Se uno come Tortosa dice di aver votato PD alle ultime elezioni, chi nel PD crede ancora di stare a sinistra forse dovrebbe farsi qualche domanda.



domenica, 15 febbraio 2015
Tripoli, bel suol d'amore
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:43 pm

Non sono un pacifista per principio, tutt'altro. Sono convinto della necessita' che l'Europa abbia una capacita' militare robusta e che si metta in condizione di utilizzarla a tutela dei propri interessi, sia in termini di deterrenza che in termini di intervento (la capacita' di attuare il secondo e' condizione della prima). Per questo non mi sono mai accodato alla facile retorica del taglio delle spese militari — e men che meno all'antimilitarismo a basso costo che contraddistingue tanta parte dell'opinione pubblica italiana.
Ho qualche dubbio in piu' sul fatto che abbia senso — oggi — un dispositivo nazionale italiano non integrato in una politica europea di difesa (e di conseguenza in una politica estera europea): le sfide sono troppo complesse per essere affrontate a livello nazionale, come dimostra perfino l'estrema difficolta' a mantenere nel tempo un'operazione di SAR a rischio bassissimo come e' stata Mare Nostrum.
Per questo mi sento gelare il sangue a sentir ministri del Governo blaterare di un'operazione militare in Libia, con una leggerezza che non so se sia piu' dettata da stupidita' o malafede. Per centomila ragioni, e' una pessima idea — e certamente non e' con cinquemila soldati che si puo' pensare di guidarla — e soprattutto di vincerla sul terreno. Risparmio di scrivere un pippone su questo tema, e rimando a quanto Romano Prodi
e Mimmo Candito hanno detto sull'argomento.


giovedì, 12 febbraio 2015
Meglio che naufraghino i migranti
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:52 am

… piuttosto che le riforme costituzionali, si dev'essere detto Matteo Renzi. Gia', perche' il principale avversario del ripristino di Mare Nostrum e' Angelino Alfano, i cui voti sono diventati indispensabili per assicurare alle riforme la maggioranza dopo la rottura del Nazareno. E quindi non e' il caso di contrariarlo: di ripristinare Mare Nostrum, come ha chiesto Enrico Letta, non si parla nemmeno — "il problema e' un altro". Moriranno alcune centinaia di migranti in piu'? "E chissene", come a quanto pare usa dire in ambienti renziani.
#statesereni, eh…


mercoledì, 14 gennaio 2015
Je (ne) suis (plus) Charlie?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:43 pm

Premetto che so poco di Dieudonné — e quel poco che so me lo fa detestare cordialmente — e ritenere un antisemita oltre che un inutile provocatore. Pero' quando leggo che la Francia, che l'altro ieri proclamava orgogliosamente "Je suis Charlie", stamattina lo ha arrestato per apologia di terrorismo per una battuta nemmen troppo idiota pubblicata su Facebook — mi faccio venire dei dubbi, tanti dubbi.

A parte: non penso che Dieudonné la intendesse cosi', ma personalmente mi pare che dovremmo tutti un po' sentirci Charlie Coulibaly. Non certo per solidarizzare con un terrorista e con un assassino, ne' per metterlo sullo stesso piano delle sue vittime. Ma perche' se non proviamo a comprendere — davvero, profondamente — il malessere che puo' spingere una persona a un gesto estremo come quello dei terroristi suicidi, se ci limitiamo a segnare una linea di demarcazione netta tra "noi" e "loro", se ne facciamo nella nostra rappresentazione degli esseri disumani (in fondo confortantemente disumani) — allora non faremo altro che preparare noi stessi e le nostre societa' al prossimo attentato. Da questo punto di vista mi e' parsa molto bella — e molto profonda — questa riflessione di un gruppo di prof di banlieue: "Ceux de Charlie Hebdo étaient nos frères, tout comme l’étaient les juifs tués pour leur religion, porte de Vincennes, à Paris : nous les pleurons. Leurs assassins étaient orphelins, placés en foyer : pupilles de la nation, enfants de France. Nos enfants ont donc tué nos frères. Telle est l’exacte définition de la tragédie".


"Comment avons-nous pu laisser nos élèves devenir des assassins?"

via Le Monde.



lunedì, 12 gennaio 2015
Echoes of France
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:49 pm

Fra tanta (pur comprensibile e doverosa) solennita' repubblicana, questo e' il mio piccolo omaggio alla Francia, alle sue vittime — e alla sua meravigliosa civilta' della contaminazione.

Forse agli spiriti irriverenti di Charlie Hebdo sarebbe piaciuto — o almeno lo avrebbero trovato un po' meno intollerabile del nostro unanimismo celebrativo di queste ore.


Grillo oggi scrive: "Un Paese che ha eletto come speranza un volgare mentitore assurto a leader da povero buffone di provincia".
De te fabula narratur



lunedì, 14 aprile 2014
O vi si sfaccia la casa
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:18 pm

Beppe Grillo usa Auschwitz e "Se questo e' un uomo" per la sua polemica politica contro questo e quello. Non mi interessano i contenuti, non mi interessano i bersagli. Non voglio nemmeno leggerlo (e tantomeno linkarlo).
Sono perfino stanco di dire che qualunque uso strumentale della Shoah e' inammissibile e indecente. "Meditate che questo e' stato": questo, non altro. Chi usa Auschwitz per parlare d'altro banalizza la Shoah, ne fa un giocattolo retorico buono per tutti gli usi — e viene meno al dovere — prima ancora che della memoria — del piu' elementare rispetto per i morti.

O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

P. S. Oggi e' la vigilia di Pesach. Chag Sameach nonostante tutto.


martedì, 11 marzo 2014
Non e' un paese per donne
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:57 pm

La Camera respinge gli emendamenti sulla parita' di genere nella legge elettorale. La crisi porta le famiglie a rinunciare all'iscrizione ai nidi, con il risultato che piu' donne rinunciano a lavorare o a cercare un lavoro per dedicarsi alla cura dei figli. Due notizie del genere nella stessa giornata danno l'idea di che razza di paese siamo.


giovedì, 13 febbraio 2014
Modello inglese
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:59 pm

Nel PD sta trovando sempre maggior seguito il modello inglese, che consiste nell'avere un senso delle istituzioni e della lealta' politica e personale degno di quello di Giorgio di Clarence o di Riccardo di Warwick. Ma se non altro a quei tempi chi ordiva una congiura rischiava la testa — e questo almeno teneva lontano il ridicolo.
D'altronde ve lo vedete il povero Shakespeare a scrivere il Matteo I invece del Riccardo III?


Come sarebbe bello se un questore o un prefetto, magari quello di Torino, per non dire un ministro di questo povero nostro Stato, per dimostrare un po’ di rispetto proprio per quello Stato che rappresentano, di fronte a una Waterloo come quella di queste ore, offrisse le sue dimissioni, anche se ritenesse di non essere il solo responsabile. Ma non allarmatevi, non lo farà.

via La Stampa – Se lo Stato rinuncia al suo ruolo.



sabato, 7 dicembre 2013
C'e' foto e foto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:25 pm

La foto sciacallesca accanto a un Mandela piu' morto che vivo l'ha pubblicata — ma chissa' perche' questa no:


(via @mante)


giovedì, 28 novembre 2013
Perche'.
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:37 am

Ero al liceo, era il 1976 — non ricordavo bene ma internet aiuta. Nella campagna elettorale per le elezioni politiche il PLI tappezzo' Torino, sua storica roccaforte (e immagino in misura un po' inferiore il resto d'Italia), di questi manifesti:


(ho ritrovato l'immagine qui)

Inutile dire che tutti i buontemponi di passaggio ne approfittarono per scriverci sotto le ragioni piu' ridicole e piu' insultanti per le quali un elettore avrebbe potuto votare liberale — ne ricordo ancora un certo numero che, per le stesse ragioni della canzonaccia manzoniana, "non voglio trascrivere". Ma peggio ancora — forse — era quando i manifesti restavano bianchi ed intonsi: "Tu voterai liberale. Perche'." — e sotto non c'era uno straccio di motivo. Il vuoto. L'imbarazzante constatazione che un perche' non c'era.
Il PLI di Zanone, a quelle elezioni, prese una cosa come il 2% scarso — un tracollo da cui non si riprese mai piu'.

Ricordo questo episodio minorissimo perche' qualche giorno fa e' partita la campagna del PD per il voto alle primarie:

Che dire, la somiglianza e' impressionante. E forse e' da attribuire piu' allo stesso vuoto di idee che alla scarsa memoria storica di un copy troppo giovane.


mercoledì, 20 novembre 2013
Non ce la posso fare
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:23 am

Ho seguito con interesse la campagna congressuale di Giuseppe Civati. Ne condivido moltissime posizioni, soprattutto sul partito e sulle larghe intese. Non sono convinto di certi suoi accenti "movimentisti" su temi come TAV, spese militari, rapporto con il M5S — ma a quanto pare in Italia non si riesce ad essere di sinistra senza diventare un po' massimalisti. Al netto di questo, credo che Civati sia l'unico presentabile dei candidati alle primarie — e lo avrei sostenuto volentieri con il mio voto.
Ma davvero, non ce la posso fare. Non posso andare a votare alle primarie di un partito che — tra mille altre cose — dice che la Cancellieri dovrebbe dimettersi, ma vota in Parlamento per l'esatto contrario. E' la logica dei Centouno, e il PD ne e' totalmente prigioniero, senza speranza di cambiamento. Nonostante la bella battaglia di Civati e di qualche altra persona per bene.


Credo che nessuno possa ragionevolmente sospettarmi di voler salvare il posteriore a Berlusconi.
Pero' trovo che l'insistenza sul voto palese da parte di M5S e PD sia un esempio di incivilta' istituzionale — oltre che di resa alla cialtronaggine politica, per cui nel segreto dell'urna tutto diventa possibile.



Che Odifreddi fosse un idiota lo sospettavo da tempo, ma questa ne e' la conferma sperimentale.



sabato, 12 ottobre 2013
La via maestra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:59 pm

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

(Art. 10 Cost.)

Anche per questo — oggi piu' che mai — la nostra Costituzione va difesa ed applicata.


giovedì, 10 ottobre 2013
Dieci per cento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:32 pm


Mi si passi un po' di cinismo.
L'Undici Settembre sono morte poco meno di tremila persone; a Lampedusa ne sono morte piu' di trecento. A non voler essere pignoli, un rapporto di dieci a uno.
L'attentato dell'Undici Settembre ha scatenato una reazione dell'Occidente che ha mobilitato enormi risorse economiche per combattere il terrorismo. Studi del 2011 parlano di una cosa come 4.000 miliardi di dollari di spesa diretta solo negli Stati Uniti per finanziare le guerre e gli investimenti in sicurezza. Aggiungendo i costi sostenuti dal resto dell'Occidente non oso pensare dove si arriva — e senza contare gli effetti negativi sul ciclo economico.
Ecco, se ogni morto di Lampedusa valesse quanto un morto dell'Undici Settembre, la comunita' internazionale troverebbe — a calcolare al ribasso — 400 miliardi di dollari da spendere nei prossimi dieci anni per ricollocare i profughi, per stabilizzare i paesi di provenienza e per la cooperazione allo sviluppo. Non succedera' — e questo la dice lunga su quanto crediamo davvero che tutti gli uomini sono uguali.


Andrea Segre: "Si ma allora, come si fa? Possiamo mica prenderli tutti qui, no?".
Mi piacerebbe che qualcuno ci spiegasse, se del caso, perche' non si puo' fare.



mercoledì, 2 ottobre 2013
Il vincitore
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:19 pm


(scusate, di solito non pubblico spazzatura come quella qui sopra)

Ha fatto una figuraccia davanti a tutto il mondo. Ha dimostrato una totale incoerenza. Si e' dovuto piu' o meno umiliare davanti ai suoi servi in fermento. Ha offeso perfino l'untuoso Bondi, mandandolo allo sbaraglio e poi smentendolo dopo cinque minuti.
Ma credetemi, ha vinto lui. La reputazione tanto non ce l'ha. La memoria degli Italiani e' labile. Il partito non gli si spacchera' piu' (e comunque avra' tempo di riprenderselo). E' ancora nella maggioranza di governo e potra' continuare a condizionarla. Tra qualche giorno potra' fare la vittima in mondovisione e i suoi rimasti al governo ricominceranno a tornare alla carica per proteggerlo dai processi. Tempo tre mesi, riparleremo di come liberarci di lui: altro che #diversamente — qui va in onda l'eterno ritorno dell'identico.


venerdì, 2 agosto 2013
A futura memoria
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:52 pm

La sentenza della Cassazione di ieri, rinviando la determinazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici alla Corte d'Appello di Milano ha seguito un percorso non necessitato (c'e' giurisprudenza che prevede la rideterminazione della pena accessoria da parte della Cassazione stessa, senza rinvio). C'e' da chiedersi perche'.
Io che sono malpensante, ho un timore. La rideterminazione della pena accessoria prendera' tempo: ci sara' il passaggio in Appello e un verosimile, ulteriore ricorso per Cassazione. Nel frattempo ci sara' modo di incastrare una normetta sibillina nascosta in una legge onmibus, magari una di quelle che comportano trecento articoli su materie disparate e che si approvano con la fiducia su un maxiemendamento fatto di seicentosessantasei commi. Che cosa dira' la norma? due cosette del genere:

1. Le norme di cui ai Capi I e II del D. Lgs. 235/2012 non si applicano alle fattispecie previste dall'art. 2 del D. Lgs. 74/2000.
2. L'art. 12 c. 2 del D. Lgs. 74/2000 e' abrogato limitatamente alle parole "2" e "2, comma 3".

Due commini piccoli piccoli che nessuno leggera', di cui la stampa e le opposizioni non si renderanno conto e che verranno approvati senza batter ciglio — e dai piu' senza consapevolezza: e che cancelleranno tanto l'interdizione dai pubblici uffici quanto l'incandidabilita' di Berlusconi.
Lo so, sono un malpensante — ve l'avevo detto. Ma questa cosa qui la volevo mettere per scritto — a futura memoria, appunto.


venerdì, 19 luglio 2013
Back to basics
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:44 pm

Sempre piu' spesso mi rendo conto che non ci sarebbe bisogno di tanti discorsi, nella politica italiana. Basterebbe rileggere costantemente, con umilta' e attenzione, la Costituzione:

Art. 10, cc. 2-3: La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Art. 95, c. 2: I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.


mercoledì, 17 luglio 2013
Palloncini
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:16 pm

Gino Nunes amava dire che le responsabilita' sono come i palloncini: volano in alto. Lo diceva quando qualcuno tentava di giustificare un errore politico o amministrativo scaricandolo sui suoi sottoposti. E non si e' mai personalmente e politicamente sottratto a questa regola: tutto cio' che faceva l'amministrazione di cui era a capo era responsabilita' sua, meriti e colpe allo stesso modo (certo, vi assicuro che non era piacevole essere chi aveva fatto lo sbaglio di cui si era preso la responsabilita' politica – ma questo e' un altro paio di maniche).

(Ogni riferimento a fatti o persone dell'attuale Governo della Repubblica e' naturalmente frutto della vostra malevolenza di lettori)


lunedì, 15 luglio 2013
Anniversario
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:35 pm

Oggi ricorre il settantacinquesimo anniversario della pubblicazione del "Manifesto della Razza" che fu il precursore "scientifico" delle infami leggi razziali fasciste.
Nel guardare al tempo trascorso, potremmo sottolineare con orgoglio che oggi la nostra concittadina di origini congolesi Cecile Kyenge e' un Ministro della Repubblica.
Oppure potremmo constatare con perdurante vergogna che il nostro concittadino razzista Roberto Calderoli e' Vicepresidente del Senato.
Francamente e' difficile dire se il bicchiere e' mezzo pieno o mezzo vuoto.


lunedì, 1 luglio 2013
Gino Nunes (1941-2013)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:44 am

Per Gino la politica non era uno sport da signorine. Aveva ben chiaro che quello che contava erano i rapporti di forza, il potere, la capacita' di ottenere dei risultati — e che le alleanze, gli accordi, ma anche gli scontri, avevano senso in quanto permettevano di disegnare un sistema di potere e di raggiungere degli scopi.
Questo lo ha reso spesso sgradevole, abrasivo, perfino talvolta brutale. Certo non aiutavano a renderlo simpatico la vena polemica e la vis verbale tutta livornese che lo caratterizzavano — e la chiarezza senza giri di parole con cui amava dire la sua. Probabilmente se fosse stato piu' ipocrita o piu' cauto si sarebbe fatto meno nemici e avrebbe potuto ambire a cariche piu' prestigiose di quelle a cui il suo partito lo ha confinato, preferendogli personaggi meno scomodi ma infinitamente meno lucidi e incisivi di lui.
Aveva fama di politico spregiudicato, di pochi scrupoli, di negoziatore duro e tignoso. Si curava pochissimo di smentire questa sua immagine — e in genere di piacere e di accattivarsi simpatie. Si muoveva con assoluta disinvoltura nella bassa cucina della politica, nelle trattative con i personaggi piu' sgradevoli e piu' difficili, nella zona grigia dove il potere e il denaro si presentano per quello che sono. Lo ha sempre fatto mantenendo una rigorosa, inattaccabile onesta' personale, che perfino i suoi avversari gli hanno sempre dovuto riconoscere — e nello stesso tempo senza mai atteggiarsi a santimonioso censore dei costumi personali e politici altrui.
Aveva la passione dell'amministrazione, piu' ancora che della politica "alta". Viveva con un minimo di fastidio i dibattiti puramente teorici (cui pure partecipava con lucidita' e con giudizi spesso tanto sbrigativi quanto calzanti), ma era fiero delle strade, delle reti informatiche, insomma delle soluzioni concrete che la sua azione riusciva a realizzare.
Era difficile pensare che potesse aver fatto altro che politica in vita sua, perche' la politica era la sua spina dorsale, il suo orizzonte, il suo pensiero dominante. Invece alla politica era arrivato tardi, dopo anni di brillante professione medica, a cui aveva rinunciato proprio per dedicarsi a tempo pieno alla vita pubblica.
La sua ironia era feroce, ma la esercitava su se stesso tanto quanto sugli altri — e questo gli permetteva di non prendere troppo sul serio ne' le vicende della politica ne' il suo stesso ruolo. Era cio' che gli permetteva di vivere al tempo stesso con estrema passione e con un certo distacco la battaglia quotidiana.
Non lo dava a vedere, ma era un uomo di alti ideali; credeva fortemente nel compito della politica di rendere migliori le vite delle persone, di superare le ingiustizie, di promuovere una societa' piu' libera e piu' egualitaria. Sapeva che per arrivarci occorreva sporcarsi le mani — ma non accettava che si potessero dimenticare gli obiettivi alti per cui ci si sporcavano le mani. Per questo si sentiva sempre piu' estraneo alla politica dei nostri tempi — e ne dava, privatamente, giudizi e ritratti sprezzanti.
Per me Gino e' stato un maestro di politica — e un amico. Per quanto fossimo diversissimi per carattere e per formazione, devo a lui molto del modo in cui vedo la vita pubblica.
Gino avrebbe probabilmente stroncato con una battutaccia anche questo mio ricordo, che avrebbe vissuto con imbarazzo. Vorrei che potesse farlo.


Giuseppe De Giorgi capo di stato maggiore della Marina militare "Flotta a rischio estinzione".

Si dirà che abbiamo altri problemi. E' certamente vero — ma non investire nella difesa nazionale significa condannare l'Italia (e l'Europa, che sta sulla stessa china) ad essere subalterna a potenze ed interessi stranieri. Di *questo* discutiamo quando parliamo degli F 35 o — come in questo caso meno noto e piu' grave — della scomparsa della Marina Militare.



In progress | [ciwati].

Quest'uomo si e' guadagnato il mio voto.



Un po’ di uguaglianza | [ciwati].

(da queste parti sono anni che si dice…)

P. S. Nel weekend spero di elaborare un po' su questi dati.



domenica, 9 giugno 2013
Stop al finanziamento pubblico?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:43 pm

Mentre qui in Italia "finanziamento pubblico della politica" e' ormai una parolaccia, Lawrence Lessig e i suoi Rootstrikers in America lo indicano come il rimedio alla corruzione di una politica inquinata dai soldi privati.


Walter Tocci: Dubbi sulla revisione costituzionale.

Parole tanto condivisibili quanto drammaticamente inascoltate – e inattuali.



lunedì, 20 maggio 2013
Io non chiedo scusa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:25 pm

I renziani milanesi hanno promosso l'idea di una petizione tra gli elettori democratici per chiedere scusa a Prodi. A me sembra un'iniziativa — scusate la franchezza — tra l'infantile e l'idiota.
Gli unici che dovrebbero scusarsi, se mai, sono i centouno che hanno impallinato Prodi in occasione dell'elezione del Presidente della Repubblica. Ma loro, acquattati nel loro anonimato mafioso (querelatemi, cosi' almeno scopriamo chi siete), se ne guardano bene, ovviamente. Anche perche' non e' che hanno votato contro Prodi per sbaglio.
Io non chiedo scusa — se mai potrei pretendere io delle scuse dal partito che ha tradito il mio voto. E poi "chiedere scusa" non e' una categoria politica: va bene se ho rubato le caramelle, o se ho urtato qualcuno per sbaglio sull'autobus. Ma non ha senso chiedere scusa per aver affondato, insieme a Prodi, l'idea stessa che stava dietro al PD: questa e' una scelta politica — ed e' una scelta perfino legittima, per quanto sciagurata. Se ne porta una responsabilita' *politica* davanti al paese e agli elettori. Quindi non avrebbe senso nemmeno se a scusarsi fossero i centouno.

(se mai, il problema etico e non solo politico e' la totale opacita' del processo che ha portato al sabotaggio di Prodi e della linea del PD: perche' rende impossibile l'assegnazione di responsabilita' chiare a soggetti precisi. Io credo che l'assenza del vincolo di mandato sia una delle tante cose sagge della nostra Costituzione; ma credo anche che sia dovere dei rappresentanti mettere gli elettori in grado di giudicare il loro operato. Si chiama accountability — ed e' uno dei principi base delle democrazie occidentali. L'anonimato dei centouno in questo senso non e' soltanto omerta', e' un vulnus al fondamento stesso della rappresentanza)


domenica, 19 maggio 2013
Poi mi cheto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:38 pm

… che per oggi ho sproloquiato abbastanza.

Angelo Panebianco sostiene la necessita' della "pacificazione" attraverso le larghe intese e la riforma della Costituzione, magari in senso presidenziale. Spiegando che la divisione del paese e' — in fondo — esacerbata da un cattivo bipolarismo.
A me viene da chiedere: ma siamo sicuri che non ci sia una divisione reale, in questo paese? Che non ci sia una parte del paese che ha profittato senza ritegno di come l'Italia e' stata governata in questi anni e un'altra che ha visto i suoi diritti e le sue condizioni di vita peggiorare continuamente? Che non ci sia stato un imbarbarimento della convivenza civile che ha danneggiato una parte del paese e avvantaggiato un'altra?
E allora non si parli di pacificazione prima di aver ristabilito un minimo di equilibrio. Si diceva una volta — e forse bisognerebbe ricominciare a dirlo: non c'e' pace senza giustizia.


domenica, 19 maggio 2013
La questione centrale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:53 pm

Del crescere della disuguaglianza abbiamo gia' parlato da queste parti. Nuovi dati OCSE dicono che la situazione sta progressivamente peggiorando — e che i poveri pagano la crisi assai piu' dei ricchi — e in Italia proporzionalmente peggio che altrove. Basterebbe soltanto questo a certificare il fallimento delle politiche degli ultimi anni, a livello nazionale e a livello europeo. Qualunque programma politico riformista (nemmeno di sinistra: vagamente, blandamente riformista) o mette al centro questo problema o e' una presa per il culo. Non spero di sentirlo dire da Epifani e men che meno da Letta. Ma da chi si propone di riportare in vita il PD si'.


sabato, 18 maggio 2013
No comment
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:10 pm

Il Corrierone nasconde in basso sulla homepage la notizia della manifestazione della FIOM oggi a Roma, ma pubblica in bella evidenza un articolo secondo cui il 10% delle famiglie detiene il 50% della ricchezza del paese e il rapporto tra la retribuzione media di un dipendente e quella di un top manager e' di 1 a 163.


sabato, 18 maggio 2013
Tutto e' perduto fuorche' forse anche l'onore
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:08 pm

Lo voglio dire in maniera semplice, senza troppi ragionamenti. A me pare che la sparuta pattuglia di parlamentari democratici (Civati, Orfini, Barca, Cofferati, Mineo, Vita — e forse qualcun altro) che oggi partecipa alla manifestazione della FIOM stia in qualche modo cercando di salvare l'onore di quel che resta di quella parte politica. Non so se ci riuscira', ma personalmente gliene sono grato.


venerdì, 10 maggio 2013
Fare spogliatoio?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:47 am

Con Waldorf ci veniva da commentare che l'immagine di Letta, Alfano e tutti gli altri insieme sotto la doccia e' abbastanza raccapricciante…


www.ciwati.it

Sono stato diffidente a lungo. Oggi mi sembra una delle pochissime persone su/con cui ragionare per una ripresa delle ragioni vere del progetto del Partito Democratico. Certo che senza w mi piacerebbe di piu'.

(siamo tornati — e la lettura dei giornali e' perfino piu' indigesta del solito)



sabato, 20 aprile 2013
Un pessimo risultato
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:12 pm

Premessa. Non so nemmeno perche' scrivo sta roba. Il blog non lo legge piu' nessuno, tanto. Forse serve solo come terapia per tenere a bada la bile — e un po' a futura memoria mia, per vedere tra qualche anno se ci ho dato o no.
Ri-Premessa. Sono stato un prodiano della prima ora, da quando non lo era nessuno. Percio' — lo ammetto — sono avvelenato. E credo di aver ragione di essere avvelenato, perche' Prodi era l'unico dei candidati che avrebbe potuto essere il Presidente della Repubblica di cui avremmo avuto bisogno.
Tri-Premessa. Ho una grande stima politica per Napolitano. Credo che sia stato, pur con qualche errore, un buon Presidente in un momento difficilissimo, che abbia il merito di averci traghettati attraverso una navigazione davvero pericolosa senza mai perdere di vista i valori della Costituzione. Credo anche che sia un uomo di grande correttezza e coraggio istituzionale — e che usera' al meglio le sue virtu' anche in questo secondo mandato. La mia stima non viene meno per quel che diro' sotto.

Rieleggere Napolitano alla Presidenza della Repubblica e' stato un errore grave. Sul piano politico, innanzi tutto. Perche' si tratta di una rielezione tutta subalterna alla logica delle larghe intese, di un governo organico e politico che mette insieme PD e PDL: due aree che rappresentano (o almeno dovrebbero rappresentare) concezioni opposte della politica e blocchi sociali antagonisti. E che quindi finiranno per paralizzarsi a vicenda e per potersi accordare soltanto al ribasso. Non e' quello di cui abbiamo bisogno.
Attenzione, e' ben diverso dal governo presidenziale di Monti, nato come pausa della lotta politica, con un'agenda dettata dalle emergenze e con l'obiettivo di restituire la parola al sovrano dopo un breve periodo. Qui stiamo parlando di un accordo e di un governo *politico* che mette insieme destra e sinistra, con la nascita di un programma condiviso. Credo che sia nello stesso tempo irrealistico e pernicioso, perche' la situazione necessita di scelte precise, coraggiose, anche contestabili: ma frutto di una visione chiara e forte di come vogliamo che sia la societa' italiana tra dieci anni. E delle due l'una: o il PD puo' costruire una visione comune con Berlusconi, con Brunetta, con la Gelmini, con Tremonti, con Maroni, con la Santanché (devo continuare la galleria degli orrori?) — e la prospettiva e' agghiacciante — o non puo', e questo significa che il governo sara' preda di risse continue e non riuscira' a far nulla. Nell'uno e nell'altro caso, e' una prospettiva che puo' solo far male all'Italia.

Ma l'errore e' ancora piu' grave sul piano istituzionale. Perche' trasforma, con la forza di un precedente, l'ultima istituzione robusta e amata della Repubblica, la Presidenza.
Nella Costituzione materiale di questo paese, la rieleggibilita' del Presidente era saggiamente restata una possibilita' soltanto teorica. Il limite del settennato e' stato finora una garanzia rispetto all'esercizio dei poteri presidenziali — in un certo senso una garanzia di terzieta' del Presidente. Qualunque Presidente, anche il piu' forte e/o il piu' autoritario, alla fine del mandato sarebbe uscito di scena definitivamente. Nessun Presidente, nemmeno il piu' opportunista, avrebbe favorito questa o quella parte per assicurarsi la rielezione. Ora questa garanzia e' saltata.
Ancor piu' grave e' che Napolitano sia stato rieletto, con ogni verosimiglianza, sulla base di un accordo che limita la durata del suo mandato. Se cosi' fosse, e basta l'anagrafe a confermarlo, si creerebbe un altro pericoloso precedente. Ancora una volta, la sostanziale inamovibilita' del Presidente nel corso del settennato ha reso la carica indisponibile ai desideri degli altri poteri dello Stato: dall'esecutivo alle maggioranze parlamentari: e' stata lo scudo dietro a cui si poteva riparare la funzione di garanzia del Presidente rispetto ai tentativi di forzatura costituzionale degli altri poteri. Se questa garanzia viene meno e la durata in carica rientra per cosi' dire nella disponibilita' della politica, l'indipendenza del Presidente ne viene fortemente sminuita.
Infine una considerazione meno da costituzionalista del bar: la modalita' di quest'elezione, pur essendo assolutamente legittima e democratica (Rodota' merita gratitudine per averlo ricordato ai suoi sostenitori, loro si' eversivi), mette la Presidenza della Repubblica all'ombra dell'inciucio e di una politica che non sa piu' farsi comprendere dagli elettori. Sara' difficile (e ci vorra' tutta la sapienza e l'indipendenza politica di Napolitano) evitare che cio' si trasformi in un'ondata di impopolarita' e di discredito sull'ultima istituzione repubblicana che gli Italiani rispettavano.
Insomma — per calcoli di breve respiro politico — i responsabili di PD e PDL hanno assestato tre belle picconate all'architettura costituzionale dell'Italia. Sono danni di lungo termine, destinati a pesare per anni e che forse non sara' possibile riparare.

D'altra parte, non credo che convergere su Rodota' sarebbe stata una buona scelta comunque. Non per la persona e per la sua storia, che sono di assoluto merito. In altre condizioni, Rodota' avrebbe potuto essere un meraviglioso Presidente della Repubblica. Ma i candidati non sono soltanto individui, sono anche l'espressione delle parti politiche che li propongono: e votare Rodota' significava accettare una subalternita' al grillismo, che non mi pare migliore del (e per certi aspetti nemmen diverso dal) berlusconismo. Diverso sarebbe stato se il PD avesse proposto Rodota' in prima battuta: ma e' tutto da vedersi se Grillo lo avrebbe a quel punto fatto votare ai suoi — o se l'avrebbe affondato in quanto candidato del "pdmenoelle". Personalmente trovo sbagliata e pericolosa la pretesa di primazia politica di una forza che ha preso il 25% dei voti e non ha capacita' di alleanze — e credo che assecondare questa pretesa convergendo sul suo candidato sarebbe stato politicamente inaccettabile.

Infine: il Partito Democratico e' morto. Lo e' anche se qualcuno ne raccogliera' i cocci e il nome e se ne fara' un feudo politico. Ed e' morto non solo e non tanto per le sue divisioni interne; e' morto perche' e' definitivamente venuto meno al progetto politico per cui era nato: quello di costituire una grande forza riformista moderna, radicata nell'incontro delle culture dei partiti di massa da cui nasceva — e alternativa alla destra: a quella di Berlusconi in particolare, ma anche a una destra civile e liberale. Una cultura riformista condivisa nel PD non e' mai nata — e l'alternativa alla destra sta lasciando il posto alle larghe intese. Per chi come me ha creduto in quel progetto e' una sconfitta cocente.
D'altronde, per come e' fatta la politica italiana, non credo che ci sia spazio per un soggetto "di sinistra" alternativo al PD e capace di contendergli seriamente l'elettorato: i voti in uscita dal PD andranno al prossimo Masaniello di passaggio, che sia ancora Grillo o no. Percio' l'ipotesi di un nuovo partito, costruito intorno a SEL e alla sinistra PD (magari a Barca in contrapposizione a Renzi) certamente mi farebbe sentire "a casa", ma credo che sia destinata a restare un progetto minoritario e al piu' di testimonianza. E non e' cio' di cui abbiamo bisogno.

Vedo moltiplicarsi le prese di posizione del tipo "Napolitano non mi rappresenta", "Napolitano non e' il mio Presidente". Non le condivido. Per quanto politicamente viziata sia la sua rielezione, Napolitano e' il Presidente legittimo — e confido che continuera' ad essere il buon garante della Costituzione e della Repubblica che ha dimostrato di essere fino ad oggi. Giorgio Napolitano e', nonostante tutto, il mio Presidente.


venerdì, 19 aprile 2013
Trepidante
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:22 pm

… dietro alla sua bella linea gialla.

P. S. Mi sa che sta aspettando in una stazione dismessa, pero'. Peccato.


mercoledì, 17 aprile 2013
NO
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:38 pm

Non serve a niente – ma non riesco a non dirlo. Marini NO.


sabato, 30 marzo 2013
Il Sindaco e l'autismo
(ovvero non azzeccarne una, nemmen per sbaglio)

«Non lasciare solo chi è affetto dall’autismo, sindrome che aggredisce bambini e famiglie più di quanto si pensi, è l’obiettivo della comunità torinese. Mentre auspichiamo che la genetica dia al più presto la speranza di sconfiggere questa grave patologia, occorre aprire un varco nel silenzio che prevale attorno a chi sfortunatamente ne è affetto. Perché l’autismo si può sconfiggere»
Così il nostro Sindaco Fassino, commentando le iniziative cittadine per il prossimo Autism Awareness Day.

Caro Sindaco, Lei e' riuscito nell'impresa di essere nello stesso tempo disinformato, offensivo, paternalistico e ipocrita. Complimenti.
Disinformato. Perche' no, l'autismo non si puo' sconfiggere. Non si puo' guarire dall'autismo, anche perche' non e' una malattia. L'autismo e' una diversita' genetica — chi e' autistico lo e' per sempre, costitutivamente. Non si svegliera' un mattino per scoprire che l'autismo se ne e' andato. E allora la cosa che importa e' che gli autistici vengano messi nelle condizioni di vivere bene — o non peggio di tutti noi altri neurotipici.
Offensivo. Perche' no, noi non auspichiamo affatto che l'autismo sia sconfitto al piu' presto. Perche' quello che chiamiamo autismo e' il modo dei nostri figli di rapportarsi al mondo, di leggerlo e di agirci. E quindi chi parla di sconfiggere l'autismo parla di sconfiggere i nostri figli. Chi rappresenta l'autismo come un nemico e' — lui si' — un nemico dei nostri figli. E' un nemico che ci aggredisce dicendo che il loro modo di essere e' sbagliato, e' privo di valore ed e' da cancellare. I nostri bambini non sono sfortunati o infelici perche' sono diversi dagli altri; e noi siamo fieri di loro — per quanto difficili e faticosi siano — e stiamo fieri di quel che ogni giorno ci insegnano. Non vorremmo sostituirli con dei bambini "normali": vorremmo invece che la loro diversita' fosse accolta, rispettata, apprezzata — ed aiutata ad esplicarsi al meglio. Non sconfitta.
Paternalistico. Perche' no, quello di cui i nostri figli e le nostre famiglie soffrono non e' l'autismo — e non e' nemmeno il silenzio. E' la mancanza di interventi concreti che rendano migliore la vita delle persone autistiche e delle loro famiglie: una scuola adeguata, servizi decenti, "reasonable adjustments" alle condizioni di vita, di studio e di lavoro. Cose vere, che si toccano, e che parlerebbero di integrazione e di solidarieta' mille volte piu' forte di qualunque monumento illuminato di blu.
Ipocrita. Perche' — tanto per fare un esempio vicino a casa — i servizi sociali della sua citta' si sono "dimenticati" di pagare l'affidamento diurno di nostro figlio It per svariati mesi, pur avendone riconosciuto la necessita'. Perche' le risorse per l'handicap sono sempre piu' risicate, nonostante la retorica. Perche' da tutte le parti i dipendenti comunali che si occupano di disabilita' (spesso con grande passione e competenza) ci spiegano che ci sono sempre meno soldi — e la coperta e' sempre piu' corta. E allora risparmi sulle lucette azzurre e sulle parole, signor Sindaco — e si dia da fare.

P. S. Faccia una semplice controprova, signor Sindaco. Rilegga le sue parole sostituendo "Sindrome di Down" ad "Autismo". Suona raccapricciante, vero? Per fortuna, a nessun essere umano decente verrebbe in mente di dire cose simili delle persone Down, della loro condizione, delle loro famiglie. Ma allora, perche' per l'autismo invece si puo'?

P. P. S. Se It e la Cate vorranno, noi comunque saremo in piazza Savoia martedi' per l'illuminazione di blu dell'obelisco: perche' e' uno dei pochissimi momenti (forse l'unico) in cui la comunita' torinese prende in considerazione la nostra esistenza. Ma si ricordi, signor Sindaco: non bastano certo un po' di luci blu per fare di Torino una citta' sensibile ai bisogni dei suoi cittadini autistici.


martedì, 19 marzo 2013
Peggio la toppa del buco
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 5:31 pm

Piccato da un articolo (per la verita' piu' folcloristico che intelligente) di Scalfari, Casaleggio ha risposto sul blog di Beppe Grillo:

Scalfari [...] mi descrive come un autistico che passa il tempo a giocare ai videogiochi a pranzo su un modernissimo telefonino. (cosi' su Giornalettismo e altre fonti)

Qualcuno deve aver fatto notare quel che avrei voluto scrivere anche io, cioe' che l'uso traslato del termine "autistico" in quel contesto era insultante verso gli autistici veri. E allora, se andate a vedere adesso sul blog di Grillo, trovate scritto questo:

Scalfari [...] mi descrive come un deficiente che passa il tempo a giocare ai videogiochi a pranzo su un modernissimo telefonino. (niente link, per principio, al blog di Grillo: il titolo del post e' "Scalfari e il segreto dell'Universo")

Cosi' e' tutto chiaro. Per Casaleggio "autistico" e "deficiente" sono evidentemente sinonimi. Cosi' sinonimi che non ha sentito il bisogno nemmeno di scusarsi per l'uso improprio del primo termine.


Se vuoi fare l’anima bella stai a casa e critichi chi vuoi dal tuo divano. Se porti schiere di eletti in Parlamento devi giocare il gioco dei bimbi grandi.

(In attesa di trovare il fiato di dire qualcosa in proprio, mi affido alle parole di Marco: Vincere con i voti degli altri. | Se me lo dicevi prima)



"For we, the people, understand that our country cannot succeed when a shrinking few do very well and a growing many barely make it. We believe that America’s prosperity must rest upon the broad shoulders of a rising middle class. We know that America thrives when every person can find independence and pride in their work; when the wages of honest labor liberate families from the brink of hardship. We are true to our creed when a little girl born into the bleakest poverty knows that she has the same chance to succeed as anybody else, because she is an American, she is free, and she is equal, not just in the eyes of God but also in our own".
Barack Obama, Inauguration speech, 21 gennaio 2013

Quale candidato alle nostre elezioni potrebbe dire questo senza essere considerato un pericoloso sovversivo?



domenica, 25 novembre 2012
Vergogna
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:05 am

I COBAS della scuola sono scesi in piazza ieri con dei cartelli che paragonano il demansionamento degli insegnanti inidonei per motivi di salute all'Aktion T-4, il programma nazista per lo sterminio dei disabili (niente link di proposito — non faccio pubblicita' a questa porcheria).
Non ho parole per dire quanto trovo vergognoso il paragone. Abbiate rispetto almeno per i morti.


domenica, 25 novembre 2012
Primarie
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:27 am

Oggi si vota per il primo turno delle primarie. Io ci vado, con la ferma convinzione che Renzi sia una delle peggiori sciagure che potrebbero capitare a questo paese, in quanto portatore di una cultura politica del tutto omologa a quella degli ultimi vent'anni (alla faccia del nuovismo). Con la speranza che Vendola faccia un buon risultato, perche' c'e' bisogno che la sinistra pesi di piu' nel centro-sinistra — ma senza essere convinto abbastanza dalle sue posizioni e soprattutto dai suoi compagni di strada. Con la consapevolezza che alla fine vincera' comunque Bersani — che non mi entusiasma, ma che e' probabilmente quanto di meglio sappiamo esprimere in questo momento in termini di capacita' di governo, probabilmente non di visione e di progettualita'.
Ma la cosa importante — davvero — e' che a votare ci si vada — perche' non possiamo rinunciare a riprenderci la politica.


Keynes blog.

Arrivo buon ultimo. Ma e' una lettura preziosa. Perfino quando non e' condivisibile.



Questioni primarie.

Floria si e' decisa per Vendola, con qualche ottima ragione. Ma qui si dubita ancora perfino se andare a votare.



domenica, 14 ottobre 2012
Posizionamenti
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:17 pm

Di questi tempi e' un gran fermento, a sinistra e dintorni, di documenti, di iniziative, di tentativi. C'e' il "Soggetto politico nuovo", c'e' "Su la testa", c'e' — su un piano diverso, piu' "istituzionale" — la carta di intenti di "Italia bene comune" firmata da Bersani, Vendola e Nencini (come dite? c'e' Matteo Renzi? no, gente, avevo detto "a sinistra e dintorni" — Renzi gareggia in un altro campionato). Ci sono cose buone in tutti questi documenti. In un certo senso a sinistra si da il meglio nella scrittura di documenti, nell'elaborazione di posizioni e di pensiero.
Ci sono anche cose che non condivido — e non sono troppo in vena di ma-anchismo, di questi tempi. Non condivido la contiguita' al massimalismo di chi tenta di ricostruire (meritoriamente) qualcosa a sinistra del PD. Non condivido i silenzi sulle questioni spinose che caratterizzano il documento di Bersani-Vendola-Nencini. Ma ho la sensazione che si ricominci a elaborare un minimo di pensiero politico a sinistra — e dopo anni di coma profondo e' una buona notizia.
E allora perche' resto diffidente? perche' le riserve verso gli uni e gli altri mi impediscono di aderire a una qualunque di queste proposte — e di fare qualcosa? Forse e' che sento troppo odore di posizionamento preelettorale — di belle parole fatte proprio per convincere quelli come me — e quando qualcuno cerca di convincermi io voglio capire se sotto sotto mi sta vendendo pentole. Al momento non riesco a escluderlo.


La Stampa – Tagliate le gomme dell’auto al sindaco di Sant’Antonino di Susa.

Mi chiedo se quelli che scrivono TAV = MAFIA sui pendii delle montagne valsusine non hanno niente da dire su questi metodi di intimidazione mafiosa.



Ricomincia da Te | Su la Testa.

Interessante — ma perche' a sinistra non si riesce ad evitare certo massimalismo nemmeno per sbaglio?



venerdì, 12 ottobre 2012
Una mattinata particolare
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:33 pm

Lo so, e' un post senza capo ne' coda. Pero' mi va di scriverlo — e per una volta ho il quarto d'ora di tempo necessario. E poi — diamine — questo e' il mio blog, mica il NYT.

Stamattina sciopero (sacrosanto) delle scuole pubbliche — e quindi It e' a casa. Per fortuna (?) sono in sciopero anche io, perche' nell'azienda (pubblica) dove lavoro si preparano a mettere centinaia di persone in cassa integrazione da gennaio e a venderci a pezzetti nel giro di qualche mese — quindi almeno il problema di babysitterare It non c'e' (altrimenti sarebbe stato un bel casino, perche' i famosi permessi della 104 per questo mese sono gia' agli sgoccioli).
Dato che scioperare e stare a casa a farmi i cavoli miei non mi e' mai piaciuto troppo, ci organizziamo per andare alla manifestazione insieme, It ed io. Per arrivarci ci siamo fatti una bella passeggiata per le vie del centro, nonostante la giornata poco clemente — con It che se ne e' andato danzando, saltellando e curiosando in giro con l'aria soddisfatta per un chilometro abbondante.

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(foto di mazreds, da Flickr)

Al presidio organizzato dai colleghi in sciopero, It ha (giustamente) preteso di montare sulle mie spalle, perche' in mezzo alla folla non vedeva niente — e poi si e' goduto lo spettacolo di questi adulti strambi che facevano un gran baccano con fischietti e sirene. Solitamente tanto frenetico ed impaziente, It mi ha dato il tempo di fermarmi a parlare con molte persone, preoccupate come me per il nostro lavoro, di discutere sulle cose da fare, sulle prospettive: tanto per cambiare, nostro figlio ha dimostrato di avere una capacita' di comprensione delle situazioni molto superiore a quella che ci si potrebbe aspettare da un bambino autistico.
Quando la pazienza e' finita (dopo ben piu' di una mezz'ora), il pargolo e' partito caracollando e mi ha trascinato (letteralmente) in mezzo al corteo degli studenti medi, trascurando completamente le sue mete preferite, dal negozio di video alla pizzeria. Evidentemente il casino delle manifestazioni gli piace proprio — abbiamo fatto un figlio sovversivo ;-)
E mentre camminavamo in mezzo alla folla dei ragazzi (scortati da tanta polizia in assetto di guerra che nemmeno per Fiorentina-Juventus) abbiamo cominciato a sentir cantare. Niente di strano, certo, ai cortei si canta. Perfino gli stonati come me hanno cantato ai cortei. Ma questi ragazzi cantavano — si', ma dai no non e' possibile — eppure si' e proprio lui — ma no non ci credo — eppure — questi ragazzi cantavano proprio l'Inno di Mameli. E non tre o quattro, non per scherzo, non per caso, non per dileggio. A centinaia. Con allegria e rabbia e determinazione. Come a dire che sono loro l'Italia — in faccia a chi gli taglia le risorse e parla della necessita' di usare piu' il bastone che la carota con il Paese. Devo dire che mi ha dato un brivido, questa cosa. E me li ha fatti riconoscere — al di la' di tutto — come la mia parte. La mia Italia. Potremo magari litigare su milioni di cose, potro' trovare insopportabile il loro estremismo tutto ideologico su cose come la TAV — ma alla fin fine mi rispecchio molto piu' in loro che nei Profumo e nelle Fornero.
Beh, non e' durata a lungo, la mia emozione — It correva gia' verso altre cose — altre scoperte — e io dietro, come sempre, a rincorrerlo.


venerdì, 12 ottobre 2012
Ci arrangiamo da soli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:44 am

Troppo bello per non diffondere:


venerdì, 12 ottobre 2012
La guerra dello stato ai deboli
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:07 am

Nella nuova legge di stabilita' il governo Monti propone il taglio del 50% della retribuzione per i permessi della legge 104/92, cioe' per quei tre giorni di permesso al mese di cui possono usufruire i lavoratori che assistono parenti in condizione di invalidita' grave. Bonta' sua, il governo esclude da questa misura i lavoratori disabili stessi, che fruiscono dei permessi per se', o chi assiste il coniuge o un figlio — quindi la misura non ci riguarda direttamente come famiglia.
Ma per chi, per esempio, ha un genitore non autosufficiente — non c'e' pieta'. In fondo perche' permettere ai figli di occuparsi di quei pesi morti improduttivi che sono i vecchi? non sarebbe piu' economico lasciarli morire, cosi' tra l'altro smettono di percepire una favolosa pensione che prosciuga le casse dello stato?
Sinceramente non so quanto lo stato possa risparmiare con questa odiosa misura. Quello che so e' che sempre piu' ci trasmette un messaggio chiaro — e intollerabile: questo paese non vuole piu' saperne di farsi carico di chi — per qualunque ragione — non puo' provvedere a se stesso. Nella nuova Italia con il mito della produttivita', della competitivita' e del merito — non c'e' posto per i deboli.


martedì, 9 ottobre 2012
I paradossi dell'Europa e degli stati nazionali
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:28 pm

Tempo addietro, su sollecitazione di un gruppo di amici, avevo scritto quel che pensavo del possibile rilancio dell'idea dell'unificazione politica dell'Europa. Mi ero avventurato a immaginare un'Europa politica resa possibile e rafforzata da una differente ripartizione delle competenze tra livello comunitario, nazionale e regionale, auspicando che il livello nazionale venisse fortemente depotenziato, a favore degli altri due, in un'ottica di differenziazione, sussidiarieta' e adeguatezza.
Oggi il governo Monti presenta una proposta di modifica costituzionale che indebolisce le regioni a favore dello stato centrale — in nome dei vincoli posti dall'Europa.
Per dirla in modo facile, con il pretesto dell'Europa si tenta di ridare forza al suo peggior nemico — lo stato nazionale. Non vorrei sembrare un orfano della Lega fuori tempo massimo — ma credo che sia una strada completamente sbagliata — e che fara' del male anche al cammino di una Unione Europea che sempre meno ha speranza di diventare uno stato federale e democratico.


domenica, 16 settembre 2012
Dubbio postumo
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:29 pm

Ma tutti quelli che plaudivano all'accordo di Mirafiori e che dicevano che la FIOM era contro il rilancio produttivo della FIAT, adesso dove sono?


mercoledì, 4 luglio 2012
Province: una proposta seria
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:07 pm

Chi mi legge sa che mi sono sempre opposto all'idea (stupida) di sopprimere tout-court le Province. Al di la' dei populismi di bassa lega, un ente intermedio di gestione del territorio, soprattutto in un paese che ha ottomila Comuni che nessuno osa accorpare d'ufficio, e' indispensabile.
La proposta di dimezzamento di fatto delle Province avanzata dal Governo nell'ambito della spending review, pero', mi pare seria. Centodieci province sono troppe, troppo piccole, troppo frammentate per fare bene il loro lavoro. Un numero tra cinquanta e sessanta probabilmente permetterebbe una gestione piu' razionale degli interventi e delle sensibili economie di scala. In Piemonte vorrebbe dire tornare alle quattro Province sabaude — e non me ne vogliano Astigiani, Verbani, Biellesi e Vercellesi: sarebbe un buon risultato.
A me questo pare uno dei pochi esempi di tagli fatti con un pensiero in testa, con una razionalita' e dei criteri. Tutto il contrario di quello che stiamo vedendo nella maggior parte dei casi.


D’Alema: “Monti può far parte di un centrosinistra europeo” (da Articolo Tre).
D'Alema probabilmente e' anche convinto che le auto in Gran Bretagna circolino a destra.



lunedì, 2 luglio 2012
Io sono qui?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:34 am

In un momento di stanchezza durante una nottata passata a lavorare ho fatto questo test. Il risultato, per me sorprendente, e' che dovrei essere piu' o meno da queste parti:

Il fatto e' che personalmente mi sento molto piu' moderato e molto meno di sinistra di cosi'. Ho sempre piu' la sensazione che la politica italiana si sia talmente spostata a destra che perfino un socialdemocratico palliudo pallido finisce per sembrare un pericoloso sovversivo… Per altro — nessuno dei partiti "vicini" mi sembra digeribile — e nel test non c'erano domande sulla TAV e sulle infrastrutture, che probabilmente mi avrebbero spostato parecchio in alto a destra sul grafico.


martedì, 19 giugno 2012
Offerta di lavoro
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:21 am

Sono certo che il sottosegretario Polillo sara' felice di venire a fare il badante e il baby-sitter dei nostri due figli nella settimana di ferie a cui rinuncerà per il bene del PIL. Cosi' magari anche noi genitori potremo andare a lavorare, senza preoccuparci troppo del fatto che scuola e nido sono chiusi d'estate e quindi non sappiamo a chi lasciare i bambini.


mercoledì, 13 giugno 2012
Riprenderci il sogno europeo?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:43 am

Quello di Barbara Spinelli su Repubblica di oggi e' un bell'articolo — condivisibile nell'analisi anche se mi pare un po' un libro dei sogni nell'ipotesi di fondo.
Tempo fa si diceva, con degli amici, che e' il momento di riprenderci il sogno europeo. Siamo ancora in tempo?


Fioroni: "No a coppie gay o mi candido" – Repubblica.it.
Si candidi, cosi' almeno ho un motivo per votare alle primarie. Contro di lui.



lunedì, 4 giugno 2012
Sento Profumo di presa per il culo
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:04 am

Sinceramente ignoro se la "riforma" della scuola che il Ministro Profumo sta partorendo in questi giorni si limiti alle anticipazioni che ne leggo su Repubblica. Spero di no, perche' francamente mi parrebbe di una disperante irrilevanza. Che la scuola debba sostenere il merito, mi pare sacrosanto. Che la scuola per ora sia appiattita sulla rincorsa (spesso vana) a non perdere nessuno per strada (e che spesso mortifichi i migliori in questo tentativo), e' assolutamente vero. Ma istituire un premio per lo "studente dell'anno" non e' un sostegno vero alla crescita del merito: e' nel migliore dei casi un riconoscimento a chi riesce ad eccellere *nonostante* l'inadeguatezza della scuola; e senza un intervento strutturale e' in realta' una abdicazione al compito di farla funzionare davvero, la scuola: darwinianamente, si premiano coloro che si dimostrano piu' adatti a a sopravvivere, anziche' rendere il sistema piu' adatto a generare successo.
Aggiungo: mancano le risorse per la *sopravvivenza* della scuola — mancano le risorse per il tempo pieno, per comprare sussidi didattici, perfino per la carta igienica. Mancano disperatamente le risorse per l'integrazione degli studenti in difficolta', dai disabili agli stranieri. Mancano le risorse per l'adeguamento tecnologico. Mancano le risorse per qualunque cosa — e il Ministro Profumo pensa di spendere soldi pubblici per i premi agli "studenti dell'anno"? L'unico profumo che sento qui e' quello, stantio, di presa per il culo.

P. S. del 5 giugno: Il Ministro Profumo scrive ai sindacati spiegando che nel suo provvedimento le misure per i premi ai meritevoli sono solo una piccola parte — e che un miliardo verra' destinato "per la scuola di tutti". Aspettiamo (sia pure con un po' di diffidenza, dovuta alla lunga esperienza) di conoscere i veri contenuti — e intanto continuiamo a comprare la carta igienica — e a non avere abbastanza ore di scuola per nostro figlio.


sabato, 2 giugno 2012
Per il 2 giugno
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:57 am

Il mio affetto per il due giugno, parata militare e Frecce Tricolori comprese, l'ho raccontato tanto tempo fa. Non ho cambiato idea nel frattempo, nonostante la Repubblica, in tutti questi anni, ci abbia provato intensamente, a farmela cambiare.
Mi vien soltanto da aggiungere che se un qualunque politico americano provasse a proporre di non festeggiare il 4 luglio (o un francese il 14 luglio), avrebbe assai probabilmente finito la sua carriera. La comunità ha bisogno anche di simboli — anche e soprattutto nei tempi difficili. Se non e' capace di riconoscersi nei suoi simboli, e' perche' non esiste come comunita'. O perche' non si merita di esistere.

(Come spesso gli avviene, Napolitano ha detto e fatto le cose giuste)


domenica, 27 maggio 2012
Il messaggio e' sempre piu' chiaro
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, It, Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:22 am

Alla presentazione di uno studio condotto dall'ANIA (l'associazione che riunisce le societa' di assicurazione) e dalla Fondazione CaRiPLO, dal titolo "Autonomia delle persone con disabilita': un nuovo contributo per assicurarla" (pun intended, come si vedra' tra poco), il Ministro Fornero ha dichiarato che “Non si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi’’ [per le persone disabili, NdRatto]. Ha poi aggiunto: “Sia il privato che lavora per il profitto sia il volontariato no profit sono necessari per superare i vincoli di risorse. Il privato, in più del pubblico, possiede anche la creatività per innovare e per creare prodotti [assicurativi, NdRatto] che aiutino i disabili. La sinergia tra pubblico e privato va quindi rafforzata” (*).

Innanzi tutto, si tranquillizzi, signora Ministro. Lo Stato non fornisce affatto "tutto in termini di trasferimenti e servizi". Se devo giudicare dal caso di It, a dire il vero non fornisce quasi niente. Lo Stato concede a nostro figlio un tempo scuola che e' il 60% di quello dei suoi compagni di classe. Lo Stato concede a uno solo di noi genitori non piu' di tre giorni al mese di permessi retribuiti dal lavoro per le esigenze di assistenza di nostro figlio. Lo Stato elargisce un assegno di accompagnamento di 493 euro al mese per dodici mensilita', con cui dovremmo sopperire alle spese relative alle necessita' di assistenza continuativa di nostro figlio. Tramite il Comune paga una decina di ore settimanali di intervento di un'affidataria — ma questo lusso ci verra' tagliato, perche' non ci sono piu' soldi. Ah, dimenticavo, It non paga sull'autobus — e sulla metropolitana (ah, che stupido, non pagherebbe comunque, visto che ha meno di undici anni). Tutto qui. Il servizio sanitario pubblico non eroga *nessuna* delle terapie di nostro figlio. Paghiamo noi, di tasca nostra, ogni ora di terapia, ogni intervento rieducativo, ogni strumento/sussidio che possa essere utile alla crescita di nostro figlio. Sia chiaro, non me ne sto lagnando. Sono i soldi meglio spesi del nostro bilancio famigliare, con ogni probabilita'. Ma, signora Ministro, lo Stato e' cosi' lontano dal "fornire tutto" che Lei dovrebbe vergognarsi di fronte a noi — e di fronte a tutti i disabili italiani e alle loro famiglie — per aver detto con tanta leggerezza una frase del genere. Vergognarsi, signora Ministro: non farci un piantino sopra.

In secondo luogo: si', lo Stato dovrebbe "fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi" ai suoi cittadini disabili. Perche' lo dice la Costituzione (art. 3: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."; art. 38: "Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.").
Perche' se lo Stato non tutela i suoi cittadini piu' deboli, allora e' la ragione stessa del contratto sociale che viene meno.
Perche' lasciare questo compito alla carita' pubblica (altro non e' il volontariato, di cui pure apprezziamo tutti lo sforzo) significa dire che la collettivita' nella sua espressione piu' alta, quella delle istituzioni, rifiuta di farsene carico. Significa ancora una volta proclamare che i cittadini disabili sono un peso che la comunita' non vuole sulle spalle — e che lascia quindi all'eventuale generosita' dei singoli.
Perche', infine, affidare i cittadini disabili al mercato, al privato che, come dice Lei stessa, "lavora per il profitto", significa banalmente che quei privati, se vogliono far bene il loro lavoro, dovranno spremere dalle famiglie dei disabili almeno un euro in piu' di quelli che dovranno conceder loro in termini di prestazioni. Significa quindi togliere risorse a quelle famiglie, non darne.

Il Governo si sara' anche rimangiato il progetto di tagliare le indennita' di accompagnamento: ma ogni volta che affronta il tema della disabilita', il messaggio che ci tocca ascoltare e' sempre lo stesso, con una chiarezza martellante: "Avete un figlio ritardato? Sono cazzi vostri."

(*) Il testo dell'intervento del Ministro non e' ad oggi disponibile in rete, ne' sul sito degli organizzatori del convegno, ne' su quello del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale: quindi cito solo i passaggi che mi sono noti tramite un articolo sul sito della FISH. Puo' darsi che – ricollocate nel loro contesto – le affermazioni di Fornero assumano un significato diverso. Allo stato delle informazioni disponibili, suonano molto ma molto male.

P. S. Ma la signora Ministro non si e' sentita un pochino a disagio a sponsorizzare con il suo intervento uno studio la cui finalita' e' quella — perfin dichiarata — di estendere il mercato delle assicurazioni al settore dei disabili, dove per ora la penetrazione e' molto bassa? Non e' parso, nemmeno per un momento, al Ministro Fornero, di far la figura del venditore che bussa alla porta di casa per venderti un mirabilante nuovo prodotto?


mercoledì, 23 maggio 2012
Perche' non votero' mai per Beppe Grillo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 1:16 pm

Su Wired.it c'e' un articolino, che a dir la verita' poteva esser fatto meglio, sulle "bufale scientifiche" sostenute da Beppe Grillo in tutti questi anni. Non e' citata quella che ci colpisce piu' da vicino, cioe' la fantasima dell'epidemia di autismo provocata dai vaccini.
Ecco, uno che pur di far casino, pur di sostenere una teoria complottista, salta sopra a qualunque bugia purche' clamorosa, fregandosene del danno che puo' fare dando autorevolezza a notizie false — uno cosi' e' un pericolo per la societa' — e non e' migliore di nessuno dei politici che vuole sostituire. Abbiamo bisogno di gente seria, che con la realta' ci fa i conti, non di buffoni che se ne inventano una di comodo pur di portare acqua al loro mulino.


martedì, 15 maggio 2012
Il messaggio e' chiaro
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:34 pm

Aggiornamento del 19 maggio: Il governo ha smentito l'intenzione di modificare la regolamentazione dell'assegno di accompagnamento. Meno male.

A quanto pare il governo Monti si propone di tagliare gli assegni di accompagnamento per le famiglie con un indice ISEE superiore a 15.000 euro (qui c'e' il simulatore per il calcolo dell'ISEE: provate a vedere se — senza evadere le tasse — rientrate o meno nel limite dei 15.000 euro).
Attualmente, per chi non lo sapesse, l'assegno di accompagnamento e' riconosciuto, indipendentemente dal reddito, alle persone disabili con invalidita' permanente al 100% e (non o) che hanno necessita' di essere continuativamente assistite nella loro vita quotidiana. E' la lauta somma di 493 euro al mese per dodici mesi l'anno, insufficiente come ognuno puo' immaginare a coprire le vere spese di assistenza di fronte a un livello di invalidita' di questo tipo.
It e' – per ora – titolare di un assegno di accompagnamento. Se la nuova regolamentazione ipotizzata dal Governo dovesse essere approvata, gli verrebbe tolto. Non voglio dire che questo ci metterebbe sul lastrico, certo. Ma si unisce a tutta un'altra serie di tagli che ricadono sulla nostra famiglia: la scuola pubblica che non ha i mezzi per tenere It in classe piu' di 25 ore la settimana, contro le quaranta dei suoi compagni; il Comune che ci ha gia' preannunciato il taglio del contributo per l'affidamento diurno (ovvero della possibilita' di avere una persona che lavora con It dal momento della sua precoce uscita da scuola all'ora del nostro ritorno dal lavoro); l'azzeramento delle prestazioni rieducative (logopedia, psicomotricita') a carico dell'ASL (tutte le terapie ce le paghiamo di tasca nostra, fino all'ultimo centesimo); la proposta di cancellare l'esenzione dai ticket sanitari, e cosi' via.
Quel che avvelena — in realta' — non e' nemmeno l'aspetto strettamente economico, che pure pesa — e pesa parecchio anche per una famiglia come la nostra, che pure povera non e'. La cosa peggiore e' il messaggio che ci viene trasmesso attraverso tutto questo: vostro figlio e' un peso che la comunita' non vuole e non puo' piu' sostenere. Avete un figlio ritardato*? Sono cazzi vostri.

