domenica, 26 agosto 2012
Burrasca
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi — Scritto dal Ratto alle 10:48 am




Sulla costa di Ambleteuse, Pas-de-Calais, ieri


giovedì, 23 agosto 2012
A la plage
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, la Cate — Scritto dal Ratto alle 10:58 pm


Sulla spiaggia di Dieppe con la Cate, oggi pomeriggio.


martedì, 21 agosto 2012
Piu' o meno
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:46 am


Stasera, sulla calata del porto di Dieppe


domenica, 19 agosto 2012
Lest we forget (Dieppe 1942-2012)

All'alba del 19 agosto 1942, seimila soldati alleati, dei quali cinquemila canadesi della Seconda Divisione di fanteria (The Essex Scottish Regiment, The Royal Hamilton Light Infantry, The Royal Regiment of Canada, Les Fusiliers Mont-Royal, The Queen's Own Cameron Highlanders of Canada, The South Saskatchewan Regiment, The Lorne Scots, The Calgary Tank Regiment, The Toronto Scottish Regiment), tentarono uno sbarco su Dieppe.
L'operazione (nome in codice "Jubilee") fu un terribile e sanguinoso fallimento. A causa di errori di pianificazione, della mancanza dell'elemento sorpresa, della difficolta' a coordinare i movimenti delle truppe con l'aviazione e la marina, dell'inadeguatezza dei mezzi e delle tattiche, i soldati furono per lo piu' inchiodati sulle ripide spiagge di sassi e sotto le falaises. Il bilancio dell'operazione fu tragico: dei seimila soldati partiti, meno di tremila fecero ritorno alle loro basi in Inghilterra, ritirandosi sotto il fuoco dopo nove ore di combattimento. I soli reggimenti canadesi lasciarono sul terreno piu' di novecento vittime.
Il valore militare del raid di Dieppe e' — nella migliore delle ipotesi — assai controverso. Non si tratto' di un tentativo di invasione, ne' di un raid con un obiettivo chiaro e limitato, come quello di St. Nazaire di pochi mesi prima, che porto' alla distruzione del bacino di carenaggio per impedire ai tedeschi di farne uso per la loro flotta. A Dieppe l'operazione ebbe piu' che altro lo scopo di mostrare a Stalin la volonta' britannica (ma anche l'impossibilita' di fatto) di portare i combattimenti in Europa occidentale, in modo da aprire un secondo fronte e alleggerire il peso delle armate tedesche contro la Russia. Fu — di fatto — un sacrificio consapevole e militarmente sterile, con finalita' tutte politiche. Non a caso, verrebbe voglia di dire, anche se la vulgata celebrativa e' molto attenta a non sottolinearlo, in questa missione non furono rischiate truppe britanniche in senso stretto, se non in piccola misura: il grosso dell'azione, e delle perdite, fu canadese.

La citta' — anche a distanza di settant'anni — ha mantenuto assai viva la memoria del sacrificio dei soldati canadesi. Ogni casa e' pavesata di bandiere con la foglia d'acero e i ricordi dei combattimenti sono preservati con attenzione — e con un tono assai piu' sobrio di quello che pochi chilometri piu' a ovest viene usato per celebrare gli eventi del D-Day. C"e' un memoriale dei combattenti canadesi, messo su con pochi mezzi, molta competenza e molta emozione da un'associazione denominata "Jubilee", il cui motto e' appunto "Lest we forget". La veglia che si e' tenuta ieri sera al cimitero di guerra canadese ha visto la partecipazione di molte centinaia di persone. Nonostante Dieppe sia una stazione balneare importante nel pieno della stagione, si respira un'aria un po' meno spensierata, un po' piu' consapevole che altrove. A noi questa presenza della memoria — e della memoria di una strage che poteva probabilmente essere evitata — e' parsa una bella cosa — una cosa di cui sentirci partecipi.


venerdì, 17 agosto 2012
Nel frattempo
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, la Cate — Scritto dal Ratto alle 4:26 pm

anche la Cate ha scoperto il mare:


Ieri sulla spiaggia di Fort-Mahon, in bassa marea.


mercoledì, 15 agosto 2012
Cinque anni dopo
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, It, Love the Bomb — Scritto dal Ratto alle 9:40 am


It che corre sulla spiaggia, cinque anni dopo.
(gli stiamo ancora correndo dietro)


domenica, 12 agosto 2012
Piccola trouvaille
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Mangiare bere e andare a spasso, la Cate — Scritto dal Ratto alle 3:12 pm

Siamo in giro in Normandia, per le nostre vacanze estive. Per noi (soprattutto per Waldorf) viaggiare in macchina con It e la Cate significa doversi attrezzare con vari generi di cibarie, da distribuire nel corso della giornata, spesso e volentieri a ritmi da catena di montaggio di Tempi Moderni, alle due bocche fameliche. E non sarebbe niente se It non fosse, da buon bambino autistico, mostruosamente selettivo su cio' che considera commestibile (la Cate no: per conto suo e' piu' onnivora di un tritatutto — e ha un certo gusto per la sperimentazione gastronomica; ma ha pur sempre meno di diciannove mesi e prbabilmente le moules crème non sono adatte alla sua alimentazione). Quindi la lista delle vettovaglie e' complicata — e lo e' tanto piu' all'estero, dove non e' detto che si trovino i generi che It approva (in Francia non c'e' il Mulino Bianco — e non si vendono succhi di frutta alla pesca o all'albicocca!); una grande risorsa sono le boulangeries, che accontentano tutta la famiglia e danno, a volte, una certa soddisfazione.
Come quella che abbiamo trovato, per puro caso e senza sperare in niente di che, in Rue Holgate a Carentan, durante il trasferimento dal Cotentin alla Seine-Maritime. Alle undici del mattino non c'era piu' nemmeno un croissant o un pain au chocolat: una brutta impressione iniziale, quelle vetrine semivuote: ma in realta' era segno che i clienti piu' avvertiti avevano gia' fatto incetta. Perche' quel che era rimasto era francamente eccezionale. Innanzi tutto il pane: saporito, con un sottofondo di lievito, con la crosta scura e croccante e la mollica morbida, ma non appiccicosa. Poi le brioches, nella versione cosparsa di zucchero: morbidissime, vaporose, delicate senza mancare di sapore — in una parola perfette (la Cate, che se ne e' fatta fuori una intera, conferma). Infine, le chouquettes, la versione francese di quei bigne' vuoti che in Piemonte vanno sotto il nome di bijoux (ne riparleremo, sono una mia personale passione): le migliori che mi sia capitato di mangiare, con il giusto equilibrio tra l'amarognolo della crosticina caramellata, i granelli di zucchero e l'interno umido e fondente. Come direbbe la Michelin, vaut le détour.
Il nome di questo posto spettacolare? Purtroppo non ne siamo certi, perche' ci siamo accorti del piccolo tesoro gastronomico quando avevamo gia' ripreso la strada, al primo assaggio. A giudicare da Google Maps, o Frédéric Gosselin, o Alain Legendre (la mappa di Google qui).

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