martedì, 30 marzo 2010
Potrebbe andar peggio
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 2:28 pm

Potrebbe piovere.


Leggetelo. E basta.



venerdì, 26 marzo 2010
Nemmeno per una notte
Nelle categorie: Cinema e TV, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori, Web — Scritto dal Ratto alle 1:29 pm

Devo fare una confessione. A me di vedere Raiperunanotte di Santoro non mi e' nemmen passato per la testa. Perche' trovo stucchevole da anni Santoro, perche' una trasmissione del genere il giovedi' sera dell'ultima settimana di campagna elettorale non ha sicuramente *niente* da dire che non sia propaganda, perche' Berlusconi ha torto marcio a chiudere le trasmissioni che non gli piacciono, ma obiettivamente i talk show piu' o meno politici sono una roba indigeribile — e non diventano piu' digeribili perche' per una sera assumono la dimensione di un evento/manifestazione a scavalco tra piazze, rete e tv — ma mantenendo in pieno il loro impianto "broadcast".
Francamente, ho di meglio da fare. Anche perche' se sto a sentire troppo la campagna elettorale, va a finire che domenica non mi riesce di andare a votare — e invece devo, perche' Cota proprio no. Proprio no. Proprio no.


giovedì, 25 marzo 2010
Dichiarazione di voto
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

Da queste parti la Bresso si avrebbe tanta voglia di non votarla. Ma dall'altra c'e' Cota, il paladino dei respingimenti. Un uomo Uno che ha sulla coscienza morti in mare e deportati in Libia. E allora e' una questione di minima decenza umana. Vado disciplinatamente a votare per la Bresso, perche' Cota proprio no.

Se poi ci fosse qualcuno nel centrosinistra con un curriculum decente, una fedina penale pulita, pro-TAV e che capisca un po' di innovazione (e quindi che non sia Bairati), gli darei volentieri una preferenza. Si' lo so che state ridendo. Quando mai uno cosi' finisce candidato…


martedì, 23 marzo 2010
Le novita' della legge 104 dopo l'approvazione del "Decreto Brunetta"
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita' — Scritto dal Ratto alle 1:39 pm

Visto che su The Rat Race continua ad arrivare un sacco di persone che cercano informazioni sulla nuova disciplina dei permessi della 104, posto qui il link all'aggiornamento pubblicato su Handylex.org, che come al solito e' molto chiaro, preciso e completo.
E rassicuro un pochino: per fortuna, per i portatori di handycap e per le loro famiglie non cambia gran che, nella sostanza. Brunetta ha fatto la faccia feroce per avere i titoli sui giornali, ma alla fin fine ha probabilmente addirittura allargato le maglie per la definizione dei requisiti di assistenza.


martedì, 23 marzo 2010
In a lighter tone
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 1:08 pm

Stamattina, aspettando lo scuolabus, It ha passato cinque minuti di puro entusiasmo saltellando sul marciapiede su una settimana invisibile, ma evidentemente disegnata con grande precisione nella sua mente.


martedì, 23 marzo 2010
Campagna elettorale
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Il GR3 delle 8.45 di stamattina (nell'imbarazzo della stessa giornalista che leggeva la notizia) ha definito "esponente del PD" Giuseppe Liga, l'architetto capomafia arrestato a Palermo. Non riesco a verificare l'audio sul web, ma sono assolutamente certo di quel che ho sentito.


Una mia foto partecipa al concorso della Stampa "Un anno alla finestra"




Per qualche imperscrutabile ragione, da qualche giorno il video preferito di It su YouTube e' il trailer di "Finding Nemo" in dialetto bernese.



Posso dirlo, che Panebianco mi sta irresistibilmente sulle palle – a prescindere?
Ma irresistibilmente. Tipo, piu' di Schifani.



lunedì, 8 marzo 2010
Michael Giacchino ha vinto l'Oscar
Nelle categorie: Cinema e TV, It — Scritto da waldorf alle 11:29 pm

