Not all differences are disabilities; but all disabilities are differences.
Having a disability does change your life–sometimes only a little; sometimes profoundly. Autism is a disability that affects your brain, and that means it affects your personality and identity to a greater degree than many disabilities do.
To me, autism is foundational to who I am. Without it, there'd be nothing but a neurotypical stranger. So I treasure my autism like any other aspect of myself.
Disability is not automatically a negative thing, however self-evidently bad the world seems to think it is. They seem to assume that a disabled person is just like a non-disabled one, only with some impairment; but that's not so. A blind person is not the same thing as a blindfolded seeing person; similarly, the experience of autism for an autistic person is not the same thing as the experience of autism would be for someone used to being NT. To an NT, being autistic seems scary and foreign; but for me, it is my everyday, normal life. If an NT assumes that it must be scary and foreign to me because that's what it seems like to them, then they come to the incorrect conclusion that my life is way worse than theirs. It's not. It's just my life–different but not inferior.
(da Reports from a Resident Alien)



martedì, 17 maggio 2011
Pensare oltre?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It — Scritto da waldorf alle 2:15 pm

In questi giorni la stampa nazionale ha dato molto rilievo alla campagna del movimento Pensare oltre che era presente al salone del Libro.
Il movimento, sponsorizzato da molti personaggi famosi come Iginio Straffi o Mogol e promosso soprattutto dalla etoile della danza classica Elisabetta Armiato (che ne e' la "madrina"), punta in particolar modo a combattere l'uso degli psicofarmaci sui bambini cui sia stata diagnosticato l'ADHD. L'ADHD, "Attention Deficit Hyperactivity Disorder", e' un disturbo del resto la cui diagnosi viene fatta sempre piu' spesso, specie negli Stati Uniti, dove si arriva effettivamente a percentuali molto alte sulla complessiva popolazione infantile (pare fino al 16% dei bambini in eta' scolastica!). In Italia e' presente un'associazione, l'A.I.D.A.I., di operatori clinici specializzati nel trattare l'ADHD.
I problemi di It vanno molto al di la' della iperattivita', eppure quella e' una delle componenti che rendono piu' difficile gestirlo nel quotidiano e aiutarlo; dato che i suoi spazi di attenzione sono ridotti a pochi secondi, insegnargli qualsiasi cosa e' una lotta difficilissima. It e' quasi incapace di stare fermo e persino guardando la televisione salta continuamente rimbalzando letteralmente sul divano.
Prima che a It fosse diagnosticato l'autismo, credevo seriamente, come i sostenitori di Pensare oltre, che l'ADHD fosse un'ìnvenzione volta a medicalizzare la situazione dei bambini piu' scatenati. Non parliamo poi della discalculia o della disgrafia. La mia maestra, gia' tanti anni fa, mi aveva etichettata come handicappata perche' in prima elementare non me la cavavo troppo bene con le aste, e questo ricordo non mi portava ad attribuire una natura "reale" a certi disturbi.
Quando le maestre dell'asilo nido di It (all'epoca aveva circa due anni) mi hanno denunciato la sua incapacita' di stare seduto come gli altri bambini e mi hanno detto di portarlo da un medico le ho francamente in un primo momento mandate a quel paese. Osservando poi i comportamenti di It, effettivamente allarmanti, ho poi ipotizzato che potesse soffrire di ADHD, fino appunto a sapere che vi era qualcosa di piu' grave.
Vivendo con It comunque ho acquisito la convinzione che vi siano delle situazioni in cui l'iperattivita', anche se non in quadro di autismo vero e proprio, possa raggiungere livelli patologici, che compromettono seriamente l'apprendimento di un bambino.
E' giusto combattere per evitare che ai bambini siano somministrati psicofarmaci senza alcun bisogno. E' giusto chiedere migliori tecniche di didattica e suggerire attivita' sportive e all'aria aperta per sfogare la loro vivacita'. E' giusto evitare che percentuali assurde di bambini siano incluse nella fascia dei disturbi dello spettro autistico.
Ma nell'impostazione culturale di Pensare oltre, che porta avanti queste istanze, vedo dei pericoli.
Il primo e' quello di una certa superficialita'. Non vorrei che gli illustri promotori, persone di grande successo, ricordandosi come bambini "vivaci", finissero per assimilare alla loro situazione, comunque evidentemente tale da non compromettere la loro formazione, quella di bambini che hanno effettivamente problemi seri di apprendimento. Lo spot del movimento e' "carino" e puo' convincere chi non abbia a che fare con un bambino gravemente iperattivo; ma puo' essere dannosamente buonista sottovalutare il peso di certi comportamenti, come reagire aggressivamente a qualsiasi frustrazione o distruggere la casa appena la sorveglianza degli adulti viene abbassata.
Il secondo pericolo, strettamente collegato, e' quello di finire per lasciare sole le famiglie e le scuole. In Italia al momento non si soffre certo di eccessiva attenzione e investimenti nel campo dei disturbi dell'apprendimento, e sdrammatizzare il problema temo possa tradursi non nell'adozione di interventi diversi dalla terapia farmacologica ma di nessun intervento. In altre parole niente riconoscimento della 104, niente insegnanti di sostegno, niente assistenza economica, niente assistenza sociale. Tutte queste cose richiedono una preventiva diagnosi e quindi una medicalizzazione, quella che viene respinta da Pensare oltre.
Non credo che in mancanza di ogni aiuto concreto sarebbe di grande consolazione per le famiglie, magari di limitate possibilita' economiche, che venisse loro spiegato che i loro bambini un giorno potrebbero diventare grandi fumettisti o autori di testi di canzoni, quando magari c'e' il problema di conseguire almeno un diploma di scuola dell'obbligo.
Dato che Pensare oltre, con tutta probabilita' per il prestigio dei suoi sostenitori, gode di notevole attenzione mediatica (che normalmente manca ai disturbi dello spettro autistico, tra cui anche l'ADHD) ed e' appoggiato anche da enti pubblici (tra cui la Regione Piemonte), e' facile che all'opinione pubblica arrivi il suo messaggio piuttosto che la prostrazione delle famiglie "qualunque".
E allora spero che non venga compromessa la capacita' di pensare oltre le idee di Pensare oltre, magari perche' fa comodo risparmiare un insegnante di sostegno.


