Che Odifreddi fosse un idiota lo sospettavo da tempo, ma questa ne e' la conferma sperimentale.



lunedì, 1 ottobre 2012
Sukkot
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:55 pm

Non abbiamo bisogno di vivere per sette giorni in una capanna per constatare la nostra precarieta'.


Berlusconi telefona a Mubarak: "Con tutto quel che ho fatto per difendere tua nipote…"



giovedì, 25 novembre 2010
Diritto di replica
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:13 pm

Se le associazioni pro-life otterranno il "diritto di replica" alla prossima puntata di "Vieni via con me", perche' l'UAAR (che — preciso — mi sta simpatica come il proverbiale dito nel… — ma e' giusto per contrapporre talebani a talebani) non dovrebbe avere il diritto di replica alla trasmissione della messa domenicale su RAI Uno?


sabato, 19 giugno 2010
Saramago, i cattolici e il rispetto
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:18 pm

L'Osservatore Romano ha dedicato un livoroso articolo alla morte di Saramago, mostrando la caratteristica mancanza di rispetto e di carità che la Chiesa cattolica dispensa sui portatori di idee e di etiche diverse. Su La Stampa, il teologo spagnolo Juan José Tamayo dimostra che si puo' scrivere da una prospettiva cattolica sullo stesso argomento senza mancare di rispetto a un morto e senza che le differenze di visione del mondo si trasformino in disprezzo per le persone.


giovedì, 13 maggio 2010
Benedetto XVI come Rav Somekh?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:45 pm

La Comunita' Ebraica di Torino ha ottenuto che Rav Roberto Somekh sia rimosso dall'incarico di rabbino capo, perche' tropo rigidamente conservatore per gli orientamenti prevalenti nell'ebraismo subalpino.

Sarebbe bello vedere i cattolici prendere esempio dai "fratelli maggiori" e far piazza pulita di un po' di establishment integralista. Lo so, lo so, non potra' mai accadere. E non e' l'ultimo dei motivi per cui non sopporto i cattolici.



(via Paese Seia)
Mah, io qualcosina da ridire anche su di Lui ce l'avrei.
(certo, i fan club sono peggio)



Ubi caritas…
(a me le feste mi rendono acido, ma questi qui aiutano…)



lunedì, 30 novembre 2009
Doppiezza
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 3:16 pm

Il Vaticano si indigna per il risultato del referendum svizzero sui minareti,

«sulla stessa linea dei vescovi svizzeri», che hanno espresso forte preoccupazione per quello che hanno definito «un duro colpo alla libertà religiosa e all'integrazione». [Monsignor] Vegliò[, presidente del Pontificio consiglio dei migranti], del resto, aveva espresso con chiarezza il suo pensiero sul referendum tre giorni fa, in occasione della presentazione del messaggio del Papa per la Giornata mondiale per i migranti. «Non vedo come si possa impedire la libertà religiosa di una minoranza, o a un gruppo di persone di avere la propria chiesa», aveva detto il presidente del Pontificio consiglio. «Certo – aveva aggiunto – notiamo un sentimento di avversione o paura un po' dappertutto, ma un cristiano deve saper passare oltre tutto questo, anche se non c'è reciprocità» (dal Corriere).

Non c'e' che da esser felici di questa posizione. Ma a me pare di ricordare che l'arcivescovo di Torino, qualche mese fa, si fosse detto favorevole alla costruzione di nuove moschee, a patto che non fossero visibili e soprattutto non avessero minareti.
Che il vostro parlare sia "Sì, sì, no, no", diceva qualcuno, un sacco di tempo fa. Mi sa che e' passato cosi' tanto tempo che non se ne ricordano piu', i Cattolici.


"Non è una questione di astratta etica dell’uguaglianza (che pure avrebbe il suo peso) ma di concretissima necessità di dare a tutti i cittadini una casa comune. Sennò c’è sempre una parte che si sente invitata a casa d’altri. Altri gentilissimi, per l’amor del cielo, altri che ti dicono “resta qui tutto il tempo che vuoi” e ti danno una stanzetta da arredare a tuo piacimento e un ripiano del frigo dove conservare il tuo cibo, e non ti infastidiscono se, mentre loro preparano in salotto l’albero di natale comprato con i soldi della cassa comune, tu stai nella tua cameretta, ma sempre altri.
E invece qui in Italia, noi italiani non cattolici, siamo a casa nostra."
(Luzmic, in questo commento a questo post di Manteblog)



mercoledì, 4 novembre 2009
Baciapile Barlica balustri*
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:34 pm

Ma che razza di paese del … e' questo, dove tutti — ma proprio tutti, dalla Lega (quelli del Sole Padano e dei riti celtici) ai dipietristi — si stracciano le vesti se la Corte di Giustizia europea sancisce un'ovvieta' come quella che l'esposizione del crocifisso in una scuola pubblica conculca la liberta' di educazione e la liberta' religiosa?
E io che speravo che nel PD, dopo la mai troppo tempestiva dipartita di Rutelli, ci fosse un briciolo di laicita' in piu'. No — Bersani fa lo gnorri, nella migliore delle ipotesi — forse perche' ha incassato il voto della Binetti? E perfino Marino, il campione dei laici denoantri: zitto come un topo.
Per come la vedo io, Michele Ainis sulla Stampa di oggi dice tutto quel che c'e' da dire. Aggiungerei soltanto che sento rumore di arrampicamento sugli specchi quando si parla del crocifisso come di un simbolo culturale e non religioso. E che se fossi cristiano, questo declassamento della Croce a icona identitaria degli Italiani mi suonerebbe piu' offensivo di una bestemmia.

* Come si dice in lingua bogia-nen — e rende meglio.


Ma i preti pedofili sono molto peggio.
(chi di generalizzazioni ferisce…)



mercoledì, 15 luglio 2009
Io no
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:26 am

Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?


Sulla vicenda del testamento biologico non trovo nemmeno piu' le parole.



domenica, 22 marzo 2009
L'autismo e il Papa

Alain Juppé e' un politico di quelli di cui avremmo un sacco di bisogno in Italia: un rappresentante di quella destra laica, repubblicana e civile da cui puoi dissentire su mille cose, ma con cui c'e' un terreno etico, culturale e istituzionale comune. E' un uomo di destra, non un aracnide. E poi e' sindaco di Bordeaux, che e' una bella citta' dall'aria ben amministrata — ed e' uno dei pochi politici che tengono davvero un blog personale — uno in cui ti racconta di che cosa fa come sindaco, ma anche i libri che legge, i film che e' andato a vedere, gli aneddoti di vita quotidiana — e in cui si prende la briga di rispondere di persona ai commenti. Tutto questo per dire che Juppé e' uno che mi piace, che mi sta pure simpatico, al di la' delle differenze politiche.
Ora, Alain Juppé se l'e' presa di brutto col Papa in un'intervista a France Culture: e fin qui niente di male, anzi — ci fosse in Italia qualche politico (di destra ma non solo) sufficientemente libero dalle influenze vaticane da poter dire che "avverte un profondo disagio" per le posizioni espresse da Benedetto XVI in materia di AIDS e preservativi o per la vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani — o da affermare che questo Papa comincia ad essere "un serio problema".
Ma Juppé ha aggiunto che Benedetto XVI "sembra vivere in una condizione di autismo totale". E qui mi e' saltata la mosca al naso. Perche' come al solito si chiama in causa l'autismo, in maniera superficiale, per associarlo a un difetto morale o a una colpa: "autismo" finisce per essere sinonimo di incapacita' di compassione, di relazione, di ascolto — e c'e' un aspetto nemmeno tanto implicito di condanna in tutto cio'. Di qui a concludere che le persone autistiche sono difettose — sono *sbagliate* — il passo e' troppo breve. La gente sa poco di autismo — e se ne fa un'idea per lo piu' dall'uso metaforico della parola. Cosi', quando incontra sulla sua strada una persona autistica *per davvero* e non per metafora, ha gia' nella testa un pregiudizio ben preciso — ha gia' implicitamente formulato un giudizio negativo. Un giudizio *morale* negativo. E si comporta di conseguenza.
E' ora di smetterla. Piu' nessuno trova socialmente accettabile dare di "mongoloide" a qualcuno per dire che non si comporta in maniera intelligente. Dare di "autistico" a chi non mostra empatia o a chi non rivela capacita' di relazione con gli altri non e' meno gratuitamente dispregiativo nei confronti degli autistici veri.
Sono solo metafore, si dira'. Ma le parole sono pietre, quando servono implicitamente a consolidare pregiudizi e stereotipi contro categorie di persone che si', sono profondamente diverse da noi, ma non sono affatto peggiori di noi — e non sono per niente "difettose".

P. S. L'ho scritto, a Juppé, commentando il suo blog. Vedremo se e che cosa risponde.

Autism and the Pope
Sorry for our few English speaking readers: my English posts have been too rare — because I discovered that blogging in a different language is a lot harder than I expected.
This time I'll try to make up, so Maddy can spare Nonna's eyes.

Alain Juppé is a former French Prime Minister (he is now the Mayor of Bordeaux) and a good blogger — one of the few politicians I know of who actually write their own blogs. Recently he has harshly criticized the Pope, among other things, because of his stances on condoms and AIDS in Africa, and because of the lifting of the excommunication of the negationist bishop Williamson. Juppé's thesis (which I find absolutely correct) is that the Pope is severing the Church from the needs and the beliefs of the society, and even of many Catholics.
But to stress his argument, Juppé said that the Pope "seems to be living in a condition of complete autism". Here we go again: "autism" is used as a metaphor of a negative moral stance, an inherently despicable contempt of human relationships and of empathy. I believe this use of language helps consolidating prejudice against autistic people, and it fosters the misconception that autistics are "wrong" and "defective" — and that they should be changed in something else if they are to be accepted by other people. I feel that this should not be tolerated: no decent person would find acceptable to use "Down" as an insulting word for someone not bright enough. Why is autism different?
(Alain Juppé's blogpost on the reactions to his interview is here: I commented on it, hoping to bring up some reactions. To date, nothing happened.)


Qui si sottoscrive ogni parola di questa lettera.



lunedì, 23 febbraio 2009
A futura memoria
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:31 pm

Lo scrivo qui, per poter essere dileggiato e insultato fino alla fine dei miei giorni se mai dovessi cambiare idea: non daro' il mio voto a un partito, qualunque esso sia, in cui milita Rutelli.


Anche io lo voglio, il menu della Simo



mercoledì, 11 febbraio 2009
Anniversario dei Patti Lateranensi
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:38 am

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine e in quello dello Stato, e' indipendentie e sovrania. (art. 7 Cost., edizione 2009)


martedì, 10 febbraio 2009
Enten Eller
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 12:22 am

"Onestamente non posso proprio condividere l’ultima parte; significherebbe accettare che tutti gli immigrati vanno incolpati per ciò che fa una parte di loro, che tutti i partigiani vanno condannati per gli errori di alcuni di loro, che tutti gli italiani vanno considerati mafiosi perché la mafia è molto potente e così via."

(Silver Drake, su questo mio post)

Credo che i paragoni d Silver Drake non reggano perche' essere cattolici e' una scelta — ed e' una scelta in cui e' implicata l'adesione al magistero della gerarchia. Quindi, se vuoi essere un buon cattolico devi aderire a cio' che dicono Ratzinger e i suoi. Il che significa, per esempio, essere favorevole a una legge che impone a me, non cattolico, l'alimentazione forzata se vado in coma, indipendentemente dalla mia volonta'. Se una prospettiva simile ti schifa, basta rinunciare a essere cattolico: e' facile e (per ora) non ti bruciano se lo fai. Evangelicamente: "Sia il vostro parlare si' si', no no: quel che e' di piu' viene dal demonio".
Nessuno ti obbliga ad essere cattolico. Ma se lo sei, non venire a raccontarmi la balla del cattolico buono, di quello che non condivide certi eccessi ecc. ecc. — hai *scelto* di stare in una chiesa che mi fa la guerra — sei mio nemico comunque.


E adesso, fermatevi.



lunedì, 9 febbraio 2009
Un partito inutile, uno stato nemico, una chiesa violenta
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:26 pm

Ci sara' tempo per ragionarne — forse. Ma la conclusione politica della vicenda di Eluana Englaro e' gia' chiara, per quanto mi riguarda.
1. Il PD e' un partito del tutto inutile, dato che non e' in grado di fare una *vera* battaglia politica nemmeno in questa situazione. Qui la liberta' di coscienza non c'entra nulla: c'e' una legge che impone un'etica confessionale a tutti, c'e' una violenza inaudita al ruolo del Parlamento, c'e' una palese violazione dell'art. 32 della Costituzione ("La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana"). Se di fronte a questo, tutto cio' che il PD sa fare e' squagliarsi — allora e' auspicabile che affondi presto — e senza lasciare superstiti. Per quanto mi riguarda personalmente, se posso fare qualcosa per affondarlo, contribuiro' con entusiasmo.
2. Lo Stato dice che non posso disporre della mia personale esistenza — che nelle scelte estreme della vita e della morte la mia personale etica, la mia personale dignita', il mio personale senso di cio' che e' umano non contano nulla. Posso essere mantenuto in vita contro la mia scelta e contro la mia volonta', perche' lo Stato cosi' decide in base alle convinzioni religiose di una parte del paese — e di una potenza straniera. Uno Stato che cosi' si comporta ai miei occhi ha rotto qualunque patto di convivenza civile e politica. E' un'entita' nemica, a cui non mi lega nulla se non un rapporto forzato di sottomissione. Da oggi non posso piu' sentirmi un cittadino italiano, uguale agli altri "davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" — ma soltanto un appartenente allo Stato con diritti limitati o assenti, uno "Staatsangehörige" nel senso delle Leggi di Norimberga.
3. La violenza della Chiesa nell'imporre ai non cattolici la sua etica come legge dello Stato e' incompatibile con qualunque forma di convivenza civile e con qualunque forma di dialogo. E' una dichiarazione di guerra a chiunque abbia una diversa visione del mondo. Ne prendo atto — e mi comportero' di conseguenza — nei confronti dell'istituzione nel suo complesso e individualmente nei confronti di qualunque cattolico, che a questo punto ritengo *personalmente* corresponsabile della violenza esercitata contro di me in quanto portatore di un diverso sistema di valori.

