Come sarebbe bello se un questore o un prefetto, magari quello di Torino, per non dire un ministro di questo povero nostro Stato, per dimostrare un po’ di rispetto proprio per quello Stato che rappresentano, di fronte a una Waterloo come quella di queste ore, offrisse le sue dimissioni, anche se ritenesse di non essere il solo responsabile. Ma non allarmatevi, non lo farà.

via La Stampa – Se lo Stato rinuncia al suo ruolo.



mercoledì, 11 dicembre 2013
Ciau Gipo
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:14 pm


(da La Stampa)

Lo so, uno chansonnier molto nordista e con simpatie leghiste non e' proprio quel che ci si aspetta di trovare su questo blog.
Ma io con "'l ses 'd via Coni", con "Porta Pila" e con "Sangon Blues" ci sono cresciuto — e sapere che Gipo non c'e' piu' mi fa sentire piu' vecchio e piu' triste.


lunedì, 23 settembre 2013
La briscola al parco
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 3:18 pm


Torino, parco della Tesoriera – domenica


sabato, 30 marzo 2013
Il Sindaco e l'autismo
(ovvero non azzeccarne una, nemmen per sbaglio)

«Non lasciare solo chi è affetto dall’autismo, sindrome che aggredisce bambini e famiglie più di quanto si pensi, è l’obiettivo della comunità torinese. Mentre auspichiamo che la genetica dia al più presto la speranza di sconfiggere questa grave patologia, occorre aprire un varco nel silenzio che prevale attorno a chi sfortunatamente ne è affetto. Perché l’autismo si può sconfiggere»
Così il nostro Sindaco Fassino, commentando le iniziative cittadine per il prossimo Autism Awareness Day.

Caro Sindaco, Lei e' riuscito nell'impresa di essere nello stesso tempo disinformato, offensivo, paternalistico e ipocrita. Complimenti.
Disinformato. Perche' no, l'autismo non si puo' sconfiggere. Non si puo' guarire dall'autismo, anche perche' non e' una malattia. L'autismo e' una diversita' genetica — chi e' autistico lo e' per sempre, costitutivamente. Non si svegliera' un mattino per scoprire che l'autismo se ne e' andato. E allora la cosa che importa e' che gli autistici vengano messi nelle condizioni di vivere bene — o non peggio di tutti noi altri neurotipici.
Offensivo. Perche' no, noi non auspichiamo affatto che l'autismo sia sconfitto al piu' presto. Perche' quello che chiamiamo autismo e' il modo dei nostri figli di rapportarsi al mondo, di leggerlo e di agirci. E quindi chi parla di sconfiggere l'autismo parla di sconfiggere i nostri figli. Chi rappresenta l'autismo come un nemico e' — lui si' — un nemico dei nostri figli. E' un nemico che ci aggredisce dicendo che il loro modo di essere e' sbagliato, e' privo di valore ed e' da cancellare. I nostri bambini non sono sfortunati o infelici perche' sono diversi dagli altri; e noi siamo fieri di loro — per quanto difficili e faticosi siano — e stiamo fieri di quel che ogni giorno ci insegnano. Non vorremmo sostituirli con dei bambini "normali": vorremmo invece che la loro diversita' fosse accolta, rispettata, apprezzata — ed aiutata ad esplicarsi al meglio. Non sconfitta.
Paternalistico. Perche' no, quello di cui i nostri figli e le nostre famiglie soffrono non e' l'autismo — e non e' nemmeno il silenzio. E' la mancanza di interventi concreti che rendano migliore la vita delle persone autistiche e delle loro famiglie: una scuola adeguata, servizi decenti, "reasonable adjustments" alle condizioni di vita, di studio e di lavoro. Cose vere, che si toccano, e che parlerebbero di integrazione e di solidarieta' mille volte piu' forte di qualunque monumento illuminato di blu.
Ipocrita. Perche' — tanto per fare un esempio vicino a casa — i servizi sociali della sua citta' si sono "dimenticati" di pagare l'affidamento diurno di nostro figlio It per svariati mesi, pur avendone riconosciuto la necessita'. Perche' le risorse per l'handicap sono sempre piu' risicate, nonostante la retorica. Perche' da tutte le parti i dipendenti comunali che si occupano di disabilita' (spesso con grande passione e competenza) ci spiegano che ci sono sempre meno soldi — e la coperta e' sempre piu' corta. E allora risparmi sulle lucette azzurre e sulle parole, signor Sindaco — e si dia da fare.

P. S. Faccia una semplice controprova, signor Sindaco. Rilegga le sue parole sostituendo "Sindrome di Down" ad "Autismo". Suona raccapricciante, vero? Per fortuna, a nessun essere umano decente verrebbe in mente di dire cose simili delle persone Down, della loro condizione, delle loro famiglie. Ma allora, perche' per l'autismo invece si puo'?

P. P. S. Se It e la Cate vorranno, noi comunque saremo in piazza Savoia martedi' per l'illuminazione di blu dell'obelisco: perche' e' uno dei pochissimi momenti (forse l'unico) in cui la comunita' torinese prende in considerazione la nostra esistenza. Ma si ricordi, signor Sindaco: non bastano certo un po' di luci blu per fare di Torino una citta' sensibile ai bisogni dei suoi cittadini autistici.


venerdì, 14 dicembre 2012
Le stagioni in citta'
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 7:27 am

Al buio nel letto prima di alzarti — sai che e' nevicato perche' il rumore del traffico e' molto meno del solito — per quest'ora. Sai che e' nevicato poco (troppo poco?) perche' il rumore del traffico c'e' ancora.


martedì, 13 novembre 2012
Direzione
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 4:45 pm


lunedì, 12 novembre 2012
In fondo
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:09 am

c'e' qualcosa di buono nelle notti passate in bianco a lavorare:



(dieci minuti fa, dalla finestra di casa)

P. S. Che i blog siano sempre meno uno strumento di conversazione e' dimostrato anche dal fatto che, da quando si usano gli short URL, non sono piu' in grado di risalire a chi mi linka (si' dico a te che stamani hai citato questo post) — e quindi di tenere in vita lo scambio. Peccato.


La Stampa – Tagliate le gomme dell’auto al sindaco di Sant’Antonino di Susa.

Mi chiedo se quelli che scrivono TAV = MAFIA sui pendii delle montagne valsusine non hanno niente da dire su questi metodi di intimidazione mafiosa.



venerdì, 12 ottobre 2012
Una mattinata particolare
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:33 pm

Lo so, e' un post senza capo ne' coda. Pero' mi va di scriverlo — e per una volta ho il quarto d'ora di tempo necessario. E poi — diamine — questo e' il mio blog, mica il NYT.

Stamattina sciopero (sacrosanto) delle scuole pubbliche — e quindi It e' a casa. Per fortuna (?) sono in sciopero anche io, perche' nell'azienda (pubblica) dove lavoro si preparano a mettere centinaia di persone in cassa integrazione da gennaio e a venderci a pezzetti nel giro di qualche mese — quindi almeno il problema di babysitterare It non c'e' (altrimenti sarebbe stato un bel casino, perche' i famosi permessi della 104 per questo mese sono gia' agli sgoccioli).
Dato che scioperare e stare a casa a farmi i cavoli miei non mi e' mai piaciuto troppo, ci organizziamo per andare alla manifestazione insieme, It ed io. Per arrivarci ci siamo fatti una bella passeggiata per le vie del centro, nonostante la giornata poco clemente — con It che se ne e' andato danzando, saltellando e curiosando in giro con l'aria soddisfatta per un chilometro abbondante.

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(foto di mazreds, da Flickr)

Al presidio organizzato dai colleghi in sciopero, It ha (giustamente) preteso di montare sulle mie spalle, perche' in mezzo alla folla non vedeva niente — e poi si e' goduto lo spettacolo di questi adulti strambi che facevano un gran baccano con fischietti e sirene. Solitamente tanto frenetico ed impaziente, It mi ha dato il tempo di fermarmi a parlare con molte persone, preoccupate come me per il nostro lavoro, di discutere sulle cose da fare, sulle prospettive: tanto per cambiare, nostro figlio ha dimostrato di avere una capacita' di comprensione delle situazioni molto superiore a quella che ci si potrebbe aspettare da un bambino autistico.
Quando la pazienza e' finita (dopo ben piu' di una mezz'ora), il pargolo e' partito caracollando e mi ha trascinato (letteralmente) in mezzo al corteo degli studenti medi, trascurando completamente le sue mete preferite, dal negozio di video alla pizzeria. Evidentemente il casino delle manifestazioni gli piace proprio — abbiamo fatto un figlio sovversivo ;-)
E mentre camminavamo in mezzo alla folla dei ragazzi (scortati da tanta polizia in assetto di guerra che nemmeno per Fiorentina-Juventus) abbiamo cominciato a sentir cantare. Niente di strano, certo, ai cortei si canta. Perfino gli stonati come me hanno cantato ai cortei. Ma questi ragazzi cantavano — si', ma dai no non e' possibile — eppure si' e proprio lui — ma no non ci credo — eppure — questi ragazzi cantavano proprio l'Inno di Mameli. E non tre o quattro, non per scherzo, non per caso, non per dileggio. A centinaia. Con allegria e rabbia e determinazione. Come a dire che sono loro l'Italia — in faccia a chi gli taglia le risorse e parla della necessita' di usare piu' il bastone che la carota con il Paese. Devo dire che mi ha dato un brivido, questa cosa. E me li ha fatti riconoscere — al di la' di tutto — come la mia parte. La mia Italia. Potremo magari litigare su milioni di cose, potro' trovare insopportabile il loro estremismo tutto ideologico su cose come la TAV — ma alla fin fine mi rispecchio molto piu' in loro che nei Profumo e nelle Fornero.
Beh, non e' durata a lungo, la mia emozione — It correva gia' verso altre cose — altre scoperte — e io dietro, come sempre, a rincorrerlo.


domenica, 16 settembre 2012
Dubbio postumo
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:29 pm

Ma tutti quelli che plaudivano all'accordo di Mirafiori e che dicevano che la FIOM era contro il rilancio produttivo della FIAT, adesso dove sono?


domenica, 1 luglio 2012
Caronte
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:30 pm


Oggi pomeriggio alla Diga del Serrù, 8°C, pioggia battente


giovedì, 12 aprile 2012
Ultima neve
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:00 pm

Son tutti a lamentarsi dell'ondata di freddo improvvisa. A me pero' vedere le montagne di nuovo bianche, quando alzo lo sguardo, mica mi dispiace.


domenica, 18 marzo 2012
La primavera di Marcovaldo
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:26 pm


Ieri e oggi, in giro per la Torino che i turisti non vedono.


domenica, 5 febbraio 2012
Luce su luce
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:29 pm


Tra Barbaresco e Treiso, oggi pomeriggio


lunedì, 30 gennaio 2012
La neve, finalmente
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:12 pm

Non se ne poteva piu' di questo inverno fasullo e asciutto. Foto scattate ieri durante la nevicata: poca luce, ISO alto e scatti a mano libera — i risultati son quel che sono:


domenica, 29 gennaio 2012
Tutti a casa
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 8:52 pm

Ha fatto venti centimetri di neve in citta' (tra poco le foto). Che strano: in Piemonte d'inverno nevica. Tanto strano che il Comune ha deciso di chiudere le scuole di ogni ordine e grado. E lo ha comunicato alle sette e diciannove di sera dellla domenica, lasciando alle famiglie un sacco di tempo per organizzarsi in vista del lunedi' mattina.
Io un'ideina per tenere occupati i pargoli domani ce l'avrei: tutti a prendere Fassino a palle di neve. Ma ben pressata.


mercoledì, 18 gennaio 2012
Accidental beauty
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 8:33 am

Lunedi' mattina, andando al lavoro.


lunedì, 12 settembre 2011
Io ♥ la scuola pubblica?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:35 pm

Questa mattina, primo giorno di scuola di It, siamo stati accolti sul portone da una sorridente maestra che diffondeva questo volantino, firmato dai docenti dell'Istituto Comprensivo:

Io ♥ la SCUOLA PUBBLICA!

La scuola pubblica è una comunità educante che valorizza le intelligenze dei bambini e dei ragazzi, le loro diversità e le loro emozioni. Gli alunni condividono le loro esperienze con un gruppo di pari e imparano a conoscere il mondo, aiutati dagli insegnanti che sono un ponte tra il loro sapere e il sapere condiviso delle discipline. L'obiettivo della scuola pubblica è la promozione della conoscenza, della socializzazione e del benessere; è la formazione di esseri umani pensanti e critici, colti, solidali, sani e sereni; è sostenere lo sviluppo di cittadini intelligenti e felici.
Questa è la scuola che vogliamo, questa è stata finora la Scuola!
In questi anni abbiamo cercato di continuare a fornire a vostri figli la stessa qualità nonostante i tagli, ma ora neanche il volontariato di molti docenti è più sufficiente!
Ora:
- la mancata assegnazione di docenti alla nostra scuola primaria (e non solo) ci ha obbligato a rifiutare delle iscrizioni e a formare una quinta prima elementare a tempo pieno con un insegnante in meno rispetto a quelli necessari [...];
- tutte le scuole della circoscrizione sono affollate e sono state messe nella condizione di non poter accogliere tutti i bambini del territorio;
- sono state eliminate le ore di compresenza dei docenti: ciò impedisce il lavoro a piccoli gruppi, il recupero degli alunni in difficoltà, il potenziamento, le gite e le uscite didattiche [...];
- gli alunni diversamente abili hano avuto un numero irrisorio di ore di sostegno: e il loro diritto allo studio?
- inoltre abbiamo assistito ad una diminuzione del personae delle cooperative nella primaria e degli operatori nella secondaria.
Se a questo aggiungiamo un drastico taglio dei fondi, dei materiali, oltre che del supporto finanziario che prima potevano concedere Circoscrizione, Comune o Regione, ci rendiamo conto che è in atto un piano per distruggere velocemente la Scuola pubblica.
Non ci rassegniamo a veder sgretolare una Scuola che veniva presa ad esempio in tutta Europa.
Non ci rassegniamo a dover trattare i vostri figli come vasi da riempire di nozioni, invece che menti fresche da incoraggiare nella conoscenza, emozioni da ascoltare, corpi da far crescere.
Non ci rassegniamo e siamo indignati: sostenete le nostre lotte, esigete una scuola pubblica di qualità, pensate ai vostri figli!

LA SCUOLA PUBBLICA E' IL FIORE ALL'OCCHIELLO DI UN PAESE: NON FACCIAMOLO TAGLIARE!

Preside e maestre, schierate in palestra ad accogliere i bambini e le loro famiglie, indossavano quasi tutte un distintivo con lo slogan del volantino: "Io ♥ la scuola pubblica!"
D'accordissimo su tutto, sia ben chiaro. Ma perche' una settimana fa, quando chiedevamo che a nostro figlio venisse permesso di frequentare la scuola con lo stesso orario di tutti i suoi compagni — e che non venisse discriminato in quanto disabile — le stesse maestre e la stessa Preside ci hanno trattato da controparte — e per di piu' da controparte rompicoglioni — e vorrei dire da controparte che pretende qualcosa a cui non ha diritto?
Ci saremmo aspettati — dai docenti della scuola pubblica — che condividessero la nostra esigenza di integrazione e che — se hanno le mani legate dai tagli — ci facessero da alleati in una battaglia per affermare i diritti di nostro figlio in tutte le sedi. Invece ci hanno spiegato che dobbiamo adeguarci, che con questi chiari di luna, invece di protestare, dobbiamo essere realistici e accontentarci di quel che ci e' stato concesso, che non dobbiamo essere ideologici nella difesa di un puro principio. Oggi, sinceramente, mi era difficile solidarizzare piu' di tanto.


sabato, 10 settembre 2011
Contro i tagli ai servizi sociali in Piemonte
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

Ri-posto direttamente il volantino della manifestazione. E' importante. Fatelo girare, se potete — e se potete fatevi vivi il 13.



sabato, 3 settembre 2011
Sono un grammar-nazi delle bandiere (3)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:06 pm

A me Torino tutta pavesata di tricolori e' piaciuta tantissimo. Mi e' piaciuta tantissimo perfino quando ho visto le bandiere con lo stemma sabaudo, o quelle della Marina militare o mercantile — o perfino quelle con lo stemma della Nazionale — ai balconi, accanto al tricolore repubblicano. Mi e' sembrato il segno di un orgoglio forse confuso e mal riposto, ma alla fin fine sano — e promettente.
Mi sarebbe piaciuto vedere un analogo spettacolo in altre citta', da Milano a Roma — ma a quanto pare siamo stati quasi soltanto noi Torinesi a mostrare questo entusiasmo per la bandiera.
Fin dall'inizio pero' ho temuto l'effetto del tempo su questa bella manifestazione. Senza una data precisa per riporle nei cassetti, lasciate ad oltranza sui blaconi ed alle finestre, alle intemperie, al sole, allo smog — le bandiere sarebbero diventate man mano dei cenci stinti, strappati, sudici — un triste spettacolo per le strade della citta' — ben lontano dalla gioiosa celebrazione dei primi mesi.
E' quello che e' accaduto. Tornando dalle vacanze, ho trovato la bandiera del nostro balcone in questo stato, scolorita, sfrangiata, piena di segni neri dello smog:

E in giro per la citta' la situazione non e' migliore. Il tutto ha un'aria un po' desolata, di decadimento, di dignita' calpestata. Sulle prime mi sono detto che era il momento di togliere le bandiere dai balconi, prima che la scena diventasse troppo deprimente; poi pero' mi sono chiesto se non siano — cosi' lacere e sporche e malconce — una miglior rappresentazione di come sia l'Italia in questi giorni, nave sanza nocchiero in gran tempesta. E se non possono essere anche un buon simbolo del malcontento e dell'avvilimento di tutti noi.


venerdì, 2 settembre 2011
Si sveglia ora?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:40 am

Il segretario della FIM-CISL Vitali se la prende perche' Marchionne fa marcia indietro sugli impegni per Mirafiori:

"Il 23 dicembre scorso – dichiara il segretario dei metalmeccanici della Cisl – abbiamo firmato con la Fiat un accordo preciso, approvato dalla maggioranza dei lavoratori di Mirafiori che prevedeva la costruzione del Suv a Torino. A questo punto si porrebbe il problema dell'affidabilità dei vertici del Lingotto".

Il fatto e' che non e' vero che l'accordo fosse preciso — e non e' vero che prevedesse la costruzione di alcunche' a Torino: la FIAT non prendeva alcun impegno concreto, a fronte di quelli molto concreti e molto duri richiesti ai lavoratori e al sindacato. Ora che gli fa comodo, Marchionne ha la strada libera per dire arrivederci e grazie. Se Vitali se ne accorge ora, e' un fesso. Se se ne era accorto a suo tempo e adesso fa ammuina — e' meglio che non dica che cos'e'.


venerdì, 8 luglio 2011
Estate…
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:08 pm


(oggi pomeriggio in centro a Torino)


venerdì, 8 luglio 2011
Tempo vuoto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:23 pm

La scuola elementare a cui abbiamo iscritto It (una scuola pubblica a tempo pieno, fiera della sua didattica inclusiva, multiculturale, democratica) ci propone per nostro figlio una frequenza massima di venticinque ore settimanali, dalle 9.30 alle 14.30 dal lunedi' al venerdi'. Alla faccia dell'integrazione, dell'armonizzazione con i tempi di vita e di lavoro, del progetto educativo ecc. ecc.

La Rat-Family va alla guerra. Accettiamo consigli da chi c'e' passato.


lunedì, 27 giugno 2011
NO TAV, ora basta!
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:59 pm

E' sempre triste vedere scontri tra polizia e dimostranti. Ma nel caso della Val di Susa non si puo' essere solidali con i dimostranti, che sono una frangia minoritaria, violenta e antidemocratica dell'opinione pubblica. Non hanno il diritto di veto — e men che meno sono al di sopra della legge. Ci sara' tempo ancora per discutere sull'opportunita' e l'utilita' della TAV, ma fermare i cantieri con la forza non e' un'opzione accettabile — e prendere a sassate gli operai non e' un'azione di sinistra. E bene hanno fatto le forze dell'ordine a sgomberare il presidio — con la forza visto che non era rimasta altra strada.

(poi ci torno, su questa vicenda. Ma intanto lo volevo dire)


domenica, 8 maggio 2011
(Che) esperienza(,) Italia(!)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:47 am

Venerdì scorso, con i nonni e Costanza (It era a scuola — perche' non avrebbe comunque gradito questo genere di cose), siamo andati alla Venaria Reale a vedere il nuovo percorso espositivo della Reggia e la tanto decantata mostra "La Bella Italia", uno degli eventi clou delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unita'.
Approfittando dell'ora (quella della pausa pranzo), non ancora affollata nonostante l'arrivo degli Alpini per l'Adunata e degli appassionati di ciclismo per la partenza del Giro d'Italia, andiamo in biglietteria per fare l'abbonamento che ci permettera' di andare e venire tra mostre e musei di Torino e del Piemonte senza dover ogni volta pagare il biglietto (quasi una necessita', avendo figli privi di pazienza — che spesso e volentieri ci costringono a parzialissime visite lampo). Dentro ci sono due sportelli aperti, uno per i gruppi e uno per le visite individuali; all'uno e all'altro non piu' di sei/sette persone in attesa. Arrivato il nostro turno, chiediamo di fare l'abbonamento (come per altro indicato sul sito), ma l'impiegata ci dice che — dato l'affollamento — non puo' soddisfare la nostra richiesta; protestiamo, anche perche' il prezzo del biglietto "singolo" equivale da solo a quasi meta' di quello dell'abbonamento. Ci viene risposto, con discutibile ironia, che non ci ha ordinato il medico di vedere la reggia. Viene la tentazione di risponder male e di girare i tacchi, ma poi abbozziamo, se non altro per i nonni, che abbiamo trascinato fin qui — e ci rassegnamo a fare i biglietti per la visita. Quel che e' certo e' che a questo punto l'Abbonamento Musei, per il 2011, non lo faremo — e tante grazie alla brillante promozione della cultura in Piemonte.
Il percorso di visita della Reggia — solo in parte nuovo rispetto al passato — ha qualche caduta di gusto e qualche concessione di troppo al son et lumière, ma e' nel complesso interessante ed efficace. E poi la Galleria di Diana, con quella luce incredibile, con il contrasto tra la geometria implacabile del pavimento e la leggerezza degli stucchi, vale da sola non il semplice prezzo del biglietto, ma forse un viaggio fino a Torino:

La mostra, dal canto suo (per quanto — o forse perche' — curata da Paolucci e "messa in scena" da Ronconi), e' francamente imbarazzante. Certo — ci sono, tutte riunite insieme, tante di quelle icone della cultura italiana da far venire una certa vertigine. Ma ettari di croste, che avrebbero avuto tutto da guadagnare restando nella penombra dei magazzini, hanno trovato posto accanto a (e a volte al posto di) capolavori; il che di per se' non sarebbe terribile, se non in certi casi in cui francamente si e' esagerato: in fondo le mostre servono anche a far vedere opere che normalmente non ricevono adeguata attenzione. Il problema vero e' che la rappresentazione delle "capitali" italiane e' nella migliore delle ipotesi episodica ed impressionistica — in alcuni casi decisamente monca di capitoli essenziali (Venezia senza Bellini!) e infarcita di opere di nessuna rilevanza: sembra quel che e' rimasto negli occhi di un viaggiatore affrettato e non abbastanza colto dopo un sommario grand tour in Italia. Ma l'aspetto peggiore sta nell'allestimento, che tra l'altro impedisce una buona fruizione dello spazio (bellissimo) delle Scuderie e della Citroniera progettate da Juvarra: finte rovine di mattoni pseudo-romani, una moquette verde a chiazze irregolari, a simulare un prato, con tanto di foglie cadute qua e la' — sostituita a tratti da specchi a rappresentare, immagino, degli stagni.

