Credo che nessuno possa ragionevolmente sospettarmi di voler salvare il posteriore a Berlusconi.
Pero' trovo che l'insistenza sul voto palese da parte di M5S e PD sia un esempio di incivilta' istituzionale — oltre che di resa alla cialtronaggine politica, per cui nel segreto dell'urna tutto diventa possibile.



lunedì, 21 ottobre 2013
uyh 8508502i+ (parte seconda)
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Love the Bomb, Pipponi, Roba da autistici, la Cate — Scritto dal Ratto alle 5:11 pm

Dicevamo:

E certo, la nostra esperienza di genitori e' durissima: i nostri figli richiedono attenzione continua (no, non come tutti i figli: continua vuol dire ogni secondo che sono svegli, senza un attimo di distrazione, senza un momento di riposo — ogni giorno della loro vita), assorbono ogni istante del nostro tempo, ogni grammo delle nostre forze, ogni energia della nostra mente

Durissima nel senso che le cose piu' semplici (fare la spesa, uscire di casa, a volte perfino vestirsi, o dormire), in una delle frequenti giornate no, possono diventare tra il difficile e l'impossibile; nel senso che si vive con l'angoscia (tenuta sotto traccia, perche' non ci possiamo permettere di lasciarcene ostacolare) di che cosa accadra', di che cosa il futuro riserva alla nostra famiglia; nel senso che ogni giorno dobbiamo inventarci espedienti, accettare limiti, trovare accomodamenti; nel senso che dobbiamo cavarcela da soli, perche' il pubblico non ha ne' mezzi ne' volonta' di supportarci, ma anche perche' chi non ci e' passato non ha idea — e spesso quando crede di capire e di dare una mano, pur con le migliori intenzioni, finisce per essere solo un problema in piu' da gestire.
Ma i nostri figli sono dei bambini spettacolari. Sono persone con un pensiero originale, affascinante, sono una scoperta continua, basta provare a capirli — a fare attenzione a quel che hanno da dire. Sono un pozzo di affetti e di emozioni — che esprimono in maniera diretta e senza filtri. Non sono permalosi, non tengono il broncio, non dissimulano. Sono — a modo loro — dei grandi comunicatori, hanno un sense of humour forse un po' criptico e spiazzante, ma inconfondibile. E sono bellissimi — con una grazia fragile e tutta particolare — e una incrollabile consapevolezza di se'. I nostri figli, cosi' come sono, fanno di noi una famiglia forte e solida. Magari un pochino stramba e discretamente impermeabile al mondo esterno, questo si'. Ma sicuramente piu' unita e piu' salda — e per certi versi piu' felice — di tante famiglie "normali".
Insomma, per dirla con un blog che seguiamo, "Tragedy? Not in this house!". E vorremmo proprio che la si facesse finita di compatirci a vuoto — e che si facesse qualcosa di concreto per i diritti dei nostri figli e nostri. Se siamo vittime di qualcosa, non lo siamo dell'autismo dei nostri figli — ma della incapacita' (o del rifiuto) della societa' di dare loro spazio e strumenti per crescere bene, per mettere a frutto la loro inesauribile divergenza.


venerdì, 18 ottobre 2013
uyh 8508502i+
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Love the Bomb, Pipponi, Roba da autistici, la Cate — Scritto dal Ratto alle 6:30 pm

Il titolo e' della Cate, che ha cancellato l'originale pestando sulla tastiera. Il suo e' meglio del mio…

Ci sono notizie di cronaca, troppo frequenti, che in casa nostra si leggono con un nodo alla gola. Raccontano di persone autistiche uccise o ferite dai loro genitori o da coloro che se ne prendono comunque cura.
E' qualcosa che ci scruta dentro. E' la domanda che non osiamo nemmeno porci esplicitamente: "Potrei un giorno diventare quel padre, quella madre?". Anche perche' la copertura di queste notizie e' sempre costruita in modo da presentare la tragedia come l'esito quasi fatale di un insostenibile peso familiare. Cosi' l'ultimo caso, nella penna del cronista de La Stampa:

Da sempre accudiva con dedizione quel figlio di 11 [anni] autistico, ma da qualche mese era particolarmente depressa, tanto da essere seguita da uno psicologo e da dover prendere farmaci; stamani una cinquantenne di Città di Castello lo ha improvvisamente accoltellato. [...] «Chi vive quotidianamente la sfida appassionante e dolorosa di un figlio autistico sa quali vertigini di disperazione possono essere raggiunte da un genitore» sottolinea Salvatore Bianca, vicepresidente di Divento grande, associazione di genitori di ragazzi autistici.