P. S. A tutti coloro che — sulla pelle di qualcun altro — magnificano il valore della sofferenza nella vita umana, auguro di cuore (quando verra' il loro momento, il piu' tardi possibile, per carita') un'agonia lunga come quella di Eluana Englaro — e un paio d'ore di lucidita' all'inizio, perche' possano rendersi conto di che cosa li attende.


Carlo Federico Grosso, sulla Stampa di oggi, spiega con semplicita' tre motivi per cui il disegno di legge su Eluana Englaro e' inaccettabile.



venerdì, 6 febbraio 2009
Grazie, Presidente
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:02 pm


I pensierini di Leonardo meritano lettura e discussione.
Ci ragiono un po' e — compatibilmente con il tempo, le forze e It — magari dico la mia.



lunedì, 19 gennaio 2009
L'uomo pensa e D-o ride (3)
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 9:41 pm

… ma cosi' forte che lo si sente fin da qui:


lunedì, 19 gennaio 2009
W Carlo Alberto!
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 11:31 am

Fino al 1848 negli Stati Sabaudi agli Ebrei e ai Valdesi — in generale ai non cattolici — tra molte altre limitazioni era vietato possedere edifici di culto che potessero essere individuati dalla pubblica via. Le sinagoghe erano quindi degli edifici nascosti, perfino quando appartenevano a comunita' importanti e floride come quella di Casale.
Fu Carlo Alberto, con la concessione dello Statuto e con le leggi di emancipazione, a concedere ad Ebrei e Valdesi, oltre che la piena parita' di diritti, anche la possibilita' di costruire luoghi di culto visibili ed affacciati alla strada. Le comunita' ebraiche del Piemonte colsero questa opportunita' e costruirono numerose sinagoghe monumentali: a Vercelli, ad Alessandria, a Torino — celebrando con un linguaggio magniloquente (e curiosamente impregnato di esotismo mozarabico, ma su questo torneremo altrove) il nuovo diritto a vivere senza nascondersi.
A distanza di centosessant'anni dall'emancipazione il Cardinal Poletto auspica che ai Musulmani di Torino sia permesso avere dei luoghi di preghiera, purche' non visibili all'esterno e "senza minareti": "Città come Torino – ha precisato – sono abitate per l’80-85% da cristiani battezzati, non mi sembra che i tempi siano maturi per far sorgere minareti accanto ai campanili, se non altro per il rispetto delle percentuali." Quel che Poletto ha in mente per i cittadini di religione islamica, insomma, e' uno status uguale a quello degli Ebrei prima dell'emancipazione. E gia' che ci siamo, che ne dite di abbattere i quattro impressionanti torrioni a cipolla della sinagoga di Torino?


venerdì, 16 gennaio 2009
L'uomo pensa e D-o ride (2)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 9:40 pm

– invece i baciapile non hanno abbastanza sense of humour per ridere anche loro: negato lo spazio alla pubblicita' atea sugli autobus.


giovedì, 15 gennaio 2009
L'uomo pensa e D-o ride:
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:06 pm


mercoledì, 14 gennaio 2009
Banale buon senso
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 6:47 pm

Dall'articolo del rabbino capo di Venezia, pubblicato sul mensile dei Gesuiti Popoli (ma vale la pena di leggerlo per intero), sulle ragioni dell'interruzione del dialogo tra Ebraismo italiano e Chiesa cattolica:

Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua identità. Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si tratta del più banale senso del rispetto dovuto all'altro come creatura di Dio.

Ecco, il punto e' esattamente questo: la Chiesa — in tutti i suoi rapporti con chi cattolico non e' — non mostra il minimo rispetto per le identita' altrui e pretende assoluto rispetto per la propria. E' per questo che qualunque dialogo e' inutile, oltre che impossibile, per gli Ebrei come per un gentile "diversamente pensante" come me.

E' significativo per altro che il TG1 ieri sera si sia affannato a rappresentare una rottura squisitamente teologica come una presa di posizione strumentale legata alla crisi di Gaza — e che Casini se ne sia uscito con dichiarazioni come queste. QED


martedì, 6 gennaio 2009
Post sconclusionato per cominciare il 2009

Il blog tace da un sacco di tempo — e per lo piu' quando ci si mette qualcosa sono fotografie, che non richiedono troppo pensiero e troppa concentrazione. Il fatto e' che la nostra vita quotidiana e' faticosa — molto faticosa — anche quando le cose vanno nel complesso piuttosto bene, come adesso. Con tutti i grandi progressi di questi mesi, It rimane un bambino estremamente iperattivo, capace di passare mezze giornate a correre su e giu' per la casa, prendendo e lanciando giocattoli (e ogni altro genere di oggetti), chiedendo in successione un DVD una merendina un gioco di uscire di saltare sul letto di giocare con il pc di papa' un DVD (non quello di prima!) un DVD (non quello di prima!) un gioco (non quello di prima!) una merendina (un'altra — quella di prima e' finita tutta sbriciolata e impastata sul parquet) un film (quello di prima prima — ma la seconda scena e basta) — e arrabbiandosi terribilmente se le sue richieste non vengono comprese ed esaudite in un batter d'occhio. Il tutto ovviamente senza una parola a rendere piu' facile la negoziazione.
Per fortuna It e' anche un bambino entusiasmante, dolcissimo, intelligente, affettuoso — che ci riempie la vita. Una delle cose piu' brutte, che fanno piu' male — e piu' false oltretutto — e' il luogo comune che dice quanto sono sfortunati, quanto vanno commiserati, quanto devono sentirsi afflitti e disperati i genitori di bambini autistici: non e' cosi' — e comunque non abbiamo tempo per queste cose. Ma stanchi — di una stanchezza che non da' tregua, questo si'. E quindi trovare la forza (e il tempo materiale) di continuare a scrivere sul blog e' sempre piu' difficile. E tutta la mia ammirazione va a quelle persone che — in situazioni come la nostra — ci riescono, e trovano modo di scrivere con humour, con sensibilita', con intelligenza sulla loro esperienza di genitori. E di tutto il resto. Vorrei riuscirci anche io, ma il piu' delle volte a fine giornata sono in uno stato in cui il massimo delle mie capacita' mentali arriva ai videogiochi.
D'altra parte parecchi degli argomenti di cui The Rat Race si e' sempre occupato ormai mi riducono all'afasia. La politica italiana e' un panorama di disperante irrilevanza su cui non saprei davvero che parole spendere. Parlare di laicita' e di scelte religiose significherebbe oggi accettare un confronto con chi non solo dimostra di non volerlo, ma non crea nemmeno le condizioni minime per meritarlo; in altri contesti si sarebbe detto che non c'e' un partner per parlare — e quando si arriva a questo gli esiti sono sempre nefasti. E poi c'e' la piaga aperta di Israele e della Palestina — che mi pare ormai un groviglio in cui nessuna parte ha altro che torti e in cui ogni parola non fa che ripetere cose inutili e gia' ascoltate — quando non e' piegata alle piccole, piccolissime polemiche di casa nostra — io parole non ne ho piu', e in realta' nemmeno convinzioni: soltanto un grande sconforto.
In queste condizioni, e' davvero difficile scrivere di qualcosa di sensato — e il blog resta li' — piu' che altro per lasciare un canale aperto in attesa di tempi migliori (davvero?).
Ah, dimenticavo: buon anno a tutti, per quel che dipende da ognuno di noi. Perche' se non noi, chi? e se non ora, quando?

P. S. Tra le cose di cui non avrei voluto parlare c'e' la morte di Jett Travolta: troppe illazioni e troppa confusione per una tragedia che chiederebbe prima di tutto rispetto per la sofferenza di una famiglia. Ma nel TG1 di stasera e' andato in onda un pezzo di Giulio Borrelli che supera ogni limite di indecenza e approssimazione — e non posso non reagire, stavolta: "[Jett] soffriva a quanto pare di autismo fin dall'infanzia, si estraniava dalla realta'. Ma il padre, seguace di Scientology, ha sempre cercato di negare l'evidenza, per restare fedele al presunto divieto della sua chiesa di usare psicofarmaci. [...] Era stato il fratello, Joy Travolta, ad accusare l'attore di chiudere gli occhi di fronte alla realta': bastavano cinque minuti, diceva lo zio di Jett, per capire che il ragazzo era affetto da autismo [...]".
In cosi' poche parole e' sorprendente essere riusciti a mettere insieme tante inesattezze — tra cui alcune pericolose:
1. non ci sono evidenze definitive che Jett fosse autistico;
2. l'autismo non e' una malattia, ma una condizione genetica (non direste mai che qualcuno "soffre di capelli biondi" o "soffre di pelle scura");
3. *non* ci sono psicofarmaci indicati per il trattamento dell'autismo; e in ogni caso non c'e' una "cura" per qualcosa che comunque non e' una malattia;
4. i disturbi dello spettro autistico sono condizioni molto complesse — e chiunque pensi di poterli diagnosticare in cinque minuti o e' un imbecille o e' in malafede.
Insomma — al TG1 si sono persi una splendida occasione per stare zitti.


martedì, 2 dicembre 2008
Vergognatevi di essere cattolici
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 1:53 am

Ci sono novanta stati nel mondo che puniscono o discriminano i loro cittadini sulla base dell'orientamento sessuale. Per il Vaticano va bene cosi' — l'ONU non dovrebbe chiedere che smettano di farlo.
Chiedo ai cattolici che passano di qui: ma non vi vergognate? nemmeno un pochino?
Se vi vergognate, bene, vuol dire che potete ancora sperare di essere persone decenti. Ma come fate a stare in una simile sentina di immoralita'?
Se non vi vergognate – o se non vi pare poi tanto grave – allora non c'e' speranza per voi – siete una manica di pervertiti. Se c'e' un inferno, lo meritate fino in fondo.


venerdì, 14 novembre 2008
Solidarieta'
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto da waldorf alle 1:33 am

Di tutte le dichiarazioni fatte da ogni parte dopo la decisione della Cassazione sul caso Englaro, ho trovato insopportabili tutte quelle che con toni violenti si riempono di riferimenti all'omicidio, senza che si tenga in considerazione che e' un padre disperato quello che da anni lotta per consentire alla povera ragazza una fine dignitosa e soprattutto coerente con i suoi desideri. Ora, ognuno e' libero di coltivare e proclamare i propri ideali, ma mi pare che si dovrebbe avere un minimo di rispetto, specie se si e' uomini di Chiesa, per una tragedia umana cosi' insondabile come quella che deve affrontare il signor Englaro da cosi' tanto tempo. Per conto mio, al di la' di ogni possibile commento sul merito, mi sento solidale con quel padre, e al solo pensare a quello che ha affrontato e affrontera' mi sento addosso un'angoscia terribile. Possibile che i sostenitori del "partito della vita" non ci arrivino e vedano in lui solo un assassino ovviamente con la complicita' dei giudici che in Italia sono sempre i veri colpevoli di tutto (manco il maggiordomo…)?


mercoledì, 12 novembre 2008
Etnografia torinese
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Nel paese dei Bogia-Nen, Paradossi — Scritto dal Ratto alle 5:29 pm

Scritta su un muro di Porta Palazzo. Lascio l'interpretazione a un po' di amici piu' esperti di me nei meccanismi dell'Islam italiano. Nel mio piccolo mi pare un curioso spaccato geo-politico-etnografico di questa citta'.


Mi da' troppo la nausea leggere le dichiarazioni di Benedetto XVI sul suo predecessore Pio XII.
Quindi non le commento — ma la prossima volta che qualcuno mi parlera' del magistero morale della Chiesa credo che prendero' chiodi e martello.



Lo leggo in colpevole ritardo, ma questo post di Ribat al Mujahid mi pare condivisibile in toto.
(Giusto per riprendere un po' di ragionamenti sulla prospettiva religiosa)



sabato, 18 ottobre 2008
La beatificazione e la nausea
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 7:33 pm

Si vorrebbe non dover tornare sull'argomento — ma l'insistenza cattolica sulla beatificazione di Pio XII ha qualcosa di nauseabondo, come tutti i tentativi di negazionismo. L'intervista rilasciata dal postulatore della causa di beatificazione all'ANSA non scalfisce in nulla il fatto che Papa Pacelli non ruppe mai il silenzio sulla persecuzione degli ebrei e in particolare sulla deportazione degli ebrei romani. Si pecca anche per omissione, in buona dottrina cattolica — e pure la giustificazione addotta da tante parti, che il silenzio servisse a coprire il lavoro nascosto della Chiesa a favore degli ebrei, non ha valore. Proprio perche' non tacque la Chiesa cattolica tedesca riusci' a fermare in gran parte l'Aktion T4, volta allo sterminio dei disabili. E ovunque le autorita' intervennero fortemente a difesa degli ebrei, la macchina dello sterminio si inceppo'. Magari non si arresto' del tutto, ma fu drasticamente meno efficace. Fu cosi' in Bulgaria, fu cosi' in Danimarca. Il silenzio del Papa fu quindi una oggettiva, intollerabile complicita' con i massacratori nazisti.
Se poi la Chiesa vuole beatificare Pio XII, lo faccia. Se ne assuma l'intera responsabilita', in fondo "e' un affare interno della Chiesa": ma non cerchi solidarieta' ne' nell'ebraismo della Diaspora, ne' in Israele, ne' nei gentili che restano fedeli alla memoria di quel che e' stato. Lo faccia, sapendo di portare agli altari un uomo che poteva mettersi di traverso alla Shoah e non lo fece.

P. S. A quanto pare il Vaticano sta cercando di metterci una pezza. Ma la sostanza non cambia.


martedì, 14 ottobre 2008
Con il dovuto rispetto
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 12:41 pm

All'ennesima presa di posizione dei vescovi italiani su aborto ed eutanasia voglio dare una risposta pacata, argomentata e riflessiva: ma vaffanculo!


Ho scoperto Ribat al mujahid grazie a Lia — ed e' stato un colpo di fulmine.



