martedì, 11 marzo 2014
Non e' un paese per donne
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:57 pm

La Camera respinge gli emendamenti sulla parita' di genere nella legge elettorale. La crisi porta le famiglie a rinunciare all'iscrizione ai nidi, con il risultato che piu' donne rinunciano a lavorare o a cercare un lavoro per dedicarsi alla cura dei figli. Due notizie del genere nella stessa giornata danno l'idea di che razza di paese siamo.


domenica, 27 maggio 2012
Il messaggio e' sempre piu' chiaro
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, It, Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:22 am

Alla presentazione di uno studio condotto dall'ANIA (l'associazione che riunisce le societa' di assicurazione) e dalla Fondazione CaRiPLO, dal titolo "Autonomia delle persone con disabilita': un nuovo contributo per assicurarla" (pun intended, come si vedra' tra poco), il Ministro Fornero ha dichiarato che “Non si può pensare che lo Stato sia in grado di fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi’’ [per le persone disabili, NdRatto]. Ha poi aggiunto: “Sia il privato che lavora per il profitto sia il volontariato no profit sono necessari per superare i vincoli di risorse. Il privato, in più del pubblico, possiede anche la creatività per innovare e per creare prodotti [assicurativi, NdRatto] che aiutino i disabili. La sinergia tra pubblico e privato va quindi rafforzata” (*).

Innanzi tutto, si tranquillizzi, signora Ministro. Lo Stato non fornisce affatto "tutto in termini di trasferimenti e servizi". Se devo giudicare dal caso di It, a dire il vero non fornisce quasi niente. Lo Stato concede a nostro figlio un tempo scuola che e' il 60% di quello dei suoi compagni di classe. Lo Stato concede a uno solo di noi genitori non piu' di tre giorni al mese di permessi retribuiti dal lavoro per le esigenze di assistenza di nostro figlio. Lo Stato elargisce un assegno di accompagnamento di 493 euro al mese per dodici mensilita', con cui dovremmo sopperire alle spese relative alle necessita' di assistenza continuativa di nostro figlio. Tramite il Comune paga una decina di ore settimanali di intervento di un'affidataria — ma questo lusso ci verra' tagliato, perche' non ci sono piu' soldi. Ah, dimenticavo, It non paga sull'autobus — e sulla metropolitana (ah, che stupido, non pagherebbe comunque, visto che ha meno di undici anni). Tutto qui. Il servizio sanitario pubblico non eroga *nessuna* delle terapie di nostro figlio. Paghiamo noi, di tasca nostra, ogni ora di terapia, ogni intervento rieducativo, ogni strumento/sussidio che possa essere utile alla crescita di nostro figlio. Sia chiaro, non me ne sto lagnando. Sono i soldi meglio spesi del nostro bilancio famigliare, con ogni probabilita'. Ma, signora Ministro, lo Stato e' cosi' lontano dal "fornire tutto" che Lei dovrebbe vergognarsi di fronte a noi — e di fronte a tutti i disabili italiani e alle loro famiglie — per aver detto con tanta leggerezza una frase del genere. Vergognarsi, signora Ministro: non farci un piantino sopra.

In secondo luogo: si', lo Stato dovrebbe "fornire tutto in termini di trasferimenti e servizi" ai suoi cittadini disabili. Perche' lo dice la Costituzione (art. 3: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."; art. 38: "Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.").
Perche' se lo Stato non tutela i suoi cittadini piu' deboli, allora e' la ragione stessa del contratto sociale che viene meno.
Perche' lasciare questo compito alla carita' pubblica (altro non e' il volontariato, di cui pure apprezziamo tutti lo sforzo) significa dire che la collettivita' nella sua espressione piu' alta, quella delle istituzioni, rifiuta di farsene carico. Significa ancora una volta proclamare che i cittadini disabili sono un peso che la comunita' non vuole sulle spalle — e che lascia quindi all'eventuale generosita' dei singoli.
Perche', infine, affidare i cittadini disabili al mercato, al privato che, come dice Lei stessa, "lavora per il profitto", significa banalmente che quei privati, se vogliono far bene il loro lavoro, dovranno spremere dalle famiglie dei disabili almeno un euro in piu' di quelli che dovranno conceder loro in termini di prestazioni. Significa quindi togliere risorse a quelle famiglie, non darne.

Il Governo si sara' anche rimangiato il progetto di tagliare le indennita' di accompagnamento: ma ogni volta che affronta il tema della disabilita', il messaggio che ci tocca ascoltare e' sempre lo stesso, con una chiarezza martellante: "Avete un figlio ritardato? Sono cazzi vostri."

(*) Il testo dell'intervento del Ministro non e' ad oggi disponibile in rete, ne' sul sito degli organizzatori del convegno, ne' su quello del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale: quindi cito solo i passaggi che mi sono noti tramite un articolo sul sito della FISH. Puo' darsi che – ricollocate nel loro contesto – le affermazioni di Fornero assumano un significato diverso. Allo stato delle informazioni disponibili, suonano molto ma molto male.

P. S. Ma la signora Ministro non si e' sentita un pochino a disagio a sponsorizzare con il suo intervento uno studio la cui finalita' e' quella — perfin dichiarata — di estendere il mercato delle assicurazioni al settore dei disabili, dove per ora la penetrazione e' molto bassa? Non e' parso, nemmeno per un momento, al Ministro Fornero, di far la figura del venditore che bussa alla porta di casa per venderti un mirabilante nuovo prodotto?


Nearly 30 percent of Finland’s children receive some kind of special help during their first nine years of school. The school [of Kirkkojarvi] served 240 first through ninth graders last year; and in contrast with Finland’s reputation for ethnic homogeneity, more than half of its 150 elementary-level students are immigrants—from Somalia, Iraq, Russia, Bangladesh, Estonia and Ethiopia, among other nations. [...] The national goal for the past five years has been to mainstream all children. [...] Kirkkojarvi’s teachers have learned to deal with their unusually large number of immigrant students. The city of Espoo helps them out with an extra 82,000 euros a year in “positive discrimination” funds to pay for things like special resource teachers, counselors and six special needs classes.
Why Are Finland's Schools Successful? | Smithsonian Magazine.
Ho voglia di piangere.



sabato, 16 ottobre 2010
Anniversario
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 6:18 pm

Sessantasette anni fa i nazisti e i fascisti deportarono gli Ebrei del Ghetto di Roma verso i capi di sterminio.
Sui giornali di oggi, giorno dell'anniversario, leggiamo che ai tifosi britannici del Tottenham e' stato sconsigliato di portare le bandiere con la stella di David alla partita contro l'Inter, perche' la tifoseria nerazzurra e' di estrema destra e potrebbe causare incidenti a sfondo antisemita.
Questo paese non impara niente.


lunedì, 11 ottobre 2010
Intimidazione?
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:30 pm

Ha avuto un certo risalto la notizia di una scritta contro Marchionne — definito "sfruttatore" — e Bonanni ed Angeletti — "servi dei padroni" –, comparsa a Milano e corredata, come firma, dalla falce e martello e dalla stella a cinque punte.
Si e' arrivato a parlare di minacce e di "ignobili intimidazioni" e ad evocare lo spettro delle BR.
Personalmente trovo la vicenda tra lo stucchevole e l'allucinatorio. Si puo' essere d'accordo o meno nel merito (io personalmente, al netto della semplificazione eccessiva che e' propria degli slogan e delle scritte sui muri, che non sono l'articolo di fondo del Corrierone, tendo a essere d'accordo); si puo' essere d'accordo o meno con l'abitudine di scrivere sui muri (io personalmente la trovo piu' che altro pateticamente retro): ma certamente la scritta non contiene alcuna minaccia e solo chi ha la coda di paglia puo' parlare di intimidazione (ma dico, ve lo vedete voi *uno come Marchionne* intimidito da una scritta sul muro?).
Quanto al richiamo al simbolo delle BR, poi, siamo veramente alle comiche. La scritta e' firmata con il piu' tradizionale dei simboli della tradizione comunista italiana: cosi' poco eversivo che e' stato per anni quello ufficiale del PCI; le BR non c'entrano un beneamato poffarbacco, per dirla con Crozza. Solo un'ignoranza senza limiti o una malafede senza decenza puo' portare esponenti del PD a dichiarare che "i simboli apparsi oggi su un palazzo di Milano appartengono ad un passato che non deve tornare e su cui non si deve speculare."
L'intimidazione, se mai, la vedo nel gonfiare un episodio cosi' miserando per cercare di equiparare oscuramente ogni opposizione sociale al terrorismo. Ma probabilmente sono un terrorista pure io — questo si sa.


domenica, 22 agosto 2010
Esitazione
Nelle categorie: Emigrare?, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:44 am

Siamo appena tornati, dopo due settimane di totale e beata disintossicazione dall'Italia e dalle sue notizie — e proprio non trovo il coraggio di aprire il sito di Repubblica per vedere che cosa succede.