Mi immagino che i piu' ignorino chi e' Michael Giacchino e dell'Oscar 2010 abbiano percepito soltanto che la Bigelow le ha date all'insopportabile Cameron (ogni tanto il senso dell'umorismo dei giurati dell'Academy ha qualche merito). Magari, che so, sono rimasti colpiti dalla vittoria della grassa Mo'Nique (Angelo non sa nemmeno chi e').
A me invece ha fatto un sacco di piacere che Michael Giacchino abbia vinto l'Oscar per la migliore colonna sonora originale, quella di Up (a sua volta Miglior film di animazione). La musica che accompagna la scena della casa di Carl Fredericksen che prende il volo e' veramente bellissima e, senza, la scena non avrebbe tutta la magia che le e' propria. Una magia che It, autstico ma di buon gusto, percepisce benissimo, tanto che ferma il suo quasi eterno movimento per contemplare quel paio di minuti di grande cinema. It pero' rimane anche turbato dalla sequenza sulla vita matrimoniale di Carl e Ellie, e nel suo autismo percepisce benissimo il senso dolce e triste della storia, anche in questo caso aiutato da Married Life, la musica di Giacchino. Ma Giacchino, tra le tantissime altre cose, ha pure scritto la colonna sonora degli Incredibili, che e' un altro pezzo di grande bravura che spesso si sente in casa nostra.
Insomma noi fan bacati della Pixar siamo molto soddisfatti.


lunedì, 8 marzo 2010
Perche' Napolitano (IMNSHO) ha sbagliato
Nelle categorie: Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 3:31 pm

0. L'ho promesso e quindi lo scrivo — anche se il sentimento che prevale in questo momento e' di tale schifo che vorrei semplicemente potermene disinteressare, far finta di niente.
1. Il Presidente della Repubblica ha illustrato la sua scelta di firmare il decreto salva-liste con un messaggio informale di risposta alle lettere di due cittadini. Un gesto del tutto irrituale, su cui gia' di per se' varrebbe la pena di riflettere. A prima lettura, viste quelle righe citate dall'amico Alfonso Fuggetta, avevo addirittura pensato all'opera di un fantasioso blogger che in persona Praesidentis si fosse interrogato su quel che Napolitano avrebbe voluto dire potendo parlare fuor dai protocolli. Scoprire che invece il Presidente si era davvero unito alla folta schiera di noi che chiacchieriamo di politica sul web mi ha sbalordito — e non positivamente. La Presidenza della Repubblica, la piu' alta istituzione dello Stato, non deve chiacchierare: parla attraverso gli atti e attraverso comunicazioni formali e ufficiali; manda messaggi alle Camere, al piu' si rivolge alla Nazione a reti unificate, con tutta la solennita' e la gravita' del caso. E' una questione di rispetto per la carica, di rispetto per la funzione. C'e' di peggio: la Presidenza della Repubblica, come istituzione, non spiattella ai quattro venti i contrasti con un'altra istituzione dello Stato come il Governo — che e' invece quanto Napolitano ha fatto ("… la bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedi' sera"); o se lo fa, lo fa (ripeto) con tutta la solennita' e la gravita' del caso, non con un inciso che lascia aperta ogni interpretazione e ogni pettegolezzo sulle ragioni del contrasto. Ritengo percio' quel messaggio un gesto assolutamente inopportuno e non consono ai comportamenti che un Presidente della Repubblica dovrebbe mantenere: ripeto, solo un estremo imbarazzo puo' averlo determinato — e per quanto mi riguarda non lo giustifica comunque.
2. Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Assolutamente vero. L'unica via d'uscita praticabile possibile era appunto, come Napolitano spiega piu' sotto, una "soluzione politica", "una soluzione che fosse cioe' frutto di un accordo, concordata tra maggioranza e opposizioni". Il Presidente sostiene che questi accordi sono "difficili": ma era una via obbligata da percorrere, magari ricorrendo anche a tutta la sua autorita' per superare le "tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali" di una parte e le "diffidenze di fondo e indisponibilita'" dell'altra. Che questa via non sia stata percorsa e' un fatto — ed e' in parte non piccola responsabilita' dello stesso Capo dello Stato, che avrebbe ben potuto — e dovuto — richiamare severamente le parti alle loro responsabilita' davanti al Paese. Certo, non si sarebbe potuto passar sopra "errori e responsabilita' dei presentatori delle liste non ammesse": pertanto l'accordo politico avrebbe avuto un prezzo per il centrodestra. Ma di fronte ai pasticci della maggioranza, la preoccupazione del Capo dello Stato doveva essere come evitare *al Paese* le conseguenze *istituzionali* di quegli errori, non come salvare *la maggioranza* stessa dalle conseguenze *politiche*.
3. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo. Qui l'argomentazione di Napolitano e' profondamente sbagliata. Il problema infatti non e' la partecipazione o meno del maggior partito politico, ma il diritto di *tutti* i partiti a presentare liste, *indipendentemente* dalla loro rilevanza numerica: anche perche' le elezioni servono proprio a verificare tale rilevanza numerica — e se il 28 e 29 marzo i lombardi decidessero in massa di votare per il "Partito socialmonarchico liberalcattolico dei lavoratori autonomi della Valtellina", riducendo il PdL a una forza dello zerovirgola, la legittimita' del PdL a partecipare alle elezioni sarebbe stata per questo sminuita? e per converso, se la lista bocciata fosse stata quella della "Lega Lombarda dei Napoletani Immigrati – Unità Popolare Terrona e Proletaria", sarebbe stato un minore vulnus alla liberta' di espressione del voto? Cito Zagrebelsky, che lo dice meglio di me:

