenza al binario sbagliato (a Firenze, e salvo dare l'indicazione corretta soltanto all'ultimo minuto e soltanto in italiano in una stazione piena di stranieri): 1;
- treni passabilmente puliti: 1 su 7;
- macchinette per la convalida funzionanti a Firenze: 1 su 9;
- distributori automatici di biglietti funzionanti ad Alessandria 1 su 2;
- euro spesi: circa 70.
Lo so che tutto questo e' perfettamente normale — anzi, e' un viaggio andato complessivamente benino. Datemi retta: non uno si' e uno no. Tutti indistintamente.

* Mi dicono che l'espressione era da codice penale — e quindi censuro. Ma penso tutto quel che non ho scritto.
** Specialita' delle antiche olimpiadi, consistente in una gara di corsa con armatura scudo e spada, in cui ovviamente eccellevano gli Spartani. Oggi le armi sono sostituite dal laptop e dalla ventiquattrore, l'armatura da giacca e cravatta.


martedì, 14 giugno 2005
Per chi crede nel dovere civico
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:26 pm

A margine di tutte le considerazioni sulla legittimita' giuridica e/o morale della propaganda dell'astensione, vorrei soltanto esprimere lo smarrimento di fronte a questa stessa propaganda di chi ha sempre ingenuamente "amato" il rito del voto. Sono ormai passati diversi (tanti) anni da quando ho iniziato a votare, ma le consultazioni elettorali continuano a sembrarmi una festa, per quanto io sia stata raramente esaltata da una qualche battaglia politica e prevalentemente delusa dal livello della vita pubblica italiana. Votare e' un dovere, come dice la Costituzione pur con formula compromissoria (vedi l'aggettivo "civico"), e un diritto. Astenersi da una qualunque consultazione, da un punto di vista del tutto atecnico, mi sembra un po' abidicare alle proprie prerogative di cittadini. Le parole di Ciampi mi sono quindi sembrate le piu' giuste e equlibrate sulla questione.
E devo anche dire che ho particolarmente apprezzato chi ha votato "no". La scelta piu' forte in questi giorni l'hanno fatta proprio loro.
Non so poi come si possa attribuire una opinione a chi si e' astenuto, anche se ce l'aveva. Chi tace, tace e basta.


domenica, 12 giugno 2005
P-austeniano 2 – L'impudenza dell'uomo impudente
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:16 pm

Premetto che mi rendo conto che questo post e' un pippone domenicale tipo Scalfari (si parva licet..), ma il tema mi preme e richiede di dilungarsi un attimo. Chiedo scusa, ma ho le mie ragioni; ovviamente voi potete non leggermi.

C'e' un passo di Pride and Prejudice , Orgoglio e pregiudizio, che spesso mi e' tornato in mente in questi ultimi mesi. Rammentavo per la verita' una frase del tipo "non ci sono limiti all'impudenza di un uomo impudente", e rileggendo il romanzo ho verificato che in effetti non c'era una massima formulata in questi termini. Il passo in oggetto e' nel capitolo 9 del III volume; riassumendo brevemente il contesto, si tratta del momento in cui la protagonista Elizabeth Bennet deve ricevere con il resto della famiglia, tra cui la preferita sorella Jane, Lydia, un'altra sorella, e il suo seduttore Wickam, gia' in passato corteggiatore di Elizabeth, freschi di matrimonio. Wickam aveva guadagnato una notevole popolarita' presso la famiglia Bennet sfoggiando belle maniere e un aspetto piacente quando come militare era stato acquarteriato nei pressi della loro casa; in seguito Elizabeth aveva scoperto che si trattava di un mascalzone che aveva raccontato a tutti un sacco di bugie e si era reso colpevole di un tentativo di seduzione ai danni di un altra fanciulla, la sorella dell'eroe del romanzo, Darcy, nonostante il loro padre fosse stato un grande benefattore di Wickam medesimo. Il delinquente poi era scappato con Lydia, che comunque e' una ragazza abbastanza stupida, e ha acconsentito a sposarla solo dietro lauto compenso. I due si presentano a casa Bennet tutti allegri, come se il loro matrimonio fosse del tutto "comme il faut".
Così quindi scrive la Austen:
"Wickham was not at all more distressed than herself, but his manners were always so pleasing, that had his character and his marriage been exactly what they ought, his smiles and his easy address, while he claimed their relationship, would have delighted them all. Elizabeth had not before believed him quite equal to such assurance; but she sat down, resolving within herself to draw no limits in future to the impudence of an impudent man. She blushed, and Jane blushed; but the cheeks of the two who caused their confusion suffered no variation of colour."

In uno scatto di presunzione, traduco io alla buona e secondo il mio gusto: "Wickam non era certo piu' avvilito di lei, ma i suoi modi erano sempre cosi' piacevoli che, se il suo carattere e il suo matrimonio fossero stati come dovevano essere, i sorrisi e le parole disinvolte con cui rivendicava la recente parentela avrebbero deliziato tutti. Elizabeth non l'avrebbe mai creduto capace di tanto ardire; ma si sedette e dentro di se' decise che in futuro non avrebbe piu' tracciato dei limiti all'impudenza di un uomo impudente. Lei arrossì e Jane arrossì; ma le guance dei due responsabili del loro imbarazzo non accusarono alcuna variazione di colore. "