martedì, 17 maggio 2011
Grazie Milano
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:06 am


Sergio Staino su l'Unita' di oggi

(che Torino si sapeva che il suo dovere l'avrebbe fatto — e bene)


giovedì, 12 maggio 2011
La vera sinistra
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:07 am

Milly Moratti, al secolo Emilia Bossi, moglie di Massimo Moratti e quindi cognata di Letizia Moratti, attivista ambientale, si candida alle amministrative di Milano con una lista che appoggia Pisapia.
Intervistata da Repubblica, la signora, che è anche fisico teorico, ha risposto alla domanda dell'intervistatore Ettore Livini sulle accuse di essere esponente di una "gauche caviar": "Possibile che chi sta a sinistra debba essere uno sfigato senza una lira? E chi ha i soldi non possa pensare ai problemi del pianeta?"
La sig.ra Moratti (guarda caso evita di usare il suo di cognome, magari la infastidisce l'omonimia con il senatùr) ha perfettamente ragione. Non si possono discriminare i ricchi impedendo loro di stare a sinistra pensando appunto ai problemi del pianeta. Magari solo i ricchi possono essere veramente di sinistra, perché i poveracci lo fanno solo per interesse e loro invece con intenti nobili. Da qui probabilmente la lieve sfumatura di disprezzo della candidata, che invece di parlare di "persone di condizioni economiche limitate" o qualcosa del genere ha parlato di sfigati senza una lira (magari il suo pensiero è stato tradito dall'intervistatore…).
Siccome però in politica di solito ci si schiera con quelli che hanno interessi simili ai tuoi e io sono mi trovo più vicina agli sfigati senza una lira che ai Moratti, diffido delle reazioni dei ricchi di sinistra ad ogni prospettiva di ridistribuzione della ricchezza, idea davvero di sinistra. Una simile prospettiva potrebbe anche impedire (orrore) al marito della candidata di buttare milioni nell'Inter, ad esempio regalandone 3 a Benitez come premio per lasciare la squadra dopo solo qualche mese per lasciare il posto a Leonardo.
Ma sicuramente la mia è una cattiveria.
Intanto però la famiglia Moratti è riuscita a piazzare esponenti da ogni parte. Non si sa mai di cosa c'è bisogno.

P.S. devo aggiornae quanto ho scritto perché la "povera" Milly Moratti un seggio in consiglio comunale non l'ha conquistato con le sue 1678 preferenze e lo 1,33% della sua lista civica. Quanto a Letizia Moratti, tutti sanno com'è andata fino ad ora; aspettiamo il ballottaggio.