E Gianluca Nicoletti, pur con la consapevolezza e la delicatezza che gli viene dall'esperienza diretta di genitore di un ragazzo autistico, rincara la dose:

Posso in coscienza sentirmi di dire, sulla mia personale esperienza familiare, che se il bambino di Promano è in realtà autistico, comprendo la depressione della madre, anche se naturalmente non giustifico minimamente il suo gesto.
Per una madre che viva in Italia non esistono, almeno al momento e per quello che io ho avuto modo di conoscere, molte situazioni altrettanto angosciose che dovere gestire un figlio autistico, alla soglia dell’ adolescenza. [...] Il peso maggiore di un problema così esteso, che rappresenta statisticamente la prima causa di disabilità, grava sulle famiglie. Nuclei familiari che lentamente vanno in disfacimento, dove le madri, ancor di più, restano sole a gestire un amatissimo vampiro, che allo stesso tempo è il loro carceriere e il loro sorvegliato speciale.

Ecco, io credo che questo modo di affrontare la notizia sia profondamente sbagliato. Soprattutto perche' cancella la soggettivita' del figlio autistico. Lo rappresenta come "un peso" da "gestire", da "accudire", magari "con dedizione", come una "sfida dolorosa", addirittura un, sia pur "amatissimo", "vampiro", un "carceriere", oltre che un "sorvegliato speciale". Ma mai come un individuo con una dignita', un carattere, delle gioie, delle frustrazioni, delle difficolta', delle capacita', dei desideri propri. Mai come persona.
E il dolore descritto e' tutto dei genitori, proiettati in "vertigini di disperazione", in "situazioni angosciose" quanto forse nessun'altra, condannati al "lento disfacimento" delle loro famiglie — e quindi comprensibilmente depressi. Ma nessuno dice nulla del dolore di un figlio — rifiutato dal genitore fino al punto di essere aggredito violentemente, minacciato nella sua stessa vita. Come se quel dolore fosse meno reale — o avesse meno valore perche' a provarlo e' un disabile. Come se quel dolore non fosse il dolore di una persona vera — tanto vera quanto la madre o il padre.
Certo, molte cose che dice Nicoletti sono sacrosante.

Nel nostro paese l’ approccio a una sindrome, che si pensa debba interessare (pare) seicentomila persone, è assolutamente irrazionale e superficiale. [...] non possiamo perdere questa occasione per aprire una seria riflessione su quale sia il profondo senso di abbandono in cui si trova una famiglia che deve gestire un autistico, senza interlocutori certi e informati, senza che ci siano protocolli di abilitazione ufficializzati e applicati su tutto il territorio nazionale (le linee guida emanate due anni fa dall’ I[stituto] S[uperiore di] S[anita'] ancora non sono state tramutate in legge e nessuno sembra interessato concretamente che questo avvenga).

L'abbandono di cui parla Nicoletti e' — per le nostre famiglie — assolutamente, categoricamente reale. E non e' solo al livello dell'informazione o delle competenze: e' soprattutto al livello dei servizi. Per la Cate abbiamo chiesto il riconoscimento della 104 ai primi di aprile: e' stata convocata per la visita della commissione medica che deve accertare la sua condizione per domani oggi (si e' fatto tardi a furia di scrivere…) — piu' di sei mesi dopo — ed e' soltanto l'inizio dell'iter. Nel frattempo e' sfumata ogni ipotesi di avere un insegnante di sostegno per quest'anno — e tante grazie all'intervento precoce. Gli esperti concordano sull'importanza di un trattamento intensivo nei primi anni di vita: ma tutto cio' che siamo riusciti ad ottenere per la Cate e' un'ora settimanale di psicomotricita'. Paghiamo di tasca nostra tutti gli interventi riabilitativi di It — e non stiamo riuscendo ad ottenere che la scuola si sforzi di insegnargli qualcosa; si accontenta di tenerlo in parcheggio — sprecando il suo tempo e le sue abilita'. E potremmo continuare — e la nostra situazione non e' delle peggiori.
E certo, la nostra esperienza di genitori e' durissima: i nostri figli richiedono attenzione continua (no, non come tutti i figli: continua vuol dire ogni secondo che sono svegli, senza un attimo di distrazione, senza un momento di riposo — ogni giorno della loro vita), assorbono ogni istante del nostro tempo, ogni grammo delle nostre forze, ogni energia della nostra mente [continua]

QED: arrivato a questo punto (erano piu' o meno le due del mattino) la Cate si e' svegliata e ha preteso di rimettersi a dormire sdraiata su di me — un'oretta dopo si e' svegliato anche It, completamente fuori di se' — e ha passato il resto della nottata a gridare, dimenarsi, correre da un angolo all'altro della casa — fino a mattino. La parte finale del pippone e' rimandata — speriamo — a stasera.