Con ciò si violano l'uguaglianza e l'imparzialità, importanti sempre, importantissime in materia elettorale. L'uguaglianza. In passato, quante sono state le esclusioni dalle elezioni di candidati e liste, per gli stessi motivi di oggi? Chi ha protestato? Tantomeno: chi ha mai pensato che si dovessero rivedere le regole per ammetterle? La legge garantiva l'uguaglianza nella partecipazione. Si dice: ma qui è questione del "principale contendente". Il tarlo sta proprio in quel "principale". Nelle elezioni non ci sono "principali" a priori. Come devono sentirsi i "secondari"? L'argomento del principale contendente è preoccupante. Il fatto che sia stato preso per buono mostra il virus che è entrato nelle nostre coscienze: il numero, la forza del numero determina un plusvalore in tema di diritti.

4. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico. Non si puo' negare, dice Napolitano. Ma poi non spende una parola per dire che cosa e' stato fatto per tutelare il "rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge". Perche'? perche' molto semplicemente quel bene cosi' meritevole di tutela non e' stato affatto tutelato, anzi se ne e' tranquillamente fatto strame. Per certi versi, questa frase di Napolitano aggiunge la beffa al danno: "Avevi ragione anche tu, cittadino rispettoso delle regole, ma sai che c'e'? tanto tu le regole le rispetti comunque, quindi ci sentiamo autorizzati a mettertela nel culo per salvarlo a quelli che invece delle regole se ne fottono".
5. Ma in ogni caso [...] la "soluzione politica" [...] avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge. Qui il ragionamento di Napolitano pecca su due punti, entrambi determinanti.
Il primo e' che i pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano non erano l'ultima parola della magistratura. Tanto e' vero che il TAR del Lazio ha riammesso il listino della Polverini e quello della Lombardia aveva concesso a Formigoni la sospensiva grazie al quale il suo listino avrebbe potuto comunque concorrere alle elezioni. Si poteva — no si *doveva* almeno attendere che i giudici facessero il loro lavoro fino alla fine, prima di ricorrere a forzature delle regole.
Il secondo e' che il decreto-legge era una via *comunque* indisponibile per il Governo, perche' la legge vieta il ricorso a questo strumento in materia elettorale. Ancora una volta, Zagrebelsky:

La legge 400 dell'88 regola la decretazione d'urgenza. L'articolo 15, al comma 2, fa divieto di usare il decreto "in materia elettorale". C'è stata innanzitutto la violazione di questa norma, dettata non per capriccio, ma per ragioni sostanziali: la materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi d'urgenza e, soprattutto, non è materia del governo in carica, cioè del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

