Se questo fosse un paese civile — o anche soltanto un paese con un minimo di decenza — questo signore sarebbe stato licenziato in tronco.



mercoledì, 28 ottobre 2009
Rutelli lascia il PD — per tutto il resto c'e' MasterCard
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:24 am

Sentire Romanone che dice, serafico, "Se qualcuno se ne va, non succede mica nulla" — non ha prezzo.


domenica, 25 ottobre 2009
Non voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:42 am

Alla fine — con sofferenza e perfino con imbarazzo — ho deciso che non andro' a votare alle primarie del PD. Io a far nascere il PD ci ho lavorato fin dal 1995 — ci ho creduto quando ci credevamo in dieci — continuo a pensare che quel progetto fosse la sola possibilita' di costruire una politica decente in Italia.
Ma credo che il progetto sia fallito nella sua premessa fondamentale, che era il parallelo superamento della questione comunista e di quella cattolica e la costruzione di una cultura riformista laica e condivisa. La riproposizione prepotente di una visione identitaria del cattolicesimo in politica ha minato alla base questo disegno. Far convivere i teodem nell'organismo del PD significa avere un partito spaccato su questioni fondamentali e rinunciare di fatto a un'idea laica della politica. Ma cacciarli dal partito significa rinunciare a fare il PD — e ripiegare su un progetto di tipo socialdemocratico, che e' in crisi ovunque. Non se ne esce — l'involuzione politica dei cattolici ha reso impossibile uno sbocco positivo. In questo senso la battaglia di Ignazio Marino, per quanto condivisibile nel merito, oltre ad essere velleitaria nei numeri, implica lo scardinamento del PD — e' una posizione che condanna il partito ad una vocazione minoritaria ed al suicidio politico.
D'altro canto i due candidati che possono vincere hanno responsabilita' importanti nel percorso che ha portato il PD al disastro politico di oggi. Non erano su Marte negli anni passati. Ma soprattutto, votando per loro, si fa in modo che i loro ingombranti padri nobili e sponsor, da D'Alema a Marini, continuino a reggere le sorti del principale partito di opposizione: e invece dovrebbero andare a casa. Una volta per tutte.
No, non andro' a votare alle primarie del PD. Per mancanza di un progetto credibile e per mancanza di candidati votabili. Non ne sono fiero — per certi versi mi pare di venir meno alla mia stessa storia politica. Ma mi pare di non avere alternative.
E no — questo paese non ce la puo' fare.

P. S. E no — la triste ed insulsa Marrazzeide non c'entra niente.


Ogni tanto si legge una pagina che merita di esser tenuta come una bussola — e come un richiamo a quel che dobbiamo essere.
Claudio Magris ieri a Francoforte.



mercoledì, 14 ottobre 2009
La guerra tra i giornali e la fine dell'equilibrio tra i poteri
Nelle categorie: Emigrare?, Pipponi, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:18 am

Il conflitto scoppiato tra De Bortoli, Scalfari e Travaglio è certamente una delle ultime cose di cui avevamo bisogno, eppure non riesce a lasciarmi indifferente. Scalfari non è onesto quando descrive De Bortoli come una sorta di leccapiedi che è corso ad assicurare a Berlusconi la sua lealtà; è ameno osservare come oggi pur di dare dell'ignavo al collega Scalfari abbia commesso marchiani errori di trama de "I Promessi Sposi".
De Bortoli ha difeso dignitosamente la sua posizione di "liberale" sia rispetto a Berlusconi che a Scalfari e Travaglio, e non è colpa sua se Minzolini ha approfittato della questione per mettere in pessima luce Repubblica, senza contraddittorio.
Va anche riconosciuto che nella sua politica antiberlusconiana Repubblica, che dopo le elezioni del 2008 era parsa anche un po' propensa alla conciliazione e all'inciucio, è caduta spesso in eccessi di cattivo gusto; trovo discutibile ad esempio il patetico ritratto di Gino Flaminio, ex fidanzatino di Noemi Letizia, come una sorta di innocente ragazzo della porta accanto sedotto e abbandonato e le cui speranze sono state tradite dalle aspirazioni velinistico-politiche della sua passata fiamma; peggio ancora attribuire a Patrizia D'Addario lo status di eroina, mentre da un punto di vista morale mi sembra equivalente a chi l'ha ingaggiata e "utilizzata" secondo la raffinata terminologia dell'onorevole Ghedini.
Ciò nonostante, il momento è di quelli che appaiono poco compatibili con il moderatismo, con l'atteggiamento da buon borghese che si vuole tenere fuori dalla mischia e dagli eccessi, che è proprio di una persona che pure per molti versi apprezzo come il buon Gramellini. La sensazione di essere alla canna del gas che molti (inclusa me) provano da tempo è quanto mai forte, quando Napolitano deve spiegare che non appartiene al suo ruolo istituzionale spiegare ai giudici della Corte Costituzionale cosa devono fare. Sembra che ormai non vengano più tollerati i controlli e gli equilibri propri di qualsiasi costituzione repubblicana. Il popolo è sovrano ma aliena la sovranità eleggendo il capo assoluto che viene offeso da chiunque eserciti le sue ordinarie funzioni costituzionali, magari annullando delle leggi sulla base di fondati argomenti giuridici.
Essere moderati può significare allora assistere impotenti e quasi complici a questo massacro della Costituzione. D'altronde in nome di cosa scendere in piazza? Il principale partito di opposizione è impegnato a guardarsi l'ombelico, e numerosi dei suoi deputati non si presentano in Parlamento consentendo che una legge aspramente discussa dallo stesso PD e su cui il Governo ha posto la fiducia passi, perdendo l'occasione di cogliere una vittoria importantissima. Oggi Franceschini scopre che la Binetti è un problema dopo essersi fatto appoggiar da lei.
Trovo drammatico trovarsi in questa situazione; non avere il carattere del tribuno, mancare di una qualsiasi guida, e al contempo sapere che tutto questo è rovinoso e inaccettabile.
Verrà mai una fine?


