martedì, 29 marzo 2011
Le mamme ai tempi di Neanderthal
Nelle categorie: Pipponi, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 9:43 am

Non me la sento più di dire che cosa sia giusto o meno nel crescere i figli.
Il modo in cui ognuno fa il genitore non può che essere personalissimo, dato che risente ovviamente delle esperienze di vita, del modo in cui siamo stati allevati, della nostra cultura e convinzioni, ma anche delle nostre possibilità fisiche e materiali. Credo che siano veramente poche le persone che però non ce la mettono tutta per dare il loro meglio.
Pure io provo, giorno per giorno, ad essere un buon genitore, ma per quanto riguarda Enrico essere madre di un bambino autistico è qualcosa, credo, di così profondamente diverso dall'esperienza comune e senza reale possibilità di agganci neanche con realtà simili che le regole tendono a scomparire. Cerchi di arrangiarti, di andare avanti, di adattarti alle necessità e di mantenere un provvisorio equilibrio, e certo non sei in grado di scrivere manuali. Per le mamme poi c'è sempre in serbo il senso di colpa, la sottile idea che tuo figlio sia così per qualche sbaglio che hai fatto mentre lo aspettavi o per come lo hai cresciuto all'inizio.
Devo dire però che, forse perché cresciuta all'epoca del femminismo, nonostante tutto detesto istintivamente la moda culturale degli ultimi tempi, quella del ritorno alla natura, l'esaltazione talebana dell'allattamento al seno, della madre a tempo pieno e così via. Così stamani, leggendo questo articolo, in cui si commenta l'opera di una psicologa americana che propone addirittura di prendere esempio dalla preistoria, non ho potuto fare a meno di avvertire un travaso di bile. Se è vero che il modo di allevare i figli che si è imposto con il tempo è per certi versi troppo artificiale, non mi pare che il passato (specie preistorico..) offra grande conforto e trovo ingiusto che ancora una volta il peso debba essere gettato sulle spalle delle madri. Allattare un figlio addirittura oltre un anno di età significa rinunciare sostanzialmente a lavorare senza che sia seriamente dimostrato il vantaggio per il figlio suddetto; non mi risulta che ai tempi in cui non esisteva il latte in polvere i sistemi immunitari rafforzati dall'allattamento al seno consentissero di evitare morti precoci per svariate malattie epidemiche. Che so, ancora all'inizio di questo secolo la spagnola ha ucciso milioni e milioni di persone. Sarò ignorante, ma mi pare che abbiano avuto per la salute collettiva una maggiore importanza il miglioramento delle condizioni igieniche in cui si vive e la diffusione dei vaccini rispetto agli anticorpi trasmessi dalla mamma.
Mi pare poi che sia frutto di un preconcetto che i genitori un tempo stessero più vicino ai figli o fossero in grado di impartire una migliore educazione, sia per cultura che per impossibilità materiale considerato il numero dei figli medesimi, in mancanza di anticoncezionali; sono piuttosto gli ultimi decenni ad aver esaltato l'importanza della presenza parentale nell'educazione. Del resto prima di Rousseau (uno che dei suoi figlioli si è sempre fregato) e dell' "Emile" credo che i "bambini" neanche esistessero come "persone" e che si assumesse una identità solo dopo essere sopravvissuti alla mortalità infantile, altissima. A nessuno poi per molto tempo è venuto in mente che i bambini non dovessero lavorare. Come si può seriamente trovare trarre insegnamenti da un passato che è solo un mito, che non offre reali termini di paragone con una realtà del tutto diversa?
Se anche si cercasse di ispirarsi a modelli parentali di tempi remoti, quale garanzia c'è dell'effetto di un tale sforzo in un contesto sociale del tutto diverso, in cui i bambini sono comunque circondati dalla realtà contemporanea?
E' però ben difficile ancora una volta evitare i sensi di colpa e così io personalmente mi sforzo con la mia figlia neonata di delegare il meno possibile, anche perché la mancanza di nonni vicini non mi lascia molta scelta. Ma il lavoro onestamente mi manca e prima o poi dovrò lasciare la piccola all'asilo nido o ad una tata. Ne verrà fuori una persona con forte disagio emotivo, egocentrica e violenta, come sostiene la psicologa di cui all'articolo?
Io purtroppo non posso saperlo con certezza, ma mi consola che non lo sappiano neanche quelli che riempono la carta stampata di precetti per mamme ansiose. Mi sa che non rimane altro che affidarsi alla sorte e al caro vecchio buon senso.
Anche perché a quelli che vogliono spiegare agli altri come vivere di tanto in tanto le cose non vanno benissimo, anche se nel frattempo hanno fatto i soldi vendendo le loro formule di non provata efficacia.

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