Un look da stampa piranesiana d'occasione — o da trattoria romana per turisti, che nel complesso trasmette un'idea folcloristica dell'Italia — una roba da pizza e mandolini.
Ultima chicca della visita: il pagamento automatico del parcheggio funzionava male, con il risultato che ho dovuto pagare due volte e poi chiamare (al citofono, perche' non c'era nessuno presente) l'assistenza per farmi aprire la sbarra in uscita.
Spero proprio che l'esperienza dei tantissimi turisti che stanno visitando Torino in questi giorni sia stata migliore della nostra. Torino lo merita, probabilmente chi ha la responsabilita' di assicurare la qualita' delle loro visite no.


giovedì, 5 maggio 2011
Alla Tesoriera con Costanza – primavera 2011
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Quel che resta, la Cate — Scritto da waldorf alle 11:44 am

E' un luogo comune — come tale vero — che ognuno ha piu' o meno affinita' con una o l'altra stagione dell'anno. Il mio spirito e' torturato dall'estate, alternativamente cullato e depresso dall'autunno, sferzato dall'inverno e, banalmente, carezzato dalla primavera, breve stagione ormai in via di estinzione. Quando il vento comincia a ingentilirsi, compaiono le violette e le prime foglie sugli alberi e si tornano a sentire gli augelli, come direbbe Leopardi, subito mi sento presa da piacevoli sensazioni sepolte nei mesi precedenti. Non e' questione di ragionamento, l'arrivo della primavera lo percepisco fisicamente.
Quest'anno poi la ri-nascita della natura, sempre per parlare poeticamente, e' seguita alla nascita di Costanza, che ora impara a conoscere la primavera.
Cosi' abbiamo condiviso lo splendore delle prime giornate di aprile, tanto piu' che all'austera Torino particolarmente dona la primavera, e ne abbiamo passato una buona parte al parco della Tesoriera. Purtroppo a questo bell'inizio di aprile sono seguite una botta di caldo da piaga biblica e una botta di freddo piu' naturale ma impeditiva di lunghe permanenze al parco. Ora che ormai e' maggio le giornate sono variabili e un po' freddine, ma cio' non blocca certo le nostre passeggiate tra madre e figlia.
La Tesoriera, al numero 192 di corso Francia, non e' un posto di tendenza, ne' particolarmente noto, affondato in un quartiere abbastanza popolare come Parella, dove abitiamo noi. Il parco, originato dalla tenuta di un tesoriere dei Savoia, circonda la villa che credo nel suo aspetto attuale debba molto all'intervento ottocentesco promosso dal Marchese di Sartirana. Certo per molto tempo il tutto doveva essere sito in aperta campagna, tra campi e cascine. Ora al posto delle cascine ci sono condomini di diversi piani, che a loro volta sommergono il tessuto delle villette liberty ancora qua e la' presenti nella zona e probabilmente pure loro costruite quando da queste parti c'era poco piu' che campagna.
Il parco per la verita' e' di ridotte dimensioni, e si puo' andare da un lato all'altro in cinque minuti circa. Essenzialmente c'e' un'area giochi, anche troppo piccola per la platea dei giovani utenti, una bocciofila (un pallaio, come almeno una volta veniva chiamato in Toscana) intitolata a tale don M. Plassi, un chioschetto di bibite e gelati, una piccola giostra, una bella fontana, due prati piuttosto grandi, due corti viali di tigli imponenti, diversi altri begli alberi di veneranda eta', aiuole di tulipani e papaveri — e naturalmente la villa. Dovrebbe ospitare una biblioteca musicale, ma la villa e' in restauro da diverso tempo (io non l'ho mai vista in funzione e il cartello indica una fine lavori per il 2 marzo 2009…); ultimamente se non altro hanno tolto le impalcature e probabilmente a causa della breve apertura per la primavera del Fai (purtroppo non sono potuta andare) hanno adornato la recinzione del cantiere con il bandone di Esperienza Italia. Si vede comunque la bella facciata bianca e gialla della villa ed e' gia' qualcosa.
La Tesoriera nel suo complesso e' un luogo veramente ameno, anche se meriterebbe ben piu' rilevanti interventi di manuntenzione, altrimenti potrebbe essere ancora piu' bello. Non e' da farne una colpa a nessuno, di questi tempi si fa quello che si puo' e del resto recentemente, forse anche perche' le elezioni si approssimano, si vedono spesso operai al lavoro nel parco…
Ma quello che mi piace della Tesoriera e' la sua dimensione di quartiere, il suo essere una specie di giardino esteso per le case del circondario.
Le ridotte dimensioni limitano l'interesse degli amanti del footing e simili (che pure sono rappresentati) e in generale escludono l'interesse di chi non abita nelle immediate vicinanze, a differenza di parchi piu' grandi come la Pellerina o il Valentino. Invece con la bella stagione i residenti vicini si spargono per i vialetti e i prati della Tesoriera. Se in stagioni piu' rigide la gamma dei frequentatori e' piu' ristretta (un po' di bambini e i padroni dei cani, che certo non possono evitare di portar fuori i fedeli animali) in primavera sono rappresentate se non altro tutte le classi di eta', dai neonati come Costanza (per la verita' pochi, mi sa che i genitori se li conservano in casa) ai vecchietti piu' malridotti, a volte in sedia a rotelle e accompagnati da badanti di svariate nazionalita' che poi si riuniscono per scambiare quattro chiacchiere e alleviare cosi' il peso di un mestiere mica facile. Adolescenti si scambiano effusioni su panchine non sempre cosi' riparate, i bambini in grado di camminare e correre scorrazzano in qua e la', gli anziani meno anziani giocano a carte attorno ad affollati tavolini di plastica, discutendo su ogni singolo punto, altri invece giocano a bocce, soggetti di varia eta' prendono il sole sui prati, persone mature leggono sulle panchine, le madri degli infantiu' più piccoli come me li passeggiano cercando di far prendere loro aria e tenerli buoni e quando possono si siedono su una panchina a riposarsi un po'. Un giorno ho scambiato qualche chiacchera con la mamma di una quasi coetanea di Costanza (una giovincella di 5 giorni di meno) che con la figlia nel marsupio faceva giri del parco a passo militaresco pur di non far svegliare la piccola.
Ovviamente si incontrano cani di ogni eta', razza e dimensione accompagnati da padroni piu' o meno mannianamente coordinati. Non manca nemmeno chi fa musica o fanciulle che fanno il bagno nella fontana, a mo' di anitine della semiperiferia torinese. Una frequentatrice abituale dell'ora di pranzo fa yoga giocando contemporaneamente con il suo pastore tedesco.
C'e' poi entro il recinto del parco un asilo comunale che ospita sia il nido che la scuola dell'infanzia, e durante il giorno nel suo giardino compaiono spesso i bambinelli con i loro grembulini a quadratini di vario colore.
Io e Costanza capitiamo alla Tesoriera almeno una volta al giorno. Quando lei si addormenta, io mi posso mettere a leggere qualcosa e a guardarmi intorno e osservare lei pensando che non ci deve essere cosa tanto bella come dormire nella carrozzina vicino alla mamma, cullata dal cinguettio e magari da una lieve brezza primaverile. Magari lei nella sua limitata esperienza di vita non e' d'accordo, ma io al posto suo sarei parecchio felice. Per la verita' ne approfitto anche per leggere un po', in questo periodo un bel mattone come Underworld di Don DeLillo.
A volte in realta' penso che quello che mi affascina nella Tesoriera in questo periodo sia la capacita' del luogo di riunire tante persone di eta' e attitudini diverse, che il parco ospita tutte insieme dando accoglienza al loro bisogno di uscire, di incontrarsi o anche soltanto di godere dell'ombra dei suoi alberi per leggere il giornale. E in molta parte le esigenze delle persone che vi si trovano sono legate alla loro eta' e alla fase della vita che attraversano.
Cosi' la Tesoriera ogni giorno mi offre lo spettacolo di un completo ciclo dell'esistenza umana e mi fa sentire inglobata in questo ciclo e per una volta tanto parte di esso in modo non differente da tutti gli altri. E questo pensiero, guardando Costanza che del ciclo e' appena entrata a far parte, mi fa sentire insieme commossa e atterrita.


giovedì, 31 marzo 2011
Sono un grammar-nazi delle bandiere (2)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Se fossi monarchico, personalmente, cercherei di non farlo sapere tanto in giro. Lo troverei imbarazzante, piu' o meno come un grosso brufolo giallo che mi fosse cresciuto sulla punta del naso la mattina prima di un colloquio di lavoro — o peggio di un appuntamento galante. Mi vergognerei un po' ad avere come pretendente al trono uno che forse ha ammazzato un uomo, che probabilmente e' implicato in giri di prostituzione, che e' stato toccato da ogni genere di scandali, che in piu' di un'occasione si e' lasciato andare a risse pubbliche anche con altri membri della real famiglia. Per non parlare del principe ereditario, che fa il cantante e il ballerino in tv con esiti imbarazzanti. E per tacere pietosamente del nonno fellone, che ha firmato le leggi razziali — e del bisnonno che ha fatto prendere il suo popolo a cannonate.
Insomma, se fossi monarchico, avrei ben altri problemi da cui farmi angosciare — e soprattutto terrei un profilo cosi' basso che per vedermi ci vorrebbe la metropolitana. Ma se proprio mi venisse l'uzzolo di espormi al ridicolo e di far sapere a tutti come la penso — e decidessi di mettere alla finestra una bella bandiera del Regno d'Italia — almeno cercherei di esser sicuro di esporre quella giusta, di bandiera.
Invece a un po' di finestre di Torino e' fiorita questa bandiera qui, che ai tempi del Regno d'Italia poteva essere esposta soltanto dalle istituzioni dello stato e dalle unità militari, in particolare dalle navi da guerra.

La bandiera nazionale, quella che se mai dovrebbe stare alla finestra dei buoni cittadini fedeli al re (!), e' questa qui:


Io sto andando a votare per Fassino.
Perche' non e' entusiasmante, e' un po' triste perfino, ma e' una persona seria. Insomma e' uno che somiglia a Torino.
E perche' quell'altro ha dietro i peggiori capibanda del PD piemontese. Roba che basta vederli per voler votare chiunque altro.



domenica, 13 febbraio 2011
Questa Italia
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:57 pm

Breve puntata alla manifestazione di Torino, oggi — piu' breve di quanto avremmo voluto per l'oggettiva difficolta' di destreggiarsi in un corteo cosi' grande con It sulle spalle e XX in carrozzina.
Forse i numeri sparati su Repubblica e sulla Stampa (100.000 persone in piazza) sono un po' sovrastimati, ma c'era davvero un sacco di gente. Ed era una bella folla, civile, dignitosa, composta — donne e uomini di ogni eta', di ogni estrazione sociale, madame in pelliccia e ragazzine col piercing, famiglie con bambini, gente di Crocetta e gente di barriera. E un'aria — tutto sommato — di gioia, di entusiasmo e perfino di sorpresa.
Questa Italia, forse, puo' farcela. Se la classe politica non si mette troppo di traverso (parlo degli antiberlusconiani; gli aracnidi vanno soltanto spazzati via).


domenica, 6 febbraio 2011
Gran Torino?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Devo dire che trovo un po' comica l'agitazione di tutti coloro (a partire dal sindaco Chiamparino) che hanno spinto per il si' al referendum di Mirafiori con l'argomento che la FIAT altrimenti avrebbe lasciato Torino — e ora si trovano Marchionne che ipotizza di trasferire la direzione a Detroit. Ipotesi, per carita': ma era una pura ipotesi, smentita con forza, anche lo scorporo dell'auto — un anno fa.


sabato, 15 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (2.1)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:08 am

Ci sara' tempo di valutare e discutere. Per ora voglio limitarmi a osservare, a futura memoria:
1. che il si' ha vinto soltanto grazie al voto determinante degli impiegati, cioe' di coloro a cui gli aspetti peggiorativi dell'accordo (flessibilita' oraria, straordinario obbligatorio, sabati lavorativi, riduzione delle pause, spostamento della mensa a fine turno) non si applicano.
2. che nello scrutinio ci sono state tali irregolarita' che non si conosce esattamente nemmeno il numero vero dei votanti — e che evidentemente giravano nei seggi schede vidimate e non votate.


sabato, 15 gennaio 2011
Mirafior blues
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:40 am

(da leggere "Mirafiur", con la u, in buona pronuncia bogia-nen — e pensando a una vecchia canzone di Gipo, che quando non era ancora leghista era un grande)

Volevo scrivere la terza (e ultima) puntata delle mie riflessioni su Mirafiori, ma It ha fatto piu' bizze del solito per andare a dormire — quindi rinvio a domani, che tanto ci sara' tempo lo stesso per discuterne.

Stasera Waldorf mi ha fatto notare che sono andato via da Torino nel 1980, poco prima dello sciopero dei trentacinque giorni — e sono tornato poco prima del referendum di Marchionne. Mirafiori e' talmente *dentro* Torino che finisce per pesare anche nelle vite di quei torinesi come me che non l'hanno mai vista se non da fuori dei cancelli.
Ma nel 1980 Mirafiori era una citta'. Era *la* citta'. Dentro Mirafiori lavoravano quasi sessantamila persone — e intorno a Mirafiori ruotavano gli altri stabilimenti FIAT e tutto l'indotto, operaio e non. Un posto di lavoro su tre in citta' era in qualche misura targato FIAT. Ogni sussulto di Mirafiori era una scossa di terremoto per tutta Torino.
Oggi Mirafiori e' poco piu' di un villaggio, cinquemilaquattrocento persone compresi gli impiegati. Se Torino dovra' fare a meno di Mirafiori, sopravvivera' — magari con qualche altra ferita e ammaccatura, ma sopravvivera' senza che il suo destino cambi. La FIAT ha gia' abbandonato questa citta' — un po' per volta, da tanti anni, proprio a partire da quel 1980.
E Torino della FIAT sta imparando a fare a meno. Con dolore, perche' la FIAT era la *sua* fabbrica — perche' cinquemila posti di lavoro sono cinquemila *vite* che oggi sono state lasciate sole a scegliere tra dignita' e lavoro — perche' le ciminiere di Mirafiori davanti alle Alpi in una mattina d'inverno sono una vista che nessuno di noi riesce a guardare senza emozione. Ma se dopo il referendum Marchionne smontera' Mirafiori, non sara' la fine di Torino. Sara' invece, piu' presto che tardi, la fine della FIAT che — come diceva l'Avvocato — e' la Fabbrica Italiana Automobili Torino; senza quella I e quella T, semplicemente verra' inghiottita dal boccone americano che sta cercando di inghiottire.


giovedì, 13 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (2)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:37 pm

(Continua da qui)

2. L'accordo di Mirafiori prevede l'uscita dal contratto collettivo nazionale di lavoro e la stipula di un contrtto aziendale di primo livello. Da piu' parti, compreso il PD, si parla di superamento del CCNL come di un fatto di modernita', di un'evoluzione positiva. Si e' presentata anche una proposta di regolamentazione della materia che prevede esplicitamente la prevalenza della contrattazione aziendale su quella nazionale di categoria.
Personalmente lo scardinamento del sistema dei contratti collettivi nazionali mi pare invece una delle iatture peggiori che questa vicenda porta con se'. L'esempio di Mirafiori fara' precedente (alla faccia di chi diceva che Pomigliano sarebbe stata un'eccezione) — e il panorama delle relazioni sindacali si trasformera' in un groviglio di accordi aziendali. Con il risultato che i lavoratori, divisi, perderanno la loro principale forza contrattuale, il numero — e i sindacati si troveranno nell'impossibilita' di rappresentare interessi generali o trasversali, trovandosi ridotti alla prospettiva della singola azienda o addirittura del singolo impianto produttivo. E' uno sviluppo pericoloso per tante ragioni. La prima e' che la divisione rende tanto piu' vulnerabili i soggetti che piu' dovrebbero essere tutelati (penso alle PMI, alle situazioni di crisi, alle imprese con alta densita' di occupazione femminile o straniera, ecc. ecc.: tutte condizioni che rendono i dipendenti paticolarmente esposti e ricattabili e che faranno accettare contratti al ribasso che il CCNL avrebbe potuto tamponare). La seconda e' che il sindacato confederale attraverso i CCNL e gli accordi nazionali quadro (come quello vituperato del '93) ha promosso, a volte in maniera distorta forse, ma in linea di massima coerente, un disegno di coesione del paese e di tutela di interessi e diritti generali: se non sara' piu' in grado di farlo in futuro, come temo, sara' peggio per tutti. Per i lavoratori, ma anche per il sistema paese nel complesso — e perfino per le imprese. La terza ragione e' collegata alla seconda: e' possibile che le imprese spuntino dei vantaggi nel breve termine, ma un sindacato che non ha la capacita' di guardare agli interessi generali e ai livelli nazionali sara' in prospettiva un sindacato rivendicativo e corporativo, che moltiplichera' le microvertenze se non altro per guadagnare legittimazione agli occhi dei lavoratori. Si tende a dimenticare che gli accordi nazionali sono anche stati un efficacissimo strumento di gestione ordinata e di prevenzione della conflittualita' a livello aziendale: se si vuole rinunciare a questo strumento che davvero giova a tutti, auguri.

3. L'accordo prevede che soltanto i sindacati firmatari possano svolgere la loro attivita' all'interno dello stabilimento. Chi e' contrario non ha piu' spazi di accessibilita' (assemblee, permessi sindacali, bacheca, spazi fisici, possibilita' di comunicazione informatica), non ha rappresentanza, non puo' nemmeno piu' ricevere direttamente dall'azienda le quote di adesione degli iscritti (ricordo che su questo punto il sindacato confederale, CISL e UIL in testa, fece una gran battaglia ai tempi del referendum abrogativo del 2000: hanno cambiato idea?). Per di piu' le rappresentanze sindacali verrebbero nominate dai sindacati firmatari e non elette dai lavoratori: di conseguenza, qualunque esigenza dei lavoratori che non trovi espressione nel sindacato firmatario e' destinata a restare non espressa e non rappresentata — e se i lavoratori dovessero in futuro ritenere non piu' rappresentativa la loro RSA non avrebbero alcuno strumento per sostituirla.
Non e' soltanto un atto di repressione del dissenso. C'e' dietro un'idea precisa, che e' stata espressa piu' volte in questi giorni, cioe' che il conflitto tra lavoratori ed impresa sia una cosa del passato, e che nel presente contesto il ruolo delle relazioni sindacali sia quello di favorire la convergenza di interessi tra i due soggetti. Questa idea di relazioni industriali non e' nuova, e' quella propria di tutti i sistemi totalitari: dal fascismo in Italia al socialismo reale in URSS o in Cina. Per i regimi del socialismo reale l'idea di fondo era che la presa del potere da parte della classe operaia avesse cancellato la lotta di classe: i lavoratori — ormai padroni di se stessi — non potevano essere in conflitto con chi, in nome loro, dirigeva la produzione. Dal canto suo, anche il regime fascista riteneva superata la contrapposizione degli interessi di lavoratori e imprese nel sistema delle corporazioni e in nome dell'interesse superiore della produzione, che avrebbe dovuto e potuto assicurare il benessere dei singoli e la potenza della nazione: anche in questa logica il conflitto sindacale e' percepito come autolesionistico. A me sembra che in molti discorsi recenti sull'obsolescenza della lotta di classe e del conflitto sindacale si respiri la stessa identica aria.
Sia nella negazione pratica della democrazia interna, sia nei presupposti teorici, mi chiedo in che cosa il modello di relazioni sindacali di Mirafiori sia diverso da quello tanto vituperato dei "sindacati ufficiali" della Cina di oggi o della Polonia pre-Solidarnosc, giusto per fare due esempi. E vorrei che qualcuno mi spiegasse a quale titolo poi sproloquiamo sulla negazione dei diritti democratici e sindacali in altri paesi.
Va detto pero' che i sindacati confederali (CGIL compresa) hanno gravi colpe su questo tema. Una conventio ad excludendum nei confronti dei sindacati non firmatari di contratti c'e' da sempre nella cultura confederale, parallela a un tentativo di garantirsi una rappresentanza esclusiva dei lavoratori. Marchionne, CISL e UIL hanno semplicemente sfruttato a loro favore un sistema che in gran parte preesisteva ed era finalizzato a mantenere ai margini della trattativa sindacale sigle come i COBAS e i sindacati autonomi. D'altronde, quando Camusso propone una firma tecnica dell'accordo perche' la FIOM non sia tagliata fuori dalla rappresentanza, mostra di vedere come solo problema quello dell'esclusione della propria sigla, non quello del restringimento degli spazi di democrazia sindacale. Ho l'impressione che su questo punto una riflessione seria e critica non farebbe male a nessuno — temo che nessuno avra' la voglia e la forza di farla.

Oggi si vota a Mirafiori. Si vota con il ricatto di un padrone che dice "o cosi' o perdete il lavoro"; con un capo del governo che dice "o cosi' o fa bene Marchionne a portarvi via il lavoro" (alla faccia della tutela dell'interesse nazionale); con larga parte dell'opposizione che ha scelto la tutela degli interessi dei datori di lavoro anziche' quella dei diritti dei lavoratori. Non c'e' storia. A Mirafiori vincera' il si' — e vorrei davvero che qualcuno fosse capace di convincermi che non sara' una iattura.
Dopo questo si' — comunque — bisognera' pur cominciare a capire che sistema di relazioni sociali (prima ancora che industriali) sta nascendo, quali sono i rischi — e soprattutto (lo so che suona vecchio e leninista, ma mi sa che tutto il mio ragionamento suona vecchio) — "che fare?"

(2 – continua)


mercoledì, 12 gennaio 2011
Dopo Mirafiori (1)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:35 am

Sentite, io 'ste robe qui e' un bel po' che ce le ho a sobbollire (e a suppurare) dentro — e man mano rimando, perche' mi pare di aver nello stesso tempo troppa carne al fuoco e niente di definitivamente chiarito. Pero' se non comincio a dirle — va a finire che mi ci strozzo, e magari a parlarne con qualcun altro capisco meglio pure io.
Perche' da un po' di tempo a questa parte leggo un sacco di gente (anche persone intelligenti e che stimo, anche a sinistra, anche nel PD — e perfino da qualche parte in CGIL) impegnata a spiegare che Marchionne incarna una modernita' inarrestabile — e che opporsi all'accordo di Mirafiori e' un vezzo arcaico, o peggio un tafazzismo fuor di luogo, ecc. ecc. Siccome a me questo modo di veder le cose proprio non torna, provo a dire perche' non sono convinto — nella speranza che un confronto con altri mi aiuti a comprendere meglio, se non a cambiare idea.
Siccome sara' lunga, vado a puntate. E lo schema che grosso modo voglio seguire e' questo:

  1. L'accordo di Mirafiori

  2. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro

  3. La rappresentanza sindacale e la democrazia

  4. La (re)distribuzione del reddito e la giustizia sociale

  5. Resa senza condizioni, scontro sociale — oppure concertazione?

  6. Che fare dopo Mirafiori?

1. Io mi sono preso l'onere di leggermelo tutto, l'accordo di Mirafiori. Non sono certo di averlo *capito* tutto, perche' ha (ovviamente) contenuti molto specifici e tecnici — e mi mancano la cultura e i riferimenti necessari. Percio' puo' darsi che diverse cose mi sfuggano, in bene e in male. Provo a dire che cosa ci ho letto dentro.
Ci ho letto un peggioramento delle condizioni di lavoro degli operai. Meno pause durante la giornata di lavoro, la mensa spostata a inizio o fine turno, sabati lavorativi, perfino la possibilita' di avere turni di *dieci ore* giornaliere di lavoro con una interruzione di mezz'ora per la mensa. E centoventi ore di straordinario l'anno a discrezione dell'azienda, da effettuare nei sabati e nelle giornate di riposo, con altre ottanta ore che possono essere aggiunte a seguito di un accordo con il sindacato: detto cosi' forse non fa impressione, ma vuol dire che possono saltare da quindici a venticinque giornate di riposo sulle circa cento che ci sono nell'anno (ferie escluse). Certo, lo straordinario e' retribuito (e vorrei pure vedere). Certo, se il lavoro c'e' non si puo' che esser contenti. Ma vorrei vederlo Matteo Renzi, che predica tanto sulle buone ragioni di Marchionne, a mettere in fila in un anno da quindici a venticinque settimane di quarantotto ore di lavoro *fisico*.
Devo dire che mi hanno colpito meno le tanto vituperate norme "contro l'assenteismo". Trovo scandaloso, in linea di principio, che il datore di lavoro decida di non pagare la malattia sulla base di una sorta di "presunzione di colpevolezza" del lavoratore assente: ma il dettaglio dei meccanismi previsti e' tale da rendere probabilmente marginali — e verosimilmente abbastanza ben mirate ai veri assenteisti, se ci sono — le sanzioni.
Non ho letto neppure, al contrario di quanto e' stato detto, una limitazione al diritto di sciopero. Sinceramente, sarei contento che qualcuno mi spiegasse quale clausola potrebbe essere utilizzata per impedire uno sciopero o per sanzionare i lavoratori che dovessero aderire ad uno sciopero (il testo degli artt. 1 e 2 non mi pare, per quanto oscuro e contorto, interpretabile in questo senso: se sbaglio, spiegatemi perche', per favore). L'accordo rimane brutto anche senza bisogno di gridare al lupo su questo punto.
Ora, fa parte dell'etica e del ruolo del sindacato firmare anche brutti accordi, se i rapporti di forza sono sfavorevoli e se si riescono comunque a strappare contropartite su altri piani. Se questo fosse davvero il caso dell'accordo di Mirafiori, bene avrebbero fatto CISL e UIL a firmare. Ma l'aspetto peggiore e' che in questo caso si e' accettato un peggioramento delle condizioni di lavoro in cambio di nulla. Nel testo dell'accordo non c'e' alcun impegno di FIAT a mantenere o ad incrementare i livelli occupazionali, non c'e' alcun impegno vincolante ad investire su Mirafiori. Gli impegni vincolanti sono tutti a carico dei lavoratori e del sindacato; da parte datoriale c'e' un generico riferimento (in premessa e non nel testo vero e proprio, e mai richiamato nell'articolato) alla illustrazione avvenuta in novembre del "piano per il rilancio produttivo dello stabilimento di Mirafiori Plant": non c'e' un numero, non c'e' un obiettivo, nulla. Se i lavoratori o il sindacato non dovessero rispettare anche una sola clausola dell'accordo, l'azienda sarebbe libera di recedere dallo "scambio contrattuale" (art. 1): ma se FIAT non desse seguito in tutto o in parte alle sue (vaghe) promesse su investimenti e occupazione, se non mettesse in produzione modelli competitivi, ecc., niente e nessuno potrebbe contestarle una qualche violazione dei patti.
Un accordo cosi' asimmetrico e' in effetti una resa senza condizioni. E cio' limitandosi strettamente al merito — e senza aver affrontato questioni di carattere piu' generale, come quella dello strappo al sistema dei CCNL e della rappresentanza sindacale (su cui diro' la mia — spero — domani, visto che il pippone ha gia' sfondato, per stanotte, le ottocento parole).

