mercoledì, 25 gennaio 2012
Parlamentari frigorifero?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 2:49 pm

Stamani nella sala stampa di Montecitorio, con la sponsorizzazione di un gruppo assolutamente bipartisan di deputati (Udc: Paola Binetti, Teresio Delfino, Marco Calgaro, Nunzio Testa; Pd: Luciana Pedoto; Pdl: Lucio Barani; Api: Donato Mosella, Emanuela Baio; Fli: Carmine Patarino) si e' tenuta una conferenza stampa di un gruppo di sedicenti terapisti, che contestano le linee guida sul trattamento dell'autismo nei bambini e negli adolescenti messe a punto dall'Istituto Superiore di Sanita'.
La posizione espressa dai partecipanti e' sostanzialmente che le linee guida siano troppo "unilaterali" nel prescrivere soltanto interventi di tipo cognitivo-comportamentale per il trattamento dell'autismo. Per chi non e' addentro, stiamo parlando cinese — e puo' sembrare che i contestatori abbiano dalla loro il buon principio della "liberta' di cura"; di fatto le "terapie" alternative sono nella migliore delle ipotesi sprovviste di qualunque riscontro scientifico; nella peggiore, si rifanno a teorie conclamatamente sbagliate sull'origine dell'autismo — e possono fare danni anche gravi. Di conseguenza e' corretto che l'Istituto Superiore di Sanita' non supporti e non consigli questo genere di interventi, men che meno autorizzando l'impiego di fondi pubblici.
Su un piano piu' emotivo e personale – ma con il conforto di tutta la scienza degli ultimi vent'anni –, vorrei dire che chi ancora si ostina a dire che "fondamentali nel determinarsi degli effetti più gravi del disturbo autistico sono le emozioni sconvolte e sbagliate dei genitori" (le "mamme frigorifero" sono tornate!) merita di essere preso a calci nei denti da tutte le famiglie di persone autistiche, da qui all'eternita'. E che le stesse famiglie faranno bene a prender nota dei nomi dei parlamentari che hanno dato sponda a questa dubbia operazione — e a rifiutarsi di dar loro il voto, anche in questo caso da qui all'eternita'.


Anche la lettera dei sindacati europei propone alternative ragionevoli alla tagliola intergovernativa franco-tedesca. Varrebbe almeno la pena di discuterne.



L'articolo di Prodi e Amato sul 24 Ore dello scorso 6 dicembre costituisce di fatto il contromanifesto rispetto alla lettera di Merkozy. Merita la lettura — e meritebbe la mobilitazione, se l'Europa davvero interessasse almeno un po' noi Italiani.



giovedì, 8 dicembre 2011
Le pessime idee di Merkozy
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:49 am

So che l'argomento non e' di quelli che attraggono l'attenzione di noi Italiani, concentrati come siamo su Monti e sulla manovra. Ma il Corriere ha pubblicato il testo della lettera di Merkel e Sarkozy a Van Rompuy, in cui si tracciano le linee guida per il nuovo trattato o la cooperazione rafforzata che dovrebbe dare maggiore stabilita' all'Eurozona. A me pare una prospettiva del tutto sbagliata, perche', invece di puntare alla creazione di effettivi poteri di governo (e parallelamente di rappresentativita' democratica reale) a livello comunitario, sposta ulteriormente il peso delle decisioni sull'ambito intergovernativo. Cioe' verso — nella migliore delle ipotesi — la mediazione degli egoismi nazionali; nella piu' probabile verso la forzata acquiescenza dei paesi minori ai diktat dei governi dei paesi maggiori.
Qualcuno che alzi la testa e dica che quella e' la direzione sbagliata, proprio non si trova? nemmeno un autorevole ex-commissario europeo?
Nel mio piccolo, ho spiegato altrove come la vedo — e non ho cambiato idea.


Quello che non c’è. L'ha detto dopo di me — ma siccome sta millemila lettori piu' in su di me, sono io che cito lui…



La redistribuzione attraverso i servizi pubblici è diminuita. Come in molti paesi OCSE, in Italia sanità, istruzione e servizi pubblici destinati alla salute contribuiscono a ridurre di circa un quinto la disuguaglianza di reddito. Gli stessi contribuivano a una riduzione della disuguaglianza pari a circa un quarto nel 2000. La spesa sociale in Italia è basata prevalentemente su trasferimenti pubblici, come per esempio i sussidi di disoccupazione, piuttosto che su servizi.
[...]
La quota crescente di reddito per la popolazione con le retribuzioni più elevate suggerisce che la sua capacità contributiva è aumentata. In tale contesto, le autorità potrebbero riesaminare il ruolo redistributivo della fiscalità onde assicurare che i soggetti più abbienti contribuiscano in giusta misura al pagamento degli oneri impositivi.
(dalla scheda sull'Italia del rapporto OCSE "Divided we stand" sulla disuguaglianza sociale)



Ocse: in Italia sale il divario sociale – In Italia la diseguaglianza tra i redditi più elevati e quelli più bassi cresce, e resta ben al di sopra della media dei Paesi occidentali. Lo rivela l'Ocse, in un rapporto su crisi e divario sociale. Nel nostro Paese, scrive l'organizzazione, lo stipendio medio del 10% più ricco è oltre 10 volte superiore a quello del 10% più povero (49.300 euro contro 4.877). Inoltre, la quota di reddito nazionale complessivo detenuta dall'1% più ricco è passata dal 7 al 10% negli ultimi 20 anni.
(da Repubblica, 10:53)



lunedì, 5 dicembre 2011
Far pagare (anche) i ricchi (short version)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:00 am

Per farla corta.
In Italia il 10% della gente possiede meta' della ricchezza.
Meta' della gente possiede il 10% della ricchezza.
Se Monti ci dimostra che il 10% piu' ricco sta pagando almeno il 60-70% dei costi della manovra — e la meta' piu' povera sta pagando molto meno del 10% — allora sono contento. Ma se non e' cosi' la prossima volta che lo sento parlare di equita' gli sputo in tutti e due gli occhi. Per equita'.


domenica, 4 dicembre 2011
Far pagare (anche) i ricchi
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:54 pm

Premetto: sono convinto che per cavarcela, come Italia, dobbiamo tirare la cinghia — ferocemente e tutti. Comunque la si voglia girare, lo stock del debito pubblico accumulato negli anni passati dev'essere drasticamente ridotto — e questo significa che non ce n'e' per nessuno. Quindi le mazzate che il governo ci sta per assestare sono assolutamente inevitabili — e non si puo' pensare che tocchi soltanto a qualcun altro.
Ma proprio per questo credo che nessuna manovra sia accettabile se non grava su tutti — e se non grava piu' pesantemente sui piu' ricchi. E per ora non mi par proprio che sia cosi': l'imposta sulla prima casa e' una patrimoniale sulla classe media (il 74% delle famiglie italiane e' proprietario della casa in cui vive); l'aumento dell'addizionale regionale IRPEF e quello dell'IVA colpiscono tutti allo stesso modo, quindi proporzionalmente i redditi piu' bassi in misura maggiore; le disposizioni sulle pensioni impattano essenzialmente sul lavoro dipendente presente e futuro; la reintroduzione dei ticket su molte prestazioni sanitarie e i tagli agli enti locali rendono piu' costosi (o piu' limitati) i servizi pubblici — di cui usufruiscono principalmente i ceti meno abbienti. L'unica misura decisamente mirata ai ricchi, cioe' l'aumento dell'aliquota massima dell'IRPEF, e' sparita dalla manovra all'ultimo istante. Insomma, facciamola corta: pagano i poveri cristi, pagano le persone normali, ai ricchi veri sostanzialmente si fara' il solletico.
Perche' i ricchi sono pochi e comunque non contano dal punto di vista statistico, come da piu' parti si dice — e perche' se si vuol far cassa bisogna farla sui poveri e sulla classe media? A guardare bene i numeri, non e' cosi'. Sono andato a leggermi il rapporto 2009 di Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie, pubblicato a dicembre 2010 (se ce ne e' uno piu' recente, vi sono grato fin d'ora se me lo vorrete segnalare); i dati di cui parlo sono vecchiotti, del 2008, ma penso che siano nei grandi numeri ancora significativi. Secondo il rapporto, il 10% piu' abbiente delle famiglie italiane possiede il 45% circa della ricchezza; vuol dire una media di un milione e mezzo di patrimonio netto a famiglia e un monte complessivo di circa 3.800 miliardi di euro (nota a margine: il 50% meno abbiente raccoglie in tutto il 9,5% della ricchezza e possiede mediamente 70.000 euro di patrimonio: lascio ogni commento all'evidenza). Un'imposta straordinaria dello 0,5% su questi patrimoni porterebbe alle casse dello stato, euro piu' euro meno, diciannove miliardi in un anno, con un contributo medio a famiglia di circa 8.000 euro. Detto in altri termini, imponendo al 10% piu' ricco delle famiglie italiane una tassa straordinaria non superiore al 4% del loro reddito disponibile, si potrebbe quasi raddoppiare il valore della manovra — creando disponibilita' di risorse per interventi a favore della crescita e dei consumi. E si noti che non sto dicendo di far pagare di meno agli altri.
Ma Monti in conferenza stampa ha detto che non si puo' fare, perche' non si e' in grado di conoscere l'entita' e la composizione dei grandi patrimoni. Verrebbe voglia di invitarlo a leggersi la documentazione statistica di Bankitalia, che a me e' costata non piu' di dieci minuti di ricerche su Google. Il fatto e' che qui di equita' tutti parlano — ma alla fine a buscarle saranno sempre i soliti.
No, essere "not Berlusconi" non basta. Se Monti non ha altro da offrire sul piano dell'equita', per me ha gia' chiuso prima di cominciare.

Se qualcuno e' interessato a capire da dove vengono le cifre che ho sparato qui sopra, puo' scaricarsi qui una tabellina piu' analitica, interamente basata sui dati di Bankitalia: *.ODS oppure *.PDF.

P. S. Le lacrime della Fornero e il relativo, insopportabile siparietto con Monti — a mio giudizio — vincono di gran lunga il premio "Vaffanculo 2011", stracciando qualunque possibile concorrenza.


domenica, 4 dicembre 2011
Sempre i soliti
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:32 pm

Per il momento aspetto, come tutti noi, i dettagli della manovra di Monti. Nella speranza che i dettagli siano migliori delle anticipazioni giornalistiche.
Per il momento, mi pare che pagheranno sempre gli stessi: il reddito fisso, la classe media, quelli che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo, quelli che hanno *bisogno* di servizi pubblici. E che quegli altri, quelli che trovano il modo legale o illegale di non pagare, i detentori dei grandi patrimoni, la scapoleranno anche stavolta, rimettendoci al piu' l'equivalente di mezza giornata di vacanza a Cortina.


mercoledì, 23 novembre 2011
Not Berlusconi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:16 pm

Ogni volta che qualcosa del nuovo governo Monti non mi piace (e capita spesso), guardo questa foto — per ricordarmi quale e' il maggiore merito del nuovo esecutivo:

Giuramento del Governo Berlusconi IV


martedì, 8 novembre 2011
Timeo Danaos…
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:51 pm

Berlusconi annuncia che si dimettera' dopo l'approvazione della legge di stabilita'. Cioe' a occhio e croce poco prima di Natale. Le opposizioni stanno gia' vendendo la pelle dell'orso.
Personalmente non mi fido — e fiuto la trappola. Lo dico qui, a futura memoria, sperando di sbagliare: secondo me nei prossimi giorni assisteremo allo scatenamento (magari infruttuoso) di quanto di peggio il Presidente del Consiglio potra' fare — nel tentativo duplice di rovesciare il tavolo se si presenta l'occasione o almeno di cavare i massimi vantaggi dagli ultimi scampoli di potere.
Per non parlare di quel che potra' accadere sui mercati finanziari e nel Paese con un governo politicamente morto — ma ancora formalmente nella pienezza dei suoi poteri: dead man walking — quindi al tempo stesso impotente nella sostanza vera, irresponsabile davanti alle altre istituzioni dello Stato e ai cittadini (e che volete fargli? tanto e' gia' dimissionario!), ma ancora in grado di nuocere con iniziative estemporanee guidate dall'istinto rapace di chi ha pochi attimi ancora per arraffare tutto il possibile.
No, non possiamo permetter(ce)lo. Questo governo deve cadere *ora* — poi si voteranno tutti i provvedimenti necessari, dopo aver sgombrato il campo dal primo problema dell'Italia. Se l'opposizione non capisce nemmeno questo — non abbiamo speranza.
Ripeto: spero di sbagliarmi. Saro' felice di scrivere che avevo detto una immane cazzata. Ma l'esperienza mi dice che non avro' questo piacere.


martedì, 1 novembre 2011
Abbiamo gia' dato
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:14 am

Luca Ricolfi sulla Stampa sostiene che "finche' parleremo solo di quello che siamo intenzionati a pretendere, omettendo di dire quali rinunce siamo disposti a fare, non ne verremo mai fuori." Giustissimo. Mi pare pero' che si dimentichi di un dettaglio importante: che una grossa parte del paese, proprio quella a cui si continuano a chiedere rinunce, potrebbe facilmente rispondere "Abbiamo gia' dato". Finche' tocchera' sempre ai soliti, non ne verremo mai fuori.



(via Dasnake)



E' oggettivo che facciamo ridere. A me pero' vien da piangere.



sabato, 15 ottobre 2011
Riprendersi la piazza, subito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:28 pm

A caldo dopo gli incidenti di Roma, qualche considerazione.
1. Non sono di quelli che dicono che i violenti sono agenti provocatori — o che sono mandati dal governo, ecc. ecc. Purtroppo non ce n'e' bisogno, perche' di gente che concepisce la lotta politica come scontro militare ce n'e' abbastanza in giro, senza doversela inventare. Resta il fatto che la loro presenza era del tutto prevedibile — e prevista — e che le forze dell'ordine non si sono dimostrate in grado di garantire il diritto di manifestare delle persone pacifiche che erano a Roma oggi: o c'e' stata una profonda incapacita' — oppure si sono messi in conto gli incidenti e si e' semplicemente lasciato che accadessero, perche' in fondo cio' che squalifica la protesta torna a favore del governo. Nell'uno e nell'altro caso il Ministro dell'Interno ne dovrebbe rispondere — e l'opposizione parlamentare dovrebbe chiedergliene conto, eventualmente anche con una mozione di sfiducia individuale.
2. Il movimento, dal canto suo, deve fare intransigentemente i conti con le contiguita' nei confronti della violenza organizzata. Lo dico pensando al fatto, per esempio, che contiguita' del genere sono presenti tra i NO TAV, che sono una parte significativa degli indignati italiani. Pena la marginalizzazione del movimento stesso.
3. Non ci si puo' far scippare la piazza dai violenti che se ne impossessano e dalla montante reazione della destra che la demonizza. Manifestare contro il sistema e' un fondamentale diritto democratico — ed e' una delle poche cose che ancora possiamo fare, in un paese dove la classe politica e' impotente o venduta o incapace, per riprenderci un minimo di speranza nel futuro. Percio' io credo che sia necessario organizzare al piu' presto, fin da domani, nuove manifestazioni, che ripropongano le buone ragioni della protesta — e che non si lascino mettere a tacere. E credo che le organizzazioni sindacali, in spirito di servizio alla democrazia, senza mettere il cappello sulle proteste, dovrebbero rendersi disponibili a garantire il servizio d'ordine. Sulla collaborazione del governo e delle forze dell'ordine — purtroppo — si possono avere dubbi fin d'ora.


giovedì, 13 ottobre 2011
Kim-Jong-Silvio
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:21 am

Le riprese del dibattito sulla fiducia alla Camera evitano in ogni modo di far vedere l'aula semivuota. Vergogna.


Cara lettrice, caro lettore,in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

(Wikipedia:Comunicato 4 ottobre 2011 – Wikipedia)



martedì, 4 ottobre 2011
Nel mondo dei (ma)Lavitoli
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 7:08 pm

A tacer d'altro, uno dei dispiaceri del periodo e' che la scena pubblica sia dominata da personaggi normalmente poco presentabili che, per motivi non commendevoli, sono giunti a gravitare molto da vicino attorno al nostro Presidente del Consiglio. Lavitola e Tarantini non sembrano avere esattamente le caratteristiche che ti rendono orgoglioso di frequentare qualcuno ed anzi forse hanno il profilo di quelli che non vorresti ammettere di conoscere.
Lasciando perdere tutti gli aspetti assai oscuri e complessi dei maneggi intercontinentali di Lavitola, di Tarantini sappiamo sicuramente che mirava ad assicurarsi appalti pubblici reclutando donne disposte a prostituirsi a favore del Presidente del Consiglio, il quale asseritamente sarebbe stato ignaro del fatto che le signore concedevano i loro favori in cambio di compensi e non perche sedotte dai suoi fascini. Peraltro il Presidente del Consiglio, invece di arrabbiarsi assai con Tarantini che lo ha cacciato in una situazione sgradevole, ha aiutato generosamente la sua famiglia in stato di bisogno.
Tarantini come tutti sanno e' stato ora scarcerato dal Tribunale del Riesame di Napoli perche' riconosciuto non colpevole di estorsione nei confronti del Presidente del Consiglio, ma indotto a mentire a favore del medesimo nel corso degli interrogatori a cui è stato sottoposto. Si legge nei giornali o si sente nei telegiornali che Tarantini sarebbe stato "vittima" del Presidente del Consiglio e di Lavitola. Il Riesame, per come ho capito l'ordinanza il cui testo e' stato pubblicato da Repubblica, veramente ha detto altro e cioe' che Tarantini non e' punibile perche' non c'e' una norma che permetta di perseguirlo, ma ha riconosciuto che c'e' stato un accordo corruttivo; Tarantini ha fatto mercimonio della sua qualita' di indagato, che comporta la facolta' di non rispondere e per l'ordinamento italiano anche quella di mentire, coprendo il Presidente del Consiglio. Cose che nel mondo dei (ma)Lavitoli sono normali. Peccato che effettivamente il Presidente del Consiglio finisca per apparire peggiore di loro, tanto da ipotizzare che all'occorenza possa essere capace di corromperli. Il che e' tutto dire…


domenica, 25 settembre 2011
Nel lungo periodo o anche prima
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:57 pm

Irene Tinagli oggi su La Stampa nel suo articolo intitolato "Il futuro e' piu' forte della crisi" spiega che la crisi non significhera' la fine del mondo, come non lo ha significato in altre epoche storiche. Scrive la Tinagli:

Purtroppo, mentre le innovazioni che potrebbero disegnare il nostro futuro stanno prendendo forma in qualche angolo del mondo, noi sembriamo incapaci di uscire dai vecchi paradigmi. E continuiamo a chiederci quali industrie sovvenzionare, quali accordi commerciali o quali dazi o incentivi ripristinare per tenere in vita le nostre vecchie fabbriche sempre piu' vuote… Certamente oggi e' importante e urgente tamponare l’emergenza dei debiti sovrani, cercando magari di riattivare un po’ di occupazione con i mezzi e nelle realta' oggi disponibili. Ma non e' li' che giace il nostro futuro. Cerchiamo di non abbassare troppo lo sguardo altrimenti rischiamo di farcelo sfuggire quando ci passera' davanti.

Da un punto di vista storico suppongo che la Tinagli, persona certo molto preparata, abbia ragione. E' quasi ovvio, in realta': il mondo non e' mai finito per una crisi economica o produttiva, e forse e' vero che non ci sono limiti alle risorse che si possono inventare. Ma ad ogni crisi c'e' qualcuno che non sopravvive, che non vedra' quelle magnifiche sorti e progressive che verranno dopo o non sara' in grado di approfittarne. Persone che rischiano l'estromissione dal loro "antiquato" posto di lavoro quando sono troppo vecchie per le innovazioni che conteranno, malati o disabili a cui i tagli allo Stato sociale o alla scuola apportati in fretta e furia nelle varie manovre tolgono la possibilita' di una vita dignitosa, di cure adeguate, di un'istruzione che li aiuti a essere autonomi. Appartenendo alla platea dei soggeti deboli, devo dire che non e' di grande consolazione pensare che il mondo comunque andra' avanti quale che sia il destino di questi individui. Come diceva Keynes (uno il cui pensiero non credo vada molto di moda di questi tempi) nel lungo termine saremo tutti morti. O anche prima. E mi resta difficile non pensare che ogni giorno di ritardo nel cambiare strada in questo paese e' un giorno che lascia dietro di se' vittime che si potrebbero evitare, per quanto poco importante sia nella prospettiva della storia universale quello che succedra' al nostro spread.


sabato, 24 settembre 2011
Lettera al Ministro Gelmini dai Genitori Tosti
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:22 pm

Leggo su Speculum Maius e copioincollo:

Replichiamo, in quanto associazione di genitori con figli disabili, alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal Ministro Gelmini, in merito al sostegno scolastico: il Ministro ha affermato che, quest’anno, gli insegnanti deputati a seguire gli alunni disabili italiani sono talmente tanti da rappresentare un picco storico. E cala nel vuoto una cifra: “94.000”. Senza aggiungere però che, rispetto allo scorso, quest’anno anche gli studenti disabili sono aumentati a oltre 200.000 presenze; forse anche loro costituiscono un “picco storico”.

Cosa dice la legge in merito al rapporto numero di insegnanti di sostegno/numero di studenti? Dice che possono esserci 2 studenti per ogni insegnante: facendo una semplice divisione abbiamo 2,14. Siamo già fuori dalla legge.

La legge dice anche che nei casi in cui ci sia la gravità (ovviamente certificata) il rapporto deve essere 1 a 1, senza se e senza ma.

Quindi, calcolando anche i casi di gravità, il rapporto aumenta, la legge viene ulteriormente trasgredita e gli insegnanti sono insufficienti.

Le associazioni dedicate, i sindacati, gli esponenti politici che si occupano di scuola parlano di 65.000 insegnanti di sostegno che mancano. 65.000, non 1000 o 2000, ma un numero enorme!

In alcune regioni ne mancano di più, come la Calabria (rapporto 4!) il Veneto (rapporto3,8). In Lombardia siamo quasi al pari del Veneto per cui le associazioni, compresa la nostra, si sono mobilitate per richiedere subito il confronto per arrivare ad una soluzione. In Sicilia, addirittura, le scuole iniziano il 15 settembre ma gli insegnanti di sostegno inizieranno il loro servizio solo il 30 del mese – e nel frattempo gli alunni disabili? Siamo alla discriminazione pura.
Emblematico poi il caso di Torino dove per questioni di“razionalizzazione” si volevano assegnare 400 posti di sostegno a docenti che non erano abilitati, come dire spedisco un elefante in una cristalleria.

La mobilitazione è generale in tutt’Italia, si fanno manifestazioni (l’ultima a Montecitorio proprio il 13 u.s.), si scrivono lettere addirittura a Napolitano (per esempio Parma), si decide di non portare a scuola i figli (Venezia) eppure il nostro Ministro dell’Istruzione dice che quella del taglio degli insegnanti di sostegno è una “leggenda nera” (La Stampa del 14.09.2011 –M. Brambilla).

Ma chi sono questi insegnanti di sostegno? Sono docenti per cui non esiste una classe di concorso, per cui si stanzia una cifra ridicola per i corsi di formazione, per tacer del fatto che, dopo 5 anni che uno fa il sostegno poi può diventare un’insegnante“normale” e buonanotte alla professionalità, in un campo così delicato come quello della didattica speciale. Ricordiamoci che l’insegnante di sostegno non è il babysitter dell’alunno disabile, ma è assegnato a tutta la classe cioè ha il compito di integrare i compagni con l’alunno che segue e viceversa. È un docente a tutti gli effetti ma nella realtà viene spesso trattato come una cenerentola pure dai colleghi curricolari. Anche questa è un’altra forma di discriminazione.

Il sostegno però è solo la punta dell’iceberg dei problemi che affliggono gli alunni disabili, ogni anno TUTTI gli anni: ci sono le barriere architettoniche, il personale vario che per legge deve essere assegnato – assistente alla comunicazione per chi ha disabilità sensoriali cioè cecità e sordità, assistente igienico, assistente sanitario (nei casi in cui l’alunno sia sotto terapia farmacologica) l’educatore fornito dai Comuni.
Gli ausili, che deve procurare la scuola (esistono i banchi, le sedie, le lavagne tradizionali o interattive, i libri di testo etc? Bene per chi è disabile tutto questo si chiama ausilio). Le famiglie degli alunni disabili devono lottare ogni anno, da sempre, anche per avere anche queste cose, previste per legge. L’Italia è un Paese che si dimostra ancora arretrato nella cultura dell’inclusione, ignorando tutte le leggi che abbiamo in materia e che sono modello di eccellenza per tutti gli altri Paesi europei.

E veniamo ad un altro nodo cruciale: sempre per legge esiste qualcosa che si chiama GLH che deve essere istituito (pena omissione d’atti d’ufficio per il dirigente scolastico): sono gruppi di lavoro specifici per la disabiltà nella scuola, cui partecipano anche i genitori, che devono avere tramite i loro rappresentanti. La maggioranza dei dirigenti scolastici italiani non indice il GLH, non c’è alcuna programmazione didattica intorno all’alunno disabile,e i genitori neanche hanno colloqui con l’insegnante di sostegno, spesso non vedono neanche il PEI, che è il piano educativo individualizzato, che non ha valore se non è firmato dai genitori, documento che è il frutto del lavoro corale di insegnanti curricolari, specialisti che seguono l’alunno, genitori. Per capire: nel PEI si decide cosa fare, quali obbiettivi raggiungere, se sia il caso di optare per il programma a requisiti minimo oppure quello differenziato.

Non so se abbiamo reso l’idea, cioè se chi è estraneo a questo mondo si rende conto di come sono trattati gli alunni disabili e relative famiglie, in Italia.

Per sovrammercato, da qualche mese in qua, sentiamo alzate d’ingegno sottoforma di ddl che propongono di trovare degli sponsor privati per assicurare il sostegno agli alunni disabili, in barba a ciò che sancisce non solo la Costituzione ma anche tutte le leggi che tutelano le persone disabili. Il messaggio lanciato da questi politici (DIMA, D’IPPOLITO VITALE, DE CAMILLIS, GALATI, VERSACE, FORMICHELLA, TADDEI, NASTRI, CATANOSO GENOESE, FAENZI ) è indubbiamente inequivocabile.

C’è quindi qualcosa che non va, non trovate? E c’è molto di non detto, per esempio le migliaia di condanne che ogni anno il Ministero dell’Istruzione italiana subisce, perché le famiglie ricorrono ai TAR, per vedersi ripristinati i diritti costantemente negati: non solo il Ministero deve pagare le spese processuali ma anche i danni esistenziali arrecati.
Vorremmo leggere il bilancio di questo Ministero, per appurare a quanto ammonti tutto questo spreco di pubblico denaro: invece di dare il giusto all’inizio, cioè assegnare il numero dei docenti di sostegno adeguato, ogni anno si ripete questa commedia dell’assurdo, come se gli alunni disabili fossero dettagli trascurabili, non persone, cui deve essere garantito il diritto all’istruzione. Anche in questo caso si palesa una volontà indubbiamente inequivocabile.

Ci chiediamo infine perché l’attuale Ministro dell’Istruzione italiana abbia svuotato di ogni significato e lasciato morire, un organismo importante ed imprescindibile come l’osservatorio PERMANENTE per gli alunni in situazione di handicap le cui finalità (*) sono:

- monitoraggio del processo di integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, allo scopo di facilitare e sostenere la piena attuazione degli obiettivi previsti dalla Legge 5.2.1992 n. 104 , anche in attuazione del D.P.R.n.275/99;

- accordi interistituzionali per la presa in carico del progetto globale di vita e di integrazione degli alunni in situazione di handicap, attraverso misure che sostengano la continuità educativa, l’orientamento scolastico e professionale, il collegamento con il mondo del lavoro;

- piena attuazione del diritto alla formazione delle persone in situazione di handicap;

- sperimentazione e innovazione metodologico-didattica e disciplinare;

- iniziative legislative e regolamentari.

Chi più dei rappresentanti delle associazioni delle famiglie delle persone disabili e di quelle figure professionali che studiano la disabilità di cui, in Italia, per fortuna, disponiamo in abbondanza , avrebbe potuto meglio aiutare il Ministro dell’Istruzione a garantire ogni diritto agli studenti e magari a razionalizzare davvero questi “benedetti” bilanci?

L’istruzione pubblica è la base della cultura di ogni paese civile, che non significa solo usare la calcolatrice, non sbagliare i congiuntivi e sapere la battaglia di Canne quand’è stata.

Sappiamo che il Ministro non risponderà, farà come sempre, da quando ha assunto questa importante e cruciale carica istituzionale, ma noi nella cultura e nella buona educazione crediamo moltissimo e riteniamo doveroso informare l’opinione pubblica sullo stato delle cose.

(*) dal D.M. 14/07/00

Alessandra Corradi, Massimo Bravi, Giovanni Barin, Marinella Melis,
Daniela Cordara, Francesco Reitano.

Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS

APS di genitori con figli disabili dal Monte Rosa al Gennargentu

via Fincato 41/b – 37131 Verona

cell. 3423897222

Presidente
Alessandra Corradi

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venerdì, 23 settembre 2011
Che cosa mi sono permessa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 12:59 pm

In questi giorni, che a me sembrano drammatici per il nostro paese, ogni tanto qualcuno salta fuori spiegando che ora dobbiamo pagare gli eccessi che ci siamo permessi nei decenni scorsi. Quando comincio a sentire questi discorsi mi irrito e spengo la televisione o chiudo la pagina internet. Sono una lavoratrice dipendente senza alcuna possibilità di evadere le tasse, la mia famiglia ha un tenore di vita assolutamente scevro da lussi (praticamente in casa non abbiamo un mobile che non sia Ikea tanto per fare un esempio) e non faccio grandi debiti in giro.
Però pensandoci è vero che mi sono permessa un sacco di eccessi, che elencherò in una lista (temo del tutto esemplificativa) tipo Vieni via con me:
1) un'amministrazione pubblica inefficiente;
2) una diffusa corruzione che se non altro fa gonfiare il costo degli appalti;
3) una evasione fiscale che ogni anno sottrae alle casse dello Stato somme più o meno pari alle manovre da lacrime e sangue di questo periodo;
4) una criminalità organizzata che, a tacer d'altro, genera enormi redditi esentasse e impedisce una corretta crescita economica del sud Italia ma non solo;
5) mantenere al potere con privilegi di ogni genere una classe politica composta in molta parte da persone ignoranti e impreparate, indifferenti al bene del Paese;
6) una vasta platea di falsi invalidi;
7) una pubblica istruzione e un sistema universitario che ormai risultano agli ultimi posti delle classifiche internazionali mentre i nostri migliori ricercatori sono costretti alla fuga all'estero;
8) una televisione pubblica volgare, stupida e da cui viene cacciato chiunque non piaccia al padrone, con danno economico per il contribuente;
9) un governo che è ormai (lo dico perchè è oggettivo, chiedetelo a Confindustria) assolutamente impresentabile e che ogni giorno che rimane al suo posto ci sprofonda sempre più in basso nella considerazione del mondo;
10) last but not least, aver generato e cercare di crescere un figlio disabile grave.
Mi riconosco colpevole di aver tollerato o fatto tutte queste cose, che ormai sono diventati dei veri lussi. Se finiremo come l'Argentina ne sarò certamente corresponsabile.


mercoledì, 21 settembre 2011
Mandatelo via — no, mandiamolo via
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:45 pm

Qualcuno, chiunque puo', prenda l'iniziativa di raccogliere la gente davanti a Palazzo Grazioli o davanti ad Arcore o davanti a qualunque prefettura d'Italia — e cominciamo a tirargli monetine fin che scappa. Adesso, perche' domani e' tardi.


lunedì, 12 settembre 2011
Io ♥ la scuola pubblica?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:35 pm

Questa mattina, primo giorno di scuola di It, siamo stati accolti sul portone da una sorridente maestra che diffondeva questo volantino, firmato dai docenti dell'Istituto Comprensivo:

Io ♥ la SCUOLA PUBBLICA!

La scuola pubblica è una comunità educante che valorizza le intelligenze dei bambini e dei ragazzi, le loro diversità e le loro emozioni. Gli alunni condividono le loro esperienze con un gruppo di pari e imparano a conoscere il mondo, aiutati dagli insegnanti che sono un ponte tra il loro sapere e il sapere condiviso delle discipline. L'obiettivo della scuola pubblica è la promozione della conoscenza, della socializzazione e del benessere; è la formazione di esseri umani pensanti e critici, colti, solidali, sani e sereni; è sostenere lo sviluppo di cittadini intelligenti e felici.
Questa è la scuola che vogliamo, questa è stata finora la Scuola!
In questi anni abbiamo cercato di continuare a fornire a vostri figli la stessa qualità nonostante i tagli, ma ora neanche il volontariato di molti docenti è più sufficiente!
Ora:
- la mancata assegnazione di docenti alla nostra scuola primaria (e non solo) ci ha obbligato a rifiutare delle iscrizioni e a formare una quinta prima elementare a tempo pieno con un insegnante in meno rispetto a quelli necessari [...];
- tutte le scuole della circoscrizione sono affollate e sono state messe nella condizione di non poter accogliere tutti i bambini del territorio;
- sono state eliminate le ore di compresenza dei docenti: ciò impedisce il lavoro a piccoli gruppi, il recupero degli alunni in difficoltà, il potenziamento, le gite e le uscite didattiche [...];
- gli alunni diversamente abili hano avuto un numero irrisorio di ore di sostegno: e il loro diritto allo studio?
- inoltre abbiamo assistito ad una diminuzione del personae delle cooperative nella primaria e degli operatori nella secondaria.
Se a questo aggiungiamo un drastico taglio dei fondi, dei materiali, oltre che del supporto finanziario che prima potevano concedere Circoscrizione, Comune o Regione, ci rendiamo conto che è in atto un piano per distruggere velocemente la Scuola pubblica.
Non ci rassegniamo a veder sgretolare una Scuola che veniva presa ad esempio in tutta Europa.
Non ci rassegniamo a dover trattare i vostri figli come vasi da riempire di nozioni, invece che menti fresche da incoraggiare nella conoscenza, emozioni da ascoltare, corpi da far crescere.
Non ci rassegniamo e siamo indignati: sostenete le nostre lotte, esigete una scuola pubblica di qualità, pensate ai vostri figli!

LA SCUOLA PUBBLICA E' IL FIORE ALL'OCCHIELLO DI UN PAESE: NON FACCIAMOLO TAGLIARE!

Preside e maestre, schierate in palestra ad accogliere i bambini e le loro famiglie, indossavano quasi tutte un distintivo con lo slogan del volantino: "Io ♥ la scuola pubblica!"
D'accordissimo su tutto, sia ben chiaro. Ma perche' una settimana fa, quando chiedevamo che a nostro figlio venisse permesso di frequentare la scuola con lo stesso orario di tutti i suoi compagni — e che non venisse discriminato in quanto disabile — le stesse maestre e la stessa Preside ci hanno trattato da controparte — e per di piu' da controparte rompicoglioni — e vorrei dire da controparte che pretende qualcosa a cui non ha diritto?
Ci saremmo aspettati — dai docenti della scuola pubblica — che condividessero la nostra esigenza di integrazione e che — se hanno le mani legate dai tagli — ci facessero da alleati in una battaglia per affermare i diritti di nostro figlio in tutte le sedi. Invece ci hanno spiegato che dobbiamo adeguarci, che con questi chiari di luna, invece di protestare, dobbiamo essere realistici e accontentarci di quel che ci e' stato concesso, che non dobbiamo essere ideologici nella difesa di un puro principio. Oggi, sinceramente, mi era difficile solidarizzare piu' di tanto.


domenica, 11 settembre 2011
Bollettino di guerra
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

A Torino sono stati nominati docenti di sostegno senza la specializzazione e le mamme hanno protestato. A Pavia le lezioni inizieranno senza gli insegnanti di sostegno perché il provveditorato non ha fatto in tempo a nominarli e a Genova ne mancano all’appello almeno 500.
In Veneto la situazione è esplosiva, tanto che giovedì scorso l’onorevole Simonetta Rubinato è intervenuta durante il question time alla Camera per denunciare l’emergenza che riguarda gli insegnanti di sostegno in Veneto. Nelle scuole venete quest’anno ci sono 14.910 alunni disabili, con un aumento di 1.097 unità rispetto all’anno precedente e sono stati richiesti 755 posti in deroga rispetto agli attuali 5.960. “Ma a quattro giorni dal ritorno in aula di insegnanti e studenti – ha ribadito la Rubinato – non è ancora stata disposta alcuna deroga. Al momento, ogni docente di sostegno ha in media 2 alunni e mezzo. Mentre in provincia di Genova non si sa come fronteggiare i 480 alunni disabili in più “non previsti”.

(da Repubblica di oggi)

Ecco: il nostro undici settembre e' questo qui.


sabato, 10 settembre 2011
Contro i tagli ai servizi sociali in Piemonte
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

Ri-posto direttamente il volantino della manifestazione. E' importante. Fatelo girare, se potete — e se potete fatevi vivi il 13.





venerdì, 2 settembre 2011
Si sveglia ora?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:40 am

Il segretario della FIM-CISL Vitali se la prende perche' Marchionne fa marcia indietro sugli impegni per Mirafiori:

"Il 23 dicembre scorso – dichiara il segretario dei metalmeccanici della Cisl – abbiamo firmato con la Fiat un accordo preciso, approvato dalla maggioranza dei lavoratori di Mirafiori che prevedeva la costruzione del Suv a Torino. A questo punto si porrebbe il problema dell'affidabilità dei vertici del Lingotto".

Il fatto e' che non e' vero che l'accordo fosse preciso — e non e' vero che prevedesse la costruzione di alcunche' a Torino: la FIAT non prendeva alcun impegno concreto, a fronte di quelli molto concreti e molto duri richiesti ai lavoratori e al sindacato. Ora che gli fa comodo, Marchionne ha la strada libera per dire arrivederci e grazie. Se Vitali se ne accorge ora, e' un fesso. Se se ne era accorto a suo tempo e adesso fa ammuina — e' meglio che non dica che cos'e'.


… resterà la soluzione finale: far pagare i debiti degli italiani ai tedeschi, dando in garanzia alla Merkel un’ipoteca sulla scelta del prossimo inquilino di Palazzo Chigi. (Gramellini oggi sulla Stampa)

Che non sarebbe nemmeno tanto male, come soluzione. L'Italia non e' in condizione di autogovernarsi — e non sarebbe mica una cattiva idea dare in outsourcing il nostro governo ai tedeschi o agli svedesi.



sabato, 30 luglio 2011
Fedeli a se stessi
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:37 am

La Norvegia — per tante ragioni — ci e' particolarmente cara. Percio' la notizia degli attentati di Utøya e di Oslo ci ha scossi e rattristati, forse piu' di quanto ci si potrebbe aspettare da un evento tutto sommato lontano — e tutto sommato terribilmente *interno* a quel paese.
Il fatto e' che la Norvegia, per noi, era un posto perfino un po' noioso — e sicuramente immerso in ritmi cosi' lenti da sconcertare noi indolenti mediterranei — ma facevi presto a capire che la noia e la lentezza erano quelli di una societa' talmente ben regolata da rendere inutile correre, sgomitare, tagliare gli angoli. Era un posto in cui potevi dimenticare una macchina con le portiere spalancate in un parcheggio per diverse ore — e al ritorno trovare tutto assolutamente intatto. Era il paese in cui un ubriaco che spacca una vetrina di un centro commerciale fa talmente notizia da arrivare al TG nazionale con tanto di interviste alla polizia. Era anche il paese in cui si vendono le cassette della frutta lasciandole incustodite sul bordo della strada, cosi' chi vuol comprare le prende, lascia i soldi in un cestino li' accanto — ed eventualmente si fa il resto da solo — e nessuno pensa di rubarsi ne' la frutta ne' i soldi. Avevamo l'immagine di una societa' fondata sulla fiducia nel prossimo e su una sorta di controllo/autocontrollo sociale cosi' solido da rendere ovvia quella fiducia — ma anche sulla certezza che tutto e' sufficientemente ben funzionante che nessuno ha davvero bisogno (e nemmeno voglia, in fondo) di "arrangiarsi".

Ecco, e' questo modello sociale che ci pare che l'attentatore abbia colpito al cuore — e che temiamo possa non riprendersi piu'. Proprio perche' la strage e' stata compiuta da un norvegese, uno apparentemente normale — magari un po' strano, ma chi non lo e' a vivere piu' o meno isolato in quelle campagne — e perche' ha colpito soprattutto ragazzi — la generazione dei figli — non puo' non aver spezzato il presupposto della fiducia. La Norvegia diventera', suo malgrado, una societa' piu' diffidente, piu' preoccupata, piu' simile al resto dell'Europa — cosi' pensavamo subito dopo l'attentato. Probabilmente sara' cosi'.
Ma la Norvegia non ha reagito come tutti ci saremmo aspettati. Nonostante l'enormita' dell'accaduto — nonostante la violenza del trauma nazionale — non c'e' stato alcun isterismo, non c'e' stato alcun crollo di nervi. Il paese ha reagito con assoluta compostezza, ma anche con la piena coscienza di non voler diventare diverso — di voler essere fedele a se stesso. Con una tranquillita' e una forza impressionanti, ben rappresentate dai discorsi del principe ereditario Haakon e del primo ministro Stoltenberg — che sono secondo me tra i piu' begli esempi recenti di discorso pubblico — e la testimonianza di quanto puo' essere nobile e preziosa e lungimirante la politica, quando e' in mano a una classe dirigente degna di questo nome.
Certo, l'evento ha suscitato una serie di interrogativi e di dibattiti. Ma — per esempio — praticamente nessuno ha sfruttato l'occasione per fare propaganda contro questo o quell'avversario politico. Al contrario, tutti i partiti hanno concordato di rinviare fino a meta' agosto l'avvio della campagna elettorale per le amministrative di settembre.
Il Frp, che e' un po' la Lega Nord dei norvegesi, non e' stato attaccato dagli altri partiti, nonostante le parole d'ordine contro gli immigrati e contro il multiculturalismo prestassero facilmente il fianco alle critiche — e perfino nonostante l'attentatore fosse stato in passato un loro militante. D'altronde, uno dei maggiori esponenti del Frp ha dichiarato che il partito dovra' moderare i toni del suo discorso politico, perche' evidentemente evocare la crociata puo' avere conseguenze terribili.
Si discute sul fatto che Breivik rischi al massimo ventun anni di carcere, secondo la legge norvegese: ma si *discute*, appunto. Nessuno sventola il cappio, nessuno invoca la giustizia sommaria. Nel dibattito nessuno perde di vista che il fine della pena e' la riabilitazione — e non la vendetta. Non si e' alzata una voce a criticare il fatto che il carcere che ospita Breivik sia dotato di tutti i comfort.
In tv, sui giornali non si e' visto un cadavere — non e' emerso un dettaglio splatter che sia uno. L'informazione e' stata meticolosa, continua, angosciante e totalizzante: ma non morbosa, nemmeno un po' — e mai priva di rispetto. Ciononostante la stampa e' stata criticata per aver talvolta mancato di sensibilita' nei confronti dellle vittime e dei loro familiari.
Le organizzazioni giovanili di *tutti* i partiti stanno registrando un forte aumento delle iscrizioni dopo il 22 luglio*. Ragazzi di quattordici, quindici, sedici anni decidono di dedicare un pezzo del loro tempo alla politica per far valere le loro idee. Come quelli che sono stati ammazzati ad Utøya, tutti giovani militanti di un partito sentito come un pezzo della societa' e non come baluardo di una casta.
Alla fine — forse — contro tutto — la Norvegia riuscira' a restare se stessa — ed e' una non piccola consolazione.

* Val la pena anche di leggere l'appello pubblicato oggi dai leader di *tutte* le organizzazioni giovanili dei partiti (e' in norvegese, ma la traduzione di Google Chrome in inglese e' abbastanza comprensibile).

P. S. Il confronto con la vita pubblica nel nostro sciagurato paese — no, non ho l'animo di farlo.


Perfino il Front National — che non e' notoriamente un partito attento al politically correct — ha sospeso un proprio esponente perche' ha fatto dichiarazioni di sostegno ad Anders Breivik. Ci aspettiamo che la Lega faccia altrettanto con Borghezio.



lunedì, 18 luglio 2011
Madama la marchesa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:11 pm

Se non sono stato colpito da una temporanea sordita' fulminante, il GR 2 delle 17.30 e' riuscito a non far parola (nemmeno una, dico) della débacle della borsa e dei titoli di stato di oggi.


Sulla vicenda di Spidertruman la penso *esattamente* come Floria.



giovedì, 14 luglio 2011
Coesione nazionale
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

Facciamo cosi': come famiglia paghiamo piu' tasse, Waldorf si trova lo stipendio bloccato, It non trova a scuola un sostegno adeguato per via dei tagli all'istruzione, l'asilo di XX non e' piu' detraibile e quindi diventa un costo addizionale. Pago perfino il ticket sulle visite mediche.
Ma il mio vicino evasore fiscale, lo vogliamo appendere per le palle ai tigli del viale davanti a casa? Cosi', giusto perche' anche lui provi l'ebbrezza di aver parte di questa bellissima coesione nazionale. Giuro — se lo fanno non mi lamento piu' dell'aumento delle tasse e di tutto il resto.


PICO pubblica un ottimo articolo sulle buone ragioni per non abolire le Province.



Sul blog di Alfonso Fuggetta si discute (un'altra volta!) di abolizione delle province.



mercoledì, 29 giugno 2011
Lapsus freudiano?
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 7:17 pm

Il ministro Galan ha appena dichiarato al TG3 che l'attuale nostro governo ha mantenuto la sua promessa elettorale e che è l'unico che in Europa non ha messo le tasche nelle mani dei cittadini durante il suo mandato (se volete controllare lo ha dichiarato a 2'16" dall'inizio del video).


lunedì, 27 giugno 2011
NO TAV, ora basta!
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:59 pm

E' sempre triste vedere scontri tra polizia e dimostranti. Ma nel caso della Val di Susa non si puo' essere solidali con i dimostranti, che sono una frangia minoritaria, violenta e antidemocratica dell'opinione pubblica. Non hanno il diritto di veto — e men che meno sono al di sopra della legge. Ci sara' tempo ancora per discutere sull'opportunita' e l'utilita' della TAV, ma fermare i cantieri con la forza non e' un'opzione accettabile — e prendere a sassate gli operai non e' un'azione di sinistra. E bene hanno fatto le forze dell'ordine a sgomberare il presidio — con la forza visto che non era rimasta altra strada.

(poi ci torno, su questa vicenda. Ma intanto lo volevo dire)


venerdì, 17 giugno 2011
Volesse il cielo!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:01 pm


lunedì, 13 giugno 2011
Pubblica!
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:00 pm


lunedì, 13 giugno 2011
Maggioranza
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:54 pm

A occhio e croce, stando ai dati che arrivano, oltre la meta' degli elettori italiani (anche ipotizzando che nessun elettore residente all'estero abbia votato si') ha votato per l'abrogazione del legittimo impedimento di Berlusconi.

Aggiornamento: Hanno votato SI 25.736.273 elettori, pari al 51,05% del corpo elettorale di 50.417.952 (dati Ministero dell'Interno).


venerdì, 10 giugno 2011
Coerenza
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:17 pm

La mancata estradizione di Battisti dal Brasile mi pare una cosa grave. Perche' credo che le sentenze della magistratura vadano rispettate e che una persona condannata per quattro omicidi debba scontare la sua pena. E perche' sono fermamente convinto che la magistratura italiana non abbia emesso sentenze politiche, ne' in questo ne' in altri casi.
Ne sono convinto anche quando penso — e non e' il caso di Battisti — che la magistratura abbia commesso degli errori di valutazione. In Italia non ci sono processi politici. Punto.

Trovo pero' difficile che il nostro governo possa credibilmente sostenere una linea di questo genere per reclamare l'estradizione di Battisti, visto che il nostro Presidente del Consiglio va dichiarando a destra e a manca, in Italia e all'estero, in sedi ufficiali e con interlocutori istituzionali, che la magistratura italiana e' politicizzata e che c'e' una sorta di dittatura eversiva dei pubblici ministeri. Se poi Lula ci crede e stabilisce che Battisti e' vittima di una persecuzione politico-giudiziaria, con che faccia il nostro governo puo' dargli torto?




martedì, 17 maggio 2011
Grazie Milano
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:06 am


Sergio Staino su l'Unita' di oggi

(che Torino si sapeva che il suo dovere l'avrebbe fatto — e bene)


giovedì, 12 maggio 2011
La vera sinistra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:07 am

Milly Moratti, al secolo Emilia Bossi, moglie di Massimo Moratti e quindi cognata di Letizia Moratti, attivista ambientale, si candida alle amministrative di Milano con una lista che appoggia Pisapia.
Intervistata da Repubblica, la signora, che è anche fisico teorico, ha risposto alla domanda dell'intervistatore Ettore Livini sulle accuse di essere esponente di una "gauche caviar": "Possibile che chi sta a sinistra debba essere uno sfigato senza una lira? E chi ha i soldi non possa pensare ai problemi del pianeta?"
La sig.ra Moratti (guarda caso evita di usare il suo di cognome, magari la infastidisce l'omonimia con il senatùr) ha perfettamente ragione. Non si possono discriminare i ricchi impedendo loro di stare a sinistra pensando appunto ai problemi del pianeta. Magari solo i ricchi possono essere veramente di sinistra, perché i poveracci lo fanno solo per interesse e loro invece con intenti nobili. Da qui probabilmente la lieve sfumatura di disprezzo della candidata, che invece di parlare di "persone di condizioni economiche limitate" o qualcosa del genere ha parlato di sfigati senza una lira (magari il suo pensiero è stato tradito dall'intervistatore…).
Siccome però in politica di solito ci si schiera con quelli che hanno interessi simili ai tuoi e io sono mi trovo più vicina agli sfigati senza una lira che ai Moratti, diffido delle reazioni dei ricchi di sinistra ad ogni prospettiva di ridistribuzione della ricchezza, idea davvero di sinistra. Una simile prospettiva potrebbe anche impedire (orrore) al marito della candidata di buttare milioni nell'Inter, ad esempio regalandone 3 a Benitez come premio per lasciare la squadra dopo solo qualche mese per lasciare il posto a Leonardo.
Ma sicuramente la mia è una cattiveria.
Intanto però la famiglia Moratti è riuscita a piazzare esponenti da ogni parte. Non si sa mai di cosa c'è bisogno.

P.S. devo aggiornae quanto ho scritto perché la "povera" Milly Moratti un seggio in consiglio comunale non l'ha conquistato con le sue 1678 preferenze e lo 1,33% della sua lista civica. Quanto a Letizia Moratti, tutti sanno com'è andata fino ad ora; aspettiamo il ballottaggio.


Se non temessi di essere querelato per diffamazione dai contenuti del pannolino di XX, mi verrebbe voglia di dire che la Moratti e' una merda.



lunedì, 2 maggio 2011
Νῦν χρὴ μεθύσθην?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:15 am

A me sembra un'ovvieta' dirlo — ma temo che non lo sia.
Festeggiare l'uccisione di un uomo, fosse pure di Osama Bin Laden, e' un atto indecente. Puo' essere necessario uccidere un nemico — lo capisco e lo ritengo a volte inevitabile. Probabilmente Osama era un nemico di cui era necessaria la morte. Ma uccidere e' *sempre* un atto terribile — e non c'e' niente da festeggiare se si e' costretti a farlo. E chi festeggia e' un barbaro, che non merita la civilta' occidentale di cui dice di essere portatore. Per non parlare dei valori cristiani, per chi li sbandiera.


giovedì, 31 marzo 2011
Fora dai ball?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:42 am

Così (ignoro però la perfetta ortografia del padanese) dice Bossi degli immigrati che in questi giorni assaltano Lampedusa, senza considerare che per molti di loro si può ipotizzare che possano avere diritto di asilo. Ma questo è un particolare che non interessa agli elettori della Lega, per cui i suoi leader possono fare a meno di considerarlo.
Al di là dell'emergenza preoccupante che è in atto, e provocazioni di Bossi a parte, sono convinta che tutti coloro che in qualsiasi termine pensano cose analoghe sugli immigrati, non solo siano nel torto per un principio "umanitario", ma anche perché il loro è un punto di vista assolutamente miope, e che le forze politiche che assecondano e rinfocolano queste tendenze xenofobe non possano che danneggiare il paese. Lo dico sine ira ac studio, veramente. Il fatto è che niente potrà fermare il movimento di moltitudini di persone dalle aree più svantaggiate del mondo al nostro occidente viziato. Credere di poter seriamente arginare questo movimento è lottare contro la storia e la natura delle cose.
Del resto non abbiamo un particolare merito a stare qui, né diritto di disprezzare quelli che sono nati altrove. Di questo disprezzo noi italiani abbiamo fatto una vasta esperienza storica, ma tendiamo a scordarcene.
Francamente, provo una profonda gratitudine e non poca vergogna nei confronti degli immigrati che lavorano onestamente, pagano le tasse e risiedono regolarmente in questo paese, che non fa niente per rendere più accessibile l'acquisto della cittadinanza, anche ai ragazzi che qui sono nati e si sentono italiani.
Si tratta di persone che contribuiscono economicamente anche a mantenere politici di professione che sproloquiano contro di loro ma non possono concorrere ad alcuna decisione politica mancando del diritto di voto anche in sede amministrativa. Magari molti italianissimi elettori di Borghezio evadendo le tasse sottraggono quel che dovrebbero versare anche per permettere a lui di campare facendo politica, dicendo le cose che dice.
Abbiamo bisogno degli immigrati, ma molti preferiscono far finta che vengano a portarci via chissà cosa, quando il più delle volte fanno quello che noi non vogliamo più fare, e spesso e volentieri li sfruttiamo magari approfittandoci della loro condizione di irregolarità. Sarebbe nel nostro interesse attirare le persone migliori, con più voglia di lavorare e di non permettere alla criminalità di arruolare gli immigrati, facile preda in un contesto in cui è tanto difficile mettersi in regola. Anche perché i criminali veri riescono ad aggirare le nostre norme che servono solo a vessare i poveracci.
In realtà, per me vale proprio il contrario di quello che dice Bossi. Sono quasi sorpresa che delle persone oneste e con capacità vogliano vivere in questo paese e sono contenta se lo fanno. Non mi pare che possiamo dire loro altro che grazie per il loro contributo.
Mi pare di aver collezionato una bella serie di banalità, ma sento il bisogno di dirle perché in questo paese e non solo si dicono troppe cose insensate e violente in tema di immigrazione.


giovedì, 17 marzo 2011
W'TLA
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:00 am

(che poi sarebbe la meta' di W L'ITALIA!)

17 marzo 1861 - 17 marzo 2011

Mi sono chiesto a lungo che cosa penso della festa del 17 marzo e del 150° anniversario dell'Unita'. No — non mi interessano le polemiche stupide sulla festivita' in se' — e non voglio nemmeno fare un ragionamento pseudo leghista. Ma mi sto chiedendo se davvero abbiamo ragione di festeggiare — e di essere orgogliosi di essere Italiani — e soprattutto se personalmente posso condividere questo orgoglio. Io, proprio io che tempo fa avevo scritto che scappare e' la sola cosa sensata che si possa fare — per chi lo puo' fare. Io, proprio io che in fondo sento molto piu' mia, anche emotivamente, la bandiera con le dodici stelle che il tricolore italiano — che penso da quando ho l'eta' della ragione che la mia patria vera sia l'Europa e che il tempo degli stati nazionali sia finito. Io, proprio io che davanti agli elenchi di "vado via" e "resto qui" di Fazio e Saviano mi riconoscevo quasi sempre (impotentemente) nelle ragioni dei "vado via".
D'altro canto come negare che ci sono cose che mi rendono fiero di essere italiano — e non parlo soltanto della pastasciutta e della cupola di Brunelleschi. Sono fiero di essere italiano quando vedo la dignita' degli operai di Mirafiori. Sono fiero di essere italiano quando rileggo la Costituzione. Sono fiero di essere italiano se penso alla legge sull'integrazione scolastica, che tutti i paesi civili ci invidiano o stanno cercando di copiare. Sono fiero tutte le volte che dimostriamo — e sono tante — di saper vivere con la "decenza quotidiana" di cui parlava un grande fuori moda, tutte le volte che mi guardo intorno e vedo che c'e' tanta gente civile, dignitosa, seria, appassionata — che c'e' un popolo di cui e' bello sentirsi parte — meglio, a cui e' *un onore* appartenere.
E poi penso all'Italia degli evasori fiscali. All'Italia che e' stata entusiasticamente fascista nel 1938 e in cui non c'era piu' un solo fascista in giro nel 1946. All'Italia delle raccomandazioni, delle conoscenze, dell'illegalita' diffusa. Penso alle volte che per ottenere per mio figlio un diritto ho dovuto affrontare mille ostacoli — e ce l'ho fatta alla fine soprattutto perche' sapevo quali leve muovere. Penso all'Italia di chi dice che bisogna sparare agli immigrati come a leprotti. Che i disabili gravi non dovrebbero stare a scuola. Penso all'Italia che ha meno donne occupate e meno donne in posizioni di responsabilita' di praticamente qualsiasi paese europeo. E' Italia pure questa — e non per un accidente cosmico: e' Italia perche' c'e' una grande parte di Italiani che *sono cosi'* — che sono stati fascisti e che oggi sono leghisti e berlusconiani — e che domani saranno qualunque cosa che permetta loro di continuare ad essere come sono — egoisti, pavidi, privi di senso del dovere, di responsabilita', della comunita' e delle istituzioni. E di questa Italia mi vergogno — profondamente — e mi vien fatto di pensare che sarebbe bello potersi tirar fuori, poter dire che non ho niente a che fare con lei.
Il fatto e' che ce ne sono due, di Italie. Che l'unita' e' ancora tutta da fare — e forse non si potra' fare mai. E che la mia patria — se ne ho una — e' una meta' dell'Italia — e che l'altra meta' mi fa abbastanza orrore. Per fortuna, vien fatto di pensare, quella meta' della patria se ne frega e con il tricolore ci si pulisce il culo. E allora forse vale la pena di festeggiare, oggi. Per la mia Italia — e alla faccia di quella di quegli altri.


Ognuno riconosce i suoi: l'orgoglio
Non era fuga, l'umiltà non era
Vile, il tenue bagliore strofinato
Laggiù non era quello di un fiammifero.

(via Contaminazioni)



Io sto andando a votare per Fassino.
Perche' non e' entusiasmante, e' un po' triste perfino, ma e' una persona seria. Insomma e' uno che somiglia a Torino.
E perche' quell'altro ha dietro i peggiori capibanda del PD piemontese. Roba che basta vederli per voler votare chiunque altro.



martedì, 22 febbraio 2011
Ricordiamocelo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:49 am


lunedì, 14 febbraio 2011
"Ignorance is strength" – 2
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:52 pm

"La costituzione comunque prevede che senza una formale crisi di governo per interrompere anticipatamente una legislatura occorre che il presidente della Repubblica consulti sia i presidenti delle Camere che il presidente del Consiglio, cioé Silvio Berlusconi", ha detto il premier nel corso di 'Mattino Cinque'. (via ANSA)

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 88

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

A quanto pare l'aracnide conosce una Costituzione diversa da quella che leggiamo noi.


lunedì, 14 febbraio 2011
"Ignorance is strength"
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:41 am

Il ministro Gelmini: "In piazza poche radical-chic".


domenica, 13 febbraio 2011
Questa Italia
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:57 pm

Breve puntata alla manifestazione di Torino, oggi — piu' breve di quanto avremmo voluto per l'oggettiva difficolta' di destreggiarsi in un corteo cosi' grande con It sulle spalle e XX in carrozzina.
Forse i numeri sparati su Repubblica e sulla Stampa (100.000 persone in piazza) sono un po' sovrastimati, ma c'era davvero un sacco di gente. Ed era una bella folla, civile, dignitosa, composta — donne e uomini di ogni eta', di ogni estrazione sociale, madame in pelliccia e ragazzine col piercing, famiglie con bambini, gente di Crocetta e gente di barriera. E un'aria — tutto sommato — di gioia, di entusiasmo e perfino di sorpresa.
Questa Italia, forse, puo' farcela. Se la classe politica non si mette troppo di traverso (parlo degli antiberlusconiani; gli aracnidi vanno soltanto spazzati via).


sabato, 12 febbraio 2011
Le donne, gli uomini e il detto di Hillel
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:12 pm

Elena Loewenthal su La Stampa di oggi spiega perche' non sara' alla manifestazione delle donne di domani.
Una parte del suo articolo mi pare — come uomo — pienamente condivisibile:

Forse che gli uomini ­ nel senso di maschi ­ si sono sentiti in dovere di lanciare una manifestazione per difendere la loro, di dignità? Che a dire il vero mi sembra decisamente più violata della nostra. Loro, hanno per caso sentito l’impulso di prendere le distanze, di chiamarsi fuori da quel modello di maschio lì? Ci hanno forse detto, con rabbia e con dolore e con indignazione, che non sono tutti dei vecchi bavosi incapaci di amare o stabilire una relazione affettiva, e bisognosi invece di palpare parti intime femminili in quantità industriali, per sentire vivo il proprio corpo?
Non mi pare. Eppure, se di dignità parliamo, quella dei maschi ne esce decisamente più malconcia della nostra.

