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Sono stato diffidente a lungo. Oggi mi sembra una delle pochissime persone su/con cui ragionare per una ripresa delle ragioni vere del progetto del Partito Democratico. Certo che senza w mi piacerebbe di piu'.

(siamo tornati — e la lettura dei giornali e' perfino piu' indigesta del solito)



lunedì, 29 aprile 2013
Sulla spiaggia
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, la Cate — Scritto dal Ratto alle 6:37 pm


It e la Cate un paio di giorni fa a Legzira.


sabato, 27 aprile 2013
Sidi Ifni
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi — Scritto dal Ratto alle 9:28 am


Il punto piu' a sud
mai raggiunto dalla Rat-Family


venerdì, 26 aprile 2013
Senza parole
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 9:20 am


(Essaouira, ieri al tramonto)


mercoledì, 24 aprile 2013
Essaouira
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi — Scritto dal Ratto alle 3:10 am


Questa sera, sulla spiaggia di Essaouira


sabato, 20 aprile 2013
Un pessimo risultato
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:12 pm

Premessa. Non so nemmeno perche' scrivo sta roba. Il blog non lo legge piu' nessuno, tanto. Forse serve solo come terapia per tenere a bada la bile — e un po' a futura memoria mia, per vedere tra qualche anno se ci ho dato o no.
Ri-Premessa. Sono stato un prodiano della prima ora, da quando non lo era nessuno. Percio' — lo ammetto — sono avvelenato. E credo di aver ragione di essere avvelenato, perche' Prodi era l'unico dei candidati che avrebbe potuto essere il Presidente della Repubblica di cui avremmo avuto bisogno.
Tri-Premessa. Ho una grande stima politica per Napolitano. Credo che sia stato, pur con qualche errore, un buon Presidente in un momento difficilissimo, che abbia il merito di averci traghettati attraverso una navigazione davvero pericolosa senza mai perdere di vista i valori della Costituzione. Credo anche che sia un uomo di grande correttezza e coraggio istituzionale — e che usera' al meglio le sue virtu' anche in questo secondo mandato. La mia stima non viene meno per quel che diro' sotto.

Rieleggere Napolitano alla Presidenza della Repubblica e' stato un errore grave. Sul piano politico, innanzi tutto. Perche' si tratta di una rielezione tutta subalterna alla logica delle larghe intese, di un governo organico e politico che mette insieme PD e PDL: due aree che rappresentano (o almeno dovrebbero rappresentare) concezioni opposte della politica e blocchi sociali antagonisti. E che quindi finiranno per paralizzarsi a vicenda e per potersi accordare soltanto al ribasso. Non e' quello di cui abbiamo bisogno.
Attenzione, e' ben diverso dal governo presidenziale di Monti, nato come pausa della lotta politica, con un'agenda dettata dalle emergenze e con l'obiettivo di restituire la parola al sovrano dopo un breve periodo. Qui stiamo parlando di un accordo e di un governo *politico* che mette insieme destra e sinistra, con la nascita di un programma condiviso. Credo che sia nello stesso tempo irrealistico e pernicioso, perche' la situazione necessita di scelte precise, coraggiose, anche contestabili: ma frutto di una visione chiara e forte di come vogliamo che sia la societa' italiana tra dieci anni. E delle due l'una: o il PD puo' costruire una visione comune con Berlusconi, con Brunetta, con la Gelmini, con Tremonti, con Maroni, con la Santanché (devo continuare la galleria degli orrori?) — e la prospettiva e' agghiacciante — o non puo', e questo significa che il governo sara' preda di risse continue e non riuscira' a far nulla. Nell'uno e nell'altro caso, e' una prospettiva che puo' solo far male all'Italia.

