sabato, 20 aprile 2013
Un pessimo risultato
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:12 pm

Premessa. Non so nemmeno perche' scrivo sta roba. Il blog non lo legge piu' nessuno, tanto. Forse serve solo come terapia per tenere a bada la bile — e un po' a futura memoria mia, per vedere tra qualche anno se ci ho dato o no.
Ri-Premessa. Sono stato un prodiano della prima ora, da quando non lo era nessuno. Percio' — lo ammetto — sono avvelenato. E credo di aver ragione di essere avvelenato, perche' Prodi era l'unico dei candidati che avrebbe potuto essere il Presidente della Repubblica di cui avremmo avuto bisogno.
Tri-Premessa. Ho una grande stima politica per Napolitano. Credo che sia stato, pur con qualche errore, un buon Presidente in un momento difficilissimo, che abbia il merito di averci traghettati attraverso una navigazione davvero pericolosa senza mai perdere di vista i valori della Costituzione. Credo anche che sia un uomo di grande correttezza e coraggio istituzionale — e che usera' al meglio le sue virtu' anche in questo secondo mandato. La mia stima non viene meno per quel che diro' sotto.

Rieleggere Napolitano alla Presidenza della Repubblica e' stato un errore grave. Sul piano politico, innanzi tutto. Perche' si tratta di una rielezione tutta subalterna alla logica delle larghe intese, di un governo organico e politico che mette insieme PD e PDL: due aree che rappresentano (o almeno dovrebbero rappresentare) concezioni opposte della politica e blocchi sociali antagonisti. E che quindi finiranno per paralizzarsi a vicenda e per potersi accordare soltanto al ribasso. Non e' quello di cui abbiamo bisogno.
Attenzione, e' ben diverso dal governo presidenziale di Monti, nato come pausa della lotta politica, con un'agenda dettata dalle emergenze e con l'obiettivo di restituire la parola al sovrano dopo un breve periodo. Qui stiamo parlando di un accordo e di un governo *politico* che mette insieme destra e sinistra, con la nascita di un programma condiviso. Credo che sia nello stesso tempo irrealistico e pernicioso, perche' la situazione necessita di scelte precise, coraggiose, anche contestabili: ma frutto di una visione chiara e forte di come vogliamo che sia la societa' italiana tra dieci anni. E delle due l'una: o il PD puo' costruire una visione comune con Berlusconi, con Brunetta, con la Gelmini, con Tremonti, con Maroni, con la Santanché (devo continuare la galleria degli orrori?) — e la prospettiva e' agghiacciante — o non puo', e questo significa che il governo sara' preda di risse continue e non riuscira' a far nulla. Nell'uno e nell'altro caso, e' una prospettiva che puo' solo far male all'Italia.

Ma l'errore e' ancora piu' grave sul piano istituzionale. Perche' trasforma, con la forza di un precedente, l'ultima istituzione robusta e amata della Repubblica, la Presidenza.
Nella Costituzione materiale di questo paese, la rieleggibilita' del Presidente era saggiamente restata una possibilita' soltanto teorica. Il limite del settennato e' stato finora una garanzia rispetto all'esercizio dei poteri presidenziali — in un certo senso una garanzia di terzieta' del Presidente. Qualunque Presidente, anche il piu' forte e/o il piu' autoritario, alla fine del mandato sarebbe uscito di scena definitivamente. Nessun Presidente, nemmeno il piu' opportunista, avrebbe favorito questa o quella parte per assicurarsi la rielezione. Ora questa garanzia e' saltata.
Ancor piu' grave e' che Napolitano sia stato rieletto, con ogni verosimiglianza, sulla base di un accordo che limita la durata del suo mandato. Se cosi' fosse, e basta l'anagrafe a confermarlo, si creerebbe un altro pericoloso precedente. Ancora una volta, la sostanziale inamovibilita' del Presidente nel corso del settennato ha reso la carica indisponibile ai desideri degli altri poteri dello Stato: dall'esecutivo alle maggioranze parlamentari: e' stata lo scudo dietro a cui si poteva riparare la funzione di garanzia del Presidente rispetto ai tentativi di forzatura costituzionale degli altri poteri. Se questa garanzia viene meno e la durata in carica rientra per cosi' dire nella disponibilita' della politica, l'indipendenza del Presidente ne viene fortemente sminuita.
Infine una considerazione meno da costituzionalista del bar: la modalita' di quest'elezione, pur essendo assolutamente legittima e democratica (Rodota' merita gratitudine per averlo ricordato ai suoi sostenitori, loro si' eversivi), mette la Presidenza della Repubblica all'ombra dell'inciucio e di una politica che non sa piu' farsi comprendere dagli elettori. Sara' difficile (e ci vorra' tutta la sapienza e l'indipendenza politica di Napolitano) evitare che cio' si trasformi in un'ondata di impopolarita' e di discredito sull'ultima istituzione repubblicana che gli Italiani rispettavano.
Insomma — per calcoli di breve respiro politico — i responsabili di PD e PDL hanno assestato tre belle picconate all'architettura costituzionale dell'Italia. Sono danni di lungo termine, destinati a pesare per anni e che forse non sara' possibile riparare.