(1 – continua)


domenica, 26 dicembre 2010
Fantasmi
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:01 am


Usseglio, Natale.



Ce n'e' dappertutto tranne che qui in Piemonte. Oggi a Prato Nevoso It ha sciato sulla neve artificiale…
(foto da "La Stampa")



Dopo la colazione con un croissant di sfoglia di Roletti — stento a credere che oggi sia lunedi'.



mercoledì, 8 dicembre 2010
It e la signora Vittoria
Nelle categorie: Imponenti emergenze, It, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

A Torino, centro noto per i suoi intensi traffici marittimi, c'e' un faro. Un faro vero, con tanto di lanterna rotante, che ogni sera si illumina e per tutta la notte veglia dall'alto sulla città.

E' il faro inserito nella fiaccola del monumento alla Vittoria che si trova al culmine del Parco della Rimembranza, sulle cime piu' alte della collina torinese.

Voluta da Giovanni Agnelli nel decennale della fine della Grande Guerra, la statua-faro e' il solo monumento ai caduti sponsorizzato che io conosca, con tanto di iscrizione commemorativo-pubblicitaria dettata da Gabriele D'Annunzio* — di cui forse si puo' dubitare come poeta, ma che come copy era un genio assoluto.

Con i suoi diciotto metri di altezza (piu' il piedistallo, naturalmente), la statua della Vittoria ha tutta la magniloquenza retorica che ci si puo' aspettare dall'epoca, di passaggio dal liberty al littorio, e dal tema.

Il monumento svetta a coronamento di uno dei parchi piu' belli e piu' amati dai Torinesi — su un gran piazzale bordato di alberi, con lo spettacolo delle Alpi e della citta' davanti. E infatti i Torinesi la guardano poco o nulla, la Vittoria, quando salgono al Colle della Maddalena. Le volgono le spalle e guardano giu' — verso Torino — o davanti verso le montagne.

Cosi' si sente un po' sola — e perfino un po' fuori posto, la Vittoria — anche perche' magari e' un po' torinese nell'animo, e tutto questo farsi vedere, tutta l'enfasi a cui l'hanno costretta da ottantatre' anni a questa parte, la mette perfino a disagio, "la gena un po'".
Chi con la signora Vittoria ha sviluppato un rapporto di confidenza e' It. Poco interessato al sipario delle montagne, per niente attratto dal panorama sulla citta', It trova bellissimo arrampicarsi sul basamento della statuona — senza alcun timore reverenziale, senza alcun rispetto — al massimo con un filo di divertita perplessita':

Per lui la gran mole di pietra e bronzo e' un parco giochi — non la Vittoria dell'Elmo di Scipio, ma ormai nel nostro lessico famigliare "la signora Vittoria", quasi una specie di vecchia zia nella cui gran casa andare a correre e a divertirsi.

A noi piace credere che la signora Vittoria sia contenta di queste visite che, in ogni stagione, alleviano la sua solitudine — e che in fondo in fondo non le dispiaccia contemperare la sua rigida pompa con la vivacita' un po' dispettosa del nostro strambo figliolo.

* Vale la pena di riportare per intero l'iscrizione:

ALLA PVRA MEMORIA
ALL'ALTO ESEMPIO
DEI MILLE E MILLE FRATELLI COMBATTENTI
CHE LA VITA DONARONO
PER ACCRESCERE LA LVCE DELLA PATRIA
A PROPIZIAR COL SACRIFICIO L'AVVENIRE
IL DVREVOLE BRONZO
LA RINNOVANTE SELVA
DEDICANO
GLI OPERAI DI OGNI OPERA
DAL LORO CAPO GIOVANNI AGNELLI
ADVNATI SOTTO IL SEGNO
DI QVELLA PAROLA BREVE
CHE NELLA GENESI
FECE LA LVCE
FIAT LVX: ET FACTA EST LVX NOVA
MAGGIO MCMXV MAGGIO MCMXXVIII


venerdì, 19 novembre 2010
Olet
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:07 am

Lo dico fin d'ora, a futura memoria e a scanso di equivoci. Non sono mica sicuro che riuscirei a votare Profumo sindaco di Torino. Nemmeno turandomi il naso.


domenica, 14 novembre 2010
Porta Pila
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:30 am


sabato, 2 ottobre 2010
Quadrilatero
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:48 am


(da vedere grandi)

Una breve passeggiata nel Quadrilatero Romano, con una splendida luce mattutina.


giovedì, 30 settembre 2010
Prendiamo atto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da tutti e due alle 5:26 pm

Prendiamo atto che, come in realta' era prevedibile, il Consiglio comunale di Chieri si e' ben guardato dallo sfiduciare l’assessore Pellegrino. Per quanto si evince da Radio Chieri cio' e' accaduto anche con l’astensione di persone appartenenti all’opposizione. Un consigliere comunale disabile avrebbe avallato la ricostruzione per cui solo di strumentalizzazione si e' trattato. Ancora una volta, prendiamo atto. Possiamo capire che l’amministrazione di Chieri si sia sentita “assediata” dall’interesse esterno per la vicenda e abbia reagito in modo difensivo, stabilendo che appunto era solo un caso di strumentalizzazione da parte di un giornalista e che alcuni consiglieri danneggiavano, approfittando di questa situazione, l’immagine della citta'. Come se non fossero state le parole dell’assessore a far pronunciare giudizi negativi un po' in tutta Italia e non certo la mozione di sfiducia.
Continuiamo non di meno a sentirci amareggiati dal fatto che si ritenga del tutto accettabile il permanere nelle sue funzioni di un assessore all’istruzione come Pellegrino, il quale ha ribadito — e non c'e' alcun rischio di fraintendimento o di strumentalizzazione su questo punto — che alcune categorie di disabili dovrebbero stare fuori della scuola. Anche nostro figlio, probabilmente, rientra in queste categorie. Viene da supporre che l’assessore, ricevuto con il voto di fiducia l’avallo della sua amministrazione, si ispirera' nella sua opera futura ai criteri che ha esposto e ribadito. Del resto anche altrove amministratori e persone di scuola, senza esplicitare il loro pensiero come almeno Pellegrino ha avuto il coraggio di fare, nella pratica continueranno ad impedire a tanti bambini e ragazzi una vera integrazione scolastica, negando ore di sostegno e attuando strategie di emarginazione, per evitare di disturbare i “normali”. Esempi ce ne sono dappertutto: solo per citare gli ultimi di cui abbiamo notizia, leggete questo — e poi questo — e poi pure questo.
Noi non possiamo accettare una simile situazione, che ci pare una sorta di “Monte Taigeto” sociale (e non Rupe Tarpea come giustamente nota oggi Gramellini*). E non ci arrenderemo senza neanche alzare un dito, per nostro figlio e per altri come lui. Resta il fatto che oggi, dopo questo voto, ci sentiamo un po’ piu' soli.

P. S. D'altra parte come potevamo pretendere le dimissioni di Pellegrino, quando siamo nel paese in cui un infame come Ciarrapico se la cava con una tiratina d'orecchi? D'altronde anche lui dice che le sue parole sono state "fraintese o addirittura strumentalizzate".

* (nota del Ratto) Pure Gramellini pero' i suoi svarioni li prende: il monte si chiama Taigeto, e non Taigete — quanto a Sparta, fu un luogo di grande cultura, e tra l'altro la patria di alcuni dei piu' grandi poeti dell'eta' arcaica, da Tirteo ad Alcmane — altro che "unici nel mondo greco che non hanno lasciato all’umanità uno scultore, un architetto, un filosofo, un musicista". Non che la cosa abbia importanza nel contesto — ma la mia anima di filologo classico si ribella…


martedì, 28 settembre 2010
Crozza a Ballarò sull'Assessore Pellegrino di Chieri
Nelle categorie: Cinema e TV, Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm


(da 1'41" a 2'38")

In tutta sincerita' e — credetemi — senza ironia, un po' mi dispiace per l'assessore Pellegrino, che si e' tirato addosso una grandinata di queste proporzioni, perfino al di la' dei suoi oggettivi demeriti e con ogni probabilita' senza essersi reso troppo conto di che cosa ha detto di male. D'altronde le cose che Pellegrino ha detto, al di la' delle esagerazioni giornalistiche e televisive, sono gravi e — confermo quel che ho gia' scritto — finiscono per assecondare un clima contrario all'integrazione scolastica dei nostri figli: percio' non posso che esser contento del fatto che quelle sue parole gli si siano ritorte contro — e spero che lo travolgano politicamente.

P. S. Al TG3 nazionale di oggi alle 14.20 e' andato in onda un servizio sulla vicenda (qui, da 21'47" a 23'35"). Domani 29 settembre alle ore 19.00 si riunira' il Consiglio Comunale di Chieri in seduta pubblica: i gruppi di opposizione solleveranno la questione delle dimissioni dell'assessore. It permettendo — come al solito — cercheremo di essere presenti.

P. P. S. A proposito di segregazione strisciante, segnalo questi due casi. Le idee dell'assessore Pellegrino sono le stesse che rendono di fatto quasi impraticabile per molti dei nostri figli il diritto di essere integrati a scuola. E' per questo che e' pericoloso — e si deve dimettere.


lunedì, 27 settembre 2010
Mezz'ora fa
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 7:32 pm


dal balcone di casa


lunedì, 27 settembre 2010
Lettera dell'Assessore Pellegrino di Chieri sull'integrazione degli alunni disabili a scuola
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:46 pm

Ricevo dall'Assessore Pellegrino questa mail relativa alla vicenda di cui abbiamo parlato qui, qui, qui e qui:

Egregi Signori/e
Rispondo personalmente alle vostre mail, anche se per lo più dense d’insulti e cattiverie nei miei confronti, perché comunque denotano in voi un vivo senso di sensibilità, sensibilità gravemente offesa dalle dichiarazioni, a me attribuite, che avete letto su LA STAMPA.

Ma tutti voi avete un difetto, peraltro comune a molti, quello di ingenuità, ingenuità di credere che quanto riportato sulla carta stampata corrisponda alla verità dei fatti, il che purtroppo, come ho potuto sperimentare a mie spese, non sempre accade.
Fortunatamente la seduta del Consiglio Comunale in cui avrei fatto quelle affermazioni è stata integralmente registrata, e spero che al più presto il mio intervento, trascritto o in sonoro, possa essere a disposizione di tutti sul sito del Comune di Chieri.
Per ora vi allego il testo della mia conferenza stampa di ieri pomeriggio, peraltro disponibile anche in sonoro sul sito www.radiochieri.it.

Vi evidenzio anche il mio slogan a conclusione della conferenza stampa: dico si, assolutamente si, ai disabili a scuola.
Con il che ho inteso dire che penso alla scuola non tanto come ad un luogo dove inserire il ragazzo in situazione di difficoltà, ma anche e soprattutto un complesso sistema, che corrisponde ad una fase della vita dell’uomo, volto alla sua formazione: culturale, civile, sociale.
Compito precipuo della scuola è dunque educare, fare crescere, non nella sua componente fisica, cui già pensa la natura, ma in quella psichica – intellettuale – spirituale il piccolo uomo fino a farlo diventare un uomo degno di questo nome.

E quando la scuola non può assolvere a questo compito e diventa soltanto una sorta di luogo di custodia quasi detentiva, come nel caso che io ho esposto di un ragazzo gravemente disabile psichico, e non fisico, abbandonato, perché altro termine non so usare, in scuola a camminare avanti ed indietro nei corridoi, ebbene allora è mio dovere di amministratore pubblico, pur se la relativa soluzione non rientra nelle mie competenze istituzionali, evidenziare il problema perché vi sia data una congrua soluzione, perché sia data una risposta alla richiesta urgente di aiuto che proviene da questo ragazzo.
Risposta che certo non consiste nelle classi differenziate o simili, e che forse ancora non può essere completamente trovata nelle realtà attuali, ma che comunque non può essere tralasciata, anche a costo di avere grane, come a me è capitato.

E questo ho fatto e non me ne pento, anche se le mie parole non solo sono state travisate, ma persino trasformate in altre, e ciò nella prospettiva di un attacco politico, non tanto a me che sono solo un cittadino provvisoriamente prestato alla politica e non un politico di mestiere, quanto alla amministrazione di centro destra di cui faccio parte. Attacco oltretutto che, almeno ad oggi, non proviene dai consiglieri di opposizione dell’amministrazione cittadina che nulla hanno replicato alle mie parole nel Consiglio Comunale aperto (e che mi auguro non approfitteranno della situazione mettendosi anch’essi a cavalcare la tigre), ma da qualcuno che evidentemente ha più attenzione a fare gretta politica di denigrazione della parte avversa, piuttosto che a contribuire a risolvere un problema che tocca i cittadini più deboli.

Comunque ho fiducia che da questa situazione di prova in cui la Provvidenza mi ha voluto collocare derivino delle possibilità di miglioramento per i più deboli, per quelli, che purtroppo mi risulta siano numericamente in crescita, si trovano abbandonati a camminare avanti ed indietro nei corridoi.

Ovviamente non ricambio le ingiurie che molti di voi mi hanno inviato, ma chiedo a costoro di darmi una mano in questa solitaria battaglia, in coerenza con la loro sensibilità giustamente turbata dall’articolo apparso sul giornale.

Cordialmente.

Giuseppe Pellegrino

Qui l'allegato con le dichiarazioni dell'Assessore in conferenza stampa.
Qui la trascrizione integrale dell'intervento dell'Assessore al Consiglio comunale aperto del 21 settembre.

Questa e' la risposta che ho inviato all'Assessore:

Egregio assessore Pellegrino,

La ringrazio per aver voluto rispondere alla mia mail dello scorso 24 settembre. Ho letto con attenzione la sua risposta, cosi' come il testo delle sue dichiarazioni in conferenza stampa — ed anche la trascrizione integrale del suo intervento al Consiglio comunale del 21 settembre.

Mi permetta comunque di non riconoscermi nell'accusa di ingenuita' che formula nella sua risposta: proprio perche' sono abituato a verificare le fonti delle mie informazioni, ho preso atto della sua smentita non appena ne ho avuto notizia e mi sono sentito in dovere di venire ad assistere di persona alla sua conferenza stampa del 25 scorso. Non essendo riuscito ad ascoltare per intero le sue dichiarazioni, ho fatto in modo di procurarmi l'audio integrale e la trascrizione, in maniera da poter formare il mio giudizio di prima mano.

Devo darle atto che il tono delle sue dichiarazioni e' certamente piu' pacato e meno offensivo di quello che la ricostruzione giornalistica de La Stampa le ha attribuito. Non leggo da nessuna parte, nelle sue parole, alcune frasi che le sono state attribuite, come che i disabili "non hanno niente a che fare con l'istruzione", o che "disturbano". Me ne rallegro, perche' sarebbero state davvero dichiarazioni "idiote e cattive".

Tuttavia nella sostanza tanto il suo intervento al Consiglio del 21, quanto le parole da lei pronunciate in conferenza stampa il 25, quanto infine il contenuto della sua mail di ieri mi costringono a confermare la mia opinione: credo che le posizioni da lei espresse, pure nella versione “corretta”, presentino aspetti difficilmente conciliabili con il suo ruolo di assessore all’istruzione, e, temo, con le stesse previsioni della legge italiana in materia di educazione scolastica degli alunni disabili.

Mi permetta di esporle, il piu' pacatamente possibile, perche' mi sono formato questo convincimento.
Nelle sue dichiarazioni, lei fa riferimento alla questione delle "diverse tipologie di handicap": il suo — quindi — non e' soltanto un discorso su un caso particolare, ma una posizione generale sull'opportunita' di integrazione dei minori portatori di handicap nella scuola: in bocca ad un assessore in una sede ufficiale, questa posizione diventa necessariamente l'espressione di una linea politica della sua amministrazione, salvo smentita da parte del suo Sindaco.
Nella sostanza, la linea che lei ha espresso e che — fino a prova del contrario — e' quella della Giunta di cui lei fa parte, e' che "per talune di queste tipologie, per fortuna la quasi totalita', risulta assolutamente necessario ed opportuno [...] provvedere alla [...] integrazione nell'ambiente scolastico"; "per talaltre tipologie, eccezionali ma a quanto pare in aumento, costituite da gravi – gravissime disabilita' psichiche [...], il sostegno che puo' essere fornito a scuola [...] non mi pare la soluzione piu' idonea per realizzare, per quanto possibile, un recupero del ragazzo alla vita sociale".
Lei prosegue dicendo che "l'attuale struttura delle nostre scuole [...] ed i servizi che si possono approntare a sostegno, non mi paiono idonei a costituire un utile ed efficace aiuto al minore disabile in queste condizioni" e che, a preferenza dell'integrazione nella scuola, "vadano individuate, e ove non esistenti realizzate, altre localizzazioni piu' efficacemente strutturate, con risorse umane e materiali all'uopo predisposte, piu' funzionalmente idonee a rispondere alla domanda di aiuto…".
Lei percio' sostiene che non per tutti i disabili l'integrazione a scuola e' auspicabile ed utile. In particolare laddove le disabilita' mentali portino a comportamenti problematici, la soluzione preferibile sarebbe l'inserimento in strutture speciali "predisposte alla cura ed al recupero".
Innanzi tutto, questa posizione e' in contrasto con la legge italiana. Come lei sa, in attuazione dell'art. 3 della nostra Costituzione, la legge 104/1992 prevede (art. 12 c. 2) che "E' garantito il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie". Non sono previste eccezioni, nemmeno per i casi "difficili": "L'esercizio del diritto all'educazione e all'istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all'handicap. (art. 12 c. 4)".
Ma l'integrazione non e' soltanto un dovere imposto dalla legge. E' una necessita' educativa e sociale, per i bambini e ragazzi disabili — ma anche per quelli "normali" che imparano a entrare in un rapporto positivo, di responsabilita' e di condivisione, con chi e' diverso da loro. Tutto questo si perderebbe con l'isolamento in strutture diverse dalla scuola.
Ma anche accedendo alla sua ipotesi, dove sono queste strutture? Ci sono gia' oggi migliaia di casi di bambini e ragazzi disabili allontanati di fatto dalla scuola perche' l'assistenza ed il sostegno non sono adeguati o addirittura mancano del tutto. Questi casi si stanno moltiplicando perche' i tagli ai fondi colpiscono pesantemente in situazioni dove, come lei sa bene, mancava gia' l'essenziale. Questi bambini e ragazzi, spero che lei lo sappia, non trovano collocazione in altre strutture, che non esistono quasi da nessuna parte. Finiscono abbandonati — privati di interventi educativi e di possibilita' di socializzazione che non possono e non dovrebbero essere lasciati a carico delle famiglie.
Potra' obiettare che spesso il sostegno a scuola e' inadeguato, per quantita' e qualita', ai bisogni di molti alunni disabili, in particolare laddove le loro condizioni richiedano competenze e interventi specifici. E' certamente vero: e dove mancano le competenze il sostegno si riduce spesso a custodia e a protezione, non e' intervento educativo, non e' integrazione con il gruppo classe, non e' potenziamento delle capacita' cognitive e relazionali dell'alunno disabile. Sono situazioni gravissime, di cui abbiamo purtroppo esempio quotidianamente. Ma la soluzione non e' fuori dalla scuola e fuori dalla legge: e' intervenire per fare in modo che i diritti di queste persone siano garantiti nell'ambiente scolastico: rivedere meccanismi di nomina e graduatorie degli insegnanti di sostegno, garantire la disponibilita' di fondi e di organico, migliorare la formazione, creare strutture scolastiche effettivamente accoglienti, garantire i servizi comunali che la legge prevede, ecc.
Ora — in particolare da un amministratore pubblico — questo mi sarei aspettato: mi sarei aspettato che fosse lui il primo a far valere ogni mezzo, ogni pressione, ogni strumento a disposizione della sua istituzione e della politica (di quella politica che — cosi' interpretata — non e' affatto cosa di cui vergognarsi!) perche' al ragazzo che va su e giu' per il corridoio fossero garantite modalita' di sostegno e di integrazione adeguate a scuola. Perche' il diritto all'integrazione scolastica, quella vera, quella fatta bene, quella che costa soldi e che richiede lavoro, competenza, dedizione, sia garantito a tutti, anche ai giovani cittadini "difficili". Mi sarei aspettato davvero un "Si', assolutamente si' ai disabili a scuola".
Invece no: invece lei propone di selezionare i piu' deboli dei deboli — e di allontanarli dalla scuola, di segregarli altrove (un "altrove" che lei stesso riconosce che non esiste). Lei dice di fatto: "Si' ai disabili a scuola: ma non proprio tutti". Lei — come minimo — si arrende, rinuncia a lavorare per garantire i diritti di tutti. E con lei si arrende e rinuncia l'istituzione che rappresenta.
Ma non basta: perfino al di la' delle sue buone intenzioni e della sua buona fede, che non esito a riconoscere, con questo atteggiamento lei da' forza alla tentazione che riemerge da tante parti, quella di abbandonare i piu' deboli, perche' farli camminare insieme agli altri e' troppo difficile — o troppo costoso in tempi di ristrettezze economiche. C'e' un'aria strisciante di darwinismo sociale, in questi anni, che rappresenta le persone deboli come un peso per la societa' — e la tutela dei loro diritti come un lusso che non possiamo piu' permetterci. Le sue dichiarazioni, anche se non credo che questo fosse il suo intento, alimentano questo clima. In fondo a questo cammino io vedo il ritorno alle scuole segregate, magari in nome della migliore assistenza alle persone disabili e del piu' razionale impiego di risorse economiche limitate.
Se ben riflette alle implicazioni delle sue dichiarazioni, si renderà conto come questo non possa essere accettabile, né veramente degno del suo importante ruolo di assessore all'istruzione, ed anzi si risolva in un vulnus al suo dovere di lavorare per il bene pubblico. Queste sono le ragioni per le quali, con grande rammarico, mi creda, continuo a chiederle di rassegnare le dimissioni dall'incarico di assessore all'Istruzione, essendo le posizioni finora da lei espresse in contrasto con i doveri discendenti dalle relative funzioni.