Il punto che mi interessa e' la genialita' con cui Jane Austen butta li', senza appunto neanche precoccuparsi di cavarne una massima compiuta, il concetto per cui chi e' veramente impudente tende sempre a sorprendere e a superare i limiti che le persone "normali" dentro di se' pongono alla sfacciataggine. Se la Austen scriveva cosi' piu' di due secoli fa (la prima versione del romanzo e' del 1797) ho motivo di credere che di impudenti ce ne fossero abbastanza anche alla sua epoca. Ma mi pare che nella nostra e specie in Italia siano molto abbondanti. Come Wickam (Lydia e' solo troppo poco intelligente per provare vergogna) gli impudenti di questo momento storico sono bravi a raccontare loro personali versioni dei fatti che li riguardano, dipingendosi come vittime degli altri o al massimo delle circostanze, che li hanno costretti ad agire in un certo modo. Ma se sono particolarmente bravi gli impudenti sono capaci di presentarsi come veri e propri eroi, quando non hanno fatto che il loro personale interesse. Sempre e comunque l'impudente cerchera' di venirne fuori con un'aura di nobilta', perche' da impudente qual e' non gli e' sufficiente cavarsela senza danni, vuole anche avere ragione. E appunto quelli che non hanno il suo talent0, lo stanno ad ascoltare a bocca aperta, si imbarazzano per lui, non credendo alle proprie orecchie, e devono imparare a non porre limiti alla impudenza di un uomo impudente, come decide Elizabeth dentro di se'.
Quello che mi colpisce pero' negli impudenti e' che ho la sensazione che finiscano per credere alle loro stesse balle. Magari la prima volta ti rifilano una delle loro storie sapendo di mentire, ma la seconda gia' sembra loro verosimile e la terza, chissa', sono convinti di avere perfettamente ragione e si sentono pure un po' sacrificati perche' non ti hanno fregato abbastanza. Ma non c'e' molto da fare, perche' hai la sensazione che parlarci e contestare le balle da loro confezionate sia perfettamente inutile. Non c'e' probabilmente altro rimedio che diventare a propria volta impudenti.

Se di qua passa un lettore della Austen fissato come me, potrebbe dirmi se ritiene il Willoughby di Sense and Sensibility un impudente? E se lo e' e' della stessa forza di Wickam?


venerdì, 3 giugno 2005
Ma e' mai possibile…
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:21 am

che non si riesca a usare il proprio computer in giro perche' non si trova una presa di corrente compatibile con le spine italiane o un convertitore con la terra? Ho nel pc la presentazione che devo fare domani, la batteria a terra e nessun modo di ricaricare… e questo e' un convegno internazionale dedicato all'e.Government e alla diffusione delle ICT in Europa. Mah…


domenica, 29 maggio 2005
Domenicale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:58 am

Diro' la mia, domani o dopodomani, sulla vicenda della Margherita e della lista unitaria. Oggi dice la sua, ovviamente con ben altra autorevolezza, Eugenio Scalfari — e le cose che dice mi paiono dettate da elementare buon senso. Ma e' tanto tempo che ho appreso che il buon senso non e' moneta corrente in politica, e forse nemmeno altrove.


martedì, 10 maggio 2005
(Non) Ho l'età?
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:16 pm

Nei giorni scorsi è apparsa la stupefacente notizia che secondo una ricerca inglese l'età ideale in cui una donna puo' mettere al mondo figli è 34 anni invece dei 20-25 anni, come e' di moda sostenere ora. Da donna, mi sembra assai superfluo mettere su queste discussioni. Rispetto al passato, sono molti gli strumenti che consentono alle donne di scegliere il momento migliore per fare figli, e al massimo dalla scienza si vorrebbero indicazioni attendibili su una serie di dati oggettivi (fertilita', rischi di malattie genetiche ecc.) che certo sono importanti per decidere. Ma soprattutto e' ovvio (non per chi fa queste ricerche forse) che la scelta e' condizionata da cosi' tanti fattori sociali, economici e personali, diversi in ogni caso, che e' inutile e mortificante per le donne che non hanno potuto fare altrimenti spiegare che la cosa giusta e' tutta un'altra. Fare un figlio non e' esattamente come comprare un chilo di arance, non sempre (o forse quasi mai) si puo' fare quello che si vorrebbe, dovendo far prevalere le proprie difficolta' materiali e morali sulle considerazioni tra l 'altro non univoche degli scienziati o degli opinionisti.
Inoltre tutte queste ricerche mi colpisce la mancanza di considerazione di un elemento fondamentale, cioe' che per fare un figlio serve anche una controparte. Normalmente le donne danno un minimo di importanza alla necessita' di avere un padre per i propri figli, ma dalle ricerche si direbbe che la scelta di mettere al mondo un pargolo prescinde da questo problema e serve soltanto un donatore di sperma che certamente si puo' reperire. L'importante e' essere nell'eta' perfetta. Il padre e' un optional. Mi sa che con i chiari di luna che ci sono in Italia in merito alla fecondazione assistita comunque bisogna usare i metodi artigianali.


mercoledì, 4 maggio 2005
Idiota e piu' idiota
Nelle categorie: Free Knowledge, Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 2:41 pm

Il fotomontaggio apparso su Indymedia che rappresenta il Papa come nazista e' certamente di pessimo gusto, oltre che idiota. Ma disporre il sequestro del server e' liberticida, oltre che idiota. E francamente mi pare peggio.


martedì, 26 aprile 2005
La Costituzione e l'audience
Nelle categorie: Cinema e TV, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 5:32 pm