P. S. Nei prossimi giorni cerchero' di mettere a posto i cinque giga di foto delle vacanze — e di postarne un po' su 23: in particolare per Comida che le chiedeva e per Marco che vuol farsi raccontare questi posti.


venerdì, 16 luglio 2010
Nostalgia canaglia
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:00 pm

A me una lettera come quella della Gelmini, pubblicata oggi sulla Stampa in risposta a quella di ieri di una studentessa che si e' vista respingere l'iscrizione al liceo perche' "non c'era piu' posto", fa venire nostalgia perfino di un arnese come Fioroni, che pure in fatto di chiacchiere e distintivo andava forte.
Perche' non solo, come quella di Fioroni che avevo commentato qualche anno fa, la lettera della Gelmini e' condiscendente e inconcludente, ma per di piu':
1) e' del tutto menzognera. Scrive la Gelmini che "anche nei mitici anni '80 e '90" … "se il numero delle domande era superiore all’offerta formativa, si procedeva per estrazione e si assegnavano gli studenti in soprannumero alla scuola corrispondente più vicina. Anche oggi alcuni istituti che eccellono per la qualità della didattica ricevono molte richieste di iscrizioni e non è materialmente possibile soddisfarle tutte." Sono stato alunno di un liceo prestigioso e richiesto, negli anni Settanta: non e' MAI accaduto che uno studente si sia visto negare l'iscrizione. Sono stato insegnante in un liceo altrettanto prestigioso e richiesto negli anni Ottanta e Novanta (e mi occupavo proprio di formazione delle classi): anche in questo caso non ho mai visto mandar via uno studente che chiedeva di iscriversi. Se i numeri erano troppo alti per il numero di classi previsto, si chiedeva, con l'organico di fatto, l'attivazione di classi nuove — e si evitava l'indecenza didattica (e di sicurezza) di stipare 32/33 quattordicenni in una classe. Certo, costava. Certo, non tutte le prime diventavano seconde: ma non abbiamo mai cacciato via nessuno dalla scuola pubblica — quella scuola per cui le famiglie pagano le tasse.
2) tradisce una lettura del ruolo di ministro del tutto indecente e clientelare. Cito ancora la sua lettera: "Tuttavia spero che, nella composizione dell’organico di fatto, sia possibile iscriverti all’istituto che hai scelto. Mi attiverò personalmente per verificare se questo tuo desiderio possa essere realizzato." In altre parole: non ti riconosco alcun diritto a iscriverti nella scuola pubblica che hai scelto. Pero', siccome hai questo "desiderio", io cerchero' *personalmente* (e non istituzionalmente) di fare in modo che tu possa realizzarlo. Non lavorero' come ministro per garantire un tuo diritto, ti elargiro' personalmente un favore, perche' io posso. Senza prometterti nulla, ma aspettandomi la tua gratitudine in cambio.
Si vergogni, signora Ministro, se ha idea di che sentimento sia la vergogna. Se — come probabile — ignora che cosa sia, mi vergogno io di lei e per lei: come ex-insegnante, come educatore, come genitore, come nauseato cittadino di questo insopportabile paese.


mercoledì, 14 luglio 2010
Trenta alunni anche nelle classi con portatori di handicap
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:31 pm

E' cio' che rende indiscriminatamente possibile un emendamento alla manovra del governo (emendamento 9.143 all'art. 9 comma 15 del D. L. n. 78/2010), che recita:

Al comma 15, in fine, è aggiunto il seguente periodo: «Le classi e le sezioni delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado che accolgono alunni con disabilità possono essere costituite anche in deroga al limite previsto dall'articolo 5, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81.».

Non ho bisogno di spiegare che cosa significa, per un bambino disabile, una classe tanto numerosa: meno attenzione alla programmazione individualizzata, meno spazi e meno tempo per intervenire sui suoi bisogni speciali, piu' confusione e piu' difficolta' relazionali. In una parola — un altro attentato all'integrazione.
A questo punto ridateci le classi differenziali, che sono meno ipocrite. O diteci chiaramente che i nostri figli non devono andare a scuola.
Su questo tema qui c'e' un comunicato dell'ANFFAS che vi invito a leggere e a diffondere.
Se poi, come me, credete che questa sia una vergogna e un'indecenza, appuntatevi i nomi dei senatori che hanno proposto l'emendamento: Giuseppe Esposito e Cosimo Latronico, entrambi del PDL. Scrivete ai loro indirizzi di mail per dire quel che pensate, ma soprattutto ricordatevi di loro quando qualcuno li ricandidera'.

P. S. (14 luglio 20.30). Il maxiemendamento del governo presentato oggi sopprime l'emendamento in questione. La normativa per fortuna quindi non cambia. E' comunque vergognoso e indecente che qualcuno abbia pensato di farlo — e che una maggioranza in commissione abbia approvato questa misura.


venerdì, 25 giugno 2010
Macelleria sociale (2)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:00 pm

Le norme del governo sugli insegnanti di sostegno, contenute nella manovra correttiva, stravolgono il disegno della legge 104/92 e di fatto rendono impossibile l'integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap (non che per ora fosse facile — ma le cose sono destinate a peggiorare e non poco). Vi invito a leggere e diffondere questa analisi fatta dal Dipartimento Welfare e Nuovi Diritti della CGIL.


"E' autistica, niente cassa disabili".
Notizie di discriminazioni come questa si moltiplicano tutti i giorni.
Il clima feroce di questo paese sta cominciando a far sentire i suoi effetti.



venerdì, 28 maggio 2010
Rettifica
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:05 am

Devo riconoscerlo, ero stato troppo pessimista, fuorviato dalla sintesi giornalistica: secondo il testo provvisorio della manovra economica del Governo (ancora suscettibile di modifiche), il blocco degli organici degli insegnanti di sostegno non si applica alle assunzioni in deroga per le situazioni di "particolare gravita'" (art. 9 c. 15):

Per l’anno scolastico 2010/2011 è assicurato un contingente di docenti di sostegno pari a quello in attività di servizio d’insegnamento nell’organico di fatto dell’anno scolastico 2009/2010, fatta salva l’autorizzazione di posti di sostegno in deroga al predetto contingente da attivarsi esclusivamente nelle situazioni di particolare gravità, di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

E' percio' salvo il principio sancito dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza n. 80 del febbraio 2010 e dovrebbe essere garantita la copertura delle esigenze dei disabili piu' gravi.
Resta comunque evidente (e non cambia molto la sostanza dei fatti) che per avere un insegnante di sostegno per molte famiglie di bambini con disabilita' gravi inziera' un percorso ad ostacoli perfino piu' difficile del solito (le assunzioni in deroga non sono mai uno scherzo — ed e' facile profezia che saranno concesse con il contagocce). E resta il fatto che basterebbe l'1% del costo del ponte sullo Stretto di Messina per pagare lo stipendio di tutti gli insegnanti di sostegno d'Italia. Ma e' piu' facile attaccarsi alle briciole, e alle persone piu' deboli.

