Lunedì, 8 Marzo 2010
Perche' Napolitano (IMNSHO) ha sbagliato
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 3:31 pm

0. L'ho promesso e quindi lo scrivo — anche se il sentimento che prevale in questo momento e' di tale schifo che vorrei semplicemente potermene disinteressare, far finta di niente.
1. Il Presidente della Repubblica ha illustrato la sua scelta di firmare il decreto salva-liste con un messaggio informale di risposta alle lettere di due cittadini. Un gesto del tutto irrituale, su cui gia' di per se' varrebbe la pena di riflettere. A prima lettura, viste quelle righe citate dall'amico Alfonso Fuggetta, avevo addirittura pensato all'opera di un fantasioso blogger che in persona Praesidentis si fosse interrogato su quel che Napolitano avrebbe voluto dire potendo parlare fuor dai protocolli. Scoprire che invece il Presidente si era davvero unito alla folta schiera di noi che chiacchieriamo di politica sul web mi ha sbalordito — e non positivamente. La Presidenza della Repubblica, la piu' alta istituzione dello Stato, non deve chiacchierare: parla attraverso gli atti e attraverso comunicazioni formali e ufficiali; manda messaggi alle Camere, al piu' si rivolge alla Nazione a reti unificate, con tutta la solennita' e la gravita' del caso. E' una questione di rispetto per la carica, di rispetto per la funzione. C'e' di peggio: la Presidenza della Repubblica, come istituzione, non spiattella ai quattro venti i contrasti con un'altra istituzione dello Stato come il Governo — che e' invece quanto Napolitano ha fatto ("… la bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedi' sera"); o se lo fa, lo fa (ripeto) con tutta la solennita' e la gravita' del caso, non con un inciso che lascia aperta ogni interpretazione e ogni pettegolezzo sulle ragioni del contrasto. Ritengo percio' quel messaggio un gesto assolutamente inopportuno e non consono ai comportamenti che un Presidente della Repubblica dovrebbe mantenere: ripeto, solo un estremo imbarazzo puo' averlo determinato — e per quanto mi riguarda non lo giustifica comunque.
2. Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Assolutamente vero. L'unica via d'uscita praticabile possibile era appunto, come Napolitano spiega piu' sotto, una "soluzione politica", "una soluzione che fosse cioe' frutto di un accordo, concordata tra maggioranza e opposizioni". Il Presidente sostiene che questi accordi sono "difficili": ma era una via obbligata da percorrere, magari ricorrendo anche a tutta la sua autorita' per superare le "tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali" di una parte e le "diffidenze di fondo e indisponibilita'" dell'altra. Che questa via non sia stata percorsa e' un fatto — ed e' in parte non piccola responsabilita' dello stesso Capo dello Stato, che avrebbe ben potuto — e dovuto — richiamare severamente le parti alle loro responsabilita' davanti al Paese. Certo, non si sarebbe potuto passar sopra "errori e responsabilita' dei presentatori delle liste non ammesse": pertanto l'accordo politico avrebbe avuto un prezzo per il centrodestra. Ma di fronte ai pasticci della maggioranza, la preoccupazione del Capo dello Stato doveva essere come evitare *al Paese* le conseguenze *istituzionali* di quegli errori, non come salvare *la maggioranza* stessa dalle conseguenze *politiche*.
3. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo. Qui l'argomentazione di Napolitano e' profondamente sbagliata. Il problema infatti non e' la partecipazione o meno del maggior partito politico, ma il diritto di *tutti* i partiti a presentare liste, *indipendentemente* dalla loro rilevanza numerica: anche perche' le elezioni servono proprio a verificare tale rilevanza numerica — e se il 28 e 29 marzo i lombardi decidessero in massa di votare per il "Partito socialmonarchico liberalcattolico dei lavoratori autonomi della Valtellina", riducendo il PdL a una forza dello zerovirgola, la legittimita' del PdL a partecipare alle elezioni sarebbe stata per questo sminuita? e per converso, se la lista bocciata fosse stata quella della "Lega Lombarda dei Napoletani Immigrati - Unità Popolare Terrona e Proletaria", sarebbe stato un minore vulnus alla liberta' di espressione del voto? Cito Zagrebelsky, che lo dice meglio di me:

Con ciò si violano l'uguaglianza e l'imparzialità, importanti sempre, importantissime in materia elettorale. L'uguaglianza. In passato, quante sono state le esclusioni dalle elezioni di candidati e liste, per gli stessi motivi di oggi? Chi ha protestato? Tantomeno: chi ha mai pensato che si dovessero rivedere le regole per ammetterle? La legge garantiva l'uguaglianza nella partecipazione. Si dice: ma qui è questione del "principale contendente". Il tarlo sta proprio in quel "principale". Nelle elezioni non ci sono "principali" a priori. Come devono sentirsi i "secondari"? L'argomento del principale contendente è preoccupante. Il fatto che sia stato preso per buono mostra il virus che è entrato nelle nostre coscienze: il numero, la forza del numero determina un plusvalore in tema di diritti.

4. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico. Non si puo' negare, dice Napolitano. Ma poi non spende una parola per dire che cosa e' stato fatto per tutelare il "rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge". Perche'? perche' molto semplicemente quel bene cosi' meritevole di tutela non e' stato affatto tutelato, anzi se ne e' tranquillamente fatto strame. Per certi versi, questa frase di Napolitano aggiunge la beffa al danno: "Avevi ragione anche tu, cittadino rispettoso delle regole, ma sai che c'e'? tanto tu le regole le rispetti comunque, quindi ci sentiamo autorizzati a mettertela nel culo per salvarlo a quelli che invece delle regole se ne fottono".
5. Ma in ogni caso […] la "soluzione politica" […] avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti - dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano - che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge. Qui il ragionamento di Napolitano pecca su due punti, entrambi determinanti.
Il primo e' che i pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano non erano l'ultima parola della magistratura. Tanto e' vero che il TAR del Lazio ha riammesso il listino della Polverini e quello della Lombardia aveva concesso a Formigoni la sospensiva grazie al quale il suo listino avrebbe potuto comunque concorrere alle elezioni. Si poteva — no si *doveva* almeno attendere che i giudici facessero il loro lavoro fino alla fine, prima di ricorrere a forzature delle regole.
Il secondo e' che il decreto-legge era una via *comunque* indisponibile per il Governo, perche' la legge vieta il ricorso a questo strumento in materia elettorale. Ancora una volta, Zagrebelsky:

La legge 400 dell'88 regola la decretazione d'urgenza. L'articolo 15, al comma 2, fa divieto di usare il decreto "in materia elettorale". C'è stata innanzitutto la violazione di questa norma, dettata non per capriccio, ma per ragioni sostanziali: la materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi d'urgenza e, soprattutto, non è materia del governo in carica, cioè del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

In presenza di un accordo politico, il Parlamento avrebbe potuto approvare una legge ordinaria in due giorni e farla entrare immediatamente in vigore con la procedura d'urgenza prevista dall'art. 73 della Costituzione. Quindi non solo il decreto-legge e' una forzatura della norma, ma e' una forzatura non necessitata.
6. […] il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione - comunque inevitabilmente legislativa - potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura. Non entro nel merito del giudizio sugli *evidenti* vizi di costituzionalita' del decreto: me ne vengono in mente diversi possibili, ma mi e' chiaro che il ruolo del Presidente della Repubblica e' soltanto di primo vaglio — e non si sostituisce al giudizio di costituzionalita' vero e proprio che spetta alla Corte costituzionale. E' pero' falso che altre ipotesi di soluzione non siano state rappresentate, prima tra tutte quella del rinvio delle elezioni, certo non indolore, ma che almeno avrebbe permesso di ricostituire una effettiva base di parita' di condizioni tra i possibili concorrenti. La preoccupazione piuttosto sta nella fragilita' dello strumento adottato, che potrebbe cadere in qualunque momento (perche' non convertito in legge entro il termine, perche' cassato dalla Corte costituzionale), lasciando spazio a un caos istituzionale che potrebbe essere ben peggiore del vulnus arrecato dalla non partecipazione di alcune liste alle elezioni.
Per tutte queste ragioni — e con tutta la pacatezza necessaria — credo che il Presidente della Repubblica abbia commesso un errore grave firmando questo decreto, un errore che sminuisce il ruolo di garanzia dell'istituzione che rappresenta e che pesera' anche nella fiducia dei cittadini verso lo stato. Di qui a vociferare di "impeachment" di Napolitano ce ne corre: un errore politico non e' ne' alto tradimento ne' attentato alla Costituzione (art. 90 Cost.). Ma d'altra parte non si puo' confondere il rispetto dovuto alla Presidenza della Repubblica con un obbligo di acritico consenso.


Lunedì, 8 Marzo 2010
One Red Paper Clip, again
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.


"It seems like a sit-com. I mean, it’s quite funny, at least until you realize that it’s really happening."
(il commento di un giornalista danese sugli avvenimenti della politica italiana - via Strepitupido)



Sabato, 6 Marzo 2010
Modesta proposta per reagire allo schifo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 5:43 pm

Provo a dirlo con la massima pacatezza. Credo che la vicenda del decreto salva-liste sia uno dei punti piu' bassi della storia repubblicana. Non tanto per l'idea in se' di riammettere le liste degli aracnidi: per una questione di democrazia sostanziale bisognava trovare il modo di farlo (che forse, come mostra la riammissione del listino Polverini a Roma, poteva essere semplicemente quello di lasciar fare il loro lavoro ai magistrati). Ma per le modalita' con cui ci si e' arrivati: con un decreto legge in una materia in cui non e' consentita la decretazione e in cui e' perfino dubbio che ci sia competenza dello Stato (le elezioni regionali sono materia di legislazione regionale: devo dire che effettivamente sarebbe stato curioso vedere Formigoni che riammette se stesso); nessun tentativo di trovare un accordo bipartisan (per il quale certamente la destra avrebbe dovuto pagare un prezzo: ma nella mia cultura si dice che chi sbaglia paga); nessuna ammissione di responsabilita' (anzi uno dei piu' clamorosi esercizi di finger pointing a cazzo della storia recente). Nel complesso, una dimostrazione di arroganza e di disprezzo delle regole a cui dovremmo essere abituati, ma che personalmente ho trovato piu' nauseabonda del solito.
E adesso? L'opposizione promette barricate — ma l'impressione e' che saranno barricate del tutto simboliche e inefficaci. Personalmente credo che l'unica risposta *seria* che potrebbe venire dall'opposizione sarebbe il ritiro dalla competizione elettorale di tutte le liste in Lombardia un minuto dopo la riammissione di Formigoni — e il conseguente boicottaggio delle elezioni in quella regione. Hanno fatto porcate con le regole elettorali? Quando una cosa simile succede negli altri paesi in cui la democrazia e' a rischio, questa e' la sola strada efficace che le opposizioni hanno per dare risonanza alle loro ragioni. Perche' in Lombardia e non in Lazio? perche' in Lazio il listino della Polverini e' stato riammesso dal TAR senza bisogno di ricorrere al decretaccio e perche' comunque in Lazio il centrodestra sarebbe stato comunque in grado di partecipare alla competizione con le liste "sopravvissute"; quindi non si puo' parlare di elezioni truccate senza forzare la mano. In Lombardia invece solo il decreto apre la strada alla riammissione delle liste di centrodestra: e allora corrano da sole — e tutti gli altri facciano campagna per il boicottaggio delle elezioni. La situazione da repubblica delle banane in cui viviamo almeno sarebbe evidente a tutti, in Italia e in Europa.

P. S. Il Presidente della Repubblica, con una mossa del tutto irrituale, che evidenzia il suo imbarazzo, ha giustificato il suo operato sul sito del Quirinale con una lettera a due cittadini. Spieghero' piu' tardi perche' non son d'accordo, ma per ora cito.
(l'URL del messaggio di Napolitano sul sito del Quirinale cambia in continuazione, quindi rimando a una copia locale, scaricata l'8 marzo alle 14.10)


Mi tocca concordare con Rectoverso.



Sabato, 6 Marzo 2010
Era meglio morire da piccoli
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 12:43 am

Consiglio dei Ministri n.85 del 05/03/2010

(dal comunicato stampa della Presidenza del Consiglio)

Il Consiglio dei Ministri, appositamente riunito in via d’urgenza, ha approvato un decreto-legge che mira a consentire lo svolgimento regolare delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario, fissate per il 28 e 29 marzo prossimi. […] A questo fine, pertanto, il decreto-legge detta alcuni criteri interpretativi di norme in materia di rispetto dei termini per la presentazione delle liste, di autenticazione delle firme e di ricorsi contro le decisioni dell’Ufficio centrale regionale.

Legge 23 agosto 1988 n. 400 "Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri", art. 15 c. 2:

Il Governo non puo', mediante decreto-legge:
a) conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione;
b) provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72, quarto comma, della Costituzione;
c) rinnovare le disposizioni di decreti-legge dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle due Camere;
d) regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;
e) ripristinare l'efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale per vizi non attinenti al procedimento:

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 72, quarto comma:

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

(i corsivi sono miei)

Poi ognuno se la canta e se la suona come crede, ma il decreto approvato stasera dal Governo — a termini di legge — non poteva esser fatto. E tanti saluti alla regolarita' del processo elettorale.

(Beninteso: sono convinto anche io che alle elezioni sia bene che siano presenti tutte le forze politiche — ma se un governo coarta la legge che regola il suo stesso funzionamento per salvare la *sua parte politica*, allora della democrazia non ci resta che un nome vuoto)


Facciamo un sogno: che il governo chieda scusa pubblicamente ai cittadini; che l'opposizione risponda con un significativo silenzio; che la Camera tutta riconosca autocriticamente che la vita politica italiana da troppo tempo non è all'altezza delle aspettative dei cittadini; che tutte le parti politiche promettano di comportarsi lealmente e consensualmente. Purtroppo è solo un sogno.
(Gian Enrico Rusconi, su La Stampa di oggi)



Giovedì, 4 Marzo 2010
Le elezioni e il comma 22
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Se al voto in Lombardia e in Lazio gli aracnidi non potranno partecipare non c'e' da esserne contenti. Le elezioni sarebbero *comunque* falsate — e con le elezioni, cioe' con la democrazia — non si gioca.
Ma se per far partecipare gli aracnidi al voto in Lombardia e nel Lazio si dovra' forzare la legge (o come dice qualcuno "far prevalere la sostanza sulla forma"), non si potra' esserne contenti. Se si toccano le regole, e' il fondamento stesso della democrazia che salta.
E' un pasticcio da cui non si esce puliti. In nessun modo. Con un bel ringraziamento agli aracnidi che ci hanno regalato, grazie alla loro arroganza e al loro pressappochismo, anche questa vergogna.
E no — questo paese non ce la puo' fare.


Lunedì, 1 Marzo 2010
In giallo a sostegno dello sciopero dei cittadini stranieri
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto da Amministratore alle 11:49 am

Ecco il manifesto degli organizzatori:

«Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico.
Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano.
Siamo consapevoli dell'importanza dell'immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all'approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l'utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite.
Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell'Italia di oggi.
La contrapposizione tra «noi» e «loro» , «autoctoni» e «stranieri» è destinata a cadere, lasciando il posto alla consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi cittadini impegnati a mandare avanti il Paese e a costruirne il futuro.
Vogliamo che finisca, qui e ora, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone.
Il nostro primo obiettivo è organizzare per il 1° marzo 2010 una grande manifestazione non violenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la Journée sans immigrés, 24h sans nous ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno viavia attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via.
Il 1° marzo faremo sentire la nostra voce in modi diversi, che saranno definiti, di concerto con i comitati territoriali, in base alla concreta praticabilità e all’efficacia.Non ci precludiamo nessuno strumento, ma agiremo sempre nel rispetto della legalità e della non violenza».


"Particolarmente penosa è la situazione del ceto intellettuale che […] non è in grado di andare oltre le diagnosi più impietose. E quando lo fa, le sue suonano come prediche edificanti."
(Gian Enrico Rusconi, "La classe dirigente e' scomparsa" su La Stampa di oggi: condivisibile ma, come si suol dire, medice cura te ipsum)



La Binetti se ne va dal PD. Fusse che fusse la volta bona?



Sabato, 9 Gennaio 2010
Rosarno
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 7:23 pm

A Rosarno c'erano degli stranieri in condizione di sostanziale schiavitu'. Hanno provato a ribellarsi e sono stati fatti segno di una specie di pogrom, verosimilmente con l'organizzazione e la complicita'della malavita che li ha portati li'.
Lo stato, anziche' difenderli e perseguire coloro che li hanno sfruttati e ridotti nelle condizioni che hanno determinato la loro rivolta, li ha deportati e dichiara per bocca del Ministro dell'Interno che gli incidenti sono frutto della troppa tolleranza verso gli immigrati clandestini.
Oggi piu' che mai mi vergogno di essere cittadino italiano.


Mercoledì, 6 Gennaio 2010
Al pubblico ludibrio
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Questi due tomi si fanno pre-campagna elettorale a Torino cosi':

(almeno il secondo si fosse messo al posto di Rudolph the Reindeer si sarebbe capito, ma cosi' che fa, il passeggero di Babbo Natale? o il pacco regalo?)


Sabato, 2 Gennaio 2010
Inizio d'anno acido
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 7:25 pm

Due brevi note — giusto per non lasciare in bianco l'anno nuovo del blog.

1. Vogliono intitolare una strada a Craxi. In Italia ci sono gia' centinaia di strade intitolate a fior di farabutti della nostra storia, da Crispi a Diaz e Cadorna — perfino a Badoglio — e per andare indietro a sant'uomini come Papa Pio V. Insomma, Craxi sarebbe in ottima compagnia — e un delinquente in piu' appeso agli angoli delle vie non sarebbe nemmen tanto fuori posto.

2. Brunetta sostiene che si dovrebbe riscrivere la Costituzione per intero, a partire dall'articolo 1. A me piacerebbe di piu' riscrivere l'atto di nascita di Brunetta — e mettere sulla data "mai".

(Buon anno a tutti, neh)


Martedì, 15 Dicembre 2009
Chi semina vento (2)
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:35 am

Gli aracnidi fanno tutto un gran parlare di campagna di odio contro Berlusconi, della necessita' di abbassare i toni, ecc. ecc.
Poi i loro killer mediatici pubblicano inviti alla calma come questi.


Lunedì, 14 Dicembre 2009
Proverbio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Lo dico pesando le parole — e con la non rituale premessa che non giustifico in nessun modo l'aggressione a Berlusconi:

Chi semina vento raccoglie tempesta.


L'ineffabile Sindaco di Varallo (vedi qui e qui) ha colpito ancora. (da Repubblica)



Venerdì, 13 Novembre 2009
Avanti Savoia?
Nelle categorie: Quel che resta, Politica e altre indignazioni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:37 am

A veder lo slogan della sua campagna per le Regionali — viene quasi il sospetto che Mercedes Bresso abbia qualche ambizione di restaurare la monarchia sabauda.


Mantellini: ovvio, condivisibile e deprimente (il post, mica lui).



Mercoledì, 28 Ottobre 2009
Rutelli lascia il PD — per tutto il resto c'e' MasterCard
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:24 am

Sentire Romanone che dice, serafico, "Se qualcuno se ne va, non succede mica nulla" — non ha prezzo.


Domenica, 25 Ottobre 2009
Non voto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Alla fine — con sofferenza e perfino con imbarazzo — ho deciso che non andro' a votare alle primarie del PD. Io a far nascere il PD ci ho lavorato fin dal 1995 — ci ho creduto quando ci credevamo in dieci — continuo a pensare che quel progetto fosse la sola possibilita' di costruire una politica decente in Italia.
Ma credo che il progetto sia fallito nella sua premessa fondamentale, che era il parallelo superamento della questione comunista e di quella cattolica e la costruzione di una cultura riformista laica e condivisa. La riproposizione prepotente di una visione identitaria del cattolicesimo in politica ha minato alla base questo disegno. Far convivere i teodem nell'organismo del PD significa avere un partito spaccato su questioni fondamentali e rinunciare di fatto a un'idea laica della politica. Ma cacciarli dal partito significa rinunciare a fare il PD — e ripiegare su un progetto di tipo socialdemocratico, che e' in crisi ovunque. Non se ne esce — l'involuzione politica dei cattolici ha reso impossibile uno sbocco positivo. In questo senso la battaglia di Ignazio Marino, per quanto condivisibile nel merito, oltre ad essere velleitaria nei numeri, implica lo scardinamento del PD — e' una posizione che condanna il partito ad una vocazione minoritaria ed al suicidio politico.
D'altro canto i due candidati che possono vincere hanno responsabilita' importanti nel percorso che ha portato il PD al disastro politico di oggi. Non erano su Marte negli anni passati. Ma soprattutto, votando per loro, si fa in modo che i loro ingombranti padri nobili e sponsor, da D'Alema a Marini, continuino a reggere le sorti del principale partito di opposizione: e invece dovrebbero andare a casa. Una volta per tutte.
No, non andro' a votare alle primarie del PD. Per mancanza di un progetto credibile e per mancanza di candidati votabili. Non ne sono fiero — per certi versi mi pare di venir meno alla mia stessa storia politica. Ma mi pare di non avere alternative.
E no — questo paese non ce la puo' fare.

P. S. E no — la triste ed insulsa Marrazzeide non c'entra niente.


Martedì, 13 Ottobre 2009
Ora si' che possiamo star tranquilli
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 2:42 pm

(sia per il benessere che per la liberta' e la democrazia)

Berlusconi agli industriali: "Voi pensate a creare benessere. Per la libertà e la democrazia “ghe pensi mi”…".


Sabato, 10 Ottobre 2009
Recusatio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:39 pm

Anche solo a parlarne, di quel triste personaggio che ci governa, ci si sente insozzati.
E' per questo che non se ne parla qui — mica che non si leggano i giornali e che non si abbia la nausea.


Giovedì, 24 Settembre 2009
Elite a chi?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Paradossi — Scritto da waldorf alle 5:01 pm

Trovo davvero curioso, senza neanche voler fare polemica, che il nostro ministro Brunetta si erga a paladino (per quanto gli è possibile) contro le "élites di m…" e i "fannulloni", trattandosi di persona che da una vita si divide tra le due élites in cui — secondo l'opinione comune (alimentata anche da molti esponenti del PDL) — si annidano fannulloni e arroganti sfruttatori, vale a dire politici e professori universitari.
Del resto (e qui sono polemica, lo ammetto) il suo capo si sponsorizza come uomo del popolo (vittima delle élites…) essendo tanto ricco quanto a un "quisque de populo" è perfino difficile da concepire. Forse è che a me sfugge il significato delle parole, ma ho proprio l'impressione che gli italiani si divertano a farsi sfottere.


Mercoledì, 23 Settembre 2009
Anti-italiano
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 9:39 am

(col trattino, per distinguermi da quell'altro, piu' famoso di me)

"Abbiamo un'opposizione chiaramente anti-italiana", dice il Signore degli Aracnidi. Per una volta, almeno per quanto mi riguarda, non ha affatto torto. Continuo a pensare che lui sia al massimo un sintomo — e la malattia vera gli Italiani che lo hanno voluto, sapendo che cosa volevano.


Giovedì, 3 Settembre 2009
Killeraggio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 3:25 pm

"2 dicembre 2008. Il Corriere della sera (direttore Paolo Mieli) e la Stampa (direttore Giulio Anselmi) rilevano il conflitto d'interessi dietro la decisione di inasprire l'Iva per Sky, diretto concorrente di Mediaset. Da Tirana, Berlusconi lancia il suo "editto": "I direttori di giornali, come la Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere". 10 febbraio. Enrico Mentana, fondatore del Tg5 e anchorman di Matrix, non riesce a ottenere uno spazio informativo da Canale5 per raccontare la morte di Eluana Englaro. Protesta. L'Egoarca lo licenzia su due piedi. In aprile l'editto di Tirana trova il suo esito. Il 6, Mieli lascia il Corriere. Il 20, tocca ad Anselmi. Mentana non è più tornato in video. Anselmi e Mieli non fanno più i giornalisti. Hanno davvero cambiato mestiere." (D'Avanzo su Repubblica di oggi)

Prima c'erano stati Biagi e Santoro. Ora aggiungiamoci anche Boffo: i volenterosi killer del Capo non sbagliano un colpo.

P. S. Non fraintendetemi: qui non si versa una sola lacrima per Boffo, che di killeraggi mediatici e' un esperto. Purtroppo ho memoria lunga, e non ho dimenticato che il suo giornale, in un editoriale del 10 febbraio scorso, dava di boia a Beppino Englaro subito dopo la morte della figlia. Dispiace per la liberta' di stampa in questo paese, ma per Boffo, come si dice, good riddance.


Mercoledì, 2 Settembre 2009
Tout se tient
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:00 pm

Stamani, ascoltando le veline del GR mentre andavo al lavoro, mi e' improvvisamente venuto in mente che la satiriasi impotente di Berlusconi non e' limitata soltanto alla sua vita piu' o meno privata — ma e' la chiave di lettura piu' esatta della sua vita pubblica, della sua concezione della politica e del governo.


Mercoledì, 15 Luglio 2009
Io no
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Laicita'/Religione, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 9:26 am

Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?


Io credo che avrebbe fatto meglio a candidarsi.
Pero' a questo punto se davvero vuol fare la mozione degli astenuti io sono con lui.