A giudicare dai dati degli ascolti di domenica 24 e lunedì 25 aprile, che ricavo dal televideo Rai, pag.533 (il link riguarda solo il 25, gli ascolti del 24 non ci sono piu'), si direbbe che agli italiani qualsiasi argomento interessa piu' della Costituzione, della Liberazione e della Resistenza.
Domenica 24, infatti, il Gran Premio di San Marino (Rai Uno, dalle 13.10 in la') ha tenuto incollati 10.220.00 spettatori. 6.577.000 persone hanno seguito nella mattinata la messa di insediamento del Papa su RaiUno (9,30), 3.300.000 hanno visto Tg2 motori verso l'ora di pranzo (13,25). La sera 7.252.000 spettatori si sono appassionati ai pacchi di Bonolis (Affari tuoi, RaiUno, 20.40), 4.600.000 alla Fattoria, noto reality show (Canale 5, 20.40), 2.900.000 hanno seguito le avventure del giovane superman in Smallville (Italia Uno, 20.45). La puntata di Che tempo che fa di Fazio dedicata alla Costituzione,tramessa su RaiTre tra le 20,10 e le 21,00 circa ha avuto 1.900.000 spettatori con Paolo Rossi nella prima parte, circa 2.700.000 nella seconda con il Presidente della Repubblica emerito Oscar Luigi Scalfaro, entrambi noti difensori della nostra Carta costituzionale. In altre parole, per quanto riguarda i principali programmi delle sei reti maggiormente importanti, piu' ascolti solo di Report sulla sanità italiana e americana (2.600.000), andato in onda subito dopo, e del tenente Colombo (2.259.000).
Ieri 25 aprile la trasmissione della serie La grande Storia tricolore sul 25 aprile trasmessa su Rai Tre (21.00) ha attirato 2.053.000 spettatori. 8.437.000 persone hanno apprezzato i pacchi di Bonolis (Rai Uno, 20.35), 7.507.000 Striscia la notizia, (Canale 5, 20.40), 6.027.000 Carabinieri 4 (Canale 5, 21.15), 5.772.000 Batti e ribatti (Rai Uno, 20.30), 3.670.000 L'eredita' di Amadeus (Rai Uno, 18.40), 3.586.000 Mai dire lunedi' (21.00, Italia Uno), 2.974.000 la sit com Una mamma per amica (Italia Uno, 20.12) ,3.020.000 Tg2 costume e società (13.30), 2.626.000 Walker Texas Ranger (Rete4, 20,30). Lo sceneggiato su De Gasperi (Rai Uno, 21.00) per la verita' ha attirato 6.295.000 spettatori , ma l'ottica credo sia un po' diversa rispetto alla valorizzazione della Costituzione e della Resistenza; sono aperta a smentite.
Si tratta di una elencazione un po' disordinata e forse imprecisa, che prescinde dal valore dei singoli programmi, ma credo che renda abbastanza bene l'idea di quanto gli italiani siano distratti da temi invece centrali in questo momento, che necessiterebbero di un minimo di attenzione. Se e' vero che questa riforma costituzionale probabilmente non andra' in porto, cio' non significa che non dobbiamo tenere da conto la nostra storia. L'amnesia e l'ignoranza (anche le mie, per la verita') possono avere brutti effetti collaterali.


venerdì, 15 aprile 2005
Il latte in polvere come le sigarette?
Nelle categorie: It, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 11:08 am

Il Ministro della Salute Sirchia, di concerto con il suo collega Marzano delle attività produttive, ha emesso un regolamento che prevede il divieto di fare pubblicita' in qualunque forma agli alimenti per lattanti, leggi latte in polvere (come era consentito di disporre da una direttiva europea), anche sulle riviste specializzate, allo scopo sia di contenere i prezzi del prodotto sia di evitare che le madri ricorrano in massa al biberon. Altri aspetti contiene il provvedimento, che comunque potete leggere direttamente.
Due sole cose voglio dire. La prima e' che il latte in polvere non e' mai stato molto pubblicizzato in confronto a tanti altri prodotti, eppure il suo prezzo in Italia come noto è almeno doppio rispetto alla stessa identica merce venduta in altri paesi europei. Chi recentemente ha fatto una certa pubblicita' al proprio latte artificiale guarda caso è la Coop, che per prima ha messo in vendita una cosa con un prezzo decente (9 euro al barattolo di 900 gr.).
La seconda e' che mi sembra abbastanza offensivo presumere che le madri (e non si capisce perche' non anche i padri, che un minimo hanno diritto di pensare alla salute e al benessere dei figli lattanti) scelgano di usare il latte artificiale solo perché pubblicizzato, anche considerato che ora per la grande prevalenza sui mezzi di comunicazione si insiste per l'allattamento al seno. L'unica cosa che serve alle madri (e ai padri, continuo a dire) e' un'informazione corretta e non ideologizzata. E non mi pare che trattare il latte in polvere un po' come le sigarette la consenta veramente.


giovedì, 14 aprile 2005
Accessibilita'
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:02 pm


Ho l'assai discutibile fortuna di avere casa nel cuore del centro storico di Pisa. Per poter circolare e parcheggiare nel mio quartiere pago un robusto balzello. Da un paio d'anni il Comune sta ristrutturando un palazzo di fronte a casa mia per farne uffici, con il risultato che l'intera zona e' transennata e ingombra, tanto che tornare a casa con la macchina e' diventato un esercizio di pazienza e di abilita' a meta' fra l'arcade e la tortura cinese.
Stamani poi, arrivo in zona e trovo l'unico accesso alla via di casa ostruito da un camion e diversi automezzi del Comune e delle ditte appaltatrici. Impossibile tornare a casa. E ieri non c'era nessun avviso, nessun cartello — nulla di nulla. Provo a chiedere spiegazioni all'autista del camion che blocca il passaggio. Mi risponde in malo modo che ne ha per non meno di mezz'ora e che sostanzialmente mi devo arrangiare. Dietro si forma una coda di altre macchine — di vigili urbani nemmeno l'ombra. Alla fine mi tocca andar via — la macchina sono riuscito a parcheggiarla soltanto a pagamento e ben lontano da casa.
Si puo' dire che i disagi sono cosa da sopportare, che quando ci sono lavori in corso e' normale che inconvenienti di questo genere accadano. Ma qui accade sistematicamente da troppo tempo — e senza alcun tentativo di rendere la vita meno difficile ai residenti.

