Perché, se ancora non ce siamo accorti, è proprio di questo che stiamo parlando: di legge della giungla, in cui il più forte sopravvive, o di civiltà evoluta, in cui a tutti, anche ai più spaventati, viene data una possibilità. E quando (con disgustosa espressione) parliamo di «classi pollaio», stiamo, in sostanza, decidendo da quale di queste due parti vogliamo stare.

(da Sempre un po' a disagio: leggetelo tutto, il post, perche' e' bellissimo. E in bocca al lupo a Roberto!)



domenica, 25 settembre 2011
Nel lungo periodo o anche prima
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:57 pm

Irene Tinagli oggi su La Stampa nel suo articolo intitolato "Il futuro e' piu' forte della crisi" spiega che la crisi non significhera' la fine del mondo, come non lo ha significato in altre epoche storiche. Scrive la Tinagli:

Purtroppo, mentre le innovazioni che potrebbero disegnare il nostro futuro stanno prendendo forma in qualche angolo del mondo, noi sembriamo incapaci di uscire dai vecchi paradigmi. E continuiamo a chiederci quali industrie sovvenzionare, quali accordi commerciali o quali dazi o incentivi ripristinare per tenere in vita le nostre vecchie fabbriche sempre piu' vuote… Certamente oggi e' importante e urgente tamponare l’emergenza dei debiti sovrani, cercando magari di riattivare un po’ di occupazione con i mezzi e nelle realta' oggi disponibili. Ma non e' li' che giace il nostro futuro. Cerchiamo di non abbassare troppo lo sguardo altrimenti rischiamo di farcelo sfuggire quando ci passera' davanti.

Da un punto di vista storico suppongo che la Tinagli, persona certo molto preparata, abbia ragione. E' quasi ovvio, in realta': il mondo non e' mai finito per una crisi economica o produttiva, e forse e' vero che non ci sono limiti alle risorse che si possono inventare. Ma ad ogni crisi c'e' qualcuno che non sopravvive, che non vedra' quelle magnifiche sorti e progressive che verranno dopo o non sara' in grado di approfittarne. Persone che rischiano l'estromissione dal loro "antiquato" posto di lavoro quando sono troppo vecchie per le innovazioni che conteranno, malati o disabili a cui i tagli allo Stato sociale o alla scuola apportati in fretta e furia nelle varie manovre tolgono la possibilita' di una vita dignitosa, di cure adeguate, di un'istruzione che li aiuti a essere autonomi. Appartenendo alla platea dei soggeti deboli, devo dire che non e' di grande consolazione pensare che il mondo comunque andra' avanti quale che sia il destino di questi individui. Come diceva Keynes (uno il cui pensiero non credo vada molto di moda di questi tempi) nel lungo termine saremo tutti morti. O anche prima. E mi resta difficile non pensare che ogni giorno di ritardo nel cambiare strada in questo paese e' un giorno che lascia dietro di se' vittime che si potrebbero evitare, per quanto poco importante sia nella prospettiva della storia universale quello che succedra' al nostro spread.


sabato, 24 settembre 2011
Lettera al Ministro Gelmini dai Genitori Tosti
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:22 pm

Leggo su Speculum Maius e copioincollo:

Replichiamo, in quanto associazione di genitori con figli disabili, alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal Ministro Gelmini, in merito al sostegno scolastico: il Ministro ha affermato che, quest’anno, gli insegnanti deputati a seguire gli alunni disabili italiani sono talmente tanti da rappresentare un picco storico. E cala nel vuoto una cifra: “94.000”. Senza aggiungere però che, rispetto allo scorso, quest’anno anche gli studenti disabili sono aumentati a oltre 200.000 presenze; forse anche loro costituiscono un “picco storico”.

Cosa dice la legge in merito al rapporto numero di insegnanti di sostegno/numero di studenti? Dice che possono esserci 2 studenti per ogni insegnante: facendo una semplice divisione abbiamo 2,14. Siamo già fuori dalla legge.