Martedì, 14 Luglio 2009
La luna e il dito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 1:40 am

Alla fine, dopo averci pensato su parecchio, ho deciso di non aderire allo "sciopero dei blogger" contro l'obbligo di rettifica. Provo a spiegare in breve perche':
1. La discussione del DdL Alfano e' stata rinviata, quindi l'attenzione mediatica ormai e' altrove. Inutile sprecare la cartuccia oggi.
2. Sono convinto che la storia dell'obbligo di rettifica sia piu' grottesca che liberticida — e finira' come tutte le altre gride precedenti (D'Alia ecc.), nella pattumiera. Non che non ci stiano a provare, ben inteso. A questa gente l'idea di una rete di gente che fa conversazione/informazione, anziche' limitarsi a consumare, fa venire l'ulcera. Ma e' come essere contro la forza di gravita': puoi anche proibirla per legge, ma se inciampi cadi e ti rompi il naso.
3. Non mi e' piaciuta per niente la prospettiva stretta stretta, settoriale, NIMBY della proposta di sciopero dei blogger. No, dico: quel DdL introduce cose assai piu' gravi dell'obbligo di rettifica. Le norme sulle intercettazioni sono oggettivamente un gran regalo alla criminalita' — e non solo a quella dei colletti bianchi. Le norme contro la pubblicazione di notizie relative alle inchieste giudiziarie sono, quelle si', un *vero* attentato alla liberta' di informazione. E la blogosfera italiana dovrebbe scioperare proprio e soltanto contro l'obbligo di rettifica? A me pare che in una notte di luna piena si sia tutti imbambolati a guardare il dito che la indica.


Domenica, 12 Luglio 2009
Sotto zero
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 8:58 pm

L'uscita orrenda di Marino ieri aveva portato a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD. Pensavo che ormai non potesse andar peggio. Ma la candidatura di Grillo annunciata oggi fa scendere quel numero a -1.


Sabato, 11 Luglio 2009
E non resto' nessuno
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 9:36 pm

Ora e' provato — oltre ogni ragionevole dubbio — che Ignazio Marino e' un coglione di proporzioni epiche.
Il che porta a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD.


Lunedì, 6 Luglio 2009
A questo punto voto Tafazzi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Rutelli detta condizioni a Franceschini; D'Alema - visibilissimo - trasforma Bersani in un candidato invisibile. Pare che perfino la Binetti si sia fatta venir la fregola di candidarsi, non sia mai il PD avesse un soprassalto di sinistra. Il Chiampa ha fatto due conti e si e' dato. Ci resta solo Marino, che ha tante chance di vincere il congresso, quante io di diventare Miss Universo.

Ah, Adinolfi. Adinolfi chi?


Giovedì, 11 Giugno 2009
Ci manca
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:41 am


Se questo articolo di Giannini dice la verita', allora non hanno capito niente.



Fossi a Roma l'11 giugno, io qui ci andrei.



Alle dieci domande di Gramellini, temo che la gran parte degli Italiani risponderebbe con nove si' e un no.



Martedì, 9 Giugno 2009
Evaristo e Casimiro
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

Il Pd ha perso rispetto al 2008 un elettore su tre — a voler essere clementi uno su cinque sulle europee del 2004 (elaborazione mia su dati del Viminale); a Firenze (e perfino a Prato) si va al ballottaggio per la prima volta da quando c'e' l'elezione diretta dei sindaci*; in Piemonte stanno tenendo (e anche qui al ballottaggio) solo Torino e forse Alessandria; in Lombardia cadono tutte le province governate dal centrosinistra; l'emorragia non solo verso Di Pietro, ma perfino verso le listine suicide della sinistra radicale si conta in oltre un milione di voti complessivamente.
Eppure a quanto pare in casa del PD si respira una moderata soddisfazione per il risultato elettorale. A me ricorda un vecchio Carosello con Franco e Ciccio — quello che finiva "Nonostante tutte le botte che hai preso, hai sempre una buona cera":


Qualche ragionamento piu' serio e organico sui numeri di queste elezioni lo faro' tra un paio di giorni, tabelle alla mano e fiato permettendo.

* Ho scritto una stronzata (mai andare a memoria): anche a Domenici, la volta scorsa, era toccato il ballottaggio, ed era stata considerata una sorta di umiliazione nazionale per la sinistra toscana.


Venerdì, 5 Giugno 2009
Avevo l'auto blu (e non ci ho portato Apicella)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:52 pm

Nella mia breve e non particolarmente brillante carriera politica sono stato uno dei tanti a beneficiare dell'auto blu. E' un privilegio — e nemmeno piccolo — ma non sono d'accordo con chi lo contesta e con chi elogia i politici che ne fanno a meno e vanno in giro con i mezzi propri. E' banalmente una questione di uso proficuo del tempo: se guido non posso lavorare; se guida qualcun altro il viaggio puo' essere dedicato a leggere dei documenti, a preparare una riunione, a telefonare a questo e a quello — insomma a fare il mestiere per cui il politico e' pagato — il che mi sembra piu' utile che fargli fare l'autista di se stesso.
Detto questo, ricordo bene che le regole per l'uso dell'auto blu erano rigidissime. Non poteva usufruire dell'auto nessuno che non avesse una qualche funzione ufficiale nell'Ente; non si poteva usare l'auto se non per andare dalla sede dell'Ente a quella di una riunione di lavoro; non era nemmeno permesso farsi prendere o riportare a casa dall'auto blu. Viene da chiedersi perche' queste regole valessero (e fossero fatte giustamente valere con una notevole rigidita') per un signor nessuno della politica come me — ma non si applichino al Signore degli Aracnidi.


Giovedì, 4 Giugno 2009
Opzione zero
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 8:38 am

Come milioni di altri elettori, ho ricevuto ieri mattina questa lettera di Romano Prodi che invita, nonostante tutto, a votare per il PD alle prossime europee. Si potrebbe fare qualche considerazione sul tono secco secco e men che entusiasta della missiva, ma lascio perdere. Provo invece a spiegare perche' non accogliero' quell'invito, pur essendo stato uno dei fautori del Partito Democratico fin dal 1995 — e pur continuando a pensare che se l'Italia ha una speranza non puo' venire che di li'.
Le mie scelte elettorali andranno il piu' possibile nella direzione di una sorta di opzione zero della politica — il no (tra l'incazzato e il disperato) a tutte le alternative poste in campo*.
Il fatto e' che il PD in questo momento non e' niente. Al di la' del meritorio sforzo di Franceschini, che ha fatto una buona campagna elettorale, al di la' del positivo silenzio di Rutelli e dei teodem**, che se non altro ha ridotto l'inquinamento, il PD continua a essere quello di prima, cioe' un contenitore di correnti senza un pensiero, senza un'identita' e un progetto riconoscibile — senza un denominatore comune minimo nemmeno sui temi essenziali: la laicita' dello stato, la scuola pubblica, l'accoglienza dei migranti, i diritti civili. Non si e' liberato di un gruppo dirigente responsabile della catastrofe — sono ancora tutti li' — per ora mandano avanti Franceschini, sperando che si faccia spennare al posto loro — poi ricominceranno a far casino come prima (o — se saremo molto fortunati — se ne andranno ognuno per la sua strada). Quel che e' peggio, un partito che e' nato per superare la contrapposizione tra riformismo di sinistra e riformismo cattolico e' ostaggio di un ritorno prepotente all'identitarismo cattolico come asse portante della politica. Infine — continua ad essere un partito incapace di dare messaggi, idee, voce e anima all'opposizione che pure da qualche parte in questo paese c'e' ancora. Ecco — per un partito inutile come questo io non posso votare. Con sofferenza, perche' e' stato il mio partito prima ancora che nascesse — ma no grazie. Alle europee andro' al seggio e votero' scheda bianca***. Sperando di essere tantissimi a farlo. Sperando di travolgere con un'astensione di massa il gruppo dirigente di questo partito — e di far piazza pulita per poter ripartire. Non votero' il PD per spirito di servizio verso l'idea che il PD aveva in se' — e che gli attuali leader hanno dilapidato e demolito. Spero che di loro non resti in piedi nessuno — e che nello spazio vuoto si possa cominciare a ricostruire un progetto di governo di questo paese — se non e' (come temo) troppo tardi.
Discorso diverso e' quello delle amministrative. Qui — sul terreno delle cose concrete — si deve ancora costruire la linea di difesa dal rischio della marea di destra. Scegliendo caso per caso — e cercando di non premiare troppo chi non se lo e' meritato. Nel nostro caso specifico, non votero' al primo turno delle Provinciali di Torino, perche' ne' il PD ne' Saitta mi hanno convinto nella passata amministrazione: ma se il centrosinistra non vincera' al primo turno non gli faro' mancare il mio voto al ballottaggio. Se fossi a Firenze pero', di fronte alla candidatura del "nuovo" Matteo Renzi, un pensierino a votare per Valdo Spini lo farei.
Il referendum, infine: sono contrario alla pratica di far mancare il quorum per liberarsi dei quesiti elettorali indigesti. D'altronde sono convinto che la riforma che uscirebbe da una vittoria dei si' sarebbe perfino peggiore dell'attuale grottesco sistema elettorale. E trovo che tra le colpe del PD ci sia anche quella di aver scriteriatamente appoggiato un referendum dai contenuti pericolosi solo perche' si spera di gettare scompiglio nel campo avverso. Percio' devo ancora decidere se rifiutare la scheda o votare no. Ma anche di questo il gruppo dirigente del PD porta responsabilita' precise.

* Ovviamente degli aracnidi e dei baciapile variamente assortiti non val nemmeno la pena di parlare. Sono il nemico — e basta. E dico il nemico, non l'avversario.

** Sarebbe stato troppo bello — scopro che Rutelli ha parlato — per affermare ancora una volta una posizione incompatibile con quella della maggioranza del partito — e tanto per cambiare una posizione stupida e sbagliata.

*** No, per quegli altri pezzi e bocconi di sinistra non posso proprio votare. Non mi piacevano prima, non mi piacciono adesso — e trovo davvero surreale la loro capacita' di dividersi su cose che forse non capiscono nemmeno piu' loro — almeno si dividessero per le poltrone, ma nemmeno quelle prenderanno — vanitas vanitatum.

P. S. Gia' che avete letto il mio pippone fin quaggiu', leggetevi anche quel che dice MMAX, che ha piu' dubbi di me, ma mi sembra orientato grosso modo alla stessa maniera.


Martedì, 2 Giugno 2009
Abiezione
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:12 pm

Pannella e i Radicali vanno in giro con la stella di David appuntata sui vestiti per protestare contro la scarsa esposizione mediatica che ricevono in questa campagna elettorale.
Lasciatela stare, la stella gialla. La gente e' morta per la stella gialla. A milioni.
Voi vi lagnate per avere qualche secondo di attenzione in piu' sul TG1. Vergognatevi.

P. S. Lo aveva detto meglio di me (che ovvieta') Elena Loewenthal sulla Stampa del 28 maggio — e mi era colpevolmente sfuggita; qui la replica (inconcludente) di Pannella e la controreplica — del tutto condivisibile — della Loewenthal.


Martedì, 2 Giugno 2009
Ricorrenze
Nelle categorie: Quel che resta, Politica e altre indignazioni, It — Scritto dal Ratto alle 10:55 am

Ho scritto altrove del mio legame affettivo con la Festa della Repubblica. Oggi il sentimento che prevale e' di essere restato orfano di quella festa e di quella repubblica: non e' rimasto niente da festeggiare — e non e' rimasto niente dei valori repubblicani se la maggioranza degli Italiani ha voluto al governo gente che puo' affiggere immondizia come questa:

Oggi e' (anche) la giornata nazionale dell'autismo. Questo genere di eventi non mi piace — e l'ho gia' detto qui sul blog — ci vedo troppa commiserazione. Noi questa giornata la festeggeremo con il nostro autistico preferito, divertendoci insieme a lui in giro.


Viejo verde. Una chicca da Lia.



Giovedì, 21 Maggio 2009
FUBAR
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:48 pm

Fucked Up Beyond All Repair. L'Italia.


Domenica, 10 Maggio 2009
"L'Italia non e' un paese multietnico"
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:36 pm

Illiri, Veneti, Liguri, Sicani, Sardi, Etruschi, Italici tra cui principalmente Latini (per semplificare), Greci, Fenici, Galli, Ebrei, Africani di varie provenienze — solo per restare all'antichita'. E poi Germani, Vandali, Visigoti, Ostrogoti, ancora Greci, Longobardi, Franchi, Arabi, Normanni, Aragonesi, Francesi, Spagnoli, Tedeschi, Austriaci, Albanesi (pure quelli, e mica adesso, secoli fa), perfino un po' di Portoghesi — e sicuramente ho dimenticato qualcuno per strada, e mi sono fermato a prima delle guerre napoleoniche.


Ecco, io la penso proprio come Alfonso.



Sulla vicenda del testamento biologico non trovo nemmeno piu' le parole.



Domenica, 22 Marzo 2009
L'autismo e il Papa

Alain Juppé e' un politico di quelli di cui avremmo un sacco di bisogno in Italia: un rappresentante di quella destra laica, repubblicana e civile da cui puoi dissentire su mille cose, ma con cui c'e' un terreno etico, culturale e istituzionale comune. E' un uomo di destra, non un aracnide. E poi e' sindaco di Bordeaux, che e' una bella citta' dall'aria ben amministrata — ed e' uno dei pochi politici che tengono davvero un blog personale — uno in cui ti racconta di che cosa fa come sindaco, ma anche i libri che legge, i film che e' andato a vedere, gli aneddoti di vita quotidiana — e in cui si prende la briga di rispondere di persona ai commenti. Tutto questo per dire che Juppé e' uno che mi piace, che mi sta pure simpatico, al di la' delle differenze politiche.
Ora, Alain Juppé se l'e' presa di brutto col Papa in un'intervista a France Culture: e fin qui niente di male, anzi — ci fosse in Italia qualche politico (di destra ma non solo) sufficientemente libero dalle influenze vaticane da poter dire che "avverte un profondo disagio" per le posizioni espresse da Benedetto XVI in materia di AIDS e preservativi o per la vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani — o da affermare che questo Papa comincia ad essere "un serio problema".
Ma Juppé ha aggiunto che Benedetto XVI "sembra vivere in una condizione di autismo totale". E qui mi e' saltata la mosca al naso. Perche' come al solito si chiama in causa l'autismo, in maniera superficiale, per associarlo a un difetto morale o a una colpa: "autismo" finisce per essere sinonimo di incapacita' di compassione, di relazione, di ascolto — e c'e' un aspetto nemmeno tanto implicito di condanna in tutto cio'. Di qui a concludere che le persone autistiche sono difettose — sono *sbagliate* — il passo e' troppo breve. La gente sa poco di autismo — e se ne fa un'idea per lo piu' dall'uso metaforico della parola. Cosi', quando incontra sulla sua strada una persona autistica *per davvero* e non per metafora, ha gia' nella testa un pregiudizio ben preciso — ha gia' implicitamente formulato un giudizio negativo. Un giudizio *morale* negativo. E si comporta di conseguenza.
E' ora di smetterla. Piu' nessuno trova socialmente accettabile dare di "mongoloide" a qualcuno per dire che non si comporta in maniera intelligente. Dare di "autistico" a chi non mostra empatia o a chi non rivela capacita' di relazione con gli altri non e' meno gratuitamente dispregiativo nei confronti degli autistici veri.
Sono solo metafore, si dira'. Ma le parole sono pietre, quando servono implicitamente a consolidare pregiudizi e stereotipi contro categorie di persone che si', sono profondamente diverse da noi, ma non sono affatto peggiori di noi — e non sono per niente "difettose".

P. S. L'ho scritto, a Juppé, commentando il suo blog. Vedremo se e che cosa risponde.

Autism and the Pope
Sorry for our few English speaking readers: my English posts have been too rare — because I discovered that blogging in a different language is a lot harder than I expected.
This time I'll try to make up, so Maddy can spare Nonna's eyes.

Alain Juppé is a former French Prime Minister (he is now the Mayor of Bordeaux) and a good blogger — one of the few politicians I know of who actually write their own blogs. Recently he has harshly criticized the Pope, among other things, because of his stances on condoms and AIDS in Africa, and because of the lifting of the excommunication of the negationist bishop Williamson. Juppé's thesis (which I find absolutely correct) is that the Pope is severing the Church from the needs and the beliefs of the society, and even of many Catholics.
But to stress his argument, Juppé said that the Pope "seems to be living in a condition of complete autism". Here we go again: "autism" is used as a metaphor of a negative moral stance, an inherently despicable contempt of human relationships and of empathy. I believe this use of language helps consolidating prejudice against autistic people, and it fosters the misconception that autistics are "wrong" and "defective" — and that they should be changed in something else if they are to be accepted by other people. I feel that this should not be tolerated: no decent person would find acceptable to use "Down" as an insulting word for someone not bright enough. Why is autism different?
(Alain Juppé's blogpost on the reactions to his interview is here: I commented on it, hoping to bring up some reactions. To date, nothing happened.)


Ilvo Diamanti ritorna sugli "ex-voto".
Non condivido tutto quel che dice — ma ora non ho tempo per argomentare.



Domenica, 1 Marzo 2009
Ex-voto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 7:20 pm

Ilvo Diamanti ha tracciato il mio personale ritratto politico:

Coloro che, dopo averlo votato (il PD, NdRatto) un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.
La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio - neppure indignazione - per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.
Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione.

(Salvo forse l'ultima riga. Ormai sono infastidito perfino dalla satira — e l'inchiesta stile Gabanelli mi disgusta da sempre)


Qui si sottoscrive ogni parola di questa lettera.



Martedì, 24 Febbraio 2009
Rivergination
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:33 am

(come direbbe la Litizzetto)

Se proprio devo dirla tutta, vedere uno come Matteo Renzi — che per anni se l'e' cavata alla grande in tutte le guerre di corrente della Margherita prima e del PD poi in Toscana — presentarsi ed essere presentato come l'uomo nuovo del PD, a me fa venir voglia di chiedere dove si e' fatto operare per ritornare vergine.


Lunedì, 23 Febbraio 2009
A futura memoria
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 6:31 pm

Lo scrivo qui, per poter essere dileggiato e insultato fino alla fine dei miei giorni se mai dovessi cambiare idea: non daro' il mio voto a un partito, qualunque esso sia, in cui milita Rutelli.


No, di quella cosa li' non parlo.
Non riesco a convincermi che ci sia qualcosa da dire.



Martedì, 17 Febbraio 2009
I cancelli del ghetto, ieri e oggi
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 11:28 am

I ghetti, in tutta Italia, erano circondati da muri e vi erano ai loro ingressi dei cancelli, che ventivano chiusi al tramonto e riaperti all'alba — e chiunque tentasse di varcarli in un senso o nell'altro nell'orario di chiusura rischiava pesanti sanzioni. Negli stati sabaudi l'uso venne interrotto definitivamente da Carlo Alberto, con la concessione dei diritti ai cittadini non cattolici. A Roma, sotto l'illuminato governo papalino, i cancelli del ghetto durarono fino alla Breccia di Porta Pia.
Oggi cambiano le minoranze da tener rinchiuse — ma si riparla di cancelli dei ghetti a Roma.

(troppo schifo per commentare)


Lunedì, 16 Febbraio 2009
Ma che glielo dico a fare
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

Se anche un giornalista prudente e moderato come Marcello Sorgi, sulla Stampa di oggi, si presta all'equivoco sulle "scarcerazioni facili" degli stupratori — allora vuol dire che la diga della convivenza civile e dello stato di diritto ha veramente ceduto del tutto.
Educazione civica, corso base, lezione introduttiva:
La certezza della pena e' una necessita' — e un sacrosanto diritto di tutti noi. Ma la pena arriva *dopo* un processo e una condanna passata in giudicato. Non prima. Le misure cautelari non sono un anticipo della pena — non possono esserlo. Sono misure, per l'appunto, *cautelari* — cioe' che restringono la liberta' di un cittadino per ragioni di cautela ben precisate (pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove): e devono farlo il meno possibile, perche' quel cittadino e' — per la legge — presunto innocente fino all'avvenuta condanna (art. 27 c. 2 Cost.). Non e' un capriccio o un caso se l'art. 275 c. 3 del Codice di Procedura penale recita "La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata"; inadeguata a cosa? all'allarme sociale suscitato dal reato? No, ovviamente: "alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto" (art. 275 c. 1 cpp).
Su questo punto non c'e' da discutere. E tanto meno dovrebbero avere la faccia di … tolla di discuterne i garantisti di cartapesta che si stracciano le vesti ogni volta che il "tintinnar di manette" riguarda i politici ed i colletti bianchi.


Mercoledì, 11 Febbraio 2009
Anniversario dei Patti Lateranensi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 2:38 am

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine e in quello dello Stato, e' indipendentie e sovrania. (art. 7 Cost., edizione 2009)


E adesso, fermatevi.



Lunedì, 9 Febbraio 2009
Un partito inutile, uno stato nemico, una chiesa violenta
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 5:26 pm

Ci sara' tempo per ragionarne — forse. Ma la conclusione politica della vicenda di Eluana Englaro e' gia' chiara, per quanto mi riguarda.
1. Il PD e' un partito del tutto inutile, dato che non e' in grado di fare una *vera* battaglia politica nemmeno in questa situazione. Qui la liberta' di coscienza non c'entra nulla: c'e' una legge che impone un'etica confessionale a tutti, c'e' una violenza inaudita al ruolo del Parlamento, c'e' una palese violazione dell'art. 32 della Costituzione ("La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana"). Se di fronte a questo, tutto cio' che il PD sa fare e' squagliarsi — allora e' auspicabile che affondi presto — e senza lasciare superstiti. Per quanto mi riguarda personalmente, se posso fare qualcosa per affondarlo, contribuiro' con entusiasmo.
2. Lo Stato dice che non posso disporre della mia personale esistenza — che nelle scelte estreme della vita e della morte la mia personale etica, la mia personale dignita', il mio personale senso di cio' che e' umano non contano nulla. Posso essere mantenuto in vita contro la mia scelta e contro la mia volonta', perche' lo Stato cosi' decide in base alle convinzioni religiose di una parte del paese — e di una potenza straniera. Uno Stato che cosi' si comporta ai miei occhi ha rotto qualunque patto di convivenza civile e politica. E' un'entita' nemica, a cui non mi lega nulla se non un rapporto forzato di sottomissione. Da oggi non posso piu' sentirmi un cittadino italiano, uguale agli altri "davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" — ma soltanto un appartenente allo Stato con diritti limitati o assenti, uno "Staatsangehörige" nel senso delle Leggi di Norimberga.
3. La violenza della Chiesa nell'imporre ai non cattolici la sua etica come legge dello Stato e' incompatibile con qualunque forma di convivenza civile e con qualunque forma di dialogo. E' una dichiarazione di guerra a chiunque abbia una diversa visione del mondo. Ne prendo atto — e mi comportero' di conseguenza — nei confronti dell'istituzione nel suo complesso e individualmente nei confronti di qualunque cattolico, che a questo punto ritengo *personalmente* corresponsabile della violenza esercitata contro di me in quanto portatore di un diverso sistema di valori.

P. S. A tutti coloro che — sulla pelle di qualcun altro — magnificano il valore della sofferenza nella vita umana, auguro di cuore (quando verra' il loro momento, il piu' tardi possibile, per carita') un'agonia lunga come quella di Eluana Englaro — e un paio d'ore di lucidita' all'inizio, perche' possano rendersi conto di che cosa li attende.


Carlo Federico Grosso, sulla Stampa di oggi, spiega con semplicita' tre motivi per cui il disegno di legge su Eluana Englaro e' inaccettabile.



Qui si condivide in pieno la scalfarata domenicale.
E ci si aspetta dal PD un comportamento parlamentare coerente con la gravita' della situazione. Cioe' una battaglia all'ultimo sangue sul ddl che arriva al Senato domani. Ostruzionismo compreso, fino all'estremo.



Domenica, 8 Febbraio 2009
Il Signor B. e le donne
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 1:50 am

Una delle tante cose che mi impressionano del nostro presidente del Consiglio è l'idea che ha delle donne e che spesso traspare dalle sue uscite. Si pensi alla visione della donna perfetta stile angelo del focolare, ai complimenti poco fini alle colleghe, alla composizione dei governi dove le donne, preferibilmente giovani, attraenti e prive di significativa esperienza politica, sono generalmente messe in posti di importanza secondaria. Ma sono certe dichiarazioni recenti che rivelano fino in fondo che tipo di concezione quest'uomo abbia del genere femminile, come quando fa capire che lo stupro è un problema delle donne attraenti o che la vitalità di una donna possa essere misurata sulla base della possibilità che qualcuno la violenti e le faccia concepire un bambino.
Francamente davanti a queste "battute" per l'ennesima volta mi sento scoraggiata, perché mi sembra che veramente non ci sia alcuna speranza per questo paese oggettivamente governato da persone dalla mentalità tanto volgare e superficiale che non si vede mai la fine della loro volgarità e superficialità. E quando gli uomini della destra sparano dichiarazioni violente contro gli stupratori non mi sento, come dice la Prestigiacomo, compresa o difesa; mi sembrano invece, a prescindere dagli scopi elettorali, quelle reazioni tipiche dei machi da film western quando gli indiani aggrediscono le loro donne e loro partono per fare una strage della tribù di turno, che non sono proprio il massimo della sensibilità per il dolore delle donne violentate. Ma che glielo dico a fare…


Alessandra su Manteblog - da leggere e sottoscrivere.



