domenica, 30 maggio 2010
Al Museo
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Love the Bomb — Scritto dal Ratto alle 5:25 pm


(It, oggi pomeriggio)


venerdì, 28 maggio 2010
Rettifica
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:05 am

Devo riconoscerlo, ero stato troppo pessimista, fuorviato dalla sintesi giornalistica: secondo il testo provvisorio della manovra economica del Governo (ancora suscettibile di modifiche), il blocco degli organici degli insegnanti di sostegno non si applica alle assunzioni in deroga per le situazioni di "particolare gravita'" (art. 9 c. 15):

Per l’anno scolastico 2010/2011 è assicurato un contingente di docenti di sostegno pari a quello in attività di servizio d’insegnamento nell’organico di fatto dell’anno scolastico 2009/2010, fatta salva l’autorizzazione di posti di sostegno in deroga al predetto contingente da attivarsi esclusivamente nelle situazioni di particolare gravità, di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

E' percio' salvo il principio sancito dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza n. 80 del febbraio 2010 e dovrebbe essere garantita la copertura delle esigenze dei disabili piu' gravi.
Resta comunque evidente (e non cambia molto la sostanza dei fatti) che per avere un insegnante di sostegno per molte famiglie di bambini con disabilita' gravi inziera' un percorso ad ostacoli perfino piu' difficile del solito (le assunzioni in deroga non sono mai uno scherzo — ed e' facile profezia che saranno concesse con il contagocce). E resta il fatto che basterebbe l'1% del costo del ponte sullo Stretto di Messina per pagare lo stipendio di tutti gli insegnanti di sostegno d'Italia. Ma e' piu' facile attaccarsi alle briciole, e alle persone piu' deboli.

It seems that the bill that puts a cap on the number of special-ed teachers will not be indiscriminate, but will contemplate exceptions for the severely disabled pupils.
It's however true that getting a special-ed teacher for a disabled child in Italian schools will be more difficult than before.


mercoledì, 26 maggio 2010
Macelleria sociale
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, English digest, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:42 pm

Si legge nelle notizie di stampa di oggi che tra le misure contenute nella manovra economica ci sarebbe il blocco dell'organico degli insegnanti di sostegno.
Pur in attesa di conferme, la notizia, come e' ovvio, ci fa inorridire. Per i bambini come nostro figlio, la presenza di un *buon* insegnante di sostegno *a tempo pieno* e' la condizione indispensabile perche' la scuola serva. Le difficolta' relazionali, di comunicazione, di comprensione dei contesti di un bambino autistico (ma lo stesso discorso vale per molte altre disabilta') sono tali che soltanto un intervento costante, pervasivo e individualizzato puo' contribuire a farle superare. L'alternativa e' la scuola come parcheggio — o peggio la scuola come spazio vuoto e incomprensibile, in cui il bambino perde il suo tempo e si isola.
Purtroppo e' gia' esperienza comune che le ore di sostegno non bastino, e che siano oggetto di una tristissima guerra tra poveri — o dell'italianissima arte di arrangiarsi dividendo in due o in tre l'intervento di un unico insegnante — con risultati assolutamente inadeguati.
Il blocco non fara' che peggiorare questa situazione, rendendo ancora piu' irrealistica la prospettiva dell'integrazione scolastica voluta dalle nostre leggi.
Per altro, una misura analoga, contenuta nella finanziaria del 2007, e' stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. E' assai probabile che anche questa possa cadere, ma nel frattempo i danni saranno gia' irreparabili: ci saranno bambini che dovranno affrontare la scuola in condizioni tali da aggravare il loro svantaggio, anzi che alleviarlo.
Il tutto per risparmiare quattro soldi: il numero di alunni disabili nelle scuole italiane e' di circa 160.000 (dati 2007, che non ho avuto tempo di aggiornare); gli insegnanti di sostegno sono circa 45.000 (il che vuol dire uno ogni quattro alunni: drammaticamente troppo pochi!); ognuno di loro costa allo stato grosso modo e a star larghi 40.000 euro l'anno. Assumere cinquemila insegnanti in piu' (che e' una stima per largo eccesso di quella che potrebbe essere la crescita fisiologica) costerebbe 200 milioni di euro. In una manovra da ventiquattro miliardi significa circa l'otto per mille. Per racimolare questa miseria il governo sta condannando alla discriminazione alcune migliaia di bambini disabili.
Se non e' macelleria sociale questa…

Una parziale rettifica qui.

