venerdì, 27 aprile 2012
Senza parole
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Il mondo per gli occhi, It, Love the Bomb — Scritto dal Ratto alle 2:29 am


It, ieri pomeriggio, Capo Kolka, LV.

P. S. Le altre foto del giro in Lettonia sono qui.


giovedì, 12 aprile 2012
Ultima neve
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:00 pm

Son tutti a lamentarsi dell'ondata di freddo improvvisa. A me pero' vedere le montagne di nuovo bianche, quando alzo lo sguardo, mica mi dispiace.


E io che stavo per installarmi Instagram sull'Androide nuovo…



La scacchiera di Adam Smith (Barbara Spinelli, insolitamente condivisibile, su Repubblica)



When execution gets cheaper, so should planning (via Seth's Blog)



mercoledì, 4 aprile 2012
Qualcosa di sinistra
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:40 am

E' un po' che sto rimuginando su queste cose e che mi riprometto di farci un post. Ho dei libri sul comodino per documentarmi e qualche volta ne leggo una pagina. Insomma, lasciato a me stesso — alla stanchezza del blog e alla stanchezza di un periodo tra i piu' difficili degli ultimi anni — questa cosa l'avrei trascinata fin dopo le elezioni del 2013.
Pero' questo post di Alfonso Fuggetta mi da' una spinta. Alfonso (si) chiede polemicamente "che cosa vuol dire essere di sinistra", e argomenta: "Alla fin fine, il punto è molto semplice, credo: essere di sinistra vuol dire issare bandiere oppure risolvere problemi in modo da tutelare tutti, promuovere uguaglianza e giustizia sociale, …?"
Detto cosi' e' semplice — cosi' semplice da voler dire tutto e il contrario di tutto. Tanto quanto l'invocazione al "vero riformismo" che chiude il post.
Al di la' dei dissensi che ci dividono spesso, Alfonso ha comunque il merito di porre un problema serio, in un momento in cui mi pare evidente che la politica annaspa — e cerca identita' e tematiche tanto effimere quanto facili e inconcludenti ("bandiere", direbbe lui), con il respiro dei titoli sul giornale o dei tweet. Io credo invece che ci sia bisogno di uno sguardo piu' lungo, e al tempo stesso molto concreto — di restare all'essenziale.
E l'essenziale, secondo me, in Italia e in Europa oggi, si puo' riassumere in due grandi temi collegati. La disuguaglianza economica cresce e la mobilita' sociale diminuisce. Da anni, in un trend che pare inarrestabile e che per lo piu' viene presentato come una sorta di fatalita', non come il prodotto di scelte e di politiche ben precise. Ecco, io credo che essere di sinistra oggi voglia dire, semplicemente, mettere al centro della propria azione questi due temi: come rovesciare la tendenza e fare in modo che la disuguaglianza diminuisca anziche' crescere e che l'ascesa nella scala sociale torni ad essere una possibilita' concreta per tutti. Poi potremo discutere sulle ricette, potremo dibattere se per ridurre la disuguaglianza occorre agire sulla leva fiscale e sulla ridistribuzione attiva della ricchezza o stimolare la competitivita' e accrescere le opportunita' individuali, potremo ragionare se un mercato del lavoro meno garantito/protetto puo' essere utile o meno, eccetera. Ma bisogna riportare al centro del discorso politico questo punto: su questo fare un programma di governo, costruire alleanze politiche, definire progetti e iniziative. Altrimenti, davvero, destra e sinistra diventano parole di comodo, concetti indistinguibili.
Per tornare all'attualita', ma non e' il tema che mi interessa di piu', a me pare evidente che quello dell'equita' sociale, della redistribuzione della ricchezza, *non* sia il pensiero del governo dei professori. E' probabile che molte delle scelte che Monti sta facendo siano piu' o meno obbligate, che il cammino sia stretto. Ma una politica di sinistra, anche assai moderatamente di sinistra, non puo' pensare di mettersi in continuita' con questa esperienza.

Su un altro piano, ho trovato stimolante il post di Floria sul "nuovo soggetto politico" di Ginsborg & co. Anche a me e' parsa una iniziativa interessante, nell'asfittico panorama di questo momento. Ma le perplessita' sono forti, per varie ragioni.
Una, evidenziata anche da Floria, e' il linguaggio. Il manifesto si rivolge a un'elite intellettuale — e difficilmente riuscira' ad uscire da li'. La storia politica italiana e' piena di generoso e affascinante giacobinismo, dai tempi del Partito d'Azione (di cui pure mi sento orfano inconsolabile) in giu': ma le elite che hanno ragione sono destinate sempre a nobili, inascoltate sconfitte.
La seconda sta nella firma, in calce al documento, di Sandro Plano, esponente di spicco del movimento NO TAV. Io temo che questa firma, al di la' del merito, indichi una vicinanza degli estensori del manifesto a quel ribellismo massimalista che e' un'altra esiziale caratteristica della sinistra italiana. E' una compagnia che non porta lontano.
Un nuovo soggetto politico ha bisogno di essere radicale, ma non puo' permettersi il lusso di essere massimalista. E dev'essere rigoroso, ma morira' se non sapra' rinunciare all'elitarismo giacobino.


I genitori speciali vanno maneggiati con cura, perché con altrettanta cura nascondono le loro ferite e le fasciano strette perché in piedi devono pur stare. E così può capitare che un banale urto come quello tra passanti frettolosi che inseguono i propri pensieri su un marciapiede, sia fonte di un dolore spropositato rispetto alle intenzioni di chi l’ha provocato.

via Speculum Maius.


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