domenica, 27 gennaio 2013
Le citta' e i morti
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 12:11 am

(apocrifo da Le citta' invisibili)

Vilna ti accoglie con l'aria di chi non ha ancora finito le pulizie di primavera — ma ha gia' fatto il grosso del lavoro. I campanili barocchi conficcati come viti nell'aria tersa, le facciate spesso imbiancate di fresco, gli ampi viali e le piazze solenni pieni di gente e di negozi eleganti. Spesso, un po' fuori vista, scopri ancora angoli in cui l'opera dei restauratori non e' finita: un vicolo sporco con un palazzo annerito, un'antica cappella con il portone sprangato e le vetrate rotte, il muro scrostato di un giardino dietro a cui si indovinano aiuole e vialetti cancellati dalle erbacce e dai rovi; ma anche il ponteggio dell'imbianchino che ritocca le cornici rococo delle finestre, i sacchi di cemento ed i mattoni dentro a un portone, testimoni della nuova vita che sta per prendere un edificio ora vuoto.
C'e' una folla indaffarata e vitale a Vilna, una folla che bada ai fatti suoi e solo ogni tanto alza lo sguardo a compiacersi delle recuperate bellezze della citta'.
Quasi nulla, a Vilna, ricorda un'altra citta', quella degli uomini barbuti con le palandrane nere e i cappelli duri, quella delle cento sinagoghe, quella dei giornali scritti in yddish e della piu' grande biblioteca ebraica d'Europa: una lapide in una stradina piena di ristoranti e di negozi di souvenir, che disegna, ignorata, i confini della seconda Gerusalemme, cancellata settant'anni prima — un busto barbuto e massiccio in una piazzetta nascosta, vicino a una casetta anonima che un'iscrizione in caratteri ebraici sommessamente ricorda essere stata la casa del Gaon. Di quelle decine di migliaia di .vite incenerite quasi piu' nessun segno e' rimasto.
La citta' dei vivi ha gran cura di nascondere — di cancellare la citta' dei morti. Vilna non ama ricordarli, tutti quei morti — non ci si riconosce, non li conta tra i suoi. E non si accorge che, in questa smemoratezza, le strade linde con gli intonaci ripresi di fresco, le belle chiese dalle guglie dorate e lo stormo delle campane alla sera, le piazze colme di madri e di bambini che giocano appaiono d'improvviso al viaggiatore come un inganno, come una quinta vuota — dietro alla quale si intuisce ma non si scorge la vera Vilna, la citta' dei morti.

(Per il Giorno della Memoria)


"For we, the people, understand that our country cannot succeed when a shrinking few do very well and a growing many barely make it. We believe that America’s prosperity must rest upon the broad shoulders of a rising middle class. We know that America thrives when every person can find independence and pride in their work; when the wages of honest labor liberate families from the brink of hardship. We are true to our creed when a little girl born into the bleakest poverty knows that she has the same chance to succeed as anybody else, because she is an American, she is free, and she is equal, not just in the eyes of God but also in our own".
Barack Obama, Inauguration speech, 21 gennaio 2013

Quale candidato alle nostre elezioni potrebbe dire questo senza essere considerato un pericoloso sovversivo?


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