martedì, 13 gennaio 2009
L'autismo, la disperazione e la diagnosi prenatale
Nelle categorie: It, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 2:49 am

Noi non siamo genitori in preda alla disperazione. Quando abbiamo scoperto che nostro figlio e' autistico e' stato difficile capire, e' stato difficile accettare, anche per via di una serie di luoghi comuni (le sole cose che allora sapevamo sull'autismo) che ci fasciavano la testa. Primo fra tutti quello di quanto terribile sarebbe stato il futuro di It — e di conseguenza la nostra vita. Ma abbiamo capito in fretta che non era vero, che la vita di It puo' essere irta di problemi — e la nostra con la sua — ma che puo' essere una *buona* vita — una vita piena e pienamente vissuta. Ci sono poche persone al mondo vitali come nostro figlio — e fondamentalmente felici di *esserci*: noi, con tutta la nostra stanchezza, con tutta la nostra fatica, prendiamo da lui l'entusiasmo e la tenacia che ci mandano avanti. E francamente ci divertiamo pure parecchio.
Per questo il tono dell'articolo comparso sulla Stampa di ieri mi ha indispettito. Un figlio autistico non e' una catastrofe — e cio' che puo' gettare nella disperazione una coppia di genitori — piu' che l'autismo — e' la molto concreta difficolta' di trovare le risorse necessarie per permettere al loro bambino di crescere al meglio: insegnanti preparati (e non precari), scuole atttrezzate, buoni terapisti senza liste d'attesa chilometriche, ausili efficaci per la comunicazione, eccetera — e soprattutto un ambiente con meno pregiudizi. Di questo avremmo bisogno, piu' che di cure miracolose o di ipotesi piu' o meno solide sul perche' nostro figlio e' cosi' diverso da tutti gli altri; sapere che un alto livello di testosterone in gravidanza puo' averci dato un figlio autistico non cambia la nostra vita di una virgola.
La diagnosi prenatale si', l'avrebbe cambiata eccome. Con una diagnosi prenatale It non sarebbe mai nato — e sarebbe stata una perdita enorme. Fa male anche soltanto pensarci come ipotesi di scuola. D'altronde — e qui so di aggrovigliarmi in una nassa di contraddizioni irrisolte — credo che non sarebbe giusto impedire la diagnosi prenatale e nemmeno la scelta se proseguire o meno una gravidanza nell'ipotesi che il bambino sia autistico. Non e' un ragionamento eugenetico — e non e' nemmeno un ragionamento: ma i genitori dovrebbero avere la possibilita' di capire prima (possibilmente senza il clima di terrorismo psicologico che c'e' oggi intorno all'autismo) se saranno in grado di dare il meglio a un figlio cosi'. Noi tre non abbiamo avuto questa scelta — e abbiamo avuto fortuna; ma non so se e' buona cosa contare ciecamente sulla fortuna ogni volta. Ripeto — non e' nemmeno un ragionamento il mio — e' solo un grumo di emozioni che non sono nemmeno in grado di leggere bene in me stesso. Pero' proprio per questo sarebbe una buona cosa se l'informazione su questi argomenti fosse meno superficiale, meno prona alle banalita' e meno tagliata con l'accetta. Si parla di vite complicate — e di equilibri fragili, che non vorremmo vedere trattati con la sensibilita' di un giornalista in un negozio di porcellane.

P. S. Qualcuno, cercando "entusiasmo" con la ricerca immagini di Google, ha pescato come risultato la foto di It che sta sulla testata di The Rat Race. Mi e' sembrata una cosa bella — molto in linea con quel che sentiamo e crediamo anche noi.

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