Ma queste sono precisamente le ragioni che mi spingono ad andarci, in piazza domani. Come uomo — perche' e' la mia dignita', la mia identita' maschile che sento violata — tanto quanto quella delle donne.
Quanto alle donne, Loewenthal dice di non vedere il motivo di andare in piazza per "dimostrare che non siamo tutte così, come quelle? A me pare ovvio. Persino bello, pensare che non siamo tutte uguali: vecchie e giovani, brutte e gnocche, intelligenti e oche. Scienziate, commesse, e puttane. Non capisco che cosa ci sia da indignarsi. Se l’emancipazione ci ha regalato una libertà sacrosanta, perché gridare allo scandalo? L’utero è mio e me lo gestisco io, per fortuna. Ma anche la dignità è mia, e me la gestisco io. E non ho intenzione di gestire quella altrui."
Credo che non sia questo il punto. La manifestazione di domani non e' per affermare che alcuni comportamenti femminili sono migliori di altri. E' per dire, ben al di la' di Berlusconi, che il modello culturale dominante nei rapporti tra uomini e donne, che anche grazie a Berlusconi si e' affermato in Italia negli ultimi trent'anni, e' regressivo e inaccettabile — che ne abbiamo tutti abbastanza di un sistema di valori in cui le donne sono al piu' l'ornamento (o il trofeo) di un potere maschile. Non sono le serate di Arcore il problema — e non sono le donne di Arcore il problema. Il problema e' — per esempio — la bassissima presenza femminile ai livelli alti della politica — aggravato da uno spoil system sessuale o parasessuale che porta personaggi come Nicole Minetti al Consiglio regionale della Lombardia o Mara Carfagna al al ruolo di Ministro delle Pari Opportunita'. Non lo vogliamo piu' un paese in cui i rapporti tra uomini e donne siano ancora in gran parte dominati da queste logiche. E se non ora, quando? e se non noi, chi?

P. S. Mi par di capire che Loewenthal trovi una profanazione l'uso del detto di Hillel come slogan della manifestazione. Non credo che lo sia. Quel detto e' un appello a prendersi carico del destino proprio ed altrui, e' un appello alla responsabilita' infinita del vivere per se' e per gli altri, qui e ora. A me pare appropriato usarlo adesso — e vorrei che fosse una misura per il comportamento di ognuno di noi, e non solo di fronte alla politica.


venerdì, 11 febbraio 2011
Se non noi, chi?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:57 pm

L'appello delle donne italiane per la manifestazione del 13 febbraio a me pare una cosa importante. Proprio perche' tenta di sollevare lo sguardo dalle squallide vicende di Berlusconi e del bungabunga per fare una riflessione su quale visione del ruolo delle donne e del rapporto fra i generi si e' affermata in questo paese negli ultimi vent'anni. E il quadro e' grave:

Questa ricca e varia esperienza di vita [delle donne, NdR] è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
[...]
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

A questa domanda, come uomo — e continuando a citare lo stesso detto ebraico — non posso che rispondere: "Se non noi, chi?"
Ma non soltanto per "amicizia verso le donne". Per dignita' verso noi stessi. Per difesa della nostra identita' maschile — che non puo' — non e' — non deve essere ridotta ai pruriti e alle indecenze da utilizzatori finali. Perche' non siamo rappresentati da questa cultura diffusa, a cui pure e' difficile non soggiacere, e non siamo rappresentati dai comportamenti indecenti di chi ci governa. Perche' in ogni relazione che umilia le donne anche gli uomini sono umiliati. Perche' ogni volta che il corpo femminile e' venduto, nella realta' o in immagine, noi siamo ridotti a consumatori, acquirenti, sfruttatori — e smettiamo di essere persone con una passione, con un desiderio, con un'intelligenza. Diventiamo anche noi pezzi di carne: carne che compra — anziche' vendersi — ma non meno reificati e umiliati. Dove la donna e' merce, l'uomo e' mercato — e smette di essere soggetto. A questa cultura, che negando i diritti delle donne nega anche i nostri, dobbiamo reagire *in quanto uomini*, non solo in quanto amici delle donne. "Se io non sono per me, chi mai sara' per me? Ma se sono per me solo, che saro' mai?", come diceva Hillel.


domenica, 6 febbraio 2011
Gran Torino?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Devo dire che trovo un po' comica l'agitazione di tutti coloro (a partire dal sindaco Chiamparino) che hanno spinto per il si' al referendum di Mirafiori con l'argomento che la FIAT altrimenti avrebbe lasciato Torino — e ora si trovano Marchionne che ipotizza di trasferire la direzione a Detroit. Ipotesi, per carita': ma era una pura ipotesi, smentita con forza, anche lo scorporo dell'auto — un anno fa.


mercoledì, 2 febbraio 2011
Law is poetry
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:16 am

In questi giorni siamo (s)travolti dalla fatica di star dietro ai due pargoli — quindi manca il fiato per scrivere sul blog. Ma questa cosa qui la dovevo proprio dire.

Costituzione italiana, art. 41
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Ecco, quando leggo l'articolo 41 io mi commuovo. Perche' e' semplice — e tutti possono capirlo. Perche' in quella semplicita' c'e' una profondita' di pensiero e di cultura, c'e' un dibattito che va indietro fino all'illuminismo e forse prima — ma senza iattanza intellettuale. Perche' fa la sintesi di bisogni e diritti dei singoli e di tutti — senza porre limiti inutili ma senza lasciar spazio alla legge del piu' forte. Perche' e' giusto fino a diventare bello — della stessa bellezza di un brano di Omero o di Dante.
E poi leggo che gli aracnidi vogliono modificarlo, l'articolo 41. Per rafforzare la liberta' d'impresa e stemperare il divieto di "svolgersi in contrasto con l'utilita' sociale"*. A me pare semplicemente un atto di barbarie. Politica, sociale e perfino culturale.

* La proposta che sta dietro all'annuncio di Berlusconi e' A. C. 3039 del 14/12/2009, dei deputati Vignali, Lupi, Palmieri e Pizzolante, confluita in A. C. 3054 del 16/12/2009. Qualche giorno fa un gruppo di deputati del PD ha presentato un'altra proposta di modifica, assai meno offensiva, ma essenzialmente inutile da un lato, pericolosa dall'altro perche' apre una disponibilita' a un dibattito sull'art. 41 di cui non si sente affatto il bisogno.


sabato, 15 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (2.1)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:08 am

Ci sara' tempo di valutare e discutere. Per ora voglio limitarmi a osservare, a futura memoria:
1. che il si' ha vinto soltanto grazie al voto determinante degli impiegati, cioe' di coloro a cui gli aspetti peggiorativi dell'accordo (flessibilita' oraria, straordinario obbligatorio, sabati lavorativi, riduzione delle pause, spostamento della mensa a fine turno) non si applicano.
2. che nello scrutinio ci sono state tali irregolarita' che non si conosce esattamente nemmeno il numero vero dei votanti — e che evidentemente giravano nei seggi schede vidimate e non votate.


Dentro questa griglia (l'accordo di Mirafiori, NdR) ci sono le vite di alcune migliaia di uomini e di donne. Ci sono centinaia e centinaia di famiglie, con la loro organizzazione spaziale e temporale, con la loro rete di relazioni, con le loro concrete esistenze. Ci sono, appunto, delle «persone»: è il loro «tempo di vita», divenuto una sostanza spalmabile a piacere dall'impresa sulle proprie catene di montaggio

(da il manifesto del 12 gennaio)



giovedì, 13 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (2)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:37 pm

(Continua da qui)

2. L'accordo di Mirafiori prevede l'uscita dal contratto collettivo nazionale di lavoro e la stipula di un contrtto aziendale di primo livello. Da piu' parti, compreso il PD, si parla di superamento del CCNL come di un fatto di modernita', di un'evoluzione positiva. Si e' presentata anche una proposta di regolamentazione della materia che prevede esplicitamente la prevalenza della contrattazione aziendale su quella nazionale di categoria.
Personalmente lo scardinamento del sistema dei contratti collettivi nazionali mi pare invece una delle iatture peggiori che questa vicenda porta con se'. L'esempio di Mirafiori fara' precedente (alla faccia di chi diceva che Pomigliano sarebbe stata un'eccezione) — e il panorama delle relazioni sindacali si trasformera' in un groviglio di accordi aziendali. Con il risultato che i lavoratori, divisi, perderanno la loro principale forza contrattuale, il numero — e i sindacati si troveranno nell'impossibilita' di rappresentare interessi generali o trasversali, trovandosi ridotti alla prospettiva della singola azienda o addirittura del singolo impianto produttivo. E' uno sviluppo pericoloso per tante ragioni. La prima e' che la divisione rende tanto piu' vulnerabili i soggetti che piu' dovrebbero essere tutelati (penso alle PMI, alle situazioni di crisi, alle imprese con alta densita' di occupazione femminile o straniera, ecc. ecc.: tutte condizioni che rendono i dipendenti paticolarmente esposti e ricattabili e che faranno accettare contratti al ribasso che il CCNL avrebbe potuto tamponare). La seconda e' che il sindacato confederale attraverso i CCNL e gli accordi nazionali quadro (come quello vituperato del '93) ha promosso, a volte in maniera distorta forse, ma in linea di massima coerente, un disegno di coesione del paese e di tutela di interessi e diritti generali: se non sara' piu' in grado di farlo in futuro, come temo, sara' peggio per tutti. Per i lavoratori, ma anche per il sistema paese nel complesso — e perfino per le imprese. La terza ragione e' collegata alla seconda: e' possibile che le imprese spuntino dei vantaggi nel breve termine, ma un sindacato che non ha la capacita' di guardare agli interessi generali e ai livelli nazionali sara' in prospettiva un sindacato rivendicativo e corporativo, che moltiplichera' le microvertenze se non altro per guadagnare legittimazione agli occhi dei lavoratori. Si tende a dimenticare che gli accordi nazionali sono anche stati un efficacissimo strumento di gestione ordinata e di prevenzione della conflittualita' a livello aziendale: se si vuole rinunciare a questo strumento che davvero giova a tutti, auguri.

3. L'accordo prevede che soltanto i sindacati firmatari possano svolgere la loro attivita' all'interno dello stabilimento. Chi e' contrario non ha piu' spazi di accessibilita' (assemblee, permessi sindacali, bacheca, spazi fisici, possibilita' di comunicazione informatica), non ha rappresentanza, non puo' nemmeno piu' ricevere direttamente dall'azienda le quote di adesione degli iscritti (ricordo che su questo punto il sindacato confederale, CISL e UIL in testa, fece una gran battaglia ai tempi del referendum abrogativo del 2000: hanno cambiato idea?). Per di piu' le rappresentanze sindacali verrebbero nominate dai sindacati firmatari e non elette dai lavoratori: di conseguenza, qualunque esigenza dei lavoratori che non trovi espressione nel sindacato firmatario e' destinata a restare non espressa e non rappresentata — e se i lavoratori dovessero in futuro ritenere non piu' rappresentativa la loro RSA non avrebbero alcuno strumento per sostituirla.
Non e' soltanto un atto di repressione del dissenso. C'e' dietro un'idea precisa, che e' stata espressa piu' volte in questi giorni, cioe' che il conflitto tra lavoratori ed impresa sia una cosa del passato, e che nel presente contesto il ruolo delle relazioni sindacali sia quello di favorire la convergenza di interessi tra i due soggetti. Questa idea di relazioni industriali non e' nuova, e' quella propria di tutti i sistemi totalitari: dal fascismo in Italia al socialismo reale in URSS o in Cina. Per i regimi del socialismo reale l'idea di fondo era che la presa del potere da parte della classe operaia avesse cancellato la lotta di classe: i lavoratori — ormai padroni di se stessi — non potevano essere in conflitto con chi, in nome loro, dirigeva la produzione. Dal canto suo, anche il regime fascista riteneva superata la contrapposizione degli interessi di lavoratori e imprese nel sistema delle corporazioni e in nome dell'interesse superiore della produzione, che avrebbe dovuto e potuto assicurare il benessere dei singoli e la potenza della nazione: anche in questa logica il conflitto sindacale e' percepito come autolesionistico. A me sembra che in molti discorsi recenti sull'obsolescenza della lotta di classe e del conflitto sindacale si respiri la stessa identica aria.
Sia nella negazione pratica della democrazia interna, sia nei presupposti teorici, mi chiedo in che cosa il modello di relazioni sindacali di Mirafiori sia diverso da quello tanto vituperato dei "sindacati ufficiali" della Cina di oggi o della Polonia pre-Solidarnosc, giusto per fare due esempi. E vorrei che qualcuno mi spiegasse a quale titolo poi sproloquiamo sulla negazione dei diritti democratici e sindacali in altri paesi.
Va detto pero' che i sindacati confederali (CGIL compresa) hanno gravi colpe su questo tema. Una conventio ad excludendum nei confronti dei sindacati non firmatari di contratti c'e' da sempre nella cultura confederale, parallela a un tentativo di garantirsi una rappresentanza esclusiva dei lavoratori. Marchionne, CISL e UIL hanno semplicemente sfruttato a loro favore un sistema che in gran parte preesisteva ed era finalizzato a mantenere ai margini della trattativa sindacale sigle come i COBAS e i sindacati autonomi. D'altronde, quando Camusso propone una firma tecnica dell'accordo perche' la FIOM non sia tagliata fuori dalla rappresentanza, mostra di vedere come solo problema quello dell'esclusione della propria sigla, non quello del restringimento degli spazi di democrazia sindacale. Ho l'impressione che su questo punto una riflessione seria e critica non farebbe male a nessuno — temo che nessuno avra' la voglia e la forza di farla.

Oggi si vota a Mirafiori. Si vota con il ricatto di un padrone che dice "o cosi' o perdete il lavoro"; con un capo del governo che dice "o cosi' o fa bene Marchionne a portarvi via il lavoro" (alla faccia della tutela dell'interesse nazionale); con larga parte dell'opposizione che ha scelto la tutela degli interessi dei datori di lavoro anziche' quella dei diritti dei lavoratori. Non c'e' storia. A Mirafiori vincera' il si' — e vorrei davvero che qualcuno fosse capace di convincermi che non sara' una iattura.
Dopo questo si' — comunque — bisognera' pur cominciare a capire che sistema di relazioni sociali (prima ancora che industriali) sta nascendo, quali sono i rischi — e soprattutto (lo so che suona vecchio e leninista, ma mi sa che tutto il mio ragionamento suona vecchio) — "che fare?"

(2 – continua)


"In nessun paese europeo l’industria dell’auto ha tentato di eliminare un sindacato critico della strategia aziendale dalla possibilità di negoziare le condizioni di lavoro e di rappresentare i lavoratori. L’accordo Fiat di Mirafiori riduce le libertà e gli spazi di democrazia, aprendo uno scontro che riporterebbe indietro l'economia e il paese."

(da “Produrre e lavorare meglio, con democrazia. Solidarietà alla Fiom” – Lettera di 46 economisti pubblcata su MicroMega)



Ogi pomeriggio alle 17.30 in Piazza Garibaldi ci sara' una fiaccolata indetta dalla FIOM e da MicroMega contro l'accordo di Mirafiori.
Gli impegni di It non ci permettono di essere presenti, ma avremmo voluto.



mercoledì, 12 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (1)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:35 am

Sentite, io 'ste robe qui e' un bel po' che ce le ho a sobbollire (e a suppurare) dentro — e man mano rimando, perche' mi pare di aver nello stesso tempo troppa carne al fuoco e niente di definitivamente chiarito. Pero' se non comincio a dirle — va a finire che mi ci strozzo, e magari a parlarne con qualcun altro capisco meglio pure io.
Perche' da un po' di tempo a questa parte leggo un sacco di gente (anche persone intelligenti e che stimo, anche a sinistra, anche nel PD — e perfino da qualche parte in CGIL) impegnata a spiegare che Marchionne incarna una modernita' inarrestabile — e che opporsi all'accordo di Mirafiori e' un vezzo arcaico, o peggio un tafazzismo fuor di luogo, ecc. ecc. Siccome a me questo modo di veder le cose proprio non torna, provo a dire perche' non sono convinto — nella speranza che un confronto con altri mi aiuti a comprendere meglio, se non a cambiare idea.
Siccome sara' lunga, vado a puntate. E lo schema che grosso modo voglio seguire e' questo:

  1. L'accordo di Mirafiori

  2. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro

  3. La rappresentanza sindacale e la democrazia

  4. La (re)distribuzione del reddito e la giustizia sociale

  5. Resa senza condizioni, scontro sociale — oppure concertazione?

  6. Che fare dopo Mirafiori?

1. Io mi sono preso l'onere di leggermelo tutto, l'accordo di Mirafiori. Non sono certo di averlo *capito* tutto, perche' ha (ovviamente) contenuti molto specifici e tecnici — e mi mancano la cultura e i riferimenti necessari. Percio' puo' darsi che diverse cose mi sfuggano, in bene e in male. Provo a dire che cosa ci ho letto dentro.
Ci ho letto un peggioramento delle condizioni di lavoro degli operai. Meno pause durante la giornata di lavoro, la mensa spostata a inizio o fine turno, sabati lavorativi, perfino la possibilita' di avere turni di *dieci ore* giornaliere di lavoro con una interruzione di mezz'ora per la mensa. E centoventi ore di straordinario l'anno a discrezione dell'azienda, da effettuare nei sabati e nelle giornate di riposo, con altre ottanta ore che possono essere aggiunte a seguito di un accordo con il sindacato: detto cosi' forse non fa impressione, ma vuol dire che possono saltare da quindici a venticinque giornate di riposo sulle circa cento che ci sono nell'anno (ferie escluse). Certo, lo straordinario e' retribuito (e vorrei pure vedere). Certo, se il lavoro c'e' non si puo' che esser contenti. Ma vorrei vederlo Matteo Renzi, che predica tanto sulle buone ragioni di Marchionne, a mettere in fila in un anno da quindici a venticinque settimane di quarantotto ore di lavoro *fisico*.
Devo dire che mi hanno colpito meno le tanto vituperate norme "contro l'assenteismo". Trovo scandaloso, in linea di principio, che il datore di lavoro decida di non pagare la malattia sulla base di una sorta di "presunzione di colpevolezza" del lavoratore assente: ma il dettaglio dei meccanismi previsti e' tale da rendere probabilmente marginali — e verosimilmente abbastanza ben mirate ai veri assenteisti, se ci sono — le sanzioni.
Non ho letto neppure, al contrario di quanto e' stato detto, una limitazione al diritto di sciopero. Sinceramente, sarei contento che qualcuno mi spiegasse quale clausola potrebbe essere utilizzata per impedire uno sciopero o per sanzionare i lavoratori che dovessero aderire ad uno sciopero (il testo degli artt. 1 e 2 non mi pare, per quanto oscuro e contorto, interpretabile in questo senso: se sbaglio, spiegatemi perche', per favore). L'accordo rimane brutto anche senza bisogno di gridare al lupo su questo punto.
Ora, fa parte dell'etica e del ruolo del sindacato firmare anche brutti accordi, se i rapporti di forza sono sfavorevoli e se si riescono comunque a strappare contropartite su altri piani. Se questo fosse davvero il caso dell'accordo di Mirafiori, bene avrebbero fatto CISL e UIL a firmare. Ma l'aspetto peggiore e' che in questo caso si e' accettato un peggioramento delle condizioni di lavoro in cambio di nulla. Nel testo dell'accordo non c'e' alcun impegno di FIAT a mantenere o ad incrementare i livelli occupazionali, non c'e' alcun impegno vincolante ad investire su Mirafiori. Gli impegni vincolanti sono tutti a carico dei lavoratori e del sindacato; da parte datoriale c'e' un generico riferimento (in premessa e non nel testo vero e proprio, e mai richiamato nell'articolato) alla illustrazione avvenuta in novembre del "piano per il rilancio produttivo dello stabilimento di Mirafiori Plant": non c'e' un numero, non c'e' un obiettivo, nulla. Se i lavoratori o il sindacato non dovessero rispettare anche una sola clausola dell'accordo, l'azienda sarebbe libera di recedere dallo "scambio contrattuale" (art. 1): ma se FIAT non desse seguito in tutto o in parte alle sue (vaghe) promesse su investimenti e occupazione, se non mettesse in produzione modelli competitivi, ecc., niente e nessuno potrebbe contestarle una qualche violazione dei patti.
Un accordo cosi' asimmetrico e' in effetti una resa senza condizioni. E cio' limitandosi strettamente al merito — e senza aver affrontato questioni di carattere piu' generale, come quella dello strappo al sistema dei CCNL e della rappresentanza sindacale (su cui diro' la mia — spero — domani, visto che il pippone ha gia' sfondato, per stanotte, le ottocento parole).

(1 – continua)


Berlusconi telefona a Mubarak: "Con tutto quel che ho fatto per difendere tua nipote…"



Intervista a Camusso su Repubblica. Mi sembrano le parole piu' sagge che io abbia letto recentemente.



"Sebbene la magistratura italiana sia tradizionalmente considerata orientata a sinistra, l'ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha detto lo scorso hanno all'ambasciatore (Usa, ndr) che la è la più grande minaccia allo Stato italiano". Lo scrive l'ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, in un cable del 2008 targato Wikileaks e pubblicato da El Pais.
(via Repubblica)

(no, non commento: si commenta da se')



domenica, 19 dicembre 2010
Come il 7 aprile? no — meglio come il 25
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:42 pm

Mantovano invoca il DASPO per le manifestazioni politiche, senza rendersi conto che l'esercizio di un diritto costituzionale e' cosa diversa dall'accesso a uno spettacolo sportivo.
Gasparri, temendo di essere rimasto indietro nella gara a chi la spara piu' grossa, invoca l'arresto preventivo dei possibili leader antagonisti — rifacendosi alla vicenda inquietante del 7 aprile.
Non c'e' nulla da fare. Fascisti erano e fascisti sono rimasti. E da fascisti meritano di essere trattati.


lunedì, 13 dicembre 2010
Mt., 8:22
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:02 pm

No — qui non si segue con apprensione, e nemmeno con interesse, la stucchevole telenovela del voto di fiducia.
"Lascia che i morti seppelliscano i loro morti", diceva qualcuno.


giovedì, 25 novembre 2010
Diritto di replica
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:13 pm

Se le associazioni pro-life otterranno il "diritto di replica" alla prossima puntata di "Vieni via con me", perche' l'UAAR (che — preciso — mi sta simpatica come il proverbiale dito nel… — ma e' giusto per contrapporre talebani a talebani) non dovrebbe avere il diritto di replica alla trasmissione della messa domenicale su RAI Uno?


La Russa si paragona al D'Annunzio del volo su Vienna.
A me e' sempre sembrato un po' stupido e ridicolo anche l'originale — figuriamoci la copia senza talento.
O mi inganno io — ed e' una geniale rivisitazione tra il situazionismo e la parodia?



venerdì, 19 novembre 2010
Il cinque per mille, la fiducia tradita e le guerre tra poveri
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:17 pm

E' certamente una notizia minore, in tutto il casino di questo periodo. Ma personalmente questa storia del taglio del 75% dell'erogazione del cinque per mille mi pare particolarmente brutta, per tanti motivi.
Il primo e' che e' un pessimo segno quando lo Stato si rimangia la parola data. E la parola data a me contribuente era che avrei potuto destinare una parte delle mie tasse a finanziare un'associazione o un ente di ricerca di mia scelta. Io ho ragionato su questa possibilita', ho scelto la causa che volevo finanziare — e mi aspetto che lo Stato faccia, con quei soldi, quel che ha promesso di fare. Se se li spende in un altro modo, quei soldi, sta tradendo i patti. E di uno Stato che tradisce non mi posso piu' fidare — se non me ne posso fidare nelle piccole cose come questa, figuriamoci nelle grandi.
Il secondo e' che trovo del tutto irrazionale aver decurtato del 75% il cinque per mille, destinato a fini di utilita' sociale, e non aver toccato nemmeno da lontano l'8 per mille destinato al finanziamento delle confessioni religiose. Dovendo proprio racimolare quei 300 milioni di euro (una miseria, per altro) a danno delle istituzioni scelte dai contribuenti, si poteva tagliare il 30% su entrambi i fondi, anziche' il 75% su quello piu' piccolo. Il sacrificio, ripartito piu' ampiamente, sarebbe stato meno gravoso e meno squilibrato. Ah gia', dimenticavo: il grosso dell'8 per mille va alla Chiesa cattolica — e quella proprio non si puo' toccare. La ricerca sul cancro si', ma il sostentamento del clero, guai al mondo.
Il terzo e' che nel momento in cui si tolgono trecento milioni al terzo settore e agli enti di ricerca, se ne scovano cento a favore dei malati di sclerosi laterale amiotrofica. Causa che sposo senza alcun dubbio, sia ben chiaro. Ma con quale criterio si trovano i soldi per loro, piuttosto che per altre categorie di malati o di disabili — proprio mentre si tagliano drasticamente i fondi trasversalmente all'intero settore dell'assistenza e della ricerca? Non e' che ha prevalso la logica di chi grida di piu' — e delle guerre tra poveri? Significa che se vogliamo un'assistenza decente per i nostri figli disabili o piu' insegnanti di sostegno l'unica e' incatenarsi davanti a Palazzo Chigi? basta capirci, no?

P. S. Per altro c'e' una cosa che non capisco: se il 5 per mille dell'IRPEF ammonta a circa 400 milioni di euro, come mai l'otto per mille si aggira intorno al miliardo di euro e non a 640 milioni (=400/5*8)?


venerdì, 19 novembre 2010
Olet
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:07 am

Lo dico fin d'ora, a futura memoria e a scanso di equivoci. Non sono mica sicuro che riuscirei a votare Profumo sindaco di Torino. Nemmeno turandomi il naso.


martedì, 16 novembre 2010
Destra e sinistra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:18 am

Stasera da Fini ho sentito un discorso di destra — un buon discorso di destra. Non sono sicuro di aver sentito da Bersani un discorso di sinistra.


A quasi nessuno dei lettori di The Rat Race il nome di Ermanno Conti dice qualcosa. Pero' era una persona per bene, un politico di quelli attenti davvero al bene pubblico, un uomo limpido. In epoca di rottamatori, era uno di quei vecchi che avremmo voluto eterni.



lunedì, 1 novembre 2010
Una lettera dell'Assessore Pellegrino di Chieri
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:14 pm

Riceviamo dall'Assessore Pellegrino di Chieri:

Gentili Sig.re/ri
mi rivolgo ancora una volta a Loro tutti per allegare sia la trascrizione completa del mio intervento contestato (a posteriori) così come rilasciatami dal Segretario Generale del Comune, refusi compresi, sia un estratto del mensile CHIERIOGGI di ottobre che riprende il caso questa volta con un esempio di vero giornalismo ( quello che va alla ricerca del fatto nella sua realtà e complessità) .
Come già anticipato nella mia precedente corrispondenza , non intendo però lasciare che la questione che ho posto vada a finire nel solito dimenticatoio , perciò (a parte le azioni giudiziarie che sto promuovendo contro i miei diffamatori) mi propongo di riprendere il tema magari in un convegno .
Sarei comunque lieto di leggere eventuali suggerimenti o proposte.
Cordiali saluti
Giuseppe Pellegrino

Qui la trascrizione dell'intervento al Consiglio comunale.
Qui l'articolo da ChieriOggi di ottobre 2010.

Di seguito la mia risposta:

Egregio Assessore Pellegrino,
La ringrazio del materiale che ha voluto inviarmi. Per altro, ero gia' riuscito ad ottenere le trascrizioni, sia pure non ufficiali, sia del suo intervento al Consiglio comunale, sia della sua conferenza stampa di qualche giorno dopo.
A suo tempo, ricevuta la sua precedente mail, le risposi con una lettera, spero sufficientemente pacata ed argomentata, a cui non ha ritenuto di dare risposta. Dato che ora chiede suggerimenti o proposte, mi permetto di reinviarle lo stesso documento, che al di la' delle polemiche rispecchia le mie convinzioni di genitore di un bambino con una grave disabilita' psichica.
Mi permetto soltanto di aggiungere, rispetto all'articolo di "ChieriOggi" che mi ha inviato, che il problema mi pare mal posto. Si dice, in sostanza, che l'integrazione scolastica non funziona perche' mancano i fondi e le persone adeguatamente preparate. Sono d'accordo: ma la soluzione non puo' essere quella di segregare i nostri figli: e' quella di lavorare per una piena realizzazione della legge 104. Mettendo a bilancio i soldi necessari, perche' risparmiare sui piu' deboli e' inumano ed indecente. E' su questo, mi permetto di ripeterle, che mi aspetterei l'appoggio di un amministratore pubblico.
Grazie della sua attenzione e buon lavoro.
Angelo M. Buongiovanni

Segue testo dell'e-mail inviata il 27 settembre 2010.


sabato, 23 ottobre 2010
QED
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:14 pm

Qualche giorno fa, commentando le affermazioni dell'assessore Pellegrino di Chieri sui disabili a scuola, dicevamo questo:

C'e' un'aria strisciante di darwinismo sociale, in questi anni, che rappresenta le persone deboli come un peso per la societa' — e la tutela dei loro diritti come un lusso che non possiamo piu' permetterci. Le sue dichiarazioni, anche se non credo che questo fosse il suo intento, alimentano questo clima. In fondo a questo cammino io vedo il ritorno alle scuole segregate, magari in nome della migliore assistenza alle persone disabili e del piu' razionale impiego di risorse economiche limitate.