Jean-Claude Monod sulla laicita' (in Francia). In Italia si sarebbero gia' stracciati le vesti… (da Le Monde)



martedì, 22 gennaio 2008
Il programma elettorale di Forza Chiesa
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:44 am

Se e' vero quel che si sostiene sulla Stampa di oggi, e cioe' che Oltretevere si sapeva da sabato scorso che il Governo sarebbe caduto, a maggior ragione il discorso del Cardinal Bagnasco alla CEI suona come il programma politico della Chiesa cattolica per le prossime elezioni. Mancando di un partito cattolico capace della maggioranza relativa, nella miglior tradizione ruiniana Bagnasco porta la Chiesa italiana direttamente nell'agone, dettando ai politici la linea.


lunedì, 21 gennaio 2008
No grazie, Eminenza
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 6:00 pm

Il cardinale Tettamanzi scrive ai divorziati, spiegando loro che non sono fuori dalla comunione ecclesiale, ma ribadendo il no ai sacramenti per coloro che si sono risposati.
Al di la' del fatto che *comunque* non rientrerei nel grembo della Chiesa cattolica, in cui non mi riconosco piu' per centomila motivi, trovo assai cerchiobottista (assai "cattolico" nel senso piu' deteriore e anticlericale del termine) il messaggio di Tettamanzi. Riconosce da un lato la tragedia interiore del divorzio e la sofferenza che comporta; riconosce addirittura che vi sono casi in cui la separazione e' "inevitabile" "per difendere la dignita' delle persone, per evitare traumi piu' profondi". Si mostra inclusivo, aperto, assicura che la comunione ecclesiale non viene interrotta. Eppure la Chiesa non ha cambiato posizione. Per la Chiesa io — divorziato e risposato — sono comunque un concubino, resto escluso dai sacramenti. E allora dove diavolo e' l'apertura, l'accoglienza? No, non si puo' sostenere tutto e il contrario di tutto. Mi pare di ricordare che nel Vangelo ci sia scritto Sia il vostro parlare 'Si, si', 'No, no'. Quel che e' in piu' viene dal demonio. E questo mi pare un evidente caso di "Ni, ni" — piu' ammiccamento da piazzista che chiarezza evangelica.
No grazie, Eminenza: ripassi quando la sua Chiesa avra' deciso se e' "si, si" o "no, no".

P. S. E' perfin troppo facile osservare la contraddizione tra le parole di Tettamanzi e quelle di Bagnasco che rifiuta ancora una volta la possibilita' del "divorzio breve". Come dire: uno comprende, l'altro bastona.


domenica, 20 gennaio 2008
Ratzinger, la fede e la morale non condivisa
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto da waldorf alle 1:11 am

Devo dire che sono piuttosto arrabbiata. Devo premettere che ho rinunciato a capire qualcosa di ciò che accade in Italia ultimamente (ad esempio perché si ritiene che l'intolleranza stia dalla parte dei professori della Sapienza piuttosto che da parte del Papa), ma anche che di teologia capisco poco, per congenita mancanza di predisposizione. Però, per quanto me lo permette la mia ignoranza, sono arrabbiata con Ratzinger e la chiesa cattolica italiana.
Ratzinger dice che non vuole imporre la fede; secondo Scalfari è il minimo sindacale, ma a me invece sembra particolarmente significativo. All'attuale Papa per quanto manifesta con le sue azioni di ogni giorno e non tanto con le parole non importa granché della fede, nè di certo fa molto per ispirarla, respingendo tutti coloro che non si assoggettano alle sue regole. L'impostazione attuale della Chiesa sembra (posso anche sbagliare, ma se lo faccio sono ben aiutata) quella di gradire soprattutto l'adesione alla morale cattolica al di là della fede e anche senza la fede, e quindi sono benvenuti personaggi come Ferrara, che per definizione sono privi di fede, ma che sono prontissimi ad imporre la morale cattolica a tutti gli altri (probabilmente non molto a se stessi, non so).
Forse in questo momento della mia vita avrei pure bisogno di ragionare sulla fede, di spiegarmi le cose che mi accadono in una prospettiva più vasta dell'orizzonte della mia esistenza quotidiana. Di certo pero' non posso rivolgermi al cattolicesimo, per la mia scarsa compatibilità caratteriale, ma anche perché la Chiesa mi pare appunto cosi' totalmente lontana dalla realta' degli esseri umani di questo momento storico, priva sostanzialmente di carita' e scarsamente dispensatrice di fede.
L'unica risposta che sembra volersi dare ai problemi di chi la fede non l'ha trovata, della difficolta' di vivere in una societa', anche forse eccessivamente laicizzata come dice lo stesso Ratzinger, e' solo il rifiuto della comprensione. Come posso dialogare con qualcuno che non crede possibile la mediazione ma solo l'adesione a cio' che predica? Per questo non vedo come si possa accusare di intolleranza la controparte, dato che, per definizione, la granitica teologia di Ratzinger non tollera aperture.
Da qui la rabbia, perche' tutto questo non aiuta a credere e sperare, anche se proprio alla speranza Ratzinger ha dedicato la sua enciclica, e invece ce ne sarebbe bisogno. Come ci sarebbe bisogno di preservativi e contraccettivi orali per combattere l'aborto, piuttosto che di dare di assassine alle donne, ma la teologia non consente deroghe, preferendo aborti clandestini e bambini che nascono con l'Aids. Ma e' questa la Chiesa a cui veramente pensano che i laici possano avvicinarsi? O conta soltanto imporre la loro morale a suon di editti?
Puo' darsi che la seconda scelta appaia la piu' vincente in questo momento storico per combattere l'estinzione della Chiesa. Ci sono sempre meno preti e a me i fedeli che escono dalla Messa sembrano sempre piu' vecchi. E' inevitabile che prima o poi la reale assoluta minorita' del cattolicesimo nella societa' italiana emerga; i ragazzi di oggi nella massa sono probabilmente a digiuno delle piu' elementari nozioni di dottrina. E probabilmente, quando sara' rimasta solo l'indifferenza, si scoprira' che abbiamo perso tutti, la Chiesa ma anche i laici. E non per colpa loro.


mercoledì, 16 gennaio 2008
Superior stabat lupus (bis)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:49 pm

Sulla vicenda del Papa alla Sapienza la penso esattamente come Floria, per cui non aggiungo altro al suo bel post. Ma che la Chiesa si atteggi a vittima dell'intolleranza anticlericale oggi in Italia — e che la signora Mastella attribuisca i suoi arresti domiciliari a un clima di persecuzione anticattolica, e' talmente grottesco da far impallidire perfino il cinismo di Fedro:

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.

Pero' almeno Fedro se la prendeva con il lupo. Il TG 1 di stasera era piu' o meno un plotone d'esecuzione contro gli agnelli. E visto che sono in vena di esibire la mia residua cultura latina, quid est Catulle, quid moraris emori?

Per altro, mi accorgo che questo titolo a un post l'avevo gia' dato: evidentemente in questo paese e' di moda prevaricare e passare da vittime.


mercoledì, 9 gennaio 2008
Io mi preoccupo
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:46 am

quando leggo che Veltroni apre al dibattito con Ferrara sulla legge 194. Non si puo' dialogare con chi mette sullo stesso piano il boia e una donna che decide di interrompere una gravidanza — non c'e' niente da discutere finche' la posizione di partenza e' quella.


Questo post a proposito della moratoria sull'aborto mi pare pieno di buon senso. Ma forse il buon senso non e' di moda tra i teo-qualcosa italiani.



venerdì, 4 gennaio 2008
Dovere riparlare di aborto, nel 2008
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 pm

Lia racconta una storia di aborto — e credo che perfino Ruini capirebbe perche' "non e' il caso di rompere le palle. Davvero". Se avesse voglia di ascoltare, per una volta, invece di predicare.


mercoledì, 2 gennaio 2008
A line in the sand
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:10 pm

L'attacco alla 194 portato avanti da Bondi e' particolarmente subdolo, perche' non mira all'abrogazione, che susciterebbe certo un notevole putiferio, ma sostanzialmente alla sospensione dell'efficacia della legge — e quindi all'impossibilita' de facto di praticare aborti legalmente nelle strutture pubbliche.
Ecco, questa e' una di quelle situazioni in cui e' proprio semplice decidere da che parte stare — se con i bacchettoni cattolici o con le donne. Io sto con le donne. E se per caso qualche sapiente equilibrista del PD fosse tentato di dire "vediamo, forse, dialoghiamo, capiamo" — sappia che il mio voto se l'e' giocato — e questa volta per sempre.

Titollo ha detto piu' o meno le stesse cose ieri — forse dovremmo montare una campagna, su questo punto.


domenica, 30 dicembre 2007
Siamo messi bene
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 11:19 pm

Mi rallegra lo stato del dibattito tra laici e cattolici in Italia. Da una parte un uomo come Odifreddi, che pare essere molto intelligente, sostiene (si legge sulla Repubblica versione cartacea di oggi) di non credere di avere pregiudizi contro i cattolici "così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: semplicemente, mi limito a constatare che essi hanno visioni del mondi antitetiche a quella scientifica, e piu' in generale alla razionalita', e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale" (sic).
Cosi', mentre l'augusto matematico parifica il cattolicesimo in generale ai parti di Branko o Capitani, l'eminenz Bagnasco, su Famiglia Cristiana, si lagna di quegli irrispettosi che nel PD che hanno pensato di far approvare una norma antiomofobia così sancendo per legge "il riconoscimento della pluralità degli orientamenti sessuali" (sic again). Meglio allora secondo il Cardinale Berlinguer e Togliatti che rispettavano di piu' la Chiesa (certo, nel vecchio PCI i gay non erano proprio ben accetti…).
E poi dicono che noi italiani siamo depressi. Mi meraviglierebbe il contrario..


domenica, 23 dicembre 2007
Spe Salvi for dummies
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 5:15 pm

Come promesso, mi sono letto l'enciclica di Benedetto XVI — e mi piacerebbe discuterne con chi e' interessato ad uscire dagli schemi teocon vs. bright. Perche' in una prospettiva del genere invece non c'e' un bel niente da discutere: per i primi e' oro colato, per i secondi carta da cesso. Posizioni legittime — ma che mi interessano tanto quanto quelle degli ultras del Genoa o della Samp.
Premetto: la Spe Salvi mi e' parsa un documento importante — che va ben oltre le discussioni "politiche" sul ruolo della Chiesa nella societa' — e disegna un orizzonte teologico forte. Personalmente ne condivido ben poco — ma e' ovvio, visto che proprio *sul piano teologico* ho smesso di riconoscermi in una prospettiva cristiana diversi anni fa. E' comunque un testo che pone domande significative — e che merita attenzione per quel che dice (e non per come lo usera' la Binetti).

Ma che cosa dice, in sostanza la Spe Salvi — almeno per quel tanto che ne ho capito e che mi e' sembrato importante? Provo a farne un riassuntino — per i dummies come me (se ho scritto qualcosa di non accurato mi corrigerete).
Secondo Benedetto XVI la speranza cristiana trae dalla fede la certezza della sua realizzazione — e quindi e' in se' una speranza che gia' trova compimento e realizzazione *oggi*, nella certezza del credente di essere amato senza condizioni e pertanto redento, indipendentemente dalle condizioni in cui vive. Il contentuto di questa speranza e' appunto la redenzione, la salvezza — una prospettiva di vita felice in un mondo ricondotto a verita' e giustizia; proprio per questo la speranza cristiana non e' un fatto individuale, ma implica una visione del mondo e dei rapporti sociali — e' speranza di redenzione del mondo e non soltanto del singolo. Come tale, implica la fede nella signoria di D-o sul mondo.
Benedetto segnala poi che questa concezione collettiva della speranza cristiana e' stata abbandonata — ripiegando su una lettura puramente individuale — e sostituita dalla fede nel progresso scientifico e nella liberta' politica come strumenti per la salvezza collettiva dell'umanita'. E qui viene il passo che ha suscitato piu' controversie nella discussione sui giornali: secondo il Papa progresso scientifico e liberta' politica, per quanto importanti, non possono redimere l'umanita' — solo D-o puo' farlo.

[mode comment on: Questo e' forse l'unico punto su cui concordo in pieno con l'enciclica. Si puo' essere molto legittimamente convinti che non abbia alcun senso parlare di redenzione: e' la posizione materialista e razionalista, che assume il mondo come (unico) dato di fatto -- niente di ulteriore ha senso. Si puo' credere che il mondo possa essere migliorato, modificato, aggiustato -- ma restando *dentro* i confini di cio' che e' dato. Ma se si crede -- come credo io -- che il mondo che ci e' dato e' irrimediabilmente storto, ingiusto, orrendo -- e che l'azione degli uomini possa tutt'al piu' arginare la sofferenza, ma non eliminarla -- allora o si abbandona la speranza e si tenta al massimo di limitare i danni -- o veramente si spera nell'uscita dal sistema di riferimento -- nella redenzione appunto: che per definizione non puo' venire dall'interno del sistema stesso. Che questa speranza sia ben fondata -- in generale o piu' specificamente all'interno di una prospettiva cristiana -- e' tutt'altro paio di maniche, di cui ho provato a occuparmi con poco successo anni fa. Mode comment off]

Mi pare importante anche la lettura dell'ateismo come una forma estrema di protesta contro l'ingiustizia nel mondo, come rivolta di fronte all'apparente fallimento della teodicea. A questa prospettiva Benedetto XVI risponde ancora una volta con la proposta della speranza cristiana come strumento efficace di redenzione del mondo e non soltanto dell'individuo.

[mode comment on: Sul tema della teodicea mi aspettavo di piu', francamente -- forse perche' lo considero il vero nodo di qualunque discorso religioso -- e un nodo essenzialmente irrisolto. Non riesco a togliermi di dosso la sensazione che il passaggio dell'enciclica sia un po' liquidatorio, sia per la questione dell'ateismo, che mi pare piu' complessa, sia sulla questione del rapporto tra D-o e giustizia *nella storia* e nel mondo. Mode comment off]

L'enciclica si chiude con indicazioni sul modo di vivere la speranza nella preghiera, nell'azione, nella sofferenza e nella prospettiva del giudizio. Temi importanti — ma in un certo senso derivativi rispetto al nodo essenziale che mi pare quello che ho riassunto sopra.
Spero di non essere stato troppo infedele al senso del testo — per quel che ne ho capito. La cosa buffa e' che sul tema della speranza cristiana avevo scritto una cosa quattordici anni fa, quando ancora frequentavo la Chiesa — quando ero piu' presuntuoso e convinto di aver cose da dire — e non solo dubbi e problemi aperti. Sono pagine che non mi convincono piu' completamente, ma siccome non avro' mai la forza di scrivere meglio quel che penso oggi — e nelle linee generali riflettono ancora le mie convinzioni, le metto qui se vi venisse mai voglia di leggerle.


venerdì, 30 novembre 2007
Esercizio di pazienza
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 3:52 pm

Sono sicurissimo che non la digeriro' — ma io l'enciclica di Ratzinger me la leggo e me la studio. Poi, se a qualcuno interessa discutere di teodicea e di altre cosette del genere — magari ne parliamo.


mercoledì, 10 ottobre 2007
"I'm not very bright, l guess."
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 3:01 pm

(Come avrebbe detto Marilyn, I guess)

Come dicevo un po' di tempo addietro, sono incappato in una discussione con un gruppo di bright. So che non mi ci dovrei mai ficcare, perche' finiscono sempre allo stesso modo: loro ti rinfacciano l'immacolata concezione e l'intelligent design — tu ti inalberi e cerchi di spiegare che il pensiero religioso non e' necessariamente fondamentalista (almeno non in quel senso) — loro ti rispondono che l'unico criterio di verita' del pensiero e' il metodo scientifico ecc. ecc. Discussione inutile — su binari predefiniti — e destinata a lasciare ognuno ferreamente convinto delle proprie ragioni — ma soprattutto dei torti attribuiti all'altro. Tanto e' vero che e' finita in un bel flame.
Solo che — non riuscendo a spiegarmi li' — mi e' venuta voglia di provare a chiarire qui (anche a me stesso) quel che penso. Ci ho messo un sacco di tempo a ruminare 'sta roba (un po' meno di Simonide, ma mica poi tanto) — e alla fine quel che ho scritto mi pare assolutamente incompiuto e parziale. Ma in fondo e' il bello del blog: posso sempre tornarci sopra, correggere, cambiare idea. Soprattutto se qualcuno ha voglia di ragionarne con me.