Ma l'errore e' ancora piu' grave sul piano istituzionale. Perche' trasforma, con la forza di un precedente, l'ultima istituzione robusta e amata della Repubblica, la Presidenza.
Nella Costituzione materiale di questo paese, la rieleggibilita' del Presidente era saggiamente restata una possibilita' soltanto teorica. Il limite del settennato e' stato finora una garanzia rispetto all'esercizio dei poteri presidenziali — in un certo senso una garanzia di terzieta' del Presidente. Qualunque Presidente, anche il piu' forte e/o il piu' autoritario, alla fine del mandato sarebbe uscito di scena definitivamente. Nessun Presidente, nemmeno il piu' opportunista, avrebbe favorito questa o quella parte per assicurarsi la rielezione. Ora questa garanzia e' saltata.
Ancor piu' grave e' che Napolitano sia stato rieletto, con ogni verosimiglianza, sulla base di un accordo che limita la durata del suo mandato. Se cosi' fosse, e basta l'anagrafe a confermarlo, si creerebbe un altro pericoloso precedente. Ancora una volta, la sostanziale inamovibilita' del Presidente nel corso del settennato ha reso la carica indisponibile ai desideri degli altri poteri dello Stato: dall'esecutivo alle maggioranze parlamentari: e' stata lo scudo dietro a cui si poteva riparare la funzione di garanzia del Presidente rispetto ai tentativi di forzatura costituzionale degli altri poteri. Se questa garanzia viene meno e la durata in carica rientra per cosi' dire nella disponibilita' della politica, l'indipendenza del Presidente ne viene fortemente sminuita.
Infine una considerazione meno da costituzionalista del bar: la modalita' di quest'elezione, pur essendo assolutamente legittima e democratica (Rodota' merita gratitudine per averlo ricordato ai suoi sostenitori, loro si' eversivi), mette la Presidenza della Repubblica all'ombra dell'inciucio e di una politica che non sa piu' farsi comprendere dagli elettori. Sara' difficile (e ci vorra' tutta la sapienza e l'indipendenza politica di Napolitano) evitare che cio' si trasformi in un'ondata di impopolarita' e di discredito sull'ultima istituzione repubblicana che gli Italiani rispettavano.
Insomma — per calcoli di breve respiro politico — i responsabili di PD e PDL hanno assestato tre belle picconate all'architettura costituzionale dell'Italia. Sono danni di lungo termine, destinati a pesare per anni e che forse non sara' possibile riparare.

D'altra parte, non credo che convergere su Rodota' sarebbe stata una buona scelta comunque. Non per la persona e per la sua storia, che sono di assoluto merito. In altre condizioni, Rodota' avrebbe potuto essere un meraviglioso Presidente della Repubblica. Ma i candidati non sono soltanto individui, sono anche l'espressione delle parti politiche che li propongono: e votare Rodota' significava accettare una subalternita' al grillismo, che non mi pare migliore del (e per certi aspetti nemmen diverso dal) berlusconismo. Diverso sarebbe stato se il PD avesse proposto Rodota' in prima battuta: ma e' tutto da vedersi se Grillo lo avrebbe a quel punto fatto votare ai suoi — o se l'avrebbe affondato in quanto candidato del "pdmenoelle". Personalmente trovo sbagliata e pericolosa la pretesa di primazia politica di una forza che ha preso il 25% dei voti e non ha capacita' di alleanze — e credo che assecondare questa pretesa convergendo sul suo candidato sarebbe stato politicamente inaccettabile.

Infine: il Partito Democratico e' morto. Lo e' anche se qualcuno ne raccogliera' i cocci e il nome e se ne fara' un feudo politico. Ed e' morto non solo e non tanto per le sue divisioni interne; e' morto perche' e' definitivamente venuto meno al progetto politico per cui era nato: quello di costituire una grande forza riformista moderna, radicata nell'incontro delle culture dei partiti di massa da cui nasceva — e alternativa alla destra: a quella di Berlusconi in particolare, ma anche a una destra civile e liberale. Una cultura riformista condivisa nel PD non e' mai nata — e l'alternativa alla destra sta lasciando il posto alle larghe intese. Per chi come me ha creduto in quel progetto e' una sconfitta cocente.
D'altronde, per come e' fatta la politica italiana, non credo che ci sia spazio per un soggetto "di sinistra" alternativo al PD e capace di contendergli seriamente l'elettorato: i voti in uscita dal PD andranno al prossimo Masaniello di passaggio, che sia ancora Grillo o no. Percio' l'ipotesi di un nuovo partito, costruito intorno a SEL e alla sinistra PD (magari a Barca in contrapposizione a Renzi) certamente mi farebbe sentire "a casa", ma credo che sia destinata a restare un progetto minoritario e al piu' di testimonianza. E non e' cio' di cui abbiamo bisogno.