* Si', "ritardato". Non "diversamente abile". Il senso di quel che ci viene detto e' troppo brutale per essere espresso con un linguaggio politicamente corretto.


mercoledì, 9 maggio 2012
Rigore o crescita?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:00 pm

Gianni Riotta sulla Stampa di ieri ha riassunto il quadro politico europeo che esce dalle urne dei vari paesi al voto con un'efficace semplificazione: esistono tre partiti europei, quello del rigore, quello della crescita e quello del populismo (arruolando in quest'ultimo una congerie variopinta che va dalla sinistra radicale greca a Beppe Grillo a Melenchon e a Marine Le Pen). Come tutte le semplificazioni, funziona fino a un certo punto: l'etichetta di populismo e' un comodo passepartout per non prendere in considerazione le differenze — e per dare per scontato che non ci sono alternative alla dialettica tra difensori del rigore di bilancio e propugnatori della crescita economica.
In realta' e' un modo per appiattire la scelta politica degli europei a una dialettica del tutto interna alle logiche del primato del mercato. Da una parte l'ossequio al predominio della finanza e alle logiche da questo imposte al governo dei debiti sovrani, dall'altra una visione piu' legata al primato della produzione, in cui la crescita del PIL diventa la misura del successo e del benessere di una societa'.
A costo di essere arruolato nella schiera poco raccomandabile dei populisti, credo che l'offerta politica (anche quella moderata — non solo quella degli estremisti di vario colore e forma) non possa ridursi a questo.
Al di la' della necessita' di affrontare delle emergenze e di progettare per il futuro politiche di bilancio responsabili, la linea del rigore ad ogni costo mi pare portatrice di una ferocia sociale inaccettabile — e alla lunga fonte di tensioni che non possono non minare la convivenza civile e deteriorare in maniera forse inarrestabile la qualita' delle nostre vite (e della democrazia stessa: tornero' su questo punto nei prossimi tempi).
D'altra parte credo che la crescita — di per se' — non possa e non debba essere un obiettivo fine a se stesso. La crescita economica e' probabilmente — in questa configurazione delle relazioni globali — necessaria per non aggravare le tensioni sociali. Ma di per se' non garantisce che la qualita' della vita delle persone migliori — che la qualita' della convivenza sociale migliori — che la societa' nel suo complesso sia piu' *giusta*. Solo la riduzione delle disuguaglianze, solo lo sforzo per la redistribuzione del reddito e della ricchezza possono portare in questa direzione. Per questo un partito della crescita senza uguaglianza non mi pare alla fin fine un'alternativa al partito del rigore — non mi pare disegnare un futuro decente per l'Europa.
Il fatto e' che dallo schema di Riotta e' sparito il partito della giustizia sociale; e quel che temo e' che sia sparito per davvero, non solo nelle semplificazioni di un giornalista, ma anche nel panorama di un'elaborazione politica che non sa piu' pensare alla giustizia e all'equita' come obiettivi — e li vive al massimo come vincoli, in positivo o in negativo, di un'azione che mira ad altro.


La scacchiera di Adam Smith (Barbara Spinelli, insolitamente condivisibile, su Repubblica)



mercoledì, 4 aprile 2012
Qualcosa di sinistra
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:40 am

E' un po' che sto rimuginando su queste cose e che mi riprometto di farci un post. Ho dei libri sul comodino per documentarmi e qualche volta ne leggo una pagina. Insomma, lasciato a me stesso — alla stanchezza del blog e alla stanchezza di un periodo tra i piu' difficili degli ultimi anni — questa cosa l'avrei trascinata fin dopo le elezioni del 2013.
Pero' questo post di Alfonso Fuggetta mi da' una spinta. Alfonso (si) chiede polemicamente "che cosa vuol dire essere di sinistra", e argomenta: "Alla fin fine, il punto è molto semplice, credo: essere di sinistra vuol dire issare bandiere oppure risolvere problemi in modo da tutelare tutti, promuovere uguaglianza e giustizia sociale, …?"
Detto cosi' e' semplice — cosi' semplice da voler dire tutto e il contrario di tutto. Tanto quanto l'invocazione al "vero riformismo" che chiude il post.
Al di la' dei dissensi che ci dividono spesso, Alfonso ha comunque il merito di porre un problema serio, in un momento in cui mi pare evidente che la politica annaspa — e cerca identita' e tematiche tanto effimere quanto facili e inconcludenti ("bandiere", direbbe lui), con il respiro dei titoli sul giornale o dei tweet. Io credo invece che ci sia bisogno di uno sguardo piu' lungo, e al tempo stesso molto concreto — di restare all'essenziale.
E l'essenziale, secondo me, in Italia e in Europa oggi, si puo' riassumere in due grandi temi collegati. La disuguaglianza economica cresce e la mobilita' sociale diminuisce. Da anni, in un trend che pare inarrestabile e che per lo piu' viene presentato come una sorta di fatalita', non come il prodotto di scelte e di politiche ben precise. Ecco, io credo che essere di sinistra oggi voglia dire, semplicemente, mettere al centro della propria azione questi due temi: come rovesciare la tendenza e fare in modo che la disuguaglianza diminuisca anziche' crescere e che l'ascesa nella scala sociale torni ad essere una possibilita' concreta per tutti. Poi potremo discutere sulle ricette, potremo dibattere se per ridurre la disuguaglianza occorre agire sulla leva fiscale e sulla ridistribuzione attiva della ricchezza o stimolare la competitivita' e accrescere le opportunita' individuali, potremo ragionare se un mercato del lavoro meno garantito/protetto puo' essere utile o meno, eccetera. Ma bisogna riportare al centro del discorso politico questo punto: su questo fare un programma di governo, costruire alleanze politiche, definire progetti e iniziative. Altrimenti, davvero, destra e sinistra diventano parole di comodo, concetti indistinguibili.
Per tornare all'attualita', ma non e' il tema che mi interessa di piu', a me pare evidente che quello dell'equita' sociale, della redistribuzione della ricchezza, *non* sia il pensiero del governo dei professori. E' probabile che molte delle scelte che Monti sta facendo siano piu' o meno obbligate, che il cammino sia stretto. Ma una politica di sinistra, anche assai moderatamente di sinistra, non puo' pensare di mettersi in continuita' con questa esperienza.

Su un altro piano, ho trovato stimolante il post di Floria sul "nuovo soggetto politico" di Ginsborg & co. Anche a me e' parsa una iniziativa interessante, nell'asfittico panorama di questo momento. Ma le perplessita' sono forti, per varie ragioni.
Una, evidenziata anche da Floria, e' il linguaggio. Il manifesto si rivolge a un'elite intellettuale — e difficilmente riuscira' ad uscire da li'. La storia politica italiana e' piena di generoso e affascinante giacobinismo, dai tempi del Partito d'Azione (di cui pure mi sento orfano inconsolabile) in giu': ma le elite che hanno ragione sono destinate sempre a nobili, inascoltate sconfitte.
La seconda sta nella firma, in calce al documento, di Sandro Plano, esponente di spicco del movimento NO TAV. Io temo che questa firma, al di la' del merito, indichi una vicinanza degli estensori del manifesto a quel ribellismo massimalista che e' un'altra esiziale caratteristica della sinistra italiana. E' una compagnia che non porta lontano.
Un nuovo soggetto politico ha bisogno di essere radicale, ma non puo' permettersi il lusso di essere massimalista. E dev'essere rigoroso, ma morira' se non sapra' rinunciare all'elitarismo giacobino.


Nei commenti del blog di Alfonso Fuggetta una discussione interessante sull'art. 18.



giovedì, 23 febbraio 2012
Faccia di tolla
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:11 pm

"A questi redditi sono arrivata solo dopo anni di duro lavoro, supportato da tanta passione", dichiara la ministra Severino, a proposito del suo reddito (lordo, per carita'!) di sette milioni di euro. E aggiunge: "Imbarazzo no, perché guadagnare non è un peccato se lo si fa lecitamente, producendo altra ricchezza e pagando le tasse".
Io mi considero un privilegiato, tutto sommato. E mi considero uno che ha alle spalle "anni di duro lavoro" — e che quando piu' quando meno ci ha messo tanta passione — e certamente che ci ha messo tempo, energie, risorse. E in un anno, al lordo, guadagno meno di un centesimo di quello che guadagna la ministra. Ho ben chiaro che c'e' gente che sta molto peggio di me — e che dopo una vita di lavoro duro (ma duro davvero, quello che spezza la schiena, che fa venire malattie professionali, che espone al rischio di incidenti — mica i nostri mestieri da scrivania), guadagna trecento volte meno della Severino.
Ecco, io credo che niente giustifichi questo divario — che non ci sia nessun lavoro che puo' valere trecento volte piu' di quello di un altro. Che non ci sia nessun vantaggio sociale a pagare una persona cosi' tanto. E che quindi quella sia ricchezza sottratta a una piu' ragionevole e piu' equa distribuzione. Percio' che la Severino dica di non provare imbarazzo, di non vergognarsi nemmeno un po' di fronte agli Italiani dimostra soltanto che i sette milioni le sono serviti anche per procurarsi una robusta faccia di tolla (o magari quella ce l'aveva gia' in dotazione dalla nascita…). Soprattutto visto che il suo governo non sta facendo niente per chiudere la forbice della distribuzione del reddito e della ricchezza, che da anni si sta allargando.

(Nel ragionamento sul mercato del lavoro, ce lo vogliamo mettere un collegamento obbligatorio tra retribuzioni minime e massime?)


mercoledì, 8 febbraio 2012
Il nulla che avanzava
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:32 pm

Una riflessione estemporanea, che mi e' venuta stasera: uno dei vantaggi importanti della temperie politica inaugurata dal governo Monti e' la totale scomparsa dalle scene nazionali di Matteo Renzi.


mercoledì, 25 gennaio 2012
Parlamentari frigorifero?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 2:49 pm

Stamani nella sala stampa di Montecitorio, con la sponsorizzazione di un gruppo assolutamente bipartisan di deputati (Udc: Paola Binetti, Teresio Delfino, Marco Calgaro, Nunzio Testa; Pd: Luciana Pedoto; Pdl: Lucio Barani; Api: Donato Mosella, Emanuela Baio; Fli: Carmine Patarino) si e' tenuta una conferenza stampa di un gruppo di sedicenti terapisti, che contestano le linee guida sul trattamento dell'autismo nei bambini e negli adolescenti messe a punto dall'Istituto Superiore di Sanita'.
La posizione espressa dai partecipanti e' sostanzialmente che le linee guida siano troppo "unilaterali" nel prescrivere soltanto interventi di tipo cognitivo-comportamentale per il trattamento dell'autismo. Per chi non e' addentro, stiamo parlando cinese — e puo' sembrare che i contestatori abbiano dalla loro il buon principio della "liberta' di cura"; di fatto le "terapie" alternative sono nella migliore delle ipotesi sprovviste di qualunque riscontro scientifico; nella peggiore, si rifanno a teorie conclamatamente sbagliate sull'origine dell'autismo — e possono fare danni anche gravi. Di conseguenza e' corretto che l'Istituto Superiore di Sanita' non supporti e non consigli questo genere di interventi, men che meno autorizzando l'impiego di fondi pubblici.
Su un piano piu' emotivo e personale – ma con il conforto di tutta la scienza degli ultimi vent'anni –, vorrei dire che chi ancora si ostina a dire che "fondamentali nel determinarsi degli effetti più gravi del disturbo autistico sono le emozioni sconvolte e sbagliate dei genitori" (le "mamme frigorifero" sono tornate!) merita di essere preso a calci nei denti da tutte le famiglie di persone autistiche, da qui all'eternita'. E che le stesse famiglie faranno bene a prender nota dei nomi dei parlamentari che hanno dato sponda a questa dubbia operazione — e a rifiutarsi di dar loro il voto, anche in questo caso da qui all'eternita'.


Anche la lettera dei sindacati europei propone alternative ragionevoli alla tagliola intergovernativa franco-tedesca. Varrebbe almeno la pena di discuterne.



L'articolo di Prodi e Amato sul 24 Ore dello scorso 6 dicembre costituisce di fatto il contromanifesto rispetto alla lettera di Merkozy. Merita la lettura — e meritebbe la mobilitazione, se l'Europa davvero interessasse almeno un po' noi Italiani.



giovedì, 8 dicembre 2011
Le pessime idee di Merkozy
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:49 am

So che l'argomento non e' di quelli che attraggono l'attenzione di noi Italiani, concentrati come siamo su Monti e sulla manovra. Ma il Corriere ha pubblicato il testo della lettera di Merkel e Sarkozy a Van Rompuy, in cui si tracciano le linee guida per il nuovo trattato o la cooperazione rafforzata che dovrebbe dare maggiore stabilita' all'Eurozona. A me pare una prospettiva del tutto sbagliata, perche', invece di puntare alla creazione di effettivi poteri di governo (e parallelamente di rappresentativita' democratica reale) a livello comunitario, sposta ulteriormente il peso delle decisioni sull'ambito intergovernativo. Cioe' verso — nella migliore delle ipotesi — la mediazione degli egoismi nazionali; nella piu' probabile verso la forzata acquiescenza dei paesi minori ai diktat dei governi dei paesi maggiori.
Qualcuno che alzi la testa e dica che quella e' la direzione sbagliata, proprio non si trova? nemmeno un autorevole ex-commissario europeo?
Nel mio piccolo, ho spiegato altrove come la vedo — e non ho cambiato idea.


Quello che non c’è. L'ha detto dopo di me — ma siccome sta millemila lettori piu' in su di me, sono io che cito lui…



La redistribuzione attraverso i servizi pubblici è diminuita. Come in molti paesi OCSE, in Italia sanità, istruzione e servizi pubblici destinati alla salute contribuiscono a ridurre di circa un quinto la disuguaglianza di reddito. Gli stessi contribuivano a una riduzione della disuguaglianza pari a circa un quarto nel 2000. La spesa sociale in Italia è basata prevalentemente su trasferimenti pubblici, come per esempio i sussidi di disoccupazione, piuttosto che su servizi.
[...]
La quota crescente di reddito per la popolazione con le retribuzioni più elevate suggerisce che la sua capacità contributiva è aumentata. In tale contesto, le autorità potrebbero riesaminare il ruolo redistributivo della fiscalità onde assicurare che i soggetti più abbienti contribuiscano in giusta misura al pagamento degli oneri impositivi.
(dalla scheda sull'Italia del rapporto OCSE "Divided we stand" sulla disuguaglianza sociale)



Ocse: in Italia sale il divario sociale – In Italia la diseguaglianza tra i redditi più elevati e quelli più bassi cresce, e resta ben al di sopra della media dei Paesi occidentali. Lo rivela l'Ocse, in un rapporto su crisi e divario sociale. Nel nostro Paese, scrive l'organizzazione, lo stipendio medio del 10% più ricco è oltre 10 volte superiore a quello del 10% più povero (49.300 euro contro 4.877). Inoltre, la quota di reddito nazionale complessivo detenuta dall'1% più ricco è passata dal 7 al 10% negli ultimi 20 anni.
(da Repubblica, 10:53)



lunedì, 5 dicembre 2011
Far pagare (anche) i ricchi (short version)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:00 am

Per farla corta.
In Italia il 10% della gente possiede meta' della ricchezza.
Meta' della gente possiede il 10% della ricchezza.
Se Monti ci dimostra che il 10% piu' ricco sta pagando almeno il 60-70% dei costi della manovra — e la meta' piu' povera sta pagando molto meno del 10% — allora sono contento. Ma se non e' cosi' la prossima volta che lo sento parlare di equita' gli sputo in tutti e due gli occhi. Per equita'.


domenica, 4 dicembre 2011
Far pagare (anche) i ricchi
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:54 pm

Premetto: sono convinto che per cavarcela, come Italia, dobbiamo tirare la cinghia — ferocemente e tutti. Comunque la si voglia girare, lo stock del debito pubblico accumulato negli anni passati dev'essere drasticamente ridotto — e questo significa che non ce n'e' per nessuno. Quindi le mazzate che il governo ci sta per assestare sono assolutamente inevitabili — e non si puo' pensare che tocchi soltanto a qualcun altro.
Ma proprio per questo credo che nessuna manovra sia accettabile se non grava su tutti — e se non grava piu' pesantemente sui piu' ricchi. E per ora non mi par proprio che sia cosi': l'imposta sulla prima casa e' una patrimoniale sulla classe media (il 74% delle famiglie italiane e' proprietario della casa in cui vive); l'aumento dell'addizionale regionale IRPEF e quello dell'IVA colpiscono tutti allo stesso modo, quindi proporzionalmente i redditi piu' bassi in misura maggiore; le disposizioni sulle pensioni impattano essenzialmente sul lavoro dipendente presente e futuro; la reintroduzione dei ticket su molte prestazioni sanitarie e i tagli agli enti locali rendono piu' costosi (o piu' limitati) i servizi pubblici — di cui usufruiscono principalmente i ceti meno abbienti. L'unica misura decisamente mirata ai ricchi, cioe' l'aumento dell'aliquota massima dell'IRPEF, e' sparita dalla manovra all'ultimo istante. Insomma, facciamola corta: pagano i poveri cristi, pagano le persone normali, ai ricchi veri sostanzialmente si fara' il solletico.
Perche' i ricchi sono pochi e comunque non contano dal punto di vista statistico, come da piu' parti si dice — e perche' se si vuol far cassa bisogna farla sui poveri e sulla classe media? A guardare bene i numeri, non e' cosi'. Sono andato a leggermi il rapporto 2009 di Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie, pubblicato a dicembre 2010 (se ce ne e' uno piu' recente, vi sono grato fin d'ora se me lo vorrete segnalare); i dati di cui parlo sono vecchiotti, del 2008, ma penso che siano nei grandi numeri ancora significativi. Secondo il rapporto, il 10% piu' abbiente delle famiglie italiane possiede il 45% circa della ricchezza; vuol dire una media di un milione e mezzo di patrimonio netto a famiglia e un monte complessivo di circa 3.800 miliardi di euro (nota a margine: il 50% meno abbiente raccoglie in tutto il 9,5% della ricchezza e possiede mediamente 70.000 euro di patrimonio: lascio ogni commento all'evidenza). Un'imposta straordinaria dello 0,5% su questi patrimoni porterebbe alle casse dello stato, euro piu' euro meno, diciannove miliardi in un anno, con un contributo medio a famiglia di circa 8.000 euro. Detto in altri termini, imponendo al 10% piu' ricco delle famiglie italiane una tassa straordinaria non superiore al 4% del loro reddito disponibile, si potrebbe quasi raddoppiare il valore della manovra — creando disponibilita' di risorse per interventi a favore della crescita e dei consumi. E si noti che non sto dicendo di far pagare di meno agli altri.
Ma Monti in conferenza stampa ha detto che non si puo' fare, perche' non si e' in grado di conoscere l'entita' e la composizione dei grandi patrimoni. Verrebbe voglia di invitarlo a leggersi la documentazione statistica di Bankitalia, che a me e' costata non piu' di dieci minuti di ricerche su Google. Il fatto e' che qui di equita' tutti parlano — ma alla fine a buscarle saranno sempre i soliti.
No, essere "not Berlusconi" non basta. Se Monti non ha altro da offrire sul piano dell'equita', per me ha gia' chiuso prima di cominciare.

Se qualcuno e' interessato a capire da dove vengono le cifre che ho sparato qui sopra, puo' scaricarsi qui una tabellina piu' analitica, interamente basata sui dati di Bankitalia: *.ODS oppure *.PDF.

P. S. Le lacrime della Fornero e il relativo, insopportabile siparietto con Monti — a mio giudizio — vincono di gran lunga il premio "Vaffanculo 2011", stracciando qualunque possibile concorrenza.


domenica, 4 dicembre 2011
Sempre i soliti
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:32 pm

Per il momento aspetto, come tutti noi, i dettagli della manovra di Monti. Nella speranza che i dettagli siano migliori delle anticipazioni giornalistiche.
Per il momento, mi pare che pagheranno sempre gli stessi: il reddito fisso, la classe media, quelli che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo, quelli che hanno *bisogno* di servizi pubblici. E che quegli altri, quelli che trovano il modo legale o illegale di non pagare, i detentori dei grandi patrimoni, la scapoleranno anche stavolta, rimettendoci al piu' l'equivalente di mezza giornata di vacanza a Cortina.


mercoledì, 23 novembre 2011
Not Berlusconi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:16 pm

Ogni volta che qualcosa del nuovo governo Monti non mi piace (e capita spesso), guardo questa foto — per ricordarmi quale e' il maggiore merito del nuovo esecutivo:

Giuramento del Governo Berlusconi IV


martedì, 8 novembre 2011
Timeo Danaos…
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:51 pm

Berlusconi annuncia che si dimettera' dopo l'approvazione della legge di stabilita'. Cioe' a occhio e croce poco prima di Natale. Le opposizioni stanno gia' vendendo la pelle dell'orso.
Personalmente non mi fido — e fiuto la trappola. Lo dico qui, a futura memoria, sperando di sbagliare: secondo me nei prossimi giorni assisteremo allo scatenamento (magari infruttuoso) di quanto di peggio il Presidente del Consiglio potra' fare — nel tentativo duplice di rovesciare il tavolo se si presenta l'occasione o almeno di cavare i massimi vantaggi dagli ultimi scampoli di potere.
Per non parlare di quel che potra' accadere sui mercati finanziari e nel Paese con un governo politicamente morto — ma ancora formalmente nella pienezza dei suoi poteri: dead man walking — quindi al tempo stesso impotente nella sostanza vera, irresponsabile davanti alle altre istituzioni dello Stato e ai cittadini (e che volete fargli? tanto e' gia' dimissionario!), ma ancora in grado di nuocere con iniziative estemporanee guidate dall'istinto rapace di chi ha pochi attimi ancora per arraffare tutto il possibile.
No, non possiamo permetter(ce)lo. Questo governo deve cadere *ora* — poi si voteranno tutti i provvedimenti necessari, dopo aver sgombrato il campo dal primo problema dell'Italia. Se l'opposizione non capisce nemmeno questo — non abbiamo speranza.
Ripeto: spero di sbagliarmi. Saro' felice di scrivere che avevo detto una immane cazzata. Ma l'esperienza mi dice che non avro' questo piacere.


martedì, 1 novembre 2011
Abbiamo gia' dato
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:14 am

Luca Ricolfi sulla Stampa sostiene che "finche' parleremo solo di quello che siamo intenzionati a pretendere, omettendo di dire quali rinunce siamo disposti a fare, non ne verremo mai fuori." Giustissimo. Mi pare pero' che si dimentichi di un dettaglio importante: che una grossa parte del paese, proprio quella a cui si continuano a chiedere rinunce, potrebbe facilmente rispondere "Abbiamo gia' dato". Finche' tocchera' sempre ai soliti, non ne verremo mai fuori.



(via Dasnake)



E' oggettivo che facciamo ridere. A me pero' vien da piangere.



sabato, 15 ottobre 2011
Riprendersi la piazza, subito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:28 pm

A caldo dopo gli incidenti di Roma, qualche considerazione.
1. Non sono di quelli che dicono che i violenti sono agenti provocatori — o che sono mandati dal governo, ecc. ecc. Purtroppo non ce n'e' bisogno, perche' di gente che concepisce la lotta politica come scontro militare ce n'e' abbastanza in giro, senza doversela inventare. Resta il fatto che la loro presenza era del tutto prevedibile — e prevista — e che le forze dell'ordine non si sono dimostrate in grado di garantire il diritto di manifestare delle persone pacifiche che erano a Roma oggi: o c'e' stata una profonda incapacita' — oppure si sono messi in conto gli incidenti e si e' semplicemente lasciato che accadessero, perche' in fondo cio' che squalifica la protesta torna a favore del governo. Nell'uno e nell'altro caso il Ministro dell'Interno ne dovrebbe rispondere — e l'opposizione parlamentare dovrebbe chiedergliene conto, eventualmente anche con una mozione di sfiducia individuale.
2. Il movimento, dal canto suo, deve fare intransigentemente i conti con le contiguita' nei confronti della violenza organizzata. Lo dico pensando al fatto, per esempio, che contiguita' del genere sono presenti tra i NO TAV, che sono una parte significativa degli indignati italiani. Pena la marginalizzazione del movimento stesso.
3. Non ci si puo' far scippare la piazza dai violenti che se ne impossessano e dalla montante reazione della destra che la demonizza. Manifestare contro il sistema e' un fondamentale diritto democratico — ed e' una delle poche cose che ancora possiamo fare, in un paese dove la classe politica e' impotente o venduta o incapace, per riprenderci un minimo di speranza nel futuro. Percio' io credo che sia necessario organizzare al piu' presto, fin da domani, nuove manifestazioni, che ripropongano le buone ragioni della protesta — e che non si lascino mettere a tacere. E credo che le organizzazioni sindacali, in spirito di servizio alla democrazia, senza mettere il cappello sulle proteste, dovrebbero rendersi disponibili a garantire il servizio d'ordine. Sulla collaborazione del governo e delle forze dell'ordine — purtroppo — si possono avere dubbi fin d'ora.


giovedì, 13 ottobre 2011
Kim-Jong-Silvio
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:21 am

Le riprese del dibattito sulla fiducia alla Camera evitano in ogni modo di far vedere l'aula semivuota. Vergogna.


Cara lettrice, caro lettore,in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

(Wikipedia:Comunicato 4 ottobre 2011 – Wikipedia)



martedì, 4 ottobre 2011
Nel mondo dei (ma)Lavitoli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:08 pm

A tacer d'altro, uno dei dispiaceri del periodo e' che la scena pubblica sia dominata da personaggi normalmente poco presentabili che, per motivi non commendevoli, sono giunti a gravitare molto da vicino attorno al nostro Presidente del Consiglio. Lavitola e Tarantini non sembrano avere esattamente le caratteristiche che ti rendono orgoglioso di frequentare qualcuno ed anzi forse hanno il profilo di quelli che non vorresti ammettere di conoscere.
Lasciando perdere tutti gli aspetti assai oscuri e complessi dei maneggi intercontinentali di Lavitola, di Tarantini sappiamo sicuramente che mirava ad assicurarsi appalti pubblici reclutando donne disposte a prostituirsi a favore del Presidente del Consiglio, il quale asseritamente sarebbe stato ignaro del fatto che le signore concedevano i loro favori in cambio di compensi e non perche sedotte dai suoi fascini. Peraltro il Presidente del Consiglio, invece di arrabbiarsi assai con Tarantini che lo ha cacciato in una situazione sgradevole, ha aiutato generosamente la sua famiglia in stato di bisogno.
Tarantini come tutti sanno e' stato ora scarcerato dal Tribunale del Riesame di Napoli perche' riconosciuto non colpevole di estorsione nei confronti del Presidente del Consiglio, ma indotto a mentire a favore del medesimo nel corso degli interrogatori a cui è stato sottoposto. Si legge nei giornali o si sente nei telegiornali che Tarantini sarebbe stato "vittima" del Presidente del Consiglio e di Lavitola. Il Riesame, per come ho capito l'ordinanza il cui testo e' stato pubblicato da Repubblica, veramente ha detto altro e cioe' che Tarantini non e' punibile perche' non c'e' una norma che permetta di perseguirlo, ma ha riconosciuto che c'e' stato un accordo corruttivo; Tarantini ha fatto mercimonio della sua qualita' di indagato, che comporta la facolta' di non rispondere e per l'ordinamento italiano anche quella di mentire, coprendo il Presidente del Consiglio. Cose che nel mondo dei (ma)Lavitoli sono normali. Peccato che effettivamente il Presidente del Consiglio finisca per apparire peggiore di loro, tanto da ipotizzare che all'occorenza possa essere capace di corromperli. Il che e' tutto dire…


domenica, 25 settembre 2011
Nel lungo periodo o anche prima
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:57 pm

Irene Tinagli oggi su La Stampa nel suo articolo intitolato "Il futuro e' piu' forte della crisi" spiega che la crisi non significhera' la fine del mondo, come non lo ha significato in altre epoche storiche. Scrive la Tinagli:

Purtroppo, mentre le innovazioni che potrebbero disegnare il nostro futuro stanno prendendo forma in qualche angolo del mondo, noi sembriamo incapaci di uscire dai vecchi paradigmi. E continuiamo a chiederci quali industrie sovvenzionare, quali accordi commerciali o quali dazi o incentivi ripristinare per tenere in vita le nostre vecchie fabbriche sempre piu' vuote… Certamente oggi e' importante e urgente tamponare l’emergenza dei debiti sovrani, cercando magari di riattivare un po’ di occupazione con i mezzi e nelle realta' oggi disponibili. Ma non e' li' che giace il nostro futuro. Cerchiamo di non abbassare troppo lo sguardo altrimenti rischiamo di farcelo sfuggire quando ci passera' davanti.

Da un punto di vista storico suppongo che la Tinagli, persona certo molto preparata, abbia ragione. E' quasi ovvio, in realta': il mondo non e' mai finito per una crisi economica o produttiva, e forse e' vero che non ci sono limiti alle risorse che si possono inventare. Ma ad ogni crisi c'e' qualcuno che non sopravvive, che non vedra' quelle magnifiche sorti e progressive che verranno dopo o non sara' in grado di approfittarne. Persone che rischiano l'estromissione dal loro "antiquato" posto di lavoro quando sono troppo vecchie per le innovazioni che conteranno, malati o disabili a cui i tagli allo Stato sociale o alla scuola apportati in fretta e furia nelle varie manovre tolgono la possibilita' di una vita dignitosa, di cure adeguate, di un'istruzione che li aiuti a essere autonomi. Appartenendo alla platea dei soggeti deboli, devo dire che non e' di grande consolazione pensare che il mondo comunque andra' avanti quale che sia il destino di questi individui. Come diceva Keynes (uno il cui pensiero non credo vada molto di moda di questi tempi) nel lungo termine saremo tutti morti. O anche prima. E mi resta difficile non pensare che ogni giorno di ritardo nel cambiare strada in questo paese e' un giorno che lascia dietro di se' vittime che si potrebbero evitare, per quanto poco importante sia nella prospettiva della storia universale quello che succedra' al nostro spread.


sabato, 24 settembre 2011
Lettera al Ministro Gelmini dai Genitori Tosti
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:22 pm

Leggo su Speculum Maius e copioincollo:

Replichiamo, in quanto associazione di genitori con figli disabili, alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal Ministro Gelmini, in merito al sostegno scolastico: il Ministro ha affermato che, quest’anno, gli insegnanti deputati a seguire gli alunni disabili italiani sono talmente tanti da rappresentare un picco storico. E cala nel vuoto una cifra: “94.000”. Senza aggiungere però che, rispetto allo scorso, quest’anno anche gli studenti disabili sono aumentati a oltre 200.000 presenze; forse anche loro costituiscono un “picco storico”.

Cosa dice la legge in merito al rapporto numero di insegnanti di sostegno/numero di studenti? Dice che possono esserci 2 studenti per ogni insegnante: facendo una semplice divisione abbiamo 2,14. Siamo già fuori dalla legge.

La legge dice anche che nei casi in cui ci sia la gravità (ovviamente certificata) il rapporto deve essere 1 a 1, senza se e senza ma.

Quindi, calcolando anche i casi di gravità, il rapporto aumenta, la legge viene ulteriormente trasgredita e gli insegnanti sono insufficienti.

Le associazioni dedicate, i sindacati, gli esponenti politici che si occupano di scuola parlano di 65.000 insegnanti di sostegno che mancano. 65.000, non 1000 o 2000, ma un numero enorme!

In alcune regioni ne mancano di più, come la Calabria (rapporto 4!) il Veneto (rapporto3,8). In Lombardia siamo quasi al pari del Veneto per cui le associazioni, compresa la nostra, si sono mobilitate per richiedere subito il confronto per arrivare ad una soluzione. In Sicilia, addirittura, le scuole iniziano il 15 settembre ma gli insegnanti di sostegno inizieranno il loro servizio solo il 30 del mese – e nel frattempo gli alunni disabili? Siamo alla discriminazione pura.
Emblematico poi il caso di Torino dove per questioni di“razionalizzazione” si volevano assegnare 400 posti di sostegno a docenti che non erano abilitati, come dire spedisco un elefante in una cristalleria.

La mobilitazione è generale in tutt’Italia, si fanno manifestazioni (l’ultima a Montecitorio proprio il 13 u.s.), si scrivono lettere addirittura a Napolitano (per esempio Parma), si decide di non portare a scuola i figli (Venezia) eppure il nostro Ministro dell’Istruzione dice che quella del taglio degli insegnanti di sostegno è una “leggenda nera” (La Stampa del 14.09.2011 –M. Brambilla).

Ma chi sono questi insegnanti di sostegno? Sono docenti per cui non esiste una classe di concorso, per cui si stanzia una cifra ridicola per i corsi di formazione, per tacer del fatto che, dopo 5 anni che uno fa il sostegno poi può diventare un’insegnante“normale” e buonanotte alla professionalità, in un campo così delicato come quello della didattica speciale. Ricordiamoci che l’insegnante di sostegno non è il babysitter dell’alunno disabile, ma è assegnato a tutta la classe cioè ha il compito di integrare i compagni con l’alunno che segue e viceversa. È un docente a tutti gli effetti ma nella realtà viene spesso trattato come una cenerentola pure dai colleghi curricolari. Anche questa è un’altra forma di discriminazione.

Il sostegno però è solo la punta dell’iceberg dei problemi che affliggono gli alunni disabili, ogni anno TUTTI gli anni: ci sono le barriere architettoniche, il personale vario che per legge deve essere assegnato – assistente alla comunicazione per chi ha disabilità sensoriali cioè cecità e sordità, assistente igienico, assistente sanitario (nei casi in cui l’alunno sia sotto terapia farmacologica) l’educatore fornito dai Comuni.
Gli ausili, che deve procurare la scuola (esistono i banchi, le sedie, le lavagne tradizionali o interattive, i libri di testo etc? Bene per chi è disabile tutto questo si chiama ausilio). Le famiglie degli alunni disabili devono lottare ogni anno, da sempre, anche per avere anche queste cose, previste per legge. L’Italia è un Paese che si dimostra ancora arretrato nella cultura dell’inclusione, ignorando tutte le leggi che abbiamo in materia e che sono modello di eccellenza per tutti gli altri Paesi europei.

E veniamo ad un altro nodo cruciale: sempre per legge esiste qualcosa che si chiama GLH che deve essere istituito (pena omissione d’atti d’ufficio per il dirigente scolastico): sono gruppi di lavoro specifici per la disabiltà nella scuola, cui partecipano anche i genitori, che devono avere tramite i loro rappresentanti. La maggioranza dei dirigenti scolastici italiani non indice il GLH, non c’è alcuna programmazione didattica intorno all’alunno disabile,e i genitori neanche hanno colloqui con l’insegnante di sostegno, spesso non vedono neanche il PEI, che è il piano educativo individualizzato, che non ha valore se non è firmato dai genitori, documento che è il frutto del lavoro corale di insegnanti curricolari, specialisti che seguono l’alunno, genitori. Per capire: nel PEI si decide cosa fare, quali obbiettivi raggiungere, se sia il caso di optare per il programma a requisiti minimo oppure quello differenziato.

Non so se abbiamo reso l’idea, cioè se chi è estraneo a questo mondo si rende conto di come sono trattati gli alunni disabili e relative famiglie, in Italia.

Per sovrammercato, da qualche mese in qua, sentiamo alzate d’ingegno sottoforma di ddl che propongono di trovare degli sponsor privati per assicurare il sostegno agli alunni disabili, in barba a ciò che sancisce non solo la Costituzione ma anche tutte le leggi che tutelano le persone disabili. Il messaggio lanciato da questi politici (DIMA, D’IPPOLITO VITALE, DE CAMILLIS, GALATI, VERSACE, FORMICHELLA, TADDEI, NASTRI, CATANOSO GENOESE, FAENZI ) è indubbiamente inequivocabile.

C’è quindi qualcosa che non va, non trovate? E c’è molto di non detto, per esempio le migliaia di condanne che ogni anno il Ministero dell’Istruzione italiana subisce, perché le famiglie ricorrono ai TAR, per vedersi ripristinati i diritti costantemente negati: non solo il Ministero deve pagare le spese processuali ma anche i danni esistenziali arrecati.
Vorremmo leggere il bilancio di questo Ministero, per appurare a quanto ammonti tutto questo spreco di pubblico denaro: invece di dare il giusto all’inizio, cioè assegnare il numero dei docenti di sostegno adeguato, ogni anno si ripete questa commedia dell’assurdo, come se gli alunni disabili fossero dettagli trascurabili, non persone, cui deve essere garantito il diritto all’istruzione. Anche in questo caso si palesa una volontà indubbiamente inequivocabile.

Ci chiediamo infine perché l’attuale Ministro dell’Istruzione italiana abbia svuotato di ogni significato e lasciato morire, un organismo importante ed imprescindibile come l’osservatorio PERMANENTE per gli alunni in situazione di handicap le cui finalità (*) sono:

- monitoraggio del processo di integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, allo scopo di facilitare e sostenere la piena attuazione degli obiettivi previsti dalla Legge 5.2.1992 n. 104 , anche in attuazione del D.P.R.n.275/99;

- accordi interistituzionali per la presa in carico del progetto globale di vita e di integrazione degli alunni in situazione di handicap, attraverso misure che sostengano la continuità educativa, l’orientamento scolastico e professionale, il collegamento con il mondo del lavoro;

- piena attuazione del diritto alla formazione delle persone in situazione di handicap;

- sperimentazione e innovazione metodologico-didattica e disciplinare;

- iniziative legislative e regolamentari.

Chi più dei rappresentanti delle associazioni delle famiglie delle persone disabili e di quelle figure professionali che studiano la disabilità di cui, in Italia, per fortuna, disponiamo in abbondanza , avrebbe potuto meglio aiutare il Ministro dell’Istruzione a garantire ogni diritto agli studenti e magari a razionalizzare davvero questi “benedetti” bilanci?

L’istruzione pubblica è la base della cultura di ogni paese civile, che non significa solo usare la calcolatrice, non sbagliare i congiuntivi e sapere la battaglia di Canne quand’è stata.

Sappiamo che il Ministro non risponderà, farà come sempre, da quando ha assunto questa importante e cruciale carica istituzionale, ma noi nella cultura e nella buona educazione crediamo moltissimo e riteniamo doveroso informare l’opinione pubblica sullo stato delle cose.

(*) dal D.M. 14/07/00

Alessandra Corradi, Massimo Bravi, Giovanni Barin, Marinella Melis,
Daniela Cordara, Francesco Reitano.

Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS

APS di genitori con figli disabili dal Monte Rosa al Gennargentu

via Fincato 41/b – 37131 Verona

cell. 3423897222

Presidente
Alessandra Corradi

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http://genitoritosti.blogspot.com/2011/08/comunicato.html

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venerdì, 23 settembre 2011
Che cosa mi sono permessa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 12:59 pm

In questi giorni, che a me sembrano drammatici per il nostro paese, ogni tanto qualcuno salta fuori spiegando che ora dobbiamo pagare gli eccessi che ci siamo permessi nei decenni scorsi. Quando comincio a sentire questi discorsi mi irrito e spengo la televisione o chiudo la pagina internet. Sono una lavoratrice dipendente senza alcuna possibilità di evadere le tasse, la mia famiglia ha un tenore di vita assolutamente scevro da lussi (praticamente in casa non abbiamo un mobile che non sia Ikea tanto per fare un esempio) e non faccio grandi debiti in giro.
Però pensandoci è vero che mi sono permessa un sacco di eccessi, che elencherò in una lista (temo del tutto esemplificativa) tipo Vieni via con me:
1) un'amministrazione pubblica inefficiente;
2) una diffusa corruzione che se non altro fa gonfiare il costo degli appalti;
3) una evasione fiscale che ogni anno sottrae alle casse dello Stato somme più o meno pari alle manovre da lacrime e sangue di questo periodo;
4) una criminalità organizzata che, a tacer d'altro, genera enormi redditi esentasse e impedisce una corretta crescita economica del sud Italia ma non solo;
5) mantenere al potere con privilegi di ogni genere una classe politica composta in molta parte da persone ignoranti e impreparate, indifferenti al bene del Paese;
6) una vasta platea di falsi invalidi;
7) una pubblica istruzione e un sistema universitario che ormai risultano agli ultimi posti delle classifiche internazionali mentre i nostri migliori ricercatori sono costretti alla fuga all'estero;
8) una televisione pubblica volgare, stupida e da cui viene cacciato chiunque non piaccia al padrone, con danno economico per il contribuente;
9) un governo che è ormai (lo dico perchè è oggettivo, chiedetelo a Confindustria) assolutamente impresentabile e che ogni giorno che rimane al suo posto ci sprofonda sempre più in basso nella considerazione del mondo;
10) last but not least, aver generato e cercare di crescere un figlio disabile grave.
Mi riconosco colpevole di aver tollerato o fatto tutte queste cose, che ormai sono diventati dei veri lussi. Se finiremo come l'Argentina ne sarò certamente corresponsabile.


mercoledì, 21 settembre 2011
Mandatelo via — no, mandiamolo via
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:45 pm

Qualcuno, chiunque puo', prenda l'iniziativa di raccogliere la gente davanti a Palazzo Grazioli o davanti ad Arcore o davanti a qualunque prefettura d'Italia — e cominciamo a tirargli monetine fin che scappa. Adesso, perche' domani e' tardi.


lunedì, 12 settembre 2011
Io ♥ la scuola pubblica?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:35 pm

Questa mattina, primo giorno di scuola di It, siamo stati accolti sul portone da una sorridente maestra che diffondeva questo volantino, firmato dai docenti dell'Istituto Comprensivo:

Io ♥ la SCUOLA PUBBLICA!

La scuola pubblica è una comunità educante che valorizza le intelligenze dei bambini e dei ragazzi, le loro diversità e le loro emozioni. Gli alunni condividono le loro esperienze con un gruppo di pari e imparano a conoscere il mondo, aiutati dagli insegnanti che sono un ponte tra il loro sapere e il sapere condiviso delle discipline. L'obiettivo della scuola pubblica è la promozione della conoscenza, della socializzazione e del benessere; è la formazione di esseri umani pensanti e critici, colti, solidali, sani e sereni; è sostenere lo sviluppo di cittadini intelligenti e felici.
Questa è la scuola che vogliamo, questa è stata finora la Scuola!
In questi anni abbiamo cercato di continuare a fornire a vostri figli la stessa qualità nonostante i tagli, ma ora neanche il volontariato di molti docenti è più sufficiente!
Ora:
- la mancata assegnazione di docenti alla nostra scuola primaria (e non solo) ci ha obbligato a rifiutare delle iscrizioni e a formare una quinta prima elementare a tempo pieno con un insegnante in meno rispetto a quelli necessari [...];
- tutte le scuole della circoscrizione sono affollate e sono state messe nella condizione di non poter accogliere tutti i bambini del territorio;
- sono state eliminate le ore di compresenza dei docenti: ciò impedisce il lavoro a piccoli gruppi, il recupero degli alunni in difficoltà, il potenziamento, le gite e le uscite didattiche [...];
- gli alunni diversamente abili hano avuto un numero irrisorio di ore di sostegno: e il loro diritto allo studio?
- inoltre abbiamo assistito ad una diminuzione del personae delle cooperative nella primaria e degli operatori nella secondaria.
Se a questo aggiungiamo un drastico taglio dei fondi, dei materiali, oltre che del supporto finanziario che prima potevano concedere Circoscrizione, Comune o Regione, ci rendiamo conto che è in atto un piano per distruggere velocemente la Scuola pubblica.
Non ci rassegniamo a veder sgretolare una Scuola che veniva presa ad esempio in tutta Europa.
Non ci rassegniamo a dover trattare i vostri figli come vasi da riempire di nozioni, invece che menti fresche da incoraggiare nella conoscenza, emozioni da ascoltare, corpi da far crescere.
Non ci rassegniamo e siamo indignati: sostenete le nostre lotte, esigete una scuola pubblica di qualità, pensate ai vostri figli!

LA SCUOLA PUBBLICA E' IL FIORE ALL'OCCHIELLO DI UN PAESE: NON FACCIAMOLO TAGLIARE!

Preside e maestre, schierate in palestra ad accogliere i bambini e le loro famiglie, indossavano quasi tutte un distintivo con lo slogan del volantino: "Io ♥ la scuola pubblica!"
D'accordissimo su tutto, sia ben chiaro. Ma perche' una settimana fa, quando chiedevamo che a nostro figlio venisse permesso di frequentare la scuola con lo stesso orario di tutti i suoi compagni — e che non venisse discriminato in quanto disabile — le stesse maestre e la stessa Preside ci hanno trattato da controparte — e per di piu' da controparte rompicoglioni — e vorrei dire da controparte che pretende qualcosa a cui non ha diritto?
Ci saremmo aspettati — dai docenti della scuola pubblica — che condividessero la nostra esigenza di integrazione e che — se hanno le mani legate dai tagli — ci facessero da alleati in una battaglia per affermare i diritti di nostro figlio in tutte le sedi. Invece ci hanno spiegato che dobbiamo adeguarci, che con questi chiari di luna, invece di protestare, dobbiamo essere realistici e accontentarci di quel che ci e' stato concesso, che non dobbiamo essere ideologici nella difesa di un puro principio. Oggi, sinceramente, mi era difficile solidarizzare piu' di tanto.


domenica, 11 settembre 2011
Bollettino di guerra
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

A Torino sono stati nominati docenti di sostegno senza la specializzazione e le mamme hanno protestato. A Pavia le lezioni inizieranno senza gli insegnanti di sostegno perché il provveditorato non ha fatto in tempo a nominarli e a Genova ne mancano all’appello almeno 500.
In Veneto la situazione è esplosiva, tanto che giovedì scorso l’onorevole Simonetta Rubinato è intervenuta durante il question time alla Camera per denunciare l’emergenza che riguarda gli insegnanti di sostegno in Veneto. Nelle scuole venete quest’anno ci sono 14.910 alunni disabili, con un aumento di 1.097 unità rispetto all’anno precedente e sono stati richiesti 755 posti in deroga rispetto agli attuali 5.960. “Ma a quattro giorni dal ritorno in aula di insegnanti e studenti – ha ribadito la Rubinato – non è ancora stata disposta alcuna deroga. Al momento, ogni docente di sostegno ha in media 2 alunni e mezzo. Mentre in provincia di Genova non si sa come fronteggiare i 480 alunni disabili in più “non previsti”.

(da Repubblica di oggi)

Ecco: il nostro undici settembre e' questo qui.


sabato, 10 settembre 2011
Contro i tagli ai servizi sociali in Piemonte
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

Ri-posto direttamente il volantino della manifestazione. E' importante. Fatelo girare, se potete — e se potete fatevi vivi il 13.





venerdì, 2 settembre 2011
Si sveglia ora?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:40 am

Il segretario della FIM-CISL Vitali se la prende perche' Marchionne fa marcia indietro sugli impegni per Mirafiori:

"Il 23 dicembre scorso – dichiara il segretario dei metalmeccanici della Cisl – abbiamo firmato con la Fiat un accordo preciso, approvato dalla maggioranza dei lavoratori di Mirafiori che prevedeva la costruzione del Suv a Torino. A questo punto si porrebbe il problema dell'affidabilità dei vertici del Lingotto".

Il fatto e' che non e' vero che l'accordo fosse preciso — e non e' vero che prevedesse la costruzione di alcunche' a Torino: la FIAT non prendeva alcun impegno concreto, a fronte di quelli molto concreti e molto duri richiesti ai lavoratori e al sindacato. Ora che gli fa comodo, Marchionne ha la strada libera per dire arrivederci e grazie. Se Vitali se ne accorge ora, e' un fesso. Se se ne era accorto a suo tempo e adesso fa ammuina — e' meglio che non dica che cos'e'.


… resterà la soluzione finale: far pagare i debiti degli italiani ai tedeschi, dando in garanzia alla Merkel un’ipoteca sulla scelta del prossimo inquilino di Palazzo Chigi. (Gramellini oggi sulla Stampa)

Che non sarebbe nemmeno tanto male, come soluzione. L'Italia non e' in condizione di autogovernarsi — e non sarebbe mica una cattiva idea dare in outsourcing il nostro governo ai tedeschi o agli svedesi.



sabato, 30 luglio 2011
Fedeli a se stessi
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:37 am

La Norvegia — per tante ragioni — ci e' particolarmente cara. Percio' la notizia degli attentati di Utøya e di Oslo ci ha scossi e rattristati, forse piu' di quanto ci si potrebbe aspettare da un evento tutto sommato lontano — e tutto sommato terribilmente *interno* a quel paese.
Il fatto e' che la Norvegia, per noi, era un posto perfino un po' noioso — e sicuramente immerso in ritmi cosi' lenti da sconcertare noi indolenti mediterranei — ma facevi presto a capire che la noia e la lentezza erano quelli di una societa' talmente ben regolata da rendere inutile correre, sgomitare, tagliare gli angoli. Era un posto in cui potevi dimenticare una macchina con le portiere spalancate in un parcheggio per diverse ore — e al ritorno trovare tutto assolutamente intatto. Era il paese in cui un ubriaco che spacca una vetrina di un centro commerciale fa talmente notizia da arrivare al TG nazionale con tanto di interviste alla polizia. Era anche il paese in cui si vendono le cassette della frutta lasciandole incustodite sul bordo della strada, cosi' chi vuol comprare le prende, lascia i soldi in un cestino li' accanto — ed eventualmente si fa il resto da solo — e nessuno pensa di rubarsi ne' la frutta ne' i soldi. Avevamo l'immagine di una societa' fondata sulla fiducia nel prossimo e su una sorta di controllo/autocontrollo sociale cosi' solido da rendere ovvia quella fiducia — ma anche sulla certezza che tutto e' sufficientemente ben funzionante che nessuno ha davvero bisogno (e nemmeno voglia, in fondo) di "arrangiarsi".

Ecco, e' questo modello sociale che ci pare che l'attentatore abbia colpito al cuore — e che temiamo possa non riprendersi piu'. Proprio perche' la strage e' stata compiuta da un norvegese, uno apparentemente normale — magari un po' strano, ma chi non lo e' a vivere piu' o meno isolato in quelle campagne — e perche' ha colpito soprattutto ragazzi — la generazione dei figli — non puo' non aver spezzato il presupposto della fiducia. La Norvegia diventera', suo malgrado, una societa' piu' diffidente, piu' preoccupata, piu' simile al resto dell'Europa — cosi' pensavamo subito dopo l'attentato. Probabilmente sara' cosi'.
Ma la Norvegia non ha reagito come tutti ci saremmo aspettati. Nonostante l'enormita' dell'accaduto — nonostante la violenza del trauma nazionale — non c'e' stato alcun isterismo, non c'e' stato alcun crollo di nervi. Il paese ha reagito con assoluta compostezza, ma anche con la piena coscienza di non voler diventare diverso — di voler essere fedele a se stesso. Con una tranquillita' e una forza impressionanti, ben rappresentate dai discorsi del principe ereditario Haakon e del primo ministro Stoltenberg — che sono secondo me tra i piu' begli esempi recenti di discorso pubblico — e la testimonianza di quanto puo' essere nobile e preziosa e lungimirante la politica, quando e' in mano a una classe dirigente degna di questo nome.
Certo, l'evento ha suscitato una serie di interrogativi e di dibattiti. Ma — per esempio — praticamente nessuno ha sfruttato l'occasione per fare propaganda contro questo o quell'avversario politico. Al contrario, tutti i partiti hanno concordato di rinviare fino a meta' agosto l'avvio della campagna elettorale per le amministrative di settembre.
Il Frp, che e' un po' la Lega Nord dei norvegesi, non e' stato attaccato dagli altri partiti, nonostante le parole d'ordine contro gli immigrati e contro il multiculturalismo prestassero facilmente il fianco alle critiche — e perfino nonostante l'attentatore fosse stato in passato un loro militante. D'altronde, uno dei maggiori esponenti del Frp ha dichiarato che il partito dovra' moderare i toni del suo discorso politico, perche' evidentemente evocare la crociata puo' avere conseguenze terribili.
Si discute sul fatto che Breivik rischi al massimo ventun anni di carcere, secondo la legge norvegese: ma si *discute*, appunto. Nessuno sventola il cappio, nessuno invoca la giustizia sommaria. Nel dibattito nessuno perde di vista che il fine della pena e' la riabilitazione — e non la vendetta. Non si e' alzata una voce a criticare il fatto che il carcere che ospita Breivik sia dotato di tutti i comfort.
In tv, sui giornali non si e' visto un cadavere — non e' emerso un dettaglio splatter che sia uno. L'informazione e' stata meticolosa, continua, angosciante e totalizzante: ma non morbosa, nemmeno un po' — e mai priva di rispetto. Ciononostante la stampa e' stata criticata per aver talvolta mancato di sensibilita' nei confronti dellle vittime e dei loro familiari.
Le organizzazioni giovanili di *tutti* i partiti stanno registrando un forte aumento delle iscrizioni dopo il 22 luglio*. Ragazzi di quattordici, quindici, sedici anni decidono di dedicare un pezzo del loro tempo alla politica per far valere le loro idee. Come quelli che sono stati ammazzati ad Utøya, tutti giovani militanti di un partito sentito come un pezzo della societa' e non come baluardo di una casta.
Alla fine — forse — contro tutto — la Norvegia riuscira' a restare se stessa — ed e' una non piccola consolazione.

* Val la pena anche di leggere l'appello pubblicato oggi dai leader di *tutte* le organizzazioni giovanili dei partiti (e' in norvegese, ma la traduzione di Google Chrome in inglese e' abbastanza comprensibile).

P. S. Il confronto con la vita pubblica nel nostro sciagurato paese — no, non ho l'animo di farlo.


Perfino il Front National — che non e' notoriamente un partito attento al politically correct — ha sospeso un proprio esponente perche' ha fatto dichiarazioni di sostegno ad Anders Breivik. Ci aspettiamo che la Lega faccia altrettanto con Borghezio.



lunedì, 18 luglio 2011
Madama la marchesa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:11 pm

Se non sono stato colpito da una temporanea sordita' fulminante, il GR 2 delle 17.30 e' riuscito a non far parola (nemmeno una, dico) della débacle della borsa e dei titoli di stato di oggi.


Sulla vicenda di Spidertruman la penso *esattamente* come Floria.



giovedì, 14 luglio 2011
Coesione nazionale
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

Facciamo cosi': come famiglia paghiamo piu' tasse, Waldorf si trova lo stipendio bloccato, It non trova a scuola un sostegno adeguato per via dei tagli all'istruzione, l'asilo di XX non e' piu' detraibile e quindi diventa un costo addizionale. Pago perfino il ticket sulle visite mediche.
Ma il mio vicino evasore fiscale, lo vogliamo appendere per le palle ai tigli del viale davanti a casa? Cosi', giusto perche' anche lui provi l'ebbrezza di aver parte di questa bellissima coesione nazionale. Giuro — se lo fanno non mi lamento piu' dell'aumento delle tasse e di tutto il resto.


PICO pubblica un ottimo articolo sulle buone ragioni per non abolire le Province.



Sul blog di Alfonso Fuggetta si discute (un'altra volta!) di abolizione delle province.



mercoledì, 29 giugno 2011
Lapsus freudiano?
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 7:17 pm

Il ministro Galan ha appena dichiarato al TG3 che l'attuale nostro governo ha mantenuto la sua promessa elettorale e che è l'unico che in Europa non ha messo le tasche nelle mani dei cittadini durante il suo mandato (se volete controllare lo ha dichiarato a 2'16" dall'inizio del video).


lunedì, 27 giugno 2011
NO TAV, ora basta!
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:59 pm

E' sempre triste vedere scontri tra polizia e dimostranti. Ma nel caso della Val di Susa non si puo' essere solidali con i dimostranti, che sono una frangia minoritaria, violenta e antidemocratica dell'opinione pubblica. Non hanno il diritto di veto — e men che meno sono al di sopra della legge. Ci sara' tempo ancora per discutere sull'opportunita' e l'utilita' della TAV, ma fermare i cantieri con la forza non e' un'opzione accettabile — e prendere a sassate gli operai non e' un'azione di sinistra. E bene hanno fatto le forze dell'ordine a sgomberare il presidio — con la forza visto che non era rimasta altra strada.

(poi ci torno, su questa vicenda. Ma intanto lo volevo dire)


venerdì, 17 giugno 2011
Volesse il cielo!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:01 pm


lunedì, 13 giugno 2011
Pubblica!
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:00 pm


lunedì, 13 giugno 2011
Maggioranza
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:54 pm

A occhio e croce, stando ai dati che arrivano, oltre la meta' degli elettori italiani (anche ipotizzando che nessun elettore residente all'estero abbia votato si') ha votato per l'abrogazione del legittimo impedimento di Berlusconi.

Aggiornamento: Hanno votato SI 25.736.273 elettori, pari al 51,05% del corpo elettorale di 50.417.952 (dati Ministero dell'Interno).


venerdì, 10 giugno 2011
Coerenza
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:17 pm

La mancata estradizione di Battisti dal Brasile mi pare una cosa grave. Perche' credo che le sentenze della magistratura vadano rispettate e che una persona condannata per quattro omicidi debba scontare la sua pena. E perche' sono fermamente convinto che la magistratura italiana non abbia emesso sentenze politiche, ne' in questo ne' in altri casi.
Ne sono convinto anche quando penso — e non e' il caso di Battisti — che la magistratura abbia commesso degli errori di valutazione. In Italia non ci sono processi politici. Punto.

Trovo pero' difficile che il nostro governo possa credibilmente sostenere una linea di questo genere per reclamare l'estradizione di Battisti, visto che il nostro Presidente del Consiglio va dichiarando a destra e a manca, in Italia e all'estero, in sedi ufficiali e con interlocutori istituzionali, che la magistratura italiana e' politicizzata e che c'e' una sorta di dittatura eversiva dei pubblici ministeri. Se poi Lula ci crede e stabilisce che Battisti e' vittima di una persecuzione politico-giudiziaria, con che faccia il nostro governo puo' dargli torto?




martedì, 17 maggio 2011
Grazie Milano
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:06 am


Sergio Staino su l'Unita' di oggi

(che Torino si sapeva che il suo dovere l'avrebbe fatto — e bene)


giovedì, 12 maggio 2011
La vera sinistra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:07 am

Milly Moratti, al secolo Emilia Bossi, moglie di Massimo Moratti e quindi cognata di Letizia Moratti, attivista ambientale, si candida alle amministrative di Milano con una lista che appoggia Pisapia.
Intervistata da Repubblica, la signora, che è anche fisico teorico, ha risposto alla domanda dell'intervistatore Ettore Livini sulle accuse di essere esponente di una "gauche caviar": "Possibile che chi sta a sinistra debba essere uno sfigato senza una lira? E chi ha i soldi non possa pensare ai problemi del pianeta?"
La sig.ra Moratti (guarda caso evita di usare il suo di cognome, magari la infastidisce l'omonimia con il senatùr) ha perfettamente ragione. Non si possono discriminare i ricchi impedendo loro di stare a sinistra pensando appunto ai problemi del pianeta. Magari solo i ricchi possono essere veramente di sinistra, perché i poveracci lo fanno solo per interesse e loro invece con intenti nobili. Da qui probabilmente la lieve sfumatura di disprezzo della candidata, che invece di parlare di "persone di condizioni economiche limitate" o qualcosa del genere ha parlato di sfigati senza una lira (magari il suo pensiero è stato tradito dall'intervistatore…).
Siccome però in politica di solito ci si schiera con quelli che hanno interessi simili ai tuoi e io sono mi trovo più vicina agli sfigati senza una lira che ai Moratti, diffido delle reazioni dei ricchi di sinistra ad ogni prospettiva di ridistribuzione della ricchezza, idea davvero di sinistra. Una simile prospettiva potrebbe anche impedire (orrore) al marito della candidata di buttare milioni nell'Inter, ad esempio regalandone 3 a Benitez come premio per lasciare la squadra dopo solo qualche mese per lasciare il posto a Leonardo.
Ma sicuramente la mia è una cattiveria.
Intanto però la famiglia Moratti è riuscita a piazzare esponenti da ogni parte. Non si sa mai di cosa c'è bisogno.

P.S. devo aggiornae quanto ho scritto perché la "povera" Milly Moratti un seggio in consiglio comunale non l'ha conquistato con le sue 1678 preferenze e lo 1,33% della sua lista civica. Quanto a Letizia Moratti, tutti sanno com'è andata fino ad ora; aspettiamo il ballottaggio.