Venerdì, 6 Febbraio 2009
Grazie, Presidente
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 5:02 pm


Giovedì, 8 Gennaio 2009
Ce stanno a riprova'
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:50 pm

Leggo su Repubblica che e' in Parlamento una proposta di legge che vorrebbe riconoscere lo status di militari combattenti, alla stessa stregua dei partigiani e dei soldati delle forze armate del Regno d'Italia, ai repubblichini di Salo' — non solo: ma di concedere loro, sullo stesso piano di tutti gli altri, un'onorificenza modellata su quella dei Cavalieri di Vittorio Veneto, con tanto di pensioncina.
Quel che penso di iniziative del genere — e piu' in generale del tradimento perpetrato dai miliziani repubblichini, l'ho scritto in altre occasioni simili — non ho cambiato idea di una virgola. In questo caso mi pare che l'indecenza sia ancora piu' grave per il programmatico, esplicito desiderio di mettere sullo stesso piano combattenti per la liberta' e volenterosi complici dell'occupazione straniera e dell'oppressione. E sono certo che nessuno dei pochi partigiani ancora tra noi accettera' un'onorificenza condivisa con i fascisti delle Brigate Nere.
Spero che — come nei casi precedenti — l'iter parlamentare si insabbi. In caso contrario, sarebbe la pietra tombale sul mio personale senso di cittadinanza di questo paese.


Martedì, 6 Gennaio 2009
Post sconclusionato per cominciare il 2009

Il blog tace da un sacco di tempo — e per lo piu' quando ci si mette qualcosa sono fotografie, che non richiedono troppo pensiero e troppa concentrazione. Il fatto e' che la nostra vita quotidiana e' faticosa — molto faticosa — anche quando le cose vanno nel complesso piuttosto bene, come adesso. Con tutti i grandi progressi di questi mesi, It rimane un bambino estremamente iperattivo, capace di passare mezze giornate a correre su e giu' per la casa, prendendo e lanciando giocattoli (e ogni altro genere di oggetti), chiedendo in successione un DVD una merendina un gioco di uscire di saltare sul letto di giocare con il pc di papa' un DVD (non quello di prima!) un DVD (non quello di prima!) un gioco (non quello di prima!) una merendina (un'altra — quella di prima e' finita tutta sbriciolata e impastata sul parquet) un film (quello di prima prima — ma la seconda scena e basta) — e arrabbiandosi terribilmente se le sue richieste non vengono comprese ed esaudite in un batter d'occhio. Il tutto ovviamente senza una parola a rendere piu' facile la negoziazione.
Per fortuna It e' anche un bambino entusiasmante, dolcissimo, intelligente, affettuoso — che ci riempie la vita. Una delle cose piu' brutte, che fanno piu' male — e piu' false oltretutto — e' il luogo comune che dice quanto sono sfortunati, quanto vanno commiserati, quanto devono sentirsi afflitti e disperati i genitori di bambini autistici: non e' cosi' — e comunque non abbiamo tempo per queste cose. Ma stanchi — di una stanchezza che non da' tregua, questo si'. E quindi trovare la forza (e il tempo materiale) di continuare a scrivere sul blog e' sempre piu' difficile. E tutta la mia ammirazione va a quelle persone che — in situazioni come la nostra — ci riescono, e trovano modo di scrivere con humour, con sensibilita', con intelligenza sulla loro esperienza di genitori. E di tutto il resto. Vorrei riuscirci anche io, ma il piu' delle volte a fine giornata sono in uno stato in cui il massimo delle mie capacita' mentali arriva ai videogiochi.
D'altra parte parecchi degli argomenti di cui The Rat Race si e' sempre occupato ormai mi riducono all'afasia. La politica italiana e' un panorama di disperante irrilevanza su cui non saprei davvero che parole spendere. Parlare di laicita' e di scelte religiose significherebbe oggi accettare un confronto con chi non solo dimostra di non volerlo, ma non crea nemmeno le condizioni minime per meritarlo; in altri contesti si sarebbe detto che non c'e' un partner per parlare — e quando si arriva a questo gli esiti sono sempre nefasti. E poi c'e' la piaga aperta di Israele e della Palestina — che mi pare ormai un groviglio in cui nessuna parte ha altro che torti e in cui ogni parola non fa che ripetere cose inutili e gia' ascoltate — quando non e' piegata alle piccole, piccolissime polemiche di casa nostra — io parole non ne ho piu', e in realta' nemmeno convinzioni: soltanto un grande sconforto.
In queste condizioni, e' davvero difficile scrivere di qualcosa di sensato — e il blog resta li' — piu' che altro per lasciare un canale aperto in attesa di tempi migliori (davvero?).
Ah, dimenticavo: buon anno a tutti, per quel che dipende da ognuno di noi. Perche' se non noi, chi? e se non ora, quando?

P. S. Tra le cose di cui non avrei voluto parlare c'e' la morte di Jett Travolta: troppe illazioni e troppa confusione per una tragedia che chiederebbe prima di tutto rispetto per la sofferenza di una famiglia. Ma nel TG1 di stasera e' andato in onda un pezzo di Giulio Borrelli che supera ogni limite di indecenza e approssimazione — e non posso non reagire, stavolta: "[Jett] soffriva a quanto pare di autismo fin dall'infanzia, si estraniava dalla realta'. Ma il padre, seguace di Scientology, ha sempre cercato di negare l'evidenza, per restare fedele al presunto divieto della sua chiesa di usare psicofarmaci. […] Era stato il fratello, Joy Travolta, ad accusare l'attore di chiudere gli occhi di fronte alla realta': bastavano cinque minuti, diceva lo zio di Jett, per capire che il ragazzo era affetto da autismo […]".
In cosi' poche parole e' sorprendente essere riusciti a mettere insieme tante inesattezze — tra cui alcune pericolose:
1. non ci sono evidenze definitive che Jett fosse autistico;
2. l'autismo non e' una malattia, ma una condizione genetica (non direste mai che qualcuno "soffre di capelli biondi" o "soffre di pelle scura");
3. *non* ci sono psicofarmaci indicati per il trattamento dell'autismo; e in ogni caso non c'e' una "cura" per qualcosa che comunque non e' una malattia;
4. i disturbi dello spettro autistico sono condizioni molto complesse — e chiunque pensi di poterli diagnosticare in cinque minuti o e' un imbecille o e' in malafede.
Insomma — al TG1 si sono persi una splendida occasione per stare zitti.


Venerdì, 12 Dicembre 2008
"Ho cambiato idea"
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 am


Ve lo ricordate Guzzanti/Tremonti che dice "Ho cambiato idea"? Beh, dopo queste due notizie del Corrierone lo spot andrebbe rifatto anche con Gelmini e Brunetta…


Lunedì, 24 Novembre 2008
Vito, morto di scuola
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

Sara' che mi sento ancora prof nell'animo — e che le cose della scuola mi colpiscono sempre close and personal; sara' che e' successo a un passo da casa — e uno si sente in qualche modo piu' coinvolto che se fosse successo a Tananarive; sara' che ho una figlia iscritta al liceo scientifico — e non sono proprio sicuro che l'edificio della sua scuola sia perfettamente in regola. Ma a me l'idea che un ragazzo di diciassette anni sia morto schiacciato nella sua classe mi tormenta — mi angoscia proprio.
E se qualcuno taglia i soldi alla scuola — e agli enti locali, che sono responsabili della manutenzione degli edifici scolastici — e poi parla di tragica fatalita', invece di chiedersi se non e' il caso di ritornare sui propri passi — allora ogni barlume di moralita' e di decenza umana e' davvero sparito dalla politica.


Giovedì, 6 Novembre 2008
"La fine dell'autismo"?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 3:24 pm

Questo articolo di Caracciolo su Obama e la fine dell'unilateralismo americano mi pare in linea di massima una inutile risciacquatura di ovvieta'.
Ma soprattutto sono un po' stufo di vedere paragoni a sproposito con l'autismo e di invocarne la fine come un fatto da festeggiare. La discriminazione passa anche attraverso un uso distratto dei luoghi comuni — perche' poi la gente si convince che le persone autistiche sono davvero difettose — e peggiori delle altre. E possibilmente da trasformare in qualcosa di diverso.


Ora pero' aspettiamo che Obama venga a gonfiarci la bicicletta.



Venerdì, 31 Ottobre 2008
Niente disabili tra i piedi della nuova Alitalia?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare?, Di(ver)s(e)abilita' — Scritto dal Ratto alle 1:39 pm

Su Disabili.com leggo questa notizia comunicata da RdB-CUB Trasporti (i COBAS dei Trasporti), che sto cercando di verificare con altre fonti (per il momento ho trovato soltanto un comunicato di AVIA e un volantino su www.assistentidivolo.org; tutte le altre notizie sembrano citare direttamente il comunicato RdB-CUB):

[…]
Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate alle oo.ss le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate. Questa la proposta nel dettaglio:
- il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale
- non saranno riassunti i part time
- non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori
- non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104
- non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104)
- non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104)

- saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenze per malattia dell'ultimo triennio
- sarà valutata l'anzianità aziendale
[…]
(l'evidenziazione e' mia, NdRatto)

Qualcuno per favore ci dica che e' una bufala — e che in Italia non puo' succedere che un'azienda discrimini cosi' i disabili e le loro famiglie. Nonostante Brunetta e tutti i suoi degni compari.

P. S. Qualche ulteriore informazione in questo trafiletto di Repubblica.
Ulteriore P. S. Sul Sole 24 Ore online del 1 novembre e' comparso questo articoletto a firma D. Col., in cui si dice che nel piano delle assunzioni "si terrà conto dei carichi familiari, garantendo la precedenza ai genitori con minori con handicap grave (legge 104/1992), ai nuclei monoreddito o a quelli con minori in famiglia. Garantita anche la clausola di salvaguardia per le lavoratrici in astensione obbligatoria e i lavoratori «temporaneamente non idonei» nei casi di limitazione all'impiego: Cai non includerà questi dipendenti negli eventuali tagli cui dovesse essere costretta a far ricorso." Tuttavia poche righe piu' sotto si riporta la dichiarazione del presidente del sindacato AVIA per il quale sono state escluse "le madri lavoratrici e tutti coloro che assistono i disabili" (anche in questo caso le evidenziazioni sono mie, NdRatto). Il giornalista non ha ritenuto necessario approfondire l'argomento e capire chi sta dicendo la verita'. A quanto pare si fa piu' scrupoli questo blogghettino di un professionista che scrive sul Sole.
Ultimo P. S. A quanto dice un comunicato stampa di CAI, la voce era effettivamente una bufala. Fino a prova contraria.


Giovedì, 30 Ottobre 2008
Una bella mattinata
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:33 pm

E' che — prima di tutto — a un cielo cosi' d'autunno a Torino uno proprio non ci crede — e allora se lo fotografa a futura memoria:

E sotto questo bel cielo me ne sono andato, un po' per curiosita' un po' per effettivo desiderio di partecipare, alla manifestazione contro il decreto Gelmini. E ho visto una bella manifestazione. Grossa, innanzitutto; non sto a fare il superenalotto dei numeri, che tanto ormai ognuno si inventa quelli che gli pare: ma io sono arrivato un po' prima delle 11 in Piazza Castello — e la testa del corteo aveva appena imboccato via Po; la coda e' passata dopo mezzogiorno e mezzo. Un'ora e mezza abbondante di flusso ininterrotto di gente — e non in fila indiana.
E sara' anche minoranza, la fetta di Italia che ho visto in piazza. Ma e' un fetta di Italia bella, oltre che grande. Ho visto una folla colorata, allegra (guardate quanta gente sorride, nelle foto che ho scattato — e pensate a quanti sorrisi vi vedete intorno ogni giorno), variegata (tanti studenti, delle superiori e dell'universita', ma anche tanti docenti, tantissimi genitori, nonni, alunni delle elementari — ragazzi con i dreadlocks che ballavano dietro ai camion con gli altoparlanti e signore della buona societa' torinese in tailleur e decolté basse — per scappare meglio, in caso di necessita' –, cinquantenni con l'aria da intellettuali e metalmeccanici con striscioni cosi' retro da far tenerezza, ragazzine del ginnasio e studenti delle scuole serali, professori con casa in collina e immigrati extracomunitari) — una folla di sinistra, certo — ma mica solo di sinistra (ho incontrato persone che a una manifestazione "di sinistra" non avrebbero mai partecipato). Soprattutto una folla *civile* — e di questi tempi, in cui perfino essere razzisti e' tornato di moda, non e' poco. Per la prima volta — da mesi a questa parte — ho rivisto in giro un pezzo d'Italia di cui non vergognarsi. Non so se la manifestazione servira' a far arretrare gli aracnidi dai loro propositi di distruzione dell'istruzione pubblica. Certo e' servita a far uscire dalle case l'Italia decente — e se ne sentiva il bisogno.



Nel pomeriggio, finita la manifestazione, il cielo si e' illividito e la temperatura e' scesa di parecchi gradi. Spero che non sia simbolico.

Ho fatto uno sfascio di foto, perche' era bella da vedere la piazza. Queste qui sono solo un assaggio, su 23 le altre.


Giovedì, 16 Ottobre 2008
Dubbio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, It — Scritto dal Ratto alle 8:09 pm

Il Parlamento vuole classi separate per gli immigrati che non sanno parlare italiano. Il nostro italianissimo figlio non solo non sa parlare italiano, ma non sa parlare proprio. E probabilmente arrivera' alla prima elementare con competenze linguistiche inferiori a quelle di molti immigrati*. Ora mi chiedo: in che razza di "classe ponte" li schiafferanno, i bambini come It?

* Intendiamoci: noi siamo assolutamente ottimisti sul fatto che It parlera' — e piu' in generale che riuscira' a comunicare. Ma e' molto probabile che le sue competenze linguistiche convergano verso la normalita' ben dopo l'iscrizione alla scuola elementare.


Giovedì, 16 Ottobre 2008
Per la contraddizion che no'l consente
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:54 pm

Il Presidente del Consiglio sostiene che il tempo pieno nella scuola italiana verra' "confermato dove c'era" e "incrementato" di circa il 50-60% perche' ci saranno "piu' insegnanti a disposizione", dopo la decisione del governo di tornare al maestro unico. Il presidente del Consiglio e' intervenuto, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, per "tranquillizzare le madri in piazza con cartelli dove c'e' scritto il contrario della realta'" (cosi' Repubblica).
Questo fa pensare che — nell'interpretazione di Berlusconi — non ci saranno contrazioni di organico sulle cattedre a seguito del combinato disposto dell'art. 64 del DL 112/08, cosi' come convertito con la legge 133/2008 e del decreto cosiddetto Gelmini in corso di conversione in Parlamento. Semplicemente i risparmi di personale derivanti dalla scelta del maestro unico dovrebbero essere "dirottati" a coprire le maggiori esigenze di tempo prolungato nella scuola primaria. Se cosi' fosse, l'impostazione sarebbe forse discutibile, ma avrebbe se non altro il pregio di venire incontro a un bisogno diffuso.
Peccato le norme dicano tutt'altro, signor Presidente. Il decreto Gelmini infatti, all'art. 4, dichiara che la costituzione di classi con maestro unico e' "nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112". Cioe', detto in italiano corrente, la scelta del maestro unico serve a risparmiare soldi, come richiesto dall'art. 64 del decreto 112/2008. Quanti soldi? "Dall'attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 [quello che prevede la riorganizzazione ordinamentale e didattica della scuola primaria, tra le altre misure, NdRatto] del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012"; il che — facendo il conto della serva — fa grosso modo otto miliardi di euro in quattro anni.
Sono curioso di sapere come pensano il Presidente del Consiglio e il suo Ministro della Pubblica Istruzione di incrementare il tempo pieno del 50-60% e nello stesso tempo di usare i tagli di personale docente per risparmiare otto miliardi di euro. Sono *davvero* curioso. Ma che facciano numeri chiari e precisi. Ci dicano quanti insegnanti andranno a coprire le esigenze di tempo pieno e da dove raschieranno gli otto miliardi. Altrimenti dovremo concludere o che mentono o che non sanno far di conto.


Giovedì, 16 Ottobre 2008
Brunetta e le modifiche alla Legge 104
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Di(ver)s(e)abilita' — Scritto dal Ratto alle 1:01 pm

Nella seduta della Camera di ieri e' stato ripresentato (e se ho capito bene rinviato) un emendamento voluto dal ministro Brunetta (e' il 38.8 a firma Paladini e Porcino) al disegno di legge delega in materia di lavoro (Atti Camera 1441 quater), che modifica la normativa sui permessi di lavoro dei portatori di handicap e dei familiari che li assistono. Come e' ovvio, la cosa in questa casa e' di un notevole e diretto interesse, percio' abbiamo fatto un po' di sforzi per capire, anche perche' le notizie di stampa in merito sono contradditorie, vaghe e per niente rassicuranti.
A me par di capire che l'emendamento preveda principalmente:
1. il mantenimento dei tre giorni di permesso previsti dal vecchio art. 33 comma 3 della Legge 104/92 (in versioni precedenti si era parlato di 18 ore, che sarebbero state per molti lavoratori dall'orario lungo una significativa decurtazione);
2. la riduzione della platea dei possibili beneficiari dei permessi ai parenti ed affini entro il secondo grado, con estensione al terzo soltanto in casi particolari (eta' avanzata o handicap grave dei parenti o affini entro il secondo grado);
3. il diritto a scegliere "ove possibile" la propria sede di lavoro il piu' vicino possibile al domicilio dell'handicappato (non piu' al proprio);
4. l'eliminazione della possibilita' di fruire dei permessi per i genitori di handicappati maggiorenni non conviventi;
5. l'istituzione di una banca dati presso la Presidenza del Consiglio con i nominativi dei dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi, il grado di parentela con l'handicappato assistito, e il contingente complessivo di giorni ed ore di permesso fruiti nell'anno precedente e mese per mese. La raccolta di dati e' finalizzata al monitoraggio e alla verifica sulla legittima fruizione dei permessi.
Se qualcuno ha piu' lumi di me, sarei grato di avere maggiori informazioni.
A prima vista, per una famiglia come la nostra e a breve termine, non cambia nulla. I tre giorni di permesso rimangono, continuano ad essere usufruibili da un solo genitore/parente, la scelta della sede di lavoro rimane invariata (nostro figlio ovviamente convive con noi).
Le cose che mi suscitano apprensione e un po' di scandalo sono i punti 4 e 5:
4. Se nostro figlio, da grande, sara' in grado di vivere per conto proprio, sara' certamente una grande conquista — una di quelle che incoraggeremo con tutta la nostra forza. Tuttavia e' verosimile che — pur nella conquistata autonomia — avra' a lungo bisogno di supporto e sostegno — anzi ne avra' bisogno a maggior ragione vivendo da solo. La norma percio' e' assurda e punitiva — e finisce per disincentivare la conquista dell'autonomia delle persone disabili.
5. La schedatura dei dipendenti che assistono parenti disabili sembra una pura e semplice misura terroristica, un minaccioso "vi tengo d'occhio" che si indirizza contro quelli che fino a prova del contrario sono soggetti deboli, violando di fatto (nonostante tutte le cautele del testo) il loro diritto alla riservatezza di dati sensibili come quelli sull'handicap di un congiunto. Da schedature come queste non viene niente di buono. Mai. Non possono servire a "pizzicare" i furbi (per quello ci sono i canali ordinari, basta farli funzionare) — ma possono servire a rendere ancora piu' deboli e ricattabili coloro che deboli sono gia'.
Qui siamo in attesa di lumi. Nel frattempo viene da osservare: ma siamo sicuri che la lotta agli sprechi della PA debba partire proprio dal rendere la vita piu' complicata alle famiglie dei portatori di handicap?

Le normative che l'emendamento dovrebbe modificare sono queste: Legge 104/92; Legge 53/2000; Decreto Legislativo 151/2001 (via Handylex)


Mercoledì, 8 Ottobre 2008
Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Pipponi, Di(ver)s(e)abilita' — Scritto dal Ratto alle 1:10 pm

l'attacco agli insegnanti di sostegno nella scuola. Ma sinceramente non mi aspettavo che arrivasse proprio da LaVoce.info, che ha pubblicato il 6 ottobre scorso un articolo a firma di Massimo Bordignon e Daniele Checchi in cui si criticano i tagli della Gelmini alla scuola e che si conclude con questo paragrafo:

C’è infine una curiosa assenza nelle proposte governative. Non è possibile pensare di intervenire in modo efficace sulla spesa del personale docente in Italia se non si affronta con coraggio anche il problema della tutela degli studenti con handicap. Gli insegnanti di sostegno sono l’unica categoria ad aver mostrato una crescita incessante nell’ultimo decennio, fino a raggiungere l’11 per cento del totale nel 2007, con un costo complessivo per le finanze pubbliche che può essere stimato, in difetto, in oltre 4 miliardi di euro. In più, la loro distribuzione territoriale è sospetta. Lo stesso numero di studenti disabili produce il 50 per cento in più di insegnanti di sostegno al Sud rispetto al Nord. Le politiche relative alla tutela devono essere riviste, introducendo criteri più rigorosi nell’accertamento della disabilità, protocolli che specifichino l’utilizzo del personale per tipologia di disabilità e che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione. I primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela.

Una premessa: qui non si parla di "tutela" degli studenti con handicap, ma di attuazione pratica dei diritti costituzionali dei cittadini diversamente abili. L'integrazione scolastica ha come obiettivo "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3 Cost.). Non e' una nota a pie' di pagina delle finalita' della scuola — e' uno dei suoi compiti essenziali.
E poi vediamo un po' di numeri (ne abbiamo gia' parlato in passato): gli alunni diversamente abili nella scuola statale italiana nello scorso anno scolastico erano (stando alle statistiche ufficiali) 161.686. Gli insegnanti di sostegno erano 45.608: cioe' uno ogni 3,54 studenti disabili. Cioe' drammaticamente troppo pochi, come sa chiunque abbia un figlio portatore di handicap a scuola.
Gli insegnanti di sostegno sono cresciuti di numero nell'ultimo decennio? e meno male, perche' l'integrazione scolastica non si fa con le buone parole. Devono crescere ancora, perche' per molti dei nostri figli e' indispensabile un rapporto di uno a uno, se si vuole che a scuola non siano soltanto parcheggiati — e se si vuole che non diventino un peso sulla classe nel suo complesso. Il problema se mai e' quello della qualificazione degli insegnanti di sostegno, che troppo spesso sono persone di buona volonta' ma di nessuna competenza — e non si improvvisa l'intervento educativo su un bambino autistico, solo per restare al caso che conosco. Quindi bisogna spendere *di piu'*, non di meno: per non avere piu' studenti diversamente abili senza sostegno — e per avere insegnanti adeguatamente formati e competenti. Per altro, stimare a oltre 4 miliardi la spesa per quarantacinquemila insegnanti vuol dire ipotizzare un costo a persona di circa 90.000 euro: mi piacerebbe vedere i conti, perche' quello e' il *mio* costo al lordo annuo — e io guadagno parecchio di piu' di un insegnante (gente, ho cambiato lavoro per questo…).
Sui numeri degli insegnanti di sostegno nel Sud non ho riscontri, e anche in questo caso mi piacerebbe vedere i dati a disposizione degli articolisti; ma non sono sorpreso — data la carenza generale di strutture di assistenza ai disabili nel meridione, il ricorso all'insegnante di sostegno e' probabilmente l'unico intervento (pubblico) di cui un bambino disabile puo' godere in molte realta'. Al di la' della scuola ci sono ASL che non prendono in carico per mancanza di fondi, di personale e di preparazione, Comuni che non forniscono assistenza, medici di base che al massimo prescrivono qualche psicofarmaco. Ok, tagliamo sugli insegnanti di sostegno: ma diamo ad ogni persona portatrice di handicap nel Sud un trattamento complessivo almeno equivalente a quello di cui puo' godere mio figlio a Torino. Anche qui: e' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ecc. ecc.
L'articolo auspica criteri piu' rigorosi per l'accertamento della disabilita'. L'esperienza di chi e' a scuola e' che gia' ora ottenere la certificazione (e quindi il sostegno) non e' una passeggiata. Magari non pone problemi particolari — salvo tempi geologici e del tutto aleatori — per chi come It ha una diagnosi assai severa; ma per un alunno con un disturbo apparentemente meno grave, come certe forme di ADHD, puo' essere parecchio difficile — e cio' non significa che non ci sia altrettanto bisogno di una figura di sostegno dedicata e preparata specificamente. Quindi anche in questo caso una stretta ulteriore significa soltanto colpire chi e' meno difeso.
Il fatto e' che — tra le righe — l'articolo mette in questione proprio l'assunto fondamentale, che e' l'integrazione scolastica degli studenti disabili. Parlare di "protocolli … che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione" significa ipotizzare che le politiche di integrazione nel loro complesso possano essere rimesse in discussione se "non efficaci" — e che si possa tornare al tempo delle scuole speciali. Intendiamoci, non ci vedo nessuno scandalo: resto convinto che l'integrazione scolastica sia la migliore delle soluzioni possibili, ma *soltanto* se e' fatta con i mezzi necessari, cioe' con risorse umane adeguate nel numero e nella qualificazione. Quindi funziona soltanto se costa — e costa molto. Se si debbono fare le nozze con i fichi secchi, come gia' accade in molti casi in Italia, continuo a chiedermi se non sarebbe piu' efficace concentrare le risorse su buoni progetti di educazione speciale. Ne abbiamo gia' discusso in passato, non torno sull'argomento. Tuttavia non ci si puo' nascondere dietro una frasetta ipocrita — e aggiungere che "i primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela": se si taglia la spesa per gli insegnanti di sostegno, salta l'integrazione scolastica — e non e' un bel risultato per i nostri figli, perche' le classi differenziali sono comunque una soluzione di serie B.
E' chiaro, siamo in tempi di darwinismo sociale — e i nostri figli non sono i piu' adatti a sopravvivere. Non mi sorprende che molti lo pensino. Ma mi piacerebbe che avessero lo stomaco di dirmelo in faccia. Soprattutto se fingono di stare dalla mia parte — e da quella di mio figlio.