martedì, 13 ottobre 2009
Ora si' che possiamo star tranquilli
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:42 pm

(sia per il benessere che per la liberta' e la democrazia)

Berlusconi agli industriali: "Voi pensate a creare benessere. Per la libertà e la democrazia “ghe pensi mi”…".


domenica, 11 ottobre 2009
Efficienza tedesca, educazione italiana
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 6:33 pm

Ieri siamo andati a prenderci l'aereo per Milano Malpensa partendo da Berlino Tegel. Le cose sono cominciate subito male, in quanto arrivando non era per niente chiaro dove avremmo dovuto riportare la macchina a noleggio, cosa che comunque abbiamo indovinato sulla base di quel che succede di solito. Non era per niente chiaro neanche come poi dal parcheggio avremmo dovuto raggiungere l'area delle partenze. Non era per niente chiaro neanche dove avremmo dovuto fare il check-in, anche perché il signore del banco informazioni che abbiamo tentato di consultare si è attaccato al telefono prima che potessimo fargli una domanda e ha continuato impertubabile la sua conversazione, molto probabilmente non di lavoro, nonostante gli sguardi interrogativi di tutti i viaggiatori bisognosi di aiuto e il casino di It, già nervoso. Ma il meglio è venuno una volta che abbiamo raggiunto i banchi del check-in destinati a tutti i voli Air Berlin in partenza, compreso il nostro per Malpensa (Air Berlin è una compagnia più o meno low cost, credo, che per quanto mi risulta ha il monopolio dei voli diretti Malpensa-Berlino, per noi la soluzione più comoda). Al check-in a prima vista abbiamo registrato solo la presenza di un gran caos di persone che era ben difficile capire se erano in fila, per cosa e con quale ordine. Alla fine abbiamo dedotto che c'era un'unica fila per tutti i banchi (molto meno di quelli previsti) che doveva scorrere entro, come spesso accade, corsie delimitate da nastri di modo che alla fine ciascuno si presentasse al primo banco libero, distribuendosi così tra tutti i fortunati passeggeri le ripercussioni di eventuali lungaggini nei vari banchi. Il tutto sarebbe stato ragionevole se non fosse stato per la eccessiva massa dei passeggeri presenti e se non fosse stato per la natura umana specie italiana, che porta ove possibile a passare avanti al prossimo. Gia' un po' disperati comunque ci siamo messi in fila cercando di trattenere It, finendo nel mezzo di un gruppo di ragazzi di una scolaresca di Milano (probabilmente ultimo anno delle superiori) di ritorno da una gita un po' fuori stagione per i miei canoni. I giovani meneghini dietro di noi hanno subito fatto in modo da passarci avanti per potersi riunire, e siccome non bastava cercare di insinuarsi approfittandosi del nostro carico di figlio e bagagli, hanno anche pensato bene di passare sotto le barriere o addirittura di aprirle allo scopo. Quando mi è sfuggito uno scandalizzato e esasperato "ma ragazzi!" mi hanno fatto presente che tanto erano un unico gruppo, come se il check-in lo facessero in una volta sola, mentre naturalmente passavano uno per volta come tutti gli altri. Non ho capito se i professori di accompagnamento erano indifferenti o se pure avevano proprio promosso il comportamento degli allievi.
Alla fine dopo un'ora buona di fila, con uno sforzo abbastanza disumano di tranquillizzare e controllare It e riuscendo a rintuzzare i tentativi di superamento di una coppia di due giovani tedesche (anche loro no!) siamo riusciti a fare il benedetto check-in. Siamo poi incorsi anche nei rigori dei controlli di sicurezza (It è stato attentamente controllato, caso mai non nascondesse una bomba), ma quanto meno siamo riusciti a avere la priorità per l'imbarco grazie al pargolo superando anche i giovini milanesi (cicca cicca). L'aereo è partito in ritardo di una buona mezz'ora, perché altrimenti avrebbe lasciato a terra una buona quantità di passeggeri bloccati ancora al check-in. Comunque grazie a questa combinazione di efficienza tedesca e educazione italiana, il volo è stato uno dei peggiori per It, ormai giunto al limite della sua resistenza. Sarà colpa nostra che insistiamo per viaggiare con un figlio autistico, ma la morale è che, se avete un figlio autistico da portare a giro o non volete coronare la vostra vacanza tedesca con un ritorno stressante, evitate Air Berlin, Tegel e le scolaresche milanesi. Se non potete, almeno siete avvertiti.
PS: credo che il tutto sia un assoluto scherzo rispetto ad Alitalia, ma questa è un'altra storia…


