OMG, vedo solo ora les Chouquettes di ComidaDeMama.



domenica, 12 agosto 2012
Piccola trouvaille
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Mangiare bere e andare a spasso, la Cate — Scritto dal Ratto alle 3:12 pm

Siamo in giro in Normandia, per le nostre vacanze estive. Per noi (soprattutto per Waldorf) viaggiare in macchina con It e la Cate significa doversi attrezzare con vari generi di cibarie, da distribuire nel corso della giornata, spesso e volentieri a ritmi da catena di montaggio di Tempi Moderni, alle due bocche fameliche. E non sarebbe niente se It non fosse, da buon bambino autistico, mostruosamente selettivo su cio' che considera commestibile (la Cate no: per conto suo e' piu' onnivora di un tritatutto — e ha un certo gusto per la sperimentazione gastronomica; ma ha pur sempre meno di diciannove mesi e prbabilmente le moules crème non sono adatte alla sua alimentazione). Quindi la lista delle vettovaglie e' complicata — e lo e' tanto piu' all'estero, dove non e' detto che si trovino i generi che It approva (in Francia non c'e' il Mulino Bianco — e non si vendono succhi di frutta alla pesca o all'albicocca!); una grande risorsa sono le boulangeries, che accontentano tutta la famiglia e danno, a volte, una certa soddisfazione.
Come quella che abbiamo trovato, per puro caso e senza sperare in niente di che, in Rue Holgate a Carentan, durante il trasferimento dal Cotentin alla Seine-Maritime. Alle undici del mattino non c'era piu' nemmeno un croissant o un pain au chocolat: una brutta impressione iniziale, quelle vetrine semivuote: ma in realta' era segno che i clienti piu' avvertiti avevano gia' fatto incetta. Perche' quel che era rimasto era francamente eccezionale. Innanzi tutto il pane: saporito, con un sottofondo di lievito, con la crosta scura e croccante e la mollica morbida, ma non appiccicosa. Poi le brioches, nella versione cosparsa di zucchero: morbidissime, vaporose, delicate senza mancare di sapore — in una parola perfette (la Cate, che se ne e' fatta fuori una intera, conferma). Infine, le chouquettes, la versione francese di quei bigne' vuoti che in Piemonte vanno sotto il nome di bijoux (ne riparleremo, sono una mia personale passione): le migliori che mi sia capitato di mangiare, con il giusto equilibrio tra l'amarognolo della crosticina caramellata, i granelli di zucchero e l'interno umido e fondente. Come direbbe la Michelin, vaut le détour.
Il nome di questo posto spettacolare? Purtroppo non ne siamo certi, perche' ci siamo accorti del piccolo tesoro gastronomico quando avevamo gia' ripreso la strada, al primo assaggio. A giudicare da Google Maps, o Frédéric Gosselin, o Alain Legendre (la mappa di Google qui).


Dopo la colazione con un croissant di sfoglia di Roletti — stento a credere che oggi sia lunedi'.



mercoledì, 23 giugno 2010
Le Rondini (che si spera facciano primavera)
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Mangiare bere e andare a spasso, Roba da autistici — Scritto da waldorf alle 12:52 am