La legge dice anche che nei casi in cui ci sia la gravità (ovviamente certificata) il rapporto deve essere 1 a 1, senza se e senza ma.

Quindi, calcolando anche i casi di gravità, il rapporto aumenta, la legge viene ulteriormente trasgredita e gli insegnanti sono insufficienti.

Le associazioni dedicate, i sindacati, gli esponenti politici che si occupano di scuola parlano di 65.000 insegnanti di sostegno che mancano. 65.000, non 1000 o 2000, ma un numero enorme!

In alcune regioni ne mancano di più, come la Calabria (rapporto 4!) il Veneto (rapporto3,8). In Lombardia siamo quasi al pari del Veneto per cui le associazioni, compresa la nostra, si sono mobilitate per richiedere subito il confronto per arrivare ad una soluzione. In Sicilia, addirittura, le scuole iniziano il 15 settembre ma gli insegnanti di sostegno inizieranno il loro servizio solo il 30 del mese – e nel frattempo gli alunni disabili? Siamo alla discriminazione pura.
Emblematico poi il caso di Torino dove per questioni di“razionalizzazione” si volevano assegnare 400 posti di sostegno a docenti che non erano abilitati, come dire spedisco un elefante in una cristalleria.

La mobilitazione è generale in tutt’Italia, si fanno manifestazioni (l’ultima a Montecitorio proprio il 13 u.s.), si scrivono lettere addirittura a Napolitano (per esempio Parma), si decide di non portare a scuola i figli (Venezia) eppure il nostro Ministro dell’Istruzione dice che quella del taglio degli insegnanti di sostegno è una “leggenda nera” (La Stampa del 14.09.2011 –M. Brambilla).

Ma chi sono questi insegnanti di sostegno? Sono docenti per cui non esiste una classe di concorso, per cui si stanzia una cifra ridicola per i corsi di formazione, per tacer del fatto che, dopo 5 anni che uno fa il sostegno poi può diventare un’insegnante“normale” e buonanotte alla professionalità, in un campo così delicato come quello della didattica speciale. Ricordiamoci che l’insegnante di sostegno non è il babysitter dell’alunno disabile, ma è assegnato a tutta la classe cioè ha il compito di integrare i compagni con l’alunno che segue e viceversa. È un docente a tutti gli effetti ma nella realtà viene spesso trattato come una cenerentola pure dai colleghi curricolari. Anche questa è un’altra forma di discriminazione.

Il sostegno però è solo la punta dell’iceberg dei problemi che affliggono gli alunni disabili, ogni anno TUTTI gli anni: ci sono le barriere architettoniche, il personale vario che per legge deve essere assegnato – assistente alla comunicazione per chi ha disabilità sensoriali cioè cecità e sordità, assistente igienico, assistente sanitario (nei casi in cui l’alunno sia sotto terapia farmacologica) l’educatore fornito dai Comuni.
Gli ausili, che deve procurare la scuola (esistono i banchi, le sedie, le lavagne tradizionali o interattive, i libri di testo etc? Bene per chi è disabile tutto questo si chiama ausilio). Le famiglie degli alunni disabili devono lottare ogni anno, da sempre, anche per avere anche queste cose, previste per legge. L’Italia è un Paese che si dimostra ancora arretrato nella cultura dell’inclusione, ignorando tutte le leggi che abbiamo in materia e che sono modello di eccellenza per tutti gli altri Paesi europei.

