Su Whitterer on Autism una bellissima storia sull'empatia dei bambini autistici. "Rats to the theory of mind".



Sulla vicenda del testamento biologico non trovo nemmeno piu' le parole.



giovedì, 26 marzo 2009
A proposito della parola autismo
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Roba da autistici — Scritto da waldorf alle 12:06 am

Scrive Charlotte Moore nel finale del suo fondamentale libro "George e Sam":

Negli ultimi anni la consapevolezza del pubblico nei confronti dell'autismo e' cresciuta in modo esponenziale. La parola e' ormai talemnte corrente che come "spastico" sta diventando un insulto o un'etichetta applicata senza riflettere a chiunque sia un po' strano o imbranato socialmente. Ho sentito Will Self alla televisione descrivere la regina Elisabetta come "una madre autistica". Will Self e' un uomo intelligente e le parole sono il suo mestiere, ma dovrebbe informarsi meglio: autistico non equivale a "freddo e distaccato", che è ciò che lui intendeva.
Dunque presto dovremo trovare una parola nuova, che non sia interamente negativa. "Autismo" deriva dalla parola greca che significa "se stesso", e per gli autistici il concetto di "se stesso" e' complesso, come spero questo libro abbia chiarito. Comunque, qualsiasi termine usiamo, la condizione non scomparirà. Questi esseri misteriosi, impossibili , affascinanti saranno sempre tra di noi, involontari termini di paragone per il nostro comportamento morale, sfida inconsapevole alla nostra definizione di che cosa significa essere umani. Spetta a noi creare un posto per loro nel nostro mondo, un posto confortevole dove siano liberi di essere quello che sono.

Non so come si potrebbe dire meglio di così.


mercoledì, 25 marzo 2009
Il disagio di Alain Juppé
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', English digest, Roba da autistici, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:56 am

Mi tocchera' cambiare idea su Alain Juppé. Vi ho raccontato che avevo mandato un commento al suo blog in merito all'uso, secondo me offensivo, che ha fatto del termine "autismo". Non vedendolo comparire, dopo due giorni ne ho inviato un altro. Entrambi restano implacabilmente in coda di moderazione. E il bello e' che ha pubblicato cose ben piu' critiche ed ostili — evidentemente e' proprio il tema del rispetto delle persone disabili che lo mette cosi' a disagio da farlo scappare — e da far trattare me come un troll.

Alain Juppé's unease
I used to have a good opinion of Alain Juppé, the former Prime Minister of France: it seems I'll have to change my mind. I criticized his use of the word "autism" as being offensive to autistic people — and I posted a couple of comments on his blog on this subject. They are still stuck in the moderation queue, even if M. Juppé has published comments way more harsh and critical of his positions. It looks like the theme of respect of disabled people disturbs him to the point of making him flee — and to make him treat me like a troll.


