giovedì, 30 novembre 2006
Big Love
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta, Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:45 pm

Big Love, la serie della mitica HBO su una famiglia mormone poligama, prodotta tra gli altri da Tom Hanks e ora in onda su Foxlife, mi ha lasciato perplessa ancora piu' di quanto avrei previsto. Dato che i poligami ormai, per quanto ne so, sono una stretta minoranza anche tra i mormoni dello Utah, in una serie che tratta di loro ti aspetteresti un certo risalto alla componente religiosa o ideologica della scelta della poligamia (io personalmente ignoro quale sia il motivo per cui alcuni mormoni ritengono lecita – o addirittura dovuta? -la poligamia).
Nelle prime due puntate di Big Love quasi nessun cenno viene fatto a questa problematica (magari lo dicono con il tempo, boh) e il risultato e' che ci si trova di fronte alla storia di una per quanto assurda, famiglia borghese, con un marito, tre mogli, sei o sette figli e tre case vicine, dove i problemi non sono poi tanto anomali e la religione ha un ruolo del tutto secondario. Altrimenti la presenza di tutte queste mogli serve a creare pruriginose situazioni di condivisione sessuale, con il povero marito costretto a ricorrere al viagra perche' altrimenti non ce la fa, e le donne che litigano per i turni. Inoltre si creano fantastiche occasioni per mostrare il protagonista maschile a culo nudo (chissa' perche' delle donne non si vede neanche una tetta).
Non so se la serie e' destinata a cambiare ne' se avro' la pazienza di verificarlo, pero' nel frattempo sono sconcertata dalla scelta di affrontare un argomento cosi' spinoso con cosi' poca originalita'.
Perche' non fare la solita serie sulla solita famiglia se non volendo osare veramente?


sabato, 18 novembre 2006
Mujeres
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 9:30 pm

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Magari non e' audacissimo, ha un'apparenza un po' scalcinata e ricicla in tv molte idee del cinema di Almodovar (che produce la serie), ma a me Mujeres (in onda su Raisat Premium) piace molto piu' di quanto non avrei pensato alla prima puntata. La serie tv spagnola su una famiglia di quattro donne (Irene, la madre Palmira e le figlie Magda e Julia) con amiche e pochi uomini annessi ambientata in un quartiere popolare e piuttosto squallido di Madrid ha il sapore della verita' (non quella dei reality…) con gli ovvi limiti di una serie. C'e' un'atmosfera di allegria disperata che mi ricorda molti momenti della vera vita tra donne; non manca una certa cattiveria, che non guasta, anche se la sceneggiatura potrebbe graffiare di piu'. Le puntate sono troppo lunghe forse (circa un'ora) tanto che e' difficile inquadrare Mujeres nei generi americani in cui le durate sono inferiori; in realta' il rischio e' non riuscire a tenere il ritmo, come a volte accade. Lo stile lascia abbastanza a desiderare specie per la ricostruzione in studio del quartiere, forse un po' simile a qualche soap italiana (non ho riferimenti precisi , e' solo una generica impressione). Fatto sta che vedere una puntata mi lascia la curiosita' di vedere la successiva; e questo e' il segno che e' una serie se non perfetta riuscita.
PS: direi che Desperate Housewives, di cui Mujeres dovrebbe essere il contaltare europeo ed anzi mediterraneo (il confronto ironico e' ricercato peraltro anche nella foto sopra), non c'entra nulla. L'analogia e' solo che ci sono parecchie donne in tutti e due i casi.


lunedì, 23 ottobre 2006
Related
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 12:44 am

Spinta dalla pubblicita' che la spacciava come una sorta di nuovo Sex and the City ho visto un paio di puntate di Related. Spero che non sia vero quello che dicono, altrimenti il mondo e' decaduto (ulteriormente) in maniera molto veloce e brutale. Related, la storia di quattro sorelle italoamericane di nome Sorelli (!!!!) mi pare sulle prime buonista e assolutamente priva di mordente, con un'estetica insopportabilmente patinata. Il fatto e' che negli ultimi anni ci hanno inondato con storie di solidarieta' femminile e in generale di rapporti tra donne, e francamente la prospettiva sentimentaloide della faccenda andrebbe proprio superata, cosa che non mi hanno dato l'impressione di saper fare gli autori della serie propensi al lezioso.
I pochi uomini che si vedono poi sembrano ripresi dalla piena, in maniera da consentire alle non strepitose protagonista di schiacciarli senza possibilita' di replica. Forse bisognerebbe dargli un po' di tempo per vedere se migliora, ma non so proprio se ho altre serate da perdere..


giovedì, 24 agosto 2006
100 Centre Street
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 12:41 am

Sidney Lumet, classe 1924, fa film giudiziari almeno dal 1957, dai tempi di La parola ai giurati (12 Angry Men). Chi meglio di lui poteva realizzare una serie televisiva su un tribunale che si occupa di casi minori? Così il buon Sidney, ahimè per due sole stagioni, e' stato produttore e a volte sceneggiatore e regista di 100 Centre Street, ambientata prevalentemente negli uffici del tribunale penale di New York all'omonimo indirizzo. Niente processi eclatanti, solo sfilze di casi di furto, piccolo spaccio, violenze in famiglia, ubriachezza molesta e quant'altro. Imputati poveracci, avvocati di ufficio volenterosi ma oberati, sostituti procuratori novellini in cerca di gloria, giudici lontani dai fasti della Corte Suprema, udienze in notturna con un minuto a caso. Casi che sembrano irrilevanti ma ched per un gioco del caso possono anche diventare esplosivi. Un mondo che raramente la tv americana ha indagato preferendo ovviamente omicidi e reati "veri": ricordo vagamente una vecchia situation comedy chiamata "Giudice di notte" (in orginale Night Court andata avanti addirittura dal 1984 al 1992) ma ovviamente il taglio era comico. In Italia nei tardi anni '80 c'e' stata la parentesi di "Un giorno in Pretura" che, prima di diventare con i processi di mani pulite la trasmissione dei grossi processi, consentiva di vedere come si svolgeva appunto un processetto di Pretura in cui già allora molto spesso gli imputati erano gli extracomunitari.
Tornando a 100 Centre Street non è una serie perfetta, spesso le sceneggiature potrebbero essere più incisive, eppure, nei limiti della spettacolarizzazione comunque imposta dalla tv, ha un sapore di verita'. Trasuda della stanchezza, dei dubbi, delle incertezze di chi tutti i giorni si trova a determinare l'esistenza altrui in un tempo che nel caso del processo americano puo' essere incredibilmente breve. Il cinismo diventa la prima arma di difesa, mentre l'esercizio non sempre rende perfetti nel giudicare persone e situazioni.
Nel cast e' grande Alan Arkin nella parte del gudice Joe "libera tutti" Rifkind (mi commuovono quelli come lui che nel mondo dello spettacolo hanno fatto qualunque cosa) e sicuramente apprezzabile LaTanya Richardson nei panni (e nella elaborata acconciatura) della severa giudice Atallah Sims.
Nel complesso un prodotto da far vedere a quelli che dicono che non c'e' niente da vedere in tv. Peccato che vada in onda solo sul satellite (Foxcrime sta trasmettendo la seconda serie) in piena estate…


martedì, 24 gennaio 2006
Clara Sheller
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 10:41 pm