Zero. Ho scritto altrove che sono convinto che una scelta religiosa non puo' che essere integrale e non puo' che essere il fondamento della vita di una persona — e in questo senso sono un po' diffidente del modo in cui correntemente si usano i termini integralismo e fondamentalismo. Tuttavia — per chiarezza di argomentazione — adotto qui le definizioni piu' o meno standard: in questo post si parla di fondamentalismo intendendo la posizione di chi considera i dettami religiosi e/o i testi sacri di una religione interpretati letteralmente quale unico fondamento della sua visione del mondo, della sua etica e dei suoi comportamenti. Come integralismo intendo qui l'atteggiamento di chi ritiene che il fondamento religioso della sua interpretazione del mondo deve avere una applicazione integrale — e quindi valere erga omnes, incondizionatamente e senza eccezioni.

Uno. Con me — a parlar male di integralisti e clericali si sfonda una porta spalancata. Sono convinto che esista una forsennata offensiva oscurantista in questi anni, in Italia e nel mondo, che fa del male alla convivenza collettiva e mina alcune delle conquiste fondamentali della nostra civilta': la laicita' delle istituzioni, il pluralismo, la liberta' di coscienza — e perfino il senso piu' vero della religiosita'. E sono assolutamente equanime nel rifiutare integralisti cattolici, protestanti, ebrei, musulmani e chi piu' ne ha piu' ne metta. Anzi, forse mi stanno piu' vigorosamente sulle palle quelli vicini alle tradizioni religiose a cui mi sento affine, per cultura di nascita o per scelte — se non altro perche' mi accorgo piu' facilmente di quanto le loro posizioni non reggano a volte nemmeno sul piano teologico.
Quanto alle posizioni fondamentaliste — mi fanno proprio orrore — perche' sono frutto di una ignoranza dei meccanismi essenziali del pensiero religioso stesso — e finiscono — nella ricerca di una fedelta' letterale ai testi — per tradire nella maniera peggiore il senso, il valore di ogni racconto/discorso religioso. Quindi se qualcuno pretende di leggere la Bibbia (o il Corano o qualunque altro testo sacro) alla lettera e di trarne conclusioni che non tengono conto delle modalita' della narrazione, della cultura che lo ha generato, del tempo trascorso e cosi' via — secondo me fa torto prima di tutto all'intelligenza di D-o, poi alla sua, e infine a quella di tutti noi.
Aggiungo che in molti casi integralismi e fondamentalismi mi paiono non solo sbagliati ma in malafede, figli di un calcolo di potere e di una volonta' di sopraffazione, piu' che di effettiva convinzione interiore di fare la volonta' di D-o. Non che chi e' veramente convinto mi piaccia tanto di piu' — scegliere fra banditi e stupidi e' una brutta gara…
Ma a differenza dei miei interlocutori bright trovo ingiustificato fare d'ogni erba un fascio e buttar via il pensiero religioso tout court insieme agli eccessi del fondamentalismo o delle superstizioni vecchie e nuove. Si puo' fare (in buona o cattiva fede — e mi si perdoni l'involontario gioco di parole) un uso assai distorto della religione — cosi' come si puo' fare un uso assai distorto della scienza. Ma come il dottor Mengele non dimostra la fallacia del pensiero scientifico — cosi' il mullah Omar o il reverendo Falwell non possono essere usati per negare generalmente il valore del pensiero religioso. Credo di dire un'ovvieta' — ma sono un po' stufo di sentirmi rimproverare dagli scientisti duri e puri i crimini commessi in nome della religione.

Due. Su un altro piano: il pensiero scientifico piu' acuto da piu' di cinquant'anni almeno ha superato l'illusione positivista di poter dare una rappresentazione oggettiva, completa e coerente del mondo — e di essere quindi il canale privilegiato per la lettura, o addirittura per la definizione della realta'. Non voglio (e non ho gli strumenti per) fare una breve storia dell'epistemologia novecentesca in un post — ma credo che il consenso su questo punto dovrebbe essere facilmente raggiungibile. Nei modi che gli sono peculiari, il pensiero scientifico ha riconosciuto di essere un pensiero *debole*, cui sfugge la possibilita' di una piena padronanza del reale. Lo stesso percorso hanno compiuto contemporaneamente i filosofi — e perfino gli ambienti piu' avanzati della speculazione teologica (certo non Ratzinger — ma questo e' un *suo* problema intellettuale). A partire dal riconoscimento di questa intrinseca debolezza della capacita' umana di pensare il mondo, credo fermamente che diversi modelli di indagine abbiano — ciascuno nella sua direzione e con i metodi che gli sono propri — piena e diversa legittimita' ognuno nel proprio ambito. Percio' la religione fa molto male a tentare di entrare nel campo della scienza, di cui non padroneggia gli strumenti — o della politica — che si fonda su regole autonome. Ma la scienza deve ammettere la propria impotenza di fronte alle domande fondamentali dell'uomo — le domande sul senso della nostra stessa esistenza, che a rigor di metodo non e' nemmeno in grado di porsi. E che invece sono domande a cui e' difficile sfuggire — e che possono essere meglio affrontate con gli strumenti del pensiero mitico-religioso (o della letteratura — o dell'arte — o della filosofia, se e' per questo): sempre che si abbia la capacita' di riconoscere questi strumenti e di impiegarli correttamente — ma di questo diro' qualcosa in seguito.
A farla corta — credo che sia un atteggiamento sano ammettere che nessun metodo e nessun modello di indagine sul mondo e' capace di arrivare dappertutto. Ognuno fa luce su frammenti, su prospettive piu' o meno ampie — ma non e' abbastanza potente da illuminare l'intero quadro. E' troppo chiedere a tutti, scienziati, teologi, letterati, filosofi l'umilta' di riconoscersi *deboli* — e di accettare la legittimita' dell'apporto dell'altro?

Tre. Vedo un certo integralismo parareligioso nell'ateismo militante. Mi spiego meglio. L'esistenza o meno di D-o e' — con gli strumenti del pensiero razionale — un indecidibile. Non e' dimostrabile ne' il si' ne' il no. Di conseguenza il solo atteggiamento razionale e scientifico di fronte alla questione e' un ignoramus — e a voler essere rigorosi dovrebbe valere la proposizione che chiude il Tractatus: "Su cio' di cui non si puo' parlare, si deve tacere". Ogni passo in piu' e' un'adesione fideistica a una tesi non dimostrata. Che mi sta bene — a patto che la si riconosca per tale. E che si riconosca che la posizione del credente e quella dell'ateo sono speculari e perfettamente equivalenti.
Credere o non credere e' — da questo punto di vista — davvero la scommessa di Pascal. La scommessa di Pascal nel senso di assumersi il rischio intellettuale di andare oltre la certezza — di gettarsi oltre il perimetro di cio' che possiamo *sapere*. Certo, non e' una "scelta" in senso stretto, un puro atto di volonta' — la nostra condizione di credenti o di dubbiosi o di atei dipende spesso da fattori che sfuggono alla sfera puramente intellettiva — la fede e' come l'amore (in fondo e' una forma di amore): non si inventa se non c'e'; un cristiano qui parlerebbe di grazia — ma apriremmo un altro capitolo complicato, che non mi sento di affrontare. Sono fermamente convinto, pero', che sia una scelta lasciare aperta o no la possibilita' di una prospettiva religiosa nella propria vita: qui sta la scommessa, per chi la vuol fare in un senso o nell'altro.

Quattro. Il pensiero religioso segue logiche proprie, fondamentalmente quelle del mito. E bisogna saperle leggere, per giudicare. Il pensiero mitico-religioso non e' un pensiero erroneo, o primitivo, o ingenuo. E' una modalita' di lettura del mondo che ha le sue vie, i suoi strumenti, i suoi fini. Il mito (e per mito intendo, sia ben chiaro, anche i racconti della Bibbia o del Corano o di qualunque altro libro sacro) non e' una favoletta — ma e' un racconto paradigmatico, un modo di raccontare il perche' del mondo come e' e di fondare i comportamenti delle persone in quel mondo. Certo, la mentalita' mitico-religiosa pretende che siano *vere* le storie che racconta — non le considera semplici allegorie o apologhi morali. Ma si tratta di una verita' *normativa*, piu' che di una verita' fattuale: e' vero il mito in quanto e' vero cio' che significa — non necessariamente in quanto sono veri tutti gli avvenimenti di cui parla. C'e' una formula folgorante di un filosofo della religione della tarda antichita', Salustio, che dice "Queste cose non accaddero mai, ma sono sempre". Questo ha due conseguenze, tra mille piu' importanti: che le interpretazioni letterali dei racconti sacri sono *sbagliate* perche' non colgono il tipo di verita' insito nel mito — e che insistere sull'implausibilita' logico-fattuale di un racconto sacro non ne scalfisce di una virgola il valore di verita'. In altre parole: dire che Maria ha concepito Gesu' senza un rapporto sessuale con un uomo, ma per l'intervento dello Spirito Santo, e' un modo narrativo per dire che Gesu' e' nello stesso tempo uomo e D-o — che e' figlio di una donna mortale e di D-o stesso. La verita' di cronaca e' un dettaglio — poco piu' che un pettegolezzo.
Io credo che il pensiero mitico-religioso abbia una legittimita' non inferiore a quella del pensiero scientifico, se ognuno resta nel suo ambito. E non mi sento un oscurantista se nella mia ricerca di senso resto in ascolto — cerco di essere attento alle possibilita' offerte da questo tipo di pensiero.
Detto questo, niente implica che la scelta religiosa avvenga nelle forme delle religioni rivelate. Ma le religioni rivelate sono un immenso patrimonio di paradigmi — una ricchezza che attraversa millenni di storia umana e che fa parte in maniera profonda del nostro tessuto di identita'. Difficile sottrarsi — in una prospettiva religiosa — alla convinzione che l'Altro veramente parli dentro quel patrimonio. E al bisogno di ascoltarlo. Ancora piu' difficile — e forse futile — tentare di percorrere strade diverse: anche in questo, essere nani sulle spalle di giganti val piu' che stare a scrutare l'orizzonte dal basso della propria solitaria statura.

Cinque. Proprio perche' si snoda in racconti — in miti — alla fin fine nell'esperienza religiosa la *fede* occupa un posto assai marginale — cosi' come le manifestazioni vere o presunte del soprannaturale. Conta molto di piu' l'adesione etica al mondo che quei racconti tratteggiano — e prima ancora la convinzione di essere o meno autosufficienti e compiuti. E conta stabilire – nelle forme del pensiero mitico-religioso — una relazione con l'assolutamente Altro da noi — una relazione personale diretta e fondante della nostra esistenza (fondante e integrale — che non e' meno esigente ma e' ben diverso da integralista e fondamentalista).

Conclusioni provvisorie. Dove sono io? Nel mezzo del dubbio. Di domande che non ammettono ne' la risposta semplicistica dei bright — ne' il semplice aderire a una prospettiva religiosa. So che non siamo autosufficienti — che un barlume di senso si puo' immaginare solo di fronte a un Altro (il λόγος πρὸς τὸν Θεόν, "la parola posta di fronte a Dio" del vangelo di Giovanni) — non riesco a trovare un cammino — anche perche' non posso che scontrarmi con il *vero* problema di una scelta religiosa che non e' quello della fede, ma quello della teodicea — e quello della responsabilita' (e di qui viene la mia sempre crescente lontananza teologica dal Cristianesimo — ma questa e' un'altra storia, che porterebbe troppo lontano).