Storie come quella della bambina autistica di Reggio Emilia (il cuore dell'Italia piu' civile!) cacciata dal ristorante di un centro commerciale purtroppo se ne leggono troppo spesso. A noi genitori di autistici fanno un male al cuore che spero non sia difficile capire; vorremmo che i nostri bambini fossero accettati e il pensiero che invece possano essere umiliati e allontanati ci terrorizza. It fino ad ora non ha dovuto subire di queste cose, anche se noi ci siamo ben guardati dal tenerlo chiuso in casa. Certo l'autismo di un figlio isola piu' di quanto si possa immaginare: difficilmente ci si azzarda ad esempio a fare visite in casa di amici, anche se si viene invitati a portarlo da persone gentili e ingenue :-). It comunque non crea troppe difficolta'; e' altamente strambo, ma certo non aggressivo, e noi stiamo molto attenti ad evitare che certe sue abitudini possano danneggiare lui stesso e il resto del mondo. Cosi' lo abbiamo portato un po' dappertutto, evitando ovviamente ristoranti eleganti e luoghi ricchi di oggetti preziosi e fragili…
Ci sono comunque dei posti speciali in cui It e' praticamente a casa. Il piu' importante e' "Le Rondini", "pizzeria con cucina" sita a Torino praticamente in mezzo al mercato di Porta Palazzo, zona della città forse non delle piu' raccomandabili per l'opinione media, ma letteralmente adorata da It.
A "Le Rondini" fanno una pizza strepitosamente buona (specie se — come a It — vi piace quella alta) e vari altri piatti piu' che apprezzabili. Ma la prerogativa per cui ci piacciono e' che sono tutti molto gentili e hanno imparato che a It vanno portate velocemente la sua coca e la sua pizza margherita, perche' la pazienza e' poca. D'altronde e' una gentilezza particolarmente apprezzabile perche' discreta e sorridente, di fronte alle stranezze del nostro figliolo. It e' talmente a casa sua che — una volta che ci hanno dato un tavolo in un posto diverso dal solito — ha piantato una bizza che non finiva piu', fino a che non ci siamo spostati in un tavolo nella zona lecita, per la verita' spiazzando un po' il cameriere di turno. Un po' avventurosamente, ma riusciamo a mangiare anche noi grazie alla notevole celerita' del servizio, il che e' un grande successo.
La faccenda si chiude sempre con un bel giro della piazza, che appunto e' uno dei luoghi preferiti di It. Dimenticavo: il pizzaiolo a vista e' uno spettacolo che It gradisce moltissimo come antipasto.
Insomma, possiamo veramente ringraziare "Le Rondini" e tutti quelli che ci lavorano perche' esiste un posto in cui sentirci a nostro agio. L'unico problema e' che It riesce a raggiungerlo praticamente da qualunque parte del centro di Torino e, quando ha preso la corsa in quella direzione, e' difficile fermarlo spiegandogli che alle quattro del pomeriggio e' improbabile che ci diano una pizza!

P. S. del Ratto, 27 giugno. It alle Rondini stasera (si', si trova irresistibilmente bello):


lunedì, 21 settembre 2009
Recidivi
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:22 am

Ieri, dopo un giro per vigne, a vedere le prime tracce di autunno, siamo tornati da Arione a comprare le meringhe — e stavolta abbiamo fatto anche le foto:


(anche il pacchetto, perche' perfino la carta e' splendida)

(e dentro c'e' questa meraviglia)

P. S. Pero', davanti ad Arione, sotto i portici della bella piazza intitolata a Duccio Galimberti, c'era un banchetto di fascisti (della Fiamma Tricolore, credo) che facevano volantinaggio. Non ci son piu' i Cuneesi di una volta, mi son detto: che una volta li avrebbero raccattati senza tante storie, loro e il loro banchetto, e scaricati giu' dal Viadotto.


L'shana tova
(Rosh Hashana inizia questa sera)

P. S. Per cena: risotto con anatra e uva sultanina; albese con melograno e arancia; mele e miele.



lunedì, 14 settembre 2009
Par excellence
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:29 am

Dopo aver assaggiato quelle di Arione, questo blog non riuscira' piu' a chiamare meringhe quelle di nessun altro.

(No, niente foto — le abbiamo spazzolate via troppo in fretta)


Per solidarieta', questo blog andra' a mangiare qui.
Pagando il conto intero, ovviamente.



domenica, 12 aprile 2009
Rivelazione
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Mangiare bere e andare a spasso — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm

La buona notizia e' che quasi certamente D-o esiste.
Quella migliore e' che senza alcun dubbio e' Lui che cucina le melanzane al pomodoro da Hamdi a Eminönü.


giovedì, 22 gennaio 2009
Drunch?
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:01 pm

A me pareva che da queste parti la chiamassero merenda sinoira.

P. S. Elena, perche' non gli dici qualcosa tu, a questi smidollati del drunch?


martedì, 29 gennaio 2008
Consolazioni (e nemmeno tanto magre)
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Per la cronaca, il pan torrone della Pasticceria Duomo di Cremona e' un'esperienza mistica.


