sabato, 30 luglio 2011
Fedeli a se stessi
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 10:37 am

La Norvegia — per tante ragioni — ci e' particolarmente cara. Percio' la notizia degli attentati di Utøya e di Oslo ci ha scossi e rattristati, forse piu' di quanto ci si potrebbe aspettare da un evento tutto sommato lontano — e tutto sommato terribilmente *interno* a quel paese.
Il fatto e' che la Norvegia, per noi, era un posto perfino un po' noioso — e sicuramente immerso in ritmi cosi' lenti da sconcertare noi indolenti mediterranei — ma facevi presto a capire che la noia e la lentezza erano quelli di una societa' talmente ben regolata da rendere inutile correre, sgomitare, tagliare gli angoli. Era un posto in cui potevi dimenticare una macchina con le portiere spalancate in un parcheggio per diverse ore — e al ritorno trovare tutto assolutamente intatto. Era il paese in cui un ubriaco che spacca una vetrina di un centro commerciale fa talmente notizia da arrivare al TG nazionale con tanto di interviste alla polizia. Era anche il paese in cui si vendono le cassette della frutta lasciandole incustodite sul bordo della strada, cosi' chi vuol comprare le prende, lascia i soldi in un cestino li' accanto — ed eventualmente si fa il resto da solo — e nessuno pensa di rubarsi ne' la frutta ne' i soldi. Avevamo l'immagine di una societa' fondata sulla fiducia nel prossimo e su una sorta di controllo/autocontrollo sociale cosi' solido da rendere ovvia quella fiducia — ma anche sulla certezza che tutto e' sufficientemente ben funzionante che nessuno ha davvero bisogno (e nemmeno voglia, in fondo) di "arrangiarsi".

Ecco, e' questo modello sociale che ci pare che l'attentatore abbia colpito al cuore — e che temiamo possa non riprendersi piu'. Proprio perche' la strage e' stata compiuta da un norvegese, uno apparentemente normale — magari un po' strano, ma chi non lo e' a vivere piu' o meno isolato in quelle campagne — e perche' ha colpito soprattutto ragazzi — la generazione dei figli — non puo' non aver spezzato il presupposto della fiducia. La Norvegia diventera', suo malgrado, una societa' piu' diffidente, piu' preoccupata, piu' simile al resto dell'Europa — cosi' pensavamo subito dopo l'attentato. Probabilmente sara' cosi'.
Ma la Norvegia non ha reagito come tutti ci saremmo aspettati. Nonostante l'enormita' dell'accaduto — nonostante la violenza del trauma nazionale — non c'e' stato alcun isterismo, non c'e' stato alcun crollo di nervi. Il paese ha reagito con assoluta compostezza, ma anche con la piena coscienza di non voler diventare diverso — di voler essere fedele a se stesso. Con una tranquillita' e una forza impressionanti, ben rappresentate dai discorsi del principe ereditario Haakon e del primo ministro Stoltenberg — che sono secondo me tra i piu' begli esempi recenti di discorso pubblico — e la testimonianza di quanto puo' essere nobile e preziosa e lungimirante la politica, quando e' in mano a una classe dirigente degna di questo nome.
Certo, l'evento ha suscitato una serie di interrogativi e di dibattiti. Ma — per esempio — praticamente nessuno ha sfruttato l'occasione per fare propaganda contro questo o quell'avversario politico. Al contrario, tutti i partiti hanno concordato di rinviare fino a meta' agosto l'avvio della campagna elettorale per le amministrative di settembre.
Il Frp, che e' un po' la Lega Nord dei norvegesi, non e' stato attaccato dagli altri partiti, nonostante le parole d'ordine contro gli immigrati e contro il multiculturalismo prestassero facilmente il fianco alle critiche — e perfino nonostante l'attentatore fosse stato in passato un loro militante. D'altronde, uno dei maggiori esponenti del Frp ha dichiarato che il partito dovra' moderare i toni del suo discorso politico, perche' evidentemente evocare la crociata puo' avere conseguenze terribili.
Si discute sul fatto che Breivik rischi al massimo ventun anni di carcere, secondo la legge norvegese: ma si *discute*, appunto. Nessuno sventola il cappio, nessuno invoca la giustizia sommaria. Nel dibattito nessuno perde di vista che il fine della pena e' la riabilitazione — e non la vendetta. Non si e' alzata una voce a criticare il fatto che il carcere che ospita Breivik sia dotato di tutti i comfort.
In tv, sui giornali non si e' visto un cadavere — non e' emerso un dettaglio splatter che sia uno. L'informazione e' stata meticolosa, continua, angosciante e totalizzante: ma non morbosa, nemmeno un po' — e mai priva di rispetto. Ciononostante la stampa e' stata criticata per aver talvolta mancato di sensibilita' nei confronti dellle vittime e dei loro familiari.
Le organizzazioni giovanili di *tutti* i partiti stanno registrando un forte aumento delle iscrizioni dopo il 22 luglio*. Ragazzi di quattordici, quindici, sedici anni decidono di dedicare un pezzo del loro tempo alla politica per far valere le loro idee. Come quelli che sono stati ammazzati ad Utøya, tutti giovani militanti di un partito sentito come un pezzo della societa' e non come baluardo di una casta.
Alla fine — forse — contro tutto — la Norvegia riuscira' a restare se stessa — ed e' una non piccola consolazione.