Sindaco mio, ti ho votato, ti rivoterei pure, per solidarieta' politica e perche' so quanto e' difficile amministrare decentemente. Ma come cittadino del centro storico, ti devo proprio dire che la tua amministrazione non sta facendo niente per invogliarmi a restare a vivere qui. E non ti stupire se la popolazione della tua citta' va declinando di anno in anno.
Un sacco di tempo fa, a una festa dell'Unita' a Pisa, un candidato sindaco ebbe l'idea di far giocare i cittadini a SimCity per spiegare le difficolta' delle scelte urbanistiche; beh — i Sims di Pisa stanno scappando, sindaco — e le condizioni del centro storico sono uno dei motivi per cui lo fanno.


domenica, 10 aprile 2005
Ne riparliamo quando c'e' meno casino
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:12 pm

Sentite, e' un paio di giorni che mi rimugino in testa un post sul Papa. Ma ora come ora se ne parla davvero troppo – e sono in overflow (preferite un altro modo di dire? ci ho la nausea). Se mai tra un po', se si placa tutto 'sto can can, si riprende pacatamente l'argomento. Magari e' meglio aspettare il prossimo, di Papa.


venerdì, 8 aprile 2005
A insistere…
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 1:12 pm

… qualcosa si ottiene. Dopo che mi sono lamentato perche' di Analisi XXI non c'era traccia sul web, hanno pubblicato il PDF con il primo numero in versione integrale. Ben nascosto, beninteso: cosi' ben nascosto che pure con Google e' difficile trovarlo. Ma c'e'.

Avessero anche avuto la buona creanza di rispondere alla mail che gli ho mandato per segnalare il mio post e il loro problema…


martedì, 22 marzo 2005
Sport (?) Utility (?) Vehicles
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 10:55 pm

Magari ci possono essere delle ottime ragioni per possedere un SUV per chiunque e anche per chi vive in citta' e qualcuno che leggera' questo post ne conoscera' qualcuna. Magari questo improbabile lettore (non credo che un medio proprietario di SUV possa leggere The Rat Race, ma sono aperta a smentite) potra' attingere alle sue esperienze personali per dimostrarmi che ne fa un grandissimo uso su terreni sconnessi e che comunque bestioni del genere vivono benissimo nel traffico urbano, dove se ne incontrano con frequenza non inferiore alle strade sterrate di campagna.
Per il momento pero' non vedo nessuna ragione per la diffusione di SUV sulle nostre strade se non l'espressione dell'arroganza automobilistica tipica di popoli che controllano la massima parte delle risorse del pianeta. Non a caso li hanno inventati gli americani ed era un'idea che potevamo fare a meno di copiare. Per la verita' io riesco ad andare quasi dappertutto con la mia pandetta del 1998, tipico fuoristrada dei poveri…


martedì, 22 marzo 2005
Mai piu' senza
Nelle categorie: Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 5:10 pm

Vi stressano con richieste impossibili? al lavoro vi dicono oggi che la scadenza del progetto e' per l'altro ieri? Segnalate un errore a un vostro collaboratore e lui vi risponde "Perche' non te lo correggi tu?"? Su eCompratelo finalmente la risposta:

Grazie a F. per la segnalazione di questa imperdibile mercanzia. In questi giorni ne ho un gran bisogno.


lunedì, 21 marzo 2005
E' primavera!
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 2:25 pm

Per una volta voglio essere positiva e non brontolare. C'e' una bella notizia: e' primavera ormai, non c'e' piu' un tempo siberiano, splende il sole, gli alberi da frutto fioriscono, la gente esce a passeggio, tutta la natura insomma riprende vita…
Mannaggia, fa gia' troppo caldo!


lunedì, 7 marzo 2005
Il peso di una vita umana
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:02 pm

Sicuramente non ho i mezzi "filosofici" per trattarne, ma la vicenda Sgrena-Calipari mi induce piu' che mai a riflettere su una questione che mi turba in particolare fino dall'11 settembre 2001, e ad indugiare su pensieri che per una volta vorrei esternare. E cioe' quale possa essere il peso di una vita umana, e quanto ci colpisca o ci lasci indifferenti la morte di persone ugualmente meritorie di compassione a seconda di molte circostanze, non ultime la loro razza e nazionalita' e classe sociale. Cosi' le 3000 (per carità cifra enorme) vittime occidentali dell'11 settembre scatenano la reazione degli americani, che sta provocando decine di migliaia di morti in Iraq, e ancora non se ne vede la fine. Enormi catastrofi naturali accadono in varie parti del mondo, ma noi ci siamo preoccupati dello Tsunami perche' c'erano di mezzo degli occidentali, altrimenti non credo che se non altro ci avrebbero dato tante informazioni. Cinquecentomila persone sono scese in piazza per manifestare per Giuliana Sgrena, nostra connazionale e soprattutto giornalista, ma non so se si muoverebbero per uno dei tanti eccidi in corso nel mondo. Certamente un sequestro, come ogni altra situazione di pericolo e incertezza, crea per natura un pathos molto forte rispetto alla possibile perdita di una vita umana, prolungando spesso per molto tempo la speranza o la preoccupazione per la salvezza di qualcuno.
Tante persone muoiono ogni giorno per fare il loro dovere o comunque a causa del loro lavoro, ma noi piangiamo in massa solo per Nicola Calipari.
Spero di non essere fraintesa, perche' sono come gli altri addolorata e colpita dalle tragedie che ho menzionato, ma credo anche che per la maggioranza le persone (e non mi chiamo fuori dalla maggioranza) siano irrimediabilmente ciniche e ipocrite. Siamo capaci di commozione se i media ci sollecitano a provarla, ma solidamente indifferenti di fronte a tutto quello che non ci viene messo sotto gli occhi in bella evidenza. E' sempre una tragedia quando qualcuno viene ucciso, ma enormi quantita' di persone muoiono uccise ogni giorno anche in modi atroci senza che ci importi veramente.
Cosi' la vita umana finisce per pesare quanto i giornali e le televisioni decidono che pesi; siccome siamo noi occidentali a posssedere la maggior parte delle risorse economiche, la nostra vita ha piu' importanza. E non posso fare a meno di pensarci, anche piangendo dei morti e sperando che comunque il loro sacrificio possa portare dei frutti positivi.