Non c'e' stato bisogno di aspettare molto per avere la conferma. Il Presidente della Provincia di Udine, leghista, ha dichiarato che i disabili nelle classi ritardano lo svolgimento regolare dei programmi e che pertanto dovrebbero essere messi in classi differenziali. No, pardon, ha smentito: non ha mai detto questo, ha solo detto che bisognerebbe tornare al modello delle classi differenziali (non avete capito in che cosa la smentita e' diversa dalla prima affermazione? nemmeno io).
Genitori, e' arrivato il momento di incazzarsi di brutto. C'e' un gran bisogno dell'Orso Ebreo, qui.


domenica, 17 ottobre 2010
No, qui neanche da morto
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:07 pm

Il ministro La Russa propone che nel centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia vengano traslate in Italia le salme degli ultimi due re d'Italia, Vittorio Emanuele III ed Umberto II.
Su Umberto II posso anche non avere obiezioni, purche' venga sepolto in forma privata e certamente non al Pantheon.
Ma Vittorio Emanuele III, firmando le leggi razziali, tradi' il patto con i suoi sudditi — e molti dei suoi sudditi ebrei non hanno potuto tornare in Italia nemmeno da morti, perche' le loro ceneri sono state disperse nel cielo dei campi di sterminio. No, il re fellone non ha diritto di tornare in questo paese neanche da morto.

P. S.: Ma, di questi tempi, La Russa non ha proprio niente di piu' serio a cui pensare? che so, la sicurezza dei nostri soldati in Afghanistan?


sabato, 16 ottobre 2010
Adesione (in spirito)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:50 am

Alla manifestazione della FIOM a Roma non ci saro', perche' proprio non posso. Ma voglio dire che ci andrei volentieri.
Perche' questo e' un paese in cui da vent'anni almeno la lotta di classe c'e' — feroce — e viene combattuta da una parte sola: tanto e' vero che il divario tra ricchi e poveri aumenta. E il momento di dire basta era arrivato gia' da un sacco di tempo — ma l'opposizione ha paura di fare/dire qualcosa di sinistra.
Perche' se il Ministro degli Interni mette in allarme su possibili infiltrazioni di soggetti violenti nella manifestazione — per come la vedo io sta facendo una minaccia e una provocazione; perche' se invece facesse il suo lavoro cercherebbe di evitarle, quelle infiltrazioni, e di non creare inutile allarme. A me ricorda sinistramente le dichiarazioni di Scajola prima del G8 di Genova. E quindi andare in piazza diventa una questione — come si diceva negli anni Settanta — di agibilita' democratica.
Perche' sono convinto che dare a Marchionne di sfruttatore e a Bonanni e Angeletti di servi non sia violenza, ma libero esercizio del diritto di esprimere una opinione politica. E che se si alimenta una caccia alle streghe contro chi lo fa — c'e' qualcosa di sordido e di pericoloso dietro.
Perche' sono un moderato — e uno che ha il senso della realta' — e non sono troppo convinto che "un altro mondo e' possibile". Ma non sono disposto a farmi dire, in nome della moderazione e del senso di realta' e del bisogno di convivere con l'unico mondo che abbiamo, che difendere i diritti dei piu' deboli in uno scontro sociale e' irresponsabile.


lunedì, 11 ottobre 2010
Intimidazione?
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:30 pm

Ha avuto un certo risalto la notizia di una scritta contro Marchionne — definito "sfruttatore" — e Bonanni ed Angeletti — "servi dei padroni" –, comparsa a Milano e corredata, come firma, dalla falce e martello e dalla stella a cinque punte.
Si e' arrivato a parlare di minacce e di "ignobili intimidazioni" e ad evocare lo spettro delle BR.
Personalmente trovo la vicenda tra lo stucchevole e l'allucinatorio. Si puo' essere d'accordo o meno nel merito (io personalmente, al netto della semplificazione eccessiva che e' propria degli slogan e delle scritte sui muri, che non sono l'articolo di fondo del Corrierone, tendo a essere d'accordo); si puo' essere d'accordo o meno con l'abitudine di scrivere sui muri (io personalmente la trovo piu' che altro pateticamente retro): ma certamente la scritta non contiene alcuna minaccia e solo chi ha la coda di paglia puo' parlare di intimidazione (ma dico, ve lo vedete voi *uno come Marchionne* intimidito da una scritta sul muro?).
Quanto al richiamo al simbolo delle BR, poi, siamo veramente alle comiche. La scritta e' firmata con il piu' tradizionale dei simboli della tradizione comunista italiana: cosi' poco eversivo che e' stato per anni quello ufficiale del PCI; le BR non c'entrano un beneamato poffarbacco, per dirla con Crozza. Solo un'ignoranza senza limiti o una malafede senza decenza puo' portare esponenti del PD a dichiarare che "i simboli apparsi oggi su un palazzo di Milano appartengono ad un passato che non deve tornare e su cui non si deve speculare."
L'intimidazione, se mai, la vedo nel gonfiare un episodio cosi' miserando per cercare di equiparare oscuramente ogni opposizione sociale al terrorismo. Ma probabilmente sono un terrorista pure io — questo si sa.


giovedì, 30 settembre 2010
Prendiamo atto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da tutti e due alle 5:26 pm

Prendiamo atto che, come in realta' era prevedibile, il Consiglio comunale di Chieri si e' ben guardato dallo sfiduciare l’assessore Pellegrino. Per quanto si evince da Radio Chieri cio' e' accaduto anche con l’astensione di persone appartenenti all’opposizione. Un consigliere comunale disabile avrebbe avallato la ricostruzione per cui solo di strumentalizzazione si e' trattato. Ancora una volta, prendiamo atto. Possiamo capire che l’amministrazione di Chieri si sia sentita “assediata” dall’interesse esterno per la vicenda e abbia reagito in modo difensivo, stabilendo che appunto era solo un caso di strumentalizzazione da parte di un giornalista e che alcuni consiglieri danneggiavano, approfittando di questa situazione, l’immagine della citta'. Come se non fossero state le parole dell’assessore a far pronunciare giudizi negativi un po' in tutta Italia e non certo la mozione di sfiducia.
Continuiamo non di meno a sentirci amareggiati dal fatto che si ritenga del tutto accettabile il permanere nelle sue funzioni di un assessore all’istruzione come Pellegrino, il quale ha ribadito — e non c'e' alcun rischio di fraintendimento o di strumentalizzazione su questo punto — che alcune categorie di disabili dovrebbero stare fuori della scuola. Anche nostro figlio, probabilmente, rientra in queste categorie. Viene da supporre che l’assessore, ricevuto con il voto di fiducia l’avallo della sua amministrazione, si ispirera' nella sua opera futura ai criteri che ha esposto e ribadito. Del resto anche altrove amministratori e persone di scuola, senza esplicitare il loro pensiero come almeno Pellegrino ha avuto il coraggio di fare, nella pratica continueranno ad impedire a tanti bambini e ragazzi una vera integrazione scolastica, negando ore di sostegno e attuando strategie di emarginazione, per evitare di disturbare i “normali”. Esempi ce ne sono dappertutto: solo per citare gli ultimi di cui abbiamo notizia, leggete questo — e poi questo — e poi pure questo.
Noi non possiamo accettare una simile situazione, che ci pare una sorta di “Monte Taigeto” sociale (e non Rupe Tarpea come giustamente nota oggi Gramellini*). E non ci arrenderemo senza neanche alzare un dito, per nostro figlio e per altri come lui. Resta il fatto che oggi, dopo questo voto, ci sentiamo un po’ piu' soli.

P. S. D'altra parte come potevamo pretendere le dimissioni di Pellegrino, quando siamo nel paese in cui un infame come Ciarrapico se la cava con una tiratina d'orecchi? D'altronde anche lui dice che le sue parole sono state "fraintese o addirittura strumentalizzate".

* (nota del Ratto) Pure Gramellini pero' i suoi svarioni li prende: il monte si chiama Taigeto, e non Taigete — quanto a Sparta, fu un luogo di grande cultura, e tra l'altro la patria di alcuni dei piu' grandi poeti dell'eta' arcaica, da Tirteo ad Alcmane — altro che "unici nel mondo greco che non hanno lasciato all’umanità uno scultore, un architetto, un filosofo, un musicista". Non che la cosa abbia importanza nel contesto — ma la mia anima di filologo classico si ribella…


martedì, 28 settembre 2010
Crozza a Ballarò sull'Assessore Pellegrino di Chieri
Nelle categorie: Cinema e TV, Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm


(da 1'41" a 2'38")

In tutta sincerita' e — credetemi — senza ironia, un po' mi dispiace per l'assessore Pellegrino, che si e' tirato addosso una grandinata di queste proporzioni, perfino al di la' dei suoi oggettivi demeriti e con ogni probabilita' senza essersi reso troppo conto di che cosa ha detto di male. D'altronde le cose che Pellegrino ha detto, al di la' delle esagerazioni giornalistiche e televisive, sono gravi e — confermo quel che ho gia' scritto — finiscono per assecondare un clima contrario all'integrazione scolastica dei nostri figli: percio' non posso che esser contento del fatto che quelle sue parole gli si siano ritorte contro — e spero che lo travolgano politicamente.

P. S. Al TG3 nazionale di oggi alle 14.20 e' andato in onda un servizio sulla vicenda (qui, da 21'47" a 23'35"). Domani 29 settembre alle ore 19.00 si riunira' il Consiglio Comunale di Chieri in seduta pubblica: i gruppi di opposizione solleveranno la questione delle dimissioni dell'assessore. It permettendo — come al solito — cercheremo di essere presenti.

P. P. S. A proposito di segregazione strisciante, segnalo questi due casi. Le idee dell'assessore Pellegrino sono le stesse che rendono di fatto quasi impraticabile per molti dei nostri figli il diritto di essere integrati a scuola. E' per questo che e' pericoloso — e si deve dimettere.


lunedì, 27 settembre 2010
Lettera dell'Assessore Pellegrino di Chieri sull'integrazione degli alunni disabili a scuola
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:46 pm

Ricevo dall'Assessore Pellegrino questa mail relativa alla vicenda di cui abbiamo parlato qui, qui, qui e qui:

Egregi Signori/e
Rispondo personalmente alle vostre mail, anche se per lo più dense d’insulti e cattiverie nei miei confronti, perché comunque denotano in voi un vivo senso di sensibilità, sensibilità gravemente offesa dalle dichiarazioni, a me attribuite, che avete letto su LA STAMPA.

Ma tutti voi avete un difetto, peraltro comune a molti, quello di ingenuità, ingenuità di credere che quanto riportato sulla carta stampata corrisponda alla verità dei fatti, il che purtroppo, come ho potuto sperimentare a mie spese, non sempre accade.
Fortunatamente la seduta del Consiglio Comunale in cui avrei fatto quelle affermazioni è stata integralmente registrata, e spero che al più presto il mio intervento, trascritto o in sonoro, possa essere a disposizione di tutti sul sito del Comune di Chieri.
Per ora vi allego il testo della mia conferenza stampa di ieri pomeriggio, peraltro disponibile anche in sonoro sul sito www.radiochieri.it.

Vi evidenzio anche il mio slogan a conclusione della conferenza stampa: dico si, assolutamente si, ai disabili a scuola.
Con il che ho inteso dire che penso alla scuola non tanto come ad un luogo dove inserire il ragazzo in situazione di difficoltà, ma anche e soprattutto un complesso sistema, che corrisponde ad una fase della vita dell’uomo, volto alla sua formazione: culturale, civile, sociale.
Compito precipuo della scuola è dunque educare, fare crescere, non nella sua componente fisica, cui già pensa la natura, ma in quella psichica – intellettuale – spirituale il piccolo uomo fino a farlo diventare un uomo degno di questo nome.

E quando la scuola non può assolvere a questo compito e diventa soltanto una sorta di luogo di custodia quasi detentiva, come nel caso che io ho esposto di un ragazzo gravemente disabile psichico, e non fisico, abbandonato, perché altro termine non so usare, in scuola a camminare avanti ed indietro nei corridoi, ebbene allora è mio dovere di amministratore pubblico, pur se la relativa soluzione non rientra nelle mie competenze istituzionali, evidenziare il problema perché vi sia data una congrua soluzione, perché sia data una risposta alla richiesta urgente di aiuto che proviene da questo ragazzo.
Risposta che certo non consiste nelle classi differenziate o simili, e che forse ancora non può essere completamente trovata nelle realtà attuali, ma che comunque non può essere tralasciata, anche a costo di avere grane, come a me è capitato.

E questo ho fatto e non me ne pento, anche se le mie parole non solo sono state travisate, ma persino trasformate in altre, e ciò nella prospettiva di un attacco politico, non tanto a me che sono solo un cittadino provvisoriamente prestato alla politica e non un politico di mestiere, quanto alla amministrazione di centro destra di cui faccio parte. Attacco oltretutto che, almeno ad oggi, non proviene dai consiglieri di opposizione dell’amministrazione cittadina che nulla hanno replicato alle mie parole nel Consiglio Comunale aperto (e che mi auguro non approfitteranno della situazione mettendosi anch’essi a cavalcare la tigre), ma da qualcuno che evidentemente ha più attenzione a fare gretta politica di denigrazione della parte avversa, piuttosto che a contribuire a risolvere un problema che tocca i cittadini più deboli.

Comunque ho fiducia che da questa situazione di prova in cui la Provvidenza mi ha voluto collocare derivino delle possibilità di miglioramento per i più deboli, per quelli, che purtroppo mi risulta siano numericamente in crescita, si trovano abbandonati a camminare avanti ed indietro nei corridoi.

Ovviamente non ricambio le ingiurie che molti di voi mi hanno inviato, ma chiedo a costoro di darmi una mano in questa solitaria battaglia, in coerenza con la loro sensibilità giustamente turbata dall’articolo apparso sul giornale.

Cordialmente.

Giuseppe Pellegrino

Qui l'allegato con le dichiarazioni dell'Assessore in conferenza stampa.
Qui la trascrizione integrale dell'intervento dell'Assessore al Consiglio comunale aperto del 21 settembre.

Questa e' la risposta che ho inviato all'Assessore:

Egregio assessore Pellegrino,

La ringrazio per aver voluto rispondere alla mia mail dello scorso 24 settembre. Ho letto con attenzione la sua risposta, cosi' come il testo delle sue dichiarazioni in conferenza stampa — ed anche la trascrizione integrale del suo intervento al Consiglio comunale del 21 settembre.

Mi permetta comunque di non riconoscermi nell'accusa di ingenuita' che formula nella sua risposta: proprio perche' sono abituato a verificare le fonti delle mie informazioni, ho preso atto della sua smentita non appena ne ho avuto notizia e mi sono sentito in dovere di venire ad assistere di persona alla sua conferenza stampa del 25 scorso. Non essendo riuscito ad ascoltare per intero le sue dichiarazioni, ho fatto in modo di procurarmi l'audio integrale e la trascrizione, in maniera da poter formare il mio giudizio di prima mano.

Devo darle atto che il tono delle sue dichiarazioni e' certamente piu' pacato e meno offensivo di quello che la ricostruzione giornalistica de La Stampa le ha attribuito. Non leggo da nessuna parte, nelle sue parole, alcune frasi che le sono state attribuite, come che i disabili "non hanno niente a che fare con l'istruzione", o che "disturbano". Me ne rallegro, perche' sarebbero state davvero dichiarazioni "idiote e cattive".

Tuttavia nella sostanza tanto il suo intervento al Consiglio del 21, quanto le parole da lei pronunciate in conferenza stampa il 25, quanto infine il contenuto della sua mail di ieri mi costringono a confermare la mia opinione: credo che le posizioni da lei espresse, pure nella versione “corretta”, presentino aspetti difficilmente conciliabili con il suo ruolo di assessore all’istruzione, e, temo, con le stesse previsioni della legge italiana in materia di educazione scolastica degli alunni disabili.

Mi permetta di esporle, il piu' pacatamente possibile, perche' mi sono formato questo convincimento.
Nelle sue dichiarazioni, lei fa riferimento alla questione delle "diverse tipologie di handicap": il suo — quindi — non e' soltanto un discorso su un caso particolare, ma una posizione generale sull'opportunita' di integrazione dei minori portatori di handicap nella scuola: in bocca ad un assessore in una sede ufficiale, questa posizione diventa necessariamente l'espressione di una linea politica della sua amministrazione, salvo smentita da parte del suo Sindaco.
Nella sostanza, la linea che lei ha espresso e che — fino a prova del contrario — e' quella della Giunta di cui lei fa parte, e' che "per talune di queste tipologie, per fortuna la quasi totalita', risulta assolutamente necessario ed opportuno [...] provvedere alla [...] integrazione nell'ambiente scolastico"; "per talaltre tipologie, eccezionali ma a quanto pare in aumento, costituite da gravi – gravissime disabilita' psichiche [...], il sostegno che puo' essere fornito a scuola [...] non mi pare la soluzione piu' idonea per realizzare, per quanto possibile, un recupero del ragazzo alla vita sociale".
Lei prosegue dicendo che "l'attuale struttura delle nostre scuole [...] ed i servizi che si possono approntare a sostegno, non mi paiono idonei a costituire un utile ed efficace aiuto al minore disabile in queste condizioni" e che, a preferenza dell'integrazione nella scuola, "vadano individuate, e ove non esistenti realizzate, altre localizzazioni piu' efficacemente strutturate, con risorse umane e materiali all'uopo predisposte, piu' funzionalmente idonee a rispondere alla domanda di aiuto…".
Lei percio' sostiene che non per tutti i disabili l'integrazione a scuola e' auspicabile ed utile. In particolare laddove le disabilita' mentali portino a comportamenti problematici, la soluzione preferibile sarebbe l'inserimento in strutture speciali "predisposte alla cura ed al recupero".
Innanzi tutto, questa posizione e' in contrasto con la legge italiana. Come lei sa, in attuazione dell'art. 3 della nostra Costituzione, la legge 104/1992 prevede (art. 12 c. 2) che "E' garantito il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie". Non sono previste eccezioni, nemmeno per i casi "difficili": "L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap. (art. 12 c. 4)".
Ma l'integrazione non e' soltanto un dovere imposto dalla legge. E' una necessita' educativa e sociale, per i bambini e ragazzi disabili — ma anche per quelli "normali" che imparano a entrare in un rapporto positivo, di responsabilita' e di condivisione, con chi e' diverso da loro. Tutto questo si perderebbe con l'isolamento in strutture diverse dalla scuola.
Ma anche accedendo alla sua ipotesi, dove sono queste strutture? Ci sono gia' oggi migliaia di casi di bambini e ragazzi disabili allontanati di fatto dalla scuola perche' l'assistenza ed il sostegno non sono adeguati o addirittura mancano del tutto. Questi casi si stanno moltiplicando perche' i tagli ai fondi colpiscono pesantemente in situazioni dove, come lei sa bene, mancava gia' l'essenziale. Questi bambini e ragazzi, spero che lei lo sappia, non trovano collocazione in altre strutture, che non esistono quasi da nessuna parte. Finiscono abbandonati — privati di interventi educativi e di possibilita' di socializzazione che non possono e non dovrebbero essere lasciati a carico delle famiglie.
Potra' obiettare che spesso il sostegno a scuola e' inadeguato, per quantita' e qualita', ai bisogni di molti alunni disabili, in particolare laddove le loro condizioni richiedano competenze e interventi specifici. E' certamente vero: e dove mancano le competenze il sostegno si riduce spesso a custodia e a protezione, non e' intervento educativo, non e' integrazione con il gruppo classe, non e' potenziamento delle capacita' cognitive e relazionali dell'alunno disabile. Sono situazioni gravissime, di cui abbiamo purtroppo esempio quotidianamente. Ma la soluzione non e' fuori dalla scuola e fuori dalla legge: e' intervenire per fare in modo che i diritti di queste persone siano garantiti nell'ambiente scolastico: rivedere meccanismi di nomina e graduatorie degli insegnanti di sostegno, garantire la disponibilita' di fondi e di organico, migliorare la formazione, creare strutture scolastiche effettivamente accoglienti, garantire i servizi comunali che la legge prevede, ecc.
Ora — in particolare da un amministratore pubblico — questo mi sarei aspettato: mi sarei aspettato che fosse lui il primo a far valere ogni mezzo, ogni pressione, ogni strumento a disposizione della sua istituzione e della politica (di quella politica che — cosi' interpretata — non e' affatto cosa di cui vergognarsi!) perche' al ragazzo che va su e giu' per il corridoio fossero garantite modalita' di sostegno e di integrazione adeguate a scuola. Perche' il diritto all'integrazione scolastica, quella vera, quella fatta bene, quella che costa soldi e che richiede lavoro, competenza, dedizione, sia garantito a tutti, anche ai giovani cittadini "difficili". Mi sarei aspettato davvero un "Si', assolutamente si' ai disabili a scuola".
Invece no: invece lei propone di selezionare i piu' deboli dei deboli — e di allontanarli dalla scuola, di segregarli altrove (un "altrove" che lei stesso riconosce che non esiste). Lei dice di fatto: "Si' ai disabili a scuola: ma non proprio tutti". Lei — come minimo — si arrende, rinuncia a lavorare per garantire i diritti di tutti. E con lei si arrende e rinuncia l'istituzione che rappresenta.
Ma non basta: perfino al di la' delle sue buone intenzioni e della sua buona fede, che non esito a riconoscere, con questo atteggiamento lei da' forza alla tentazione che riemerge da tante parti, quella di abbandonare i piu' deboli, perche' farli camminare insieme agli altri e' troppo difficile — o troppo costoso in tempi di ristrettezze economiche. C'e' un'aria strisciante di darwinismo sociale, in questi anni, che rappresenta le persone deboli come un peso per la societa' — e la tutela dei loro diritti come un lusso che non possiamo piu' permetterci. Le sue dichiarazioni, anche se non credo che questo fosse il suo intento, alimentano questo clima. In fondo a questo cammino io vedo il ritorno alle scuole segregate, magari in nome della migliore assistenza alle persone disabili e del piu' razionale impiego di risorse economiche limitate.
Se ben riflette alle implicazioni delle sue dichiarazioni, si renderà conto come questo non possa essere accettabile, né veramente degno del suo importante ruolo di assessore all'istruzione, ed anzi si risolva in un vulnus al suo dovere di lavorare per il bene pubblico. Queste sono le ragioni per le quali, con grande rammarico, mi creda, continuo a chiederle di rassegnare le dimissioni dall'incarico di assessore all'Istruzione, essendo le posizioni finora da lei espresse in contrasto con i doveri discendenti dalle relative funzioni.

Grazie per la sua attenzione.

Angelo M. Buongiovanni


domenica, 26 settembre 2010
La riserva e' (purtroppo) sciolta
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto da tutti e due alle 10:34 am

Avevamo scritto che accoglievamo con una qualche riserva la smentita dell'assessore Pellegrino di Chieri, perche' — al di la' dell'enunciazione di principio (si' ai disabili a scuola) — temevamo che il suo ragionamento contemplasse pericolose eccezioni.
Ora abbiamo potuto verificare il testo completo delle dichiarazioni dell'assessore in conferenza stampa (audio integrale sul sito di Radio Chieri, trascrizione su ChieriOggi, sito — a quanto par di capire — di orientamento favorevole alla giunta di centrodestra del comune).
Purtroppo la lettura conferma i nostri peggiori timori. Cosi' infatti l'assessore Pellegrino:

[Nel corso dell'intervento al Consiglio comunale aperto] ho del tutto incidentalmente toccato un altro tema legato all’handicap: quello delle sue diverse tipologie. [...] Ebbene se per talune di queste tipologie, per fortuna la quasi totalità, risulta assolutamente necessario ed opportuno, nell’interesse primario del minore e della sua famiglia, provvedere alla sua integrazione nell’ambiente scolastico con tutti gli ausili ed i sostegni previsti dalla legge, ed anche con quelli non previsti ove possibile, per tal altre tipologie, eccezionali ma a quanto pare in aumento, costituite da gravi, gravissime disabilità psichiche, magari contraddistinte da più o meno saltuari episodi di violenza, il sostegno che può essere fornito a scuola, sostegno che a questo punto per lo più si esaurisce in una mera custodia protettiva, non mi pare la soluzione idonea per realizzare, per quanto possibile, un recupero del ragazzo alla vita sociale. E ricordo che, proprio per non essere frainteso, ho riportato un caso a titolo di esempio: quello di un ragazzo, affetto da grave disabilità psichica, non fisica, abbandonato a passare le sue giornate a scuola a camminare avanti ed indietro nel corridoio, prendendo a calci i muri. Purtroppo non un’ipotesi teorica, ma un caso concreto in precedenza posto alla mia attenzione. Caso poi risolto, purtroppo solo dopo lungo tempo, con l’inserimento in una apposita struttura specificamente predisposta alla cura ed al recupero. Con questa considerazione ho voluto evidenziare una problematica che, seppur rara, purtroppo sussiste e cui urge dare una risposta senza trincerarsi nel silenzio del political correctly, ed ho quindi ribadito la mia convinzione che l’attuale struttura delle nostre scuole, almeno quelle di mia conoscenza, ed i servizi che si possono approntare a sostegno, non mi paiono idonei a costituire un utile ed efficace aiuto al minore disabile in queste condizioni, nella prospettiva prioritaria non di una mera custodia protettiva, ma di un suo recupero al massimo possibile ad una vita sociale in autonomia ed efficienza. Ritengo invece, ribadisco nell’interesse primario del minore, che vadano individuate, e ove non esistenti realizzate, altre localizzazioni più efficacemente strutturate, con risorse umane e materiali all’uopo predisposte, più funzionalmente idonee a rispondere alla domanda di aiuto che da questo ragazzo che cammina avanti ed indietro ci viene posta. [i grassetti sono nostri]

Al netto della prosa involuta e dello svarione di inglese, ci pare di poter tradurre cosi': ci sono disabili (soprattutto fisici) che non danno problemi e difficolta' — e quelli vanno bene a scuola. Ma quelli difficili da gestire, magari perche' portatori di una disabilita' mentale — quelli dalla scuola devono essere allontanati. Onestamente non ha detto che "disturbano", ma la sostanza non e' meno agghiacciante. Siamo ancora (o di nuovo) alla logica della segregazione dei matti e dei ritardati. Una logica, giova ricordarlo, che non soltanto e' aberrante, ma e' contraria alla legge italiana, che fa dell'integrazione un obbligo, fondato sull'art. 3 della nostra Costituzione.
Percio' — ancora piu' di prima — siamo convinti che l'assessore Pellegrino esprima posizioni incompatibili con la sua funzione, e che percio' dovrebbe dimettersi — o che il Sindaco dovrebbe ritirargli le deleghe. Non molleremo — e preghiamo tutti voloro che ci leggono di non mollare e di continuare a chiedere le sue dimissioni.
Sia ben chiaro che la nostra insistenza non ha niente a che fare con la parte politica rappresentata dall'assessore, ne' con interessi materiali diretti nella vicenda, dato che non abitiamo a Chieri. Possiamo persino ammettere che — con una logica che ci sembra inaccettabile — l'assessore creda di parlare per il bene delle famiglie. Quello che pero' per noi conta e' che, in un momento di difficolta' e diminuzione delle risorse destinate alla scuola, questa logica possa trovare diffusione e riportare indietro di decenni non solo la scuola, ma tutta la societa' italiana, condannando i nostri figli all'emarginazione piu' assoluta. Non possiamo non fare qualcosa per evitarlo.

P. S. Nella stessa pagina di ChieriOggi da cui abbiamo tratto il testo riportato qui sopra c'e' anche la trascrizione del passaggio incriminato dell'intervento dell'assessore Pellegrino al Consiglio comunale del 21. Leggetelo e vi renderete conto che non era stato affatto frainteso: lui certi disabili a scuola proprio non crede che ci debbano andare.


sabato, 25 settembre 2010
Smentita — con riserva (nostra)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:55 pm

Oggi (sabato) siamo andati a Chieri alla conferenza stampa dell’assessore Pellegrino. Per la verita', nonostante ci siamo presentati alle 15 spaccate per evitare di tenere It in attesa, la conferenza era iniziata con un certo anticipo e quindi non abbiamo avuto modo di sentire nella loro interezza le dichiarazioni dell’assessore.
Il succo pero' ci e' parso chiaro — e ci sentiamo molto relativamente tranquillizzati.
L’assessore (chiediamo fin da ora venia se non abbiamo capito bene) ha dato queste spiegazioni: non si e' mai sognato di dire che i bambini disabili non devono andare a scuola con gli altri, e' stato frainteso e diffamato dal giornalista della Stampa (che pero' — presente — ha riconfermato la sua versione dei fatti) e gli dispiace per quei genitori e quei disabili che si sono sentiti addolorati per le sue parole.
L’assessore sostiene di essersi riferito soltanto ad un caso specifico verificatosi a Chieri, in cui gli sembrava inutile che il disabile in questione andasse a scuola per camminare avanti e indietro per il corridoio e tenere consimili atteggiamenti anomali; si tratterebbe solo di una forma di ipocrisia. Ecco, a noi e' parso di capire che l’assessore, accanto al principio generale (i disabili vanno integrati), contempli una serie di eccezioni, come quella del ragazzo a cui si riferiva, di disabili per cui la scuola non puo' fare niente e che devono trovare altre piu' adatte collocazioni.
Se cosi' e' (e speriamo di aver anche noi frainteso l’assessore) non siamo tranquilli. Non ci pare giusto contemplare delle eccezioni e del tutto arbitrario stabilire quali sono i casi in cui la scuola non va bene. Magari anche quel che It fa a scuola potrebbe non sembrare utile all'assessore, perche' It onestamente ha momenti difficili in cui si abbandona a una delle sue stereotipie piu' frequenti (e certo fastidiose), cioe' il lanciare oggetti. Perche' mandarlo a scuola se ha di questi comportamenti? Cosi' diverrebbe irrilevante il fatto che invece It a scuola impara anche un sacco di cose, che e' affezionato alle maestre e trae vantaggio dallo stare con i compagni. Al nostro bambino piace andare a scuola e durante le vacanze ne sente chiaramente la mancanza. Tutto questo per noi conta, ma magari a qualcun altro può sembrare che le sue intemperanze non siano compatibili con l'istituzione scolastica.
Ad ogni modo aspettiamo gli sviluppi della vicenda, che non consideriamo certo finita. Prendiamo atto delle spiegazioni dell’assessore e dell’appoggio del suo Sindaco, che pero' (sempre per quanto abbiamo capito) ha precisato che si e' trattenuto la delega sulle politiche concernenti i disabili.
Vogliamo infine precisare che l’assessore non ci ha dato una mano ad avere una comprensione sicura del suo pensiero, perche' non ha voluto distribuire il testo scritto delle sue dichiarazioni (che pure ha letto). Ci dispiace un po’ anche che non sia sembrato molto disponibile a dialogare con i genitori di disabili presenti, non ritenuti accreditati a fare domande in quanto non giornalisti.
Stay tuned.


sabato, 25 settembre 2010
Facciamolo dimettere
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:29 pm

Oggi sulla Stampa (non online, qui il pdf) un nuovo articolo sulla vicenda dell'assessore Pellegrino di Chieri, che conferma i contenuti di quello di ieri e rivela che le stesse posizioni di intolleranza verso i ragazzi disabili erano gia' state espresse in passato dall'esponente politico.
Nel frattempo e' nato un gruppo su Facebook e molte persone hanno scritto all'assessore per chiederne le dimissioni; un gran numero di blog e di siti in rete hanno ripreso la notizia. Spero che l'onda sia abbastanza lunga da non fermarsi presto. Davvero, come dicevo ieri, e' una questione di decenza e di dignita' umana.
Oggi pomeriggio alle 15.00 presso la Sala consiliare del Comune di Chieri l'assessore Pellegrino terra' una conferenza stampa per spiegare il suo punto di vista. Proveremo ad esserci, It permettendo. Sarebbe cosa buona che ci fossimo in tanti, per ascoltare e per pretendere spiegazioni (e dimissioni). Se ce la facciamo ad andare, vi raccontiamo.
Chiedo a chi ci legge di diffondere gli aggiornamenti e di tenere viva l'attenzione in rete (NON sto chiedendo link per The Rat Race, sia ben chiaro).


venerdì, 24 settembre 2010
VERGOGNA!
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:47 pm

Ci sono momenti in cui il ribrezzo e' tale che mi riesce difficile trovare le parole.
L'avvocato Giuseppe Pellegrino, Assessore all'Istruzione del Comune di Chieri ha dichiarato in Consiglio Comunale, secondo la Stampa di oggi, che gli alunni disabili dovrebbero esser estromessi dalla scuola e inviati in comunita': "Questi ragazzi con l’istruzione non hanno nulla a che fare".
Io ho scritto all'Assessore Pellegrino chiedendogli di dimettersi. Vi prego, fatelo anche voi. In tanti. In tantissimi. Non so se servira' a qualcosa. Probabilmente no. Ma per pieta' cerchiamo di avere un soprassalto di dignita' umana e civile. Cerchiamo di non abbassare lo sguardo — perche' stanno davvero crollando le dighe della decenza.