Se non temessi di essere querelato per diffamazione dai contenuti del pannolino di XX, mi verrebbe voglia di dire che la Moratti e' una merda.



mercoledì, 11 maggio 2011
Triggers
Nelle categorie: It, Roba da autistici, la Cate — Scritto dal Ratto alle 2:00 pm

E' un momento difficile con It (e questo si vede anche sul blog). E' nervoso, irritabile, ha accentuato i suoi comportamenti tipicamente autistici, basta pochissimo per innescare un meltdown.
Sarebbe facile dire che l'arrivo di XX ha scatenato tutto questo, e probabilmente e' in parte vero. Pero' e' vero solo nel senso in cui, in questo bel post, si parla di "triggers".


Di tutte le schifezze che ho visto o sentito negli ultimi mesi, l'applauso della Confindustria all'AD della Thyssen mi e' parsa forse la piu' schifosa.
Perfino Calderoli ha piu' decenza di loro.



domenica, 8 maggio 2011
(Che) esperienza(,) Italia(!)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:47 am

Venerdì scorso, con i nonni e Costanza (It era a scuola — perche' non avrebbe comunque gradito questo genere di cose), siamo andati alla Venaria Reale a vedere il nuovo percorso espositivo della Reggia e la tanto decantata mostra "La Bella Italia", uno degli eventi clou delle celebrazioni del centocinquantenario dell'Unita'.
Approfittando dell'ora (quella della pausa pranzo), non ancora affollata nonostante l'arrivo degli Alpini per l'Adunata e degli appassionati di ciclismo per la partenza del Giro d'Italia, andiamo in biglietteria per fare l'abbonamento che ci permettera' di andare e venire tra mostre e musei di Torino e del Piemonte senza dover ogni volta pagare il biglietto (quasi una necessita', avendo figli privi di pazienza — che spesso e volentieri ci costringono a parzialissime visite lampo). Dentro ci sono due sportelli aperti, uno per i gruppi e uno per le visite individuali; all'uno e all'altro non piu' di sei/sette persone in attesa. Arrivato il nostro turno, chiediamo di fare l'abbonamento (come per altro indicato sul sito), ma l'impiegata ci dice che — dato l'affollamento — non puo' soddisfare la nostra richiesta; protestiamo, anche perche' il prezzo del biglietto "singolo" equivale da solo a quasi meta' di quello dell'abbonamento. Ci viene risposto, con discutibile ironia, che non ci ha ordinato il medico di vedere la reggia. Viene la tentazione di risponder male e di girare i tacchi, ma poi abbozziamo, se non altro per i nonni, che abbiamo trascinato fin qui — e ci rassegnamo a fare i biglietti per la visita. Quel che e' certo e' che a questo punto l'Abbonamento Musei, per il 2011, non lo faremo — e tante grazie alla brillante promozione della cultura in Piemonte.
Il percorso di visita della Reggia — solo in parte nuovo rispetto al passato — ha qualche caduta di gusto e qualche concessione di troppo al son et lumière, ma e' nel complesso interessante ed efficace. E poi la Galleria di Diana, con quella luce incredibile, con il contrasto tra la geometria implacabile del pavimento e la leggerezza degli stucchi, vale da sola non il semplice prezzo del biglietto, ma forse un viaggio fino a Torino:

La mostra, dal canto suo (per quanto — o forse perche' — curata da Paolucci e "messa in scena" da Ronconi), e' francamente imbarazzante. Certo — ci sono, tutte riunite insieme, tante di quelle icone della cultura italiana da far venire una certa vertigine. Ma ettari di croste, che avrebbero avuto tutto da guadagnare restando nella penombra dei magazzini, hanno trovato posto accanto a (e a volte al posto di) capolavori; il che di per se' non sarebbe terribile, se non in certi casi in cui francamente si e' esagerato: in fondo le mostre servono anche a far vedere opere che normalmente non ricevono adeguata attenzione. Il problema vero e' che la rappresentazione delle "capitali" italiane e' nella migliore delle ipotesi episodica ed impressionistica — in alcuni casi decisamente monca di capitoli essenziali (Venezia senza Bellini!) e infarcita di opere di nessuna rilevanza: sembra quel che e' rimasto negli occhi di un viaggiatore affrettato e non abbastanza colto dopo un sommario grand tour in Italia. Ma l'aspetto peggiore sta nell'allestimento, che tra l'altro impedisce una buona fruizione dello spazio (bellissimo) delle Scuderie e della Citroniera progettate da Juvarra: finte rovine di mattoni pseudo-romani, una moquette verde a chiazze irregolari, a simulare un prato, con tanto di foglie cadute qua e la' — sostituita a tratti da specchi a rappresentare, immagino, degli stagni.