Post scriptum. Giusto per chiarezza, anche se forse si capisce da quel che ho scritto. Credo che Ratzinger abbia assolutamente torto quando dice che la scienza senza D-o e' una minaccia. Credo l'esatto contrario — che scienza e religione debbano, come stato e Chiesa, restare rigorosamente separati e ciascuno sovrano nel proprio modo di comprendere il mondo — ogni commistione dei linguaggi e delle logiche non puo' che essere deleteria. Certo — e' difficile pensare a una ricerca scientifica applicata che non sia guidata da un'etica — ma certo non puo' essere la fede a dettare quest'etica — meno che mai una specifica religione rivelata, con la pretesa di imporre la propria etica a tutti.
Detto questo, cancellare il problema etico o far finta che non ci sia e' certamente una cattiva idea per chi si occupa di tecnica (piu' che di scienza pura) — e varrebbe la pena di rifletterci, al di la' delle prediche del Papa.


mercoledì, 12 settembre 2007
Una bella lettera
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 11:30 pm

La Chiesa cattolica tuona sul tema di aborto ed eugenetica. E' un tema che sentiamo molto vicino, per ovvie ragioni — e da qualche tempo avevo in mente di scriverne. Ma stamani Repubblica di carta ha pubblicato una lettera a firma di Maura Malinverno, che secondo me dice tutto quel che c'e' da dire — e in cui ci siamo riconosciuti — direi parola per parola:

Otto anni fa sono diventata mamma di una bellissima bambina con trisomia 21; non per scelta, se l'avessi saputo d'accordo con mio marito avremmo interrotto la gravidanza. Ero giovane e tutti gli esami non invasivi erano perfetti eppure nostra figlia e' nata con due splendidi occhi a mandorla.
Che fare? Ho iniziato con il fare la mamma, compito di per se' gia' difficile e sconosciuto (era il mio primo figlio) e poi ho deciso che volevo essere in prima linea e conoscere il piu' possibile le caratteristiche del suo handicap e cosa potevo fare per aiutarla a crescere.
E cosi' mi sono rimessa a studiare. Ho fatto la mamma, la terapista, ho cercato strategie diverse con la fantasia per trovare un altro modo per comunicare quando quello verbale non arrivava. Ogni conquista di mia figlia anche la più banale e' stata per noi motivo di gioia immensa che ci ha ripagato delle fatiche fatte insieme per raggiungerla.
La prima volta che ha detto mamma ero cosi' felice che mi sono dimenticata subito delle ore di logopedia e degli esercizi quotidiani. Quando finalmente, a due anni, ha lasciato la mia mano per fare i primi passi ho pianto dalla gioia. Ogni giorno è una conquista; a volte mi sento senza piu' energia, poi lei mi guarda, mi offre uno dei suoi sorrisi disarmanti e si riparte.
Lunedi' e' il primo giorno di scuola, non sappiamo ancora chi sara' la sua insegnante di sostegno quando arrivera' a scuola e per quante ore settimanali. Ci sara' da lottare ancora con la mancanza di fondi e di strutture. In una strada in salita forse sarebbe quantomeno rassicurante riuscire ad avere un'insegnante di sostegno ad inizio anno, di ruolo, che magari rimane per 5 anni.
Si', e' una strada faticosa, a volte molto, ma sono ogni giorno felice di averla intrapresa. Ma a chi decide di non volerla percorrere vanno tutto il mio rispetto e comprensione.

Non conosco Maura — ma sento il bisogno di ringraziarla per aver trovato queste parole.


mercoledì, 29 agosto 2007
Oscurantismo ateo
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:16 pm

Essendomi impigliato in una discussione con un gruppo di bright sul blog di RdM, sono debitore di un post di chiarimento sulle mie posizioni. Lo sto scrivendo ma mi pare cosa complicata e mi prende un po' di tempo. Spero solo di non fare come il poeta greco Simonide*. Nel frattempo pero'…

Mi sono imbattuto in questo post di Alessandro Bottoni, che attacca frontalmente la proposta di inserire la Bibbia tra i testi di cui si prevede la lettura e lo studio nelle nostre scuole.
Credo che Bottoni abbia torto marcio, da un punto di vista squisitamente laico e culturale — e non religioso. La conoscenza della Bibbia, ci piaccia o no, ne si condivida o meno il carattere religioso, e' uno strumento *indispensabile* per capire la cultura e la mentalita' della nostra civilta'. Senza la Bibbia non si capisce Dante, non si capisce la storia dell'Europa, non si capisce nulla guardando le vetrate di Chartres o gli affreschi di Giotto ad Assisi — ma non si capisce nemmeno il violinista sul tetto di Chagall, il nome di tanti paesi della nostra Italia, mille modi di dire della nostra lingua — e cosi' via. Chi non conosce la Bibbia vive in un mondo di cui ignora il passato e molti aspetti del presente — si muove come un cieco tra riferimenti che gli sfuggono e finisce per non avere in mano uno strumento critico fondamentale — perfino per opporsi all'oscurantismo religioso. Per questo e' importante che la scuola non ignori la Bibbia — senza lasciarne il monopolio all'ora di religione.
Se poi si ha paura che leggere un testo cosi' problematico e complesso possa turbare le giovani coscienze — allora davvero siamo alla specularita' assoluta rispetto alla peggior tradizione cattolica, che come e' noto e' assai diffidente all'idea che il Libro venga letto dal popolo. Per altro, stabilire che non vale la pena di studiare i grandi testi di cultura su cui si hanno delle riserve ideologiche mi pare una forma di oscurantismo tutt'altro che bright.

* Cicerone, De natura deorum, 1.22.60: "Quando il tiranno Ierone gli fece questa stessa domanda (quale sia la natura degli dei, NdT), si prese un giorno per elaborare una risposta; quando quello il giorno dopo gli ripropose la questione, chiese due giorni; visto che poi continuava a raddoppiare il numero dei giorni, Ierone si meraviglio' e gli domando perche' facesse cosi': 'Perche' quanto piu' a lungo ci penso – disse – tanto piu' oscura mi pare la possibilita' di rispondere'."


Metilparaben illustra cifre alla mano come viene impiegato l'8 per mille dalla Chiesa Cattolica.
Questo blog il suo 8 per mille lo da' a qualcun altro. E invita tutti a fare lo stesso.



martedì, 29 maggio 2007
Santo subito?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 11:05 pm

Secondo la storica Emma Fattorini (di cui non ho ancora letto il libro — vi diro' al piu' presto) il futuro Pio XII avrebbe impedito la pubblicazione dell'ultimo discorso di Pio XI, contenente una durissima condanna del fascismo e del nazismo — e dell'antisemitismo in particolare.
Solo qualche tempo fa il Vaticano ha creato un caso internazionale perche' a Yad Vashem c'e' una didascalia, sotto la foto di Papa Pacelli, che ne sottolinea la posizione ambigua rispetto allo sterminio degli Ebrei.
E' di pochi giorni fa — anche — la notizia che il processo di beatificazione di Pio XII ha fatto un importante passo avanti.
Non perdo tempo a fare commenti. Mi limito ad osservare.


Da gentile, per quanto vicino all'ebraismo, non ho titolo per firmare questa dichiarazione. Ma sono felice che qualcuno l'abbia scritta — e mi ci riconosco.



mercoledì, 9 maggio 2007
QED
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:24 pm

Rutelli sponsorizza la manifestazione clericale del 12 maggio. A Torino la Margherita vota con il centrodestra per mandare il gonfalone della Regione Piemonte alla stessa manifestazione clericale. Se davvero i teodem e i loro amici pensano di fare il Partito Democratico a questo modo — o si va a uno scontro durissimo — o va a finire che se lo fanno da soli. Per una volta ha ragione la Bresso, che – intervistata dalla Stampa (di carta) – commenta: "Ho accettato di partecipare ad una scommessa [la costituzione del PD, NdR] e lo faro' fino in fondo, ma sicuramente non voglio restare vittima dei fan del Family Day e di chi calpesta la laicita' delle istituzioni. Resto nel PD ma credo sia necessario che i laici si organizzino. [...] I laici del PD devono organizzarsi. E poi ci si conta".
Non e' per fare quello che la sa lunga, ma io questa cosa qui l'avevo vista arrivare gia' durante i congressi dei DS e della Margherita — e perfino prima.


mercoledì, 2 maggio 2007
Io sono un terrorista
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:00 pm

L'Osservatore Romano bolla come terrorismo le battute contro la Chiesa cattolica del presentatore del concertone del Primo Maggio — e si spinge anche piu' in la':

E' terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E' terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. E' vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere'.

Al di la' dell'ipocrisia compiaciuta che gronda l'articolo dell'Osservatore, semplicemente non riesco a dire quanto mi fa *ribrezzo* questa presa di posizione. Non fosse altro che perche' a usare le parole a sproposito si fa del male.
Penso ai familiari delle vittime del terrorismo — quello vero — e fossi nella Chiesa cattolica striscerei ai loro piedi a chiedere perdono per l'enormita' di questa affermazione.
Ma, se penso queste cose, evidentemente e' perche' sono un terrorista pure io.


Da Floria il (quasi) lieto fine della storia della censura ai prof che discutono di DICO



giovedì, 19 aprile 2007
No – non sono convinto
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:18 pm

Lo dico con un po' di scoramento. La relazione di Piero Fassino al Congresso dei DS mi e' parsa debole su alcuni punti essenziali — e soprattutto su quello della difesa della laicita' dello Stato e sulla questione cattolica. Cito estesamente perche' cosi' non devo far la fatica di ridirlo con parole mie:

Qui sta la vera difesa della laicità. Che non consiste nella riproposizione di antichi e anacronistici steccati. Ma nella comune ricerca di un nuovo umanesimo, di un pensiero nuovo, capace di suscitare comuni, innovative risposte alle grandi questioni che interrogano l’intelligenza e la coscienza dell’umanità contemporanea.
Solo la politica capace di alimentarsi a questa ricerca comune è una politica forte, autonoma e quindi laica.
E d’altra parte il rapporto con il mondo cattolico rappresenta una delle grandi costanti della politica italiana.
E le modalità con cui il mondo cattolico ha organizzato e realizzato la sua presenza politica ha sempre segnato la storia italiana, sia quando vi è stato un partito come la Democrazia Cristiana, fondato sul presupposto storico dell’unità politica dei cattolici, e sia quando, come oggi, quel partito non c’è.
Quell’unità politica non c’è più ed è aperta davanti a noi la duplice possibilità di vedere il grande patrimonio di tensione morale e cultura politica del movimento cattolico o reinvestito in un grande progetto democratico, o invece tentato di trasformarsi nel riferimento identitario e nella base elettorale di un partito conservatore di massa.
E’ anche sulla base di questa consapevolezza che diciamo che una delle ragioni non ultime del Partito Democratico è proprio offrire un grande soggetto politico, riformista e progressista a credenti e non credenti, abbattendo definitivamente storici steccati e aprendo così una stagione nuova alla democrazia italiana.

Vorrei essere d'accordo. Ho sempre pensato che l'Ulivo prima e il PD poi dovessero — tra l'altro — servire a disinnescare definitivamente la vecchia questione cattolica che avvelena la politica italiana dai tempi di Porta Pia — e farlo abbattendo steccati e preconcetti, stabilendo un nuovo dialogo sul benessere collettivo come finalita' della politica.
Ma oggi il mondo cattolico (o almeno la sua parte piu' istituzionale) e' armato (e uso ponderatamente una parola forte) in una vera e propria crociata che ha come fine la ricattolicizzazione della societa' — e della legislazione, l'imposizione di un set di valori cattolici come etica collettiva, sostenuta dalla legge la' dove non lo e' piu' dalle coscienze.
Ecco, io una parola contro il neoclericalismo di molta parte della politica e contro la negazione della laicita' che viene dalla gerarchia della Chiesa — beh, io l'avrei proprio voluta da Fassino nel momento in cui apre il percorso del Partito Democratico. Perche' altrimenti li' dentro ci si va come agnelli fra i lupi — e rischiamo di ritrovarci imposto nel PD quel "riferimento identitario" cattolico che Fassino paventa quale bandiera di un partito conservatore di massa.


Censurati i docenti che parlano in rete di DICO e di laicita': ce lo racconta Contaminazioni.



domenica, 15 aprile 2007
L'Italia cattiva?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:13 pm

Non ho tempo e non ho concentrazione, quindi butto li' solo due noterelle sullo scambio di vedute tra Sofri e D'Avanzo su Repubblica.
1) I funerali di Piergiorgio Welby. La mia sensazione e' che la cattiveria non c'entri niente qui. Se mai c'entra un altra caratteristica tipicamente italiana, quella di non pensare che i comportamenti debbano essere coerenti e conseguenti. Piergiorgio Welby ha scelto di interrompere le cure e di poter morire di fronte a una sofferenza che non riteneva piu' sopportabile per la sua dignita'. Credo che avesse ogni diritto a farlo — e sia dovuto a lui come a coloro che lo hanno aiutato il massimo rispetto. Personalmente non vorrei per me un trattamento diverso. Ma quella legittima e assolutamente dignitosa scelta di Welby e' contraria all'insegnamento della Chiesa. Lo e' su un punto non marginale, cioe' sul fatto che la vita e' cio' che Dio ha dato all'uomo ed appartiene comunque a Dio: l'uomo non ne dispone come di cosa propria — e quindi non puo' decidere quando abbandonarla. Si puo' non essere d'accordo — ma questo e' un caposaldo essenziale della dottrina cristiana (e in fondo di molte dottrine religiose). Di conseguenza Piergiorgio Welby con la sua scelta si e' posto fuori dalla comunita' della Chiesa — e bene ha fatto la Chiesa a non volere per lui un funerale cattolico, che sarebbe stato un segno di ipocrisia per i cattolici e per i non cattolici. Questo equivale a negare un degno funerale a una persona, come dice D'Avanzo? solo un funerale con il prete e' un degno funerale?
2) Che l'Italia sia cattiva non da oggi e' — temo — una lampante verita'. Ma non per le vicende di Moro — o di Mastrogiacomo — o di Welby. Perche' siamo un paese abituato alla contrapposizione tra arroganti e coglioni, tra prevaricatori e poveri cristi — e i poveri cristi non hanno altro ideale che di poter passare dall'altra parte della barricata. Prima della politica — la politica non e' che lo specchio di questo ethos nazionale. E il problema non e' se la politica puo' essere meno cattiva della pancia di questo paese — ma banalmente se puo' governare la situazione in maniera da tenere il livello della sopraffazione sotto la soglia dell'anarchia — ed orientare almeno una parte di energie verso il mantenimento di un accettabile tasso di benessere comune. Si puo' fare anche sommando egoismi e cattiverie — mica e' una cosa da buonisti. Ma temo che la cattiveria sia un falso problema — quello vero e' la qualita' tecnica, la competenza della politica e delle istituzioni — e mi pare che su questo piano siamo messi peggio che su quello della cattiveria.


Lo vedo in ritardo, ma non posso che applaudire a questo post di Leonardo



giovedì, 12 aprile 2007
Negazionismo cattolico
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 3:55 pm

Il nunzio apostolico vaticano a Gerusalemme disertera' la commemorazione della Shoah che si tiene ogni anno a Gerusalemme perche' nel memoriale di Yad Vashem e' appesa una immagine di Pio XII con una didascalia che ne condanna il comportamento — definito ambiguo — verso gli ebrei durante la guerra mondiale.
Puo' darsi che Pio XII non meriti di essere messo accanto ai protagonisti dello sterminio. Ma e' difficile sostenere che abbia fatto abbastanza per la salvezza degli ebrei. Altri fecero molto di piu', in posizioni molto piu' esposte e molto piu' deboli — anche nella Chiesa. E a dottrina spiegano che si pecca anche per omissione.
Se la Chiesa cattolica non e' disposta a interrogarsi sulle sue colpe (fossero anche soltanto di omissione, per l'appunto) — fa del negazionismo bello e buono — e il negazionismo cattolico non e' meno intollerabile per il fatto di essere cattolico.
C'e' per altro uno stile comune tra questa presa di posizione e il terribile discorso di Benedetto XVI ad Auschwitz. E anche uno stile comune con l'arroganza generale di questa Chiesa cattolica — che si pretende maestra di tutti, anche dei non cattolici, e si straccia le vesti non appena qualcuno osa metterne in dubbio le parole ed il ruolo.