domenica, 22 marzo 2009
L'autismo e il Papa

Alain Juppé e' un politico di quelli di cui avremmo un sacco di bisogno in Italia: un rappresentante di quella destra laica, repubblicana e civile da cui puoi dissentire su mille cose, ma con cui c'e' un terreno etico, culturale e istituzionale comune. E' un uomo di destra, non un aracnide. E poi e' sindaco di Bordeaux, che e' una bella citta' dall'aria ben amministrata — ed e' uno dei pochi politici che tengono davvero un blog personale — uno in cui ti racconta di che cosa fa come sindaco, ma anche i libri che legge, i film che e' andato a vedere, gli aneddoti di vita quotidiana — e in cui si prende la briga di rispondere di persona ai commenti. Tutto questo per dire che Juppé e' uno che mi piace, che mi sta pure simpatico, al di la' delle differenze politiche.
Ora, Alain Juppé se l'e' presa di brutto col Papa in un'intervista a France Culture: e fin qui niente di male, anzi — ci fosse in Italia qualche politico (di destra ma non solo) sufficientemente libero dalle influenze vaticane da poter dire che "avverte un profondo disagio" per le posizioni espresse da Benedetto XVI in materia di AIDS e preservativi o per la vicenda della revoca della scomunica ai vescovi lefevriani — o da affermare che questo Papa comincia ad essere "un serio problema".
Ma Juppé ha aggiunto che Benedetto XVI "sembra vivere in una condizione di autismo totale". E qui mi e' saltata la mosca al naso. Perche' come al solito si chiama in causa l'autismo, in maniera superficiale, per associarlo a un difetto morale o a una colpa: "autismo" finisce per essere sinonimo di incapacita' di compassione, di relazione, di ascolto — e c'e' un aspetto nemmeno tanto implicito di condanna in tutto cio'. Di qui a concludere che le persone autistiche sono difettose — sono *sbagliate* — il passo e' troppo breve. La gente sa poco di autismo — e se ne fa un'idea per lo piu' dall'uso metaforico della parola. Cosi', quando incontra sulla sua strada una persona autistica *per davvero* e non per metafora, ha gia' nella testa un pregiudizio ben preciso — ha gia' implicitamente formulato un giudizio negativo. Un giudizio *morale* negativo. E si comporta di conseguenza.
E' ora di smetterla. Piu' nessuno trova socialmente accettabile dare di "mongoloide" a qualcuno per dire che non si comporta in maniera intelligente. Dare di "autistico" a chi non mostra empatia o a chi non rivela capacita' di relazione con gli altri non e' meno gratuitamente dispregiativo nei confronti degli autistici veri.
Sono solo metafore, si dira'. Ma le parole sono pietre, quando servono implicitamente a consolidare pregiudizi e stereotipi contro categorie di persone che si', sono profondamente diverse da noi, ma non sono affatto peggiori di noi — e non sono per niente "difettose".

P. S. L'ho scritto, a Juppé, commentando il suo blog. Vedremo se e che cosa risponde.

Autism and the Pope
Sorry for our few English speaking readers: my English posts have been too rare — because I discovered that blogging in a different language is a lot harder than I expected.
This time I'll try to make up, so Maddy can spare Nonna's eyes.

Alain Juppé is a former French Prime Minister (he is now the Mayor of Bordeaux) and a good blogger — one of the few politicians I know of who actually write their own blogs. Recently he has harshly criticized the Pope, among other things, because of his stances on condoms and AIDS in Africa, and because of the lifting of the excommunication of the negationist bishop Williamson. Juppé's thesis (which I find absolutely correct) is that the Pope is severing the Church from the needs and the beliefs of the society, and even of many Catholics.
But to stress his argument, Juppé said that the Pope "seems to be living in a condition of complete autism". Here we go again: "autism" is used as a metaphor of a negative moral stance, an inherently despicable contempt of human relationships and of empathy. I believe this use of language helps consolidating prejudice against autistic people, and it fosters the misconception that autistics are "wrong" and "defective" — and that they should be changed in something else if they are to be accepted by other people. I feel that this should not be tolerated: no decent person would find acceptable to use "Down" as an insulting word for someone not bright enough. Why is autism different?
(Alain Juppé's blogpost on the reactions to his interview is here: I commented on it, hoping to bring up some reactions. To date, nothing happened.)


mercoledì, 18 marzo 2009
Madonna del Sangue
Nelle categorie: Imponenti emergenze, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 2:12 am

(che non e' il moccolo di uno che si e' tagliato un dito affettando il formaggio)