Grazie per la sua attenzione.

Angelo M. Buongiovanni


domenica, 26 settembre 2010
La riserva e' (purtroppo) sciolta
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto da tutti e due alle 10:34 am

Avevamo scritto che accoglievamo con una qualche riserva la smentita dell'assessore Pellegrino di Chieri, perche' — al di la' dell'enunciazione di principio (si' ai disabili a scuola) — temevamo che il suo ragionamento contemplasse pericolose eccezioni.
Ora abbiamo potuto verificare il testo completo delle dichiarazioni dell'assessore in conferenza stampa (audio integrale sul sito di Radio Chieri, trascrizione su ChieriOggi, sito — a quanto par di capire — di orientamento favorevole alla giunta di centrodestra del comune).
Purtroppo la lettura conferma i nostri peggiori timori. Cosi' infatti l'assessore Pellegrino:

[Nel corso dell'intervento al Consiglio comunale aperto] ho del tutto incidentalmente toccato un altro tema legato all’handicap: quello delle sue diverse tipologie. [...] Ebbene se per talune di queste tipologie, per fortuna la quasi totalità, risulta assolutamente necessario ed opportuno, nell’interesse primario del minore e della sua famiglia, provvedere alla sua integrazione nell’ambiente scolastico con tutti gli ausili ed i sostegni previsti dalla legge, ed anche con quelli non previsti ove possibile, per tal altre tipologie, eccezionali ma a quanto pare in aumento, costituite da gravi, gravissime disabilità psichiche, magari contraddistinte da più o meno saltuari episodi di violenza, il sostegno che può essere fornito a scuola, sostegno che a questo punto per lo più si esaurisce in una mera custodia protettiva, non mi pare la soluzione idonea per realizzare, per quanto possibile, un recupero del ragazzo alla vita sociale. E ricordo che, proprio per non essere frainteso, ho riportato un caso a titolo di esempio: quello di un ragazzo, affetto da grave disabilità psichica, non fisica, abbandonato a passare le sue giornate a scuola a camminare avanti ed indietro nel corridoio, prendendo a calci i muri. Purtroppo non un’ipotesi teorica, ma un caso concreto in precedenza posto alla mia attenzione. Caso poi risolto, purtroppo solo dopo lungo tempo, con l’inserimento in una apposita struttura specificamente predisposta alla cura ed al recupero. Con questa considerazione ho voluto evidenziare una problematica che, seppur rara, purtroppo sussiste e cui urge dare una risposta senza trincerarsi nel silenzio del political correctly, ed ho quindi ribadito la mia convinzione che l’attuale struttura delle nostre scuole, almeno quelle di mia conoscenza, ed i servizi che si possono approntare a sostegno, non mi paiono idonei a costituire un utile ed efficace aiuto al minore disabile in queste condizioni, nella prospettiva prioritaria non di una mera custodia protettiva, ma di un suo recupero al massimo possibile ad una vita sociale in autonomia ed efficienza. Ritengo invece, ribadisco nell’interesse primario del minore, che vadano individuate, e ove non esistenti realizzate, altre localizzazioni più efficacemente strutturate, con risorse umane e materiali all’uopo predisposte, più funzionalmente idonee a rispondere alla domanda di aiuto che da questo ragazzo che cammina avanti ed indietro ci viene posta. [i grassetti sono nostri]

Al netto della prosa involuta e dello svarione di inglese, ci pare di poter tradurre cosi': ci sono disabili (soprattutto fisici) che non danno problemi e difficolta' — e quelli vanno bene a scuola. Ma quelli difficili da gestire, magari perche' portatori di una disabilita' mentale — quelli dalla scuola devono essere allontanati. Onestamente non ha detto che "disturbano", ma la sostanza non e' meno agghiacciante. Siamo ancora (o di nuovo) alla logica della segregazione dei matti e dei ritardati. Una logica, giova ricordarlo, che non soltanto e' aberrante, ma e' contraria alla legge italiana, che fa dell'integrazione un obbligo, fondato sull'art. 3 della nostra Costituzione.
Percio' — ancora piu' di prima — siamo convinti che l'assessore Pellegrino esprima posizioni incompatibili con la sua funzione, e che percio' dovrebbe dimettersi — o che il Sindaco dovrebbe ritirargli le deleghe. Non molleremo — e preghiamo tutti voloro che ci leggono di non mollare e di continuare a chiedere le sue dimissioni.
Sia ben chiaro che la nostra insistenza non ha niente a che fare con la parte politica rappresentata dall'assessore, ne' con interessi materiali diretti nella vicenda, dato che non abitiamo a Chieri. Possiamo persino ammettere che — con una logica che ci sembra inaccettabile — l'assessore creda di parlare per il bene delle famiglie. Quello che pero' per noi conta e' che, in un momento di difficolta' e diminuzione delle risorse destinate alla scuola, questa logica possa trovare diffusione e riportare indietro di decenni non solo la scuola, ma tutta la societa' italiana, condannando i nostri figli all'emarginazione piu' assoluta. Non possiamo non fare qualcosa per evitarlo.

P. S. Nella stessa pagina di ChieriOggi da cui abbiamo tratto il testo riportato qui sopra c'e' anche la trascrizione del passaggio incriminato dell'intervento dell'assessore Pellegrino al Consiglio comunale del 21. Leggetelo e vi renderete conto che non era stato affatto frainteso: lui certi disabili a scuola proprio non crede che ci debbano andare.


sabato, 25 settembre 2010
Smentita — con riserva (nostra)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:55 pm

Oggi (sabato) siamo andati a Chieri alla conferenza stampa dell’assessore Pellegrino. Per la verita', nonostante ci siamo presentati alle 15 spaccate per evitare di tenere It in attesa, la conferenza era iniziata con un certo anticipo e quindi non abbiamo avuto modo di sentire nella loro interezza le dichiarazioni dell’assessore.
Il succo pero' ci e' parso chiaro — e ci sentiamo molto relativamente tranquillizzati.
L’assessore (chiediamo fin da ora venia se non abbiamo capito bene) ha dato queste spiegazioni: non si e' mai sognato di dire che i bambini disabili non devono andare a scuola con gli altri, e' stato frainteso e diffamato dal giornalista della Stampa (che pero' — presente — ha riconfermato la sua versione dei fatti) e gli dispiace per quei genitori e quei disabili che si sono sentiti addolorati per le sue parole.
L’assessore sostiene di essersi riferito soltanto ad un caso specifico verificatosi a Chieri, in cui gli sembrava inutile che il disabile in questione andasse a scuola per camminare avanti e indietro per il corridoio e tenere consimili atteggiamenti anomali; si tratterebbe solo di una forma di ipocrisia. Ecco, a noi e' parso di capire che l’assessore, accanto al principio generale (i disabili vanno integrati), contempli una serie di eccezioni, come quella del ragazzo a cui si riferiva, di disabili per cui la scuola non puo' fare niente e che devono trovare altre piu' adatte collocazioni.
Se cosi' e' (e speriamo di aver anche noi frainteso l’assessore) non siamo tranquilli. Non ci pare giusto contemplare delle eccezioni e del tutto arbitrario stabilire quali sono i casi in cui la scuola non va bene. Magari anche quel che It fa a scuola potrebbe non sembrare utile all'assessore, perche' It onestamente ha momenti difficili in cui si abbandona a una delle sue stereotipie piu' frequenti (e certo fastidiose), cioe' il lanciare oggetti. Perche' mandarlo a scuola se ha di questi comportamenti? Cosi' diverrebbe irrilevante il fatto che invece It a scuola impara anche un sacco di cose, che e' affezionato alle maestre e trae vantaggio dallo stare con i compagni. Al nostro bambino piace andare a scuola e durante le vacanze ne sente chiaramente la mancanza. Tutto questo per noi conta, ma magari a qualcun altro può sembrare che le sue intemperanze non siano compatibili con l'istituzione scolastica.
Ad ogni modo aspettiamo gli sviluppi della vicenda, che non consideriamo certo finita. Prendiamo atto delle spiegazioni dell’assessore e dell’appoggio del suo Sindaco, che pero' (sempre per quanto abbiamo capito) ha precisato che si e' trattenuto la delega sulle politiche concernenti i disabili.
Vogliamo infine precisare che l’assessore non ci ha dato una mano ad avere una comprensione sicura del suo pensiero, perche' non ha voluto distribuire il testo scritto delle sue dichiarazioni (che pure ha letto). Ci dispiace un po’ anche che non sia sembrato molto disponibile a dialogare con i genitori di disabili presenti, non ritenuti accreditati a fare domande in quanto non giornalisti.
Stay tuned.


sabato, 25 settembre 2010
Facciamolo dimettere
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:29 pm

Oggi sulla Stampa (non online, qui il pdf) un nuovo articolo sulla vicenda dell'assessore Pellegrino di Chieri, che conferma i contenuti di quello di ieri e rivela che le stesse posizioni di intolleranza verso i ragazzi disabili erano gia' state espresse in passato dall'esponente politico.
Nel frattempo e' nato un gruppo su Facebook e molte persone hanno scritto all'assessore per chiederne le dimissioni; un gran numero di blog e di siti in rete hanno ripreso la notizia. Spero che l'onda sia abbastanza lunga da non fermarsi presto. Davvero, come dicevo ieri, e' una questione di decenza e di dignita' umana.
Oggi pomeriggio alle 15.00 presso la Sala consiliare del Comune di Chieri l'assessore Pellegrino terra' una conferenza stampa per spiegare il suo punto di vista. Proveremo ad esserci, It permettendo. Sarebbe cosa buona che ci fossimo in tanti, per ascoltare e per pretendere spiegazioni (e dimissioni). Se ce la facciamo ad andare, vi raccontiamo.
Chiedo a chi ci legge di diffondere gli aggiornamenti e di tenere viva l'attenzione in rete (NON sto chiedendo link per The Rat Race, sia ben chiaro).


venerdì, 24 settembre 2010
VERGOGNA!
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:47 pm

Ci sono momenti in cui il ribrezzo e' tale che mi riesce difficile trovare le parole.
L'avvocato Giuseppe Pellegrino, Assessore all'Istruzione del Comune di Chieri ha dichiarato in Consiglio Comunale, secondo la Stampa di oggi, che gli alunni disabili dovrebbero esser estromessi dalla scuola e inviati in comunita': "Questi ragazzi con l’istruzione non hanno nulla a che fare".
Io ho scritto all'Assessore Pellegrino chiedendogli di dimettersi. Vi prego, fatelo anche voi. In tanti. In tantissimi. Non so se servira' a qualcosa. Probabilmente no. Ma per pieta' cerchiamo di avere un soprassalto di dignita' umana e civile. Cerchiamo di non abbassare lo sguardo — perche' stanno davvero crollando le dighe della decenza.

UPDATE (h. 16.17): L'Assessore Pellegrino smentisce le dichiarazioni e annuncia querele alla Stampa. Vedremo.

Continua qui, qui e qui.


domenica, 12 settembre 2010
Giannizzero
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Love the Bomb, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:35 pm


domenica, 27 giugno 2010
Carne al vento
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:52 pm


Oggi pomeriggio al Pian della Mussa (ce n'era piu' che fiori nei prati)


.mau. "mi ha fatto riderissimo".



Una mia foto partecipa al concorso della Stampa "Un anno alla finestra"



venerdì, 26 febbraio 2010
Foehn
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 3:04 pm

Oggi a Torino soffia il foehn, violento. Sta arrivando la primavera.


(click for more)


venerdì, 26 febbraio 2010
Il 65/ e la lotta alle PM 10
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:48 am

Pare che domenica 28 si scatenera' la grande offensiva del nord alle PM10. Tutti a piedi in tutta la pianura padana o quasi. Quale sia l'utilita' di una mossa del genere per i nostri polmoni e' abbastanza chiaro: nessuna. Ai sindaci serve per esorcizzare lo spettro dei fascicoli che molte procure (compresa quella di Torino) vanno aprendo in materia. In realta' che l'aria a Torino sia una roba poco adatta a essere respirata e' una cosa evidente, come e' evidente che il torinese medio non concepisce altra possibilità per spostarsi che l'automobile, e del resto non si vede che cosa ci si potrebbe aspettare di diverso dalla citta' della Fiat.
Ma i torinesi per la verita' hanno le loro buone ragioni, anche ora che le loro macchine sono Fiat solo in minoranza.
A me non piace guidare di natura, trovo semplicemente odioso il sistema dei controviali torinese (una cosa in cui, per citare Saetta McQueen, devi girare a destra per andare a sinistra!!) e trovo che i torinesi al volante siano un flagello. Trasferendomi qua ho pensato: e che diamine, in fondo e' una grande città con un esteso sistema di trasporti – ci sono persino 7 km di metropolitana :-) – si potra' girare a piedi! Per la verità Torino e' stata pensata, credo fino dal '600, per le macchine; le distanze sono enormi e attraversare un corso in una volta sola (che so, corso Vittorio) e' sempre un'impresa da suicida o da centometrista o meglio da centometrista suicida, data la lunghezza e la presenza dei suddetti controviali che spesso generano la presenza di tre diversi semafori pedonali per passare da un lato all'altro.
Ad ogni modo ci ho provato, a usare i piedi e i mezzi pubblici (la bicicletta e' veramente da animi forti), ma, dopo un anno e mezzo di tentativi, credo che mi rassegnero' a diventare un torinese a quattro ruote. Non fosse altro, per raggiungere la scuola di It dal mio ufficio con il 65/ (la cui fermata gia' e' a 3-400 metri) ci impiego come minimo 40 minuti, quando in macchina fuori delle ore di punta ce ne metterei 15 (e' un percorso di 3,3 km). Per non parlare delle soste al freddo che hanno contribuito a farmi venire una tremenda tosse, peggiorata certo dall'aria torinese, dato che in montagna diminuisce molto. Devo dire che la frequenza del suddetto 65/ e' bassa, pero' ne vedo un monte in circolazione quando non ne ho alcun bisogno (dev'essere la legge di Murphy degli autobus). La distribuzione dei mezzi nel tempo non e' comunque il punto forte del GTT – il Gruppo Torinese Trasporti – il che genera un altro simpatico fenomeno: quando ho bisogno di andare in centro per una commissione, nel tempo che impiego per superare i tre diversi semafori pedonali posti nei 50 metri dall'uscita del mio ufficio alla fermata dell'autobus (non quella del 65/, ben piu' lontana…) vedo passare implacabilmente autobus e tram di tutte le linee utili e, quando infine raggiungo la fermata, per dieci minuti non passa piu' niente.
Inoltre non esiste praticamente percorso in citta', per quanto breve, che non richieda di cumulare due o addirittura tre mezzi se non percorrendo chilometri a piedi.
Morale della favola: Chiamparino & co. possono mandarci a piedi tutte le domeniche da qua alla fine del mondo, ma fino a che prendere i mezzi pubblici sara' un'impresa che richiede un fisico d'acciaio, la pazienza di un santo e niente da fare nella vita, tutti gli altri giorni della settimana i torinesi con piena ragione continueranno a mettere il culo sulle loro macchine e le PM10 impazzeranno.

P. S.: oggi sono andata a prendere It con la metropolitana, facendomi una passeggiata di circa 1,5 km; ma fino a qui tutto bene. Peccato che al ritorno (che abbiamo intrapreso cumulando un autobus e la metro) la metro si e' fermata del tutto, costringendo me e It a scendere e farci a piedi il percorso corrispondente a due fermate per andare dalla psicomotricista. E meno male che il mio piccolo ha accettato di farsela quasi tutta a piedi, quasi per niente in collo (il che e' un successo), e pure di corsa!


domenica, 14 febbraio 2010
Climate change?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:13 pm

Quest'anno Torino batte il record mondiale delle nevicate farlocche. Stamattina veniva giu' cosi' — sara' la quindicesima volta quest'inverno — e in terra non e' rimasto nemmeno bagnato.


martedì, 9 febbraio 2010
Tutto in un nome
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:02 am

Prato Nevoso

Prato Nevoso, domenica (la sensazione di pace e di deserto e' del tutto ingannevole, c'era un caos totale). Aggiornamenti sulle prodezze sciatorie di It tra poco.


venerdì, 5 febbraio 2010
Viene cosi'
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:40 pm

la neve dalla finestra del mio ufficio.


venerdì, 22 gennaio 2010
Torino in bici (1)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:45 pm

Queste foto sono vecchie come il cucco — ma oggi e' la giornata piu' buia e fredda e nebbiosa e uggiosa da mesi a questa parte — e a me e' venuta la nostalgia dei nostri giri in bicicletta:

Qui avevo pubblicato il due e il tre.


mercoledì, 6 gennaio 2010
Al pubblico ludibrio
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

Questi due tomi si fanno pre-campagna elettorale a Torino cosi':

(almeno il secondo si fosse messo al posto di Rudolph the Reindeer si sarebbe capito, ma cosi' che fa, il passeggero di Babbo Natale? o il pacco regalo?)


sabato, 2 gennaio 2010
Per alleviare un po' l'acidita'
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:14 pm

In giro per Torino dopo la mezzanotte di Capodanno:


lunedì, 21 dicembre 2009
La prima neve
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:36 am

Piu' grandi qui.


martedì, 15 dicembre 2009
Sequenza
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 3:40 pm

Stamani, nel giro di dieci minuti scarsi, dalla finestra di casa:



martedì, 1 dicembre 2009
Oggi si sente l'odore della neve
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:49 pm


domenica, 29 novembre 2009
Invece del sole
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:47 pm

in questi giorni, se va bene, ci tocca questo:


L'ineffabile Sindaco di Varallo (vedi qui e qui) ha colpito ancora. (da Repubblica)



mercoledì, 25 novembre 2009
Mi correggo
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:04 am


sabato, 21 novembre 2009
Novembre a Torino
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:15 am


Non e' una mattinata particolarmente nebbiosa.

Altre foto dell'autunno torinese qui.


venerdì, 13 novembre 2009
Avanti Savoia?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:37 am

A veder lo slogan della sua campagna per le Regionali — viene quasi il sospetto che Mercedes Bresso abbia qualche ambizione di restaurare la monarchia sabauda.


martedì, 10 novembre 2009
Questo cambia tutto
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:13 pm


Prime nevicate sulle Alpi – Stamani dal mio ufficio


lunedì, 9 novembre 2009
Conte Verde, Luci Rosse
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:21 am

Ieri sera, la truce statua del Conte Verde — davanti a Palazzo di Citta' — sotto le luci d'artista (la foto e' fatta con il cellulare e fa abbastanza schifo, ma era una vista suggestiva):

Poco fiato per postare, in questo periodo — una montagna di lavoro, It si era perso i ritmi del sonno e abbiamo ripreso una routine decente solo da pochi giorni — stiamo recuperando.


martedì, 22 settembre 2009
Autunno
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:34 am

C'e' una foschia tremenda, stamattina, ma l'aria e' quasi pungente e sulle montagne si vede la prima neve: e' finalmente arrivato l'autunno.


lunedì, 21 settembre 2009
Recidivi
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:22 am

Ieri, dopo un giro per vigne, a vedere le prime tracce di autunno, siamo tornati da Arione a comprare le meringhe — e stavolta abbiamo fatto anche le foto:


(anche il pacchetto, perche' perfino la carta e' splendida)

(e dentro c'e' questa meraviglia)

P. S. Pero', davanti ad Arione, sotto i portici della bella piazza intitolata a Duccio Galimberti, c'era un banchetto di fascisti (della Fiamma Tricolore, credo) che facevano volantinaggio. Non ci son piu' i Cuneesi di una volta, mi son detto: che una volta li avrebbero raccattati senza tante storie, loro e il loro banchetto, e scaricati giu' dal Viadotto.


lunedì, 14 settembre 2009
Par excellence
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:29 am

Dopo aver assaggiato quelle di Arione, questo blog non riuscira' piu' a chiamare meringhe quelle di nessun altro.

(No, niente foto — le abbiamo spazzolate via troppo in fretta)


lunedì, 7 settembre 2009
Da girar la testa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:26 pm

Ieri ci siamo fatti questa strada qui (quarantasette tornanti, di cui almeno la metà in sterrato, solo per la salita dal versante francese, 710 m di dislivello in 7,7 km — c'e' gente che la fa in bici e io mi sento morire alla sola idea):


(ero troppo impegnato a tenere la macchina sulla strada per fare foto mie, ma che meraviglia di posto…)

In cima:




giovedì, 3 settembre 2009
Mi vergogno del mio Comune
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:25 pm

Il Direttore Generale del Comune di Torino ha bloccato con una circolare (palesemente illegittima) i permessi della Legge 104 ai dipendenti con parenti disabili. Voleva lanciare un sasso nello stagno, dice lui, per suscitare il problema dei costi che il Comune deve sostenere per le assenze di questi dipendenti. E allora, invece di fare i controlli per scovare gli eventuali abusivi, nega alle famiglie delle persone disabili un diritto elementare riconosciuto dalla legge.
Io sinceramente vorrei lanciargliene uno in fronte, di sasso. Ma mi dispiacerebbe per il povero sasso.


venerdì, 17 luglio 2009
Itaglia.it
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Web — Scritto dal Ratto alle 2:53 pm

Su Italia.it si scoprono meraviglie del Bel Paese che ignoravamo, come il mare di Montepulciano.
Nel mio piccolo, una prima indagine da Bogia-nen mi ha gia' rivelato l'esistenza del "Forte delle Finestrelle, originale struttura difensiva, posta su un costone del Monte Orsiera" (i corsivi sono miei: cfr. qui per i non Bogia-nen).
Insomma, non c'e' piu' il cetriolone, ma la geografia non l'hanno imparata, nel frattempo.


mercoledì, 15 luglio 2009
Torino in bici (3)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:39 am

Spesso It in casa diventa inquieto — ma per fortuna si diverte ad andare in bici sul seggiolino dietro di me. Cosi' qualche giorno fa, per superare un suo momento di noia, siamo andati a farci un altro giro. Questa volta, sdegnando i quartieri nobili della citta', ci siamo concentrati sulle vie degli storici rioni operai di Cenisia e Borgo San Paolo, con le loro fabbriche abbandonate, con i blocchi di case popolari d'anteguerra — che rivelano col passare del tempo una bellezza dimessa e una dignita' che spesso non hanno costruzioni piu' moderne e "signorili" — per usare un termine da agenzia immobiliare. Non sono belle zone — e non sono mai diventate di moda, nonostante siano ormai praticamente in centro: ma c'e' un'anima — quella della citta'-fabbrica, dei quartieri costruiti intorno a un'azienda (qui soprattutto la Lancia), con gli stabilimenti al centro e le case operaie li' di fronte — e gli uffici e le case degli impiegati e dei dirigenti a un passo — e le scuole: tutto vicino — con distinzioni di classe evidenti, certo, ma anche con una commistione che sa di etica del lavoro e di responsabilita' comune. Robe che solo a Torino.