Social Butchery
The Italian government, in a sweeping cost reduction bill totaling 24 bn euros, has decided to put a cap to the number of the special-ed teachers working in public schools (in Italy we have no special education schools separated from the "normal" ones: disabled children are entitled to a special-ed teacher to help them in the normal curriculum. While it is on paper a great idea, in practice this clashes with chronical shortage of funds, so that the average is of 3.5 disabled children per teacher, instead of the 2:1 ratio considered acceptable in order to gain real integration). This means many disabled (and severely disabled too) children won't have a special-ed teacher in the next school year, which is tantamount to exclusion de facto from any real learning opportunity.


lunedì, 24 maggio 2010
Senza parole
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 1:41 pm


(Asciano, Siena)


.mau. "mi ha fatto riderissimo".



mercoledì, 19 maggio 2010
No representation without taxation
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:10 am

Lo so, ci saranno legioni di sussiegosi moderati che spiegheranno che l'articolo di Scurati sulla Stampa del 18 maggio e' una becera e indebita semplificazione, che non si puo' qui e non si deve la'. Io pero' sento il bisogno di riportarlo per esteso, perche' lo condivido fino in fondo e condivido fino in fondo l'incazzatura — e credo che "No representation without taxation" dovrebbe essere lo slogan di una nuova guerra di liberazione nazionale.

Questo non è un articolo di commento, è un articolo di protesta. Sarà, perciò, breve, diretto, persino un po’ rozzo e brutale. Altri esporranno, spero, pacatamente le loro ragioni, io qui mi limiterò a urlare le furibonde ragioni dei miei oppressi e i miei oppressi sono i lavoratori salariati vittime della vessazione fiscale.
Protesto perché nel nostro Paese, al principio del nuovo secolo e millennio, la principale causa d’ingiustizia sociale è la sperequazione fiscale. Protesto da dipendente pubblico perché la principale forma di sperequazione fiscale non è tra Nord e Sud (come vorrebbe una parte politica i cui elettori hanno finanziato le loro imprese con l’evasione fiscale e con il lavoro nero) ma tra salariati (per lo più dipendenti statali) e lavoratori autonomi. Protesto perché, sul piano fiscale, la popolazione italiana è divisa in due parti.
Da un lato c’è un ceto produttivo (quelli a cui le tasse le prelevano alla fonte), dall’altro un ceto di parassiti evasori (per lo più commercianti, liberi professionisti, imprenditori). Protesto perché, per colmo della beffa, la prima metà è quella più povera, la seconda quella più ricca, la quale diventa ancora e sempre più ricca grazie al sangue fiscale succhiato ai più poveri. Protesto perché sono stufo di pagare con il mio modesto stipendio di ricercatore universitario la scuola d’élite al figlio del ristoratore dove una volta al mese posso forse permettermi di andare a mangiare il pesce, perché sono stufo di pagare con quel modesto stipendio la polizia che sorveglia la sontuosa villa del dentista da cui mi sono fatto otturare un dente cariato, perché sono arcistufo di pagare le strade su cui sfreccia con il suo SUV corazzato il commercialista arricchito o il pronto soccorso a cui ricorre in una notte sbagliata l’imprenditorello impippato, protesto perché non ne posso più di pagare con i miei 1500 euro mensili la escort da duemila euro a botta al riccastro viziato.

Lo Stato Moderno, ombrello della convivenza civile, nasce sulla base di un patto preciso: sottomissione contro protezione, soggezione (anche fiscale) contro sicurezza. In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale, degenerata, di quell’antica alleanza. Una violenta cricca internazionale di grassatori dell’alta finanza decide, dai suoi grattacieli dorati di New York, Lussemburgo o Shanghai, una razzia ai danni della povera gente di alcune antiche e dissestate nazioni mediterranee. E i governanti di quelle nazioni che fanno? Per ergere una barriera finanziaria a difesa della loro gente non trovano di meglio che salassare ulteriormente i già vessati salariati e pensionati. Io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura fraudolenta del contratto sociale.
La più grande democrazia moderna, quella statunitense, comincia da una protesta fiscale. No taxation without representation. Niente tasse senza rappresentanza politica, urlarono i ribelli delle colonie della Nuova Inghilterra. Non essendo questi – purtroppo o per fortuna, per fortuna o purtroppo – tempi di rivoluzioni, io propongo di invertire la formula: no representation without taxation. Si tolgano i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali (prima, però, bisognerebbe, ovviamente, pescarli). Chi di fatto non fa parte del consesso civile statale che si costruisce e conserva grazie al contributo fiscale di tutti, non ne faccia parte nemmeno di diritto. Altrimenti, il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia sociale. Contro la quale io, personalmente, protesto e spero protestino in tanti.


Son proprio contento di non essermi mai fatto attirare dentro il Faccialibro.



Neuron – Normal Movement Selectivity in Autism.
In questo articolo si sostiene che non c'e' connessione tra neuroni specchio ed autismo.
Qualcuno e' in grado di dirci il livello di affidabilita' della rivista e del gruppo di ricerca?



giovedì, 13 maggio 2010
Benedetto XVI come Rav Somekh?
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 5:45 pm

La Comunita' Ebraica di Torino ha ottenuto che Rav Roberto Somekh sia rimosso dall'incarico di rabbino capo, perche' tropo rigidamente conservatore per gli orientamenti prevalenti nell'ebraismo subalpino.