Ennesima fanciulla single metropolitana quasi piu' o meno trentenne alla ricerca del principe azzurro vista in tv, Clara Sheller, parigina, ha le fattezze della graziosa Melanie Doutey, un incrocio tra Sophie Marceau e Phoebe Cates, con le dovute orecchie a sventola. Clara Sheller vive con J.P., il suo migliore amico, ovviamente gay, il che ovviamente ricorda parecchio Will e Grace. A differenza di Will e Grace, pero' Clara e J.P. almeno una volta fanno sesso tra loro, dato che sono troppo sfigati per riuscire a trovare un partner del versante giusto.
Io personalmente non ho mai visto una serie francese e Clara Sheller, in modo molto francese, mi e' sembrata abbbastanza gradevole, ma priva di ritmo; ha il respiro di un film, come se uno corresse i quattrocento metri con il passo di una corsa campestre. C'e' una certa ricerca estetica, forse a volte non ben calibrata sul tipo di prodotto, con una fotografia che vira sull'arancione negli interni e sul blu negli esterni. La prima puntata (che vanta ben otto registi) mi ha lasciato una qualche curiosita' sul prosieguo. Vediamo come continua. Ma Sex and the City e il suo mondo, ovviamente richiamati a paragone,
sembrano stare non dall'altra parte dell'oceano, ma su un diverso pianeta*.. (solo due punti, caro Angelo, perche' ogni tanto le convenzioni tipografiche mi stanno sulle balle..). E poi gli autori potevano fare uno sforzo di immaginazione in piu' e dare a Clara Sheller un lavoro diverso da quello di autrice di una rubrica su problemi sentimentali, uguale identico a quello di Carrie Bradshaw.

*Pero' almeno una battuta memorabile c'e'; Clara dice ad un certo punto, pensando a J.P., piu' o meno "che gusto c'e' a guardare un bel paio di chiappe se non c'e' la persona giusta con cui commentarle?". E' proprio vero, non c'e' miglior compagno di un gay, per certe cose.
**Angelo mi segnala che in rete e' reperibile l'originale della battuta; la riporto per chi capisce il francese: "c'est fou – à force de regarder les mecs passer, on est persuadé qu'il suffit d'une jolie paire de fesses pour que la vie redevienne belle; jusqu'au jour où on réalise que c'est pas la paire de fesse qui rend la vie plus belle, c'est avec qui on les regarde passer". La citazione viene da un sito francese tutto sulle serie televisive, dove tra le altre cose si parla degli "shellerismes" cioe' i detti e i pensieri che dovrebbero esprimere la sheller-filosofia. Bah. Io mi sono fermata ai wellerismi.


venerdì, 13 gennaio 2006
CSI New York
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 1:13 pm

E' indubbio che tutte le varie serie basate sulle indagini scientifiche ora in grande voga siano fuorvianti per l'esagerata importanza data al ruolo della polizia scientifica , tanto che negli Stati Uniti ormai le giurie pare che credano solo al DNA. E' anche indubbio che nella media sia appassionante il seguire il filo della ricerca del colpevole e vederlo incastrare grazie a un pelo a ad un insetto trovati sulla scena del crimine. Così, come molti, attendevo con curiosita' di vedere CSI New York, il secondo spin off di CSI, le cui prime puntate sono andate in onda ieri su Italia1, mentre negli USA va in onda la seconda serie.
La serie mi e' parsa guardabile nel complesso, anche perche' non posso resistere alla fascinazione di New York, e la fotografia del resto e' piuttosto bella. Le storie pero' mi sono sembrate abbastanza debolucce (specie quella dello stupratore smascherato dalla macchia di linfa, se qualcuno l'ha seguita), peggio costruite a livello di sceneggiatura della media di una puntata di CSI, che gia' spesso lascia a desiderare. Gary Sinise, il protagonista Mac Taylor, e' bravo, ma il personaggio del detective reso vedovo dall'11 settembre e' un po' troppo patetico per i miei gusti. Melina Kanakaredes, gia' beniamina dei fan di Sentieri e modella per le campagne della Maybelline, nei panni della detective Stella Bonasera non mi esalta, anche perche' l'uso dell'attrice greca per il personaggio della italoamericana mi fa tanto insensibilita' "etnica" tipo cinema anni '50. Il resto del gruppo per il momento non mi ha dato alcuna impressione, ma nel complesso credo che il telefilm, salvo evoluzioni, sia costruito soprattutto sulla coppia Mac-Stella.
Devo dire che comunque, scienza o non scienza, per fortuna nel funzionamento di uno spettacolo contano ancora certi vecchi ingredienti. E nessuno mi toglie dalla testa che il carisma di Grissom- William Petersen con la presenza di validi comprimari come Catherine, Sara, Nick e Warrick abbia una notevole parte nel fatto che CSI funzioni come serie.


domenica, 27 novembre 2005
Ma i ragazzi della III C no!
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 12:27 am

Lo so che come al solito appariro' ipercritica nei confronti di certe punte della cultura anni '80 (come nel caso di Sposero' Simon Le Bon) ma la scoperta che tra le valanghe di dvd di serie televisive che vengono riversate in commercio qualcuno abba pensato di includere anche quelli delle prime tre serie de I ragazzi della III C mi ha causato una profonda perplessita'. Davvero ci sono nostalgici di quel brutto telefilm? Passi che sia esistito in un certo contesto come prodotto di veloce consumo (attirando tra l'altro molti anziani tra i suoi spettatori), ma riesumarlo mi sembra troppo. E, soprattutto, c'e' davvero chi e' disposto a tirare fuori decine di euro per aggiudicarsi quei dvd? Del resto scopro ora che c'e' anche un fan club in rete.. come dire che non c'e' limite alla nostalgia.
Ma girava anche sul satellite o l'ho sognato?


lunedì, 14 novembre 2005
Normal,Ohio
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 5:36 pm

Normal, Ohio, per quanto ho capito dalla prima puntata (la prima serie è del 2000 e ora va su Paramount Comedy il giovedì alle 22,30), è una serie che gioca sul paradosso. Nel senso che mentre di norma si immaginano i gay dotati di apparenza effeminata e abitanti in un contesto cittadino, magari californiano, in questo caso il gay Butch ha il corpaccione di John Goodman (Roseanne) e decide, dopo essersi trasferito a Los Angeles piantando la sua famiglia "normale" composta da moglie, figlio, sorella, genitori e nipote, di tornare nella sua "normale" cittadina di provincia. Dalla presenza, ingombrante in tutti i sensi, del figliol prodigo gay nascono ovviamente problemi e contrasti nel clan familiare; ad esempio il figlio, esortato da Butch a cercare la felicita', decide di non andare a studiare medicina annunciandolo mentre tutti festeggiano la sua ammissione alla facolta'.
Per il momento Normal,Ohio sembra abbastanza divertente, ma mi riservo di guardarne almeno un altra puntata prima di dare un giudizio più preciso. Trovo fastidiose le risatine di sottofondo, per fortuna ormai quasi scomparse dalle situation comedies, ma e' un inconveniente che si puo' superare, ci abbiamo convissuto per anni. Ad ogni modo fa piacere rivedere John Goodman, anche se nettamente invecchiato, mentre Joely Fisher (la sorella di Butch) deve essere abbonata alla serie con omosessuali (era la migliore amica di Ellen nella prima serie, credo, con una lesbica protagonista)


venerdì, 28 ottobre 2005
The Shield 2- La vendetta
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:15 am