sabato, 10 ottobre 2009
Recusatio
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 6:39 pm

Anche solo a parlarne, di quel triste personaggio che ci governa, ci si sente insozzati.
E' per questo che non se ne parla qui — mica che non si leggano i giornali e che non si abbia la nausea.


lunedì, 5 ottobre 2009
Einheit, Zwei, Drei!
Nelle categorie: Cinema e TV, Curiosando e andando in giro, Paradossi — Scritto dal Ratto alle 6:48 am

Per chi come noi trova meraviglioso One, Two, Three! di Billy Wilder, c'e' una irresistibile ironia nel fatto che lo sponsor dei grandi festeggiamenti per il ventennale della caduta del Muro, che si sono tenuti sabato alla Porta di Brandeburgo, fosse la Coca-Cola.


La Rat-Family e' a Berlino.
Ha visto da lontano la manifestazione di Roma (che bella), e sta cercando di risparmiarsi quella di qui.



venerdì, 2 ottobre 2009
Non sanno raccontare
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 6:06 pm

Non sono d'accordo sulla sfiducia sistematica che Moltodifficile ha nei confronti della scuola — forse perche' quella che frequenta It e' un caso fortunato. Ma trovo che queste cose che dice siano sacrosante — e credo che chiedero' che la nostra scuola materna se ne faccia carico (e la soluzione 2 mi pare la piu' facile da mettere in pratica):

I nostri figli autistici non sanno raccontare.
Specialmente quando sono piccoli, anche quelli ad alto funzionamento riescono magari a dire due parole in croce, a fare delle richieste, ad esprimere dei bisogni, ma non a raccontare.
[...]
Il fatto che i nostri figli non raccontino non deve essere secondario. Gli/le insegnanti devono tenerlo presente sempre. Ogni comunicazione con la famiglia deve partire da questo presupposto: informare qualcuno che non ha alcun modo per accertarsi che tutto quello che immagina esiste nella vita reale, nel mondo naturale.
La scuola deve comunicare intensamente, massicciamente, con una famiglia a cui un bambino con gravi problemi non racconta assolutamente nulla.
La scuola deve rassicurare la famiglia.
[...]
Ma come fa la scuola a rassicurare la famiglia?
Non esiste una regola. Posso fare degli esempi per dare delle idee, ma poi ognuno risolve il problema come meglio si addice alla situazione.
1) Puo’ essere compilato giornalmente un diario dettagliato delle attività svolte.
2) Possono essere elencati i vari momenti della giornata attraverso una checklist
3) La giornata può essere raccontata tramite delle foto.
4) Possono essere girati giornalmente dei video.
La famiglia del ragazzo che non parla ha il diritto di conoscere cosa fa a scuola quanto e più della famiglia del ragazzo neurotipico.
Non si tratta di una forzatura. Non si tratta di un cavillo.
Si tratta di un diritto inalienabile.


Anche voi siete sommersi di visite con referrer patrizia daddario (sic)?


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