Se non temessi di essere querelato per diffamazione dai contenuti del pannolino di XX, mi verrebbe voglia di dire che la Moratti e' una merda.



lunedì, 2 maggio 2011
Νῦν χρὴ μεθύσθην?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:15 am

A me sembra un'ovvieta' dirlo — ma temo che non lo sia.
Festeggiare l'uccisione di un uomo, fosse pure di Osama Bin Laden, e' un atto indecente. Puo' essere necessario uccidere un nemico — lo capisco e lo ritengo a volte inevitabile. Probabilmente Osama era un nemico di cui era necessaria la morte. Ma uccidere e' *sempre* un atto terribile — e non c'e' niente da festeggiare se si e' costretti a farlo. E chi festeggia e' un barbaro, che non merita la civilta' occidentale di cui dice di essere portatore. Per non parlare dei valori cristiani, per chi li sbandiera.


giovedì, 31 marzo 2011
Fora dai ball?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:42 am

Così (ignoro però la perfetta ortografia del padanese) dice Bossi degli immigrati che in questi giorni assaltano Lampedusa, senza considerare che per molti di loro si può ipotizzare che possano avere diritto di asilo. Ma questo è un particolare che non interessa agli elettori della Lega, per cui i suoi leader possono fare a meno di considerarlo.
Al di là dell'emergenza preoccupante che è in atto, e provocazioni di Bossi a parte, sono convinta che tutti coloro che in qualsiasi termine pensano cose analoghe sugli immigrati, non solo siano nel torto per un principio "umanitario", ma anche perché il loro è un punto di vista assolutamente miope, e che le forze politiche che assecondano e rinfocolano queste tendenze xenofobe non possano che danneggiare il paese. Lo dico sine ira ac studio, veramente. Il fatto è che niente potrà fermare il movimento di moltitudini di persone dalle aree più svantaggiate del mondo al nostro occidente viziato. Credere di poter seriamente arginare questo movimento è lottare contro la storia e la natura delle cose.
Del resto non abbiamo un particolare merito a stare qui, né diritto di disprezzare quelli che sono nati altrove. Di questo disprezzo noi italiani abbiamo fatto una vasta esperienza storica, ma tendiamo a scordarcene.
Francamente, provo una profonda gratitudine e non poca vergogna nei confronti degli immigrati che lavorano onestamente, pagano le tasse e risiedono regolarmente in questo paese, che non fa niente per rendere più accessibile l'acquisto della cittadinanza, anche ai ragazzi che qui sono nati e si sentono italiani.
Si tratta di persone che contribuiscono economicamente anche a mantenere politici di professione che sproloquiano contro di loro ma non possono concorrere ad alcuna decisione politica mancando del diritto di voto anche in sede amministrativa. Magari molti italianissimi elettori di Borghezio evadendo le tasse sottraggono quel che dovrebbero versare anche per permettere a lui di campare facendo politica, dicendo le cose che dice.
Abbiamo bisogno degli immigrati, ma molti preferiscono far finta che vengano a portarci via chissà cosa, quando il più delle volte fanno quello che noi non vogliamo più fare, e spesso e volentieri li sfruttiamo magari approfittandoci della loro condizione di irregolarità. Sarebbe nel nostro interesse attirare le persone migliori, con più voglia di lavorare e di non permettere alla criminalità di arruolare gli immigrati, facile preda in un contesto in cui è tanto difficile mettersi in regola. Anche perché i criminali veri riescono ad aggirare le nostre norme che servono solo a vessare i poveracci.
In realtà, per me vale proprio il contrario di quello che dice Bossi. Sono quasi sorpresa che delle persone oneste e con capacità vogliano vivere in questo paese e sono contenta se lo fanno. Non mi pare che possiamo dire loro altro che grazie per il loro contributo.
Mi pare di aver collezionato una bella serie di banalità, ma sento il bisogno di dirle perché in questo paese e non solo si dicono troppe cose insensate e violente in tema di immigrazione.


giovedì, 17 marzo 2011
W'TLA
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:00 am

(che poi sarebbe la meta' di W L'ITALIA!)

17 marzo 1861 - 17 marzo 2011

Mi sono chiesto a lungo che cosa penso della festa del 17 marzo e del 150° anniversario dell'Unita'. No — non mi interessano le polemiche stupide sulla festivita' in se' — e non voglio nemmeno fare un ragionamento pseudo leghista. Ma mi sto chiedendo se davvero abbiamo ragione di festeggiare — e di essere orgogliosi di essere Italiani — e soprattutto se personalmente posso condividere questo orgoglio. Io, proprio io che tempo fa avevo scritto che scappare e' la sola cosa sensata che si possa fare — per chi lo puo' fare. Io, proprio io che in fondo sento molto piu' mia, anche emotivamente, la bandiera con le dodici stelle che il tricolore italiano — che penso da quando ho l'eta' della ragione che la mia patria vera sia l'Europa e che il tempo degli stati nazionali sia finito. Io, proprio io che davanti agli elenchi di "vado via" e "resto qui" di Fazio e Saviano mi riconoscevo quasi sempre (impotentemente) nelle ragioni dei "vado via".
D'altro canto come negare che ci sono cose che mi rendono fiero di essere italiano — e non parlo soltanto della pastasciutta e della cupola di Brunelleschi. Sono fiero di essere italiano quando vedo la dignita' degli operai di Mirafiori. Sono fiero di essere italiano quando rileggo la Costituzione. Sono fiero di essere italiano se penso alla legge sull'integrazione scolastica, che tutti i paesi civili ci invidiano o stanno cercando di copiare. Sono fiero tutte le volte che dimostriamo — e sono tante — di saper vivere con la "decenza quotidiana" di cui parlava un grande fuori moda, tutte le volte che mi guardo intorno e vedo che c'e' tanta gente civile, dignitosa, seria, appassionata — che c'e' un popolo di cui e' bello sentirsi parte — meglio, a cui e' *un onore* appartenere.
E poi penso all'Italia degli evasori fiscali. All'Italia che e' stata entusiasticamente fascista nel 1938 e in cui non c'era piu' un solo fascista in giro nel 1946. All'Italia delle raccomandazioni, delle conoscenze, dell'illegalita' diffusa. Penso alle volte che per ottenere per mio figlio un diritto ho dovuto affrontare mille ostacoli — e ce l'ho fatta alla fine soprattutto perche' sapevo quali leve muovere. Penso all'Italia di chi dice che bisogna sparare agli immigrati come a leprotti. Che i disabili gravi non dovrebbero stare a scuola. Penso all'Italia che ha meno donne occupate e meno donne in posizioni di responsabilita' di praticamente qualsiasi paese europeo. E' Italia pure questa — e non per un accidente cosmico: e' Italia perche' c'e' una grande parte di Italiani che *sono cosi'* — che sono stati fascisti e che oggi sono leghisti e berlusconiani — e che domani saranno qualunque cosa che permetta loro di continuare ad essere come sono — egoisti, pavidi, privi di senso del dovere, di responsabilita', della comunita' e delle istituzioni. E di questa Italia mi vergogno — profondamente — e mi vien fatto di pensare che sarebbe bello potersi tirar fuori, poter dire che non ho niente a che fare con lei.
Il fatto e' che ce ne sono due, di Italie. Che l'unita' e' ancora tutta da fare — e forse non si potra' fare mai. E che la mia patria — se ne ho una — e' una meta' dell'Italia — e che l'altra meta' mi fa abbastanza orrore. Per fortuna, vien fatto di pensare, quella meta' della patria se ne frega e con il tricolore ci si pulisce il culo. E allora forse vale la pena di festeggiare, oggi. Per la mia Italia — e alla faccia di quella di quegli altri.


Ognuno riconosce i suoi: l'orgoglio
Non era fuga, l'umiltà non era
Vile, il tenue bagliore strofinato
Laggiù non era quello di un fiammifero.

(via Contaminazioni)



Io sto andando a votare per Fassino.
Perche' non e' entusiasmante, e' un po' triste perfino, ma e' una persona seria. Insomma e' uno che somiglia a Torino.
E perche' quell'altro ha dietro i peggiori capibanda del PD piemontese. Roba che basta vederli per voler votare chiunque altro.



martedì, 22 febbraio 2011
Ricordiamocelo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:49 am


lunedì, 14 febbraio 2011
"Ignorance is strength" – 2
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:52 pm

"La costituzione comunque prevede che senza una formale crisi di governo per interrompere anticipatamente una legislatura occorre che il presidente della Repubblica consulti sia i presidenti delle Camere che il presidente del Consiglio, cioé Silvio Berlusconi", ha detto il premier nel corso di 'Mattino Cinque'. (via ANSA)

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 88

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

A quanto pare l'aracnide conosce una Costituzione diversa da quella che leggiamo noi.


lunedì, 14 febbraio 2011
"Ignorance is strength"
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:41 am

Il ministro Gelmini: "In piazza poche radical-chic".


domenica, 13 febbraio 2011
Questa Italia
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:57 pm

Breve puntata alla manifestazione di Torino, oggi — piu' breve di quanto avremmo voluto per l'oggettiva difficolta' di destreggiarsi in un corteo cosi' grande con It sulle spalle e XX in carrozzina.
Forse i numeri sparati su Repubblica e sulla Stampa (100.000 persone in piazza) sono un po' sovrastimati, ma c'era davvero un sacco di gente. Ed era una bella folla, civile, dignitosa, composta — donne e uomini di ogni eta', di ogni estrazione sociale, madame in pelliccia e ragazzine col piercing, famiglie con bambini, gente di Crocetta e gente di barriera. E un'aria — tutto sommato — di gioia, di entusiasmo e perfino di sorpresa.
Questa Italia, forse, puo' farcela. Se la classe politica non si mette troppo di traverso (parlo degli antiberlusconiani; gli aracnidi vanno soltanto spazzati via).


sabato, 12 febbraio 2011
Le donne, gli uomini e il detto di Hillel
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:12 pm

Elena Loewenthal su La Stampa di oggi spiega perche' non sara' alla manifestazione delle donne di domani.
Una parte del suo articolo mi pare — come uomo — pienamente condivisibile:

Forse che gli uomini ­ nel senso di maschi ­ si sono sentiti in dovere di lanciare una manifestazione per difendere la loro, di dignità? Che a dire il vero mi sembra decisamente più violata della nostra. Loro, hanno per caso sentito l’impulso di prendere le distanze, di chiamarsi fuori da quel modello di maschio lì? Ci hanno forse detto, con rabbia e con dolore e con indignazione, che non sono tutti dei vecchi bavosi incapaci di amare o stabilire una relazione affettiva, e bisognosi invece di palpare parti intime femminili in quantità industriali, per sentire vivo il proprio corpo?
Non mi pare. Eppure, se di dignità parliamo, quella dei maschi ne esce decisamente più malconcia della nostra.

Ma queste sono precisamente le ragioni che mi spingono ad andarci, in piazza domani. Come uomo — perche' e' la mia dignita', la mia identita' maschile che sento violata — tanto quanto quella delle donne.
Quanto alle donne, Loewenthal dice di non vedere il motivo di andare in piazza per "dimostrare che non siamo tutte così, come quelle? A me pare ovvio. Persino bello, pensare che non siamo tutte uguali: vecchie e giovani, brutte e gnocche, intelligenti e oche. Scienziate, commesse, e puttane. Non capisco che cosa ci sia da indignarsi. Se l’emancipazione ci ha regalato una libertà sacrosanta, perché gridare allo scandalo? L’utero è mio e me lo gestisco io, per fortuna. Ma anche la dignità è mia, e me la gestisco io. E non ho intenzione di gestire quella altrui."
Credo che non sia questo il punto. La manifestazione di domani non e' per affermare che alcuni comportamenti femminili sono migliori di altri. E' per dire, ben al di la' di Berlusconi, che il modello culturale dominante nei rapporti tra uomini e donne, che anche grazie a Berlusconi si e' affermato in Italia negli ultimi trent'anni, e' regressivo e inaccettabile — che ne abbiamo tutti abbastanza di un sistema di valori in cui le donne sono al piu' l'ornamento (o il trofeo) di un potere maschile. Non sono le serate di Arcore il problema — e non sono le donne di Arcore il problema. Il problema e' — per esempio — la bassissima presenza femminile ai livelli alti della politica — aggravato da uno spoil system sessuale o parasessuale che porta personaggi come Nicole Minetti al Consiglio regionale della Lombardia o Mara Carfagna al al ruolo di Ministro delle Pari Opportunita'. Non lo vogliamo piu' un paese in cui i rapporti tra uomini e donne siano ancora in gran parte dominati da queste logiche. E se non ora, quando? e se non noi, chi?

P. S. Mi par di capire che Loewenthal trovi una profanazione l'uso del detto di Hillel come slogan della manifestazione. Non credo che lo sia. Quel detto e' un appello a prendersi carico del destino proprio ed altrui, e' un appello alla responsabilita' infinita del vivere per se' e per gli altri, qui e ora. A me pare appropriato usarlo adesso — e vorrei che fosse una misura per il comportamento di ognuno di noi, e non solo di fronte alla politica.


venerdì, 11 febbraio 2011
Se non noi, chi?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:57 pm

L'appello delle donne italiane per la manifestazione del 13 febbraio a me pare una cosa importante. Proprio perche' tenta di sollevare lo sguardo dalle squallide vicende di Berlusconi e del bungabunga per fare una riflessione su quale visione del ruolo delle donne e del rapporto fra i generi si e' affermata in questo paese negli ultimi vent'anni. E il quadro e' grave:

Questa ricca e varia esperienza di vita [delle donne, NdR] è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
[...]
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

A questa domanda, come uomo — e continuando a citare lo stesso detto ebraico — non posso che rispondere: "Se non noi, chi?"
Ma non soltanto per "amicizia verso le donne". Per dignita' verso noi stessi. Per difesa della nostra identita' maschile — che non puo' — non e' — non deve essere ridotta ai pruriti e alle indecenze da utilizzatori finali. Perche' non siamo rappresentati da questa cultura diffusa, a cui pure e' difficile non soggiacere, e non siamo rappresentati dai comportamenti indecenti di chi ci governa. Perche' in ogni relazione che umilia le donne anche gli uomini sono umiliati. Perche' ogni volta che il corpo femminile e' venduto, nella realta' o in immagine, noi siamo ridotti a consumatori, acquirenti, sfruttatori — e smettiamo di essere persone con una passione, con un desiderio, con un'intelligenza. Diventiamo anche noi pezzi di carne: carne che compra — anziche' vendersi — ma non meno reificati e umiliati. Dove la donna e' merce, l'uomo e' mercato — e smette di essere soggetto. A questa cultura, che negando i diritti delle donne nega anche i nostri, dobbiamo reagire *in quanto uomini*, non solo in quanto amici delle donne. "Se io non sono per me, chi mai sara' per me? Ma se sono per me solo, che saro' mai?", come diceva Hillel.


domenica, 6 febbraio 2011
Gran Torino?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Devo dire che trovo un po' comica l'agitazione di tutti coloro (a partire dal sindaco Chiamparino) che hanno spinto per il si' al referendum di Mirafiori con l'argomento che la FIAT altrimenti avrebbe lasciato Torino — e ora si trovano Marchionne che ipotizza di trasferire la direzione a Detroit. Ipotesi, per carita': ma era una pura ipotesi, smentita con forza, anche lo scorporo dell'auto — un anno fa.


mercoledì, 2 febbraio 2011
Law is poetry
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:16 am

In questi giorni siamo (s)travolti dalla fatica di star dietro ai due pargoli — quindi manca il fiato per scrivere sul blog. Ma questa cosa qui la dovevo proprio dire.

Costituzione italiana, art. 41
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Ecco, quando leggo l'articolo 41 io mi commuovo. Perche' e' semplice — e tutti possono capirlo. Perche' in quella semplicita' c'e' una profondita' di pensiero e di cultura, c'e' un dibattito che va indietro fino all'illuminismo e forse prima — ma senza iattanza intellettuale. Perche' fa la sintesi di bisogni e diritti dei singoli e di tutti — senza porre limiti inutili ma senza lasciar spazio alla legge del piu' forte. Perche' e' giusto fino a diventare bello — della stessa bellezza di un brano di Omero o di Dante.
E poi leggo che gli aracnidi vogliono modificarlo, l'articolo 41. Per rafforzare la liberta' d'impresa e stemperare il divieto di "svolgersi in contrasto con l'utilita' sociale"*. A me pare semplicemente un atto di barbarie. Politica, sociale e perfino culturale.

* La proposta che sta dietro all'annuncio di Berlusconi e' A. C. 3039 del 14/12/2009, dei deputati Vignali, Lupi, Palmieri e Pizzolante, confluita in A. C. 3054 del 16/12/2009. Qualche giorno fa un gruppo di deputati del PD ha presentato un'altra proposta di modifica, assai meno offensiva, ma essenzialmente inutile da un lato, pericolosa dall'altro perche' apre una disponibilita' a un dibattito sull'art. 41 di cui non si sente affatto il bisogno.


sabato, 15 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (2.1)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:08 am

Ci sara' tempo di valutare e discutere. Per ora voglio limitarmi a osservare, a futura memoria:
1. che il si' ha vinto soltanto grazie al voto determinante degli impiegati, cioe' di coloro a cui gli aspetti peggiorativi dell'accordo (flessibilita' oraria, straordinario obbligatorio, sabati lavorativi, riduzione delle pause, spostamento della mensa a fine turno) non si applicano.
2. che nello scrutinio ci sono state tali irregolarita' che non si conosce esattamente nemmeno il numero vero dei votanti — e che evidentemente giravano nei seggi schede vidimate e non votate.


Dentro questa griglia (l'accordo di Mirafiori, NdR) ci sono le vite di alcune migliaia di uomini e di donne. Ci sono centinaia e centinaia di famiglie, con la loro organizzazione spaziale e temporale, con la loro rete di relazioni, con le loro concrete esistenze. Ci sono, appunto, delle «persone»: è il loro «tempo di vita», divenuto una sostanza spalmabile a piacere dall'impresa sulle proprie catene di montaggio

(da il manifesto del 12 gennaio)



giovedì, 13 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (2)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:37 pm

(Continua da qui)

2. L'accordo di Mirafiori prevede l'uscita dal contratto collettivo nazionale di lavoro e la stipula di un contrtto aziendale di primo livello. Da piu' parti, compreso il PD, si parla di superamento del CCNL come di un fatto di modernita', di un'evoluzione positiva. Si e' presentata anche una proposta di regolamentazione della materia che prevede esplicitamente la prevalenza della contrattazione aziendale su quella nazionale di categoria.
Personalmente lo scardinamento del sistema dei contratti collettivi nazionali mi pare invece una delle iatture peggiori che questa vicenda porta con se'. L'esempio di Mirafiori fara' precedente (alla faccia di chi diceva che Pomigliano sarebbe stata un'eccezione) — e il panorama delle relazioni sindacali si trasformera' in un groviglio di accordi aziendali. Con il risultato che i lavoratori, divisi, perderanno la loro principale forza contrattuale, il numero — e i sindacati si troveranno nell'impossibilita' di rappresentare interessi generali o trasversali, trovandosi ridotti alla prospettiva della singola azienda o addirittura del singolo impianto produttivo. E' uno sviluppo pericoloso per tante ragioni. La prima e' che la divisione rende tanto piu' vulnerabili i soggetti che piu' dovrebbero essere tutelati (penso alle PMI, alle situazioni di crisi, alle imprese con alta densita' di occupazione femminile o straniera, ecc. ecc.: tutte condizioni che rendono i dipendenti paticolarmente esposti e ricattabili e che faranno accettare contratti al ribasso che il CCNL avrebbe potuto tamponare). La seconda e' che il sindacato confederale attraverso i CCNL e gli accordi nazionali quadro (come quello vituperato del '93) ha promosso, a volte in maniera distorta forse, ma in linea di massima coerente, un disegno di coesione del paese e di tutela di interessi e diritti generali: se non sara' piu' in grado di farlo in futuro, come temo, sara' peggio per tutti. Per i lavoratori, ma anche per il sistema paese nel complesso — e perfino per le imprese. La terza ragione e' collegata alla seconda: e' possibile che le imprese spuntino dei vantaggi nel breve termine, ma un sindacato che non ha la capacita' di guardare agli interessi generali e ai livelli nazionali sara' in prospettiva un sindacato rivendicativo e corporativo, che moltiplichera' le microvertenze se non altro per guadagnare legittimazione agli occhi dei lavoratori. Si tende a dimenticare che gli accordi nazionali sono anche stati un efficacissimo strumento di gestione ordinata e di prevenzione della conflittualita' a livello aziendale: se si vuole rinunciare a questo strumento che davvero giova a tutti, auguri.

3. L'accordo prevede che soltanto i sindacati firmatari possano svolgere la loro attivita' all'interno dello stabilimento. Chi e' contrario non ha piu' spazi di accessibilita' (assemblee, permessi sindacali, bacheca, spazi fisici, possibilita' di comunicazione informatica), non ha rappresentanza, non puo' nemmeno piu' ricevere direttamente dall'azienda le quote di adesione degli iscritti (ricordo che su questo punto il sindacato confederale, CISL e UIL in testa, fece una gran battaglia ai tempi del referendum abrogativo del 2000: hanno cambiato idea?). Per di piu' le rappresentanze sindacali verrebbero nominate dai sindacati firmatari e non elette dai lavoratori: di conseguenza, qualunque esigenza dei lavoratori che non trovi espressione nel sindacato firmatario e' destinata a restare non espressa e non rappresentata — e se i lavoratori dovessero in futuro ritenere non piu' rappresentativa la loro RSA non avrebbero alcuno strumento per sostituirla.
Non e' soltanto un atto di repressione del dissenso. C'e' dietro un'idea precisa, che e' stata espressa piu' volte in questi giorni, cioe' che il conflitto tra lavoratori ed impresa sia una cosa del passato, e che nel presente contesto il ruolo delle relazioni sindacali sia quello di favorire la convergenza di interessi tra i due soggetti. Questa idea di relazioni industriali non e' nuova, e' quella propria di tutti i sistemi totalitari: dal fascismo in Italia al socialismo reale in URSS o in Cina. Per i regimi del socialismo reale l'idea di fondo era che la presa del potere da parte della classe operaia avesse cancellato la lotta di classe: i lavoratori — ormai padroni di se stessi — non potevano essere in conflitto con chi, in nome loro, dirigeva la produzione. Dal canto suo, anche il regime fascista riteneva superata la contrapposizione degli interessi di lavoratori e imprese nel sistema delle corporazioni e in nome dell'interesse superiore della produzione, che avrebbe dovuto e potuto assicurare il benessere dei singoli e la potenza della nazione: anche in questa logica il conflitto sindacale e' percepito come autolesionistico. A me sembra che in molti discorsi recenti sull'obsolescenza della lotta di classe e del conflitto sindacale si respiri la stessa identica aria.
Sia nella negazione pratica della democrazia interna, sia nei presupposti teorici, mi chiedo in che cosa il modello di relazioni sindacali di Mirafiori sia diverso da quello tanto vituperato dei "sindacati ufficiali" della Cina di oggi o della Polonia pre-Solidarnosc, giusto per fare due esempi. E vorrei che qualcuno mi spiegasse a quale titolo poi sproloquiamo sulla negazione dei diritti democratici e sindacali in altri paesi.
Va detto pero' che i sindacati confederali (CGIL compresa) hanno gravi colpe su questo tema. Una conventio ad excludendum nei confronti dei sindacati non firmatari di contratti c'e' da sempre nella cultura confederale, parallela a un tentativo di garantirsi una rappresentanza esclusiva dei lavoratori. Marchionne, CISL e UIL hanno semplicemente sfruttato a loro favore un sistema che in gran parte preesisteva ed era finalizzato a mantenere ai margini della trattativa sindacale sigle come i COBAS e i sindacati autonomi. D'altronde, quando Camusso propone una firma tecnica dell'accordo perche' la FIOM non sia tagliata fuori dalla rappresentanza, mostra di vedere come solo problema quello dell'esclusione della propria sigla, non quello del restringimento degli spazi di democrazia sindacale. Ho l'impressione che su questo punto una riflessione seria e critica non farebbe male a nessuno — temo che nessuno avra' la voglia e la forza di farla.

Oggi si vota a Mirafiori. Si vota con il ricatto di un padrone che dice "o cosi' o perdete il lavoro"; con un capo del governo che dice "o cosi' o fa bene Marchionne a portarvi via il lavoro" (alla faccia della tutela dell'interesse nazionale); con larga parte dell'opposizione che ha scelto la tutela degli interessi dei datori di lavoro anziche' quella dei diritti dei lavoratori. Non c'e' storia. A Mirafiori vincera' il si' — e vorrei davvero che qualcuno fosse capace di convincermi che non sara' una iattura.
Dopo questo si' — comunque — bisognera' pur cominciare a capire che sistema di relazioni sociali (prima ancora che industriali) sta nascendo, quali sono i rischi — e soprattutto (lo so che suona vecchio e leninista, ma mi sa che tutto il mio ragionamento suona vecchio) — "che fare?"

(2 – continua)


"In nessun paese europeo l’industria dell’auto ha tentato di eliminare un sindacato critico della strategia aziendale dalla possibilità di negoziare le condizioni di lavoro e di rappresentare i lavoratori. L’accordo Fiat di Mirafiori riduce le libertà e gli spazi di democrazia, aprendo uno scontro che riporterebbe indietro l'economia e il paese."

(da “Produrre e lavorare meglio, con democrazia. Solidarietà alla Fiom” – Lettera di 46 economisti pubblcata su MicroMega)



Ogi pomeriggio alle 17.30 in Piazza Garibaldi ci sara' una fiaccolata indetta dalla FIOM e da MicroMega contro l'accordo di Mirafiori.
Gli impegni di It non ci permettono di essere presenti, ma avremmo voluto.



mercoledì, 12 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (1)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:35 am

Sentite, io 'ste robe qui e' un bel po' che ce le ho a sobbollire (e a suppurare) dentro — e man mano rimando, perche' mi pare di aver nello stesso tempo troppa carne al fuoco e niente di definitivamente chiarito. Pero' se non comincio a dirle — va a finire che mi ci strozzo, e magari a parlarne con qualcun altro capisco meglio pure io.
Perche' da un po' di tempo a questa parte leggo un sacco di gente (anche persone intelligenti e che stimo, anche a sinistra, anche nel PD — e perfino da qualche parte in CGIL) impegnata a spiegare che Marchionne incarna una modernita' inarrestabile — e che opporsi all'accordo di Mirafiori e' un vezzo arcaico, o peggio un tafazzismo fuor di luogo, ecc. ecc. Siccome a me questo modo di veder le cose proprio non torna, provo a dire perche' non sono convinto — nella speranza che un confronto con altri mi aiuti a comprendere meglio, se non a cambiare idea.
Siccome sara' lunga, vado a puntate. E lo schema che grosso modo voglio seguire e' questo:

  1. L'accordo di Mirafiori

  2. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro

  3. La rappresentanza sindacale e la democrazia

  4. La (re)distribuzione del reddito e la giustizia sociale

  5. Resa senza condizioni, scontro sociale — oppure concertazione?

  6. Che fare dopo Mirafiori?

1. Io mi sono preso l'onere di leggermelo tutto, l'accordo di Mirafiori. Non sono certo di averlo *capito* tutto, perche' ha (ovviamente) contenuti molto specifici e tecnici — e mi mancano la cultura e i riferimenti necessari. Percio' puo' darsi che diverse cose mi sfuggano, in bene e in male. Provo a dire che cosa ci ho letto dentro.
Ci ho letto un peggioramento delle condizioni di lavoro degli operai. Meno pause durante la giornata di lavoro, la mensa spostata a inizio o fine turno, sabati lavorativi, perfino la possibilita' di avere turni di *dieci ore* giornaliere di lavoro con una interruzione di mezz'ora per la mensa. E centoventi ore di straordinario l'anno a discrezione dell'azienda, da effettuare nei sabati e nelle giornate di riposo, con altre ottanta ore che possono essere aggiunte a seguito di un accordo con il sindacato: detto cosi' forse non fa impressione, ma vuol dire che possono saltare da quindici a venticinque giornate di riposo sulle circa cento che ci sono nell'anno (ferie escluse). Certo, lo straordinario e' retribuito (e vorrei pure vedere). Certo, se il lavoro c'e' non si puo' che esser contenti. Ma vorrei vederlo Matteo Renzi, che predica tanto sulle buone ragioni di Marchionne, a mettere in fila in un anno da quindici a venticinque settimane di quarantotto ore di lavoro *fisico*.
Devo dire che mi hanno colpito meno le tanto vituperate norme "contro l'assenteismo". Trovo scandaloso, in linea di principio, che il datore di lavoro decida di non pagare la malattia sulla base di una sorta di "presunzione di colpevolezza" del lavoratore assente: ma il dettaglio dei meccanismi previsti e' tale da rendere probabilmente marginali — e verosimilmente abbastanza ben mirate ai veri assenteisti, se ci sono — le sanzioni.
Non ho letto neppure, al contrario di quanto e' stato detto, una limitazione al diritto di sciopero. Sinceramente, sarei contento che qualcuno mi spiegasse quale clausola potrebbe essere utilizzata per impedire uno sciopero o per sanzionare i lavoratori che dovessero aderire ad uno sciopero (il testo degli artt. 1 e 2 non mi pare, per quanto oscuro e contorto, interpretabile in questo senso: se sbaglio, spiegatemi perche', per favore). L'accordo rimane brutto anche senza bisogno di gridare al lupo su questo punto.
Ora, fa parte dell'etica e del ruolo del sindacato firmare anche brutti accordi, se i rapporti di forza sono sfavorevoli e se si riescono comunque a strappare contropartite su altri piani. Se questo fosse davvero il caso dell'accordo di Mirafiori, bene avrebbero fatto CISL e UIL a firmare. Ma l'aspetto peggiore e' che in questo caso si e' accettato un peggioramento delle condizioni di lavoro in cambio di nulla. Nel testo dell'accordo non c'e' alcun impegno di FIAT a mantenere o ad incrementare i livelli occupazionali, non c'e' alcun impegno vincolante ad investire su Mirafiori. Gli impegni vincolanti sono tutti a carico dei lavoratori e del sindacato; da parte datoriale c'e' un generico riferimento (in premessa e non nel testo vero e proprio, e mai richiamato nell'articolato) alla illustrazione avvenuta in novembre del "piano per il rilancio produttivo dello stabilimento di Mirafiori Plant": non c'e' un numero, non c'e' un obiettivo, nulla. Se i lavoratori o il sindacato non dovessero rispettare anche una sola clausola dell'accordo, l'azienda sarebbe libera di recedere dallo "scambio contrattuale" (art. 1): ma se FIAT non desse seguito in tutto o in parte alle sue (vaghe) promesse su investimenti e occupazione, se non mettesse in produzione modelli competitivi, ecc., niente e nessuno potrebbe contestarle una qualche violazione dei patti.
Un accordo cosi' asimmetrico e' in effetti una resa senza condizioni. E cio' limitandosi strettamente al merito — e senza aver affrontato questioni di carattere piu' generale, come quella dello strappo al sistema dei CCNL e della rappresentanza sindacale (su cui diro' la mia — spero — domani, visto che il pippone ha gia' sfondato, per stanotte, le ottocento parole).

(1 – continua)


Berlusconi telefona a Mubarak: "Con tutto quel che ho fatto per difendere tua nipote…"



Intervista a Camusso su Repubblica. Mi sembrano le parole piu' sagge che io abbia letto recentemente.



"Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l'ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha detto lo scorso hanno all'ambasciatore (Usa, ndr) che la è la più grande minaccia allo Stato italiano". Lo scrive l'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, in un cable del 2008 targato Wikileaks e pubblicato da El Pais.
(via Repubblica)

(no, non commento: si commenta da se')



domenica, 19 dicembre 2010
Come il 7 aprile? no — meglio come il 25
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:42 pm

Mantovano invoca il DASPO per le manifestazioni politiche, senza rendersi conto che l'esercizio di un diritto costituzionale e' cosa diversa dall'accesso a uno spettacolo sportivo.
Gasparri, temendo di essere rimasto indietro nella gara a chi la spara piu' grossa, invoca l'arresto preventivo dei possibili leader antagonisti — rifacendosi alla vicenda inquietante del 7 aprile.
Non c'e' nulla da fare. Fascisti erano e fascisti sono rimasti. E da fascisti meritano di essere trattati.


lunedì, 13 dicembre 2010
Mt., 8:22
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:02 pm

No — qui non si segue con apprensione, e nemmeno con interesse, la stucchevole telenovela del voto di fiducia.
"Lascia che i morti seppelliscano i loro morti", diceva qualcuno.


giovedì, 25 novembre 2010
Diritto di replica
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:13 pm

Se le associazioni pro-life otterranno il "diritto di replica" alla prossima puntata di "Vieni via con me", perche' l'UAAR (che — preciso — mi sta simpatica come il proverbiale dito nel… — ma e' giusto per contrapporre talebani a talebani) non dovrebbe avere il diritto di replica alla trasmissione della messa domenicale su RAI Uno?


La Russa si paragona al D'Annunzio del volo su Vienna.
A me e' sempre sembrato un po' stupido e ridicolo anche l'originale — figuriamoci la copia senza talento.
O mi inganno io — ed e' una geniale rivisitazione tra il situazionismo e la parodia?



venerdì, 19 novembre 2010
Il cinque per mille, la fiducia tradita e le guerre tra poveri
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:17 pm

E' certamente una notizia minore, in tutto il casino di questo periodo. Ma personalmente questa storia del taglio del 75% dell'erogazione del cinque per mille mi pare particolarmente brutta, per tanti motivi.
Il primo e' che e' un pessimo segno quando lo Stato si rimangia la parola data. E la parola data a me contribuente era che avrei potuto destinare una parte delle mie tasse a finanziare un'associazione o un ente di ricerca di mia scelta. Io ho ragionato su questa possibilita', ho scelto la causa che volevo finanziare — e mi aspetto che lo Stato faccia, con quei soldi, quel che ha promesso di fare. Se se li spende in un altro modo, quei soldi, sta tradendo i patti. E di uno Stato che tradisce non mi posso piu' fidare — se non me ne posso fidare nelle piccole cose come questa, figuriamoci nelle grandi.
Il secondo e' che trovo del tutto irrazionale aver decurtato del 75% il cinque per mille, destinato a fini di utilita' sociale, e non aver toccato nemmeno da lontano l'8 per mille destinato al finanziamento delle confessioni religiose. Dovendo proprio racimolare quei 300 milioni di euro (una miseria, per altro) a danno delle istituzioni scelte dai contribuenti, si poteva tagliare il 30% su entrambi i fondi, anziche' il 75% su quello piu' piccolo. Il sacrificio, ripartito piu' ampiamente, sarebbe stato meno gravoso e meno squilibrato. Ah gia', dimenticavo: il grosso dell'8 per mille va alla Chiesa cattolica — e quella proprio non si puo' toccare. La ricerca sul cancro si', ma il sostentamento del clero, guai al mondo.
Il terzo e' che nel momento in cui si tolgono trecento milioni al terzo settore e agli enti di ricerca, se ne scovano cento a favore dei malati di sclerosi laterale amiotrofica. Causa che sposo senza alcun dubbio, sia ben chiaro. Ma con quale criterio si trovano i soldi per loro, piuttosto che per altre categorie di malati o di disabili — proprio mentre si tagliano drasticamente i fondi trasversalmente all'intero settore dell'assistenza e della ricerca? Non e' che ha prevalso la logica di chi grida di piu' — e delle guerre tra poveri? Significa che se vogliamo un'assistenza decente per i nostri figli disabili o piu' insegnanti di sostegno l'unica e' incatenarsi davanti a Palazzo Chigi? basta capirci, no?

P. S. Per altro c'e' una cosa che non capisco: se il 5 per mille dell'IRPEF ammonta a circa 400 milioni di euro, come mai l'otto per mille si aggira intorno al miliardo di euro e non a 640 milioni (=400/5*8)?


venerdì, 19 novembre 2010
Olet
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:07 am

Lo dico fin d'ora, a futura memoria e a scanso di equivoci. Non sono mica sicuro che riuscirei a votare Profumo sindaco di Torino. Nemmeno turandomi il naso.


martedì, 16 novembre 2010
Destra e sinistra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:18 am

Stasera da Fini ho sentito un discorso di destra — un buon discorso di destra. Non sono sicuro di aver sentito da Bersani un discorso di sinistra.


A quasi nessuno dei lettori di The Rat Race il nome di Ermanno Conti dice qualcosa. Pero' era una persona per bene, un politico di quelli attenti davvero al bene pubblico, un uomo limpido. In epoca di rottamatori, era uno di quei vecchi che avremmo voluto eterni.



lunedì, 1 novembre 2010
Una lettera dell'Assessore Pellegrino di Chieri
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:14 pm

Riceviamo dall'Assessore Pellegrino di Chieri:

Gentili Sig.re/ri
mi rivolgo ancora una volta a Loro tutti per allegare sia la trascrizione completa del mio intervento contestato (a posteriori) così come rilasciatami dal Segretario Generale del Comune, refusi compresi, sia un estratto del mensile CHIERIOGGI di ottobre che riprende il caso questa volta con un esempio di vero giornalismo ( quello che va alla ricerca del fatto nella sua realtà e complessità) .
Come già anticipato nella mia precedente corrispondenza , non intendo però lasciare che la questione che ho posto vada a finire nel solito dimenticatoio , perciò (a parte le azioni giudiziarie che sto promuovendo contro i miei diffamatori) mi propongo di riprendere il tema magari in un convegno .
Sarei comunque lieto di leggere eventuali suggerimenti o proposte.
Cordiali saluti
Giuseppe Pellegrino

Qui la trascrizione dell'intervento al Consiglio comunale.
Qui l'articolo da ChieriOggi di ottobre 2010.

Di seguito la mia risposta:

Egregio Assessore Pellegrino,
La ringrazio del materiale che ha voluto inviarmi. Per altro, ero gia' riuscito ad ottenere le trascrizioni, sia pure non ufficiali, sia del suo intervento al Consiglio comunale, sia della sua conferenza stampa di qualche giorno dopo.
A suo tempo, ricevuta la sua precedente mail, le risposi con una lettera, spero sufficientemente pacata ed argomentata, a cui non ha ritenuto di dare risposta. Dato che ora chiede suggerimenti o proposte, mi permetto di reinviarle lo stesso documento, che al di la' delle polemiche rispecchia le mie convinzioni di genitore di un bambino con una grave disabilita' psichica.
Mi permetto soltanto di aggiungere, rispetto all'articolo di "ChieriOggi" che mi ha inviato, che il problema mi pare mal posto. Si dice, in sostanza, che l'integrazione scolastica non funziona perche' mancano i fondi e le persone adeguatamente preparate. Sono d'accordo: ma la soluzione non puo' essere quella di segregare i nostri figli: e' quella di lavorare per una piena realizzazione della legge 104. Mettendo a bilancio i soldi necessari, perche' risparmiare sui piu' deboli e' inumano ed indecente. E' su questo, mi permetto di ripeterle, che mi aspetterei l'appoggio di un amministratore pubblico.
Grazie della sua attenzione e buon lavoro.
Angelo M. Buongiovanni

Segue testo dell'e-mail inviata il 27 settembre 2010.


sabato, 23 ottobre 2010
QED
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:14 pm

Qualche giorno fa, commentando le affermazioni dell'assessore Pellegrino di Chieri sui disabili a scuola, dicevamo questo:

C'e' un'aria strisciante di darwinismo sociale, in questi anni, che rappresenta le persone deboli come un peso per la societa' — e la tutela dei loro diritti come un lusso che non possiamo piu' permetterci. Le sue dichiarazioni, anche se non credo che questo fosse il suo intento, alimentano questo clima. In fondo a questo cammino io vedo il ritorno alle scuole segregate, magari in nome della migliore assistenza alle persone disabili e del piu' razionale impiego di risorse economiche limitate.

Non c'e' stato bisogno di aspettare molto per avere la conferma. Il Presidente della Provincia di Udine, leghista, ha dichiarato che i disabili nelle classi ritardano lo svolgimento regolare dei programmi e che pertanto dovrebbero essere messi in classi differenziali. No, pardon, ha smentito: non ha mai detto questo, ha solo detto che bisognerebbe tornare al modello delle classi differenziali (non avete capito in che cosa la smentita e' diversa dalla prima affermazione? nemmeno io).
Genitori, e' arrivato il momento di incazzarsi di brutto. C'e' un gran bisogno dell'Orso Ebreo, qui.


domenica, 17 ottobre 2010
No, qui neanche da morto
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:07 pm

Il ministro La Russa propone che nel centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia vengano traslate in Italia le salme degli ultimi due re d'Italia, Vittorio Emanuele III ed Umberto II.
Su Umberto II posso anche non avere obiezioni, purche' venga sepolto in forma privata e certamente non al Pantheon.
Ma Vittorio Emanuele III, firmando le leggi razziali, tradi' il patto con i suoi sudditi — e molti dei suoi sudditi ebrei non hanno potuto tornare in Italia nemmeno da morti, perche' le loro ceneri sono state disperse nel cielo dei campi di sterminio. No, il re fellone non ha diritto di tornare in questo paese neanche da morto.

P. S.: Ma, di questi tempi, La Russa non ha proprio niente di piu' serio a cui pensare? che so, la sicurezza dei nostri soldati in Afghanistan?


sabato, 16 ottobre 2010
Adesione (in spirito)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:50 am

Alla manifestazione della FIOM a Roma non ci saro', perche' proprio non posso. Ma voglio dire che ci andrei volentieri.
Perche' questo e' un paese in cui da vent'anni almeno la lotta di classe c'e' — feroce — e viene combattuta da una parte sola: tanto e' vero che il divario tra ricchi e poveri aumenta. E il momento di dire basta era arrivato gia' da un sacco di tempo — ma l'opposizione ha paura di fare/dire qualcosa di sinistra.
Perche' se il Ministro degli Interni mette in allarme su possibili infiltrazioni di soggetti violenti nella manifestazione — per come la vedo io sta facendo una minaccia e una provocazione; perche' se invece facesse il suo lavoro cercherebbe di evitarle, quelle infiltrazioni, e di non creare inutile allarme. A me ricorda sinistramente le dichiarazioni di Scajola prima del G8 di Genova. E quindi andare in piazza diventa una questione — come si diceva negli anni Settanta — di agibilita' democratica.
Perche' sono convinto che dare a Marchionne di sfruttatore e a Bonanni e Angeletti di servi non sia violenza, ma libero esercizio del diritto di esprimere una opinione politica. E che se si alimenta una caccia alle streghe contro chi lo fa — c'e' qualcosa di sordido e di pericoloso dietro.
Perche' sono un moderato — e uno che ha il senso della realta' — e non sono troppo convinto che "un altro mondo e' possibile". Ma non sono disposto a farmi dire, in nome della moderazione e del senso di realta' e del bisogno di convivere con l'unico mondo che abbiamo, che difendere i diritti dei piu' deboli in uno scontro sociale e' irresponsabile.


lunedì, 11 ottobre 2010
Intimidazione?
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:30 pm

Ha avuto un certo risalto la notizia di una scritta contro Marchionne — definito "sfruttatore" — e Bonanni ed Angeletti — "servi dei padroni" –, comparsa a Milano e corredata, come firma, dalla falce e martello e dalla stella a cinque punte.
Si e' arrivato a parlare di minacce e di "ignobili intimidazioni" e ad evocare lo spettro delle BR.
Personalmente trovo la vicenda tra lo stucchevole e l'allucinatorio. Si puo' essere d'accordo o meno nel merito (io personalmente, al netto della semplificazione eccessiva che e' propria degli slogan e delle scritte sui muri, che non sono l'articolo di fondo del Corrierone, tendo a essere d'accordo); si puo' essere d'accordo o meno con l'abitudine di scrivere sui muri (io personalmente la trovo piu' che altro pateticamente retro): ma certamente la scritta non contiene alcuna minaccia e solo chi ha la coda di paglia puo' parlare di intimidazione (ma dico, ve lo vedete voi *uno come Marchionne* intimidito da una scritta sul muro?).
Quanto al richiamo al simbolo delle BR, poi, siamo veramente alle comiche. La scritta e' firmata con il piu' tradizionale dei simboli della tradizione comunista italiana: cosi' poco eversivo che e' stato per anni quello ufficiale del PCI; le BR non c'entrano un beneamato poffarbacco, per dirla con Crozza. Solo un'ignoranza senza limiti o una malafede senza decenza puo' portare esponenti del PD a dichiarare che "i simboli apparsi oggi su un palazzo di Milano appartengono ad un passato che non deve tornare e su cui non si deve speculare."
L'intimidazione, se mai, la vedo nel gonfiare un episodio cosi' miserando per cercare di equiparare oscuramente ogni opposizione sociale al terrorismo. Ma probabilmente sono un terrorista pure io — questo si sa.


giovedì, 30 settembre 2010
Prendiamo atto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da tutti e due alle 5:26 pm

Prendiamo atto che, come in realta' era prevedibile, il Consiglio comunale di Chieri si e' ben guardato dallo sfiduciare l’assessore Pellegrino. Per quanto si evince da Radio Chieri cio' e' accaduto anche con l’astensione di persone appartenenti all’opposizione. Un consigliere comunale disabile avrebbe avallato la ricostruzione per cui solo di strumentalizzazione si e' trattato. Ancora una volta, prendiamo atto. Possiamo capire che l’amministrazione di Chieri si sia sentita “assediata” dall’interesse esterno per la vicenda e abbia reagito in modo difensivo, stabilendo che appunto era solo un caso di strumentalizzazione da parte di un giornalista e che alcuni consiglieri danneggiavano, approfittando di questa situazione, l’immagine della citta'. Come se non fossero state le parole dell’assessore a far pronunciare giudizi negativi un po' in tutta Italia e non certo la mozione di sfiducia.
Continuiamo non di meno a sentirci amareggiati dal fatto che si ritenga del tutto accettabile il permanere nelle sue funzioni di un assessore all’istruzione come Pellegrino, il quale ha ribadito — e non c'e' alcun rischio di fraintendimento o di strumentalizzazione su questo punto — che alcune categorie di disabili dovrebbero stare fuori della scuola. Anche nostro figlio, probabilmente, rientra in queste categorie. Viene da supporre che l’assessore, ricevuto con il voto di fiducia l’avallo della sua amministrazione, si ispirera' nella sua opera futura ai criteri che ha esposto e ribadito. Del resto anche altrove amministratori e persone di scuola, senza esplicitare il loro pensiero come almeno Pellegrino ha avuto il coraggio di fare, nella pratica continueranno ad impedire a tanti bambini e ragazzi una vera integrazione scolastica, negando ore di sostegno e attuando strategie di emarginazione, per evitare di disturbare i “normali”. Esempi ce ne sono dappertutto: solo per citare gli ultimi di cui abbiamo notizia, leggete questo — e poi questo — e poi pure questo.
Noi non possiamo accettare una simile situazione, che ci pare una sorta di “Monte Taigeto” sociale (e non Rupe Tarpea come giustamente nota oggi Gramellini*). E non ci arrenderemo senza neanche alzare un dito, per nostro figlio e per altri come lui. Resta il fatto che oggi, dopo questo voto, ci sentiamo un po’ piu' soli.

P. S. D'altra parte come potevamo pretendere le dimissioni di Pellegrino, quando siamo nel paese in cui un infame come Ciarrapico se la cava con una tiratina d'orecchi? D'altronde anche lui dice che le sue parole sono state "fraintese o addirittura strumentalizzate".

* (nota del Ratto) Pure Gramellini pero' i suoi svarioni li prende: il monte si chiama Taigeto, e non Taigete — quanto a Sparta, fu un luogo di grande cultura, e tra l'altro la patria di alcuni dei piu' grandi poeti dell'eta' arcaica, da Tirteo ad Alcmane — altro che "unici nel mondo greco che non hanno lasciato all’umanità uno scultore, un architetto, un filosofo, un musicista". Non che la cosa abbia importanza nel contesto — ma la mia anima di filologo classico si ribella…


martedì, 28 settembre 2010
Crozza a Ballarò sull'Assessore Pellegrino di Chieri
Nelle categorie: Cinema e TV, Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm


(da 1'41" a 2'38")

In tutta sincerita' e — credetemi — senza ironia, un po' mi dispiace per l'assessore Pellegrino, che si e' tirato addosso una grandinata di queste proporzioni, perfino al di la' dei suoi oggettivi demeriti e con ogni probabilita' senza essersi reso troppo conto di che cosa ha detto di male. D'altronde le cose che Pellegrino ha detto, al di la' delle esagerazioni giornalistiche e televisive, sono gravi e — confermo quel che ho gia' scritto — finiscono per assecondare un clima contrario all'integrazione scolastica dei nostri figli: percio' non posso che esser contento del fatto che quelle sue parole gli si siano ritorte contro — e spero che lo travolgano politicamente.

P. S. Al TG3 nazionale di oggi alle 14.20 e' andato in onda un servizio sulla vicenda (qui, da 21'47" a 23'35"). Domani 29 settembre alle ore 19.00 si riunira' il Consiglio Comunale di Chieri in seduta pubblica: i gruppi di opposizione solleveranno la questione delle dimissioni dell'assessore. It permettendo — come al solito — cercheremo di essere presenti.

P. P. S. A proposito di segregazione strisciante, segnalo questi due casi. Le idee dell'assessore Pellegrino sono le stesse che rendono di fatto quasi impraticabile per molti dei nostri figli il diritto di essere integrati a scuola. E' per questo che e' pericoloso — e si deve dimettere.


lunedì, 27 settembre 2010
Lettera dell'Assessore Pellegrino di Chieri sull'integrazione degli alunni disabili a scuola
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:46 pm

Ricevo dall'Assessore Pellegrino questa mail relativa alla vicenda di cui abbiamo parlato qui, qui, qui e qui:

Egregi Signori/e
Rispondo personalmente alle vostre mail, anche se per lo più dense d’insulti e cattiverie nei miei confronti, perché comunque denotano in voi un vivo senso di sensibilità, sensibilità gravemente offesa dalle dichiarazioni, a me attribuite, che avete letto su LA STAMPA.

Ma tutti voi avete un difetto, peraltro comune a molti, quello di ingenuità, ingenuità di credere che quanto riportato sulla carta stampata corrisponda alla verità dei fatti, il che purtroppo, come ho potuto sperimentare a mie spese, non sempre accade.
Fortunatamente la seduta del Consiglio Comunale in cui avrei fatto quelle affermazioni è stata integralmente registrata, e spero che al più presto il mio intervento, trascritto o in sonoro, possa essere a disposizione di tutti sul sito del Comune di Chieri.
Per ora vi allego il testo della mia conferenza stampa di ieri pomeriggio, peraltro disponibile anche in sonoro sul sito www.radiochieri.it.

Vi evidenzio anche il mio slogan a conclusione della conferenza stampa: dico si, assolutamente si, ai disabili a scuola.
Con il che ho inteso dire che penso alla scuola non tanto come ad un luogo dove inserire il ragazzo in situazione di difficoltà, ma anche e soprattutto un complesso sistema, che corrisponde ad una fase della vita dell’uomo, volto alla sua formazione: culturale, civile, sociale.
Compito precipuo della scuola è dunque educare, fare crescere, non nella sua componente fisica, cui già pensa la natura, ma in quella psichica – intellettuale – spirituale il piccolo uomo fino a farlo diventare un uomo degno di questo nome.

E quando la scuola non può assolvere a questo compito e diventa soltanto una sorta di luogo di custodia quasi detentiva, come nel caso che io ho esposto di un ragazzo gravemente disabile psichico, e non fisico, abbandonato, perché altro termine non so usare, in scuola a camminare avanti ed indietro nei corridoi, ebbene allora è mio dovere di amministratore pubblico, pur se la relativa soluzione non rientra nelle mie competenze istituzionali, evidenziare il problema perché vi sia data una congrua soluzione, perché sia data una risposta alla richiesta urgente di aiuto che proviene da questo ragazzo.
Risposta che certo non consiste nelle classi differenziate o simili, e che forse ancora non può essere completamente trovata nelle realtà attuali, ma che comunque non può essere tralasciata, anche a costo di avere grane, come a me è capitato.

E questo ho fatto e non me ne pento, anche se le mie parole non solo sono state travisate, ma persino trasformate in altre, e ciò nella prospettiva di un attacco politico, non tanto a me che sono solo un cittadino provvisoriamente prestato alla politica e non un politico di mestiere, quanto alla amministrazione di centro destra di cui faccio parte. Attacco oltretutto che, almeno ad oggi, non proviene dai consiglieri di opposizione dell’amministrazione cittadina che nulla hanno replicato alle mie parole nel Consiglio Comunale aperto (e che mi auguro non approfitteranno della situazione mettendosi anch’essi a cavalcare la tigre), ma da qualcuno che evidentemente ha più attenzione a fare gretta politica di denigrazione della parte avversa, piuttosto che a contribuire a risolvere un problema che tocca i cittadini più deboli.

Comunque ho fiducia che da questa situazione di prova in cui la Provvidenza mi ha voluto collocare derivino delle possibilità di miglioramento per i più deboli, per quelli, che purtroppo mi risulta siano numericamente in crescita, si trovano abbandonati a camminare avanti ed indietro nei corridoi.

Ovviamente non ricambio le ingiurie che molti di voi mi hanno inviato, ma chiedo a costoro di darmi una mano in questa solitaria battaglia, in coerenza con la loro sensibilità giustamente turbata dall’articolo apparso sul giornale.

Cordialmente.

Giuseppe Pellegrino

Qui l'allegato con le dichiarazioni dell'Assessore in conferenza stampa.
Qui la trascrizione integrale dell'intervento dell'Assessore al Consiglio comunale aperto del 21 settembre.

Questa e' la risposta che ho inviato all'Assessore:

Egregio assessore Pellegrino,

La ringrazio per aver voluto rispondere alla mia mail dello scorso 24 settembre. Ho letto con attenzione la sua risposta, cosi' come il testo delle sue dichiarazioni in conferenza stampa — ed anche la trascrizione integrale del suo intervento al Consiglio comunale del 21 settembre.

Mi permetta comunque di non riconoscermi nell'accusa di ingenuita' che formula nella sua risposta: proprio perche' sono abituato a verificare le fonti delle mie informazioni, ho preso atto della sua smentita non appena ne ho avuto notizia e mi sono sentito in dovere di venire ad assistere di persona alla sua conferenza stampa del 25 scorso. Non essendo riuscito ad ascoltare per intero le sue dichiarazioni, ho fatto in modo di procurarmi l'audio integrale e la trascrizione, in maniera da poter formare il mio giudizio di prima mano.

Devo darle atto che il tono delle sue dichiarazioni e' certamente piu' pacato e meno offensivo di quello che la ricostruzione giornalistica de La Stampa le ha attribuito. Non leggo da nessuna parte, nelle sue parole, alcune frasi che le sono state attribuite, come che i disabili "non hanno niente a che fare con l'istruzione", o che "disturbano". Me ne rallegro, perche' sarebbero state davvero dichiarazioni "idiote e cattive".

Tuttavia nella sostanza tanto il suo intervento al Consiglio del 21, quanto le parole da lei pronunciate in conferenza stampa il 25, quanto infine il contenuto della sua mail di ieri mi costringono a confermare la mia opinione: credo che le posizioni da lei espresse, pure nella versione “corretta”, presentino aspetti difficilmente conciliabili con il suo ruolo di assessore all’istruzione, e, temo, con le stesse previsioni della legge italiana in materia di educazione scolastica degli alunni disabili.

Mi permetta di esporle, il piu' pacatamente possibile, perche' mi sono formato questo convincimento.
Nelle sue dichiarazioni, lei fa riferimento alla questione delle "diverse tipologie di handicap": il suo — quindi — non e' soltanto un discorso su un caso particolare, ma una posizione generale sull'opportunita' di integrazione dei minori portatori di handicap nella scuola: in bocca ad un assessore in una sede ufficiale, questa posizione diventa necessariamente l'espressione di una linea politica della sua amministrazione, salvo smentita da parte del suo Sindaco.
Nella sostanza, la linea che lei ha espresso e che — fino a prova del contrario — e' quella della Giunta di cui lei fa parte, e' che "per talune di queste tipologie, per fortuna la quasi totalita', risulta assolutamente necessario ed opportuno [...] provvedere alla [...] integrazione nell'ambiente scolastico"; "per talaltre tipologie, eccezionali ma a quanto pare in aumento, costituite da gravi – gravissime disabilita' psichiche [...], il sostegno che puo' essere fornito a scuola [...] non mi pare la soluzione piu' idonea per realizzare, per quanto possibile, un recupero del ragazzo alla vita sociale".
Lei prosegue dicendo che "l'attuale struttura delle nostre scuole [...] ed i servizi che si possono approntare a sostegno, non mi paiono idonei a costituire un utile ed efficace aiuto al minore disabile in queste condizioni" e che, a preferenza dell'integrazione nella scuola, "vadano individuate, e ove non esistenti realizzate, altre localizzazioni piu' efficacemente strutturate, con risorse umane e materiali all'uopo predisposte, piu' funzionalmente idonee a rispondere alla domanda di aiuto…".
Lei percio' sostiene che non per tutti i disabili l'integrazione a scuola e' auspicabile ed utile. In particolare laddove le disabilita' mentali portino a comportamenti problematici, la soluzione preferibile sarebbe l'inserimento in strutture speciali "predisposte alla cura ed al recupero".
Innanzi tutto, questa posizione e' in contrasto con la legge italiana. Come lei sa, in attuazione dell'art. 3 della nostra Costituzione, la legge 104/1992 prevede (art. 12 c. 2) che "E' garantito il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie". Non sono previste eccezioni, nemmeno per i casi "difficili": "L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap. (art. 12 c. 4)".
Ma l'integrazione non e' soltanto un dovere imposto dalla legge. E' una necessita' educativa e sociale, per i bambini e ragazzi disabili — ma anche per quelli "normali" che imparano a entrare in un rapporto positivo, di responsabilita' e di condivisione, con chi e' diverso da loro. Tutto questo si perderebbe con l'isolamento in strutture diverse dalla scuola.
Ma anche accedendo alla sua ipotesi, dove sono queste strutture? Ci sono gia' oggi migliaia di casi di bambini e ragazzi disabili allontanati di fatto dalla scuola perche' l'assistenza ed il sostegno non sono adeguati o addirittura mancano del tutto. Questi casi si stanno moltiplicando perche' i tagli ai fondi colpiscono pesantemente in situazioni dove, come lei sa bene, mancava gia' l'essenziale. Questi bambini e ragazzi, spero che lei lo sappia, non trovano collocazione in altre strutture, che non esistono quasi da nessuna parte. Finiscono abbandonati — privati di interventi educativi e di possibilita' di socializzazione che non possono e non dovrebbero essere lasciati a carico delle famiglie.
Potra' obiettare che spesso il sostegno a scuola e' inadeguato, per quantita' e qualita', ai bisogni di molti alunni disabili, in particolare laddove le loro condizioni richiedano competenze e interventi specifici. E' certamente vero: e dove mancano le competenze il sostegno si riduce spesso a custodia e a protezione, non e' intervento educativo, non e' integrazione con il gruppo classe, non e' potenziamento delle capacita' cognitive e relazionali dell'alunno disabile. Sono situazioni gravissime, di cui abbiamo purtroppo esempio quotidianamente. Ma la soluzione non e' fuori dalla scuola e fuori dalla legge: e' intervenire per fare in modo che i diritti di queste persone siano garantiti nell'ambiente scolastico: rivedere meccanismi di nomina e graduatorie degli insegnanti di sostegno, garantire la disponibilita' di fondi e di organico, migliorare la formazione, creare strutture scolastiche effettivamente accoglienti, garantire i servizi comunali che la legge prevede, ecc.
Ora — in particolare da un amministratore pubblico — questo mi sarei aspettato: mi sarei aspettato che fosse lui il primo a far valere ogni mezzo, ogni pressione, ogni strumento a disposizione della sua istituzione e della politica (di quella politica che — cosi' interpretata — non e' affatto cosa di cui vergognarsi!) perche' al ragazzo che va su e giu' per il corridoio fossero garantite modalita' di sostegno e di integrazione adeguate a scuola. Perche' il diritto all'integrazione scolastica, quella vera, quella fatta bene, quella che costa soldi e che richiede lavoro, competenza, dedizione, sia garantito a tutti, anche ai giovani cittadini "difficili". Mi sarei aspettato davvero un "Si', assolutamente si' ai disabili a scuola".
Invece no: invece lei propone di selezionare i piu' deboli dei deboli — e di allontanarli dalla scuola, di segregarli altrove (un "altrove" che lei stesso riconosce che non esiste). Lei dice di fatto: "Si' ai disabili a scuola: ma non proprio tutti". Lei — come minimo — si arrende, rinuncia a lavorare per garantire i diritti di tutti. E con lei si arrende e rinuncia l'istituzione che rappresenta.
Ma non basta: perfino al di la' delle sue buone intenzioni e della sua buona fede, che non esito a riconoscere, con questo atteggiamento lei da' forza alla tentazione che riemerge da tante parti, quella di abbandonare i piu' deboli, perche' farli camminare insieme agli altri e' troppo difficile — o troppo costoso in tempi di ristrettezze economiche. C'e' un'aria strisciante di darwinismo sociale, in questi anni, che rappresenta le persone deboli come un peso per la societa' — e la tutela dei loro diritti come un lusso che non possiamo piu' permetterci. Le sue dichiarazioni, anche se non credo che questo fosse il suo intento, alimentano questo clima. In fondo a questo cammino io vedo il ritorno alle scuole segregate, magari in nome della migliore assistenza alle persone disabili e del piu' razionale impiego di risorse economiche limitate.
Se ben riflette alle implicazioni delle sue dichiarazioni, si renderà conto come questo non possa essere accettabile, né veramente degno del suo importante ruolo di assessore all'istruzione, ed anzi si risolva in un vulnus al suo dovere di lavorare per il bene pubblico. Queste sono le ragioni per le quali, con grande rammarico, mi creda, continuo a chiederle di rassegnare le dimissioni dall'incarico di assessore all'Istruzione, essendo le posizioni finora da lei espresse in contrasto con i doveri discendenti dalle relative funzioni.

Grazie per la sua attenzione.