E veniamo ad un altro nodo cruciale: sempre per legge esiste qualcosa che si chiama GLH che deve essere istituito (pena omissione d’atti d’ufficio per il dirigente scolastico): sono gruppi di lavoro specifici per la disabiltà nella scuola, cui partecipano anche i genitori, che devono avere tramite i loro rappresentanti. La maggioranza dei dirigenti scolastici italiani non indice il GLH, non c’è alcuna programmazione didattica intorno all’alunno disabile,e i genitori neanche hanno colloqui con l’insegnante di sostegno, spesso non vedono neanche il PEI, che è il piano educativo individualizzato, che non ha valore se non è firmato dai genitori, documento che è il frutto del lavoro corale di insegnanti curricolari, specialisti che seguono l’alunno, genitori. Per capire: nel PEI si decide cosa fare, quali obbiettivi raggiungere, se sia il caso di optare per il programma a requisiti minimo oppure quello differenziato.

Non so se abbiamo reso l’idea, cioè se chi è estraneo a questo mondo si rende conto di come sono trattati gli alunni disabili e relative famiglie, in Italia.

Per sovrammercato, da qualche mese in qua, sentiamo alzate d’ingegno sottoforma di ddl che propongono di trovare degli sponsor privati per assicurare il sostegno agli alunni disabili, in barba a ciò che sancisce non solo la Costituzione ma anche tutte le leggi che tutelano le persone disabili. Il messaggio lanciato da questi politici (DIMA, D’IPPOLITO VITALE, DE CAMILLIS, GALATI, VERSACE, FORMICHELLA, TADDEI, NASTRI, CATANOSO GENOESE, FAENZI ) è indubbiamente inequivocabile.

C’è quindi qualcosa che non va, non trovate? E c’è molto di non detto, per esempio le migliaia di condanne che ogni anno il Ministero dell’Istruzione italiana subisce, perché le famiglie ricorrono ai TAR, per vedersi ripristinati i diritti costantemente negati: non solo il Ministero deve pagare le spese processuali ma anche i danni esistenziali arrecati.
Vorremmo leggere il bilancio di questo Ministero, per appurare a quanto ammonti tutto questo spreco di pubblico denaro: invece di dare il giusto all’inizio, cioè assegnare il numero dei docenti di sostegno adeguato, ogni anno si ripete questa commedia dell’assurdo, come se gli alunni disabili fossero dettagli trascurabili, non persone, cui deve essere garantito il diritto all’istruzione. Anche in questo caso si palesa una volontà indubbiamente inequivocabile.

Ci chiediamo infine perché l’attuale Ministro dell’Istruzione italiana abbia svuotato di ogni significato e lasciato morire, un organismo importante ed imprescindibile come l’osservatorio PERMANENTE per gli alunni in situazione di handicap le cui finalità (*) sono:

- monitoraggio del processo di integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, allo scopo di facilitare e sostenere la piena attuazione degli obiettivi previsti dalla Legge 5.2.1992 n. 104 , anche in attuazione del D.P.R.n.275/99;

- accordi interistituzionali per la presa in carico del progetto globale di vita e di integrazione degli alunni in situazione di handicap, attraverso misure che sostengano la continuità educativa, l’orientamento scolastico e professionale, il collegamento con il mondo del lavoro;

- piena attuazione del diritto alla formazione delle persone in situazione di handicap;

- sperimentazione e innovazione metodologico-didattica e disciplinare;

- iniziative legislative e regolamentari.

Chi più dei rappresentanti delle associazioni delle famiglie delle persone disabili e di quelle figure professionali che studiano la disabilità di cui, in Italia, per fortuna, disponiamo in abbondanza , avrebbe potuto meglio aiutare il Ministro dell’Istruzione a garantire ogni diritto agli studenti e magari a razionalizzare davvero questi “benedetti” bilanci?

L’istruzione pubblica è la base della cultura di ogni paese civile, che non significa solo usare la calcolatrice, non sbagliare i congiuntivi e sapere la battaglia di Canne quand’è stata.

Sappiamo che il Ministro non risponderà, farà come sempre, da quando ha assunto questa importante e cruciale carica istituzionale, ma noi nella cultura e nella buona educazione crediamo moltissimo e riteniamo doveroso informare l’opinione pubblica sullo stato delle cose.