Ammettere che si e' preso un abbaglio non e' sempre immediato, comunque per fortuna in qesto caso non e' una cosa tanto seria. La mia valutazione immediata di The Shield e' stata ingiustamente riduttiva. Nel continuare a vederlo sono sempre piu' stata presa dalla storia, per non dire del fatto che e' girato in maniera splendida; quello che devo confermare e' invece che Glenn Close e' di una bravura mostruosa.


mercoledì, 26 ottobre 2005
Grey's Anatomy
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 3:35 pm

Dopo aver guardato un paio di puntate di Grey's Anatomy ho difficolta' a capire i motivi del suo successo. Piu' che ad un incrocio di Sex and the City e E.R., come e' stato definito credo per pubblicita', mi somiglia ad uno Scrubs fatto solo di giovani chirurghi e deprivato del senso dell'umorismo e del surrealismo tipici di Scrubs, il che significa una serie abbastanza inutile. Lo capisco poi che per un chirurgo e' normale essere competitivo e testosteronico anche se e' una donna, ma i personaggi sono tutti un po' troppo antipatici per i miei gusti. E poi la nuova diva Ellen Pompeo mi sembra capace di fare quasi solo faccine depresse di vario tipo, alternate a radi sorrisi giocondeschi, con una scarsa varieta' espressiva che non trovo particolarmente attraente. Almeno il dott. House di quando in quando fa qualche buona battuta.


lunedì, 3 ottobre 2005
The L-Word e The Closer
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:53 pm

Data la sovrabbondanza di offerta sul mercato in questo momento solo brevissime notazioni su due serie esordite in questi giorni in Italia:
The L-Word: non so cosa ne pensiate, ma dopo averla incrociata all'estero, vederla in italiano ha confermato la mia prima impressione, cioe' di uno sfruttamento pruriginoso del sesso tra lesbiche, mostrato quasi al limite del porno-soft, e delle tematiche relative (soprattutto il desiderio di avere un figlio delle donne gay), ma poche idee e neanche l'ombra dello spirito witty di Sex and the City a cui mi sembra ci si voglia ispirare;
The Closer: niente affatto male Kyra Sedgwick nei panni della tosta detective Brenda Johnson (peraltro in una serie nuovissima iniziata in America nel maggio di quest'anno); mi piace un sacco il suo stile, il modo in cui arriva alle cose senza che gli altri realizzino cosa le passa per la testa e il suo modo di essere aliena in California.


venerdì, 30 settembre 2005
The Shield
Nelle categorie: Serie TV — Scritto da waldorf alle 10:56 pm

Ieri sera ho visto la seconda puntata di The Shield, avendo perso per crollo da stanchezza la prima trasmessa la settimana scorsa; se ho capito bene pero' Italia 1 parte dalla esima stagione (la serie e' iniziata nel 2002) e non dalla prima; non ho trovato notizie precise, chi ne ha le può lasciare nei commenti.
Nonostante le lodi della critica, non mi è parso tremendamente innovativo, ma l'ennesimo discendente di quella grande invenzione che è stato l'87° distretto di Ed Mc Bain.
The Shield è un cupo poliziesco dove il confine tra il bene e il male e' veramente sottile, i poliziotti sono ben poco diversi dai delinquenti, e quand'anche perseguono una specie di bene lo fanno con metodi non proprio legali, secondo lo schema di comportamento del protagonista Vic Mackey (Michael Chiklis). Se la serie per il momento non mi e' sembrata esplosiva, lo e' invece la rediviva Glenn Close nella parte del capitano Monica Rawling, per cui sospendo il giudizio finale sul tutto.
Per una revisione critica vedere qui


venerdì, 30 settembre 2005
La disperazione delle casalinghe disperate e i tempi che corrono
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 9:24 am

Non vale la pena che dica molto su Desperate Housewives, credo siano gia' corsi fiumi di inchiostro. Pero' c'e' un dubbio che mi ha colpito e che vorrei esternare, cioe' se sono l'unica – ferma restando la qualita' della serie – che si chieda come fino a qualche tempo fa eravamo appassionati alle avventure di quattro singles forse a tratti un po' disperate, ma anche dedite a una intensa vita sociale e lavorativa come le protagoniste di Sex and the City a quelle di quattro casalinghe con vite a volte tremendamente faticose, sempre comunque circondate da rovine esistenziali e nere trame familiari. Tra l'altro se a momenti la Manhattan di Carrie e compagnia sembrava molto piccola, figuriamoci Wisteria Lane. Ho l'impressione che questa cupaggine anche se glitterata dalle mises di Eva Longoria sia un segno dei tempi post 11 settembre, non particolarmente allegri e che comunque non sia certo un incoraggiamento al matrimonio e alla riproduzione, dato che i figli delle casalinghe disperate sono quasi sempre dei mostri…


martedì, 13 settembre 2005
Everwood 3, ovvero dategli tregua
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da tutti e due alle 12:19 am