Angelo M. Buongiovanni


domenica, 26 settembre 2010
La riserva e' (purtroppo) sciolta
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto da tutti e due alle 10:34 am

Avevamo scritto che accoglievamo con una qualche riserva la smentita dell'assessore Pellegrino di Chieri, perche' — al di la' dell'enunciazione di principio (si' ai disabili a scuola) — temevamo che il suo ragionamento contemplasse pericolose eccezioni.
Ora abbiamo potuto verificare il testo completo delle dichiarazioni dell'assessore in conferenza stampa (audio integrale sul sito di Radio Chieri, trascrizione su ChieriOggi, sito — a quanto par di capire — di orientamento favorevole alla giunta di centrodestra del comune).
Purtroppo la lettura conferma i nostri peggiori timori. Cosi' infatti l'assessore Pellegrino:

[Nel corso dell'intervento al Consiglio comunale aperto] ho del tutto incidentalmente toccato un altro tema legato all’handicap: quello delle sue diverse tipologie. [...] Ebbene se per talune di queste tipologie, per fortuna la quasi totalità, risulta assolutamente necessario ed opportuno, nell’interesse primario del minore e della sua famiglia, provvedere alla sua integrazione nell’ambiente scolastico con tutti gli ausili ed i sostegni previsti dalla legge, ed anche con quelli non previsti ove possibile, per tal altre tipologie, eccezionali ma a quanto pare in aumento, costituite da gravi, gravissime disabilità psichiche, magari contraddistinte da più o meno saltuari episodi di violenza, il sostegno che può essere fornito a scuola, sostegno che a questo punto per lo più si esaurisce in una mera custodia protettiva, non mi pare la soluzione idonea per realizzare, per quanto possibile, un recupero del ragazzo alla vita sociale. E ricordo che, proprio per non essere frainteso, ho riportato un caso a titolo di esempio: quello di un ragazzo, affetto da grave disabilità psichica, non fisica, abbandonato a passare le sue giornate a scuola a camminare avanti ed indietro nel corridoio, prendendo a calci i muri. Purtroppo non un’ipotesi teorica, ma un caso concreto in precedenza posto alla mia attenzione. Caso poi risolto, purtroppo solo dopo lungo tempo, con l’inserimento in una apposita struttura specificamente predisposta alla cura ed al recupero. Con questa considerazione ho voluto evidenziare una problematica che, seppur rara, purtroppo sussiste e cui urge dare una risposta senza trincerarsi nel silenzio del political correctly, ed ho quindi ribadito la mia convinzione che l’attuale struttura delle nostre scuole, almeno quelle di mia conoscenza, ed i servizi che si possono approntare a sostegno, non mi paiono idonei a costituire un utile ed efficace aiuto al minore disabile in queste condizioni, nella prospettiva prioritaria non di una mera custodia protettiva, ma di un suo recupero al massimo possibile ad una vita sociale in autonomia ed efficienza. Ritengo invece, ribadisco nell’interesse primario del minore, che vadano individuate, e ove non esistenti realizzate, altre localizzazioni più efficacemente strutturate, con risorse umane e materiali all’uopo predisposte, più funzionalmente idonee a rispondere alla domanda di aiuto che da questo ragazzo che cammina avanti ed indietro ci viene posta. [i grassetti sono nostri]

Al netto della prosa involuta e dello svarione di inglese, ci pare di poter tradurre cosi': ci sono disabili (soprattutto fisici) che non danno problemi e difficolta' — e quelli vanno bene a scuola. Ma quelli difficili da gestire, magari perche' portatori di una disabilita' mentale — quelli dalla scuola devono essere allontanati. Onestamente non ha detto che "disturbano", ma la sostanza non e' meno agghiacciante. Siamo ancora (o di nuovo) alla logica della segregazione dei matti e dei ritardati. Una logica, giova ricordarlo, che non soltanto e' aberrante, ma e' contraria alla legge italiana, che fa dell'integrazione un obbligo, fondato sull'art. 3 della nostra Costituzione.
Percio' — ancora piu' di prima — siamo convinti che l'assessore Pellegrino esprima posizioni incompatibili con la sua funzione, e che percio' dovrebbe dimettersi — o che il Sindaco dovrebbe ritirargli le deleghe. Non molleremo — e preghiamo tutti voloro che ci leggono di non mollare e di continuare a chiedere le sue dimissioni.
Sia ben chiaro che la nostra insistenza non ha niente a che fare con la parte politica rappresentata dall'assessore, ne' con interessi materiali diretti nella vicenda, dato che non abitiamo a Chieri. Possiamo persino ammettere che — con una logica che ci sembra inaccettabile — l'assessore creda di parlare per il bene delle famiglie. Quello che pero' per noi conta e' che, in un momento di difficolta' e diminuzione delle risorse destinate alla scuola, questa logica possa trovare diffusione e riportare indietro di decenni non solo la scuola, ma tutta la societa' italiana, condannando i nostri figli all'emarginazione piu' assoluta. Non possiamo non fare qualcosa per evitarlo.

P. S. Nella stessa pagina di ChieriOggi da cui abbiamo tratto il testo riportato qui sopra c'e' anche la trascrizione del passaggio incriminato dell'intervento dell'assessore Pellegrino al Consiglio comunale del 21. Leggetelo e vi renderete conto che non era stato affatto frainteso: lui certi disabili a scuola proprio non crede che ci debbano andare.


sabato, 25 settembre 2010
Smentita — con riserva (nostra)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:55 pm

Oggi (sabato) siamo andati a Chieri alla conferenza stampa dell’assessore Pellegrino. Per la verita', nonostante ci siamo presentati alle 15 spaccate per evitare di tenere It in attesa, la conferenza era iniziata con un certo anticipo e quindi non abbiamo avuto modo di sentire nella loro interezza le dichiarazioni dell’assessore.
Il succo pero' ci e' parso chiaro — e ci sentiamo molto relativamente tranquillizzati.
L’assessore (chiediamo fin da ora venia se non abbiamo capito bene) ha dato queste spiegazioni: non si e' mai sognato di dire che i bambini disabili non devono andare a scuola con gli altri, e' stato frainteso e diffamato dal giornalista della Stampa (che pero' — presente — ha riconfermato la sua versione dei fatti) e gli dispiace per quei genitori e quei disabili che si sono sentiti addolorati per le sue parole.
L’assessore sostiene di essersi riferito soltanto ad un caso specifico verificatosi a Chieri, in cui gli sembrava inutile che il disabile in questione andasse a scuola per camminare avanti e indietro per il corridoio e tenere consimili atteggiamenti anomali; si tratterebbe solo di una forma di ipocrisia. Ecco, a noi e' parso di capire che l’assessore, accanto al principio generale (i disabili vanno integrati), contempli una serie di eccezioni, come quella del ragazzo a cui si riferiva, di disabili per cui la scuola non puo' fare niente e che devono trovare altre piu' adatte collocazioni.
Se cosi' e' (e speriamo di aver anche noi frainteso l’assessore) non siamo tranquilli. Non ci pare giusto contemplare delle eccezioni e del tutto arbitrario stabilire quali sono i casi in cui la scuola non va bene. Magari anche quel che It fa a scuola potrebbe non sembrare utile all'assessore, perche' It onestamente ha momenti difficili in cui si abbandona a una delle sue stereotipie piu' frequenti (e certo fastidiose), cioe' il lanciare oggetti. Perche' mandarlo a scuola se ha di questi comportamenti? Cosi' diverrebbe irrilevante il fatto che invece It a scuola impara anche un sacco di cose, che e' affezionato alle maestre e trae vantaggio dallo stare con i compagni. Al nostro bambino piace andare a scuola e durante le vacanze ne sente chiaramente la mancanza. Tutto questo per noi conta, ma magari a qualcun altro può sembrare che le sue intemperanze non siano compatibili con l'istituzione scolastica.
Ad ogni modo aspettiamo gli sviluppi della vicenda, che non consideriamo certo finita. Prendiamo atto delle spiegazioni dell’assessore e dell’appoggio del suo Sindaco, che pero' (sempre per quanto abbiamo capito) ha precisato che si e' trattenuto la delega sulle politiche concernenti i disabili.
Vogliamo infine precisare che l’assessore non ci ha dato una mano ad avere una comprensione sicura del suo pensiero, perche' non ha voluto distribuire il testo scritto delle sue dichiarazioni (che pure ha letto). Ci dispiace un po’ anche che non sia sembrato molto disponibile a dialogare con i genitori di disabili presenti, non ritenuti accreditati a fare domande in quanto non giornalisti.
Stay tuned.


sabato, 25 settembre 2010
Facciamolo dimettere
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:29 pm

Oggi sulla Stampa (non online, qui il pdf) un nuovo articolo sulla vicenda dell'assessore Pellegrino di Chieri, che conferma i contenuti di quello di ieri e rivela che le stesse posizioni di intolleranza verso i ragazzi disabili erano gia' state espresse in passato dall'esponente politico.
Nel frattempo e' nato un gruppo su Facebook e molte persone hanno scritto all'assessore per chiederne le dimissioni; un gran numero di blog e di siti in rete hanno ripreso la notizia. Spero che l'onda sia abbastanza lunga da non fermarsi presto. Davvero, come dicevo ieri, e' una questione di decenza e di dignita' umana.
Oggi pomeriggio alle 15.00 presso la Sala consiliare del Comune di Chieri l'assessore Pellegrino terra' una conferenza stampa per spiegare il suo punto di vista. Proveremo ad esserci, It permettendo. Sarebbe cosa buona che ci fossimo in tanti, per ascoltare e per pretendere spiegazioni (e dimissioni). Se ce la facciamo ad andare, vi raccontiamo.
Chiedo a chi ci legge di diffondere gli aggiornamenti e di tenere viva l'attenzione in rete (NON sto chiedendo link per The Rat Race, sia ben chiaro).


venerdì, 24 settembre 2010
VERGOGNA!
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:47 pm

Ci sono momenti in cui il ribrezzo e' tale che mi riesce difficile trovare le parole.
L'avvocato Giuseppe Pellegrino, Assessore all'Istruzione del Comune di Chieri ha dichiarato in Consiglio Comunale, secondo la Stampa di oggi, che gli alunni disabili dovrebbero esser estromessi dalla scuola e inviati in comunita': "Questi ragazzi con l’istruzione non hanno nulla a che fare".
Io ho scritto all'Assessore Pellegrino chiedendogli di dimettersi. Vi prego, fatelo anche voi. In tanti. In tantissimi. Non so se servira' a qualcosa. Probabilmente no. Ma per pieta' cerchiamo di avere un soprassalto di dignita' umana e civile. Cerchiamo di non abbassare lo sguardo — perche' stanno davvero crollando le dighe della decenza.

UPDATE (h. 16.17): L'Assessore Pellegrino smentisce le dichiarazioni e annuncia querele alla Stampa. Vedremo.

Continua qui, qui e qui.


Don't feed the troll.



Che Francesco Merlo sia una penna insopportabile e spesso insulsa e' — almeno per me — risaputo.
Ma che, nella sua confusione e nel suo pressappochismo, potesse arrivare a citare il povero Ungaretti sbagliando la lettera e fraintendendo il senso — sinceramente non l'avrei creduto.



venerdì, 16 luglio 2010
Nostalgia canaglia
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:00 pm

A me una lettera come quella della Gelmini, pubblicata oggi sulla Stampa in risposta a quella di ieri di una studentessa che si e' vista respingere l'iscrizione al liceo perche' "non c'era piu' posto", fa venire nostalgia perfino di un arnese come Fioroni, che pure in fatto di chiacchiere e distintivo andava forte.
Perche' non solo, come quella di Fioroni che avevo commentato qualche anno fa, la lettera della Gelmini e' condiscendente e inconcludente, ma per di piu':
1) e' del tutto menzognera. Scrive la Gelmini che "anche nei mitici anni '80 e '90" … "se il numero delle domande era superiore all’offerta formativa, si procedeva per estrazione e si assegnavano gli studenti in soprannumero alla scuola corrispondente più vicina. Anche oggi alcuni istituti che eccellono per la qualità della didattica ricevono molte richieste di iscrizioni e non è materialmente possibile soddisfarle tutte." Sono stato alunno di un liceo prestigioso e richiesto, negli anni Settanta: non e' MAI accaduto che uno studente si sia visto negare l'iscrizione. Sono stato insegnante in un liceo altrettanto prestigioso e richiesto negli anni Ottanta e Novanta (e mi occupavo proprio di formazione delle classi): anche in questo caso non ho mai visto mandar via uno studente che chiedeva di iscriversi. Se i numeri erano troppo alti per il numero di classi previsto, si chiedeva, con l'organico di fatto, l'attivazione di classi nuove — e si evitava l'indecenza didattica (e di sicurezza) di stipare 32/33 quattordicenni in una classe. Certo, costava. Certo, non tutte le prime diventavano seconde: ma non abbiamo mai cacciato via nessuno dalla scuola pubblica — quella scuola per cui le famiglie pagano le tasse.
2) tradisce una lettura del ruolo di ministro del tutto indecente e clientelare. Cito ancora la sua lettera: "Tuttavia spero che, nella composizione dell’organico di fatto, sia possibile iscriverti all’istituto che hai scelto. Mi attiverò personalmente per verificare se questo tuo desiderio possa essere realizzato." In altre parole: non ti riconosco alcun diritto a iscriverti nella scuola pubblica che hai scelto. Pero', siccome hai questo "desiderio", io cerchero' *personalmente* (e non istituzionalmente) di fare in modo che tu possa realizzarlo. Non lavorero' come ministro per garantire un tuo diritto, ti elargiro' personalmente un favore, perche' io posso. Senza prometterti nulla, ma aspettandomi la tua gratitudine in cambio.
Si vergogni, signora Ministro, se ha idea di che sentimento sia la vergogna. Se — come probabile — ignora che cosa sia, mi vergogno io di lei e per lei: come ex-insegnante, come educatore, come genitore, come nauseato cittadino di questo insopportabile paese.


mercoledì, 14 luglio 2010
Trenta alunni anche nelle classi con portatori di handicap
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:31 pm

E' cio' che rende indiscriminatamente possibile un emendamento alla manovra del governo (emendamento 9.143 all'art. 9 comma 15 del D. L. n. 78/2010), che recita:

Al comma 15, in fine, è aggiunto il seguente periodo: «Le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dall'articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81.».

Non ho bisogno di spiegare che cosa significa, per un bambino disabile, una classe tanto numerosa: meno attenzione alla programmazione individualizzata, meno spazi e meno tempo per intervenire sui suoi bisogni speciali, piu' confusione e piu' difficolta' relazionali. In una parola — un altro attentato all'integrazione.
A questo punto ridateci le classi differenziali, che sono meno ipocrite. O diteci chiaramente che i nostri figli non devono andare a scuola.
Su questo tema qui c'e' un comunicato dell'ANFFAS che vi invito a leggere e a diffondere.
Se poi, come me, credete che questa sia una vergogna e un'indecenza, appuntatevi i nomi dei senatori che hanno proposto l'emendamento: Giuseppe Esposito e Cosimo Latronico, entrambi del PDL. Scrivete ai loro indirizzi di mail per dire quel che pensate, ma soprattutto ricordatevi di loro quando qualcuno li ricandidera'.

P. S. (14 luglio 20.30). Il maxiemendamento del governo presentato oggi sopprime l'emendamento in questione. La normativa per fortuna quindi non cambia. E' comunque vergognoso e indecente che qualcuno abbia pensato di farlo — e che una maggioranza in commissione abbia approvato questa misura.


Ma che bisogno c'era di scavar fuori per un'intervista Marcello Pera, uno degli uomini piu' inutili e meno rimpianti della storia universale?



venerdì, 25 giugno 2010
Macelleria sociale (2)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:00 pm

Le norme del governo sugli insegnanti di sostegno, contenute nella manovra correttiva, stravolgono il disegno della legge 104/92 e di fatto rendono impossibile l'integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap (non che per ora fosse facile — ma le cose sono destinate a peggiorare e non poco). Vi invito a leggere e diffondere questa analisi fatta dal Dipartimento Welfare e Nuovi Diritti della CGIL.


lunedì, 21 giugno 2010
If no(w) Europe
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:53 am

Ho detto la mia sui temi in discussione su If no(w) Europe.


If no(w) Europe: da leggere e da discutere.



venerdì, 28 maggio 2010
Rettifica
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:05 am

Devo riconoscerlo, ero stato troppo pessimista, fuorviato dalla sintesi giornalistica: secondo il testo provvisorio della manovra economica del Governo (ancora suscettibile di modifiche), il blocco degli organici degli insegnanti di sostegno non si applica alle assunzioni in deroga per le situazioni di "particolare gravita'" (art. 9 c. 15):

Per l’anno scolastico 2010/2011 è assicurato un contingente di docenti di sostegno pari a quello in attività di servizio d’insegnamento nell’organico di fatto dell’anno scolastico 2009/2010, fatta salva l’autorizzazione di posti di sostegno in deroga al predetto contingente da attivarsi esclusivamente nelle situazioni di particolare gravità, di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

E' percio' salvo il principio sancito dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza n. 80 del febbraio 2010 e dovrebbe essere garantita la copertura delle esigenze dei disabili piu' gravi.
Resta comunque evidente (e non cambia molto la sostanza dei fatti) che per avere un insegnante di sostegno per molte famiglie di bambini con disabilita' gravi inziera' un percorso ad ostacoli perfino piu' difficile del solito (le assunzioni in deroga non sono mai uno scherzo — ed e' facile profezia che saranno concesse con il contagocce). E resta il fatto che basterebbe l'1% del costo del ponte sullo Stretto di Messina per pagare lo stipendio di tutti gli insegnanti di sostegno d'Italia. Ma e' piu' facile attaccarsi alle briciole, e alle persone piu' deboli.

It seems that the bill that puts a cap on the number of special-ed teachers will not be indiscriminate, but will contemplate exceptions for the severely disabled pupils.
It's however true that getting a special-ed teacher for a disabled child in Italian schools will be more difficult than before.


mercoledì, 26 maggio 2010
Macelleria sociale
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:42 pm

Si legge nelle notizie di stampa di oggi che tra le misure contenute nella manovra economica ci sarebbe il blocco dell'organico degli insegnanti di sostegno.
Pur in attesa di conferme, la notizia, come e' ovvio, ci fa inorridire. Per i bambini come nostro figlio, la presenza di un *buon* insegnante di sostegno *a tempo pieno* e' la condizione indispensabile perche' la scuola serva. Le difficolta' relazionali, di comunicazione, di comprensione dei contesti di un bambino autistico (ma lo stesso discorso vale per molte altre disabilta') sono tali che soltanto un intervento costante, pervasivo e individualizzato puo' contribuire a farle superare. L'alternativa e' la scuola come parcheggio — o peggio la scuola come spazio vuoto e incomprensibile, in cui il bambino perde il suo tempo e si isola.
Purtroppo e' gia' esperienza comune che le ore di sostegno non bastino, e che siano oggetto di una tristissima guerra tra poveri — o dell'italianissima arte di arrangiarsi dividendo in due o in tre l'intervento di un unico insegnante — con risultati assolutamente inadeguati.
Il blocco non fara' che peggiorare questa situazione, rendendo ancora piu' irrealistica la prospettiva dell'integrazione scolastica voluta dalle nostre leggi.
Per altro, una misura analoga, contenuta nella finanziaria del 2007, e' stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. E' assai probabile che anche questa possa cadere, ma nel frattempo i danni saranno gia' irreparabili: ci saranno bambini che dovranno affrontare la scuola in condizioni tali da aggravare il loro svantaggio, anzi che alleviarlo.
Il tutto per risparmiare quattro soldi: il numero di alunni disabili nelle scuole italiane e' di circa 160.000 (dati 2007, che non ho avuto tempo di aggiornare); gli insegnanti di sostegno sono circa 45.000 (il che vuol dire uno ogni quattro alunni: drammaticamente troppo pochi!); ognuno di loro costa allo stato grosso modo e a star larghi 40.000 euro l'anno. Assumere cinquemila insegnanti in piu' (che e' una stima per largo eccesso di quella che potrebbe essere la crescita fisiologica) costerebbe 200 milioni di euro. In una manovra da ventiquattro miliardi significa circa l'otto per mille. Per racimolare questa miseria il governo sta condannando alla discriminazione alcune migliaia di bambini disabili.
Se non e' macelleria sociale questa…

Una parziale rettifica qui.

Social Butchery
The Italian government, in a sweeping cost reduction bill totaling 24 bn euros, has decided to put a cap to the number of the special-ed teachers working in public schools (in Italy we have no special education schools separated from the "normal" ones: disabled children are entitled to a special-ed teacher to help them in the normal curriculum. While it is on paper a great idea, in practice this clashes with chronical shortage of funds, so that the average is of 3.5 disabled children per teacher, instead of the 2:1 ratio considered acceptable in order to gain real integration). This means many disabled (and severely disabled too) children won't have a special-ed teacher in the next school year, which is tantamount to exclusion de facto from any real learning opportunity.


mercoledì, 19 maggio 2010
No representation without taxation
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:10 am

Lo so, ci saranno legioni di sussiegosi moderati che spiegheranno che l'articolo di Scurati sulla Stampa del 18 maggio e' una becera e indebita semplificazione, che non si puo' qui e non si deve la'. Io pero' sento il bisogno di riportarlo per esteso, perche' lo condivido fino in fondo e condivido fino in fondo l'incazzatura — e credo che "No representation without taxation" dovrebbe essere lo slogan di una nuova guerra di liberazione nazionale.

Questo non è un articolo di commento, è un articolo di protesta. Sarà, perciò, breve, diretto, persino un po’ rozzo e brutale. Altri esporranno, spero, pacatamente le loro ragioni, io qui mi limiterò a urlare le furibonde ragioni dei miei oppressi e i miei oppressi sono i lavoratori salariati vittime della vessazione fiscale.
Protesto perché nel nostro Paese, al principio del nuovo secolo e millennio, la principale causa d’ingiustizia sociale è la sperequazione fiscale. Protesto da dipendente pubblico perché la principale forma di sperequazione fiscale non è tra Nord e Sud (come vorrebbe una parte politica i cui elettori hanno finanziato le loro imprese con l’evasione fiscale e con il lavoro nero) ma tra salariati (per lo più dipendenti statali) e lavoratori autonomi. Protesto perché, sul piano fiscale, la popolazione italiana è divisa in due parti.
Da un lato c’è un ceto produttivo (quelli a cui le tasse le prelevano alla fonte), dall’altro un ceto di parassiti evasori (per lo più commercianti, liberi professionisti, imprenditori). Protesto perché, per colmo della beffa, la prima metà è quella più povera, la seconda quella più ricca, la quale diventa ancora e sempre più ricca grazie al sangue fiscale succhiato ai più poveri. Protesto perché sono stufo di pagare con il mio modesto stipendio di ricercatore universitario la scuola d’élite al figlio del ristoratore dove una volta al mese posso forse permettermi di andare a mangiare il pesce, perché sono stufo di pagare con quel modesto stipendio la polizia che sorveglia la sontuosa villa del dentista da cui mi sono fatto otturare un dente cariato, perché sono arcistufo di pagare le strade su cui sfreccia con il suo SUV corazzato il commercialista arricchito o il pronto soccorso a cui ricorre in una notte sbagliata l’imprenditorello impippato, protesto perché non ne posso più di pagare con i miei 1500 euro mensili la escort da duemila euro a botta al riccastro viziato.

Lo Stato Moderno, ombrello della convivenza civile, nasce sulla base di un patto preciso: sottomissione contro protezione, soggezione (anche fiscale) contro sicurezza. In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale, degenerata, di quell’antica alleanza. Una violenta cricca internazionale di grassatori dell’alta finanza decide, dai suoi grattacieli dorati di New York, Lussemburgo o Shanghai, una razzia ai danni della povera gente di alcune antiche e dissestate nazioni mediterranee. E i governanti di quelle nazioni che fanno? Per ergere una barriera finanziaria a difesa della loro gente non trovano di meglio che salassare ulteriormente i già vessati salariati e pensionati. Io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura fraudolenta del contratto sociale.
La più grande democrazia moderna, quella statunitense, comincia da una protesta fiscale. No taxation without representation. Niente tasse senza rappresentanza politica, urlarono i ribelli delle colonie della Nuova Inghilterra. Non essendo questi – purtroppo o per fortuna, per fortuna o purtroppo – tempi di rivoluzioni, io propongo di invertire la formula: no representation without taxation. Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli). Chi di fatto non fa parte del consesso civile statale che si costruisce e conserva grazie al contributo fiscale di tutti, non ne faccia parte nemmeno di diritto. Altrimenti, il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia sociale. Contro la quale io, personalmente, protesto e spero protestino in tanti.


sabato, 1 maggio 2010
Col sorcio in bocca
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:05 pm

Il Ministro Scajola dichiara che non si dimettera' perche' altrimenti "sembrera' che mi hanno beccato con il sorcio in bocca". In effetti, oltre che per la sintassi maltrattata, ci dispiacerebbe per il povero sorcio: pensate che schifo finire in bocca a Scajola.
Ma il Ministro Scajola dichiara anche di aver pagato 610.000 euro per un appartamento di 180 metri quadri in Via del Fagutale, a pochi passi dal Colosseo — e di non aver mai pagato altre somme per quella proprieta', men che meno con assegni di dubbia provenienza.
Abbiamo fatto qualche rapida ricerca. Ecco alcuni esempi di quel che potete comprare con una somma tra 500.000 e 650.000 euro nella stessa zona del centro storico a Roma:
- bilocale di 70 mq zona Fori Imperiali 649.000 euro;
- trilocali di 80-95 mq in Via Labicana tra 580.000 e 650.000 euro;
- trilocale (no doppi servizi) di 85 mq in zona Aurelio-Colosseo 649.000 euro.
Per appartamenti del taglio di quello del Ministro (abbiamo cercato tra quelli da ristrutturare, perche' ci par di capire che secondo Scajola la sua casa non fosse in ottime condizioni) il range di prezzi va da 1.000.000 a 1.800.000 euro circa.
Quindi, o il Ministro Scajola mente, e si e' fatto beccare con il (povero) sorcio in bocca — oppure vogliamo assolutamente fare amicizia con il suo agente immobiliare.


lunedì, 19 aprile 2010
Peccato, sono innocenti
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:35 am

Per quanto Gino Strada mi possa star sulle palle, l'atteggiamento di Frattini e del governo, che gronda di delusione perche' Emergency esce pulita dalla vicenda dei suoi collaboratori arrestati in Afghanistan, mi pare cosi' ripugnante da far ricordare le dichiarazioni di tanti aracnidi ai tempi della morte del povero Baldoni.


martedì, 30 marzo 2010
Potrebbe andar peggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:28 pm

Potrebbe piovere.


venerdì, 26 marzo 2010
Nemmeno per una notte
Nelle categorie: Cinema e TV, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 1:29 pm

Devo fare una confessione. A me di vedere Raiperunanotte di Santoro non mi e' nemmen passato per la testa. Perche' trovo stucchevole da anni Santoro, perche' una trasmissione del genere il giovedi' sera dell'ultima settimana di campagna elettorale non ha sicuramente *niente* da dire che non sia propaganda, perche' Berlusconi ha torto marcio a chiudere le trasmissioni che non gli piacciono, ma obiettivamente i talk show piu' o meno politici sono una roba indigeribile — e non diventano piu' digeribili perche' per una sera assumono la dimensione di un evento/manifestazione a scavalco tra piazze, rete e tv — ma mantenendo in pieno il loro impianto "broadcast".
Francamente, ho di meglio da fare. Anche perche' se sto a sentire troppo la campagna elettorale, va a finire che domenica non mi riesce di andare a votare — e invece devo, perche' Cota proprio no. Proprio no. Proprio no.


giovedì, 25 marzo 2010
Dichiarazione di voto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

Da queste parti la Bresso si avrebbe tanta voglia di non votarla. Ma dall'altra c'e' Cota, il paladino dei respingimenti. Un uomo Uno che ha sulla coscienza morti in mare e deportati in Libia. E allora e' una questione di minima decenza umana. Vado disciplinatamente a votare per la Bresso, perche' Cota proprio no.

Se poi ci fosse qualcuno nel centrosinistra con un curriculum decente, una fedina penale pulita, pro-TAV e che capisca un po' di innovazione (e quindi che non sia Bairati), gli darei volentieri una preferenza. Si' lo so che state ridendo. Quando mai uno cosi' finisce candidato…


martedì, 23 marzo 2010
Campagna elettorale
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Il GR3 delle 8.45 di stamattina (nell'imbarazzo della stessa giornalista che leggeva la notizia) ha definito "esponente del PD" Giuseppe Liga, l'architetto capomafia arrestato a Palermo. Non riesco a verificare l'audio sul web, ma sono assolutamente certo di quel che ho sentito.


lunedì, 8 marzo 2010
Perche' Napolitano (IMNSHO) ha sbagliato
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:31 pm

0. L'ho promesso e quindi lo scrivo — anche se il sentimento che prevale in questo momento e' di tale schifo che vorrei semplicemente potermene disinteressare, far finta di niente.
1. Il Presidente della Repubblica ha illustrato la sua scelta di firmare il decreto salva-liste con un messaggio informale di risposta alle lettere di due cittadini. Un gesto del tutto irrituale, su cui gia' di per se' varrebbe la pena di riflettere. A prima lettura, viste quelle righe citate dall'amico Alfonso Fuggetta, avevo addirittura pensato all'opera di un fantasioso blogger che in persona Praesidentis si fosse interrogato su quel che Napolitano avrebbe voluto dire potendo parlare fuor dai protocolli. Scoprire che invece il Presidente si era davvero unito alla folta schiera di noi che chiacchieriamo di politica sul web mi ha sbalordito — e non positivamente. La Presidenza della Repubblica, la piu' alta istituzione dello Stato, non deve chiacchierare: parla attraverso gli atti e attraverso comunicazioni formali e ufficiali; manda messaggi alle Camere, al piu' si rivolge alla Nazione a reti unificate, con tutta la solennita' e la gravita' del caso. E' una questione di rispetto per la carica, di rispetto per la funzione. C'e' di peggio: la Presidenza della Repubblica, come istituzione, non spiattella ai quattro venti i contrasti con un'altra istituzione dello Stato come il Governo — che e' invece quanto Napolitano ha fatto ("… la bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedi' sera"); o se lo fa, lo fa (ripeto) con tutta la solennita' e la gravita' del caso, non con un inciso che lascia aperta ogni interpretazione e ogni pettegolezzo sulle ragioni del contrasto. Ritengo percio' quel messaggio un gesto assolutamente inopportuno e non consono ai comportamenti che un Presidente della Repubblica dovrebbe mantenere: ripeto, solo un estremo imbarazzo puo' averlo determinato — e per quanto mi riguarda non lo giustifica comunque.
2. Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Assolutamente vero. L'unica via d'uscita praticabile possibile era appunto, come Napolitano spiega piu' sotto, una "soluzione politica", "una soluzione che fosse cioe' frutto di un accordo, concordata tra maggioranza e opposizioni". Il Presidente sostiene che questi accordi sono "difficili": ma era una via obbligata da percorrere, magari ricorrendo anche a tutta la sua autorita' per superare le "tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali" di una parte e le "diffidenze di fondo e indisponibilita'" dell'altra. Che questa via non sia stata percorsa e' un fatto — ed e' in parte non piccola responsabilita' dello stesso Capo dello Stato, che avrebbe ben potuto — e dovuto — richiamare severamente le parti alle loro responsabilita' davanti al Paese. Certo, non si sarebbe potuto passar sopra "errori e responsabilita' dei presentatori delle liste non ammesse": pertanto l'accordo politico avrebbe avuto un prezzo per il centrodestra. Ma di fronte ai pasticci della maggioranza, la preoccupazione del Capo dello Stato doveva essere come evitare *al Paese* le conseguenze *istituzionali* di quegli errori, non come salvare *la maggioranza* stessa dalle conseguenze *politiche*.
3. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo. Qui l'argomentazione di Napolitano e' profondamente sbagliata. Il problema infatti non e' la partecipazione o meno del maggior partito politico, ma il diritto di *tutti* i partiti a presentare liste, *indipendentemente* dalla loro rilevanza numerica: anche perche' le elezioni servono proprio a verificare tale rilevanza numerica — e se il 28 e 29 marzo i lombardi decidessero in massa di votare per il "Partito socialmonarchico liberalcattolico dei lavoratori autonomi della Valtellina", riducendo il PdL a una forza dello zerovirgola, la legittimita' del PdL a partecipare alle elezioni sarebbe stata per questo sminuita? e per converso, se la lista bocciata fosse stata quella della "Lega Lombarda dei Napoletani Immigrati – Unità Popolare Terrona e Proletaria", sarebbe stato un minore vulnus alla liberta' di espressione del voto? Cito Zagrebelsky, che lo dice meglio di me:

Con ciò si violano l'uguaglianza e l'imparzialità, importanti sempre, importantissime in materia elettorale. L'uguaglianza. In passato, quante sono state le esclusioni dalle elezioni di candidati e liste, per gli stessi motivi di oggi? Chi ha protestato? Tantomeno: chi ha mai pensato che si dovessero rivedere le regole per ammetterle? La legge garantiva l'uguaglianza nella partecipazione. Si dice: ma qui è questione del "principale contendente". Il tarlo sta proprio in quel "principale". Nelle elezioni non ci sono "principali" a priori. Come devono sentirsi i "secondari"? L'argomento del principale contendente è preoccupante. Il fatto che sia stato preso per buono mostra il virus che è entrato nelle nostre coscienze: il numero, la forza del numero determina un plusvalore in tema di diritti.

4. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico. Non si puo' negare, dice Napolitano. Ma poi non spende una parola per dire che cosa e' stato fatto per tutelare il "rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge". Perche'? perche' molto semplicemente quel bene cosi' meritevole di tutela non e' stato affatto tutelato, anzi se ne e' tranquillamente fatto strame. Per certi versi, questa frase di Napolitano aggiunge la beffa al danno: "Avevi ragione anche tu, cittadino rispettoso delle regole, ma sai che c'e'? tanto tu le regole le rispetti comunque, quindi ci sentiamo autorizzati a mettertela nel culo per salvarlo a quelli che invece delle regole se ne fottono".
5. Ma in ogni caso [...] la "soluzione politica" [...] avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge. Qui il ragionamento di Napolitano pecca su due punti, entrambi determinanti.
Il primo e' che i pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano non erano l'ultima parola della magistratura. Tanto e' vero che il TAR del Lazio ha riammesso il listino della Polverini e quello della Lombardia aveva concesso a Formigoni la sospensiva grazie al quale il suo listino avrebbe potuto comunque concorrere alle elezioni. Si poteva — no si *doveva* almeno attendere che i giudici facessero il loro lavoro fino alla fine, prima di ricorrere a forzature delle regole.
Il secondo e' che il decreto-legge era una via *comunque* indisponibile per il Governo, perche' la legge vieta il ricorso a questo strumento in materia elettorale. Ancora una volta, Zagrebelsky:

La legge 400 dell'88 regola la decretazione d'urgenza. L'articolo 15, al comma 2, fa divieto di usare il decreto "in materia elettorale". C'è stata innanzitutto la violazione di questa norma, dettata non per capriccio, ma per ragioni sostanziali: la materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi d'urgenza e, soprattutto, non è materia del governo in carica, cioè del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

In presenza di un accordo politico, il Parlamento avrebbe potuto approvare una legge ordinaria in due giorni e farla entrare immediatamente in vigore con la procedura d'urgenza prevista dall'art. 73 della Costituzione. Quindi non solo il decreto-legge e' una forzatura della norma, ma e' una forzatura non necessitata.
6. [...] il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura. Non entro nel merito del giudizio sugli *evidenti* vizi di costituzionalita' del decreto: me ne vengono in mente diversi possibili, ma mi e' chiaro che il ruolo del Presidente della Repubblica e' soltanto di primo vaglio — e non si sostituisce al giudizio di costituzionalita' vero e proprio che spetta alla Corte costituzionale. E' pero' falso che altre ipotesi di soluzione non siano state rappresentate, prima tra tutte quella del rinvio delle elezioni, certo non indolore, ma che almeno avrebbe permesso di ricostituire una effettiva base di parita' di condizioni tra i possibili concorrenti. La preoccupazione piuttosto sta nella fragilita' dello strumento adottato, che potrebbe cadere in qualunque momento (perche' non convertito in legge entro il termine, perche' cassato dalla Corte costituzionale), lasciando spazio a un caos istituzionale che potrebbe essere ben peggiore del vulnus arrecato dalla non partecipazione di alcune liste alle elezioni.
Per tutte queste ragioni — e con tutta la pacatezza necessaria — credo che il Presidente della Repubblica abbia commesso un errore grave firmando questo decreto, un errore che sminuisce il ruolo di garanzia dell'istituzione che rappresenta e che pesera' anche nella fiducia dei cittadini verso lo stato. Di qui a vociferare di "impeachment" di Napolitano ce ne corre: un errore politico non e' ne' alto tradimento ne' attentato alla Costituzione (art. 90 Cost.). Ma d'altra parte non si puo' confondere il rispetto dovuto alla Presidenza della Repubblica con un obbligo di acritico consenso.


lunedì, 8 marzo 2010
One Red Paper Clip, again
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.


"It seems like a sit-com. I mean, it’s quite funny, at least until you realize that it’s really happening."
(il commento di un giornalista danese sugli avvenimenti della politica italiana – via Strepitupido)



sabato, 6 marzo 2010
Modesta proposta per reagire allo schifo
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:43 pm

Provo a dirlo con la massima pacatezza. Credo che la vicenda del decreto salva-liste sia uno dei punti piu' bassi della storia repubblicana. Non tanto per l'idea in se' di riammettere le liste degli aracnidi: per una questione di democrazia sostanziale bisognava trovare il modo di farlo (che forse, come mostra la riammissione del listino Polverini a Roma, poteva essere semplicemente quello di lasciar fare il loro lavoro ai magistrati). Ma per le modalita' con cui ci si e' arrivati: con un decreto legge in una materia in cui non e' consentita la decretazione e in cui e' perfino dubbio che ci sia competenza dello Stato (le elezioni regionali sono materia di legislazione regionale: devo dire che effettivamente sarebbe stato curioso vedere Formigoni che riammette se stesso); nessun tentativo di trovare un accordo bipartisan (per il quale certamente la destra avrebbe dovuto pagare un prezzo: ma nella mia cultura si dice che chi sbaglia paga); nessuna ammissione di responsabilita' (anzi uno dei piu' clamorosi esercizi di finger pointing a cazzo della storia recente). Nel complesso, una dimostrazione di arroganza e di disprezzo delle regole a cui dovremmo essere abituati, ma che personalmente ho trovato piu' nauseabonda del solito.
E adesso? L'opposizione promette barricate — ma l'impressione e' che saranno barricate del tutto simboliche e inefficaci. Personalmente credo che l'unica risposta *seria* che potrebbe venire dall'opposizione sarebbe il ritiro dalla competizione elettorale di tutte le liste in Lombardia un minuto dopo la riammissione di Formigoni — e il conseguente boicottaggio delle elezioni in quella regione. Hanno fatto porcate con le regole elettorali? Quando una cosa simile succede negli altri paesi in cui la democrazia e' a rischio, questa e' la sola strada efficace che le opposizioni hanno per dare risonanza alle loro ragioni. Perche' in Lombardia e non in Lazio? perche' in Lazio il listino della Polverini e' stato riammesso dal TAR senza bisogno di ricorrere al decretaccio e perche' comunque in Lazio il centrodestra sarebbe stato comunque in grado di partecipare alla competizione con le liste "sopravvissute"; quindi non si puo' parlare di elezioni truccate senza forzare la mano. In Lombardia invece solo il decreto apre la strada alla riammissione delle liste di centrodestra: e allora corrano da sole — e tutti gli altri facciano campagna per il boicottaggio delle elezioni. La situazione da repubblica delle banane in cui viviamo almeno sarebbe evidente a tutti, in Italia e in Europa.

P. S. Il Presidente della Repubblica, con una mossa del tutto irrituale, che evidenzia il suo imbarazzo, ha giustificato il suo operato sul sito del Quirinale con una lettera a due cittadini. Spieghero' piu' tardi perche' non son d'accordo, ma per ora cito.
(l'URL del messaggio di Napolitano sul sito del Quirinale cambia in continuazione, quindi rimando a una copia locale, scaricata l'8 marzo alle 14.10)


Mi tocca concordare con Rectoverso.



sabato, 6 marzo 2010
Era meglio morire da piccoli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:43 am

Consiglio dei Ministri n.85 del 05/03/2010

(dal comunicato stampa della Presidenza del Consiglio)

Il Consiglio dei Ministri, appositamente riunito in via d’urgenza, ha approvato un decreto-legge che mira a consentire lo svolgimento regolare delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario, fissate per il 28 e 29 marzo prossimi. [...] A questo fine, pertanto, il decreto-legge detta alcuni criteri interpretativi di norme in materia di rispetto dei termini per la presentazione delle liste, di autenticazione delle firme e di ricorsi contro le decisioni dell’Ufficio centrale regionale.

Legge 23 agosto 1988 n. 400 "Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri", art. 15 c. 2:

Il Governo non puo', mediante decreto-legge:
a) conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione;
b) provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72, quarto comma, della Costituzione;
c) rinnovare le disposizioni di decreti-legge dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle due Camere;
d) regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;
e) ripristinare l'efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale per vizi non attinenti al procedimento:

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 72, quarto comma:

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

(i corsivi sono miei)

Poi ognuno se la canta e se la suona come crede, ma il decreto approvato stasera dal Governo — a termini di legge — non poteva esser fatto. E tanti saluti alla regolarita' del processo elettorale.

(Beninteso: sono convinto anche io che alle elezioni sia bene che siano presenti tutte le forze politiche — ma se un governo coarta la legge che regola il suo stesso funzionamento per salvare la *sua parte politica*, allora della democrazia non ci resta che un nome vuoto)


Facciamo un sogno: che il governo chieda scusa pubblicamente ai cittadini; che l'opposizione risponda con un significativo silenzio; che la Camera tutta riconosca autocriticamente che la vita politica italiana da troppo tempo non è all'altezza delle aspettative dei cittadini; che tutte le parti politiche promettano di comportarsi lealmente e consensualmente. Purtroppo è solo un sogno.
(Gian Enrico Rusconi, su La Stampa di oggi)



giovedì, 4 marzo 2010
Le elezioni e il comma 22
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Se al voto in Lombardia e in Lazio gli aracnidi non potranno partecipare non c'e' da esserne contenti. Le elezioni sarebbero *comunque* falsate — e con le elezioni, cioe' con la democrazia — non si gioca.
Ma se per far partecipare gli aracnidi al voto in Lombardia e nel Lazio si dovra' forzare la legge (o come dice qualcuno "far prevalere la sostanza sulla forma"), non si potra' esserne contenti. Se si toccano le regole, e' il fondamento stesso della democrazia che salta.
E' un pasticcio da cui non si esce puliti. In nessun modo. Con un bel ringraziamento agli aracnidi che ci hanno regalato, grazie alla loro arroganza e al loro pressappochismo, anche questa vergogna.
E no — questo paese non ce la puo' fare.


lunedì, 1 marzo 2010
In giallo a sostegno dello sciopero dei cittadini stranieri
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 11:49 am

Ecco il manifesto degli organizzatori:

«Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico.
Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano.
Siamo consapevoli dell'importanza dell'immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all'approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l'utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite.
Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell'Italia di oggi.
La contrapposizione tra «noi» e «loro» , «autoctoni» e «stranieri» è destinata a cadere, lasciando il posto alla consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi cittadini impegnati a mandare avanti il Paese e a costruirne il futuro.
Vogliamo che finisca, qui e ora, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone.
Il nostro primo obiettivo è organizzare per il 1° marzo 2010 una grande manifestazione non violenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la Journée sans immigrés, 24h sans nous ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno viavia attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via.
Il 1° marzo faremo sentire la nostra voce in modi diversi, che saranno definiti, di concerto con i comitati territoriali, in base alla concreta praticabilità e all’efficacia.Non ci precludiamo nessuno strumento, ma agiremo sempre nel rispetto della legalità e della non violenza».


"Particolarmente penosa è la situazione del ceto intellettuale che [...] non è in grado di andare oltre le diagnosi più impietose. E quando lo fa, le sue suonano come prediche edificanti."
(Gian Enrico Rusconi, "La classe dirigente e' scomparsa" su La Stampa di oggi: condivisibile ma, come si suol dire, medice cura te ipsum)



La Binetti se ne va dal PD. Fusse che fusse la volta bona?



sabato, 9 gennaio 2010
Rosarno
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:23 pm

A Rosarno c'erano degli stranieri in condizione di sostanziale schiavitu'. Hanno provato a ribellarsi e sono stati fatti segno di una specie di pogrom, verosimilmente con l'organizzazione e la complicita'della malavita che li ha portati li'.
Lo stato, anziche' difenderli e perseguire coloro che li hanno sfruttati e ridotti nelle condizioni che hanno determinato la loro rivolta, li ha deportati e dichiara per bocca del Ministro dell'Interno che gli incidenti sono frutto della troppa tolleranza verso gli immigrati clandestini.
Oggi piu' che mai mi vergogno di essere cittadino italiano.


mercoledì, 6 gennaio 2010
Al pubblico ludibrio
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Questi due tomi si fanno pre-campagna elettorale a Torino cosi':

(almeno il secondo si fosse messo al posto di Rudolph the Reindeer si sarebbe capito, ma cosi' che fa, il passeggero di Babbo Natale? o il pacco regalo?)


sabato, 2 gennaio 2010
Inizio d'anno acido
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:25 pm

Due brevi note — giusto per non lasciare in bianco l'anno nuovo del blog.

1. Vogliono intitolare una strada a Craxi. In Italia ci sono gia' centinaia di strade intitolate a fior di farabutti della nostra storia, da Crispi a Diaz e Cadorna — perfino a Badoglio — e per andare indietro a sant'uomini come Papa Pio V. Insomma, Craxi sarebbe in ottima compagnia — e un delinquente in piu' appeso agli angoli delle vie non sarebbe nemmen tanto fuori posto.

2. Brunetta sostiene che si dovrebbe riscrivere la Costituzione per intero, a partire dall'articolo 1. A me piacerebbe di piu' riscrivere l'atto di nascita di Brunetta — e mettere sulla data "mai".

(Buon anno a tutti, neh)


martedì, 15 dicembre 2009
Chi semina vento (2)
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:35 am

Gli aracnidi fanno tutto un gran parlare di campagna di odio contro Berlusconi, della necessita' di abbassare i toni, ecc. ecc.
Poi i loro killer mediatici pubblicano inviti alla calma come questi.


lunedì, 14 dicembre 2009
Proverbio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Lo dico pesando le parole — e con la non rituale premessa che non giustifico in nessun modo l'aggressione a Berlusconi:

Chi semina vento raccoglie tempesta.


L'ineffabile Sindaco di Varallo (vedi qui e qui) ha colpito ancora. (da Repubblica)



venerdì, 13 novembre 2009
Avanti Savoia?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:37 am

A veder lo slogan della sua campagna per le Regionali — viene quasi il sospetto che Mercedes Bresso abbia qualche ambizione di restaurare la monarchia sabauda.


Mantellini: ovvio, condivisibile e deprimente (il post, mica lui).



mercoledì, 28 ottobre 2009
Rutelli lascia il PD — per tutto il resto c'e' MasterCard
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:24 am

Sentire Romanone che dice, serafico, "Se qualcuno se ne va, non succede mica nulla" — non ha prezzo.


domenica, 25 ottobre 2009
Non voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Alla fine — con sofferenza e perfino con imbarazzo — ho deciso che non andro' a votare alle primarie del PD. Io a far nascere il PD ci ho lavorato fin dal 1995 — ci ho creduto quando ci credevamo in dieci — continuo a pensare che quel progetto fosse la sola possibilita' di costruire una politica decente in Italia.
Ma credo che il progetto sia fallito nella sua premessa fondamentale, che era il parallelo superamento della questione comunista e di quella cattolica e la costruzione di una cultura riformista laica e condivisa. La riproposizione prepotente di una visione identitaria del cattolicesimo in politica ha minato alla base questo disegno. Far convivere i teodem nell'organismo del PD significa avere un partito spaccato su questioni fondamentali e rinunciare di fatto a un'idea laica della politica. Ma cacciarli dal partito significa rinunciare a fare il PD — e ripiegare su un progetto di tipo socialdemocratico, che e' in crisi ovunque. Non se ne esce — l'involuzione politica dei cattolici ha reso impossibile uno sbocco positivo. In questo senso la battaglia di Ignazio Marino, per quanto condivisibile nel merito, oltre ad essere velleitaria nei numeri, implica lo scardinamento del PD — e' una posizione che condanna il partito ad una vocazione minoritaria ed al suicidio politico.
D'altro canto i due candidati che possono vincere hanno responsabilita' importanti nel percorso che ha portato il PD al disastro politico di oggi. Non erano su Marte negli anni passati. Ma soprattutto, votando per loro, si fa in modo che i loro ingombranti padri nobili e sponsor, da D'Alema a Marini, continuino a reggere le sorti del principale partito di opposizione: e invece dovrebbero andare a casa. Una volta per tutte.
No, non andro' a votare alle primarie del PD. Per mancanza di un progetto credibile e per mancanza di candidati votabili. Non ne sono fiero — per certi versi mi pare di venir meno alla mia stessa storia politica. Ma mi pare di non avere alternative.
E no — questo paese non ce la puo' fare.

P. S. E no — la triste ed insulsa Marrazzeide non c'entra niente.


martedì, 13 ottobre 2009
Ora si' che possiamo star tranquilli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:42 pm

(sia per il benessere che per la liberta' e la democrazia)

Berlusconi agli industriali: "Voi pensate a creare benessere. Per la libertà e la democrazia “ghe pensi mi”…".


sabato, 10 ottobre 2009
Recusatio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:39 pm

Anche solo a parlarne, di quel triste personaggio che ci governa, ci si sente insozzati.
E' per questo che non se ne parla qui — mica che non si leggano i giornali e che non si abbia la nausea.


giovedì, 24 settembre 2009
Elite a chi?
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 5:01 pm

Trovo davvero curioso, senza neanche voler fare polemica, che il nostro ministro Brunetta si erga a paladino (per quanto gli è possibile) contro le "élites di m…" e i "fannulloni", trattandosi di persona che da una vita si divide tra le due élites in cui — secondo l'opinione comune (alimentata anche da molti esponenti del PDL) — si annidano fannulloni e arroganti sfruttatori, vale a dire politici e professori universitari.
Del resto (e qui sono polemica, lo ammetto) il suo capo si sponsorizza come uomo del popolo (vittima delle élites…) essendo tanto ricco quanto a un "quisque de populo" è perfino difficile da concepire. Forse è che a me sfugge il significato delle parole, ma ho proprio l'impressione che gli italiani si divertano a farsi sfottere.


mercoledì, 23 settembre 2009
Anti-italiano
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:39 am

(col trattino, per distinguermi da quell'altro, piu' famoso di me)

"Abbiamo un'opposizione chiaramente anti-italiana", dice il Signore degli Aracnidi. Per una volta, almeno per quanto mi riguarda, non ha affatto torto. Continuo a pensare che lui sia al massimo un sintomo — e la malattia vera gli Italiani che lo hanno voluto, sapendo che cosa volevano.


giovedì, 3 settembre 2009
Killeraggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:25 pm

"2 dicembre 2008. Il Corriere della sera (direttore Paolo Mieli) e la Stampa (direttore Giulio Anselmi) rilevano il conflitto d'interessi dietro la decisione di inasprire l'Iva per Sky, diretto concorrente di Mediaset. Da Tirana, Berlusconi lancia il suo "editto": "I direttori di giornali, come la Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere". 10 febbraio. Enrico Mentana, fondatore del Tg5 e anchorman di Matrix, non riesce a ottenere uno spazio informativo da Canale5 per raccontare la morte di Eluana Englaro. Protesta. L'Egoarca lo licenzia su due piedi. In aprile l'editto di Tirana trova il suo esito. Il 6, Mieli lascia il Corriere. Il 20, tocca ad Anselmi. Mentana non è più tornato in video. Anselmi e Mieli non fanno più i giornalisti. Hanno davvero cambiato mestiere." (D'Avanzo su Repubblica di oggi)

Prima c'erano stati Biagi e Santoro. Ora aggiungiamoci anche Boffo: i volenterosi killer del Capo non sbagliano un colpo.

P. S. Non fraintendetemi: qui non si versa una sola lacrima per Boffo, che di killeraggi mediatici e' un esperto. Purtroppo ho memoria lunga, e non ho dimenticato che il suo giornale, in un editoriale del 10 febbraio scorso, dava di boia a Beppino Englaro subito dopo la morte della figlia. Dispiace per la liberta' di stampa in questo paese, ma per Boffo, come si dice, good riddance.


mercoledì, 2 settembre 2009
Tout se tient
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:00 pm

Stamani, ascoltando le veline del GR mentre andavo al lavoro, mi e' improvvisamente venuto in mente che la satiriasi impotente di Berlusconi non e' limitata soltanto alla sua vita piu' o meno privata — ma e' la chiave di lettura piu' esatta della sua vita pubblica, della sua concezione della politica e del governo.


mercoledì, 15 luglio 2009
Io no
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:26 am

Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?


Io credo che avrebbe fatto meglio a candidarsi.
Pero' a questo punto se davvero vuol fare la mozione degli astenuti io sono con lui.



martedì, 14 luglio 2009
La luna e il dito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 1:40 am

Alla fine, dopo averci pensato su parecchio, ho deciso di non aderire allo "sciopero dei blogger" contro l'obbligo di rettifica. Provo a spiegare in breve perche':
1. La discussione del DdL Alfano e' stata rinviata, quindi l'attenzione mediatica ormai e' altrove. Inutile sprecare la cartuccia oggi.
2. Sono convinto che la storia dell'obbligo di rettifica sia piu' grottesca che liberticida — e finira' come tutte le altre gride precedenti (D'Alia ecc.), nella pattumiera. Non che non ci stiano a provare, ben inteso. A questa gente l'idea di una rete di gente che fa conversazione/informazione, anziche' limitarsi a consumare, fa venire l'ulcera. Ma e' come essere contro la forza di gravita': puoi anche proibirla per legge, ma se inciampi cadi e ti rompi il naso.
3. Non mi e' piaciuta per niente la prospettiva stretta stretta, settoriale, NIMBY della proposta di sciopero dei blogger. No, dico: quel DdL introduce cose assai piu' gravi dell'obbligo di rettifica. Le norme sulle intercettazioni sono oggettivamente un gran regalo alla criminalita' — e non solo a quella dei colletti bianchi. Le norme contro la pubblicazione di notizie relative alle inchieste giudiziarie sono, quelle si', un *vero* attentato alla liberta' di informazione. E la blogosfera italiana dovrebbe scioperare proprio e soltanto contro l'obbligo di rettifica? A me pare che in una notte di luna piena si sia tutti imbambolati a guardare il dito che la indica.


domenica, 12 luglio 2009
Sotto zero
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:58 pm

L'uscita orrenda di Marino ieri aveva portato a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD. Pensavo che ormai non potesse andar peggio. Ma la candidatura di Grillo annunciata oggi fa scendere quel numero a -1.


sabato, 11 luglio 2009
E non resto' nessuno
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:36 pm

Ora e' provato — oltre ogni ragionevole dubbio — che Ignazio Marino e' un coglione di proporzioni epiche.
Il che porta a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD.


lunedì, 6 luglio 2009
A questo punto voto Tafazzi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Rutelli detta condizioni a Franceschini; D'Alema – visibilissimo – trasforma Bersani in un candidato invisibile. Pare che perfino la Binetti si sia fatta venir la fregola di candidarsi, non sia mai il PD avesse un soprassalto di sinistra. Il Chiampa ha fatto due conti e si e' dato. Ci resta solo Marino, che ha tante chance di vincere il congresso, quante io di diventare Miss Universo.

Ah, Adinolfi. Adinolfi chi?


giovedì, 11 giugno 2009
Ci manca
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:41 am


Se questo articolo di Giannini dice la verita', allora non hanno capito niente.



Fossi a Roma l'11 giugno, io qui ci andrei.



Alle dieci domande di Gramellini, temo che la gran parte degli Italiani risponderebbe con nove si' e un no.



martedì, 9 giugno 2009
Evaristo e Casimiro
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

Il Pd ha perso rispetto al 2008 un elettore su tre — a voler essere clementi uno su cinque sulle europee del 2004 (elaborazione mia su dati del Viminale); a Firenze (e perfino a Prato) si va al ballottaggio per la prima volta da quando c'e' l'elezione diretta dei sindaci*; in Piemonte stanno tenendo (e anche qui al ballottaggio) solo Torino e forse Alessandria; in Lombardia cadono tutte le province governate dal centrosinistra; l'emorragia non solo verso Di Pietro, ma perfino verso le listine suicide della sinistra radicale si conta in oltre un milione di voti complessivamente.
Eppure a quanto pare in casa del PD si respira una moderata soddisfazione per il risultato elettorale. A me ricorda un vecchio Carosello con Franco e Ciccio — quello che finiva "Nonostante tutte le botte che hai preso, hai sempre una buona cera":

Qualche ragionamento piu' serio e organico sui numeri di queste elezioni lo faro' tra un paio di giorni, tabelle alla mano e fiato permettendo.

* Ho scritto una stronzata (mai andare a memoria): anche a Domenici, la volta scorsa, era toccato il ballottaggio, ed era stata considerata una sorta di umiliazione nazionale per la sinistra toscana.


venerdì, 5 giugno 2009
Avevo l'auto blu (e non ci ho portato Apicella)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:52 pm

Nella mia breve e non particolarmente brillante carriera politica sono stato uno dei tanti a beneficiare dell'auto blu. E' un privilegio — e nemmeno piccolo — ma non sono d'accordo con chi lo contesta e con chi elogia i politici che ne fanno a meno e vanno in giro con i mezzi propri. E' banalmente una questione di uso proficuo del tempo: se guido non posso lavorare; se guida qualcun altro il viaggio puo' essere dedicato a leggere dei documenti, a preparare una riunione, a telefonare a questo e a quello — insomma a fare il mestiere per cui il politico e' pagato — il che mi sembra piu' utile che fargli fare l'autista di se stesso.
Detto questo, ricordo bene che le regole per l'uso dell'auto blu erano rigidissime. Non poteva usufruire dell'auto nessuno che non avesse una qualche funzione ufficiale nell'Ente; non si poteva usare l'auto se non per andare dalla sede dell'Ente a quella di una riunione di lavoro; non era nemmeno permesso farsi prendere o riportare a casa dall'auto blu. Viene da chiedersi perche' queste regole valessero (e fossero fatte giustamente valere con una notevole rigidita') per un signor nessuno della politica come me — ma non si applichino al Signore degli Aracnidi.


giovedì, 4 giugno 2009
Opzione zero
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:38 am

Come milioni di altri elettori, ho ricevuto ieri mattina questa lettera di Romano Prodi che invita, nonostante tutto, a votare per il PD alle prossime europee. Si potrebbe fare qualche considerazione sul tono secco secco e men che entusiasta della missiva, ma lascio perdere. Provo invece a spiegare perche' non accogliero' quell'invito, pur essendo stato uno dei fautori del Partito Democratico fin dal 1995 — e pur continuando a pensare che se l'Italia ha una speranza non puo' venire che di li'.
Le mie scelte elettorali andranno il piu' possibile nella direzione di una sorta di opzione zero della politica — il no (tra l'incazzato e il disperato) a tutte le alternative poste in campo*.
Il fatto e' che il PD in questo momento non e' niente. Al di la' del meritorio sforzo di Franceschini, che ha fatto una buona campagna elettorale, al di la' del positivo silenzio di Rutelli e dei teodem**, che se non altro ha ridotto l'inquinamento, il PD continua a essere quello di prima, cioe' un contenitore di correnti senza un pensiero, senza un'identita' e un progetto riconoscibile — senza un denominatore comune minimo nemmeno sui temi essenziali: la laicita' dello stato, la scuola pubblica, l'accoglienza dei migranti, i diritti civili. Non si e' liberato di un gruppo dirigente responsabile della catastrofe — sono ancora tutti li' — per ora mandano avanti Franceschini, sperando che si faccia spennare al posto loro — poi ricominceranno a far casino come prima (o — se saremo molto fortunati — se ne andranno ognuno per la sua strada). Quel che e' peggio, un partito che e' nato per superare la contrapposizione tra riformismo di sinistra e riformismo cattolico e' ostaggio di un ritorno prepotente all'identitarismo cattolico come asse portante della politica. Infine — continua ad essere un partito incapace di dare messaggi, idee, voce e anima all'opposizione che pure da qualche parte in questo paese c'e' ancora. Ecco — per un partito inutile come questo io non posso votare. Con sofferenza, perche' e' stato il mio partito prima ancora che nascesse — ma no grazie. Alle europee andro' al seggio e votero' scheda bianca***. Sperando di essere tantissimi a farlo. Sperando di travolgere con un'astensione di massa il gruppo dirigente di questo partito — e di far piazza pulita per poter ripartire. Non votero' il PD per spirito di servizio verso l'idea che il PD aveva in se' — e che gli attuali leader hanno dilapidato e demolito. Spero che di loro non resti in piedi nessuno — e che nello spazio vuoto si possa cominciare a ricostruire un progetto di governo di questo paese — se non e' (come temo) troppo tardi.
Discorso diverso e' quello delle amministrative. Qui — sul terreno delle cose concrete — si deve ancora costruire la linea di difesa dal rischio della marea di destra. Scegliendo caso per caso — e cercando di non premiare troppo chi non se lo e' meritato. Nel nostro caso specifico, non votero' al primo turno delle Provinciali di Torino, perche' ne' il PD ne' Saitta mi hanno convinto nella passata amministrazione: ma se il centrosinistra non vincera' al primo turno non gli faro' mancare il mio voto al ballottaggio. Se fossi a Firenze pero', di fronte alla candidatura del "nuovo" Matteo Renzi, un pensierino a votare per Valdo Spini lo farei.
Il referendum, infine: sono contrario alla pratica di far mancare il quorum per liberarsi dei quesiti elettorali indigesti. D'altronde sono convinto che la riforma che uscirebbe da una vittoria dei si' sarebbe perfino peggiore dell'attuale grottesco sistema elettorale. E trovo che tra le colpe del PD ci sia anche quella di aver scriteriatamente appoggiato un referendum dai contenuti pericolosi solo perche' si spera di gettare scompiglio nel campo avverso. Percio' devo ancora decidere se rifiutare la scheda o votare no. Ma anche di questo il gruppo dirigente del PD porta responsabilita' precise.

* Ovviamente degli aracnidi e dei baciapile variamente assortiti non val nemmeno la pena di parlare. Sono il nemico — e basta. E dico il nemico, non l'avversario.

** Sarebbe stato troppo bello — scopro che Rutelli ha parlato — per affermare ancora una volta una posizione incompatibile con quella della maggioranza del partito — e tanto per cambiare una posizione stupida e sbagliata.