A Palazzo Bricherasio a Torino c'e' una mostra di Romano Levi



venerdì, 9 marzo 2007
Madeleine
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:01 am

Ero convinto che non esistessero piu', soppiantati da merendine ben piu' sofisticate e glamorous. E invece qualche giorno fa me li sono ritrovati davanti al supermercato, identici a quarant'anni fa, perfino con la stessa grafica e con la plastichina trasparente confezionata a busta: i Fruttini della Zuegg, dico — quelli che mi mangiavo a merenda ai tempi delle estati a Coazze, una cosa come un paio di vite fa. E sono perfino buoni come me li ricordavo.


domenica, 14 gennaio 2007
PiolaCamp
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Web — Scritto dal Ratto alle 10:21 pm

Trovo da JTheo la segnalazione del PiolaCamp, che si fara' a febbraio forse alla Raviola Galante di Scurzolengo*. Mi pare in pieno nello spirito del Bogia-Nen Blog Lunch che abbiamo organizzato negli ultimi due anni — e quindi cerchero' di esserci — con estremo piacere.

Per altro, noi la Raviola Galante l'abbiamo cercata qualche tempo fa nei nostri giri nel paese dei Bogia-Nen — e ci siamo clamorosamente persi, anche grazie al solito GPS — che evidentemente non ha le idee chiare sul Basso Monferrato…

* Ehi, dico! capisco essere torinocentrici — ma perche' una cosa che si fa a Scurzolengo, Basso Monferrato, decidete di chiamarla PiolaCamp Turin?


domenica, 31 dicembre 2006
Menu
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso — Scritto da tutti e due alle 6:18 pm

San Silvestro rigorosamente a casa tra noi, stasera:
- Peperoni in bagna caoda
- Sedani con speck, porri e lenticchie
- Petto d'anatra al dolcetto con renette e sultanina
- Strudel di mele
Barolo e Moscato d'Asti.

Auguri di buon anno a tutti.


martedì, 24 ottobre 2006
Bogia-Nen Blog Lunch 2?
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Web — Scritto da tutti e due alle 10:43 am

Su invito di Comida, qui si valuta l'idea di replicare il B-NBL dell'anno scorso e vederci a pranzo (meglio che a cena, It non si regge fuori la sera…) con un po' di blogger di queste parti prima di Natale.
Magari ad Alessandria, magari alla trattoria dell'Asmara — ma accettiamo suggerimenti su date e luoghi.
Proposte e idee qui nei commenti; le informazioni aggiornate si troveranno in questa pagina; le adesioni, per favore, via mail all'indirizzo del blog.


Su CorpoAnima&Frattaglie una competizione tutta Bogia-nen tra Novi e Alba.



Un'intervista alla figlia del grande Bartolo Mascarello.



martedì, 10 gennaio 2006
Pero', 'sti mandrogni!
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 8:43 am

Oggi mi diverto a fare la recensione di un ristorante manco fossi Raspelli

It e Waldorf non sono a casa questa settimana, cosi' il qui presente Ratto immandrognito finisce che corre e lavora anche piu' del solito. E cosi', venuta l'ora di cena e ancora lontano da casa, dove per altro l'avrebbe aspettato una trista cucina da scapolo, ha deciso di viziarsi e di regalarsi una cena alla Trattoria Asmara, ad Alessandria.


Il locale (1, 2) e' bruttino, uno di quelli in cui, tra le tovaglie a quadri e il decor trascurato, ti aspetti di trovare nel menu gli spaghetti alla bolognese e la cotoletta impanata. Il pane e' tristanzuolo e i grissini sono industriali, e gia' uno comincia a chiedersi se quelli del Gambero Rosso non abbiano per caso preso un abbaglio segnalando questo posto.
Ma a cambiare idea si fa presto. Il vino che ti offrono e' di quelli veri: poche bottiglie, tutte del territorio, con un occhio schietto ai prezzi e uno ai sapori robusti della tavola. Poi arrivano, annunciati alla voce, gli antipasti, tutti notevolissimi, dal misto di salumi alessandrini, ad una ruspantissima insalata russa, ai peperoni in una bagna caoda densa e avvolgente che contraddice la tradizione ma soddisfa il palato, per finire con delle acciughe al verde (3) di una bonta' e di un equilibrio spettacolari. Tra i primi, ho scelto un assaggio di agnolotti con il sugo dello stufato (4) e uno di rabaton (per chi non fosse bogia-nen: una specie di ignudi, lunghi come un cannelloncino e conditi con burro e parmigiano): entrambi interessanti. Gia' sazio, speravo che la signora non mi riservasse ulteriori tentazioni — e invece il pezzo forte era li': il "brasatone" (5) che fedele al nome e' un taglio di carne possente, marinato e cotto a fuoco lentissimo nel Barbera e in una assai generosa fantasmagoria di spezie (dominano il chiodo di garofano e il coriandolo, ma l'elenco e' piu' lungo di quel che saprei fare — e la cuoca rimane elegantemente vaga) — una pietanza fulminante. I dolci non sono all'altezza del resto, ma con il caffe' arrivano gli amaretti di Carlo Moriondo (6), che sono un finale degno di tanto pasto.
Tutto questo lusso a trentacinque euro vino compreso. Decisamente il Ratto e' tornato a casa piu' contento.


