venerdì, 2 ottobre 2009
Non sanno raccontare
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 6:06 pm

Non sono d'accordo sulla sfiducia sistematica che Moltodifficile ha nei confronti della scuola — forse perche' quella che frequenta It e' un caso fortunato. Ma trovo che queste cose che dice siano sacrosante — e credo che chiedero' che la nostra scuola materna se ne faccia carico (e la soluzione 2 mi pare la piu' facile da mettere in pratica):

I nostri figli autistici non sanno raccontare.
Specialmente quando sono piccoli, anche quelli ad alto funzionamento riescono magari a dire due parole in croce, a fare delle richieste, ad esprimere dei bisogni, ma non a raccontare.
[...]
Il fatto che i nostri figli non raccontino non deve essere secondario. Gli/le insegnanti devono tenerlo presente sempre. Ogni comunicazione con la famiglia deve partire da questo presupposto: informare qualcuno che non ha alcun modo per accertarsi che tutto quello che immagina esiste nella vita reale, nel mondo naturale.
La scuola deve comunicare intensamente, massicciamente, con una famiglia a cui un bambino con gravi problemi non racconta assolutamente nulla.
La scuola deve rassicurare la famiglia.
[...]
Ma come fa la scuola a rassicurare la famiglia?
Non esiste una regola. Posso fare degli esempi per dare delle idee, ma poi ognuno risolve il problema come meglio si addice alla situazione.
1) Puo’ essere compilato giornalmente un diario dettagliato delle attività svolte.
2) Possono essere elencati i vari momenti della giornata attraverso una checklist
3) La giornata può essere raccontata tramite delle foto.
4) Possono essere girati giornalmente dei video.
La famiglia del ragazzo che non parla ha il diritto di conoscere cosa fa a scuola quanto e più della famiglia del ragazzo neurotipico.
Non si tratta di una forzatura. Non si tratta di un cavillo.
Si tratta di un diritto inalienabile.

1 Commento a “Non sanno raccontare”

  1. VAB ha scritto il 2 ottobre 2009 alle 11:04 pm

    I agree. There is another side to this, too. Once we know about something that is happening at school, we can learn how our kids think about it. (We are much better than teachers at understanding our kids, and have more time to devote to the task.) Then we can communicate our kids desires to the school. Seen from this point of view, the communication is not just part of the right of the parents to know, but part of the child to make their wishes known.

    We used a simple notebook up to grade five. We didn't have any structure to it, but it was very useful for communication in both directions.

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