(*) dal D.M. 14/07/00

Alessandra Corradi, Massimo Bravi, Giovanni Barin, Marinella Melis,
Daniela Cordara, Francesco Reitano.

Genitori Tosti In Tutti I Posti ONLUS

APS di genitori con figli disabili dal Monte Rosa al Gennargentu

via Fincato 41/b – 37131 Verona

cell. 3423897222

Presidente
Alessandra Corradi

chi siamo, cosa facciamo:
http://genitoritosti.blogspot.com/2011/08/comunicato.html

il nostro sito:
http://www.genitoritosti.it/


venerdì, 23 settembre 2011
Che cosa mi sono permessa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 12:59 pm

In questi giorni, che a me sembrano drammatici per il nostro paese, ogni tanto qualcuno salta fuori spiegando che ora dobbiamo pagare gli eccessi che ci siamo permessi nei decenni scorsi. Quando comincio a sentire questi discorsi mi irrito e spengo la televisione o chiudo la pagina internet. Sono una lavoratrice dipendente senza alcuna possibilità di evadere le tasse, la mia famiglia ha un tenore di vita assolutamente scevro da lussi (praticamente in casa non abbiamo un mobile che non sia Ikea tanto per fare un esempio) e non faccio grandi debiti in giro.
Però pensandoci è vero che mi sono permessa un sacco di eccessi, che elencherò in una lista (temo del tutto esemplificativa) tipo Vieni via con me:
1) un'amministrazione pubblica inefficiente;
2) una diffusa corruzione che se non altro fa gonfiare il costo degli appalti;
3) una evasione fiscale che ogni anno sottrae alle casse dello Stato somme più o meno pari alle manovre da lacrime e sangue di questo periodo;
4) una criminalità organizzata che, a tacer d'altro, genera enormi redditi esentasse e impedisce una corretta crescita economica del sud Italia ma non solo;
5) mantenere al potere con privilegi di ogni genere una classe politica composta in molta parte da persone ignoranti e impreparate, indifferenti al bene del Paese;
6) una vasta platea di falsi invalidi;
7) una pubblica istruzione e un sistema universitario che ormai risultano agli ultimi posti delle classifiche internazionali mentre i nostri migliori ricercatori sono costretti alla fuga all'estero;
8) una televisione pubblica volgare, stupida e da cui viene cacciato chiunque non piaccia al padrone, con danno economico per il contribuente;
9) un governo che è ormai (lo dico perchè è oggettivo, chiedetelo a Confindustria) assolutamente impresentabile e che ogni giorno che rimane al suo posto ci sprofonda sempre più in basso nella considerazione del mondo;
10) last but not least, aver generato e cercare di crescere un figlio disabile grave.
Mi riconosco colpevole di aver tollerato o fatto tutte queste cose, che ormai sono diventati dei veri lussi. Se finiremo come l'Argentina ne sarò certamente corresponsabile.


mercoledì, 21 settembre 2011
Mandatelo via — no, mandiamolo via
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:45 pm

Qualcuno, chiunque puo', prenda l'iniziativa di raccogliere la gente davanti a Palazzo Grazioli o davanti ad Arcore o davanti a qualunque prefettura d'Italia — e cominciamo a tirargli monetine fin che scappa. Adesso, perche' domani e' tardi.


Nearly 30 percent of Finland’s children receive some kind of special help during their first nine years of school. The school [of Kirkkojarvi] served 240 first through ninth graders last year; and in contrast with Finland’s reputation for ethnic homogeneity, more than half of its 150 elementary-level students are immigrants—from Somalia, Iraq, Russia, Bangladesh, Estonia and Ethiopia, among other nations. [...] The national goal for the past five years has been to mainstream all children. [...] Kirkkojarvi’s teachers have learned to deal with their unusually large number of immigrant students. The city of Espoo helps them out with an extra 82,000 euros a year in “positive discrimination” funds to pay for things like special resource teachers, counselors and six special needs classes.
Why Are Finland's Schools Successful? | Smithsonian Magazine.
Ho voglia di piangere.