D'altra parte, non credo che convergere su Rodota' sarebbe stata una buona scelta comunque. Non per la persona e per la sua storia, che sono di assoluto merito. In altre condizioni, Rodota' avrebbe potuto essere un meraviglioso Presidente della Repubblica. Ma i candidati non sono soltanto individui, sono anche l'espressione delle parti politiche che li propongono: e votare Rodota' significava accettare una subalternita' al grillismo, che non mi pare migliore del (e per certi aspetti nemmen diverso dal) berlusconismo. Diverso sarebbe stato se il PD avesse proposto Rodota' in prima battuta: ma e' tutto da vedersi se Grillo lo avrebbe a quel punto fatto votare ai suoi — o se l'avrebbe affondato in quanto candidato del "pdmenoelle". Personalmente trovo sbagliata e pericolosa la pretesa di primazia politica di una forza che ha preso il 25% dei voti e non ha capacita' di alleanze — e credo che assecondare questa pretesa convergendo sul suo candidato sarebbe stato politicamente inaccettabile.

Infine: il Partito Democratico e' morto. Lo e' anche se qualcuno ne raccogliera' i cocci e il nome e se ne fara' un feudo politico. Ed e' morto non solo e non tanto per le sue divisioni interne; e' morto perche' e' definitivamente venuto meno al progetto politico per cui era nato: quello di costituire una grande forza riformista moderna, radicata nell'incontro delle culture dei partiti di massa da cui nasceva — e alternativa alla destra: a quella di Berlusconi in particolare, ma anche a una destra civile e liberale. Una cultura riformista condivisa nel PD non e' mai nata — e l'alternativa alla destra sta lasciando il posto alle larghe intese. Per chi come me ha creduto in quel progetto e' una sconfitta cocente.
D'altronde, per come e' fatta la politica italiana, non credo che ci sia spazio per un soggetto "di sinistra" alternativo al PD e capace di contendergli seriamente l'elettorato: i voti in uscita dal PD andranno al prossimo Masaniello di passaggio, che sia ancora Grillo o no. Percio' l'ipotesi di un nuovo partito, costruito intorno a SEL e alla sinistra PD (magari a Barca in contrapposizione a Renzi) certamente mi farebbe sentire "a casa", ma credo che sia destinata a restare un progetto minoritario e al piu' di testimonianza. E non e' cio' di cui abbiamo bisogno.

Vedo moltiplicarsi le prese di posizione del tipo "Napolitano non mi rappresenta", "Napolitano non e' il mio Presidente". Non le condivido. Per quanto politicamente viziata sia la sua rielezione, Napolitano e' il Presidente legittimo — e confido che continuera' ad essere il buon garante della Costituzione e della Repubblica che ha dimostrato di essere fino ad oggi. Giorgio Napolitano e', nonostante tutto, il mio Presidente.