Noi la fine della terza serie di Everwood non l'abbiamo ancora vista, perche' ci guardiamo le puntate "in registrata" tra una tappa e l'altra della rat race. Pero' fin d'ora, e ignorando i contenuti delle ultime due o tre puntate, ci permettiamo di dire che gli sceneggiatori si sono persi per strada molto presto — grosso modo dall'inizio della seconda stagione — e sono andati man mano peggiorando.
Il fatto e' che, perche' la serie possa continuare, i personaggi principali non possono allontanarsi da Everwood: di qui un crudele accanimento sui protagonisti per giustificare che tutti rimangano confinati nel villaggio. Non parliamo del fatto che – come Waldorf ha gia' scritto – la cosa piu' intelligente che il dottor Brown potrbbe fare nella vita reale sarebbe tornare di corsa a NY con i figli. Ma quando il povero Irv va in pensione, Edna si rifiuta di lasciare il lavoro di infermiera per andare via con lui — a costo di far naufragare il suo matrimonio (tra l'altro Irv e' stato fatto sparire senza tanti complimenti…). E Bright? Destinato fin dall'inizio al college per meriti sportivi, viene cacciato dalla squadra perche' i suoi risultati scolastici sono negativi: ma quando recupera e addirittura diventa il migliore del suo corso, non solo non viene riammesso in squadra, ma nessun college, nemmeno il piu' scalcinato del Colorado, se lo vuole pigliare. Il culmine della crudelta' (o della sfiga) tocca comunque ad Ephram: nonostante con Madison abbia presumibilmente fatto solo sesso sicuro (si insiste parecchio sull'uso dei preservativi in quelle puntate), la sua ragazza resta incinta; poi viene fatta sparire e ricompare a orologeria a New York alla vigilia dell'audizione di Ephram per la Julliard, giusto in tempo per rivelare al povero malcapitato che e' diventato padre di un bambino ormai dato in adozione e che e' stato Andy Brown a convincerla a sparire e a non dire nulla fino a quel momento; guarda caso Ephram, sconvolto, decide di saltare l'audizione che potrebbe aprirgli la strada del suo futuro lontano da Everwood.
E siccome non era carino infierire soltanto sui protagonisti, gli sceneggiatori si sono accaniti anche sui personaggi di contorno, facendo di Everwood la capitale continentale della iella. Colin e' stato risvegliato dal coma giusto per soffrire un altro po' ed essere mandato al creatore dal dottor Brown, che ci rimedia l'ostilita' dei concittadini e una bella crisi di sfiducia in se stesso. La sorella del dottor Abbott compare nella serie giusto in tempo per rivelarsi ammalata di AIDS e per avere una relazione infelice con il dottor Brown. Lo stesso dottor Brown si innamora successivamente della moglie di un paziente ridotto in coma da un ictus; i due fanno in tempo ad iniziare una storia e il marito si risveglia dal coma, anche grazie alle cure miracolose di Andy. Nina scopre che il marito non solo la tradisce, ma e' pure gay. Il pastore del paese diventa cieco. Eccetera. Eccetera. Eccetera.
Nella foga, oltre tutto, gli sceneggiatori hanno rapidamente perso di vista la continuita' (e spesso la verosimiglianza) della storia: le stagioni vanno e vengono con una certa casualita'; la gravidanza di Madison dura grosso modo quanto quella di un'elefantessa; Bright, che nella prima serie giocava a basket, nella seconda improvvisamente e' diventato un promettente asso del football; il dr. Brown e' notoriamente ricco sfondato, tanto da potersi permettere di esercitare gratis, ma quando regala lo studio di registrazione ad Ephram deve vendersi la macchina per sostenere la spesa (salvo che il suvvone BMW e' di nuovo parcheggiato davanti a casa Brown qualche puntata dopo…). Ri-eccetera.
Everwood ha dei personaggi a cui ci si affeziona volentieri: ma la sceneggiatura mostra decisamente la corda, probabilmente per i vincoli che l'idea iniziale poneva agli sviluppi della storia. C'e' da sperare che gli autori inventino qualcosa di meglio che una ulteriore epidemia di sfiga per sostenere la quarta serie, che negli Stati Uniti dovrebbe andare in scena a partire dal 29 settembre.

Ne avevamo gia' parlato qui e qui.


martedì, 30 agosto 2005
Crossing Jordan
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 4:34 pm

Fa piacere rivedere in azione in questo telefilm della NBC (ora la domenica alle 21 su La7, ma credo gia' vista in Italia sul satellite) Jill Hennessy, già Claire Kincaid, l'assistente procuratore di Law and Order morta in una drammatica e memorabile puntata (almeno per i fan della serie). Detto questo, per il momento Crossing Jordan (in onda negli USA dal 2001) contiene una serie di elementi comuni ad altre serie degli ultimi anni, pur essendo abbastanza interessante. Certo vederlo solo ora distorce la prospettiva, ma e' chiara l'esistenza di una temperie comune.
La protagonista, Jordan Cavanaugh (appunto Jill Hennessy), un medico legale con la mania di sostituirsi alla polizia nella soluzione dei casi, mi ricorda infatti un po' Olivia Benson (Mariska Hargitay) di Law and Order – Special Victims Unit (che esiste dal 1999) e la Lily di Cold case (che e' posteriore a Crossing Jordan, essendo iniziato nel 2003). Infatti Jordan, come la prima, e' stata segnata da un crimine irrisolto, nel suo caso l'assassinio della madre (per Olivia era lo stupro sempre della madre in occasione del quale e' stata concepita), che le ha lasciato addosso una rabbia inestinguibile, e come la seconda si fa ossessionare dai casi. In generale Jordan, nonostante la sua apparenza sexy, pare per il momento condividere con le altre due una certa sfiga personale (in altre parole tendenziale assenza di vita fuori del lavoro), che una volta era propria solo dei personaggi di poliziotti e affini maschi, ma ora si va estendendo anche alle femmine della specie. Altro personaggio con cui noto una certa affinita' e' la patologa di CSI Miami,( serie iniziata nel 2002) che parla con i cadaveri. Per non parlare della celebre creatura di Patricia Cornwell, Kay Scarpetta (ma qui la somiglianza mi pare più superficiale).
Dopo CSI (comparso un anno prima di Crossing Jordan) non e' poi una novita' porre al centro di una serie le autopsie e le indagini scientifiche, ma la concentrazione sulla personalita' di Jordan rende la parte "scientifica" meno centrale di quello che ci si potrebbe aspettare da una serie con protagonista un medico legale; e' da verificare se gli equilibri cambieranno prossimamente. Interessante comunque l'estetica "polverosa" vicina alle varie serie del filone Law and Order, anche queste del resto targate NBC.


venerdì, 5 agosto 2005
Everwood 2
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 2:43 pm

Dopo aver visto quasi tutte le puntate di Everwood della prima e della seconda serie finora trasmesse da Canale 5, devo dire che in parte ho cambiato idea rispetto a quanto già detto in precedenza, in quanto con il passare del tempo la mia affezione alla serie e' aumentata. Everwood infatti e' una discreta serie familiare "classica" rispetto a vari prodotti che negli ultimi anni sono venuti dagli Stati Uniti (in primis Six Feet Under) con una buona capacita', almeno per quato mi riguarda, di fidelizzazione dello spettatore. Le vicende del dottor Brown e degli altri abitanti del paesello in Colorado creano in genere la curiosita' di vedere la puntata successiva, per sapere cosa ne sara' di Ephram, Delia, Amy o del dottor Abbott, specie nel vuoto totale del palinsesto estivo. Al contempo devo dire non ho mai smesso di chiedermi perche' il dottor Brown non prende lari e penati e non se ne ritorna a New York, dove tutto sommato i figli sarebbero piu' felici e lui avrebbe piu' cose da dare al mondo. Con il che ovviamente la serie finirebbe…
Comunque da quando il povero Colin, come prevedibile, e' morto, mi pare che la serie abbia preso una piega eccessivamente melodrammatica, e che siano tutti veramente troppo sfigati, compresi i personaggi ricorrenti (vedere il pastore che diventa cieco). Spero che gli autori abbiano cambiato registro nella terza serie, francamente. Per fortuna devo supporre che sparira' il personaggio di Linda, la sorella del dottor Abbott, dato che l'attrice che la interpreta, Marcia Cross, nel frattempo e' diventata una delle Desperate Housewives, dato che proprio non mi sembra una figura azzeccata.
Nel mio precedente post parlavo dell'analogia con Northern Exposure, che, certo, come spunto narrativo c'e'. Il dottor Brown pero' somiglia assai poco a Joel Fleischman, la cui mentalita' positivista e polemica sembra invece incarnata, paradossalmente, dal medico del villaggio, il dottor Abbott. Ma questo e' uno spunto che puo' incuriosire solo i fan estremi delle storie di Cicely, Alaska e quindi non aggiungo altro.