Un po' in ritardo segnalo il meraviglioso ragu' di Haramlik.
L'unica cosa buona del Natale.



martedì, 22 novembre 2005
Avventure alimentari a Venezia
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso — Scritto dal Ratto alle 4:00 am

Venezia e' – come sempre – stupenda. Sabato scorso abbiamo girellato senza obiettivi precisi nelle parti della citta' che il turismo di massa non ha devastato troppo (Cannaregio oltre il Ghetto, andando verso il margine settentrionale dell'abitato; le zone tra le Fondamenta Nove e l'Arsenale — Waldorf ha fatto delle foto che spero pubblicheremo presto) — e siamo tornati (a colpo sicuro, dopo una prima visita l'anno scorso) alla trattoria "All'antica Mola" (Fondamenta dei Ormesini, Cannaregio 2800). La sala e' piccola e gli spazi sono stretti; l'arredamento e' zeppo di tutti i luoghi comuni da trattoria economica; il servizio e' gentile ma spartano; ai tavoli un piacevole mix di veneziani e di stranieri. L'antipasto misto di pesce, dominato da un'insalata di gamberetti assolutamente perfetta, e' da ricordare. Tra i primi abbiamo scelto il risotto di pesce — rigorosamente preparato secondo tradizione e insolitamente ben mantecato per essere al ristorante*; ma anche la pasta e fagioli ha un'aria promettente. A seguire un baccala' mantecato con la polenta (bianca, ovviamente!) che ha convinto senza riserve perfino me, che non amo il merluzzo in quasi nessuna forma. Come ci si puo' aspettare in un posto del genere, i dolci sono confezionati — e quindi lasciamo stare — ma senza alcun rimpianto: il palato e gli stomaci erano gia' ben contenti. Il conto, con una bottiglia di bianco della casa (un tocai decisamente bevibile) e' sotto i trenta euro a testa.
La sera siamo stati decisamente meno fortunati. Eravamo in terraferma, fuori Mestre — e ci siamo persi in macchina in quelle periferie informi e desolate. Alla fine ci siamo ridotti a una pizzeria dal buffo nome di "Milleperche'" — dove — al freddo e in una sala allietata da un acquario con falsa anfora romana — abbiamo scoperto una carta che prevedeva la soppressata, i fagioli, le patatine e il brie come possibili ingredienti di una pizza. Siamo riusciti a salvarci con una banale pizza ai porcini e una quattro stagioni. Ma abbiamo capito la ragione del nome: i mille perche' sono quelli che si pongono gli avventori, davanti ad un menu tanto scriteriato.

* Sul risotto sono difficile; e al ristorante, per paura di scuocerlo, lo fanno quasi sempre con gli orribili risi parboiled, che lasciano il chicco legnoso e il brodo troppo liquido…


lunedì, 31 ottobre 2005
Un invito ai Bogia-Nen Blogger
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:23 am