UPDATE (h. 16.17): L'Assessore Pellegrino smentisce le dichiarazioni e annuncia querele alla Stampa. Vedremo.

Continua qui, qui e qui.


Don't feed the troll.



Che Francesco Merlo sia una penna insopportabile e spesso insulsa e' — almeno per me — risaputo.
Ma che, nella sua confusione e nel suo pressappochismo, potesse arrivare a citare il povero Ungaretti sbagliando la lettera e fraintendendo il senso — sinceramente non l'avrei creduto.



venerdì, 16 luglio 2010
Nostalgia canaglia
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:00 pm

A me una lettera come quella della Gelmini, pubblicata oggi sulla Stampa in risposta a quella di ieri di una studentessa che si e' vista respingere l'iscrizione al liceo perche' "non c'era piu' posto", fa venire nostalgia perfino di un arnese come Fioroni, che pure in fatto di chiacchiere e distintivo andava forte.
Perche' non solo, come quella di Fioroni che avevo commentato qualche anno fa, la lettera della Gelmini e' condiscendente e inconcludente, ma per di piu':
1) e' del tutto menzognera. Scrive la Gelmini che "anche nei mitici anni '80 e '90" … "se il numero delle domande era superiore all’offerta formativa, si procedeva per estrazione e si assegnavano gli studenti in soprannumero alla scuola corrispondente più vicina. Anche oggi alcuni istituti che eccellono per la qualità della didattica ricevono molte richieste di iscrizioni e non è materialmente possibile soddisfarle tutte." Sono stato alunno di un liceo prestigioso e richiesto, negli anni Settanta: non e' MAI accaduto che uno studente si sia visto negare l'iscrizione. Sono stato insegnante in un liceo altrettanto prestigioso e richiesto negli anni Ottanta e Novanta (e mi occupavo proprio di formazione delle classi): anche in questo caso non ho mai visto mandar via uno studente che chiedeva di iscriversi. Se i numeri erano troppo alti per il numero di classi previsto, si chiedeva, con l'organico di fatto, l'attivazione di classi nuove — e si evitava l'indecenza didattica (e di sicurezza) di stipare 32/33 quattordicenni in una classe. Certo, costava. Certo, non tutte le prime diventavano seconde: ma non abbiamo mai cacciato via nessuno dalla scuola pubblica — quella scuola per cui le famiglie pagano le tasse.
2) tradisce una lettura del ruolo di ministro del tutto indecente e clientelare. Cito ancora la sua lettera: "Tuttavia spero che, nella composizione dell’organico di fatto, sia possibile iscriverti all’istituto che hai scelto. Mi attiverò personalmente per verificare se questo tuo desiderio possa essere realizzato." In altre parole: non ti riconosco alcun diritto a iscriverti nella scuola pubblica che hai scelto. Pero', siccome hai questo "desiderio", io cerchero' *personalmente* (e non istituzionalmente) di fare in modo che tu possa realizzarlo. Non lavorero' come ministro per garantire un tuo diritto, ti elargiro' personalmente un favore, perche' io posso. Senza prometterti nulla, ma aspettandomi la tua gratitudine in cambio.
Si vergogni, signora Ministro, se ha idea di che sentimento sia la vergogna. Se — come probabile — ignora che cosa sia, mi vergogno io di lei e per lei: come ex-insegnante, come educatore, come genitore, come nauseato cittadino di questo insopportabile paese.


mercoledì, 14 luglio 2010
Trenta alunni anche nelle classi con portatori di handicap
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:31 pm

E' cio' che rende indiscriminatamente possibile un emendamento alla manovra del governo (emendamento 9.143 all'art. 9 comma 15 del D. L. n. 78/2010), che recita:

Al comma 15, in fine, è aggiunto il seguente periodo: «Le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dall'articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81.».

Non ho bisogno di spiegare che cosa significa, per un bambino disabile, una classe tanto numerosa: meno attenzione alla programmazione individualizzata, meno spazi e meno tempo per intervenire sui suoi bisogni speciali, piu' confusione e piu' difficolta' relazionali. In una parola — un altro attentato all'integrazione.
A questo punto ridateci le classi differenziali, che sono meno ipocrite. O diteci chiaramente che i nostri figli non devono andare a scuola.
Su questo tema qui c'e' un comunicato dell'ANFFAS che vi invito a leggere e a diffondere.
Se poi, come me, credete che questa sia una vergogna e un'indecenza, appuntatevi i nomi dei senatori che hanno proposto l'emendamento: Giuseppe Esposito e Cosimo Latronico, entrambi del PDL. Scrivete ai loro indirizzi di mail per dire quel che pensate, ma soprattutto ricordatevi di loro quando qualcuno li ricandidera'.

P. S. (14 luglio 20.30). Il maxiemendamento del governo presentato oggi sopprime l'emendamento in questione. La normativa per fortuna quindi non cambia. E' comunque vergognoso e indecente che qualcuno abbia pensato di farlo — e che una maggioranza in commissione abbia approvato questa misura.


Ma che bisogno c'era di scavar fuori per un'intervista Marcello Pera, uno degli uomini piu' inutili e meno rimpianti della storia universale?



venerdì, 25 giugno 2010
Macelleria sociale (2)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:00 pm

Le norme del governo sugli insegnanti di sostegno, contenute nella manovra correttiva, stravolgono il disegno della legge 104/92 e di fatto rendono impossibile l'integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap (non che per ora fosse facile — ma le cose sono destinate a peggiorare e non poco). Vi invito a leggere e diffondere questa analisi fatta dal Dipartimento Welfare e Nuovi Diritti della CGIL.


lunedì, 21 giugno 2010
If no(w) Europe
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:53 am

Ho detto la mia sui temi in discussione su If no(w) Europe.


If no(w) Europe: da leggere e da discutere.



venerdì, 28 maggio 2010
Rettifica
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:05 am

Devo riconoscerlo, ero stato troppo pessimista, fuorviato dalla sintesi giornalistica: secondo il testo provvisorio della manovra economica del Governo (ancora suscettibile di modifiche), il blocco degli organici degli insegnanti di sostegno non si applica alle assunzioni in deroga per le situazioni di "particolare gravita'" (art. 9 c. 15):

Per l’anno scolastico 2010/2011 è assicurato un contingente di docenti di sostegno pari a quello in attività di servizio d’insegnamento nell’organico di fatto dell’anno scolastico 2009/2010, fatta salva l’autorizzazione di posti di sostegno in deroga al predetto contingente da attivarsi esclusivamente nelle situazioni di particolare gravità, di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

E' percio' salvo il principio sancito dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza n. 80 del febbraio 2010 e dovrebbe essere garantita la copertura delle esigenze dei disabili piu' gravi.
Resta comunque evidente (e non cambia molto la sostanza dei fatti) che per avere un insegnante di sostegno per molte famiglie di bambini con disabilita' gravi inziera' un percorso ad ostacoli perfino piu' difficile del solito (le assunzioni in deroga non sono mai uno scherzo — ed e' facile profezia che saranno concesse con il contagocce). E resta il fatto che basterebbe l'1% del costo del ponte sullo Stretto di Messina per pagare lo stipendio di tutti gli insegnanti di sostegno d'Italia. Ma e' piu' facile attaccarsi alle briciole, e alle persone piu' deboli.

It seems that the bill that puts a cap on the number of special-ed teachers will not be indiscriminate, but will contemplate exceptions for the severely disabled pupils.
It's however true that getting a special-ed teacher for a disabled child in Italian schools will be more difficult than before.


mercoledì, 26 maggio 2010
Macelleria sociale
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:42 pm

Si legge nelle notizie di stampa di oggi che tra le misure contenute nella manovra economica ci sarebbe il blocco dell'organico degli insegnanti di sostegno.
Pur in attesa di conferme, la notizia, come e' ovvio, ci fa inorridire. Per i bambini come nostro figlio, la presenza di un *buon* insegnante di sostegno *a tempo pieno* e' la condizione indispensabile perche' la scuola serva. Le difficolta' relazionali, di comunicazione, di comprensione dei contesti di un bambino autistico (ma lo stesso discorso vale per molte altre disabilta') sono tali che soltanto un intervento costante, pervasivo e individualizzato puo' contribuire a farle superare. L'alternativa e' la scuola come parcheggio — o peggio la scuola come spazio vuoto e incomprensibile, in cui il bambino perde il suo tempo e si isola.
Purtroppo e' gia' esperienza comune che le ore di sostegno non bastino, e che siano oggetto di una tristissima guerra tra poveri — o dell'italianissima arte di arrangiarsi dividendo in due o in tre l'intervento di un unico insegnante — con risultati assolutamente inadeguati.
Il blocco non fara' che peggiorare questa situazione, rendendo ancora piu' irrealistica la prospettiva dell'integrazione scolastica voluta dalle nostre leggi.
Per altro, una misura analoga, contenuta nella finanziaria del 2007, e' stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. E' assai probabile che anche questa possa cadere, ma nel frattempo i danni saranno gia' irreparabili: ci saranno bambini che dovranno affrontare la scuola in condizioni tali da aggravare il loro svantaggio, anzi che alleviarlo.
Il tutto per risparmiare quattro soldi: il numero di alunni disabili nelle scuole italiane e' di circa 160.000 (dati 2007, che non ho avuto tempo di aggiornare); gli insegnanti di sostegno sono circa 45.000 (il che vuol dire uno ogni quattro alunni: drammaticamente troppo pochi!); ognuno di loro costa allo stato grosso modo e a star larghi 40.000 euro l'anno. Assumere cinquemila insegnanti in piu' (che e' una stima per largo eccesso di quella che potrebbe essere la crescita fisiologica) costerebbe 200 milioni di euro. In una manovra da ventiquattro miliardi significa circa l'otto per mille. Per racimolare questa miseria il governo sta condannando alla discriminazione alcune migliaia di bambini disabili.
Se non e' macelleria sociale questa…

Una parziale rettifica qui.

Social Butchery
The Italian government, in a sweeping cost reduction bill totaling 24 bn euros, has decided to put a cap to the number of the special-ed teachers working in public schools (in Italy we have no special education schools separated from the "normal" ones: disabled children are entitled to a special-ed teacher to help them in the normal curriculum. While it is on paper a great idea, in practice this clashes with chronical shortage of funds, so that the average is of 3.5 disabled children per teacher, instead of the 2:1 ratio considered acceptable in order to gain real integration). This means many disabled (and severely disabled too) children won't have a special-ed teacher in the next school year, which is tantamount to exclusion de facto from any real learning opportunity.


mercoledì, 19 maggio 2010
No representation without taxation
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:10 am

Lo so, ci saranno legioni di sussiegosi moderati che spiegheranno che l'articolo di Scurati sulla Stampa del 18 maggio e' una becera e indebita semplificazione, che non si puo' qui e non si deve la'. Io pero' sento il bisogno di riportarlo per esteso, perche' lo condivido fino in fondo e condivido fino in fondo l'incazzatura — e credo che "No representation without taxation" dovrebbe essere lo slogan di una nuova guerra di liberazione nazionale.

Questo non è un articolo di commento, è un articolo di protesta. Sarà, perciò, breve, diretto, persino un po’ rozzo e brutale. Altri esporranno, spero, pacatamente le loro ragioni, io qui mi limiterò a urlare le furibonde ragioni dei miei oppressi e i miei oppressi sono i lavoratori salariati vittime della vessazione fiscale.
Protesto perché nel nostro Paese, al principio del nuovo secolo e millennio, la principale causa d’ingiustizia sociale è la sperequazione fiscale. Protesto da dipendente pubblico perché la principale forma di sperequazione fiscale non è tra Nord e Sud (come vorrebbe una parte politica i cui elettori hanno finanziato le loro imprese con l’evasione fiscale e con il lavoro nero) ma tra salariati (per lo più dipendenti statali) e lavoratori autonomi. Protesto perché, sul piano fiscale, la popolazione italiana è divisa in due parti.
Da un lato c’è un ceto produttivo (quelli a cui le tasse le prelevano alla fonte), dall’altro un ceto di parassiti evasori (per lo più commercianti, liberi professionisti, imprenditori). Protesto perché, per colmo della beffa, la prima metà è quella più povera, la seconda quella più ricca, la quale diventa ancora e sempre più ricca grazie al sangue fiscale succhiato ai più poveri. Protesto perché sono stufo di pagare con il mio modesto stipendio di ricercatore universitario la scuola d’élite al figlio del ristoratore dove una volta al mese posso forse permettermi di andare a mangiare il pesce, perché sono stufo di pagare con quel modesto stipendio la polizia che sorveglia la sontuosa villa del dentista da cui mi sono fatto otturare un dente cariato, perché sono arcistufo di pagare le strade su cui sfreccia con il suo SUV corazzato il commercialista arricchito o il pronto soccorso a cui ricorre in una notte sbagliata l’imprenditorello impippato, protesto perché non ne posso più di pagare con i miei 1500 euro mensili la escort da duemila euro a botta al riccastro viziato.

Lo Stato Moderno, ombrello della convivenza civile, nasce sulla base di un patto preciso: sottomissione contro protezione, soggezione (anche fiscale) contro sicurezza. In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale, degenerata, di quell’antica alleanza. Una violenta cricca internazionale di grassatori dell’alta finanza decide, dai suoi grattacieli dorati di New York, Lussemburgo o Shanghai, una razzia ai danni della povera gente di alcune antiche e dissestate nazioni mediterranee. E i governanti di quelle nazioni che fanno? Per ergere una barriera finanziaria a difesa della loro gente non trovano di meglio che salassare ulteriormente i già vessati salariati e pensionati. Io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura fraudolenta del contratto sociale.
La più grande democrazia moderna, quella statunitense, comincia da una protesta fiscale. No taxation without representation. Niente tasse senza rappresentanza politica, urlarono i ribelli delle colonie della Nuova Inghilterra. Non essendo questi – purtroppo o per fortuna, per fortuna o purtroppo – tempi di rivoluzioni, io propongo di invertire la formula: no representation without taxation. Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli). Chi di fatto non fa parte del consesso civile statale che si costruisce e conserva grazie al contributo fiscale di tutti, non ne faccia parte nemmeno di diritto. Altrimenti, il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia sociale. Contro la quale io, personalmente, protesto e spero protestino in tanti.


sabato, 1 maggio 2010
Col sorcio in bocca
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:05 pm

Il Ministro Scajola dichiara che non si dimettera' perche' altrimenti "sembrera' che mi hanno beccato con il sorcio in bocca". In effetti, oltre che per la sintassi maltrattata, ci dispiacerebbe per il povero sorcio: pensate che schifo finire in bocca a Scajola.
Ma il Ministro Scajola dichiara anche di aver pagato 610.000 euro per un appartamento di 180 metri quadri in Via del Fagutale, a pochi passi dal Colosseo — e di non aver mai pagato altre somme per quella proprieta', men che meno con assegni di dubbia provenienza.
Abbiamo fatto qualche rapida ricerca. Ecco alcuni esempi di quel che potete comprare con una somma tra 500.000 e 650.000 euro nella stessa zona del centro storico a Roma:
- bilocale di 70 mq zona Fori Imperiali 649.000 euro;
- trilocali di 80-95 mq in Via Labicana tra 580.000 e 650.000 euro;
- trilocale (no doppi servizi) di 85 mq in zona Aurelio-Colosseo 649.000 euro.
Per appartamenti del taglio di quello del Ministro (abbiamo cercato tra quelli da ristrutturare, perche' ci par di capire che secondo Scajola la sua casa non fosse in ottime condizioni) il range di prezzi va da 1.000.000 a 1.800.000 euro circa.
Quindi, o il Ministro Scajola mente, e si e' fatto beccare con il (povero) sorcio in bocca — oppure vogliamo assolutamente fare amicizia con il suo agente immobiliare.


lunedì, 19 aprile 2010
Peccato, sono innocenti
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:35 am

Per quanto Gino Strada mi possa star sulle palle, l'atteggiamento di Frattini e del governo, che gronda di delusione perche' Emergency esce pulita dalla vicenda dei suoi collaboratori arrestati in Afghanistan, mi pare cosi' ripugnante da far ricordare le dichiarazioni di tanti aracnidi ai tempi della morte del povero Baldoni.


martedì, 30 marzo 2010
Potrebbe andar peggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:28 pm

Potrebbe piovere.


venerdì, 26 marzo 2010
Nemmeno per una notte
Nelle categorie: Cinema e TV, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 1:29 pm

Devo fare una confessione. A me di vedere Raiperunanotte di Santoro non mi e' nemmen passato per la testa. Perche' trovo stucchevole da anni Santoro, perche' una trasmissione del genere il giovedi' sera dell'ultima settimana di campagna elettorale non ha sicuramente *niente* da dire che non sia propaganda, perche' Berlusconi ha torto marcio a chiudere le trasmissioni che non gli piacciono, ma obiettivamente i talk show piu' o meno politici sono una roba indigeribile — e non diventano piu' digeribili perche' per una sera assumono la dimensione di un evento/manifestazione a scavalco tra piazze, rete e tv — ma mantenendo in pieno il loro impianto "broadcast".
Francamente, ho di meglio da fare. Anche perche' se sto a sentire troppo la campagna elettorale, va a finire che domenica non mi riesce di andare a votare — e invece devo, perche' Cota proprio no. Proprio no. Proprio no.


giovedì, 25 marzo 2010
Dichiarazione di voto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

Da queste parti la Bresso si avrebbe tanta voglia di non votarla. Ma dall'altra c'e' Cota, il paladino dei respingimenti. Un uomo Uno che ha sulla coscienza morti in mare e deportati in Libia. E allora e' una questione di minima decenza umana. Vado disciplinatamente a votare per la Bresso, perche' Cota proprio no.

Se poi ci fosse qualcuno nel centrosinistra con un curriculum decente, una fedina penale pulita, pro-TAV e che capisca un po' di innovazione (e quindi che non sia Bairati), gli darei volentieri una preferenza. Si' lo so che state ridendo. Quando mai uno cosi' finisce candidato…


martedì, 23 marzo 2010
Campagna elettorale
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Il GR3 delle 8.45 di stamattina (nell'imbarazzo della stessa giornalista che leggeva la notizia) ha definito "esponente del PD" Giuseppe Liga, l'architetto capomafia arrestato a Palermo. Non riesco a verificare l'audio sul web, ma sono assolutamente certo di quel che ho sentito.


lunedì, 8 marzo 2010
Perche' Napolitano (IMNSHO) ha sbagliato
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:31 pm

0. L'ho promesso e quindi lo scrivo — anche se il sentimento che prevale in questo momento e' di tale schifo che vorrei semplicemente potermene disinteressare, far finta di niente.
1. Il Presidente della Repubblica ha illustrato la sua scelta di firmare il decreto salva-liste con un messaggio informale di risposta alle lettere di due cittadini. Un gesto del tutto irrituale, su cui gia' di per se' varrebbe la pena di riflettere. A prima lettura, viste quelle righe citate dall'amico Alfonso Fuggetta, avevo addirittura pensato all'opera di un fantasioso blogger che in persona Praesidentis si fosse interrogato su quel che Napolitano avrebbe voluto dire potendo parlare fuor dai protocolli. Scoprire che invece il Presidente si era davvero unito alla folta schiera di noi che chiacchieriamo di politica sul web mi ha sbalordito — e non positivamente. La Presidenza della Repubblica, la piu' alta istituzione dello Stato, non deve chiacchierare: parla attraverso gli atti e attraverso comunicazioni formali e ufficiali; manda messaggi alle Camere, al piu' si rivolge alla Nazione a reti unificate, con tutta la solennita' e la gravita' del caso. E' una questione di rispetto per la carica, di rispetto per la funzione. C'e' di peggio: la Presidenza della Repubblica, come istituzione, non spiattella ai quattro venti i contrasti con un'altra istituzione dello Stato come il Governo — che e' invece quanto Napolitano ha fatto ("… la bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedi' sera"); o se lo fa, lo fa (ripeto) con tutta la solennita' e la gravita' del caso, non con un inciso che lascia aperta ogni interpretazione e ogni pettegolezzo sulle ragioni del contrasto. Ritengo percio' quel messaggio un gesto assolutamente inopportuno e non consono ai comportamenti che un Presidente della Repubblica dovrebbe mantenere: ripeto, solo un estremo imbarazzo puo' averlo determinato — e per quanto mi riguarda non lo giustifica comunque.
2. Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Assolutamente vero. L'unica via d'uscita praticabile possibile era appunto, come Napolitano spiega piu' sotto, una "soluzione politica", "una soluzione che fosse cioe' frutto di un accordo, concordata tra maggioranza e opposizioni". Il Presidente sostiene che questi accordi sono "difficili": ma era una via obbligata da percorrere, magari ricorrendo anche a tutta la sua autorita' per superare le "tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali" di una parte e le "diffidenze di fondo e indisponibilita'" dell'altra. Che questa via non sia stata percorsa e' un fatto — ed e' in parte non piccola responsabilita' dello stesso Capo dello Stato, che avrebbe ben potuto — e dovuto — richiamare severamente le parti alle loro responsabilita' davanti al Paese. Certo, non si sarebbe potuto passar sopra "errori e responsabilita' dei presentatori delle liste non ammesse": pertanto l'accordo politico avrebbe avuto un prezzo per il centrodestra. Ma di fronte ai pasticci della maggioranza, la preoccupazione del Capo dello Stato doveva essere come evitare *al Paese* le conseguenze *istituzionali* di quegli errori, non come salvare *la maggioranza* stessa dalle conseguenze *politiche*.
3. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo. Qui l'argomentazione di Napolitano e' profondamente sbagliata. Il problema infatti non e' la partecipazione o meno del maggior partito politico, ma il diritto di *tutti* i partiti a presentare liste, *indipendentemente* dalla loro rilevanza numerica: anche perche' le elezioni servono proprio a verificare tale rilevanza numerica — e se il 28 e 29 marzo i lombardi decidessero in massa di votare per il "Partito socialmonarchico liberalcattolico dei lavoratori autonomi della Valtellina", riducendo il PdL a una forza dello zerovirgola, la legittimita' del PdL a partecipare alle elezioni sarebbe stata per questo sminuita? e per converso, se la lista bocciata fosse stata quella della "Lega Lombarda dei Napoletani Immigrati – Unità Popolare Terrona e Proletaria", sarebbe stato un minore vulnus alla liberta' di espressione del voto? Cito Zagrebelsky, che lo dice meglio di me:

Con ciò si violano l'uguaglianza e l'imparzialità, importanti sempre, importantissime in materia elettorale. L'uguaglianza. In passato, quante sono state le esclusioni dalle elezioni di candidati e liste, per gli stessi motivi di oggi? Chi ha protestato? Tantomeno: chi ha mai pensato che si dovessero rivedere le regole per ammetterle? La legge garantiva l'uguaglianza nella partecipazione. Si dice: ma qui è questione del "principale contendente". Il tarlo sta proprio in quel "principale". Nelle elezioni non ci sono "principali" a priori. Come devono sentirsi i "secondari"? L'argomento del principale contendente è preoccupante. Il fatto che sia stato preso per buono mostra il virus che è entrato nelle nostre coscienze: il numero, la forza del numero determina un plusvalore in tema di diritti.

4. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico. Non si puo' negare, dice Napolitano. Ma poi non spende una parola per dire che cosa e' stato fatto per tutelare il "rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge". Perche'? perche' molto semplicemente quel bene cosi' meritevole di tutela non e' stato affatto tutelato, anzi se ne e' tranquillamente fatto strame. Per certi versi, questa frase di Napolitano aggiunge la beffa al danno: "Avevi ragione anche tu, cittadino rispettoso delle regole, ma sai che c'e'? tanto tu le regole le rispetti comunque, quindi ci sentiamo autorizzati a mettertela nel culo per salvarlo a quelli che invece delle regole se ne fottono".
5. Ma in ogni caso [...] la "soluzione politica" [...] avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge. Qui il ragionamento di Napolitano pecca su due punti, entrambi determinanti.
Il primo e' che i pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano non erano l'ultima parola della magistratura. Tanto e' vero che il TAR del Lazio ha riammesso il listino della Polverini e quello della Lombardia aveva concesso a Formigoni la sospensiva grazie al quale il suo listino avrebbe potuto comunque concorrere alle elezioni. Si poteva — no si *doveva* almeno attendere che i giudici facessero il loro lavoro fino alla fine, prima di ricorrere a forzature delle regole.
Il secondo e' che il decreto-legge era una via *comunque* indisponibile per il Governo, perche' la legge vieta il ricorso a questo strumento in materia elettorale. Ancora una volta, Zagrebelsky:

La legge 400 dell'88 regola la decretazione d'urgenza. L'articolo 15, al comma 2, fa divieto di usare il decreto "in materia elettorale". C'è stata innanzitutto la violazione di questa norma, dettata non per capriccio, ma per ragioni sostanziali: la materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi d'urgenza e, soprattutto, non è materia del governo in carica, cioè del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

In presenza di un accordo politico, il Parlamento avrebbe potuto approvare una legge ordinaria in due giorni e farla entrare immediatamente in vigore con la procedura d'urgenza prevista dall'art. 73 della Costituzione. Quindi non solo il decreto-legge e' una forzatura della norma, ma e' una forzatura non necessitata.
6. [...] il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura. Non entro nel merito del giudizio sugli *evidenti* vizi di costituzionalita' del decreto: me ne vengono in mente diversi possibili, ma mi e' chiaro che il ruolo del Presidente della Repubblica e' soltanto di primo vaglio — e non si sostituisce al giudizio di costituzionalita' vero e proprio che spetta alla Corte costituzionale. E' pero' falso che altre ipotesi di soluzione non siano state rappresentate, prima tra tutte quella del rinvio delle elezioni, certo non indolore, ma che almeno avrebbe permesso di ricostituire una effettiva base di parita' di condizioni tra i possibili concorrenti. La preoccupazione piuttosto sta nella fragilita' dello strumento adottato, che potrebbe cadere in qualunque momento (perche' non convertito in legge entro il termine, perche' cassato dalla Corte costituzionale), lasciando spazio a un caos istituzionale che potrebbe essere ben peggiore del vulnus arrecato dalla non partecipazione di alcune liste alle elezioni.
Per tutte queste ragioni — e con tutta la pacatezza necessaria — credo che il Presidente della Repubblica abbia commesso un errore grave firmando questo decreto, un errore che sminuisce il ruolo di garanzia dell'istituzione che rappresenta e che pesera' anche nella fiducia dei cittadini verso lo stato. Di qui a vociferare di "impeachment" di Napolitano ce ne corre: un errore politico non e' ne' alto tradimento ne' attentato alla Costituzione (art. 90 Cost.). Ma d'altra parte non si puo' confondere il rispetto dovuto alla Presidenza della Repubblica con un obbligo di acritico consenso.


lunedì, 8 marzo 2010
One Red Paper Clip, again
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.