Che Odifreddi fosse un idiota lo sospettavo da tempo, ma questa ne e' la conferma sperimentale.



giovedì, 17 ottobre 2013
Dalla parte di Antigone
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 11:16 am

Si da' sepoltura dignitosa ai morti. Anche ai nemici. Anche ai peggiori. Perche' e' parte essenziale di cio' che ci rende umani — e' la piu' antica, primordiale manifestazione di civilta' e di cultura. Perche' la nostra pretesa di essere diversi dalle bestie nasce proprio da quando abbiamo cominciato a seppellire i morti. Perche' l'oltraggio a un cadavere e' la piu' incivile, bestiale delle azioni — i nazisti l'hanno praticata — e noi non possiamo abbassarci al loro livello.


mercoledì, 16 ottobre 2013
Solo i nomi
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 10:33 am

Ne hanno presi piu' di mille.
Ne sono tornati sedici.
Degli altri non e' rimasta nemmeno la tomba: soltanto i nomi.

(Per rispetto di *questi* morti, oggi non si puo' parlare di *quell'altro*)


sabato, 12 ottobre 2013
La via maestra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:59 pm

L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

(Art. 10 Cost.)

Anche per questo — oggi piu' che mai — la nostra Costituzione va difesa ed applicata.


giovedì, 10 ottobre 2013
Dieci per cento
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:32 pm


Mi si passi un po' di cinismo.
L'Undici Settembre sono morte poco meno di tremila persone; a Lampedusa ne sono morte piu' di trecento. A non voler essere pignoli, un rapporto di dieci a uno.
L'attentato dell'Undici Settembre ha scatenato una reazione dell'Occidente che ha mobilitato enormi risorse economiche per combattere il terrorismo. Studi del 2011 parlano di una cosa come 4.000 miliardi di dollari di spesa diretta solo negli Stati Uniti per finanziare le guerre e gli investimenti in sicurezza. Aggiungendo i costi sostenuti dal resto dell'Occidente non oso pensare dove si arriva — e senza contare gli effetti negativi sul ciclo economico.
Ecco, se ogni morto di Lampedusa valesse quanto un morto dell'Undici Settembre, la comunita' internazionale troverebbe — a calcolare al ribasso — 400 miliardi di dollari da spendere nei prossimi dieci anni per ricollocare i profughi, per stabilizzare i paesi di provenienza e per la cooperazione allo sviluppo. Non succedera' — e questo la dice lunga su quanto crediamo davvero che tutti gli uomini sono uguali.


Andrea Segre: "Si ma allora, come si fa? Possiamo mica prenderli tutti qui, no?".
Mi piacerebbe che qualcuno ci spiegasse, se del caso, perche' non si puo' fare.



mercoledì, 2 ottobre 2013
Il vincitore
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 3:19 pm


(scusate, di solito non pubblico spazzatura come quella qui sopra)

Ha fatto una figuraccia davanti a tutto il mondo. Ha dimostrato una totale incoerenza. Si e' dovuto piu' o meno umiliare davanti ai suoi servi in fermento. Ha offeso perfino l'untuoso Bondi, mandandolo allo sbaraglio e poi smentendolo dopo cinque minuti.
Ma credetemi, ha vinto lui. La reputazione tanto non ce l'ha. La memoria degli Italiani e' labile. Il partito non gli si spacchera' piu' (e comunque avra' tempo di riprenderselo). E' ancora nella maggioranza di governo e potra' continuare a condizionarla. Tra qualche giorno potra' fare la vittima in mondovisione e i suoi rimasti al governo ricominceranno a tornare alla carica per proteggerlo dai processi. Tempo tre mesi, riparleremo di come liberarci di lui: altro che #diversamente — qui va in onda l'eterno ritorno dell'identico.

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