Si parla ancora di Everwood qui.


mercoledì, 3 agosto 2005
La clinica della foresta nera
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta, Serie TV — Scritto da waldorf alle 11:40 pm

Chi si ricorda de La Clinica della foresta nera? E' l'unica serie tedesca che io sia mai riuscita a vedere, soprattutto perche' mi stava simpatico il professor Brinkmann. Una mia amica aveva chiamato il suo cane Udo in omaggio al bellone della serie, il dr. Brinkmann figlio. Ora scopro che su Wikipedia c'e' una voce dedicata a Die Schwarzwaldklinik. In tedesco, ovviamente. Onore al merito, il professor Brinkmann si merita di finire in un'enciclopedia.


domenica, 10 luglio 2005
Ancora sul dottor House ovvero Greg House e Gil Grissom
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 12:54 am

Dopo aver visto, dopo il mio primo post sull'argomento, anche le puntate di House,M.D di ieri mi e' sembrata evidente la ricercata analogia con C.S.I., gia' da altri segnalata, applicando gli stessi criteri al campo della medicina. Devo dire che non mi sembra che funzioni altrettanto bene, perche' mi pare che almeno per il momento ne venga fuori una notevole monotonia, se rimane invariata la struttura di indagine su un solo caso medico problematico. Soprattutto credo che sia difficile dare cosi' scarso peso all'elemento umano, su cui in House si lavora poco, in una serie di ambientazione ospedaliera.
Insomma, come ho gia' detto, siamo lontani dalla grande televisione, che in fondo si puo' ravvisare in C.S.I. House sara' pure una sorta di Grissom della medicina, ma Grissom puo' reggere come personaggio in quanto ha scelto una professione e un mondo, quello della polizia scientifica, che gli consentono per natura di avere pochi rapporti con il mondo esterno. House questi rapporti li dovrebbe avere, come medico, e questo, a io parere, lo rende meno convincente come personaggio. Queste sue caratteristiche si riflettono poi sulla tenuta della serie, nel senso che, se l'indagine scientifica poliziesca di C.S.I. puo' essere avvicente anche con pochi o nulli risvolti psicologici o comunque umani, quella medica di House rischia di essere arida o ripetitiva. Sempre che non ci sia un qualche cambiamento nella struttura narrativa.


mercoledì, 6 luglio 2005
Arrested development (Ti presento i miei)
Nelle categorie: Cinema e TV, Quel che resta, Serie TV — Scritto da waldorf alle 10:45 pm

Da lunedì (a mezzanotte!) e' in onda su Italia 1 con cadenza settimanale, Ti presento i miei, orrenda traduzione italiana di Arrested Development (evidentemente adottata al solo scopo di riecheggiare il titolo italiano di Meet the Parents, il film con Robert De Niro e Ben Stiller).
Arrested Development e' una comedy series (mi sembra difficile definirla una sit-comedy) della Fox, ambientata nella mitica Orange County (O.C.!) in California e iniziata nel 2003, che vede tra i suoi produttori esecutivi nientemeno che Ron Howard (pure voce narrante), che, come noto, non e' solo il Richie Cunningham di Happy Days (che non e' poco), ma anche il regista di un sacco di film anche di notevole successo. Come serie dedicata ad una famiglia, e' parecchio atipica (almeno prima della comparsa nel 2001 di Six Feet Under, che ha toni molto diversi). Nella famiglia Bluth, che non somiglia molto alla famiglia Cunningham,al centro della serie, infatti non c'e' davvero molto di positivo, e nessun membro veramente sano di mente ad eccezione forse del protagonista Michael (Jason Bateman, abbastanza giovane ma in pista fin da Quella casa nella prateria). Michael, che gia' svolgeva un ruolo essenziale nella impresa edile di famiglia, deve adoprarsi per salvare tutti dopo l'arresto del padre George in seguito a distrazioni operate sui fondi della societa'. E non si trattera' di cosa facile, anche perché manca la collaborazione da parte della famiglia Bluth, a partire dal padre. Per quanto riguarda gli altri la madre e' un'egocentrica che pensa di poter continuare a comportarsi come se nulla fosse, la sorella Lindsay vagheggia la vita lussuosa di un tempo e le strampalate forme di beneficenza a cui era dedita, il fratello maggiore G.O.B. e' dedito a perseguire la carriera di prestigiatore, e quello minore, Buster, e' piu' o meno un minorato mentale, il cognato Tobias Funke, dopo aver smesso di fare il dottore per problemi disciplinari, si e' messo in testa di fare l'attore. C'e' poi George Michael, figlio quattordicenne di Michael, un buon ragazzo, che pero' coltiva una storia paraincestuosa con la cugina Maeby, figlia di Lindsay; Maeby cerca di traviare GeorgeMichael per contestare una madre troppo distratta per accorgersi di essere contestata.
Negli USA Arrested Development , di cui sono gia' state realizzate due serie, e' un successo di critica ed ha vinto ben 5 Emmys. tra cui quello per la best comedy series; vanta inoltre un sacco di guest stars prestigiose, come Liza Minnelli e Henry Winkler.
Personalmente non riesco ancora ad orientarmi; mi colpisce dal punto di vista visivo la qualita' cinematografica della serie, con tanto di split screen, e una certa vicinanza stilistica e tematica a I Tenenbaum, come da molti segnalato. Mi colpisce l'estetica del finto improvvisato e della fittizia presa diretta con le inquadrature a volte un po' traballanti, che certo e' una particolare ed estrema forma di raffinatezza.
Nel complesso c'e' un che di stralunato e bizzarro nella serie, perfino in modo eccessivo; e' come se la stramberia dei suoi protagonisti fosse un po' gratuita e comportasse una certa farraginosita' del meccanismo narrativo. Cosi' io personalmente non sono particolarmente interessata a cio' che accade ai membri della famiglia Bluth, anche perche' nessuno di loro mi piace un granche'; la pazzia degli insani non mi attrae e Michael e' troppo vitttima degli altri per riuscire a solidarizzare con lui. Nel complesso faccio fatica a raggiungere quel grado di empatia con i personaggi e il loro mondo che caratterizza il rapporto con le serie che ti piacciono davvero. Tra l'altro mi sembra una commedia senza buone battute, il che e' particolarmente grave (per quresto dicevo che mi sembra difficile parlare di sit-com).
Segnalo comunque il ritorno di Portia De Rossi (a quanto sembra nella vita attuale fidanzata di Ellen Degeneres) nel ruolo di Lindsay dopo la fine di Ally McBeal.


mercoledì, 6 luglio 2005
La fine di Friends
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 12:24 am

