venerdì, 11 marzo 2011
Lost movie 32 – A child is waiting (Gli esclusi)
Nelle categorie: Chi li ha visti? La rubrica dei film dispersi, Cinema e TV, Di(ver)s(e)abilita', It, Love the Bomb — Scritto da waldorf alle 10:58 am

Premetto che il film non è di difficile reperibiltà. Se dopo aver letto questo post siete curiosi lo trovate su Youtube .

Secondo film di John Cassavetes, realizzato nel 1963, A Child Is Waiting tratta delle vicende di una struttura, diretta dallo psichiatra dottor Clark (Burt Lancaster), il Crawthorne State Training Institute, dove sono ricoverati bambini con disabilità mentali di vario genere. Il plot si dipana essenzialmente dall’arrivo di Miss Jensen (Judy Garland) una aspirante single musicista fallita che cerca il senso della vita nel lavoro con i bambini disabili; la donna si affeziona eccessivamente a Reuben, un bambino la cui diagnosi è quella di "subnormale" ma che oggi verrebbe probabilmente considerato un autistico o un Asperger. Reuben è il bambino che aspetta, invano, visite dei suoi genitori ogni mercoledì pomeriggio.
Il film in realtà è solo in parte opera di Cassavetes, a causa di contrasti tra lui e il produttore Stanley Kramer, che ha poi seguito il montaggio. Nel film recitano bambini veramente disabili tranne Bruce Ritchey, il bravissimo interprete di Reuben.
E’ difficile per me giudicare da un punto di vista puramente estetico un film come questo, perché tocca le corde più profonde del mio animo, se posso usare un’espressione così retorica, e vederlo scatena sofferenze che ogni giorno è necessario seppellire appunto nel profondo per poter andare avanti. Posso dire solamente che certi momenti mi sono sembrati, oltre che per me strazianti, di grande cinema, come ci può aspettare del resto da Cassavetes, pur se il suo ruolo è stato limitato da interventi esterni e il film sconta in certi punti un eccessivo didatticismo.
In particolare è splendida la sequenza, quasi alla fine del film, in cui Reuben recita con voce meccanica una poesiola in uno spettacolino allestito per la festa del Ringraziamento. Il volto del bambino vestito e truccato da indiano è di una bellezza sconcertante. Francamente, se non mi aspetterei da una persona non coinvolta emotivamente come me che pianga le calde lacriime che ho versato io, mi sorprenderei di fronte a una qualsiasi mancanza di emozione.
Nel film più volte ci si interroga sul “senso” della vita di questi bambini e sul perchè cercare di aiutarli e spendere risorse per loro, cosa giudicata poco utile dai burocrati venuti a supervisionare il lavoro di Clark. Reuben è stato abbandonato dai suoi incapaci di accettare e gestire la sua diversità, e il padre dice esplicitamente che vorrebbe vederlo morto. Ovviamente simili battute sono come sale sparso sulle mie ferite, ma una volta messo da parte il dolore ho capito che in realtà sono simili problemi a non avere senso. E’ già difficile trovare un significato all’esistenza in generale, e non è certo il caso di interrogarsi su quello delle esistenze individuali, il che porterebbe probabilmente a risultati poco confortanti.
Per quanto mi riguarda, mi pare che si debba solo cercare per questi bambini ed anzi per queste persone di fare in modo che la vita sia piacevole, che possano goderne con la maggiore autonomia possibile e che siano messi in grado di dare e ricevere affetto e in generale di raggiungere ogni risultato che sia loro possibile. Non vedo altro senso e non mi pare che lo scopo sia troppo diverso da quel che vale per ogni altro bambino. In realtà siamo anche noi normali ad avere bisogno di questi bambini, e, se proprio si vuole cercare un senso, aiutarli ne conferisce alla nostra esistenza come essere umani. Non occuparci di loro sarebbe più facile, ma allora a cosa serviamo?
Come genitori siamo chiamati ad una prova difficilissima, ma abbandonare i nostri figli anche solo moralmente sarebbe un fallimento inaccettabile. Enrico del resto è un bambino stupendo e stare con lui è spesso una vera gioia. Dopo aver visto questo film ho dovuto correre ad abbracciarlo, perché ho sentito come non mai che non potrei stare senza di lui.
A Child Is Waiting fa capire tra l’altro come è un mondo in cui non c’è spazio per i bambini disabili, confinati in istituti dove non diano fastidio ai normali, e dove si pensa che non si possa fare alcunchè per loro. In un mondo così si possono capire i genitori che per disperazione lasciano i figli in strutture come quella diretta dal dottor Clark. In Italia tutto questo era stato superato e si è lavorato in modo veramente esemplare per l’integrazione scolastica. E’ una cosa che per una volta farebbe sentire fieri di essere italiani, se non fosse che purtroppo vi sono ora a giro vari signori (come questo) che vorrebbero distruggere questo patrimonio di civiltà e respingerci indietro di decenni. Per favore, non permettiamo che accada..

Con questo post riprendo una vecchia serie, quella dei "Lost movies" interrotta molto molto tempo fa per mancanza di tempo più che di ispirazione.. non è un caso che l'ultimo risalga a pochi mesi dopo dal ritorno al lavoro dopo la nascita di Enrico e questo sia riuscito a stento a scriverlo in maternità dopo la nascita di Costanza (che mi sta dormendo addosso..). E' passata parecchia acqua sotto i ponti, come si dice.

1 Commento a “Lost movie 32 – A child is waiting (Gli esclusi)”

  1. manuela ha scritto il 16 marzo 2011 alle 10:20 am

    Grazie Waldorf, mi mancavi. Guarderò sicuramente il film su Youtube. Spero che tu trovi spazio/tempo per altri posti così interessanti, come questo. Buon proseguimento.

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