venerdì, 11 febbraio 2011
Se non noi, chi?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:57 pm

L'appello delle donne italiane per la manifestazione del 13 febbraio a me pare una cosa importante. Proprio perche' tenta di sollevare lo sguardo dalle squallide vicende di Berlusconi e del bungabunga per fare una riflessione su quale visione del ruolo delle donne e del rapporto fra i generi si e' affermata in questo paese negli ultimi vent'anni. E il quadro e' grave:

Questa ricca e varia esperienza di vita [delle donne, NdR] è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
[...]
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

A questa domanda, come uomo — e continuando a citare lo stesso detto ebraico — non posso che rispondere: "Se non noi, chi?"
Ma non soltanto per "amicizia verso le donne". Per dignita' verso noi stessi. Per difesa della nostra identita' maschile — che non puo' — non e' — non deve essere ridotta ai pruriti e alle indecenze da utilizzatori finali. Perche' non siamo rappresentati da questa cultura diffusa, a cui pure e' difficile non soggiacere, e non siamo rappresentati dai comportamenti indecenti di chi ci governa. Perche' in ogni relazione che umilia le donne anche gli uomini sono umiliati. Perche' ogni volta che il corpo femminile e' venduto, nella realta' o in immagine, noi siamo ridotti a consumatori, acquirenti, sfruttatori — e smettiamo di essere persone con una passione, con un desiderio, con un'intelligenza. Diventiamo anche noi pezzi di carne: carne che compra — anziche' vendersi — ma non meno reificati e umiliati. Dove la donna e' merce, l'uomo e' mercato — e smette di essere soggetto. A questa cultura, che negando i diritti delle donne nega anche i nostri, dobbiamo reagire *in quanto uomini*, non solo in quanto amici delle donne. "Se io non sono per me, chi mai sara' per me? Ma se sono per me solo, che saro' mai?", come diceva Hillel.

Perche' non e' possibile commentare questo post?
I casi sono due:
- o e' un post di puro e semplice servizio -- e allora non c'e' niente da commentare
- o e' un post che parla dei nostri figli e della loro disabilita' -- e in questo caso il fatto e' che -- ci capirete, e se non ci capite peggio per voi -- non e' un argomento su cui si possa tollerare a cuor leggero l'invasione di spammer, troll, venditori di rimedi miracolosi, sostenitori di teorie strampalate, crociati di questa o quell'altra crociata -- insomma tutta quella roba che gia' fa perdere la pazienza quando si parla dell'ultima str... del politico di turno, ma che quando si parla di un figlio fa proprio male.
Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

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