giovedì, 30 settembre 2010
Prendiamo atto
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto da tutti e due alle 5:26 pm

Prendiamo atto che, come in realta' era prevedibile, il Consiglio comunale di Chieri si e' ben guardato dallo sfiduciare l’assessore Pellegrino. Per quanto si evince da Radio Chieri cio' e' accaduto anche con l’astensione di persone appartenenti all’opposizione. Un consigliere comunale disabile avrebbe avallato la ricostruzione per cui solo di strumentalizzazione si e' trattato. Ancora una volta, prendiamo atto. Possiamo capire che l’amministrazione di Chieri si sia sentita “assediata” dall’interesse esterno per la vicenda e abbia reagito in modo difensivo, stabilendo che appunto era solo un caso di strumentalizzazione da parte di un giornalista e che alcuni consiglieri danneggiavano, approfittando di questa situazione, l’immagine della citta'. Come se non fossero state le parole dell’assessore a far pronunciare giudizi negativi un po' in tutta Italia e non certo la mozione di sfiducia.
Continuiamo non di meno a sentirci amareggiati dal fatto che si ritenga del tutto accettabile il permanere nelle sue funzioni di un assessore all’istruzione come Pellegrino, il quale ha ribadito — e non c'e' alcun rischio di fraintendimento o di strumentalizzazione su questo punto — che alcune categorie di disabili dovrebbero stare fuori della scuola. Anche nostro figlio, probabilmente, rientra in queste categorie. Viene da supporre che l’assessore, ricevuto con il voto di fiducia l’avallo della sua amministrazione, si ispirera' nella sua opera futura ai criteri che ha esposto e ribadito. Del resto anche altrove amministratori e persone di scuola, senza esplicitare il loro pensiero come almeno Pellegrino ha avuto il coraggio di fare, nella pratica continueranno ad impedire a tanti bambini e ragazzi una vera integrazione scolastica, negando ore di sostegno e attuando strategie di emarginazione, per evitare di disturbare i “normali”. Esempi ce ne sono dappertutto: solo per citare gli ultimi di cui abbiamo notizia, leggete questo — e poi questo — e poi pure questo.
Noi non possiamo accettare una simile situazione, che ci pare una sorta di “Monte Taigeto” sociale (e non Rupe Tarpea come giustamente nota oggi Gramellini*). E non ci arrenderemo senza neanche alzare un dito, per nostro figlio e per altri come lui. Resta il fatto che oggi, dopo questo voto, ci sentiamo un po’ piu' soli.

P. S. D'altra parte come potevamo pretendere le dimissioni di Pellegrino, quando siamo nel paese in cui un infame come Ciarrapico se la cava con una tiratina d'orecchi? D'altronde anche lui dice che le sue parole sono state "fraintese o addirittura strumentalizzate".

* (nota del Ratto) Pure Gramellini pero' i suoi svarioni li prende: il monte si chiama Taigeto, e non Taigete — quanto a Sparta, fu un luogo di grande cultura, e tra l'altro la patria di alcuni dei piu' grandi poeti dell'eta' arcaica, da Tirteo ad Alcmane — altro che "unici nel mondo greco che non hanno lasciato all’umanità uno scultore, un architetto, un filosofo, un musicista". Non che la cosa abbia importanza nel contesto — ma la mia anima di filologo classico si ribella…

5 Commenti a “Prendiamo atto”

  1. lettore ha scritto il 30 settembre 2010 alle 6:09 pm

    Anche nostro figlio, probabilmente, rientra in queste categorie.

    Se suo figlio passa le giornate a scuola in un corridoio a dare calci al muro, rientra in una delle categorie che citava Pellegrino.

    Avere un figlio disabile non dovrebbe giustificare l'isteria che si è vista in questi giorni.
    Scientificamente non tutte le disabilità sono uguali e non per tutte la scuola è la risposta giusta. Questo è che ciò che dice la scienza e ciò che ha ripetuto Pellegrino.

    Il resto è una polemica che contraddistingue la povertà intellettuale di chi l'ha creata e di chi l'ha cavalcata.

  2. Angelo ha scritto il 30 settembre 2010 alle 7:39 pm

    @lettore:
    1. Complimenti per il coraggio delle sue opinioni, che la porta a lasciare un commento anonimo ed un indirizzo di posta elettronica fittizio.
    2. Sarei curioso di sapere quali sono gli importanti studi scientifici che dimostrano che l'integrazione scolastica non e' adatta ad alcuni tipi di disabilita' – ed eventualmente a quali.
    3. Se un ragazzo disabile passa il suo tempo a scuola nei corridoi a tirar calci vuol dire che non si e' fatto abbastanza per lui, in termini di intensita' e di qualita' dell'intervento di sostegno — probabilmente da anni. Non che bisogna arrendersi e abbandonarlo a un destino di isolamento e segregazione.
    4. La sola alternativa che esiste all'integrazione scolastica oggi in Italia e' il nulla — e' l'abbandono — le strutture specializzate non esistono e nessuno e' disposto a spendere per costruirle.
    5. Prima di parlare di isteria delle famiglie che hanno figli disabili, provi a mettersi nelle nostre scarpe. Quando capira' che cosa si prova a sentirci dire che i nostri figli non devono stare a scuola — si vergognera' di averlo detto.

  3. paola massari ha scritto il 1 ottobre 2010 alle 11:16 am

    Ci sono cose che possiamo imparare solo dai più deboli tra noi.
    L'esperienza del contatto (familiare, scolastico, sociale) e la cura di un disabile, arricchisce chiunque abbia l'opportunità di farla.
    Affina la sensibilità, migliora l'anima, accresce il senso della solidarietà, favorisce il percorso di crescita interiore che ognuno di noi dovrebbe perseguire, e che non è tema di insegnamento scolastico, nè è favorito dall'esempio politico e culturale che ci circonda.
    L'incapacità di accogliere questa esperienza come arricchimento, ma di promuovere l'allontanamento e l'isolamento delle persone meno fortunate, comprova quanto da me detto.
    Personalmente ritengo che siamo tutti responsabili del nostro prossimo più debole, che dovremmo considerarlo un impegno naturale, che dovremmo concorrere a sostenere le famiglie coinvolte in queste realtà spesso gravose.
    Allora, e solo allora, ci renderemmo conto che questa esperienza è un lusso per l'anima…

  4. BlackCat ha scritto il 4 ottobre 2010 alle 10:55 am

    Angelo, non ti sbattere più di tanto. I nostri figli saranno sempre quelli che danno calci ai muri e testate nelle pareti. L'ignoranza circa le disabilità psichiche è qualcosa di sterminato, completo, totale. Fanno paura, e i codardi si vedono sempre. Un abbraccio a tutti voi :)

  5. simona ha scritto il 5 ottobre 2010 alle 2:38 pm

    Mi associo ai "complimenti" rivolti al sig. "lettore"…
    Purtroppo da madre di un figlio con un ritardo linguistico devo dare ragione a BlackCat…anche se la mia situazione è enormemente più semplice.
    La maestra della materna (ovviamente cambiata all'ultimo anno) quando le ho illustrato la situazione il giorno successivo mi ha detto " ma come, per me parla come tutti gli altri!".
    Mio figlio ha 5 anni e le competenze linguistiche di un bambino di 3 anni, è rimasto completamente bloccato dai 2 ai 4 anni (diceva massimo una ventina di parole) ed è in cura dalla logopedista e dalla NPI…
    Cmq a me hanno anche consigliato di iscriverlo il prossimo anno (prima elementare) a una scuola privata………..

    Un abbraccio da Bologna
    Simona

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