venerdì, 4 marzo 2005
Nulla di personale, ma…
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:44 pm

Capisco che non va di moda dirlo, che anche Repubblica lo sta sdoganando, che il suo festival ha grande successo, ma Bonolis non lo tollero!
P.S.: c'è qualcuno che lo ricorda ai tempi di Bim bum bam con Licia Colò e il pupazzo Uan?


domenica, 27 febbraio 2005
Miss Padania: l'altra faccia di Borghezio
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 9:54 pm

L'altra sera in tv (addirittura su Rete 4 hanno avuto il coraggio di trasmetterla) c'era la finale di Miss Padania. In questo periodo di relativa calma mi lascio prendere dalle curiosità più oscene, così ne ho guardato un pezzo. Lo spettacolo era ancora più deprimente del previsto: le concorrenti francamente poco attraenti tranne pochissime eccezioni non di particolare rilievo, i presentatori squalliducci nonostante il davanzale da calendario della Foliero che piace tanto ad un mio amico avvocato, nella sfilata si vedevano i vestiti più brutti mai concepiti, i numeri di contorno risultavano tristissimi con i Camaleonti e una compagnia che recitava in lombardo a livello inferiore rispetto a quelle che fanno commedie in vernacolo nelle parrocchie toscane, e per finire in platea c'era Calderoli.
Mi si può dire che me lo sono meritato, che me lo dovevo aspettare. Ma se penso che tutto questo rappresenta fedelmente il livello morale e spirituale della nostra classe di governo, mi pare che il mio sconforto per aver visto Miss Padania non sia che piccola cosa di fronte allo sconforto generale. Comunque cercherò di risparmiarmi ogni ulteriore curiosità oziosa per il futuro…


martedì, 1 febbraio 2005
Letture varie
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:39 pm

Mi sa che sacripante! mi piace.

E invece mi sa che Sergio Romano mi disgusta al punto che non trovo lo stomaco per parlarne. Nemmeno per mandarlo affanculo.


martedì, 1 febbraio 2005
Treppiede
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:15 pm

Con la nuova macchina fotografica ci hanno mandato questo. Che ne dite, rischiamo l'arresto per "porto di oggetto adatto a offendere"?

(art. 4 L. 110/1975: "Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori dalla propria abitazione o delle appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio … nonche' qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l'offesa alla persona.")


lunedì, 31 gennaio 2005
Le terre di Gerusalemme Est
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:42 pm

(e la cecità di chi non vuol vedere)

La vicenda dell'espropriazione delle terre di proprieta' palestinese a Gerusalemme Est (precedenti post qui, qui e qui) si sta ritorcendo contro il governo di Israele. Sono di oggi due notizie interessanti: la prima e' che su pressioni americane e in vista della visita di Condoleeza Rice in Israele, il governo ha promesso di riconsiderare la decisione; la seconda e' che il Ministro della Giustizia Mazuz ha negato di essere mai stato messo a conoscenza della decisione, assunta in un incontro segreto dell'esecutivo.
Colgo l'occasione per segnalare che avevo chiesto ad alcuni blogger filoisraeliani una opinione su questa vicenda. Esperimento ha risposto cosi' (nei commenti a questo post):

Caro Angelo, ho letto l'articolo e ci sono delle cose che non mi convincono tanto. Non metto in dubbio che Israele abbia commesso delle ingiustizie e in alcuni casi dei reati. Però l'articolo comincia con: "in una riunione segreta". Se è stata segreta, come fa il giornalista a sapere cosa si sono detti? Inoltre tutte le sedute parlamentari in Israele sono pubbliche (o pubblicate) come succede anche qui in Italia, se non erro.
Ho poi cercato su internet alcuni dei nomi citati: non solo non ho trovato nessun'altra fonte che parlasse dei contadini intervistati (Johnny Atik, ecc.) che potrebbe anche essere plausibile, ma nemmno del "coordinatore" di questo dipartimento delle "absentee properties". Senza contare che quest'ultimo viene menzionato soltanto dai detrattori di Israele, possibile che una personalità così importante non figuri da nessuna parte se non in questo articolo?

Ovvero: siccome la notizia non mi piace, nego che sia attendibile. In barba perfino all'evidenza. Continuiamo a raccontarci le favole, va'.