*** No, per quegli altri pezzi e bocconi di sinistra non posso proprio votare. Non mi piacevano prima, non mi piacciono adesso — e trovo davvero surreale la loro capacita' di dividersi su cose che forse non capiscono nemmeno piu' loro — almeno si dividessero per le poltrone, ma nemmeno quelle prenderanno — vanitas vanitatum.

P. S. Gia' che avete letto il mio pippone fin quaggiu', leggetevi anche quel che dice MMAX, che ha piu' dubbi di me, ma mi sembra orientato grosso modo alla stessa maniera.


martedì, 2 giugno 2009
Abiezione
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:12 pm

Pannella e i Radicali vanno in giro con la stella di David appuntata sui vestiti per protestare contro la scarsa esposizione mediatica che ricevono in questa campagna elettorale.
Lasciatela stare, la stella gialla. La gente e' morta per la stella gialla. A milioni.
Voi vi lagnate per avere qualche secondo di attenzione in piu' sul TG1. Vergognatevi.

P. S. Lo aveva detto meglio di me (che ovvieta') Elena Loewenthal sulla Stampa del 28 maggio — e mi era colpevolmente sfuggita; qui la replica (inconcludente) di Pannella e la controreplica — del tutto condivisibile — della Loewenthal.


martedì, 2 giugno 2009
Ricorrenze
Nelle categorie: It, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:55 am

Ho scritto altrove del mio legame affettivo con la Festa della Repubblica. Oggi il sentimento che prevale e' di essere restato orfano di quella festa e di quella repubblica: non e' rimasto niente da festeggiare — e non e' rimasto niente dei valori repubblicani se la maggioranza degli Italiani ha voluto al governo gente che puo' affiggere immondizia come questa:

Oggi e' (anche) la giornata nazionale dell'autismo. Questo genere di eventi non mi piace — e l'ho gia' detto qui sul blog — ci vedo troppa commiserazione. Noi questa giornata la festeggeremo con il nostro autistico preferito, divertendoci insieme a lui in giro.


Viejo verde. Una chicca da Lia.



giovedì, 21 maggio 2009
FUBAR
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:48 pm

Fucked Up Beyond All Repair. L'Italia.


domenica, 10 maggio 2009
"L'Italia non e' un paese multietnico"
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:36 pm

Illiri, Veneti, Liguri, Sicani, Sardi, Etruschi, Italici tra cui principalmente Latini (per semplificare), Greci, Fenici, Galli, Ebrei, Africani di varie provenienze — solo per restare all'antichita'. E poi Germani, Vandali, Visigoti, Ostrogoti, ancora Greci, Longobardi, Franchi, Arabi, Normanni, Aragonesi, Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Austriaci, Albanesi (pure quelli, e mica adesso, secoli fa), perfino un po' di Portoghesi — e sicuramente ho dimenticato qualcuno per strada, e mi sono fermato a prima delle guerre napoleoniche.


Ecco, io la penso proprio come Alfonso.



Sulla vicenda del testamento biologico non trovo nemmeno piu' le parole.



domenica, 22 marzo 2009
L'autismo e il Papa

Alain Juppé e' un politico di quelli di cui avremmo un sacco di bisogno in Italia: un rappresentante di quella destra laica, repubblicana e civile da cui puoi dissentire su mille cose, ma con cui c'e' un terreno etico, culturale e istituzionale comune. E' un uomo di destra, non un aracnide. E poi e' sindaco di Bordeaux, che e' una bella citta' dall'aria ben amministrata — ed e' uno dei pochi politici che tengono davvero un blog personale — uno in cui ti racconta di che cosa fa come sindaco, ma anche i libri che legge, i film che e' andato a vedere, gli aneddoti di vita quotidiana — e in cui si prende la briga di rispondere di persona ai commenti. Tutto questo per dire che Juppé e' uno che mi piace, che mi sta pure simpatico, al di la' delle differenze politiche.
Ora, Alain Juppé se l'e' presa di brutto col Papa in un'intervista a France Culture: e fin qui niente di male, anzi — ci fosse in Italia qualche politico (di destra ma non solo) sufficientemente libero dalle influenze vaticane da poter dire che "avverte un profondo disagio" per le posizioni espresse da Benedetto XVI in materia di AIDS e preservativi o per la vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani — o da affermare che questo Papa comincia ad essere "un serio problema".
Ma Juppé ha aggiunto che Benedetto XVI "sembra vivere in una condizione di autismo totale". E qui mi e' saltata la mosca al naso. Perche' come al solito si chiama in causa l'autismo, in maniera superficiale, per associarlo a un difetto morale o a una colpa: "autismo" finisce per essere sinonimo di incapacita' di compassione, di relazione, di ascolto — e c'e' un aspetto nemmeno tanto implicito di condanna in tutto cio'. Di qui a concludere che le persone autistiche sono difettose — sono *sbagliate* — il passo e' troppo breve. La gente sa poco di autismo — e se ne fa un'idea per lo piu' dall'uso metaforico della parola. Cosi', quando incontra sulla sua strada una persona autistica *per davvero* e non per metafora, ha gia' nella testa un pregiudizio ben preciso — ha gia' implicitamente formulato un giudizio negativo. Un giudizio *morale* negativo. E si comporta di conseguenza.
E' ora di smetterla. Piu' nessuno trova socialmente accettabile dare di "mongoloide" a qualcuno per dire che non si comporta in maniera intelligente. Dare di "autistico" a chi non mostra empatia o a chi non rivela capacita' di relazione con gli altri non e' meno gratuitamente dispregiativo nei confronti degli autistici veri.
Sono solo metafore, si dira'. Ma le parole sono pietre, quando servono implicitamente a consolidare pregiudizi e stereotipi contro categorie di persone che si', sono profondamente diverse da noi, ma non sono affatto peggiori di noi — e non sono per niente "difettose".

P. S. L'ho scritto, a Juppé, commentando il suo blog. Vedremo se e che cosa risponde.

Autism and the Pope
Sorry for our few English speaking readers: my English posts have been too rare — because I discovered that blogging in a different language is a lot harder than I expected.
This time I'll try to make up, so Maddy can spare Nonna's eyes.

Alain Juppé is a former French Prime Minister (he is now the Mayor of Bordeaux) and a good blogger — one of the few politicians I know of who actually write their own blogs. Recently he has harshly criticized the Pope, among other things, because of his stances on condoms and AIDS in Africa, and because of the lifting of the excommunication of the negationist bishop Williamson. Juppé's thesis (which I find absolutely correct) is that the Pope is severing the Church from the needs and the beliefs of the society, and even of many Catholics.
But to stress his argument, Juppé said that the Pope "seems to be living in a condition of complete autism". Here we go again: "autism" is used as a metaphor of a negative moral stance, an inherently despicable contempt of human relationships and of empathy. I believe this use of language helps consolidating prejudice against autistic people, and it fosters the misconception that autistics are "wrong" and "defective" — and that they should be changed in something else if they are to be accepted by other people. I feel that this should not be tolerated: no decent person would find acceptable to use "Down" as an insulting word for someone not bright enough. Why is autism different?
(Alain Juppé's blogpost on the reactions to his interview is here: I commented on it, hoping to bring up some reactions. To date, nothing happened.)


Ilvo Diamanti ritorna sugli "ex-voto".
Non condivido tutto quel che dice — ma ora non ho tempo per argomentare.



domenica, 1 marzo 2009
Ex-voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:20 pm

Ilvo Diamanti ha tracciato il mio personale ritratto politico:

Coloro che, dopo averlo votato (il PD, NdRatto) un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.
La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio – neppure indignazione – per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.
Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione.

(Salvo forse l'ultima riga. Ormai sono infastidito perfino dalla satira — e l'inchiesta stile Gabanelli mi disgusta da sempre)


Qui si sottoscrive ogni parola di questa lettera.



martedì, 24 febbraio 2009
Rivergination
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:33 am

(come direbbe la Litizzetto)

Se proprio devo dirla tutta, vedere uno come Matteo Renzi — che per anni se l'e' cavata alla grande in tutte le guerre di corrente della Margherita prima e del PD poi in Toscana — presentarsi ed essere presentato come l'uomo nuovo del PD, a me fa venir voglia di chiedere dove si e' fatto operare per ritornare vergine.


lunedì, 23 febbraio 2009
A futura memoria
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:31 pm

Lo scrivo qui, per poter essere dileggiato e insultato fino alla fine dei miei giorni se mai dovessi cambiare idea: non daro' il mio voto a un partito, qualunque esso sia, in cui milita Rutelli.


No, di quella cosa li' non parlo.
Non riesco a convincermi che ci sia qualcosa da dire.



martedì, 17 febbraio 2009
I cancelli del ghetto, ieri e oggi
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:28 am

I ghetti, in tutta Italia, erano circondati da muri e vi erano ai loro ingressi dei cancelli, che ventivano chiusi al tramonto e riaperti all'alba — e chiunque tentasse di varcarli in un senso o nell'altro nell'orario di chiusura rischiava pesanti sanzioni. Negli stati sabaudi l'uso venne interrotto definitivamente da Carlo Alberto, con la concessione dei diritti ai cittadini non cattolici. A Roma, sotto l'illuminato governo papalino, i cancelli del ghetto durarono fino alla Breccia di Porta Pia.
Oggi cambiano le minoranze da tener rinchiuse — ma si riparla di cancelli dei ghetti a Roma.

(troppo schifo per commentare)


lunedì, 16 febbraio 2009
Ma che glielo dico a fare
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

Se anche un giornalista prudente e moderato come Marcello Sorgi, sulla Stampa di oggi, si presta all'equivoco sulle "scarcerazioni facili" degli stupratori — allora vuol dire che la diga della convivenza civile e dello stato di diritto ha veramente ceduto del tutto.
Educazione civica, corso base, lezione introduttiva:
La certezza della pena e' una necessita' — e un sacrosanto diritto di tutti noi. Ma la pena arriva *dopo* un processo e una condanna passata in giudicato. Non prima. Le misure cautelari non sono un anticipo della pena — non possono esserlo. Sono misure, per l'appunto, *cautelari* — cioe' che restringono la liberta' di un cittadino per ragioni di cautela ben precisate (pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove): e devono farlo il meno possibile, perche' quel cittadino e' — per la legge — presunto innocente fino all'avvenuta condanna (art. 27 c. 2 Cost.). Non e' un capriccio o un caso se l'art. 275 c. 3 del Codice di Procedura penale recita "La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata"; inadeguata a cosa? all'allarme sociale suscitato dal reato? No, ovviamente: "alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto" (art. 275 c. 1 cpp).
Su questo punto non c'e' da discutere. E tanto meno dovrebbero avere la faccia di … tolla di discuterne i garantisti di cartapesta che si stracciano le vesti ogni volta che il "tintinnar di manette" riguarda i politici ed i colletti bianchi.


mercoledì, 11 febbraio 2009
Anniversario dei Patti Lateranensi
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:38 am

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine e in quello dello Stato, e' indipendentie e sovrania. (art. 7 Cost., edizione 2009)


E adesso, fermatevi.



lunedì, 9 febbraio 2009
Un partito inutile, uno stato nemico, una chiesa violenta
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:26 pm

Ci sara' tempo per ragionarne — forse. Ma la conclusione politica della vicenda di Eluana Englaro e' gia' chiara, per quanto mi riguarda.
1. Il PD e' un partito del tutto inutile, dato che non e' in grado di fare una *vera* battaglia politica nemmeno in questa situazione. Qui la liberta' di coscienza non c'entra nulla: c'e' una legge che impone un'etica confessionale a tutti, c'e' una violenza inaudita al ruolo del Parlamento, c'e' una palese violazione dell'art. 32 della Costituzione ("La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana"). Se di fronte a questo, tutto cio' che il PD sa fare e' squagliarsi — allora e' auspicabile che affondi presto — e senza lasciare superstiti. Per quanto mi riguarda personalmente, se posso fare qualcosa per affondarlo, contribuiro' con entusiasmo.
2. Lo Stato dice che non posso disporre della mia personale esistenza — che nelle scelte estreme della vita e della morte la mia personale etica, la mia personale dignita', il mio personale senso di cio' che e' umano non contano nulla. Posso essere mantenuto in vita contro la mia scelta e contro la mia volonta', perche' lo Stato cosi' decide in base alle convinzioni religiose di una parte del paese — e di una potenza straniera. Uno Stato che cosi' si comporta ai miei occhi ha rotto qualunque patto di convivenza civile e politica. E' un'entita' nemica, a cui non mi lega nulla se non un rapporto forzato di sottomissione. Da oggi non posso piu' sentirmi un cittadino italiano, uguale agli altri "davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" — ma soltanto un appartenente allo Stato con diritti limitati o assenti, uno "Staatsangehörige" nel senso delle Leggi di Norimberga.
3. La violenza della Chiesa nell'imporre ai non cattolici la sua etica come legge dello Stato e' incompatibile con qualunque forma di convivenza civile e con qualunque forma di dialogo. E' una dichiarazione di guerra a chiunque abbia una diversa visione del mondo. Ne prendo atto — e mi comportero' di conseguenza — nei confronti dell'istituzione nel suo complesso e individualmente nei confronti di qualunque cattolico, che a questo punto ritengo *personalmente* corresponsabile della violenza esercitata contro di me in quanto portatore di un diverso sistema di valori.

P. S. A tutti coloro che — sulla pelle di qualcun altro — magnificano il valore della sofferenza nella vita umana, auguro di cuore (quando verra' il loro momento, il piu' tardi possibile, per carita') un'agonia lunga come quella di Eluana Englaro — e un paio d'ore di lucidita' all'inizio, perche' possano rendersi conto di che cosa li attende.


Carlo Federico Grosso, sulla Stampa di oggi, spiega con semplicita' tre motivi per cui il disegno di legge su Eluana Englaro e' inaccettabile.



Qui si condivide in pieno la scalfarata domenicale.
E ci si aspetta dal PD un comportamento parlamentare coerente con la gravita' della situazione. Cioe' una battaglia all'ultimo sangue sul ddl che arriva al Senato domani. Ostruzionismo compreso, fino all'estremo.



domenica, 8 febbraio 2009
Il Signor B. e le donne
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 1:50 am

Una delle tante cose che mi impressionano del nostro presidente del Consiglio è l'idea che ha delle donne e che spesso traspare dalle sue uscite. Si pensi alla visione della donna perfetta stile angelo del focolare, ai complimenti poco fini alle colleghe, alla composizione dei governi dove le donne, preferibilmente giovani, attraenti e prive di significativa esperienza politica, sono generalmente messe in posti di importanza secondaria. Ma sono certe dichiarazioni recenti che rivelano fino in fondo che tipo di concezione quest'uomo abbia del genere femminile, come quando fa capire che lo stupro è un problema delle donne attraenti o che la vitalità di una donna possa essere misurata sulla base della possibilità che qualcuno la violenti e le faccia concepire un bambino.
Francamente davanti a queste "battute" per l'ennesima volta mi sento scoraggiata, perché mi sembra che veramente non ci sia alcuna speranza per questo paese oggettivamente governato da persone dalla mentalità tanto volgare e superficiale che non si vede mai la fine della loro volgarità e superficialità. E quando gli uomini della destra sparano dichiarazioni violente contro gli stupratori non mi sento, come dice la Prestigiacomo, compresa o difesa; mi sembrano invece, a prescindere dagli scopi elettorali, quelle reazioni tipiche dei machi da film western quando gli indiani aggrediscono le loro donne e loro partono per fare una strage della tribù di turno, che non sono proprio il massimo della sensibilità per il dolore delle donne violentate. Ma che glielo dico a fare…


Alessandra su Manteblog – da leggere e sottoscrivere.



venerdì, 6 febbraio 2009
Grazie, Presidente
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:02 pm


giovedì, 8 gennaio 2009
Ce stanno a riprova'
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:50 pm

Leggo su Repubblica che e' in Parlamento una proposta di legge che vorrebbe riconoscere lo status di militari combattenti, alla stessa stregua dei partigiani e dei soldati delle forze armate del Regno d'Italia, ai repubblichini di Salo' — non solo: ma di concedere loro, sullo stesso piano di tutti gli altri, un'onorificenza modellata su quella dei Cavalieri di Vittorio Veneto, con tanto di pensioncina.
Quel che penso di iniziative del genere — e piu' in generale del tradimento perpetrato dai miliziani repubblichini, l'ho scritto in altre occasioni simili — non ho cambiato idea di una virgola. In questo caso mi pare che l'indecenza sia ancora piu' grave per il programmatico, esplicito desiderio di mettere sullo stesso piano combattenti per la liberta' e volenterosi complici dell'occupazione straniera e dell'oppressione. E sono certo che nessuno dei pochi partigiani ancora tra noi accettera' un'onorificenza condivisa con i fascisti delle Brigate Nere.
Spero che — come nei casi precedenti — l'iter parlamentare si insabbi. In caso contrario, sarebbe la pietra tombale sul mio personale senso di cittadinanza di questo paese.


martedì, 6 gennaio 2009
Post sconclusionato per cominciare il 2009

Il blog tace da un sacco di tempo — e per lo piu' quando ci si mette qualcosa sono fotografie, che non richiedono troppo pensiero e troppa concentrazione. Il fatto e' che la nostra vita quotidiana e' faticosa — molto faticosa — anche quando le cose vanno nel complesso piuttosto bene, come adesso. Con tutti i grandi progressi di questi mesi, It rimane un bambino estremamente iperattivo, capace di passare mezze giornate a correre su e giu' per la casa, prendendo e lanciando giocattoli (e ogni altro genere di oggetti), chiedendo in successione un DVD una merendina un gioco di uscire di saltare sul letto di giocare con il pc di papa' un DVD (non quello di prima!) un DVD (non quello di prima!) un gioco (non quello di prima!) una merendina (un'altra — quella di prima e' finita tutta sbriciolata e impastata sul parquet) un film (quello di prima prima — ma la seconda scena e basta) — e arrabbiandosi terribilmente se le sue richieste non vengono comprese ed esaudite in un batter d'occhio. Il tutto ovviamente senza una parola a rendere piu' facile la negoziazione.
Per fortuna It e' anche un bambino entusiasmante, dolcissimo, intelligente, affettuoso — che ci riempie la vita. Una delle cose piu' brutte, che fanno piu' male — e piu' false oltretutto — e' il luogo comune che dice quanto sono sfortunati, quanto vanno commiserati, quanto devono sentirsi afflitti e disperati i genitori di bambini autistici: non e' cosi' — e comunque non abbiamo tempo per queste cose. Ma stanchi — di una stanchezza che non da' tregua, questo si'. E quindi trovare la forza (e il tempo materiale) di continuare a scrivere sul blog e' sempre piu' difficile. E tutta la mia ammirazione va a quelle persone che — in situazioni come la nostra — ci riescono, e trovano modo di scrivere con humour, con sensibilita', con intelligenza sulla loro esperienza di genitori. E di tutto il resto. Vorrei riuscirci anche io, ma il piu' delle volte a fine giornata sono in uno stato in cui il massimo delle mie capacita' mentali arriva ai videogiochi.
D'altra parte parecchi degli argomenti di cui The Rat Race si e' sempre occupato ormai mi riducono all'afasia. La politica italiana e' un panorama di disperante irrilevanza su cui non saprei davvero che parole spendere. Parlare di laicita' e di scelte religiose significherebbe oggi accettare un confronto con chi non solo dimostra di non volerlo, ma non crea nemmeno le condizioni minime per meritarlo; in altri contesti si sarebbe detto che non c'e' un partner per parlare — e quando si arriva a questo gli esiti sono sempre nefasti. E poi c'e' la piaga aperta di Israele e della Palestina — che mi pare ormai un groviglio in cui nessuna parte ha altro che torti e in cui ogni parola non fa che ripetere cose inutili e gia' ascoltate — quando non e' piegata alle piccole, piccolissime polemiche di casa nostra — io parole non ne ho piu', e in realta' nemmeno convinzioni: soltanto un grande sconforto.
In queste condizioni, e' davvero difficile scrivere di qualcosa di sensato — e il blog resta li' — piu' che altro per lasciare un canale aperto in attesa di tempi migliori (davvero?).
Ah, dimenticavo: buon anno a tutti, per quel che dipende da ognuno di noi. Perche' se non noi, chi? e se non ora, quando?

P. S. Tra le cose di cui non avrei voluto parlare c'e' la morte di Jett Travolta: troppe illazioni e troppa confusione per una tragedia che chiederebbe prima di tutto rispetto per la sofferenza di una famiglia. Ma nel TG1 di stasera e' andato in onda un pezzo di Giulio Borrelli che supera ogni limite di indecenza e approssimazione — e non posso non reagire, stavolta: "[Jett] soffriva a quanto pare di autismo fin dall'infanzia, si estraniava dalla realta'. Ma il padre, seguace di Scientology, ha sempre cercato di negare l'evidenza, per restare fedele al presunto divieto della sua chiesa di usare psicofarmaci. [...] Era stato il fratello, Joy Travolta, ad accusare l'attore di chiudere gli occhi di fronte alla realta': bastavano cinque minuti, diceva lo zio di Jett, per capire che il ragazzo era affetto da autismo [...]".
In cosi' poche parole e' sorprendente essere riusciti a mettere insieme tante inesattezze — tra cui alcune pericolose:
1. non ci sono evidenze definitive che Jett fosse autistico;
2. l'autismo non e' una malattia, ma una condizione genetica (non direste mai che qualcuno "soffre di capelli biondi" o "soffre di pelle scura");
3. *non* ci sono psicofarmaci indicati per il trattamento dell'autismo; e in ogni caso non c'e' una "cura" per qualcosa che comunque non e' una malattia;
4. i disturbi dello spettro autistico sono condizioni molto complesse — e chiunque pensi di poterli diagnosticare in cinque minuti o e' un imbecille o e' in malafede.
Insomma — al TG1 si sono persi una splendida occasione per stare zitti.


venerdì, 12 dicembre 2008
"Ho cambiato idea"
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

Ve lo ricordate Guzzanti/Tremonti che dice "Ho cambiato idea"? Beh, dopo queste due notizie del Corrierone lo spot andrebbe rifatto anche con Gelmini e Brunetta…


lunedì, 24 novembre 2008
Vito, morto di scuola
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

Sara' che mi sento ancora prof nell'animo — e che le cose della scuola mi colpiscono sempre close and personal; sara' che e' successo a un passo da casa — e uno si sente in qualche modo piu' coinvolto che se fosse successo a Tananarive; sara' che ho una figlia iscritta al liceo scientifico — e non sono proprio sicuro che l'edificio della sua scuola sia perfettamente in regola. Ma a me l'idea che un ragazzo di diciassette anni sia morto schiacciato nella sua classe mi tormenta — mi angoscia proprio.
E se qualcuno taglia i soldi alla scuola — e agli enti locali, che sono responsabili della manutenzione degli edifici scolastici — e poi parla di tragica fatalita', invece di chiedersi se non e' il caso di ritornare sui propri passi — allora ogni barlume di moralita' e di decenza umana e' davvero sparito dalla politica.


giovedì, 6 novembre 2008
"La fine dell'autismo"?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni, Roba da autistici, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:24 pm

Questo articolo di Caracciolo su Obama e la fine dell'unilateralismo americano mi pare in linea di massima una inutile risciacquatura di ovvieta'.
Ma soprattutto sono un po' stufo di vedere paragoni a sproposito con l'autismo e di invocarne la fine come un fatto da festeggiare. La discriminazione passa anche attraverso un uso distratto dei luoghi comuni — perche' poi la gente si convince che le persone autistiche sono davvero difettose — e peggiori delle altre. E possibilmente da trasformare in qualcosa di diverso.


Ora pero' aspettiamo che Obama venga a gonfiarci la bicicletta.



venerdì, 31 ottobre 2008
Niente disabili tra i piedi della nuova Alitalia?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:39 pm

Su Disabili.com leggo questa notizia comunicata da RdB-CUB Trasporti (i COBAS dei Trasporti), che sto cercando di verificare con altre fonti (per il momento ho trovato soltanto un comunicato di AVIA e un volantino su www.assistentidivolo.org; tutte le altre notizie sembrano citare direttamente il comunicato RdB-CUB):

[...]
Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate alle oo.ss le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate. Questa la proposta nel dettaglio:
- il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale
- non saranno riassunti i part time
- non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori
- non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104
- non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104)
- non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104)

- saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenze per malattia dell'ultimo triennio
- sarà valutata l'anzianità aziendale
[...]
(l'evidenziazione e' mia, NdRatto)

Qualcuno per favore ci dica che e' una bufala — e che in Italia non puo' succedere che un'azienda discrimini cosi' i disabili e le loro famiglie. Nonostante Brunetta e tutti i suoi degni compari.

P. S. Qualche ulteriore informazione in questo trafiletto di Repubblica.
Ulteriore P. S. Sul Sole 24 Ore online del 1 novembre e' comparso questo articoletto a firma D. Col., in cui si dice che nel piano delle assunzioni "si terrà conto dei carichi familiari, garantendo la precedenza ai genitori con minori con handicap grave (legge 104/1992), ai nuclei monoreddito o a quelli con minori in famiglia. Garantita anche la clausola di salvaguardia per le lavoratrici in astensione obbligatoria e i lavoratori «temporaneamente non idonei» nei casi di limitazione all'impiego: Cai non includerà questi dipendenti negli eventuali tagli cui dovesse essere costretta a far ricorso." Tuttavia poche righe piu' sotto si riporta la dichiarazione del presidente del sindacato AVIA per il quale sono state escluse "le madri lavoratrici e tutti coloro che assistono i disabili" (anche in questo caso le evidenziazioni sono mie, NdRatto). Il giornalista non ha ritenuto necessario approfondire l'argomento e capire chi sta dicendo la verita'. A quanto pare si fa piu' scrupoli questo blogghettino di un professionista che scrive sul Sole.
Ultimo P. S. A quanto dice un comunicato stampa di CAI, la voce era effettivamente una bufala. Fino a prova contraria.


giovedì, 30 ottobre 2008
Una bella mattinata
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:33 pm

E' che — prima di tutto — a un cielo cosi' d'autunno a Torino uno proprio non ci crede — e allora se lo fotografa a futura memoria:

E sotto questo bel cielo me ne sono andato, un po' per curiosita' un po' per effettivo desiderio di partecipare, alla manifestazione contro il decreto Gelmini. E ho visto una bella manifestazione. Grossa, innanzitutto; non sto a fare il superenalotto dei numeri, che tanto ormai ognuno si inventa quelli che gli pare: ma io sono arrivato un po' prima delle 11 in Piazza Castello — e la testa del corteo aveva appena imboccato via Po; la coda e' passata dopo mezzogiorno e mezzo. Un'ora e mezza abbondante di flusso ininterrotto di gente — e non in fila indiana.
E sara' anche minoranza, la fetta di Italia che ho visto in piazza. Ma e' un fetta di Italia bella, oltre che grande. Ho visto una folla colorata, allegra (guardate quanta gente sorride, nelle foto che ho scattato — e pensate a quanti sorrisi vi vedete intorno ogni giorno), variegata (tanti studenti, delle superiori e dell'universita', ma anche tanti docenti, tantissimi genitori, nonni, alunni delle elementari — ragazzi con i dreadlocks che ballavano dietro ai camion con gli altoparlanti e signore della buona societa' torinese in tailleur e decolté basse — per scappare meglio, in caso di necessita' –, cinquantenni con l'aria da intellettuali e metalmeccanici con striscioni cosi' retro da far tenerezza, ragazzine del ginnasio e studenti delle scuole serali, professori con casa in collina e immigrati extracomunitari) — una folla di sinistra, certo — ma mica solo di sinistra (ho incontrato persone che a una manifestazione "di sinistra" non avrebbero mai partecipato). Soprattutto una folla *civile* — e di questi tempi, in cui perfino essere razzisti e' tornato di moda, non e' poco. Per la prima volta — da mesi a questa parte — ho rivisto in giro un pezzo d'Italia di cui non vergognarsi. Non so se la manifestazione servira' a far arretrare gli aracnidi dai loro propositi di distruzione dell'istruzione pubblica. Certo e' servita a far uscire dalle case l'Italia decente — e se ne sentiva il bisogno.



Nel pomeriggio, finita la manifestazione, il cielo si e' illividito e la temperatura e' scesa di parecchi gradi. Spero che non sia simbolico.

Ho fatto uno sfascio di foto, perche' era bella da vedere la piazza. Queste qui sono solo un assaggio, su 23 le altre.


giovedì, 16 ottobre 2008
Dubbio
Nelle categorie: It, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:09 pm

Il Parlamento vuole classi separate per gli immigrati che non sanno parlare italiano. Il nostro italianissimo figlio non solo non sa parlare italiano, ma non sa parlare proprio. E probabilmente arrivera' alla prima elementare con competenze linguistiche inferiori a quelle di molti immigrati*. Ora mi chiedo: in che razza di "classe ponte" li schiafferanno, i bambini come It?

* Intendiamoci: noi siamo assolutamente ottimisti sul fatto che It parlera' — e piu' in generale che riuscira' a comunicare. Ma e' molto probabile che le sue competenze linguistiche convergano verso la normalita' ben dopo l'iscrizione alla scuola elementare.


giovedì, 16 ottobre 2008
Per la contraddizion che no'l consente
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:54 pm

Il Presidente del Consiglio sostiene che il tempo pieno nella scuola italiana verra' "confermato dove c'era" e "incrementato" di circa il 50-60% perche' ci saranno "piu' insegnanti a disposizione", dopo la decisione del governo di tornare al maestro unico. Il presidente del Consiglio e' intervenuto, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, per "tranquillizzare le madri in piazza con cartelli dove c'e' scritto il contrario della realta'" (cosi' Repubblica).
Questo fa pensare che — nell'interpretazione di Berlusconi — non ci saranno contrazioni di organico sulle cattedre a seguito del combinato disposto dell'art. 64 del DL 112/08, cosi' come convertito con la legge 133/2008 e del decreto cosiddetto Gelmini in corso di conversione in Parlamento. Semplicemente i risparmi di personale derivanti dalla scelta del maestro unico dovrebbero essere "dirottati" a coprire le maggiori esigenze di tempo prolungato nella scuola primaria. Se cosi' fosse, l'impostazione sarebbe forse discutibile, ma avrebbe se non altro il pregio di venire incontro a un bisogno diffuso.
Peccato le norme dicano tutt'altro, signor Presidente. Il decreto Gelmini infatti, all'art. 4, dichiara che la costituzione di classi con maestro unico e' "nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112". Cioe', detto in italiano corrente, la scelta del maestro unico serve a risparmiare soldi, come richiesto dall'art. 64 del decreto 112/2008. Quanti soldi? "Dall'attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 [quello che prevede la riorganizzazione ordinamentale e didattica della scuola primaria, tra le altre misure, NdRatto] del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012"; il che — facendo il conto della serva — fa grosso modo otto miliardi di euro in quattro anni.
Sono curioso di sapere come pensano il Presidente del Consiglio e il suo Ministro della Pubblica Istruzione di incrementare il tempo pieno del 50-60% e nello stesso tempo di usare i tagli di personale docente per risparmiare otto miliardi di euro. Sono *davvero* curioso. Ma che facciano numeri chiari e precisi. Ci dicano quanti insegnanti andranno a coprire le esigenze di tempo pieno e da dove raschieranno gli otto miliardi. Altrimenti dovremo concludere o che mentono o che non sanno far di conto.


giovedì, 16 ottobre 2008
Brunetta e le modifiche alla Legge 104
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:01 pm

Chi cerca informazioni aggiornate sulla normativa vigente (a marzo 2010) dopo le modifiche del Decreto Brunetta puo' guardare qui. Il post qui sotto invece commenta le proposte avanzate nel 2008, che sono state modificate in sede di approvazione.

Nella seduta della Camera di ieri e' stato ripresentato (e se ho capito bene rinviato) un emendamento voluto dal ministro Brunetta (e' il 38.8 a firma Paladini e Porcino) al disegno di legge delega in materia di lavoro (Atti Camera 1441 quater), che modifica la normativa sui permessi di lavoro dei portatori di handicap e dei familiari che li assistono. Come e' ovvio, la cosa in questa casa e' di un notevole e diretto interesse, percio' abbiamo fatto un po' di sforzi per capire, anche perche' le notizie di stampa in merito sono contradditorie, vaghe e per niente rassicuranti.
A me par di capire che l'emendamento preveda principalmente:
1. il mantenimento dei tre giorni di permesso previsti dal vecchio art. 33 comma 3 della Legge 104/92 (in versioni precedenti si era parlato di 18 ore, che sarebbero state per molti lavoratori dall'orario lungo una significativa decurtazione);
2. la riduzione della platea dei possibili beneficiari dei permessi ai parenti ed affini entro il secondo grado, con estensione al terzo soltanto in casi particolari (eta' avanzata o handicap grave dei parenti o affini entro il secondo grado);
3. il diritto a scegliere "ove possibile" la propria sede di lavoro il piu' vicino possibile al domicilio dell'handicappato (non piu' al proprio);
4. l'eliminazione della possibilita' di fruire dei permessi per i genitori di handicappati maggiorenni non conviventi;
5. l'istituzione di una banca dati presso la Presidenza del Consiglio con i nominativi dei dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi, il grado di parentela con l'handicappato assistito, e il contingente complessivo di giorni ed ore di permesso fruiti nell'anno precedente e mese per mese. La raccolta di dati e' finalizzata al monitoraggio e alla verifica sulla legittima fruizione dei permessi.
Se qualcuno ha piu' lumi di me, sarei grato di avere maggiori informazioni.
A prima vista, per una famiglia come la nostra e a breve termine, non cambia nulla. I tre giorni di permesso rimangono, continuano ad essere usufruibili da un solo genitore/parente, la scelta della sede di lavoro rimane invariata (nostro figlio ovviamente convive con noi).
Le cose che mi suscitano apprensione e un po' di scandalo sono i punti 4 e 5:
4. Se nostro figlio, da grande, sara' in grado di vivere per conto proprio, sara' certamente una grande conquista — una di quelle che incoraggeremo con tutta la nostra forza. Tuttavia e' verosimile che — pur nella conquistata autonomia — avra' a lungo bisogno di supporto e sostegno — anzi ne avra' bisogno a maggior ragione vivendo da solo. La norma percio' e' assurda e punitiva — e finisce per disincentivare la conquista dell'autonomia delle persone disabili.
5. La schedatura dei dipendenti che assistono parenti disabili sembra una pura e semplice misura terroristica, un minaccioso "vi tengo d'occhio" che si indirizza contro quelli che fino a prova del contrario sono soggetti deboli, violando di fatto (nonostante tutte le cautele del testo) il loro diritto alla riservatezza di dati sensibili come quelli sull'handicap di un congiunto. Da schedature come queste non viene niente di buono. Mai. Non possono servire a "pizzicare" i furbi (per quello ci sono i canali ordinari, basta farli funzionare) — ma possono servire a rendere ancora piu' deboli e ricattabili coloro che deboli sono gia'.
Qui siamo in attesa di lumi. Nel frattempo viene da osservare: ma siamo sicuri che la lotta agli sprechi della PA debba partire proprio dal rendere la vita piu' complicata alle famiglie dei portatori di handicap?

Le normative che l'emendamento dovrebbe modificare sono queste: Legge 104/92; Legge 53/2000; Decreto Legislativo 151/2001 (via Handylex)


mercoledì, 8 ottobre 2008
Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:10 pm

l'attacco agli insegnanti di sostegno nella scuola. Ma sinceramente non mi aspettavo che arrivasse proprio da LaVoce.info, che ha pubblicato il 6 ottobre scorso un articolo a firma di Massimo Bordignon e Daniele Checchi in cui si criticano i tagli della Gelmini alla scuola e che si conclude con questo paragrafo:

C’è infine una curiosa assenza nelle proposte governative. Non è possibile pensare di intervenire in modo efficace sulla spesa del personale docente in Italia se non si affronta con coraggio anche il problema della tutela degli studenti con handicap. Gli insegnanti di sostegno sono l’unica categoria ad aver mostrato una crescita incessante nell’ultimo decennio, fino a raggiungere l’11 per cento del totale nel 2007, con un costo complessivo per le finanze pubbliche che può essere stimato, in difetto, in oltre 4 miliardi di euro. In più, la loro distribuzione territoriale è sospetta. Lo stesso numero di studenti disabili produce il 50 per cento in più di insegnanti di sostegno al Sud rispetto al Nord. Le politiche relative alla tutela devono essere riviste, introducendo criteri più rigorosi nell’accertamento della disabilità, protocolli che specifichino l’utilizzo del personale per tipologia di disabilità e che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione. I primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela.

Una premessa: qui non si parla di "tutela" degli studenti con handicap, ma di attuazione pratica dei diritti costituzionali dei cittadini diversamente abili. L'integrazione scolastica ha come obiettivo "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3 Cost.). Non e' una nota a pie' di pagina delle finalita' della scuola — e' uno dei suoi compiti essenziali.
E poi vediamo un po' di numeri (ne abbiamo gia' parlato in passato): gli alunni diversamente abili nella scuola statale italiana nello scorso anno scolastico erano (stando alle statistiche ufficiali) 161.686. Gli insegnanti di sostegno erano 45.608: cioe' uno ogni 3,54 studenti disabili. Cioe' drammaticamente troppo pochi, come sa chiunque abbia un figlio portatore di handicap a scuola.
Gli insegnanti di sostegno sono cresciuti di numero nell'ultimo decennio? e meno male, perche' l'integrazione scolastica non si fa con le buone parole. Devono crescere ancora, perche' per molti dei nostri figli e' indispensabile un rapporto di uno a uno, se si vuole che a scuola non siano soltanto parcheggiati — e se si vuole che non diventino un peso sulla classe nel suo complesso. Il problema se mai e' quello della qualificazione degli insegnanti di sostegno, che troppo spesso sono persone di buona volonta' ma di nessuna competenza — e non si improvvisa l'intervento educativo su un bambino autistico, solo per restare al caso che conosco. Quindi bisogna spendere *di piu'*, non di meno: per non avere piu' studenti diversamente abili senza sostegno — e per avere insegnanti adeguatamente formati e competenti. Per altro, stimare a oltre 4 miliardi la spesa per quarantacinquemila insegnanti vuol dire ipotizzare un costo a persona di circa 90.000 euro: mi piacerebbe vedere i conti, perche' quello e' il *mio* costo al lordo annuo — e io guadagno parecchio di piu' di un insegnante (gente, ho cambiato lavoro per questo…).
Sui numeri degli insegnanti di sostegno nel Sud non ho riscontri, e anche in questo caso mi piacerebbe vedere i dati a disposizione degli articolisti; ma non sono sorpreso — data la carenza generale di strutture di assistenza ai disabili nel meridione, il ricorso all'insegnante di sostegno e' probabilmente l'unico intervento (pubblico) di cui un bambino disabile puo' godere in molte realta'. Al di la' della scuola ci sono ASL che non prendono in carico per mancanza di fondi, di personale e di preparazione, Comuni che non forniscono assistenza, medici di base che al massimo prescrivono qualche psicofarmaco. Ok, tagliamo sugli insegnanti di sostegno: ma diamo ad ogni persona portatrice di handicap nel Sud un trattamento complessivo almeno equivalente a quello di cui puo' godere mio figlio a Torino. Anche qui: e' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ecc. ecc.
L'articolo auspica criteri piu' rigorosi per l'accertamento della disabilita'. L'esperienza di chi e' a scuola e' che gia' ora ottenere la certificazione (e quindi il sostegno) non e' una passeggiata. Magari non pone problemi particolari — salvo tempi geologici e del tutto aleatori — per chi come It ha una diagnosi assai severa; ma per un alunno con un disturbo apparentemente meno grave, come certe forme di ADHD, puo' essere parecchio difficile — e cio' non significa che non ci sia altrettanto bisogno di una figura di sostegno dedicata e preparata specificamente. Quindi anche in questo caso una stretta ulteriore significa soltanto colpire chi e' meno difeso.
Il fatto e' che — tra le righe — l'articolo mette in questione proprio l'assunto fondamentale, che e' l'integrazione scolastica degli studenti disabili. Parlare di "protocolli … che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione" significa ipotizzare che le politiche di integrazione nel loro complesso possano essere rimesse in discussione se "non efficaci" — e che si possa tornare al tempo delle scuole speciali. Intendiamoci, non ci vedo nessuno scandalo: resto convinto che l'integrazione scolastica sia la migliore delle soluzioni possibili, ma *soltanto* se e' fatta con i mezzi necessari, cioe' con risorse umane adeguate nel numero e nella qualificazione. Quindi funziona soltanto se costa — e costa molto. Se si debbono fare le nozze con i fichi secchi, come gia' accade in molti casi in Italia, continuo a chiedermi se non sarebbe piu' efficace concentrare le risorse su buoni progetti di educazione speciale. Ne abbiamo gia' discusso in passato, non torno sull'argomento. Tuttavia non ci si puo' nascondere dietro una frasetta ipocrita — e aggiungere che "i primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela": se si taglia la spesa per gli insegnanti di sostegno, salta l'integrazione scolastica — e non e' un bel risultato per i nostri figli, perche' le classi differenziali sono comunque una soluzione di serie B.
E' chiaro, siamo in tempi di darwinismo sociale — e i nostri figli non sono i piu' adatti a sopravvivere. Non mi sorprende che molti lo pensino. Ma mi piacerebbe che avessero lo stomaco di dirmelo in faccia. Soprattutto se fingono di stare dalla mia parte — e da quella di mio figlio.

P. S. (9 ottobre): Avevo inviato il link di questo post nei commenti all'articolo della Voce. Non lo hanno pubblicato. Ho chiesto chiarimenti e mi hanno risposto cosi': Non abbiamo pubblicato il suo commento non per censura, ma per il semplice fatto che invece che proporre le sue tesi nell'apposito spazio, rimanda immediatamente al suo blog. Per linea editoriale cerchiamo di scoraggiare questo tipo di comportamento.


sabato, 13 settembre 2008
Post smaccatamente di destra che la destra fingera' di non capire
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:51 am

Non sono giornate adatte a scrivere sul blog, queste: in questo momento stanno montando la cucina e tagliano un piano con la sega elettrica a due metri dal mio portatile — tanto per capirci. Quindi mi sono lasciato scappare diverse cose che avrei voluto dire.
Questo bel post di Floria pero' mi spinge a dire la mia sulle dichiarazioni di La Russa sui "combattenti della RSI". Che e' molto semplice — e, come scrivevo nel titolo, smaccatamente di destra.
Io all'onore militare ci credo. E l'onore militare e' quella cosa che ti porta a rispettare una bandiera e un giuramento, anche a costo della vita. I militari italiani avevano giurato fedelta' al Re. Al momento dell'armistizio, quel giuramento imponeva loro di accettare le decisioni del governo legittimo del loro paese, indipendentemente dalle loro personali convinzioni. Fu cio' che fece la Regia Marina praticamente al completo, quando salpo' alla volta di Malta — nonostante l'internamento fosse la piu' ingloriosa e la piu' amara delle fini. Uomini come Carlo Fecia di Cossato pagarono con la vita il contrasto tra la loro personale visione del mondo e la fedelta' al giuramento.
Della piu' o meno grande (e comunque mal riposta) buona fede degli altri che aderirono a Salo' si puo' forse discutere. Ma quei soldati che aderirono alla Repubblica Sociale — molto semplicemente — sono venuti meno al loro giuramento di fedelta' al Re: una cosa che si chiama alto tradimento, sedizione e intelligenza col nemico. Che un Ministro della Difesa possa in qualunque misura passare sopra a questo semplice fatto — e proporre di equiparare quei soldati traditori agli altri combattenti — e' un'enormita' ancora piu' indecente se viene da un uomo di destra.


“Well, they do scare me, and I have a right to not be scared.” Actually, no, you don’t have a right to not be scared. You do have a right to be safe, although that right isn’t a guarantee. Sometimes there is a difference between true safety and the perception of safety [...]
NTs Are Weird: The Right to not be Scared
(parla di disabili, ma quel che dice sulla "percezione di [in]sicurezza" si puo' trasferire pari pari alle questioni di cui discutiamo tanto in Italia)



venerdì, 22 agosto 2008
Una scuola per l'Italia — l'Italia?
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 3:05 pm

Leggo sul bel blog di Alfonso Fuggetta un articolo di Galli della Loggia sulla scuola italiana.
A naso, e di fretta perche' oggi e' giornata di casino.
Condivido un punto importante di quel che dice Galli Della Loggia, a livello di analisi. La scuola ha perso l'anima perche' non ha piu' un'idea di civilta' (forse piu' che di paese) da trasmettere – e quindi finisce per non trasmettere niente — se non un po' per caso e molto per la tenace volonta' di tanti insegnanti appassionati e di pochi studenti che ancora vogliono galleggiare al di sopra del liquame.
La scuola di Gentile aveva un'idea precisa, organica di civilta' (e di organizzazione sociale) da trasmettere, e a suo modo funzionava, e anche bene — ma quella visione ormai non e' piu' proponibile, da decenni — e nessuna riforma o nessun intervento si e' posto il problema di sostituirla con qualcosa di altrettanto organico.
Ma e' della scuola il problema? O non e' forse che "la cesura che era andata producendosi nei tre decenni precedenti è venuta finalmente alla luce: ha definitivamente preso forma un’Italia nuova, ma questa Italia nuova non riesce più a pensare se stessa, non riesce più a pensarsi come un intero, come nazione, a progettare il suo futuro" — e quindi non e' capace di esprimere una qualunque idea di civilta' — di modello di valori e di convivenza? Non c'e' piu' un'idea dell'Italia; non c'e' piu' una "civilta' italiana" — non c'e' piu' nella testa delle persone, non c'e' piu' nei disegni della classe dirigente: e chiedere alla scuola di inventarsela, per conto suo — di trasmetterla alla societa' che ormai non sa piu' che cosa e' e che cosa vuol essere — mi pare pretendere un po' troppo.
Se poi lo si pretende da questa scuola umiliata, maltrattata, privata di mezzi, allora e' la solita — italianissima ma del vecchio stampo — lamentazione da intellettuale trombone.

P. S. Leggetevi i pensierini di Floria, che e' una che nella scuola resiste resiste resiste. Dicono tutto di quel che la scuola e' in realta' — al di la' delle trombonate dei Galli della Loggia.


lunedì, 14 luglio 2008
'un si lallera
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:52 pm

Brunetta vuole misurare la produttivita' dei magistrati. Dubito che sia compito suo, ma si accomodi pure. Prima pero' farebbe bene a misurare gli effetti di questi provvedimenti sull'efficienza della giustizia. A Livorno si dice che senza lilleri …


giovedì, 3 luglio 2008
Surprisibus! Surprisibus? (*)
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:01 pm

(poi, come promesso, non ne parlo piu' — perche' non e' che l'argomento sia entusiasmante. Ma questa la dovevo dire, giusto a scanso di equivoci su come la penso)

Sulla stampa italiana gira un certo senso di disappunto e sorpresa perche' questo governo sta facendo la faccia feroce e ha bruciato ogni ipotesi di dialogo (e illusione di decenza istituzionale) in pochi giorni. Ma che sorpresa e sorpresa.
Gli aracnidi al potere stanno facendo esattamente quello che si sapeva che avrebbero fatto. E gli Italiani li hanno votati, *consapevoli* di quello che avrebbero fatto.
Le porcate per mettere il capo e i suoi famigli al sicuro dai processi: erano previste — e perfino promesse, con qualche complicita' bipartisan.
La concezione del governo come potere monocratico, intollerante di ogni forma di checks and balances: fa parte del DNA berlusconiano, oltre che delle loro proposte di riforma della Costituzione. Anche queste ben note prima delle elezioni.
Le disposizioni sugli immigrati e sui rom, razziste e incompatibili con lo stato di diritto: del tutto in linea con quanto la Lega aveva promesso. Non e' che Gentilini o Calderoli siano piovuti dal cielo il giorno dopo il voto.
Potrei continuare, ma non ce n'e' bisogno. Gli Italiani sapevano che cosa stavano votando, e quindi e' evidente che gli Italiani vogliono esattamente cio' che il governo sta dando loro: perche' in fondo sono razzisti, sono allergici alla rule of law — e vogliono fortemente un Capo. Tanto e' vero che in buona sostanza sono contenti di quel che succede — o al massimo non gliene frega un… Inutile — quasi puerile — prendersela con Berlusconi — sono gli Italiani che — a salda maggioranza — fanno ribrezzo.
Quanto a quelli che speravano che dopo il voto tutto sarebbe stato diverso e piu' civilizzato — o erano in malafede o sono totalmente ciechi.

* La scena a cui faccio riferimento inizia a 2'58" di questo cartoon di Wile E. Coyote:


martedì, 1 luglio 2008
Una proposta di consumo socialmente responsabile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:13 pm

La societa' Umbria Olii ha chiesto trentacinque milioni di danni agli eredi dei lavoratori che sono morti in un incidente avvenuto presso un suo stabilimento nel 2006. In buona sostanza, sostiene la societa', i lavoratori hanno commesso un'imprudenza e sono pertanto responsabili non soltanto della propria morte, ma anche dei danni provocati all'azienda.
La Umbria Olii produce olio che viene venduto sotto il marchio Del Papa, ma lavora anche in conto terzi, per marchi importanti come Monini, Carapelli, Bertolli, Minerva (quella dell'Olio Sasso, per intenderci), SALOV (Sagra-Berio), Heinz, Cirio, Cremonini, Sysco, World Finer Foods, FreshDirect e Coles (informazioni tratte dal sito della Umbria Olii). Dato che personalmente non intendo dare neanche un centesimo a gente che si comporta in questa maniera, ho scritto ai servizi clienti (o alle relazioni esterne) delle aziende interessate attive sul mercato italiano per sapere quali loro prodotti sono lavorati presso la Umbria Olii, perche' non intendo acquistarli ne' ora ne' in futuro. In mancanza di risposta, o se le risposte non saranno esaurienti, intendo non acquistare piu' alcun prodotto con i marchi sopra indicati. Pubblichero' sul blog le risposte delle aziende se e quando arriveranno.
Ovviamente, se soltanto io smetto di comprare quei prodotti, mi sento personalmente un po' meno schifato, ma la Umbria Olii se ne frega. Se lo facciamo in tanti, magari no.


Vale la pena di confrontare queste due notizie.



domenica, 18 maggio 2008
A quando il nuovo manifesto della razza?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:30 pm

Da qualche tempo il Giornale (che non linko per principio) spara titoli in prima pagina di questo tenore:

Obiettivo: zero campi rom
Ecco i rom che viaggiano in Ferrari. Nullatenenti ma vivono da ricchi.
Test del dna per tutti i rom

(puo' darsi che non ricordi alla lettera, ma grosso modo il tenore e' quello — il primo pubblicato la settimana scorsa, a ridosso dei fatti di Ponticelli, gli altri negli ultimi giorni)

Siamo a settant'anni dalle leggi razziali — e il tono e' inconfondibilmente lo stesso della campagna antiebraica del 1938. Qualcuno piu' competente di me puo' spiegarmi se e come e' possibile denunciare questa gente per incitamento all'odio razziale?

P. S. Per altro, le leggi razziali sembrano in arrivo, a giudicare dal cosiddetto pacchetto sicurezza. E senza che ci sia uno straccio di opposizione vera.


martedì, 13 maggio 2008
L'era dell'ottimismo?
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:21 pm

"Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro." Cosi' il Presidente del Consiglio nel chiedere la fiducia per il suo governo. Mi schiero volentieri tra quelli che il popolo sovrano avrebbe messo a tacere.

P. S. Sempre Berlusconi: "Lo scontro per così dire "antropologico", tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve restare alle nostre spalle." Non per me. Con questa gente sono certo di non aver niente a che fare. Magari non sono migliore di loro — ma certo non ho nessun possibile terreno comune — siamo incomponibili e irriducibili.


domenica, 11 maggio 2008
Right or wrong my country (1.1)?
Nelle categorie: Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:28 pm

Marco Travaglio ricorda in tv le amicizie pericolose del neo-presidente del Senato Schifani. La maggioranza che lo ha eletto (invece di vergognarsi) e l'opposizione che non lo ha votato (invece di ribadire la propria differenza) all'unisono si stracciano le vesti per l'attentato alla dignita' della seconda carica dello Stato. E poi qualcuno mi dica che questo non e' un paese da cui si deve scappare.

Sorry for our few English speaking readers: the last posts are deeply linked to the Italian situation — something we don't believe is of any interest for non Italian readers. To make it short: electoral results and a discussion over the possibility/opportunity of leaving the country. If anyone is interested none the less, we'll make an effort to translate those posts in English, too.


giovedì, 8 maggio 2008
Aridatece Stanca!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:48 pm

E' piu' o meno l'ultima cosa che mi sarei aspettato, rimpiangere Lucio Stanca come Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie. Credo che abbia fatto errori anche gravi (e il portale Italia.it e' forse il piu' appariscente, ma non credo il piu' devastante) e non mi entusiasmava la prospettiva del suo ritorno sulla poltrona ministeriale. Ma se dalla nomina di Brunetta si possono trarre conclusioni sul governo appena insediato, allora siamo messi davvero male.
Primo: Stanca ci era stato promesso in campagna elettorale. Era uno dei pochissimi nomi che Berlusconi aveva dato per certi, insieme a Tremonti e a Letta, nella compagine di governo. Magari non e' servito ad acchiappare tanti voti — ma faceva parte del quadro che gli elettori conoscevano quando sono andati a votare. Come dire: questo governo ha cominciato a disattendere le promesse gia' nella sua stessa composizione. Figuriamoci dopo.
Secondo: Stanca ha fatto cose discutibili, ma era un tecnico, non fazioso, non ideologico e competente. Si poteva dissentire dalle sue impostazioni, ma erano impostazioni che nascevano da una conoscenza nel merito della materia. Brunetta, per quanto riesco a capire dal suo sito web e da un po' di ricerche fatte in giro, di Funzione Pubblica e di ICT per la Pubblica Amministrazione sa piu' o meno quanto io posso sapere di ingegneria mineraria o di patologie infettive degli anellidi. Qualche esempio: sul suo sito le aree tematiche comprendono "Impresa, Libere professioni, Lavoro e sindacato, Europa, Pace e sicurezza, Diritti civili, Venezia, Nord-Est, Forza Italia, Politica, Economia, Interviste"; mancano proprio le voci "Pubblica Amministrazione, ICT, e-Government, Innovazione, Tecnologie, Societa' dell'Informazione". Il suo insegnamento universitario e' Economia del Lavoro — e la sua tesi preferita e' la "fine della societa' dei salariati" — interessante per uno che dovra' tra l'altro governare la grande massa dei dipendenti pubblici. Sul suo profilo non c'e' una sola referenza (e/o una pubblicazione) relativa alla PA o all'innovazione tecnologica. L'apoteosi della competenza, insomma.
Terzo: Brunetta ha certamente il merito di essere uno degli ideologi dell'economia berlusconiana, il responsabile del programma di Forza Italia — e uno dei cani da combattimento mediatici del Cavaliere. Agli occhi del Presidente del Consiglio queste qualita' devono aver fatto premio sull'immagine un po' grigia di tecnocrate di Stanca: vedremo se saranno doti utili a governare la Funzione Pubblica e a dare un'impulso forte all'innovazione nella PA.


mercoledì, 7 maggio 2008
Right or wrong my country?
Nelle categorie: Emigrare?, Pipponi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:09 am

Come promesso, provo a rispondere a Paolo Bizzarri. Temo che potrei scrivere un libro — non riesco nemmeno a mettere in fila gli argomenti — percio' provo ad andare per punti (e a puntate, se no viene un'enciclopedia invece di un post).

Uno. Anche io odio l'idea di un'Italia senza speranza — la odio tanto piu' perche' le scelte personali e professionali che abbiamo fatto anni addietro implicavano la *decisione* di restare, la *scommessa* che di questo paese si potesse fare qualcosa di buono — e il risultato e' che la Rat-family e' un prodotto drammaticamente poco esportabile sul mercato del lavoro europeo. La odio perche' e' una sconfitta personale — perche' io ci ho provato, magari sbagliando, magari facendo solo peggio — ma ci ho messo anni della mia vita a tentare di lavorare perche' l'Italia somigliasse almeno un po' a un paese decente. La odio perche' per tanti versi amo l'Italia — i luoghi, la lingua, il cibo, la luce (tutte quelle cose che piacciono agli stranieri — e forse non e' un caso).
Ma trovo che il paragone con Gagnano non sia calzante. Perche' non e' il degrado materiale quello che mi spaventa e che mi fa sentire terribilmente fuori posto, in questo paese. Certo, quello preoccupa per molti motivi, ma e' figlio di un degrado ben peggiore, di un degrado della convivenza, della decenza quotidiana della vita associata — ben prima che della politica. Questo e' un paese in cui i massacratori di Verona hanno trovato un humus complice e comprensivo nelle famiglie, nelle comunita', nelle compagne di scuola che oggi — intervistate alla tv — dicono che gli assassini erano persone tanto per bene, sempre disposte ad aiutare gli altri. Questo e' un paese in cui una multa per divieto di sosta scatena un tentativo di linciaggio di massa nella piazza piu' bella e vivibile di Torino. Questo e' un paese in cui tutta la popolazione di un comunello del Canavese si coalizza contro un bambino autistico perche' considera suo padre un prepotente. Questo e' un paese in cui Alemanno puo' andare alle Fosse Ardeatine e stare senza apparente imbarazzo nella stessa formazione politica di Ciarrapico. E gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine. Se volessi ridurre a una formula semplice, questo e' un paese dove ai diritti si preferiscono i privilegi, i doveri sono sempre e solo quelli degli altri — e nessuno risponde mai di cio' che ha fatto o detto. E' un paese di prepotenti e cialtroni. Il resto vien dietro a questa mirabile accoppiata.
Vien dietro la qualita' infima della nostra classe politica, e il cortissimo respiro delle sue proposte. Vien dietro l'incapacita' di progettare un futuro — perche' i vantaggi non arrivano subito e perche' magari l'uovo oggi sembra piu' promettente. Vien dietro la qualita' desolante dei servizi — perche' nessuno risponde della inefficienza e perche' comunque ci si arrangia per conoscenze ed amicizie ad ottenere cio' che non arriva per la via diretta. Vien dietro il circolo vizioso tristissimo di una spesa pubblica sprecona, di tasse troppo alte per chi le paga ed evase da chiunque materialmente ci riesce — e di politici che cavalcano l'evasione e parlano di ridurre la quantita', ma mai di migliorare la qualita' della spesa. Vien dietro la lagna generalizzata per i prezzi dell'energia, ma l'opposizione strenua al nucleare e ai rigassificatori. E ancora potrei andare avanti per pagine.
Per farla corta su questo punto, credo che la crisi dell'Italia sia soprattutto morale — e che l'Italia non abbia nessuna capacita' e nessun desiderio di tirarsene fuori. E' tutto sommato a suo agio nel brago, e' il suo brago — e magari se ne lagna, ma poi non e' disposta a far nulla per uscirne. Anzi. Tutto questo non ha direttamente a che fare con Berlusconi e con il risultato elettorale. E' connaturato in questo paese. Berlusconi non fa che fare appello alla pancia, agli istinti peggiori — e vince per questo. Vince perche' tendenzialmente asseconda la natura degli Italiani, avendo fatto intimamente proprio l'assunto mussoliniano per cui governarli e' non impossibile ma inutile.
Per un po' di anni ho creduto che questa situazione fosse reversibile — e che lo fosse attraverso la politica. Mi pare che ci siamo bruciati tutti i tentativi, tutti gli strumenti, tutte le formule — e che oggi siamo messi peggio, assai peggio di quando la prima repubblica e' franata sotto le tangenti. Da un paese simile, se si puo', bisogna scappare.

Nelle prossime puntate:
Due. Che cosa chiediamo a un posto, quando pensiamo di andarci a stare?
Tre. Il futuro e i nostri figli.
Quattro. Patriottismo nonostante tutto?
Cinque. E perche' allora sono ancora qui?

Continua


domenica, 4 maggio 2008
Chi semina vento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:25 am

C'e' un signore noto per essere apparso in tv quando era ministro con addosso una t-shirt blasfema nei confronti dell'Islam; quello stesso signore proponeva tempo addietro di portare maiali a passeggio nelle aree destinate alla costruzione di moschee; piu' in generale non perde occasione per far capire che considera l'Islam un nemico e una minaccia. Ora questo signore sta per ri-diventare ministro; qualche voce (mica poi tante , in verita') nei paesi musulmani si e' levata per dire che questo nuocerebbe molto alle relazioni tra loro e l'Italia. A me pare un caso banale di causa e conseguenza — se tu dimostri di essermi nemico, io se non altro faccio sapere che non mi piace. Puo' essere sgradevole, ma francamente fatico a vedere lo scandalo.

A parte 1 Personalmente non mi interessa e non mi scandalizza piu' di tanto se l'indecente tornera' a fare il ministro. Trovo che sia semplicemente l'espressione delle scelte della maggioranza degli Italiani. E di conseguenza del loro livello di decenza morale e politica.
A parte 2 Val la pena di notare che in Israele si sono risentiti parecchio per la nomina dell'(ex?) picchiatore fascista Alemanno a sindaco di Roma. Pero' quasi nessuno si e' stracciato le vesti in Italia. E' che prendersela con Israele e' imbarazzante, mentre prendersela con Gheddafi e' fin troppo facile?


sabato, 26 aprile 2008
25 de abril
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:30 am

In Portogallo, come faceva notare Gianni, il 25 aprile e' la Festa della Liberazione dalla dittatura, come da noi. E li' lo festeggiano tutti — dal capo del governo a quello dell'opposizione, dai bambini delle scuole alle bande di paese. E' una ricorrenza molto molto istituzionale, probabilmente perfino un po' noiosa, in cui ci si felicita della liberta' riconquistata. E a nessuno viene in mente che sia una buona giornata per parlare della riabilitazione di Salazar e di Caetano.
Ecco, io avevo sperato di tornare in Italia e di scoprire che anche da noi quest'anno il 25 aprile era andato cosi' — che Berlusconi si era presentato alle manifestazioni istituzionali a Roma e che nessuno lo aveva fischiato — e che d'altra parte lui aveva fatto dichiarazioni alla stampa che celebravano l'importanza della ricorrenza e il suo senso inequivoco di vittoria del popolo italiano sulla dittatura fascista — che a nessuno era venuto in mente di dire che in fondo anche i repubblichini avevano combattuto per la patria — che il sindaco di Milano aveva cantato "Bella Ciao" sul palco della manifestazione in piazza Duomo in un momento di commozione — che Beppe Grillo aveva sospeso il V-day di Torino invitando tutti i suoi a celebrare la Liberazione.
Scopro che non e' andata cosi'. E mi dispiace ancora di piu' di essere tornato.

