Io sto andando a votare per Fassino.
Perche' non e' entusiasmante, e' un po' triste perfino, ma e' una persona seria. Insomma e' uno che somiglia a Torino.
E perche' quell'altro ha dietro i peggiori capibanda del PD piemontese. Roba che basta vederli per voler votare chiunque altro.



martedì, 22 febbraio 2011
Ricordiamocelo
Nelle categorie: Li' (e pure qui) c'e' la guerra, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:49 am


lunedì, 14 febbraio 2011
"Ignorance is strength" – 2
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:52 pm

"La costituzione comunque prevede che senza una formale crisi di governo per interrompere anticipatamente una legislatura occorre che il presidente della Repubblica consulti sia i presidenti delle Camere che il presidente del Consiglio, cioé Silvio Berlusconi", ha detto il premier nel corso di 'Mattino Cinque'. (via ANSA)

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 88

Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.
Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

A quanto pare l'aracnide conosce una Costituzione diversa da quella che leggiamo noi.


lunedì, 14 febbraio 2011
"Ignorance is strength"
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:41 am

Il ministro Gelmini: "In piazza poche radical-chic".


domenica, 13 febbraio 2011
Questa Italia
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:57 pm

Breve puntata alla manifestazione di Torino, oggi — piu' breve di quanto avremmo voluto per l'oggettiva difficolta' di destreggiarsi in un corteo cosi' grande con It sulle spalle e XX in carrozzina.
Forse i numeri sparati su Repubblica e sulla Stampa (100.000 persone in piazza) sono un po' sovrastimati, ma c'era davvero un sacco di gente. Ed era una bella folla, civile, dignitosa, composta — donne e uomini di ogni eta', di ogni estrazione sociale, madame in pelliccia e ragazzine col piercing, famiglie con bambini, gente di Crocetta e gente di barriera. E un'aria — tutto sommato — di gioia, di entusiasmo e perfino di sorpresa.
Questa Italia, forse, puo' farcela. Se la classe politica non si mette troppo di traverso (parlo degli antiberlusconiani; gli aracnidi vanno soltanto spazzati via).


sabato, 12 febbraio 2011
Le donne, gli uomini e il detto di Hillel
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:12 pm

Elena Loewenthal su La Stampa di oggi spiega perche' non sara' alla manifestazione delle donne di domani.
Una parte del suo articolo mi pare — come uomo — pienamente condivisibile:

Forse che gli uomini ­ nel senso di maschi ­ si sono sentiti in dovere di lanciare una manifestazione per difendere la loro, di dignità? Che a dire il vero mi sembra decisamente più violata della nostra. Loro, hanno per caso sentito l’impulso di prendere le distanze, di chiamarsi fuori da quel modello di maschio lì? Ci hanno forse detto, con rabbia e con dolore e con indignazione, che non sono tutti dei vecchi bavosi incapaci di amare o stabilire una relazione affettiva, e bisognosi invece di palpare parti intime femminili in quantità industriali, per sentire vivo il proprio corpo?
Non mi pare. Eppure, se di dignità parliamo, quella dei maschi ne esce decisamente più malconcia della nostra.

Ma queste sono precisamente le ragioni che mi spingono ad andarci, in piazza domani. Come uomo — perche' e' la mia dignita', la mia identita' maschile che sento violata — tanto quanto quella delle donne.
Quanto alle donne, Loewenthal dice di non vedere il motivo di andare in piazza per "dimostrare che non siamo tutte così, come quelle? A me pare ovvio. Persino bello, pensare che non siamo tutte uguali: vecchie e giovani, brutte e gnocche, intelligenti e oche. Scienziate, commesse, e puttane. Non capisco che cosa ci sia da indignarsi. Se l’emancipazione ci ha regalato una libertà sacrosanta, perché gridare allo scandalo? L’utero è mio e me lo gestisco io, per fortuna. Ma anche la dignità è mia, e me la gestisco io. E non ho intenzione di gestire quella altrui."
Credo che non sia questo il punto. La manifestazione di domani non e' per affermare che alcuni comportamenti femminili sono migliori di altri. E' per dire, ben al di la' di Berlusconi, che il modello culturale dominante nei rapporti tra uomini e donne, che anche grazie a Berlusconi si e' affermato in Italia negli ultimi trent'anni, e' regressivo e inaccettabile — che ne abbiamo tutti abbastanza di un sistema di valori in cui le donne sono al piu' l'ornamento (o il trofeo) di un potere maschile. Non sono le serate di Arcore il problema — e non sono le donne di Arcore il problema. Il problema e' — per esempio — la bassissima presenza femminile ai livelli alti della politica — aggravato da uno spoil system sessuale o parasessuale che porta personaggi come Nicole Minetti al Consiglio regionale della Lombardia o Mara Carfagna al al ruolo di Ministro delle Pari Opportunita'. Non lo vogliamo piu' un paese in cui i rapporti tra uomini e donne siano ancora in gran parte dominati da queste logiche. E se non ora, quando? e se non noi, chi?