(uno esce di casa per intrattenere il figliolo e si ritrova a considerazioni tra l'urbanistica e la sociologia storica…)

P. S. su 23 l'itinerario georeferenziato e le foto in alta risoluzione.


venerdì, 3 luglio 2009
Torino in bici (2)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:26 am

(e l'uno dov'e'? nei post non ancora pubblicati, semipronto da settimane — ma tant'e'…)

Stasera It ha voluto uscire dopo cena, a tutti i costi. Cosi' abbiamo preso la bicicletta e ci siamo fatti un lungo giro in centro. Qui qualche foto di Piazza Vittorio, Via Po, Piazza Castello e Via Palazzo di Città:



It l'ha presa cosi'

nonostante la pioggia che ci ha sorpresi sulla via del ritorno.


domenica, 14 giugno 2009
Torino (non) prende il volo* — i nostri soldi si'
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:03 pm

A It piacciono parecchio gli aerei. Ogni volta che ne sente passare uno e' li' naso all'aria che cerca di vederlo — e ne segue la rotta con la testa rovesciata in su, le mani che sfarfallano, la risata che prorompe — insomma un autistico tripudio.
Cosi', pensando di farlo divertire, abbiamo deciso di portarlo alla giornata conclusiva dei World Air Games, che si sono tenuti qui a Torino dal 6 al 14 giugno. Erano previste diverse manifestazioni acrobatiche, concluse dall'esibizione dell'Eurofighter e dalle Frecce Tricolori. Il biglietto era piuttosto salato — 22 euro — ma in proporzione al programma ci si poteva stare.
Peccato che sulla Busiarda di stamani sia comparsa (in cronaca di Torino, pag. 71, non online) in una riga tra parentesi, senza alcuna evidenza, la notizia che le Frecce Tricolori non ci sarebbero state e l'Eurofighter nemmeno. Altre attrazioni avrebbero (forse) compensato le assenze.
Cosi' oggi pomeriggio, sotto il sole delle tre, It e io siamo partiti in bici per andare al campo volo dell'Aeritalia. Dove — in una vampa soffocante — siamo stati a guardarci qualche aeroplanino da turismo che faceva le acrobazie sulle teste del pubblico. It si e' divertito parecchio lo stesso, prima di soccombere al caldo e di riaccompagnarmi deciso deciso alla bici; ma il programma non era che una pallida ombra delle promesse e non valeva nemmeno meta' del prezzo del biglietto.
Viene da chiedersi: e' solo cattiva organizzazione (e gia' sarebbe grave) o ci hanno provato? E' difficile pensare che gli organizzatori delle "Olimpiadi dell'Aria" siano cosi' sprovveduti da non sapere in anticipo che l'aeroporto scelto non era abilitato a far decollare aerei a reazione (cosi' il sito dei giochi, letto ieri sera: Non potrà essere presente la nostra pattuglia acrobatica nazionale, le Frecce Tricolori, a causa delle disposizioni a tutela della sicurezza aerea e terrestre, che impongono per i jet margini più ampi di quelli dell'Aeroporto di Torino Aeritalia di Collegno). Come dire, rimane in bocca uno spiccato retrogusto di fregatura…

* "Torino prende il volo" era lo slogan un po' pretenzioso della manifestazione.


martedì, 2 giugno 2009
Delitto al Leon d'Oro
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 7:27 pm

Purtroppo non è il titolo di un romanzo giallo, magari di un Maigret. Il Leon d'Oro è un albergo ristorante di Casteldelfino, un borgo decisamente affascinante della Val Varaita, non lontano dal confine con la Francia, un posto un po' fuori dal mondo che noi amiamo da tempo. Una domenica di questo nevosissimo inverno ci siamo fermati a pranzare, in una cornice un po' surreale, in compagnia di alpini e poliziotti inviati per fronteggiare l'emergenza climatica. Pure It accettò di mangiare un po' di agnolotti, il che per lui è stato un discreto riconoscimento alla cucina del posto. L'atmosfera, con metri di neve sui tetti delle case, era decisamente fiabesca.
Ma anche a Casteldelfino succedono cose che ti immagineresti solo in determinati quartieri della pericolosa metropoli torinese, quelli di cui si parla con grande allarme tutti i giorni in certe pubblicazioni. E così la signora che gestiva il Leon d'Oro è stata inopinatamente uccisa, a quanto pare da un ex tossicodipendente uscito da circa un anno dal carcere di Fossano, per motivi ancora non chiariti.
Non c'è una morale in questa storia; ma non può non colpire il destino che porta una signora non più giovane a finire uccisa in un borgo di montagna dove ha intrapreso con un certo coraggio la gestione di un albergo. Non è certo così che avrebbe pensato di poter finire, né noi avremmo pensato di ricordarci per sempre una bella domenica ricollegandola ad un brutale omicidio.
E pensare che l'albergatrice, Rosalia Perricone. a quanto pare era originaria di Palermo ed è arrivata al capo opposto del paese, in in luogo completamente diverso, per morire così.
Riposi in pace, signora Perricone. Magari c'e' un paradiso per gli albergatori dei paesi di montagna, senza impianti sciistici e torme di turisti.


sabato, 30 maggio 2009
Nuovi orizzonti
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:00 am

Pausa in una mattinata di lavoro.


mercoledì, 27 maggio 2009
Disgelo (2)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 3:07 pm

… e infatti i torrenti di montagna sono cosi':

(un po' di foto su 23)


mercoledì, 27 maggio 2009
Disgelo (1)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:37 pm

In poco piu' di un mese il panorama e' cambiato da cosi' a cosi':



martedì, 5 maggio 2009
E' primavera
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 5:36 pm

ma il primo maggio la strada del Colle di Sampeyre era ancora cosi':


giovedì, 30 aprile 2009
Arcobaleno
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:56 pm

Ieri sera, sull'autostrada tra Voghera e Tortona. Perfino le trasfertacce di lavoro possono avere qualcosa di buono.


martedì, 21 aprile 2009
Contrasti (2)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:59 am

Da qualche giorno il mio ufficio e' stato spostato nell'estrema periferia postindustriale di Torino, dietro a quel che resta delle grandi fabbriche di Mirafiori. Ma dalla finestra c'e' questo:


(Continua…)


domenica, 19 aprile 2009
Riso e rape
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 8:17 am

Le risaie allagate tra Livorno Ferraris e Lucedio, ieri pomeriggio (per la gioia di It che dove c'e' acqua si entusiasma sempre):


Per solidarieta', questo blog andra' a mangiare qui.
Pagando il conto intero, ovviamente.



mercoledì, 18 marzo 2009
Madonna del Sangue
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:12 am

(che non e' il moccolo di uno che si e' tagliato un dito affettando il formaggio)

Re e' un paesino della Val Vigezzo, in mezzo alle montagne tra Domodossola e Locarno.
Si racconta che nel 1494 una effigie della Madonna, presa a sassate da un borghigiano su di giri, abbia versato sangue dalla fronte. Sul luogo del miracolo, come usa, si costrui' (senza gran fretta, a dire il vero) un altare, poi (con un secoletto di ritardo) una chiesina barocca a navata unica di qualche pregio. Pero', che diamine, siamo Piemontesi! Una chiesina del genere non rende giustizia al miracolo — e nemmeno al prestigio del paese. E allora tra il 1922 e il 1958 (piu' di quattrocento anni dopo l'evento — qui siamo gente che ci pensa su, prima di far le cose), accanto e sopra alla vecchia chiesa, e' stata eretta questa astronave nel miglior stile neo-qualcosa (gotico-bizantin-rinasciment-indigesto), che torreggia fino a cinquantun metri sopra le teste dei passanti — e che si vede da chilometri tutt'intorno. La Guida Rossa del Piemonte, con la stessa prosa che ci ha regalato l'espressione "imponenti emergenze", parla in questo caso di "appariscente complesso".
Noi l'abbiamo scoperta domenica scorsa, in uno dei nostri giri nel paese dei Bogia-Nen (che poi l'Ossola e la Val Vigezzo meritano davvero — e il viaggio sulla ferrovia a scartamento ridotto da Domodossola a Locarno prima o poi lo vogliamo fare):



Le foto in dimensioni decenti sono su 23.


giovedì, 22 gennaio 2009
Drunch?
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:01 pm

A me pareva che da queste parti la chiamassero merenda sinoira.

P. S. Elena, perche' non gli dici qualcosa tu, a questi smidollati del drunch?


domenica, 11 gennaio 2009
A son 'd Coni (detto con un po' di ammirazione)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:49 pm

Oggi, nelle campagne tra Farigliano e Murazzano, approfittando della copiosa neve, c'era gente che faceva sci di fondo in mezzo alle vigne e ai campi seminati a grano. Uno pensa alla catena di montaggio sciistica di Sansicario — e poi vede questa cosa — e la trova quasi commovente:


martedì, 6 gennaio 2009
Contrasti
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 4:49 pm

Ieri mattina e stamani, guardando fuori dalla finestra.

P. S. Che splendida nevicata, stamattina!


venerdì, 26 dicembre 2008
Bad timing
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:25 am

La Rat-family e' scesa in Toscana e a quanto pare si e' persa il bianconatale:

P. S. E comunque questo blog continua a non poterne piu' del Natale.


domenica, 21 dicembre 2008
Solstizio d'inverno
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:19 pm

Stamani, verso mezzogiorno, il massiccio del Monviso dalle campagne del Pinerolese:

(Lo so, questo blog sta diventando un repository di foto delle Alpi piemontesi — e neppure di foto tanto belle. Ma queste montagne sono per me il paesaggio dell'anima — in assoluto — e d'altronde a guardarsi intorno non ci sono molte cose di cui abbia senso parlare)


sabato, 20 dicembre 2008
Il cielo sopra Torino
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:28 pm

Da Superga, stasera (lo so, la qualita' della foto e' pessima, ma il colpo d'occhio vale comunque la pena).


venerdì, 12 dicembre 2008
Alzare lo sguardo
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:01 pm

Beh, questo e' quel che fa la differenza tra Torino e qualsiasi altra citta'. Anche nel quartiere piu' triste, anche quando vai di corsa da un appuntamento di lavoro all'altro — se appena la giornata e' clemente — alzi gli occhi e


domenica, 7 dicembre 2008
Inverno, davvero (2)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:34 pm

Oggi pomeriggio, dal Col del Lys, guardando verso Sud:


domenica, 7 dicembre 2008
Inverno, davvero
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:55 am

Ieri pomeriggio nelle valli di Lanzo:




martedì, 25 novembre 2008
Raffreddamento locale
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:32 pm

Ieri e' caduta la prima neve in citta'. Miserevolmente poca — e se ne e' andata nel giro di un paio d'ore. Ma con tutto questo parlare di riscaldamento globale — alla fin fine e' confortante vedere che ci sono ancora le stagioni di una volta.


lunedì, 24 novembre 2008
Vito, morto di scuola
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:54 am

Sara' che mi sento ancora prof nell'animo — e che le cose della scuola mi colpiscono sempre close and personal; sara' che e' successo a un passo da casa — e uno si sente in qualche modo piu' coinvolto che se fosse successo a Tananarive; sara' che ho una figlia iscritta al liceo scientifico — e non sono proprio sicuro che l'edificio della sua scuola sia perfettamente in regola. Ma a me l'idea che un ragazzo di diciassette anni sia morto schiacciato nella sua classe mi tormenta — mi angoscia proprio.
E se qualcuno taglia i soldi alla scuola — e agli enti locali, che sono responsabili della manutenzione degli edifici scolastici — e poi parla di tragica fatalita', invece di chiedersi se non e' il caso di ritornare sui propri passi — allora ogni barlume di moralita' e di decenza umana e' davvero sparito dalla politica.


mercoledì, 12 novembre 2008
Etnografia torinese
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Nel paese dei Bogia-Nen, Paradossi — Scritto dal Ratto alle 5:29 pm

Scritta su un muro di Porta Palazzo. Lascio l'interpretazione a un po' di amici piu' esperti di me nei meccanismi dell'Islam italiano. Nel mio piccolo mi pare un curioso spaccato geo-politico-etnografico di questa citta'.


domenica, 2 novembre 2008
Here Comes the Sun
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 5:22 pm

Domenica mattina, Piazza Carignano, "radiosa giornata piemontese". La Rat-Family e' a far due passi in centro, facendo finta che non stia per piovere. Ci siamo imbattuti in questi tre ragazzi, che suonano (bene) cover dei Beatles e che ci hanno fatto passare una mezzoretta deliziosa — tra l'altro avendo il coraggio di intonare "Here Comes the Sun" mentre cadevano le prime gocce di pioggia:

Loro si chiamano The Beatwins e questo blog e' cosi' contento di averli incontrati che un po' di pubblicita' gliela fa volentieri:


giovedì, 30 ottobre 2008
Una bella mattinata
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:33 pm

E' che — prima di tutto — a un cielo cosi' d'autunno a Torino uno proprio non ci crede — e allora se lo fotografa a futura memoria:

E sotto questo bel cielo me ne sono andato, un po' per curiosita' un po' per effettivo desiderio di partecipare, alla manifestazione contro il decreto Gelmini. E ho visto una bella manifestazione. Grossa, innanzitutto; non sto a fare il superenalotto dei numeri, che tanto ormai ognuno si inventa quelli che gli pare: ma io sono arrivato un po' prima delle 11 in Piazza Castello — e la testa del corteo aveva appena imboccato via Po; la coda e' passata dopo mezzogiorno e mezzo. Un'ora e mezza abbondante di flusso ininterrotto di gente — e non in fila indiana.
E sara' anche minoranza, la fetta di Italia che ho visto in piazza. Ma e' un fetta di Italia bella, oltre che grande. Ho visto una folla colorata, allegra (guardate quanta gente sorride, nelle foto che ho scattato — e pensate a quanti sorrisi vi vedete intorno ogni giorno), variegata (tanti studenti, delle superiori e dell'universita', ma anche tanti docenti, tantissimi genitori, nonni, alunni delle elementari — ragazzi con i dreadlocks che ballavano dietro ai camion con gli altoparlanti e signore della buona societa' torinese in tailleur e decolté basse — per scappare meglio, in caso di necessita' –, cinquantenni con l'aria da intellettuali e metalmeccanici con striscioni cosi' retro da far tenerezza, ragazzine del ginnasio e studenti delle scuole serali, professori con casa in collina e immigrati extracomunitari) — una folla di sinistra, certo — ma mica solo di sinistra (ho incontrato persone che a una manifestazione "di sinistra" non avrebbero mai partecipato). Soprattutto una folla *civile* — e di questi tempi, in cui perfino essere razzisti e' tornato di moda, non e' poco. Per la prima volta — da mesi a questa parte — ho rivisto in giro un pezzo d'Italia di cui non vergognarsi. Non so se la manifestazione servira' a far arretrare gli aracnidi dai loro propositi di distruzione dell'istruzione pubblica. Certo e' servita a far uscire dalle case l'Italia decente — e se ne sentiva il bisogno.



Nel pomeriggio, finita la manifestazione, il cielo si e' illividito e la temperatura e' scesa di parecchi gradi. Spero che non sia simbolico.

Ho fatto uno sfascio di foto, perche' era bella da vedere la piazza. Queste qui sono solo un assaggio, su 23 le altre.


lunedì, 13 ottobre 2008
Sembra Narciso
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:36 pm


e invece e' solo alle prese con uno dei piu' autistici tra i suoi divertimenti — tirare sassolini nell'acqua e guardarli affondare.

(Il posto — bellissimo — e' Ferrera Cenisio, domenica pomeriggio)


lunedì, 29 settembre 2008
Castagne d'India
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:08 pm


Io le ho sempre trovate bellissime da guardare e da toccare — e da bambino le raccoglievo con entusiasmo sui viali di Torino — salvo che poi non sapevo come giocarci, si prestavano poco a qualunque uso (troppo irregolari per fare da biglie, troppo deperibili per tesaurizzarle e basta, sarebbero state ideali come proiettili per la fionda, ma una fionda non sono mai riuscito ad averla) — e mi e' rimasta addosso questa duplice sensazione, di entusiasmo e di frustrazione.

(It, che non si fa problemi se non ha una fionda, trova che siano perfette da lanciare nelle fontane — e perfino nelle pozzanghere)


domenica, 21 settembre 2008
Passeggiata serale
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm


Stiamo prendendo possesso della nostra nuova citta'.


domenica, 7 settembre 2008
Progress Report (6)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 3:34 pm

Prende forma, un po' per volta.
Meno uno!


sabato, 6 settembre 2008
Progress Report (5)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 5:39 pm


Casa nuova, in tempo reale.
Meno due. Ce la facciamo.


venerdì, 5 settembre 2008
Progress Report (4)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 7:50 pm

Lo skyline del nostro vecchio soggiorno, oggi pomeriggio.
Meno tre…


martedì, 2 settembre 2008
Progress Report (3)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 8:50 pm

WiFi area…
Meno sei.


lunedì, 1 settembre 2008
Progress Report (2)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:32 am

A volte ritornano:

Meno sette — no facciamo sette e mezzo, che gli scatoloni sono di ieri e cosi' mi sento un po' meno con l'acqua alla gola.


sabato, 30 agosto 2008
Progress Report
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Meno nove…


domenica, 24 agosto 2008
L'ottimismo della volonta'
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:07 pm

La nuova casa torinese e' in queste condizioni, a due settimane dal trasloco. Ce la faremo…


domenica, 13 luglio 2008
Questa la capiscono solo i Piemontesi di provincia
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Paradossi — Scritto dal Ratto alle 9:32 pm

E' noto che per i Torinesi di citta' il Piemonte arriva al massimo a Bardonecchia da un lato e a Chieri dall'altra. Ma che la Busiarda si inventi una provincia di Alba — e che ci metta dentro Borghetto Borbera — mi pare un po' tantino perfino per loro:

In provincia di Alba, offre animazione e discoteche anche il Bolle Blu di Borghetto Borbera, con l’inimitabile laser show. E’ aperto fino a metà settembre, tutti i giorni dalle 9,30 alle 19.


giovedì, 26 giugno 2008
Sotto la Mole
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:40 pm

E' ufficiale: da settembre questo blog si trasferisce sotto la Mole. Quindi le settimane passate sono state occupate dalla ricerca della casa nuova, della scuola e del nuovo team di terapisti per It, ecc. ecc. ecc. — oltre che dal lavoro (che ovviamente esplode proprio quando uno dovrebbe lasciarlo) e dagli sforzi per sopravvivere al caldo e all'Italia: energie per scrivere qui sopra non ne sono rimaste — e probabilmente non ce ne saranno ancora per un po'.
D'altronde, almeno personalmente, credo che non spenderei comunque una parola a commentare le prodezze degli aracnidi che governano e che rappresentano alla perfezione l'ethos di questo paese. Sono semplicemente incommentabili. Se tornera' il fiato, ci saranno altre cose di cui parlare.


giovedì, 10 aprile 2008
Pastone elettorale
Nelle categorie: Free Knowledge, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:10 pm

Questa volta la campagna elettorale proprio non mi ha entusiasmato. Anzi — sto cercando di tenermene il piu' lontano possibile — di far finta di niente. Perche'? perche' non riesco a decidere se e' piu' deprimente o irrilevante. E non e' una bella alternativa.
Insomma, a quanto pare qui siamo a decidere se (in ordine di probabilita'):
1) Sia alla Camera che al Senato vince quel signore che dice che i magistrati sono matti, che le belle gnocche stanno a destra, che Napolitano si deve dimettere, che l'Alitalia la fa comprare lui ai suoi amici, ai suoi figli, al suo cane. Eccetera eccetera. Se non fosse una prospettiva devastante, ci sarebbe almeno da ridere all'idea che uno cosi' possa fare il capo di governo.
2) Quel signore vince alla Camera, ma al Senato si ritrova con i numeri di Prodi e gli tocca sperare che Ciampi e la Levi Montalcini non godano di buona salute. Fa il governo lo stesso — e tra due anni siamo da capo perche' non riesce a fare altro che litigare con i suoi e con quegli altri.
3) Quel signore vince alla Camera, ma al Senato, tra UDC, Arcobaleni, Piddi', senatori a vita, eletti all'estero ecc. ecc., e' proprio in minoranza. Traccheggia qui, traccheggia la' — si fa un governone con tutti dentro — o un governicchio che cerca di accontentare tutti. Con il personale politico di cui disponiamo, ci sara' da divertirsi. Soprattutto in tema di diritti civili, visto che le forze non veterocattoliche saranno in assoluta minoranza nel governo.
4) Quel signore ne combina una piu' grossa delle altre da qui a venerdi' notte, un po' di gente decide di non votarlo e non lui non vince nemmeno alla Camera. Veltroni si trova a gestire un premio di maggioranza di cui non sa bene che cosa fare e un Senato in cui non ha comunque i numeri. O fa Prodi bis — e finisce come al punto 2) a parti invertite; o fa l'accordone con la destra e finisce come al punto 3); o fa l'accordo con Casini (sempre che i numeri ci siano) e finiamo tutti col cilicio; o fa l'accordo con Bertinotti (anche qui, numeri permettendo) e si torna a votare dopo sei mesi perche' litigano su tutto.
Fate un po' voi, ma io non vedo alternative a questi esiti — e nessuno mi pare auspicabile, ma nemmeno potabile.

Per di piu' io abito nella circoscrizione Piemonte 2, dove gli esiti sono scontati: alla Camera vince comunque il PdL, al Senato pure e l'Arcobaleno non arriva all'8%. Grazie al meccanismo dei premi di maggioranza, delle soglie di sbarramento e della mancanza di preferenze, il mio voto, qualunque esso sia, e' del tutto irrilevante. Non sposta nemmeno un capello dell'ultimo degli eletti. Conta meno di una telefonata notturna all'ineffabile sindaco di Varallo.

Vi pare che ci siano molti motivi per appassionarsi a questa campagna elettorale? poi alla fine a votare ci andro' lo stesso — sempre che trovi qualcuno di decente da votare.
A questo proposito segnalo una bella iniziativa dell'ASSOLI (ASsociazione SOftware LIbero), che sta cercando di sensibilizzare i candidati e gli elettori sui temi del software libero.

vota per il software libero! (banner)

Io personalmente ho aderito — e ho sempre pensato che quello della liberta' della conoscenza sia un tema importante su cui vagliare le posizioni delle forze politiche. Potrebbe essere un buon criterio per decidere chi votare. Ma in Piemonte 2 finora hanno aderito alla Camera solo due tre candidati; al Senato *nessuno* uno solo.

P. S. E comunque sia — a costo di rifare tutto questo lavoro e alla fine di mettere nella scheda una fetta di prosciutto — non votero' un astensionista.


domenica, 6 aprile 2008
Ma lo stipendio lo prende intero?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:06 pm

Ve lo ricordate l'ineffabile Sindaco di Varallo Sesia, quello che campeggiava sbilenco dai suoi manifesti dicendo "Ciao" ai suoi elettori e assicurando che avrebbe risposto al telefono a qualunque ora?

Beh, ora campeggia sbilenco da nuovi manifesti, in cui assicura che anche da Roma continuera' a fare il Sindaco, quattro giorni in Valsesia e tre giorni a Roma. Perche' il suo partito lo ha candidato alla Camera nella circoscrizione Piemonte 2, al terzo posto, dietro un leader nazionale e un altro big — in pratica sicuro del posto.
Quasi quasi stanotte gli telefono per fargli le congratulazioni.


venerdì, 28 marzo 2008
Settanta metri, solo settanta metri
Nelle categorie: English digest, Nel paese dei Bogia-Nen, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 1:52 pm

Sul forum aperto dalla Stampa sul caso di Barbania, qualcuno del paese ha spiegato che — in fondo — tutto quel che succede e' che il bambino, anziche' scendere dalla macchina davanti al cancello della scuola, dovra' scendere all'inizio della strada e percorrere appena settanta metri a piedi.
Ok, ora fate finta che il vostro cervello elabori gli stimoli sensoriali in modo diverso dalla media. Gli spazi aperti vi provocano disorientamento, se non avete la protezione di un soffitto e di una parete vi sentite minacciati. I rumori forti vi provocano un dolore fisico — ma forse basta anche il vento a disturbare il vostro equilibrio sensoriale. Le persone che non vi sono familiari vi spaventano, anche perche' non riuscite a interpretarne correttamente i segnali, ne' di linguaggio, ne' tantomeno gestuali — e il tutto peggiora se siete gia' in sovraccarico e spaventati.
State andando a scuola, che e' un posto che magari pure vi piace, ma vi mette in tensione — vi bombarda di stimoli e quindi vi rende sovreccitati e ipersensibili. Vi aspettate che scenderete dalla macchina e passerete direttamente dalle mani di papa' o di mamma a quelle della maestra che conoscete — e di cui avete (lentamente!) imparato a fidarvi.
Invece la macchina si ferma lontano dal cancello. Vi vogliono far scendere in un posto *diverso* dal solito — distruggendo in un colpo solo le routine che vi permettono di avere sicurezza e di capire il contesto in cui siete — e di reagire correttamente. Avete davanti a voi un tratto (solo settanta metri? e come fate a saperlo? e come percepite, in quel momento, quanto e' lontano il cancello che vi e' familiare?) di spazio aperto — terrorizzante — e non sapete perche' — magari qualcuno vi sta parlando per spiegarvelo, ma in questo momento non sentite nemmeno — avete semplicemente *paura*. E magari sulla strada ci sono altri bambini che entrano a scuola — e si muovono in maniera imprevedibile — e parlano e gridano — e adulti che li accompagnano e che riempiono quello spazio di traiettorie, di rumore, di presenze che vi sembrano minacciose.
Ecco — provate a immaginarveli, quei settanta metri. Ma a immaginarveli intensamente, con tutte le vostre forze — come se fossero i vostri sensi a percepirli cosi'. O quelli di vostro figlio. E poi riparliamone — quando avrete smesso di urlare, o di scappare, o di sbattere la testa sull'asfalto per il terrore.