P. S. Del nostro giro in Portogallo vi raccontiamo appena si riesce a disfare i bagagli e a sistemare le foto.


martedì, 15 aprile 2008
Aracnofobia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:09 am

La nuova maggioranza

A occhio e croce nessuno ha perso le elezioni piu' di me, questa volta. Avevo individuato i due pericoli maggiori nella destra di Berlusconi e nell'integralismo cattolico: Berlusconi ha vinto le elezioni alla grande e in Parlamento per la prima volta dall'avvento della democrazia non ci sara' nessuna forza politica inequivocabilmente laica. Le analisi, forse, verranno: intanto prendo atto di essere incompatibile con questo paese. Lo so che non e' piu' di moda, che ora siamo nell'epoca buonista del dialogo ecc. ecc. — ma io, personalmente, con quelli che hanno vinto oggi ho meno affinita' (e meno voglia di aver a che fare) che con una tarantola.

P. S. Per chi non mi conoscesse — sono *patologicamente* aracnofobico. Un ragnetto di mezzo centimetro mi fa scappare dalla stanza — e per postare questa foto ho dovuto superare un urto di schifo mica da poco. Giusto per dare le misure di quel che penso dei vincitori.


domenica, 13 aprile 2008
Riforma elettorale
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:00 pm

Riflettendo sull'idea di dare il voto meno dannoso possibile, mi e' venuta in mente un'idea per una bella riforma elettorale: permettere al cittadino di esprimere (in alternativa) un voto positivo oppure un voto negativo (non tutti e due, che se no diventa un gioco troppo banale: voto per il mio partito e "svoto" per il suo peggior avversario). Il voto positivo funziona normalmente. Quello negativo sottrae un voto alla somma dei positivi ottenuti da quel partito. Se tutti i partiti ottengono risultati negativi (cioe' ricevono piu' voti negativi che voti positivi) le elezioni sono nulle e si ricomincia — l'ideale sarebbe che in questo caso i candidati del turno precedente *non* potessero essere ricandidati.
Non so se un sistema simile produrrebbe un buon risultato. Certo non sarebbe ne' piu' aleatorio, ne' piu' distorsivo della volonta' popolare del Porcellum attualmente in vigore — ne' di qualunque sistema che verosimilmente ci appiopperanno nei prossimi anni — e almeno darebbe ai cittadini la possibilita' di dare espressione anche al disgusto che gran parte delle forze politiche oggi si e' guadagnata. E magari finirebbe per premiare non dico i migliori, ma quelli che hanno disgustato di meno — forse i meno dannosi.

Ok, ok, sto scherzando — e' solo acidita' di stomaco da giornata elettorale. Per quanto…


venerdì, 11 aprile 2008
Voto utile?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:26 pm

E' venerdi' sera — e io sto ancora cercando di capire per chi votero'. Pero' alla fine ho trovato un criterio, se non altro. Che e' questo. Siccome dispero di poter dare un voto "utile" — qualunque cosa voglia dire utile — siccome dispero che una qualunque espressione di voto possa rendere *migliore* questo paese e la vita delle persone a cui tengo in questo paese — che poi sarebbe il senso di andare a votare — allora provo ad abbassare le mie pretese. Cerchero' di dare il voto meno dannoso possibile, quello le cui conseguenze possano essere meno negative per l'Italia — e che magari serva a comprarci un po' di tempo per poter avere delle scelte piu' ragionevoli la prossima volta.
Non so ancora quale sara' la conclusione del mio ragionamento — sono soltanto certo che non votero' Berlusconi e i suoi — e che non votero' un astensionista — entrambi voti particolarmente dannosi; tutte le altre opzioni sono aperte, fino all'ultimo. Anche la gita al mare e la fetta di prosciutto nella scheda.


giovedì, 10 aprile 2008
Pastone elettorale
Nelle categorie: Free Knowledge, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:10 pm

Questa volta la campagna elettorale proprio non mi ha entusiasmato. Anzi — sto cercando di tenermene il piu' lontano possibile — di far finta di niente. Perche'? perche' non riesco a decidere se e' piu' deprimente o irrilevante. E non e' una bella alternativa.
Insomma, a quanto pare qui siamo a decidere se (in ordine di probabilita'):
1) Sia alla Camera che al Senato vince quel signore che dice che i magistrati sono matti, che le belle gnocche stanno a destra, che Napolitano si deve dimettere, che l'Alitalia la fa comprare lui ai suoi amici, ai suoi figli, al suo cane. Eccetera eccetera. Se non fosse una prospettiva devastante, ci sarebbe almeno da ridere all'idea che uno cosi' possa fare il capo di governo.
2) Quel signore vince alla Camera, ma al Senato si ritrova con i numeri di Prodi e gli tocca sperare che Ciampi e la Levi Montalcini non godano di buona salute. Fa il governo lo stesso — e tra due anni siamo da capo perche' non riesce a fare altro che litigare con i suoi e con quegli altri.
3) Quel signore vince alla Camera, ma al Senato, tra UDC, Arcobaleni, Piddi', senatori a vita, eletti all'estero ecc. ecc., e' proprio in minoranza. Traccheggia qui, traccheggia la' — si fa un governone con tutti dentro — o un governicchio che cerca di accontentare tutti. Con il personale politico di cui disponiamo, ci sara' da divertirsi. Soprattutto in tema di diritti civili, visto che le forze non veterocattoliche saranno in assoluta minoranza nel governo.
4) Quel signore ne combina una piu' grossa delle altre da qui a venerdi' notte, un po' di gente decide di non votarlo e non lui non vince nemmeno alla Camera. Veltroni si trova a gestire un premio di maggioranza di cui non sa bene che cosa fare e un Senato in cui non ha comunque i numeri. O fa Prodi bis — e finisce come al punto 2) a parti invertite; o fa l'accordone con la destra e finisce come al punto 3); o fa l'accordo con Casini (sempre che i numeri ci siano) e finiamo tutti col cilicio; o fa l'accordo con Bertinotti (anche qui, numeri permettendo) e si torna a votare dopo sei mesi perche' litigano su tutto.
Fate un po' voi, ma io non vedo alternative a questi esiti — e nessuno mi pare auspicabile, ma nemmeno potabile.

Per di piu' io abito nella circoscrizione Piemonte 2, dove gli esiti sono scontati: alla Camera vince comunque il PdL, al Senato pure e l'Arcobaleno non arriva all'8%. Grazie al meccanismo dei premi di maggioranza, delle soglie di sbarramento e della mancanza di preferenze, il mio voto, qualunque esso sia, e' del tutto irrilevante. Non sposta nemmeno un capello dell'ultimo degli eletti. Conta meno di una telefonata notturna all'ineffabile sindaco di Varallo.

Vi pare che ci siano molti motivi per appassionarsi a questa campagna elettorale? poi alla fine a votare ci andro' lo stesso — sempre che trovi qualcuno di decente da votare.
A questo proposito segnalo una bella iniziativa dell'ASSOLI (ASsociazione SOftware LIbero), che sta cercando di sensibilizzare i candidati e gli elettori sui temi del software libero.

vota per il software libero! (banner)

Io personalmente ho aderito — e ho sempre pensato che quello della liberta' della conoscenza sia un tema importante su cui vagliare le posizioni delle forze politiche. Potrebbe essere un buon criterio per decidere chi votare. Ma in Piemonte 2 finora hanno aderito alla Camera solo due tre candidati; al Senato *nessuno* uno solo.

P. S. E comunque sia — a costo di rifare tutto questo lavoro e alla fine di mettere nella scheda una fetta di prosciutto — non votero' un astensionista.


domenica, 6 aprile 2008
Ma lo stipendio lo prende intero?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:06 pm

Ve lo ricordate l'ineffabile Sindaco di Varallo Sesia, quello che campeggiava sbilenco dai suoi manifesti dicendo "Ciao" ai suoi elettori e assicurando che avrebbe risposto al telefono a qualunque ora?

Beh, ora campeggia sbilenco da nuovi manifesti, in cui assicura che anche da Roma continuera' a fare il Sindaco, quattro giorni in Valsesia e tre giorni a Roma. Perche' il suo partito lo ha candidato alla Camera nella circoscrizione Piemonte 2, al terzo posto, dietro un leader nazionale e un altro big — in pratica sicuro del posto.
Quasi quasi stanotte gli telefono per fargli le congratulazioni.


martedì, 4 marzo 2008
Quasi ci si vergogna
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:41 am

brechtianamente, a parlare di alberi come facevo, ignaro, poche ore fa — mentre la strage continua. Altri quattro cinque morti sul lavoro oggi. Dall'inizio dell'anno — ho gia' perso il conto, e basterebbe questo ad agghiacciare — sono piu' di una cinquantina settanta (l'elenco degli incidenti di gennaio e febbraio qui). Uno al giorno, dice Repubblica — e arrotonda per difetto. E la campagna elettorale parla d'altro.


venerdì, 29 febbraio 2008
In nero contro le morti bianche
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 12:46 pm


sabato, 23 febbraio 2008
Una voglia passeggera
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:50 am

Quasi niente del PD e di come sta nascendo mi piace. Pero' devo ammettere che Veltroni un po' di cose buone in questi giorni le sta facendo — e sta guadagnando qualche punticino nella mia personale classifica elettorale: aver cacciato De Mita, per esempio; aver imbarcato la Bonino e Veronesi, che costituiscono un minimo di garanzia sulle scelte di laicita' del partito; aver riproposto il tema delle "liste pulite" (purche' poi lo pratichi con coerenza); aver promosso un po' di candidature fuori dal ceto politico in posizioni importanti. Ecco, quasi quasi mi viene voglia di votarlo. Poi parla la Binetti — e la voglia mi passa subito.

P. S. La volta scorsa avevo scritto su quanto era faticoso votare: non avevo ancora visto nulla.


venerdì, 15 febbraio 2008
Recusatio
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:59 pm

Stavo per scrivere un post sull'infame titolo di prima pagina del Foglio di oggi. Spiegando che, come papa' di un bambino disabile mi sento *personalmente* offeso e avvilito da un titolo del genere — e che non ho parole abbastanza dure per condannare questa vera e propria guerra contro le donne e contro la sofferenza di chi si trova a dover fare una scelta cosi' estrema, se mettere o no al mondo un figlio in condizioni tanto difficili.
Poi mi sono detto che e' fiato sprecato. Chi ha un barlume di decenza umana, sa di che parlo — e non ha bisogno di me per schifarsi. Gli altri vanno d'accordo con Ferrara.

No, i link non li metto. Questo blog non linka schifezze.


martedì, 12 febbraio 2008
Attendiamo la levata di scudi
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:35 am

dei garantisti liberali e dei tutori cattolici e non del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale:
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiesto la pena di morte per sei detenuti di Guantanamo*, accusati e a quanto pare rei confessi di aver organizzato l'attentato dell'11 settembre.
Le confessioni sono state estorte inizialmente con metodi che lo stesso sistema giudiziario militare americano considera equivalenti alla tortura; soltanto in un secondo tempo dichiarazioni analoghe sarebbero state ottenute senza ricorso a metodi coercitivi.
Gli accusati non conoscono ancora i capi d'accusa, che verranno resi noti soltanto al momento dell'inizio del processo, e i loro difensori (militari) non avranno un accesso illimitato alle prove a carico. Il tribunale militare potra' ammettere testimonianze basate sul sentito dire o informazioni ottenute attraverso coercizione o tortura, purche' il tribunale stesso le dichiari attendibili.
Non commento perche' mi pare che la notizia si commenti da sola.

Documentazione qui*. Qui* le regole che governano il tribunale speciale militare di fronte al quale compariranno i sei accusati.

* Link accessibili agli utenti registrati — sorry.


domenica, 3 febbraio 2008
Paraculi democratici
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:04 pm

Mi pare di aver capito che nello statuto del PD, approvato ieri, siano previste le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. Tuttavia "in caso di interruzione anticipata della XV legislatura – si leggerebbe nelle norme transitorie dello statuto – che impedisca l’adozione del regolamento quadro (per le primarie) la selezione dei candidati è interamente disciplinata dal regolamento approvato dal coordinamento nazionale". Quindi primarie si', ma dalla prossima volta; adesso scelgono ancora lorsignori, nelle segrete stanze.
Se e' vero (e per ora non ho gli elementi per verificarlo), a me sembra una gran bella paraculata.


giovedì, 31 gennaio 2008
Sono un Qualunquista
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:34 am

Me l'ero perso, Antonio Albanese – Cetto LaQualunque che scoppia in lacrime, dicendo "Hanno vinto loro" alla fine del suo pezzo di sabato scorso da Fazio. Ecco, io credo che quel minuto e mezzo finale sia il commento migliore, il piu' vero — e a modo suo il piu' triste di quel che e' successo in queste giornate.

Pero' siccome sono un qualunquista ostinato, vi racconto anche che il 1 e il 2 febbraio ci sara' la sessione finale della Commissione Statuto del Partito Democratico e che in quella sede si giocano le ultime possibilita' che le primarie per le liste elettorali siano previste appunto nello Statuto del PD. Qui c'e' la lista dei componenti della Commissione: se ne conoscete qualcuno — e se credete che le primarie possano rendere meno inutile il voto — scrivetegli e diteglielo.

Tecnicamente, nella seduta della Commissione si discutono e si votano emendamenti al testo base dello Statuto; quelli relativi alle primarie sono all'art. 18 e li trovate alle pagine 29 e seguenti di questo documento.


lunedì, 28 gennaio 2008
Una domandina facile facile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:13 pm

da cui dipende una parte significativa dei miei futuri orientamenti elettorali.

Premessa: tutti dicono che la legge elettorale e' una porcata da un lato perche' non garantisce la governabilita', dall'altro perche' con il meccanismo delle liste bloccate ha tolto ogni vero potere di scelta agli elettori, mettendolo interamente nelle mani degli organismi dirigenti dei partiti. Ora, il primo problema non e' risolvibile senza la riforma — che sembra improbabile si riesca a fare; il secondo forse non e' irrimediabile a legge invariata.
Domandina: se la legge elettorale non cambia e si va al voto da qui a qualche mese, quali partiti si impegnano a scegliere *tutti* i loro candidati con le primarie, in maniera trasparente?

Non e' mica difficile fare un regolamento per le primarie in dieci giorni. Secondo me questi sono i punti essenziali, se si vuol scendere nel tecnico:
- primarie di circoscrizione;
- voto limitato (ogni elettore puo' indicare un numero di preferenze pari al massimo a un quarto o a un quinto, arrotondato per difetto, dei posti in lista), in modo da permettere alle varie aree di ogni partito di non esssere schiacciate;
- entrano in lista i candidati piu' votati, in ordine di numero di voti ricevuti;
- opzionalmente, ma sarebbe una cosa assai bella, il 50% dei posti in lista, in rigida alternanza di genere, potrebbe essere riservato a candidate;
- le candidature multiple sono permesse dalla legge e niente impedisce di presentare un leader nazionale alle primarie in piu' circoscrizioni: ma pure loro vadano alle primarie. Se poi si ponesse un limite a questo malcostume, meglio ancora.

Si', si' — lo so — non succedera' mai. Ne sono del tutto consapevole. Ma sognare costa poco…


sabato, 26 gennaio 2008
La politica del red paper clip
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:05 am

A pensarci bene, a me la carriera politica di Mastella ricorda un po' la storia di Kyle McDonald, il tizio che partendo da un fermaglio rosso (one red paper clip, appunto) e' arrivato a furia di scambi a ottenere una casa, sia pure in Saskatchewan, sia pure in via temporanea. Mi immagino Mastella, tenero bambino a San Giovanni di Ceppaloni, o dovunque sia cresciuto, che già alle elementari scambiava un fermaglio con una merenda, la merenda con un temino, e il temino con una macchinina, e la macchinina con un giro in bicicletta ecc. ecc. Da grande ha cominicato a scambiare favori sempre piu' importanti per tutto il Sannio, finche' scambiando scambiando, ha ottenuto 400.000 voti e con quelli un ministero. Ora dobbiamo solo vedere che cosa scambiera' con la caduta di Prodi. Magari fosse una casa nel Saskatchewan.


venerdì, 25 gennaio 2008
Considerazioni sconclusionate sulla crisi di governo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:36 pm

Io non so se Prodi abbia fatto bene ad andare fino in fondo in una battaglia persa come quella della fiducia al Senato. Non so se abbia fatto bene per l'Italia, o per la sua parte politica. Ma so che non posso non provare una simpatia profonda, umana e istituzionale (non necessariamente politica), per la coerenza e per la trasparenza di questo percorso. Si dice da anni, da quando ho memoria della politica, che le crisi di governo extraparlamentari sono un'aberrazione — che la Costituzione non le prevede, e cosi' via. Ma ogni volta che si arriva alla caduta di un governo si cerca di evitare il passaggio parlamentare. Personalmente sono contento che questa volta non sia andata cosi' — che ognuno si sia dovuto prendere una responsabilita' visibile e chiara del voto che ha espresso — e del modo in cui ha utilizzato la delega ricevuta dagli elettori. Dove non c'e' vincolo di mandato, come (io credo giustamente) recita la nostra Costituzione, il contrappeso dev'essere la trasparenza che permette all'elettore di giudicare il suo eletto.
Si parla molto di riformare la Costituzione, di ritoccare le nostre istituzioni. Credo che sia indispensabile: ma prima di poterlo fare, bisognerebbe cominciare a rispettarle, le istituzioni. Ecco, per dirla in due parole, io ho l'impressione che ci sia un disperato bisogno di intransigenza e di radicalismo istituzionale, oggi in Italia — ed e' una merce politica che nessuno e' disposto a mettere sul mercato. Ci ha provato Prodi, almeno a intermittenza. Ce ne siamo sbarazzati.

Una nota privata: quando l'avventura prodiana e' cominciata, mia figlia maggiore aveva pochi mesi. Ora e' in terza media. Per uno come me, che ha mangiato pane e politica per praticamente tutta la vita, la sensazione di queste ore e' un intreccio inestricabile e piuttosto doloroso di personale e politico, di ricordi famigliari e di vicende pubbliche — la sensazione che un pezzo di vita — mia e di questo Paese — sia arrivata a una non invidiabile fine. Lo so, e' un sentimento arruffato e probabilmente impossibile da comunicare decentemente, ma tant'e': in fondo questo e' un blog, mica l'articolo di fondo del Corrierone.

A margine del margine: questa volta se lo dovranno cercare — e sudare — il mio voto. Tutti quanti. La fiducia a priori e' finita. E anche la paura di Berlusconi: tanto vince comunque — e quindi posso permettermi almeno di non votare turandomi il naso.


E anche oggi un morto sul lavoro. A Bolzano. Io la penso esattamente come Sauro di Piccolo Blues (via Pensieri Spettinati).



martedì, 22 gennaio 2008
Il programma elettorale di Forza Chiesa
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:44 am

Se e' vero quel che si sostiene sulla Stampa di oggi, e cioe' che Oltretevere si sapeva da sabato scorso che il Governo sarebbe caduto, a maggior ragione il discorso del Cardinal Bagnasco alla CEI suona come il programma politico della Chiesa cattolica per le prossime elezioni. Mancando di un partito cattolico capace della maggioranza relativa, nella miglior tradizione ruiniana Bagnasco porta la Chiesa italiana direttamente nell'agone, dettando ai politici la linea.


Qui non si vorrebbe, ma si condivide il tono e lo sconforto di Ilvo Diamanti su Repubblica di oggi



domenica, 20 gennaio 2008
Ma che razza di paese e' mai questo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:51 pm

(volevo scrivere una scalfarata domenicale, ma l'originale verte oggi sugli stessi argomenti che avevo in mente io — e ovviamente le scalfarate di Scalfari sono meglio delle mie — quindi lascio soltanto il titolo e il post-scriptum)

Venerdi' ci sono stati altri quattro morti sul lavoro. Oggi, domenica, un altro altri tre*. In un anno, mediamente, sono 1300 — un numero che non si riduce significativamente da anni. Significa quasi sei vittime per ogni giorno lavorativo. Un morto ogni diciassettemila occupati l'anno; ma, dato che non ci sono praticamente morti sul lavoro nel settore dei servizi, l'incidenza vera e' di uno su settemila nei settori dell'industria, dell'artigianato e dell'agricoltura.
E di che si discute in questo cavolo di paese? Di che si occupano i politici e di che si occupano gli strenui difensori cattolici della vita? Di che parla il sindacato? Dobbiamo davvero pensare che chi lascia la pelle sul lavoro e', come diceva ieri Gad Lerner, un morto di serie B. Quel che conta e' ben altro — e' se il Papa ha o meno parlato all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza.

* fonte: GR1 delle 8.00, lunedi' 21 gennaio.


mercoledì, 16 gennaio 2008
Superior stabat lupus (bis)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:49 pm

Sulla vicenda del Papa alla Sapienza la penso esattamente come Floria, per cui non aggiungo altro al suo bel post. Ma che la Chiesa si atteggi a vittima dell'intolleranza anticlericale oggi in Italia — e che la signora Mastella attribuisca i suoi arresti domiciliari a un clima di persecuzione anticattolica, e' talmente grottesco da far impallidire perfino il cinismo di Fedro:

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.

Pero' almeno Fedro se la prendeva con il lupo. Il TG 1 di stasera era piu' o meno un plotone d'esecuzione contro gli agnelli. E visto che sono in vena di esibire la mia residua cultura latina, quid est Catulle, quid moraris emori?

Per altro, mi accorgo che questo titolo a un post l'avevo gia' dato: evidentemente in questo paese e' di moda prevaricare e passare da vittime.


sabato, 12 gennaio 2008
A che titolo?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:15 pm

Giuliano Ferrara, che non mi risulta avere aderito in alcuna misura al PD, si e' presentato alla riunione della commissione incaricata di redigere il manifesto del partito. Anche se la riunione era ufficialmente aperta ai soli componenti della commissione, gli e' stato permesso di partecipare e — a quanto pare — gli e' stato dato diritto di parola.
La prossima volta ci vado anche io, che almeno alle primarie del PD ho votato e ho firmato l'adesione al partito, alla riunione della commissione. E se non mi fanno entrare, giuro che faccio un casino. E magari sarebbe carino che fossimo in tanti, ad andarci per dire la nostra — e a fare casino.


Sulla Stampa di oggi due articoli che condivido pienamente: quello di Barenghi (L'ammaina bandiera dell'Ulivo) e quello di Tornabuoni (Trent'anni di cinismo sull'aborto). Che la buona vecchia cara Busiarda stia diventando un pericoloso foglio sovversivo?



Trenta milioni di euro per il software libero nella PA: ho firmato anche io una lettera per chiedere come vengono spesi.



mercoledì, 9 gennaio 2008
Io mi preoccupo
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:46 am

quando leggo che Veltroni apre al dibattito con Ferrara sulla legge 194. Non si puo' dialogare con chi mette sullo stesso piano il boia e una donna che decide di interrompere una gravidanza — non c'e' niente da discutere finche' la posizione di partenza e' quella.


(via Haramlik)



Questo post a proposito della moratoria sull'aborto mi pare pieno di buon senso. Ma forse il buon senso non e' di moda tra i teo-qualcosa italiani.



venerdì, 4 gennaio 2008
Dovere riparlare di aborto, nel 2008
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 pm

Lia racconta una storia di aborto — e credo che perfino Ruini capirebbe perche' "non e' il caso di rompere le palle. Davvero". Se avesse voglia di ascoltare, per una volta, invece di predicare.


mercoledì, 2 gennaio 2008
A line in the sand
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:10 pm

L'attacco alla 194 portato avanti da Bondi e' particolarmente subdolo, perche' non mira all'abrogazione, che susciterebbe certo un notevole putiferio, ma sostanzialmente alla sospensione dell'efficacia della legge — e quindi all'impossibilita' de facto di praticare aborti legalmente nelle strutture pubbliche.
Ecco, questa e' una di quelle situazioni in cui e' proprio semplice decidere da che parte stare — se con i bacchettoni cattolici o con le donne. Io sto con le donne. E se per caso qualche sapiente equilibrista del PD fosse tentato di dire "vediamo, forse, dialoghiamo, capiamo" — sappia che il mio voto se l'e' giocato — e questa volta per sempre.

Titollo ha detto piu' o meno le stesse cose ieri — forse dovremmo montare una campagna, su questo punto.


La mia storia personale e' in parte diversa dalla sua, ma oggi come oggi mi sento piu' o meno come Bloggoanchio.



lunedì, 3 dicembre 2007
Tu chiamale, se vuoi, votazioni
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

Chavez ha perso il referendum e ha accettato il risultato del voto. Putin ha vinto le elezioni piu' truccate della storia della Russia post-sovietica. Pero' il primo e' un nemico della democrazia, il secondo e' un affidabile partner dell'Occidente democratico. Mah…
Tre milioni di cittadini hanno partecipato – tra sabato e domenica – al referendum sul nome del nuovo partito di Berlusconi. Gia' ieri sera, in tempo reale, con i gazebo ancora aperti, il Basso (l'avevo detto, no?) annunciava il risultato definitivo della consultazione. Mah…


lunedì, 19 novembre 2007
Pro domo…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:30 pm

Secondo il TG1 di questa sera Berlusconi avrebbe dichiarato che nel nuovo partito delle liberta' tutto sara' deciso dal bassoBasso.


mercoledì, 7 novembre 2007
Smemorati
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:55 am

E' difficile sfuggire alla sensazione che questo paese abbia qualche serio problema di memoria storica, quando si leggono, nella stessa giornata notizie come questa, questa e quest'altra.


sabato, 13 ottobre 2007
La macchina di famiglia e il Partito Democratico
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:29 pm

Un paio d'anni fa — come vetturetta di famiglia, da affiancare alla sventurata auto aziendale — ci siamo comprati una Polo. Modello base, grigio metallizzato. Solida ("Bella forte", diceva la pubblicita': io l'ho sempre trovata piu' forte che bella), spartana, senza accessori inutili (ma perfino senza alcuni di quelli utili). Una di quelle macchine che non ti fanno sognare, non ti colmano di entusiasmo, le trovi perfino un po' sgraziate a dire il vero. Ma che fa quel che deve fare, te ne fidi, ti porta dove vuoi senza far tante storie. Per tutte queste caratteristiche — e visto che e' pure targata DC — le si e' appiccicato il soprannome di Rosy — pensando ovviamente alla Bindi dell'epoca: tacco basso, capello corto, look spartanissimo — panzerdemocristiano.
Beh, alla fin fine sono le caratteristiche per cui domani io la Bindi la voto pure come segretario del PD.
(a parte: il post di Leonardo sull'argomento e' praticamente perfetto)


lunedì, 8 ottobre 2007
Qualcosa di sinistra (era ora)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:57 am

"Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute". Lo dice uno degli uomini meno di sinistra del governo — e io applaudo entusiasta. Avrei proposto volentieri la ola, ma mi sa che fare la ola da solo non e' un bello spettacolo.


venerdì, 28 settembre 2007
Birmania
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 12:02 am

Non so se ho qualcosa di rosso da mettere — e non so nemmeno quanto serve — ma non me la sento di non far niente. E allora vesto di rosso il blog.


martedì, 18 settembre 2007
E ri-era meglio se stava zitto
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:37 pm

"La scuola da sola non può garantire insegnanti di sostegno e operatori per il sostegno materiale, il cui impiego non compete al Ministero". E' questa la risposta che il ministro [Fioroni] ha dato ai genitori dei bambini disabili che hanno protestato davanti al palco.
"L' errore di fondo – secondo Fioroni – "è quello di considerare l' insegnante di sostegno, che è un supporto degli insegnanti ordinari, anche un assistente sociale ed un educatore". Tali compiti vanno invece "affidati ad altre figure professionali", che debbono essere reclutati dalle scuole "grazie all'impegno congiunto degli enti locali".

(da Repubblica)


lunedì, 17 settembre 2007
I soldi ci sono, signor Ministro
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:13 pm

Nel frattempo emerge che nelle casse dello Stato stanno entrando otto miliardi di euro in piu' di quanto preventivato.
Mi pare di ricordare che nel programma dell'Unione ci fossero scritte, tra le altre, queste due cose qui (pag. 225 sgg.):

Il futuro dell’Italia parte da qui: la società e le famiglie devono investire nella scuola, che sarà chiamata ad una maggiore responsabilità. Combatteremo così l’impoverimento culturale, l’analfabetismo di ritorno, il fallimento formativo, la dispersione scolastica.

La scuola può essere per gli studenti anche luogo di integrazione, dove vengono valorizzate le differenze e rifiutate le discriminazioni e i pregiudizi. In questo senso, noi crediamo indispensabile anche potenziare la qualità dell'integrazione scolastica delle persone con disabilità, garantendo personale specializzato e adeguati servizi territoriali, al fine di rimuovere ogni barriera architettonica, percettiva e culturale al pieno esercizio del diritto allo studio degli studenti con disabilità.
Investire sui giovani è la scelta della nuova Italia.

E allora, riprendendo e rilanciando le cose che dicevo indossando i panni del Ministro della Pubblica Istruzione, perche' non destinare un ottavo di quella somma — un miliardo di euro tondo tondo — proprio alla scuola? E di questo miliardo — non ha forse senso destinarne una fetta consistente (per esempio un terzo, cioe' i 330 Mln di cui scrivevo) a una serie di interventi significativi a favore dell'integrazione dei disabili nella scuola?
Non si dica che non ci sono le risorse. Se non si fara' nulla — e si preferira' tagliare l'ICI o altre tasse — sara' una scelta ben precisa. Di cui il ministro vero e tutta la maggioranza che lo sostiene porteranno la responsabilita' di fronte ai nostri figli.


domenica, 16 settembre 2007
Fantapolitica
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:02 am

Torno sulla lettera del ministro Fioroni, perche' l'incazzatura non mi e' passata. E siccome non mi piace criticare e basta, provo a far finta di essere io il ministro e di rispondere come credo che un ministro dovrebbe rispondere. Senza vendere sogni, ma con ipotesi concrete. Senza gettare fango sulle istituzioni e senza smentire le scelte fatte, ma proponendo soluzioni graduali per uscire dal problema. La risposta *politica* di un ministro: non quella di un rivoluzionario o di un visionario, ma nemmeno quella di un cialtrone ipocrita.
Ovviamente le misure che propongo possono essere tutte sbagliate — e si puo' discutere su tutto. Ma il mio e' un semplice esercizio retorico per far capire che tipo di atteggiamento mi aspetterei da chi ha responsabilita' di governo.

Cara signora xxx,
la sua lettera non mi ha sorpreso, purtroppo, perche' sono consapevole che la scuola italiana non e' stata in grado di fare abbastanza per i suoi alunni diversamente abili. Le ragioni sono molte e vanno dalla carenza di fondi e di strutture alla scarsa cultura dell'integrazione che ancora permane in alcune parti del nostro sistema educativo. Come ministro ho assunto personalmente decisioni che non hanno aiutato a migliorare questa situazione, perche' costretto dall'esigenza di ridurre in breve tempo le spese del mio Ministero. Sono state scelte dolorose di cui non si puo' andare fieri, ma che hanno avuto una precisa necessita' di bilancio.
Ritengo tuttavia che la scuola italiana, che ha fatto la scelta coraggiosa di integrare gli alunni disabili nelle classi e di non tenerli separati dai loro compagni, abbia in se' un'eccellenza di modello che deve essere sostenuta da interventi e risorse adeguati. Non posso promettere che nei prossimi anni ci sara', come pure riterrei auspicabile, un insegnante di sostegno per ogni alunno disabile che ne ha necessita': si tratterebbe di piu' di sessantamila nuovi docenti con un costo annuo per la Pubblica Amministrazione di circa due miliardi e mezzo di euro, una cifra che non e' compatibile con le condizioni economiche del Paese. Tuttavia posso promettere che la mia azione di governo puntera' ad invertire la tendenza ed a garantire la crescita di risorse reali per la scuola, con particolare attenzione a tutte le misure che — a norma della nostra Costituzione — contribuiscono a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Per essere concreto, Le illustro alcune misure che il mio Ministero adottera' a partire dal prossimo anno scolastico 2008-2009:
1. Aumento del 5% dei posti di insegnanti di sostegno (costo stimato: 160 Mln). E' poco, ma e' oggettivamente difficile fare di piu' in un anno e l'obiettivo e' di iniziare un trend che dovra' continuare negli anni a venire.
2. Creazione di un fondo speciale per l'integrazione degli alunni disabili, che sara' distribuito per iniziative legate all'autonomia scolastica e finalizzate a migliorare i servizi per gli alunni portatori di handicap. Tale fondo avra' una dotazione di 2000 euro per alunno disabile (costo stimato: 340 Mln).
3. Attivazione di percorsi di formazione sull'integrazione dei disabili (mirati alle situazioni concrete) per 10.000 docenti delle scuole di ogni ordine e grado (costo stimato 10 Mln).
Come vede, queste iniziative avranno un costo molto rilevante, che la comunita' nazionale dovra' coprire adeguatamente.
A tal fine intendo proporre l'istituzione di un contributo obbligatorio per l'integrazione a carico delle famiglie, nella misura media di 20 euro per alunno delle scuole di ogni ordine e grado. So che si tratta di una mossa impopolare — ma le somme richieste ad ogni famiglia sarebbero oggettivamente esigue (e distribuite progressivamente in base al reddito) e d'altronde la massa finanziaria raccolta (circa 180 Mln) costituirebbe un elemento importante per rendere realizzabili i progetti che ho esposto sopra.
Resterebbero da finanziare comunque circa 330 Mln di euro, che possono essere reperiti o reindirizzando il 5% della quota del cosiddetto "tesoretto fiscale" destinata alla spesa sociale o in Finanziaria 2008 rinviando e/o limando le ipotesi di riduzione dell'ICI e di altre imposte. So che anche in questo caso si tratterebbe di una misura impopolare, ma credo che dovremmo tutti tenere a mente la citazione delle "Leggi" di Platone che abbiamo inscritto in epigrafe del DPEF 2008-2011 e che ispira le linee di azione del nostro governo:

E' difficile innanzitutto sapere che e' necessario per un'autentica arte politica prendersi cura non dell'interesse privato, ma di quello pubblico – infatti l'interesse comune lega insieme le citta', quello privato le dilania -, e capire che l'interesse comune, se e' ben stabilito, e' utile tanto all'interesse comune quanto a quello privato, ad ambedue in sostanza, molto piu' di quello privato.

So che le misure che qui ho tratteggiato non saranno sufficienti a risolvere a livello di sistema i problemi che Lei ha indicato nella sua lettera. Credo tuttavia che potra' convenire con me che sono un insieme di provvedimenti importante e tale da dare un segnale della volonta' della scuola italiana di essere all'altezza della scommessa impegnativa dell'integrazione, che e' una prassi di assoluta eccellenza mondiale e che e' intenzione del Governo sostenere con tutti i mezzi disponibili.
So anche di poter contare sull'attenzione e sulla collaborazione di tutti i docenti e di tutti i genitori che — come Lei — sono impegnati nel duro ed esaltante compito di far crescere bene i nostri ragazzi, disabili o no.
Cordialmente,
Il Ministro della Pubblica Istruzione

A margine un po' di fonti:
Statistiche sulla popolazione scolastica
Statistiche sulla disabilita' nella scuola e sul numero di insegnanti di sostegno
DPEF 2008-2011


sabato, 15 settembre 2007
Era meglio se stava zitto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:16 pm

Il ministro Fioroni risponde alla lettera della mamma che citavamo qui:

I bambini diversamente abili hanno diritto ad avere un loro progetto su misura, adatto a ciascuno a seconda del problema, un percorso individualizzato che vada anche oltre la scuola. L'insegnante di sostegno, secondo quanto prevede la legge, viene assegnato alla scuola come sostegno agli altri insegnanti curricolari ed è la scuola, insieme al territorio, che deve mettere in atto tutte le risorse per realizzare a pieno l'integrazione. Ma è un'azione che deve vedere coinvolti tutti i docenti della classe e le altre figure professionali specialistiche che devono essere assicurate anche da enti locali, Asl e dal territorio in un lavoro comune e condiviso, senza lasciare da sola la scuola.

Peccato che la scuola debba fare i conti con finanziamenti sempre piu' esigui per l'autonomia scolastica — e quindi si trovi praticamente senza risorse per intervenire. Gli Enti Locali — a loro volta — stanno tagliando i bilanci, spesso a partire dall'assistenza ad anziani e disabili. Delle ASL e delle loro difficolta' abbiamo gia' parlato qui. Percio' tutto finisce per essere affidato alla buona volonta' delle persone, alla loro capacita' di trovare espedienti tra le pieghe del sistema (rimando al post di Lia, su questo punto — ma e' anche la mia personale esperienza, da insegnante prima, da genitore adesso).
Ma soprattutto, quel che colpisce e' la totale vaghezza della risposta del ministro. Non c'e' un impegno, non c'e' una cifra, non c'e' una data. Non c'e' uno straccio di progetto, di programmazione di interventi. Insomma non c'e' nemmeno un tentativo di *governo* del problema. E' l'equivalente di una pacca sulla spalla, accompagnata da un "Andra' tutto bene". Se rispondessi cosi' io, alla lettera della mamma di Luca, sarebbe forse comprensibile — e comunque condiscendente e fastidioso. Ma che risponda cosi' il ministro competente, la persona istituzionalmente responsabile di risolvere il problema, e' semplicemente una presa per i fondelli.

P. S. Come scrive genialmente Sotto l'ombra degli olmi, solo chiacchiere e distintivo. Grazie ad Uyulala che ci ha segnalato il post (e il blog).

Il thread prosegue qui.


Siamo appena tornati dall'ospedale, noi stremati molto piu' di lui. Il tempo di entrare in rete e leggiamo questa lettera: non e' un buon rientro, nemmeno per noi che il sostegno quest'anno non l'avremmo comunque.



sabato, 25 agosto 2007
Montezemolo, le tasse e nostro figlio
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

A me 'sta storia che si pagano troppe tasse e che si deve ridurre la spesa pubblica per diminuire la pressione fiscale sta francamente sulle scatole. Intanto perche' pago tutte le mie tasse fino all'ultimo centesimo e mi pare di sopravvivere — mentre a occhio quelli che si lamentano di piu' pagano in proporzione meno di me — o evadono proprio. E allora fiuto la fregatura.
E poi perche' mi piacerebbe proprio tanto — ma tanto tanto, dico — andare alla scuola materna di Enrico e poter dire che mio figlio e' autistico e ha bisogno, *assoluto* bisogno di un insegnante di sostegno che lo segua personalmente — e non sentirmi rispondere che almeno per quest'anno non c'e' nulla da fare — e che nella migliore delle ipotesi si potrebbe dirottare qualche ora dell'insegnante che segue un altro alunno disabile — mettendo in competizione due famiglie e due bambini per l'accesso a un servizio essenziale. E per l'anno venturo si vedra', se ci saranno le disponibilita' di personale e di fondi.
E mi piacerebbe non sentirmi dire all'ASL che psicomotricisti e logopedisti, il cui intervento e' indispensabile per la terapia di nostro figlio, hanno dei contratti temporanei — e che quindi non ci sono sempre e non se ne garantisce la stabilita'. Certo, cosi' la Sanita' riduce le spese. Ma la continuita' e l'unitarieta' della terapia rischiano di essere compromesse dalla scadenza di un contratto. In alternativa — potremmo pagarci di tasca nostra i terapisti, scegliendoceli e avendo una certa sicurezza di non perderli per strada — e siamo fortunati perche' abbiamo (per ora) le risorse per poterci pensare e le relazioni per trovare le persone competenti. Chi non e' nelle nostre condizioni e dipende esclusivamente dal pubblico deve solo sperare che vada tutto bene.
Quindi — sinceramente — preferirei pagare *piu'* tasse — e poter contare fino in fondo su un servizio pubblico che garantisce livelli di assistenza adeguati — piuttosto che trovarmi in tasca cento euro di piu' a fine mese e dover combattere da solo. Ma i vari Montezemolo questo problema non ce l'hanno: se hanno un'unghia incarnita vanno a farsi operare in America. A pagamento, perche' li' la sanita' pubblica l'hanno tagliata per davvero — e con risultati che fanno sembrare l'Italia il paradiso.

P. S. Sia ben chiaro: sia a scuola che all'ASL tutte le persone che abbiamo incontrato lavorano con dedizione e sensibilita' — e si fanno carico di nostro figlio nel migliore dei modi possibili — cercando di girare intorno ai limiti dell'istituzione. E' l'istituzione che non ha le risorse e l'organizzazione per far fronte.
P. P. S. Certo, non voglio dire che tutti i nostri soldi siano spesi *bene*. Certamente si puo' spendere meglio — ma non sono sicuro che abbia senso spendere *meno*.


giovedì, 23 agosto 2007
Senza entusiasmo, ma avrei scelto Rosy
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:45 pm

Qui si ha ben altro a cui pensare — e le vicende della politica sembrano di una irrilevanza stellare, in questo momento — ma personalmente, a conti fatti e dopo molti dubbi, credo che alle primarie del PD andro' a votare — e votero' per Rosy Bindi, nonostante tutto.
Nonostante io sia diessino. Nonostante Enrico Letta sia un caro amico e per molti versi rappresenti un modo di fare politica che mi e' piu' vicino (poca emotivita', tanta competenza; pochi punti esclamativi, tanti ragionamenti; poco subito, tanto futuro). Nonostante la Bindi sia una cattolica di ferro, razza di cui diffido. Nonostante molti politici di cui ho stima sostengano Veltroni (Chiamparino in testa).
Perche' mi pare che
- sia largamente l'ora di avere una donna in posizione di leadership;
- la Bindi, con tutto il suo essere cattolica, sia la sola ad aver posto la questione della laicita' al centro della sua campagna;
- la sua visione del Partito Democratico sia — tra le tre che possono contare politicamente in questa competizione — la piu' "alternativa" all'accordo tra segreterie che rischia di consegnarci un nuovo partito vecchio.


mercoledì, 13 giugno 2007
Post scriptum
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:39 am

Il presidente del comitato promotore del referendum elettorale scrive, in un appello pubblicato sul loro sito: "L’Italia si merita ben altro e anche noi ci meritiamo un’altra Italia."
Peccato che nello stesso comitato promotore sieda anche Gustavo Selva — e nessuno gli abbia chiesto di andarsene, magari in ambulanza per fare piu' in fretta.
Io non so se l'Italia si merita ben altro — ma chi si accompagna a Gustavo Selva non puo' meritarsi niente di meglio di lui.


martedì, 12 giugno 2007
Facciamo finta
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:47 am

Gustavo Selva, dopo aver fatto finta di star male per farsi portare in ambulanza a una trasmissione RAI, ora fa finta di essere un galantuomo che non vuole "far ricadere sulla più alta rappresentanza parlamentare della nazione italiana, quale è il Senato della Repubblica, le" sue "eventuali* colpe politiche e i" suoi "possibili* errori" e fa finta di dimettersi da senatore. Peccato che sia tradizione del Senato respingere le dimissioni dei suoi membri alla prima votazione e che Selva abbia gia' dichiarato di rimettersi al voto dell'aula: "Lo devo anzitutto ai miei elettori della regione Veneto che mi hanno dato la dignità, la forza e il coraggio di rappresentare le loro idee nelle tre principiali istituzioni democratico-parlamentari formate dagli elettori italiani e cioè il Parlamento europeo, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Spetta ora ai senatori della Repubblica decidere se si trovano in concordanza con i miei elettori: se invece sarà no, ricercherò nuovamente, pur alla mia veneranda età, a Dio piacendo, e contrariamente a quanto mi ero fissato nel mio programma politico, la legittimazione e, soprattutto, l'idoneità etica e morale dei miei atti presso gli elettori italiani, unici e definitivi giudici di etica democratica che io riconosco."
Insomma, lui presenta le dimissioni, il Senato, come fa sempre in primo scrutinio, gliele respinge — e tutto finisce li', con un nobile gesto a costo zero e una rinnovata verginita' parlamentare. Sono perfino stanco di schifarmi.

* I corsivi sono miei, ovviamente.


giovedì, 31 maggio 2007
Presto o bene?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:37 pm

Le vicende del PD appassionano poco. Perfino uno come me che parla di costituzione del Partito Democratico dal 1995. O forse proprio per questo. Dodici anni sono troppi perche' le formule non ammuffiscano.
Pero' la fretta di tanti per arrivare all'assemblea entro l'estate sembra sospetta e pelosa. Ci abbiamo messo dodici anni per arrivare fin qui — non si capisce bene come possano essere tre o quattro mesi a fare la differenza.
A meno che. A meno che l'obiettivo dei frettolosi non sia quello di impedire ancora una volta che il processo di costituzione del PD sia un processo di partecipazione politica di massa. Se si va all'assemblea in un mese e mezzo, i giochi sono fatti: gli apparati di partito sono gli unici che riescono, per quanto scaciati, a mettere insieme gente e forze in cosi' poco tempo — e tutto si risolve in un gioco tra di loro.
Se invece si da' tempo da qui a ottobre, se si riapre un dibattito vero (sul manifesto, sulle grandi questioni, dalla laicita' alle liberalizzazioni, dalla previdenza all'innovazione, dalla politica internazionale all'ambiente) — si rischia di arrivare a un'assemblea *vera*, in cui non e' detto che il "popolo delle primarie" non finisca per turbare qualche equilibrio pensato con il bilancino.
Io credo che proprio per questo Prodi abbia fatto bene a battere un po' di pugni sul tavolo. Ora la palla sta a chi quel tempo conquistato deve usarlo per dare passione e contenuti — e cuori e persone — a un PD che per il momento pare un golem eterodiretto — e per colmo di sciagura pure gracile di costituzione fisica. Le cose che diceva Mercedes Bresso qualche giorno fa sulla Stampa (non trovo il link, provo a ripescarlo stasera) sul percorso da qui all'assemblea mi sono piaciute: la aspettiamo al varco.

(e per il segretario del PD, se proprio vogliamo dedicarci allo sport delle nomine: Anna Finocchiaro. Perche' e' brava, perche' e' laica, perche' e' una donna, perche' non rappresenta la gerontocrazia)*

* Dimenticavo: perche' e' siciliana — ed e' vero che c'e' in Italia una questione settentrionale, e che e' strategica, ma e' anche vero che la questione meridionale e' altrettanto strategica e non possiamo permetterci il lusso di ignorarla o di lasciarla a Mastella.


martedì, 29 maggio 2007
E tre!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:58 pm

Poi mi cheto e chissa' quando trovo di nuovo il tempo di scrivere qualcosa. Ma a me mi girano un po' quando sento dire, con grande faciloneria, che per risolvere la crisi della politica e ridurne i costi bisogna chiudere le Province e le Comunita' Montane. A parte il fatto che e' lo stesso atteggiamento di chi mangia un pranzo di quattro portate e poi chiede il caffe' con il dolcificante — ma a qualcuno viene in mente che esiste un problema fondamentale, in questo paese, ed e' il governo *del territorio* — che i Comuni non sono in grado di affrontare perche' sono troppo piccoli e le Regioni nemmeno perche' sono troppo grandi e perche' devono fare un mestiere diverso, che e' legiferare sulle diecimila materie su cui hanno competenza residuale?
E gia' che facciamo del populismo a buon mercato, si risparmia di piu' e si ottiene un risultato migliore per i cittadini ad abolire le Province o a dimezzare il numero dei Comuni, che sono ottomila? Per la cronaca, soltanto nella mia provincia ci sono 190 Comuni, 180 dei quali hanno meno di 5.000 abitanti — e 114 meno di 1.000. Il che significa che sono enti strutturalmente incapaci di offrire qualunque servizio degno di questo nome — se talvolta vanno al di la' della mera sopravvivenza e' perche' si sono associati nelle tanto vituperate Comunita' Montane e perche' le aborrite Province a volte riescono a fare un po' da cani da pastore.
Ma intanto gli enti inutili sono le Province e le Comunita' Montane. Non sara' che ci sono piu' sindaci e consiglieri comunali che presidenti di provincia, nel ceto politico — e che quindi e' meno doloroso tagliare li'?


martedì, 29 maggio 2007
I seggi e i saggi
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:04 am

Al Nord il centrosinistra ha preso una legnata mica da poco. Il PD e' su percentuali da miseria nera (in Piemonte tra il 15 e il 20%, con qualche eccezione nella cintura torinese). E guarda caso tra i saggi del PD non ci sono i leader che al Nord hanno vinto: da Chiamparino, alla Bresso, a Penati, a Cacciari. Non voglio dire che la spiegazione della catastrofe sia tutta qui. Ci sono anche scelte locali disastrose sui candidati sindaci e un clima politico nazionale che non ha aiutato. Ma forse farsi dare qualche saggio consiglio da quelli che hanno tenuto l'argine — e che magari riescono pure a ricacciare indietro l'alluvione, ogni tanto — mica sarebbe cosi' sbagliato. Anche perche' prima o poi, se no, qui ci si stufa di fare i bambini olandesi che tappano la diga col ditino…


mercoledì, 9 maggio 2007
QED
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:24 pm

Rutelli sponsorizza la manifestazione clericale del 12 maggio. A Torino la Margherita vota con il centrodestra per mandare il gonfalone della Regione Piemonte alla stessa manifestazione clericale. Se davvero i teodem e i loro amici pensano di fare il Partito Democratico a questo modo — o si va a uno scontro durissimo — o va a finire che se lo fanno da soli. Per una volta ha ragione la Bresso, che – intervistata dalla Stampa (di carta) – commenta: "Ho accettato di partecipare ad una scommessa [la costituzione del PD, NdR] e lo faro' fino in fondo, ma sicuramente non voglio restare vittima dei fan del Family Day e di chi calpesta la laicita' delle istituzioni. Resto nel PD ma credo sia necessario che i laici si organizzino. [...] I laici del PD devono organizzarsi. E poi ci si conta".
Non e' per fare quello che la sa lunga, ma io questa cosa qui l'avevo vista arrivare gia' durante i congressi dei DS e della Margherita — e perfino prima.


Barack Obama ha chiesto che i dibattiti della campagna presidenziale americana siano rilasciati sotto licenza Creative Commons.
(via Slashdot)



La discussione con Morris sull'uso del termine terrorismo continua a casa sua, qui.



mercoledì, 2 maggio 2007
Io sono un terrorista
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:00 pm

L'Osservatore Romano bolla come terrorismo le battute contro la Chiesa cattolica del presentatore del concertone del Primo Maggio — e si spinge anche piu' in la':

E' terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E' terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. E' vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere'.

Al di la' dell'ipocrisia compiaciuta che gronda l'articolo dell'Osservatore, semplicemente non riesco a dire quanto mi fa *ribrezzo* questa presa di posizione. Non fosse altro che perche' a usare le parole a sproposito si fa del male.
Penso ai familiari delle vittime del terrorismo — quello vero — e fossi nella Chiesa cattolica striscerei ai loro piedi a chiedere perdono per l'enormita' di questa affermazione.
Ma, se penso queste cose, evidentemente e' perche' sono un terrorista pure io.


mercoledì, 2 maggio 2007
(In Israele?) la politica e' allo sbando
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:30 pm

Il Presidente della Repubblica sospeso dall'incarico perche' accusato di violenza sessuale. Il Primo Ministro e il Ministro della Difesa sull'orlo delle dimissioni perche' ritenuti da un rapporto ufficiale responsabili dell'insuccesso nella guerra in Libano. Un parlamentare di opposizione accusato di intelligenza col nemico, tradimento e spionaggio e' fuggito dal paese; le accuse contro di lui sono rimaste fino ad oggi coperte da segreto.
E' deprimente vedere che la politica e' terribilmente al di sotto dei suoi compiti — e che sembra esserlo strutturalmente, non per caso o per le deficienze di qualche persona. In Israele, certo, e di fronte a emergenze particolarmente drammatiche: ma non e' solo un problema israeliano, direi. Il logoramento dei meccanismi democratici di selezione della classe dirigente mi sembra ad ogni momento piu' evidente — e sistematico.


sabato, 28 aprile 2007
Memorie inattuali?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:40 pm

Ora, io capisco che con la nascita del PD tutti nei DS stanno attenti a stemperare gli aspetti identitari — non sia mai si rischia di passare da comunisti — e sono anche convinto che Gramsci sia un pensatore superato. Ma ci sono cose importanti che Gramsci ha dato alla storia di questo paese, e alla storia della sinistra, e a quella del PCI. L'attenzione al pensiero e alla questione cattolica, per dirne una. Una visione della politica che supera la contrapposizione leninista tra avanguardie e massa, per dirne un'altra. A me, sommessamente, non pare poco.
E quindi trovo un po' ridicolo che i DS stiano passando il settantesimo anniversario della morte di Gramsci praticamente sotto silenzio, come se non li riguardasse. E che — non potendone proprio fare a meno — a deporre una corona di fiori sulla tomba abbiano mandato un signore e una signora Nessuno.
No — il passato e le identita' non bastano — e non devono mai essere pretesto per non andare avanti, per non ricercare accordi e posizioni comuni. Ma se il Partito Democratico ha paura di andare a mettere decentemente una corona sulla tomba di un grande uomo della sinistra italiana — allora vuol dire che e' cosi' debole e cosi' confuso da aver paura anche della propria ombra.


giovedì, 19 aprile 2007
No – non sono convinto
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:18 pm

Lo dico con un po' di scoramento. La relazione di Piero Fassino al Congresso dei DS mi e' parsa debole su alcuni punti essenziali — e soprattutto su quello della difesa della laicita' dello Stato e sulla questione cattolica. Cito estesamente perche' cosi' non devo far la fatica di ridirlo con parole mie:

Qui sta la vera difesa della laicità. Che non consiste nella riproposizione di antichi e anacronistici steccati. Ma nella comune ricerca di un nuovo umanesimo, di un pensiero nuovo, capace di suscitare comuni, innovative risposte alle grandi questioni che interrogano l’intelligenza e la coscienza dell’umanità contemporanea.
Solo la politica capace di alimentarsi a questa ricerca comune è una politica forte, autonoma e quindi laica.
E d’altra parte il rapporto con il mondo cattolico rappresenta una delle grandi costanti della politica italiana.
E le modalità con cui il mondo cattolico ha organizzato e realizzato la sua presenza politica ha sempre segnato la storia italiana, sia quando vi è stato un partito come la Democrazia Cristiana, fondato sul presupposto storico dell’unità politica dei cattolici, e sia quando, come oggi, quel partito non c’è.
Quell’unità politica non c’è più ed è aperta davanti a noi la duplice possibilità di vedere il grande patrimonio di tensione morale e cultura politica del movimento cattolico o reinvestito in un grande progetto democratico, o invece tentato di trasformarsi nel riferimento identitario e nella base elettorale di un partito conservatore di massa.
E’ anche sulla base di questa consapevolezza che diciamo che una delle ragioni non ultime del Partito Democratico è proprio offrire un grande soggetto politico, riformista e progressista a credenti e non credenti, abbattendo definitivamente storici steccati e aprendo così una stagione nuova alla democrazia italiana.

Vorrei essere d'accordo. Ho sempre pensato che l'Ulivo prima e il PD poi dovessero — tra l'altro — servire a disinnescare definitivamente la vecchia questione cattolica che avvelena la politica italiana dai tempi di Porta Pia — e farlo abbattendo steccati e preconcetti, stabilendo un nuovo dialogo sul benessere collettivo come finalita' della politica.
Ma oggi il mondo cattolico (o almeno la sua parte piu' istituzionale) e' armato (e uso ponderatamente una parola forte) in una vera e propria crociata che ha come fine la ricattolicizzazione della societa' — e della legislazione, l'imposizione di un set di valori cattolici come etica collettiva, sostenuta dalla legge la' dove non lo e' piu' dalle coscienze.
Ecco, io una parola contro il neoclericalismo di molta parte della politica e contro la negazione della laicita' che viene dalla gerarchia della Chiesa — beh, io l'avrei proprio voluta da Fassino nel momento in cui apre il percorso del Partito Democratico. Perche' altrimenti li' dentro ci si va come agnelli fra i lupi — e rischiamo di ritrovarci imposto nel PD quel "riferimento identitario" cattolico che Fassino paventa quale bandiera di un partito conservatore di massa.


domenica, 15 aprile 2007
L'Italia cattiva?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:13 pm

Non ho tempo e non ho concentrazione, quindi butto li' solo due noterelle sullo scambio di vedute tra Sofri e D'Avanzo su Repubblica.
1) I funerali di Piergiorgio Welby. La mia sensazione e' che la cattiveria non c'entri niente qui. Se mai c'entra un altra caratteristica tipicamente italiana, quella di non pensare che i comportamenti debbano essere coerenti e conseguenti. Piergiorgio Welby ha scelto di interrompere le cure e di poter morire di fronte a una sofferenza che non riteneva piu' sopportabile per la sua dignita'. Credo che avesse ogni diritto a farlo — e sia dovuto a lui come a coloro che lo hanno aiutato il massimo rispetto. Personalmente non vorrei per me un trattamento diverso. Ma quella legittima e assolutamente dignitosa scelta di Welby e' contraria all'insegnamento della Chiesa. Lo e' su un punto non marginale, cioe' sul fatto che la vita e' cio' che Dio ha dato all'uomo ed appartiene comunque a Dio: l'uomo non ne dispone come di cosa propria — e quindi non puo' decidere quando abbandonarla. Si puo' non essere d'accordo — ma questo e' un caposaldo essenziale della dottrina cristiana (e in fondo di molte dottrine religiose). Di conseguenza Piergiorgio Welby con la sua scelta si e' posto fuori dalla comunita' della Chiesa — e bene ha fatto la Chiesa a non volere per lui un funerale cattolico, che sarebbe stato un segno di ipocrisia per i cattolici e per i non cattolici. Questo equivale a negare un degno funerale a una persona, come dice D'Avanzo? solo un funerale con il prete e' un degno funerale?
2) Che l'Italia sia cattiva non da oggi e' — temo — una lampante verita'. Ma non per le vicende di Moro — o di Mastrogiacomo — o di Welby. Perche' siamo un paese abituato alla contrapposizione tra arroganti e coglioni, tra prevaricatori e poveri cristi — e i poveri cristi non hanno altro ideale che di poter passare dall'altra parte della barricata. Prima della politica — la politica non e' che lo specchio di questo ethos nazionale. E il problema non e' se la politica puo' essere meno cattiva della pancia di questo paese — ma banalmente se puo' governare la situazione in maniera da tenere il livello della sopraffazione sotto la soglia dell'anarchia — ed orientare almeno una parte di energie verso il mantenimento di un accettabile tasso di benessere comune. Si puo' fare anche sommando egoismi e cattiverie — mica e' una cosa da buonisti. Ma temo che la cattiveria sia un falso problema — quello vero e' la qualita' tecnica, la competenza della politica e delle istituzioni — e mi pare che su questo piano siamo messi peggio che su quello della cattiveria.


venerdì, 13 aprile 2007
Esageroma nen
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:12 am

D'accordo che in campagna elettorale si fa di tutto, come dimostra l'ineffabile Sindaco di Varallo. Ma, in una cittadina piemontese di cui non dico il nome, il Sindaco uscente si e' ricandidato con una lista civica che si chiama "Nome-della-citta' nostra" e che ha come simbolo una specie di sole padano/fiorellino fatto cosi':

E con questo nome e questo simbolo ha ovviamente (e del tutto legittimamente) tappezzato la citta' di manifesti. Peccato che il Comune, con singolare coincidenza di tempi, abbia lanciato una campagna informativa sui risultati dell'amministrazione in tema di ambiente e raccolta rifiuti, il cui manifesto e' intitolato "La nostra Nome-della-citta' sana e pulita". In alto, accanto allo stemma del Comune, talmente piccolo da risultare invisibile, un simbolo sostanzialmente identico a quello della lista del sindaco:

Via, Signor Sindaco, non sia cosi' timido! la prossima volta faccia stampare al Comune direttamente i manifesti con il suo faccione e la scritta RIELEGGIMI. Sarebbe un uso piu' trasparente del denaro pubblico…


sabato, 31 marzo 2007
Almeno uno straccio…
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:04 pm

L'emittente fiorentina Controradio ha lanciato questo piccolo appello:

“Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione), siamo tutti conviventi, siamo tutti gay, siamo tutti credenti e tutti laici. Ma vogliamo che lo stato sia laico. Contro lo scontro di civiltà. Contro la campagna vaticana martellante, pesante e volgare, giorno dopo giorno che iddio mette in terra. A questa volontà scientifica di provocazione, laici e credenti (uniti nella lotta) rispondono in maniera pacifica, brillante, simpatica, e non violenta.”
Mettiamo uno straccetto colorato alle nostre borse, alle auto, agli scooter, alle finestre, uno straccetto per dichiarare pubblicamente la nostra voglia di laicità e la nostra contrarietà alle pesanti e quotidiane ingerenze del Vaticano nella vita politica italiana. E scegliete voi il colore.
Gli ascoltatori hanno scelto: rosa scuro (porpora?).
Un microfono aperto lanciato quasi per gioco si è trasformato subito in un diluvio di telefonate per testimoniare la voglia di laicità.
Da questa mattina a Controradio (via del Rosso Fiorentino 2b, 50142 Firenze) sono disponibili straccetti per tutti. Coloriamo la città, come già è accaduto a Firenze, con le bandiere della pace e gli straccetti bianchi di Emergency. Invitiamo edicolanti, commercianti, benzinai – ad essere punto di distribuzione degli straccetti.

E se provassimo a farlo anche fuori di Firenze?

