giovedì, 30 luglio 2009
Urbis et orbis?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 3:19 pm

Da Nòva24 di oggi, pagina 17:


Originally, pre-birth, I hoped that my children would be happy, healthy and normal. Just that. No more ambitious than that. It’s quite a tall order in today’s world. We have ‘happy.’ We have ‘healthy.’ ‘Normal’ is only a question of definition.
(da Whitterer on Autism)



martedì, 28 luglio 2009
Uno pensa di sfuggire
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 1:19 am

alla corsa dei topi andandosene in montagna. E invece perfino la meridiana di un paesino del Queyras ti ricorda che e' piu' tardi di quel che credi. Mannaggia.

(altre foto dell'ultimo weekend su 23)


Immigrata e madre di un bambino autistico: aggredita e picchiata perche' suo figlio ha tirato un sasso.
"Torna al tuo paese, porta via quel bastardo di tuo figlio e mettilo in manicomio".
E' successo qui a Torino — e noi ci chiediamo in che razza di posto viviamo.

(no, per certa gente nessuna carita' — io spero che agli aggressori di quella mamma capitino cose brutte — ma brutte veramente)



Una mamma di un bambino autistico racconta "l'incubo" di crescere suo figlio. Una persona autistica adulta le risponde sull'incubo di essere figli non accettati. Meritano una lettura entrambe, su Motherlode, il parenting blog di Lisa Belkin del NYT.
Ci torneremo sopra.



domenica, 19 luglio 2009
Estate
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 11:52 pm

Il Furka Pass, ieri pomeriggio, con un grado sottozero e una tormenta di neve.

Update: qui un po' di foto.


venerdì, 17 luglio 2009
Non saro' mai…
Nelle categorie: Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:04 pm

Un po' prima dei trent'anni mi sono reso conto con dispetto che non ero ne' Dante Alighieri ne' — in subordine — Dio. Un po' prima dei quaranta ho constatato con rassegnazione che non avevo gran che di significativo da dire neanche nell'ambito della critica. Ma ora, arrivato alla soglia dei cinquanta, mi accorgo che non saro' mai nemmeno Tommaso Labranca — e non e' poi tanto male.

Mi e' venuto fatto di pensarlo leggendo il Collateral del numero 27 di FilmTV (12 luglio 2009), dedicato a Tiziano Scarpa e al Premio Strega. Probabilmente non e' online perche' l'acido avrebbe corroso il doppino di rame.


venerdì, 17 luglio 2009
Itaglia.it
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Nel paese dei Bogia-Nen, Web — Scritto dal Ratto alle 2:53 pm

Su Italia.it si scoprono meraviglie del Bel Paese che ignoravamo, come il mare di Montepulciano.
Nel mio piccolo, una prima indagine da Bogia-nen mi ha gia' rivelato l'esistenza del "Forte delle Finestrelle, originale struttura difensiva, posta su un costone del Monte Orsiera" (i corsivi sono miei: cfr. qui per i non Bogia-nen).
Insomma, non c'e' piu' il cetriolone, ma la geografia non l'hanno imparata, nel frattempo.


Non sarei certissimo che il colore sia importante.
Però sto cercando di capire qual è la causa e quale l'effetto nel rapporto causa/effetto tra il possedere un'Audi ed essere uno str***o (la correlazione non è perfetta ma altissima).

(.mau. nei commenti a questo post di Leonardo)

(Noi lo pensiamo da anni che i proprietari di Audi sono piu' o meno tutti str***i — e a dire il vero, se fossimo sicuri che l'Audi e' la causa e non l'effetto, quasi quasi faremmo l'investimento di comprarne una)



mercoledì, 15 luglio 2009
Io no
Nelle categorie: Emigrare?, Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:26 am

Un giornalista del TG3 si permette di fare una battuta ironica su quanto seguito ha il Papa: nel giro di due giorni lo cacciano dal suo lavoro. Al TG3, la testata "di sinistra" della RAI. Se fosse successo in Iran si sarebbero indignati tutti a difesa della liberta' di stampa e contro l'intolleranza dell'Islam. Qui, tutti zitti.
Vi sentite liberi, in questo paese?


mercoledì, 15 luglio 2009
Torino in bici (3)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:39 am

