mercoledì, 17 giugno 2009
La fai facile tu…
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo! — Scritto da waldorf alle 12:15 am

Mi piacerebbe fare la madre che un po' se ne frega e autoassolvermi. Per la verita' spesso metto su meccanismi di autodifesa, cercando di fare cose che mi piacciono o semplicemente di lavorare, ma poi il senso di colpa arriva. Del resto sono piu' di due anni che io e il Ratto non andiamo da nessuna parte se non scortati da It e non so quanto tempo e' che non usciamo a cena. Ma dobbiamo tenere duro in mancanza di molte scelte alternative.
Quindi non voglio giudicare Ayelet Waldman, la madre piu' odiata di America, che dice di amare il marito piu' dei figli e sostiene che in generale i figli lasciati a se stessi crescono piu' felici e indipendenti. Credo che le avrei dato in parte almeno ragione se le cose mi fossero andate normalmente, anche perche' sono reduce dall'esperienza di una famiglia ansiosa e iperprotettiva, che non mi ha proprio convinta molto. Credo anche che abbia ragione dicendo che le madri si giudicano troppo vicendevolmente; c'e' questa tendenza che rischia di sottomettere le donne ad un idolo della maternita' che sacrifica il loro diritto a essere se stesse, a pensare a se stesse.
In passato difendevo con convinzione il diritto a fare la mamma pigra, pensando di potermelo permettere. Ma così non e' stato. E non e' facile o per lo meno giusto allevare dei figli "emarginati", per usare il termine della Waldman, quando hanno i problemi di It. Mi piacerebbe che la Waldman provasse a applicare le sue teorie al nostro caso. Mi sa che i suoi figli sono di quelli che si crescono da soli. It invece ha bisogno di parecchio aiuto e quando (quasi sempre) penso di non dargliene a sufficienza il senso di colpa arriva. E nessun libro postfemminista potra' farmi stare meglio, anche se invece potra' fare molto bene alle tasche della sua autrice. Che magari sta prendendo tutti per i fondelli.

3 Commenti a “La fai facile tu…”

  1. prosaica ha scritto il 17 giugno 2009 alle 9:49 am

    Comincio con un bel mea culpa. Tendo a parlare di figli come se fossero tutti uguali ai miei; in particolare, dimentico che ci sono bambini speciali che hanno bisogno di più tempo. Anche la Waldman secondo me si riferisce ai propri figli, e a quelli che loro somigliano come caratteristiche.

    Detto questo, se uno mette le affermazioni della Waldman in un contesto USA ne escono molto ridimensionate. Ad esempio, nella maggior parte degli stati USA è illegale lasciare un bambino senza adulti in macchina. Ragionevole, dirai, pensando a quei tragici casi di bimbi dimenticati al sole.
    Purtroppo vuol dire che devi portarti il figlio dietro – non lo puoi lasciare neanche un minuto. Ad esempio se hai un bimbo addormentato nel seggiolino devi svegliarlo se fai benzina e portarlo con te per pagare alla cassa. Se il figlio è piccolo e non cammina, te lo porti dietro in braccio. Se hai due gemelli… affari tuoi.
    Ci sono limiti di età per lasciare un bimbo da solo in casa – nello stato dove ho abitato per un mese il limite era 12 anni. Mia figlia ha scelto di restare occasionalmente sola in casa da quando ha imparato a leggere; finchè era piccola controllavo che ci fosse la vicina, ora che ha 9 anni le dico di telefonarmi se ha bisogno.

    Capisco la tua preoccupazione di non fare abbastanza per tuo figlio, specie in una società palesemente non attrezzata (mentalmente e fisicamente) per accogliere chi devia dalla norma. Per molti bimbi, in nordamerica e qui, mi pare che ci sia anche il rischio opposto: quello di non lasciarli abbastanza fare – e sbagliare – da soli.

    PS Se prima o poi riusciste a mettere il preview ai commenti sarebbe bello! Grazie comunque per il bellissimo blog.

  2. Gianni ha scritto il 17 giugno 2009 alle 5:22 pm

    Dico la mia pur non essendo madre (ho tre figli) anche perchè credo che per i padri il discorso non sia molto diverso (ci sono anche padri iperprotettivi).
    Non mi riferisco ai brandelli di Walman-pensiero riportati dal Corriere, bensì al rapporto genitori-figli per come lo conosco. Il problema c'è, eccome.

    In Italia (forse più che in altri paesi) mi pare che negli ultimi decenni sia aumentato un bel po' il numero delle mamme (e anche dei babbi) che rinunciano quasi del tutto a fare cose senza i figli, annullandosi completamente in questo rapporto, con effetti anche sulla coppia.

    Parlando con giovani colleghe (30-40 anni, io ne ho quasi 60) mi capita di sentirmi dire che dalla nascita del figlio ( che magari ha dieci anni) non sono più uscite per un cinema, talvolta non riescono neppure a vedere un film in tv perchè "devono" guardarla col figlio; – e quando va a letto ? – chiedo … – sono troppo stanca e non riesco neppure a leggere un libro -.
    Una mia vicina (persona intelligente) quando sua figlia di 6 anni viene a cena da noi, arriva con il pentolino ("ormai l'avevo preparato") perchè teme che non mangi abbastanza (e la figlia non è certo magra). Non sono casi limite e nemmeno la punta dell'iceberg, che mi pare ben visibile.
    Il risultato sono figli insicuri, che a dieci anni sono autonomi più o meno come lo erano a due.

    E' difficile fare i genitori, lo so bene, si impara sbagliando: ma bisognerebbe imparare qualcosa e non soltanto continuare a sbagliare.

    Certo il discorso cambia molto se un bambino, come il tuo It, ha bisogno di un rapporto particolare e quello che tu dici credo di comprenderlo.

  3. waldorf ha scritto il 17 giugno 2009 alle 9:17 pm

    Sono d'accordo con quello che dite; in Italia c'e' un gran gusto peraltro nel fare molto più di quanto sarebbe opportuno per i figli da un punto di vista delle cure materiali. La cosa vale particolarmente per i figli maschi, che secondo una massima di vita molto diffusa specie (spero) tra le madri delle precedenti generazioni non devono tassativamente alzare un dito in casa, fosse pure per sparecchiare la tavola. Ciò in realtà non aiuta alla lunga né loro né i loro futuri menàge familiari,potenzialmente minati dalla sproporzione del peso del lavoro domestico… purtroppo però è ben difficile per noi genitori di bambini "speciali" porre dei limiti. Le cose che Prosaica racconta come esagerazioni americane per noi sono regole di vita non derogabili. La distanza massima che possiamo tenere da It quando siamo con lui è 5 metri circa, il tempo di distrazione 15 secondi, dato che non parla ed è assolutamente iperattivo. Non voglio lamentarmi, ma ogni tanto mi piacerebbe poter prendere in considerazione il waldman-pensiero intero o a brandelli.
    Con ciò esistono gradazioni di ansiosità anche tra di noi genitori anomali; io e il Ratto per la verità ogni tanto facciamo un po' gli "incoscienti" e lasciamo che It affronti il mondo, che so andando in gita con la scuola (è già una conquista). Ma gli spazi non sono poi tanti.

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