P. S. Nel caso Ha'aretz non sia abbastanza autorevole per dare credito a questa vicenda, qui c'e' anche il Washington Post che ne parla (per vedere l'articolo e' richiesta la registrazione gratuita).


venerdì, 28 gennaio 2005
Una memoria senza orpelli
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:15 am

Ora che la celebrazione e' finita, non posso fare a meno di dire un mio disagio di fronte alle immagini che sono venute da Auschwitz ieri.
Le luci, la coreografia, le candele, le fiamme lungo i binari all'imbrunire. Era commovente — ed era suggestivo — arrivava perfino ad essere bello. E tutto questo era troppo — ad Auschwitz.
Non c'e' stato nulla di commovente e di suggestivo e di bello ad Auschwitz. Non dovremmo cercare di rendere tollerabile la memoria dietro la suggestione di una cerimonia.


domenica, 23 gennaio 2005
Voglio il Vernacoliere
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:56 pm

Livorno 1 – Milan 0. Ciampi 1 – Berlusconi 0. Son soddisfazioni.


venerdì, 14 gennaio 2005
Brevissime
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:10 pm

Non ce la faccio a scriverne ora (It si e' addormentato addosso a me, lasciandomi libera soltanto una mano, per di piu' la destra — e io sono mancino). Pero' due o tre cosette le voglio almeno accennare:

1. Tutti fanno festa perche' ci siamo ripresi Mastella. Io no.
2. I referendum sulla fecondazione io li ho firmati e credo che questa legge sia incivile. Ma resto convinto che il posto giusto per (ri)scrivere le leggi sia il Parlamento, non la gabina elettorale. A patto che in Parlamento si faccia una battaglia intransigente di laicita', di tutela dei diritti civili e di rispetto per le donne. Altrimenti non resta che il voto.
3. Censurano Paolo Rossi in RAI — e io che quasi quasi avevo deciso di pagare il canone.


lunedì, 10 gennaio 2005
#@!!*
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:29 am

Ho fatto un diligente backup di tutti i miei dati prima di far riformattare il mio pc che si comportava in maniera strana. Stasera scopro che l'unita' di backup si e' mangiata *tutto*: piu' di cinque anni di lavoro, posta, indirizzi, appuntamenti, fotografie, documenti — il disco pare aver perso addirittura la formattazione. Lo so, un neopadre soddisfatto dovrebbe essere impermeabile a queste piccole contrarieta' — ma io sono nel panico…


sabato, 25 dicembre 2004
Voglio il casco
Nelle categorie: Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:56 pm


martedì, 21 dicembre 2004
Emigrare?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:02 am

Questo blog oggi non dice nulla sulla vicenda delle liste per le regionali. Perche' e' troppo incazzato per parlarne lucidamente.

Pero' l'emigrazione da queste parti non sarebbe poi una cattiva idea.


lunedì, 13 dicembre 2004
Giustizia(lismo?)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:41 pm

Lo so, posso essere accusato di parzialita' familiare, e di annesso comunismo forcaiolo. Ma io, quando leggo che hanno rinviato a giudizio 28 dei picchiatori della Diaz, voglio bene alla magistratura.
E quando leggo che hanno finalmente arrestato Pinochet (sia pure a dei civilissimi arresti domiciliari), mi commuovo fin quasi alle lacrime — dico davvero. E mi convinco che i giudici siano tra le poche cose buone che abbiamo inventato in alcuni millenni di storia.

Al confronto, di Berlusconi e di Dell'Utri mi importa davvero poco. Spero di non aver bisogno di spiegare perche'.


domenica, 28 novembre 2004
C'e' un limite a tutto?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:48 am

(post trasferito da qui)

Sono convinto, e l'ho detto in altre occasioni, che la politica si fa con quel che c'e' — e che impone un elevato grado di compromessi poco nobili e di compagnie per lo meno discutibili. Ma qualcuno mi deve spiegare perche' il mio partito sente il bisogno di prendere a bordo figuri come Enrico Manca, Giusi La Ganga e — peggio di tutti — Tiziana Parenti. Dubito che portino un solo voto. Certamente ne faranno perdere parecchi. Certamente mi creano una ragione in piu' di disagio politico ed etico ogni volta che provo a parlare della Margherita come del "mio partito": io con certi amici di Previti non vorrei avere in comune nemmeno l'aria che respiriamo.


giovedì, 18 novembre 2004
L'arroganza delle buone ragioni
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

L'avevo promesso un po' di giorni fa e una citazione di Diario precario mi spinge a mantenere la promessa.
Il fatto e' che da qualche anno a questa parte, anche grazie a una ben orchestrata campagna, si finisce per tentennare su questioni sulle quali non e' nemmeno pensabile avere dei dubbi.
A Guantanamo gli Stati Uniti detengono illegalmente, senza garanzie e in condizioni umilianti, persone sospettate di aver preso parte a non meglio definiti atti di terrorismo? Non c'e' nulla di cui discutere qui, con nessuno. Non c'e' niente da capire. E' intollerabile, e' moralmente e politicamente sbagliato. Si deve fare tutto il possibile perche' la vergogna finisca e perche' chi la sostiene sia sconfitto. Non c'e' da ascoltare le ragioni dell'altro, semplicemente perche' l'altro non ha ragione.
Sulla fecondazione assistita, sull'evasione fiscale, sulla guerra in Iraq, sull'aborto, sulla Costituzione (e potrei andare avanti per due pagine) sono state sostenute posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza. E troppo spesso di fronte a queste posizioni c'e' stata la disponibilita' ad ascoltare, a dialogare, a cercare un terreno comune. Con il risultato che quelle posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza hanno finito per essere in qualche modo legittimate, non suonano piu' cosi' inaudite, chi le esprime non deve piu' vergognarsene.
Intendiamoci: io sono un dichiarato fautore del consenso, del compromesso, della mediazione, del dialogo a tutti i costi. Credo che ogni rottura sia uno spreco ed un pericolo, che la capacità di trovare accordi insoddisfacenti per tutti sia piu' utile di quella di portare a casa una vittoria netta per alcuni che lascia gli altri con un pugno di mosche. E credo anche che la realta' sia molto piu' complessa di come ci piace vederla, che siano pochi i casi in cui si puo' tranciare nettamente tra bianco e nero. Considero un dovere cercare di capire perche' qualcuno vede le cose in un modo diverso da me. Ma c'e' — alla fine di tutti questi sforzi di comprensione, di dialogo e di compromesso — una linea che non si puo' varcare: ed e' quella della decenza. Se il mio interlocutore fa o dice delle cose indecenti, se mi spiega che i negri vanno ricacciati in mare a cannonate, non cerco un terreno comune con lui. So che quello che dice e' sbagliato, sotto ogni possibile prospettiva — e ho il dovere di avversarlo con tutte le mie forze. E di avere la certezza della mia buona ragione, non vacillare e non farmi tentare dalle sirene dell'accomodamento. E se per caso chi dice o fa cose indecenti e' un mio amico, e' dalla mia parte, allora questo dovere e' ancora piu' forte.
Questo e' quello che io chiamo l'arroganza delle buone ragioni. E' certo un atteggiamento pericoloso, perche' se praticato con troppa disinvoltura si trasforma nell'arroganza delle cattive ragioni che vorrebbe combattere. Ma a volte e' necessario. Perche' a furia di cercare un modus vivendi con l'indecenza, si finisce per diventare indecenti anche noi.