Un look da stampa piranesiana d'occasione — o da trattoria romana per turisti, che nel complesso trasmette un'idea folcloristica dell'Italia — una roba da pizza e mandolini.
Ultima chicca della visita: il pagamento automatico del parcheggio funzionava male, con il risultato che ho dovuto pagare due volte e poi chiamare (al citofono, perche' non c'era nessuno presente) l'assistenza per farmi aprire la sbarra in uscita.
Spero proprio che l'esperienza dei tantissimi turisti che stanno visitando Torino in questi giorni sia stata migliore della nostra. Torino lo merita, probabilmente chi ha la responsabilita' di assicurare la qualita' delle loro visite no.


giovedì, 5 maggio 2011
Alla Tesoriera con Costanza – primavera 2011
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Pipponi, Quel che resta, la Cate — Scritto da waldorf alle 11:44 am

E' un luogo comune — come tale vero — che ognuno ha piu' o meno affinita' con una o l'altra stagione dell'anno. Il mio spirito e' torturato dall'estate, alternativamente cullato e depresso dall'autunno, sferzato dall'inverno e, banalmente, carezzato dalla primavera, breve stagione ormai in via di estinzione. Quando il vento comincia a ingentilirsi, compaiono le violette e le prime foglie sugli alberi e si tornano a sentire gli augelli, come direbbe Leopardi, subito mi sento presa da piacevoli sensazioni sepolte nei mesi precedenti. Non e' questione di ragionamento, l'arrivo della primavera lo percepisco fisicamente.
Quest'anno poi la ri-nascita della natura, sempre per parlare poeticamente, e' seguita alla nascita di Costanza, che ora impara a conoscere la primavera.
Cosi' abbiamo condiviso lo splendore delle prime giornate di aprile, tanto piu' che all'austera Torino particolarmente dona la primavera, e ne abbiamo passato una buona parte al parco della Tesoriera. Purtroppo a questo bell'inizio di aprile sono seguite una botta di caldo da piaga biblica e una botta di freddo piu' naturale ma impeditiva di lunghe permanenze al parco. Ora che ormai e' maggio le giornate sono variabili e un po' freddine, ma cio' non blocca certo le nostre passeggiate tra madre e figlia.
La Tesoriera, al numero 192 di corso Francia, non e' un posto di tendenza, ne' particolarmente noto, affondato in un quartiere abbastanza popolare come Parella, dove abitiamo noi. Il parco, originato dalla tenuta di un tesoriere dei Savoia, circonda la villa che credo nel suo aspetto attuale debba molto all'intervento ottocentesco promosso dal Marchese di Sartirana. Certo per molto tempo il tutto doveva essere sito in aperta campagna, tra campi e cascine. Ora al posto delle cascine ci sono condomini di diversi piani, che a loro volta sommergono il tessuto delle villette liberty ancora qua e la' presenti nella zona e probabilmente pure loro costruite quando da queste parti c'era poco piu' che campagna.
Il parco per la verita' e' di ridotte dimensioni, e si puo' andare da un lato all'altro in cinque minuti circa. Essenzialmente c'e' un'area giochi, anche troppo piccola per la platea dei giovani utenti, una bocciofila (un pallaio, come almeno una volta veniva chiamato in Toscana) intitolata a tale don M. Plassi, un chioschetto di bibite e gelati, una piccola giostra, una bella fontana, due prati piuttosto grandi, due corti viali di tigli imponenti, diversi altri begli alberi di veneranda eta', aiuole di tulipani e papaveri — e naturalmente la villa. Dovrebbe ospitare una biblioteca musicale, ma la villa e' in restauro da diverso tempo (io non l'ho mai vista in funzione e il cartello indica una fine lavori per il 2 marzo 2009…); ultimamente se non altro hanno tolto le impalcature e probabilmente a causa della breve apertura per la primavera del Fai (purtroppo non sono potuta andare) hanno adornato la recinzione del cantiere con il bandone di Esperienza Italia. Si vede comunque la bella facciata bianca e gialla della villa ed e' gia' qualcosa.
La Tesoriera nel suo complesso e' un luogo veramente ameno, anche se meriterebbe ben piu' rilevanti interventi di manuntenzione, altrimenti potrebbe essere ancora piu' bello. Non e' da farne una colpa a nessuno, di questi tempi si fa quello che si puo' e del resto recentemente, forse anche perche' le elezioni si approssimano, si vedono spesso operai al lavoro nel parco…
Ma quello che mi piace della Tesoriera e' la sua dimensione di quartiere, il suo essere una specie di giardino esteso per le case del circondario.