It seems that the bill that puts a cap on the number of special-ed teachers will not be indiscriminate, but will contemplate exceptions for the severely disabled pupils.
It's however true that getting a special-ed teacher for a disabled child in Italian schools will be more difficult than before.


mercoledì, 26 maggio 2010
Macelleria sociale
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:42 pm

Si legge nelle notizie di stampa di oggi che tra le misure contenute nella manovra economica ci sarebbe il blocco dell'organico degli insegnanti di sostegno.
Pur in attesa di conferme, la notizia, come e' ovvio, ci fa inorridire. Per i bambini come nostro figlio, la presenza di un *buon* insegnante di sostegno *a tempo pieno* e' la condizione indispensabile perche' la scuola serva. Le difficolta' relazionali, di comunicazione, di comprensione dei contesti di un bambino autistico (ma lo stesso discorso vale per molte altre disabilta') sono tali che soltanto un intervento costante, pervasivo e individualizzato puo' contribuire a farle superare. L'alternativa e' la scuola come parcheggio — o peggio la scuola come spazio vuoto e incomprensibile, in cui il bambino perde il suo tempo e si isola.
Purtroppo e' gia' esperienza comune che le ore di sostegno non bastino, e che siano oggetto di una tristissima guerra tra poveri — o dell'italianissima arte di arrangiarsi dividendo in due o in tre l'intervento di un unico insegnante — con risultati assolutamente inadeguati.
Il blocco non fara' che peggiorare questa situazione, rendendo ancora piu' irrealistica la prospettiva dell'integrazione scolastica voluta dalle nostre leggi.
Per altro, una misura analoga, contenuta nella finanziaria del 2007, e' stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. E' assai probabile che anche questa possa cadere, ma nel frattempo i danni saranno gia' irreparabili: ci saranno bambini che dovranno affrontare la scuola in condizioni tali da aggravare il loro svantaggio, anzi che alleviarlo.
Il tutto per risparmiare quattro soldi: il numero di alunni disabili nelle scuole italiane e' di circa 160.000 (dati 2007, che non ho avuto tempo di aggiornare); gli insegnanti di sostegno sono circa 45.000 (il che vuol dire uno ogni quattro alunni: drammaticamente troppo pochi!); ognuno di loro costa allo stato grosso modo e a star larghi 40.000 euro l'anno. Assumere cinquemila insegnanti in piu' (che e' una stima per largo eccesso di quella che potrebbe essere la crescita fisiologica) costerebbe 200 milioni di euro. In una manovra da ventiquattro miliardi significa circa l'otto per mille. Per racimolare questa miseria il governo sta condannando alla discriminazione alcune migliaia di bambini disabili.
Se non e' macelleria sociale questa…

Una parziale rettifica qui.

Social Butchery
The Italian government, in a sweeping cost reduction bill totaling 24 bn euros, has decided to put a cap to the number of the special-ed teachers working in public schools (in Italy we have no special education schools separated from the "normal" ones: disabled children are entitled to a special-ed teacher to help them in the normal curriculum. While it is on paper a great idea, in practice this clashes with chronical shortage of funds, so that the average is of 3.5 disabled children per teacher, instead of the 2:1 ratio considered acceptable in order to gain real integration). This means many disabled (and severely disabled too) children won't have a special-ed teacher in the next school year, which is tantamount to exclusion de facto from any real learning opportunity.


mercoledì, 19 maggio 2010
No representation without taxation
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:10 am

Lo so, ci saranno legioni di sussiegosi moderati che spiegheranno che l'articolo di Scurati sulla Stampa del 18 maggio e' una becera e indebita semplificazione, che non si puo' qui e non si deve la'. Io pero' sento il bisogno di riportarlo per esteso, perche' lo condivido fino in fondo e condivido fino in fondo l'incazzatura — e credo che "No representation without taxation" dovrebbe essere lo slogan di una nuova guerra di liberazione nazionale.

Questo non è un articolo di commento, è un articolo di protesta. Sarà, perciò, breve, diretto, persino un po’ rozzo e brutale. Altri esporranno, spero, pacatamente le loro ragioni, io qui mi limiterò a urlare le furibonde ragioni dei miei oppressi e i miei oppressi sono i lavoratori salariati vittime della vessazione fiscale.
Protesto perché nel nostro Paese, al principio del nuovo secolo e millennio, la principale causa d’ingiustizia sociale è la sperequazione fiscale. Protesto da dipendente pubblico perché la principale forma di sperequazione fiscale non è tra Nord e Sud (come vorrebbe una parte politica i cui elettori hanno finanziato le loro imprese con l’evasione fiscale e con il lavoro nero) ma tra salariati (per lo più dipendenti statali) e lavoratori autonomi. Protesto perché, sul piano fiscale, la popolazione italiana è divisa in due parti.
Da un lato c’è un ceto produttivo (quelli a cui le tasse le prelevano alla fonte), dall’altro un ceto di parassiti evasori (per lo più commercianti, liberi professionisti, imprenditori). Protesto perché, per colmo della beffa, la prima metà è quella più povera, la seconda quella più ricca, la quale diventa ancora e sempre più ricca grazie al sangue fiscale succhiato ai più poveri. Protesto perché sono stufo di pagare con il mio modesto stipendio di ricercatore universitario la scuola d’élite al figlio del ristoratore dove una volta al mese posso forse permettermi di andare a mangiare il pesce, perché sono stufo di pagare con quel modesto stipendio la polizia che sorveglia la sontuosa villa del dentista da cui mi sono fatto otturare un dente cariato, perché sono arcistufo di pagare le strade su cui sfreccia con il suo SUV corazzato il commercialista arricchito o il pronto soccorso a cui ricorre in una notte sbagliata l’imprenditorello impippato, protesto perché non ne posso più di pagare con i miei 1500 euro mensili la escort da duemila euro a botta al riccastro viziato.

Lo Stato Moderno, ombrello della convivenza civile, nasce sulla base di un patto preciso: sottomissione contro protezione, soggezione (anche fiscale) contro sicurezza. In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale, degenerata, di quell’antica alleanza. Una violenta cricca internazionale di grassatori dell’alta finanza decide, dai suoi grattacieli dorati di New York, Lussemburgo o Shanghai, una razzia ai danni della povera gente di alcune antiche e dissestate nazioni mediterranee. E i governanti di quelle nazioni che fanno? Per ergere una barriera finanziaria a difesa della loro gente non trovano di meglio che salassare ulteriormente i già vessati salariati e pensionati. Io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura fraudolenta del contratto sociale.
La più grande democrazia moderna, quella statunitense, comincia da una protesta fiscale. No taxation without representation. Niente tasse senza rappresentanza politica, urlarono i ribelli delle colonie della Nuova Inghilterra. Non essendo questi – purtroppo o per fortuna, per fortuna o purtroppo – tempi di rivoluzioni, io propongo di invertire la formula: no representation without taxation. Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli). Chi di fatto non fa parte del consesso civile statale che si costruisce e conserva grazie al contributo fiscale di tutti, non ne faccia parte nemmeno di diritto. Altrimenti, il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia sociale. Contro la quale io, personalmente, protesto e spero protestino in tanti.


martedì, 30 marzo 2010
Potrebbe andar peggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:28 pm

Potrebbe piovere.


lunedì, 8 marzo 2010
One Red Paper Clip, again
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.


sabato, 6 marzo 2010
Modesta proposta per reagire allo schifo
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:43 pm

Provo a dirlo con la massima pacatezza. Credo che la vicenda del decreto salva-liste sia uno dei punti piu' bassi della storia repubblicana. Non tanto per l'idea in se' di riammettere le liste degli aracnidi: per una questione di democrazia sostanziale bisognava trovare il modo di farlo (che forse, come mostra la riammissione del listino Polverini a Roma, poteva essere semplicemente quello di lasciar fare il loro lavoro ai magistrati). Ma per le modalita' con cui ci si e' arrivati: con un decreto legge in una materia in cui non e' consentita la decretazione e in cui e' perfino dubbio che ci sia competenza dello Stato (le elezioni regionali sono materia di legislazione regionale: devo dire che effettivamente sarebbe stato curioso vedere Formigoni che riammette se stesso); nessun tentativo di trovare un accordo bipartisan (per il quale certamente la destra avrebbe dovuto pagare un prezzo: ma nella mia cultura si dice che chi sbaglia paga); nessuna ammissione di responsabilita' (anzi uno dei piu' clamorosi esercizi di finger pointing a cazzo della storia recente). Nel complesso, una dimostrazione di arroganza e di disprezzo delle regole a cui dovremmo essere abituati, ma che personalmente ho trovato piu' nauseabonda del solito.
E adesso? L'opposizione promette barricate — ma l'impressione e' che saranno barricate del tutto simboliche e inefficaci. Personalmente credo che l'unica risposta *seria* che potrebbe venire dall'opposizione sarebbe il ritiro dalla competizione elettorale di tutte le liste in Lombardia un minuto dopo la riammissione di Formigoni — e il conseguente boicottaggio delle elezioni in quella regione. Hanno fatto porcate con le regole elettorali? Quando una cosa simile succede negli altri paesi in cui la democrazia e' a rischio, questa e' la sola strada efficace che le opposizioni hanno per dare risonanza alle loro ragioni. Perche' in Lombardia e non in Lazio? perche' in Lazio il listino della Polverini e' stato riammesso dal TAR senza bisogno di ricorrere al decretaccio e perche' comunque in Lazio il centrodestra sarebbe stato comunque in grado di partecipare alla competizione con le liste "sopravvissute"; quindi non si puo' parlare di elezioni truccate senza forzare la mano. In Lombardia invece solo il decreto apre la strada alla riammissione delle liste di centrodestra: e allora corrano da sole — e tutti gli altri facciano campagna per il boicottaggio delle elezioni. La situazione da repubblica delle banane in cui viviamo almeno sarebbe evidente a tutti, in Italia e in Europa.

