mercoledì, 24 febbraio 2010
A suo tempo la vicenda del ragazzo autistico maltrattato dai compagni allo Steiner di Torino mi aveva — per ovvie ragioni — colpito terribilmente e la ho seguita con la partecipazione che si puo' immaginare. Ho trovato sacrosanta la punizione dei ragazzi responsabili (e anche la forma assunta dalla loro riabilitazione, attraverso il servizio prestato al SERMIG), ho condiviso la decisione del giudice di Torino di rinviare a giudizio anche l'insegnante della classe. La violenza e l'umiliazione di una persona non possono essere mai accettate — e a maggior ragione quando la vittima e' in una condizione di oggettiva debolezza. La spettacolarizzazione di quella violenza e di quell'umiliazione, poi, va combattuta con tutta la forza possibile — anche attraverso la sistematica rimozione dei contenuti offensivi dalla rete: ma non con il ricorso a una censura preventiva tanto poco praticabile nei fatti quanto pericolosa nei principi.
Per questo oggi la condanna del Tribunale di Milano contro i dirigenti di Google, responsabili di non aver *impedito* la pubblicazione del video, mi pare grave e ingiustificata, per le ragioni che lucidamente espone Anna Masera sulla Stampa e che tanti in rete stanno ribadendo. Non ripeto cose dette meglio da altri — e condivido in pieno il post del blog ufficiale di Google.
Voglio soltanto aggiungere che le persone disabili non hanno bisogno di censura — che nessun censore ha il diritto di usare mio figlio come foglia di fico per ridurre gli spazi di liberta' della rete. In particolare le persone autistiche stanno trovando in internet uno strumento con delle potenzialita' enormi di liberazione e di miglioramento della qualita' della vita — e certo di tante cose hanno bisogno, ma sicuramente non di essere "protette" da un censore.







This is very sad. The boys who harmed the student can never give back what they have taken. They were evil.