Lunedi' e' finito Friends anche alla televisione italiana, nella generale commozione dei protagonisti, la cui vita prende finalmente una svolta. Io invece non ne sono rimasta particolarmente commossa, nonostante questo telefilm abbia accompagnato alcuni anni della mia vita; ricordo distintamente quando ho visto la prima puntata nel 1997, in una circostanza particolare (tra l'altro non mi piacque neppure). Per qualche stagione le avventure dei sei twenty e poi thirthy-something alleati fra di loro per ritardare il piu' possibile il momento di crescere mi sono sembrate divertenti e hanno suscitato in me una sorta di solidarieta', poi mi hanno stufato. Anche perche', personalmente, non ho trovato felice l'idea del fidanzamento e poi matrimonio tra Monica e Chandler, il cui effetto e' stato che gli autori hanno ritenuto necessario sviluppare ulteriormente tutti i lati odiosi di lei e rendere meno simpatico lui, indebolendo il legame con Joey. Dal momento in cui li hanno messi insieme, la serie mi e' parsa girare su se stessa.
Avrei preferito che la facessero finita, ma il persistente successo di pubblico e gli astronomici compensi degli attori hanno prolungato artificiosamente la serie fino ad arrivare a ben dieci anni, e qundi non e' stata fatta la scelta di finire dignitosamente e in modo ponderato come Sex and the City che ha chiuso i battenti dopo sei stagioni, prima di avvitarsi. Cosi' mi pare che tutto sia diventato stantio e vagamente morboso, mentre i personaggi apparivano sempre piu' idioti; il gioco e' bello quando dura il giusto. Tra l'altro anche gli attori sono invecchiati, specie Lisa Kudrow, ormai veramente inadatta al look hippy che comincia e al capello biondo lunghezza fondoschiena. Tutto cio' da tempo non e' compensato a sufficienza dalla sensazione positiva che nonostante mi comunica la sigla dei Rembrandts.
Comunque, e' probabile la Rai non ci fara' sentire la mancanza del sestetto, bombardandoci di repliche come fa da un po' di tempo.


lunedì, 4 luglio 2005
Wasteland ovvero tempo sprecato
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 3:55 pm

C'era bisogno di un Friends deprimente? Perche' Wasteland e' una cosa del genere. Meno male che ne hanno fatto una sola serie, nel 1999 e Raidue ha deciso solo ora di tirarla fuori dai fondi di magazzino per darla il sabato pomeriggio. Non fate l'errore come me di perderci tempo, pensando che i fratelli Weinstein come produttori esecutivi potessero costituire una minima garanzia.


sabato, 2 luglio 2005
House, M.D.
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 6:37 pm

In onda il venerdi' su Italia 1 alle 21,05, House, M.D. o più semplicemente House e' una serie della Fox con produttori esecutivi come David Shore (Law and Order), Paul Attanasio (Homicide – Life on tre Street), Bryan Singer (regista del cult The Usual Suspects, nonché di X-Men e X2 e di alcune puntate della serie, tra cui il pilot) negli Usa dovrebbe essere arrivata alla seconda stagione, il pilot e' andato in onda l'11 giugno del 2004.
La domanda presupposto della serie e' se si possa essere un buon medico rifiutando qualsiasi contatto con il paziente per concentrarsi solo sulla malattia. Il dottor House ci prova con tutte le sue forze. Zoppo a causa di un'errata diagnosi (ha avuto un infarto perche' i medici non si sono accorti che aveva un embolo alla gamba e poi era troppo tardi per non compromettere almeno in parte la funzioanlita' di un arto) il dottor House e' a capo di una squadra di medici specialisti in varie branche. House li ha scelti con criteri un po' arbitrari; Eric Foreman, il neurologo, (Omar Epps) perche' aveva la fedina penale sporca, Allison Cameron, l'immunologa, (Jennifer Morrison) perche' era bella e Robert Chase, l' "intensevist" (Jesse Spence) semplicemente perche' raccomandato. House e' ruvido, antipatico e politicamente scorretto, a volte non particolarmente zelante, nonche' in perenne lotta con la dirigenza dell'ospedale di Princeton per cui lavora (nella specie la dottoressa Lisa Cuddy- Lisa Edelstein). House e' soprattutto un genio nella diagnosi e cio' gli permette di fare quasi tutto quello che vuole (incluso passare un saccodi tempo a guardare General Hospital), anche se a volte e' costretto a scendere a patti.
I casi che toccano a House sono misteriosi e complicati, con sintomi contraddittori. I poveretti che gli capitano sotto e con cui in genere rifiuta di interagire sono sottoposti a maree di analisi e cure diverse, spesso dolorose, finche' non e' risolto il busillis. Spesso House tenta la cura prima di avere la diagnosi, e non sempre ha ragione.
Per quanto mi riguarda, dalle prime due puntate non mi sembra imperdibile; non ha sufficiente ritmo, rischia di essere ripetitiva ed e' tendenzialmente deprimente. Alcune delle battute di House sono piuttosto buone, come e' interessante il fatto che sia cosi' antipatico, ma non so se e' un incoraggiamento sufficiente a continuare. Non mi intendo di medicina, ma da profana ho alla vaga impressione che ci sia qualche audacia di troppo negli aspetti tecnici (che so il virus di morbillo mutante che dopo sedici anni da' luogo ad un'encenfalite).
L'estetica e' curata, ma non originalissima, con una prevalenza di toni grigi e bianchi, con sparute macchie di colore.
Il protagonista Hugh Laurie e' inglese e vanta nel suo curriculum Stuart Little e Stuart Little 2, nonché il ruolo di Mr. Palmer in Sense and Sensibility di Ang Lee. Nel cast c'e' anche Omar Epps, l'impulsivo dottor Dennis Gant di E.R. e un redivivo Robert Sean Leonard (vi ricordate dello studente suicida de L'attimo fuggente?) nella parte del dottor Wilson, l'oncologo amico di House.
Per concludere, House, M.D. mi sembra una serie perfettamente inserita nel trend della televisione americana post 11 settembre. Una grande cura formale, buoni dialoghi, tanto di colonna sonora firmata Massive Attack, ma anche un'atmosfera volutamente cupa che spesso impedisce l'equilibrio e il ritmo propri delle grandi serie.
Per il seguito, se volete, cliccate qui.


venerdì, 1 luglio 2005
The Guardian (ovvero quando e' troppo e' troppo)
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 8:13 pm