A Fossano c'e' il Girasole, una trattoria che e' rimasta (o e' stata attentamente mantenuta) come una volta. Ci si mangia bene — e secondo quanto tradizione comanda: una bella giostra di antipasti classici, dalla carne battuta al coltello, agli sformati di cardi con la fonduta, al vitello tonnato, all'insalata di sarzett con la formaggetta al tartufo; i tajarin e gli agnolotti del plin; i secondi di stagione, compreso un poderoso bollito misto (non abbiamo mai avuto la ventura di incontrare il fritto, pero' — peccato); una scelta di dolci rassicurante, dal bonet alla torta di nocciole. I vini sono scelti con cura e presentati dall'oste — rigorosamente alla voce — con partecipazione e cordialita'. Insomma — una buona tavola e una buona bottiglia a non piu' di venticinque euro a testa — basterebbe a fare del Girasole una delle nostre tappe preferite quando siamo in giro per il Piemonte.
Ma il fascino e la piacevolezza del posto vanno ben oltre. L'arredamento non appariscente e un po' vecchiotto, che non si avventura nel pretenzioso ma non scade nemmeno nel rustico o nell'ordinario, fa da cornice ad un pubblico di cui siamo grati ai gestori: se vi presentate a pranzo la domenica ci trovate, accanto alle famiglie e a qualche tavola di buongustai (mai troppi, quasi mai troppo rumorosi), gli allievi carabinieri in divisa o in borghese e qualche vecchio del quartiere, che — cliente abituale — riceve ospitalita' e un menu speciale. Insomma, un'aria di famiglia e di provincia — di luogo di vero ritrovo conviviale che consola.
E' anche per questo che — volendo celebrare il trasferimento in Piemonte con un po' di blogger del paese dei Bogia-Nen — la Rat-family ha pensato di proporre un appuntamento al Girasole di Fossano, Via Don Bosco 11, il prossimo 4 dicembre (domenica) all'una. La tavolata ha un limite di circa 15 persone, quindi vi invitiamo a segnalarci via mail (theratrace at montag dot it) se ci sarete.


domenica, 26 giugno 2005
Chelsea Market
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, New York, New York — Scritto dal Ratto alle 5:04 pm

Chelsea Market (75 9th Ave.) e' una vecchia fabbrica di biscotti* attraversata dalla High-Line; dismessa gia' prima della guerra mondiale, e' rimasta abbandonata per decenni e soltanto recentemente trasformata in un centro commerciale e in spazi per uffici, mantenendo una vocazione essenzialmente alimentare.
Noi ci siamo arrivati fuggendo da un improvviso quanto violento temporale [1] — e non abbiamo fatto in tempo a studiarci adeguatamente l'esterno (la foto di apertura quindi non e' nostra). L'interno pero' [2-7] e' stato una delle piu' piacevoli sorprese architettoniche di NY: gli spazi della fabbrica sono stati lasciati piu' o meno intatti, senza alterare troppo nemmeno l'aspetto delabré; una galleria serpeggiante e' stata ricavata nel pianterreno dividendo i negozi e i laboratori dal passaggio pedonale con delle vetrate a vista.

[1] [2] [3] [4]
[5] [6] [7]

I negozi meritano un giro: ci sono alcune belle panetterie/pasticcerie, tra cui Eleni's, che sforna torte-Barbie e altre folli meraviglie [8], un fiorista con le insegne al neon che sembrano uscite dalle foto di cinquant'anni fa [9], un macellaio con i quarti di carne appesi in vetrina [10], e soprattutto la Chelsea Wine Vault, una fornitissima enoteca che dimostra che si puo' bere buon vino (europeo o californiano) a New York senza svenarsi.

[8] [9] [10]

Quando siamo arrivati noi, pero', quasi tutte le botteghe erano gia' chiuse (NY sara' anche la city that doesn't sleep, ma quel che e' certo e' che chiude presto e apre tardino…) e c'era un'aria un po' surreale: la galleria era quasi deserta, a parte una ragazza appollaiata su una panchina con il suo laptop (ovviamente area Wi-Fi pubblica!), apparentemente incurante di qualunque cosa le accadesse intorno [11]; dall'entrata sulla 10 Avenue, invece, arrivavano incongruamente le note di un tango: c'era una specie di festicciola e la gente ballava al suono di un registratorino appoggiato in un angolo, con in sottofondo lo scroscio della pioggia [12-13].

[11] [12] [13]

In attesa che spiovesse, ci siamo decisi a cenare in un localino microscopico dal look alternativo[14], che si chiama The Green Table; e' il front store di una societa' di catering biologico, cosa che personalmente mi lasciava alquanto sospettoso. Invece la cena e' stata piacevolissima: abbiamo atteso sbocconcellando dei curiosi pop-corn all'arancia e zenzero [15], poi un notevole pot pie di pollo e un'insalata di salmone e mele marinata con acero e altri aromi [16]. Nel complesso una delle migliori esperienze alimentari del nostro viaggio.