martedì, 13 settembre 2011
Autismo ed empatia
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 8:19 pm

Nella comunita' autistica di lingua inglese c'e' un intenso dibattito sul tema della supposta mancanza di empatia delle persone autistiche. Il tutto e' legato a una recente pubblicazione di Simon Baron-Cohen, ben recensita qui da Kim Wombles. La teoria di Baron-Cohen, se non la fraintendo, e' che le persone autistiche non siano in grado di *percepire* cognitivamente le emozioni altrui quando vengono manifestate, ma che siano capaci di compassione quando quelle emozioni vengono loro "spiegate", in un modo o nell'altro. La comunita' autistica, tendenzialmente, contesta questo modello. La discussione e' interessante e merita di esser letta; in particolare segnalo il blog Autism and Empathy, che raccoglie diverse testimonianze; una risposta (assai interessante anche se non sempre condivisibile, secondo me) dello stesso Simon Baron-Cohen alle critiche della comunita' e un recentissimo post di Chaotic Idealism, che mi pare dica cose profondamente sensate.
Quanto a It, ho la sensazione che sia perfettamente in grado di "leggere" le emozioni altrui — o perlomeno quelle dei suoi "significant others" — e che sia timidamente capace di reagire emotivamente alle emozioni che percepisce. Per dirne una, oggi ero contrariato per un suo capriccio, stanco e stressato tra il caldo e il casino di queste giornate — anche se stavo cercando di non farglielo troppo notare. E invece lui ha cominciato a venirmi intorno a farmi sorrisi e gesti affettuosi (naturalmente i *suoi*: anche su questo varrebbe la pena di scrivere prima o poi), per cercare di strapparmi un'espressione piu' contenta — insomma, per confortarmi. Certo, la comunicazione e' *molto* diversa da quella che ci si puo' aspettare da un neurotipico — ma l'empatia e il calore emotivo, quelli ci sono tutti.


lunedì, 12 settembre 2011
Io ♥ la scuola pubblica?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:35 pm

Questa mattina, primo giorno di scuola di It, siamo stati accolti sul portone da una sorridente maestra che diffondeva questo volantino, firmato dai docenti dell'Istituto Comprensivo:

Io ♥ la SCUOLA PUBBLICA!

La scuola pubblica è una comunità educante che valorizza le intelligenze dei bambini e dei ragazzi, le loro diversità e le loro emozioni. Gli alunni condividono le loro esperienze con un gruppo di pari e imparano a conoscere il mondo, aiutati dagli insegnanti che sono un ponte tra il loro sapere e il sapere condiviso delle discipline. L'obiettivo della scuola pubblica è la promozione della conoscenza, della socializzazione e del benessere; è la formazione di esseri umani pensanti e critici, colti, solidali, sani e sereni; è sostenere lo sviluppo di cittadini intelligenti e felici.
Questa è la scuola che vogliamo, questa è stata finora la Scuola!
In questi anni abbiamo cercato di continuare a fornire a vostri figli la stessa qualità nonostante i tagli, ma ora neanche il volontariato di molti docenti è più sufficiente!
Ora:
- la mancata assegnazione di docenti alla nostra scuola primaria (e non solo) ci ha obbligato a rifiutare delle iscrizioni e a formare una quinta prima elementare a tempo pieno con un insegnante in meno rispetto a quelli necessari [...];
- tutte le scuole della circoscrizione sono affollate e sono state messe nella condizione di non poter accogliere tutti i bambini del territorio;
- sono state eliminate le ore di compresenza dei docenti: ciò impedisce il lavoro a piccoli gruppi, il recupero degli alunni in difficoltà, il potenziamento, le gite e le uscite didattiche [...];
- gli alunni diversamente abili hano avuto un numero irrisorio di ore di sostegno: e il loro diritto allo studio?
- inoltre abbiamo assistito ad una diminuzione del personae delle cooperative nella primaria e degli operatori nella secondaria.
Se a questo aggiungiamo un drastico taglio dei fondi, dei materiali, oltre che del supporto finanziario che prima potevano concedere Circoscrizione, Comune o Regione, ci rendiamo conto che è in atto un piano per distruggere velocemente la Scuola pubblica.
Non ci rassegniamo a veder sgretolare una Scuola che veniva presa ad esempio in tutta Europa.
Non ci rassegniamo a dover trattare i vostri figli come vasi da riempire di nozioni, invece che menti fresche da incoraggiare nella conoscenza, emozioni da ascoltare, corpi da far crescere.
Non ci rassegniamo e siamo indignati: sostenete le nostre lotte, esigete una scuola pubblica di qualità, pensate ai vostri figli!