Eighty yards, just eighty yards
Speaking of the case of Barbania, a resident explained that all it happened is that the boy will have to walk some eighty yards, instead of jumping off the car just in front of the school's gate.
Well, now let's pretend your brain elaborates sensory data not just like everyone else's brain. Open spaces disorient you, if you are not protected by a ceiling and a wall you feel threatened. Loud noises bring you physical pain, but perhaps some wind is enough to put your senses off balance. You are afraid of people you're not familiar with, also because you can't make sense of their signals, verbal or non-verbal — and it gets worse if you are scared or in overload.
You're going to school — and perhaps you even like it, but it's a place that stresses you: it showers you with stimuli and sensations, so it overloads and it makes you oversensitive. You expect to get off the car and pass directly from the hands of your parents to those of the teacher you slowly learned to trust.
But your car stops far from the gate. They want you to get off in a *different* place — destroying the routine that allows you to make sense of the situation, to feel safe and to react in a proper way. In front of you there's an open, terrifying space (eighty yards? How would you know? Do you even see where is the familiar school entrance?) — and you don't even know why. Perhaps somebody is talking to you, trying to explain — but you don't even hear him now — you are just *scared*. And perhaps there are other kids on the road, going to school too — and they move in impredictable ways, and talk, and shout — and there's parents too, filling that space with trajectories, noises, presences that you interpret as threats.
Well — just try to figure those eighty yards. But try really hard, with all your strength — as if it were *your* senses perceiving them that way. Or your son's senses. And *after that* let's talk again about those eighty yards — after you stop screaming, or running away, or banging your head on the pavement out of terror.


venerdì, 28 marzo 2008
I barbari a Barbania
Nelle categorie: English digest, Nel paese dei Bogia-Nen, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

A Barbania, ridente paesino del canavese, c'e' un bambino autistico che non riesce ad affrontare gli spazi aperti; per poter andare a scuola ha bisogno di esserci portato in macchina: altrimenti puo' andare in crisi e scappare, o diventare aggressivo o autolesionistico. Chi sa qualcosa di autismo, sa di che cosa parlo; chi non ne sa nulla si documenti prima di dire anche solo una parola. Alla famiglia di questo bambino e' stato revocato dal Sindaco il permesso di parcheggiare davanti all'entrata della scuola — perche' le madri dei bambini neurotipici si sono lamentate — dicono che il padre sia un po' il bullo, per di piu' arricchito, del paese — e che guidi in maniera pericolosa. Quindi che diamine, il bambino autistico prenda lo scuolabus come tutti quegli altri, anziche' godere dell'intollerabile privilegio di essere recapitato a scuola in automobile. Di fatto, fa capire La Stampa, il problema vero non e' il parcheggio riservato, ma la presenza stessa del bambino a scuola — evidentemente troppo *difficile* per le buone mamme neurotipiche del paese.
E allora, segnatevelo questo posto: e' qui, proprio a due passi da casa vostra. E' un posto dove — per ignoranza o per beghe di paese — si rende difficile a un bambino autistico di andare a scuola. Segnatevelo — e se vi capita di passarci, uscite da quella citta' e scuotete la polvere dai vostri calzari.

Barbarians in Barbania
In a small town in northern Piedmont, Barbania, the family of an autistic child has been denied the right to park the car in front of school. The boy is scared of open spaces and would run away and/or become aggressive and autolesionistic when forced to walk: but the mothers of other pupils complained that parking the car in front of school was dangerous for their children and asked the Mayor to call off this "privilege". The local newspaper however implies that what really bothers the good families in Barbania is the child attending school at all.
So, there's a place, just a hundred miles from where we live, where an autistic child is effectively denied his right to attend school. Remember it, and if you happen to pass by, go outside that town and shake the dust from your feet.

Continua qui – more


venerdì, 14 marzo 2008
Una San Galgano postindustriale
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:38 am

Qualche giorno fa mi sono perso cercando di riguadagnare la tangenziale di Torino e sono arrivato qui:



Clic sulle foto per vedere tutta la serie su 23.


lunedì, 3 marzo 2008
Qui e' decisamente primavera
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm


lunedì, 11 febbraio 2008
E poi se la prendono coi bamboccioni*!
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Paradossi — Scritto dal Ratto alle 10:32 pm

**

Lui, a quanto pare, dopo tutti questi anni, sta ancora a casa con la mamma.

* Vedi qui.
** Sul portale della parrocchiale di Belforte, nell'Ovadese


Sulla Stampa di oggi due articoli che condivido pienamente: quello di Barenghi (L'ammaina bandiera dell'Ulivo) e quello di Tornabuoni (Trent'anni di cinismo sull'aborto). Che la buona vecchia cara Busiarda stia diventando un pericoloso foglio sovversivo?



lunedì, 7 gennaio 2008
E ancora
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:29 am

(Stamattina, andando al lavoro. La versione ad alta risoluzione su 23 — 8 Mb!)


domenica, 6 gennaio 2008
Eccola!
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:38 pm

Siamo appena rientrati a casa e abbiamo trovato, finalmente, la neve, che mancava da quasi due anni:




(Clic sulle foto per vedere tutta la serie in formato grande — su 23)


domenica, 30 dicembre 2007
Niente ramarro di Caravaggio sul passeggino nella capitale del tartufo
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:33 am

Oggi siamo stati alla fondazione Ferrero di Alba, cercando di vedere la mostra della Collezione Longhi. Enrico era piu' o meno addormentato, quindi abbiamo creduto che sistemandolo in passeggino lui avrebbe continuato il suo sonnellino e noi avremmo potuto vedere in pace la mostra. Si e' trattato in realta' dell'ennesima illusione della nostra vita di genitori, ma non per colpa di Enrico, quanto dell'organizzazione della mostra. Una signora addetta alla biglietteria dai modi non scortesi (da un punto di vista puramente formale) ci ha fatto presente che con il passeggino no, non si poteva entrare, avrebbe chiesto al superiore ma gia' era stato detto di no ad altri. Il superiore ci ha confermato che non si poteva; la signora pero' ha magnanimamente dichiarato che avrei potuto aspettare gli altri con Enrico dentro senza che fosse necessario andar fuori al freddo (la giornata ad Alba era tutt'altro che tiepida). Insomma, essendo molto umani mi concedevano di restare con il bistrattato passeggino nell'atrio, come se avessero preso in seria considerazione l'idea di chiedermi proprio di uscire con il pericoloso aggeggio (non sanno quanto e' pericoloso il figliolo, sono stata tentata di scatenarglielo contro).
Un po' risentita ho chiesto piu' volte alla gentile madama quale trattamento avrebbero riservato ad un amante dell'arte costretto su sedia a rotelle, ma la signora da prima non ha risposto affatto, poi mi ha detto che non era colpa sua, eseguiva solo degli ordini; ad ogni modo non mi ha spiegato cosa facevano di un eventuale adulto impedito a camminare. Va sottolineato che il luogo non presentava alcuna apparente barriera architettonica. Dato che ero arrivata fino a la' e la mostra la volevo vedere, ingoiando la bile, sono entrata con Enrico in braccio; lui pero' era scocciato di essere stato rimosso dal suo posto nonché svegliato e ha cominciato a fare rumore, cosicchè ho stabilito che non era proprio cosa; ormai la mostra mi era rimasta sullo stomaco e allora mi sono presa il pargolo e, non approfittando della estrema cortesia dell'organizzazione, sono andata fuori pensando cose poco carine sui possibili utilizzi delle bottiglie dei quadri di Morandi esposti.
Il fatto e' che avere un figlio in qualche modo disabile ti rende parecchio sensibile a qualsiasi forma di esclusione, anche se non diretta specificamente alla sua disabilita'; certo il fatto che sia piu' difficile tenere a bada Enrico rispetto a bambini normali (anche se fino ad un certo punto) rende necessario per andare a giro poter disporre di tutti gli accorgimenti possibili. Mi da' soprattutto noia questo sottofondo di intolleranza per le persone in difficolta' e per i genitori di bambini piccoli, come se si pensasse: perche' diamine vogliono andarsene a giro e disturbare gli altri invece di starsene adeguatamente tappati in casa? In questo caso tra l'altro neanche hanno spiegato il motivo del divieto, forse avevano paura che rigassimo il parquet o nascondessimo un De Pisis nel passeggino.
Il colmo pero' e' stato che sull'opuscolo della mostra e sul sito internet della Fondazione Ferrero si parla di "possibilità di accesso e servizi per disabili". Ma allora mentite per la gola tanto per far finta di rispettare la legge 104 o ce l'avete proprio con me????
Ovviamente non posso recensire la mostra, tranne osservare che c'era un quadretto di un pittore del trecento con una Madonna del latte dalla tetta assurdamente piccola. L'ultima cosa che ho visto prima che Enrico stabilisse che quel posto era troppo antipatico per lui. Ed aveva assolutamente ragione.


lunedì, 24 dicembre 2007
Stamattina
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:24 pm

un regalo per Comida prima di tuffarmi nella nebbia padana:


domenica, 16 dicembre 2007
E' davvero inverno
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:08 pm

(stamani dalle finestre di casa)


lunedì, 19 novembre 2007
La prima di stagione
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:27 pm

E' vergognosamente poca e non si e' fermata nemmeno per tre ore — ma e' gia' piu' di quella che si e' vista in tutto l'inverno scorso.


lunedì, 15 ottobre 2007
Tardo pomeriggio
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 7:22 pm


sulle colline dell'Alto Monferrato, qualche giorno fa.


lunedì, 8 ottobre 2007
Confronti
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:33 pm

Venerdi' mattina:

Stamani:


giovedì, 20 settembre 2007
Sant'Eusebio di Camagna
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 7:45 am

Era un po' che volevo farle, queste foto, per la mia serie sulla follia edilizia piemontese. Ci ero stato l'anno scorso, di fretta, e mi ero appuntato mentalmente che avrei dovuto tornarci. Ci sono ripassato qualche mese dopo, ma il tempo era inclemente. Approfittando della Festa della Liberazione e di una bella giornata, siamo andati a fare un picnic a pochi passi da li' (il post arriva soltanto ora, a distanza di mesi, perche' nel frattempo e' successo di tutto — e foto e idea erano rimasti li' a frollare).

Il fatto e' che il paese di Camagna e' un po' nascosto, ci arrivate per vie fuori di mano che si inerpicano sulle colline — e non lo vedete se non quando ci siete quasi arrivati.

C'e' solo quella specie di boa da tonneggio che sbuca su dalle creste, alle svolte della strada — e solo man mano che vi avvicinate capite che cosa e'.

Quando entrate in paese, l'edificio scompare, nascosto dai vicoli. A una svolta ve lo trovate davanti, di colpo, dal lato dell'abside:

Come capita spesso, il mastodonte riposa sulla cima di una collina, in modo da essere ancora piu' elevato e visibile da lontano. Qui una robusta scalinata vi porta a piedi dalla piazza sottostante al fianco della chiesa e alla facciata.

Il tamburo della cupola, con la madonna dorata e i santi, visti dalla piazza ai piedi della scalinata.

La facciata della chiesa, dedicata a Sant'Eusebio

Il fianco destro della chiesa affaccia su una piazzetta, che permette una vista particolarmente spettacolare…
Il campanile e' l'unica parte della chiesa sopravvissuta al rifacimento di fine Ottocento

Gli edifici intorno sono irrimediabilmente fuori scala

I santi della cupola

in particolare il San Sebastiano con tanto di frecce, con accanto un rigido abatino

e la Madonna in tutto il suo dorato splendore.

Peccato che l'interno fosse inaccessibile. Mi aspettavo mirabilie. Ma ci tornero' — oh se ci tornero'.


martedì, 21 agosto 2007
Arcobaleno
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:05 pm

Per fortuna al mondo c'e' anche altro. Questo l'ho visto stasera tra le vigne sopra casa, tornando dall'ufficio.

Io pero' — con lui — non ho fatto pace.


martedì, 29 maggio 2007
I seggi e i saggi
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:04 am

Al Nord il centrosinistra ha preso una legnata mica da poco. Il PD e' su percentuali da miseria nera (in Piemonte tra il 15 e il 20%, con qualche eccezione nella cintura torinese). E guarda caso tra i saggi del PD non ci sono i leader che al Nord hanno vinto: da Chiamparino, alla Bresso, a Penati, a Cacciari. Non voglio dire che la spiegazione della catastrofe sia tutta qui. Ci sono anche scelte locali disastrose sui candidati sindaci e un clima politico nazionale che non ha aiutato. Ma forse farsi dare qualche saggio consiglio da quelli che hanno tenuto l'argine — e che magari riescono pure a ricacciare indietro l'alluvione, ogni tanto — mica sarebbe cosi' sbagliato. Anche perche' prima o poi, se no, qui ci si stufa di fare i bambini olandesi che tappano la diga col ditino…


giovedì, 24 maggio 2007
Da vedere (domenica o mai piu'?)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Ebraismo, Israele e dintorni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:11 pm

Della Sinagoga di Alessandria, chiusa da anni, avevo parlato qui. Domenica prossima — *eccezionalmente* — sara' possibile visitarla. Tutte le informazioni si trovano qui.
Errata corrige importante: mi scuso per l'imprecisione, ma ho scoperto che la Sinagoga di Alessandria sara' visitabile tutte le domeniche fino all'8 luglio, previa prenotazione.


lunedì, 23 aprile 2007
Sabato, domenica e … Montag
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:35 am

Sabato siamo stati qui:

E domenica mattina qui:

E domenica pomeriggio qui:

Mi sa che al neo-addottorato Marco (felicitazioni!) e ad Elena sono un po' fischiate le orecchie.

A breve un po' di foto su 23.


A Palazzo Bricherasio a Torino c'e' una mostra di Romano Levi



venerdì, 13 aprile 2007
Esageroma nen
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:12 am

D'accordo che in campagna elettorale si fa di tutto, come dimostra l'ineffabile Sindaco di Varallo. Ma, in una cittadina piemontese di cui non dico il nome, il Sindaco uscente si e' ricandidato con una lista civica che si chiama "Nome-della-citta' nostra" e che ha come simbolo una specie di sole padano/fiorellino fatto cosi':

E con questo nome e questo simbolo ha ovviamente (e del tutto legittimamente) tappezzato la citta' di manifesti. Peccato che il Comune, con singolare coincidenza di tempi, abbia lanciato una campagna informativa sui risultati dell'amministrazione in tema di ambiente e raccolta rifiuti, il cui manifesto e' intitolato "La nostra Nome-della-citta' sana e pulita". In alto, accanto allo stemma del Comune, talmente piccolo da risultare invisibile, un simbolo sostanzialmente identico a quello della lista del sindaco:

Via, Signor Sindaco, non sia cosi' timido! la prossima volta faccia stampare al Comune direttamente i manifesti con il suo faccione e la scritta RIELEGGIMI. Sarebbe un uso piu' trasparente del denaro pubblico…


lunedì, 9 aprile 2007
Splendore e miseria
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:57 pm

Ieri siamo andati a fare un giro in Val Maira, in particolare in quel posto meraviglioso che e' Elva. Sulla via del ritorno Waldorf, che ha un occhio tutto particolare per scovare bei posti nelle cose scritte in piccolo delle guide turistiche, mi ha dirottato a San Costanzo al Monte, a un passo da Dronero. E' uno tra i piu' singolari monumenti romanici del Piemonte, costituito di due chiese sovrapposte, di cui la superiore a tre navate con cupola ottagonale su pennacchi. La parte absidale, altissima e molto simile a quella della Sacra di San Michele, e' coronata da false gallerie. Ricco anche il corredo di sculture, tanto all'esterno che all'interno. Qualche rimaneggiamento posteriore, soprattutto negli edifici circostanti e nella facciata (barocca), non cancella lo splendore del complesso. Le mie foto non sono gran che, ma forse danno un'idea della meraviglia di cui stiamo parlando (formati piu' grandi e altre immagini su 23, cliccando sulle miniature):




Eppure questa chiesa non la trovate negli itinerari turistici. Perche'? perche' e' in completo abbandono — e in condizioni pietose. Un minaccioso cartello su un ingresso vieta l'accesso e segnala pericoli di crollo: ma il portone della chiesa e' sfondato e si apre alla minima pressione; nell'area "vietata" dal cartello si entra dal retro, senza incontrare alcuna recinzione o ostacolo. Il monumento e' nello stesso tempo invisitabile — se non a rischio e pericolo di chi entra — e completamente esposto a vandalismi, intemperie — e peggio ancora.
Eppure — facendo qualche rapida ricerca su Google — ho scoperto che gia' nel 1998 una legge (la n. 61/1998, art. 23 comma 6-bis) stanziava un miliardo e ottocento milioni di lire a favore della Provincia di Cuneo "per l'intervento a tutela delle condizioni statiche del complesso monumentale di San Costanzo al Monte". E in effetti un robusto intervento di restauro e' stato intrapreso: lo rivelano la copertura del tetto, in buone condizioni, il paramento in pietra della parte absidale, che e' stato evidentemente consolidato e ripulito — e soprattutto le travature e i tiranti d'acciaio che armano tutto l'interno della chiesa e che ne garantiscono una sia pur non troppo rassicurante stabilita'. Ho anche trovato l'annuncio, nel novembre 2004, di un appalto della Provincia di Cuneo per il "terzo lotto dei lavori di restauro e consolidamento statico degli edifici esterni del complesso abbaziale di San Costanzo al Monte nel comune di Villar San Costanzo, in Valle Maira". Tra 2004 e 2005 il Club Unesco di Cuneo ha ottenuto un contributo di 4.500 euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo per produrre un DVD multimediale sul monumento; di questo lavoro e' stata fatta una presentazione a febbraio 2005 presso il Comune di Villar San Costanzo alla presenza dell'Assessore provinciale al Turismo, Angelo Rosso. Sul blog di Artemista, infine, trovo l'annuncio che venerdi' 16 giugno 2006 "viene riaperta al pubblico la chiesa romanica di San Costanzo al Monte, uno dei capolavori del medioevo piemontese da anni oggetto di un accurato restauro. Appuntamento alle ore 18.00 per l’apertura ufficiale".
Che cosa e' successo nel frattempo? Come e' possibile che in meno di dieci mesi si sia passati dalla riapertura al pubblico all'attuale pauroso stato di sfacelo, con tanto di minaccia di crolli? Come e' successo che le pubbliche amministrazioni interessate, che hanno ricevuto e stanziato denaro pubblico per la conservazione dell'edificio, se ne siano disinteressate al punto di non provvedere nemmeno a un lucchetto e a una catena per impedire l'accesso a un cantiere pericoloso? Che cosa ci siamo persi? Quali informazioni non abbiamo trovato?
Se qualcuno ne sa qualcosa piu' di me, lo prego di raccontarcelo. Se poi si puo' fare qualcosa per impedire lo sfascio di questo gioiello — io sono a disposizione, per quel che conta.


giovedì, 29 marzo 2007
United Colors of Monferrato
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:05 pm


L'altro ieri, nelle campagne tra Fubine e Cuccaro. Altre foto su 23.


mercoledì, 21 marzo 2007
Non ci sono piu'
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:10 am

… le stagioni di una volta. Per vedere la prima neve di quest'anno abbiamo dovuto aspettare l'equinozio di primavera:

Biancospini fioriti e l'Appennino innevato, ieri pomeriggio, dalle colline tra Cassine e Ricaldone.


domenica, 18 marzo 2007
Telefonate, gente, telefonate!
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm

Anche senza il Sacro Monte, che e' davvero spettacolare, Varallo merita almeno un giro non distratto. Ci sono scorci interessanti, una curiosa chiesa parrocchiale (sconsolatamente chiusa perfino di domenica pomeriggio), tanti segni della prosperita' arrivata tra Otto e Novecento con le manifatture laniere (e sparita in fretta con la crisi del tessile) e … un singolare sindaco, che conclude con un "Ciao!" pseudomanoscritto gli avvisi alla cittadinanza (foto 1) e all'ingresso della zona pedonale fa piazzare la foto del suo vigile urbano preferito, impettito sull'attenti e con tanto di paletta (foto 2).

Ma soprattutto l'ineffabile sindaco, non so se in un empito di spirito di servizio o se afflitto da solitudine acuta, ha affisso questo all'ingresso della sua citta':

E allora telefoniamogli, ventiquattrore su ventiquattro — chiamiamolo prima di andare a dormire — quando ci svegliamo nella notte per fare pipi' — all'ora della pennichella — all'ora di pranzo e di cena — perche' se la merita un po' di compagnia.


giovedì, 1 marzo 2007
Ma proprio fuori stagione, neh?
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:55 pm

E intanto gli alberi sono fioriti da almeno dieci giorni — la primavera e' partita col botto con quattro settimane buone d'anticipo e io sono qui con la mia voglia insoddisfatta di inverno e di neve.


domenica, 14 gennaio 2007
PiolaCamp
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Web — Scritto dal Ratto alle 10:21 pm

Trovo da JTheo la segnalazione del PiolaCamp, che si fara' a febbraio forse alla Raviola Galante di Scurzolengo*. Mi pare in pieno nello spirito del Bogia-Nen Blog Lunch che abbiamo organizzato negli ultimi due anni — e quindi cerchero' di esserci — con estremo piacere.

Per altro, noi la Raviola Galante l'abbiamo cercata qualche tempo fa nei nostri giri nel paese dei Bogia-Nen — e ci siamo clamorosamente persi, anche grazie al solito GPS — che evidentemente non ha le idee chiare sul Basso Monferrato…

* Ehi, dico! capisco essere torinocentrici — ma perche' una cosa che si fa a Scurzolengo, Basso Monferrato, decidete di chiamarla PiolaCamp Turin?


giovedì, 4 gennaio 2007
Non ci son piu' gli inverni di una volta
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:54 pm

Io un inverno cosi' miserevolmente senza neve dovevo ancora vederlo, da queste parti. Siamo a gennaio e il Monviso ha piu' o meno lo stesso aspetto che aveva di ottobre:

Foto scattata ieri dal belvedere di Alice Belcolle, guardando verso Castelrocchero e il Monviso. Per altro, si vedevano *tutte* le Alpi, praticamente fino al Trentino: da restare senza fiato — e non solo per il vento gelido.


giovedì, 21 dicembre 2006
E' uscito!
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto da Amministratore alle 1:08 pm

Il Calendario 2007 di The Rat Race:

A breve la versione scaricabile online. A stampa costa 16 euro piu' spese di spedizione — puro prezzo di costo per dodici mesi di autentico paesaggio Bogia-Nen…


martedì, 5 dicembre 2006
Provincia profonda piemontese
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:22 pm

In questi giorni giro parecchio — per lavoro — tra i paesi della provincia profonda piemontese. Una nebbia da tagliare a fette, stradine che si perde anche il GPS, segnale del cellulare ad essere gentili aleatorio. Ma io non riesco a diventare indifferente alla bellezza di certi paesaggi — proprio in mezzo alla nebbia e grazie al GPS che mi ha sperso — e fortunatamente con il cellulare muto per cinque minuti.


lunedì, 4 dicembre 2006
Sulla strada
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:01 am

P. S. Grazie a tutti gli amici che hanno partecipato, ieri, al Bogia-Nen Blog Lunch 2006, sfidando questo tempo.


martedì, 28 novembre 2006
B-NBL 2006
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto da Amministratore alle 11:40 pm

Aggiornamenti e informazioni utili per venire al Bogia-Nen Blog Lunch il prossimo 3 dicembre si trovano QUI.
Le adesioni si raccolgono soltanto fino a domani, 29 novembre.


lunedì, 27 novembre 2006
Sempre piu' radiosa
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:34 pm

Oggi nella piana alessandrina.


martedì, 7 novembre 2006
Imponente abbandono
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:04 am

Nei sobborghi di Alessandria, a Casalbagliano, c'e' questo rudere, in cui la torre medievale (autentica, pare) e' stata inglobata in successivi rimaneggiamenti e da ultimo "arricchita" da uno dei tanti Coppede' in sedicesimo che giravano in questi paraggi. Il castello, che ha finito i suoi giorni come Casa del Fascio, e' in stato di abbandono totale dalla fine della guerra — e verosimilmente destinato ad un prossimo crollo.



domenica, 29 ottobre 2006
Il padre di tutte le imponenti emergenze*
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:43 am

Avrei dovuto parlarne prima — in tempo per segnalare la presentazione (che e' stata ieri a Dogliani) di un nuovo libro su Giovanni Battista Schellino, architetto eclettico attivo in Langa sul finire del secolo scorso.
Il fatto e' che — nella nostra galleria di piemontesi matti per il mattone — Schellino merita certamente un posto d'onore. Dotato di una immaginazione visionaria e incontrollata, un po' come quella di Gaudì ma senza cultura (era un autodidatta), Schellino ha rielaborato in maniera a suo modo geniale quel che la tradizione architettonica locale aveva prodotto nei secoli. Le sue numerose realizzazioni sono una esagerata rivisitazione a volte del gotico, altre del barocco, altre ancora del neoclassico — un neo-neoclassico? –, quando non sono la stratificazione congestionata di tutte queste suggestioni insieme. Dogliani, suo paese natale, è costellato dai segni monumentali del suo passaggio. La chiesa parrocchiale, immenso cubo neoclassico e neobarocco nella citta' bassa:


L'Ospedale e il Castello, in cui si scatena il delirio dei pieni e dei vuoti, dei comignoli e dei frontoni che e' forse l'aspetto piu' originale della sua opera:

La torre civica, che riecheggia i campanili gotici in cotto di tante chiese della zona:

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Ma soprattutto l'ingresso monumentale del cimitero, una selva di pinnacoli che finisce per essere l'involontaria parodia del suo modello, l'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso:

Sarebbe facile liquidare tutto questo come semplice cattivo gusto. Lo e' certamente — ma proprio nel suo eccesso finisce per rivelare, lo ripeto, una qualche distorta genialita' — e la quadrata follia di questa regione.