Re e' un paesino della Val Vigezzo, in mezzo alle montagne tra Domodossola e Locarno.
Si racconta che nel 1494 una effigie della Madonna, presa a sassate da un borghigiano su di giri, abbia versato sangue dalla fronte. Sul luogo del miracolo, come usa, si costrui' (senza gran fretta, a dire il vero) un altare, poi (con un secoletto di ritardo) una chiesina barocca a navata unica di qualche pregio. Pero', che diamine, siamo Piemontesi! Una chiesina del genere non rende giustizia al miracolo — e nemmeno al prestigio del paese. E allora tra il 1922 e il 1958 (piu' di quattrocento anni dopo l'evento — qui siamo gente che ci pensa su, prima di far le cose), accanto e sopra alla vecchia chiesa, e' stata eretta questa astronave nel miglior stile neo-qualcosa (gotico-bizantin-rinasciment-indigesto), che torreggia fino a cinquantun metri sopra le teste dei passanti — e che si vede da chilometri tutt'intorno. La Guida Rossa del Piemonte, con la stessa prosa che ci ha regalato l'espressione "imponenti emergenze", parla in questo caso di "appariscente complesso".
Noi l'abbiamo scoperta domenica scorsa, in uno dei nostri giri nel paese dei Bogia-Nen (che poi l'Ossola e la Val Vigezzo meritano davvero — e il viaggio sulla ferrovia a scartamento ridotto da Domodossola a Locarno prima o poi lo vogliamo fare):



Le foto in dimensioni decenti sono su 23.


martedì, 10 marzo 2009
For dummies
Nelle categorie: Quel che resta, Web — Scritto dal Ratto alle 7:46 am

Per tutti i dummies come me che non avevano ancora trovato una soluzione a questo: se usate questo, questo funziona.

Idea spudoratamente saccheggiata da questo post di Mantellini


Ilvo Diamanti ritorna sugli "ex-voto".
Non condivido tutto quel che dice — ma ora non ho tempo per argomentare.



domenica, 1 marzo 2009
Ex-voto
Nelle categorie: Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:20 pm

Ilvo Diamanti ha tracciato il mio personale ritratto politico:

Coloro che, dopo averlo votato (il PD, NdRatto) un anno fa, oggi si dicono astensionisti, agnostici o molto incerti (circa il 30% della base PD) appaiono elettori consapevoli, istruiti, politicamente coinvolti. Rispetto agli elettori fedeli del PD, si collocano più a sinistra. Si riconoscono nei valori della Costituzione. Sono laici e tolleranti. Ça va sans dire. Oggi nutrono una sfiducia totale nei confronti della politica e dei partiti. Anzitutto verso il Pd, per cui hanno votato. Per questo, non si sentono traditori, ma semmai traditi. Perché hanno creduto molto in questo soggetto politico. Per cui hanno votato: alle elezioni e alle primarie. E oggi non riescono a guardare altrove, a cercare alternative.
La loro sfiducia, d'altronde, si rivolge oltre il partito di riferimento. Anzi: oltre i partiti. Oltre la politica. Si allarga al resto della società. Agli altri cittadini. Con-cittadini. Rispetto ai quali, più che delusi, si sentono estranei. Gli ex-democratici. Guardano insofferenti gli italiani che votano per Berlusconi e per Bossi. Quelli che approvano le ronde e vorrebbero che gli immigrati se ne tornassero tutti a casa loro. La sera. Dopo aver lavorato il resto del giorno nei nostri cantieri. Gli ex-democratici. Provano fastidio – neppure indignazione – per gli italiani. Che preferiscono il maggiordomo di Berlusconi a Soru. Che guardano Amici e il Festival di Sanremo, il Grande Fratello. Che non si indignano per le interferenze della Chiesa. Né per gli interventi del governo sulla vicenda di Eluana Englaro.
Non sono semplicemente delusi e insoddisfatti, come gli azzurri che, per qualche anno, si allontanarono da Berlusconi. Ma risposero al suo richiamo nel momento della sfida finale. Questi ex-democratici. Vivono da "esuli" nel loro stesso paese. Lo guardano con distacco. Anzi, non lo guardano nemmeno. Per soffrire di meno, per sopire il disgusto: si sono creati un mondo parallelo. Non leggono quasi più i giornali. In tivù evitano i programmi di approfondimento politico, ma anche i tiggì (tutti di regime). Meglio, semmai, le inchieste di denuncia, i programmi di satira. Che ne rafforzano i sentimenti: il disprezzo e l'indignazione.

(Salvo forse l'ultima riga. Ormai sono infastidito perfino dalla satira — e l'inchiesta stile Gabanelli mi disgusta da sempre)

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