LA SCUOLA PUBBLICA E' IL FIORE ALL'OCCHIELLO DI UN PAESE: NON FACCIAMOLO TAGLIARE!

Preside e maestre, schierate in palestra ad accogliere i bambini e le loro famiglie, indossavano quasi tutte un distintivo con lo slogan del volantino: "Io ♥ la scuola pubblica!"
D'accordissimo su tutto, sia ben chiaro. Ma perche' una settimana fa, quando chiedevamo che a nostro figlio venisse permesso di frequentare la scuola con lo stesso orario di tutti i suoi compagni — e che non venisse discriminato in quanto disabile — le stesse maestre e la stessa Preside ci hanno trattato da controparte — e per di piu' da controparte rompicoglioni — e vorrei dire da controparte che pretende qualcosa a cui non ha diritto?
Ci saremmo aspettati — dai docenti della scuola pubblica — che condividessero la nostra esigenza di integrazione e che — se hanno le mani legate dai tagli — ci facessero da alleati in una battaglia per affermare i diritti di nostro figlio in tutte le sedi. Invece ci hanno spiegato che dobbiamo adeguarci, che con questi chiari di luna, invece di protestare, dobbiamo essere realistici e accontentarci di quel che ci e' stato concesso, che non dobbiamo essere ideologici nella difesa di un puro principio. Oggi, sinceramente, mi era difficile solidarizzare piu' di tanto.


domenica, 11 settembre 2011
It va a scuola
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Umori e malumori — Scritto da tutti e due alle 8:12 pm

It domattina comincia la prima elementare. Fateci gli auguri, perche' ce n'e' tanto, tanto bisogno.

No, non siamo troppo preoccupati da lui — e' la scuola, cosi' scalcagnata, che ci spaventa.


domenica, 11 settembre 2011
Bollettino di guerra
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:17 pm

A Torino sono stati nominati docenti di sostegno senza la specializzazione e le mamme hanno protestato. A Pavia le lezioni inizieranno senza gli insegnanti di sostegno perché il provveditorato non ha fatto in tempo a nominarli e a Genova ne mancano all’appello almeno 500.
In Veneto la situazione è esplosiva, tanto che giovedì scorso l’onorevole Simonetta Rubinato è intervenuta durante il question time alla Camera per denunciare l’emergenza che riguarda gli insegnanti di sostegno in Veneto. Nelle scuole venete quest’anno ci sono 14.910 alunni disabili, con un aumento di 1.097 unità rispetto all’anno precedente e sono stati richiesti 755 posti in deroga rispetto agli attuali 5.960. “Ma a quattro giorni dal ritorno in aula di insegnanti e studenti – ha ribadito la Rubinato – non è ancora stata disposta alcuna deroga. Al momento, ogni docente di sostegno ha in media 2 alunni e mezzo. Mentre in provincia di Genova non si sa come fronteggiare i 480 alunni disabili in più “non previsti”.