* Chi e' la madre di tutte le imponenti emergenze? Ve lo riveleremo in una prossima puntata…


sabato, 28 ottobre 2006
The Real Thing
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:01 am


martedì, 24 ottobre 2006
Bogia-Nen Blog Lunch 2?
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Web — Scritto da tutti e due alle 10:43 am

Su invito di Comida, qui si valuta l'idea di replicare il B-NBL dell'anno scorso e vederci a pranzo (meglio che a cena, It non si regge fuori la sera…) con un po' di blogger di queste parti prima di Natale.
Magari ad Alessandria, magari alla trattoria dell'Asmara — ma accettiamo suggerimenti su date e luoghi.
Proposte e idee qui nei commenti; le informazioni aggiornate si troveranno in questa pagina; le adesioni, per favore, via mail all'indirizzo del blog.


martedì, 24 ottobre 2006
Saranno anche radiose giornate
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:24 am

… ma l'effetto non e' poi tanto male, no?


Domenica, nel mezzo delle Langhe.


sabato, 21 ottobre 2006
Confermo:
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:32 pm

i colori in Val Sangone erano bellissimi. Anche se le foto fatte col telefonino non sono all'altezza:

(E si', lo shopping di sabato alle Gru e' l'inferno. Mai piu')


sabato, 21 ottobre 2006
Radiosa giornata piemontese
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto da waldorf alle 11:03 pm

Ieri e' stata forse la prima vera grande radiosa giornata piemontese di questo autunno. Si tratta di una giornata di grigio assoluto, da nebbiosetta a nebbiosissima, magari lievemente piovosa, e soprattutto assolutamente uniforme dalle otto di mattina al tramonto. Non c'e' cambiamento né evoluzione; nient'altro che grigio. Al massimo ci si può aspettare che la nebbia della mattina diminuisca un po' , ma a volte neanche quello. L'animo si invade di una sottile depressione; l'unica vera aspirazione e' forse quella di rimanere a letto, ma l'uggia e' talmente forte che neanche quello basterebbe. Io personalmente, da straniera, cerco di arrabattarmi ignorando il grigiore, la mancanza di prospettive di cambiamento fino all'ora del tramonto lavorando durante la settimana e godendomi la casa e la famiglia nel week-end.
Ma non c'e' niente che si possa veramente fare per sconfiggere questo mal sottile meteorologico e non soltanto. Non resta che aspettare la fine di novembre, il mese peggiore dell'anno da queste parti. Da dicembre va meglio.
Comunque con questo post auguro a tutti quelli che hanno la fortuna di abitare in Piemonte di trascorrere allegramente tante belle giornate radiose. Del resto il vino e la cucina arrecano consolazioni non disprezzabili.
P.S. oggi era nettamente meglio, in Val Sangone dove abbiamo fatto una puntata i colori dell'autunno erano splendidi. Peccato per l'esperienza di shopping forzato alle Gru di Grugliasco, qualcosa veramente di vicino alla mia idea dell'inferno..
PS 2: non allego foto per spiegare a chi non l'ha mai vissuto cos'e' una radiosa giornata piemontese. Potrei al massimo mostrare l'immagine di una giornata nebbiosa, ma non basta. La magia di questo fenomeno sta nella persistenza e appunto nella assoluta mancanza di variazioni di luce e atmosfera.


venerdì, 20 ottobre 2006
Nella nebbia
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:19 am

Nel paese dei Bogia-Nen sta arrivando per davvero l'autunno.


mercoledì, 27 settembre 2006
Scritte sul muro
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

(sull'argomento ha scritto molto meglio di me — un'eternita' di tempo addietro — Daniela Amenta su Linea Gotica)

Per chi come me e' stato adolescente negli anni settanta le scritte sui muri sono state uno degli approcci piu' istintivi e immediati alla politica. Erano una forma di presidio del territorio, ti dicevano se il quartiere in cui passavi era "fascio" o "rosso" — erano testimonianze di arditismo politico (andare a scrivere BOIA CHI MOLLA su un muro in Barriera di Milano o a Mirafiori Sud — oppure PAGHERETE CARO PAGHERETE TUTTO sulla recinzione di un villone in collina) — erano il segno della presenza delle organizzazioni — e la prima forma di diffusione delle parole d'ordine.
A Torino, in quegli anni, prevaleva uno stile cubitale, squadrato, di grandi dimensioni — a colori piatti rossi o neri. Niente a che vedere con le pretese artistiche e la vivacita' coloristica dei graffiti di epoche successive. Solo slogan sul muro — brutali come gli scontri di piazza e come la politica di quegli anni.
Poi, un (bel?) giorno, e' arrivato il riflusso. Di colpo. Per me ha avuto l'aspetto di un ELENA TI AMO scritto su un muro vicino a casa: in nero, a caratteri cubitali, squadrati e sgraziati: proprio lo stesso stile di BOIA CHI MOLLA. Il buffo e' che credo di sapere chi fosse Elena: una mia ex compagna di classe delle scuole medie, a tredici anni paffuta e perfino un po' baffuta, la cui famiglia aveva un negozio di fiori a pochi passi da li' — evidentemente qualche anno dopo aveva sviluppato grazie insospettabili. Ma non e' questo il punto: e' che quel muro, di fronte a cui c'era una fabbrica notoriamente rossa — di quelle in cui la CGIL finiva per essere l'ala destra — fino a quel momento era stato dominio incontrastato degli slogan di LC e delle falciemartello di due metri per due. "Elena ti amo" non era roba che si potesse pensare di scrivere — su quel muro li' — almeno fino al giorno prima. Era cento volte piu' eversivo che trovarci scritto VIVA IL DUCE.
Nel giro di pochi mesi, l'argine aveva ceduto — la politica aveva lasciato il posto al privato — lo sciopero dei trentacinque giorni in FIAT* era finito come era finito — sugli anni settanta si girava (finalmente?) pagina. ELENA TI AMO si era dimostrato piu' forte di ORA E SEMPRE RESISTENZA.
Quasi trent'anni dopo — i muri sono passati dalla fase del tazebao a quella del reality. Sulla strada che faccio per andare al lavoro si legge questa scritta:

Volendo, c'e' un piccolo romanzo dietro quella scritta — e io ho avuto la sorte di seguirne l'evoluzione, mattina dopo mattina. All'inizio, sopra una scritta piu' vecchia ormai cancellata**, comparve uno stereotipo PiccolA TI AMO. Fece bella mostra di se', forse per la gioia della destinataria — o forse no — per qualche mese. Poi — un brutto giorno — una mano corresse PiccolA in PiccolO — cancello' AMO e lo sostitui' con un brutale ROMPO IL CULO!. Piccola non aveva gradito la plateale avance? o aveva gradito e si era ritrovata con un bel palco di corna? o quale altro motivo di litigio tra innamorati? oppure ancora — lo scherzo di una banda di ragazzini ai danni della coppia? Comunque — per Piccola e Piccolo — un bel po' di visibilita': la strada e' parecchio trafficata e la curva costringe a rallentare proprio li' davanti. Passa un po' di tempo — e qualcuno cancella l'insultante minaccia: rappacificazione? Piccola ci ha ripensato? oppure Piccolo ha fatto un raid notturno per togliersi dalla gogna? o gli impiegati del Comune hanno piu' prosaicamente restaurato la pubblica decenza (e perche' mai avrebbero dovuto cancellare soltanto una parte della scritta, invece di passare una bella mano di grigio su tutto?)?
Da allora — piu' nessuna novita'. Chissa' che fine hanno fatto Piccola e Piccolo — in fondo mi piacerebbe che qualcuno mi raccontasse il resto della loro storia.

* Siccome e' successo una vita fa — e credo che pochi dei pochi lettori di The Rat Race ne abbiano una memoria precisa, qui c'e' un racconto di quello sciopero. Di parte, bellissimo — verissimo. Soprattutto per quella sensazione — cosi' puntualmente rievocata — che tutto stava cambiando — che finiva un'epoca per la citta' e per l'Italia.

** Sospetto che anche la scritta precedente avesse a che fare con (la stessa o un'altra?) PICCOLA — a giudicare dalle tracce della vernice bianca di copertura. Con il che il romanzetto assumerebbe l'andamento della saga — ma le mie capacita' di epigrafista-paleografo si fermano qui…


giovedì, 6 luglio 2006
Estate
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 5:13 pm

Un paio di giorni fa, sulla strada per il lavoro. E dire che a me i girasoli non piacciono.


Su CorpoAnima&Frattaglie una competizione tutta Bogia-nen tra Novi e Alba.



lunedì, 5 giugno 2006
La Giralda delle Langhe
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:39 pm

Se andate in giro nella zona del Barolo, risalendo i bricchi tappezzati di vigne per una bella strada tortuosa arrivate a Monforte d'Alba. E a un'estremita' del paese vedete apparire la Giralda di Siviglia in versione langarola. Vi stropicciate gli occhi, vi chiedete se il vino degustato nell'ultima cantina era buono come sembrava o aveva qualcosa di allucinogeno — o se la grappa del Levi che siete riusciti a procurarvi a Neive, li' nei paraggi, non ha qualcosa che non va. Tranquillizzatevi (o forse no): non avete le traveggole, c'e' davvero — e' il campanile della parrocchiale di Santa Maria della Neve, edificata (teste l'immancabile Guida Rossa) in forme neogotiche tra il 1909 e il 1912. Edificata per di piu' in cima alla collina, caso mai non si vedesse abbastanza — e in cima a una terrazza sopraelevata sulla collina — perche' bisogna farle per bene le cose, quando si fanno. E poi ditemi che non sono matti


venerdì, 14 aprile 2006
La brancha de l'albespi
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:23 am

Qualche giorno fa, andando al lavoro, un biancospino fiorito in mezzo alla nebbia.


lunedì, 3 aprile 2006
In memoriam
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:57 am

Ieri si e' celebrato il sessantaduesimo anniversario dell'eccidio fascista della Benedicta, il peggior massacro che queste zone del Piemonte abbiano visto durante la guerra — ma soltanto uno dei moltissimi.
Negli anni passati, diverse amministrazioni di centrodestra della zona si erano sottratte alla partecipazione, trovando evidentemente fastidioso tutto quell'antifascismo. Quest'anno non so. Pero' darei qualcosa per vivere in un paese in cui certe ricorrenze fanno parte del tessuto di valori condivisi, talmente universali da sembrare perfino un po' polverosi e noiosetti.


domenica, 2 aprile 2006
E' primavera anche qui
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:05 pm

Oggi pomeriggio dalle colline tra Belbo e Tinella.

L'originale e' piuttosto pesante (fiori e filari mettono in crisi l'algoritmo di compressione jpeg): quindi le dimensioni da francobollo e la risoluzione da schifo. Clic sulla foto per vederla come si deve.


venerdì, 24 marzo 2006
Medioevo posticcio
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:29 pm

Da queste parti siamo stati il primo gennaio — ed e' da allora che non trovo il tempo di scriverne. Adesso queste foto con la neve sono un po' incongrue, con la primavera che si sta facendo strada perfino qui — ma tant'e': la scoperta merita il post, anche fuori tempo massimo.

La torre Coppede' svetta da lontano dietro la pensilina del distributore AGIP di Tortona Sud, sull'A21 — in mezzo alle lande della pianura tra Tortona e Voghera, fuori contesto come un gentiluomo in una una riunione di Forza Italia. Usciamo dall'autostrada, prendiamo un giro di stradine fidando nel senso dell'orientamento e nella toponomastica — alla fine ci troviamo di fronte a questo ibrido surreale tra una cascina e un set de "La corona di ferro".


Il torrione si erge su un cortile in cui razzolano le galline — sul retro ci sono delle scuderie con i cavalli (la cascina e' oggi un centro equestre) e i tradizionali mucchi di letame — dal'altro lato, verso l'esterno, ombreggiata da un viale e da grandi alberi decorativi, c'e' una facciata merlata con gli stemmi dipinti nella migliore maniera del finto medioevo pompier — e una bellissima veranda di legno liberty: insomma un miscuglio che, a suo modo, merita di andare a visitare.


venerdì, 17 marzo 2006
Misure di igiene mentale – 2
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:53 pm

Mentre praticamente tutta Italia stava davanti alla TV a vedere il big match tra Prodi e Berlusconi, io sono stato con mia figlia che non vedevo da un po' — e poi sono tornato verso casa godendomi questo spettacolo:

Non che la campagna elettorale non mi riguardi — ma meno li sento piu' e' probabile che vada a votare il 9 aprile.


venerdì, 24 febbraio 2006
All'imbrunire
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:08 pm

Qualche sera fa scendendo da Alice Belcolle verso Acqui.


domenica, 19 febbraio 2006
Una radiosa giornata piemontese
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto da waldorf alle 7:27 pm

Oggi nei pressi di Villadeati


domenica, 19 febbraio 2006
Basta salire un po'
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:10 pm


Qualche giorno fa dalle colline sulla strada di casa, mentre tutta la pianura padana era affogata in una nebbia densa come il vinavil.

Periodo faticoso, niente tempo per scrivere post decenti… (nemmeno indecenti, mi sa)


venerdì, 10 febbraio 2006
Nebbia al sole
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:19 am

Esiste un fascino di queste campagne piatte e nebbiose.


giovedì, 9 febbraio 2006
Uno struggente abbandono
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:40 pm

Qualche giorno fa ero a Torino per lavoro e ho approfittato della pausa pranzo per fare due passi in centro, incuriosito dalle novita' olimpiche. Per puro caso sono andato a inciampare nella mostra "Percorsi di vita e cultura ebraica", aperta in questi giorni presso l'Archivio di Stato, in Piazza Mollino, di fianco al Teatro Regio.
E' una piccola cosa, questa mostra, che (coraggiosamente e giustamente, credo) fa la scelta di non porsi sotto l'ombra della Shoah: ci sono un po' di oggetti, un interessante allestimento multimediale che presenta i canti della liturgia sinagogale — e soprattutto tante fotografie (scattate dalla mano magistrale di Giorgio Avigdor*) e piantine di quel che resta della presenza ebraica in Piemonte, citta' per citta'. E' la cosa che piu' mi ha colpito — e commosso: in tante, proprio tante di quelle foto c'e' il segno dell'abbandono, dell'estinzione delle comunita' che avevano reso vivi quei luoghi. I banchi della sinagoga di Vercelli coperti di polvere, i locali svuotati della sinagoga di Chieri, quella di Carmagnola ancora splendida con i suoi arredi, ma senza più nessuno che la frequenti, le tracce semicancellate dei ghetti di Moncalvo, di Mondovi', di tanti altri paesi. Andate a vederle, quelle fotografie — pensate a quelle vite che sono sparite — e che non sono state continuate. E cercate di tenerle vive voi, con la memoria.

* Se non ho capito male, le fotografie di Avigdor sono una selezione della esibizione permanente "Vita e cultura ebraica" esposta presso il Palazzo Salmatoris di Cherasco. Ma non ho trovato conferme sul web.


venerdì, 3 febbraio 2006
Fantasmi
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:54 pm


mercoledì, 1 febbraio 2006
Geometrico
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 4:08 pm

Sulle colline dell'Alto Monferrato, dopo l'ultima nevicata.


sabato, 28 gennaio 2006
Dissolvenza al bianco
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:03 am

Dopo uno degli inverni piu' asciutti di cui abbia memoria, quaranta ore di neve ininterrotta hanno praticamente obliterato queste campagne.

Altre foto della nevicata qui.


venerdì, 27 gennaio 2006
Il dovere della memoria (perche' ci credo ancora)
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:38 pm


La Sinagoga di Alessandria, stamattina

Che questo blog pubblichi un post sul giorno della memoria e' talmente scontato che verrebbe voglia di sottrarsi — c'e' altro che preme — tornare ritualmente sulle vicende di sessant'anni fa sembra piu' retorico che utile. E in fondo — che ha a che fare con me, oggi, che ha a che fare con tutti noi?
E poi mi vengono in mente due immagini — che in un certo senso spiegano tutto — e dicono perche' io — gentile — mi sento cosi' tenacemente attaccato al dovere della memoria. Ad Alessandria, dove lavoro, la Sinagoga, devastata dai fascisti nel'44, e' chiusa "per restauri" — e comunque la comunita', forte di cento famiglie prima della guerra, e' talmente sparuta da non essere piu' avvertibile come presenza in citta'. Nel posto in cui vivo, che ospitava una piccola ma significativa comunita' prima della Shoah, non c'e' piu' traccia di vita ebraica. Resta un cimitero israelitico desolato in periferia; una lapide sotto i portici del centro, con i nomi degli ebrei deportati e — invece del luogo e della data di morte — la scritta "LAGER"; qualche denominazione di strade o di edifici e istituzioni patrocinate da un benefattore ebreo della fine del secolo scorso, di cui oltre il nome non pare esser rimasto ricordo.
Dopo l'emancipazione, le comunita' piemontesi erano fiorite, avevano voluto rendersi visibili, marcare la loro presenza con l'orgoglio delle nuove sinagoghe di fine Ottocento, con la facciata a fronte strada e il linguaggio magniloquente* di chi ha finalmente il diritto di stare al mondo al pari di tutti gli altri. Oggi di quelle comunita', in provincia, non resta praticamente piu' nulla. E' qui, piu' che nei grandi centri, che l'effetto della Shoah appare in tutta la sua devastante portata, a distanza di sessant'anni. E' qui che la soluzione finale dimostra il suo successo, nelle cittadine della provincia profonda, judenrein per la prima volta dopo cinque secoli.
E allora il dovere di ricordare sta proprio in questo — tentare, con il poco che possiamo, di impedire il completo successo della soluzione finale: perche' solo alla nostra memoria, alla memoria di noi "che non c'entriamo niente" e' affidata la possibilita' che le tracce di quella esigua, secolare presenza non svaniscano del tutto.

* Gli esempi piu' caratteristici, oltre alla sinagoga di Alessandria, sono quella di Vercelli e la Mole Antonelliana, in origine pensata come tempio della comunita' ebraica torinese. Ma magari ci torneremo, in a lighter tone, quando parleremo ancora di imponenti emergenze


mercoledì, 18 gennaio 2006
Il sole padano ;-)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:32 pm


Scattate oggi, tornando dal lavoro. Zoom digitale al massimo attraverso il vetro sporco della macchina, point-and-shoot senza nemmeno il tempo di controllare l'inquadratura: il risultato e' quel che e'. Pero' i colori erano proprio questi.

Per la mia parte, questo sta diventando praticamente un photoblog. Il fatto e' che piu' passa il tempo piu' mi accorgo che guardare mi piace piu' di parlare.


martedì, 17 gennaio 2006
Anche lei e' una bogia-nen
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto da waldorf alle 10:51 pm

Beh, in fondo anche se le origini sono un po' piu' meridionali e' nata in provincia di Novara…


domenica, 15 gennaio 2006
Per fare una pausa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 7:10 pm

Uscendo dal lavoro, qualche giorno fa, ho deciso che le montagne erano troppo belle per non andare un po' a guardarmele.

L'inquadratura e' da Stupinigi, subito dietro la palazzina di caccia.


giovedì, 12 gennaio 2006
Tra la Bormida e la Schelda
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:56 pm

La vedi da chilometri lontano, soprattutto se vieni dalle colline dell'Astigiano che digradano lentamente verso la Bormida. La chiesa parrocchiale di Sezzadio, dico. Quella per cui la Guida Rossa del Touring ha coniato l'espressione "imponente emergenza" che da' il nome a questa rubrica. Che poi uno a Sezzadio ci viene – se si fa portare dalla Guida Rossa e dalla passione per i monumenti medievali – per tutt'altro motivo, che e' l'abbazia di Santa Giustina, gioiellino romanico-gotico inglobato in una cascina a poche centinaia di metri dal paese. E mentre cerca l'abbazia inciampa letteralmente in questo colossale esempio di neogotico sinistro, a meta' tra il fiammingo e il duomo-del-panettone, che troneggia in mezzo al paese:



Inquietante come la chiesa di mattoni della prima versione de L'uomo che sapeva troppo — e come sanno essere spesso questi paesi della piana piemontese.

Tra l'altro, a Sezzadio la stravaganza edilizia bogia-nen ha trovato un terreno particolarmente fertile: oltre alla parrocchiale, ecco il municipio e il castello:


martedì, 10 gennaio 2006
Pero', 'sti mandrogni!
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 8:43 am

Oggi mi diverto a fare la recensione di un ristorante manco fossi Raspelli

It e Waldorf non sono a casa questa settimana, cosi' il qui presente Ratto immandrognito finisce che corre e lavora anche piu' del solito. E cosi', venuta l'ora di cena e ancora lontano da casa, dove per altro l'avrebbe aspettato una trista cucina da scapolo, ha deciso di viziarsi e di regalarsi una cena alla Trattoria Asmara, ad Alessandria.