P. S. Il Presidente della Repubblica, con una mossa del tutto irrituale, che evidenzia il suo imbarazzo, ha giustificato il suo operato sul sito del Quirinale con una lettera a due cittadini. Spieghero' piu' tardi perche' non son d'accordo, ma per ora cito.
(l'URL del messaggio di Napolitano sul sito del Quirinale cambia in continuazione, quindi rimando a una copia locale, scaricata l'8 marzo alle 14.10)


sabato, 6 marzo 2010
Era meglio morire da piccoli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:43 am

Consiglio dei Ministri n.85 del 05/03/2010

(dal comunicato stampa della Presidenza del Consiglio)

Il Consiglio dei Ministri, appositamente riunito in via d’urgenza, ha approvato un decreto-legge che mira a consentire lo svolgimento regolare delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario, fissate per il 28 e 29 marzo prossimi. [...] A questo fine, pertanto, il decreto-legge detta alcuni criteri interpretativi di norme in materia di rispetto dei termini per la presentazione delle liste, di autenticazione delle firme e di ricorsi contro le decisioni dell’Ufficio centrale regionale.

Legge 23 agosto 1988 n. 400 "Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri", art. 15 c. 2:

Il Governo non puo', mediante decreto-legge:
a) conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione;
b) provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72, quarto comma, della Costituzione;
c) rinnovare le disposizioni di decreti-legge dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle due Camere;
d) regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;
e) ripristinare l'efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale per vizi non attinenti al procedimento:

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 72, quarto comma:

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

(i corsivi sono miei)

Poi ognuno se la canta e se la suona come crede, ma il decreto approvato stasera dal Governo — a termini di legge — non poteva esser fatto. E tanti saluti alla regolarita' del processo elettorale.

(Beninteso: sono convinto anche io che alle elezioni sia bene che siano presenti tutte le forze politiche — ma se un governo coarta la legge che regola il suo stesso funzionamento per salvare la *sua parte politica*, allora della democrazia non ci resta che un nome vuoto)


giovedì, 4 marzo 2010
Le elezioni e il comma 22
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Se al voto in Lombardia e in Lazio gli aracnidi non potranno partecipare non c'e' da esserne contenti. Le elezioni sarebbero *comunque* falsate — e con le elezioni, cioe' con la democrazia — non si gioca.
Ma se per far partecipare gli aracnidi al voto in Lombardia e nel Lazio si dovra' forzare la legge (o come dice qualcuno "far prevalere la sostanza sulla forma"), non si potra' esserne contenti. Se si toccano le regole, e' il fondamento stesso della democrazia che salta.
E' un pasticcio da cui non si esce puliti. In nessun modo. Con un bel ringraziamento agli aracnidi che ci hanno regalato, grazie alla loro arroganza e al loro pressappochismo, anche questa vergogna.
E no — questo paese non ce la puo' fare.


lunedì, 1 marzo 2010
In giallo a sostegno dello sciopero dei cittadini stranieri
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 11:49 am

Ecco il manifesto degli organizzatori:

«Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico.
Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano.
Siamo consapevoli dell'importanza dell'immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all'approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l'utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite.
Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell'Italia di oggi.
La contrapposizione tra «noi» e «loro» , «autoctoni» e «stranieri» è destinata a cadere, lasciando il posto alla consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi cittadini impegnati a mandare avanti il Paese e a costruirne il futuro.
Vogliamo che finisca, qui e ora, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone.
Il nostro primo obiettivo è organizzare per il 1° marzo 2010 una grande manifestazione non violenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la Journée sans immigrés, 24h sans nous ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno viavia attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via.
Il 1° marzo faremo sentire la nostra voce in modi diversi, che saranno definiti, di concerto con i comitati territoriali, in base alla concreta praticabilità e all’efficacia.Non ci precludiamo nessuno strumento, ma agiremo sempre nel rispetto della legalità e della non violenza».


sabato, 9 gennaio 2010
Rosarno
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:23 pm

A Rosarno c'erano degli stranieri in condizione di sostanziale schiavitu'. Hanno provato a ribellarsi e sono stati fatti segno di una specie di pogrom, verosimilmente con l'organizzazione e la complicita'della malavita che li ha portati li'.
Lo stato, anziche' difenderli e perseguire coloro che li hanno sfruttati e ridotti nelle condizioni che hanno determinato la loro rivolta, li ha deportati e dichiara per bocca del Ministro dell'Interno che gli incidenti sono frutto della troppa tolleranza verso gli immigrati clandestini.
Oggi piu' che mai mi vergogno di essere cittadino italiano.


sabato, 2 gennaio 2010
Inizio d'anno acido
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 7:25 pm

Due brevi note — giusto per non lasciare in bianco l'anno nuovo del blog.

1. Vogliono intitolare una strada a Craxi. In Italia ci sono gia' centinaia di strade intitolate a fior di farabutti della nostra storia, da Crispi a Diaz e Cadorna — perfino a Badoglio — e per andare indietro a sant'uomini come Papa Pio V. Insomma, Craxi sarebbe in ottima compagnia — e un delinquente in piu' appeso agli angoli delle vie non sarebbe nemmen tanto fuori posto.

2. Brunetta sostiene che si dovrebbe riscrivere la Costituzione per intero, a partire dall'articolo 1. A me piacerebbe di piu' riscrivere l'atto di nascita di Brunetta — e mettere sulla data "mai".

(Buon anno a tutti, neh)


Buone Feste, brava gente
(leggete e ditemi se avete ancora voglia di far festa)



mercoledì, 4 novembre 2009
Baciapile Barlica balustri*
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:34 pm

Ma che razza di paese del … e' questo, dove tutti — ma proprio tutti, dalla Lega (quelli del Sole Padano e dei riti celtici) ai dipietristi — si stracciano le vesti se la Corte di Giustizia europea sancisce un'ovvieta' come quella che l'esposizione del crocifisso in una scuola pubblica conculca la liberta' di educazione e la liberta' religiosa?
E io che speravo che nel PD, dopo la mai troppo tempestiva dipartita di Rutelli, ci fosse un briciolo di laicita' in piu'. No — Bersani fa lo gnorri, nella migliore delle ipotesi — forse perche' ha incassato il voto della Binetti? E perfino Marino, il campione dei laici denoantri: zitto come un topo.
Per come la vedo io, Michele Ainis sulla Stampa di oggi dice tutto quel che c'e' da dire. Aggiungerei soltanto che sento rumore di arrampicamento sugli specchi quando si parla del crocifisso come di un simbolo culturale e non religioso. E che se fossi cristiano, questo declassamento della Croce a icona identitaria degli Italiani mi suonerebbe piu' offensivo di una bestemmia.