9 Commenti a “Un pessimo risultato”

  1. Dellaplane ha scritto il 20 aprile 2013 alle 10:39 pm

    Pienamente d'accordo.Forse non abbiamo pensato a quanto (e come) avrebbero lottato i padri nel momento in cui li abbiamo messi di fronte alla loro fine; forse sono talmente chiusi nella loro torre d'avorio da non essersi resi conteo che la cosa migliore da fare era la figura da padri nobili, che lasciano i figli a farsi la propria vita, e si siano rivelati piuttosto padri assenti, occupati solo nelle beghe tra fratelli, lasciando rinsecchirsi gli averi destinati a garantire i figli. Io continuo ad avere fiducia in Civati ed altri, ma speranze, specie a breve, me ne sono rimaste poche poche.

  2. Giannitos ha scritto il 20 aprile 2013 alle 11:03 pm

    Io ti leggo, quando scrivi. La sbrodolata mi trova sostanzialmente d'accordo. Io sono un po' meno pessimista, ma poco. È poi non ho capito chi avrebbe dovuto votare il PD, secondo te, invece di Napolitano o Rodotà, all'ultima votazione.

  3. Paolo Bizzarri ha scritto il 21 aprile 2013 alle 3:57 pm

    "Personalmente trovo sbagliata e pericolosa la pretesa di primazia politica di una forza che ha preso il 25% dei voti e non ha capacita' di alleanze — e credo che assecondare questa pretesa convergendo sul suo candidato sarebbe stato politicamente inaccettabile."

    Hai descritto il PD

  4. luzmic ha scritto il 22 aprile 2013 alle 9:00 am

    Aggiungo una cosa, che sicuramente non è originale ma io ce l'ho in tesa da giorni e da qualche parte devo scriverla.
    Nella politica (anzi, nelle relazioni umane) la forma conta come la sostanza.
    Ora, ci hanno spiegato che la situazione pre-governo Monti era grave, che sostanzialmente lo Stato non aveva i soldi per pagare nessuno e che se non si creavano rapidamente le condizioni per farsi prestare degli altri soldi lo Stato non avrebbe pagato più nessuno. Ci hanno spiegato che l'unico modo per farsi prestare degli altri soldi era mettere su un governo che fosse convincente sotto il profilo della stabilità (sarò qui per il tempo necessario ad attuare il mio programma) competenza (so quello che bisogna fare per dare un'assestata ai conti) e serietà (se dico una cosa poi la faccio). Ci hanno anche spiegato che per ora l'unica via per restare in piedi era stringere parecchio la cinghia, e che poi sì, insomma, la ripresa era una cosa di cui ci si sarebbe occupati dopo, chè adesso era il tempo di salvare il paziente e non di fargli la riabilitazione. Ci hanno spiegato che tutto questo aveva un senso, e che Napolitano aveva fatto bene a pilotare (indirettamente) l'Italia in questa direzione perchè era l'unica cosa da fare in quella situazione di emergenza, ma poi sarebbe arrivato qualcuno che avrebbe preso in mano il testimone per portare avanti un progetto legittimato delle nuove elezioni.
    E invece con la rielezione di Napolitano il messaggio che arriva è: non cambia niente. Si continua con i governi "del Presidente", a fare cose "tecniche" perchè "necessarie" senza che nessun elettore le abbia appoggiate. Per chissà quanto tempo. Mi sa che anche questo è uno sbaglio più grosso.

  5. B_A ha scritto il 22 aprile 2013 alle 10:46 am

    Complessivamente d'accordo, anche se mi pare che tu non voglia portare fino in fondo le conseguenze del post. Da qui nasce la domanda di Giannitos. Cosa dovevamo fare? I miei due centesimi: capire, dai primi giorni di marzo, che da questi risultati elettorali non era possibile tirare fuori alcun governo (tre attori vincolati per identità, interessi, concezione etico-politica e rapporti di forza a scelte obbligate e paralizzanti) e accettare di tornare a votare in tempi brevi (tragico, sì). Il PD ha vissuto con Rodotà quello che i grillini hanno vissuto con Grasso/boldrini: una ragazza che ti piace, ma con cui non puoi uscire. Essendo il PD attraversato da linee di faglia ben note e non avendo il verticalismo carismatico dei cinque stelle (o del PDL) ha perso la maniglia. E mandato il padre a donne di facili costumi. Io sono convinto che si dovesse insistere su Rodotà, mantenersi compatti con i votanti (non credo che avrebbero percepito subalternità, ma una certa fedeltà alla linea promessa in campagna elettorale) e andare avanti, con un buon presidente, verso nuove elezioni.