P. S. Mi par di capire che Loewenthal trovi una profanazione l'uso del detto di Hillel come slogan della manifestazione. Non credo che lo sia. Quel detto e' un appello a prendersi carico del destino proprio ed altrui, e' un appello alla responsabilita' infinita del vivere per se' e per gli altri, qui e ora. A me pare appropriato usarlo adesso — e vorrei che fosse una misura per il comportamento di ognuno di noi, e non solo di fronte alla politica.


venerdì, 11 febbraio 2011
Se non noi, chi?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:57 pm

L'appello delle donne italiane per la manifestazione del 13 febbraio a me pare una cosa importante. Proprio perche' tenta di sollevare lo sguardo dalle squallide vicende di Berlusconi e del bungabunga per fare una riflessione su quale visione del ruolo delle donne e del rapporto fra i generi si e' affermata in questo paese negli ultimi vent'anni. E il quadro e' grave:

Questa ricca e varia esperienza di vita [delle donne, NdR] è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
[...]
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

A questa domanda, come uomo — e continuando a citare lo stesso detto ebraico — non posso che rispondere: "Se non noi, chi?"
Ma non soltanto per "amicizia verso le donne". Per dignita' verso noi stessi. Per difesa della nostra identita' maschile — che non puo' — non e' — non deve essere ridotta ai pruriti e alle indecenze da utilizzatori finali. Perche' non siamo rappresentati da questa cultura diffusa, a cui pure e' difficile non soggiacere, e non siamo rappresentati dai comportamenti indecenti di chi ci governa. Perche' in ogni relazione che umilia le donne anche gli uomini sono umiliati. Perche' ogni volta che il corpo femminile e' venduto, nella realta' o in immagine, noi siamo ridotti a consumatori, acquirenti, sfruttatori — e smettiamo di essere persone con una passione, con un desiderio, con un'intelligenza. Diventiamo anche noi pezzi di carne: carne che compra — anziche' vendersi — ma non meno reificati e umiliati. Dove la donna e' merce, l'uomo e' mercato — e smette di essere soggetto. A questa cultura, che negando i diritti delle donne nega anche i nostri, dobbiamo reagire *in quanto uomini*, non solo in quanto amici delle donne. "Se io non sono per me, chi mai sara' per me? Ma se sono per me solo, che saro' mai?", come diceva Hillel.


martedì, 8 febbraio 2011
Camerata un par di palle
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 1:41 am


But this is where awareness campaigns come in. Rather than using them to explain to people how horrible it is to have a child with autism, why don't we use them to explain to people what autism is like, how we live and how we have fun, how we solve problems, how we interact? Why not show people that autism is not a tragedy simply by giving them a realistic picture of what autism is like–the good, the bad, the everyday people who, like any human being, have problems but yet have the potential for a happy, worthwhile life?

via Reports from a Resident Alien – Culture of Prejudice.



domenica, 6 febbraio 2011
Gran Torino?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Devo dire che trovo un po' comica l'agitazione di tutti coloro (a partire dal sindaco Chiamparino) che hanno spinto per il si' al referendum di Mirafiori con l'argomento che la FIAT altrimenti avrebbe lasciato Torino — e ora si trovano Marchionne che ipotizza di trasferire la direzione a Detroit. Ipotesi, per carita': ma era una pura ipotesi, smentita con forza, anche lo scorporo dell'auto — un anno fa.


mercoledì, 2 febbraio 2011
Law is poetry
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 11:16 am

In questi giorni siamo (s)travolti dalla fatica di star dietro ai due pargoli — quindi manca il fiato per scrivere sul blog. Ma questa cosa qui la dovevo proprio dire.

Costituzione italiana, art. 41
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Ecco, quando leggo l'articolo 41 io mi commuovo. Perche' e' semplice — e tutti possono capirlo. Perche' in quella semplicita' c'e' una profondita' di pensiero e di cultura, c'e' un dibattito che va indietro fino all'illuminismo e forse prima — ma senza iattanza intellettuale. Perche' fa la sintesi di bisogni e diritti dei singoli e di tutti — senza porre limiti inutili ma senza lasciar spazio alla legge del piu' forte. Perche' e' giusto fino a diventare bello — della stessa bellezza di un brano di Omero o di Dante.
E poi leggo che gli aracnidi vogliono modificarlo, l'articolo 41. Per rafforzare la liberta' d'impresa e stemperare il divieto di "svolgersi in contrasto con l'utilita' sociale"*. A me pare semplicemente un atto di barbarie. Politica, sociale e perfino culturale.

* La proposta che sta dietro all'annuncio di Berlusconi e' A. C. 3039 del 14/12/2009, dei deputati Vignali, Lupi, Palmieri e Pizzolante, confluita in A. C. 3054 del 16/12/2009. Qualche giorno fa un gruppo di deputati del PD ha presentato un'altra proposta di modifica, assai meno offensiva, ma essenzialmente inutile da un lato, pericolosa dall'altro perche' apre una disponibilita' a un dibattito sull'art. 41 di cui non si sente affatto il bisogno.

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