Il locale (1, 2) e' bruttino, uno di quelli in cui, tra le tovaglie a quadri e il decor trascurato, ti aspetti di trovare nel menu gli spaghetti alla bolognese e la cotoletta impanata. Il pane e' tristanzuolo e i grissini sono industriali, e gia' uno comincia a chiedersi se quelli del Gambero Rosso non abbiano per caso preso un abbaglio segnalando questo posto.
Ma a cambiare idea si fa presto. Il vino che ti offrono e' di quelli veri: poche bottiglie, tutte del territorio, con un occhio schietto ai prezzi e uno ai sapori robusti della tavola. Poi arrivano, annunciati alla voce, gli antipasti, tutti notevolissimi, dal misto di salumi alessandrini, ad una ruspantissima insalata russa, ai peperoni in una bagna caoda densa e avvolgente che contraddice la tradizione ma soddisfa il palato, per finire con delle acciughe al verde (3) di una bonta' e di un equilibrio spettacolari. Tra i primi, ho scelto un assaggio di agnolotti con il sugo dello stufato (4) e uno di rabaton (per chi non fosse bogia-nen: una specie di ignudi, lunghi come un cannelloncino e conditi con burro e parmigiano): entrambi interessanti. Gia' sazio, speravo che la signora non mi riservasse ulteriori tentazioni — e invece il pezzo forte era li': il "brasatone" (5) che fedele al nome e' un taglio di carne possente, marinato e cotto a fuoco lentissimo nel Barbera e in una assai generosa fantasmagoria di spezie (dominano il chiodo di garofano e il coriandolo, ma l'elenco e' piu' lungo di quel che saprei fare — e la cuoca rimane elegantemente vaga) — una pietanza fulminante. I dolci non sono all'altezza del resto, ma con il caffe' arrivano gli amaretti di Carlo Moriondo (6), che sono un finale degno di tanto pasto.
Tutto questo lusso a trentacinque euro vino compreso. Decisamente il Ratto e' tornato a casa piu' contento.


lunedì, 2 gennaio 2006
No comment
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:04 am


lunedì, 26 dicembre 2005
Matti per il mattone
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 7:13 pm

C'e' nei Piemontesi una vena di follia tutta particolare: sotterranea, spesso acquattata dietro una facciata di grigia normalita'. Ma fa parte dell'ethos bogia-nen, e se ne alimenta, prendendo forza perfino dagli aspetti apparentemente piu' antitetici. E quindi e' una follia metodica, ostinata, che ha un progetto in testa ed e' capace di realizzarlo — che va per la sua strada — o sta piantata li' dove ha scelto di restare — senza lasciarsi scalfire da nulla. E proprio per questo alla fine arriva dove vuole.
Tra le manifestazioni piu' appariscenti di questa quadrata insensatezza ci sono tante chiese (e qualche altro edificio monumentale) che segnano i paesi della provincia piemontese. Enormi, assolutamente sproporzionate rispetto alla dimensione dei villaggi su cui troneggiano, spesso disegnate da architetti la cui fantasia e' superiore al senso del bello e della misura, incongrue rispetto al paesaggio come astronavi cadute in mezzo ai campi e alle vigne, per lo piu' ispirate a modelli architettonici che niente hanno a che fare con la tradizione locale. Ce n'e' di tutte le epoche e per tutti i gusti: ma sicuramente il periodo d'oro e' quello dell'eclettismo di fine Ottocento / primi Novecento. In quegli anni e' tutta una gara a costruire e a sorprendere: neoromanico, neogotico, neorinascimentale, neobarocco, neononsocosa — con esiti che talvolta sono cosi' francamente eccessivi da assumere una singolare attrattiva.
A noi girare per paesini piace da matti (ve ne eravate accorti, vero?) — e il fascino di queste follie architettoniche alla fine ci ha catturati — ora vorremmo provare a fare una specie di repertorio, cominciando dalla prima che abbiamo visto, quando ci siamo trasferiti quassu': la parrocchiale di San Giovanni Battista a Fontanile (AT), costruita tra il 1900 e il 1932.



Naturalmente se volete segnalarci qualcuna di queste "imponenti emergenze" (come si esprime la Guida Rossa del TCI), siete i benvenuti.


giovedì, 22 dicembre 2005
Brina
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:27 pm

Stamani, andando al lavoro.


mercoledì, 21 dicembre 2005
Fa freddo, gente
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto da waldorf alle 9:44 pm

Il Piemonte mi piace ma non so se il suo clima fa per me. Fatto sta che ormai da piu' di un mese, complice l'appestamento del figlio che dall'asilo poverino porta chissa' quali virus batteri ecc., non riesco a togliermi di dosso tosse, raffreddore e dolori vari. Mi sa che aspetto il disgelo.


domenica, 18 dicembre 2005
Moonlight in Cremolino
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:07 am

Venerdi' sera, tornando a casa (scattata piu' o meno alla cieca, quindi perdonate se l'inquadratura e' quel che e').


venerdì, 9 dicembre 2005
La TAV, il Buco di Viso e la sindrome dell'Assietta
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:22 pm

Le valli alpine del Piemonte (e quelle contermini della Francia) sono costellate di fortezze, castelli, muraglioni, barbette, batterie e controbatterie — ogni genere immaginabile di opere di difesa dal XIII al XX secolo. A testimonianza di due cose intimamente contraddittorie — e indissolubilmente legate. La prima e' che quelle valli sono permeabili, sono da secoli luogo di transito, di traffico, di commercio: passare da una parte all'altra — e con questo tenere insieme le culture, le economie, le istituzioni dei due versanti — e' parte integrante della storia e della identita' di questi luoghi (la testimonianza piu' commovente — a mio giudizio — di questa vocazione delle Alpi ad essere passaggio e non barriera e' il "Buco di Viso"). La seconda e' che il passaggio e' stato sentito per secoli come violenza, come minaccia — invasione da cui ci si deve difendere. Da un lato e dall'altro. E non e' un caso che il nome di Bogia-Nen rimasto addosso ai Piemontesi venga da un episodio di resistenza militare proprio sul crinale tra val di Susa e val Chisone, la battaglia dell'Assietta.
Percio' non sono sorpreso di vedere a Venaus gli epigoni dei Bogia-Nen dell'Assietta, rocciosi e inamovibili nel difendere la loro terra non soltanto dall'invasione — ma addirittura dallo strumento dell'invasione. E sono convinto che chi vuol forzare la mano farebbe bene a ricordarseli, i soldati sabaudi dell'Assietta e la loro capacita' d' nen boge': giusto per evitare di finire come i Francesi di quella battaglia. Da Venaus non si passa contro la volonta' dei Valsusini.
Ma al tempo stesso sono convinto che la sindrome dell'Assietta applicata alla TAV non soltanto faccia male al Piemonte, ma finisca per tradire la vocazione piu' vera delle nostre valli — che e' quella di vie di comunicazione, di contaminazione — non di barriere difensive e di recinti chiusi dalle Alpi e dalle fortezze. Certo, le preoccupazioni per l'ambiente, per la salute, per lo sviluppo economico della Val di Susa sono da prendere sul serio e meritano risposte piu' esaurienti di quelle che sono state date finora. Ma da queste parti il primo traforo alpino risale al 1480 — e la TAV puo' (deve?) essere la degna erede del Buco di Viso.


domenica, 4 dicembre 2005
Oggi
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:10 am

Bogia-Nen Urban (?) Blog Lunch, secondo la definizione di jtheo. Neve permettendo. Poi vi raccontiamo.

E tanti auguri al micio di Vesnuccia.


sabato, 3 dicembre 2005
Palle di neve
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 3:28 pm


Su 23 altre foto della nevicata.


sabato, 3 dicembre 2005
Dalla finestra
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:16 am

della nostra camera, qualche minuto fa.

(e continua a venir giu' che e' un piacere)


martedì, 15 novembre 2005
Changeover
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:46 pm

Sono un lettore assiduo di Repubblica fin dal primo numero (avevo quattordici anni ed e' stato il primo quotidiano che ho comprato con i soldi miei) — salvo due brevi e sfortunati periodi di infedelta', uno quando usci' L'Indipendente di Ricardo Franco Levi (tentativo di giornalismo pacato e sottovoce: piacque solo a me e infatti ebbe la triste sorte di essere trasformato rapidamente nel suo contrario e dirottato a destra), il secondo per la Voce montanelliana, pure lei costretta ad ammainare bandiera dopo pochi, indimenticabili mesi.
Ma leggere in una sola giornata sulla prima della Stampa questo articolo di Gian Enrico Rusconi, questo di Gramellini e soprattutto questo di Avraham Yehoshua* mi ha convinto: divento bogia-nen anche nel giornale — e mi libero del fastidioso stile superficial-strillato di Repubblica in campagna elettorale.

* Di questo articolo riparlero' — dice cose interessanti, forse non tutte convincenti — ma che danno ragioni di pensare parecchio.


domenica, 6 novembre 2005
Piemonte
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi — Scritto da waldorf alle 7:54 pm

Quando The Rat Race ha cambiato veste ed e' diventato bogia-nen, Angelo ha scritto una sorta di post-editoriale. Ora, a distanza di qualche tempo, scrivo io un proclama sul Piemonte, la regione dove vivo da piu' di due anni.
Sono nata nella Toscana dell'interno e ci ho vissuto per trent'anni prima di trasferirmi a Pisa. Amo la Toscana perche' e' bella e sono molto contenta di essere toscana come Dante e tanti altri grandi. Ma da quando il mestiere che sono finita a fare un po' per scelta un po' per caso mi ha sradicato dalla mia terra, la sento assai meno "mia". Per la verita' gia' abitare a Pisa, che non ho sentito per niente come mia citta', mi aveva disorientato.
Il Piemonte poi e' un caso particolare. Io da lontano avevo sempre pensato che fosse noioso e non bello, e non avevo mai provato a conoscerlo. Da quando ci vivo, con Angelo lo abbiamo girato in lungo e in largo e ho completamente cambiato idea. I primi tempi soffrivo moltissimo per i cieli di queste parti di autunno, spesso apparentemente cosi' smorti, cosi' tristi, e mi mancava il cielo toscano, che nella memoria ricostruivo come nei quadri di Silvestro Lega (un non-toscano, peraltro). Ora ho interiorizzato anche questo, e la luce bianca dell'autunno piemontese e' parte del mio paesaggio dell'anima.
Ma quello che mi ha reso caro il Piemonte e' che e' la terra ideale per una persona tendente allo snobismo come me. Nel senso che quasi nessuno lo apprezza e lo conosce, compresi i piemontesi doc, quando invece e' pieno di meraviglie naturali, specie montane, di cittadine "nobili", di affascinanti paesini, per non parlare del cibo e del vino. Poi ci sono le cose che mi piacciono in particolare, come il carattere cortese e riservatissimo della gente, che sembra quadrata ed e' matta peggio dei cavalli, le bizzarrie architettoniche, i ristoranti familiari da pranzo della domenica con menu irremovibile, i comuni da cento abitanti.
Cosi' adottare il Piemonte e sostenerne la bellezza e' stato facile, nel senso che certamente non mi ritrovavo in compagnia di una folla di persone, ed anzi a volte ho l'impressione che basti la parola Piemonte a far sbadigliare la gente.
Io pero' questa regione ormai la amo davvero. Ho sviluppato dentro di me un curioso sentimento di familiarita' ed estraneita', un'ironica malinconia da sradicata appunto, che si accentua quando mi imbatto in qualcosa di assolutamente tipico, come un gruppo di anziani che giocano a bocce o una giornata di nebbia continua. E' casa mia con i suoi difetti e i suoi pregi, penso, e un giorno probabilmente non lo sara' piu'. Ma per il momento questa terra mi e' cara e la Toscana invece diventa sempre piu' lontana.


lunedì, 31 ottobre 2005
Un invito ai Bogia-Nen Blogger
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:23 am


A Fossano c'e' il Girasole, una trattoria che e' rimasta (o e' stata attentamente mantenuta) come una volta. Ci si mangia bene — e secondo quanto tradizione comanda: una bella giostra di antipasti classici, dalla carne battuta al coltello, agli sformati di cardi con la fonduta, al vitello tonnato, all'insalata di sarzett con la formaggetta al tartufo; i tajarin e gli agnolotti del plin; i secondi di stagione, compreso un poderoso bollito misto (non abbiamo mai avuto la ventura di incontrare il fritto, pero' — peccato); una scelta di dolci rassicurante, dal bonet alla torta di nocciole. I vini sono scelti con cura e presentati dall'oste — rigorosamente alla voce — con partecipazione e cordialita'. Insomma — una buona tavola e una buona bottiglia a non piu' di venticinque euro a testa — basterebbe a fare del Girasole una delle nostre tappe preferite quando siamo in giro per il Piemonte.
Ma il fascino e la piacevolezza del posto vanno ben oltre. L'arredamento non appariscente e un po' vecchiotto, che non si avventura nel pretenzioso ma non scade nemmeno nel rustico o nell'ordinario, fa da cornice ad un pubblico di cui siamo grati ai gestori: se vi presentate a pranzo la domenica ci trovate, accanto alle famiglie e a qualche tavola di buongustai (mai troppi, quasi mai troppo rumorosi), gli allievi carabinieri in divisa o in borghese e qualche vecchio del quartiere, che — cliente abituale — riceve ospitalita' e un menu speciale. Insomma, un'aria di famiglia e di provincia — di luogo di vero ritrovo conviviale che consola.
E' anche per questo che — volendo celebrare il trasferimento in Piemonte con un po' di blogger del paese dei Bogia-Nen — la Rat-family ha pensato di proporre un appuntamento al Girasole di Fossano, Via Don Bosco 11, il prossimo 4 dicembre (domenica) all'una. La tavolata ha un limite di circa 15 persone, quindi vi invitiamo a segnalarci via mail (theratrace at montag dot it) se ci sarete.


sabato, 22 ottobre 2005
Estremi cromatici
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:48 pm

Oggi, a poche ore di distanza, a Pallanza (Verbania) e a Santa Caterina del Sasso, sul Lago Maggiore.

A rigore, la seconda foto non e' scattata nel paese dei Bogia-Nen: ma quella inquadrata e' la sponda piemontese.


giovedì, 13 ottobre 2005
Breathless
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:12 pm

Il ratto e' afasico, di questi tempi — perche' sperava di rallentare un po' la sua corsa e invece se possibile le cose sono molto piu' frenetiche di prima. Per essere bogia-nen, questi bogia-nen corrono da matti e fanno correre mica poco.
Resta al massimo il fiato per guardarsi intorno e per fare qualche fotografia — tra i cantieri delle Olimpiadi, la bruttezza composta dei quartieri "semicentrali" di Torino e le maliconiche rovine del Filadelfia.

(more to come…)


lunedì, 10 ottobre 2005
In rovina
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:07 pm

Quel che resta di una cascina nella Baraggia vercellese.


lunedì, 10 ottobre 2005
Nel paese dei Bogia-Nen
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:04 am

Meta' di questo blog e' toscana purosangue, e si e' trasferita in Piemonte per lavoro da un paio d'anni. L'altra meta' invece e' nata e cresciuta a Torino, ma ha vissuto gli ultimi ventisei anni in Toscana. In questi giorni, come preannunciato qua e la', le due meta' si ricongiungono in Piemonte, e programmano di starci per diversi anni, di crescerci un figlio, di lavorarci, di andare in giro, insomma di fare la vita normale di una normale famiglia. Magari riducendo il ritmo della corsa dei topi, se ci riescono.
Personalmente, credevo di aver reciso ogni legame affettivo con il Piemonte: sono stato troppo tempo lontano, non ho piu' ne' parenti ne' amici lassu' (quassu'?), ho perfino mutuato, a detta dei piemontesi, una parlata toscana (se chiedete ai toscani, diranno che ho un inconfondibile accento del nord), ho una figlia fieramente pisana, e cosi' via. Pero' ho scoperto che questa terra e questa gente mi sono rimaste in qualche modo addosso. Che in fondo sono rimasto un Bogia-Nen* pure io. E nello stesso tempo che nella provincia profonda piemontese siamo due marziani.
Sono curioso di vedere come ci adatteremo, come diventeremo, quali relazioni stabiliremo con questo posto e con la sua gente — personalmente quanto riscopriro' i miei tratti piemontesi e quanto sono definitivamente toscanizzato, se ci vestiremo di velluto nocciola e passeremo le domeniche a mangiare raviole del plin e vitello tonnato.
Ve lo racconteremo su The Rat Race, che proprio per questo da oggi cambia veste grafica, caption, e un po' di cose nell'impostazione e nella "linea".

* Sia ben chiaro, per me "Bogia-Nen" non e' affatto un termine dispregiativo. Per quanto sia uno stereotipo, credo che rappresenti bene pregi e difetti dei Piemontesi: la loro solidita' un po' quadrata, la tenacia, ma anche l'attaccamento alle abitudini, alla certezza delle cose confortantemente uguali a se stesse; una certa diffidenza per l'innovazione, ma la capacita' di perseguirla fino agli estremi una volta adottata; poca apparenza e tanta sostanza. Per questo — devo dire — non mi e' piaciuto lo slogan olimpico di Torino che "non sta mai ferma": essere Bogia-Nen e' un valore, non un peso di cui sbarazzarsi.


domenica, 28 novembre 2004
Una radiosa giornata piemontese
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:56 pm

(post trasferito da qui)

Oggi pomeriggio, ancora nel Basso Monferrato.

sabato, 27 novembre 2004
Indian Summer
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:02 pm

(post trasferito da qui)

Oggi pomeriggio tra Albugnano e Vezzolano, nel Basso Monferrato.


giovedì, 18 novembre 2004
Gruppo Vacanze Piemonte
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:51 pm

Non sto trovando il tempo per scriverci un post decente, ma ho un paio di buone trattorie piemontesi da segnalare, una a Fossano e l'altra a Montechiaro d'Asti. Prima o poi ce la faccio. Intanto metto qui un po' di foto di bei posti in Piemonte, visti nelle scorse settimane:


Vigne nell'Ovadese, alla fine di ottobre (la risoluzione lascia a desiderare, ma sono jpg con troppi dettagli perche' si possano comprimere bene).

Le colline del Monferrato e la pieve dei santi Celso e Nazario presso Montechiaro d'Asti.

Il santuario di San Magno in Val Grana, domenica scorsa.


lunedì, 26 luglio 2004
Ci siamo rifatti

Ieri sera, a goderci il tramonto tra Roccaverano e Olmo Gentile, in Alta Langa (in lontananza il Monviso, sbiadito nella foschia ma oggi senza una nuvola…):

I campi di stoppie:


A cena alla "Madonna della Neve" di Cessole. Bel panorama, campo da bocce, ampie vetrate con vista sulle vigne, cucina assolutamente tradizionale (ottimi gli affettati, nella norma il vitello tonnato, buono lo sformato di zucchine in crosta con la formaggetta. Notevoli i 'gnulot dal plin, che sono il vanto del locale. E soprattutto le pesche ripiene — persi pien! –, in una versione senza cacao che merita un approfondimento; piu' che onesti i ricarichi su una buona carta dei vini. Antipasto, primo, dolce, caffe' e vino per circa 25 euro a testa; ci torneremo per i secondi, che sembrano attraenti).


lunedì, 19 luglio 2004
Ristoblog
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:25 am

Riprendo una vecchia idea di Massimo Mantellini, che non so se abbia avuto seguito: quella di recensire ristoranti sui nostri blog. So che esiste "Trattorieblog", ma mi pare che sia fermo dal gennaio di quest'anno. Percio' ricomincio io; se altri vorranno fare lo stesso, piu' o meno occasionalmente, potrebbe essere utile e piacevole. Se poi qualcuno meno dummy di me avesse l'idea di come aggregare i vari post, ci troveremmo con un piccolo esempio di divertimento collaborativo.

Voglio dedicare il primo post di questa serie all'Albero Fiorito di Dogliani (CN – P.zza Confraternita, 13 – Tel. e Fax 0173.70582), la mia tappa preferita nella ristorazione di Langa. Aspetto curato e clima da ristorante di paese, sala abbastanza grande ma non dispersiva, mai rumorosa e confortevole anche quando e' piena, bella vista sul torrente che attraversa la cittadina e sulle colline circostanti.


Il menu, alla voce, e' una rivisitazione fedele ma non noiosa (come a volte capita nei ristoranti piemontesi) della cucina tradizionale. Molti i piatti ricorrenti, ma c'e' un buon ricambio stagionale e qualche novita' non manca mai. Tra gli antipasti vi segnalo:
- la carne cruda tagliata al coltello (la migliore che io abbia mai mangiato);
- lo sformato di cipolle dolci in salsa di parmigiano (aromatizzato con dragoncello, semi di papavero e granella di nocciole; vale il viaggio fino a Dogliani) (foto);
- l'insalata di galletto al balsamico.
Tra i primi:
- la cisra', ovvero la minestra di ceci e trippa tipica delle Langhe;
- gli agnolotti "del plin";
- i tajarin al coltello, in stagione con il tartufo (l'anno scorso proibitivi, si spera vada meglio quest'anno); altrimenti con un ragu' vegetariano di porri o impastati con il dolcetto e conditi con un ragu' in bianco al barolo (ottimi; foto).
Sui secondi mi soffermo meno, non per minore qualita', ma per minore affinita' personale. Ricordo pero' una lepre al civet, tradizionalissima, con tanto di sangue e cacao amaro, piatto difficile al primo impatto col palato, ma splendido.
I dolci sono capitanati da una torta di nocciole con zabaione e da un semifreddo ai marroni che meritano il bis. All'ultima visita, ho potuto combattere il caldo di luglio con le pesche agli amaretti e cacao amaro, tagliate a pezzi, cotte al forno e tenute poi in frigo: freschissime e corroboranti.
Carta dei vini assai piemontese, come e' giusto, con qualche grande vino e una ampia scelta di buone bottiglie a prezzi ragionevoli.
Il servizio e' curato e non invadente. Il menu degustazione (piu' di quello che io possa mai riuscire a mangiare) e' a 31 euro, bevande escluse; per un pasto alla carta non troppo pesante possono bastarne 25.

Se proprio devo fare una critica: le camere, sperimentate per potermi godere in pace un menu completo e una bottiglia importante, non sono all'altezza della ristorazione.


martedì, 4 maggio 2004
Finalmente…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 4:11 pm

… anche le vigne si sono svegliate:

Queste sono vicino a Perletto, in Alta Langa (il sito web del Comune e' commovente). Clic sull'immagine per ingrandire (390 Kb).

lunedì, 3 maggio 2004
Gozzaniano, con finale micragnoso
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite), Web — Scritto dal Ratto alle 11:52 pm

Il fumettaro piu' trendy della blogosfera ha scoperto il "café d'la menopausa" a Torino — e lo ha immortalato alla perfezione:

Per torinesi nostalgici.

domenica, 2 maggio 2004
Sunrise in Borgoratto
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm

Alzarsi all'alba per prendere un treno e' una delle cose che odio di piu' al mondo. Ma ogni tanto ci si puo' perfino trovare qualcosa di bello:

La foto e' fatta attraverso il vetro (assai sudicio) del vagone.

lunedì, 26 aprile 2004
Cambiamenti
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:27 pm

Quattro mesi fa avevo fotografato Fontanile da Castelrocchero:

Sabato scorso lo stesso posto era diventato cosi':


lunedì, 26 aprile 2004
Ieri sera
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 5:53 pm

Pioppi con le Alpi Marittime sullo sfondo, dalle parti di Levaldigi, poco prima del tramonto.

sabato, 24 aprile 2004
Colori


Dalle parti di Paroldo, in mezzo alle Langhe, oggi pomeriggio.


domenica, 4 aprile 2004
Ieri eravamo qui
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:16 am

Per mia figlia Sara: questa e' un'altra abbazia dedicata a San Michele — come al solito in cima a un monte, perche' San Michele, che veniva dal cielo con le sue ali, era considerato il protettore delle alture.

giovedì, 1 aprile 2004
Aprile
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:27 am

April is the cruellest month, breeding
lilacs out of the dead land, mixing

memory and desire, stirring
dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
earth in forgetful snow, feeding
a little life with dried tubers.

Thomas Eliot, The Waste Land

sabato, 28 febbraio 2004
Ieri…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:47 pm

all'imbrunire un bel giretto dalle parti di Tagliolo

e di Lerma, nell'Ovadese.

Oggi tappati in casa: nevica e abbiamo un po' di influenza.


lunedì, 23 febbraio 2004
Dal Lago d'Orta
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:17 pm

Nonostante la neve (rosa pure qui — ma ormai non fa piu' notizia), oggi ce l'abbiamo fatta. Bellissimo giro.

Grazie a Waldorf per la foto

sabato, 21 febbraio 2004
Neve rosa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:55 pm

Che ci crediate o no, la neve oggi ha una evidente sfumatura rosa/arancione — credo che sia, abbastanza paradossalmente, per via della sabbia del Sahara arrivata fin qui.

sabato, 21 febbraio 2004
Questa rubrica e' sospesa per neve…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 9:27 am

Oggi era in programma di andare a fare un giro al Lago d'Orta, ma quando ci siamo svegliati fuori era cosi':

E anche ora sta nevicando cosi':

Si resta a casa.

venerdì, 30 gennaio 2004
Stucchevole fuffa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:18 pm

… e quindi se siete in vena critica ripassate domani.

Qui ho passato alcuni dei periodi piu' belli della mia infanzia, d'estate e d'inverno. Ci sono stato domenica scorsa dopo — credo — trent'anni. Non l'hanno sciupato troppo — ed e' stato bello tornarci.


domenica, 18 gennaio 2004
Hop Frog
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:20 pm


Nel migliore stile rat race, riusciamo ad essere sempre di corsa perfino quando ci riposiamo. Oggi ci siamo fermati dieci minuti qui, andando a prendere un treno.

La settimana scorsa invece eravamo quassu' (e mi dicono che oggi ci rinevica).

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