In presenza di un accordo politico, il Parlamento avrebbe potuto approvare una legge ordinaria in due giorni e farla entrare immediatamente in vigore con la procedura d'urgenza prevista dall'art. 73 della Costituzione. Quindi non solo il decreto-legge e' una forzatura della norma, ma e' una forzatura non necessitata.
6. [...] il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura. Non entro nel merito del giudizio sugli *evidenti* vizi di costituzionalita' del decreto: me ne vengono in mente diversi possibili, ma mi e' chiaro che il ruolo del Presidente della Repubblica e' soltanto di primo vaglio — e non si sostituisce al giudizio di costituzionalita' vero e proprio che spetta alla Corte costituzionale. E' pero' falso che altre ipotesi di soluzione non siano state rappresentate, prima tra tutte quella del rinvio delle elezioni, certo non indolore, ma che almeno avrebbe permesso di ricostituire una effettiva base di parita' di condizioni tra i possibili concorrenti. La preoccupazione piuttosto sta nella fragilita' dello strumento adottato, che potrebbe cadere in qualunque momento (perche' non convertito in legge entro il termine, perche' cassato dalla Corte costituzionale), lasciando spazio a un caos istituzionale che potrebbe essere ben peggiore del vulnus arrecato dalla non partecipazione di alcune liste alle elezioni.
Per tutte queste ragioni — e con tutta la pacatezza necessaria — credo che il Presidente della Repubblica abbia commesso un errore grave firmando questo decreto, un errore che sminuisce il ruolo di garanzia dell'istituzione che rappresenta e che pesera' anche nella fiducia dei cittadini verso lo stato. Di qui a vociferare di "impeachment" di Napolitano ce ne corre: un errore politico non e' ne' alto tradimento ne' attentato alla Costituzione (art. 90 Cost.). Ma d'altra parte non si puo' confondere il rispetto dovuto alla Presidenza della Repubblica con un obbligo di acritico consenso.


lunedì, 8 marzo 2010
One Red Paper Clip, again
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:38 pm

Sono disposto a scambiare la mia cittadinanza italiana con una graffetta rossa. Che almeno dalla graffetta rossa posso sperare di ottenere qualcosa di buono.


"It seems like a sit-com. I mean, it’s quite funny, at least until you realize that it’s really happening."
(il commento di un giornalista danese sugli avvenimenti della politica italiana – via Strepitupido)



sabato, 6 marzo 2010
Modesta proposta per reagire allo schifo
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:43 pm

Provo a dirlo con la massima pacatezza. Credo che la vicenda del decreto salva-liste sia uno dei punti piu' bassi della storia repubblicana. Non tanto per l'idea in se' di riammettere le liste degli aracnidi: per una questione di democrazia sostanziale bisognava trovare il modo di farlo (che forse, come mostra la riammissione del listino Polverini a Roma, poteva essere semplicemente quello di lasciar fare il loro lavoro ai magistrati). Ma per le modalita' con cui ci si e' arrivati: con un decreto legge in una materia in cui non e' consentita la decretazione e in cui e' perfino dubbio che ci sia competenza dello Stato (le elezioni regionali sono materia di legislazione regionale: devo dire che effettivamente sarebbe stato curioso vedere Formigoni che riammette se stesso); nessun tentativo di trovare un accordo bipartisan (per il quale certamente la destra avrebbe dovuto pagare un prezzo: ma nella mia cultura si dice che chi sbaglia paga); nessuna ammissione di responsabilita' (anzi uno dei piu' clamorosi esercizi di finger pointing a cazzo della storia recente). Nel complesso, una dimostrazione di arroganza e di disprezzo delle regole a cui dovremmo essere abituati, ma che personalmente ho trovato piu' nauseabonda del solito.
E adesso? L'opposizione promette barricate — ma l'impressione e' che saranno barricate del tutto simboliche e inefficaci. Personalmente credo che l'unica risposta *seria* che potrebbe venire dall'opposizione sarebbe il ritiro dalla competizione elettorale di tutte le liste in Lombardia un minuto dopo la riammissione di Formigoni — e il conseguente boicottaggio delle elezioni in quella regione. Hanno fatto porcate con le regole elettorali? Quando una cosa simile succede negli altri paesi in cui la democrazia e' a rischio, questa e' la sola strada efficace che le opposizioni hanno per dare risonanza alle loro ragioni. Perche' in Lombardia e non in Lazio? perche' in Lazio il listino della Polverini e' stato riammesso dal TAR senza bisogno di ricorrere al decretaccio e perche' comunque in Lazio il centrodestra sarebbe stato comunque in grado di partecipare alla competizione con le liste "sopravvissute"; quindi non si puo' parlare di elezioni truccate senza forzare la mano. In Lombardia invece solo il decreto apre la strada alla riammissione delle liste di centrodestra: e allora corrano da sole — e tutti gli altri facciano campagna per il boicottaggio delle elezioni. La situazione da repubblica delle banane in cui viviamo almeno sarebbe evidente a tutti, in Italia e in Europa.