P. S. (9 ottobre): Avevo inviato il link di questo post nei commenti all'articolo della Voce. Non lo hanno pubblicato. Ho chiesto chiarimenti e mi hanno risposto cosi': Non abbiamo pubblicato il suo commento non per censura, ma per il semplice fatto che invece che proporre le sue tesi nell'apposito spazio, rimanda immediatamente al suo blog. Per linea editoriale cerchiamo di scoraggiare questo tipo di comportamento.


Sabato, 13 Settembre 2008
Post smaccatamente di destra che la destra fingera' di non capire
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:51 am

Non sono giornate adatte a scrivere sul blog, queste: in questo momento stanno montando la cucina e tagliano un piano con la sega elettrica a due metri dal mio portatile — tanto per capirci. Quindi mi sono lasciato scappare diverse cose che avrei voluto dire.
Questo bel post di Floria pero' mi spinge a dire la mia sulle dichiarazioni di La Russa sui "combattenti della RSI". Che e' molto semplice — e, come scrivevo nel titolo, smaccatamente di destra.
Io all'onore militare ci credo. E l'onore militare e' quella cosa che ti porta a rispettare una bandiera e un giuramento, anche a costo della vita. I militari italiani avevano giurato fedelta' al Re. Al momento dell'armistizio, quel giuramento imponeva loro di accettare le decisioni del governo legittimo del loro paese, indipendentemente dalle loro personali convinzioni. Fu cio' che fece la Regia Marina praticamente al completo, quando salpo' alla volta di Malta — nonostante l'internamento fosse la piu' ingloriosa e la piu' amara delle fini. Uomini come Carlo Fecia di Cossato pagarono con la vita il contrasto tra la loro personale visione del mondo e la fedelta' al giuramento.
Della piu' o meno grande (e comunque mal riposta) buona fede degli altri che aderirono a Salo' si puo' forse discutere. Ma quei soldati che aderirono alla Repubblica Sociale — molto semplicemente — sono venuti meno al loro giuramento di fedelta' al Re: una cosa che si chiama alto tradimento, sedizione e intelligenza col nemico. Che un Ministro della Difesa possa in qualunque misura passare sopra a questo semplice fatto — e proporre di equiparare quei soldati traditori agli altri combattenti — e' un'enormita' ancora piu' indecente se viene da un uomo di destra.


“Well, they do scare me, and I have a right to not be scared.” Actually, no, you don’t have a right to not be scared. You do have a right to be safe, although that right isn’t a guarantee. Sometimes there is a difference between true safety and the perception of safety […]
NTs Are Weird: The Right to not be Scared
(parla di disabili, ma quel che dice sulla "percezione di [in]sicurezza" si puo' trasferire pari pari alle questioni di cui discutiamo tanto in Italia)



Venerdì, 22 Agosto 2008
Una scuola per l'Italia — l'Italia?
Nelle categorie: Quel che resta, Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 3:05 pm

Leggo sul bel blog di Alfonso Fuggetta un articolo di Galli della Loggia sulla scuola italiana.
A naso, e di fretta perche' oggi e' giornata di casino.
Condivido un punto importante di quel che dice Galli Della Loggia, a livello di analisi. La scuola ha perso l'anima perche' non ha piu' un'idea di civilta' (forse piu' che di paese) da trasmettere - e quindi finisce per non trasmettere niente — se non un po' per caso e molto per la tenace volonta' di tanti insegnanti appassionati e di pochi studenti che ancora vogliono galleggiare al di sopra del liquame.
La scuola di Gentile aveva un'idea precisa, organica di civilta' (e di organizzazione sociale) da trasmettere, e a suo modo funzionava, e anche bene — ma quella visione ormai non e' piu' proponibile, da decenni — e nessuna riforma o nessun intervento si e' posto il problema di sostituirla con qualcosa di altrettanto organico.
Ma e' della scuola il problema? O non e' forse che "la cesura che era andata producendosi nei tre decenni precedenti è venuta finalmente alla luce: ha definitivamente preso forma un’Italia nuova, ma questa Italia nuova non riesce più a pensare se stessa, non riesce più a pensarsi come un intero, come nazione, a progettare il suo futuro" — e quindi non e' capace di esprimere una qualunque idea di civilta' — di modello di valori e di convivenza? Non c'e' piu' un'idea dell'Italia; non c'e' piu' una "civilta' italiana" — non c'e' piu' nella testa delle persone, non c'e' piu' nei disegni della classe dirigente: e chiedere alla scuola di inventarsela, per conto suo — di trasmetterla alla societa' che ormai non sa piu' che cosa e' e che cosa vuol essere — mi pare pretendere un po' troppo.
Se poi lo si pretende da questa scuola umiliata, maltrattata, privata di mezzi, allora e' la solita — italianissima ma del vecchio stampo — lamentazione da intellettuale trombone.

P. S. Leggetevi i pensierini di Floria, che e' una che nella scuola resiste resiste resiste. Dicono tutto di quel che la scuola e' in realta' — al di la' delle trombonate dei Galli della Loggia.


Lunedì, 14 Luglio 2008
'un si lallera
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:52 pm

Brunetta vuole misurare la produttivita' dei magistrati. Dubito che sia compito suo, ma si accomodi pure. Prima pero' farebbe bene a misurare gli effetti di questi provvedimenti sull'efficienza della giustizia. A Livorno si dice che senza lilleri …


Giovedì, 3 Luglio 2008
Surprisibus! Surprisibus? (*)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 3:01 pm

(poi, come promesso, non ne parlo piu' — perche' non e' che l'argomento sia entusiasmante. Ma questa la dovevo dire, giusto a scanso di equivoci su come la penso)

Sulla stampa italiana gira un certo senso di disappunto e sorpresa perche' questo governo sta facendo la faccia feroce e ha bruciato ogni ipotesi di dialogo (e illusione di decenza istituzionale) in pochi giorni. Ma che sorpresa e sorpresa.
Gli aracnidi al potere stanno facendo esattamente quello che si sapeva che avrebbero fatto. E gli Italiani li hanno votati, *consapevoli* di quello che avrebbero fatto.
Le porcate per mettere il capo e i suoi famigli al sicuro dai processi: erano previste — e perfino promesse, con qualche complicita' bipartisan.
La concezione del governo come potere monocratico, intollerante di ogni forma di checks and balances: fa parte del DNA berlusconiano, oltre che delle loro proposte di riforma della Costituzione. Anche queste ben note prima delle elezioni.
Le disposizioni sugli immigrati e sui rom, razziste e incompatibili con lo stato di diritto: del tutto in linea con quanto la Lega aveva promesso. Non e' che Gentilini o Calderoli siano piovuti dal cielo il giorno dopo il voto.
Potrei continuare, ma non ce n'e' bisogno. Gli Italiani sapevano che cosa stavano votando, e quindi e' evidente che gli Italiani vogliono esattamente cio' che il governo sta dando loro: perche' in fondo sono razzisti, sono allergici alla rule of law — e vogliono fortemente un Capo. Tanto e' vero che in buona sostanza sono contenti di quel che succede — o al massimo non gliene frega un… Inutile — quasi puerile — prendersela con Berlusconi — sono gli Italiani che — a salda maggioranza — fanno ribrezzo.
Quanto a quelli che speravano che dopo il voto tutto sarebbe stato diverso e piu' civilizzato — o erano in malafede o sono totalmente ciechi.

* La scena a cui faccio riferimento inizia a 2'58" di questo cartoon di Wile E. Coyote:


Martedì, 1 Luglio 2008
Una proposta di consumo socialmente responsabile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:13 pm

La societa' Umbria Olii ha chiesto trentacinque milioni di danni agli eredi dei lavoratori che sono morti in un incidente avvenuto presso un suo stabilimento nel 2006. In buona sostanza, sostiene la societa', i lavoratori hanno commesso un'imprudenza e sono pertanto responsabili non soltanto della propria morte, ma anche dei danni provocati all'azienda.
La Umbria Olii produce olio che viene venduto sotto il marchio Del Papa, ma lavora anche in conto terzi, per marchi importanti come Monini, Carapelli, Bertolli, Minerva (quella dell'Olio Sasso, per intenderci), SALOV (Sagra-Berio), Heinz, Cirio, Cremonini, Sysco, World Finer Foods, FreshDirect e Coles (informazioni tratte dal sito della Umbria Olii). Dato che personalmente non intendo dare neanche un centesimo a gente che si comporta in questa maniera, ho scritto ai servizi clienti (o alle relazioni esterne) delle aziende interessate attive sul mercato italiano per sapere quali loro prodotti sono lavorati presso la Umbria Olii, perche' non intendo acquistarli ne' ora ne' in futuro. In mancanza di risposta, o se le risposte non saranno esaurienti, intendo non acquistare piu' alcun prodotto con i marchi sopra indicati. Pubblichero' sul blog le risposte delle aziende se e quando arriveranno.
Ovviamente, se soltanto io smetto di comprare quei prodotti, mi sento personalmente un po' meno schifato, ma la Umbria Olii se ne frega. Se lo facciamo in tanti, magari no.


Vale la pena di confrontare queste due notizie.



Domenica, 18 Maggio 2008
A quando il nuovo manifesto della razza?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 6:30 pm

Da qualche tempo il Giornale (che non linko per principio) spara titoli in prima pagina di questo tenore:

Obiettivo: zero campi rom
Ecco i rom che viaggiano in Ferrari. Nullatenenti ma vivono da ricchi.
Test del dna per tutti i rom

(puo' darsi che non ricordi alla lettera, ma grosso modo il tenore e' quello — il primo pubblicato la settimana scorsa, a ridosso dei fatti di Ponticelli, gli altri negli ultimi giorni)

Siamo a settant'anni dalle leggi razziali — e il tono e' inconfondibilmente lo stesso della campagna antiebraica del 1938. Qualcuno piu' competente di me puo' spiegarmi se e come e' possibile denunciare questa gente per incitamento all'odio razziale?

P. S. Per altro, le leggi razziali sembrano in arrivo, a giudicare dal cosiddetto pacchetto sicurezza. E senza che ci sia uno straccio di opposizione vera.


Martedì, 13 Maggio 2008
L'era dell'ottimismo?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 5:21 pm

"Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro." Cosi' il Presidente del Consiglio nel chiedere la fiducia per il suo governo. Mi schiero volentieri tra quelli che il popolo sovrano avrebbe messo a tacere.

P. S. Sempre Berlusconi: "Lo scontro per così dire "antropologico", tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve restare alle nostre spalle." Non per me. Con questa gente sono certo di non aver niente a che fare. Magari non sono migliore di loro — ma certo non ho nessun possibile terreno comune — siamo incomponibili e irriducibili.


Domenica, 11 Maggio 2008
Right or wrong my country (1.1)?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, English digest, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 8:28 pm

Marco Travaglio ricorda in tv le amicizie pericolose del neo-presidente del Senato Schifani. La maggioranza che lo ha eletto (invece di vergognarsi) e l'opposizione che non lo ha votato (invece di ribadire la propria differenza) all'unisono si stracciano le vesti per l'attentato alla dignita' della seconda carica dello Stato. E poi qualcuno mi dica che questo non e' un paese da cui si deve scappare.

Sorry for our few English speaking readers: the last posts are deeply linked to the Italian situation — something we don't believe is of any interest for non Italian readers. To make it short: electoral results and a discussion over the possibility/opportunity of leaving the country. If anyone is interested none the less, we'll make an effort to translate those posts in English, too.


Giovedì, 8 Maggio 2008
Aridatece Stanca!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:48 pm

E' piu' o meno l'ultima cosa che mi sarei aspettato, rimpiangere Lucio Stanca come Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie. Credo che abbia fatto errori anche gravi (e il portale Italia.it e' forse il piu' appariscente, ma non credo il piu' devastante) e non mi entusiasmava la prospettiva del suo ritorno sulla poltrona ministeriale. Ma se dalla nomina di Brunetta si possono trarre conclusioni sul governo appena insediato, allora siamo messi davvero male.
Primo: Stanca ci era stato promesso in campagna elettorale. Era uno dei pochissimi nomi che Berlusconi aveva dato per certi, insieme a Tremonti e a Letta, nella compagine di governo. Magari non e' servito ad acchiappare tanti voti — ma faceva parte del quadro che gli elettori conoscevano quando sono andati a votare. Come dire: questo governo ha cominciato a disattendere le promesse gia' nella sua stessa composizione. Figuriamoci dopo.
Secondo: Stanca ha fatto cose discutibili, ma era un tecnico, non fazioso, non ideologico e competente. Si poteva dissentire dalle sue impostazioni, ma erano impostazioni che nascevano da una conoscenza nel merito della materia. Brunetta, per quanto riesco a capire dal suo sito web e da un po' di ricerche fatte in giro, di Funzione Pubblica e di ICT per la Pubblica Amministrazione sa piu' o meno quanto io posso sapere di ingegneria mineraria o di patologie infettive degli anellidi. Qualche esempio: sul suo sito le aree tematiche comprendono "Impresa, Libere professioni, Lavoro e sindacato, Europa, Pace e sicurezza, Diritti civili, Venezia, Nord-Est, Forza Italia, Politica, Economia, Interviste"; mancano proprio le voci "Pubblica Amministrazione, ICT, e-Government, Innovazione, Tecnologie, Societa' dell'Informazione". Il suo insegnamento universitario e' Economia del Lavoro — e la sua tesi preferita e' la "fine della societa' dei salariati" — interessante per uno che dovra' tra l'altro governare la grande massa dei dipendenti pubblici. Sul suo profilo non c'e' una sola referenza (e/o una pubblicazione) relativa alla PA o all'innovazione tecnologica. L'apoteosi della competenza, insomma.
Terzo: Brunetta ha certamente il merito di essere uno degli ideologi dell'economia berlusconiana, il responsabile del programma di Forza Italia — e uno dei cani da combattimento mediatici del Cavaliere. Agli occhi del Presidente del Consiglio queste qualita' devono aver fatto premio sull'immagine un po' grigia di tecnocrate di Stanca: vedremo se saranno doti utili a governare la Funzione Pubblica e a dare un'impulso forte all'innovazione nella PA.


Mercoledì, 7 Maggio 2008
Right or wrong my country?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Pipponi, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 10:09 am

Come promesso, provo a rispondere a Paolo Bizzarri. Temo che potrei scrivere un libro — non riesco nemmeno a mettere in fila gli argomenti — percio' provo ad andare per punti (e a puntate, se no viene un'enciclopedia invece di un post).

Uno. Anche io odio l'idea di un'Italia senza speranza — la odio tanto piu' perche' le scelte personali e professionali che abbiamo fatto anni addietro implicavano la *decisione* di restare, la *scommessa* che di questo paese si potesse fare qualcosa di buono — e il risultato e' che la Rat-family e' un prodotto drammaticamente poco esportabile sul mercato del lavoro europeo. La odio perche' e' una sconfitta personale — perche' io ci ho provato, magari sbagliando, magari facendo solo peggio — ma ci ho messo anni della mia vita a tentare di lavorare perche' l'Italia somigliasse almeno un po' a un paese decente. La odio perche' per tanti versi amo l'Italia — i luoghi, la lingua, il cibo, la luce (tutte quelle cose che piacciono agli stranieri — e forse non e' un caso).
Ma trovo che il paragone con Gagnano non sia calzante. Perche' non e' il degrado materiale quello che mi spaventa e che mi fa sentire terribilmente fuori posto, in questo paese. Certo, quello preoccupa per molti motivi, ma e' figlio di un degrado ben peggiore, di un degrado della convivenza, della decenza quotidiana della vita associata — ben prima che della politica. Questo e' un paese in cui i massacratori di Verona hanno trovato un humus complice e comprensivo nelle famiglie, nelle comunita', nelle compagne di scuola che oggi — intervistate alla tv — dicono che gli assassini erano persone tanto per bene, sempre disposte ad aiutare gli altri. Questo e' un paese in cui una multa per divieto di sosta scatena un tentativo di linciaggio di massa nella piazza piu' bella e vivibile di Torino. Questo e' un paese in cui tutta la popolazione di un comunello del Canavese si coalizza contro un bambino autistico perche' considera suo padre un prepotente. Questo e' un paese in cui Alemanno puo' andare alle Fosse Ardeatine e stare senza apparente imbarazzo nella stessa formazione politica di Ciarrapico. E gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine. Se volessi ridurre a una formula semplice, questo e' un paese dove ai diritti si preferiscono i privilegi, i doveri sono sempre e solo quelli degli altri — e nessuno risponde mai di cio' che ha fatto o detto. E' un paese di prepotenti e cialtroni. Il resto vien dietro a questa mirabile accoppiata.
Vien dietro la qualita' infima della nostra classe politica, e il cortissimo respiro delle sue proposte. Vien dietro l'incapacita' di progettare un futuro — perche' i vantaggi non arrivano subito e perche' magari l'uovo oggi sembra piu' promettente. Vien dietro la qualita' desolante dei servizi — perche' nessuno risponde della inefficienza e perche' comunque ci si arrangia per conoscenze ed amicizie ad ottenere cio' che non arriva per la via diretta. Vien dietro il circolo vizioso tristissimo di una spesa pubblica sprecona, di tasse troppo alte per chi le paga ed evase da chiunque materialmente ci riesce — e di politici che cavalcano l'evasione e parlano di ridurre la quantita', ma mai di migliorare la qualita' della spesa. Vien dietro la lagna generalizzata per i prezzi dell'energia, ma l'opposizione strenua al nucleare e ai rigassificatori. E ancora potrei andare avanti per pagine.
Per farla corta su questo punto, credo che la crisi dell'Italia sia soprattutto morale — e che l'Italia non abbia nessuna capacita' e nessun desiderio di tirarsene fuori. E' tutto sommato a suo agio nel brago, e' il suo brago — e magari se ne lagna, ma poi non e' disposta a far nulla per uscirne. Anzi. Tutto questo non ha direttamente a che fare con Berlusconi e con il risultato elettorale. E' connaturato in questo paese. Berlusconi non fa che fare appello alla pancia, agli istinti peggiori — e vince per questo. Vince perche' tendenzialmente asseconda la natura degli Italiani, avendo fatto intimamente proprio l'assunto mussoliniano per cui governarli e' non impossibile ma inutile.
Per un po' di anni ho creduto che questa situazione fosse reversibile — e che lo fosse attraverso la politica. Mi pare che ci siamo bruciati tutti i tentativi, tutti gli strumenti, tutte le formule — e che oggi siamo messi peggio, assai peggio di quando la prima repubblica e' franata sotto le tangenti. Da un paese simile, se si puo', bisogna scappare.

Nelle prossime puntate:
Due. Che cosa chiediamo a un posto, quando pensiamo di andarci a stare?
Tre. Il futuro e i nostri figli.
Quattro. Patriottismo nonostante tutto?
Cinque. E perche' allora sono ancora qui?

Continua


Domenica, 4 Maggio 2008
Chi semina vento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:25 am

C'e' un signore noto per essere apparso in tv quando era ministro con addosso una t-shirt blasfema nei confronti dell'Islam; quello stesso signore proponeva tempo addietro di portare maiali a passeggio nelle aree destinate alla costruzione di moschee; piu' in generale non perde occasione per far capire che considera l'Islam un nemico e una minaccia. Ora questo signore sta per ri-diventare ministro; qualche voce (mica poi tante , in verita') nei paesi musulmani si e' levata per dire che questo nuocerebbe molto alle relazioni tra loro e l'Italia. A me pare un caso banale di causa e conseguenza — se tu dimostri di essermi nemico, io se non altro faccio sapere che non mi piace. Puo' essere sgradevole, ma francamente fatico a vedere lo scandalo.

A parte 1 Personalmente non mi interessa e non mi scandalizza piu' di tanto se l'indecente tornera' a fare il ministro. Trovo che sia semplicemente l'espressione delle scelte della maggioranza degli Italiani. E di conseguenza del loro livello di decenza morale e politica.
A parte 2 Val la pena di notare che in Israele si sono risentiti parecchio per la nomina dell'(ex?) picchiatore fascista Alemanno a sindaco di Roma. Pero' quasi nessuno si e' stracciato le vesti in Italia. E' che prendersela con Israele e' imbarazzante, mentre prendersela con Gheddafi e' fin troppo facile?


Sabato, 26 Aprile 2008
25 de abril
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:30 am

In Portogallo, come faceva notare Gianni, il 25 aprile e' la Festa della Liberazione dalla dittatura, come da noi. E li' lo festeggiano tutti — dal capo del governo a quello dell'opposizione, dai bambini delle scuole alle bande di paese. E' una ricorrenza molto molto istituzionale, probabilmente perfino un po' noiosa, in cui ci si felicita della liberta' riconquistata. E a nessuno viene in mente che sia una buona giornata per parlare della riabilitazione di Salazar e di Caetano.
Ecco, io avevo sperato di tornare in Italia e di scoprire che anche da noi quest'anno il 25 aprile era andato cosi' — che Berlusconi si era presentato alle manifestazioni istituzionali a Roma e che nessuno lo aveva fischiato — e che d'altra parte lui aveva fatto dichiarazioni alla stampa che celebravano l'importanza della ricorrenza e il suo senso inequivoco di vittoria del popolo italiano sulla dittatura fascista — che a nessuno era venuto in mente di dire che in fondo anche i repubblichini avevano combattuto per la patria — che il sindaco di Milano aveva cantato "Bella Ciao" sul palco della manifestazione in piazza Duomo in un momento di commozione — che Beppe Grillo aveva sospeso il V-day di Torino invitando tutti i suoi a celebrare la Liberazione.
Scopro che non e' andata cosi'. E mi dispiace ancora di piu' di essere tornato.

P. S. Del nostro giro in Portogallo vi raccontiamo appena si riesce a disfare i bagagli e a sistemare le foto.


Martedì, 15 Aprile 2008
Aracnofobia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:09 am

La nuova maggioranza

A occhio e croce nessuno ha perso le elezioni piu' di me, questa volta. Avevo individuato i due pericoli maggiori nella destra di Berlusconi e nell'integralismo cattolico: Berlusconi ha vinto le elezioni alla grande e in Parlamento per la prima volta dall'avvento della democrazia non ci sara' nessuna forza politica inequivocabilmente laica. Le analisi, forse, verranno: intanto prendo atto di essere incompatibile con questo paese. Lo so che non e' piu' di moda, che ora siamo nell'epoca buonista del dialogo ecc. ecc. — ma io, personalmente, con quelli che hanno vinto oggi ho meno affinita' (e meno voglia di aver a che fare) che con una tarantola.

P. S. Per chi non mi conoscesse — sono *patologicamente* aracnofobico. Un ragnetto di mezzo centimetro mi fa scappare dalla stanza — e per postare questa foto ho dovuto superare un urto di schifo mica da poco. Giusto per dare le misure di quel che penso dei vincitori.


Domenica, 13 Aprile 2008
Riforma elettorale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Paradossi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:00 pm

Riflettendo sull'idea di dare il voto meno dannoso possibile, mi e' venuta in mente un'idea per una bella riforma elettorale: permettere al cittadino di esprimere (in alternativa) un voto positivo oppure un voto negativo (non tutti e due, che se no diventa un gioco troppo banale: voto per il mio partito e "svoto" per il suo peggior avversario). Il voto positivo funziona normalmente. Quello negativo sottrae un voto alla somma dei positivi ottenuti da quel partito. Se tutti i partiti ottengono risultati negativi (cioe' ricevono piu' voti negativi che voti positivi) le elezioni sono nulle e si ricomincia — l'ideale sarebbe che in questo caso i candidati del turno precedente *non* potessero essere ricandidati.
Non so se un sistema simile produrrebbe un buon risultato. Certo non sarebbe ne' piu' aleatorio, ne' piu' distorsivo della volonta' popolare del Porcellum attualmente in vigore — ne' di qualunque sistema che verosimilmente ci appiopperanno nei prossimi anni — e almeno darebbe ai cittadini la possibilita' di dare espressione anche al disgusto che gran parte delle forze politiche oggi si e' guadagnata. E magari finirebbe per premiare non dico i migliori, ma quelli che hanno disgustato di meno — forse i meno dannosi.

Ok, ok, sto scherzando — e' solo acidita' di stomaco da giornata elettorale. Per quanto…


Venerdì, 11 Aprile 2008
Voto utile?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:26 pm

E' venerdi' sera — e io sto ancora cercando di capire per chi votero'. Pero' alla fine ho trovato un criterio, se non altro. Che e' questo. Siccome dispero di poter dare un voto "utile" — qualunque cosa voglia dire utile — siccome dispero che una qualunque espressione di voto possa rendere *migliore* questo paese e la vita delle persone a cui tengo in questo paese — che poi sarebbe il senso di andare a votare — allora provo ad abbassare le mie pretese. Cerchero' di dare il voto meno dannoso possibile, quello le cui conseguenze possano essere meno negative per l'Italia — e che magari serva a comprarci un po' di tempo per poter avere delle scelte piu' ragionevoli la prossima volta.
Non so ancora quale sara' la conclusione del mio ragionamento — sono soltanto certo che non votero' Berlusconi e i suoi — e che non votero' un astensionista — entrambi voti particolarmente dannosi; tutte le altre opzioni sono aperte, fino all'ultimo. Anche la gita al mare e la fetta di prosciutto nella scheda.