Vedo moltiplicarsi le prese di posizione del tipo "Napolitano non mi rappresenta", "Napolitano non e' il mio Presidente". Non le condivido. Per quanto politicamente viziata sia la sua rielezione, Napolitano e' il Presidente legittimo — e confido che continuera' ad essere il buon garante della Costituzione e della Repubblica che ha dimostrato di essere fino ad oggi. Giorgio Napolitano e', nonostante tutto, il mio Presidente.


venerdì, 19 aprile 2013
Trepidante
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 4:22 pm

… dietro alla sua bella linea gialla.

P. S. Mi sa che sta aspettando in una stazione dismessa, pero'. Peccato.


mercoledì, 17 aprile 2013
NO
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:38 pm

Non serve a niente – ma non riesco a non dirlo. Marini NO.


mercoledì, 3 aprile 2013
Quasi una pausa
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi — Scritto dal Ratto alle 9:21 am


Il massiccio della Meije dalla strada del Col du Lautaret, il giorno di Pasqua


martedì, 2 aprile 2013
Autism awareness, quella vera
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 9:46 am

L'Autism Awareness Day si e' trasformato per lo piu' in una splendida occasione per diffondere banalita' retoriche, disinformazione, slogan offensivi sulla necessita' di "sconfiggere l'autismo" e cosi' via.
Percio' sento il bisogno di controbilanciare, per quanto posso, con un libro che e' un piccolo tesoro di informazione attendibile, di attenzione alla realta', di consapevolezza vera — e soprattutto di rispetto e amore per le persone autistiche.
E' la Thinking Person's Guide to Autism (TPGA), pubblicata dalla Myers-Rosa Foundation nel 2011. Non un libro recente, quindi, ma io l'ho scoperto soltanto, grazie a un retweet dell'ASAN, qualche mese fa; spero di fare cosa utile a qualche famiglia come la nostra segnalandolo. Se invece sono l'ultimo arrivato, queste righe saranno il segno del mio tardivo entusiasmo.
La TPGA e' una raccolta di brevi saggi, di diversi autori, con punti di vista spesso non coincidenti, ma tenuti insieme da alcuni tratti comuni fondamentali: la piena accettazione dell'autismo, delle persone autistiche e del loro contributo alla societa' — un approccio concreto e mai distaccato o paternalistico — il solido e argomentato rifiuto delle teorie e delle cure pseudoscientifiche. Su queste linee, la TPGA e' di fatto una specie di guida alla sopravvivenza materiale e morale per chi ha a che fare ad ogni titolo con l'autismo.
Divisa in dieci sezioni ("Dopo la diagnosi di autismo: i primi passi"; "Consigli pratici per i genitori di autistici"; "Caregiving ed autismo"; "Terapie e fornitori di servizi"; "Teorie sulla causa e terapie discutibili"; "Accettazione ed inclusione dal punto di vista del genitore/neurotipico"; "Autismo: voci di adulti"; "Autismo – voci di genitori"; "Problemi scolastici ed educativi"; "Risorse"), la TPGA affronta temi che vanno da come affrontare lo shock della diagnosi al toilet training, dall'uso dei farmaci ai trucchi per viaggiare piu' o meno sereni con un bambino autistico, dai diritti civili alla sessualita', dalle vaccinazioni a come evitare i meltdown. Dato che per lo piu' gli autori sono persone autistiche e/o genitori di bambini/ragazzi autistici, ogni tema e' trattato con la concretezza di chi ci e' passato, e con l'umanita' di chi non parla di cose altrui.
E' davvero, come si propone di essere nella prefazione, "a toolkit bursting with carefully curated, evidence-based information from autism parents, autistics, and autism professionals" — qualcosa che — se ci fosse stato nel 2007 — ci avrebbe aiutato enormemente ad orientarci.
Certo, l'approccio e' molto anglosassone — e molte situazioni e consigli non sono automaticamente esportabili nella situazione italiana. Tanto che verrebbe voglia di veder nascere una edizione italiana (qualcuno e' disposto a dare una mano?). Pero' la maggior parte degli articoli e' comunque utile e — cosa non secondaria — confortante, perche' mostra che i problemi che noi famiglie affrontiamo non sono ne' soltanto nostri, ne' irrisolvibili.
La TPGA ha anche un sito web, che riporta materiali, aggiornamenti, saggi. Vale la pena di frequentarlo.
Il libro e' disponibile (di carta o come e-book) su Amazon.

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