* Come si dice in lingua bogia-nen — e rende meglio.


domenica, 25 ottobre 2009
Non voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Alla fine — con sofferenza e perfino con imbarazzo — ho deciso che non andro' a votare alle primarie del PD. Io a far nascere il PD ci ho lavorato fin dal 1995 — ci ho creduto quando ci credevamo in dieci — continuo a pensare che quel progetto fosse la sola possibilita' di costruire una politica decente in Italia.
Ma credo che il progetto sia fallito nella sua premessa fondamentale, che era il parallelo superamento della questione comunista e di quella cattolica e la costruzione di una cultura riformista laica e condivisa. La riproposizione prepotente di una visione identitaria del cattolicesimo in politica ha minato alla base questo disegno. Far convivere i teodem nell'organismo del PD significa avere un partito spaccato su questioni fondamentali e rinunciare di fatto a un'idea laica della politica. Ma cacciarli dal partito significa rinunciare a fare il PD — e ripiegare su un progetto di tipo socialdemocratico, che e' in crisi ovunque. Non se ne esce — l'involuzione politica dei cattolici ha reso impossibile uno sbocco positivo. In questo senso la battaglia di Ignazio Marino, per quanto condivisibile nel merito, oltre ad essere velleitaria nei numeri, implica lo scardinamento del PD — e' una posizione che condanna il partito ad una vocazione minoritaria ed al suicidio politico.
D'altro canto i due candidati che possono vincere hanno responsabilita' importanti nel percorso che ha portato il PD al disastro politico di oggi. Non erano su Marte negli anni passati. Ma soprattutto, votando per loro, si fa in modo che i loro ingombranti padri nobili e sponsor, da D'Alema a Marini, continuino a reggere le sorti del principale partito di opposizione: e invece dovrebbero andare a casa. Una volta per tutte.
No, non andro' a votare alle primarie del PD. Per mancanza di un progetto credibile e per mancanza di candidati votabili. Non ne sono fiero — per certi versi mi pare di venir meno alla mia stessa storia politica. Ma mi pare di non avere alternative.
E no — questo paese non ce la puo' fare.

P. S. E no — la triste ed insulsa Marrazzeide non c'entra niente.


mercoledì, 14 ottobre 2009
La guerra tra i giornali e la fine dell'equilibrio tra i poteri
Nelle categorie: Emigrare?, Pipponi, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:18 am

Il conflitto scoppiato tra De Bortoli, Scalfari e Travaglio è certamente una delle ultime cose di cui avevamo bisogno, eppure non riesce a lasciarmi indifferente. Scalfari non è onesto quando descrive De Bortoli come una sorta di leccapiedi che è corso ad assicurare a Berlusconi la sua lealtà; è ameno osservare come oggi pur di dare dell'ignavo al collega Scalfari abbia commesso marchiani errori di trama de "I Promessi Sposi".
De Bortoli ha difeso dignitosamente la sua posizione di "liberale" sia rispetto a Berlusconi che a Scalfari e Travaglio, e non è colpa sua se Minzolini ha approfittato della questione per mettere in pessima luce Repubblica, senza contraddittorio.
Va anche riconosciuto che nella sua politica antiberlusconiana Repubblica, che dopo le elezioni del 2008 era parsa anche un po' propensa alla conciliazione e all'inciucio, è caduta spesso in eccessi di cattivo gusto; trovo discutibile ad esempio il patetico ritratto di Gino Flaminio, ex fidanzatino di Noemi Letizia, come una sorta di innocente ragazzo della porta accanto sedotto e abbandonato e le cui speranze sono state tradite dalle aspirazioni velinistico-politiche della sua passata fiamma; peggio ancora attribuire a Patrizia D'Addario lo status di eroina, mentre da un punto di vista morale mi sembra equivalente a chi l'ha ingaggiata e "utilizzata" secondo la raffinata terminologia dell'onorevole Ghedini.
Ciò nonostante, il momento è di quelli che appaiono poco compatibili con il moderatismo, con l'atteggiamento da buon borghese che si vuole tenere fuori dalla mischia e dagli eccessi, che è proprio di una persona che pure per molti versi apprezzo come il buon Gramellini. La sensazione di essere alla canna del gas che molti (inclusa me) provano da tempo è quanto mai forte, quando Napolitano deve spiegare che non appartiene al suo ruolo istituzionale spiegare ai giudici della Corte Costituzionale cosa devono fare. Sembra che ormai non vengano più tollerati i controlli e gli equilibri propri di qualsiasi costituzione repubblicana. Il popolo è sovrano ma aliena la sovranità eleggendo il capo assoluto che viene offeso da chiunque eserciti le sue ordinarie funzioni costituzionali, magari annullando delle leggi sulla base di fondati argomenti giuridici.
Essere moderati può significare allora assistere impotenti e quasi complici a questo massacro della Costituzione. D'altronde in nome di cosa scendere in piazza? Il principale partito di opposizione è impegnato a guardarsi l'ombelico, e numerosi dei suoi deputati non si presentano in Parlamento consentendo che una legge aspramente discussa dallo stesso PD e su cui il Governo ha posto la fiducia passi, perdendo l'occasione di cogliere una vittoria importantissima. Oggi Franceschini scopre che la Binetti è un problema dopo essersi fatto appoggiar da lei.
Trovo drammatico trovarsi in questa situazione; non avere il carattere del tribuno, mancare di una qualsiasi guida, e al contempo sapere che tutto questo è rovinoso e inaccettabile.
Verrà mai una fine?


martedì, 13 ottobre 2009
Ora si' che possiamo star tranquilli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:42 pm

(sia per il benessere che per la liberta' e la democrazia)

Berlusconi agli industriali: "Voi pensate a creare benessere. Per la libertà e la democrazia “ghe pensi mi”…".


mercoledì, 23 settembre 2009
Anti-italiano
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:39 am

(col trattino, per distinguermi da quell'altro, piu' famoso di me)

"Abbiamo un'opposizione chiaramente anti-italiana", dice il Signore degli Aracnidi. Per una volta, almeno per quanto mi riguarda, non ha affatto torto. Continuo a pensare che lui sia al massimo un sintomo — e la malattia vera gli Italiani che lo hanno voluto, sapendo che cosa volevano.


martedì, 8 settembre 2009
Ma anche no
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 1:07 pm

"Penso che la maggior parte degli italiani nel loro intimo vorrebbero essere come me e si riconoscono in me e come mi comporto.", dice il Signore degli Aracnidi.
Mah, io non vado a puttane, non frequento minorenni, non sono pelato, non ho bisogno del cerone e — santiddio — sono almeno venti centimetri piu' alto e venticinque anni piu' giovane. No, non farei a cambio. Ma forse e' perche' non sono un vero italiano.


giovedì, 3 settembre 2009
Killeraggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:25 pm

"2 dicembre 2008. Il Corriere della sera (direttore Paolo Mieli) e la Stampa (direttore Giulio Anselmi) rilevano il conflitto d'interessi dietro la decisione di inasprire l'Iva per Sky, diretto concorrente di Mediaset. Da Tirana, Berlusconi lancia il suo "editto": "I direttori di giornali, come la Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere". 10 febbraio. Enrico Mentana, fondatore del Tg5 e anchorman di Matrix, non riesce a ottenere uno spazio informativo da Canale5 per raccontare la morte di Eluana Englaro. Protesta. L'Egoarca lo licenzia su due piedi. In aprile l'editto di Tirana trova il suo esito. Il 6, Mieli lascia il Corriere. Il 20, tocca ad Anselmi. Mentana non è più tornato in video. Anselmi e Mieli non fanno più i giornalisti. Hanno davvero cambiato mestiere." (D'Avanzo su Repubblica di oggi)

Prima c'erano stati Biagi e Santoro. Ora aggiungiamoci anche Boffo: i volenterosi killer del Capo non sbagliano un colpo.

P. S. Non fraintendetemi: qui non si versa una sola lacrima per Boffo, che di killeraggi mediatici e' un esperto. Purtroppo ho memoria lunga, e non ho dimenticato che il suo giornale, in un editoriale del 10 febbraio scorso, dava di boia a Beppino Englaro subito dopo la morte della figlia. Dispiace per la liberta' di stampa in questo paese, ma per Boffo, come si dice, good riddance.