Giovedì, 10 Aprile 2008
Pastone elettorale
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Free Knowledge, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:10 pm

Questa volta la campagna elettorale proprio non mi ha entusiasmato. Anzi — sto cercando di tenermene il piu' lontano possibile — di far finta di niente. Perche'? perche' non riesco a decidere se e' piu' deprimente o irrilevante. E non e' una bella alternativa.
Insomma, a quanto pare qui siamo a decidere se (in ordine di probabilita'):
1) Sia alla Camera che al Senato vince quel signore che dice che i magistrati sono matti, che le belle gnocche stanno a destra, che Napolitano si deve dimettere, che l'Alitalia la fa comprare lui ai suoi amici, ai suoi figli, al suo cane. Eccetera eccetera. Se non fosse una prospettiva devastante, ci sarebbe almeno da ridere all'idea che uno cosi' possa fare il capo di governo.
2) Quel signore vince alla Camera, ma al Senato si ritrova con i numeri di Prodi e gli tocca sperare che Ciampi e la Levi Montalcini non godano di buona salute. Fa il governo lo stesso — e tra due anni siamo da capo perche' non riesce a fare altro che litigare con i suoi e con quegli altri.
3) Quel signore vince alla Camera, ma al Senato, tra UDC, Arcobaleni, Piddi', senatori a vita, eletti all'estero ecc. ecc., e' proprio in minoranza. Traccheggia qui, traccheggia la' — si fa un governone con tutti dentro — o un governicchio che cerca di accontentare tutti. Con il personale politico di cui disponiamo, ci sara' da divertirsi. Soprattutto in tema di diritti civili, visto che le forze non veterocattoliche saranno in assoluta minoranza nel governo.
4) Quel signore ne combina una piu' grossa delle altre da qui a venerdi' notte, un po' di gente decide di non votarlo e non lui non vince nemmeno alla Camera. Veltroni si trova a gestire un premio di maggioranza di cui non sa bene che cosa fare e un Senato in cui non ha comunque i numeri. O fa Prodi bis — e finisce come al punto 2) a parti invertite; o fa l'accordone con la destra e finisce come al punto 3); o fa l'accordo con Casini (sempre che i numeri ci siano) e finiamo tutti col cilicio; o fa l'accordo con Bertinotti (anche qui, numeri permettendo) e si torna a votare dopo sei mesi perche' litigano su tutto.
Fate un po' voi, ma io non vedo alternative a questi esiti — e nessuno mi pare auspicabile, ma nemmeno potabile.

Per di piu' io abito nella circoscrizione Piemonte 2, dove gli esiti sono scontati: alla Camera vince comunque il PdL, al Senato pure e l'Arcobaleno non arriva all'8%. Grazie al meccanismo dei premi di maggioranza, delle soglie di sbarramento e della mancanza di preferenze, il mio voto, qualunque esso sia, e' del tutto irrilevante. Non sposta nemmeno un capello dell'ultimo degli eletti. Conta meno di una telefonata notturna all'ineffabile sindaco di Varallo.

Vi pare che ci siano molti motivi per appassionarsi a questa campagna elettorale? poi alla fine a votare ci andro' lo stesso — sempre che trovi qualcuno di decente da votare.
A questo proposito segnalo una bella iniziativa dell'ASSOLI (ASsociazione SOftware LIbero), che sta cercando di sensibilizzare i candidati e gli elettori sui temi del software libero.

vota per il software libero! (banner)

Io personalmente ho aderito — e ho sempre pensato che quello della liberta' della conoscenza sia un tema importante su cui vagliare le posizioni delle forze politiche. Potrebbe essere un buon criterio per decidere chi votare. Ma in Piemonte 2 finora hanno aderito alla Camera solo due tre candidati; al Senato *nessuno* uno solo.

P. S. E comunque sia — a costo di rifare tutto questo lavoro e alla fine di mettere nella scheda una fetta di prosciutto — non votero' un astensionista.


Domenica, 6 Aprile 2008
Ma lo stipendio lo prende intero?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:06 pm

Ve lo ricordate l'ineffabile Sindaco di Varallo Sesia, quello che campeggiava sbilenco dai suoi manifesti dicendo "Ciao" ai suoi elettori e assicurando che avrebbe risposto al telefono a qualunque ora?

Beh, ora campeggia sbilenco da nuovi manifesti, in cui assicura che anche da Roma continuera' a fare il Sindaco, quattro giorni in Valsesia e tre giorni a Roma. Perche' il suo partito lo ha candidato alla Camera nella circoscrizione Piemonte 2, al terzo posto, dietro un leader nazionale e un altro big — in pratica sicuro del posto.
Quasi quasi stanotte gli telefono per fargli le congratulazioni.


Martedì, 4 Marzo 2008
Quasi ci si vergogna
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:41 am

brechtianamente, a parlare di alberi come facevo, ignaro, poche ore fa — mentre la strage continua. Altri quattro cinque morti sul lavoro oggi. Dall'inizio dell'anno — ho gia' perso il conto, e basterebbe questo ad agghiacciare — sono piu' di una cinquantina settanta (l'elenco degli incidenti di gennaio e febbraio qui). Uno al giorno, dice Repubblica — e arrotonda per difetto. E la campagna elettorale parla d'altro.


Venerdì, 29 Febbraio 2008
In nero contro le morti bianche
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 12:46 pm


Sabato, 23 Febbraio 2008
Una voglia passeggera
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:50 am

Quasi niente del PD e di come sta nascendo mi piace. Pero' devo ammettere che Veltroni un po' di cose buone in questi giorni le sta facendo — e sta guadagnando qualche punticino nella mia personale classifica elettorale: aver cacciato De Mita, per esempio; aver imbarcato la Bonino e Veronesi, che costituiscono un minimo di garanzia sulle scelte di laicita' del partito; aver riproposto il tema delle "liste pulite" (purche' poi lo pratichi con coerenza); aver promosso un po' di candidature fuori dal ceto politico in posizioni importanti. Ecco, quasi quasi mi viene voglia di votarlo. Poi parla la Binetti — e la voglia mi passa subito.

P. S. La volta scorsa avevo scritto su quanto era faticoso votare: non avevo ancora visto nulla.


Venerdì, 15 Febbraio 2008
Recusatio
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Di(ver)s(e)abilita' — Scritto dal Ratto alle 2:59 pm

Stavo per scrivere un post sull'infame titolo di prima pagina del Foglio di oggi. Spiegando che, come papa' di un bambino disabile mi sento *personalmente* offeso e avvilito da un titolo del genere — e che non ho parole abbastanza dure per condannare questa vera e propria guerra contro le donne e contro la sofferenza di chi si trova a dover fare una scelta cosi' estrema, se mettere o no al mondo un figlio in condizioni tanto difficili.
Poi mi sono detto che e' fiato sprecato. Chi ha un barlume di decenza umana, sa di che parlo — e non ha bisogno di me per schifarsi. Gli altri vanno d'accordo con Ferrara.

No, i link non li metto. Questo blog non linka schifezze.


Martedì, 12 Febbraio 2008
Attendiamo la levata di scudi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 10:35 am

dei garantisti liberali e dei tutori cattolici e non del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale:
Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha chiesto la pena di morte per sei detenuti di Guantanamo*, accusati e a quanto pare rei confessi di aver organizzato l'attentato dell'11 settembre.
Le confessioni sono state estorte inizialmente con metodi che lo stesso sistema giudiziario militare americano considera equivalenti alla tortura; soltanto in un secondo tempo dichiarazioni analoghe sarebbero state ottenute senza ricorso a metodi coercitivi.
Gli accusati non conoscono ancora i capi d'accusa, che verranno resi noti soltanto al momento dell'inizio del processo, e i loro difensori (militari) non avranno un accesso illimitato alle prove a carico. Il tribunale militare potra' ammettere testimonianze basate sul sentito dire o informazioni ottenute attraverso coercizione o tortura, purche' il tribunale stesso le dichiari attendibili.
Non commento perche' mi pare che la notizia si commenti da sola.

Documentazione qui*. Qui* le regole che governano il tribunale speciale militare di fronte al quale compariranno i sei accusati.

* Link accessibili agli utenti registrati — sorry.


Domenica, 3 Febbraio 2008
Paraculi democratici
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:04 pm

Mi pare di aver capito che nello statuto del PD, approvato ieri, siano previste le primarie per la scelta dei candidati al Parlamento. Tuttavia "in caso di interruzione anticipata della XV legislatura - si leggerebbe nelle norme transitorie dello statuto - che impedisca l’adozione del regolamento quadro (per le primarie) la selezione dei candidati è interamente disciplinata dal regolamento approvato dal coordinamento nazionale". Quindi primarie si', ma dalla prossima volta; adesso scelgono ancora lorsignori, nelle segrete stanze.
Se e' vero (e per ora non ho gli elementi per verificarlo), a me sembra una gran bella paraculata.


Giovedì, 31 Gennaio 2008
Sono un Qualunquista
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:34 am

Me l'ero perso, Antonio Albanese - Cetto LaQualunque che scoppia in lacrime, dicendo "Hanno vinto loro" alla fine del suo pezzo di sabato scorso da Fazio. Ecco, io credo che quel minuto e mezzo finale sia il commento migliore, il piu' vero — e a modo suo il piu' triste di quel che e' successo in queste giornate.


Pero' siccome sono un qualunquista ostinato, vi racconto anche che il 1 e il 2 febbraio ci sara' la sessione finale della Commissione Statuto del Partito Democratico e che in quella sede si giocano le ultime possibilita' che le primarie per le liste elettorali siano previste appunto nello Statuto del PD. Qui c'e' la lista dei componenti della Commissione: se ne conoscete qualcuno — e se credete che le primarie possano rendere meno inutile il voto — scrivetegli e diteglielo.

Tecnicamente, nella seduta della Commissione si discutono e si votano emendamenti al testo base dello Statuto; quelli relativi alle primarie sono all'art. 18 e li trovate alle pagine 29 e seguenti di questo documento.


Lunedì, 28 Gennaio 2008
Una domandina facile facile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:13 pm

da cui dipende una parte significativa dei miei futuri orientamenti elettorali.

Premessa: tutti dicono che la legge elettorale e' una porcata da un lato perche' non garantisce la governabilita', dall'altro perche' con il meccanismo delle liste bloccate ha tolto ogni vero potere di scelta agli elettori, mettendolo interamente nelle mani degli organismi dirigenti dei partiti. Ora, il primo problema non e' risolvibile senza la riforma — che sembra improbabile si riesca a fare; il secondo forse non e' irrimediabile a legge invariata.
Domandina: se la legge elettorale non cambia e si va al voto da qui a qualche mese, quali partiti si impegnano a scegliere *tutti* i loro candidati con le primarie, in maniera trasparente?

Non e' mica difficile fare un regolamento per le primarie in dieci giorni. Secondo me questi sono i punti essenziali, se si vuol scendere nel tecnico:
- primarie di circoscrizione;
- voto limitato (ogni elettore puo' indicare un numero di preferenze pari al massimo a un quarto o a un quinto, arrotondato per difetto, dei posti in lista), in modo da permettere alle varie aree di ogni partito di non esssere schiacciate;
- entrano in lista i candidati piu' votati, in ordine di numero di voti ricevuti;
- opzionalmente, ma sarebbe una cosa assai bella, il 50% dei posti in lista, in rigida alternanza di genere, potrebbe essere riservato a candidate;
- le candidature multiple sono permesse dalla legge e niente impedisce di presentare un leader nazionale alle primarie in piu' circoscrizioni: ma pure loro vadano alle primarie. Se poi si ponesse un limite a questo malcostume, meglio ancora.

Si', si' — lo so — non succedera' mai. Ne sono del tutto consapevole. Ma sognare costa poco…


Sabato, 26 Gennaio 2008
La politica del red paper clip
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:05 am

A pensarci bene, a me la carriera politica di Mastella ricorda un po' la storia di Kyle McDonald, il tizio che partendo da un fermaglio rosso (one red paper clip, appunto) e' arrivato a furia di scambi a ottenere una casa, sia pure in Saskatchewan, sia pure in via temporanea. Mi immagino Mastella, tenero bambino a San Giovanni di Ceppaloni, o dovunque sia cresciuto, che già alle elementari scambiava un fermaglio con una merenda, la merenda con un temino, e il temino con una macchinina, e la macchinina con un giro in bicicletta ecc. ecc. Da grande ha cominicato a scambiare favori sempre piu' importanti per tutto il Sannio, finche' scambiando scambiando, ha ottenuto 400.000 voti e con quelli un ministero. Ora dobbiamo solo vedere che cosa scambiera' con la caduta di Prodi. Magari fosse una casa nel Saskatchewan.


Venerdì, 25 Gennaio 2008
Considerazioni sconclusionate sulla crisi di governo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:36 pm

Io non so se Prodi abbia fatto bene ad andare fino in fondo in una battaglia persa come quella della fiducia al Senato. Non so se abbia fatto bene per l'Italia, o per la sua parte politica. Ma so che non posso non provare una simpatia profonda, umana e istituzionale (non necessariamente politica), per la coerenza e per la trasparenza di questo percorso. Si dice da anni, da quando ho memoria della politica, che le crisi di governo extraparlamentari sono un'aberrazione — che la Costituzione non le prevede, e cosi' via. Ma ogni volta che si arriva alla caduta di un governo si cerca di evitare il passaggio parlamentare. Personalmente sono contento che questa volta non sia andata cosi' — che ognuno si sia dovuto prendere una responsabilita' visibile e chiara del voto che ha espresso — e del modo in cui ha utilizzato la delega ricevuta dagli elettori. Dove non c'e' vincolo di mandato, come (io credo giustamente) recita la nostra Costituzione, il contrappeso dev'essere la trasparenza che permette all'elettore di giudicare il suo eletto.
Si parla molto di riformare la Costituzione, di ritoccare le nostre istituzioni. Credo che sia indispensabile: ma prima di poterlo fare, bisognerebbe cominciare a rispettarle, le istituzioni. Ecco, per dirla in due parole, io ho l'impressione che ci sia un disperato bisogno di intransigenza e di radicalismo istituzionale, oggi in Italia — ed e' una merce politica che nessuno e' disposto a mettere sul mercato. Ci ha provato Prodi, almeno a intermittenza. Ce ne siamo sbarazzati.

Una nota privata: quando l'avventura prodiana e' cominciata, mia figlia maggiore aveva pochi mesi. Ora e' in terza media. Per uno come me, che ha mangiato pane e politica per praticamente tutta la vita, la sensazione di queste ore e' un intreccio inestricabile e piuttosto doloroso di personale e politico, di ricordi famigliari e di vicende pubbliche — la sensazione che un pezzo di vita — mia e di questo Paese — sia arrivata a una non invidiabile fine. Lo so, e' un sentimento arruffato e probabilmente impossibile da comunicare decentemente, ma tant'e': in fondo questo e' un blog, mica l'articolo di fondo del Corrierone.

A margine del margine: questa volta se lo dovranno cercare — e sudare — il mio voto. Tutti quanti. La fiducia a priori e' finita. E anche la paura di Berlusconi: tanto vince comunque — e quindi posso permettermi almeno di non votare turandomi il naso.


E anche oggi un morto sul lavoro. A Bolzano. Io la penso esattamente come Sauro di Piccolo Blues (via Pensieri Spettinati).



Martedì, 22 Gennaio 2008
Il programma elettorale di Forza Chiesa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 11:44 am

Se e' vero quel che si sostiene sulla Stampa di oggi, e cioe' che Oltretevere si sapeva da sabato scorso che il Governo sarebbe caduto, a maggior ragione il discorso del Cardinal Bagnasco alla CEI suona come il programma politico della Chiesa cattolica per le prossime elezioni. Mancando di un partito cattolico capace della maggioranza relativa, nella miglior tradizione ruiniana Bagnasco porta la Chiesa italiana direttamente nell'agone, dettando ai politici la linea.


Qui non si vorrebbe, ma si condivide il tono e lo sconforto di Ilvo Diamanti su Repubblica di oggi



Domenica, 20 Gennaio 2008
Ma che razza di paese e' mai questo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:51 pm

(volevo scrivere una scalfarata domenicale, ma l'originale verte oggi sugli stessi argomenti che avevo in mente io — e ovviamente le scalfarate di Scalfari sono meglio delle mie — quindi lascio soltanto il titolo e il post-scriptum)

Venerdi' ci sono stati altri quattro morti sul lavoro. Oggi, domenica, un altro altri tre*. In un anno, mediamente, sono 1300 — un numero che non si riduce significativamente da anni. Significa quasi sei vittime per ogni giorno lavorativo. Un morto ogni diciassettemila occupati l'anno; ma, dato che non ci sono praticamente morti sul lavoro nel settore dei servizi, l'incidenza vera e' di uno su settemila nei settori dell'industria, dell'artigianato e dell'agricoltura.
E di che si discute in questo cavolo di paese? Di che si occupano i politici e di che si occupano gli strenui difensori cattolici della vita? Di che parla il sindacato? Dobbiamo davvero pensare che chi lascia la pelle sul lavoro e', come diceva ieri Gad Lerner, un morto di serie B. Quel che conta e' ben altro — e' se il Papa ha o meno parlato all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza.

* fonte: GR1 delle 8.00, lunedi' 21 gennaio.


Mercoledì, 16 Gennaio 2008
Superior stabat lupus (bis)
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 9:49 pm

Sulla vicenda del Papa alla Sapienza la penso esattamente come Floria, per cui non aggiungo altro al suo bel post. Ma che la Chiesa si atteggi a vittima dell'intolleranza anticlericale oggi in Italia — e che la signora Mastella attribuisca i suoi arresti domiciliari a un clima di persecuzione anticattolica, e' talmente grottesco da far impallidire perfino il cinismo di Fedro:

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.

Pero' almeno Fedro se la prendeva con il lupo. Il TG 1 di stasera era piu' o meno un plotone d'esecuzione contro gli agnelli. E visto che sono in vena di esibire la mia residua cultura latina, quid est Catulle, quid moraris emori?

Per altro, mi accorgo che questo titolo a un post l'avevo gia' dato: evidentemente in questo paese e' di moda prevaricare e passare da vittime.


Sabato, 12 Gennaio 2008
A che titolo?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:15 pm

Giuliano Ferrara, che non mi risulta avere aderito in alcuna misura al PD, si e' presentato alla riunione della commissione incaricata di redigere il manifesto del partito. Anche se la riunione era ufficialmente aperta ai soli componenti della commissione, gli e' stato permesso di partecipare e — a quanto pare — gli e' stato dato diritto di parola.
La prossima volta ci vado anche io, che almeno alle primarie del PD ho votato e ho firmato l'adesione al partito, alla riunione della commissione. E se non mi fanno entrare, giuro che faccio un casino. E magari sarebbe carino che fossimo in tanti, ad andarci per dire la nostra — e a fare casino.


Sulla Stampa di oggi due articoli che condivido pienamente: quello di Barenghi (L'ammaina bandiera dell'Ulivo) e quello di Tornabuoni (Trent'anni di cinismo sull'aborto). Che la buona vecchia cara Busiarda stia diventando un pericoloso foglio sovversivo?



Trenta milioni di euro per il software libero nella PA: ho firmato anche io una lettera per chiedere come vengono spesi.



Mercoledì, 9 Gennaio 2008
Io mi preoccupo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 11:46 am

quando leggo che Veltroni apre al dibattito con Ferrara sulla legge 194. Non si puo' dialogare con chi mette sullo stesso piano il boia e una donna che decide di interrompere una gravidanza — non c'e' niente da discutere finche' la posizione di partenza e' quella.


(via Haramlik)



Questo post a proposito della moratoria sull'aborto mi pare pieno di buon senso. Ma forse il buon senso non e' di moda tra i teo-qualcosa italiani.



Venerdì, 4 Gennaio 2008
Dovere riparlare di aborto, nel 2008
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 12:18 pm

Lia racconta una storia di aborto — e credo che perfino Ruini capirebbe perche' "non e' il caso di rompere le palle. Davvero". Se avesse voglia di ascoltare, per una volta, invece di predicare.


Mercoledì, 2 Gennaio 2008
A line in the sand
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 9:10 pm

L'attacco alla 194 portato avanti da Bondi e' particolarmente subdolo, perche' non mira all'abrogazione, che susciterebbe certo un notevole putiferio, ma sostanzialmente alla sospensione dell'efficacia della legge — e quindi all'impossibilita' de facto di praticare aborti legalmente nelle strutture pubbliche.
Ecco, questa e' una di quelle situazioni in cui e' proprio semplice decidere da che parte stare — se con i bacchettoni cattolici o con le donne. Io sto con le donne. E se per caso qualche sapiente equilibrista del PD fosse tentato di dire "vediamo, forse, dialoghiamo, capiamo" — sappia che il mio voto se l'e' giocato — e questa volta per sempre.

Titollo ha detto piu' o meno le stesse cose ieri — forse dovremmo montare una campagna, su questo punto.


La mia storia personale e' in parte diversa dalla sua, ma oggi come oggi mi sento piu' o meno come Bloggoanchio.



Lunedì, 3 Dicembre 2007
Tu chiamale, se vuoi, votazioni
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

Chavez ha perso il referendum e ha accettato il risultato del voto. Putin ha vinto le elezioni piu' truccate della storia della Russia post-sovietica. Pero' il primo e' un nemico della democrazia, il secondo e' un affidabile partner dell'Occidente democratico. Mah…
Tre milioni di cittadini hanno partecipato - tra sabato e domenica - al referendum sul nome del nuovo partito di Berlusconi. Gia' ieri sera, in tempo reale, con i gazebo ancora aperti, il Basso (l'avevo detto, no?) annunciava il risultato definitivo della consultazione. Mah…


Lunedì, 19 Novembre 2007
Pro domo…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:30 pm

Secondo il TG1 di questa sera Berlusconi avrebbe dichiarato che nel nuovo partito delle liberta' tutto sara' deciso dal bassoBasso.


Mercoledì, 7 Novembre 2007
Smemorati
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:55 am

E' difficile sfuggire alla sensazione che questo paese abbia qualche serio problema di memoria storica, quando si leggono, nella stessa giornata notizie come questa, questa e quest'altra.


Sabato, 13 Ottobre 2007
La macchina di famiglia e il Partito Democratico
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:29 pm

Un paio d'anni fa — come vetturetta di famiglia, da affiancare alla sventurata auto aziendale — ci siamo comprati una Polo. Modello base, grigio metallizzato. Solida ("Bella forte", diceva la pubblicita': io l'ho sempre trovata piu' forte che bella), spartana, senza accessori inutili (ma perfino senza alcuni di quelli utili). Una di quelle macchine che non ti fanno sognare, non ti colmano di entusiasmo, le trovi perfino un po' sgraziate a dire il vero. Ma che fa quel che deve fare, te ne fidi, ti porta dove vuoi senza far tante storie. Per tutte queste caratteristiche — e visto che e' pure targata DC — le si e' appiccicato il soprannome di Rosy — pensando ovviamente alla Bindi dell'epoca: tacco basso, capello corto, look spartanissimo — panzerdemocristiano.
Beh, alla fin fine sono le caratteristiche per cui domani io la Bindi la voto pure come segretario del PD.
(a parte: il post di Leonardo sull'argomento e' praticamente perfetto)


Lunedì, 8 Ottobre 2007
Qualcosa di sinistra (era ora)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:57 am

"Le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute". Lo dice uno degli uomini meno di sinistra del governo — e io applaudo entusiasta. Avrei proposto volentieri la ola, ma mi sa che fare la ola da solo non e' un bello spettacolo.


Venerdì, 28 Settembre 2007
Birmania
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 12:02 am

Non so se ho qualcosa di rosso da mettere — e non so nemmeno quanto serve — ma non me la sento di non far niente. E allora vesto di rosso il blog.


Martedì, 18 Settembre 2007
E ri-era meglio se stava zitto
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:37 pm

"La scuola da sola non può garantire insegnanti di sostegno e operatori per il sostegno materiale, il cui impiego non compete al Ministero". E' questa la risposta che il ministro [Fioroni] ha dato ai genitori dei bambini disabili che hanno protestato davanti al palco.
"L' errore di fondo - secondo Fioroni - "è quello di considerare l' insegnante di sostegno, che è un supporto degli insegnanti ordinari, anche un assistente sociale ed un educatore". Tali compiti vanno invece "affidati ad altre figure professionali", che debbono essere reclutati dalle scuole "grazie all'impegno congiunto degli enti locali".

(da Repubblica)


Lunedì, 17 Settembre 2007
I soldi ci sono, signor Ministro
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:13 pm

Nel frattempo emerge che nelle casse dello Stato stanno entrando otto miliardi di euro in piu' di quanto preventivato.
Mi pare di ricordare che nel programma dell'Unione ci fossero scritte, tra le altre, queste due cose qui (pag. 225 sgg.):

Il futuro dell’Italia parte da qui: la società e le famiglie devono investire nella scuola, che sarà chiamata ad una maggiore responsabilità. Combatteremo così l’impoverimento culturale, l’analfabetismo di ritorno, il fallimento formativo, la dispersione scolastica.

La scuola può essere per gli studenti anche luogo di integrazione, dove vengono valorizzate le differenze e rifiutate le discriminazioni e i pregiudizi. In questo senso, noi crediamo indispensabile anche potenziare la qualità dell'integrazione scolastica delle persone con disabilità, garantendo personale specializzato e adeguati servizi territoriali, al fine di rimuovere ogni barriera architettonica, percettiva e culturale al pieno esercizio del diritto allo studio degli studenti con disabilità.
Investire sui giovani è la scelta della nuova Italia.

