martedì, 17 febbraio 2009
I cancelli del ghetto, ieri e oggi
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:28 am

I ghetti, in tutta Italia, erano circondati da muri e vi erano ai loro ingressi dei cancelli, che ventivano chiusi al tramonto e riaperti all'alba — e chiunque tentasse di varcarli in un senso o nell'altro nell'orario di chiusura rischiava pesanti sanzioni. Negli stati sabaudi l'uso venne interrotto definitivamente da Carlo Alberto, con la concessione dei diritti ai cittadini non cattolici. A Roma, sotto l'illuminato governo papalino, i cancelli del ghetto durarono fino alla Breccia di Porta Pia.
Oggi cambiano le minoranze da tener rinchiuse — ma si riparla di cancelli dei ghetti a Roma.

(troppo schifo per commentare)

6 Commenti a “I cancelli del ghetto, ieri e oggi”

  1. La lingua di saffo ha scritto il 19 febbraio 2009 alle 1:54 am

    Io sono una lesbica di sinistra, ma per quanto riguarda i nomadi penso che sia giusto vengano sottoposti ad una stretta regolarizzazione della loro opportunistica e parassitaria esistenza.
    Non sono diversi da tutti gli altri.
    Non sono mica ariani, i nomadi!

  2. Angelo ha scritto il 19 febbraio 2009 alle 9:46 am

    @lldS: il che pone il problema di che cosa vuol dire essere "di sinistra". Secondo me, se qualcuno che si dice di sinistra puo' ammettere che una parte della popolazione sia schedata, controllata, rinchiusa, limitata nella sua liberta' di movimento sulla base di una (presunta) appartenenza etnica, allora le parole hanno perso del tutto il loro significato. Se poi una persona che si dice di sinistra puo' pensare che l'esistenza di un intero gruppo (presuntamente) etnico sia opportunistica e parassitaria, si sta facendo del razzismo bello e buono. Che a me non pare tanto di sinistra.
    Tu concludi: non sono diversi da tutti gli altri. Appunto: quindi hanno gli stessi diritti che la Costituzione garantisce a te e a me. Tra i quali perfino quello di non vivere rinchiusi in un ghetto. Magari tutto cio' ti pare sgradevole — ma allora forse devi chiederti qualcosa sul tuo essere "di sinistra".
    Forse e' la cosa piu' agghiacciante di queste vicende: che stanno passando in Italia leggi razziali e comportamenti apertamente razzisti — e praticamente nessuno se ne schifa. In fondo gli zingari stanno sulle palle a tutti — e meno si vedono meglio e'. O no?

  3. Barbara ha scritto il 19 febbraio 2009 alle 6:56 pm

    Immagino la tua abitazione non sia mai stata 'visitata' dagli zingari, i tuoi ragazzi non abbiano problema a ritrovare la loro bicicletta parcheggiata sotto casa, tu non abbia il problema di accedere ad una casa popolare, …
    E' una questione di prospettiva, non solo di Costituzione.
    Le parole a te servono per denotare principi, per tua fortuna, non servono a descrivere disagio, miseria, poverta'.
    Quando finiremo di utilizzare parole che non hanno piu' alcun significato, come 'sinistra', se non ai fini di una indagine storiografica?

  4. Angelo ha scritto il 19 febbraio 2009 alle 8:55 pm

    @Barbara: Non sono io che ho tirato in ballo la sinistra. A me pare una banale questione di civilta'. E la civilta' consiste nel non derogare ad alcuni principi, anche quando sono scomodi, anche quando la loro applicazione e' sgradevole.
    Uno di questi principi e' che la responsabilita' penale e' personale. Se qualcuno delinque, ci sono le forze dell'ordine per reprimere e la giustizia per punire. Ma non si puo' condannare un intero gruppo sociale sulla presunzione che alcuni suoi componenti (tanti o pochi) potrebbero delinquere.
    I diritti sono tali se valgono per tutti. Quando si comincia a negarli a qualcuno, prima o poi li toglieranno anche a te.

  5. restodelmondo ha scritto il 21 febbraio 2009 alle 1:50 am

    Angelo: "lingua di saffo" è un simpatico troll – quello di cui parlavo nel mio blog qualche tempo fa. Non è né lesbica né di sinistra, è solo un aspirante provocatore (santocielo, ha detto "lesbica", che provocatore!).

    Barbara: sono cresciuta a Milano, sono stata borseggiata la prima volta a undici anni, la casa dei miei è stata svaligiata tre volte, due volte su tre ladri zingari (almeno: molto probabilmente), una delle volte mia nonna è stata minacciata con un coltello dal ladro. Pochissima simpatia per i ladri, quindi.

    Ma ancora meno simpatia per il racial profiling – se non per decenza umana per quello che dice il padrone di casa: "I diritti sono tali se valgono per tutti. Quando si comincia a negarli a qualcuno, prima o poi li toglieranno anche a te".

  6. waldorf ha scritto il 22 febbraio 2009 alle 4:57 pm

    Pure noi siamo solo negli ultimi cinque o sei anni siamo arrivati a quota di 7 o 8 biciclette fregate (due nel cortile di casa chiuso con cancello elettrico), due navigatori e un'autoradio portati via dalle macchine previa rottura del vetro o scassinamento, 3 furti di portafoglio ecc. ecc. Cose che fanno arrabbiare, ma ciò non toglie che non è con l'animo del cittadino incazzato per aver subito un furto che vanno fatte le leggi, altrimenti avremmo la pena di morte per il borseggio. E chudere i campi nomadi è un buon punto di partenza. Sacrificare le libertà civili (pure quelle altrui) per la sicurezza non è una buona scelta.

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