P. S. Il Presidente della Repubblica, con una mossa del tutto irrituale, che evidenzia il suo imbarazzo, ha giustificato il suo operato sul sito del Quirinale con una lettera a due cittadini. Spieghero' piu' tardi perche' non son d'accordo, ma per ora cito.
(l'URL del messaggio di Napolitano sul sito del Quirinale cambia in continuazione, quindi rimando a una copia locale, scaricata l'8 marzo alle 14.10)


Mi tocca concordare con Rectoverso.



sabato, 6 marzo 2010
Era meglio morire da piccoli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:43 am

Consiglio dei Ministri n.85 del 05/03/2010

(dal comunicato stampa della Presidenza del Consiglio)

Il Consiglio dei Ministri, appositamente riunito in via d’urgenza, ha approvato un decreto-legge che mira a consentire lo svolgimento regolare delle consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi delle Regioni a statuto ordinario, fissate per il 28 e 29 marzo prossimi. [...] A questo fine, pertanto, il decreto-legge detta alcuni criteri interpretativi di norme in materia di rispetto dei termini per la presentazione delle liste, di autenticazione delle firme e di ricorsi contro le decisioni dell’Ufficio centrale regionale.

Legge 23 agosto 1988 n. 400 "Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri", art. 15 c. 2:

Il Governo non puo', mediante decreto-legge:
a) conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione;
b) provvedere nelle materie indicate nell'articolo 72, quarto comma, della Costituzione;
c) rinnovare le disposizioni di decreti-legge dei quali sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle due Camere;
d) regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;
e) ripristinare l'efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale per vizi non attinenti al procedimento:

Costituzione della Repubblica Italiana, art. 72, quarto comma:

La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

(i corsivi sono miei)

Poi ognuno se la canta e se la suona come crede, ma il decreto approvato stasera dal Governo — a termini di legge — non poteva esser fatto. E tanti saluti alla regolarita' del processo elettorale.

(Beninteso: sono convinto anche io che alle elezioni sia bene che siano presenti tutte le forze politiche — ma se un governo coarta la legge che regola il suo stesso funzionamento per salvare la *sua parte politica*, allora della democrazia non ci resta che un nome vuoto)


Facciamo un sogno: che il governo chieda scusa pubblicamente ai cittadini; che l'opposizione risponda con un significativo silenzio; che la Camera tutta riconosca autocriticamente che la vita politica italiana da troppo tempo non è all'altezza delle aspettative dei cittadini; che tutte le parti politiche promettano di comportarsi lealmente e consensualmente. Purtroppo è solo un sogno.
(Gian Enrico Rusconi, su La Stampa di oggi)



giovedì, 4 marzo 2010
Le elezioni e il comma 22
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Se al voto in Lombardia e in Lazio gli aracnidi non potranno partecipare non c'e' da esserne contenti. Le elezioni sarebbero *comunque* falsate — e con le elezioni, cioe' con la democrazia — non si gioca.
Ma se per far partecipare gli aracnidi al voto in Lombardia e nel Lazio si dovra' forzare la legge (o come dice qualcuno "far prevalere la sostanza sulla forma"), non si potra' esserne contenti. Se si toccano le regole, e' il fondamento stesso della democrazia che salta.
E' un pasticcio da cui non si esce puliti. In nessun modo. Con un bel ringraziamento agli aracnidi che ci hanno regalato, grazie alla loro arroganza e al loro pressappochismo, anche questa vergogna.
E no — questo paese non ce la puo' fare.


lunedì, 1 marzo 2010
In giallo a sostegno dello sciopero dei cittadini stranieri
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto da Amministratore alle 11:49 am

Ecco il manifesto degli organizzatori:

«Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico.
Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano.
Siamo consapevoli dell'importanza dell'immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all'approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l'utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite.
Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell'Italia di oggi.
La contrapposizione tra «noi» e «loro» , «autoctoni» e «stranieri» è destinata a cadere, lasciando il posto alla consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi cittadini impegnati a mandare avanti il Paese e a costruirne il futuro.
Vogliamo che finisca, qui e ora, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone.
Il nostro primo obiettivo è organizzare per il 1° marzo 2010 una grande manifestazione non violenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la Journée sans immigrés, 24h sans nous ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno viavia attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via.
Il 1° marzo faremo sentire la nostra voce in modi diversi, che saranno definiti, di concerto con i comitati territoriali, in base alla concreta praticabilità e all’efficacia.Non ci precludiamo nessuno strumento, ma agiremo sempre nel rispetto della legalità e della non violenza».

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