Le ridotte dimensioni limitano l'interesse degli amanti del footing e simili (che pure sono rappresentati) e in generale escludono l'interesse di chi non abita nelle immediate vicinanze, a differenza di parchi piu' grandi come la Pellerina o il Valentino. Invece con la bella stagione i residenti vicini si spargono per i vialetti e i prati della Tesoriera. Se in stagioni piu' rigide la gamma dei frequentatori e' piu' ristretta (un po' di bambini e i padroni dei cani, che certo non possono evitare di portar fuori i fedeli animali) in primavera sono rappresentate se non altro tutte le classi di eta', dai neonati come Costanza (per la verita' pochi, mi sa che i genitori se li conservano in casa) ai vecchietti piu' malridotti, a volte in sedia a rotelle e accompagnati da badanti di svariate nazionalita' che poi si riuniscono per scambiare quattro chiacchiere e alleviare cosi' il peso di un mestiere mica facile. Adolescenti si scambiano effusioni su panchine non sempre cosi' riparate, i bambini in grado di camminare e correre scorrazzano in qua e la', gli anziani meno anziani giocano a carte attorno ad affollati tavolini di plastica, discutendo su ogni singolo punto, altri invece giocano a bocce, soggetti di varia eta' prendono il sole sui prati, persone mature leggono sulle panchine, le madri degli infantiu' più piccoli come me li passeggiano cercando di far prendere loro aria e tenerli buoni e quando possono si siedono su una panchina a riposarsi un po'. Un giorno ho scambiato qualche chiacchera con la mamma di una quasi coetanea di Costanza (una giovincella di 5 giorni di meno) che con la figlia nel marsupio faceva giri del parco a passo militaresco pur di non far svegliare la piccola.
Ovviamente si incontrano cani di ogni eta', razza e dimensione accompagnati da padroni piu' o meno mannianamente coordinati. Non manca nemmeno chi fa musica o fanciulle che fanno il bagno nella fontana, a mo' di anitine della semiperiferia torinese. Una frequentatrice abituale dell'ora di pranzo fa yoga giocando contemporaneamente con il suo pastore tedesco.
C'e' poi entro il recinto del parco un asilo comunale che ospita sia il nido che la scuola dell'infanzia, e durante il giorno nel suo giardino compaiono spesso i bambinelli con i loro grembulini a quadratini di vario colore.
Io e Costanza capitiamo alla Tesoriera almeno una volta al giorno. Quando lei si addormenta, io mi posso mettere a leggere qualcosa e a guardarmi intorno e osservare lei pensando che non ci deve essere cosa tanto bella come dormire nella carrozzina vicino alla mamma, cullata dal cinguettio e magari da una lieve brezza primaverile. Magari lei nella sua limitata esperienza di vita non e' d'accordo, ma io al posto suo sarei parecchio felice. Per la verita' ne approfitto anche per leggere un po', in questo periodo un bel mattone come Underworld di Don DeLillo.
A volte in realta' penso che quello che mi affascina nella Tesoriera in questo periodo sia la capacita' del luogo di riunire tante persone di eta' e attitudini diverse, che il parco ospita tutte insieme dando accoglienza al loro bisogno di uscire, di incontrarsi o anche soltanto di godere dell'ombra dei suoi alberi per leggere il giornale. E in molta parte le esigenze delle persone che vi si trovano sono legate alla loro eta' e alla fase della vita che attraversano.
Cosi' la Tesoriera ogni giorno mi offre lo spettacolo di un completo ciclo dell'esistenza umana e mi fa sentire inglobata in questo ciclo e per una volta tanto parte di esso in modo non differente da tutti gli altri. E questo pensiero, guardando Costanza che del ciclo e' appena entrata a far parte, mi fa sentire insieme commossa e atterrita.


mercoledì, 4 maggio 2011
Sono un grammar-nazi (anche in senso stretto)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 2:38 pm

Pochi minuti fa sulla home della Stampa:


lunedì, 2 maggio 2011
Νῦν χρὴ μεθύσθην?
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:15 am

A me sembra un'ovvieta' dirlo — ma temo che non lo sia.
Festeggiare l'uccisione di un uomo, fosse pure di Osama Bin Laden, e' un atto indecente. Puo' essere necessario uccidere un nemico — lo capisco e lo ritengo a volte inevitabile. Probabilmente Osama era un nemico di cui era necessaria la morte. Ma uccidere e' *sempre* un atto terribile — e non c'e' niente da festeggiare se si e' costretti a farlo. E chi festeggia e' un barbaro, che non merita la civilta' occidentale di cui dice di essere portatore. Per non parlare dei valori cristiani, per chi li sbandiera.

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