[14] [15] [16]

A farla corta, Chelsea Market e' una delle cose piu' interessanti che abbiamo visto, un esempio di come si possa trasformare un pezzo di wasteland industriale in uno spazio vivibile e perfino allegro. Una cosa dello stesso genere l'avevamo vista un paio di anni fa a Nantes, dove il vecchio biscottificio LU e' stato trasformato in uno spazio espositivo/culturale/di intrattenimento, anche in questo caso lasciando praticamente inalterate le strutture e il look industriale.
C'e' da chiedersi perche' in Italia non sappiamo fare niente di simile — e la nostra archeologia industriale finisce in rovina oppure viene brutalmente snaturata — o data oscuramente alle fiamme come nel caso del bellissimo Molino Stucky di Venezia.

* La Nabisco produceva qui i famosi Oreo cookies.

Tutte le foto del nostro giro al Chelsea Market si trovano qui.


mercoledì, 25 maggio 2005
Baked zitti (sic) with meatballs
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, New York, New York — Scritto dal Ratto alle 9:44 pm

In un ristorante tra Broome e Mulberry St. Proprio come volevo.

Per ora non parlo di politica: sono stato otto giorni senza notizie e da quel che ho intuito mi sono preservato il fegato. Quando avro' capito qualcosa delle ultime vicende provero' anche a dire la mia.


martedì, 3 maggio 2005
Spaghetti and meatballs
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso — Scritto dal Ratto alle 12:15 am

Per una volta non recensisco io il ristorante, ma chiedo se qualcuno conosce un ristorante italo-americano a Manhattan. Non un ristorante italiano, non un posto trendy: un posto dove ti fanno per davvero spaghetti and meatballs e altre cose che in Italia non mangeresti mai — una cosa da film sui mafiosi, per intenderci, con tanto di tovaglia a quadri bianchi e rossi e fiasco di finto chianti con la candela.


giovedì, 19 agosto 2004
IMBB.it #3
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 11:57 pm

Le ricette del terzo Is My Blog Burning? italiano (dolci estivi) sono qui, sul blog di Vesnuccia.


mercoledì, 28 luglio 2004
Is My Blog Burning #2: sughi di verdure
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 8:30 pm

Sul tema scelto da Iaia, due ricette veloci veloci, una di origine piemontese, l'altra campana. La prima e' la

Pasta ai porri
Prendete un porro non molto grande, pulitelo accuratamente eliminando la parte verde e facendo attenzione di aver lavato via *tutta* la terra. Poi fatelo a rondelline di spessore infinitesimale, che metterete in una padella piuttosto capiente con una goccia d'olio e il burro strettamente necessario a farle imbiondire a fuoco dolce smuovendo un po' con un cucchiaio di legno (cosi' le rondelle si disfano e si trasformano in capellini ancora piu' infinitesimali); quando le striscioline di porro saranno diventate belle lucide e appena dorate (ma non tostate!) sfumatele di Marsala con una certa generosita' alzando la fiamma per qualche secondo. Poi aggiungerete ancora abbondante burro e regolerete di sale (o meglio ancora, insaporirete con un po' di estratto di carne). Nel sugo cosi' ottenuto saltate la pasta che avrete scolato (non troppo) ben al dente. I tajarin sono ovviamente il formato ideale; in mancanza di quelli, meglio una pasta corta che raccolga bene, come le conchiglie o le pipe rigate. Parmigiano a volonta', ma secondo me ammazza un po' il sapore del porro.

Seguono le

Linguine con le olive*
In una padella capace soffriggete in olio extravergine molto abbondante del peperoncino e un poco d'aglio (senza esagerare ne' con l'uno ne' con l'altro: non devono dominare sugli altri sapori). Aggiungete al tutto abbondanti olive snocciolate intere o a pezzi grandi (le migliori che trovate. La ricetta originale prevede quelle verdi di Gaeta, in mancanza delle quali noi usiamo le taggiasche: il risultato e' diverso ma non inferiore) e capperini sotto sale (i piu' piccoli che ci sono) e lasciate insaporire, senza cuocere troppo a lungo. Non salate (e state un po' bassi di sale anche nell'acqua della pasta), perche' i capperi e le olive sono gia' piu' che sufficienti. Scolate le linguine al dente e saltatele nel condimento, aggiungendo piu' di qualche foglia di basilico spezzata a mano.

