martedì, 21 giugno 2011
Premetto, e' un post sconclusionato e senza particolare senso. Mi andava di scriverlo.
AGGIORNAMENTO: sullo stesso argomento, in una chiave piu' seria e piu' professionale, ha scritto Finn Arne Jørgensen sul suo blog. Vale la pena di leggerlo.
Il secondo canale della televisione norvegese NRK (piu' o meno come dire RAI Due in Italia) sta trasmettendo un viaggio dell'Hurtigruten, il traghetto postale costiero, da Bergen a Kirkenes, al confine con la Russia. Cinque giorni e mezzo di viaggio, trasmessi in diretta non-stop, anche approfittando del solstizio e del sole di mezzanotte, che garantisce luce ininterrotta sulla scenografica navigazione. Come dichiarano orgogliosamente, sono 8040 minuti ininterrotti, la piu' lunga diretta del mondo.
Il viaggio dell'Hurtigruten e' una cosa che fa parte della mia mitologia famigliare — per tante ragioni. La Norvegia e' uno dei miei luoghi dell'anima — uno di quelli da cui non ti liberi mai, dopo che l'hai visto una volta. C'e' chi ha il mal d'Africa — io ho il mal del Nord ;-)
Percio' non ho resistito — e mi sono guardato qualche spezzone della trasmissione su internet. Niente a che fare con un reality, come titolava un giornale italiano che riportava la notizia un paio di giorni fa. Piuttosto un incrocio tra un sito di webcam, uno spottone di promozione del turismo — e l'insostenibile tendenza della tv nazionale norvegese a raccontare le minuzie di villaggio, come la piu' sperduta delle emittenti locali del resto del mondo. Una roba obiettivamente inguardabile — con dei tempi inconcepibili per qualunque tv a sud di Oslo.
Ma ci sono alcune cose che mi hanno colpito.
La prima, la piu' banale, e' che la bellezza di quei luoghi e' tale che riesce a togliere il respiro perfino in un format come questo.
La seconda e' che in Norvegia evidentemente non succede mai nulla e non c'e' mai nulla con cui divertirsi: solo cosi' si spiega non solo che un'idea del genere possa esser venuta a qualcuno, ma che questo qualcuno abbia convinto una tv importante a realizzarla e a trasmetterla, e che la tv abbia profuso un bel po' di energie nel realizzarla. Ma soprattutto quel che sorprende e' che la trasmissione e' diventata un evento nazionale: su tutto il percorso, a tutte le ore del giorno (non della notte, perche' la notte non c'e'), accorre gente a salutare la nave con cartelli e bandiere, con la banda e le majorettes, su barche, dai ponti, dalle banchine dei moli, perfino dagli elicotteri delle piattaforme petrolifere: e' una specie di celebrazione itinerante. E il bello e' che non e' un evento, di per se': l'Hurtigruten viaggia lungo tutta la costa norvegese da una cosa come 120 anni; passa da quei posti tutti i santi giorni e nessuno ci fa caso piu' di tanto, a meno che non stia aspettando un pacco o abbia bisogno di andare sull'isola di fronte. E' una cosa totalmente normale. Ma *questa* volta tutti lo vogliono veder passare. Potenza della televisione — e probabilmente della scarsita' di diversivi (AGGIORNAMENTO: pare che almeno meta' dei Norvegesi si sia sintonizzata su NRK2 per vedere almeno un pezzo della diretta, facendo di questa la trasmissione piu' seguita della storia della televisione norvegese).
L'ultima e' che tutta questa cosa implica un modello di vita inconcepibilmente lento per le nostre abitudini. Una lentezza che probabilmente farebbe saltare i nervi a quasi chiunque di noi — verosimilmente anche a me. Eppure devo confessare che ne subisco il fascino — che per certi versi mi pare — perfino noia compresa — un ritmo desiderabile. E d'altra parte e' un ritmo che permette alla Norvegia di essere uno dei paesi piu' competitivi del mondo. Alla faccia della nostra fretta.
P. S. Per ironia della lingua, Hurtigruten significa "rotta veloce". Cosi', tanto per capirci.








Anche a me attira molto il ritmo di vita dei Paesi nordici, e ancora di più quello dei Paesi africani. Un ritmo che permette alla Norvegia di essere purtroppo uno dei Paesi con il maggior tasso di suicidio giovanile.
In Africa si muore di fame, nei ricchi paesi nordici, di noia.
Forse è meglio la nostra 'via di mezzo' mediterranea.