(Via Videopolitik)


venerdì, 30 marzo 2007
Non possumus
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:16 pm

Credo che i pochi lettori di The Rat Race lo sappiano ad nauseam: sono stato un prodiano della primissima ora — e ho pensato che la prospettiva del Partito Democratico fosse la sola speranza di questo paese di superare le appartenenze ideologiche e di lasciarsi alle spalle i contrapposti ingombranti retaggi della questione comunista e della questione cattolica. Insomma, di diventare una specie di paese normale — in cui c'e' una sinistra riformista decente e in cui si puo' forse sperare che prima o poi nasca una destra moderata decente.
Oggi pero' le condizioni stanno cambiando a una velocita' tale che probabilmente e' necessario ripensare a tutto il processo. La questione cattolica, infatti, viene riproposta come questione centrale della politica italiana. L'appartenenza al mondo cattolico e' di nuovo una discriminante politica talmente forte da sovrastare ogni altra considerazione. Ne sono testimonianza fenomeni congruenti e convergenti come la nota pastorale sui DICO, le posizioni dei cosiddetti Teodem, che non a caso parlano di una "nuova questione cattolica" — e cosi' via.
E' ancora pensabile in queste condizioni fondare un partito in cui l'appartenenza cattolica e quella socialista si stemperino in una dimensione programmatica, operativa — insomma in un partito che guarda laicamente (che vuol dire in modo non ideologico, ne' clericale ne' anticlericale) alle cose da fare per l'Italia? Oggi, sinceramente, temo di no: perche' il rischio forte e' che una parte — la sinistra socialista, liberale e laica — si disponga a fondare il Partito Democratico lasciando fuori dalla porta il suo retaggio ideologico, mentre l'altra — quella cattolica — rimane armata di tutto punto e disposta al dirottamento ideologico della nuova formazione politica. No — di fronte a questo pericolo — oggi veramente non possumus aderire al PD.
Per quanto mi riguarda — questa e' una sconfitta disperante. Perche' le ragioni del Partito Democratico mi parevano fortissime — addirittura necessitate: ne ho parlato a lungo altrove — e quindi non ripeto il pippone. E il guaio e' che non vedo all'orizzonte altre strade praticabili: per quanto indigeribile sia la prospettiva di un PD sotto l'ala minacciosa dei cattolici ratzingeriani, il sinistrone che Mussi e Giordano teorizzano in alternativa mi pare davvero un sinistro minestrone di movimentismi e radicalismi — senza prospettive e senza cultura di governo.
Riesce sempre piu' difficile avere speranza per questo paese.

Leggo dei due appelli di Micromega per negare l'8 per mille alla Chiesa Cattolica. Li condivido in pieno, nello spirito di fondo: credo — e l'ho scritto un sacco di tempo fa — che sia doveroso, per chi non condivide l'interventismo politico della Chiesa, non contribuire a finanziarla con il denaro pubblico. Ma perche' proporre di versare l'8 per mille proprio ai Valdesi? Ho grande simpatia ed assoluto rispetto per loro — ma sarebbe stata una indicazione piu' laica proporre semplicemente di destinarlo a una istituzione diversa dalla Chiesa Cattolica.

A margine: una delle tristi conseguenze di questa temperie e' che diventa sempre piu' difficile discutere di questioni religiose senza impantanarsi nella dicotomia tra devoti e anticlericali. A me piacerebbe — per esempio — ragionare con qualcuno di liberta' e fede — ma di questi tempi e con Bagnasco/Ruini/Ratzinger tra i piedi sembra un argomento difficile da riportare all'essenziale.


martedì, 20 marzo 2007
Acqua bene comune
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:53 pm

Non sono affatto sicuro che la proposta di legge di iniziativa popolare sulla gestione pubblica delle acque, il cui testo sta qui, sia in tutto e per tutto condivisibile; in particolare mi sembra un po' ideologica quando prevede il passaggio della gestione — in sostanza — a soli enti pubblici non economici e un po' propagandistica laddove prevede di finanziare il sistema idrico pubblico con la riduzione delle spese militari. Tuttavia mi pare che molte delle cose che la proposta di legge prevede siano sagge: in particolare il principio di fondo per cui l'acqua e' da considerare un bene comune da gestire a fini di utilita' pubblica e non di lucro.
Mi chiedo tuttavia se chi sta firmando la proposta in questi giorni ha capito che comportera' — a parita' di consumi — un aumento dei costi a carico delle famiglie, dato che prevede, al di sopra del limite di 300 litri a testa al giorno, una tariffazione equivalente a quella degli usi commerciali. Sia chiaro, credo che sia piu' che giusto far pagare l'acqua per quel che vale — e che l'attuale politica di tariffe minimali sia un pericoloso incentivo allo spreco. Ma non sono sicuro che molti virtuosi del politicamente corretto rinunceranno volentieri alla Jacuzzi dopo una dura giornata di volantinaggio…


domenica, 25 febbraio 2007
Magari fosse solo questione di Turigliatti!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:28 pm

Suzukimaruti in un interessante post sembra pensare che la crisi del governo Prodi si riduca al solito problema del massimalismo di una sinistra infantile — e aggiunge che non si tratta di un problema da poco, perche' non e' questione di qualche Turigliatto sparso, ma di un elettorato di sinistra che per un terzo circa si riconosce per davvero in quel tipo di radicalismo incapace di avere a che fare con la realta'.
Credo che abbia ragione e torto al tempo stesso. Ha ragione perche' sicuramente l'estremismo dei duri e puri e' un male di cui continuiamo ad essere vittime — e continuiamo ad esserlo perche' ha un reale seguito elettorale, rappresenta una fetta importante del paese. Come Berlusconi ne rappresenta un'altra. Non sono accidenti mandati dal cielo, sono rappresentanti di parti significative della societa' italiana.
Ma ha torto a pensare che questo sia *il* male della politica. Il male della politica e' che da ormai molto tempo non abbiamo una classe dirigente in grado di progettare a medio termine, di lavorare per quello che accadrà nel 2015 (non dico piu' in la' — questa e' cosa che comunque la politica non potrebbe fare — almeno non quella che risponde agli elettori). Se per incanto il governo Prodi si sbarazzasse di tutti gli estremisti e continuasse ad avere i numeri per governare — quali sono le tre priorita' che proporrebbe agli Italiani da qui a fine legislatura? Quali spese taglierebbe per finanziare *quelle* priorita'? Io vedo un preoccupante vuoto di progetto — al di la' dello sforzo di autoconservazione, l'unico che mobilita veramente le loro risorse.
E' per questo che ora sono tutti contenti perche' il governo reggera' — anche se per reggere dovra' fare il meno possibile e inchinarsi ai veti incrociati di tutti (ho apprezzato molto, a questo proposito, quello che ha scritto l'amico PCF sui dodici punti di Prodi: perche' a metter titoli siamo buoni tutti, ma il diavolo sta nei dettagli). Intanto la pelle e' garantita per un altro po'; nel frattempo qualcosa si studiera'.


sabato, 24 febbraio 2007
Il governo delle piccole intese
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:25 pm

Prodi tornera' alle Camere con il voticchio di Follini e forse di qualche altra ruota di scorta. Nel frattempo ha dovuto negoziare con questo e con quello — e perdere per via pezzi del programma su cui abbiamo eletto la sua risicata maggioranza. Prima di tutto i PACS/DICO, sacrificati al bisogno di tenersi stretti i voti di Mastella, De Gregorio, Follini e qualche altro — e magari per fare contento il senatore Andreotti. Poi, alla prima occasione, verranno fuori gli altri prezzi pagati a ognuno dei senatori che hanno (visibilmente o sotto traccia) trattato sul loro voto. Invece delle grandi intese — deprecabili — ci siamo lanciati sulle intese piccole e piccolissime con chiunque avesse un voto da offrire e qualcosa da chiedere.
Il governo che esce da questa prova e' sicuramente piu' debole, piu' ricattato/ricattabile, meno in grado di corrispondere alle attese degli elettori del centrosinistra. Altro che rilancio della coalizione: qui ci si muove sui gusci d'uovo — bisognera' fare il meno possibile per evitare di pestare i calli a qualunque senatore di maggioranza. Ci aspettano un po' di mesi di probabilmente inutile agonia.


mercoledì, 21 febbraio 2007
Sono durati meno di un anno
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:24 pm

Ho l'influenza addosso e quindi non ho proprio la forza di mettermi a scrivere un bel pippone sulla crisi di governo. Mi limito ad osservare che quel che avevo scritto il giorno dopo le elezioni del 2006 era una perfin troppo facile profezia — e che se si fosse tentato un percorso istituzionale, anziche' millantare una inesistente vittoria politica del centrosinistra probabilmente ora non ci troveremmo in queste nasse.
E adesso? La voglia di continuare come se niente fosse successo si taglia a fette: gia' si parla di reincarico a Prodi e di nuovo voto di fiducia al Senato. Ma questa soluzione non risolverebbe nulla. Altri sette o otto mesi di agonia — poi un altro stop perche' magari la Levi Montalcini non ce la fa piu' a venire ammirevolmente in Senato a votare.
So che quel che penso non interessa a nessuno e che non succedera' mai — ma continuo a credere che sarebbe l'ora di prendere atto che nessuno ha vinto le scorse elezioni — che non c'e' un mandato popolare (ne' parlamentare) a governare per nessuno. E allora un governo istituzionale subito — che tenga diritta la barra e riformi l'insostenibile legge elettorale — e poi a votare, prima che si puo'.


venerdì, 16 febbraio 2007
E se provassimo a fare a meno della realta' virtuale?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:51 am

… e cercassimo di guardare le cose nel merito, una volta tanto?
C'e' un disegno di legge del Governo che prevede che tra due persone conviventi si possa:
- prestarsi assistenza e avere diritto di accesso in ospedale in caso di ricovero dell'altro convivente per malattia;
- designarsi vicendevolmente a prendere decisioni sulle modalita' di cura del convivente in caso di malattia incapacitante, o sulla donazione di organi e sui funerali in caso di morte;
- chiedere un permesso di soggiorno per il convivente extracomunitario che non ne e' dotato;
- vedere riconosciuto il rapporto di convivenza ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia popolare;
- subentrare nel contratto d'affitto alla morte del convivente (sempre che la convivenza duri da almeno tre anni o che da essa siano nati dei figli);
- vedere riconosciuto il rapporto di convivenza al fine di favorire il mantenimento della comune residenza nei trasferimenti e nelle assegnazioni di sede dei dipendenti pubblici (anche qui: sempre che la convivenza duri da almeno tre anni o che da essa siano nati dei figli);
- avere diritto a una pensione di reversibilita' in caso di morte del convivente;
- avere diritto ad ereditare dal convivente se la convivenza e' durata almeno nove anni (cioe' piu' di molti matrimoni);
- avere diritto a un assegno di mantenimento da parte dell'ex-compagno se la convivenza e' durata almeno tre anni.
La norma non dice altro. Qualcuno, fuor di polemica e cercando di parlare di cose concrete, mi spiega come fa un provvedimento di questo genere a costituire una minaccia per la famiglia e per i valori su cui si fonda la nostra societa'? Per favore — dico davvero.


venerdì, 26 gennaio 2007
Il giorno della memoria … parziale?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:02 am

Ieri la Commissione Cultura della Camera ha approvato, con i soli voti della maggioranza, una risoluzione che impegna il Governo a sostenere lo studio e la conoscenza della Shoah nelle scuole. AN, UDC e Lega non hanno votato il documento; Forza Italia ha votato contro — e il suo capogruppo Garagnani ha argomentato cosi' alla stampa:

Condivido pienamente la prima parte, quella di condanna della shoah, spiega Garagnani. Meno la parte seguente, coi passaggi sul fascismo: "Andavano formulati in modo diverso- afferma- perché le altre valutazioni storiche e politiche non ci possono trovare d'accordo". (da Repubblica)

I passaggi sul fascismo della risoluzione sono i seguenti:

[La VII Commissione, premesso che]
. . .
- Anche in Italia trova sostegno e radicamento il revisionismo storiografico, che tende a minimizzare le responsabilità politiche e storiche del Nazismo e del Fascismo per la persecuzione e lo sterminio di milioni di esseri umani, ebrei, omosessuali, zingari, testimoni di Geova e dissidenti politici;
- Se Nazismo e Fascismo poterono perpetrare un tale Sterminio fu anche per un endemico antisemitismo presente nell'Europa di quei decenni; l'antisemitismo ed il razzismo rappresentano ancora oggi, in Italia e in Europa, un fenomeno non marginale;
. . .
[impegna il Governo] a sostenere, anche finanziariamente, le realtà che sul territorio nazionale sono impegnate nella conservazione e nella trasmissione della memoria della deportazione dall'Italia, in quanto parte essenziale della storia patria e patrimonio della Nazione, che riconosce nella lotta contro il nazifascismo l'atto fondante della democrazia repubblicana;
. . .

Piacerebbe capire quali di queste "valutazioni storiche e politiche" sul fascismo l'onorevole Garagnani non puo' condividere. Forse a quelli come lui piacerebbe ricordare la Shoah come una sorta di cataclisma celeste — senza responsabilita' umane precisabili — e senza responsabilita' politiche del nazismo e del fascismo. Una bella memoria selettiva — che oscura le responsabilita' dei colpevoli e fa a meno della storia. Dov'e' allora la differenza tra quelli come Garagnani e i negazionisti?


mercoledì, 24 gennaio 2007
Il giorno della memoria … comoda?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:07 pm

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Sbagliero' — ma a me Grillini e Titti De Simone che in Parlamento esibiscono il triangolo rosa — per protesta contro i leghisti che si oppongono al riconoscimento dei diritti delle famiglie gay — non sono proprio piaciuti. Ma per niente.
Non che non abbiano ragione — nel merito. Trovo indecente che l'omofobia clericale cerchi di impedire allo Stato di legiferare per il riconoscimento di elementari diritti delle persone, senza discriminazioni di orientamento sessuale.
Ma lo sterminio nazista degli omosessuali e' toto caelo un'altra cosa. E il paragone finisce per sminuire la memoria di quell'evento — e piegarla alle esigenze di una polemica politica tutto sommato piccola piccola. E' uno sport diffuso in Italia: si paragonano i giovani con la kefiah che gridano slogan idioti contro Israele alle SS, l'occupazione israeliana della Palestina alla Shoah, le scemenze intolleranti dei cattolici con l'abisso di abiezione dei triangoli rosa. E in questa marmellata l'orrore di Auschwitz rimpicciolisce — sbiadisce — non se ne percepisce piu' la totale incommensurabilita'.
No — non e' cosi' che si deve ricordare. Troppo comodo. E questa memoria non deve essere comoda. Nemmeno per Grillini.


venerdì, 29 dicembre 2006
Hic Rhodus, hic salta!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:46 am

Il premier irakeno dichiara che "nulla e nessuno potra' impedire che Saddam sia giustiziato".
L'Unione Europea riconosce come diritto fondamentale il diritto alla vita e proclama solennemente che nessuno puo' essere condannato a morte o giustiziato. Le linee guida dell'Unione nei confronti dei Paesi terzi che mantengono la pena di morte nel loro ordinamento prevedono una particolare attenzione a che i processi avvengano nelle condizioni minime di garanzia per gli imputati; tra queste ve ne e' una che recita: "La pena di morte non dovrebbe essere applicata come atto di rivalsa politica". Allora — se intendono avere un minimo di credibilita' sul tema dei diritti umani — i governi europei dichiarino chiaramente che l'Iraq deve scegliere tra la pena di morte e gli aiuti economici, tecnici, politico-diplomatici dei paesi dell'Unione. L'Iraq puo' avere il diritto di giustiziare un suo cittadino, forse. L'Europa ha certamente il dovere di non collaborare con un governo che fa una scelta del genere. Se no — sono tutte chiacchiere buone per i convegni.


giovedì, 14 dicembre 2006
Le dimensioni contano
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 pm

Non entro nel merito — non ho avuto tempo di leggere bene questa Finanziaria e quindi non mi azzardo. Ma proporre la fiducia su un maxiemendamento di millequattrocento commi e' dal punto di vista del metodo un modo veramente *pessimo* di fare legislazione. A suo tempo Ciampi, rinviando alle Camere la riforma dell'ordinamento giudiziario, aveva espresso perplessita' di ordine costituzionale su questa prassi:

… ritengo opportuno rilevare quanto l'analisi del testo sia resa difficile dal fatto che le disposizioni in esso contenute sono condensate in due soli articoli, il secondo dei quali consta di 49 commi ed occupa 38 delle 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo.
A tale proposito, ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l'attenzione del Parlamento su un modo di legiferare – invalso da tempo – che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata "articolo per articolo e con votazione finale".

Il centrosinistra allora all'opposizione aveva giustamente sottolineato questo aspetto del messaggio di Ciampi. Oggi che si arrabatta con le gioie del governo lo disattende in maniera clamorosa. Lo so — la tecnica legislativa e in genere le "formalita'" istituzionali ormai non interessano piu' a nessuno se non a me e a un centinaio di vecchi barbogi tra cui l'ex Presidente. Ma io credo che di "formalita'" sia fatta la sostanza del processo democratico — e una legge (scusate il bisticcio) illeggibile perche' non correttamente articolata mi pare scarso rispetto delle forme che si trasforma in scarso rispetto della trasparenza dovuta ai cittadini. Come minimo.

P. S. del 15 dicembre 2006. Ciampi oggi si e' rassegnato a votare la fiducia, ma la sua dichiarazione di voto suonava cosi':
Darò il mio voto favorevole alla Legge in esame, ma non posso non rimarcare con disappunto che ancora una volta viene fatto ricorso ad un modo di legiferare che non da oggi ritengo improvvido: articoli di legge composti da una innumerevole quantità di commi, in questo caso oltre mille. E' un modo di procedere che occorre dismettere.


lunedì, 11 dicembre 2006
Troppo presto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:25 am

Il destino personale di Pinochet mi lascia del tutto indifferente. E' stato un uomo sanguinario, corrotto, spietato — e un uomo che ha tradito il giuramento di fedelta' che un militare deve alla sua patria. Ma non vedo motivo di gioire per la sua morte — come per la morte di nessuno. A lui, se non altro, e' toccata la fortuna di morire di vecchiaia e con tutte le cure che si possono prestare a un uomo ricco e potente: a migliaia dei suoi oppositori non e' andata altrettanto bene.
Ma Pinochet e' morto prima che la giustizia potesse fare il suo corso; la sua morte interrompera' processi importanti per l'accertamento delle responsabilita' penali e politiche delle carneficine del golpe — e molti tireranno un sospiro di sollievo perche' la verita' non verra' a galla. Molti altri — i parenti, gli amici delle vittime — si vedranno negato definitivamente anche l'amaro riconoscimento di vedere condannati i colpevoli.
In questo senso, il vecchio tiranno e' morto davvero troppo presto.

P. S. Guardatelo bene, prima di dire "povero vecchio". Ricordatevi come era — ai tempi di questa foto. Dopo, se ci riuscite, potete anche provare pieta' per il vecchio.


Due amici pisani tentano un esperimento raro: un blog "di impegno civile molto locale".



giovedì, 10 agosto 2006
Aridaje…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:02 pm

Gianfranco Fabi sul 24 Ore di oggi (fondo di apertura in prima, intitolato "Trovare il coraggio di abolire le Province", non online) e su Radio24 torna alla carica sull'abolizione delle Province. Ha torto — e le ragioni le ho spiegate qui diverso tempo fa, quindi non ci torno sopra. Ma i luoghi comuni sono duri a morire, soprattutto quando servono a farsi con poca spesa un'immagine di razionalizzatori e modernizzatori della Pubblica Amministrazione.


domenica, 2 luglio 2006
Thatcherismo (di sinistra?)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:16 am

Il decreto Bersani sulla competitivita' e' la dimostrazione di una mia vecchia idea: che le cose veramente di destra e le battaglie veramente liberali in Italia le hanno sempre fatte solo i comunisti e/o i post-comunisti. In fondo e' per questo che sto a sinistra.


lunedì, 26 giugno 2006
NO
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:17 pm

Che belle facce xx xxxx — ahem, volevo dire depresse. Beh, da domani si dialoga: ma oggi e' bello vederli con quest'aria.


mercoledì, 21 giugno 2006
Vi prego, ignoratelo!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:44 pm

Lui-li', come si dice in Toscana.


martedì, 20 giugno 2006
Nessuno tocchi Caino
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:51 pm

Ora mi aspetto che i difensori della dignita' e dell'inviolabilita' "di ogni vita umana dal concepimento alla sua fine naturale" insorgano come un sol uomo contro l'ipotesi di condannare a morte Saddam Hussein. Almeno con tanta veemenza quanta ne impiegano contro l'aborto e gli esperimenti sulle staminali. Altrimenti vuol dire che sono loro che si sono eclissati, non D-o, che Caino alla fin fine lo difese piuttosto energicamente (Gn. 4:15).


Su www.lacostituzione.it il testo comparato della Costituzione *vera* e di quella che Calderoli & co. vorrebbero appiopparci.
Se avete ancora dubbi, correte a leggere e a votare NO.



mercoledì, 14 giugno 2006
Abolire le Province?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:10 pm

Massimo Riva sull'Espresso ritorna alla solita, trita idea di abolire le Province per risparmiare e per semplificare la PA. Credo che sia un'idea del tutto sbagliata — e ho provato a spiegare perche' in un commento al blog di Alfonso Fuggetta, che ha segnalato la notizia.


lunedì, 12 giugno 2006
Dovere civico?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:09 pm

OK, tutti hanno il diritto di essere incoerenti. O se non ce l'hanno — fanno finta di avercelo. Pero' un *minimo* di coerenza ogni tanto non sarebbe male. Soprattutto da quelli che pretendono di dar lezioni di morale all'universo mondo.
Ve li ricordate i vescovi italiani? quelli che facevano appello all'"astensione attiva" ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita? beh, quella stessa gente oggi dice che votare al referendum sulla riforma costituzionale e' un dovere civico.
Sempre di piu' mi convinco che questo paese e' malato di berlusconismo, con o senza Berlusconi.


giovedì, 8 giugno 2006
I barbari
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:26 pm

Non quelli di Baricco, che non ho avuto il tempo di leggere.

1) I governi occidentali esprimono soddisfazione e perfino gioia per l'uccisione di Al Zarkawi. Credo che Al Zarkawi fosse un criminale tanto sanguinario quanto spietato — e certamente un ostacolo importante sulla via della pace, di qualunque ipotesi di pace. Credo che Al Zarkawi fosse un nemico per tutti e non solo per la coalizione occidentale che occupa l'Iraq. Non sono un pacifista a tutti i costi, sono convinto che talvolta solo la violenza puo' fermare la violenza — e probabilmente il caso di Zarkawi era uno di questi. Ma vorrei se non altro che si provasse ribrezzo per la violenza che si e' costretti a esercitare. Tutto questo giubilo davanti a un nemico caduto, davanti a un'azione che ha fatto diversi altri morti, oltre al bersaglio — e fra questi, almeno a dire del GR1 di qualche ora fa, una donna e un bambino — beh, mi sembra assai poco civile — e perfino assai poco cristiano — da parte di tanti difensori dell'occidente cristiano*.
2) Si parva licet, anche l'intervista di Prodi a Die Zeit mi pare un segno di imbarbarimento. Dire che Berlusconi ha schiavizzato l'Italia e' una di quelle iperboli un po' ridicole e gratuite che finiscono per svuotare di senso le parole. E' — mi si passi il termine — una berlusconata della piu' bell'acqua. Quando Prodi dice che "il berlusconismo ha sistematicamente cambiato il popolo italiano, la mentalità della gente" ha certamente ragione — lui stesso dieci anni fa non si sarebbe mai sognato di rilasciare un'intervista cosi' berlusconiana nell'anima.

* A quanto pare c'e' chi non la pensa come me.


Sulla Festa della Repubblica non posso che ripetermi.



mercoledì, 31 maggio 2006
Non si comincia bene
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:32 am

Mastella va esternando la sua disponibilita' a firmare i documenti relativi alla grazia per Bompressi e per Sofri. Nel merito lo trovo perfino condivisibile. Pero' noi di sinistra abbiamo detto fino alla nausea, quando era ministro Castelli, che la grazia e' un potere sovrano del Presidente della Repubblica — e che la funzione del Guardasigilli e' puramente istruttoria ed ancillare. Piu' autorevolmente di tutti noi lo ha ribadito da poco la Corte Costituzionale. Quindi l'intervento di Mastella, se pure non supera i confini della legittimita', e' certamente inopportuno. Soprattutto perche' non risulta che il Presidente Napolitano abbia in alcun modo sollecitato l'avvio della procedura per Sofri o la ripresa di quella per Bompressi — e se lo ha fatto lo ha fatto con discrezione — nel primo caso Mastella finisce per tirare per la giacchetta, come si dice oggi, il Presidente; nel secondo e' venuto meno alla riservatezza istituzionale per farsi un po' di pubblicita' a buon mercato.
No, non si comincia per niente bene — e io che speravo in un governo noioso


sabato, 20 maggio 2006
Elogio della noia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:14 am

Il discorso di Prodi al Senato e' un pippone intollerabilmente noioso. Non l'ho ascoltato in diretta, ma — se conosco lo stile dell'uomo — l'ha letto con un tono che avrebbe fatto sembrare insulsa pure la Divina Commedia. Nell'opposizione non e' mancato chi ha fatto notare questa mancanza di verve.
A me sembra — francamente — una bella notizia. Mi auguro che questo governo tenga un profilo basso, parli per cifre e per atti, astenendosi dall'alzare i toni e dalle dichiarazioni altisonanti. Di politica spettacolare, di emozioni forti, di clima di rissa — ne abbiamo avuto piu' che abbastanza. Non so se l'attuale maggioranza e l'attuale governo sapranno ben governare — per quanto rappresentino la mia parte politica non mi pare che siano partiti in maniera particolarmente rassicurante: ma so che la politica, e soprattutto quella che ha responsabilita' di governo, dovrebbe essere noiosa e un po' grigia. Avere a che fare con la realta', tentare di rammendarla e di tenere insieme i pezzi e' un lavoro di pazienza, di compromessi, di tenace artigianato: una roba per niente attraente e per niente glamorous. Ecco, io spero che il nostro nuovo governo ci annoi a morte. E che governi.


domenica, 7 maggio 2006
Ultimo post su Berlusconi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:02 pm

… poi non ne parlo piu' almeno fino all'estate, che tanto non serve a niente.

Non ho simpatia ne' personale ne' politica per D'Alema — e non piangerei se non dovesse diventare Presidente della Repubblica (temo per altro che i nomi alternativi siano – salvo il vecchio Napolitano – tutti peggiori di lui). Magari un altro candidato potrebbe raccogliere un maggiore consenso — e questo certo sarebbe un bene.
Ma – e lo saprebbero perfino i miei vecchi alunni dopo la prima lezione di educazione civica – eleggere D'Alema al Quirinale con i voti della maggioranza sarebbe del tutto normale e legittimo sotto il profilo istituzionale — e sarebbe altrettanto legittimo opporsi sul piano *politico*. Invece, minacciare lo sciopero fiscale non e' un atto *politico*: e' incitare a rompere il patto di cittadinanza, quel patto che vincola tutti a contribuire al bene comune rinunciando a parte della propria autonomia e delle proprie risorse. Non e' uno strumento lecito di lotta politica — perche' mina alla base la polis. E' pura e semplice eversione — e come tale andrebbe trattata.


mercoledì, 3 maggio 2006
Ciampi unloaded
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:14 pm

Palazzo del Quirinale, 3 maggio 2006
L'Ufficio Stampa del Quirinale rende nota la seguente dichiarazione del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi:
"Sono profondamente grato per le molteplici dichiarazioni in favore della mia rielezione a Presidente della Repubblica, anche perchè esse implicano una valutazione positiva del mio operato quale Capo dello Stato, garante dell'unità nazionale e custode dell'ordine costituzionale.
Interpreto questa convergenza di parti politiche diverse sul mio nome come disponibilità a quel civile confronto che – al di là delle naturali asprezze della dialettica politica, acuite dal recente momento elettorale – è premessa e condizione, indispensabili, della saldezza delle istituzioni e, quindi, della salute della Repubblica.
Tuttavia tali dichiarazioni mi inducono, per una esigenza di doverosa chiarezza, a confermare pubblicamente la mia "non disponibilità" ad un rinnovo del mandato, anticipata nel messaggio di commiato di fine anno.
Non ritengo, infatti, data l'età avanzata di poter contare sulle energie necessarie all'adempimento, per il lungo arco di tempo previsto, di tutte le gravose funzioni proprie del Capo dello Stato.
A ciò si aggiunge una considerazione di carattere oggettivo, che ho maturato nel corso del mandato presidenziale: nessuno dei precedenti nove Presidenti della Repubblica è stato rieletto. Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa.
E' bene non infrangerla.
A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato."

Ora che Ciampi ha sgombrato il campo con la chiarezza e la correttezza istituzionale che gli sono proprie, siamo capaci di eleggere una donna al Quirinale?
Un'altra domanda (a cui chiedo risposta da chi e' *tecnicamente* piu' competente di me): ora che la Corte Costituzionale ha dato ragione a Ciampi e torto a Castelli sulla questione della grazia, il Presidente puo' ancora riuscire a farsi/farci un ultimo regalo prima della scadenza del suo mandato e liberare Adriano Sofri — o e' fuori tempo massimo?


martedì, 2 maggio 2006
Non da me
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:27 pm

Berlusconi subito prima di rassegnare le dimissioni del suo governo: "Saremo rimpianti e ricordati come il miglior governo della Repubblica". (da Repubblica)


domenica, 30 aprile 2006
Sarebbe l'ora
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:32 am

Su tutta la vicenda dell'elezione del Presidente del Senato taccio — perche' mi pare percorsa da aspetti talmente miserandi che commentarli sarebbe troppo. Ora che e' alle spalle, c'e' da pensare alla Presidenza della Repubblica. Al di la' dell'ipotesi di un "Ciampi reloaded", che avrei visto di buon occhio soltanto se avesse preluso ad un rapido ritorno alle urne, credo che sarebbe importante uscire dai percorsi stantii che sembrano disegnarsi e tentare di dare un vero segnale di rinnovamento: eleggere una donna Presidente della Repubblica. I nomi non mancano — e non sta certamente a me farli — e il tempo e' assai piu' che maturo.

Scopro che c'e' un blog per la candidatura di Tina Anselmi. Personalmente preferirei una donna con una storia piu' a sinistra — ma anche lei sarebbe una bella scelta.


venerdì, 28 aprile 2006
Morire per cosa?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:31 pm

A me — la cosa che mi sconvolge di piu' della morte dei nostri soldati a Nassiriya e' quanto e' stata profondamente inutile. Scandalosamente inutile — sotto ogni punto di vista. E badate: non lo dico perche' ho sempre sostenuto che in Iraq non dovevamo nemmeno metterci piede. L'ho sempre detto e lo dico ancora — ma la questione che vorrei sollevare e' diversa.
Forse il mio ragionamento suona cinico — credetemi, non lo e' — al contrario. Proprio perche' mi pare che uno stato dovrebbe avere a cuore piu' di tutto la vita dei suoi cittadini — civili e militari — credo che dovrebbe essere pronto a sacrificarla soltanto di fronte a preponderanti interessi nazionali o addirittura sovranazionali.
Invece: i nostri soldati sono morti per una missione che piu' nessuno vuole, ne' a destra ne' a sinistra. E' tutto un gran ripetere che stiamo per andarcene, che il disimpegno e' vicino, che le ragioni della nostra presenza militare sono venute meno (o che non ci sono mai state). Chiedete a qualunque partito in Parlamento: non ne troverete uno disposto a sostenere oggi le ragioni *politiche* della missione militare. Quindi i nostri soldati sono li' per inerzia, per la difficolta' del centrodestra di tornare sui suoi passi — ma la loro presenza non corrisponde piu' ad alcun intento di politica internazionale del nostro paese.
Diro' di piu': non corrisponde neppure ad alcun vantaggio politico/economico/di immagine ecc. ecc. dell'Italia. Non abbiamo ottenuto ne' prestigio internazionale, ne' una parte significativa del business della ricostruzione, ne' sconti sulla nostra bolletta petrolifera. Niente. Portiamo a casa un po' di morti e un bel pacchetto di spese.
Quanto agli obiettivi dichiarati della guerra, meglio lasciar perdere. Le armi di distruzione di massa erano la bufala del millennio. Il "cambio di regime" ha trasformato l'Iraq da un inferno governato da un tiranno ad un inferno in preda a una guerra civile inarrestabile, che sta sfuggendo a ogni controllo. La democrazia irachena e' talmente solida che non riesce a mettere insieme un governo nemmeno in quattro mesi e nemmeno sotto la dettatura di Rummy e Condy. Il Medio Oriente pare piu' instabile che mai. Il terrorismo, lungi dall'essere stato sradicato o anche soltanto indebolito, pare godere della miglior salute immaginabile.
Da ogni punto di vista che riesco a concepire: questi nostri soldati sono morti per niente. Fa ancora piu' male.
Dovevamo non metterci piede. Dovevamo andarcene prima. Dobbiamo andarcene adesso — se non altro perche' non e' ammissibile pensare ad altre vittime in cambio di nulla.


giovedì, 20 aprile 2006
Da squalifica
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:10 pm

Sono tra i primi ad aver sostenuto che Prodi non ha vinto *politicamente* le elezioni. Quello che e' certo, pero', e' che le ha vinte sul piano formale, quello dei numeri. Anche (o soprattutto) grazie alla legge elettorale voluta proprio per impedirgli di vincere.
Che Berlusconi e i suoi rifiutino di riconoscere questo semplice dato di fatto e' totalmente inaccettabile. E' come se una squadra di calcio che subisce un gol, invece di ricominciare a giocare, provasse a sequestrare il pallone e ad impedire la prosecuzione della partita. Lo fanno i mocciosi. Nello sport vero un comportamento simile comporterebbe la squalifica e la sconfitta a tavolino. Peccato che la giustizia sportiva non si possa occupare delle competizioni elettorali.


giovedì, 13 aprile 2006
E' un troll
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:07 am

Ebbene si', la diagnosi di Beppe Caravita e' perfetta. Come abbiamo fatto a non pensarci prima, noi reduci delle loredanemorandi?


mercoledì, 12 aprile 2006
Previsione azzeccata
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:37 pm

Prodi continua a parlare di vittoria e di governo per cinque anni e Berlusconi di brogli su un milione e fischia di schede. L'incarico di governo verra' dato dal nuovo Presidente della Repubblica, verosimilmente fra non meno di cinquanta giorni. Epifani silura l'ipotesi di un governo tecnico e Cossiga brucia il nome di Monti. Direi che tutto procede secondo copione. Accetto scommesse su quanti giorni passeranno prima che tutti i miei sette punti vengano contraddetti…


martedì, 11 aprile 2006
Sette cose che non succederanno
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Se questo fosse un paese appena appena decente, probabilmente non avremmo avuto questi risultati elettorali. Pero' voglio esercitarmi in una finzione accademica — e provare a prospettare un percorso politico che un paese appena appena decente, dopo queste elezioni, cercherebbe di mettere in piedi. Ovviamente — data la premessa — niente o quasi niente di quel che scrivo succedera' — ma sapete com'e', uno deve pur tentare di esercitare la ragionevolezza — prima di arrendersi all'evidenza dell'irrazionalita'.
1. Prodi e i suoi smetterebbero *subito* di cantar vittoria: il centrosinistra non ha vinto e non ha un mandato popolare per governare. Se ha una maggioranza significativa alla Camera e' solo grazie a una legge elettorale definita con un termine tecnico "una porcata" (certo, si puo' obiettare che alla fine si e' ritorta contro gli apprendisti stregoni che l'hanno inventata, ma non cambia la sostanza); al Senato qualche risicato voto di vantaggio dipenderebbe esclusivamente dai senatori a vita e dagli eletti della circoscrizione estero: cioe' da persone che *non* rappresentano la volonta' del corpo elettorale correttamente inteso (sul voto degli Italiani all'estero ho sempre ritenuto che sia un'assurdita' e un controsenso democratico: non ho cambiato idea perche' oggi ci possono far da ciambella). Pensare di governare cinque anni con questa situazione e' — oltre che del tutto velleitario — assai poco democratico.
2. Berlusconi accetterebbe *subito* il responso elettorale cosi' come e', per chiudere il piu' rapidamente possibile la fase di totale incertezza, che tra l'altro fa male ai mercati e alla stabilita' gia' acciaccata del paese. Anche perche' questi risultati sono figli della *sua* legge elettorale e perche' in ogni caso neppure il centrodestra avrebbe i numeri o il mandato elettorale per governare — non piu' del centrosinistra.
3. Centrodestra e centrosinistra andrebbero insieme da Ciampi a chiedere tre cose:
- la sua disponibilita' ad essere rieletto Presidente — in puro spirito di servizio verso la Repubblica –, con un voto plebiscitario al primo scrutinio ed eventualmente con l'implicito accordo che passata l'emergenza potra' dimettersi quando riterra' opportuno;
- che dia l'incarico di formare il nuovo governo *subito* (prima della rielezione) a una personalita' di sua fiducia, al di sopra delle parti e con lo specifico (e limitato) mandato di riportare il paese nei parametri del patto di stabilita': l'uomo ideale ce l'abbiamo — e si chiama Mario Monti;
- che dichiari fin d'ora che — esaurito il mandato del governo al piu' tardi dopo la finanziaria 2007 — chiamera' gli Italiani a votare per un nuovo Parlamento.
4. Monti farebbe un governo caratterizzato da ministri economici di alto profilo e di nessuna speranza/ambizione di restare in politica, con un occhio a coinvolgere personaggi che godano di autorita' e prestigio presso le forze sociali, sindacati compresi. Al di fuori dei ministeri economici, sceglierebbe figure dignitose ma di secondo piano, preferibilmente non troppo legate ai partiti: tanto dovrebbero gestire l'ordinaria amministrazione e nulla piu'. Questo governo si cercherebbe i voti in Parlamento senza una maggioranza precostituita, ma con la "non sfiducia" delle principali forze politiche.
5. Il governo farebbe una politica economica di lacrime e sangue, scontentando tanto l'elettorato di sinistra che quello di destra, ma dando una rassettata ai conti pubblici — e magari introducendo qualche misura di rilancio dell'economia, ammesso che si riesca a trovarne una capace di ottenere il necessario consenso in Parlamento.
6. La Finanziaria 2007 verrebbe approvata in anticipo, diciamo entro novembre 2006.
7. A febbraio-marzo 2007 si voterebbe di nuovo. Se gli schieramenti volessero bene all'Italia, nel frattempo avrebbero assicurato un ricambio generazionale, proponendo dei nuovi leader al posto degli artefici del disastroso pareggio di oggi.
Sto delirando? Ma tanto ve l'avevo detto che non succedera' niente di tutto questo, no? Ed e' per questo che me ne voglio andare.

Tre noterelle a margine — tanto il pippone e' gia' un pippone, qualche paragrafo in piu' non puo' peggiorare il risultato.
1. Non ho e non ho mai avuto alcuna simpatia terzista e detesto le grandi coalizioni. Proprio per questo credo che l'attuale legislatura dovrebbe avere vita brevissima — e l'unico percorso *responsabile* per poter votare di nuovo senza sfasciare tutto mi pare questo. L'alternativa e' qualche mese di rissa senza quartiere — e poi votare lo stesso perche' nessuno ha la forza per governare. O una vera grande coalizione, che sarebbe capace di tirar fuori tutto il peggio dell'uno e dell'altro schieramento.
2. Sono stato un prodiano della primissima ora e ho creduto a lungo che Prodi potesse fare la differenza e dare all'Italia un governo moderno. Ma ora credo che sia venuto il momento di passare la mano: evidentemente la sua persona e la sua ricetta politica — in oltre dieci anni — non hanno avuto la capacita' di imporsi.
3. Tra poco c'e' il referendum sulla riforma costituzionale: eravamo tutti convinti che sarebbe stato poco piu' che una formalita' e che avremmo respinto quell'obbrobrio senza nemmeno doverci affaticare troppo, contando sulla minor capacita' di mobilitazione dell'avversario. L'affluenza alle urne dimostra che non e' cosi'. Sara' una battaglia durissima, all'ultimo voto — e non possiamo permetterci di non vincere nemmeno questa volta. Ne va davvero della *sostanza* della democrazia in Italia.


martedì, 11 aprile 2006
Che mal di stomaco, gente!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:52 am

Mancano una cosa come 35 sezioni, grosso modo 30000 voti — e l'Unione e' ancora avanti di piu' o meno 27000 voti. Al Senato la destra e' avanti di un solo senatore, senza contare quelli a vita e quelli eletti dalla circoscrizione estero. Occhio e croce dovremmo aver scampato la catastrofe. Il disastro no, ma dobbiamo accontentarci di sentirci consolati per cosi' poco.
Sul lavoro all'estero non ho cambiato idea. E le dichiarazioni di vittoria di Rutelli, Fassino e Prodi (stando a Repubblica di un minuto fa*) non fanno che confermarmi nell'idea che da questo paese bisogna scappare: quando i tuoi leader riescono a felicitarsi di un risultato del genere, vuol dire che siamo alla frutta. Tutti.

* Prima che spariscano, le immortalo:
02:47 Prodi sul palco: "Abbiamo vinto"
Il leader dell'Unione Romano Prodi è salito sul palco in Piazza Santi Apostoli. Mentre saliva circondato dai giornalisti accompagnato da Francesco Rutelli ha esclamato ai giornalisti: "Abbiamo vinto".

02:46 Rutelli: "Una gioia infinita"
"Una sofferenza infinita e una gioia infinita. Ora stiamo tutti sotto il simbolo dell'Ulivo, abbiamo una maggioranza che ci vuole". Così il leader della Margherita Francesco Rutelli, commenta il risultato del voto alla Camera, brindando nella sede del partito.

02:45 Fassino: "Il centrosinistra ha vinto le elezioni"
"I dati ormai quasi completati ci dicono che il centrosinistra ha vinto le elezioni". Lo ha detto Piero Fassino sceso nella sala stampa dei Ds per commentare i risultati delle elezioni.

P. S. Definitivi alle 3.22: Unione 19.001.684; Casa delle Liberta' 18.976.460. Vado a dormire con un po' di magone in meno. Ma poco, eh –


Qui si incrociano le dita, ma a quanto pare i coglioni se lo sono levato dai coglioni



Miserabile fallimento, lo scoprono ora. Se leggete Mantellini, c'e' da morire dalle risa.



mercoledì, 5 aprile 2006
Mi spiego meglio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 6:02 pm

L'avevo promesso — e mantengo. L'articolo di Lorenzo Mondo sulla Stampa del 3 aprile e' di una bruttezza ripugnante. Cito, cosi' ci capiamo meglio:

Abbiamo infatti appreso che su Mario Alessi, il più sfrontato e spietato degli assassini, pendeva una condanna a cinque anni di carcere per lo stupro di una ragazza consumato nel Duemila in Sicilia, sotto gli occhi del fidanzato legato a un albero. I due gradi di giudizio erano stati concordi nella condanna, che per diventare esecutiva esigeva ancora la pronuncia della Cassazione.
Appaiono già lunghissimi cinque anni per sanzionare un crimine accertato, ma diventa surreale l'attesa di una parola definitiva per la quale sembrerebbero bastare nel caso, con tutto l'agio degli emeriti giudici, ventiquattro, al massimo quarantott'ore di carte sfogliate, di sapienti dibattiti. Stando, beninteso, al comune sentire, che non s'intende di pandette, di codicilli, di precisazioni ed eccezioni, delle quali suole imbellettarsi una avvizzita giustizia.

L'uccisione di un bambino e' certo uno di quei crimini che suscitano un orrore tale da perdere la misura — e da padre capisco le pulsioni di linciaggio che si sentono da tante parti, anche insospettabili (Rizzo dei Comunisti Italiani che invoca l'ergastolo "senza sconti di pena", Buglio della Rosa nel Pugno, il partito ipergarantista per eccellenza, che dice "Bisogna metterli in cella e buttare via la chiave"). Ma la giustizia — con le sue forme, le sue cautele, la presunzione di innocenza, i tre gradi di giudizio, le garanzie per gli imputati — beh, tutte queste cose servono proprio ora, che si sente allo stomaco la morsa del disgusto e il bisogno di cancellare anche fisicamente gli autori di tanto orrore.
L'"avvizzita giustizia" non serve ad altro — se vogliamo — che ad imbrigliare ed a disinnescare le pulsioni di vendetta, a sostituirle con forme garantite di protezione sociale. Le sue pandette e i suoi codicilli, le precisazioni e le eccezioni, lungi dall'essere un orpello e un belletto, sono la garanzia della imparzialita', della necessaria impermeabilita' alle emozioni, ai turbamenti. La legge segue delle forme — che sono a tutela di tutti. Saltare le forme, o disprezzarle in nome del "comune sentire" e' la negazione dello stato di diritto — e non a caso (mi insegnano) il "comune sentire" era uno dei fondamenti del diritto nella Germania nazista. E' proprio ora che abbiamo bisogno della freddezza, dell'impersonalita' e della distanza della Giustizia — ora che dobbiamo difenderci anche dai nostri sentimenti offesi.
Certo, si puo' discutere sulle lentezze dei processi in Italia, chiedersi perche' ci vogliono cinque anni, quando va molto bene, per arrivare alla fine di una vicenda giudiziaria. Ma in primo luogo non ha diritto di chiederlo chi in tutti questi anni ha brandito le garanzie dell'imputato e la presunzione di innocenza come strumento di difesa personale e di parte — e ha piu' e piu' volte messo mano alle normative proprio per rendere piu' difficile la condanna degli imputati: le uniche parole che vorremmo sentire da quella parte sono "Abbiamo sbagliato". In secondo luogo dovremmo parlare di organici insufficienti, di strumenti inadeguati, di fondi per il funzionamento dei tribunali ridotti al lumicino, di moltiplicazione futile del ricorso alla giustizia penale — tutte cause vere di ingorgo dell'opera della magistratura: ma sono argomenti che non soddisfano la voglia di forca.
Di una cosa non possiamo permetterci di discutere: della tenuta delle garanzie — quelle garanzie che e' troppo facile scambiare per formalismi bizantini ed arzigogoli senza sostanza. E' su quegli arzigogoli che si fonda la distinzione tra una societa' civile e la barbarie. E la civilta' — per quanto disagio possa mettere addosso — sta poi tutta li', nel non toccare Caino — nel non condannare nemmeno Mario Alessi senza passare attraverso la bonne et due forme. Abbiamo bisogno di dighe contro l'incivilta' — e additare la giustizia al pubblico ludibrio come fa Mondo e' un bel modo per prendere a picconate la diga proprio nei giorni della piena.


Trovo di una bruttezza ripugnante questo articolo di Lorenzo Mondo sulla Stampa. Poi argomentero', ma intanto volevo dirlo.



lunedì, 3 aprile 2006
In memoriam
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:57 am

Ieri si e' celebrato il sessantaduesimo anniversario dell'eccidio fascista della Benedicta, il peggior massacro che queste zone del Piemonte abbiano visto durante la guerra — ma soltanto uno dei moltissimi.
Negli anni passati, diverse amministrazioni di centrodestra della zona si erano sottratte alla partecipazione, trovando evidentemente fastidioso tutto quell'antifascismo. Quest'anno non so. Pero' darei qualcosa per vivere in un paese in cui certe ricorrenze fanno parte del tessuto di valori condivisi, talmente universali da sembrare perfino un po' polverosi e noiosetti.


lunedì, 3 aprile 2006
Che fatica votare!
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:25 am

(Qui, non in Israele)

CORREZIONE: i seggi attribuiti alla coalizione maggioritaria al Senato in Piemonte 2 sono 13 e non 12 (55% con arrotondamento per eccesso). Mi scuso per l'imprecisione; ma il ragionamento di fondo non e' inficiato.

Sto cercando di capire come fare a mantenere un minimo di valore al mio voto con questo sistema elettorale. Mi spiego meglio: al di la' della scelta "di campo" tra destra e sinistra, il proporzionale in salsa berlusconiana non lascia apparentemente altra liberta' di voto agli elettori. Con le liste bloccate sono le segreterie di partito che decidono chi ha la certezza, chi una solida possibilita' e chi nessuna di entrare in Parlamento. In realta' il potere degli elettori di scegliersi i rappresentanti e' ridotto al lumicino. Personalmente non ci sto — voglio per lo meno che il mio voto non serva ad eleggere qualcuno che proprio non mi va giu'. Provo a spiegare come penso di fare — nella speranza di rendermi utile a qualcuno che ha il mio stesso problema — e magari di ricevere lumi da qualcuno che ha trovato soluzioni migliori della mia.
La cosa fondamentale e' capire quanti seggi potrebbe prendere la lista che vorreste votare nella vostra circoscrizione. In realta' c'e' una buona dose di azzardo e di complicazione anche in questo primo passo, perche' implica una "scommessa" su chi vincera' le elezioni al Senato nella vostra Regione e chi le vincera' alla Camera a livello nazionale: da questo infatti deriva l'attribuzione dei premi di maggioranza che si spalmano sulle liste a livello circoscrizionale.
Dovete anche essere in grado di calcolare quale e' (alla grossa) la percentuale di voti che le vostre liste di circoscrizione alla Camera apportano al risultato nazionale delle liste stesse, perche' e' su questa base che avverra' il riparto dei seggi per circoscrizione.

Esempio*.
Circoscrizione Piemonte 2 (la mia) alla Camera – Ipotesi di vittoria dell'Unione a livello nazionale.
L'Unione prende in questa circoscrizione piu' o meno il 3,4% del voto nazionale, che fa grosso modo undici o dodici seggi con il premio di maggioranza (nove o dieci se invece si dovesse perdere a livello nazionale). Questo significa piu' o meno 7 o 8 seggi al listone dell'Ulivo, uno a testa a Rifondazione, Rosa nel Pugno, Verdi e Comunisti [per la cronaca e' andata cosi': Ulivo 7, Rifondazione, Rosa nel Pugno, Comunisti e Italia dei Valori 1 seggio a testa -- non avevo sbagliato tanto (11 aprile 2006)].
Circoscrizione Piemonte al Senato – Ipotesi di vittoria (sia pure di misura, ma questo farebbero capire i sondaggi) dell'Unione a livello regionale.
Con il premio di maggioranza scatterebbero per l'Unione 12 seggi, che si distribuirebbero proporzionalmente grosso modo cosi': 4/5 ai DS, 3/4 alla Margherita, 1/2 a a Rifondazione, 1 a testa a Rosa nel Pugno, Comunisti e forse Verdi.
Circoscrizione Piemonte al Senato – Ipotesi di vittoria della Casa delle Liberta' a livello regionale.
Alle minoranze andrebbero 10 seggi, presumibilmente tutti all'Unione: 3/4 ai DS, 3 alla Margherita, 1/2 a Rifondazione, 1 alla Rosa nel Pugno e forse 1 a Comunisti/Verdi [qui sono stato meno bravo: 3 ai DS, 2 a Margherita e Rifondazione, 1 a Di Pietro e 1 a Comunisti/Verdi].

A questo punto avete una ipotesi piu' o meno ragionevole di distribuzione dei seggi (io me la sono fatta a mano, ma se vi fidate ci sono i dati sulle circoscrizioni della Camera che ha pubblicato Il termometro politico. Non e' finita qui.
Scartate le teste di lista (i candidati "nazionali" che stanno in cima alla lista e che sono presenti in piu' circoscrizioni: c'e' una significativa possibilita' che siano eletti altrove e quindi lascino il posto ai primi dei non eletti nella vostra circoscrizione); contate da qui in giu' il numero di seggi attribuiti alla lista. Magari aggiungetene uno per sicurezza e/o scaramanzia. I primi nomi non vi interessano: saranno eletti *comunque*, che voi votiate per quella lista o meno. Invece concentratevi sugli ultimi: sono i candidati in bilico, quelli che potrebbero finire in Parlamento o no a seconda del risultato del partito — in altri termini, sono quelli per cui il vostro voto e' determinante.

Esempio*.
Circoscrizione Piemonte 2 alla Camera – Lista dell'Ulivo.

PRODI ROMANO (testa di lista – scartatelo, sara' eletto probabilmente altrove)
GENTILONI SILVERI PAOLO (testa di lista – scartatelo, sara' eletto probabilmente altrove)
DAMIANO CESARE (1 – eletto sicuro, non ve ne preoccupate)
LOVELLI MARIO (2 – eletto sicuro, non ve ne preoccupate)
LEDDI IN MAIOLA MARIA (3 – eletto sicuro, non ve ne preoccupate)
RAMPI ELISABETTA (4 – eletto sicuro, non ve ne preoccupate)
FIORIO MASSIMO (5 – eletto sicuro, non ve ne preoccupate)
BARBI MARIO (6 – assai probabilmente eletto, verificate chi e' prima di votare la lista)
GIULIETTI GIUSEPPE (7 – probabilmente eletto, verificate chi e' prima di votare la lista)
RABINO MARIANO (8 – potrebbe essere eletto se la lista va bene, il vostro voto potrebbe essere determinante)
ZARETTI GRAZIANO (9 – qualche probabilita' di essere eletto, non trascuratelo)
PASTORE PIER LUIGI (da qui in giu' scarse o nulle probabilita' di elezione)
SCAGLIA CLAUDIO UMBERTO
TRIVELLI MAURO
DONETTI JENNY
RASORE MARINA
BERARDO LIVIO
PIOLA GIANPIERO
ANTONIETTI GIORGIO
STEFANUZZI VALERIO
PORTINARO ALESSANDRO
ANFOSSO VALERIA**

A questo punto, lista per lista tra quelle che considerate "votabili", studiatevi le biografie politiche dei candidati "in bilico": il vostro voto servira' ad eleggere o a mandare a casa proprio loro, per tutti gli altri il gioco e' gia' fatto. Quando avete il panorama completo, fate un raffronto e decidete dove mettere la vostra croce.
Per farvela breve, sono diverse ore di lavoro per i calcoli e diverse ore di lavoro per scovare notizie sui candidati — e solo per ridurre il tasso di casualita' del vostro voto, non per riuscire a votare davvero per un candidato che vi piace. D'altronde, che questo sistema elettorale sia una porcata, lo dicono anche gli indecenti che lo hanno voluto.

P. S. Tutta 'sta fatica per essere sicuro di non votare un astensionista!
P. P. S. Dimenticavo: se la vostra lista non prende alcun seggio nella circoscrizione, NON significa che il vostro voto andra' perso: sempre che superi gli sbarramenti previsti dalla legge, l'attribuzione dei seggi e' regionale per il Senato e nazionale per la Camera — quindi il voto che avete dato potrebbe contribuire indirettamente all'elezione di un candidato altrove (tipicamente ai primi posti nelle circoscrizioni piu' popolose).

* Gli esempi sono fatti sulla mia circoscrizione e sulle liste dell'Unione, perche' anche i sassi sanno che sto in Piemonte e che votero' per Prodi: ma il calcolo — variati i nomi e le liste — vale per qualunque partito e orientamento politico — e per qualunque circoscrizione.
** Ovviamente con liste che hanno percentuali piu' basse, il gioco e' piu' semplice: scartate le teste di lista, il primo candidato e/o il secondo sono probabilmente i soli che val la pena di prendere in esame.


mercoledì, 8 febbraio 2006
I disastri del sistema elettorale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 10:47 pm

Fiorello Cortiana, oltre ad essere un amico, e' uno dei pochi parlamentari italiani che abbiano considerato strategica la questione di come si evolve in Italia e in Europa la societa' dell'informazione. E' stato protagonista di battaglie importanti per i diritti in rete, per la liberta' di circolazione della conoscenza, per la diffusione del software libero, contro i brevetti software, e cosi' via. Insomma, e' uno che secondo me rappresenta questo pezzo di mondo della rete — come la politica nazionale sembra non saper fare quasi mai. La conferma viene dalla notizia di queste ore, che Fiorello non verra' ricandidato nelle liste dei Verdi. In generale non penso che votero' per i Verdi (francamente, non so ancora per quale pezzo di Unione votero'), ma credo che l'uscita di Cortiana dal Parlamento sarebbe una perdita significativa — ed un pessimo segnale politico. E' possibile firmare una lettera aperta a Pecoraro Scanio per dire queste cose — io l'ho firmata e credo che dovreste firmarla pure voi.
A margine: questo sistema elettorale — dico una banalita' — con il meccanismo delle liste bloccate — e' un obbrobrio che incitera' i partiti a dare il peggio di se' nella scelta dei candidati. La corsa dei trasformisti, degli apparentati, delle cordate e delle controcordate rischia di produrre delle liste talmente brutte da far passare la voglia di votare. A dire il vero, una soluzione ci sarebbe, e pure sperimentata: fare le primarie anche per scegliere i candidati dei partiti. Non dico che risolverebbe tutti i problemi, ma probabilmente il peggio del peggio lo eviteremmo. E risponderemmo al grande bisogno di democrazia e di partecipazione che il popolo dell'Unione sta esprimendo ogni volta che puo'. Non possiamo permetterci il rischio di deluderlo con liste impresentabili.
A margine del margine: personalmente non votero' per eleggere un astensionista. A costo di scegliere il partito sulla base di questa sola regola.


martedì, 24 gennaio 2006
Italia, sforzati!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:31 pm

Da DotComa scopro questa foto, che ho rapidamente trasformato in banner, per chi lo vuole.


… e cosi' si conferma che Rutelli ha fatto l'ennesima cazzata.



Il guaio e' che Alessio ha fin troppa ragione.



sabato, 12 novembre 2005
Chiedo scusa
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

io personalmente, come italiano, visto che nessuna autorita' di questo schifoso paese clericale intende farlo, ad Adelina Parrillo, compagna di Stefano Rolla, ucciso a Nassiriya due anni fa. Alla cerimonia di commemorazione la hanno lasciata fuori perche' i due "non erano sposati".
Sono talmente indignato e avvilito che non riesco nemmeno a commentare. Pero' sarei contento di sentire che hanno da dire i virtuosi avversari cattolici del riconoscimento delle coppie di fatto.


venerdì, 4 novembre 2005
L'istinto delle cose sbagliate
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:56 pm

Ho avuto l'onore di incontrare Rita Borsellino a Pisa, qualche anno fa — e mi ha fatto un'impressione profonda, per la sua forza, per la sua passione, ma anche per la sua assoluta, drammatica, concretissima lucidita'. Da ex amministratore pubblico sono consapevole che non basta essere lucidi, appassionati ed onesti per fare bene un mestiere difficile e irto di tecnicismi come il presidente di una Regione — e della Sicilia poi, che ha uno statuto di autonomia talmente ampio da fare invidia alle voglie separatiste della Lega: ma se il centro-sinistra ritiene che la lotta contro la mafia sia la priorita' assoluta in tutto il Mezzogiorno, allora nessun candidato puo' essere migliore di Rita Borsellino per rappresentare questa scelta.
E per converso, se si vuole dare il segnale che la politica in Sicilia e' l'arte di cambiare tutto per non cambiare nulla, non c'e' miglior candidato di Ferdinando Latteri, ex democristiano passato a Forza Italia e poi transfuga in Margherita, gestore di pacchetti di voti e di amicizie importanti — insomma un classico uomo per tutte le stagioni.
Non sono sorpreso che Rutelli appoggi Latteri contro Rita Borsellino. Fa parte di quell'istinto infallibile a fare tutte le cose sbagliate che da lungo tempo a questa parte sembra possedere il leader del mio ex partito.


martedì, 25 ottobre 2005
Del buon uso di un dito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:49 pm

Per caso mi sono imbattuto in successione in queste due foto da Repubblica di oggi. Due donne, due stili: una destinata alla storia, l'altra (si spera presto) alla pattumiera perfino della cronaca.

A sinistra: Rosa Parks lascia le impronte digitali dopo essere stata arrestata per non aver lasciato il posto sull'autobus a un bianco. A destra: la Santanché da' prova della sua classe dopo il voto sulla riforma dell'universita' oggi al Parlamento.


domenica, 16 ottobre 2005
Le primarie, quelle vere
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:02 pm

Pare che le primarie dell'Unione stiano andando molto bene. Se e' vero quel che si dice, l'affluenza e' alta, si parla di oltre un milione di persone che sta andando a votare. Io stesso ho trovato una lunga fila, assai diversificata, nel seggio del mio paese della provincia profonda piemontese: anziani, ma anche ragazzi di poco piu' di vent'anni, un ferroviere che poi e' andato a lavorare, famiglie con il vassoio della pasticceria e "La Stampa". Insomma, gente vera, non militanti di partito e basta.
E' un segnale importante, al di la' delle percentuali dei candidati e degli strepiti di Mastella, che sta trovando il modo migliore per farsi pubblicita' e per alzare il suo prezzo nel nuovo sistema proporzionale. C'e' un dato politico, ed e' il bisogno di partecipazione del nostro elettorato, che si mobilita quando ha la sensazione di essere chiamato a contare, a decidere qualcosa. Non possiamo pensare di rimettere nella bottiglia questo genio dopo averlo fatto uscire.
Questo, concretamente, significa che — soprattutto se la legge elettorale passera' al Senato come e' uscita dalla Camera, con il proporzionale e le liste bloccate — i partiti dell'Unione non potranno non fare le primarie per scegliere i loro candidati: primarie vere, in cui in testa alla lista vanno quelli che hanno preso piu' voti nelle circoscrizioni, senza paracadutati e senza teste di lista — anche perche' i leader credibili prenderanno comunque uno sfascio di voti, se andranno a cercarseli sul territorio. Se avremo il coraggio di farlo, mobiliteremo intorno ai nostri candidati un consenso reale, partecipato, popolare — che ci permettera' di vincere comunque, nonostante le trappole tese da Berlusconi, nonostante un sistema elettorale che ci penalizza, nonostante le molte altre invenzioni da repubblica delle banane che ci aspettano da qui a primavera (e ce ne saranno: la legge elettorale e' solo l'inizio).
Ma se i nostri partiti si chiuderanno nel ritrovato privilegio che questa legge elettorale gli garantisce, se ci presenteranno liste decise senza partecipazione in base alle alchimie di potere interno, allora finira' come nel '94. La Gioiosa Macchina da Guerra dell'Unione si incartera' come quella, che qualche mese prima pareva inarrestabile, dei Progressisti, perche' i nostri elettori si sentiranno tagliati fuori e presi in giro.