mercoledì, 10 novembre 2004
La prima neve
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 2:18 pm

Per noi non e' quella di oggi, ma quella di due mesi fa:


Che ci volete fare, sono stanco e ho bisogno di evadere, almeno con la testa e con gli occhi.

mercoledì, 3 novembre 2004
You better watch out…
Nelle categorie: Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto da Amministratore alle 11:30 pm

La colonna sonora qui.

Sta arrivando. Le prime avvisaglie sono gia' qui. All'Ikea sono pronti da almeno dieci giorni. Al supermercato oggi la sua roba occupava un intero corridoio. Ci sono i primi, ancora timidi, spot in tv: insomma, Santa Claus is coming to town!
Io *detesto* il Natale, con tutte le mie forze. Mi mette di pessimo umore. Mi sottopone a una routine stressante (regali, auguri, rapporti famigliari da gestire col bilancino). Mi fa venir voglia di scappare. Perfino la home page di Google con le renne mi fa venire il nervoso.
So che siete in tanti a sentirvi come me. E allora ripropongo una cosa che avevo inventato l'anno scorso: una bella campagna antinatalizia tra noi blogger. Qui sotto trovate il logo e un po' di bannerini. Se qualcuno piu' bravo di me ne disegna altri, sono contento. E sono ancora piu' contento se, visitandovi, trovo il logo "no xmas" invece delle renne…



mercoledì, 3 novembre 2004
Zoo(b)logia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

Oggi il si sente un sullo stomaco.


martedì, 28 settembre 2004
Affari di famiglia
Nelle categorie: It, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:24 pm

Avvertenza: questo post puo' interessare solo parenti e affini.
Oggi mio padre compie settantacinque anni. It nascera' tra cento giorni. E' bello pensare alle generazioni che si incontrano.

mercoledì, 14 luglio 2004
Tikkun olam
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:22 pm

(Approfitto di un viaggio in treno — in cui non riesco a far niente di piu' costruttivo — e comincio a recuperare l'arretrato)

Secondo una teoria cabalistica che riassumo qui per quel pochisismo che ne so e per quel meno ancora che ne ho capito, al momento della creazione l'Altissimo riverso' le manifestazioni della sua essenza in una serie di vasi, perche' fossero trasfuse nel mondo. I piu' deboli di quei vasi non ressero l'urto di tanta potenza e andarono in mille pezzi, spargendosi come schegge in tutto il creato. Cio' significa che il mondo e' imperfetto, non e' cosi' come D-o lo aveva progettato, perche' i vasi si sono spezzati e l'armonia prevista non sara' ricostituita fino a che tutti i frammenti non saranno stati ricomposti. Il compito (infinito?) dell'uomo e' riconoscere i cocci di quel disastro primordiale, le scintille del disegno di D-o andato in frantumi, e rimetterle al loro posto. Solo quando tutti i pezzi saranno tornati la' dove dovevano essere il Messia verra'. L'espressione ebraica per questo lavoro di rattoppo e' "tikkun olam", che significa al tempo stesso "riparazione del mondo" e "redenzione del mondo"*. All'uomo spetta rammendare il mondo — se vuole sperare che sia redento.
Non intendo fare una lunga digressione teologica — la riterrei importante, ma ne so troppo poco e comunque non mi pare cosa adatta a un blog –, ma dico soltanto che mi affascina trovo consolante l'idea che siamo qui per rammendare il lavoro mal riuscito di D-o.

Scendendo sulla terra, mi pare che spesso le persone che abbiamo intorno si possano classificare bene secondo una metafora ispirata a questa storia: ci sono quelli che vogliono cambiare il mondo ("un altro mondo e' possibile") e quelli che si accontentano di aggiustare pazientemente quello che c'e'**.
I primi rifiutano di venire a patti con il mondo imperfetto che si trovano davanti; ne vedono gli errori e gli orrori e si chiamano fuori. Sono i rivoluzionari, i visionari, i puri. Da Gesu' in qua. Sono dominati dalla sete di giustizia, fino al punto di rinunciare all'efficacia — se non puo' essere conforme a giustizia.
I secondi sono quelli che cercano ogni giorno di incollare cocci, di rammendare strappi, di far funzionare alla meno peggio qualcosa che forse e' irrimediabilmente rotto e non funzionera' mai come dovrebbe. Sono quelli che scendono a patti, che mediano, che si compromettono. La giustizia e' anche il loro sogno, ma si sentono obbligati all'efficacia.
Nel mio piccolo, so di non avere abbastanza visione e senso della giustizia per essere tra coloro che vogliono un mondo diverso. Sto dalla parte dei rammendatori, senza grandi speranze che il compito possa mai aver fine o che possa risolversi in qualcosa di meglio del meno peggio.
E a volte avrei davvero bisogno che qualche visionario si distogliesse per un attimo dal suo progetto di un mondo migliore e desse una mano a rammendare questo.