Qualche giorno fa in un post apprezzavo la tendenza delle serie americane a porre problemi morali anche di notevole spessore a fronte della poverta' intellettuale delle nostre fiction. Mi sa che pero' ogni tanto gli americani, come spesso capita loro, perdono il senso della misura e questa impressione l'ho avuta chiaramente guardando la puntata di The Guardian in onda ieri sera su Canale 5.
The Guardian ha come protagonista Nick, un avvocato di successo costretto da un provvedimento giudiziario a prestare part-time la sua opera a titolo gratuito per un ufficio di legal services, rischiando altrimenti di finire dentro per una questione di droga. Nick ha cosi' a che fare con i disperati della societa', cosa che a quelli come lui normalmente non capita. L'idea di fondo mi e' sembrata buona, e avevo gia' visto tempo fa una puntata di questa roba, ma non mi aveva impressionato piu' di tanto se non per la eccessiva drammaticita'.
Nella puntata di ieri (credo la prima della seconda serie -il sito della CBS non aiuta- scritta da tale Nick Eid, mi devo segnare il nome) Nick deve occuparsi del caso di una ragazza sedicenne la cui madre e' stata almeno apparentamente uccisa dal padre. La ragazza e' a sua volta madre di una bambina molto piccola. L'omicidio e' stato compiuto per motivi di eutanasia, in quanto la donna era ridotta in uno stato pietoso in quanto afflitta da corea di Huntington, una terribile malattia degenerativa priva di una terapia non sintomatica e trasmissibile geneticamente. Si scopre che la ragazza ne e' sua volta afflitta (in modo particolarmente sfigato, dato che normalmente non compare prima dei 30-40 anni) e che alla malattia e' dovuta gran parte della sua personalita', ivi inclusa una certa tendenza alla ninfomania. La poveretta decide di dare in adozione la sua bambina ad una coppia di benestanti wasp, che Nick, occupandosi della faccenda, non informa della probabilita' che a sua volta la piccola possa essere predisposta alla malattia. I wasp si arrabbiano, ma fortunatamente la bambina si rivela sana. Intanto si scopre che il padre-nonno e' innocente e che e' stata la ragazza, che tra l'altro ignorava la vera natura della malattia della madre, a spararle. Cosi' l'alternativa e' che la ragazza sprechi gli ultimi anni decenti della sua vita in prigione o che il padre cinquantaseienne si prenda 3o anni di carcere, se gli va bene. Nel frattempo Nick nella sua attivita' professionale "vera" difende un ospedale cercando di dare la colpa della morta di un paziente esclusivamente ad un chirurgo, marito di una sua collega dei servizi legali (di cui e' probabilmente innamorato). Il chirurgo a quanto pare e' innocente ma intanto Nick scopre che almeno in passato andava soggetto ad attacchi di epilessia, cosa che non ha dichiarato in sede di assunzione in ospedale, per cui e' comunque licenziato. Ovviamente il derelitto e' anche in crisi con la moglie, che vuole andarsene di casa.
Insomma, un cumulo di disgrazie come se ne vedono poche. In tutto questo il protagonista pero' non sembra farsi eccessive domande o problemi, semplicemente mantenendo nella cupaggine che lo circonda una comprensibile aria depressa.
Non sono sicura che questa sia poi buona televisione e non era quello che avevo in mente nel mio post, nonostante la buona estetica e la regia un po' alla New York Police Department. Mi pare che sia un po' rozzo da un punto di vista concettuale cercare, come in questo caso, di mettere insieme un sacco di storie terribili senza un filo di umorismo o anche solo di problematicita', aspettandosi di tacitare lo spettatore, sconfitto da un tale ammasso di sciagure e toccato nei suoi sensi di colpa remoti. Ne concludo che difficilmente vedro' un'altra puntata di The Guardian. La vita e' troppo breve.


domenica, 26 giugno 2005
Doris Day Show
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 6:29 pm

Ho appreso dal sito della cnn che esiste una serie tv con Doris Day, andata in onda tra gli anni '60 e '70, in cui la bionda fidanzata d'America partiva come vedova con figli e nell'ultima serie era una single, tipo Mary Tyler Moore. Poi ho cercato qualche altra informazione e ho scoperto che si tratta del Doris Day Show, cinque serie tra il 1968 e il 1973. Doris Day non voleva lavorare in una serie, ma ci si ritrovo' incastrata, a quanto pare, grazie alle mene del marito manager. Non si seppero mai decidere su cosa farne; nella prima serie era una vedova che viveva in una fattoria con i figli, in seguito e' diventata una segretaria, poi si e' trasferita a S. Francisco e infine i figli sono spariti e e' diventata una single. Buffo; nel complesso un pezzo di archeologia televisiva a cui mi piacerebbe dare un'occhiata. Piu' notizie su dorisdaytribute.com.


sabato, 25 giugno 2005
Le serie americane e i problemi morali
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 12:22 am

A pensarci bene, e non si capisce perchè, le migliori serie tv che vengono dagli Stati Uniti sono contraddistinte dalla presenza di numerosi problemi morali, specie in riferimento all'esercizio delle professioni come quella di medico o di avvocato. Si possono citare come esempi i pasticci deontologici in cui si caccia Bobby Donnell in The Practice (scopro ora che il personaggio nell'ultima serie girata non c'e'piu' ma tanto vale anche per i suoi soci di studio) o i dubbi atroci dei medici di E.R.
Io non riesco a guardare le fiction italiane (come si puo' tollerare Incantesimo, e' devastante solo la colonna sonora) ma l'impressione superficiale è che veramente presuppongano un livello intellettivo pari a quello dei polders olandesi e che la gente in genere si ponga il problema di trovarsi il culo con due mani, per usare un'espressione volgare ma efficace. Quello che mi resta misterioso è che gli americani non mi sembrano in media molto più intelligenti di noi. Forse i produttori da quelle parti lavorano pensando che non tutto il pubblico televisivo sia composto da microcefali, cosa che per la verità vale anche per l'Italia. Ma sono in pochi ad essersene accorti o a volerne tenere conto.


martedì, 21 giugno 2005
One Tree Hill
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 4:28 pm

La star della squadra di basket di una high school americana, Dan Scott, mette incinta tra l'estate dell'ultimo anno di superiori e l'inizio del primo anno di college ben due ragazze, Karen e Deb. La prima, cheerleader della sua squadra liceale, la molla con il fagottino, l'altra la sposa e mette su famiglia. Passati gli anni, Lucas e Nathan, i figli nati dalle due relazioni, entrambi maschi, a loro volta liceali e giocatori di basket, si incontrano e si scontrano, sia per rivalita' sportiva, sia per motivi amorosi, oltre che naturalmente per il loro complicato rapporto familiare. Il padre massacra di pressioni il figlio legittimo e disprezza quello naturale, facendosi odiare da entrambi.
Questo e' il soggetto di One Tree Hill, serie giovanilistica che mi sono messa a guardare, in preda al mio abituale spappolamento cerebrale estivo (va in onda alle 14,50 su Raidue dal lunedi' al venerdi'). Per alcune puntate mi sono continuata a dire che la vicenda aveva qualcosa di famigliare, poi ho capito che era nient'altro che l'impianto di fondo di Home from the Hill, un film di Minnelli del 1960 con Robert Mitchum, nei panni del padre stronzo, mio personale cult (condiviso con la mia mamma).
A parte questo sebbene One Tree Hill sconti un'eccessiva somiglianza di ambientazione (una cittadina sul fiume del North Carolina piuttosto che una sul mare del Massachusetts) e toni con Dawson's Creek (che trovavo veramente detestabile) non e' male. Non mi dispiace l'incrocio di rappresentazione critica del mondo dello sport liceale americano e trame familiari. E poi ci sono Barry Corbin, il Maurice di Northern Exposure, nella parte dell'allenatore Whitey, e Craig Sheffer(il fratello di Brad Pitt in A River runs trough it di Robert Redford) , Keith, lo zio dei due ragazzi. Curioso il personaggio di Peyton, cheerleader con complicanze intellettuali. Non conosco molto O.C., a cui pare che One Tree Hill sia prevalentemente paragonata, ma non ci vedo molte somiglianze.
Dimenticavo: non so se sia un caso ma in questa serie c'è anche molto che mi ricorda Bleachers (L'allenatore) di John Grisham, uno dei pochi non legal thriller che abbia scritto (discreto come libro, peraltro).