L'otto per mille — mi raccomando — datelo a qualcun altro, non alla Chiesa cattolica. E ricordatevi che se non scegliete, la grande maggioranza del vostro otto per mille va comunque alla Chiesa.


sabato, 31 marzo 2007
Almeno uno straccio…
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:04 pm

L'emittente fiorentina Controradio ha lanciato questo piccolo appello:

“Siamo tutti divorziati (e aspettiamo la comunione), siamo tutti conviventi, siamo tutti gay, siamo tutti credenti e tutti laici. Ma vogliamo che lo stato sia laico. Contro lo scontro di civiltà. Contro la campagna vaticana martellante, pesante e volgare, giorno dopo giorno che iddio mette in terra. A questa volontà scientifica di provocazione, laici e credenti (uniti nella lotta) rispondono in maniera pacifica, brillante, simpatica, e non violenta.”
Mettiamo uno straccetto colorato alle nostre borse, alle auto, agli scooter, alle finestre, uno straccetto per dichiarare pubblicamente la nostra voglia di laicità e la nostra contrarietà alle pesanti e quotidiane ingerenze del Vaticano nella vita politica italiana. E scegliete voi il colore.
Gli ascoltatori hanno scelto: rosa scuro (porpora?).
Un microfono aperto lanciato quasi per gioco si è trasformato subito in un diluvio di telefonate per testimoniare la voglia di laicità.
Da questa mattina a Controradio (via del Rosso Fiorentino 2b, 50142 Firenze) sono disponibili straccetti per tutti. Coloriamo la città, come già è accaduto a Firenze, con le bandiere della pace e gli straccetti bianchi di Emergency. Invitiamo edicolanti, commercianti, benzinai – ad essere punto di distribuzione degli straccetti.

E se provassimo a farlo anche fuori di Firenze?

(Via Videopolitik)


venerdì, 30 marzo 2007
Non possumus
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:16 pm

Credo che i pochi lettori di The Rat Race lo sappiano ad nauseam: sono stato un prodiano della primissima ora — e ho pensato che la prospettiva del Partito Democratico fosse la sola speranza di questo paese di superare le appartenenze ideologiche e di lasciarsi alle spalle i contrapposti ingombranti retaggi della questione comunista e della questione cattolica. Insomma, di diventare una specie di paese normale — in cui c'e' una sinistra riformista decente e in cui si puo' forse sperare che prima o poi nasca una destra moderata decente.
Oggi pero' le condizioni stanno cambiando a una velocita' tale che probabilmente e' necessario ripensare a tutto il processo. La questione cattolica, infatti, viene riproposta come questione centrale della politica italiana. L'appartenenza al mondo cattolico e' di nuovo una discriminante politica talmente forte da sovrastare ogni altra considerazione. Ne sono testimonianza fenomeni congruenti e convergenti come la nota pastorale sui DICO, le posizioni dei cosiddetti Teodem, che non a caso parlano di una "nuova questione cattolica" — e cosi' via.
E' ancora pensabile in queste condizioni fondare un partito in cui l'appartenenza cattolica e quella socialista si stemperino in una dimensione programmatica, operativa — insomma in un partito che guarda laicamente (che vuol dire in modo non ideologico, ne' clericale ne' anticlericale) alle cose da fare per l'Italia? Oggi, sinceramente, temo di no: perche' il rischio forte e' che una parte — la sinistra socialista, liberale e laica — si disponga a fondare il Partito Democratico lasciando fuori dalla porta il suo retaggio ideologico, mentre l'altra — quella cattolica — rimane armata di tutto punto e disposta al dirottamento ideologico della nuova formazione politica. No — di fronte a questo pericolo — oggi veramente non possumus aderire al PD.
Per quanto mi riguarda — questa e' una sconfitta disperante. Perche' le ragioni del Partito Democratico mi parevano fortissime — addirittura necessitate: ne ho parlato a lungo altrove — e quindi non ripeto il pippone. E il guaio e' che non vedo all'orizzonte altre strade praticabili: per quanto indigeribile sia la prospettiva di un PD sotto l'ala minacciosa dei cattolici ratzingeriani, il sinistrone che Mussi e Giordano teorizzano in alternativa mi pare davvero un sinistro minestrone di movimentismi e radicalismi — senza prospettive e senza cultura di governo.
Riesce sempre piu' difficile avere speranza per questo paese.

Leggo dei due appelli di Micromega per negare l'8 per mille alla Chiesa Cattolica. Li condivido in pieno, nello spirito di fondo: credo — e l'ho scritto un sacco di tempo fa — che sia doveroso, per chi non condivide l'interventismo politico della Chiesa, non contribuire a finanziarla con il denaro pubblico. Ma perche' proporre di versare l'8 per mille proprio ai Valdesi? Ho grande simpatia ed assoluto rispetto per loro — ma sarebbe stata una indicazione piu' laica proporre semplicemente di destinarlo a una istituzione diversa dalla Chiesa Cattolica.

A margine: una delle tristi conseguenze di questa temperie e' che diventa sempre piu' difficile discutere di questioni religiose senza impantanarsi nella dicotomia tra devoti e anticlericali. A me piacerebbe — per esempio — ragionare con qualcuno di liberta' e fede — ma di questi tempi e con Bagnasco/Ruini/Ratzinger tra i piedi sembra un argomento difficile da riportare all'essenziale.


Condivido appieno quel che dice Marco su Oddifredi e dintorni. Poi ne riparliamo.



venerdì, 16 febbraio 2007
E se provassimo a fare a meno della realta' virtuale?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:51 am

… e cercassimo di guardare le cose nel merito, una volta tanto?
C'e' un disegno di legge del Governo che prevede che tra due persone conviventi si possa:
- prestarsi assistenza e avere diritto di accesso in ospedale in caso di ricovero dell'altro convivente per malattia;
- designarsi vicendevolmente a prendere decisioni sulle modalita' di cura del convivente in caso di malattia incapacitante, o sulla donazione di organi e sui funerali in caso di morte;
- chiedere un permesso di soggiorno per il convivente extracomunitario che non ne e' dotato;
- vedere riconosciuto il rapporto di convivenza ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia popolare;
- subentrare nel contratto d'affitto alla morte del convivente (sempre che la convivenza duri da almeno tre anni o che da essa siano nati dei figli);
- vedere riconosciuto il rapporto di convivenza al fine di favorire il mantenimento della comune residenza nei trasferimenti e nelle assegnazioni di sede dei dipendenti pubblici (anche qui: sempre che la convivenza duri da almeno tre anni o che da essa siano nati dei figli);
- avere diritto a una pensione di reversibilita' in caso di morte del convivente;
- avere diritto ad ereditare dal convivente se la convivenza e' durata almeno nove anni (cioe' piu' di molti matrimoni);
- avere diritto a un assegno di mantenimento da parte dell'ex-compagno se la convivenza e' durata almeno tre anni.
La norma non dice altro. Qualcuno, fuor di polemica e cercando di parlare di cose concrete, mi spiega come fa un provvedimento di questo genere a costituire una minaccia per la famiglia e per i valori su cui si fonda la nostra societa'? Per favore — dico davvero.


lunedì, 25 dicembre 2006
Come tradizione vuole
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:01 am


martedì, 20 giugno 2006
Nessuno tocchi Caino
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:51 pm

Ora mi aspetto che i difensori della dignita' e dell'inviolabilita' "di ogni vita umana dal concepimento alla sua fine naturale" insorgano come un sol uomo contro l'ipotesi di condannare a morte Saddam Hussein. Almeno con tanta veemenza quanta ne impiegano contro l'aborto e gli esperimenti sulle staminali. Altrimenti vuol dire che sono loro che si sono eclissati, non D-o, che Caino alla fin fine lo difese piuttosto energicamente (Gn. 4:15).


lunedì, 12 giugno 2006
Dovere civico?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:09 pm

OK, tutti hanno il diritto di essere incoerenti. O se non ce l'hanno — fanno finta di avercelo. Pero' un *minimo* di coerenza ogni tanto non sarebbe male. Soprattutto da quelli che pretendono di dar lezioni di morale all'universo mondo.
Ve li ricordate i vescovi italiani? quelli che facevano appello all'"astensione attiva" ai tempi del referendum sulla fecondazione assistita? beh, quella stessa gente oggi dice che votare al referendum sulla riforma costituzionale e' un dovere civico.
Sempre di piu' mi convinco che questo paese e' malato di berlusconismo, con o senza Berlusconi.


giovedì, 8 giugno 2006
Si e' eclissato?
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:30 am

Il Papa parla di eclissi di Dio in riferimento alle questioni di morale sessual-familiare che gli stanno a cuore. Verrebbe voglia di dire "se la sbrighino i cattolici, quid ad me?"
Pero' quel che dice RdM e' assolutamente giusto (e credetemi, non e' uno scambio di link):

Dalle ultime uscite del signor Ratzinger esce un ritratto dell'Altissimo quantomeno poco lusinghiero. Un Signore che sta zitto mentre uccidono qualche milione degli esseri umani che – a quanto pare – ama. E poi, un Onnipotente a cui basta dire "Pacs!" perché si eclissi – puf! – Dio dov'è? Eh, ha sentito parlare di Pacs, se n'è scappato via ad eclissarsi.

Sono uno che riconosce ad ogni confessione religiosa il diritto alle proprie idee e alle proprie dogmatiche idiosincrasie — ho perfino una certa comprensione per i fondamentalismi, come ho avuto modo di dire in passato. Ma che essere cattolici oggi finisca per ridursi a una serie di regole su come e con chi si va a letto, o si divide la vita, o si mettono al mondo figli, beh — mi pare una misera idea di Cattolicesimo. Anche restando stretti stretti alla buona dottrina, c'e' molto di piu' — mi pare che il Signore pretenda molto di piu' — e di diverso — da chi lo segue.


Da Uyulala ricevo la segnalazione di questo articolo sul Papa ad Auschwitz. Mi pare assai condivisibile.



mercoledì, 23 novembre 2005
Patrimonio spirituale (a pagamento)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:46 am

Quelli che vedete qui sopra sono biglietti di ingresso nelle chiese di Venezia e di Verona, che abbiamo dovuto acquistare nel fine settimana per mettere il naso in quei monumenti. La cosa mi ha profondamente contrariato.
Pur non essendo cattolico, sono convinto che i luoghi di preghiera debbano essere aperti e disponibili, sempre e liberamente, per chiunque. Una chiesa non e' un museo, nemmeno per un turista: e' luogo destinato a parlarci di D-o — e a facilitare il nostro discorso con D-o — e mi pare aberrante dover pagare per entrarci dentro.
Mi rendo conto che il patrimonio artistico delle chiese e' delicato e costoso da mantenere. Tuttavia faccio sommessamente notare che la Chiesa cattolica riceve gia' l'otto per mille — e anche una parte significativa dell'otto per mille destinato allo stato viene specificamente impiegato per il restauro e la manutenzione del patrimonio artistico delle chiese italiane. E poi c'e' l'esenzione dall'ICI per gli edifici di culto (a parte quella recente e indecente sulle altre proprieta' immobiliari ecclesiastiche). Insomma, una bella quantita' di denaro: possibile che non si riesca proprio a fare a meno del pedaggio per entrare in chiesa?


martedì, 15 novembre 2005
Changeover
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:46 pm

Sono un lettore assiduo di Repubblica fin dal primo numero (avevo quattordici anni ed e' stato il primo quotidiano che ho comprato con i soldi miei) — salvo due brevi e sfortunati periodi di infedelta', uno quando usci' L'Indipendente di Ricardo Franco Levi (tentativo di giornalismo pacato e sottovoce: piacque solo a me e infatti ebbe la triste sorte di essere trasformato rapidamente nel suo contrario e dirottato a destra), il secondo per la Voce montanelliana, pure lei costretta ad ammainare bandiera dopo pochi, indimenticabili mesi.
Ma leggere in una sola giornata sulla prima della Stampa questo articolo di Gian Enrico Rusconi, questo di Gramellini e soprattutto questo di Avraham Yehoshua* mi ha convinto: divento bogia-nen anche nel giornale — e mi libero del fastidioso stile superficial-strillato di Repubblica in campagna elettorale.