"It seems like a sit-com. I mean, it’s quite funny, at least until you realize that it’s really happening."
(il commento di un giornalista danese sugli avvenimenti della politica italiana – via Strepitupido)



sabato, 6 marzo 2010
Modesta proposta per reagire allo schifo
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:43 pm

Provo a dirlo con la massima pacatezza. Credo che la vicenda del decreto salva-liste sia uno dei punti piu' bassi della storia repubblicana. Non tanto per l'idea in se' di riammettere le liste degli aracnidi: per una questione di democrazia sostanziale bisognava trovare il modo di farlo (che forse, come mostra la riammissione del listino Polverini a Roma, poteva essere semplicemente quello di lasciar fare il loro lavoro ai magistrati). Ma per le modalita' con cui ci si e' arrivati: con un decreto legge in una materia in cui non e' consentita la decretazione e in cui e' perfino dubbio che ci sia competenza dello Stato (le elezioni regionali sono materia di legislazione regionale: devo dire che effettivamente sarebbe stato curioso vedere Formigoni che riammette se stesso); nessun tentativo di trovare un accordo bipartisan (per il quale certamente la destra avrebbe dovuto pagare un prezzo: ma nella mia cultura si dice che chi sbaglia paga); nessuna ammissione di responsabilita' (anzi uno dei piu' clamorosi esercizi di finger pointing a cazzo della storia recente). Nel complesso, una dimostrazione di arroganza e di disprezzo delle regole a cui dovremmo essere abituati, ma che personalmente ho trovato piu' nauseabonda del solito.
E adesso? L'opposizione promette barricate — ma l'impressione e' che saranno barricate del tutto simboliche e inefficaci. Personalmente credo che l'unica risposta *seria* che potrebbe venire dall'opposizione sarebbe il ritiro dalla competizione elettorale di tutte le liste in Lombardia un minuto dopo la riammissione di Formigoni — e il conseguente boicottaggio delle elezioni in quella regione. Hanno fatto porcate con le regole elettorali? Quando una cosa simile succede negli altri paesi in cui la democrazia e' a rischio, questa e' la sola strada efficace che le opposizioni hanno per dare risonanza alle loro ragioni. Perche' in Lombardia e non in Lazio? perche' in Lazio il listino della Polverini e' stato riammesso dal TAR senza bisogno di ricorrere al decretaccio e perche' comunque in Lazio il centrodestra sarebbe stato comunque in grado di partecipare alla competizione con le liste "sopravvissute"; quindi non si puo' parlare di elezioni truccate senza forzare la mano. In Lombardia invece solo il decreto apre la strada alla riammissione delle liste di centrodestra: e allora corrano da sole — e tutti gli altri facciano campagna per il boicottaggio delle elezioni. La situazione da repubblica delle banane in cui viviamo almeno sarebbe evidente a tutti, in Italia e in Europa.

P. S. Il Presidente della Repubblica, con una mossa del tutto irrituale, che evidenzia il suo imbarazzo, ha giustificato il suo operato sul sito del Quirinale con una lettera a due cittadini. Spieghero' piu' tardi perche' non son d'accordo, ma per ora cito.
(l'URL del messaggio di Napolitano sul sito del Quirinale cambia in continuazione, quindi rimando a una copia locale, scaricata l'8 marzo alle 14.10)


Mi tocca concordare con Rectoverso.



sabato, 6 marzo 2010
Era meglio morire da piccoli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:43 am

Consiglio dei Ministri n.85 del 05/03/2010

(dal comunicato stampa della Presidenza del Consiglio)

Il Consiglio dei Ministri, appositamente riunito in via d’urgenza, ha approvato un decreto-legge che mira a consentire lo svolgimento regolare delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario, fissate per il 28 e 29 marzo prossimi. [...] A questo fine, pertanto, il decreto-legge detta alcuni criteri interpretativi di norme in materia di rispetto dei termini per la presentazione delle liste, di autenticazione delle firme e di ricorsi contro le decisioni dell’Ufficio centrale regionale.

Legge 23 agosto 1988 n. 400 "Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri", art. 15 c. 2:

Il Governo non puo', mediante decreto-legge:
a) conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione;
b) provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72, quarto comma, della Costituzione;
c) rinnovare le disposizioni di decreti-legge dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle due Camere;
d) regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;
e) ripristinare l'efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale per vizi non attinenti al procedimento:

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 72, quarto comma:

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

(i corsivi sono miei)

Poi ognuno se la canta e se la suona come crede, ma il decreto approvato stasera dal Governo — a termini di legge — non poteva esser fatto. E tanti saluti alla regolarita' del processo elettorale.

(Beninteso: sono convinto anche io che alle elezioni sia bene che siano presenti tutte le forze politiche — ma se un governo coarta la legge che regola il suo stesso funzionamento per salvare la *sua parte politica*, allora della democrazia non ci resta che un nome vuoto)


Facciamo un sogno: che il governo chieda scusa pubblicamente ai cittadini; che l'opposizione risponda con un significativo silenzio; che la Camera tutta riconosca autocriticamente che la vita politica italiana da troppo tempo non è all'altezza delle aspettative dei cittadini; che tutte le parti politiche promettano di comportarsi lealmente e consensualmente. Purtroppo è solo un sogno.
(Gian Enrico Rusconi, su La Stampa di oggi)



giovedì, 4 marzo 2010
Le elezioni e il comma 22
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Se al voto in Lombardia e in Lazio gli aracnidi non potranno partecipare non c'e' da esserne contenti. Le elezioni sarebbero *comunque* falsate — e con le elezioni, cioe' con la democrazia — non si gioca.
Ma se per far partecipare gli aracnidi al voto in Lombardia e nel Lazio si dovra' forzare la legge (o come dice qualcuno "far prevalere la sostanza sulla forma"), non si potra' esserne contenti. Se si toccano le regole, e' il fondamento stesso della democrazia che salta.
E' un pasticcio da cui non si esce puliti. In nessun modo. Con un bel ringraziamento agli aracnidi che ci hanno regalato, grazie alla loro arroganza e al loro pressappochismo, anche questa vergogna.
E no — questo paese non ce la puo' fare.


lunedì, 1 marzo 2010
In giallo a sostegno dello sciopero dei cittadini stranieri
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 11:49 am

Ecco il manifesto degli organizzatori:

«Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico.
Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano.
Siamo consapevoli dell'importanza dell'immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all'approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l'utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite.
Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell'Italia di oggi.
La contrapposizione tra «noi» e «loro» , «autoctoni» e «stranieri» è destinata a cadere, lasciando il posto alla consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi cittadini impegnati a mandare avanti il Paese e a costruirne il futuro.
Vogliamo che finisca, qui e ora, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone.
Il nostro primo obiettivo è organizzare per il 1° marzo 2010 una grande manifestazione non violenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la Journée sans immigrés, 24h sans nous ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno viavia attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via.
Il 1° marzo faremo sentire la nostra voce in modi diversi, che saranno definiti, di concerto con i comitati territoriali, in base alla concreta praticabilità e all’efficacia.Non ci precludiamo nessuno strumento, ma agiremo sempre nel rispetto della legalità e della non violenza».


"Particolarmente penosa è la situazione del ceto intellettuale che [...] non è in grado di andare oltre le diagnosi più impietose. E quando lo fa, le sue suonano come prediche edificanti."
(Gian Enrico Rusconi, "La classe dirigente e' scomparsa" su La Stampa di oggi: condivisibile ma, come si suol dire, medice cura te ipsum)



La Binetti se ne va dal PD. Fusse che fusse la volta bona?



sabato, 9 gennaio 2010
Rosarno
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:23 pm

A Rosarno c'erano degli stranieri in condizione di sostanziale schiavitu'. Hanno provato a ribellarsi e sono stati fatti segno di una specie di pogrom, verosimilmente con l'organizzazione e la complicita'della malavita che li ha portati li'.
Lo stato, anziche' difenderli e perseguire coloro che li hanno sfruttati e ridotti nelle condizioni che hanno determinato la loro rivolta, li ha deportati e dichiara per bocca del Ministro dell'Interno che gli incidenti sono frutto della troppa tolleranza verso gli immigrati clandestini.
Oggi piu' che mai mi vergogno di essere cittadino italiano.


mercoledì, 6 gennaio 2010
Al pubblico ludibrio
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Questi due tomi si fanno pre-campagna elettorale a Torino cosi':

(almeno il secondo si fosse messo al posto di Rudolph the Reindeer si sarebbe capito, ma cosi' che fa, il passeggero di Babbo Natale? o il pacco regalo?)


sabato, 2 gennaio 2010
Inizio d'anno acido
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:25 pm

Due brevi note — giusto per non lasciare in bianco l'anno nuovo del blog.

1. Vogliono intitolare una strada a Craxi. In Italia ci sono gia' centinaia di strade intitolate a fior di farabutti della nostra storia, da Crispi a Diaz e Cadorna — perfino a Badoglio — e per andare indietro a sant'uomini come Papa Pio V. Insomma, Craxi sarebbe in ottima compagnia — e un delinquente in piu' appeso agli angoli delle vie non sarebbe nemmen tanto fuori posto.

2. Brunetta sostiene che si dovrebbe riscrivere la Costituzione per intero, a partire dall'articolo 1. A me piacerebbe di piu' riscrivere l'atto di nascita di Brunetta — e mettere sulla data "mai".

(Buon anno a tutti, neh)


martedì, 15 dicembre 2009
Chi semina vento (2)
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:35 am

Gli aracnidi fanno tutto un gran parlare di campagna di odio contro Berlusconi, della necessita' di abbassare i toni, ecc. ecc.
Poi i loro killer mediatici pubblicano inviti alla calma come questi.


lunedì, 14 dicembre 2009
Proverbio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Lo dico pesando le parole — e con la non rituale premessa che non giustifico in nessun modo l'aggressione a Berlusconi:

Chi semina vento raccoglie tempesta.


L'ineffabile Sindaco di Varallo (vedi qui e qui) ha colpito ancora. (da Repubblica)



venerdì, 13 novembre 2009
Avanti Savoia?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:37 am

A veder lo slogan della sua campagna per le Regionali — viene quasi il sospetto che Mercedes Bresso abbia qualche ambizione di restaurare la monarchia sabauda.


Mantellini: ovvio, condivisibile e deprimente (il post, mica lui).



mercoledì, 28 ottobre 2009
Rutelli lascia il PD — per tutto il resto c'e' MasterCard
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:24 am

Sentire Romanone che dice, serafico, "Se qualcuno se ne va, non succede mica nulla" — non ha prezzo.


domenica, 25 ottobre 2009
Non voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Alla fine — con sofferenza e perfino con imbarazzo — ho deciso che non andro' a votare alle primarie del PD. Io a far nascere il PD ci ho lavorato fin dal 1995 — ci ho creduto quando ci credevamo in dieci — continuo a pensare che quel progetto fosse la sola possibilita' di costruire una politica decente in Italia.
Ma credo che il progetto sia fallito nella sua premessa fondamentale, che era il parallelo superamento della questione comunista e di quella cattolica e la costruzione di una cultura riformista laica e condivisa. La riproposizione prepotente di una visione identitaria del cattolicesimo in politica ha minato alla base questo disegno. Far convivere i teodem nell'organismo del PD significa avere un partito spaccato su questioni fondamentali e rinunciare di fatto a un'idea laica della politica. Ma cacciarli dal partito significa rinunciare a fare il PD — e ripiegare su un progetto di tipo socialdemocratico, che e' in crisi ovunque. Non se ne esce — l'involuzione politica dei cattolici ha reso impossibile uno sbocco positivo. In questo senso la battaglia di Ignazio Marino, per quanto condivisibile nel merito, oltre ad essere velleitaria nei numeri, implica lo scardinamento del PD — e' una posizione che condanna il partito ad una vocazione minoritaria ed al suicidio politico.
D'altro canto i due candidati che possono vincere hanno responsabilita' importanti nel percorso che ha portato il PD al disastro politico di oggi. Non erano su Marte negli anni passati. Ma soprattutto, votando per loro, si fa in modo che i loro ingombranti padri nobili e sponsor, da D'Alema a Marini, continuino a reggere le sorti del principale partito di opposizione: e invece dovrebbero andare a casa. Una volta per tutte.
No, non andro' a votare alle primarie del PD. Per mancanza di un progetto credibile e per mancanza di candidati votabili. Non ne sono fiero — per certi versi mi pare di venir meno alla mia stessa storia politica. Ma mi pare di non avere alternative.
E no — questo paese non ce la puo' fare.

P. S. E no — la triste ed insulsa Marrazzeide non c'entra niente.


martedì, 13 ottobre 2009
Ora si' che possiamo star tranquilli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:42 pm

(sia per il benessere che per la liberta' e la democrazia)

Berlusconi agli industriali: "Voi pensate a creare benessere. Per la libertà e la democrazia “ghe pensi mi”…".


sabato, 10 ottobre 2009
Recusatio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:39 pm

Anche solo a parlarne, di quel triste personaggio che ci governa, ci si sente insozzati.
E' per questo che non se ne parla qui — mica che non si leggano i giornali e che non si abbia la nausea.


giovedì, 24 settembre 2009
Elite a chi?
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 5:01 pm

Trovo davvero curioso, senza neanche voler fare polemica, che il nostro ministro Brunetta si erga a paladino (per quanto gli è possibile) contro le "élites di m…" e i "fannulloni", trattandosi di persona che da una vita si divide tra le due élites in cui — secondo l'opinione comune (alimentata anche da molti esponenti del PDL) — si annidano fannulloni e arroganti sfruttatori, vale a dire politici e professori universitari.
Del resto (e qui sono polemica, lo ammetto) il suo capo si sponsorizza come uomo del popolo (vittima delle élites…) essendo tanto ricco quanto a un "quisque de populo" è perfino difficile da concepire. Forse è che a me sfugge il significato delle parole, ma ho proprio l'impressione che gli italiani si divertano a farsi sfottere.


mercoledì, 23 settembre 2009
Anti-italiano
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:39 am

(col trattino, per distinguermi da quell'altro, piu' famoso di me)

"Abbiamo un'opposizione chiaramente anti-italiana", dice il Signore degli Aracnidi. Per una volta, almeno per quanto mi riguarda, non ha affatto torto. Continuo a pensare che lui sia al massimo un sintomo — e la malattia vera gli Italiani che lo hanno voluto, sapendo che cosa volevano.


giovedì, 3 settembre 2009
Killeraggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:25 pm

"2 dicembre 2008. Il Corriere della sera (direttore Paolo Mieli) e la Stampa (direttore Giulio Anselmi) rilevano il conflitto d'interessi dietro la decisione di inasprire l'Iva per Sky, diretto concorrente di Mediaset. Da Tirana, Berlusconi lancia il suo "editto": "I direttori di giornali, come la Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere". 10 febbraio. Enrico Mentana, fondatore del Tg5 e anchorman di Matrix, non riesce a ottenere uno spazio informativo da Canale5 per raccontare la morte di Eluana Englaro. Protesta. L'Egoarca lo licenzia su due piedi. In aprile l'editto di Tirana trova il suo esito. Il 6, Mieli lascia il Corriere. Il 20, tocca ad Anselmi. Mentana non è più tornato in video. Anselmi e Mieli non fanno più i giornalisti. Hanno davvero cambiato mestiere." (D'Avanzo su Repubblica di oggi)

Prima c'erano stati Biagi e Santoro. Ora aggiungiamoci anche Boffo: i volenterosi killer del Capo non sbagliano un colpo.

P. S. Non fraintendetemi: qui non si versa una sola lacrima per Boffo, che di killeraggi mediatici e' un esperto. Purtroppo ho memoria lunga, e non ho dimenticato che il suo giornale, in un editoriale del 10 febbraio scorso, dava di boia a Beppino Englaro subito dopo la morte della figlia. Dispiace per la liberta' di stampa in questo paese, ma per Boffo, come si dice, good riddance.


mercoledì, 2 settembre 2009
Tout se tient
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:00 pm

Stamani, ascoltando le veline del GR mentre andavo al lavoro, mi e' improvvisamente venuto in mente che la satiriasi impotente di Berlusconi non e' limitata soltanto alla sua vita piu' o meno privata — ma e' la chiave di lettura piu' esatta della sua vita pubblica, della sua concezione della politica e del governo.


mercoledì, 15 luglio 2009
Io no
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:26 am

Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?


Io credo che avrebbe fatto meglio a candidarsi.
Pero' a questo punto se davvero vuol fare la mozione degli astenuti io sono con lui.



martedì, 14 luglio 2009
La luna e il dito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 1:40 am

Alla fine, dopo averci pensato su parecchio, ho deciso di non aderire allo "sciopero dei blogger" contro l'obbligo di rettifica. Provo a spiegare in breve perche':
1. La discussione del DdL Alfano e' stata rinviata, quindi l'attenzione mediatica ormai e' altrove. Inutile sprecare la cartuccia oggi.
2. Sono convinto che la storia dell'obbligo di rettifica sia piu' grottesca che liberticida — e finira' come tutte le altre gride precedenti (D'Alia ecc.), nella pattumiera. Non che non ci stiano a provare, ben inteso. A questa gente l'idea di una rete di gente che fa conversazione/informazione, anziche' limitarsi a consumare, fa venire l'ulcera. Ma e' come essere contro la forza di gravita': puoi anche proibirla per legge, ma se inciampi cadi e ti rompi il naso.
3. Non mi e' piaciuta per niente la prospettiva stretta stretta, settoriale, NIMBY della proposta di sciopero dei blogger. No, dico: quel DdL introduce cose assai piu' gravi dell'obbligo di rettifica. Le norme sulle intercettazioni sono oggettivamente un gran regalo alla criminalita' — e non solo a quella dei colletti bianchi. Le norme contro la pubblicazione di notizie relative alle inchieste giudiziarie sono, quelle si', un *vero* attentato alla liberta' di informazione. E la blogosfera italiana dovrebbe scioperare proprio e soltanto contro l'obbligo di rettifica? A me pare che in una notte di luna piena si sia tutti imbambolati a guardare il dito che la indica.


domenica, 12 luglio 2009
Sotto zero
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:58 pm

L'uscita orrenda di Marino ieri aveva portato a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD. Pensavo che ormai non potesse andar peggio. Ma la candidatura di Grillo annunciata oggi fa scendere quel numero a -1.


sabato, 11 luglio 2009
E non resto' nessuno
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:36 pm

Ora e' provato — oltre ogni ragionevole dubbio — che Ignazio Marino e' un coglione di proporzioni epiche.
Il che porta a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD.


lunedì, 6 luglio 2009
A questo punto voto Tafazzi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Rutelli detta condizioni a Franceschini; D'Alema – visibilissimo – trasforma Bersani in un candidato invisibile. Pare che perfino la Binetti si sia fatta venir la fregola di candidarsi, non sia mai il PD avesse un soprassalto di sinistra. Il Chiampa ha fatto due conti e si e' dato. Ci resta solo Marino, che ha tante chance di vincere il congresso, quante io di diventare Miss Universo.

Ah, Adinolfi. Adinolfi chi?


giovedì, 11 giugno 2009
Ci manca
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:41 am


Se questo articolo di Giannini dice la verita', allora non hanno capito niente.



Fossi a Roma l'11 giugno, io qui ci andrei.



Alle dieci domande di Gramellini, temo che la gran parte degli Italiani risponderebbe con nove si' e un no.



martedì, 9 giugno 2009
Evaristo e Casimiro
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

Il Pd ha perso rispetto al 2008 un elettore su tre — a voler essere clementi uno su cinque sulle europee del 2004 (elaborazione mia su dati del Viminale); a Firenze (e perfino a Prato) si va al ballottaggio per la prima volta da quando c'e' l'elezione diretta dei sindaci*; in Piemonte stanno tenendo (e anche qui al ballottaggio) solo Torino e forse Alessandria; in Lombardia cadono tutte le province governate dal centrosinistra; l'emorragia non solo verso Di Pietro, ma perfino verso le listine suicide della sinistra radicale si conta in oltre un milione di voti complessivamente.
Eppure a quanto pare in casa del PD si respira una moderata soddisfazione per il risultato elettorale. A me ricorda un vecchio Carosello con Franco e Ciccio — quello che finiva "Nonostante tutte le botte che hai preso, hai sempre una buona cera":

Qualche ragionamento piu' serio e organico sui numeri di queste elezioni lo faro' tra un paio di giorni, tabelle alla mano e fiato permettendo.

* Ho scritto una stronzata (mai andare a memoria): anche a Domenici, la volta scorsa, era toccato il ballottaggio, ed era stata considerata una sorta di umiliazione nazionale per la sinistra toscana.


venerdì, 5 giugno 2009
Avevo l'auto blu (e non ci ho portato Apicella)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:52 pm

Nella mia breve e non particolarmente brillante carriera politica sono stato uno dei tanti a beneficiare dell'auto blu. E' un privilegio — e nemmeno piccolo — ma non sono d'accordo con chi lo contesta e con chi elogia i politici che ne fanno a meno e vanno in giro con i mezzi propri. E' banalmente una questione di uso proficuo del tempo: se guido non posso lavorare; se guida qualcun altro il viaggio puo' essere dedicato a leggere dei documenti, a preparare una riunione, a telefonare a questo e a quello — insomma a fare il mestiere per cui il politico e' pagato — il che mi sembra piu' utile che fargli fare l'autista di se stesso.
Detto questo, ricordo bene che le regole per l'uso dell'auto blu erano rigidissime. Non poteva usufruire dell'auto nessuno che non avesse una qualche funzione ufficiale nell'Ente; non si poteva usare l'auto se non per andare dalla sede dell'Ente a quella di una riunione di lavoro; non era nemmeno permesso farsi prendere o riportare a casa dall'auto blu. Viene da chiedersi perche' queste regole valessero (e fossero fatte giustamente valere con una notevole rigidita') per un signor nessuno della politica come me — ma non si applichino al Signore degli Aracnidi.


giovedì, 4 giugno 2009
Opzione zero
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:38 am

Come milioni di altri elettori, ho ricevuto ieri mattina questa lettera di Romano Prodi che invita, nonostante tutto, a votare per il PD alle prossime europee. Si potrebbe fare qualche considerazione sul tono secco secco e men che entusiasta della missiva, ma lascio perdere. Provo invece a spiegare perche' non accogliero' quell'invito, pur essendo stato uno dei fautori del Partito Democratico fin dal 1995 — e pur continuando a pensare che se l'Italia ha una speranza non puo' venire che di li'.
Le mie scelte elettorali andranno il piu' possibile nella direzione di una sorta di opzione zero della politica — il no (tra l'incazzato e il disperato) a tutte le alternative poste in campo*.
Il fatto e' che il PD in questo momento non e' niente. Al di la' del meritorio sforzo di Franceschini, che ha fatto una buona campagna elettorale, al di la' del positivo silenzio di Rutelli e dei teodem**, che se non altro ha ridotto l'inquinamento, il PD continua a essere quello di prima, cioe' un contenitore di correnti senza un pensiero, senza un'identita' e un progetto riconoscibile — senza un denominatore comune minimo nemmeno sui temi essenziali: la laicita' dello stato, la scuola pubblica, l'accoglienza dei migranti, i diritti civili. Non si e' liberato di un gruppo dirigente responsabile della catastrofe — sono ancora tutti li' — per ora mandano avanti Franceschini, sperando che si faccia spennare al posto loro — poi ricominceranno a far casino come prima (o — se saremo molto fortunati — se ne andranno ognuno per la sua strada). Quel che e' peggio, un partito che e' nato per superare la contrapposizione tra riformismo di sinistra e riformismo cattolico e' ostaggio di un ritorno prepotente all'identitarismo cattolico come asse portante della politica. Infine — continua ad essere un partito incapace di dare messaggi, idee, voce e anima all'opposizione che pure da qualche parte in questo paese c'e' ancora. Ecco — per un partito inutile come questo io non posso votare. Con sofferenza, perche' e' stato il mio partito prima ancora che nascesse — ma no grazie. Alle europee andro' al seggio e votero' scheda bianca***. Sperando di essere tantissimi a farlo. Sperando di travolgere con un'astensione di massa il gruppo dirigente di questo partito — e di far piazza pulita per poter ripartire. Non votero' il PD per spirito di servizio verso l'idea che il PD aveva in se' — e che gli attuali leader hanno dilapidato e demolito. Spero che di loro non resti in piedi nessuno — e che nello spazio vuoto si possa cominciare a ricostruire un progetto di governo di questo paese — se non e' (come temo) troppo tardi.
Discorso diverso e' quello delle amministrative. Qui — sul terreno delle cose concrete — si deve ancora costruire la linea di difesa dal rischio della marea di destra. Scegliendo caso per caso — e cercando di non premiare troppo chi non se lo e' meritato. Nel nostro caso specifico, non votero' al primo turno delle Provinciali di Torino, perche' ne' il PD ne' Saitta mi hanno convinto nella passata amministrazione: ma se il centrosinistra non vincera' al primo turno non gli faro' mancare il mio voto al ballottaggio. Se fossi a Firenze pero', di fronte alla candidatura del "nuovo" Matteo Renzi, un pensierino a votare per Valdo Spini lo farei.
Il referendum, infine: sono contrario alla pratica di far mancare il quorum per liberarsi dei quesiti elettorali indigesti. D'altronde sono convinto che la riforma che uscirebbe da una vittoria dei si' sarebbe perfino peggiore dell'attuale grottesco sistema elettorale. E trovo che tra le colpe del PD ci sia anche quella di aver scriteriatamente appoggiato un referendum dai contenuti pericolosi solo perche' si spera di gettare scompiglio nel campo avverso. Percio' devo ancora decidere se rifiutare la scheda o votare no. Ma anche di questo il gruppo dirigente del PD porta responsabilita' precise.

* Ovviamente degli aracnidi e dei baciapile variamente assortiti non val nemmeno la pena di parlare. Sono il nemico — e basta. E dico il nemico, non l'avversario.

** Sarebbe stato troppo bello — scopro che Rutelli ha parlato — per affermare ancora una volta una posizione incompatibile con quella della maggioranza del partito — e tanto per cambiare una posizione stupida e sbagliata.

*** No, per quegli altri pezzi e bocconi di sinistra non posso proprio votare. Non mi piacevano prima, non mi piacciono adesso — e trovo davvero surreale la loro capacita' di dividersi su cose che forse non capiscono nemmeno piu' loro — almeno si dividessero per le poltrone, ma nemmeno quelle prenderanno — vanitas vanitatum.

P. S. Gia' che avete letto il mio pippone fin quaggiu', leggetevi anche quel che dice MMAX, che ha piu' dubbi di me, ma mi sembra orientato grosso modo alla stessa maniera.


martedì, 2 giugno 2009
Abiezione
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:12 pm

Pannella e i Radicali vanno in giro con la stella di David appuntata sui vestiti per protestare contro la scarsa esposizione mediatica che ricevono in questa campagna elettorale.
Lasciatela stare, la stella gialla. La gente e' morta per la stella gialla. A milioni.
Voi vi lagnate per avere qualche secondo di attenzione in piu' sul TG1. Vergognatevi.

P. S. Lo aveva detto meglio di me (che ovvieta') Elena Loewenthal sulla Stampa del 28 maggio — e mi era colpevolmente sfuggita; qui la replica (inconcludente) di Pannella e la controreplica — del tutto condivisibile — della Loewenthal.


martedì, 2 giugno 2009
Ricorrenze
Nelle categorie: It, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:55 am

Ho scritto altrove del mio legame affettivo con la Festa della Repubblica. Oggi il sentimento che prevale e' di essere restato orfano di quella festa e di quella repubblica: non e' rimasto niente da festeggiare — e non e' rimasto niente dei valori repubblicani se la maggioranza degli Italiani ha voluto al governo gente che puo' affiggere immondizia come questa:

Oggi e' (anche) la giornata nazionale dell'autismo. Questo genere di eventi non mi piace — e l'ho gia' detto qui sul blog — ci vedo troppa commiserazione. Noi questa giornata la festeggeremo con il nostro autistico preferito, divertendoci insieme a lui in giro.


Viejo verde. Una chicca da Lia.



giovedì, 21 maggio 2009
FUBAR
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:48 pm

Fucked Up Beyond All Repair. L'Italia.


domenica, 10 maggio 2009
"L'Italia non e' un paese multietnico"
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:36 pm

Illiri, Veneti, Liguri, Sicani, Sardi, Etruschi, Italici tra cui principalmente Latini (per semplificare), Greci, Fenici, Galli, Ebrei, Africani di varie provenienze — solo per restare all'antichita'. E poi Germani, Vandali, Visigoti, Ostrogoti, ancora Greci, Longobardi, Franchi, Arabi, Normanni, Aragonesi, Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Austriaci, Albanesi (pure quelli, e mica adesso, secoli fa), perfino un po' di Portoghesi — e sicuramente ho dimenticato qualcuno per strada, e mi sono fermato a prima delle guerre napoleoniche.


Ecco, io la penso proprio come Alfonso.



Sulla vicenda del testamento biologico non trovo nemmeno piu' le parole.



domenica, 22 marzo 2009
L'autismo e il Papa

Alain Juppé e' un politico di quelli di cui avremmo un sacco di bisogno in Italia: un rappresentante di quella destra laica, repubblicana e civile da cui puoi dissentire su mille cose, ma con cui c'e' un terreno etico, culturale e istituzionale comune. E' un uomo di destra, non un aracnide. E poi e' sindaco di Bordeaux, che e' una bella citta' dall'aria ben amministrata — ed e' uno dei pochi politici che tengono davvero un blog personale — uno in cui ti racconta di che cosa fa come sindaco, ma anche i libri che legge, i film che e' andato a vedere, gli aneddoti di vita quotidiana — e in cui si prende la briga di rispondere di persona ai commenti. Tutto questo per dire che Juppé e' uno che mi piace, che mi sta pure simpatico, al di la' delle differenze politiche.
Ora, Alain Juppé se l'e' presa di brutto col Papa in un'intervista a France Culture: e fin qui niente di male, anzi — ci fosse in Italia qualche politico (di destra ma non solo) sufficientemente libero dalle influenze vaticane da poter dire che "avverte un profondo disagio" per le posizioni espresse da Benedetto XVI in materia di AIDS e preservativi o per la vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani — o da affermare che questo Papa comincia ad essere "un serio problema".
Ma Juppé ha aggiunto che Benedetto XVI "sembra vivere in una condizione di autismo totale". E qui mi e' saltata la mosca al naso. Perche' come al solito si chiama in causa l'autismo, in maniera superficiale, per associarlo a un difetto morale o a una colpa: "autismo" finisce per essere sinonimo di incapacita' di compassione, di relazione, di ascolto — e c'e' un aspetto nemmeno tanto implicito di condanna in tutto cio'. Di qui a concludere che le persone autistiche sono difettose — sono *sbagliate* — il passo e' troppo breve. La gente sa poco di autismo — e se ne fa un'idea per lo piu' dall'uso metaforico della parola. Cosi', quando incontra sulla sua strada una persona autistica *per davvero* e non per metafora, ha gia' nella testa un pregiudizio ben preciso — ha gia' implicitamente formulato un giudizio negativo. Un giudizio *morale* negativo. E si comporta di conseguenza.
E' ora di smetterla. Piu' nessuno trova socialmente accettabile dare di "mongoloide" a qualcuno per dire che non si comporta in maniera intelligente. Dare di "autistico" a chi non mostra empatia o a chi non rivela capacita' di relazione con gli altri non e' meno gratuitamente dispregiativo nei confronti degli autistici veri.
Sono solo metafore, si dira'. Ma le parole sono pietre, quando servono implicitamente a consolidare pregiudizi e stereotipi contro categorie di persone che si', sono profondamente diverse da noi, ma non sono affatto peggiori di noi — e non sono per niente "difettose".

