martedì, 12 gennaio 2010
Divergenze parallele
Nelle categorie: It, Love the Bomb, Pipponi, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 11:16 pm

Man mano che passa il tempo, mi rendo conto di una cosa probabilmente ovvia — ma che solo da poco ho messo davvero a fuoco. It — crescendo — somiglia sempre meno ai bambini neurotipici: man mano che le abilita', le competenze, le attitudini, i caratteri si definiscono, gli altri bambini tendono sempre piu' ad uniformarsi (al netto delle ovvie differenze individuali) ad uno standard comune; It invece va per la sua strada — e diverge. Non e' un giudizio di valore, ne' in un senso ne' nell'altro, sia ben chiaro — e' una semplice constatazione di fatto, con un sacco di conseguenze sia pratiche che psicologiche, per lui e per noi.

Nel linguaggio dei test e della psichiatria/psicologia, il fatto che It diverga dalla norma e' registrato come "ritardo". Su un piano strettamente funzionale, il termine e' sicuramente appropriato: ci sono zilioni di cose che i bambini neurotipici fanno e che It non sa fare, non sta imparando a fare — e forse non potra' o vorra' mai imparare. Prima fra tutte parlare — ma anche disegnare, ascoltare una storia, vestirsi da solo, avere la percezione del tempo, e cosi' via. Ma It non e' affatto in ritardo — sulla *sua* tabella di marcia: apprende in un attimo le cose che gli importano — e mostra abilita' che i suoi coetanei nemmeno si sognano — purche' rispondano alle *sue* motivazioni, che non sono quelle degli altri. It e' capace di un pensiero complesso, di emozioni estetiche, di sentimenti non banali, ma anche di organizzazione e di progetti: i *suoi* — che esprime tramite canali *suoi*, certo spesso difficili da decrittare perfino per noi, ma a volte cosi' clamorosamente, immediatamente chiari — a patto di volere/sapere assumere il *suo* punto di vista.

Al tempo stesso, man mano che It diverge dai suoi coetanei, cresce la distanza rispetto alle aspettative comuni. Se non sorprende piu' di tanto che un bambino di due anni vada in giro saltellando e gridando di eccitazione quando e' contento, a cinque comincia ad essere un po' strano, a otto probabilmente sara' guardato con sorpresa e apprensione, a quattordici sara' un "comportamento problema", per usare l'orrido gergo dei terapisti. Chissa', magari nel frattempo It avra' scelto altre modalita' per comunicare la sua eccitazione — ma altre "stramberie" gli resteranno — e saranno sempre piu' evidenti col passare del tempo. Non possiamo — e nemmeno vogliamo — sperare che crescendo It si comporti come il neurotipico che non e': anche in questo caso, nessun giudizio di valore — ma ancora una constatazione di fatto — e una serie di questioni aperte. Soprattutto sul tema dell'adattamento — quanto deve essere il mondo ad adattarsi a lui, e quanto lui al mondo — quanto possiamo sperare che esistano reciproci margini di adattamento — come gestire le situazioni (tante) in cui l'adattamento si rivelera' impraticabile da una parte o dall'altra o da entrambe.
E cosi' anche il nostro modo di pensare e di parlare diverge sempre piu' da quello delle famiglie "normali", al punto che diventa difficile trovare un terreno comune di comunicazione. Puo' sembrare — a volte — di parlare delle stesse cose con altre mamme o altri papa'. Capricci, sport, gite, scuola, interessi dei nostri figli — quale argomento piu' comune si puo' immaginare quando dei genitori si incontrano? Eppure, ci accorgiamo presto che stiamo parlando di *altre* cose, che — anche a non dover spiegare la condizione di It o a non dover sopportare la mal riposta compassione dei nostri interlocutori — e' davvero difficile far capire quanto e' diverso vivere con It le stesse cose, e' davvero difficile sottrarsi al doppio fraintendimento di chi crede che in fondo It sia piu' o meno come tutti gli altri bambini e di chi invece interpreta qualunque barlume di terreno comune tra It e gli altri come un ben augurante segno di possibile miglioramento o "guarigione": di convergenza verso la normalità.
No, It *diverge*. E noi finiamo per divergere dietro a lui. Mettere ponti su questa divergenza e' e sara' sempre piu' faticoso. Ma a noi il nostro bambino divergente piace com'e' — e vogliamo difendere in ogni modo il suo diritto ad essere fuori squadra, di traverso alla norma, ne' in ritardo ne' in anticipo, semplicemente su un'altra strada. E sappiamo che un po' per volta, in questo processo, gli assomigliamo sempre di piu' — impariamo da lui un'*altra* percezione del mondo — e cerchiamo di fare da traduttori — della sua bellezza e della sua ricchezza (ma anche delle sue difficolta' e delle sue asprezze, che sono tante) per gli altri — e delle cose del mondo (non sempre belle a dire il vero e non sempre pronte ad accogliere "alcunche' di ricco e strano") per lui.

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