Spesso It in casa diventa inquieto — ma per fortuna si diverte ad andare in bici sul seggiolino dietro di me. Cosi' qualche giorno fa, per superare un suo momento di noia, siamo andati a farci un altro giro. Questa volta, sdegnando i quartieri nobili della citta', ci siamo concentrati sulle vie degli storici rioni operai di Cenisia e Borgo San Paolo, con le loro fabbriche abbandonate, con i blocchi di case popolari d'anteguerra — che rivelano col passare del tempo una bellezza dimessa e una dignita' che spesso non hanno costruzioni piu' moderne e "signorili" — per usare un termine da agenzia immobiliare. Non sono belle zone — e non sono mai diventate di moda, nonostante siano ormai praticamente in centro: ma c'e' un'anima — quella della citta'-fabbrica, dei quartieri costruiti intorno a un'azienda (qui soprattutto la Lancia), con gli stabilimenti al centro e le case operaie li' di fronte — e gli uffici e le case degli impiegati e dei dirigenti a un passo — e le scuole: tutto vicino — con distinzioni di classe evidenti, certo, ma anche con una commistione che sa di etica del lavoro e di responsabilita' comune. Robe che solo a Torino.

(uno esce di casa per intrattenere il figliolo e si ritrova a considerazioni tra l'urbanistica e la sociologia storica…)

P. S. su 23 l'itinerario georeferenziato e le foto in alta risoluzione.


Io credo che avrebbe fatto meglio a candidarsi.
Pero' a questo punto se davvero vuol fare la mozione degli astenuti io sono con lui.



martedì, 14 luglio 2009
La luna e il dito
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Web — Scritto dal Ratto alle 1:40 am

Alla fine, dopo averci pensato su parecchio, ho deciso di non aderire allo "sciopero dei blogger" contro l'obbligo di rettifica. Provo a spiegare in breve perche':
1. La discussione del DdL Alfano e' stata rinviata, quindi l'attenzione mediatica ormai e' altrove. Inutile sprecare la cartuccia oggi.
2. Sono convinto che la storia dell'obbligo di rettifica sia piu' grottesca che liberticida — e finira' come tutte le altre gride precedenti (D'Alia ecc.), nella pattumiera. Non che non ci stiano a provare, ben inteso. A questa gente l'idea di una rete di gente che fa conversazione/informazione, anziche' limitarsi a consumare, fa venire l'ulcera. Ma e' come essere contro la forza di gravita': puoi anche proibirla per legge, ma se inciampi cadi e ti rompi il naso.
3. Non mi e' piaciuta per niente la prospettiva stretta stretta, settoriale, NIMBY della proposta di sciopero dei blogger. No, dico: quel DdL introduce cose assai piu' gravi dell'obbligo di rettifica. Le norme sulle intercettazioni sono oggettivamente un gran regalo alla criminalita' — e non solo a quella dei colletti bianchi. Le norme contro la pubblicazione di notizie relative alle inchieste giudiziarie sono, quelle si', un *vero* attentato alla liberta' di informazione. E la blogosfera italiana dovrebbe scioperare proprio e soltanto contro l'obbligo di rettifica? A me pare che in una notte di luna piena si sia tutti imbambolati a guardare il dito che la indica.


lunedì, 13 luglio 2009
Non son sempre rose e fiori
Nelle categorie: English digest, It — Scritto dal Ratto alle 2:22 pm

(No, non sto facendo il verso a Eìo)

Dopo una notte un po' inquieta, It stamani non ne voleva sapere di svegliarsi, vestirsi e andare a scuola. Voleva restarsene a dormire e al diavolo tutto. Lunedi' mattina anche per lui, insomma.
Pressati tra il suo sonno e lo scuolabus che stava arrivando sotto casa, abbiamo provato a cambiarlo e vestirlo lo stesso. La cosa e' rapidamente degenerata in una crisi in grande stile, con urli, ribellioni, calci, oggetti lanciati e strappati — e un bambino ululante sdraiato bocconi sul pavimento, che non ascoltava piu' nulla e guizzava via da ogni tentativo di contatto fisico, oculare e vocale. Alla fine, alla peggio e a forza lo abbiamo preparato, l'ho preso in braccio e l'ho consegnato allo scuolabus. A quel punto aveva smesso di lottare, ed era un fagottino con le lacrime agli occhi e lo sguardo perso chissa' dove — per una volta davvero isolato da un mondo ostile e incomprensibile.
Non e' la prima volta che cose del genere succedono, non sara' l'ultima — e per fortuna son cose che passano e che It supera in fretta, con la sua naturale serenita'. Ma in circostanze come queste si vede tutta la fragilita' dell'adattamento del nostro mondo alle esigenze di nostro figlio — e la difficolta' di favorire il suo adattamento alle esigenze del mondo. Basta uno scuolabus che passa cinque minuti troppo presto e un risveglio difficile puo' diventare una crisi che non siamo capaci di gestire.
Sono certo che sto raccontando una scena comune in molte famiglie di bambini autistici: e mi piacerebbe avere qualche consiglio da chi ha trovato strade che funzionano. Quali sono le vostre strategie per tenere aperta la comunicazione durante una crisi, come riuscite a rendere meno traumatico qualcosa che vostro figlio in quel momento assolutamente non vuole fare, come deviate la sua attenzione verso qualche forma di compensazione/consolazione — queste cose qui, insomma.
Oggi pomeriggio It tornera' da scuola con il suo bel sorriso — e probabilmente si sara' radicalmente dimenticato della tragedia di stamattina — e quando arriveremo a casa ci accogliera' con i suoi salti di gioia e ci prendera' per mano per andare a far qualcosa di bello insieme. Ma non sono sempre rose e fiori.