Sono allibita di fronte al mio Paese che sprofonda nella totale indifferenza (incoscienza? calcolo?…) di chi dovrebbe fare qualcosa per evitarlo. (benvenuta nel club…)
(da Senza perdere la tenerezza)



lunedì, 24 agosto 2009
Siamo appena arrivati
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Emigrare?, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:00 am

e vorremmo fortissimamente tornarcene qui:

Nei prossimi giorni probabilmente mettero' su qualche foto. Per ora solo un paio di noterelle.
1. In Italia non abbiamo idea. Una qualunque tavola calda di una stazione sciistica stronza sulle Alpi Norvegesi ha un'area giochi per bambini con vasche piene di Lego; si trovano alberghi con piscina, parco giochi, gummy park e ogni altro genere di attrattiva per i bambini. A un livello piu' elementare non c'e' un centro commerciale per scacio che sia che non abbia un fasciatoio e una feeding room. Insomma, viaggiare con bambini li' e' davvero possibile.
2. Appena atterrati a Malpensa, ancora abituati allo stile scandinavo, ci siamo trovati nella coda per prendere la navetta e siamo stati scavalcati da un po' di gente che — approfittando del fatto che avevamo It in braccio e tonnellate di bagagli — ci ha allegramente saltato e si e' infilata nel pullmino davanti a noi. Per non dire del caffe' all'autogrill, che ci e' stato soffiato sotto il naso da due avventori, che poi si sono lamentati perche' era lungo e non ristretto come lo volevano loro.

Poi uno ti chiede perche' non volevi tornare.


Immigrata e madre di un bambino autistico: aggredita e picchiata perche' suo figlio ha tirato un sasso.
"Torna al tuo paese, porta via quel bastardo di tuo figlio e mettilo in manicomio".
E' successo qui a Torino — e noi ci chiediamo in che razza di posto viviamo.

(no, per certa gente nessuna carita' — io spero che agli aggressori di quella mamma capitino cose brutte — ma brutte veramente)



mercoledì, 15 luglio 2009
Io no
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:26 am

Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?


domenica, 12 luglio 2009
Sotto zero
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:58 pm

L'uscita orrenda di Marino ieri aveva portato a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD. Pensavo che ormai non potesse andar peggio. Ma la candidatura di Grillo annunciata oggi fa scendere quel numero a -1.


sabato, 11 luglio 2009
E non resto' nessuno
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:36 pm

Ora e' provato — oltre ogni ragionevole dubbio — che Ignazio Marino e' un coglione di proporzioni epiche.
Il che porta a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD.


giovedì, 25 giugno 2009
E se fosse vero?
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 8:58 pm

(dal Corriere della Sera)


Sulla vicenda del testamento biologico non trovo nemmeno piu' le parole.



Ilvo Diamanti ritorna sugli "ex-voto".
Non condivido tutto quel che dice — ma ora non ho tempo per argomentare.



domenica, 1 marzo 2009
Ex-voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:20 pm

Ilvo Diamanti ha tracciato il mio personale ritratto politico:

Coloro che, dopo averlo votato (il PD, NdRatto) un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.
La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio – neppure indignazione – per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.
Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione.

(Salvo forse l'ultima riga. Ormai sono infastidito perfino dalla satira — e l'inchiesta stile Gabanelli mi disgusta da sempre)


martedì, 17 febbraio 2009
I cancelli del ghetto, ieri e oggi
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:28 am

I ghetti, in tutta Italia, erano circondati da muri e vi erano ai loro ingressi dei cancelli, che ventivano chiusi al tramonto e riaperti all'alba — e chiunque tentasse di varcarli in un senso o nell'altro nell'orario di chiusura rischiava pesanti sanzioni. Negli stati sabaudi l'uso venne interrotto definitivamente da Carlo Alberto, con la concessione dei diritti ai cittadini non cattolici. A Roma, sotto l'illuminato governo papalino, i cancelli del ghetto durarono fino alla Breccia di Porta Pia.
Oggi cambiano le minoranze da tener rinchiuse — ma si riparla di cancelli dei ghetti a Roma.

(troppo schifo per commentare)


sabato, 7 febbraio 2009
No, dico…
Nelle categorie: Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 7:12 pm

… e poi vi chiedete perche' sono convinto che da questo paese si dovrebbe scappare?


venerdì, 31 ottobre 2008
Niente disabili tra i piedi della nuova Alitalia?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:39 pm

Su Disabili.com leggo questa notizia comunicata da RdB-CUB Trasporti (i COBAS dei Trasporti), che sto cercando di verificare con altre fonti (per il momento ho trovato soltanto un comunicato di AVIA e un volantino su www.assistentidivolo.org; tutte le altre notizie sembrano citare direttamente il comunicato RdB-CUB):

[...]
Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate alle oo.ss le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate. Questa la proposta nel dettaglio:
- il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale
- non saranno riassunti i part time
- non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori
- non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104
- non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104)
- non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104)

- saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenze per malattia dell'ultimo triennio
- sarà valutata l'anzianità aziendale
[...]
(l'evidenziazione e' mia, NdRatto)

Qualcuno per favore ci dica che e' una bufala — e che in Italia non puo' succedere che un'azienda discrimini cosi' i disabili e le loro famiglie. Nonostante Brunetta e tutti i suoi degni compari.

P. S. Qualche ulteriore informazione in questo trafiletto di Repubblica.
Ulteriore P. S. Sul Sole 24 Ore online del 1 novembre e' comparso questo articoletto a firma D. Col., in cui si dice che nel piano delle assunzioni "si terrà conto dei carichi familiari, garantendo la precedenza ai genitori con minori con handicap grave (legge 104/1992), ai nuclei monoreddito o a quelli con minori in famiglia. Garantita anche la clausola di salvaguardia per le lavoratrici in astensione obbligatoria e i lavoratori «temporaneamente non idonei» nei casi di limitazione all'impiego: Cai non includerà questi dipendenti negli eventuali tagli cui dovesse essere costretta a far ricorso." Tuttavia poche righe piu' sotto si riporta la dichiarazione del presidente del sindacato AVIA per il quale sono state escluse "le madri lavoratrici e tutti coloro che assistono i disabili" (anche in questo caso le evidenziazioni sono mie, NdRatto). Il giornalista non ha ritenuto necessario approfondire l'argomento e capire chi sta dicendo la verita'. A quanto pare si fa piu' scrupoli questo blogghettino di un professionista che scrive sul Sole.
Ultimo P. S. A quanto dice un comunicato stampa di CAI, la voce era effettivamente una bufala. Fino a prova contraria.


mercoledì, 15 ottobre 2008
Right or wrong my country (1.2)?
Nelle categorie: Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 9:33 am

Questo e' un paese in cui si prevedono classi segregate per i bambini stranieri, si stabilisce che un posto pubblico spetta a chi e' nato sotto il campanile del paese anziche' al piu' bravo, si tagliano risorse, persone e strumenti alla scuola pubblica propinando la fola che cosi' la scuola funzionera' meglio. E il paese che fa? E' contento matto — e manda alle stelle il gradimento del governo.
Questo e' un paese di stronzi e di coglioni. E non sorprende che un paese di stronzi e di coglioni sia anche un paese di razzisti.


venerdì, 22 agosto 2008
Una scuola per l'Italia — l'Italia?
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 3:05 pm

Leggo sul bel blog di Alfonso Fuggetta un articolo di Galli della Loggia sulla scuola italiana.
A naso, e di fretta perche' oggi e' giornata di casino.
Condivido un punto importante di quel che dice Galli Della Loggia, a livello di analisi. La scuola ha perso l'anima perche' non ha piu' un'idea di civilta' (forse piu' che di paese) da trasmettere – e quindi finisce per non trasmettere niente — se non un po' per caso e molto per la tenace volonta' di tanti insegnanti appassionati e di pochi studenti che ancora vogliono galleggiare al di sopra del liquame.
La scuola di Gentile aveva un'idea precisa, organica di civilta' (e di organizzazione sociale) da trasmettere, e a suo modo funzionava, e anche bene — ma quella visione ormai non e' piu' proponibile, da decenni — e nessuna riforma o nessun intervento si e' posto il problema di sostituirla con qualcosa di altrettanto organico.
Ma e' della scuola il problema? O non e' forse che "la cesura che era andata producendosi nei tre decenni precedenti è venuta finalmente alla luce: ha definitivamente preso forma un’Italia nuova, ma questa Italia nuova non riesce più a pensare se stessa, non riesce più a pensarsi come un intero, come nazione, a progettare il suo futuro" — e quindi non e' capace di esprimere una qualunque idea di civilta' — di modello di valori e di convivenza? Non c'e' piu' un'idea dell'Italia; non c'e' piu' una "civilta' italiana" — non c'e' piu' nella testa delle persone, non c'e' piu' nei disegni della classe dirigente: e chiedere alla scuola di inventarsela, per conto suo — di trasmetterla alla societa' che ormai non sa piu' che cosa e' e che cosa vuol essere — mi pare pretendere un po' troppo.
Se poi lo si pretende da questa scuola umiliata, maltrattata, privata di mezzi, allora e' la solita — italianissima ma del vecchio stampo — lamentazione da intellettuale trombone.