E allora, riprendendo e rilanciando le cose che dicevo indossando i panni del Ministro della Pubblica Istruzione, perche' non destinare un ottavo di quella somma — un miliardo di euro tondo tondo — proprio alla scuola? E di questo miliardo — non ha forse senso destinarne una fetta consistente (per esempio un terzo, cioe' i 330 Mln di cui scrivevo) a una serie di interventi significativi a favore dell'integrazione dei disabili nella scuola?
Non si dica che non ci sono le risorse. Se non si fara' nulla — e si preferira' tagliare l'ICI o altre tasse — sara' una scelta ben precisa. Di cui il ministro vero e tutta la maggioranza che lo sostiene porteranno la responsabilita' di fronte ai nostri figli.


Domenica, 16 Settembre 2007
Fantapolitica
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 2:02 am

Torno sulla lettera del ministro Fioroni, perche' l'incazzatura non mi e' passata. E siccome non mi piace criticare e basta, provo a far finta di essere io il ministro e di rispondere come credo che un ministro dovrebbe rispondere. Senza vendere sogni, ma con ipotesi concrete. Senza gettare fango sulle istituzioni e senza smentire le scelte fatte, ma proponendo soluzioni graduali per uscire dal problema. La risposta *politica* di un ministro: non quella di un rivoluzionario o di un visionario, ma nemmeno quella di un cialtrone ipocrita.
Ovviamente le misure che propongo possono essere tutte sbagliate — e si puo' discutere su tutto. Ma il mio e' un semplice esercizio retorico per far capire che tipo di atteggiamento mi aspetterei da chi ha responsabilita' di governo.

Cara signora xxx,
la sua lettera non mi ha sorpreso, purtroppo, perche' sono consapevole che la scuola italiana non e' stata in grado di fare abbastanza per i suoi alunni diversamente abili. Le ragioni sono molte e vanno dalla carenza di fondi e di strutture alla scarsa cultura dell'integrazione che ancora permane in alcune parti del nostro sistema educativo. Come ministro ho assunto personalmente decisioni che non hanno aiutato a migliorare questa situazione, perche' costretto dall'esigenza di ridurre in breve tempo le spese del mio Ministero. Sono state scelte dolorose di cui non si puo' andare fieri, ma che hanno avuto una precisa necessita' di bilancio.
Ritengo tuttavia che la scuola italiana, che ha fatto la scelta coraggiosa di integrare gli alunni disabili nelle classi e di non tenerli separati dai loro compagni, abbia in se' un'eccellenza di modello che deve essere sostenuta da interventi e risorse adeguati. Non posso promettere che nei prossimi anni ci sara', come pure riterrei auspicabile, un insegnante di sostegno per ogni alunno disabile che ne ha necessita': si tratterebbe di piu' di sessantamila nuovi docenti con un costo annuo per la Pubblica Amministrazione di circa due miliardi e mezzo di euro, una cifra che non e' compatibile con le condizioni economiche del Paese. Tuttavia posso promettere che la mia azione di governo puntera' ad invertire la tendenza ed a garantire la crescita di risorse reali per la scuola, con particolare attenzione a tutte le misure che — a norma della nostra Costituzione — contribuiscono a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Per essere concreto, Le illustro alcune misure che il mio Ministero adottera' a partire dal prossimo anno scolastico 2008-2009:
1. Aumento del 5% dei posti di insegnanti di sostegno (costo stimato: 160 Mln). E' poco, ma e' oggettivamente difficile fare di piu' in un anno e l'obiettivo e' di iniziare un trend che dovra' continuare negli anni a venire.
2. Creazione di un fondo speciale per l'integrazione degli alunni disabili, che sara' distribuito per iniziative legate all'autonomia scolastica e finalizzate a migliorare i servizi per gli alunni portatori di handicap. Tale fondo avra' una dotazione di 2000 euro per alunno disabile (costo stimato: 340 Mln).
3. Attivazione di percorsi di formazione sull'integrazione dei disabili (mirati alle situazioni concrete) per 10.000 docenti delle scuole di ogni ordine e grado (costo stimato 10 Mln).
Come vede, queste iniziative avranno un costo molto rilevante, che la comunita' nazionale dovra' coprire adeguatamente.
A tal fine intendo proporre l'istituzione di un contributo obbligatorio per l'integrazione a carico delle famiglie, nella misura media di 20 euro per alunno delle scuole di ogni ordine e grado. So che si tratta di una mossa impopolare — ma le somme richieste ad ogni famiglia sarebbero oggettivamente esigue (e distribuite progressivamente in base al reddito) e d'altronde la massa finanziaria raccolta (circa 180 Mln) costituirebbe un elemento importante per rendere realizzabili i progetti che ho esposto sopra.
Resterebbero da finanziare comunque circa 330 Mln di euro, che possono essere reperiti o reindirizzando il 5% della quota del cosiddetto "tesoretto fiscale" destinata alla spesa sociale o in Finanziaria 2008 rinviando e/o limando le ipotesi di riduzione dell'ICI e di altre imposte. So che anche in questo caso si tratterebbe di una misura impopolare, ma credo che dovremmo tutti tenere a mente la citazione delle "Leggi" di Platone che abbiamo inscritto in epigrafe del DPEF 2008-2011 e che ispira le linee di azione del nostro governo:

E' difficile innanzitutto sapere che e' necessario per un'autentica arte politica prendersi cura non dell'interesse privato, ma di quello pubblico - infatti l'interesse comune lega insieme le citta', quello privato le dilania -, e capire che l'interesse comune, se e' ben stabilito, e' utile tanto all'interesse comune quanto a quello privato, ad ambedue in sostanza, molto piu' di quello privato.

So che le misure che qui ho tratteggiato non saranno sufficienti a risolvere a livello di sistema i problemi che Lei ha indicato nella sua lettera. Credo tuttavia che potra' convenire con me che sono un insieme di provvedimenti importante e tale da dare un segnale della volonta' della scuola italiana di essere all'altezza della scommessa impegnativa dell'integrazione, che e' una prassi di assoluta eccellenza mondiale e che e' intenzione del Governo sostenere con tutti i mezzi disponibili.
So anche di poter contare sull'attenzione e sulla collaborazione di tutti i docenti e di tutti i genitori che — come Lei — sono impegnati nel duro ed esaltante compito di far crescere bene i nostri ragazzi, disabili o no.
Cordialmente,
Il Ministro della Pubblica Istruzione

A margine un po' di fonti:
Statistiche sulla popolazione scolastica
Statistiche sulla disabilita' nella scuola e sul numero di insegnanti di sostegno
DPEF 2008-2011


Sabato, 15 Settembre 2007
Era meglio se stava zitto
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Di(ver)s(e)abilita' — Scritto dal Ratto alle 2:16 pm

Il ministro Fioroni risponde alla lettera della mamma che citavamo qui:

I bambini diversamente abili hanno diritto ad avere un loro progetto su misura, adatto a ciascuno a seconda del problema, un percorso individualizzato che vada anche oltre la scuola. L'insegnante di sostegno, secondo quanto prevede la legge, viene assegnato alla scuola come sostegno agli altri insegnanti curricolari ed è la scuola, insieme al territorio, che deve mettere in atto tutte le risorse per realizzare a pieno l'integrazione. Ma è un'azione che deve vedere coinvolti tutti i docenti della classe e le altre figure professionali specialistiche che devono essere assicurate anche da enti locali, Asl e dal territorio in un lavoro comune e condiviso, senza lasciare da sola la scuola.

Peccato che la scuola debba fare i conti con finanziamenti sempre piu' esigui per l'autonomia scolastica — e quindi si trovi praticamente senza risorse per intervenire. Gli Enti Locali — a loro volta — stanno tagliando i bilanci, spesso a partire dall'assistenza ad anziani e disabili. Delle ASL e delle loro difficolta' abbiamo gia' parlato qui. Percio' tutto finisce per essere affidato alla buona volonta' delle persone, alla loro capacita' di trovare espedienti tra le pieghe del sistema (rimando al post di Lia, su questo punto — ma e' anche la mia personale esperienza, da insegnante prima, da genitore adesso).
Ma soprattutto, quel che colpisce e' la totale vaghezza della risposta del ministro. Non c'e' un impegno, non c'e' una cifra, non c'e' una data. Non c'e' uno straccio di progetto, di programmazione di interventi. Insomma non c'e' nemmeno un tentativo di *governo* del problema. E' l'equivalente di una pacca sulla spalla, accompagnata da un "Andra' tutto bene". Se rispondessi cosi' io, alla lettera della mamma di Luca, sarebbe forse comprensibile — e comunque condiscendente e fastidioso. Ma che risponda cosi' il ministro competente, la persona istituzionalmente responsabile di risolvere il problema, e' semplicemente una presa per i fondelli.

P. S. Come scrive genialmente Sotto l'ombra degli olmi, solo chiacchiere e distintivo. Grazie ad Uyulala che ci ha segnalato il post (e il blog).

Il thread prosegue qui.


Siamo appena tornati dall'ospedale, noi stremati molto piu' di lui. Il tempo di entrare in rete e leggiamo questa lettera: non e' un buon rientro, nemmeno per noi che il sostegno quest'anno non l'avremmo comunque.



Sabato, 25 Agosto 2007
Montezemolo, le tasse e nostro figlio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, It, Di(ver)s(e)abilita' — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

A me 'sta storia che si pagano troppe tasse e che si deve ridurre la spesa pubblica per diminuire la pressione fiscale sta francamente sulle scatole. Intanto perche' pago tutte le mie tasse fino all'ultimo centesimo e mi pare di sopravvivere — mentre a occhio quelli che si lamentano di piu' pagano in proporzione meno di me — o evadono proprio. E allora fiuto la fregatura.
E poi perche' mi piacerebbe proprio tanto — ma tanto tanto, dico — andare alla scuola materna di Enrico e poter dire che mio figlio e' autistico e ha bisogno, *assoluto* bisogno di un insegnante di sostegno che lo segua personalmente — e non sentirmi rispondere che almeno per quest'anno non c'e' nulla da fare — e che nella migliore delle ipotesi si potrebbe dirottare qualche ora dell'insegnante che segue un altro alunno disabile — mettendo in competizione due famiglie e due bambini per l'accesso a un servizio essenziale. E per l'anno venturo si vedra', se ci saranno le disponibilita' di personale e di fondi.
E mi piacerebbe non sentirmi dire all'ASL che psicomotricisti e logopedisti, il cui intervento e' indispensabile per la terapia di nostro figlio, hanno dei contratti temporanei — e che quindi non ci sono sempre e non se ne garantisce la stabilita'. Certo, cosi' la Sanita' riduce le spese. Ma la continuita' e l'unitarieta' della terapia rischiano di essere compromesse dalla scadenza di un contratto. In alternativa — potremmo pagarci di tasca nostra i terapisti, scegliendoceli e avendo una certa sicurezza di non perderli per strada — e siamo fortunati perche' abbiamo (per ora) le risorse per poterci pensare e le relazioni per trovare le persone competenti. Chi non e' nelle nostre condizioni e dipende esclusivamente dal pubblico deve solo sperare che vada tutto bene.
Quindi — sinceramente — preferirei pagare *piu'* tasse — e poter contare fino in fondo su un servizio pubblico che garantisce livelli di assistenza adeguati — piuttosto che trovarmi in tasca cento euro di piu' a fine mese e dover combattere da solo. Ma i vari Montezemolo questo problema non ce l'hanno: se hanno un'unghia incarnita vanno a farsi operare in America. A pagamento, perche' li' la sanita' pubblica l'hanno tagliata per davvero — e con risultati che fanno sembrare l'Italia il paradiso.

P. S. Sia ben chiaro: sia a scuola che all'ASL tutte le persone che abbiamo incontrato lavorano con dedizione e sensibilita' — e si fanno carico di nostro figlio nel migliore dei modi possibili — cercando di girare intorno ai limiti dell'istituzione. E' l'istituzione che non ha le risorse e l'organizzazione per far fronte.
P. P. S. Certo, non voglio dire che tutti i nostri soldi siano spesi *bene*. Certamente si puo' spendere meglio — ma non sono sicuro che abbia senso spendere *meno*.


Giovedì, 23 Agosto 2007
Senza entusiasmo, ma avrei scelto Rosy
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:45 pm

Qui si ha ben altro a cui pensare — e le vicende della politica sembrano di una irrilevanza stellare, in questo momento — ma personalmente, a conti fatti e dopo molti dubbi, credo che alle primarie del PD andro' a votare — e votero' per Rosy Bindi, nonostante tutto.
Nonostante io sia diessino. Nonostante Enrico Letta sia un caro amico e per molti versi rappresenti un modo di fare politica che mi e' piu' vicino (poca emotivita', tanta competenza; pochi punti esclamativi, tanti ragionamenti; poco subito, tanto futuro). Nonostante la Bindi sia una cattolica di ferro, razza di cui diffido. Nonostante molti politici di cui ho stima sostengano Veltroni (Chiamparino in testa).
Perche' mi pare che
- sia largamente l'ora di avere una donna in posizione di leadership;
- la Bindi, con tutto il suo essere cattolica, sia la sola ad aver posto la questione della laicita' al centro della sua campagna;
- la sua visione del Partito Democratico sia — tra le tre che possono contare politicamente in questa competizione — la piu' "alternativa" all'accordo tra segreterie che rischia di consegnarci un nuovo partito vecchio.


Mercoledì, 13 Giugno 2007
Post scriptum
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:39 am

Il presidente del comitato promotore del referendum elettorale scrive, in un appello pubblicato sul loro sito: "L’Italia si merita ben altro e anche noi ci meritiamo un’altra Italia."
Peccato che nello stesso comitato promotore sieda anche Gustavo Selva — e nessuno gli abbia chiesto di andarsene, magari in ambulanza per fare piu' in fretta.
Io non so se l'Italia si merita ben altro — ma chi si accompagna a Gustavo Selva non puo' meritarsi niente di meglio di lui.


Martedì, 12 Giugno 2007
Facciamo finta
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:47 am

Gustavo Selva, dopo aver fatto finta di star male per farsi portare in ambulanza a una trasmissione RAI, ora fa finta di essere un galantuomo che non vuole "far ricadere sulla più alta rappresentanza parlamentare della nazione italiana, quale è il Senato della Repubblica, le" sue "eventuali* colpe politiche e i" suoi "possibili* errori" e fa finta di dimettersi da senatore. Peccato che sia tradizione del Senato respingere le dimissioni dei suoi membri alla prima votazione e che Selva abbia gia' dichiarato di rimettersi al voto dell'aula: "Lo devo anzitutto ai miei elettori della regione Veneto che mi hanno dato la dignità, la forza e il coraggio di rappresentare le loro idee nelle tre principiali istituzioni democratico-parlamentari formate dagli elettori italiani e cioè il Parlamento europeo, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Spetta ora ai senatori della Repubblica decidere se si trovano in concordanza con i miei elettori: se invece sarà no, ricercherò nuovamente, pur alla mia veneranda età, a Dio piacendo, e contrariamente a quanto mi ero fissato nel mio programma politico, la legittimazione e, soprattutto, l'idoneità etica e morale dei miei atti presso gli elettori italiani, unici e definitivi giudici di etica democratica che io riconosco."
Insomma, lui presenta le dimissioni, il Senato, come fa sempre in primo scrutinio, gliele respinge — e tutto finisce li', con un nobile gesto a costo zero e una rinnovata verginita' parlamentare. Sono perfino stanco di schifarmi.

* I corsivi sono miei, ovviamente.


Giovedì, 31 Maggio 2007
Presto o bene?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:37 pm

Le vicende del PD appassionano poco. Perfino uno come me che parla di costituzione del Partito Democratico dal 1995. O forse proprio per questo. Dodici anni sono troppi perche' le formule non ammuffiscano.
Pero' la fretta di tanti per arrivare all'assemblea entro l'estate sembra sospetta e pelosa. Ci abbiamo messo dodici anni per arrivare fin qui — non si capisce bene come possano essere tre o quattro mesi a fare la differenza.
A meno che. A meno che l'obiettivo dei frettolosi non sia quello di impedire ancora una volta che il processo di costituzione del PD sia un processo di partecipazione politica di massa. Se si va all'assemblea in un mese e mezzo, i giochi sono fatti: gli apparati di partito sono gli unici che riescono, per quanto scaciati, a mettere insieme gente e forze in cosi' poco tempo — e tutto si risolve in un gioco tra di loro.
Se invece si da' tempo da qui a ottobre, se si riapre un dibattito vero (sul manifesto, sulle grandi questioni, dalla laicita' alle liberalizzazioni, dalla previdenza all'innovazione, dalla politica internazionale all'ambiente) — si rischia di arrivare a un'assemblea *vera*, in cui non e' detto che il "popolo delle primarie" non finisca per turbare qualche equilibrio pensato con il bilancino.
Io credo che proprio per questo Prodi abbia fatto bene a battere un po' di pugni sul tavolo. Ora la palla sta a chi quel tempo conquistato deve usarlo per dare passione e contenuti — e cuori e persone — a un PD che per il momento pare un golem eterodiretto — e per colmo di sciagura pure gracile di costituzione fisica. Le cose che diceva Mercedes Bresso qualche giorno fa sulla Stampa (non trovo il link, provo a ripescarlo stasera) sul percorso da qui all'assemblea mi sono piaciute: la aspettiamo al varco.

(e per il segretario del PD, se proprio vogliamo dedicarci allo sport delle nomine: Anna Finocchiaro. Perche' e' brava, perche' e' laica, perche' e' una donna, perche' non rappresenta la gerontocrazia)*

* Dimenticavo: perche' e' siciliana — ed e' vero che c'e' in Italia una questione settentrionale, e che e' strategica, ma e' anche vero che la questione meridionale e' altrettanto strategica e non possiamo permetterci il lusso di ignorarla o di lasciarla a Mastella.


Martedì, 29 Maggio 2007
E tre!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:58 pm

Poi mi cheto e chissa' quando trovo di nuovo il tempo di scrivere qualcosa. Ma a me mi girano un po' quando sento dire, con grande faciloneria, che per risolvere la crisi della politica e ridurne i costi bisogna chiudere le Province e le Comunita' Montane. A parte il fatto che e' lo stesso atteggiamento di chi mangia un pranzo di quattro portate e poi chiede il caffe' con il dolcificante — ma a qualcuno viene in mente che esiste un problema fondamentale, in questo paese, ed e' il governo *del territorio* — che i Comuni non sono in grado di affrontare perche' sono troppo piccoli e le Regioni nemmeno perche' sono troppo grandi e perche' devono fare un mestiere diverso, che e' legiferare sulle diecimila materie su cui hanno competenza residuale?
E gia' che facciamo del populismo a buon mercato, si risparmia di piu' e si ottiene un risultato migliore per i cittadini ad abolire le Province o a dimezzare il numero dei Comuni, che sono ottomila? Per la cronaca, soltanto nella mia provincia ci sono 190 Comuni, 180 dei quali hanno meno di 5.000 abitanti — e 114 meno di 1.000. Il che significa che sono enti strutturalmente incapaci di offrire qualunque servizio degno di questo nome — se talvolta vanno al di la' della mera sopravvivenza e' perche' si sono associati nelle tanto vituperate Comunita' Montane e perche' le aborrite Province a volte riescono a fare un po' da cani da pastore.
Ma intanto gli enti inutili sono le Province e le Comunita' Montane. Non sara' che ci sono piu' sindaci e consiglieri comunali che presidenti di provincia, nel ceto politico — e che quindi e' meno doloroso tagliare li'?


Martedì, 29 Maggio 2007
I seggi e i saggi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:04 am

Al Nord il centrosinistra ha preso una legnata mica da poco. Il PD e' su percentuali da miseria nera (in Piemonte tra il 15 e il 20%, con qualche eccezione nella cintura torinese). E guarda caso tra i saggi del PD non ci sono i leader che al Nord hanno vinto: da Chiamparino, alla Bresso, a Penati, a Cacciari. Non voglio dire che la spiegazione della catastrofe sia tutta qui. Ci sono anche scelte locali disastrose sui candidati sindaci e un clima politico nazionale che non ha aiutato. Ma forse farsi dare qualche saggio consiglio da quelli che hanno tenuto l'argine — e che magari riescono pure a ricacciare indietro l'alluvione, ogni tanto — mica sarebbe cosi' sbagliato. Anche perche' prima o poi, se no, qui ci si stufa di fare i bambini olandesi che tappano la diga col ditino…


Mercoledì, 9 Maggio 2007
QED
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:24 pm

Rutelli sponsorizza la manifestazione clericale del 12 maggio. A Torino la Margherita vota con il centrodestra per mandare il gonfalone della Regione Piemonte alla stessa manifestazione clericale. Se davvero i teodem e i loro amici pensano di fare il Partito Democratico a questo modo — o si va a uno scontro durissimo — o va a finire che se lo fanno da soli. Per una volta ha ragione la Bresso, che - intervistata dalla Stampa (di carta) - commenta: "Ho accettato di partecipare ad una scommessa [la costituzione del PD, NdR] e lo faro' fino in fondo, ma sicuramente non voglio restare vittima dei fan del Family Day e di chi calpesta la laicita' delle istituzioni. Resto nel PD ma credo sia necessario che i laici si organizzino. […] I laici del PD devono organizzarsi. E poi ci si conta".
Non e' per fare quello che la sa lunga, ma io questa cosa qui l'avevo vista arrivare gia' durante i congressi dei DS e della Margherita — e perfino prima.


Barack Obama ha chiesto che i dibattiti della campagna presidenziale americana siano rilasciati sotto licenza Creative Commons.
(via Slashdot)



La discussione con Morris sull'uso del termine terrorismo continua a casa sua, qui.



Mercoledì, 2 Maggio 2007
Io sono un terrorista
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:00 pm

L'Osservatore Romano bolla come terrorismo le battute contro la Chiesa cattolica del presentatore del concertone del Primo Maggio — e si spinge anche piu' in la':

E' terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E' terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. E' vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere'.

Al di la' dell'ipocrisia compiaciuta che gronda l'articolo dell'Osservatore, semplicemente non riesco a dire quanto mi fa *ribrezzo* questa presa di posizione. Non fosse altro che perche' a usare le parole a sproposito si fa del male.
Penso ai familiari delle vittime del terrorismo — quello vero — e fossi nella Chiesa cattolica striscerei ai loro piedi a chiedere perdono per l'enormita' di questa affermazione.
Ma, se penso queste cose, evidentemente e' perche' sono un terrorista pure io.


Mercoledì, 2 Maggio 2007
(In Israele?) la politica e' allo sbando
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:30 pm

Il Presidente della Repubblica sospeso dall'incarico perche' accusato di violenza sessuale. Il Primo Ministro e il Ministro della Difesa sull'orlo delle dimissioni perche' ritenuti da un rapporto ufficiale responsabili dell'insuccesso nella guerra in Libano. Un parlamentare di opposizione accusato di intelligenza col nemico, tradimento e spionaggio e' fuggito dal paese; le accuse contro di lui sono rimaste fino ad oggi coperte da segreto.
E' deprimente vedere che la politica e' terribilmente al di sotto dei suoi compiti — e che sembra esserlo strutturalmente, non per caso o per le deficienze di qualche persona. In Israele, certo, e di fronte a emergenze particolarmente drammatiche: ma non e' solo un problema israeliano, direi. Il logoramento dei meccanismi democratici di selezione della classe dirigente mi sembra ad ogni momento piu' evidente — e sistematico.


Sabato, 28 Aprile 2007
Memorie inattuali?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:40 pm

Ora, io capisco che con la nascita del PD tutti nei DS stanno attenti a stemperare gli aspetti identitari — non sia mai si rischia di passare da comunisti — e sono anche convinto che Gramsci sia un pensatore superato. Ma ci sono cose importanti che Gramsci ha dato alla storia di questo paese, e alla storia della sinistra, e a quella del PCI. L'attenzione al pensiero e alla questione cattolica, per dirne una. Una visione della politica che supera la contrapposizione leninista tra avanguardie e massa, per dirne un'altra. A me, sommessamente, non pare poco.
E quindi trovo un po' ridicolo che i DS stiano passando il settantesimo anniversario della morte di Gramsci praticamente sotto silenzio, come se non li riguardasse. E che — non potendone proprio fare a meno — a deporre una corona di fiori sulla tomba abbiano mandato un signore e una signora Nessuno.
No — il passato e le identita' non bastano — e non devono mai essere pretesto per non andare avanti, per non ricercare accordi e posizioni comuni. Ma se il Partito Democratico ha paura di andare a mettere decentemente una corona sulla tomba di un grande uomo della sinistra italiana — allora vuol dire che e' cosi' debole e cosi' confuso da aver paura anche della propria ombra.


