sabato, 30 aprile 2011
Riprendiamo le trasmissioni
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:18 pm

Prima siamo stati (con tanti figli e niente internet) da queste parti:

Poi ci si e' messo il blackout di Aruba.
Pero' siamo di nuovo qui.


Se vi sembra poco. Lo Scorfano sul perche' insegnare letteratura.
Bellissimo — ma prima o poi trovero' la forza di spiegare perche' non leggo piu' riesco piu' a leggere letteratura.



venerdì, 15 aprile 2011
Un idraulico eroico
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:26 am

Un paio di giorni fa a casa nostra è venuto un idraulico "nuovo" chiamato per provvedere ad alcune perdite. L'artigiano al termine del suo lavoro ha redatto una regolare ricevuta con tanto di indicazione del mio codice fiscale, senza che gli fosse stato richiesto e senza prospettare la possibilità di pagare meno senza la ricevuta.
In qualsiasi altro paese civilizzato suppongo che ciò corrisponda alla normalità ma in Italia io personalmente lo vedo per la prima volta. Tutte le volte che penso alle cifre da capogiro che vengono sottratte all'imposizione fiscale però mi sento male, anche perché quale dipendente che non fa alcun lavoro al nero nel tempo libero (quale??) sono tra quelli che devono pagare per tutti. Per di più come madre di figlio disabile ho bisogno come l'aria di servizi pubblici e vederli tagliati o ridotti per colpa di chi non da quello che dovrebbe mi fa scoppiare di rabbia. La cosa che mi fa più male però è che l'evasione è considerata una sorta di diritto naturale anche dai pochi coglioni che le tasse le pagano, perché non ci si scandalizza mai troppo per chi evade e si cerca di farlo se si può. Del resto di fronte a comportamenti tanto diffusi finisce per essere veramente eroico andare controcorrente. Così la pressione fiscale su chi non può evadere aumenta con conseguenze che non sto a prospettare.
Così il mio idraulico finisce per essere una specie di eroe solo perché fa quello che la legge gli impone di fare. Roba da italiani.


venerdì, 8 aprile 2011
La cellulite, malattia dei pubblicitari
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 2:48 pm

Sta arrivando l'estate (ed anzi è già arrivata dato che ieri a Torino c'erano 29 gradi e non credo che oggi siano meno) e imperversano le spregevoli pubblicità che mirano a seminare o meglio a rendere ossessivamente presenti alla mente le insicurezza femminili sul proprio corpo in vista della "prova costume". La perfezione non è di questo mondo e quasi tutte le donne sono afflitte dal pensiero di qualche chilo di troppo, dei segni dell'età e quant'altro. Ma penso che con tutto questo si potrebbe seriamente convivere se non ci venisse continuamente spiegato quanto è grave essere umane e quanto è necessario rimediare con questo o quell'altro prodotto ai vari cedimenti o difetti del nostro fisico. Mi ricordo con brivido la pubblicità di qualche anno fa di una nota marca di creme il cui slogan recitava più o meno "oggi non ci si può più permettere di invecchiare".
Ora invece un'altra nota marca di prodotti contro la cellulite e analoghi spiega che la cellulite è una malattia da combattere aspramente. Non importa che sia un mero inestetismo che affligge più o meno la totalità della popolazione femminile, con una certa indifferenza per l'età e il peso. La logica pare che sia: è brutta da vedersi e quindi è una patologia. Il sito della marca in questione (che mi rifiuto di linkare per ovvi motivi) spiega che la cellulite "è un’alterazione patologica del tessuto connettivo e del pannicolo adiposo, con compromissione della microcircolazione" e una "patologia seria" che "si può combattere a patto di intervenire tempestivamente e adottare la giusta strategia".
E' di tutta evidenza che simili espressioni sono adatte a ben altre situazioni, ed è quanto meno fastidioso che pur di sfruttare le insicurezze femminili si trasformi un comune inconveniente in una malattia.
E' anche buffo del resto che ora ci spieghino come Kate Moss, una delle donne al mondo che più ha diffuso il credo della magrezza estrema, ora che non è più tanto giovane debba essere lodata per il coraggio di esibire la sua cellulite su una passerella. Andrebbe benissimo se appunto per un paio di decenni la signora non ci avesse spiegato che "skinny is beautiful", per poi cambiare almeno in parte atteggiamento per l'imperversare dell'età, il cui aumentare si poteva prevedere anche prima. E' persin troppo ovvio dove viene voglia di mandare lei e i suoi ossi e gli stilisti suoi sodali.


martedì, 5 aprile 2011
La bottega di Borghezio davanti alla Moschea (futura…)
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 9:07 am