sabato, 18 giugno 2005
Everwood
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 2:41 pm

Avevo letto della serie Everwood da qualche parte ed avevo stabilito che non mi interessava. La storia del grande neurochirurgo di New York che, colpito da crisi mistica dopo la morte della moglie, se ne scappava in una cittadina del Colorado, Everwood appunto, trascinandosi dietro i due figli (una bambina in eta' da elementari ed un adolescente) mi ricordava troppo Northern Exposure per sembrarmi attraente. Pero' mercoledi' scorso ho letto una recensione altamente elogiativa di Dipollina su Repubblica cartacea e mi sono detta perche' no? tanto in televisione non c'e' niente. Quindi ho registrato alle sette su Canale 5 la puntata di Everwood e ho fatto altrettanto i due giorni successivi.
Il risultato e' che Dipollina non ha torto; Everwood e' sicuramente una serie valida, intelligente e con dialoghi ben scritti (nella puntata di ieri era sicuramente notevole la parte sulla bambina ebrea che cerca dimostrazioni dell'esistenza di Dio). Probabilmente, presa da curiosita', la guardero' ancora, anche se sono perplessa su certe deviazioni verso il settore giovanilistico (Dawson's Creek, O.C. e simili per intenderci), oltre al fatto che a momenti c'e' un po' di sentimentalismo di troppo. E poi mi manca il tono surreale e l'umorismo tutto particolare di Northern Exposure, che, non posso farci nulla, continua a tornarmi in mente, specie qundo gli autori cercano di caratterizzare la comunita' di Everwood, rimanendo lontani dal livello di stramberia di abitanti di Cicely come l'ex astronauta Maurice o il dj della radio locale Chris. Continua e poi continua ancora


mercoledì, 23 marzo 2005
Scrubs
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 5:25 pm

Scrubs e' una bella serie, anche se non capisco quelli che la giudicano meglio di ER dato che è del tutto diversa. Le avventure del personale del "Sacred Heart" sono infatti narrate con un cinismo e un tocco comico e surreale che non ha niente a che vedere con la problematicita' morale e la tensione narrativa delle storie di ER. Del resto Scrubs e' una di quelle serie, come gia' Northern Exposure ai suoi tempi, che sfuggono a precise classificazioni e che assimilare alle situation comedies e' riduttivo.
Su MTV pero' tendono a penalizzare Scrubs se non altro dando le puntate in ordine sparso. Gia' il solo fatto che la serie sia trasmessa su MTV e' una difficolta', considerato anche che i programmi della rete spesso non sono pubblicati sui giornali e neanche sui periodici specializzati in tv.
Peccato per tanti motivi, se non altro ad esempio perche' la sigla con (I'm not) "Superman" e' veramente un inno e sentirla ha sempre un effetto consolatorio, come tutte le grandi sigle di serie televisive e in generale la colonna sonora e' notevole. E nella quarta serie (non so quando la vedremo in Italia, dove la terza serie e' finita da un po') c'e' Heather Graham come guest star in otto puntate (anche Matthew Perry in una per dire la verita'). Nelle precedenti serie poi c'erano stati Michael J. Fox e il compianto John Ritter. Mica male.


mercoledì, 16 marzo 2005
CSI e Kubrick
Nelle categorie: Cinema e TV, Serie TV — Scritto da waldorf alle 4:33 pm

Giovedì scorso è inziata la trasmissione della quarta serie di CSI per chi non arricchisce ulteriormente Murdoch e si limita ad arricchire un po' meno il nostro presidente del consiglio. Per me è una buona notizia (il poter vedere CSI intendo), visto che è una delle mie serie preferite, anche se non certo la preferita.
Ho scoperto in questi giorni di condividere la passione per CSI con una persona inaspettata, una bambina (per la verità quasi una teen-ager, dato che ha quasi 11 anni) che ho sempre reputato dolce e mite e che, sorpresa, ama guardare una roba con morti violente di tutti i tipi, cadaveri liquefatti e altre amenità, il tutto in una atmosfera generalmente tetra, con personaggi solitari e dal senso dell'umorismo talvolta perverso. Quando ho chiesto alla mia giovane interlocutrice il perché di questo suo interesse mi ha risposto che CSI era "ganzo" o giù di lì. La cosa mi ha un po' turbato, poi mi sono resa conto che CSI come ogni altra serie poliziesca in senso lato anestetizza la cruda realtà della morte, tanto che un bambino può trovare appassionante il tutto. La banalizzazione della violenza in questo caso si spinge parecchio in avanti, dato che i cadaveri non si intravedono da lontano distesi "a facciabocconi" come direbbe Montalbano, ma ci vengono mostrati di continuo con vari orrendi particolari, spesso distesi sul tavolo dell'anatomopatologo. Ovviamente non ne sentiamo l'odore, cosa che allontanerebbe il 95% degli spettatori. Pensandoci bene, ho paura di non seguire le avventure di Grissom & c. con una coscienza tanto superiore (forse un pochino) dei suoi fan più giovani, ma credo di avere una permeabilità molto minore. Del
resto la cosa bella del telefilm non è lo splatter, ma l'indagine.
Ad ogni modo non mi piacciono le censure televisive, e credo che i bambini debbano guardare un po' di tutto, anche considerato che in racconti "innocenti" come Hansel e Gretel la strega finisce in forno. Spero però che questa propalazione a piene mani di violenza in prima serata non crei degli adulti un po' tipo Axel di Arancia Meccanica per cui la violenza è solo "ganza". Del resto il film di Kubrick, ai suoi tempi sconvolgente, a più di 30 anni di distanza, in un contesto completamente diverso, è roba da bambini.
Per fortuna alla bambina in questione non credo proprio che succederà di diventare una Axel al femminile.


venerdì, 3 dicembre 2004
Outing
Nelle categorie: Quel che resta, Serie TV, Vecchi post (Excite) — Scritto dal Ratto alle 1:26 am

(post trasferito da qui)

Ebbene si', quando riesco a stare davanti alla TV a quell'ora, guardo Un posto al sole. Oddio che cosa poco cool. Ma qualcuno mi spiega perche' una cosa come Questionable Content e' cool e UPAS no? solo perche' QC e' a fumetti, e' sul web, e' americano e fa tanto indie?

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