Giovedì, 19 Aprile 2007
No - non sono convinto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:18 pm

Lo dico con un po' di scoramento. La relazione di Piero Fassino al Congresso dei DS mi e' parsa debole su alcuni punti essenziali — e soprattutto su quello della difesa della laicita' dello Stato e sulla questione cattolica. Cito estesamente perche' cosi' non devo far la fatica di ridirlo con parole mie:

Qui sta la vera difesa della laicità. Che non consiste nella riproposizione di antichi e anacronistici steccati. Ma nella comune ricerca di un nuovo umanesimo, di un pensiero nuovo, capace di suscitare comuni, innovative risposte alle grandi questioni che interrogano l’intelligenza e la coscienza dell’umanità contemporanea.
Solo la politica capace di alimentarsi a questa ricerca comune è una politica forte, autonoma e quindi laica.
E d’altra parte il rapporto con il mondo cattolico rappresenta una delle grandi costanti della politica italiana.
E le modalità con cui il mondo cattolico ha organizzato e realizzato la sua presenza politica ha sempre segnato la storia italiana, sia quando vi è stato un partito come la Democrazia Cristiana, fondato sul presupposto storico dell’unità politica dei cattolici, e sia quando, come oggi, quel partito non c’è.
Quell’unità politica non c’è più ed è aperta davanti a noi la duplice possibilità di vedere il grande patrimonio di tensione morale e cultura politica del movimento cattolico o reinvestito in un grande progetto democratico, o invece tentato di trasformarsi nel riferimento identitario e nella base elettorale di un partito conservatore di massa.
E’ anche sulla base di questa consapevolezza che diciamo che una delle ragioni non ultime del Partito Democratico è proprio offrire un grande soggetto politico, riformista e progressista a credenti e non credenti, abbattendo definitivamente storici steccati e aprendo così una stagione nuova alla democrazia italiana.

Vorrei essere d'accordo. Ho sempre pensato che l'Ulivo prima e il PD poi dovessero — tra l'altro — servire a disinnescare definitivamente la vecchia questione cattolica che avvelena la politica italiana dai tempi di Porta Pia — e farlo abbattendo steccati e preconcetti, stabilendo un nuovo dialogo sul benessere collettivo come finalita' della politica.
Ma oggi il mondo cattolico (o almeno la sua parte piu' istituzionale) e' armato (e uso ponderatamente una parola forte) in una vera e propria crociata che ha come fine la ricattolicizzazione della societa' — e della legislazione, l'imposizione di un set di valori cattolici come etica collettiva, sostenuta dalla legge la' dove non lo e' piu' dalle coscienze.
Ecco, io una parola contro il neoclericalismo di molta parte della politica e contro la negazione della laicita' che viene dalla gerarchia della Chiesa — beh, io l'avrei proprio voluta da Fassino nel momento in cui apre il percorso del Partito Democratico. Perche' altrimenti li' dentro ci si va come agnelli fra i lupi — e rischiamo di ritrovarci imposto nel PD quel "riferimento identitario" cattolico che Fassino paventa quale bandiera di un partito conservatore di massa.


Domenica, 15 Aprile 2007
L'Italia cattiva?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 12:13 pm

Non ho tempo e non ho concentrazione, quindi butto li' solo due noterelle sullo scambio di vedute tra Sofri e D'Avanzo su Repubblica.
1) I funerali di Piergiorgio Welby. La mia sensazione e' che la cattiveria non c'entri niente qui. Se mai c'entra un altra caratteristica tipicamente italiana, quella di non pensare che i comportamenti debbano essere coerenti e conseguenti. Piergiorgio Welby ha scelto di interrompere le cure e di poter morire di fronte a una sofferenza che non riteneva piu' sopportabile per la sua dignita'. Credo che avesse ogni diritto a farlo — e sia dovuto a lui come a coloro che lo hanno aiutato il massimo rispetto. Personalmente non vorrei per me un trattamento diverso. Ma quella legittima e assolutamente dignitosa scelta di Welby e' contraria all'insegnamento della Chiesa. Lo e' su un punto non marginale, cioe' sul fatto che la vita e' cio' che Dio ha dato all'uomo ed appartiene comunque a Dio: l'uomo non ne dispone come di cosa propria — e quindi non puo' decidere quando abbandonarla. Si puo' non essere d'accordo — ma questo e' un caposaldo essenziale della dottrina cristiana (e in fondo di molte dottrine religiose). Di conseguenza Piergiorgio Welby con la sua scelta si e' posto fuori dalla comunita' della Chiesa — e bene ha fatto la Chiesa a non volere per lui un funerale cattolico, che sarebbe stato un segno di ipocrisia per i cattolici e per i non cattolici. Questo equivale a negare un degno funerale a una persona, come dice D'Avanzo? solo un funerale con il prete e' un degno funerale?
2) Che l'Italia sia cattiva non da oggi e' — temo — una lampante verita'. Ma non per le vicende di Moro — o di Mastrogiacomo — o di Welby. Perche' siamo un paese abituato alla contrapposizione tra arroganti e coglioni, tra prevaricatori e poveri cristi — e i poveri cristi non hanno altro ideale che di poter passare dall'altra parte della barricata. Prima della politica — la politica non e' che lo specchio di questo ethos nazionale. E il problema non e' se la politica puo' essere meno cattiva della pancia di questo paese — ma banalmente se puo' governare la situazione in maniera da tenere il livello della sopraffazione sotto la soglia dell'anarchia — ed orientare almeno una parte di energie verso il mantenimento di un accettabile tasso di benessere comune. Si puo' fare anche sommando egoismi e cattiverie — mica e' una cosa da buonisti. Ma temo che la cattiveria sia un falso problema — quello vero e' la qualita' tecnica, la competenza della politica e delle istituzioni — e mi pare che su questo piano siamo messi peggio che su quello della cattiveria.


Venerdì, 13 Aprile 2007
Esageroma nen
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 8:12 am

D'accordo che in campagna elettorale si fa di tutto, come dimostra l'ineffabile Sindaco di Varallo. Ma, in una cittadina piemontese di cui non dico il nome, il Sindaco uscente si e' ricandidato con una lista civica che si chiama "Nome-della-citta' nostra" e che ha come simbolo una specie di sole padano/fiorellino fatto cosi':

E con questo nome e questo simbolo ha ovviamente (e del tutto legittimamente) tappezzato la citta' di manifesti. Peccato che il Comune, con singolare coincidenza di tempi, abbia lanciato una campagna informativa sui risultati dell'amministrazione in tema di ambiente e raccolta rifiuti, il cui manifesto e' intitolato "La nostra Nome-della-citta' sana e pulita". In alto, accanto allo stemma del Comune, talmente piccolo da risultare invisibile, un simbolo sostanzialmente identico a quello della lista del sindaco:

Via, Signor Sindaco, non sia cosi' timido! la prossima volta faccia stampare al Comune direttamente i manifesti con il suo faccione e la scritta RIELEGGIMI. Sarebbe un uso piu' trasparente del denaro pubblico…


Sabato, 31 Marzo 2007
Almeno uno straccio…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 7:04 pm

L'emittente fiorentina Controradio ha lanciato questo piccolo appello:

“Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione), siamo tutti conviventi, siamo tutti gay, siamo tutti credenti e tutti laici. Ma vogliamo che lo stato sia laico. Contro lo scontro di civiltà. Contro la campagna vaticana martellante, pesante e volgare, giorno dopo giorno che iddio mette in terra. A questa volontà scientifica di provocazione, laici e credenti (uniti nella lotta) rispondono in maniera pacifica, brillante, simpatica, e non violenta.”
Mettiamo uno straccetto colorato alle nostre borse, alle auto, agli scooter, alle finestre, uno straccetto per dichiarare pubblicamente la nostra voglia di laicità e la nostra contrarietà alle pesanti e quotidiane ingerenze del Vaticano nella vita politica italiana. E scegliete voi il colore.
Gli ascoltatori hanno scelto: rosa scuro (porpora?).
Un microfono aperto lanciato quasi per gioco si è trasformato subito in un diluvio di telefonate per testimoniare la voglia di laicità.
Da questa mattina a Controradio (via del Rosso Fiorentino 2b, 50142 Firenze) sono disponibili straccetti per tutti. Coloriamo la città, come già è accaduto a Firenze, con le bandiere della pace e gli straccetti bianchi di Emergency. Invitiamo edicolanti, commercianti, benzinai - ad essere punto di distribuzione degli straccetti.

E se provassimo a farlo anche fuori di Firenze?

(Via Videopolitik)


Venerdì, 30 Marzo 2007
Non possumus
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 5:16 pm

Credo che i pochi lettori di The Rat Race lo sappiano ad nauseam: sono stato un prodiano della primissima ora — e ho pensato che la prospettiva del Partito Democratico fosse la sola speranza di questo paese di superare le appartenenze ideologiche e di lasciarsi alle spalle i contrapposti ingombranti retaggi della questione comunista e della questione cattolica. Insomma, di diventare una specie di paese normale — in cui c'e' una sinistra riformista decente e in cui si puo' forse sperare che prima o poi nasca una destra moderata decente.
Oggi pero' le condizioni stanno cambiando a una velocita' tale che probabilmente e' necessario ripensare a tutto il processo. La questione cattolica, infatti, viene riproposta come questione centrale della politica italiana. L'appartenenza al mondo cattolico e' di nuovo una discriminante politica talmente forte da sovrastare ogni altra considerazione. Ne sono testimonianza fenomeni congruenti e convergenti come la nota pastorale sui DICO, le posizioni dei cosiddetti Teodem, che non a caso parlano di una "nuova questione cattolica" — e cosi' via.
E' ancora pensabile in queste condizioni fondare un partito in cui l'appartenenza cattolica e quella socialista si stemperino in una dimensione programmatica, operativa — insomma in un partito che guarda laicamente (che vuol dire in modo non ideologico, ne' clericale ne' anticlericale) alle cose da fare per l'Italia? Oggi, sinceramente, temo di no: perche' il rischio forte e' che una parte — la sinistra socialista, liberale e laica — si disponga a fondare il Partito Democratico lasciando fuori dalla porta il suo retaggio ideologico, mentre l'altra — quella cattolica — rimane armata di tutto punto e disposta al dirottamento ideologico della nuova formazione politica. No — di fronte a questo pericolo — oggi veramente non possumus aderire al PD.
Per quanto mi riguarda — questa e' una sconfitta disperante. Perche' le ragioni del Partito Democratico mi parevano fortissime — addirittura necessitate: ne ho parlato a lungo altrove — e quindi non ripeto il pippone. E il guaio e' che non vedo all'orizzonte altre strade praticabili: per quanto indigeribile sia la prospettiva di un PD sotto l'ala minacciosa dei cattolici ratzingeriani, il sinistrone che Mussi e Giordano teorizzano in alternativa mi pare davvero un sinistro minestrone di movimentismi e radicalismi — senza prospettive e senza cultura di governo.
Riesce sempre piu' difficile avere speranza per questo paese.

Leggo dei due appelli di Micromega per negare l'8 per mille alla Chiesa Cattolica. Li condivido in pieno, nello spirito di fondo: credo — e l'ho scritto un sacco di tempo fa — che sia doveroso, per chi non condivide l'interventismo politico della Chiesa, non contribuire a finanziarla con il denaro pubblico. Ma perche' proporre di versare l'8 per mille proprio ai Valdesi? Ho grande simpatia ed assoluto rispetto per loro — ma sarebbe stata una indicazione piu' laica proporre semplicemente di destinarlo a una istituzione diversa dalla Chiesa Cattolica.

A margine: una delle tristi conseguenze di questa temperie e' che diventa sempre piu' difficile discutere di questioni religiose senza impantanarsi nella dicotomia tra devoti e anticlericali. A me piacerebbe — per esempio — ragionare con qualcuno di liberta' e fede — ma di questi tempi e con Bagnasco/Ruini/Ratzinger tra i piedi sembra un argomento difficile da riportare all'essenziale.


Martedì, 20 Marzo 2007
Acqua bene comune
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:53 pm

Non sono affatto sicuro che la proposta di legge di iniziativa popolare sulla gestione pubblica delle acque, il cui testo sta qui, sia in tutto e per tutto condivisibile; in particolare mi sembra un po' ideologica quando prevede il passaggio della gestione — in sostanza — a soli enti pubblici non economici e un po' propagandistica laddove prevede di finanziare il sistema idrico pubblico con la riduzione delle spese militari. Tuttavia mi pare che molte delle cose che la proposta di legge prevede siano sagge: in particolare il principio di fondo per cui l'acqua e' da considerare un bene comune da gestire a fini di utilita' pubblica e non di lucro.
Mi chiedo tuttavia se chi sta firmando la proposta in questi giorni ha capito che comportera' — a parita' di consumi — un aumento dei costi a carico delle famiglie, dato che prevede, al di sopra del limite di 300 litri a testa al giorno, una tariffazione equivalente a quella degli usi commerciali. Sia chiaro, credo che sia piu' che giusto far pagare l'acqua per quel che vale — e che l'attuale politica di tariffe minimali sia un pericoloso incentivo allo spreco. Ma non sono sicuro che molti virtuosi del politicamente corretto rinunceranno volentieri alla Jacuzzi dopo una dura giornata di volantinaggio…


Domenica, 25 Febbraio 2007
Magari fosse solo questione di Turigliatti!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:28 pm

Suzukimaruti in un interessante post sembra pensare che la crisi del governo Prodi si riduca al solito problema del massimalismo di una sinistra infantile — e aggiunge che non si tratta di un problema da poco, perche' non e' questione di qualche Turigliatto sparso, ma di un elettorato di sinistra che per un terzo circa si riconosce per davvero in quel tipo di radicalismo incapace di avere a che fare con la realta'.
Credo che abbia ragione e torto al tempo stesso. Ha ragione perche' sicuramente l'estremismo dei duri e puri e' un male di cui continuiamo ad essere vittime — e continuiamo ad esserlo perche' ha un reale seguito elettorale, rappresenta una fetta importante del paese. Come Berlusconi ne rappresenta un'altra. Non sono accidenti mandati dal cielo, sono rappresentanti di parti significative della societa' italiana.
Ma ha torto a pensare che questo sia *il* male della politica. Il male della politica e' che da ormai molto tempo non abbiamo una classe dirigente in grado di progettare a medio termine, di lavorare per quello che accadrà nel 2015 (non dico piu' in la' — questa e' cosa che comunque la politica non potrebbe fare — almeno non quella che risponde agli elettori). Se per incanto il governo Prodi si sbarazzasse di tutti gli estremisti e continuasse ad avere i numeri per governare — quali sono le tre priorita' che proporrebbe agli Italiani da qui a fine legislatura? Quali spese taglierebbe per finanziare *quelle* priorita'? Io vedo un preoccupante vuoto di progetto — al di la' dello sforzo di autoconservazione, l'unico che mobilita veramente le loro risorse.
E' per questo che ora sono tutti contenti perche' il governo reggera' — anche se per reggere dovra' fare il meno possibile e inchinarsi ai veti incrociati di tutti (ho apprezzato molto, a questo proposito, quello che ha scritto l'amico PCF sui dodici punti di Prodi: perche' a metter titoli siamo buoni tutti, ma il diavolo sta nei dettagli). Intanto la pelle e' garantita per un altro po'; nel frattempo qualcosa si studiera'.


Sabato, 24 Febbraio 2007
Il governo delle piccole intese
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:25 pm

Prodi tornera' alle Camere con il voticchio di Follini e forse di qualche altra ruota di scorta. Nel frattempo ha dovuto negoziare con questo e con quello — e perdere per via pezzi del programma su cui abbiamo eletto la sua risicata maggioranza. Prima di tutto i PACS/DICO, sacrificati al bisogno di tenersi stretti i voti di Mastella, De Gregorio, Follini e qualche altro — e magari per fare contento il senatore Andreotti. Poi, alla prima occasione, verranno fuori gli altri prezzi pagati a ognuno dei senatori che hanno (visibilmente o sotto traccia) trattato sul loro voto. Invece delle grandi intese — deprecabili — ci siamo lanciati sulle intese piccole e piccolissime con chiunque avesse un voto da offrire e qualcosa da chiedere.
Il governo che esce da questa prova e' sicuramente piu' debole, piu' ricattato/ricattabile, meno in grado di corrispondere alle attese degli elettori del centrosinistra. Altro che rilancio della coalizione: qui ci si muove sui gusci d'uovo — bisognera' fare il meno possibile per evitare di pestare i calli a qualunque senatore di maggioranza. Ci aspettano un po' di mesi di probabilmente inutile agonia.


Mercoledì, 21 Febbraio 2007
Sono durati meno di un anno
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:24 pm

Ho l'influenza addosso e quindi non ho proprio la forza di mettermi a scrivere un bel pippone sulla crisi di governo. Mi limito ad osservare che quel che avevo scritto il giorno dopo le elezioni del 2006 era una perfin troppo facile profezia — e che se si fosse tentato un percorso istituzionale, anziche' millantare una inesistente vittoria politica del centrosinistra probabilmente ora non ci troveremmo in queste nasse.
E adesso? La voglia di continuare come se niente fosse successo si taglia a fette: gia' si parla di reincarico a Prodi e di nuovo voto di fiducia al Senato. Ma questa soluzione non risolverebbe nulla. Altri sette o otto mesi di agonia — poi un altro stop perche' magari la Levi Montalcini non ce la fa piu' a venire ammirevolmente in Senato a votare.
So che quel che penso non interessa a nessuno e che non succedera' mai — ma continuo a credere che sarebbe l'ora di prendere atto che nessuno ha vinto le scorse elezioni — che non c'e' un mandato popolare (ne' parlamentare) a governare per nessuno. E allora un governo istituzionale subito — che tenga diritta la barra e riformi l'insostenibile legge elettorale — e poi a votare, prima che si puo'.


Venerdì, 16 Febbraio 2007
E se provassimo a fare a meno della realta' virtuale?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:51 am

… e cercassimo di guardare le cose nel merito, una volta tanto?
C'e' un disegno di legge del Governo che prevede che tra due persone conviventi si possa:
- prestarsi assistenza e avere diritto di accesso in ospedale in caso di ricovero dell'altro convivente per malattia;
- designarsi vicendevolmente a prendere decisioni sulle modalita' di cura del convivente in caso di malattia incapacitante, o sulla donazione di organi e sui funerali in caso di morte;
- chiedere un permesso di soggiorno per il convivente extracomunitario che non ne e' dotato;
- vedere riconosciuto il rapporto di convivenza ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia popolare;
- subentrare nel contratto d'affitto alla morte del convivente (sempre che la convivenza duri da almeno tre anni o che da essa siano nati dei figli);
- vedere riconosciuto il rapporto di convivenza al fine di favorire il mantenimento della comune residenza nei trasferimenti e nelle assegnazioni di sede dei dipendenti pubblici (anche qui: sempre che la convivenza duri da almeno tre anni o che da essa siano nati dei figli);
- avere diritto a una pensione di reversibilita' in caso di morte del convivente;
- avere diritto ad ereditare dal convivente se la convivenza e' durata almeno nove anni (cioe' piu' di molti matrimoni);
- avere diritto a un assegno di mantenimento da parte dell'ex-compagno se la convivenza e' durata almeno tre anni.
La norma non dice altro. Qualcuno, fuor di polemica e cercando di parlare di cose concrete, mi spiega come fa un provvedimento di questo genere a costituire una minaccia per la famiglia e per i valori su cui si fonda la nostra societa'? Per favore — dico davvero.


Venerdì, 26 Gennaio 2007
Il giorno della memoria … parziale?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:02 am

Ieri la Commissione Cultura della Camera ha approvato, con i soli voti della maggioranza, una risoluzione che impegna il Governo a sostenere lo studio e la conoscenza della Shoah nelle scuole. AN, UDC e Lega non hanno votato il documento; Forza Italia ha votato contro — e il suo capogruppo Garagnani ha argomentato cosi' alla stampa:

Condivido pienamente la prima parte, quella di condanna della shoah, spiega Garagnani. Meno la parte seguente, coi passaggi sul fascismo: "Andavano formulati in modo diverso- afferma- perché le altre valutazioni storiche e politiche non ci possono trovare d'accordo". (da Repubblica)

I passaggi sul fascismo della risoluzione sono i seguenti:

[La VII Commissione, premesso che]
. . .
- Anche in Italia trova sostegno e radicamento il revisionismo storiografico, che tende a minimizzare le responsabilità politiche e storiche del Nazismo e del Fascismo per la persecuzione e lo sterminio di milioni di esseri umani, ebrei, omosessuali, zingari, testimoni di Geova e dissidenti politici;
- Se Nazismo e Fascismo poterono perpetrare un tale Sterminio fu anche per un endemico antisemitismo presente nell'Europa di quei decenni; l'antisemitismo ed il razzismo rappresentano ancora oggi, in Italia e in Europa, un fenomeno non marginale;
. . .
[impegna il Governo] a sostenere, anche finanziariamente, le realtà che sul territorio nazionale sono impegnate nella conservazione e nella trasmissione della memoria della deportazione dall'Italia, in quanto parte essenziale della storia patria e patrimonio della Nazione, che riconosce nella lotta contro il nazifascismo l'atto fondante della democrazia repubblicana;
. . .

Piacerebbe capire quali di queste "valutazioni storiche e politiche" sul fascismo l'onorevole Garagnani non puo' condividere. Forse a quelli come lui piacerebbe ricordare la Shoah come una sorta di cataclisma celeste — senza responsabilita' umane precisabili — e senza responsabilita' politiche del nazismo e del fascismo. Una bella memoria selettiva — che oscura le responsabilita' dei colpevoli e fa a meno della storia. Dov'e' allora la differenza tra quelli come Garagnani e i negazionisti?


Mercoledì, 24 Gennaio 2007
Il giorno della memoria … comoda?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:07 pm

null

Sbagliero' — ma a me Grillini e Titti De Simone che in Parlamento esibiscono il triangolo rosa — per protesta contro i leghisti che si oppongono al riconoscimento dei diritti delle famiglie gay — non sono proprio piaciuti. Ma per niente.
Non che non abbiano ragione — nel merito. Trovo indecente che l'omofobia clericale cerchi di impedire allo Stato di legiferare per il riconoscimento di elementari diritti delle persone, senza discriminazioni di orientamento sessuale.
Ma lo sterminio nazista degli omosessuali e' toto caelo un'altra cosa. E il paragone finisce per sminuire la memoria di quell'evento — e piegarla alle esigenze di una polemica politica tutto sommato piccola piccola. E' uno sport diffuso in Italia: si paragonano i giovani con la kefiah che gridano slogan idioti contro Israele alle SS, l'occupazione israeliana della Palestina alla Shoah, le scemenze intolleranti dei cattolici con l'abisso di abiezione dei triangoli rosa. E in questa marmellata l'orrore di Auschwitz rimpicciolisce — sbiadisce — non se ne percepisce piu' la totale incommensurabilita'.
No — non e' cosi' che si deve ricordare. Troppo comodo. E questa memoria non deve essere comoda. Nemmeno per Grillini.


Venerdì, 29 Dicembre 2006
Hic Rhodus, hic salta!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:46 am

Il premier irakeno dichiara che "nulla e nessuno potra' impedire che Saddam sia giustiziato".
L'Unione Europea riconosce come diritto fondamentale il diritto alla vita e proclama solennemente che nessuno puo' essere condannato a morte o giustiziato. Le linee guida dell'Unione nei confronti dei Paesi terzi che mantengono la pena di morte nel loro ordinamento prevedono una particolare attenzione a che i processi avvengano nelle condizioni minime di garanzia per gli imputati; tra queste ve ne e' una che recita: "La pena di morte non dovrebbe essere applicata come atto di rivalsa politica". Allora — se intendono avere un minimo di credibilita' sul tema dei diritti umani — i governi europei dichiarino chiaramente che l'Iraq deve scegliere tra la pena di morte e gli aiuti economici, tecnici, politico-diplomatici dei paesi dell'Unione. L'Iraq puo' avere il diritto di giustiziare un suo cittadino, forse. L'Europa ha certamente il dovere di non collaborare con un governo che fa una scelta del genere. Se no — sono tutte chiacchiere buone per i convegni.


Giovedì, 14 Dicembre 2006
Le dimensioni contano
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:45 pm

Non entro nel merito — non ho avuto tempo di leggere bene questa Finanziaria e quindi non mi azzardo. Ma proporre la fiducia su un maxiemendamento di millequattrocento commi e' dal punto di vista del metodo un modo veramente *pessimo* di fare legislazione. A suo tempo Ciampi, rinviando alle Camere la riforma dell'ordinamento giudiziario, aveva espresso perplessita' di ordine costituzionale su questa prassi:

… ritengo opportuno rilevare quanto l'analisi del testo sia resa difficile dal fatto che le disposizioni in esso contenute sono condensate in due soli articoli, il secondo dei quali consta di 49 commi ed occupa 38 delle 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo.
A tale proposito, ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l'attenzione del Parlamento su un modo di legiferare - invalso da tempo - che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata "articolo per articolo e con votazione finale".

Il centrosinistra allora all'opposizione aveva giustamente sottolineato questo aspetto del messaggio di Ciampi. Oggi che si arrabatta con le gioie del governo lo disattende in maniera clamorosa. Lo so — la tecnica legislativa e in genere le "formalita'" istituzionali ormai non interessano piu' a nessuno se non a me e a un centinaio di vecchi barbogi tra cui l'ex Presidente. Ma io credo che di "formalita'" sia fatta la sostanza del processo democratico — e una legge (scusate il bisticcio) illeggibile perche' non correttamente articolata mi pare scarso rispetto delle forme che si trasforma in scarso rispetto della trasparenza dovuta ai cittadini. Come minimo.

P. S. del 15 dicembre 2006. Ciampi oggi si e' rassegnato a votare la fiducia, ma la sua dichiarazione di voto suonava cosi':
Darò il mio voto favorevole alla Legge in esame, ma non posso non rimarcare con disappunto che ancora una volta viene fatto ricorso ad un modo di legiferare che non da oggi ritengo improvvido: articoli di legge composti da una innumerevole quantità di commi, in questo caso oltre mille. E' un modo di procedere che occorre dismettere.