L'avevo promesso qualche mese fa: non votero' un astensionista. La nuova legge elettorale sembra fatta apposta per impedirmi di tener fede a questo impegno. E io invece rilancio: se c'e' il rischio di eleggere un astensionista con il mio voto, cambio partito — e invito tutti a fare lo stesso.


venerdì, 14 ottobre 2005
Toscanellum, Mattarellum, Gerrymandering, Proportionnelle
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:15 am

Ho fatto la campagna per i referendum sul maggioritario del '93 e da allora non ho cambiato idea. Sono convinto che un buon sistema elettorale maggioritario, affiancato a primarie vere o a un doppio turno secco (come quello per l'elezione dei sindaci, per capirci) non potrebbe che far del bene alla politica italiana*. Sono anche convinto che la legge elettorale e' stata la vera malattia del sistema politico-istituzionale degli ultimi venti anni, e che il Mattarellum non l'ha affatto risolta, anzi: la battaglia referendaria e' stata tradita piu' e piu' volte e la transizione italiana che a quella battaglia aveva affidato molte delle sue speranze e' rimasta incagliata.
Detto questo, resto convinto che l'Unione abbia sbagliato battaglia. Non perche' il papocchio confezionato dal Polo non sia indigeribile e vergognosamente congegnato per danneggiare il centrosinistra, truccando di fatto le elezioni. E' cosi', al di la' di ogni ragionevole dubbio. Berlusconi sta cercando di scappare con la cassa. Ma questo fa parte della normale bassa cucina della politica: giocherellare con i meccanismi elettorali e' una tentazione ricorrente di chi e' al potere. Mitterrand si invento' in Francia la proportionnelle con lo scopo piuttosto spregevole di dare al Front National di Le Pen una robusta rappresentanza parlamentare a danno della destra gaullista e moderata**; in America, dove a nessuno viene in mente che si possa modificare il sistema maggioritario, si ridisegnano i collegi elettorali per blindarne il maggior numero possibile a favore di questo o quel partito (e' una pratica tanto comune e frequente che esiste addirittura un termine specifico, "gerrymandering", per definirla). Lo stesso Mattarellum e' figlio di convenienze e di papocchi, non del referendum. Non e' bello, ma la politica funziona cosi' — e gridare alla legge truffa e' una polemica dal fiato cortissimo. Anche se di legge truffa si tratta.
Se mai, il problema vero e' un altro: che l'ingegneria istituzional/elettorale di questi tempi e' drammaticamente miope. In tutto questo dibattito, qualcuno ha messo lo sguardo a *dopo* le elezioni? qualcuno ci ha detto *perche'* conviene passare al proporzionale — o perche' *e' giusto* restare ancorati al maggioritario? Quali sono le differenze per il Paese, dove stanno i meriti e gli svantaggi dell'uno e dell'altro sistema? Qui l'Unione avrebbe potuto fare una battaglia vera, mostrare come la destra non ha *alcuna* idea di governo, si sta soltanto preparando a fare opposizione nella maniera piu' devastante — e controproporre un disegno di lungo periodo, un sistema elettorale fatto non per vincere le prossime elezioni, ma per durare trent'anni con un buon equilibrio tra stabilita' di governo e rappresentanza, per dare potere reale di scelta ai cittadini e non agli apparati, ecc. Su questi temi la ggente non e' sorda. I referendum del '93 lo dimostrano. Ma se ha la sensazione che la politica stia discutendo di un seggio in piu' a Follini o a Diliberto — allora non vede la differenza e se ne frega. Ha altri problemi a cui pensare.

* Non sto a spiegare le ragioni, perche' gia' il pippone rischia di venirmi lungo cosi', figuriamoci se mi addentro in un raggionamendo a meta' tra ingegneria istituzionale e logiche interne dei partiti; magari di questo si parla un'altra volta.

** In Italia non funzionerebbe, perche' non c'e' argine politico a destra: pur di vincere questi qui fanno alleanze anche con i peggiori arnesi fascisti e razzisti (anzi, se li tengono cari, come dimostra la presenza di Borghezio…). E questa forse e' l'altra grande malattia politica dell'Italia: non avere una destra decente — ma questo e' un problema di piu' lungo periodo, e' una delle debolezze strutturali di questo paese dal 1876 in poi.


martedì, 20 settembre 2005
Siamo complici dei delatori?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 11:06 pm

La notizia che Yahoo! ha fornito al governo cinese informazioni relative alla corrispondenza di un suo cliente, che sulla base di tali informazioni e' stato condannato a dieci anni "per aver rivelato un segreto di stato" mi sembra terribile.
Una domanda *seria* a tutti noi allegri utilizzatori di Flickr (niente link, per scelta) e di altri servizi di Yahoo! Non e' il momento di chiudere i nostri account, per faticoso che sia trovare altri fornitori — e di smettere di supportare una compagnia che e' cosi' poco rispettosa dei diritti e della liberta'?
Aspetto risposte, suggerimenti, illuminazioni. E magari anche qualche dritta su alternative a Flickr.

Arrivo buon ultimo, ovviamente: se ne e' parlato qui e qui e qui e in un sacco di altri posti. Pero' non mi pare che ci sia stata una riflessione approfondita sull'opportunita' e sulle modalita' per rendere efficace un eventuale boicottaggio — e mi pare che nessuno abbia pensato a Flickr.


giovedì, 14 luglio 2005
Déclaration des droits de l'Homme et du citoyen
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:46 am

Audio

La riporto intergralmente, cosi' per memoria, perche' qui ci sono scritti i valori dell'Europa e dell'Occidente di cui sono fiero. Leggetevela bene, e pensate a quanti falsi difensori dell'Occidente vorrebbero vedere nel cestino della carta straccia i diritti dell'uomo e del cittadino in nome della guerra al terrore e dello scontro di civilta'.

Les représentants du peuple français, constitués en Assemblée nationale, considérant que l'ignorance, l'oubli ou le mépris des droits de l'homme sont les seules causes des malheurs publics et de la corruption des gouvernements, ont résolu d'exposer, dans une déclaration solennelle, les droits naturels, inaliénables et sacrés de l'homme, afin que cette déclaration, constamment présente à tous les membres du corps social, leur rappelle sans cesse leurs droits et leurs devoirs ; afin que les actes du pouvoir législatif et ceux du pouvoir exécutif, pouvant être à chaque instant comparés avec le but de toute institution politique, en soient plus respectés ; afin que les réclamations des citoyens, fondées désormais sur des principes simples et incontestables, tournent toujours au maintien de la Constitution et au bonheur de tous.
En conséquence, l'Assemblée nationale reconnaît et déclare, en présence et sous les auspices de l'Être Suprême, les droits suivants de l'homme et du citoyen.
Article premier – Les hommes naissent et demeurent libres et égaux en droits. Les distinctions sociales ne peuvent être fondées que sur l'utilité commune.
Article 2 – Le but de toute association politique est la conservation des droits naturels et imprescriptibles de l'homme. Ces droits sont la liberté, la propriété, la sûreté et la résistance à l'oppression.
Article 3 – Le principe de toute souveraineté réside essentiellement dans la Nation. Nul corps, nul individu ne peut exercer d'autorité qui n'en émane expressément.
Article 4 – La liberté consiste à pouvoir faire tout ce qui ne nuit pas à autrui : ainsi, l'exercice des droits naturels de chaque homme n'a de bornes que celles qui assurent aux autres membres de la société la jouissance de ces mêmes droits. Ces bornes ne peuvent être déterminées que par la loi.
Article 5 – La loi n'a le droit de défendre que les actions nuisibles à la société. Tout ce qui n'est pas défendu par la loi ne peut être empêché, et nul ne peut être contraint à faire ce qu'elle n'ordonne pas.
Article 6 – La loi est l'expression de la volonté générale. Tous les citoyens ont droit de concourir personnellement ou par leurs représentants à sa formation. Elle doit être la même pour tous, soit qu'elle protège, soit qu'elle punisse. Tous les citoyens, étant égaux à ces yeux, sont également admissibles à toutes dignités, places et emplois publics, selon leur capacité et sans autre distinction que celle de leurs vertus et de leurs talents.
Article 7 – Nul homme ne peut être accusé, arrêté ou détenu que dans les cas déterminés par la loi et selon les formes qu'elle a prescrites. Ceux qui sollicitent, expédient, exécutent ou font exécuter des ordres arbitraires doivent être punis ; mais tout citoyen appelé ou saisi en vertu de la loi doit obéir à l'instant ; il se rend coupable par la résistance.
Article 8 – La loi ne doit établir que des peines strictement et évidemment nécessaires, et nul ne peut être puni qu'en vertu d'une loi établie et promulguée antérieurement au délit, et légalement appliquée.
Article 9 – Tout homme étant présumé innocent jusqu'à ce qu'il ait été déclaré coupable, s'il est jugé indispensable de l'arrêter, toute rigueur qui ne serait pas nécessaire pour s'assurer de sa personne doit être sévèrement réprimée par la loi.
Article 10 – Nul ne doit être inquiété pour ses opinions, mêmes religieuses, pourvu que leur manifestation ne trouble pas l'ordre public établi par la loi.
Article 11 – La libre communication des pensées et des opinions est un des droits les plus précieux de l'homme ; tout citoyen peut donc parler, écrire, imprimer librement, sauf à répondre de l'abus de cette liberté dans les cas déterminés par la loi.
Article 12 – La garantie des droits de l'homme et du citoyen nécessite une force publique ; cette force est donc instituée pour l'avantage de tous, et non pour l'utilité particulière de ceux à qui elle est confiée.
Article 13 – Pour l'entretien de la force publique, et pour les dépenses d'administration, une contribution commune est indispensable ; elle doit être également répartie entre les citoyens, en raison de leurs facultés.
Article 14 – Les citoyens ont le droit de constater, par eux-mêmes ou par leurs représentants, la nécessité de la contribution publique, de la consentir librement, d'en suivre l'emploi, et d'en déterminer la quotité, l'assiette, le recouvrement et la durée.
Article 15 – La société a le droit de demander compte à tout agent public de son administration.
Article 16 – Toute société dans laquelle la garantie des droits n'est pas assurée ni la séparation des pouvoirs déterminée, n'a point de Constitution.
Article 17 – La propriété étant un droit inviolable et sacré, nul ne peut en être privé, si ce n'est lorsque la nécessité publique, légalement constatée, l'exige évidemment, et sous la condition d'une juste et préalable indemnité.


martedì, 12 luglio 2005
I am not afraid
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:36 am

Voglio dirlo chiaro: il terrorismo non mi fa paura. Nei miei incubi non c'e' quello di saltare in aria su un autobus, un treno o un aereo per colpa di una bomba islamica; nemmeno adesso che l'Italia e' del tutto verosimilmente il prossimo bersaglio. E non e' che il mio stile di vita mi tenga lontano dai potenziali bersagli: sono spesso a Roma, prendo la metro e tutti i possibili mezzi pubblici, insomma non sono meno esposto della media. Eppure la paura non mi sfiora nemmeno. Devo congratularmi con me stesso per il mio coraggio di occidentale in prima linea e mandare il mio coraggioso faccione a werenotafraid.com? Mi sa di no, e' puro e semplice calcolo delle probabilita': anche prendendo per buoni i calcoli evidentemente gonfiati dell'amministrazione Bush, le persone colpite dal terrorismo (morti, feriti o rapiti) nel 2004 sarebbero state 28.000 in tutto il mondo, un numero assai rilevante delle quali in Iraq. Tiriamo una cifra alla grossa e diciamo che in tutta Europa potremo contare un migliaio di vittime, a star larghi e comprendendo anche feriti e sequestrati. Solo in Italia nel 2004 ci sono stati 3338 morti in incidenti stradali: un fenomeno peggiore di diversi ordini di grandezza.
Chiedetemi se ho paura che un imbecille mi venga addosso in autostrada la prossima volta che salgo in macchina. Oppure, su un piano diverso, chiedetemi se ho paura che l'economia italiana si accartocci e io mi trovi a non poter assicurare un tenore di vita decente ai miei figli. Oppure chiedetemi se ho paura di non avere una pensione adeguata quando saro' vecchio. Oppure se ho paura di ammalarmi di qualcosa di serio e di non sapere se la sanita' che posso permettermi sara' adeguata a curarmi. Oppure se …
Chiedetemi queste cose, quelle che hanno a che fare con la mia vita vera — e vi rispondo che si', ho una paura fottuta — e che vorrei tanto che chi ci governa si occupasse di trovare soluzioni per rendere meno reali le mie paure, invece di nascondersi dietro la retorica della guerra al terrorismo internazionale. Se invece mi chiedete se ho paura del terrorismo, rispondere I am not afraid mi costa ben poco impegno e ben poco coraggio.

Dimenticavo: mi sembrano assai condivisibili gli articoli di Giorgio Bocca e di Renzo Guolo su Repubblica di carta di oggi.


lunedì, 11 luglio 2005
L'imbecille guarda il dito
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:19 pm

Spero, dicendo la mia, di sfuggire al puro chiacchiericcio che Lorenza giustamente denuncia a proposito di Londra. D'altronde se l'indecente Calderoli puo' dire le cazzate che dice restando ministro, potro' ben dirne qualcuna io che sono solo un blogger.
1. Checche' ne dicano tutti quelli che si riempiono la bocca di guerra (salvo esser pronti a darsela a gambe appena le cose cominciano a farsi serie), il terrorismo non si puo' battere sul piano militare. Ha la scelta del terreno, del tempo, delle armi, il vantaggio della sorpresa e dell'assenza di remore e di regole. Quindi — come sa chiunque abbia anche soltanto giocato una volta a Risiko in vita sua — sara' sempre in grado di colpire. Le risposte militari possibili — prevenzione e repressione sul terreno o guerra ai possibili sponsor internazionali dei terroristi — non hanno mai dato risultati adeguati. Il primo caso e' quello dell'Irlanda del Nord, o del West Bank (su cui tornero'), dove decenni di occupazione e di repressione che non guarda per il sottile non hanno mai portato a risultati definitivi: sotto pressione i gruppi armati spariscono per un po' di tempo, poi ritornano rafforzati e resi piu' popolari dalla repressione stessa. Il secondo caso e' quello dell'Afghanistan e dell'Iraq: ammesso e non concesso che si trattasse delle centrali internazionali del terrore, dopo l'invasione e l'occupazione la virulenza dei terroristi si e' se mai accresciuta.
1b. Da piu' parti si obietta a questo ragionamento che la risposta militare funzionerebbe se l'Occidente si levasse i guanti e picchiasse veramente duro. Altro che processi, altro che diritti umani ecc.: siamo in guerra, ci si comporti come in una guerra; facciamo scorrere il sangue per davvero, estirpiamo la malapianta con la forza e si vedra' se il terrorismo e' invincibile. Mi pare che il ragionamento faccia acqua da piu' parti:
a) Si direbbe che i guanti ce li siamo tolti da un bel pezzo: la guerra in Iraq ha fatto decine di migliaia di morti e ha devastato un paese; Abu Ghraib e Guantanamo sono centri di detenzione e di tortura illegali secondo qualunque standard occidentale; la pratica di rapire cittadini stranieri e consegnarli ad autorita' di paesi compiacenti perche' li "interroghino" senza andare per il sottile e' politica ufficiale degli Stati Uniti ed e' per lo meno tollerata dai governi europei (Italia in testa). Alla fine non mi pare che i risultati siano gran che.
b) Questa scelta implica il venir meno di tutti i valori che fanno dell'Occidente un luogo "diverso" nel mondo (e dal mio punto di vista il luogo migliore in cui si possa vivere), dallo stato di diritto, all'inviolabilita' della persona, al rifiuto della guerra di aggressione, ecc. In altri termini: per difendere l'Occidente stiamo demolendo le sue conquiste e i suoi valori. Se e' cosi', i terroristi hanno nell'antiterrorismo l'arma piu' efficace per la loro vittoria.
2. Come giustamente dice Blair, il terrorismo ha cause profonde e non sparira' finche' queste cause non saranno rimosse. Possiamo elaborare le migliori risposte in termini di sicurezza, possiamo portare a Guantanamo decine di migliaia anziche' decine di persone — finche' non avremo rimosso le cause, il terrorismo sara' vivo e vegeto. Non possiamo seriamente credere che un mondo economicamente tanto squilibrato, in cui il PIL pro capite, a parità di potere d'acquisto, in Italia e' di 27.500 dollari, in Israele di 20.800, in Iraq di 3.500 e nel West Bank di 800 (dati CIA, aggiornati tra il 2003 e il 2005: e di proposito non ho preso gli estremi della scala della ricchezza e della poverta'), possa essere un mondo in pace. Soprattutto visto che noi occidentali siamo in buona parte responsabili di questi squilibri e facciamo di tutto per mantenerli intatti (basti pensare a come si e' chiuso il G8 a Gleneagles: un po' di elemosina all'Africa, ma nessuna rinuncia al protezionismo agricolo che impedisce ai paesi del Sud del mondo di trovare uno sbocco ai loro prodotti). Se poi aggiungiamo l'occupazione della Palestina, la guerra in Iraq, gli attacchi all'Iran, non si capisce perche' mai dovremmo essere tanto amati da quelle parti.
Questo giustifica il terrorismo? no, certo. Ma chiediamocelo seriamente — una buona volta: queste popolazioni hanno altri modi per farci sentire la loro voce, la loro collera, la loro umiliazione? Quando parlano civilmente e sommessamente, noi li stiamo a sentire? E siamo pronti a dare risposte politiche al problema politico della disuguaglianza, oppure preferiamo dare risposte militari al problema del terrorismo? Se le bombe di Londra ci indicano la luna, noi preferiamo guardare il dito?


venerdì, 8 luglio 2005
Avrei cose piu' serie…
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:21 pm

su cui scrivere, ma non ho ne' tempo ne' cervello, quindi accumulo argomenti per un improbabile futuro — e intanto registro le … (inserire qui termine adeguatamente insultante) dell'indecente Calderoli.

Io sono sempre stato contrario all'intervento in Iraq — e continuo ad esserlo. Percio', se qualcuno anche nel centrodestra comincia a sentire il bisogno di levare le tende da Nassiryia, dovrei esserne contento. Ma quel che e' troppo e' troppo: ora che l'Italia e' chiaramente indicata come la prossima della lista, il virile padano se la fa nelle mutande ed auspica la fuga, precipitosa (entro settembre) ancorche' "concordata":

"E' evidente che, dopo New York, Madrid e Londra, l'Italia rappresenta il piu' probabile e prossimo obiettivo dei terroristi, e' arrivato percio' il momento di iniziare a pensare anche a casa nostra…"

No, non avete capito niente, non e' una fuga, e' che bisogna "utilizzare le medesime risorse impiegate in territorio iracheno per prevenire e combattere possibili attentati sul nostro territorio", impiegando "il medesimo personale stanziato in Iraq, che tra l'altro e' gia' esperto e preparato proprio nella lotta al terrorismo, per presidiare i nostri siti sensibili e per stanare queste belve dalle loro tane". Gia', perche' (al di la' dell'elegante linguaggio diplomatico a cui l'indecente Calderoli ci ha abituato) i militari addestrati per la situazione irachena hanno la preparazione adatta per presidiare la metropolitana milanese e gli accessi al Vaticano… uguale!
Conclude l'indecente Calderoli: "Non chiudiamo la stalla quando i buoi saranno gia' scappati, ci sono delle vite umane in ballo e la prossima volta, purtroppo, potrebbero essere le nostre". Quindi e' il momento di scappare — e di corsa, prima che qualcuno si faccia male qui da noi (finche' si fanno male gli altri non e' mica tanto grave) e per di piu' sotto elezioni (Madrid insegna…). In fondo la lotta alle belve islamiche si puo' sempre continuare a casa, pestando ben bene un po' di immigrati clandestini. Meglio se ammanettati, non si sa mai.

Ribadisco, in caso non fosse chiaro: continuo a pensare che prima si va via dall'Iraq, meglio e'. E' stato un errore andarci, e' un errore restarci. Pero' mi mandano in bestia l'impudenza e la vigliaccheria di chi ci ha cacciati nel brago e ora si arrampica sugli specchi per scappare prima di essere sommerso.


martedì, 5 luglio 2005
Nomen omen
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:59 am

Chiunque abbia avuto dimestichezza con l'Universita' di Pisa e con il suo Dipartimento di Filosofia negli anni passati sa in quale considerazione fosse universalmente tenuto il prof. Marcello Pera — quindi non prova alcuna sorpresa oggi, sentendolo fare discorsi che, coerentemente con il suo cognome, si possono soltanto definire "a pera".
Ma quel che colpisce e' che un discepolino di Popper, quello della "societa' aperta", si ritrovi oggi sulla stessa barricata di Benedetto XVI, contro il "laicismo" e l'"onnipotenza della scienza". Questo accade quando un uomo troppo piccolo ascende a un potere troppo grande per lui: pur di restare in quel posto alla cui altezza non e', si aggrappa a tutto e si prostituisce a tutti.

P. S. Segnalo questo bel post su Barracuda


lunedì, 4 luglio 2005
Poi basta
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:27 pm

Sulla vicenda della Margherita e dello scontro tra Prodi e Rutelli torno un'ultima volta. Parisi e i suoi hanno rinunciato alla scissione in cambio di un quinto dei collegi elettorali del partito e di un po' di soldi e di visibilita' nelle iniziative pubbliche. Dal loro punto di vista hanno fatto bene: non si fa politica senza posizioni di potere, senza denaro, senza accesso ai media. Si sono garantiti quel tanto di accessibilita' che permettera' loro di non scomparire e magari di tornare a sostenere le loro posizioni in futuro.
Tuttavia questo ha il costo di accettare – almeno per ora – la linea vincente di Rutelli & co., quella di una Margherita che va alla ricerca del voto centrista e cattolico, e che intende il centro———sinistra con un bel po' di trattini e come un'alleanza competitiva tra soggetti destinati a restare diversi. In questo senso anche le dichiarazioni di Prodi di oggi ("di lista unitaria della Fed non si riparla nemmeno dopo le primarie") sono eloquenti.
Che dire? sono contento di non avere piu' alcun ruolo politico e di aver potuto serenamente scegliere di lasciare il partito e di prendere un'altra tessera. Non contare nulla da' una grande liberta'.


martedì, 28 giugno 2005
Primarie, quali primarie?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:09 pm

Non e' che alle primarie cosi' come erano uscite dall'accordicchio nell'Unione ci fosse da dare piu' di tanto credito. Ma a quanto pare nemmeno quelle si faranno. Come dire: chi credeva che Prodi avesse limitato i danni, ora si trova davanti la piu' clamorosa delle smentite. Date retta, di Ulivo (o di qualunque forma di centrosinistra senza troppi trattini) si riparla (se mai) dopo aver perso le elezioni del 2006.


giovedì, 23 giugno 2005
Quod erat demonstrandum
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:42 am

Massimo D'Alema (stando a Repubblica di carta) spiega oggi che "competition is competition", per riprendere una vecchia battuta prodiana. E che quindi — dopo la decisione della Margherita di correre da sola — i DS non si faranno legare le mani dalla Federazione.
Non che ci sia da esserne felici, ma la morte della Fed (o il suo congelamento a tempo assai indeterminato) e la riduzione dell'Ulivo a legna per il caminetto era una conseguenza naturale della scelta rutelliana di difendere un'identita' separata e della corsa a contarsi per contare.


mercoledì, 22 giugno 2005
Veluti si Deus daretur?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:12 am

Sostiene il nuovo pontefice che se l'Illuminismo ha partorito il concetto di un'organizzazione della società ispirata ad una morale da praticare "etsi Deus non daretur" (come se Dio non ci fosse), oggi la situazione è diversa. "Il tentativo portato all'estremo di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio – così Benedetto XVI – ci porta sempre più sull'orlo dell'abisso, verso l'accantonamento totale dell'uomo". La soluzione? "Anche chi non riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio dovrebbe comunque indirizzare la sua vita "veluti si Deus daretur" (come se Dio esistesse)".
Entusiastica la reazione di Pera: "Il laico credente può e deve rispondere di sì". Soddisfatta la replica di Ruini "Ho molto apprezzato l'introduzione di Pera". Il presidente del Senato, infatti, parla un linguaggio ratzingeriano. Rilancia l'allarme per un "Dio escluso dalla coscienza pubblica", per una religione diventata "irrilevante" per la società. Attacca chi vuole togliere le croci dalle aule. Denuncia un'Europa che sta dimenticando di essere nata a Gerusalemme e Betlemme. C'è anche una piccola critica alla gerarchia cattolica perché si sarebbe accontentata dell'articolo 52 nella Costituzione europea invece del richiamo alle "radici cristiane". (Replica realistica di Ruini: "Non volevano darci né uno né l'altro").

(Marco Politi su Repubblica di oggi)

La questione e' poi tutta qui, referendum o altro: vogliamo uno stato laico, che si regola, nel piu' assoluto rispetto delle scelte religiose di ciascuno, etsi deus non daretur? oppure vogliamo uno stato in cui la legge nasce veluti si deus daretur, e in cui quindi simboli, scelte etiche, convinzioni di una fede religiosa sono imposti anche a chi non la condivide?
Io non credo che ci siano possibili spazi di mediazione: non esiste la possibilita' di avere uno stato quasi laico, un po' laico, non tanto confessionale. Si puo' stare con Ratzinger/Ruini/Pera o si puo' stare con lo stato liberale. Io non credo che tutti gli "astensionisti attivi" volessero un ritorno allo stato confessionale: ma il loro non voto e' stato un grosso aiuto in questa direzione. E' bene che se ne rendano conto — e che decidano da che parte stare nella battaglia che ci aspetta. La chiamata a raccolta verso i partiti cattolici non fa ben sperare.


lunedì, 20 giugno 2005
Giapponesi?
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:26 am

Su Repubblica cartacea di oggi (p. 9) Filippo Ceccarelli fa della facile ironia sui dissenzienti della Margherita che — non convinti dalla svolta nei rapporti tra Prodi e Rutelli — continuano a mostrare disagio e a non escludere la loro uscita dal partito. Costoro sarebbero, con immagine ricorrente ed abusata, paragonabili a quei soldati giapponesi che, ignari della fine della seconda guerra mondiale, continuarono a combattere nella giungla delle Filippine fino agli anni '70.
Non mi piace la polemica per la polemica, e credo che quella di oggi sia particolarmente stupida. O particolarmente qualunquista, nel senso che riduce una questione politica vera a una rissa tra capicorrente. Mi spiego. Ho gia' chiarito piu' volte che considero lo scontro tra Prodi e Rutelli quello tra due concezioni, ugualmente legittime, ma non conciliabili, del centrosinistra e della sua natura politica. Ora quello scontro si e' chiuso (almeno per questa fase) con la vittoria di Rutelli e con la trasformazione sempre piu' evidente del centrosinistra in una coalizione tra forze che mantengono la propria diversita', che la sottolineano come elemento identitario — e che si accordano su un programma e su una squadra di governo comuni, magari scelti attraverso il meccanismo delle primarie (su cui per altro mi pare che la Margherita gia' stia frenando, prima ancora che si sia spenta l'eco dell'accordo raggiunto). Altre prospettive non sono all'ordine del giorno.
La conseguenza ovvia e' che i partiti esistenti si stanno riposizionando: la Margherita ad occupare il centro moderato, con una forte impronta cattolica e con la vocazione di pescare consenso moderato in libera uscita dalla destra; i DS a presidiare l'area elettorale fedele all'idea dell'Ulivo unitario, orfana di una casa politica — e in generale le componenti laiche e socialdemocratiche, in un certo senso il mainstream dello schieramento; Rifondazione, Comunisti e Verdi a contendersi l'area radicale della sinistra*. In un mondo un po' piu' lineare di questo i tre gruppi presenterebbero ciascuno un candidato alle primarie e si conterebbero. Sappiamo gia' che non andra' cosi'.
Personalmente, ho gia' detto che non credo che si senta il bisogno di un altro partitino — e spero che la scissione della Margherita — se e quando avverra' — non abbia questo esito. Oggi un partito ulivista rischia di essere una contraddizione e un elemento di instabilita' di cui possiamo fare a meno. Tuttavia, proprio perche' i partiti rafforzano e ridefiniscono identita' e posizionamenti, credo che sia inevitabile che le persone ne traggano le ovvie conseguenze, lasciando in alcuni casi le loro vecchie collocazioni e scegliendone di nuove. Non ci vedo nessuna rigidita' da giapponesi nella giungla, al contrario, il semplice riconoscimento che sono cambiate alcune condizioni della politica italiana e che c'e' bisogno di adattare la propria attivita' alle nuove condizioni. Chi non si sente cattolico e moderato, chi non crede che ci sia bisogno nel centrosinistra di un partito con una forte impronta cattolica e moderata — evidentemente in Margherita non ha piu' motivo di restare. Da giapponesi, questo si', sarebbe restare a fare una resistenza inutile e isolata per continuare a rivendicare la natura "ulivista" di un partito che ha scelto a larghissima maggioranza di andare in una direzione diversa (se il suo elettorato lo seguira', e' tutt'altra questione).
Ah, dimenticavo: io non votero' un astensionista alle prossime politiche.

* I partitini minori, da Di Pietro ai Socialisti a Mastella — per ora non mi interessano, in questo discorso: tanto della loro identita' separata sono sempre stati difensori strenui — e in questo non sono cambiati per niente.


venerdì, 17 giugno 2005
Io pero' non sono convinto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:44 am

A quanto pare la scissione della Margherita non ci sara' — e non ci sara' una lista Prodi alle politiche. Probabilmente e' una buona cosa — di un ennesimo partitino non si sentiva il bisogno. Ma non ci sara' nemmeno la lista unitaria del centrosinistra — il che significa che l'Ulivo e' ormai (come sostenevo qualche giorno fa) legna per il caminetto, nonostante le dichiarazioni in contrario di Prodi (su Repubblica, non online per lo sciopero dei giornalisti, ma ora pubblicato qui). Se ne prende atto.
Si faranno le primarie, in cui i veri oppositori di Prodi fingeranno di sostenerlo e Bertinotti fara' da volonteroso sparring partner. E' un rito di cui capico poco il senso e che non risolve uno solo dei problemi che Prodi aveva posto sul tavolo. Tuttavia si potrebbe essere moderatamente soddisfatti per la ricomposizione delle tensioni e perche' pare che si ricominci a lavorare per non perdere le prossime elezioni, come dice, peraltro con toni troppo ottimisti, Giorgio Bocca su Repubblica di oggi.
Quanto a me, comunque, non vedo un solo motivo per tornare sui miei passi. La Margherita ha dimostrato in questi giorni di essere diventata un partito moderato dalla fondamentale identita' cattolica e di voler difendere quell'identita' come separatezza. Benissimo, prendo atto pure di questo, io che non sono cattolico, non sono un moderato e non credo nella separatezza delle identita', ma nella contaminazione delle culture. Puo' darsi che la Margherita versione Rutelli abbia un ruolo da svolgere nel centrosinistra — certo non puo' pensare di rappresentare persone come me. E io non posso pensare di far politica li' dentro. Nessun dramma, i partiti sono uno strumento e non un fine della politica: se un attrezzo non funziona piu', ci se ne procura un altro. Devo dire invece che non capisco la logica di chi dice che gli ulivisti dovrebbero restare comunque in un partito che non ha piu' nulla a che fare con la loro concezione della politica: in nome del fatto che se no Rutelli si incazza e rovescia il tavolo? No grazie, la maggioranza della Margherita ha il diritto di fare le sue scelte: noi che non le condividiamo siamo liberi di difendere il minimo di coerenza necessario a guardarci allo specchio al mattino. Andandocene.
Per altro, lo ribadisco: io non votero' un astensionista alle prossime politiche, chiunque lo presenti.


giovedì, 16 giugno 2005
Banditi
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:13 pm

La mancata elezione di Silvestri alla Corte costituzionale, dopo un accordo bipartisan e dopo che l'Unione ha regolarmente contribuito ad eleggere il candidato del centrodestra, e' puro e semplice banditismo istituzionale. Forse il dispregio della parola data non dovrebbe sorprendere da parte della banda di tagliagole che ci governa — ma l'impudenza degli uomini impudenti, oltre ad essere illimitata, riesce sempre a spiazzare.


martedì, 14 giugno 2005
Non votero' un astensionista
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:52 pm

Questo post era stato pubblicato per errore a nome di waldorf. Invece e' del ratto, come e' ovvio dato il tasso di pallosita' per rigo di scrittura.

Avvertenza: questo post e' un pippone. Puo' indurre sonnolenza, mal di fegato e/o difficolta' digestive. Non somministrare ai bambini sotto i dodici anni (che non hanno fatto niente di male per meritarsi il pippone) e agli idioti* che non sono andati a votare (che tanto sono idioti* e quindi non ne vale la pena).

L'incazzatura non e' passata. E con ottime ragioni. Pero' in queste righe provo a metterla da parte per spiegare come la vedo.
1. Il referendum dice che oltre dieci milioni di italiani considerano la legge 40 una pessima legge. Gli altri non hanno espresso un'opinione. So benissimo che la politica arruolera' gli altri quaranta milioni tra i favorevoli alla legge — ma chi e' stato a casa semplicemente non ha detto nulla. Il Parlamento farebbe bene a tener conto di quei dieci milioni di voti espressi.
2. La legge che ci teniamo e' per l'appunto pessima. Lo e' rispetto ai diritti delle donne e delle coppie, perche' e' drammaticamente invasiva di una sfera che, proprio in quanto etica, come tanto i cattolici hanno sbandierato, attiene alle scelte individuali e non pubbliche. Lo e' in quanto fa una scelta ideologica e clericale chiarissima laddove riconosce all'embrione i diritti di una persona — e questo riduce a brandelli la laicita' delle nostre istituzioni. Lo e' perche' e' contradditoria, spesso macchinosa e inapplicabile — tanto da essere contraddetta/corretta, con un'acrobazia legale che la dice lunga, dai suoi stessi regolamenti applicativi.
Le conseguenze non saranno probabilmente devastanti nel merito: l'applicazione della legge sara' blanda (le linee guida gia' approvate la smentiscono in piu' punti; molti medici faranno orecchi da mercante e devo ancora vedere i giudici e i carabinieri che vanno a cercare a casa sua una donna che rifiuta l'impianto…); e poi siamo in Europa, perdio: in Francia, in Svizzera e in Spagna si puo' andare facilmente e con poca spesa; la ricerca sulle staminali si fara' altrove e quando i risultati arriveranno non sara' certo una legge italiana a impedire le cure in barba ai doveri deontologici dei medici. Andra' a finire manzonianamente: un'altra grida destinata a fare chiasso e ad essere scarsamente applicata. Qualcuno potrebbe dire "Ma allora perche' ti incazzi tanto? stai zitto e conta sul fatto che la legge restera' lettera morta". No, m'incazzo tanto anche per questo: io alla legalita' ci credo. E fare leggi roboanti e ideologiche destinate a non avere una concreta applicazione e' un modo efficacissimo per minare la credibilita' della Legge (si', con tanto di maiuscola) come fondamento della nostra convivenza.
3. Dove la legge ha implicazioni gravissime e' sul piano delle istituzioni. Perche' sancisce l'intromissione di un'etica confessionale nella legislazione. Perche' dice ai cittadini che c'e' una scelta etica fondata su una religione, quella cattolica, che e' legittimata a diventare legge, mentre le altre sono in una condizione di minorita'. Perche' dice a me non cattolico che l'etica di qualcun altro e' diventata un'etica di stato che puo' coartare la mia. Tra l'altro — e la cosa non e' determinante, ma rende il tutto ancora piu' grave — quella che si fa etica di stato e' l'etica di una minoranza, non della maggioranza (e questo e' dimostrato, oltre che da un milione di statistiche e di sondaggi sul cattolicesimo degli Italiani, anche dal fatto che la gerarchia cattolica non abbia avuto il coraggio di fare la battaglia per il no, ma abbia preferito saldare la propria minoranza a quella degli astensionisti per idiozia*).
Qualche mese fa abbiamo fatto un casino dell'ottanta perche' il governo turco ha provato a inserire delle norme di derivazione islamica nel diritto di famiglia, dicendo (e giustamente) che una cosa del genere era incompatibile con l'appartenenza all'Europa, evocando lo spettro dello stato islamico, della teocrazia. In che cosa quello che succede in Italia e' dverso? Perche' le oche che allora hanno difeso tanto rumorosamente il Campidoglio della laicita' europea oggi sono diventate anatre mute? Perche' una repubblica cattolica deve essere meglio di una repubblica islamica?
4. E' evidente che il voto di domenica e lunedi' altera profondamente il quadro politico italiano, almeno nel breve-medio termine e nonostante tutte le dichiarazioni in contrario. Le dimissioni in AN, le fibrillazioni in Margherita e il nuovo, ulteriore spirito rivendicazionista del mio ex-partito sono li' a dimostrarlo. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti: la chiamata alle armi della Chiesa cattolica di fatto pone fine a una tendenza di anni — che personalmente consideravo salutare e positiva, ma tant'e' –, quella che portava allo stemperarsi, nelle varie forze politiche, della differenza tra laici e cattolici. Mi pare di vedere oggi una spinta forte nella direzione opposta: quella di una riaggregazione dei cattolici in forze politiche proprie, con una rivendicazione di una identita' separata e una pretesa di egemonia su entrambi gli schieramenti.
Non credo che questo significhi necessariamente un disegno neocentrista che riporti assieme i Marini, i Casini, i Fiori, i Mantovano ecc. ecc. in una ricomposta balena bianca. Posso anche dare credito a chi come Rutelli o Follini dice che le scelte di campo, centrosinistra o centrodestra, non sono in discussione. Non e' questo il punto, infatti: il punto e' che l'identita' cattolica ridiventa, per una parte significativa delle forze politiche italiane, l'elemento distintivo principale — il tratto di individuazione essenziale.
Questa tendenza, nel centrosinistra, significa una crisi forse mortale del progetto dell'Ulivo — oltre che della leadership di Romano Prodi. L'Ulivo infatti — al di la' di tutte le sub-etichette che gli sono state man mano affibbiate — e' l'idea che ci sia la possibilita' di creare una cultura politica riformista condivisa, a partire da identita' originarie forti ma percepite come radici e non come appartenenze invalicabili. L'Ulivo e' l'ipotesi che cattolici democratici, laici, socialisti di diverse origini possano esprimere una visione comune della societa' al di la' delle loro differenze di provenienza. Di conseguenza l'Ulivo e' anche la convinzione che in questo quadro si possa superare la questione cattolica in Italia. Questo disegno ha riportato una serie di sconfitte gravi, di cui non c'e' da rallegrarsi, ma di cui non si puo' non prendere atto. Probabilmente e' il momento di inventarsi qualcosa di diverso, se vogliamo ancora acciuffare le ultime speranze di fare di questo un paese normale.
In questo senso, Romano Prodi, in quanto cattolico impegnato nell'opera di costruzione di una identita' comune dei riformisti, e' sopravvissuto alla demolizione del suo progetto politico. Credo che ne porti responsabilita' minori di quelle altrui, credo anche che resti per il centrosinistra un asset importante e l'unico uomo politico che possa credibilmente guidare l'Italia attraverso le difficolta' dei prossimi anni. Faremmo bene a tenercelo stretto come leader e come presidente del consiglio; ma il suo disegno politico di fondo e' stato azzoppato — e di conseguenza anche la sua legittimita' a guidare la coalizione e' fortemente indebolita. Dopo il referendum, Prodi fara' bene a concentrarsi sull'Unione — e a lasciar perdere la speranza di poter federare i riformisti, almeno per un bel po' di tempo. Non so se ne avra' voglia, in fondo non e' per questo che e' entrato in politica.
Quel che consola, ma e' una scarsa consolazione, e' che chi crede di trasformare in consenso elettorale l'astensionismo di questo referendum e spera di fare un pieno di voti cattolici, si illude. Questo e' un paese di idioti*, non un paese cattolico. Le formazioni politiche che si daranno una identita' neoconfessionale, dalla Margherita rutelliana all'UDC piu' o meno rinforzata dai cattolici di AN, a chissa' quale diavoleria da grande centro possa essere inventata da qui alle elezioni, non faranno tutte insieme il venti per cento dei voti (e singolarmente nessuna di loro arrivera' al 10%). Scommettiamo? Quanto a Rutelli, si trovera' a fare il leader di un partitino dell'8%, se gli va bene: auguri e figli maschi.
5. Alla luce di tutto questo, mi permetto di fare una personale promessa e di trasformarla in una proposta bipartisan. Chi ha seguito il non expedit in sedicesimo di Ruini non solo dimostra poco attaccamento alle istituzioni democratiche e alla partecipazione popolare, ma rappresenta una concezione della politica e delle istituzioni che — da laico e da portatore di un'etica rispettosa di quella cattolica, ma fieramente diversa — non posso condividere: quindi non avra' il mio voto. Non votero' un astensionista alle prossime elezioni politiche. Non lo votero' ne' al proporzionale ne' al maggioritario, qualunque sia lo schieramento che lo presenta. E lo faro' sapere e faro' campagna perche' la mia posizione sia condivisa da piu' persone possibile nel mio collegio.
La proposta bipartisan e': facciamola in tanti, questa scelta. Facciamolo sapere ai nostri politici locali e nazionali, perche' si sappiano regolare al momento della scelta dei candidati. Facciamo pesare i nostri dieci milioni di voti prima delle prossime elezioni. Chi presenta un astensionista in un collegio uninominale deve sapere che corre il rischio di perdere i voti di tanti dei suoi elettori.
Non e' una ripicca: e' una scelta consapevole, fondata su una differenza essenziale di concezione della politica e delle istituzioni. In fondo, non e' su queste cose che si dovrebbe scegliere chi ci deve rappresentare?

* Termine tecnico: ad Atene si definivano "idiotai" i cittadini che non partecipavano alla vita politica e alle votazioni. Magari ne parlo in un altro post.

P. S. Le considerazioni di oggi ovviamente non fanno che confermare quanto avevo gia' detto qualche giorno fa: la mia esperienza in Margherita e' morta e sepolta. Con tanti auguri a chi resta.


domenica, 12 giugno 2005
Let's Do It
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:43 am

In Spain, the best upper sets do it
Lithuanians and Letts do it
. . .
the Dutch in old Amsterdam do it
not to mention the Finns
. . .
some Argentines, without means, do it
people say, in Boston, even beans do it
let's do it, let's . . .

… go to the polls.


venerdì, 10 giugno 2005
A me sfugge la logica
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:42 am

Lo so, la politica e' una disciplina complicata — in cui non si puo' essere lineari e in cui il percorso migliore per andare da A a B e' tipicamente fatto cosi':

Tuttavia continua a sfuggirmi come sia possibile dire, come fa Rutelli stamani su Repubblica, che la scelta di andare da soli al proporzionale non solo e' compatibile con l'esigenza unitaria dell'Ulivo e addirittura con la fondazione in futuro del Partito Democratico, ma che non lo sarebbe la lista unitaria.
In realta' questa e' la cosa che piu' mi fa rabbia: Rutelli manda avanti un progetto politico assolutamente legittimo, che potrebbe essere difeso alla luce del sole. Non e' il mio, ma riflette un'idea precisa e un'analisi degna di considerazione. Perche' se ne vergogna? Perche' deve fingere di volere il contrario di cio' che fa?


giovedì, 9 giugno 2005
Lucrare sugli astenuti
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:25 am

Secondo dati dell'UAAR (quindi di parte e da verificare, ma credo che siano nelle grandi linee esatti), la Chiesa cattolica italiana incassa quasi il 90% delle somme dell'8 per mille (poco meno di un miliardo di euro, a quanto pare), anche se soltanto un terzo dei contribuenti la ha indicata come destinataria della propria quota. Come e' possibile? Perche' meno del 40% dei contribuenti compila la scheda per la destinazione dell'8 per mille — ma l'intera somma disponibile viene ripartita proporzionalmente alle indicazioni delle schede compilate*. Quindi, come nel caso del referendum, la Chiesa cattolica lucra su chi non prende posizione, sugli astenuti. E come nel caso del referendum, l'astensione di molti fa si' che una minoranza decida per la maggioranza.
Faccio una proposta: tutti coloro che vanno a votare il 12 e il 13 giugno si ricordino di votare anche al momento della dichiarazione dei redditi**. Non importa per chi: ma non si astengano, non favoriscano con la loro passivita' le scelte altrui. E chi ritiene che la Chiesa abbia sbagliato a far propaganda per l'astensione, la colpisca con il contrappasso: destini il suo 8 per mille a qualcun altro.

* Alcune confessioni religiose hanno scelto tuttavia di incassare soltanto le somme derivanti dalle indicazioni esplicite dei contribuenti, rinunciando alle quote di chi non ha compilato le schede.
** Anche chi non presenta la dichiarazione dei redditi puo' compilare la scheda per la destinazione dell'8 per mille: c'e' da andare in banca o alle poste, ma ne vale la pena.


martedì, 7 giugno 2005
La legge dice…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:45 pm

Copio e incollo dal sito web della Camera dei Deputati:

Art. 98
[ T.U. delle leggi elettorali (DPR 361/1957 e successive modificazioni); Titolo VII ]

Il pubblico ufficiale, l'incaricato di un pubblico servizio, l'esercente di un servizio di pubblica necessita', il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell'esercizio di esse, si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati od a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o ad indurli all'astensione, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000.

Qualcuno mi chiarisce se questa norma si applica alla consultazione referendaria e se no perche'?


lunedì, 6 giugno 2005
Anche Dante avrebbe votato quattro si'?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:59 pm

Questo non si sa, ma certamente non condivideva l'idea che l'embrione fosse vita umana nel senso pieno del termine. Leggete la spiegazione qui.

A margine: ben tornata nella blogosfera, Forsepotrei. E tanti auguri a Leonardo.


sabato, 4 giugno 2005
A Rutelli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:16 am

non gliene freghera' niente, ma appena torno in Italia cambio partito. La posizione sul referendum e' la goccia che ha fatto traboccare il vaso.


martedì, 31 maggio 2005
Riflessioni di un prodiano al tempo di Rutelli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:34 pm

La spiegazione di Rutelli per la presentazione di liste autonome della Margherita nel proporzionale alla Camera e' grosso modo questa (correggetemi se ho capito male): il partito non mette in discussione la Fed, tanto e' vero che presentera' candidati comuni nella gran parte dei seggi (tutti quelli del maggioritario e quelli del proporzionale al Senato); al contrario, una lista separata ha maggiori possibilita' di intercettare a favore della Federazione un consenso moderato che avrebbe diffidenza dell'aggregazione con i DS. A questa spiegazione seguono due aggiunte: 1, che bisogna piantarla di discutere di contenitori e cominciare a discutere di contenuti, di identita' programmatica della Fed e dell'Unione; 2, che comunque di un soggetto politico unitario non si parla e non si parlera' prima del "2500 dopo Cristo" (come dice Mastella).
A prima vista non fa una grinza; e' un ragionamento del tutto anti-intuitivo per un ulivista come me, ma ha una sua logica. Tuttavia a ben vedere, quella logica fa acqua e rivela proprio nelle sue incoerenze i veri obiettivi della scelta. Provo a spiegare perche', a mio avviso.
Se la lista separata e' soltanto un espediente tecnico per acchiappare voti centristi in libera uscita — e la Federazione rispecchia una unita' sostanziale, allora e' una presa in giro nei confronti degli elettori che vorrebbe attrarre: perche', nell'ipotesi che la Fed sia effettivamente un insieme solido e coeso — e destinato a consolidarsi sempre piu' (come Rutelli afferma), ogni parlamentare eletto nella lista della Margherita farebbe blocco con gli eletti dei DS e del resto della Federazione. Io voto Rutelli per distinguermi da Fassino ed eleggo parlamentari che stanno con Fassino.
Se invece la lista separata puo' avere un senso vero — e un appeal verso l'elettorato moderato in fuga da Forza Italia — si deve fondare sull'idea (assolutamente legittima) di una sensibile differenziazione tra Margherita e DS, su un rapporto dialettico che preveda la possibilita' di divergenza parlamentare, di posizioni non congruenti. Solo cosi' chiedere il voto ai moderati in nome della differenza dalla sinistra potrebbe non essere un inganno. Ma allora addio Federazione: quella che Rutelli ha in mente e' una pura e semplice alleanza, sempre ribaltabile, sempre rinegoziabile. E quindi la scelta di fare liste separate e' assolutamente logica, ma e' tutto tranne che un mero particolare tecnico: e' anzi la una scelta politica della massima rilevanza*.
E allora si torna a quel che dicevo un po' di tempo fa: le divergenze tra prodiani e rutelliani sulla lista unica non sono una questione di seggiole o di lana caprina — sono politica e politica alta, importante. Resta il fatto che io sono entrato in Margherita per sostenere il disegno prodiano di una contaminazione forte tra le culture riformiste e della creazione di un nuovo soggetto politico, capace di rappresentare questa contaminazione — e che la prospettiva che Rutelli sta dando al partito, per quanto assolutamente legittima, mi e' del tutto estranea.

* C'e' una terza possibile spiegazione — che non escludo, ma che preferisco non accreditare: che correre da soli serva a contare i voti e a stabilire gli equilibri di potere tra componenti di una Federazione che prima o poi si fara'. Scommettendo su un buon risultato al proporzionale, Rutelli spera che la sua area conti di piu' nella nuova formazione politica. Se solo questa fosse la ragione della spaccatura, ci sarebbe da mettersi davvero le mani nei capelli; provo a convincermi che non sia cosi'.


domenica, 29 maggio 2005
Domenicale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:58 am

Diro' la mia, domani o dopodomani, sulla vicenda della Margherita e della lista unitaria. Oggi dice la sua, ovviamente con ben altra autorevolezza, Eugenio Scalfari — e le cose che dice mi paiono dettate da elementare buon senso. Ma e' tanto tempo che ho appreso che il buon senso non e' moneta corrente in politica, e forse nemmeno altrove.


martedì, 10 maggio 2005
Un si' importante
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:35 pm

Fecondazione eterologa? Maria disse si'.

Grazie a Resto del mondo, che sta rapidamente diventando uno dei miei blog preferiti e di cui sottoscrivo entusiasticamente il post, scopro la copertina di Diario del mese. Condivido e pubblico.


mercoledì, 27 aprile 2005
Altro che Sigonella?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:05 am

Giuseppe D'Avanzo su Repubblica di oggi dice cose interessanti e sgradevoli sulla vicenda Calipari. Credo che meriti una lettura attenta. Tuttavia resto dell'opinione che un governo accorto coglierebbe l'occasione per inventarsi una via d'uscita dall'Iraq, se non altro per non dover affrontare un anno elettorale con i soldati ancora li'. Sarebbe una furbizia italiana, certo. Ma sarebbe una furbizia di cui, per una volta, non essere scontenti.


martedì, 26 aprile 2005
Fare come a Sigonella
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:38 am

Accertare la verita' sulla morte di Nicola Calipari e' cosa difficile. Se non altro perche' i soli testimoni di cui la commissione d'inchiesta dispone sono tutti inattendibili, per le piu' diverse ragioni. I soldati del checkpoint sono parte in causa e si stanno difendendo da un'accusa tanto pericolosa quanto infamante: ovvio che raccontino una versione dei fatti a loro favorevole. Giuliana Sgrena e' (sia detto senza offesa) sospettabile di scarsa amicizia per gli Americani e puo' darsi che tra questa sua posizione di principio, la confusione del momento e lo shock possa aver dato una versione dei fatti men che inattaccabile. Gli operativi dei servizi italiani che erano sull'auto vorranno da un lato difendere la correttezza del loro operato, dall'altro rivendicare giustizia e tutelare la memoria del loro compagno d'armi ucciso: comprensibile che interpretino i fatti in maniera da evidenziare le responsabilita' dei soldati USA. Quanto alla catena di comando americana, e' ben noto che non arde dal desiderio di dare i propri militari in pasto alla giustizia e nemmeno all'opinione pubblica di un paese straniero, per quanto alleato. Il Cermis insegna, e qui le cose sono assai meno chiare che ai tempi del Cermis. In altre parole: non sapremo mai come e' andata e non scandalizza, per quanto ferisca, che in dubio si proceda pro reo, assolvendo i militari americani da ogni responsabilita'.
Detto cio', l'accertamento delle responsabilita' e la politica hanno interessi e logiche diversi. Il governo italiano aveva chiesto con forza una commissione che accertasse i fatti e ha fatto capire con chiarezza che non avrebbe accettato una conclusione che scaricasse le responsabilita' sui nostri operativi. Per altro, se la commissione dovesse in effetti concludere in questo senso, ne emergerebbe un'immagine dell'operazione italiana tale da imporre la decapitazione dei vertici che la hanno decisa, organizzata e gestita in maniera tanto avventurosa ed approssimativa. Quindi il nostro esecutivo non ha altra strada – ormai – che rifiutare le conclusioni a cui gli Americani stanno portando la commissione; altrimenti l'umiliazione politica del governo e del Paese sarebbero tali da destinare l'Italia ad una definitiva irrilevanza sullo scacchiere dei rapporti internazionali: noi saremmo quelli a cui si puo' fare qualunque cosa, tanto siamo disposti a baciare la mano che regge il bastone.
A questo punto sarebbe bello poter sperare che Berlusconi si comporti come il suo mentore Bettino Craxi ai tempi di Sigonella. Dia una dimostrazione di orgoglio nazionale. Chiarisca che in mancanza di una risposta soddisfacente e condivisibile sulla morte di Calipari, la fiducia necessaria tra militari italiani ed americani sarebbe incrinata al punto di imporre il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq. Colga l'occasione per sbaraccare tutto e riportare i nostri soldati a casa. Non ha nulla da perdere e molto da guadagnare: farebbe per una volta la cosa giusta, leverebbe un'arma di propaganda devastante ai suoi oppositori in Italia, riuscirebbe ad uscire dal pantano iracheno se non a testa alta, almeno senza aver perso la faccia. Tutti gliene saremmo grati. Deve solo riuscire a superare il suo bisogno di scodinzolare a tutti i costi intorno a George W. Bush.


lunedì, 25 aprile 2005
La nostra Pasqua e il nostro Sinai
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Per una singolare ma significativa coincidenza il sessantesimo anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo si celebra durante la Pasqua ebraica.
Pesach per l'ebraismo e' memoria della liberazione dalla schiavitu' d'Egitto, una schiavitu' che nel racconto biblico assume i contorni di un tentativo non solo di asservimento, ma di vero e proprio genocidio, di cancellazione dell'identita' e dell'esistenza di una nazione. Al tempo stesso, e' solo con la Pasqua, con la cruenta liberazione dall'oppressore che il popolo ebraico assume fino in fondo la propria natura e la propria identita', diventa cio' che e'.
Nella religione civile degli Italiani, prima che il clima di questi anni ne mettesse in dubbio perfino i fondamenti elementari, il 25 aprile e' stato qualcosa di molto simile: la memoria della liberazione del popolo, e nello stesso tempo il primo passo, cruento ma necessario, per la formazione di un patto civile e di una identita'. Quel che per la fede religiosa sono le Tavole della Legge, per la comunita' civile e' la Costituzione del '48. Oggi, ha ragione Scalfaro, l'uno e l'altro passaggio, la Liberazione e la Costituzione, sono sotto attacco: ma se rinunciassimo a questi, perderemmo i fondamenti della nostra coesione come popolo.
Certo, non si puo' ridurre Pesach a una occasione di riflessione sulla politica e basta. La dimensione religiosa non puo' astrarre dalla politica, ma la trascende. Tuttavia in quel nodo di liberazione e di fondazione dell'identita' di un popolo sta qualcosa di prezioso, a cui credo si debba una fedelta' assoluta.


lunedì, 18 aprile 2005
Lasciamoli soli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:41 pm

Mi ero ripromesso di non commentare la farsa della crisi di governo. Ma di fronte alla sceneggiata di stasera, e di fronte alla prospettiva di un passaggio parlamentare che si preannuncia surreale, con un presidente del Consiglio sconfitto e sfiduciato di fatto ma non dimissionario e degli ex ministri dimissionari ma ancora volonterosi famigli del capo, mi chiedo se l'opposizione non farebbe cosa saggia ad abbandonare l'aula quando ci entrera' la berlusconiana corte dei miracoli — e a lasciare che se la cantino e se la suonino tra di loro.


martedì, 5 aprile 2005
A leggere…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:20 am

… i risultati elettorali, il ratto si sente come un topo nel formaggio.

L'immagine viene dal bel sito di Anna Ronca.

P. S. Questo blog non intende commentare i risultati elettorali. Parlano da soli. Voglio solo puntualizzare che il quadro vero della situazione non e' 11-2, ma 16-4.


venerdì, 1 aprile 2005
A Cesare quel che e' di Cesare
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:34 pm

Ho il massimo rispetto per il Papa, di cui non condivido quasi nessuna posizione, ne' teologica ne' etica – ma a cui e' giusto riconoscere una coerenza e una fedelta' alla missione che hanno dell'eroico. Ho ancora piu' rispetto per un uomo che sta morendo – e che a quel che si dice lo sta facendo con serenita' e dignita'.
Ma non capisco, proprio non capisco che l'agonia del Papa possa interferire con lo svolgimento delle elezioni: trovo assurdo perfino che si sia potuta prendere in considerazione una tale ipotesi — e non mi convince nemmeno tutto questo correre a mettere a tacere la campagna elettorale. Le elezioni sono l'espressione piu' alta della cittadinanza, sono in un certo senso il rito per eccellenza della comunita' statale: e in quanto tali dovrebbero essere radicalmente, impermeabilmente separate dalla sfera religiosa, in nome della laicita' delle istituzioni. Passatemi il paragone blasfemo, ma a nessuno verrebbe in mente di sospendere la Messa perche' un Presidente della Repubblica e' in agonia. Che il contrario non sia ovvio e' un triste segnale per chiunque creda che lo stato deve essere laico, laico fino in fondo. Ed e' un triste segnale, secondo me, anche per chi crede profondamente nei valori religiosi, che non dovrebbero mischiarsi con cose tanto terrene come i risultati elettorali della Mussolini o di Marrazzo.


giovedì, 31 marzo 2005
Informazione corretta… fosse facile!
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 4:27 pm

Checche' ne dica Federico Steinhaus* su Informazione Corretta, il dossier che Analisi XXI, rivista bimestrale agli esordi (e distribuita insieme al quotidiano della Margherita, Europa), dedica alle prospettive di pace tra Israele e Palestina e' di grande interesse e utilita'. Si puo' certo dissentire su questo o quel contributo — ma credo che si esca dalla lettura di quelle pagine con le idee piu' chiare — anche se con meno granitiche certezze (il che fa sempre bene).

Nel sommario del dossier intitolato "Palestina – Israele. Proposte per la pace":
- L'intifada non violenta per lo Stato Palestinese, intervista a Sari Nusseibeh
- La sfida e' una societa' laica e democratica, Ali Rashid
- Ophira addio!, Uri Avnery
- La chiave per la pace, Jeff Halper
- La "generosa offerta" e la terza via per la pace, Luciano Neri
DOCUMENTI:
- Abu Mazen Presidente – Discorso di insediamento
- Processo di pace – Cronologia dei principali eventi
- Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU
- Trattato di Oslo – Dichiarazione dei principi
- Road Map
- Accordo di Ginevra
- Dichiarazione di principi Ayalon-Nusseibeh
- Verita' contro verita': Gush Shalom – 101 tesi per chiudere il conflitto
- Manifesto per la cultura e la democrazia

Peccato che i miei compagni di partito non abbiano pensato di dare alcun rilievo in rete a questa iniziativa: non una pagina web, non un link, nemmeno una riga in cui si dice come procurarsi la rivista. E poi diciamo che si vuole fare nuova comunicazione politica…

* Giusto per mettere qualche puntino su qualche i e per prevenire qualche flame: non tutte le tesi espresse negli articoli di Analisi xxi sono convincenti. Tanto Avnery quanto Luciano Neri hanno atteggiamenti che piu' di una volta sanno di pregiudizio. Sulle narrativedi Gush Shalom (e piu' in generale sulle narrative sottese alla lettura del conflitto) spero di tornare presto. Diversamente da Halper, infine, non credo che la pace possa trovarsi nella prospettiva di uno stato binazionale, ma solo in quella di due stati (veri entrambi, non uno stato e un bantustan) per due popoli.
Ma e' singolare che Steinhaus non spenda una parola proprio sull'articolo di Halper, che e' zeppo di dati, cifre, statistiche, citazioni normative — e che disegna un quadro agghiacciante dell'occupazione israeliana dei territori e delle politiche di strangolamento della societa' palestinese. Non potendo evidentemente smentire quei dati come falsi, Steinhaus che fa? li oblitera. Trovo perfino noioso doverlo ripetere: non si e' buoni amici di Israele se invece di fare informazione corretta per davvero si rifiuta la verita' scomoda delle colpe di Israele nell'occupazione. Non si e' buoni amici di Israele se non si parte dal punto di vista che gli insediamenti nel West Bank sono un cancro che sta uccidendo la societa' israeliana, tanto quanto quella palestinese. Se si tacciono queste cose, certo non si aiuta la ripresa del processo di pace: e la pace e' cio' di cui Israele ha davvero bisogno.


mercoledì, 30 marzo 2005
Per decenza
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:50 pm

Questo blog e' con il Comitato per il si' ai referendum sulla procreazione assistita. Perche' la legge 40 e' un'indecenza clericale consumata sulla pelle delle donne, delle coppie che non hanno figli, dei malati. Perche' i miei figli sono nati, per fortuna, senza bisogno di ricorrere alla fecondazione assistita: ma non credo che la legge debba rendere un calvario la vita di chi non puo' aver figli altrimenti. Perche' ho dubbi etici e riserve sulla sperimentazione sugli embrioni — e perfino sulle tecniche di fecondazione: ma sono convinto che la legge dello stato non debba imporre paradigmi morali o religiosi di parte.
Per tutte queste ragioni, votare si' ai referendum e' una scelta di semplice decenza.


mercoledì, 30 marzo 2005
Per Elio Toaff senatore a vita
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

L'iniziativa e' partita da un blog. Il Comune di Livorno doverosamente la sta facendo sua. La Comunita' ebraica di Firenze ha aderito. Man mano l'idea ha preso piede, e' arrivata in Parlamento, tra la gente, sulla rete. Io non posso che aderire all'appello — e spero che molti miei lettori vogliano fare altrettanto (le istruzioni per aderire qui).