(da Repubblica di oggi)

Ecco: il nostro undici settembre e' questo qui.


sabato, 10 settembre 2011
Contro i tagli ai servizi sociali in Piemonte
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:45 pm

Ri-posto direttamente il volantino della manifestazione. E' importante. Fatelo girare, se potete — e se potete fatevi vivi il 13.





lunedì, 5 settembre 2011
Che cos'e' che non ho capito?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Ma vaffanculo!, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:11 pm

Abbiamo iscritto It a una scuola elementare pubblica a tempo pieno, dove tutti gli altri bambini fanno quaranta ore. Dato che It e' disabile, non gli sara' concesso di frequentare per piu' di venticinque ore settimanali.
Sono io che non capisco — e' a me che sfugge qualcosa — o e' una cosa assurda, discriminatoria, ingiusta e probabilmente incostituzionale? Per favore, illuminatemi. Davvero.


sabato, 3 settembre 2011
Sono un grammar-nazi delle bandiere (3)
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:06 pm

A me Torino tutta pavesata di tricolori e' piaciuta tantissimo. Mi e' piaciuta tantissimo perfino quando ho visto le bandiere con lo stemma sabaudo, o quelle della Marina militare o mercantile — o perfino quelle con lo stemma della Nazionale — ai balconi, accanto al tricolore repubblicano. Mi e' sembrato il segno di un orgoglio forse confuso e mal riposto, ma alla fin fine sano — e promettente.
Mi sarebbe piaciuto vedere un analogo spettacolo in altre citta', da Milano a Roma — ma a quanto pare siamo stati quasi soltanto noi Torinesi a mostrare questo entusiasmo per la bandiera.
Fin dall'inizio pero' ho temuto l'effetto del tempo su questa bella manifestazione. Senza una data precisa per riporle nei cassetti, lasciate ad oltranza sui blaconi ed alle finestre, alle intemperie, al sole, allo smog — le bandiere sarebbero diventate man mano dei cenci stinti, strappati, sudici — un triste spettacolo per le strade della citta' — ben lontano dalla gioiosa celebrazione dei primi mesi.
E' quello che e' accaduto. Tornando dalle vacanze, ho trovato la bandiera del nostro balcone in questo stato, scolorita, sfrangiata, piena di segni neri dello smog:

E in giro per la citta' la situazione non e' migliore. Il tutto ha un'aria un po' desolata, di decadimento, di dignita' calpestata. Sulle prime mi sono detto che era il momento di togliere le bandiere dai balconi, prima che la scena diventasse troppo deprimente; poi pero' mi sono chiesto se non siano — cosi' lacere e sporche e malconce — una miglior rappresentazione di come sia l'Italia in questi giorni, nave sanza nocchiero in gran tempesta. E se non possono essere anche un buon simbolo del malcontento e dell'avvilimento di tutti noi.


venerdì, 2 settembre 2011
Si sveglia ora?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:40 am

Il segretario della FIM-CISL Vitali se la prende perche' Marchionne fa marcia indietro sugli impegni per Mirafiori:

"Il 23 dicembre scorso – dichiara il segretario dei metalmeccanici della Cisl – abbiamo firmato con la Fiat un accordo preciso, approvato dalla maggioranza dei lavoratori di Mirafiori che prevedeva la costruzione del Suv a Torino. A questo punto si porrebbe il problema dell'affidabilità dei vertici del Lingotto".

Il fatto e' che non e' vero che l'accordo fosse preciso — e non e' vero che prevedesse la costruzione di alcunche' a Torino: la FIAT non prendeva alcun impegno concreto, a fronte di quelli molto concreti e molto duri richiesti ai lavoratori e al sindacato. Ora che gli fa comodo, Marchionne ha la strada libera per dire arrivederci e grazie. Se Vitali se ne accorge ora, e' un fesso. Se se ne era accorto a suo tempo e adesso fa ammuina — e' meglio che non dica che cos'e'.

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