Lunedì, 11 Dicembre 2006
Troppo presto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:25 am

Il destino personale di Pinochet mi lascia del tutto indifferente. E' stato un uomo sanguinario, corrotto, spietato — e un uomo che ha tradito il giuramento di fedelta' che un militare deve alla sua patria. Ma non vedo motivo di gioire per la sua morte — come per la morte di nessuno. A lui, se non altro, e' toccata la fortuna di morire di vecchiaia e con tutte le cure che si possono prestare a un uomo ricco e potente: a migliaia dei suoi oppositori non e' andata altrettanto bene.
Ma Pinochet e' morto prima che la giustizia potesse fare il suo corso; la sua morte interrompera' processi importanti per l'accertamento delle responsabilita' penali e politiche delle carneficine del golpe — e molti tireranno un sospiro di sollievo perche' la verita' non verra' a galla. Molti altri — i parenti, gli amici delle vittime — si vedranno negato definitivamente anche l'amaro riconoscimento di vedere condannati i colpevoli.
In questo senso, il vecchio tiranno e' morto davvero troppo presto.

P. S. Guardatelo bene, prima di dire "povero vecchio". Ricordatevi come era — ai tempi di questa foto. Dopo, se ci riuscite, potete anche provare pieta' per il vecchio.


Due amici pisani tentano un esperimento raro: un blog "di impegno civile molto locale".



Giovedì, 10 Agosto 2006
Aridaje…
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:02 pm

Gianfranco Fabi sul 24 Ore di oggi (fondo di apertura in prima, intitolato "Trovare il coraggio di abolire le Province", non online) e su Radio24 torna alla carica sull'abolizione delle Province. Ha torto — e le ragioni le ho spiegate qui diverso tempo fa, quindi non ci torno sopra. Ma i luoghi comuni sono duri a morire, soprattutto quando servono a farsi con poca spesa un'immagine di razionalizzatori e modernizzatori della Pubblica Amministrazione.


Domenica, 2 Luglio 2006
Thatcherismo (di sinistra?)
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:16 am

Il decreto Bersani sulla competitivita' e' la dimostrazione di una mia vecchia idea: che le cose veramente di destra e le battaglie veramente liberali in Italia le hanno sempre fatte solo i comunisti e/o i post-comunisti. In fondo e' per questo che sto a sinistra.


Lunedì, 26 Giugno 2006
NO
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:17 pm

Che belle facce xx xxxx — ahem, volevo dire depresse. Beh, da domani si dialoga: ma oggi e' bello vederli con quest'aria.


Mercoledì, 21 Giugno 2006
Vi prego, ignoratelo!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:44 pm

Lui-li', come si dice in Toscana.


Martedì, 20 Giugno 2006
Nessuno tocchi Caino
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 6:51 pm

Ora mi aspetto che i difensori della dignita' e dell'inviolabilita' "di ogni vita umana dal concepimento alla sua fine naturale" insorgano come un sol uomo contro l'ipotesi di condannare a morte Saddam Hussein. Almeno con tanta veemenza quanta ne impiegano contro l'aborto e gli esperimenti sulle staminali. Altrimenti vuol dire che sono loro che si sono eclissati, non D-o, che Caino alla fin fine lo difese piuttosto energicamente (Gn. 4:15).


Su www.lacostituzione.it il testo comparato della Costituzione *vera* e di quella che Calderoli & co. vorrebbero appiopparci.
Se avete ancora dubbi, correte a leggere e a votare NO.



Mercoledì, 14 Giugno 2006
Abolire le Province?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:10 pm

Massimo Riva sull'Espresso ritorna alla solita, trita idea di abolire le Province per risparmiare e per semplificare la PA. Credo che sia un'idea del tutto sbagliata — e ho provato a spiegare perche' in un commento al blog di Alfonso Fuggetta, che ha segnalato la notizia.


Lunedì, 12 Giugno 2006
Dovere civico?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 3:09 pm

OK, tutti hanno il diritto di essere incoerenti. O se non ce l'hanno — fanno finta di avercelo. Pero' un *minimo* di coerenza ogni tanto non sarebbe male. Soprattutto da quelli che pretendono di dar lezioni di morale all'universo mondo.
Ve li ricordate i vescovi italiani? quelli che facevano appello all'"astensione attiva" ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita? beh, quella stessa gente oggi dice che votare al referendum sulla riforma costituzionale e' un dovere civico.
Sempre di piu' mi convinco che questo paese e' malato di berlusconismo, con o senza Berlusconi.


Giovedì, 8 Giugno 2006
I barbari
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 6:26 pm

Non quelli di Baricco, che non ho avuto il tempo di leggere.

1) I governi occidentali esprimono soddisfazione e perfino gioia per l'uccisione di Al Zarkawi. Credo che Al Zarkawi fosse un criminale tanto sanguinario quanto spietato — e certamente un ostacolo importante sulla via della pace, di qualunque ipotesi di pace. Credo che Al Zarkawi fosse un nemico per tutti e non solo per la coalizione occidentale che occupa l'Iraq. Non sono un pacifista a tutti i costi, sono convinto che talvolta solo la violenza puo' fermare la violenza — e probabilmente il caso di Zarkawi era uno di questi. Ma vorrei se non altro che si provasse ribrezzo per la violenza che si e' costretti a esercitare. Tutto questo giubilo davanti a un nemico caduto, davanti a un'azione che ha fatto diversi altri morti, oltre al bersaglio — e fra questi, almeno a dire del GR1 di qualche ora fa, una donna e un bambino — beh, mi sembra assai poco civile — e perfino assai poco cristiano — da parte di tanti difensori dell'occidente cristiano*.
2) Si parva licet, anche l'intervista di Prodi a Die Zeit mi pare un segno di imbarbarimento. Dire che Berlusconi ha schiavizzato l'Italia e' una di quelle iperboli un po' ridicole e gratuite che finiscono per svuotare di senso le parole. E' — mi si passi il termine — una berlusconata della piu' bell'acqua. Quando Prodi dice che "il berlusconismo ha sistematicamente cambiato il popolo italiano, la mentalità della gente" ha certamente ragione — lui stesso dieci anni fa non si sarebbe mai sognato di rilasciare un'intervista cosi' berlusconiana nell'anima.

* A quanto pare c'e' chi non la pensa come me.


Sulla Festa della Repubblica non posso che ripetermi.



Mercoledì, 31 Maggio 2006
Non si comincia bene
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:32 am

Mastella va esternando la sua disponibilita' a firmare i documenti relativi alla grazia per Bompressi e per Sofri. Nel merito lo trovo perfino condivisibile. Pero' noi di sinistra abbiamo detto fino alla nausea, quando era ministro Castelli, che la grazia e' un potere sovrano del Presidente della Repubblica — e che la funzione del Guardasigilli e' puramente istruttoria ed ancillare. Piu' autorevolmente di tutti noi lo ha ribadito da poco la Corte Costituzionale. Quindi l'intervento di Mastella, se pure non supera i confini della legittimita', e' certamente inopportuno. Soprattutto perche' non risulta che il Presidente Napolitano abbia in alcun modo sollecitato l'avvio della procedura per Sofri o la ripresa di quella per Bompressi — e se lo ha fatto lo ha fatto con discrezione — nel primo caso Mastella finisce per tirare per la giacchetta, come si dice oggi, il Presidente; nel secondo e' venuto meno alla riservatezza istituzionale per farsi un po' di pubblicita' a buon mercato.
No, non si comincia per niente bene — e io che speravo in un governo noioso


Sabato, 20 Maggio 2006
Elogio della noia
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:14 am

Il discorso di Prodi al Senato e' un pippone intollerabilmente noioso. Non l'ho ascoltato in diretta, ma — se conosco lo stile dell'uomo — l'ha letto con un tono che avrebbe fatto sembrare insulsa pure la Divina Commedia. Nell'opposizione non e' mancato chi ha fatto notare questa mancanza di verve.
A me sembra — francamente — una bella notizia. Mi auguro che questo governo tenga un profilo basso, parli per cifre e per atti, astenendosi dall'alzare i toni e dalle dichiarazioni altisonanti. Di politica spettacolare, di emozioni forti, di clima di rissa — ne abbiamo avuto piu' che abbastanza. Non so se l'attuale maggioranza e l'attuale governo sapranno ben governare — per quanto rappresentino la mia parte politica non mi pare che siano partiti in maniera particolarmente rassicurante: ma so che la politica, e soprattutto quella che ha responsabilita' di governo, dovrebbe essere noiosa e un po' grigia. Avere a che fare con la realta', tentare di rammendarla e di tenere insieme i pezzi e' un lavoro di pazienza, di compromessi, di tenace artigianato: una roba per niente attraente e per niente glamorous. Ecco, io spero che il nostro nuovo governo ci annoi a morte. E che governi.


Domenica, 7 Maggio 2006
Ultimo post su Berlusconi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:02 pm

… poi non ne parlo piu' almeno fino all'estate, che tanto non serve a niente.

Non ho simpatia ne' personale ne' politica per D'Alema — e non piangerei se non dovesse diventare Presidente della Repubblica (temo per altro che i nomi alternativi siano - salvo il vecchio Napolitano - tutti peggiori di lui). Magari un altro candidato potrebbe raccogliere un maggiore consenso — e questo certo sarebbe un bene.
Ma - e lo saprebbero perfino i miei vecchi alunni dopo la prima lezione di educazione civica - eleggere D'Alema al Quirinale con i voti della maggioranza sarebbe del tutto normale e legittimo sotto il profilo istituzionale — e sarebbe altrettanto legittimo opporsi sul piano *politico*. Invece, minacciare lo sciopero fiscale non e' un atto *politico*: e' incitare a rompere il patto di cittadinanza, quel patto che vincola tutti a contribuire al bene comune rinunciando a parte della propria autonomia e delle proprie risorse. Non e' uno strumento lecito di lotta politica — perche' mina alla base la polis. E' pura e semplice eversione — e come tale andrebbe trattata.


Mercoledì, 3 Maggio 2006
Ciampi unloaded
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:14 pm

Palazzo del Quirinale, 3 maggio 2006
L'Ufficio Stampa del Quirinale rende nota la seguente dichiarazione del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi:
"Sono profondamente grato per le molteplici dichiarazioni in favore della mia rielezione a Presidente della Repubblica, anche perchè esse implicano una valutazione positiva del mio operato quale Capo dello Stato, garante dell'unità nazionale e custode dell'ordine costituzionale.
Interpreto questa convergenza di parti politiche diverse sul mio nome come disponibilità a quel civile confronto che - al di là delle naturali asprezze della dialettica politica, acuite dal recente momento elettorale - è premessa e condizione, indispensabili, della saldezza delle istituzioni e, quindi, della salute della Repubblica.
Tuttavia tali dichiarazioni mi inducono, per una esigenza di doverosa chiarezza, a confermare pubblicamente la mia "non disponibilità" ad un rinnovo del mandato, anticipata nel messaggio di commiato di fine anno.
Non ritengo, infatti, data l'età avanzata di poter contare sulle energie necessarie all'adempimento, per il lungo arco di tempo previsto, di tutte le gravose funzioni proprie del Capo dello Stato.
A ciò si aggiunge una considerazione di carattere oggettivo, che ho maturato nel corso del mandato presidenziale: nessuno dei precedenti nove Presidenti della Repubblica è stato rieletto. Ritengo che questa sia divenuta una consuetudine significativa.
E' bene non infrangerla.
A mio avviso, il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato."

Ora che Ciampi ha sgombrato il campo con la chiarezza e la correttezza istituzionale che gli sono proprie, siamo capaci di eleggere una donna al Quirinale?
Un'altra domanda (a cui chiedo risposta da chi e' *tecnicamente* piu' competente di me): ora che la Corte Costituzionale ha dato ragione a Ciampi e torto a Castelli sulla questione della grazia, il Presidente puo' ancora riuscire a farsi/farci un ultimo regalo prima della scadenza del suo mandato e liberare Adriano Sofri — o e' fuori tempo massimo?


Martedì, 2 Maggio 2006
Non da me
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:27 pm

Berlusconi subito prima di rassegnare le dimissioni del suo governo: "Saremo rimpianti e ricordati come il miglior governo della Repubblica". (da Repubblica)


Domenica, 30 Aprile 2006
Sarebbe l'ora
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:32 am

Su tutta la vicenda dell'elezione del Presidente del Senato taccio — perche' mi pare percorsa da aspetti talmente miserandi che commentarli sarebbe troppo. Ora che e' alle spalle, c'e' da pensare alla Presidenza della Repubblica. Al di la' dell'ipotesi di un "Ciampi reloaded", che avrei visto di buon occhio soltanto se avesse preluso ad un rapido ritorno alle urne, credo che sarebbe importante uscire dai percorsi stantii che sembrano disegnarsi e tentare di dare un vero segnale di rinnovamento: eleggere una donna Presidente della Repubblica. I nomi non mancano — e non sta certamente a me farli — e il tempo e' assai piu' che maturo.

Scopro che c'e' un blog per la candidatura di Tina Anselmi. Personalmente preferirei una donna con una storia piu' a sinistra — ma anche lei sarebbe una bella scelta.


Venerdì, 28 Aprile 2006
Morire per cosa?
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Li' (e pure qui) c'e' la guerra — Scritto dal Ratto alle 5:31 pm

A me — la cosa che mi sconvolge di piu' della morte dei nostri soldati a Nassiriya e' quanto e' stata profondamente inutile. Scandalosamente inutile — sotto ogni punto di vista. E badate: non lo dico perche' ho sempre sostenuto che in Iraq non dovevamo nemmeno metterci piede. L'ho sempre detto e lo dico ancora — ma la questione che vorrei sollevare e' diversa.
Forse il mio ragionamento suona cinico — credetemi, non lo e' — al contrario. Proprio perche' mi pare che uno stato dovrebbe avere a cuore piu' di tutto la vita dei suoi cittadini — civili e militari — credo che dovrebbe essere pronto a sacrificarla soltanto di fronte a preponderanti interessi nazionali o addirittura sovranazionali.
Invece: i nostri soldati sono morti per una missione che piu' nessuno vuole, ne' a destra ne' a sinistra. E' tutto un gran ripetere che stiamo per andarcene, che il disimpegno e' vicino, che le ragioni della nostra presenza militare sono venute meno (o che non ci sono mai state). Chiedete a qualunque partito in Parlamento: non ne troverete uno disposto a sostenere oggi le ragioni *politiche* della missione militare. Quindi i nostri soldati sono li' per inerzia, per la difficolta' del centrodestra di tornare sui suoi passi — ma la loro presenza non corrisponde piu' ad alcun intento di politica internazionale del nostro paese.
Diro' di piu': non corrisponde neppure ad alcun vantaggio politico/economico/di immagine ecc. ecc. dell'Italia. Non abbiamo ottenuto ne' prestigio internazionale, ne' una parte significativa del business della ricostruzione, ne' sconti sulla nostra bolletta petrolifera. Niente. Portiamo a casa un po' di morti e un bel pacchetto di spese.
Quanto agli obiettivi dichiarati della guerra, meglio lasciar perdere. Le armi di distruzione di massa erano la bufala del millennio. Il "cambio di regime" ha trasformato l'Iraq da un inferno governato da un tiranno ad un inferno in preda a una guerra civile inarrestabile, che sta sfuggendo a ogni controllo. La democrazia irachena e' talmente solida che non riesce a mettere insieme un governo nemmeno in quattro mesi e nemmeno sotto la dettatura di Rummy e Condy. Il Medio Oriente pare piu' instabile che mai. Il terrorismo, lungi dall'essere stato sradicato o anche soltanto indebolito, pare godere della miglior salute immaginabile.
Da ogni punto di vista che riesco a concepire: questi nostri soldati sono morti per niente. Fa ancora piu' male.
Dovevamo non metterci piede. Dovevamo andarcene prima. Dobbiamo andarcene adesso — se non altro perche' non e' ammissibile pensare ad altre vittime in cambio di nulla.


Giovedì, 20 Aprile 2006
Da squalifica
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:10 pm

Sono tra i primi ad aver sostenuto che Prodi non ha vinto *politicamente* le elezioni. Quello che e' certo, pero', e' che le ha vinte sul piano formale, quello dei numeri. Anche (o soprattutto) grazie alla legge elettorale voluta proprio per impedirgli di vincere.
Che Berlusconi e i suoi rifiutino di riconoscere questo semplice dato di fatto e' totalmente inaccettabile. E' come se una squadra di calcio che subisce un gol, invece di ricominciare a giocare, provasse a sequestrare il pallone e ad impedire la prosecuzione della partita. Lo fanno i mocciosi. Nello sport vero un comportamento simile comporterebbe la squalifica e la sconfitta a tavolino. Peccato che la giustizia sportiva non si possa occupare delle competizioni elettorali.


Giovedì, 13 Aprile 2006
E' un troll
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:07 am

Ebbene si', la diagnosi di Beppe Caravita e' perfetta. Come abbiamo fatto a non pensarci prima, noi reduci delle loredanemorandi?


Mercoledì, 12 Aprile 2006
Previsione azzeccata
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:37 pm

Prodi continua a parlare di vittoria e di governo per cinque anni e Berlusconi di brogli su un milione e fischia di schede. L'incarico di governo verra' dato dal nuovo Presidente della Repubblica, verosimilmente fra non meno di cinquanta giorni. Epifani silura l'ipotesi di un governo tecnico e Cossiga brucia il nome di Monti. Direi che tutto procede secondo copione. Accetto scommesse su quanti giorni passeranno prima che tutti i miei sette punti vengano contraddetti…


Martedì, 11 Aprile 2006
Sette cose che non succederanno
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Se questo fosse un paese appena appena decente, probabilmente non avremmo avuto questi risultati elettorali. Pero' voglio esercitarmi in una finzione accademica — e provare a prospettare un percorso politico che un paese appena appena decente, dopo queste elezioni, cercherebbe di mettere in piedi. Ovviamente — data la premessa — niente o quasi niente di quel che scrivo succedera' — ma sapete com'e', uno deve pur tentare di esercitare la ragionevolezza — prima di arrendersi all'evidenza dell'irrazionalita'.
1. Prodi e i suoi smetterebbero *subito* di cantar vittoria: il centrosinistra non ha vinto e non ha un mandato popolare per governare. Se ha una maggioranza significativa alla Camera e' solo grazie a una legge elettorale definita con un termine tecnico "una porcata" (certo, si puo' obiettare che alla fine si e' ritorta contro gli apprendisti stregoni che l'hanno inventata, ma non cambia la sostanza); al Senato qualche risicato voto di vantaggio dipenderebbe esclusivamente dai senatori a vita e dagli eletti della circoscrizione estero: cioe' da persone che *non* rappresentano la volonta' del corpo elettorale correttamente inteso (sul voto degli Italiani all'estero ho sempre ritenuto che sia un'assurdita' e un controsenso democratico: non ho cambiato idea perche' oggi ci possono far da ciambella). Pensare di governare cinque anni con questa situazione e' — oltre che del tutto velleitario — assai poco democratico.
2. Berlusconi accetterebbe *subito* il responso elettorale cosi' come e', per chiudere il piu' rapidamente possibile la fase di totale incertezza, che tra l'altro fa male ai mercati e alla stabilita' gia' acciaccata del paese. Anche perche' questi risultati sono figli della *sua* legge elettorale e perche' in ogni caso neppure il centrodestra avrebbe i numeri o il mandato elettorale per governare — non piu' del centrosinistra.
3. Centrodestra e centrosinistra andrebbero insieme da Ciampi a chiedere tre cose:
- la sua disponibilita' ad essere rieletto Presidente — in puro spirito di servizio verso la Repubblica –, con un voto plebiscitario al primo scrutinio ed eventualmente con l'implicito accordo che passata l'emergenza potra' dimettersi quando riterra' opportuno;
- che dia l'incarico di formare il nuovo governo *subito* (prima della rielezione) a una personalita' di sua fiducia, al di sopra delle parti e con lo specifico (e limitato) mandato di riportare il paese nei parametri del patto di stabilita': l'uomo ideale ce l'abbiamo — e si chiama Mario Monti;
- che dichiari fin d'ora che — esaurito il mandato del governo al piu' tardi dopo la finanziaria 2007 — chiamera' gli Italiani a votare per un nuovo Parlamento.
4. Monti farebbe un governo caratterizzato da ministri economici di alto profilo e di nessuna speranza/ambizione di restare in politica, con un occhio a coinvolgere personaggi che godano di autorita' e prestigio presso le forze sociali, sindacati compresi. Al di fuori dei ministeri economici, sceglierebbe figure dignitose ma di secondo piano, preferibilmente non troppo legate ai partiti: tanto dovrebbero gestire l'ordinaria amministrazione e nulla piu'. Questo governo si cercherebbe i voti in Parlamento senza una maggioranza precostituita, ma con la "non sfiducia" delle principali forze politiche.
5. Il governo farebbe una politica economica di lacrime e sangue, scontentando tanto l'elettorato di sinistra che quello di destra, ma dando una rassettata ai conti pubblici — e magari introducendo qualche misura di rilancio dell'economia, ammesso che si riesca a trovarne una capace di ottenere il necessario consenso in Parlamento.
6. La Finanziaria 2007 verrebbe approvata in anticipo, diciamo entro novembre 2006.
7. A febbraio-marzo 2007 si voterebbe di nuovo. Se gli schieramenti volessero bene all'Italia, nel frattempo avrebbero assicurato un ricambio generazionale, proponendo dei nuovi leader al posto degli artefici del disastroso pareggio di oggi.
Sto delirando? Ma tanto ve l'avevo detto che non succedera' niente di tutto questo, no? Ed e' per questo che me ne voglio andare.

Tre noterelle a margine — tanto il pippone e' gia' un pippone, qualche paragrafo in piu' non puo' peggiorare il risultato.
1. Non ho e non ho mai avuto alcuna simpatia terzista e detesto le grandi coalizioni. Proprio per questo credo che l'attuale legislatura dovrebbe avere vita brevissima — e l'unico percorso *responsabile* per poter votare di nuovo senza sfasciare tutto mi pare questo. L'alternativa e' qualche mese di rissa senza quartiere — e poi votare lo stesso perche' nessuno ha la forza per governare. O una vera grande coalizione, che sarebbe capace di tirar fuori tutto il peggio dell'uno e dell'altro schieramento.
2. Sono stato un prodiano della primissima ora e ho creduto a lungo che Prodi potesse fare la differenza e dare all'Italia un governo moderno. Ma ora credo che sia venuto il momento di passare la mano: evidentemente la sua persona e la sua ricetta politica — in oltre dieci anni — non hanno avuto la capacita' di imporsi.
3. Tra poco c'e' il referendum sulla riforma costituzionale: eravamo tutti convinti che sarebbe stato poco piu' che una formalita' e che avremmo respinto quell'obbrobrio senza nemmeno doverci affaticare troppo, contando sulla minor capacita' di mobilitazione dell'avversario. L'affluenza alle urne dimostra che non e' cosi'. Sara' una battaglia durissima, all'ultimo voto — e non possiamo permetterci di non vincere nemmeno questa volta. Ne va davvero della *sostanza* della democrazia in Italia.


Martedì, 11 Aprile 2006
Che mal di stomaco, gente!
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:52 am

Mancano una cosa come 35 sezioni, grosso modo 30000 voti — e l'Unione e' ancora avanti di piu' o meno 27000 voti. Al Senato la destra e' avanti di un solo senatore, senza contare quelli a vita e quelli eletti dalla circoscrizione estero. Occhio e croce dovremmo aver scampato la catastrofe. Il disastro no, ma dobbiamo accontentarci di sentirci consolati per cosi' poco.
Sul lavoro all'estero non ho cambiato idea. E le dichiarazioni di vittoria di Rutelli, Fassino e Prodi (stando a Repubblica di un minuto fa*) non fanno che confermarmi nell'idea che da questo paese bisogna scappare: quando i tuoi leader riescono a felicitarsi di un risultato del genere, vuol dire che siamo alla frutta. Tutti.

* Prima che spariscano, le immortalo:
02:47 Prodi sul palco: "Abbiamo vinto"
Il leader dell'Unione Romano Prodi è salito sul palco in Piazza Santi Apostoli. Mentre saliva circondato dai giornalisti accompagnato da Francesco Rutelli ha esclamato ai giornalisti: "Abbiamo vinto".

02:46 Rutelli: "Una gioia infinita"
"Una sofferenza infinita e una gioia infinita. Ora stiamo tutti sotto il simbolo dell'Ulivo, abbiamo una maggioranza che ci vuole". Così il leader della Margherita Francesco Rutelli, commenta il risultato del voto alla Camera, brindando nella sede del partito.

02:45 Fassino: "Il centrosinistra ha vinto le elezioni"
"I dati ormai quasi completati ci dicono che il centrosinistra ha vinto le elezioni". Lo ha detto Piero Fassino sceso nella sala stampa dei Ds per commentare i risultati delle elezioni.

P. S. Definitivi alle 3.22: Unione 19.001.684; Casa delle Liberta' 18.976.460. Vado a dormire con un po' di magone in meno. Ma poco, eh –


Qui si incrociano le dita, ma a quanto pare i coglioni se lo sono levato dai coglioni



Miserabile fallimento, lo scoprono ora. Se leggete Mantellini, c'e' da morire dalle risa.



Mercoledì, 5 Aprile 2006
Mi spiego meglio
Nelle categorie: Quel che resta, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:02 pm

L'avevo promesso — e mantengo. L'articolo di Lorenzo Mondo sulla Stampa del 3 aprile e' di una bruttezza ripugnante. Cito, cosi' ci capiamo meglio:

Abbiamo infatti appreso che su Mario Alessi, il più sfrontato e spietato degli assassini, pendeva una condanna a cinque anni di carcere per lo stupro di una ragazza consumato nel Duemila in Sicilia, sotto gli occhi del fidanz