P. S. Leggetevi i pensierini di Floria, che e' una che nella scuola resiste resiste resiste. Dicono tutto di quel che la scuola e' in realta' — al di la' delle trombonate dei Galli della Loggia.


domenica, 10 agosto 2008
Siamo tornati
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 1:22 am

da una settimana, ma la testa e' ancora lassu':


Il faro dell'Ile de Sein visto dalla Pointe du Van, tardo pomeriggio


sabato, 19 luglio 2008
Ciao
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 12:19 am

Per le prossime due settimane la Rat-family al completo, con tanto di figlia grande, guardera' (poco) il mondo da qui, senza giornali italiani e senza internet, che non e' la parte minore dell'essere in vacanza.


martedì, 15 luglio 2008
Antropologicamente diverso
Nelle categorie: Emigrare?, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:39 am

Questo paese si avvia a diventare un regime monocratico. E francamente non mi pare che la cosa allarmi nessuno, a parte i soliti (che pure inneggiavano al dialogo non piu' di qualche settimana fa).
A Bolzaneto, come probabilmente era inevitabile, la gran parte dei reati commessi (e accertati nel corso del processo) non ha trovato colpevoli identificabili in maniera univoca. E la cosa suscita piu' sollievo che indignazione.
La Chiesa Cattolica sta suscitando un putiferio per imporre che la povera Eluana Englaro venga tenuta in stato vegetativo a tempo indeterminato, negandole il diritto di morire decentemente. E non vedo folle di persone schifate che tirano pomodori marci ai preti.
In Abruzzo l'intera giunta regionale o quasi finisce in gabbia per tangenti. E la cosa ha piu' rilievo per l'ennesimo attacco del Presidente del Consiglio alla Magistratura che per il merito della questione. E non vedo manifestazioni di contribuenti incazzati che pretendono giustizia.
Muoiono in media tre persone al giorno in incidenti sul lavoro. E non gliene frega nulla a nessuno.
Nell'ennesimo naufragio di migranti ci sono tre morti e venticinque dispersi. E noi stiamo a prendere le impronte digitali dei rom, tranquilli e indifferenti.
Ecco — io non ce l'ho con Berlusconi, credetemi. Mi pare l'ultimo dei problemi. Sono gli Italiani che mi disarmano, con la loro indifferenza chiassosa e flaccida, con la loro immoralita' connivente — una mala genia con cui vorrei non avere in comune nemmeno un cromosoma.


giovedì, 3 luglio 2008
Surprisibus! Surprisibus? (*)
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:01 pm

(poi, come promesso, non ne parlo piu' — perche' non e' che l'argomento sia entusiasmante. Ma questa la dovevo dire, giusto a scanso di equivoci su come la penso)

Sulla stampa italiana gira un certo senso di disappunto e sorpresa perche' questo governo sta facendo la faccia feroce e ha bruciato ogni ipotesi di dialogo (e illusione di decenza istituzionale) in pochi giorni. Ma che sorpresa e sorpresa.
Gli aracnidi al potere stanno facendo esattamente quello che si sapeva che avrebbero fatto. E gli Italiani li hanno votati, *consapevoli* di quello che avrebbero fatto.
Le porcate per mettere il capo e i suoi famigli al sicuro dai processi: erano previste — e perfino promesse, con qualche complicita' bipartisan.
La concezione del governo come potere monocratico, intollerante di ogni forma di checks and balances: fa parte del DNA berlusconiano, oltre che delle loro proposte di riforma della Costituzione. Anche queste ben note prima delle elezioni.
Le disposizioni sugli immigrati e sui rom, razziste e incompatibili con lo stato di diritto: del tutto in linea con quanto la Lega aveva promesso. Non e' che Gentilini o Calderoli siano piovuti dal cielo il giorno dopo il voto.
Potrei continuare, ma non ce n'e' bisogno. Gli Italiani sapevano che cosa stavano votando, e quindi e' evidente che gli Italiani vogliono esattamente cio' che il governo sta dando loro: perche' in fondo sono razzisti, sono allergici alla rule of law — e vogliono fortemente un Capo. Tanto e' vero che in buona sostanza sono contenti di quel che succede — o al massimo non gliene frega un… Inutile — quasi puerile — prendersela con Berlusconi — sono gli Italiani che — a salda maggioranza — fanno ribrezzo.
Quanto a quelli che speravano che dopo il voto tutto sarebbe stato diverso e piu' civilizzato — o erano in malafede o sono totalmente ciechi.

* La scena a cui faccio riferimento inizia a 2'58" di questo cartoon di Wile E. Coyote:


domenica, 18 maggio 2008
A quando il nuovo manifesto della razza?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:30 pm

Da qualche tempo il Giornale (che non linko per principio) spara titoli in prima pagina di questo tenore:

Obiettivo: zero campi rom
Ecco i rom che viaggiano in Ferrari. Nullatenenti ma vivono da ricchi.
Test del dna per tutti i rom

(puo' darsi che non ricordi alla lettera, ma grosso modo il tenore e' quello — il primo pubblicato la settimana scorsa, a ridosso dei fatti di Ponticelli, gli altri negli ultimi giorni)

Siamo a settant'anni dalle leggi razziali — e il tono e' inconfondibilmente lo stesso della campagna antiebraica del 1938. Qualcuno piu' competente di me puo' spiegarmi se e come e' possibile denunciare questa gente per incitamento all'odio razziale?

P. S. Per altro, le leggi razziali sembrano in arrivo, a giudicare dal cosiddetto pacchetto sicurezza. E senza che ci sia uno straccio di opposizione vera.


martedì, 13 maggio 2008
L'era dell'ottimismo?
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:21 pm

"Gli italiani hanno preso la parola. Hanno messo a tacere con la loro voce sovrana il pessimismo rumoroso di chi non ama l’Italia e non crede nel suo futuro." Cosi' il Presidente del Consiglio nel chiedere la fiducia per il suo governo. Mi schiero volentieri tra quelli che il popolo sovrano avrebbe messo a tacere.

P. S. Sempre Berlusconi: "Lo scontro per così dire "antropologico", tra diverse classi di umanità che si ritengono incomponibili e irriducibili, è ormai alle nostre spalle, deve restare alle nostre spalle." Non per me. Con questa gente sono certo di non aver niente a che fare. Magari non sono migliore di loro — ma certo non ho nessun possibile terreno comune — siamo incomponibili e irriducibili.


domenica, 11 maggio 2008
Right or wrong my country (1.1)?
Nelle categorie: Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:28 pm

Marco Travaglio ricorda in tv le amicizie pericolose del neo-presidente del Senato Schifani. La maggioranza che lo ha eletto (invece di vergognarsi) e l'opposizione che non lo ha votato (invece di ribadire la propria differenza) all'unisono si stracciano le vesti per l'attentato alla dignita' della seconda carica dello Stato. E poi qualcuno mi dica che questo non e' un paese da cui si deve scappare.

Sorry for our few English speaking readers: the last posts are deeply linked to the Italian situation — something we don't believe is of any interest for non Italian readers. To make it short: electoral results and a discussion over the possibility/opportunity of leaving the country. If anyone is interested none the less, we'll make an effort to translate those posts in English, too.


mercoledì, 7 maggio 2008
Right or wrong my country?
Nelle categorie: Emigrare?, Pipponi, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 10:09 am

Come promesso, provo a rispondere a Paolo Bizzarri. Temo che potrei scrivere un libro — non riesco nemmeno a mettere in fila gli argomenti — percio' provo ad andare per punti (e a puntate, se no viene un'enciclopedia invece di un post).