Sarebbe bello vedere i cattolici prendere esempio dai "fratelli maggiori" e far piazza pulita di un po' di establishment integralista. Lo so, lo so, non potra' mai accadere. E non e' l'ultimo dei motivi per cui non sopporto i cattolici.


Lo leggo in ritardo, ma questo articolo di Stefano Jesurum sul rapporto tra Diaspora italiana e Israele mi pare bellissimo.
(da Keshet)



domenica, 9 maggio 2010
Spero
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 10:58 pm

che qui Mina stia scherzando perche' altrimenti delira. Mi pare un'idea di maternita' francamente terrificante!


giovedì, 6 maggio 2010
Il casco in bici, i bambini iperprotetti e un figlio autistico
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', It, Quel che resta, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 3:04 pm

E' stato approvato dal Senato il nuovo Codice della Strada, che prevede l'obbligo del casco per i bambini in bici sotto i quattordici anni.
Personalmente sono perplesso: ho l'impressione che si finisca per iperproteggere i nostri figli in certi campi — e per lasciarli drammaticamente non protetti in altri, che presentano rischi magari molto peggiori. Certo, il piacere delle corse in bicicletta della nostra infanzia non sarebbe stato uguale se avesse comportato di mettersi il casco appena fuori dal cortile di casa. E mi ricordo un sacco di ginocchia sbucciate, di lividi, di gomiti doloranti per le cadute — ma di aver battuto la testa — o anche solo rischiato di batterla cadendo dalla bici — proprio mai.
Piu' in particolare, da padre di un bambino autistico, so che l'obbligo del casco sara' un problema per nostro figlio. E' stata una discreta battaglia quella del casco per sciare — ed e' una battaglia vinta soltanto perche' comunque c'e' accanto a lui un adulto che fa attenzione a che lui il casco non se lo sfili — e perche' comunque il tempo passato sugli sci non arriva a un'ora per volta.
It non ha ancora imparato ad andare in bici e l'idea di dovergli imporre il casco per poterglielo insegnare significa dover partire da un passo piu' indietro. Un passo lungo e non banale. Un passo che rendera' piu' complicata per lui l'acquisizione di un'autonomia importante.

A margine, un dubbio: non mi e' chiaro se l'obbligo del casco sia limitato ai "conducenti di velocipedi", per usare il linguaggio della norma, o se si estenda anche ai bambini trasportati sul seggiolino da un adulto. Portare It, che non adora camminare, con noi in bicicletta e' una grande risorsa degli spostamenti nella buona stagione — ed e' stato un buon modo per andare in giro divertendoci tutti e senza far troppa fatica: se ora ci tocchera' attrezzarci per il casco, temo che tutto diventera' molto piu' complicato.


Autism Hub ha sospeso le attivita'.
Qui si spera che riapra presto, perche' e' uno strumento prezioso di comunita'.



sabato, 1 maggio 2010
Comunicazione di(s)servizio
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da Amministratore alle 9:13 pm

Ok, qui si proverebbe a fare l'upgrade di WordPress.
Potrebbe succedere piu' o meno di tutto, visto che sono proverbialmente un dummy. In particolare, credo che ci vorra' qualche giorno per riportare a decenza il template.
Ci vediamo dall'altra parte dell'installazione, se il blog non viene inghiottito in una piega dello spazio-tempo.

P. S. Meno peggio del previsto – per ora sembra solo che sia sparito il blogroll — e tutto il resto funzioni… Fatemi sapere.

(OK, forse ce l'abbiamo fatta…)


sabato, 1 maggio 2010
Col sorcio in bocca
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:05 pm

Il Ministro Scajola dichiara che non si dimettera' perche' altrimenti "sembrera' che mi hanno beccato con il sorcio in bocca". In effetti, oltre che per la sintassi maltrattata, ci dispiacerebbe per il povero sorcio: pensate che schifo finire in bocca a Scajola.
Ma il Ministro Scajola dichiara anche di aver pagato 610.000 euro per un appartamento di 180 metri quadri in Via del Fagutale, a pochi passi dal Colosseo — e di non aver mai pagato altre somme per quella proprieta', men che meno con assegni di dubbia provenienza.
Abbiamo fatto qualche rapida ricerca. Ecco alcuni esempi di quel che potete comprare con una somma tra 500.000 e 650.000 euro nella stessa zona del centro storico a Roma:
- bilocale di 70 mq zona Fori Imperiali 649.000 euro;
- trilocali di 80-95 mq in Via Labicana tra 580.000 e 650.000 euro;
- trilocale (no doppi servizi) di 85 mq in zona Aurelio-Colosseo 649.000 euro.
Per appartamenti del taglio di quello del Ministro (abbiamo cercato tra quelli da ristrutturare, perche' ci par di capire che secondo Scajola la sua casa non fosse in ottime condizioni) il range di prezzi va da 1.000.000 a 1.800.000 euro circa.
Quindi, o il Ministro Scajola mente, e si e' fatto beccare con il (povero) sorcio in bocca — oppure vogliamo assolutamente fare amicizia con il suo agente immobiliare.

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