Genitori di bambini neurotipici, per favore non venite a spiegarci che in fondo era soltanto un capriccio, come ne fanno tutti i bambini del mondo. O meglio: probabilmente si', era solo un capriccio, ma la fragilita' della comunicazione con It fa dei suoi capricci una piccola catastrofe — e un momento di particolare sofferenza per noi e per lui — perche' diventa impossibile capirlo e farsi capire, mediare, esortare, consolare — perfino punire — insomma non funziona piu' nessuno dei modi standard con cui un genitore puo' disinnescare un capriccio di un figlio.

It's not always a piece of cake
After a somewhat restless night, "It" didn't want to wake up and go to school this morning. He wanted to stay in bed and sleep — and to hell with anything else. It's just another manic monday for him too, after all. With the schoolbus coming within few minutes, we tried to get him dressed and ready all the same. Things got nasty quite fast and evolved in a full fledged meltdown, with our boy screaming, kicking, tearing apart and throwing objects all around. In the end he was lying on the floor, crying, howling and refusing not only eye-contact (which is rather unusual for him), but vocal and physical contact, too. At last we managed to dress him and get him ready for school; I carried him downstairs in my lap and handed him over to the schoolbus driver. By then he had stopped struggling and there he was — a poor thing with tears in his eyes and a blank stare, for once truly isolated from a hostile and incomprehensible world.
It's not the first time and it will not be the last one: luckily, this too shall pass — and early too. "It" will get over it with his usual good spirit; but in circumstances like these it becomes apparent how fragile is our world's adaptation to "It"'s needs — and how difficult our son's adaptation to the world's needs. A schoolbus coming to pick him up five minutes too early is enough to change a difficult wake-up in a meltdown we're not smart enough to prevent or to handle.
I'm sure I've described a well known scene in every family with autistic children — and I'd love to have some advice by those of you who have found good ways to cope: how do you keep communication flowing during a meltdown, how do you manage to subtract stress from something your baby absolutely does NOT want to do, how do you deflect his attention somewhere else, what strategies do you use to convey comfort and/or compensation — practical things like these, I mean.
This afternoon "It" will come back from school with his customary radiant smile and this morning's tragedy will be all but forgotten. When we come home he will greet us jumping in joy and will lead us by the hand to do something he likes. But it's not always a piece of cake.

(P. S. Parents of NT children, please don't tell us it's just a tantrum, like every child throws every now and then. Yes, perhaps it *is* just a tantrum, but the fragility of communication with "It" makes his tantrums a small catastrophe, and a very painful moment too, because all the usual ways parents have to overcome their children' tantrums are useless: you don't understand him, you can't make him understand you, you can't comfort, you can't promise, you can't punish either. It's helplessness all the way)

Risposte e consigli via mail, per favore. Replies and advices by mail, please.


domenica, 12 luglio 2009
Sotto zero
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 8:58 pm

L'uscita orrenda di Marino ieri aveva portato a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD. Pensavo che ormai non potesse andar peggio. Ma la candidatura di Grillo annunciata oggi fa scendere quel numero a -1.


Questo va visto (e — stando in Italia — invidiato, purtroppo)



sabato, 11 luglio 2009
E non resto' nessuno
Nelle categorie: Emigrare?, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:36 pm

Ora e' provato — oltre ogni ragionevole dubbio — che Ignazio Marino e' un coglione di proporzioni epiche.
Il che porta a zero il numero di candidati votabili alle primarie del PD.


lunedì, 6 luglio 2009
A questo punto voto Tafazzi
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 am

Rutelli detta condizioni a Franceschini; D'Alema – visibilissimo – trasforma Bersani in un candidato invisibile. Pare che perfino la Binetti si sia fatta venir la fregola di candidarsi, non sia mai il PD avesse un soprassalto di sinistra. Il Chiampa ha fatto due conti e si e' dato. Ci resta solo Marino, che ha tante chance di vincere il congresso, quante io di diventare Miss Universo.