Uno. Anche io odio l'idea di un'Italia senza speranza — la odio tanto piu' perche' le scelte personali e professionali che abbiamo fatto anni addietro implicavano la *decisione* di restare, la *scommessa* che di questo paese si potesse fare qualcosa di buono — e il risultato e' che la Rat-family e' un prodotto drammaticamente poco esportabile sul mercato del lavoro europeo. La odio perche' e' una sconfitta personale — perche' io ci ho provato, magari sbagliando, magari facendo solo peggio — ma ci ho messo anni della mia vita a tentare di lavorare perche' l'Italia somigliasse almeno un po' a un paese decente. La odio perche' per tanti versi amo l'Italia — i luoghi, la lingua, il cibo, la luce (tutte quelle cose che piacciono agli stranieri — e forse non e' un caso).
Ma trovo che il paragone con Gagnano non sia calzante. Perche' non e' il degrado materiale quello che mi spaventa e che mi fa sentire terribilmente fuori posto, in questo paese. Certo, quello preoccupa per molti motivi, ma e' figlio di un degrado ben peggiore, di un degrado della convivenza, della decenza quotidiana della vita associata — ben prima che della politica. Questo e' un paese in cui i massacratori di Verona hanno trovato un humus complice e comprensivo nelle famiglie, nelle comunita', nelle compagne di scuola che oggi — intervistate alla tv — dicono che gli assassini erano persone tanto per bene, sempre disposte ad aiutare gli altri. Questo e' un paese in cui una multa per divieto di sosta scatena un tentativo di linciaggio di massa nella piazza piu' bella e vivibile di Torino. Questo e' un paese in cui tutta la popolazione di un comunello del Canavese si coalizza contro un bambino autistico perche' considera suo padre un prepotente. Questo e' un paese in cui Alemanno puo' andare alle Fosse Ardeatine e stare senza apparente imbarazzo nella stessa formazione politica di Ciarrapico. E gli esempi potrebbero riempire pagine e pagine. Se volessi ridurre a una formula semplice, questo e' un paese dove ai diritti si preferiscono i privilegi, i doveri sono sempre e solo quelli degli altri — e nessuno risponde mai di cio' che ha fatto o detto. E' un paese di prepotenti e cialtroni. Il resto vien dietro a questa mirabile accoppiata.
Vien dietro la qualita' infima della nostra classe politica, e il cortissimo respiro delle sue proposte. Vien dietro l'incapacita' di progettare un futuro — perche' i vantaggi non arrivano subito e perche' magari l'uovo oggi sembra piu' promettente. Vien dietro la qualita' desolante dei servizi — perche' nessuno risponde della inefficienza e perche' comunque ci si arrangia per conoscenze ed amicizie ad ottenere cio' che non arriva per la via diretta. Vien dietro il circolo vizioso tristissimo di una spesa pubblica sprecona, di tasse troppo alte per chi le paga ed evase da chiunque materialmente ci riesce — e di politici che cavalcano l'evasione e parlano di ridurre la quantita', ma mai di migliorare la qualita' della spesa. Vien dietro la lagna generalizzata per i prezzi dell'energia, ma l'opposizione strenua al nucleare e ai rigassificatori. E ancora potrei andare avanti per pagine.
Per farla corta su questo punto, credo che la crisi dell'Italia sia soprattutto morale — e che l'Italia non abbia nessuna capacita' e nessun desiderio di tirarsene fuori. E' tutto sommato a suo agio nel brago, e' il suo brago — e magari se ne lagna, ma poi non e' disposta a far nulla per uscirne. Anzi. Tutto questo non ha direttamente a che fare con Berlusconi e con il risultato elettorale. E' connaturato in questo paese. Berlusconi non fa che fare appello alla pancia, agli istinti peggiori — e vince per questo. Vince perche' tendenzialmente asseconda la natura degli Italiani, avendo fatto intimamente proprio l'assunto mussoliniano per cui governarli e' non impossibile ma inutile.
Per un po' di anni ho creduto che questa situazione fosse reversibile — e che lo fosse attraverso la politica. Mi pare che ci siamo bruciati tutti i tentativi, tutti gli strumenti, tutte le formule — e che oggi siamo messi peggio, assai peggio di quando la prima repubblica e' franata sotto le tangenti. Da un paese simile, se si puo', bisogna scappare.

Nelle prossime puntate:
Due. Che cosa chiediamo a un posto, quando pensiamo di andarci a stare?
Tre. Il futuro e i nostri figli.
Quattro. Patriottismo nonostante tutto?
Cinque. E perche' allora sono ancora qui?

Continua


domenica, 4 maggio 2008
Emigrare?
Nelle categorie: Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 10:01 am

L'amco Paolo Bizzarri ha preso sul serio la provocazione di questo mio post — e ha risposto qualche giorno fa con questa mail, che mi ha autorizzato a pubblicare:

Ho letto il post "andiamo in Portogallo, forse ritorniamo", e mi è venuto fuori quello che sta qui sotto.
Ti ricordi quante volte ne abbiamo parlato? Di andare via da questo paese, di lasciare le schifezze che ogni giorno succedono, le montagne di spazzatura morale che riempiono ogni giorno le strade?
Io sì. Ci ho provato perfino, ma non l'ho mai veramente fatto. Pensavo di non aver trovato l'occasione giusta, l'opportunità.
Ma in realtà, non volevo. Oggi lo so. Oggi, dopo queste disastrose elezioni, lo so perfettamente. Lo so guardando in faccia i leghisti, gli assurdi figli degli immigrati terroni venuti al Nord a lavorare. Quelli che ieri disprezzavano i "terroni", e oggi disprezzano gli immigrati. Quelli più lombardi dei lombardi, convinti che al Nord si lavora e al Sud no. Che i meridionali sono, in fondo, tutti dei gran fancazzisti, e che quello che gli sta succedendo se lo meritano.
Sai l'assurdità, Angelo? Sembra che i "terroni" imparino a lavorare per semplice presenza sul territorio lombardo. Bisognerebbe mandare un po' di terra lombarda a Napoli. Mica c'entra l'educazione che ti danno i genitori. No. Non c'entra nulla.
Hai mai letto "Cristo si è fermato a Eboli"? Io sì, ed è strano leggere l'Italia di oggi in un romanzo degli anni trenta. La disperazione della gente dei paesi della Basilicata, che sa di essere rimasta indietro, condannata a restare, senza poter fuggire, è la nostra stessa disperazione degli italiani. Una terra da cui i migliori sono andati altrove, e quelli che rimangono si sentono, e forse sono, i peggiori. Quelli che non hanno avuto la forza e la voglia di andare a cercare un futuro migliore.
Oggi a noi è data una scelta crudele, che è quella di scegliere fra un futuro personale sicuro altrove e un futuro collettivo incerto qui da noi. Ed è crudele, perchè non riguarda noi, ma riguarda il futuro dei nostri figli.
Ma se oggi partiamo, mio figlio domani guarderà all'Italia con l'occhio dei leghisti? Si guarderà indietro e tratterà il mio paese come un paese primitivo? Come oggi, sotto sotto, i leghisti guardano i meridionali? Io non voglio lasciare questo paese. Questo non è il paese di Calderoli, o di Rutelli o di Pecoraro Scanio. Neppure quello di Berlusconi. E' il mio paese.
Forse non siamo così in gamba da poter rendere questo paese un paese civile. Forse quelli che potevano farlo sono andati altrove.
Ma odio l'idea, l'immagine di un Italia che diventa un'immensa Gagnano, con i muri scrostati e le persone amare e disilluse.

A dire la verita', il mio era poco piu' di uno scherzo — una presa in giro innanzi tutto di me stesso e del mio stato d'animo — e forse non meritava una risposta cosi' impegnativa ed accorata. Ma il tema e' serio — ed e' vero che penso che emigrare sia la scelta migliore — a potersela permettere. Percio' sto confezionando una risposta, nei ritagli di tempo che l'iperattivita' di It — in questi giorni piu' scatenato del solito — mi concede. Pero', siccome in queste condizioni ci mettero' ancora un po', nel frattempo pubblico la lettera di Paolo, come segnaposto e perche' mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano alcuni amici émigrés e/o rapatriés: RdM e consorte, per esempio, Marco ed Elena, Lia. Se vogliono, per carita'.

La prima parte della mia risposta e' qui.


venerdì, 18 aprile 2008
Ciao
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Emigrare? — Scritto da Amministratore alle 7:46 pm

Siamo espatriati in Portogallo. (Forse) torniamo.

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