P. S. L'ho scritto, a Juppé, commentando il suo blog. Vedremo se e che cosa risponde.

Autism and the Pope
Sorry for our few English speaking readers: my English posts have been too rare — because I discovered that blogging in a different language is a lot harder than I expected.
This time I'll try to make up, so Maddy can spare Nonna's eyes.

Alain Juppé is a former French Prime Minister (he is now the Mayor of Bordeaux) and a good blogger — one of the few politicians I know of who actually write their own blogs. Recently he has harshly criticized the Pope, among other things, because of his stances on condoms and AIDS in Africa, and because of the lifting of the excommunication of the negationist bishop Williamson. Juppé's thesis (which I find absolutely correct) is that the Pope is severing the Church from the needs and the beliefs of the society, and even of many Catholics.
But to stress his argument, Juppé said that the Pope "seems to be living in a condition of complete autism". Here we go again: "autism" is used as a metaphor of a negative moral stance, an inherently despicable contempt of human relationships and of empathy. I believe this use of language helps consolidating prejudice against autistic people, and it fosters the misconception that autistics are "wrong" and "defective" — and that they should be changed in something else if they are to be accepted by other people. I feel that this should not be tolerated: no decent person would find acceptable to use "Down" as an insulting word for someone not bright enough. Why is autism different?
(Alain Juppé's blogpost on the reactions to his interview is here: I commented on it, hoping to bring up some reactions. To date, nothing happened.)


Ilvo Diamanti ritorna sugli "ex-voto".
Non condivido tutto quel che dice — ma ora non ho tempo per argomentare.



domenica, 1 marzo 2009
Ex-voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:20 pm

Ilvo Diamanti ha tracciato il mio personale ritratto politico:

Coloro che, dopo averlo votato (il PD, NdRatto) un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.
La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio – neppure indignazione – per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.
Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione.

(Salvo forse l'ultima riga. Ormai sono infastidito perfino dalla satira — e l'inchiesta stile Gabanelli mi disgusta da sempre)


Qui si sottoscrive ogni parola di questa lettera.



martedì, 24 febbraio 2009
Rivergination
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:33 am

(come direbbe la Litizzetto)

Se proprio devo dirla tutta, vedere uno come Matteo Renzi — che per anni se l'e' cavata alla grande in tutte le guerre di corrente della Margherita prima e del PD poi in Toscana — presentarsi ed essere presentato come l'uomo nuovo del PD, a me fa venir voglia di chiedere dove si e' fatto operare per ritornare vergine.


lunedì, 23 febbraio 2009
A futura memoria
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:31 pm

Lo scrivo qui, per poter essere dileggiato e insultato fino alla fine dei miei giorni se mai dovessi cambiare idea: non daro' il mio voto a un partito, qualunque esso sia, in cui milita Rutelli.


No, di quella cosa li' non parlo.
Non riesco a convincermi che ci sia qualcosa da dire.



martedì, 17 febbraio 2009
I cancelli del ghetto, ieri e oggi
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:28 am

I ghetti, in tutta Italia, erano circondati da muri e vi erano ai loro ingressi dei cancelli, che ventivano chiusi al tramonto e riaperti all'alba — e chiunque tentasse di varcarli in un senso o nell'altro nell'orario di chiusura rischiava pesanti sanzioni. Negli stati sabaudi l'uso venne interrotto definitivamente da Carlo Alberto, con la concessione dei diritti ai cittadini non cattolici. A Roma, sotto l'illuminato governo papalino, i cancelli del ghetto durarono fino alla Breccia di Porta Pia.
Oggi cambiano le minoranze da tener rinchiuse — ma si riparla di cancelli dei ghetti a Roma.

(troppo schifo per commentare)


lunedì, 16 febbraio 2009
Ma che glielo dico a fare
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

Se anche un giornalista prudente e moderato come Marcello Sorgi, sulla Stampa di oggi, si presta all'equivoco sulle "scarcerazioni facili" degli stupratori — allora vuol dire che la diga della convivenza civile e dello stato di diritto ha veramente ceduto del tutto.
Educazione civica, corso base, lezione introduttiva:
La certezza della pena e' una necessita' — e un sacrosanto diritto di tutti noi. Ma la pena arriva *dopo* un processo e una condanna passata in giudicato. Non prima. Le misure cautelari non sono un anticipo della pena — non possono esserlo. Sono misure, per l'appunto, *cautelari* — cioe' che restringono la liberta' di un cittadino per ragioni di cautela ben precisate (pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove): e devono farlo il meno possibile, perche' quel cittadino e' — per la legge — presunto innocente fino all'avvenuta condanna (art. 27 c. 2 Cost.). Non e' un capriccio o un caso se l'art. 275 c. 3 del Codice di Procedura penale recita "La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata"; inadeguata a cosa? all'allarme sociale suscitato dal reato? No, ovviamente: "alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto" (art. 275 c. 1 cpp).
Su questo punto non c'e' da discutere. E tanto meno dovrebbero avere la faccia di … tolla di discuterne i garantisti di cartapesta che si stracciano le vesti ogni volta che il "tintinnar di manette" riguarda i politici ed i colletti bianchi.


mercoledì, 11 febbraio 2009
Anniversario dei Patti Lateranensi
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:38 am

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine e in quello dello Stato, e' indipendentie e sovrania. (art. 7 Cost., edizione 2009)


E adesso, fermatevi.



lunedì, 9 febbraio 2009
Un partito inutile, uno stato nemico, una chiesa violenta
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:26 pm

Ci sara' tempo per ragionarne — forse. Ma la conclusione politica della vicenda di Eluana Englaro e' gia' chiara, per quanto mi riguarda.
1. Il PD e' un partito del tutto inutile, dato che non e' in grado di fare una *vera* battaglia politica nemmeno in questa situazione. Qui la liberta' di coscienza non c'entra nulla: c'e' una legge che impone un'etica confessionale a tutti, c'e' una violenza inaudita al ruolo del Parlamento, c'e' una palese violazione dell'art. 32 della Costituzione ("La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana"). Se di fronte a questo, tutto cio' che il PD sa fare e' squagliarsi — allora e' auspicabile che affondi presto — e senza lasciare superstiti. Per quanto mi riguarda personalmente, se posso fare qualcosa per affondarlo, contribuiro' con entusiasmo.
2. Lo Stato dice che non posso disporre della mia personale esistenza — che nelle scelte estreme della vita e della morte la mia personale etica, la mia personale dignita', il mio personale senso di cio' che e' umano non contano nulla. Posso essere mantenuto in vita contro la mia scelta e contro la mia volonta', perche' lo Stato cosi' decide in base alle convinzioni religiose di una parte del paese — e di una potenza straniera. Uno Stato che cosi' si comporta ai miei occhi ha rotto qualunque patto di convivenza civile e politica. E' un'entita' nemica, a cui non mi lega nulla se non un rapporto forzato di sottomissione. Da oggi non posso piu' sentirmi un cittadino italiano, uguale agli altri "davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" — ma soltanto un appartenente allo Stato con diritti limitati o assenti, uno "Staatsangehörige" nel senso delle Leggi di Norimberga.
3. La violenza della Chiesa nell'imporre ai non cattolici la sua etica come legge dello Stato e' incompatibile con qualunque forma di convivenza civile e con qualunque forma di dialogo. E' una dichiarazione di guerra a chiunque abbia una diversa visione del mondo. Ne prendo atto — e mi comportero' di conseguenza — nei confronti dell'istituzione nel suo complesso e individualmente nei confronti di qualunque cattolico, che a questo punto ritengo *personalmente* corresponsabile della violenza esercitata contro di me in quanto portatore di un diverso sistema di valori.

P. S. A tutti coloro che — sulla pelle di qualcun altro — magnificano il valore della sofferenza nella vita umana, auguro di cuore (quando verra' il loro momento, il piu' tardi possibile, per carita') un'agonia lunga come quella di Eluana Englaro — e un paio d'ore di lucidita' all'inizio, perche' possano rendersi conto di che cosa li attende.


Carlo Federico Grosso, sulla Stampa di oggi, spiega con semplicita' tre motivi per cui il disegno di legge su Eluana Englaro e' inaccettabile.



Qui si condivide in pieno la scalfarata domenicale.
E ci si aspetta dal PD un comportamento parlamentare coerente con la gravita' della situazione. Cioe' una battaglia all'ultimo sangue sul ddl che arriva al Senato domani. Ostruzionismo compreso, fino all'estremo.



domenica, 8 febbraio 2009
Il Signor B. e le donne
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 1:50 am

Una delle tante cose che mi impressionano del nostro presidente del Consiglio è l'idea che ha delle donne e che spesso traspare dalle sue uscite. Si pensi alla visione della donna perfetta stile angelo del focolare, ai complimenti poco fini alle colleghe, alla composizione dei governi dove le donne, preferibilmente giovani, attraenti e prive di significativa esperienza politica, sono generalmente messe in posti di importanza secondaria. Ma sono certe dichiarazioni recenti che rivelano fino in fondo che tipo di concezione quest'uomo abbia del genere femminile, come quando fa capire che lo stupro è un problema delle donne attraenti o che la vitalità di una donna possa essere misurata sulla base della possibilità che qualcuno la violenti e le faccia concepire un bambino.
Francamente davanti a queste "battute" per l'ennesima volta mi sento scoraggiata, perché mi sembra che veramente non ci sia alcuna speranza per questo paese oggettivamente governato da persone dalla mentalità tanto volgare e superficiale che non si vede mai la fine della loro volgarità e superficialità. E quando gli uomini della destra sparano dichiarazioni violente contro gli stupratori non mi sento, come dice la Prestigiacomo, compresa o difesa; mi sembrano invece, a prescindere dagli scopi elettorali, quelle reazioni tipiche dei machi da film western quando gli indiani aggrediscono le loro donne e loro partono per fare una strage della tribù di turno, che non sono proprio il massimo della sensibilità per il dolore delle donne violentate. Ma che glielo dico a fare…


Alessandra su Manteblog – da leggere e sottoscrivere.



venerdì, 6 febbraio 2009
Grazie, Presidente
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:02 pm


giovedì, 8 gennaio 2009
Ce stanno a riprova'
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:50 pm

Leggo su Repubblica che e' in Parlamento una proposta di legge che vorrebbe riconoscere lo status di militari combattenti, alla stessa stregua dei partigiani e dei soldati delle forze armate del Regno d'Italia, ai repubblichini di Salo' — non solo: ma di concedere loro, sullo stesso piano di tutti gli altri, un'onorificenza modellata su quella dei Cavalieri di Vittorio Veneto, con tanto di pensioncina.
Quel che penso di iniziative del genere — e piu' in generale del tradimento perpetrato dai miliziani repubblichini, l'ho scritto in altre occasioni simili — non ho cambiato idea di una virgola. In questo caso mi pare che l'indecenza sia ancora piu' grave per il programmatico, esplicito desiderio di mettere sullo stesso piano combattenti per la liberta' e volenterosi complici dell'occupazione straniera e dell'oppressione. E sono certo che nessuno dei pochi partigiani ancora tra noi accettera' un'onorificenza condivisa con i fascisti delle Brigate Nere.
Spero che — come nei casi precedenti — l'iter parlamentare si insabbi. In caso contrario, sarebbe la pietra tombale sul mio personale senso di cittadinanza di questo paese.


martedì, 6 gennaio 2009
Post sconclusionato per cominciare il 2009

Il blog tace da un sacco di tempo — e per lo piu' quando ci si mette qualcosa sono fotografie, che non richiedono troppo pensiero e troppa concentrazione. Il fatto e' che la nostra vita quotidiana e' faticosa — molto faticosa — anche quando le cose vanno nel complesso piuttosto bene, come adesso. Con tutti i grandi progressi di questi mesi, It rimane un bambino estremamente iperattivo, capace di passare mezze giornate a correre su e giu' per la casa, prendendo e lanciando giocattoli (e ogni altro genere di oggetti), chiedendo in successione un DVD una merendina un gioco di uscire di saltare sul letto di giocare con il pc di papa' un DVD (non quello di prima!) un DVD (non quello di prima!) un gioco (non quello di prima!) una merendina (un'altra — quella di prima e' finita tutta sbriciolata e impastata sul parquet) un film (quello di prima prima — ma la seconda scena e basta) — e arrabbiandosi terribilmente se le sue richieste non vengono comprese ed esaudite in un batter d'occhio. Il tutto ovviamente senza una parola a rendere piu' facile la negoziazione.
Per fortuna It e' anche un bambino entusiasmante, dolcissimo, intelligente, affettuoso — che ci riempie la vita. Una delle cose piu' brutte, che fanno piu' male — e piu' false oltretutto — e' il luogo comune che dice quanto sono sfortunati, quanto vanno commiserati, quanto devono sentirsi afflitti e disperati i genitori di bambini autistici: non e' cosi' — e comunque non abbiamo tempo per queste cose. Ma stanchi — di una stanchezza che non da' tregua, questo si'. E quindi trovare la forza (e il tempo materiale) di continuare a scrivere sul blog e' sempre piu' difficile. E tutta la mia ammirazione va a quelle persone che — in situazioni come la nostra — ci riescono, e trovano modo di scrivere con humour, con sensibilita', con intelligenza sulla loro esperienza di genitori. E di tutto il resto. Vorrei riuscirci anche io, ma il piu' delle volte a fine giornata sono in uno stato in cui il massimo delle mie capacita' mentali arriva ai videogiochi.
D'altra parte parecchi degli argomenti di cui The Rat Race si e' sempre occupato ormai mi riducono all'afasia. La politica italiana e' un panorama di disperante irrilevanza su cui non saprei davvero che parole spendere. Parlare di laicita' e di scelte religiose significherebbe oggi accettare un confronto con chi non solo dimostra di non volerlo, ma non crea nemmeno le condizioni minime per meritarlo; in altri contesti si sarebbe detto che non c'e' un partner per parlare — e quando si arriva a questo gli esiti sono sempre nefasti. E poi c'e' la piaga aperta di Israele e della Palestina — che mi pare ormai un groviglio in cui nessuna parte ha altro che torti e in cui ogni parola non fa che ripetere cose inutili e gia' ascoltate — quando non e' piegata alle piccole, piccolissime polemiche di casa nostra — io parole non ne ho piu', e in realta' nemmeno convinzioni: soltanto un grande sconforto.
In queste condizioni, e' davvero difficile scrivere di qualcosa di sensato — e il blog resta li' — piu' che altro per lasciare un canale aperto in attesa di tempi migliori (davvero?).
Ah, dimenticavo: buon anno a tutti, per quel che dipende da ognuno di noi. Perche' se non noi, chi? e se non ora, quando?

P. S. Tra le cose di cui non avrei voluto parlare c'e' la morte di Jett Travolta: troppe illazioni e troppa confusione per una tragedia che chiederebbe prima di tutto rispetto per la sofferenza di una famiglia. Ma nel TG1 di stasera e' andato in onda un pezzo di Giulio Borrelli che supera ogni limite di indecenza e approssimazione — e non posso non reagire, stavolta: "[Jett] soffriva a quanto pare di autismo fin dall'infanzia, si estraniava dalla realta'. Ma il padre, seguace di Scientology, ha sempre cercato di negare l'evidenza, per restare fedele al presunto divieto della sua chiesa di usare psicofarmaci. [...] Era stato il fratello, Joy Travolta, ad accusare l'attore di chiudere gli occhi di fronte alla realta': bastavano cinque minuti, diceva lo zio di Jett, per capire che il ragazzo era affetto da autismo [...]".
In cosi' poche parole e' sorprendente essere riusciti a mettere insieme tante inesattezze — tra cui alcune pericolose:
1. non ci sono evidenze definitive che Jett fosse autistico;
2. l'autismo non e' una malattia, ma una condizione genetica (non direste mai che qualcuno "soffre di capelli biondi" o "soffre di pelle scura");
3. *non* ci sono psicofarmaci indicati per il trattamento dell'autismo; e in ogni caso non c'e' una "cura" per qualcosa che comunque non e' una malattia;
4. i disturbi dello spettro autistico sono condizioni molto complesse — e chiunque pensi di poterli diagnosticare in cinque minuti o e' un imbecille o e' in malafede.
Insomma — al TG1 si sono persi una splendida occasione per stare zitti.


venerdì, 12 dicembre 2008
"Ho cambiato idea"
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

Ve lo ricordate Guzzanti/Tremonti che dice "Ho cambiato idea"? Beh, dopo queste due notizie del Corrierone lo spot andrebbe rifatto anche con Gelmini e Brunetta…


lunedì, 24 novembre 2008
Vito, morto di scuola
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

Sara' che mi sento ancora prof nell'animo — e che le cose della scuola mi colpiscono sempre close and personal; sara' che e' successo a un passo da casa — e uno si sente in qualche modo piu' coinvolto che se fosse successo a Tananarive; sara' che ho una figlia iscritta al liceo scientifico — e non sono proprio sicuro che l'edificio della sua scuola sia perfettamente in regola. Ma a me l'idea che un ragazzo di diciassette anni sia morto schiacciato nella sua classe mi tormenta — mi angoscia proprio.
E se qualcuno taglia i soldi alla scuola — e agli enti locali, che sono responsabili della manutenzione degli edifici scolastici — e poi parla di tragica fatalita', invece di chiedersi se non e' il caso di ritornare sui propri passi — allora ogni barlume di moralita' e di decenza umana e' davvero sparito dalla politica.


giovedì, 6 novembre 2008
"La fine dell'autismo"?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni, Roba da autistici, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:24 pm

Questo articolo di Caracciolo su Obama e la fine dell'unilateralismo americano mi pare in linea di massima una inutile risciacquatura di ovvieta'.
Ma soprattutto sono un po' stufo di vedere paragoni a sproposito con l'autismo e di invocarne la fine come un fatto da festeggiare. La discriminazione passa anche attraverso un uso distratto dei luoghi comuni — perche' poi la gente si convince che le persone autistiche sono davvero difettose — e peggiori delle altre. E possibilmente da trasformare in qualcosa di diverso.


Ora pero' aspettiamo che Obama venga a gonfiarci la bicicletta.



venerdì, 31 ottobre 2008
Niente disabili tra i piedi della nuova Alitalia?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:39 pm

Su Disabili.com leggo questa notizia comunicata da RdB-CUB Trasporti (i COBAS dei Trasporti), che sto cercando di verificare con altre fonti (per il momento ho trovato soltanto un comunicato di AVIA e un volantino su www.assistentidivolo.org; tutte le altre notizie sembrano citare direttamente il comunicato RdB-CUB):

[...]
Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate alle oo.ss le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate. Questa la proposta nel dettaglio:
- il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale
- non saranno riassunti i part time
- non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori
- non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104
- non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104)
- non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104)

- saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenze per malattia dell'ultimo triennio
- sarà valutata l'anzianità aziendale
[...]
(l'evidenziazione e' mia, NdRatto)

Qualcuno per favore ci dica che e' una bufala — e che in Italia non puo' succedere che un'azienda discrimini cosi' i disabili e le loro famiglie. Nonostante Brunetta e tutti i suoi degni compari.

P. S. Qualche ulteriore informazione in questo trafiletto di Repubblica.
Ulteriore P. S. Sul Sole 24 Ore online del 1 novembre e' comparso questo articoletto a firma D. Col., in cui si dice che nel piano delle assunzioni "si terrà conto dei carichi familiari, garantendo la precedenza ai genitori con minori con handicap grave (legge 104/1992), ai nuclei monoreddito o a quelli con minori in famiglia. Garantita anche la clausola di salvaguardia per le lavoratrici in astensione obbligatoria e i lavoratori «temporaneamente non idonei» nei casi di limitazione all'impiego: Cai non includerà questi dipendenti negli eventuali tagli cui dovesse essere costretta a far ricorso." Tuttavia poche righe piu' sotto si riporta la dichiarazione del presidente del sindacato AVIA per il quale sono state escluse "le madri lavoratrici e tutti coloro che assistono i disabili" (anche in questo caso le evidenziazioni sono mie, NdRatto). Il giornalista non ha ritenuto necessario approfondire l'argomento e capire chi sta dicendo la verita'. A quanto pare si fa piu' scrupoli questo blogghettino di un professionista che scrive sul Sole.
Ultimo P. S. A quanto dice un comunicato stampa di CAI, la voce era effettivamente una bufala. Fino a prova contraria.


giovedì, 30 ottobre 2008
Una bella mattinata
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:33 pm

E' che — prima di tutto — a un cielo cosi' d'autunno a Torino uno proprio non ci crede — e allora se lo fotografa a futura memoria:

E sotto questo bel cielo me ne sono andato, un po' per curiosita' un po' per effettivo desiderio di partecipare, alla manifestazione contro il decreto Gelmini. E ho visto una bella manifestazione. Grossa, innanzitutto; non sto a fare il superenalotto dei numeri, che tanto ormai ognuno si inventa quelli che gli pare: ma io sono arrivato un po' prima delle 11 in Piazza Castello — e la testa del corteo aveva appena imboccato via Po; la coda e' passata dopo mezzogiorno e mezzo. Un'ora e mezza abbondante di flusso ininterrotto di gente — e non in fila indiana.
E sara' anche minoranza, la fetta di Italia che ho visto in piazza. Ma e' un fetta di Italia bella, oltre che grande. Ho visto una folla colorata, allegra (guardate quanta gente sorride, nelle foto che ho scattato — e pensate a quanti sorrisi vi vedete intorno ogni giorno), variegata (tanti studenti, delle superiori e dell'universita', ma anche tanti docenti, tantissimi genitori, nonni, alunni delle elementari — ragazzi con i dreadlocks che ballavano dietro ai camion con gli altoparlanti e signore della buona societa' torinese in tailleur e decolté basse — per scappare meglio, in caso di necessita' –, cinquantenni con l'aria da intellettuali e metalmeccanici con striscioni cosi' retro da far tenerezza, ragazzine del ginnasio e studenti delle scuole serali, professori con casa in collina e immigrati extracomunitari) — una folla di sinistra, certo — ma mica solo di sinistra (ho incontrato persone che a una manifestazione "di sinistra" non avrebbero mai partecipato). Soprattutto una folla *civile* — e di questi tempi, in cui perfino essere razzisti e' tornato di moda, non e' poco. Per la prima volta — da mesi a questa parte — ho rivisto in giro un pezzo d'Italia di cui non vergognarsi. Non so se la manifestazione servira' a far arretrare gli aracnidi dai loro propositi di distruzione dell'istruzione pubblica. Certo e' servita a far uscire dalle case l'Italia decente — e se ne sentiva il bisogno.



Nel pomeriggio, finita la manifestazione, il cielo si e' illividito e la temperatura e' scesa di parecchi gradi. Spero che non sia simbolico.

Ho fatto uno sfascio di foto, perche' era bella da vedere la piazza. Queste qui sono solo un assaggio, su 23 le altre.


giovedì, 16 ottobre 2008
Dubbio
Nelle categorie: It, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:09 pm

Il Parlamento vuole classi separate per gli immigrati che non sanno parlare italiano. Il nostro italianissimo figlio non solo non sa parlare italiano, ma non sa parlare proprio. E probabilmente arrivera' alla prima elementare con competenze linguistiche inferiori a quelle di molti immigrati*. Ora mi chiedo: in che razza di "classe ponte" li schiafferanno, i bambini come It?

* Intendiamoci: noi siamo assolutamente ottimisti sul fatto che It parlera' — e piu' in generale che riuscira' a comunicare. Ma e' molto probabile che le sue competenze linguistiche convergano verso la normalita' ben dopo l'iscrizione alla scuola elementare.


giovedì, 16 ottobre 2008
Per la contraddizion che no'l consente
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:54 pm

Il Presidente del Consiglio sostiene che il tempo pieno nella scuola italiana verra' "confermato dove c'era" e "incrementato" di circa il 50-60% perche' ci saranno "piu' insegnanti a disposizione", dopo la decisione del governo di tornare al maestro unico. Il presidente del Consiglio e' intervenuto, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, per "tranquillizzare le madri in piazza con cartelli dove c'e' scritto il contrario della realta'" (cosi' Repubblica).
Questo fa pensare che — nell'interpretazione di Berlusconi — non ci saranno contrazioni di organico sulle cattedre a seguito del combinato disposto dell'art. 64 del DL 112/08, cosi' come convertito con la legge 133/2008 e del decreto cosiddetto Gelmini in corso di conversione in Parlamento. Semplicemente i risparmi di personale derivanti dalla scelta del maestro unico dovrebbero essere "dirottati" a coprire le maggiori esigenze di tempo prolungato nella scuola primaria. Se cosi' fosse, l'impostazione sarebbe forse discutibile, ma avrebbe se non altro il pregio di venire incontro a un bisogno diffuso.
Peccato le norme dicano tutt'altro, signor Presidente. Il decreto Gelmini infatti, all'art. 4, dichiara che la costituzione di classi con maestro unico e' "nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112". Cioe', detto in italiano corrente, la scelta del maestro unico serve a risparmiare soldi, come richiesto dall'art. 64 del decreto 112/2008. Quanti soldi? "Dall'attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 [quello che prevede la riorganizzazione ordinamentale e didattica della scuola primaria, tra le altre misure, NdRatto] del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012"; il che — facendo il conto della serva — fa grosso modo otto miliardi di euro in quattro anni.
Sono curioso di sapere come pensano il Presidente del Consiglio e il suo Ministro della Pubblica Istruzione di incrementare il tempo pieno del 50-60% e nello stesso tempo di usare i tagli di personale docente per risparmiare otto miliardi di euro. Sono *davvero* curioso. Ma che facciano numeri chiari e precisi. Ci dicano quanti insegnanti andranno a coprire le esigenze di tempo pieno e da dove raschieranno gli otto miliardi. Altrimenti dovremo concludere o che mentono o che non sanno far di conto.


giovedì, 16 ottobre 2008
Brunetta e le modifiche alla Legge 104
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:01 pm

Chi cerca informazioni aggiornate sulla normativa vigente (a marzo 2010) dopo le modifiche del Decreto Brunetta puo' guardare qui. Il post qui sotto invece commenta le proposte avanzate nel 2008, che sono state modificate in sede di approvazione.

Nella seduta della Camera di ieri e' stato ripresentato (e se ho capito bene rinviato) un emendamento voluto dal ministro Brunetta (e' il 38.8 a firma Paladini e Porcino) al disegno di legge delega in materia di lavoro (Atti Camera 1441 quater), che modifica la normativa sui permessi di lavoro dei portatori di handicap e dei familiari che li assistono. Come e' ovvio, la cosa in questa casa e' di un notevole e diretto interesse, percio' abbiamo fatto un po' di sforzi per capire, anche perche' le notizie di stampa in merito sono contradditorie, vaghe e per niente rassicuranti.
A me par di capire che l'emendamento preveda principalmente:
1. il mantenimento dei tre giorni di permesso previsti dal vecchio art. 33 comma 3 della Legge 104/92 (in versioni precedenti si era parlato di 18 ore, che sarebbero state per molti lavoratori dall'orario lungo una significativa decurtazione);
2. la riduzione della platea dei possibili beneficiari dei permessi ai parenti ed affini entro il secondo grado, con estensione al terzo soltanto in casi particolari (eta' avanzata o handicap grave dei parenti o affini entro il secondo grado);
3. il diritto a scegliere "ove possibile" la propria sede di lavoro il piu' vicino possibile al domicilio dell'handicappato (non piu' al proprio);
4. l'eliminazione della possibilita' di fruire dei permessi per i genitori di handicappati maggiorenni non conviventi;
5. l'istituzione di una banca dati presso la Presidenza del Consiglio con i nominativi dei dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi, il grado di parentela con l'handicappato assistito, e il contingente complessivo di giorni ed ore di permesso fruiti nell'anno precedente e mese per mese. La raccolta di dati e' finalizzata al monitoraggio e alla verifica sulla legittima fruizione dei permessi.
Se qualcuno ha piu' lumi di me, sarei grato di avere maggiori informazioni.
A prima vista, per una famiglia come la nostra e a breve termine, non cambia nulla. I tre giorni di permesso rimangono, continuano ad essere usufruibili da un solo genitore/parente, la scelta della sede di lavoro rimane invariata (nostro figlio ovviamente convive con noi).
Le cose che mi suscitano apprensione e un po' di scandalo sono i punti 4 e 5:
4. Se nostro figlio, da grande, sara' in grado di vivere per conto proprio, sara' certamente una grande conquista — una di quelle che incoraggeremo con tutta la nostra forza. Tuttavia e' verosimile che — pur nella conquistata autonomia — avra' a lungo bisogno di supporto e sostegno — anzi ne avra' bisogno a maggior ragione vivendo da solo. La norma percio' e' assurda e punitiva — e finisce per disincentivare la conquista dell'autonomia delle persone disabili.
5. La schedatura dei dipendenti che assistono parenti disabili sembra una pura e semplice misura terroristica, un minaccioso "vi tengo d'occhio" che si indirizza contro quelli che fino a prova del contrario sono soggetti deboli, violando di fatto (nonostante tutte le cautele del testo) il loro diritto alla riservatezza di dati sensibili come quelli sull'handicap di un congiunto. Da schedature come queste non viene niente di buono. Mai. Non possono servire a "pizzicare" i furbi (per quello ci sono i canali ordinari, basta farli funzionare) — ma possono servire a rendere ancora piu' deboli e ricattabili coloro che deboli sono gia'.
Qui siamo in attesa di lumi. Nel frattempo viene da osservare: ma siamo sicuri che la lotta agli sprechi della PA debba partire proprio dal rendere la vita piu' complicata alle famiglie dei portatori di handicap?

