giovedì, 21 ottobre 2010
Communication shutdown?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Roba da autistici, Web — Scritto dal Ratto alle 5:32 pm

Spegnere Facebook e Twitter per un giorno, il 1 novembre, a favore delle persone autistiche. Questo e' l'obiettivo della campagna "Communication Shutdown", partita dall'Australia e fatta propria da un vasto numero di associazioni di tutela delle persone autistiche in tutto il mondo (in Italia aderisce AutismoItalia, a livello europeo il riferimiento e' Autism-Europe). Cito dalla presentazione dell'iniziativa:

[Communication Shutdown is] a global initiative to raise much-needed funds for autism groups in over 40 countries. By shutting down social networks for one day on November 1, we hope to encourage a greater understanding of people with autism who find social communication a challenge.
[...]
Social communication is one of the biggest challenges for people with autism. By choosing to shutdown your social networks for one day, you will have some idea of what it's like for people with autism who face this challenge every day.
Rachael Harris, a counsellor and supporter, who herself is on the autism spectrum, put it best when she said, "Electing to shutdown social communication mirrors autistic silence. But it also draws attention to the isolation and intense loneliness experienced by those who are impeded from connecting socially with others. The CHAPP [l'applicazione che permette di aderire alla campagna, NdR] is a powerful way to create a sense of empathy towards those on the autism spectrum."

Premetto che non sono ne' su Twitter ne' su Facebook — e che quindi non posso essere coinvolto. Per altri versi pero', se da un lato ritengo utile qualsiasi iniziativa che attragga l'attenzione sull'autismo e sui problemi che porta con se', la campagna non mi convince. Provo a spiegare perche'.
1. Dire che spegnere Twitter o Facebook per un giorno puo' in qualche modo far capire le difficolta' di comunicazione di una persona autistica mi pare un'esagerazione ai limiti dell'irrispettoso. It ha quasi sei anni e *non parla*. Dice al massimo no e qualche volta si' — e un sacco di sillabe e di suoni tanto espressivi quanto incomprensibili. Per comunicare con noi ha dovuto inventarsi ogni sorta di strategie — con una creativita' che spesso ci sorprende, e con delle difficolta' che sono una delle sue principali fonti di frustrazione. Ha dovuto anche imparare — deve ancora imparare — ad usare strumenti che non gli sono naturali, dalle immagini all'indicazione, con successi ed insuccessi — con tanta fatica, nostra e sua. Alla fine pero' comunica — eccome se comunica. Con una ricchezza e con una forza che sono per me fonte di continuo sbalordimento e di grande gioia, e con ostacoli durissimi. Fare a meno di Facebook — scusate — non somiglia nemmeno un po' alla sfida che lui e noi affrontiamo ogni giorno: fare a meno di parlare per una giornata e doversi inventare li' per li' altri modi di comunicare — potrebbe gia' essere piu' significativo, se proprio uno volesse fare l'esercizio.
2. Ho scritto altrove di come gli strumenti di social networking — proprio per le loro modalita' di interazione — abbiano (o possano avere) un impatto enormemente positivo per la comunicazione (e di conseguenza per la liberazione) delle persone autistiche. E' attraverso la rete che molte persone che hanno difficolta' nella relazione diretta, face to face, trovano un modo per parlare con gli altri e per esprimersi. Che senso ha andare a spegnere proprio *quegli* strumenti? Kathleen Leopold e Kim Wombles, gli animatori dell'Autism Blog Directory, hanno scelto di non aderire allo shutdown per queste ragioni, molto vicine a quel che penso io:

Many bloggers are writing about the whole going silent on facebook and twitter thing on November 1. As I make the rounds of blogs on the Special Needs Blog Hop, I've noted that I won't be. So many of my facebook and twitter friends are autistic. If we went silent on that day, would that not isolate them more? Bah.
Instead I say, go to the blogs by individuals on the spectrum and say hi. Read some entries. Learn what their lives are like. Our children will one day be autistic adults. We want to make sure our children have a good support system, well, let's be a good support system to the autistic adults who are in our midst now.

3. La campagna raccoglie fondi per le associazioni che aderiscono. Benissimo. Ne sono felice. La stessa campagna pero' non spiega quanta parte di questi fondi va alla gestione dell'iniziativa stessa (pur assicurando che e' un minimo — e non ho motivo di dubitarne) e soprattutto non indica per quali obiettivi le singole organizzazioni spenderanno i fondi raccolti. Capirete che e' ben diverso che un'associazione impieghi questi fondi a sostenere la ricerca sulla diagnosi prenatale — o quella su nuovi strumenti di comunicazione — o il funzionamento dell'associazione stessa — o un convegno — o un progetto di integrazione scolastica, ecc. ecc. A seconda di questo potrei decidere se voglio dare il mio contributo o meno. Chiedere un contributo generico e non fare trasparenza sui costi dell'intera operazione, onestamente, non mi pare un buon modo di fare.
Percio' — pur condividendo l'obiettivo di sensibilizzazione che c'e' dietro a questa campagna — non mi sento di condividerne le modalita' e di proporre ad altri l'adesione.

2 Commenti a “Communication shutdown?”

  1. » AVETE DATO DEI SOLDI AD AUTISMO ITALIA PER TENERE SPENTO IL VOSTRO PROFILO DI FACEBOOK??? VOI SIETE PAZZI!!! - AUTISMOINCAZZIAMOCI.ORG: autismo a mano armata ha scritto il 1 novembre 2010 alle 4:01 pm

    [...] da Rat-Race quello che è anche il mio pensiero: La campagna raccoglie fondi per le associazioni che [...]

  2. Fabio Brotto ha scritto il 3 novembre 2010 alle 5:27 pm

    Sono d'accordo con te. Sono il presidente di Autismo Treviso, che è affiliato ad Autismo Italia, ma non ho aderito all'iniziativa. Fondamentalmente, perché penso che bisogna agire in positivo, ponendo cioè e non sottraendo. A lume di naso, l'incidenza è stata zero. Avranno tirato su qualche soldo, ma il problema non è quello. Per noi di AT, il problema è FARE COSE, costruire realtà. Ci proviamo con L'Orto di San Francesco. Vedi, se vuoi, il nostro sito http://www.autismotreviso.org

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