* Val la pena anche di leggere l'appello pubblicato oggi dai leader di *tutte* le organizzazioni giovanili dei partiti (e' in norvegese, ma la traduzione di Google Chrome in inglese e' abbastanza comprensibile).

P. S. Il confronto con la vita pubblica nel nostro sciagurato paese — no, non ho l'animo di farlo.


venerdì, 29 luglio 2011
In vacanza
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 11:37 pm

Domani la Rat-family parte per un mesetto — prima qui e poi qui.
Non c'e' internet in nessuna delle due case — quindi mi sa che ci risentiamo a settembre.


Perfino il Front National — che non e' notoriamente un partito attento al politically correct — ha sospeso un proprio esponente perche' ha fatto dichiarazioni di sostegno ad Anders Breivik. Ci aspettiamo che la Lega faccia altrettanto con Borghezio.



martedì, 26 luglio 2011
Independence day night
Nelle categorie: It, Love the Bomb — Scritto dal Ratto alle 10:15 am

Il nostro It, che si sente abbandonato se sua madre scende dalla macchina per comprare il giornale all'edicola di fronte — e si lascia andare a scene di assoluta, plateale disperazione –, stanotte per la prima volta dai tempi della diagnosi ha dormito fuori casa senza di noi. E a quanto pare e' andata assolutamente bene — senza il minimo problema al mondo. A parte il fiato sospeso di papa' e mamma.

Come al solito, It dimostra di avere molte piu' risorse di quel che ci immaginiamo.


A mia pare che quelli del centrosinistra debbono canciare sonata e dire peresempio: "u govenno bellusconi deve andare a farisi u 41bbis". Accussì allora ci capemu tutti senza confondimenti.

via I pizzini.



lunedì, 18 luglio 2011
Madama la marchesa
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:11 pm

Se non sono stato colpito da una temporanea sordita' fulminante, il GR 2 delle 17.30 e' riuscito a non far parola (nemmeno una, dico) della débacle della borsa e dei titoli di stato di oggi.


Sulla vicenda di Spidertruman la penso *esattamente* come Floria.



giovedì, 14 luglio 2011
Coesione nazionale
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

Facciamo cosi': come famiglia paghiamo piu' tasse, Waldorf si trova lo stipendio bloccato, It non trova a scuola un sostegno adeguato per via dei tagli all'istruzione, l'asilo di XX non e' piu' detraibile e quindi diventa un costo addizionale. Pago perfino il ticket sulle visite mediche.
Ma il mio vicino evasore fiscale, lo vogliamo appendere per le palle ai tigli del viale davanti a casa? Cosi', giusto perche' anche lui provi l'ebbrezza di aver parte di questa bellissima coesione nazionale. Giuro — se lo fanno non mi lamento piu' dell'aumento delle tasse e di tutto il resto.


PICO pubblica un ottimo articolo sulle buone ragioni per non abolire le Province.



venerdì, 8 luglio 2011
Estate…
Nelle categorie: Il mondo per gli occhi, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:08 pm


(oggi pomeriggio in centro a Torino)


venerdì, 8 luglio 2011
Tempo vuoto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:23 pm

La scuola elementare a cui abbiamo iscritto It (una scuola pubblica a tempo pieno, fiera della sua didattica inclusiva, multiculturale, democratica) ci propone per nostro figlio una frequenza massima di venticinque ore settimanali, dalle 9.30 alle 14.30 dal lunedi' al venerdi'. Alla faccia dell'integrazione, dell'armonizzazione con i tempi di vita e di lavoro, del progetto educativo ecc. ecc.

La Rat-Family va alla guerra. Accettiamo consigli da chi c'e' passato.


Sul blog di Alfonso Fuggetta si discute (un'altra volta!) di abolizione delle province.


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