  6. theratrace ha scritto il 22 aprile 2013 alle 12:57 pm

    Wow, cinque commenti sul blog in una volta sola! Allora c'e' qualcuno la' fuori!

    @giannitos: chi avrebbe dovuto votare il PD alla sesta votazione? francamente non lo so. Dopo il disastro dell'impallinamento di Prodi, probabilmente non c'erano piu' soluzioni. Nella prospettiva delle larghe intese, che non condivido, avrei comunque preferito una soluzione che non incidesse sull'equilibrio costituzionale come la rielezione di Napolitano — e possibilmente non uno del PD, che altrimenti avrebbero impallinato pure quello (per quanto, a pensarci bene, una bella candidatura a D'Alema, cosi' lo trombavano ben bene…): forse la Cancellieri turandosi il naso.

    @Paolo Bizzarri: Che dire? hai ragione. Non trovi certo in me un difensore di questo PD. Ma il ragionamento su Rodota' non ne viene inficiato.

    @luzmic: completamente d'accordo. Con l'aggravante che tutto questo avviene perche' la politica non ha saputo riprendersi il potere.

    @B_A: probabilmente hai ragione sul fatto che si dovesse tornare subito al voto. Il Porcellum, per quanto orrendo, non e' responsabile dello stallo parlamentare: non abbiamo un problema di hung parliament, ma di hung country…
    In questa prospettiva, a maggior ragione non avrei votato il candidato di Grillo: perche' andare a elezioni concedendo ai grillini questo ulteriore bonus per la campagna elettorale?

  7. B_A ha scritto il 22 aprile 2013 alle 3:03 pm

    @Ratto: perché Grillo, con Rodotà ha mosso per primo ed esposto il PD. Colpendolo prima di tutto nel suo elettorato (la base che Anna Finocchiaro "non ha sentito") e riducendo ogni margine di manovra. Non credo di potesse far altro che rilanciare sul piatto, tenendo prima di tutto unito il rapporto con quelli che avevano fatto la croce sulla scheda, pagato i due euro al banchetto delle primarie, sperato che in qualche modo stavolta si potesse ripartire – pur con il cupo pessimismo e le mollette al naso. Lasciando che fosse Grillo a forzar la mano per primo, mostrandone limiti e contraddizioni (del resto già affiorati). Si poteva anche puntare subito su Prodi, certo, ma non so quanto avrebbe giovato alla causa del PD (sul suo valore come presidente nessun dubbio, ma non ne ho neanche su Rodotà). Temo che sarebbe stato facilmente strumentalizzabile e che avrebbe polarizzato molto il dibattito successivo.
    Dico tutto questa facendo finta che non ci siano democratici convinti che serva al paese guardare a destra, in cerca di una mitologica posizione condivisa. Chiaramente è parte del problema, ma è roba da DSM e non mi intendo di psichiatria.

  8. Paolo Bizzarri ha scritto il 22 aprile 2013 alle 5:47 pm

    Non votare Rodotà perchè lo ha proposto Grillo vuol dire dare a Grillo un potere di interdizione enorme sulle tue scelte. Il PD è vissuto vent'anni domandandosi cosa non fare per favorire Berlusconi, ora vivrà vent'anni domandandosi cosa non fare per favorire Grillo? Quando è che il PD e i suoi elettori diventano adulti e decidono cosa vogliono fare da grandi?

  9. Maruko [マルコ] ha scritto il 23 aprile 2013 alle 4:10 pm

    Come vedi qualcuno che ti legge c'è sempre ;-)
    Paolo Bizzarri mi toglie le parole di bocca ponendosi la domanda che mi assilla da vent'anni [cit.] "Il PD è vissuto vent'anni domandandosi cosa non fare per favorire Berlusconi, ora vivrà vent'anni domandandosi cosa non fare per favorire Grillo? Quando è che il PD e i suoi elettori diventano adulti e decidono cosa vogliono fare da grandi?"

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