* Di questo articolo riparlero' — dice cose interessanti, forse non tutte convincenti — ma che danno ragioni di pensare parecchio.


sabato, 12 novembre 2005
Chiedo scusa
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:00 pm

io personalmente, come italiano, visto che nessuna autorita' di questo schifoso paese clericale intende farlo, ad Adelina Parrillo, compagna di Stefano Rolla, ucciso a Nassiriya due anni fa. Alla cerimonia di commemorazione la hanno lasciata fuori perche' i due "non erano sposati".
Sono talmente indignato e avvilito che non riesco nemmeno a commentare. Pero' sarei contento di sentire che hanno da dire i virtuosi avversari cattolici del riconoscimento delle coppie di fatto.


mercoledì, 26 ottobre 2005
Perche' non possiamo (non?) dirci cristiani
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 12:51 pm

La grande offensiva cattolica* che vediamo in corso in questo periodo e che ha l'obiettivo dichiarato ed evidente di "riportare Dio al centro della vita pubblica" mi induce a un po' di riflessioni, forse contradditorie. Mi piacerebbe ragionarne insieme.
Questo non e' un post sulle mie convinzioni religiose personali. Che ci sono — e vengono da un rapporto adulto con il cristianesimo (sono nato e cresciuto in una famiglia non praticante per non dire radicalmente agnostica), da una serie di domande teologiche che nel cristianesimo non hanno trovato risposta e che mi hanno spinto ad approfondire la conoscenza dell'ebraismo — restando ben al di qua di ogni ipotesi di conversione. Ma cio' sia detto soltanto per sgombrare il terreno dalla facile obiezione che il mio sarebbe il discorso di un non credente: la questione e' un'altra.
Pur non sentendomi religiosamente un cristiano, ho sempre pensato che il cristianesimo sia una parte determinante della mia personale e della nostra (italiana ed europea) identita'. Non si capisce nulla di cio' che noi siamo se non attraverso la lente interpretativa della cultura cristiana.
Sul piano individuale: le nostre concezioni di colpa, di perdono, di responsabilita', di solidarieta', ecc. dipendono in gran parte da due millenni di cristianesimo. Sul piano delle nostre relazioni interpersonali: il nostro lessico (il nostro armamentario mentale) amoroso e' figlio del cristianesimo, come la nostra idea di famiglia, perfino quando negli esiti si allontana dall'ortodossia (il matrimonio civile e perfino i PACS imitano sul piano dei simboli e degli effetti il matrimonio religioso, ecc.). Sul piano delle identita' collettive, infine: credo che senza la Bibbia non si capisca nulla della cultura dell'Italia e dell'Europa. Dante e la Torre di Pisa, Bach, Giotto, Angelico, ma perfino i nomi dei posti e delle strade, i modi di dire, le feste: nulla di tutto questo esisterebbe senza la presenza pervasiva del cristianesimo nella nostra vita e nella nostra storia.
Per questo ho sempre trovato un po' assurdo il dibattito sulla menzione delle "radici cristiane" nel preambolo della costituzione europea: certo che le radici dell'Europa sono cristiane, sono *principalmente* cristiane — nel bene e nel male. Il concetto stesso di Europa e' storicamente figlio della cristianita' occidentale. Non riconoscerlo e' come rinnegare una parte fondante della nostra eredita'. Perfino quando le nostre radici cristiane vogliono dire secoli di persecuzioni antisemite o le Crociate o altre cose di cui non possiamo andar fieri. Negare la cristianita' della nostra storia e della nostra cultura e' una falsificazione che non possiamo permetterci — e che e' perfino immorale, perche' finisce per separare le nostre responsabilita' dalla nostra storia. Per tutte queste ragioni — crocianamente — non possiamo non dirci cristiani.
Tuttavia vi e' nel ragionare della Chiesa e dei suoi alfieri politici un non sequitur irrimediabile. Ed e' che da questo riconoscimento storico e culturale debba necessariamente discendere un'accettazione dell'etica cristiana — o meglio cattolica — nella vita pubblica e privata, e che lo stato stesso debba uniformarsi al dettato ecclesiastico nella sua legislazione. Questo tentativo di imporre per via surrettizia le opinioni religiose di una minoranza come se potessero essere l'unico fondamento morale della vita di tutti e' tanto inaccettabile quanto figlio di una intrinseca debolezza: se l'etica cristiana fosse realmente condivisa dalla maggioranza, non ci sarebbe bisogno di imporla per legge. Ecco, di fronte a questa pretesa innaturale e presuntuosa, di fronte a questo tentativo vano di rimettere in una camicia di forza una societa' che le si e' sottratta, io — io personalmente, mica dico che dovremmo farlo tutti — sento il dovere di marcare la mia differenza: no — io non posso dirmi cristiano**.

* Trovo singolare che da parte cattolica si ricorra alla retorica della difesa della liberta' religiosa minacciata da una sorta di aggressione concentrica islamo-laicista. E' evidente che la situazione e' quella inversa: quando la gerarchia ecclesiastica, per bocca del suo massimo rappresentante, se la prende perfino con la tolleranza, ad essere costretta sulla difensiva e' la cultura civile, laica — non certo il sentimento religioso.

** Aggiungo anche un'altra cosa, a proposito del sempre crescente stuolo dei "laici devoti" alla Marcello Pera: separare l'etica cristiana dalla sequela Christi, dall'amore per Gesu' salvatore che si traduce in imitazione del suo comportamento — a me, per quel poco di familiarita' con il cristianesimo che ho, pare una bestemmia — e bella grossa pure. L'etica cristiana non e' indipendente dalla fede — e da una fede operante. E sorprenderebbe — se non fosse una chiara operazione politica — il sostegno di questo Papa, tanto attento all'ortodossia, a un atteggiamento cosi' poco cristiano.


lunedì, 17 ottobre 2005
I diritti, la legge e la divinita'
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 12:13 am

Il Papa dice che i diritti dell'uomo precedono la legge. Dice qualcosa di ovvio per l'intera cultura liberale. E che si trova scritto pari pari nella nostra Costituzione, che all'art. 2 recita: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita'". "Riconosce e garantisce" significa che quei diritti preesistono allo stato e alla legge — e la legge appunto prende atto della loro esistenza e li tutela. Lezione n. 1 di educazione civica, piu' o meno. Quindi chi mena scandalo ha capito poco perfino della nostra laicissima Costituzione.
Il Papa dice che questi diritti, che sono connaturati nell'esistenza umana, risalgono al creatore di quell'esistenza. In una prospettiva teologica dice un'altra ovvieta'. Chi crede in un D-o creatore dell'uomo e in un uomo "fatto a sua immagine e somiglianza", non puo' non attribuire a D-o tutto cio' che e' caratterizzante della natura umana. Lezione n. 1 di qualunque catechismo, cattolico o non cattolico. Difficile pensare che il Papa possa dire qualcosa di diverso, francamente.
Ma se dal piano della teologia passiamo a quello della storia il discorso cambia: il riconoscimento di quei diritti dell'uomo di cui Benedetto XVI rivendica l'origine divina si e' scontrato nei secoli con l'opposizione tenace della Chiesa, prima e forse piu' di ogni altra forza organizzata nella societa' occidentale. E allora, parlando di diritti dell'uomo, la Chiesa farebbe bene ad avere maggiore umilta' — e a chiedere per prima cosa perdono per la sua vicenda di negazione di quei diritti. E con la discrezione dell'ultima arrivata ammettere che l'avanzamento della tutela dei diritti dell'uomo si e' dovuto fondare non sulla loro derivazione dal Creatore, ma sulla conquista di un'autonomia laica dall'autorita' ecclesiastica.


mercoledì, 17 agosto 2005
Roger Schutz, 1915-2005
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 12:10 pm

Frère Roger, fondatore e priore della Comunita' di Taizé, e' stato assassinato durante la preghiera dei vespri nella sua chiesa, intitolata alla Riconciliazione.
Negli anni mi sono radicalmente allontanato dal cristianesimo, ma Taizé e' stata un'esperienza essenziale per la mia vita — la possibilita' di vedere un senso, un disegno nel mondo. Con l'irenismo cristiano di Taizé non ho piu' alcun terreno comune, ma in qualche modo oggi mi sento come se avessi perso uno dei miei punti di riferimento.


martedì, 5 luglio 2005
Nomen omen
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:59 am

Chiunque abbia avuto dimestichezza con l'Universita' di Pisa e con il suo Dipartimento di Filosofia negli anni passati sa in quale considerazione fosse universalmente tenuto il prof. Marcello Pera — quindi non prova alcuna sorpresa oggi, sentendolo fare discorsi che, coerentemente con il suo cognome, si possono soltanto definire "a pera".
Ma quel che colpisce e' che un discepolino di Popper, quello della "societa' aperta", si ritrovi oggi sulla stessa barricata di Benedetto XVI, contro il "laicismo" e l'"onnipotenza della scienza". Questo accade quando un uomo troppo piccolo ascende a un potere troppo grande per lui: pur di restare in quel posto alla cui altezza non e', si aggrappa a tutto e si prostituisce a tutti.

P. S. Segnalo questo bel post su Barracuda


domenica, 3 luglio 2005
Solo cio' che e' cattolico e' umano?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 4:57 pm

Secondo Francesco Valiante, editorialista de L'Osservatore Romano (dato che non trovo online l'articolo, lo riprendo da Gaynews, che mutua a sua volta da Associated Press), la legge spagnola che consente il matrimonio indipendentemente dal genere (e basta con 'sta storia del matrimonio gay!) e' "un'avvilente sconfitta dell'umanita'"; il nostro aggiunge anche che "ogni tentativo di stravolgere il progetto di Dio sulla famiglia e' anche un tentativo di sfigurare il volto piu' autentico dell'umanita'".
E' perfino troppo facile polemizzare con affermazioni simili: parlare di sconfitta dell'umanita' di fronte a un gran numero di uomini e di donne, con i loro valori, i loro affetti e le loro vite, equivale a dire che questi uomini e queste donne non sono veramente umani. E non possiamo dimenticare che in altri tempi e in altre circostanze questo modo di pensare ha portato ad Auschwitz — al triangolo rosa oltre che alla stella gialla.
Ma anche a non voler scendere sul piano della polemica, il tenore dell'articolo e' illuminante, perche' chiarisce il nodo dello scontro che in queste settimane (in Italia, in Spagna e altrove) la Chiesa cattolica ha ingaggiato con maggiore o minore successo. Il fatto e' che per la Chiesa soltanto cio' che e' conforme al disegno divino come interpretato alla luce della fede cattolica puo' essere considerato umano. Ogni deviazione e' aberrazione che non dovrebbe esistere. Si badi bene: sul piano teologico e' una posizione legittima e in larga misura obbligata, che deriva dallo stesso carattere universalistico del cattolicesimo. Proprio perche' e' rivolto all'umanita' intera, il cattolicesimo si propone come unico interprete di cio' che e' buono per l'umanita'. Non sorprende quindi la pretesa di dettare regole universali, anche per chi non si riconosce nella fede cattolica.
E' interessante notare la differenza profonda rispetto all'ebraismo che invece una religione universalistica non e': l'osservanza della Torah e di tutti i 613 precetti e' compito imposto al solo popolo ebraico; tutti gli altri, per essere considerati giusti alla stessa stregua degli ebrei osservanti, devono rispettare soltanto le cosiddette "Leggi di Noe'", una sorta di diritto naturale minimale che lascia spazio alla differenza delle scelte, delle leggi e delle etiche. Certo, anche in questo caso si tratta di un diritto fondato religiosamente — e di un diritto legato a concezioni arcaiche della societa' (con la conseguente condanna, fra le altre cose, delle unioni omosessuali): ma non e' questo il punto che avevo a cuore. Il punto e' che l'ebraismo non pretende di imporre se stesso e i propri valori a chi ebreo non e'* — mentre il cattolicesimo non puo' non farlo. Non so dove porti questa riflessione, ma a me personalmente pare uno spunto da approfondire.

* Il che pone in modo ancor piu' brutale il problema del fondamentalismo ebraico e della sua pretesa di imporre regole e scelte anche alla societa' laica: a dimostrazione che i fondamentalismi, alla fine, si somigliano tutti — e che travalicano perfino i dettami della fede a cui pretendono di aderire.


martedì, 14 giugno 2005
Non votero' un astensionista
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:52 pm

Questo post era stato pubblicato per errore a nome di waldorf. Invece e' del ratto, come e' ovvio dato il tasso di pallosita' per rigo di scrittura.

Avvertenza: questo post e' un pippone. Puo' indurre sonnolenza, mal di fegato e/o difficolta' digestive. Non somministrare ai bambini sotto i dodici anni (che non hanno fatto niente di male per meritarsi il pippone) e agli idioti* che non sono andati a votare (che tanto sono idioti* e quindi non ne vale la pena).