Ah, Adinolfi. Adinolfi chi?


venerdì, 3 luglio 2009
Torino in bici (2)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, It, Nel paese dei Bogia-Nen, Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 1:26 am

(e l'uno dov'e'? nei post non ancora pubblicati, semipronto da settimane — ma tant'e'…)

Stasera It ha voluto uscire dopo cena, a tutti i costi. Cosi' abbiamo preso la bicicletta e ci siamo fatti un lungo giro in centro. Qui qualche foto di Piazza Vittorio, Via Po, Piazza Castello e Via Palazzo di Città:



It l'ha presa cosi'

nonostante la pioggia che ci ha sorpresi sulla via del ritorno.


mercoledì, 1 luglio 2009
Giallo di rabbia
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Quel che resta, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:55 pm

(per la precisione giallo-verdino-acido-bilioso: color Poste Italiane, insomma)

Qualche giorno fa ci e' arrivato un pacco. O meglio, ci e' arrivato il solito avviso giallo, perche' quando passa il postino la gente normale e' a lavorare. E ritirarlo, il pacco, e' un bel problema, perche' di solito quando gli uffici postali sono aperti la gente normale e' a lavorare. Niente di insolito, per carita' — ma il sospetto e' che Poste Italiane progetti i suoi servizi intorno alle esigenze dei soli pensionati.
Oggi sono uscito in anticipo dal lavoro per andare a prendere It a scuola e portarlo a fare psicomotricita'. Nel frattempo, calcolo, facendo un po' di corse e di acrobazie, dovrei riuscire a passare dall'ufficio postale, che non e' troppo lontano da scuola, e ritirare il famoso pacco. L'avviso giallo dice che l'orario e' dalle 8.30 alle 17.30. Se arrivo alla posta entro le quattro e quaranta — per la seduta di psico alle cinque e un quarto ce la facciamo. Di misura ma ce la facciamo.
Raccatto il pargolo di corsa — lo scaravento in macchina — riparto — arrivo — trovo un fortunoso parcheggio — faccio scendere il pargolo — lo convinco che non e' il caso di fare una bizza — mi scapicollo dentro l'ufficio postale — e vado a sbattere in questo:

Non. Ci. Credo. Ricontrollo l'avviso giallo:

Di nuovo: Non. Ci. Credo.
Chiedo informazioni a un impiegato di un altro sportello. Mi dice che l'ADR e' chiuso. Gli faccio osservare l'orario in bella vista sull'avviso. "Avra' sbagliato a scrivere il portalettere". Mi innervosisco. Faccio notare che l'orario sul'avviso non e' scritto a mano, e' un loro timbro, quindi se mai l'errore non e' proprio dell'ultimo portalettere. Mi ripete che ora lo sportello e' chiuso. Chiedo di un responsabile. Non c'e'. Devo aver fatto la faccia feroce, perche' mi guarda preoccupato e poi fa, scandendo bene, magari per paura che non capisca — o che lo inghiotta prima della fine della frase: "Guardi, ora lo sportello e' chiuso, ma se lei fa il giro da dietro e prova a entrare, forse e' ancora aperto e puo' provare a farsi consegnare il pacco." Ringhio un grazie fra i denti, trascino via il povero It un po' stranito, faccio il giro dell'edificio attraversando il piazzale di carico e scarico dei furgoni postali, trovo una porticina aperta, entro. Nessuno. Nessunissimo. Un silenzio obitoriale, in cui rimbombano gli strilli di un It ormai piuttosto spazientito. Potrei infilarmi nell'ufficio e rovistare tranquillamente tra pacchi e documenti — o sguinzagliare It a far coriandoli di quel che trova — nessuno mi fermerebbe:

Non avessi fretta di riportare It a psicomotricita', quasi quasi mi installerei li' ad aspettare per vedere dopo quanto tempo ariva qualcuno. Prevale il senso pratico, rifaccio il giro dell'isolato, ricarico It in macchina, riparto di corsa verso nuove e meravigliose avventure.
Tuttavia sono curioso di sapere di chi e' la colpa di questo grottesco disservizio. Quindi — oltre che qui — questa storia la racconto alla Stampa; la racconterei volentieri anche al servizio clienti delle Poste: ma non si trova da nessuna parte, almeno online (devo chiedere a "Chi l'ha visto?").

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