* Questa pasta la fa chi so io ed e' ispirata a quella della trattoria O' Fraulese ad Ischia Porto. Io di solito mi limito a mangiarla: spero quindi di non aver sbagliato nulla.

lunedì, 26 luglio 2004
Ci siamo rifatti

Ieri sera, a goderci il tramonto tra Roccaverano e Olmo Gentile, in Alta Langa (in lontananza il Monviso, sbiadito nella foschia ma oggi senza una nuvola…):

I campi di stoppie:


A cena alla "Madonna della Neve" di Cessole. Bel panorama, campo da bocce, ampie vetrate con vista sulle vigne, cucina assolutamente tradizionale (ottimi gli affettati, nella norma il vitello tonnato, buono lo sformato di zucchine in crosta con la formaggetta. Notevoli i 'gnulot dal plin, che sono il vanto del locale. E soprattutto le pesche ripiene — persi pien! –, in una versione senza cacao che merita un approfondimento; piu' che onesti i ricarichi su una buona carta dei vini. Antipasto, primo, dolce, caffe' e vino per circa 25 euro a testa; ci torneremo per i secondi, che sembrano attraenti).


lunedì, 19 luglio 2004
Ristoblog
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 12:25 am

Riprendo una vecchia idea di Massimo Mantellini, che non so se abbia avuto seguito: quella di recensire ristoranti sui nostri blog. So che esiste "Trattorieblog", ma mi pare che sia fermo dal gennaio di quest'anno. Percio' ricomincio io; se altri vorranno fare lo stesso, piu' o meno occasionalmente, potrebbe essere utile e piacevole. Se poi qualcuno meno dummy di me avesse l'idea di come aggregare i vari post, ci troveremmo con un piccolo esempio di divertimento collaborativo.

Voglio dedicare il primo post di questa serie all'Albero Fiorito di Dogliani (CN – P.zza Confraternita, 13 – Tel. e Fax 0173.70582), la mia tappa preferita nella ristorazione di Langa. Aspetto curato e clima da ristorante di paese, sala abbastanza grande ma non dispersiva, mai rumorosa e confortevole anche quando e' piena, bella vista sul torrente che attraversa la cittadina e sulle colline circostanti.


Il menu, alla voce, e' una rivisitazione fedele ma non noiosa (come a volte capita nei ristoranti piemontesi) della cucina tradizionale. Molti i piatti ricorrenti, ma c'e' un buon ricambio stagionale e qualche novita' non manca mai. Tra gli antipasti vi segnalo:
- la carne cruda tagliata al coltello (la migliore che io abbia mai mangiato);
- lo sformato di cipolle dolci in salsa di parmigiano (aromatizzato con dragoncello, semi di papavero e granella di nocciole; vale il viaggio fino a Dogliani) (foto);
- l'insalata di galletto al balsamico.
Tra i primi:
- la cisra', ovvero la minestra di ceci e trippa tipica delle Langhe;
- gli agnolotti "del plin";
- i tajarin al coltello, in stagione con il tartufo (l'anno scorso proibitivi, si spera vada meglio quest'anno); altrimenti con un ragu' vegetariano di porri o impastati con il dolcetto e conditi con un ragu' in bianco al barolo (ottimi; foto).
Sui secondi mi soffermo meno, non per minore qualita', ma per minore affinita' personale. Ricordo pero' una lepre al civet, tradizionalissima, con tanto di sangue e cacao amaro, piatto difficile al primo impatto col palato, ma splendido.
I dolci sono capitanati da una torta di nocciole con zabaione e da un semifreddo ai marroni che meritano il bis. All'ultima visita, ho potuto combattere il caldo di luglio con le pesche agli amaretti e cacao amaro, tagliate a pezzi, cotte al forno e tenute poi in frigo: freschissime e corroboranti.
Carta dei vini assai piemontese, come e' giusto, con qualche grande vino e una ampia scelta di buone bottiglie a prezzi ragionevoli.
Il servizio e' curato e non invadente. Il menu degustazione (piu' di quello che io possa mai riuscire a mangiare) e' a 31 euro, bevande escluse; per un pasto alla carta non troppo pesante possono bastarne 25.

Se proprio devo fare una critica: le camere, sperimentate per potermi godere in pace un menu completo e una bottiglia importante, non sono all'altezza della ristorazione.

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