* Nella pratica ebraica quotidiana "tikkun olam" e' l'espressione abituale per indicare le attivita' sociali e caritatevoli: ma in questo post mi interessa il senso originario.
** Beh, ci sono anche quelli che stanno bene nel mondo cosi' com'e' — e ne traggono partito. Ma di loro non mi interessa discutere oggi.


lunedì, 14 giugno 2004
Fine mandato
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:28 pm

A un terzo dello scrutinio il candidato dell'Ulivo alla Presidenza della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, ha il 52% dei voti e potrebbe quindi farcela al primo turno ed entrare in carica gia' domani. Di conseguenza io sto sbaraccando il mio ufficio:

<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah1.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah2.jpg" border="0">

<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah3.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccah4.jpg" border="0"><br>
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav1.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav2.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav3.jpg" border="0">
<img src="Http://members.fortunecity.it/theratrace/sbaraccav4.jpg" border="0">


domenica, 13 giugno 2004
The big day may be tonight
Nelle categorie: Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:40 pm

Mettetela come volete, dite che sono superficiale (sara' anche vero): ma un mondo in cui Fred Astaire canta Steppin' Out With My Baby non puo' essere proprio senza speranza.


martedì, 1 giugno 2004
E basta adesso…
Nelle categorie: Umori e malumori, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

Scopro — seguendo un lungo giro di link attraverso Haramlik e Macchianera — di essere anche io chiamato in causa, sia pure marginalmente, nella grottesca vicenda di Loredana Morandi, alias Lunadicarta, fondatrice dei Bloggersperlapace (i link, se proprio volete, ve li cercate su Goooooooogle).
Mi pare che la signora abbia definitivamente perso ogni contatto con la realta'. Tuttavia non e' innocua, visto che pubblica dati personali altrui in giro per la rete, sparge denunce vere o presunte e incita al licenziamento di oneste persone il cui unico torto e' di non aver assecondato il suo delirio. E' il momento che qualcuno la faccia smettere. Ci sara' pure un giudice (un po' piu' vicino di Berlino, si spera) che ponga fine alle sue molestie.

Per dovere di cronaca: non ho avuto il piacere di conoscere la signora Morandi. A quanto ne so, lei ha visto me a una conferenza stampa — io non ho visto lei e non siamo stati presentati.


venerdì, 28 maggio 2004
Capello? no grazie!
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:35 pm

Sono juventino. Lo confesso. Tifoso blando, di quelli che non conoscono nemmeno la formazione, che guardano una partita ogni anno, che non vanno allo stadio *mai*. Pero' le maglie bianconere e il coro "Goeba, goeba" fanno parte del mio personale patrimonio di emozioni. E lo "stile Juventus" — che non sto a far la fatica di definire, tanto chi sa cos'e' lo riconosce e chi non lo riconosce non ammettera' mai che esiste — e' sempre stato per me un motivo di orgoglio e di identificazione.
Beh, a me gia' Bettega, Moggi e Giraudo mi avevano disgustato. La loro Juve non e' la *mia* Juve. I loro modi da squaletti, la totale mancanza — appunto — di stile, quella prepotenza da parvenus del pallone (e non solo del pallone) mi sono sempre sembrati incompatibili con la Juventus. Potevano andar bene per il Milan o per la Roma.
Ma Capello e' davvero troppo. Capello e' l'immagine becera di un mondo che non tollero — e che (si sarebbe detto una volta a Torino) "non e' da Juve". Percio', con rammarico ma senza ripensamenti, rassegno oggi le mie dimissioni da juventino.


mercoledì, 4 febbraio 2004
I lemming
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:00 am

Forse ve lo ricordate anche voi. Un documentario Disney (White Wilderness, 1958) che ho visto da bambino raccontava la storia raccapricciante dei lemming. Questi piccoli roditori vivono in colonie in tane sotterranee dalle lunghe gallerie. Quando una colonia diventa sovraffollata, l'agressivita' cresce, si verificano zuffe sempre piu' violente, fino a quando — se ricordo bene, sono passati quasi quarant'anni — gran parte della popolazione si riversa fuori dalle tane e comincia a correre. Apparentemente si tratta di una specie di migrazione. Ma la corsa disperata e' diretta alle alte scogliere da cui le povere bestie si precipitano in mare. Dopo questo suicidio di massa, i sopravvissuti ricominciano il ciclo fino alla successiva crisi di sovrappopolazione.
Questa storia mi colpi' terribilmente — ed e' rimasta nella mia testa una specie di metafora esistenziale. In fondo — quando parlo di "rat race", e' la corsa folle dei lemming che mi viene in mente.
Pochi giorni fa ho scoperto che quel documentario era un falso. I lemming non si suicidano in massa, non si buttano a frotte giu' dalle scogliere. Sono contento per loro. Ma l'immagine mi e' rimasta indelebilmente impressa — anche perche' ho la sensazione che noi, invece, ai lemming disneyani somigliamo davvero.

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