L'incazzatura non e' passata. E con ottime ragioni. Pero' in queste righe provo a metterla da parte per spiegare come la vedo.
1. Il referendum dice che oltre dieci milioni di italiani considerano la legge 40 una pessima legge. Gli altri non hanno espresso un'opinione. So benissimo che la politica arruolera' gli altri quaranta milioni tra i favorevoli alla legge — ma chi e' stato a casa semplicemente non ha detto nulla. Il Parlamento farebbe bene a tener conto di quei dieci milioni di voti espressi.
2. La legge che ci teniamo e' per l'appunto pessima. Lo e' rispetto ai diritti delle donne e delle coppie, perche' e' drammaticamente invasiva di una sfera che, proprio in quanto etica, come tanto i cattolici hanno sbandierato, attiene alle scelte individuali e non pubbliche. Lo e' in quanto fa una scelta ideologica e clericale chiarissima laddove riconosce all'embrione i diritti di una persona — e questo riduce a brandelli la laicita' delle nostre istituzioni. Lo e' perche' e' contradditoria, spesso macchinosa e inapplicabile — tanto da essere contraddetta/corretta, con un'acrobazia legale che la dice lunga, dai suoi stessi regolamenti applicativi.
Le conseguenze non saranno probabilmente devastanti nel merito: l'applicazione della legge sara' blanda (le linee guida gia' approvate la smentiscono in piu' punti; molti medici faranno orecchi da mercante e devo ancora vedere i giudici e i carabinieri che vanno a cercare a casa sua una donna che rifiuta l'impianto…); e poi siamo in Europa, perdio: in Francia, in Svizzera e in Spagna si puo' andare facilmente e con poca spesa; la ricerca sulle staminali si fara' altrove e quando i risultati arriveranno non sara' certo una legge italiana a impedire le cure in barba ai doveri deontologici dei medici. Andra' a finire manzonianamente: un'altra grida destinata a fare chiasso e ad essere scarsamente applicata. Qualcuno potrebbe dire "Ma allora perche' ti incazzi tanto? stai zitto e conta sul fatto che la legge restera' lettera morta". No, m'incazzo tanto anche per questo: io alla legalita' ci credo. E fare leggi roboanti e ideologiche destinate a non avere una concreta applicazione e' un modo efficacissimo per minare la credibilita' della Legge (si', con tanto di maiuscola) come fondamento della nostra convivenza.
3. Dove la legge ha implicazioni gravissime e' sul piano delle istituzioni. Perche' sancisce l'intromissione di un'etica confessionale nella legislazione. Perche' dice ai cittadini che c'e' una scelta etica fondata su una religione, quella cattolica, che e' legittimata a diventare legge, mentre le altre sono in una condizione di minorita'. Perche' dice a me non cattolico che l'etica di qualcun altro e' diventata un'etica di stato che puo' coartare la mia. Tra l'altro — e la cosa non e' determinante, ma rende il tutto ancora piu' grave — quella che si fa etica di stato e' l'etica di una minoranza, non della maggioranza (e questo e' dimostrato, oltre che da un milione di statistiche e di sondaggi sul cattolicesimo degli Italiani, anche dal fatto che la gerarchia cattolica non abbia avuto il coraggio di fare la battaglia per il no, ma abbia preferito saldare la propria minoranza a quella degli astensionisti per idiozia*).
Qualche mese fa abbiamo fatto un casino dell'ottanta perche' il governo turco ha provato a inserire delle norme di derivazione islamica nel diritto di famiglia, dicendo (e giustamente) che una cosa del genere era incompatibile con l'appartenenza all'Europa, evocando lo spettro dello stato islamico, della teocrazia. In che cosa quello che succede in Italia e' dverso? Perche' le oche che allora hanno difeso tanto rumorosamente il Campidoglio della laicita' europea oggi sono diventate anatre mute? Perche' una repubblica cattolica deve essere meglio di una repubblica islamica?
4. E' evidente che il voto di domenica e lunedi' altera profondamente il quadro politico italiano, almeno nel breve-medio termine e nonostante tutte le dichiarazioni in contrario. Le dimissioni in AN, le fibrillazioni in Margherita e il nuovo, ulteriore spirito rivendicazionista del mio ex-partito sono li' a dimostrarlo. E d'altronde non potrebbe essere altrimenti: la chiamata alle armi della Chiesa cattolica di fatto pone fine a una tendenza di anni — che personalmente consideravo salutare e positiva, ma tant'e' –, quella che portava allo stemperarsi, nelle varie forze politiche, della differenza tra laici e cattolici. Mi pare di vedere oggi una spinta forte nella direzione opposta: quella di una riaggregazione dei cattolici in forze politiche proprie, con una rivendicazione di una identita' separata e una pretesa di egemonia su entrambi gli schieramenti.
Non credo che questo significhi necessariamente un disegno neocentrista che riporti assieme i Marini, i Casini, i Fiori, i Mantovano ecc. ecc. in una ricomposta balena bianca. Posso anche dare credito a chi come Rutelli o Follini dice che le scelte di campo, centrosinistra o centrodestra, non sono in discussione. Non e' questo il punto, infatti: il punto e' che l'identita' cattolica ridiventa, per una parte significativa delle forze politiche italiane, l'elemento distintivo principale — il tratto di individuazione essenziale.
Questa tendenza, nel centrosinistra, significa una crisi forse mortale del progetto dell'Ulivo — oltre che della leadership di Romano Prodi. L'Ulivo infatti — al di la' di tutte le sub-etichette che gli sono state man mano affibbiate — e' l'idea che ci sia la possibilita' di creare una cultura politica riformista condivisa, a partire da identita' originarie forti ma percepite come radici e non come appartenenze invalicabili. L'Ulivo e' l'ipotesi che cattolici democratici, laici, socialisti di diverse origini possano esprimere una visione comune della societa' al di la' delle loro differenze di provenienza. Di conseguenza l'Ulivo e' anche la convinzione che in questo quadro si possa superare la questione cattolica in Italia. Questo disegno ha riportato una serie di sconfitte gravi, di cui non c'e' da rallegrarsi, ma di cui non si puo' non prendere atto. Probabilmente e' il momento di inventarsi qualcosa di diverso, se vogliamo ancora acciuffare le ultime speranze di fare di questo un paese normale.
In questo senso, Romano Prodi, in quanto cattolico impegnato nell'opera di costruzione di una identita' comune dei riformisti, e' sopravvissuto alla demolizione del suo progetto politico. Credo che ne porti responsabilita' minori di quelle altrui, credo anche che resti per il centrosinistra un asset importante e l'unico uomo politico che possa credibilmente guidare l'Italia attraverso le difficolta' dei prossimi anni. Faremmo bene a tenercelo stretto come leader e come presidente del consiglio; ma il suo disegno politico di fondo e' stato azzoppato — e di conseguenza anche la sua legittimita' a guidare la coalizione e' fortemente indebolita. Dopo il referendum, Prodi fara' bene a concentrarsi sull'Unione — e a lasciar perdere la speranza di poter federare i riformisti, almeno per un bel po' di tempo. Non so se ne avra' voglia, in fondo non e' per questo che e' entrato in politica.
Quel che consola, ma e' una scarsa consolazione, e' che chi crede di trasformare in consenso elettorale l'astensionismo di questo referendum e spera di fare un pieno di voti cattolici, si illude. Questo e' un paese di idioti*, non un paese cattolico. Le formazioni politiche che si daranno una identita' neoconfessionale, dalla Margherita rutelliana all'UDC piu' o meno rinforzata dai cattolici di AN, a chissa' quale diavoleria da grande centro possa essere inventata da qui alle elezioni, non faranno tutte insieme il venti per cento dei voti (e singolarmente nessuna di loro arrivera' al 10%). Scommettiamo? Quanto a Rutelli, si trovera' a fare il leader di un partitino dell'8%, se gli va bene: auguri e figli maschi.
5. Alla luce di tutto questo, mi permetto di fare una personale promessa e di trasformarla in una proposta bipartisan. Chi ha seguito il non expedit in sedicesimo di Ruini non solo dimostra poco attaccamento alle istituzioni democratiche e alla partecipazione popolare, ma rappresenta una concezione della politica e delle istituzioni che — da laico e da portatore di un'etica rispettosa di quella cattolica, ma fieramente diversa — non posso condividere: quindi non avra' il mio voto. Non votero' un astensionista alle prossime elezioni politiche. Non lo votero' ne' al proporzionale ne' al maggioritario, qualunque sia lo schieramento che lo presenta. E lo faro' sapere e faro' campagna perche' la mia posizione sia condivisa da piu' persone possibile nel mio collegio.
La proposta bipartisan e': facciamola in tanti, questa scelta. Facciamolo sapere ai nostri politici locali e nazionali, perche' si sappiano regolare al momento della scelta dei candidati. Facciamo pesare i nostri dieci milioni di voti prima delle prossime elezioni. Chi presenta un astensionista in un collegio uninominale deve sapere che corre il rischio di perdere i voti di tanti dei suoi elettori.
Non e' una ripicca: e' una scelta consapevole, fondata su una differenza essenziale di concezione della politica e delle istituzioni. In fondo, non e' su queste cose che si dovrebbe scegliere chi ci deve rappresentare?

* Termine tecnico: ad Atene si definivano "idiotai" i cittadini che non partecipavano alla vita politica e alle votazioni. Magari ne parlo in un altro post.

P. S. Le considerazioni di oggi ovviamente non fanno che confermare quanto avevo gia' detto qualche giorno fa: la mia esperienza in Margherita e' morta e sepolta. Con tanti auguri a chi resta.


martedì, 26 aprile 2005
Habent Papam (e io sproloquio)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:50 am

Sentite, questo qui e' un post serioso e noioso, di argomento nientemeno che teologico-filosofico. A furia di imbottirmi la testa con il Papa vecchio e con quello nuovo, e' finita che perfino io mi ritrovo ad avere un po' di considerazioni da fare. Se siete allergici al tema o se non avete voglia di rompervi, ripassate al prossimo post.
Per altro, un sacco di tempo fa, Marco su Se me lo dicevi prima si interrogava sul perche' di religione si parla cosi' poco nei blog. Forse i tempi sono cambiati – ora se ne parla perfno troppo – ma non so se questa nostra chiacchiera sia quello che Marco intendeva.

Se devo proprio dirla tutta, a me l'uso che si fa dei termini fondamentalismo e integralismo non mi ha mai convinto. Vedete, il fatto e' che penso che la fede religiosa sia una cosa seria, e non un accessorio culturale da indossare quando fa comodo e da deporre quando da' noia. Una concezione religiosa ha senso se e' vissuta integralmente e se e' il fondamento delle scelte esistenziali, del modo di leggere il mondo. Quindi una fede seria non puo' che essere, in questo senso, integralista e fondamentalista. Ma questo vuol dire necessariamente essere arroccati su posizioni autoritarie e combattere con intolleranza ogni pensiero differente? Sembra questa la risposta che molte parti del mondo religioso hanno dato negli ultimi decenni. Che si tratti del fondamentalismo musulmano, di quello induista o di quello ebraico, dei teo-con protestanti o del pontificato romano di Giovanni Paolo II (e ora – presumibilmente – di quello di Benedetto XVI), la riscoperta della fede religiosa come esperienza integrale e fondante dell'esistenza collettiva ed individuale si e' coniugata con il rifiuto del dialogo e della capacita' di coesistere con ogni forma di dissenso e di pensiero divergente. Le grandi religioni hanno reagito in maniera tipicamente novecentesca alla destrutturazione della realta' e alla "crisi delle certezze" che caratterizza la modernita'. Hanno vissuto quella destrutturazione come uno shock esistenziale, come una minaccia alla sopravvivenza stessa della fede. E dopo essere state in affanno per qualche decennio di fronte alla condizione moderna, hanno costruito una risposta che e' simmetrica alle grandi ideologie politiche novecentesche: il tentativo di sostituire al vecchio ordine andato in pezzi un ordine nuovo e totalizzante, capace di realizzare un orizzonte di senso, ma anche di regolare pienamente le relazioni sociali, i modelli di vita aggregata, le politiche. Non mi si fraintenda, non e' un giudizio di valore: ma il cattolicesimo woytiliano e' simile in questo, come una goccia d'acqua, all'ideologia comunista che ha contribuito a far cadere. E' un progetto integrale che va dalla mentalita' all'organizzazione sociale, alla costruzione dei sistemi legislativi, all'etica individuale e collettiva; e i primi passi di Benedetto XVI sembrano confermare questa direzione. L'Islam khomeinista o quello di Hamas, l'ebraismo che trova espressione in Shas o nel NRP in Israele, il protestantesimo wasp dell'America bushista hanno la stessa pretesa di ristrutturazione globale del mondo, in nome di una superiore verita' che non ammette concorrenza di modelli. Ma si sbaglierebbe a pensare a questa come a una reazione antimodernista: e' al contrario una piena assunzione della modernita', proprio perche' e' una risposta alla destrutturazione della realta' (percepita come crisi catastrofica) attraverso una ristrutturazione forte, globalizzante. Ripeto: e' la risposta che il Novecento ha dato, con i risultati che tutti conosciamo.
Ma ci sono altre risposte possibili. La condizione postmoderna ha accettato la perdita di un senso univoco della realta', l'impossibilita' di dare una lettura coerente e unitaria del mondo. Non la vive come una perdita atroce da rimediare, ma come l'orizzonte dato, la natura stessa della nostra esperienza. Questa lettura si sottrae tanto al nichilismo quanto alle costruzioni ideologiche o religiose totalizzanti, e' percorsa da un pensiero "debole", ma tenacemente interrogante, che assume come fondamento la propria debolezza e la propria parzialita'. A questo pensiero i nuovi fondamentalismi non sanno dare altra risposta che la negazione (si pensi alle parole di Benedetto XVI sulla dittatura del relativismo). Ma tra questa negazione e la religiosita' fatua ed à la carte che riscuote tanto successo in questi anni, non esiste una terza via, che si faccia carico della serieta' del discorso religioso senza imporre un dogmatismo monolitico e incapace di rapportarsi con la condizione postmoderna*? Personalmente non lo so – ed e' in un certo senso il nodo che mi rende tanto difficile dare una risposta religiosa alla mia vita.

* Nel mondo ebraico ci sono stati personaggi come Jonas e Levinas: ma si tratta di un pensiero che non e' diventato pratica religiosa, che e' rimasto speculazione intellettuale.


lunedì, 25 aprile 2005
La nostra Pasqua e il nostro Sinai
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Per una singolare ma significativa coincidenza il sessantesimo anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo si celebra durante la Pasqua ebraica.
Pesach per l'ebraismo e' memoria della liberazione dalla schiavitu' d'Egitto, una schiavitu' che nel racconto biblico assume i contorni di un tentativo non solo di asservimento, ma di vero e proprio genocidio, di cancellazione dell'identita' e dell'esistenza di una nazione. Al tempo stesso, e' solo con la Pasqua, con la cruenta liberazione dall'oppressore che il popolo ebraico assume fino in fondo la propria natura e la propria identita', diventa cio' che e'.
Nella religione civile degli Italiani, prima che il clima di questi anni ne mettesse in dubbio perfino i fondamenti elementari, il 25 aprile e' stato qualcosa di molto simile: la memoria della liberazione del popolo, e nello stesso tempo il primo passo, cruento ma necessario, per la formazione di un patto civile e di una identita'. Quel che per la fede religiosa sono le Tavole della Legge, per la comunita' civile e' la Costituzione del '48. Oggi, ha ragione Scalfaro, l'uno e l'altro passaggio, la Liberazione e la Costituzione, sono sotto attacco: ma se rinunciassimo a questi, perderemmo i fondamenti della nostra coesione come popolo.
Certo, non si puo' ridurre Pesach a una occasione di riflessione sulla politica e basta. La dimensione religiosa non puo' astrarre dalla politica, ma la trascende. Tuttavia in quel nodo di liberazione e di fondazione dell'identita' di un popolo sta qualcosa di prezioso, a cui credo si debba una fedelta' assoluta.


domenica, 20 febbraio 2005
Smemoratezza e identita'
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 11:57 pm

In ritardo, ma non posso fare a meno di segnalare:

Papa Wojtyla paragona le leggi abortive di molti stati al nazismo, la piaga dell'aborto a un nuovo Olocausto. Per Giovanni Paolo II entrambi i fenomeni nascono da governi in conflitto con "la legge di Dio". E' quanto scrive nel suo nuovo libro "Memoria e Identita'. Conversazioni a cavallo dei millenni", che in Italia sta per uscire la prossima settimana.

Fonte: Agenzia Giornalistica Italia – Oggi in Italia.


mercoledì, 1 dicembre 2004
(Immuno)deficienza?
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 10:47 am

(post trasferito da qui)

Il Cardinal Lozano Barragan scrive in occasione della Giornata Mondiale contro l'AIDS:

il fenomeno dell'aids è una patologia dello spirito che oltre al corpo coinvolge tutta la persona, i rapporti interpersonali, la vita sociale e familiare ed è spesso accompagnato da una crisi di valori morali. A questo proposito, Giovanni Paolo II afferma: "Non si è lontani dal vero se si afferma che, parallelamente al diffondersi dell'aids è venuta manifestandosi una sorta di immunodeficienza sul piano dei valori esistenziali, che non può non riconoscersi come una vera patologia dello spirito" (…).
Invito la comunità internazionale e i governi in generale nonché la Chiesa in particolare, a:
- promuovere delle campagne di sensibilizzazione e di educazione della popolazione basate non su politiche che alimentano modelli di vita e comportamenti immorali ed edonistici che favoriscono il diffondersi del male, bensì su riferimenti certi ed autentici valori umani e spirituali capaci di fondare una educazione ed una prevenzione pertinenti a favore della cultura della vita e dell'amore responsabile; la virtù della castità si rivela essere così la più importante nel prevenire efficacemente contro l'hiv/aids (…).

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