A Torino suscita molta polemica il progetto dii realizzare una moschea in un fabbricato già esistente in via Urbino, in una delle zone non proprio più fortunate della città. Tralascio di ricostruire queste polemiche, basta un giro in rete per averne un'idea. Ovviamente in prima fila c'è la Lega che ha presentato anche ricorso al Tar pur di impedire che il progetto vada avanti. per la verità anche la tolleranza dei cattolici ha lasciato qua e là a desiderare, come quando il cardinal Poletto ha sancito che era giusto che i musulmani non pregassero per strada ma che era "presto" perche i minareti affiancassero i campanili. Tra i cattolici per fortuna si trovano anche punti di vista molto aperti, come quello di Suor Giuliana Galli, che è andata a dire la sua fino da Fazio e Saviano.
Io da comune cittadina mi chiedo perchè si debba discutere quella che è attuazione un diritto sancito dalla Costituzione secondo il cui art. 19 "tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".
Temo che la risposta sia nel fatto che molti equiparano una moschea ad un sospetto covo di terroristi, e ad una sentina di mali di ogni genere. Mi sembra esattamente l'atteggiamento mentale che può favorire il terrorismo piuttosto che combatterlo.
Ora Borghezio ha pensato bene di aprire un circolo della lega proprio davanti alla moschea, come riferisce Cronaca qui (quotidiano che ha per missione di dare fiato a tutte le paure e gli odi della "gente comune" e perciò lettura senza dubbio interessante).
Si tratta ovviamente dell'ennesima provocazione, destinata a creare divisioni e ostilità dove si dovrebbe e potrebbe cercare di avvicinare le persone.
Peccato perché personalmente ho l'impressione che accogliere con ostilità o anche indifferenza la costruzione della moschea significhi perdere una buona occasione di crescita culturale. Perché questo paese, piaccia o meno, è già multietnico.


lunedì, 4 aprile 2011
Pesi e misure
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 9:07 pm

Stefano Quintarelli ha usato la parola "mongoloide" come sinonimo di cretino nel titolo di un suo post. Nel giro di qualche ora e' stato sommerso da talmente tante reazioni negative che ha dovuto chiedere scusa e cambiare quel titolo. Sono contento. Ma il mondo e' pieno di gente che usa "autistico" per "insensibile" o "lunatico" o "incapace di relazione con il mondo" — e non c'e' un cane che se ne abbia a male.


lunedì, 4 aprile 2011
Dropdown menus for real dummies
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da Amministratore alle 1:32 pm

The Rat Race usa un tema di Wordpress fatto dal qui presente dummy, a morsi e bocconi e con adattamenti successivi dalla versione 1.5, ma addirittura con pezzi che vengono dalla ormai defunta piattaforma di blogging di Excite (e da un template di Splinder del 2003!). A farla breve, una schifezza che non si riesce piu' a gestire. Pero' — al tempo stesso — si porta dietro una serie di trucchi e di giochini custom che mi sono fatto in anni, e buttar via tutto significherebbe dover andare a rimettere mano in centinaia di post per fare pulizia.
Qualcuno mi sa dire dove trovo delle istruzioni *veramente* for dummies per rifare completamente le sidebars in modo che siano compatibili con i widgets — o meglio ancora per sostituirle in toto con un dropdown menu in testa?


lunedì, 4 aprile 2011
Dai un senso a come ti vesti (!?) ovvero Tim Gunn vs. Enzo e Carla
Nelle categorie: Cinema e TV — Scritto da waldorf alle 12:49 am

Tempo fa ho indicato come mio punto di abbrutimento mentale il fatto di aver guardato Extreme Makeover, catturata dal fascino dell’orrido tipico di quel genere di trasmissione. In parte ci sono ricaduta perché negli ultimi mesi, complice la maternità, mi capita di perdermi in qualche reality che gira sul satellite, anche se non così abbrutenti. Per quattro o cinque puntate ho trovato divertente Ma come ti vesti, salvo poi stufarmi presto del sadismo ambrosiano di Carla Gozzi e Enzo Miccio, ribattezzati dal ratto, vittima incolpevole delle mie derive televisive, "la checca e la strega". Se è vero che le poverette a cui i due esperti di moda devono rifare il look almeno nella finzione del reality (dubito che i reality abbiano molto a che fare con la realtà) sembrano delle disperate riprese dalla piena, non so con quale autorità i due potessero imporre il buon gusto considerando come erano conciati di solito. Magari erano elegantissimi per il mondo che frequentano, ma a me spesso parevano ridicoli e quel che è peggio specie nel caso di lei, totalmente artefatti. Ma tant'è, la loro autorevolezza credo provenga dall'essere portatori di quello che sagacemente Aldo Grasso riferendosi a loro e ad altri simili programmi ha ribattezzato "il gusto medio catodico". Se ti mandano in televisione a spiegare agli altri come fare questo o quello, allora per definizione sei un esperto sulla cui parola giurare. L'abbigliamento del resto, entro i limiti della decenza e della conformità agli ambienti dove ci si trova, è espressione di libertà e magari non è detto che una donna debba calzare per forza un tacco 12 per essere elegante, come prevede il vangelo secondo Enzo e Carla.
Devo dire che nel genere preferisco molto Tim Gunn, comprimario di Heidi Klum in Project Runway, che fa un programma analogo "Tim Gunn's Guide to Style". Adoro l'aplomb del personaggio e la sua mania per gli eufemismi. Assolutamente da riciclare la sua frase preferita "make it work" – che in italiano è stata tradotta assai efficamente come "dagli un senso" -rivolta ai concorrenti di Project Runway in palese difficoltà nel confenzionare un vestito. Almeno Tim Gunn è oggettivamente dotato di stile – cosa che non si può dire dei suoi emulatori milanesi- e se anche non risparmia osservazioni taglienti possiede appunto la non mai abbastanza apprezzata arte dell'eufemismo, senza la quale si finisce per essere solamente acidi. Il che è certo più facile ma può anche velocemente stancare.

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