Le normative che l'emendamento dovrebbe modificare sono queste: Legge 104/92; Legge 53/2000; Decreto Legislativo 151/2001 (via Handylex)


mercoledì, 8 ottobre 2008
Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:10 pm

l'attacco agli insegnanti di sostegno nella scuola. Ma sinceramente non mi aspettavo che arrivasse proprio da LaVoce.info, che ha pubblicato il 6 ottobre scorso un articolo a firma di Massimo Bordignon e Daniele Checchi in cui si criticano i tagli della Gelmini alla scuola e che si conclude con questo paragrafo:

C’è infine una curiosa assenza nelle proposte governative. Non è possibile pensare di intervenire in modo efficace sulla spesa del personale docente in Italia se non si affronta con coraggio anche il problema della tutela degli studenti con handicap. Gli insegnanti di sostegno sono l’unica categoria ad aver mostrato una crescita incessante nell’ultimo decennio, fino a raggiungere l’11 per cento del totale nel 2007, con un costo complessivo per le finanze pubbliche che può essere stimato, in difetto, in oltre 4 miliardi di euro. In più, la loro distribuzione territoriale è sospetta. Lo stesso numero di studenti disabili produce il 50 per cento in più di insegnanti di sostegno al Sud rispetto al Nord. Le politiche relative alla tutela devono essere riviste, introducendo criteri più rigorosi nell’accertamento della disabilità, protocolli che specifichino l’utilizzo del personale per tipologia di disabilità e che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione. I primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela.

Una premessa: qui non si parla di "tutela" degli studenti con handicap, ma di attuazione pratica dei diritti costituzionali dei cittadini diversamente abili. L'integrazione scolastica ha come obiettivo "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3 Cost.). Non e' una nota a pie' di pagina delle finalita' della scuola — e' uno dei suoi compiti essenziali.
E poi vediamo un po' di numeri (ne abbiamo gia' parlato in passato): gli alunni diversamente abili nella scuola statale italiana nello scorso anno scolastico erano (stando alle statistiche ufficiali) 161.686. Gli insegnanti di sostegno erano 45.608: cioe' uno ogni 3,54 studenti disabili. Cioe' drammaticamente troppo pochi, come sa chiunque abbia un figlio portatore di handicap a scuola.
Gli insegnanti di sostegno sono cresciuti di numero nell'ultimo decennio? e meno male, perche' l'integrazione scolastica non si fa con le buone parole. Devono crescere ancora, perche' per molti dei nostri figli e' indispensabile un rapporto di uno a uno, se si vuole che a scuola non siano soltanto parcheggiati — e se si vuole che non diventino un peso sulla classe nel suo complesso. Il problema se mai e' quello della qualificazione degli insegnanti di sostegno, che troppo spesso sono persone di buona volonta' ma di nessuna competenza — e non si improvvisa l'intervento educativo su un bambino autistico, solo per restare al caso che conosco. Quindi bisogna spendere *di piu'*, non di meno: per non avere piu' studenti diversamente abili senza sostegno — e per avere insegnanti adeguatamente formati e competenti. Per altro, stimare a oltre 4 miliardi la spesa per quarantacinquemila insegnanti vuol dire ipotizzare un costo a persona di circa 90.000 euro: mi piacerebbe vedere i conti, perche' quello e' il *mio* costo al lordo annuo — e io guadagno parecchio di piu' di un insegnante (gente, ho cambiato lavoro per questo…).
Sui numeri degli insegnanti di sostegno nel Sud non ho riscontri, e anche in questo caso mi piacerebbe vedere i dati a disposizione degli articolisti; ma non sono sorpreso — data la carenza generale di strutture di assistenza ai disabili nel meridione, il ricorso all'insegnante di sostegno e' probabilmente l'unico intervento (pubblico) di cui un bambino disabile puo' godere in molte realta'. Al di la' della scuola ci sono ASL che non prendono in carico per mancanza di fondi, di personale e di preparazione, Comuni che non forniscono assistenza, medici di base che al massimo prescrivono qualche psicofarmaco. Ok, tagliamo sugli insegnanti di sostegno: ma diamo ad ogni persona portatrice di handicap nel Sud un trattamento complessivo almeno equivalente a quello di cui puo' godere mio figlio a Torino. Anche qui: e' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ecc. ecc.
L'articolo auspica criteri piu' rigorosi per l'accertamento della disabilita'. L'esperienza di chi e' a scuola e' che gia' ora ottenere la certificazione (e quindi il sostegno) non e' una passeggiata. Magari non pone problemi particolari — salvo tempi geologici e del tutto aleatori — per chi come It ha una diagnosi assai severa; ma per un alunno con un disturbo apparentemente meno grave, come certe forme di ADHD, puo' essere parecchio difficile — e cio' non significa che non ci sia altrettanto bisogno di una figura di sostegno dedicata e preparata specificamente. Quindi anche in questo caso una stretta ulteriore significa soltanto colpire chi e' meno difeso.
Il fatto e' che — tra le righe — l'articolo mette in questione proprio l'assunto fondamentale, che e' l'integrazione scolastica degli studenti disabili. Parlare di "protocolli … che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione" significa ipotizzare che le politiche di integrazione nel loro complesso possano essere rimesse in discussione se "non efficaci" — e che si possa tornare al tempo delle scuole speciali. Intendiamoci, non ci vedo nessuno scandalo: resto convinto che l'integrazione scolastica sia la migliore delle soluzioni possibili, ma *soltanto* se e' fatta con i mezzi necessari, cioe' con risorse umane adeguate nel numero e nella qualificazione. Quindi funziona soltanto se costa — e costa molto. Se si debbono fare le nozze con i fichi secchi, come gia' accade in molti casi in Italia, continuo a chiedermi se non sarebbe piu' efficace concentrare le risorse su buoni progetti di educazione speciale. Ne abbiamo gia' discusso in passato, non torno sull'argomento. Tuttavia non ci si puo' nascondere dietro una frasetta ipocrita — e aggiungere che "i primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela": se si taglia la spesa per gli insegnanti di sostegno, salta l'integrazione scolastica — e non e' un bel risultato per i nostri figli, perche' le classi differenziali sono comunque una soluzione di serie B.
E' chiaro, siamo in tempi di darwinismo sociale — e i nostri figli non sono i piu' adatti a sopravvivere. Non mi sorprende che molti lo pensino. Ma mi piacerebbe che avessero lo stomaco di dirmelo in faccia. Soprattutto se fingono di stare dalla mia parte — e da quella di mio figlio.

P. S. (9 ottobre): Avevo inviato il link di questo post nei commenti all'articolo della Voce. Non lo hanno pubblicato. Ho chiesto chiarimenti e mi hanno risposto cosi': Non abbiamo pubblicato il suo commento non per censura, ma per il semplice fatto che invece che proporre le sue tesi nell'apposito spazio, rimanda immediatamente al suo blog. Per linea editoriale cerchiamo di scoraggiare questo tipo di comportamento.


sabato, 13 settembre 2008
Post smaccatamente di destra che la destra fingera' di non capire
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:51 am

Non sono giornate adatte a scrivere sul blog, queste: in questo momento stanno montando la cucina e tagliano un piano con la sega elettrica a due metri dal mio portatile — tanto per capirci. Quindi mi sono lasciato scappare diverse cose che avrei voluto dire.
Questo bel post di Floria pero' mi spinge a dire la mia sulle dichiarazioni di La Russa sui "combattenti della RSI". Che e' molto semplice — e, come scrivevo nel titolo, smaccatamente di destra.
Io all'onore militare ci credo. E l'onore militare e' quella cosa che ti porta a rispettare una bandiera e un giuramento, anche a costo della vita. I militari italiani avevano giurato fedelta' al Re. Al momento dell'armistizio, quel giuramento imponeva loro di accettare le decisioni del governo legittimo del loro paese, indipendentemente dalle loro personali convinzioni. Fu cio' che fece la Regia Marina praticamente al completo, quando salpo' alla volta di Malta — nonostante l'internamento fosse la piu' ingloriosa e la piu' amara delle fini. Uomini come Carlo Fecia di Cossato pagarono con la vita il contrasto tra la loro personale visione del mondo e la fedelta' al giuramento.
Della piu' o meno grande (e comunque mal riposta) buona fede degli altri che aderirono a Salo' si puo' forse discutere. Ma quei soldati che aderirono alla Repubblica Sociale — molto semplicemente — sono venuti meno al loro giuramento di fedelta' al Re: una cosa che si chiama alto tradimento, sedizione e intelligenza col nemico. Che un Ministro della Difesa possa in qualunque misura passare sopra a questo semplice fatto — e proporre di equiparare quei soldati traditori agli altri combattenti — e' un'enormita' ancora piu' indecente se viene da un uomo di destra.


“Well, they do scare me, and I have a right to not be scared.” Actually, no, you don’t have a right to not be scared. You do have a right to be safe, although that right isn’t a guarantee. Sometimes there is a difference between true safety and the perception of safety [...]
NTs Are Weird: The Right to not be Scared
(parla di disabili, ma quel che dice sulla "percezione di [in]sicurezza" si puo' trasferire pari pari alle questioni di cui discutiamo tanto in Italia)



venerdì, 22 agosto 2008
Una scuola per l'Italia — l'Italia?
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 3:05 pm

Leggo sul bel blog di Alfonso Fuggetta un articolo di Galli della Loggia sulla scuola italiana.
A naso, e di fretta perche' oggi e' giornata di casino.
Condivido un punto importante di quel che dice Galli Della Loggia, a livello di analisi. La scuola ha perso l'anima perche' non ha piu' un'idea di civilta' (forse piu' che di paese) da trasmettere – e quindi finisce per non trasmettere niente — se non un po' per caso e molto per la tenace volonta' di tanti insegnanti appassionati e di pochi studenti che ancora vogliono galleggiare al di sopra del liquame.
La scuola di Gentile aveva un'idea precisa, organica di civilta' (e di organizzazione sociale) da trasmettere, e a suo modo funzionava, e anche bene — ma quella visione ormai non e' piu' proponibile, da decenni — e nessuna riforma o nessun intervento si e' posto il problema di sostituirla con qualcosa di altrettanto organico.
Ma e' della scuola il problema? O non e' forse che "la cesura che era andata producendosi nei tre decenni precedenti è venuta finalmente alla luce: ha definitivamente preso forma un’Italia nuova, ma questa Italia nuova non riesce più a pensare se stessa, non riesce più a pensarsi come un intero, come nazione, a progettare il suo futuro" — e quindi non e' capace di esprimere una qualunque idea di civilta' — di modello di valori e di convivenza? Non c'e' piu' un'idea dell'Italia; non c'e' piu' una "civilta' italiana" — non c'e' piu' nella testa delle persone, non c'e' piu' nei disegni della classe dirigente: e chiedere alla scuola di inventarsela, per conto suo — di trasmetterla alla societa' che ormai non sa piu' che cosa e' e che cosa vuol essere — mi pare pretendere un po' troppo.
Se poi lo si pretende da questa scuola umiliata, maltrattata, privata di mezzi, allora e' la solita — italianissima ma del vecchio stampo — lamentazione da intellettuale trombone.

P. S. Leggetevi i pensierini di Floria, che e' una che nella scuola resiste resiste resiste. Dicono tutto di quel che la scuola e' in realta' — al di la' delle trombonate dei Galli della Loggia.


lunedì, 14 luglio 2008
'un si lallera
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:52 pm

Brunetta vuole misurare la produttivita' dei magistrati. Dubito che sia compito suo, ma si accomodi pure. Prima pero' farebbe bene a misurare gli effetti di questi provvedimenti sull'efficienza della giustizia. A Livorno si dice che senza lilleri …


giovedì, 3 luglio 2008
Surprisibus! Surprisibus? (*)
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:01 pm

(poi, come promesso, non ne parlo piu' — perche' non e' che l'argomento sia entusiasmante. Ma questa la dovevo dire, giusto a scanso di equivoci su come la penso)

Sulla stampa italiana gira un certo senso di disappunto e sorpresa perche' questo governo sta facendo la faccia feroce e ha bruciato ogni ipotesi di dialogo (e illusione di decenza istituzionale) in pochi giorni. Ma che sorpresa e sorpresa.
Gli aracnidi al potere stanno facendo esattamente quello che si sapeva che avrebbero fatto. E gli Italiani li hanno votati, *consapevoli* di quello che avrebbero fatto.
Le porcate per mettere il capo e i suoi famigli al sicuro dai processi: erano previste — e perfino promesse, con qualche complicita' bipartisan.
La concezione del governo come potere monocratico, intollerante di ogni forma di checks and balances: fa parte del DNA berlusconiano, oltre che delle loro proposte di riforma della Costituzione. Anche queste ben note prima delle elezioni.
Le disposizioni sugli immigrati e sui rom, razziste e incompatibili con lo stato di diritto: del tutto in linea con quanto la Lega aveva promesso. Non e' che Gentilini o Calderoli siano piovuti dal cielo il giorno dopo il voto.
Potrei continuare, ma non ce n'e' bisogno. Gli Italiani sapevano che cosa stavano votando, e quindi e' evidente che gli Italiani vogliono esattamente cio' che il governo sta dando loro: perche' in fondo sono razzisti, sono allergici alla rule of law — e vogliono fortemente un Capo. Tanto e' vero che in buona sostanza sono contenti di quel che succede — o al massimo non gliene frega un… Inutile — quasi puerile — prendersela con Berlusconi — sono gli Italiani che — a salda maggioranza — fanno ribrezzo.
Quanto a quelli che speravano che dopo il voto tutto sarebbe stato diverso e piu' civilizzato — o erano in malafede o sono totalmente ciechi.

* La scena a cui faccio riferimento inizia a 2'58" di questo cartoon di Wile E. Coyote:


martedì, 1 luglio 2008
Una proposta di consumo socialmente responsabile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:13 pm

La societa' Umbria Olii ha chiesto trentacinque milioni di danni agli eredi dei lavoratori che sono morti in un incidente avvenuto presso un suo stabilimento nel 2006. In buona sostanza, sostiene la societa', i lavoratori hanno commesso un'imprudenza e sono pertanto responsabili non soltanto della propria morte, ma anche dei danni provocati all'azienda.
La Umbria Olii produce olio che viene venduto sotto il marchio Del Papa, ma lavora anche in conto terzi, per marchi importanti come Monini, Carapelli, Bertolli, Minerva (quella dell'Olio Sasso, per intenderci), SALOV (Sagra-Berio), Heinz, Cirio, Cremonini, Sysco, World Finer Foods, FreshDirect e Coles (informazioni tratte dal sito della Umbria Olii). Dato che personalmente non intendo dare neanche un centesimo a gente che si comporta in questa maniera, ho scritto ai servizi clienti (o alle relazioni esterne) delle aziende interessate attive sul mercato italiano per sapere quali loro prodotti sono lavorati presso la Umbria Olii, perche' non intendo acquistarli ne' ora ne' in futuro. In mancanza di risposta, o se le risposte non saranno esaurienti, intendo non acquistare piu' alcun prodotto con i marchi sopra indicati. Pubblichero' sul blog le risposte delle aziende se e quando arriveranno.
Ovviamente, se soltanto io smetto di comprare quei prodotti, mi sento personalmente un po' meno schifato, ma la Umbria Olii se ne frega. Se lo facciamo in tanti, magari no.


Vale la pena di confrontare queste due notizie.



domenica, 18 maggio 2008
A quando il nuovo manifesto della razza?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:30 pm

Da qualche tempo il Giornale (che non linko per principio) spara titoli in prima pagina di questo tenore:

Obiettivo: zero campi rom
Ecco i rom che viaggiano in Ferrari. Nullatenenti ma vivono da ricchi.
Test del dna per tutti i rom

(puo' darsi che non ricordi alla lettera, ma grosso modo il tenore e' quello — il primo pubblicato la settimana scorsa, a ridosso dei fatti di Ponticelli, gli altri negli ultimi giorni)

Siamo a settant'anni dalle leggi razziali — e il tono e' inconfondibilmente lo stesso della campagna antiebraica del 1938. Qualcuno piu' competente di me puo' spiegarmi se e come e' possibile denunciare questa gente per incitamento all'odio razziale?

P. S. Per altro, le leggi razziali sembrano in arrivo, a giudicare dal cosiddetto pacchetto sicurezza. E senza che ci sia uno straccio di opposizione vera.


martedì, 13 maggio 2008
L'era dell'ottimismo?
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:21 pm

"Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro." Cosi' il Presidente del Consiglio nel chiedere la fiducia per il suo governo. Mi schiero volentieri tra quelli che il popolo sovrano avrebbe messo a tacere.

P. S. Sempre Berlusconi: "Lo scontro per così dire "antropologico", tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve restare alle nostre spalle." Non per me. Con questa gente sono certo di non aver niente a che fare. Magari non sono migliore di loro — ma certo non ho nessun possibile terreno comune — siamo incomponibili e irriducibili.


domenica, 11 maggio 2008
Right or wrong my country (1.1)?
Nelle categorie: Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:28 pm

Marco Travaglio ricorda in tv le amicizie pericolose del neo-presidente del Senato Schifani. La maggioranza che lo ha eletto (invece di vergognarsi) e l'opposizione che non lo ha votato (invece di ribadire la propria differenza) all'unisono si stracciano le vesti per l'attentato alla dignita' della seconda carica dello Stato. E poi qualcuno mi dica che questo non e' un paese da cui si deve scappare.

Sorry for our few English speaking readers: the last posts are deeply linked to the Italian situation — something we don't believe is of any interest for non Italian readers. To make it short: electoral results and a discussion over the possibility/opportunity of leaving the country. If anyone is interested none the less, we'll make an effort to translate those posts in English, too.


giovedì, 8 maggio 2008
Aridatece Stanca!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:48 pm

E' piu' o meno l'ultima cosa che mi sarei aspettato, rimpiangere Lucio Stanca come Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie. Credo che abbia fatto errori anche gravi (e il portale Italia.it e' forse il piu' appariscente, ma non credo il piu' devastante) e non mi entusiasmava la prospettiva del suo ritorno sulla poltrona ministeriale. Ma se dalla nomina di Brunetta si possono trarre conclusioni sul governo appena insediato, allora siamo messi davvero male.
Primo: Stanca ci era stato promesso in campagna elettorale. Era uno dei pochissimi nomi che Berlusconi aveva dato per certi, insieme a Tremonti e a Letta, nella compagine di governo. Magari non e' servito ad acchiappare tanti voti — ma faceva parte del quadro che gli elettori conoscevano quando sono andati a votare. Come dire: questo governo ha cominciato a disattendere le promesse gia' nella sua stessa composizione. Figuriamoci dopo.
Secondo: Stanca ha fatto cose discutibili, ma era un tecnico, non fazioso, non ideologico e competente. Si poteva dissentire dalle sue impostazioni, ma erano impostazioni che nascevano da una conoscenza nel merito della materia. Brunetta, per quanto riesco a capire dal suo sito web e da un po' di ricerche fatte in giro, di Funzione Pubblica e di ICT per la Pubblica Amministrazione sa piu' o meno quanto io posso sapere di ingegneria mineraria o di patologie infettive degli anellidi. Qualche esempio: sul suo sito le aree tematiche comprendono "Impresa, Libere professioni, Lavoro e sindacato, Europa, Pace e sicurezza, Diritti civili, Venezia, Nord-Est, Forza Italia, Politica, Economia, Interviste"; mancano proprio le voci "Pubblica Amministrazione, ICT, e-Government, Innovazione, Tecnologie, Societa' dell'Informazione". Il suo insegnamento universitario e' Economia del Lavoro — e la sua tesi preferita e' la "fine della societa' dei salariati" — interessante per uno che dovra' tra l'altro governare la grande massa dei dipendenti pubblici. Sul suo profilo non c'e' una sola referenza (e/o una pubblicazione) relativa alla PA o all'innovazione tecnologica. L'apoteosi della competenza, insomma.
Terzo: Brunetta ha certamente il merito di essere uno degli ideologi dell'economia berlusconiana, il responsabile del programma di Forza Italia — e uno dei cani da combattimento mediatici del Cavaliere. Agli occhi del Presidente del Consiglio queste qualita' devono aver fatto premio sull'immagine un po' grigia di tecnocrate di Stanca: vedremo se saranno doti utili a governare la Funzione Pubblica e a dare un'impulso forte all'innovazione nella PA.


mercoledì, 7 maggio 2008
Right or wrong my country?
Nelle categorie: Emigrare?, Pipponi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:09 am

Come promesso, provo a rispondere a Paolo Bizzarri. Temo che potrei scrivere un libro — non riesco nemmeno a mettere in fila gli argomenti — percio' provo ad andare per punti (e a puntate, se no viene un'enciclopedia invece di un post).

Uno. Anche io odio l'idea di un'Italia senza speranza — la odio tanto piu' perche' le scelte personali e professionali che abbiamo fatto anni addietro implicavano la *decisione* di restare, la *scommessa* che di questo paese si potesse fare qualcosa di buono — e il risultato e' che la Rat-family e' un prodotto drammaticamente poco esportabile sul mercato del lavoro europeo. La odio perche' e' una sconfitta personale — perche' io ci ho provato, magari sbagliando, magari facendo solo peggio — ma ci ho messo anni della mia vita a tentare di lavorare perche' l'Italia somigliasse almeno un po' a un paese decente. La odio perche' per tanti versi amo l'Italia — i luoghi, la lingua, il cibo, la luce (tutte quelle cose che piacciono agli stranieri — e forse non e' un caso).
Ma trovo che il paragone con Gagnano non sia calzante. Perche' non e' il degrado materiale quello che mi spaventa e che mi fa sentire terribilmente fuori posto, in questo paese. Certo, quello preoccupa per molti motivi, ma e' figlio di un degrado ben peggiore, di un degrado della convivenza, della decenza quotidiana della vita associata — ben prima che della politica. Questo e' un paese in cui i massacratori di Verona hanno trovato un humus complice e comprensivo nelle famiglie, nelle comunita', nelle compagne di scuola che oggi — intervistate alla tv — dicono che gli assassini erano persone tanto per bene, sempre disposte ad aiutare gli altri. Questo e' un paese in cui una multa per divieto di sosta scatena un tentativo di linciaggio di massa nella piazza piu' bella e vivibile di Torino. Questo e' un paese in cui tutta la popolazione di un comunello del Canavese si coalizza contro un bambino autistico perche' considera suo padre un prepotente. Questo e' un paese in cui Alemanno puo' andare alle Fosse Ardeatine e stare senza apparente imbarazzo nella stessa formazione politica di Ciarrapico. E gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine. Se volessi ridurre a una formula semplice, questo e' un paese dove ai diritti si preferiscono i privilegi, i doveri sono sempre e solo quelli degli altri — e nessuno risponde mai di cio' che ha fatto o detto. E' un paese di prepotenti e cialtroni. Il resto vien dietro a questa mirabile accoppiata.
Vien dietro la qualita' infima della nostra classe politica, e il cortissimo respiro delle sue proposte. Vien dietro l'incapacita' di progettare un futuro — perche' i vantaggi non arrivano subito e perche' magari l'uovo oggi sembra piu' promettente. Vien dietro la qualita' desolante dei servizi — perche' nessuno risponde della inefficienza e perche' comunque ci si arrangia per conoscenze ed amicizie ad ottenere cio' che non arriva per la via diretta. Vien dietro il circolo vizioso tristissimo di una spesa pubblica sprecona, di tasse troppo alte per chi le paga ed evase da chiunque materialmente ci riesce — e di politici che cavalcano l'evasione e parlano di ridurre la quantita', ma mai di migliorare la qualita' della spesa. Vien dietro la lagna generalizzata per i prezzi dell'energia, ma l'opposizione strenua al nucleare e ai rigassificatori. E ancora potrei andare avanti per pagine.
Per farla corta su questo punto, credo che la crisi dell'Italia sia soprattutto morale — e che l'Italia non abbia nessuna capacita' e nessun desiderio di tirarsene fuori. E' tutto sommato a suo agio nel brago, e' il suo brago — e magari se ne lagna, ma poi non e' disposta a far nulla per uscirne. Anzi. Tutto questo non ha direttamente a che fare con Berlusconi e con il risultato elettorale. E' connaturato in questo paese. Berlusconi non fa che fare appello alla pancia, agli istinti peggiori — e vince per questo. Vince perche' tendenzialmente asseconda la natura degli Italiani, avendo fatto intimamente proprio l'assunto mussoliniano per cui governarli e' non impossibile ma inutile.
Per un po' di anni ho creduto che questa situazione fosse reversibile — e che lo fosse attraverso la politica. Mi pare che ci siamo bruciati tutti i tentativi, tutti gli strumenti, tutte le formule — e che oggi siamo messi peggio, assai peggio di quando la prima repubblica e' franata sotto le tangenti. Da un paese simile, se si puo', bisogna scappare.

Nelle prossime puntate:
Due. Che cosa chiediamo a un posto, quando pensiamo di andarci a stare?
Tre. Il futuro e i nostri figli.
Quattro. Patriottismo nonostante tutto?
Cinque. E perche' allora sono ancora qui?

Continua


domenica, 4 maggio 2008
Chi semina vento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:25 am

C'e' un signore noto per essere apparso in tv quando era ministro con addosso una t-shirt blasfema nei confronti dell'Islam; quello stesso signore proponeva tempo addietro di portare maiali a passeggio nelle aree destinate alla costruzione di moschee; piu' in generale non perde occasione per far capire che considera l'Islam un nemico e una minaccia. Ora questo signore sta per ri-diventare ministro; qualche voce (mica poi tante , in verita') nei paesi musulmani si e' levata per dire che questo nuocerebbe molto alle relazioni tra loro e l'Italia. A me pare un caso banale di causa e conseguenza — se tu dimostri di essermi nemico, io se non altro faccio sapere che non mi piace. Puo' essere sgradevole, ma francamente fatico a vedere lo scandalo.

A parte 1 Personalmente non mi interessa e non mi scandalizza piu' di tanto se l'indecente tornera' a fare il ministro. Trovo che sia semplicemente l'espressione delle scelte della maggioranza degli Italiani. E di conseguenza del loro livello di decenza morale e politica.
A parte 2 Val la pena di notare che in Israele si sono risentiti parecchio per la nomina dell'(ex?) picchiatore fascista Alemanno a sindaco di Roma. Pero' quasi nessuno si e' stracciato le vesti in Italia. E' che prendersela con Israele e' imbarazzante, mentre prendersela con Gheddafi e' fin troppo facile?


sabato, 26 aprile 2008
25 de abril
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:30 am

In Portogallo, come faceva notare Gianni, il 25 aprile e' la Festa della Liberazione dalla dittatura, come da noi. E li' lo festeggiano tutti — dal capo del governo a quello dell'opposizione, dai bambini delle scuole alle bande di paese. E' una ricorrenza molto molto istituzionale, probabilmente perfino un po' noiosa, in cui ci si felicita della liberta' riconquistata. E a nessuno viene in mente che sia una buona giornata per parlare della riabilitazione di Salazar e di Caetano.
Ecco, io avevo sperato di tornare in Italia e di scoprire che anche da noi quest'anno il 25 aprile era andato cosi' — che Berlusconi si era presentato alle manifestazioni istituzionali a Roma e che nessuno lo aveva fischiato — e che d'altra parte lui aveva fatto dichiarazioni alla stampa che celebravano l'importanza della ricorrenza e il suo senso inequivoco di vittoria del popolo italiano sulla dittatura fascista — che a nessuno era venuto in mente di dire che in fondo anche i repubblichini avevano combattuto per la patria — che il sindaco di Milano aveva cantato "Bella Ciao" sul palco della manifestazione in piazza Duomo in un momento di commozione — che Beppe Grillo aveva sospeso il V-day di Torino invitando tutti i suoi a celebrare la Liberazione.
Scopro che non e' andata cosi'. E mi dispiace ancora di piu' di essere tornato.

P. S. Del nostro giro in Portogallo vi raccontiamo appena si riesce a disfare i bagagli e a sistemare le foto.


martedì, 15 aprile 2008
Aracnofobia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:09 am

La nuova maggioranza

A occhio e croce nessuno ha perso le elezioni piu' di me, questa volta. Avevo individuato i due pericoli maggiori nella destra di Berlusconi e nell'integralismo cattolico: Berlusconi ha vinto le elezioni alla grande e in Parlamento per la prima volta dall'avvento della democrazia non ci sara' nessuna forza politica inequivocabilmente laica. Le analisi, forse, verranno: intanto prendo atto di essere incompatibile con questo paese. Lo so che non e' piu' di moda, che ora siamo nell'epoca buonista del dialogo ecc. ecc. — ma io, personalmente, con quelli che hanno vinto oggi ho meno affinita' (e meno voglia di aver a che fare) che con una tarantola.

P. S. Per chi non mi conoscesse — sono *patologicamente* aracnofobico. Un ragnetto di mezzo centimetro mi fa scappare dalla stanza — e per postare questa foto ho dovuto superare un urto di schifo mica da poco. Giusto per dare le misure di quel che penso dei vincitori.


domenica, 13 aprile 2008
Riforma elettorale
Nelle categorie: Paradossi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:00 pm

Riflettendo sull'idea di dare il voto meno dannoso possibile, mi e' venuta in mente un'idea per una bella riforma elettorale: permettere al cittadino di esprimere (in alternativa) un voto positivo oppure un voto negativo (non tutti e due, che se no diventa un gioco troppo banale: voto per il mio partito e "svoto" per il suo peggior avversario). Il voto positivo funziona normalmente. Quello negativo sottrae un voto alla somma dei positivi ottenuti da quel partito. Se tutti i partiti ottengono risultati negativi (cioe' ricevono piu' voti negativi che voti positivi) le elezioni sono nulle e si ricomincia — l'ideale sarebbe che in questo caso i candidati del turno precedente *non* potessero essere ricandidati.
Non so se un sistema simile produrrebbe un buon risultato. Certo non sarebbe ne' piu' aleatorio, ne' piu' distorsivo della volonta' popolare del Porcellum attualmente in vigore — ne' di qualunque sistema che verosimilmente ci appiopperanno nei prossimi anni — e almeno darebbe ai cittadini la possibilita' di dare espressione anche al disgusto che gran parte delle forze politiche oggi si e' guadagnata. E magari finirebbe per premiare non dico i migliori, ma quelli che hanno disgustato di meno — forse i meno dannosi.

Ok, ok, sto scherzando — e' solo acidita' di stomaco da giornata elettorale. Per quanto…


venerdì, 11 aprile 2008
Voto utile?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:26 pm

E' venerdi' sera — e io sto ancora cercando di capire per chi votero'. Pero' alla fine ho trovato un criterio, se non altro. Che e' questo. Siccome dispero di poter dare un voto "utile" — qualunque cosa voglia dire utile — siccome dispero che una qualunque espressione di voto possa rendere *migliore* questo paese e la vita delle persone a cui tengo in questo paese — che poi sarebbe il senso di andare a votare — allora provo ad abbassare le mie pretese. Cerchero' di dare il voto meno dannoso possibile, quello le cui conse