sabato, 31 gennaio 2009
Unita' di misura
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 9:53 am

Ma secondo voi Lord Farquaad e' alto un Brunetta (Bn) oppure il Ministro Brunetta e' alto un Farquaad (Fq)?


Gad Lerner sul negazionismo cattolico e sul dialogo interreligioso (da Repubblica)
E un altro po' di spazzatura negazionista cattolica. Davvero, a quanto pare, il vescovo Williamson non e' un alieno. E forse la Chiesa cattolica ha davvero bisogno di "disinfettare" se stessa, prima di pretendere di esercitare qualunque autorita' morale.



martedì, 27 gennaio 2009
Il giorno della memoria
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 10:02 am


giovedì, 22 gennaio 2009
Drunch?
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:01 pm

A me pareva che da queste parti la chiamassero merenda sinoira.

P. S. Elena, perche' non gli dici qualcosa tu, a questi smidollati del drunch?


martedì, 20 gennaio 2009
Parlare
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 10:22 am

David Grossman, su Ha'aretz, tradotto in italiano da Repubblica di stamani — le prime parole su Gaza che mi sento di condividere, sia pure senza speranza:

Parlare con i palestinesi. Questa deve essere la conclusione di quest'ultimo round di violenza. Parlare anche con chi non riconosce il nostro diritto di vivere qui. Anziché ignorare Hamas faremmo bene a sfruttare la realtà che si è creata per intavolare subito un dialogo, per raggiungere un accordo con tutto il popolo palestinese. Parlare per capire che la realtà non è soltanto quella dei racconti a tenuta stagna che noi e i palestinesi ripetiamo a noi stessi da generazioni. Racconti nei quali siamo imprigionati e di cui una parte non indifferente è costituita da fantasie, da desideri, da incubi. Parlare per creare, in questa realtà opaca e sorda, un'alternativa, che, nel turbine della guerra, non trova quasi posto né speranza, e neppure chi creda in essa: la possibilità di esprimerci.
Parlare come strategia calcolata. Intavolare un dialogo, impuntarsi per mantenerlo, anche a costo di sbattere la testa contro un muro, anche se, sulle prime, questa sembra un'opzione disperata. A lungo andare questa ostinazione potrebbe contribuire alla nostra sicurezza molto più di centinaia di aerei che sganciano bombe sulle città e sui loro abitanti. Parlare con la consapevolezza, nata dalla visione delle recenti immagini, che la distruzione che possiamo procurarci a vicenda, ogni popolo a modo suo, è talmente vasta, corrosiva, insensata, che se dovessimo arrenderci alla sua logica alla fine ne verremmo annientati.
Parlare, perché ciò che è avvenuto nelle ultime settimane nella striscia di Gaza ci pone davanti a uno specchio nel quale si riflette un volto per il quale, se lo guardassimo dall'esterno o se fosse quello di un altro popolo, proveremmo orrore. Capiremmo che la nostra vittoria non è una vera vittoria, che la guerra di Gaza non ha curato la ferita che avevamo disperatamente bisogno di medicare. Al contrario, ha rivelato ancor più i nostri errori di rotta, tragici e ripetuti, e la profondità della trappola in cui siamo imprigionati.


lunedì, 19 gennaio 2009
L'uomo pensa e D-o ride (3)
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 9:41 pm

… ma cosi' forte che lo si sente fin da qui:


lunedì, 19 gennaio 2009
W Carlo Alberto!
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 11:31 am

Fino al 1848 negli Stati Sabaudi agli Ebrei e ai Valdesi — in generale ai non cattolici — tra molte altre limitazioni era vietato possedere edifici di culto che potessero essere individuati dalla pubblica via. Le sinagoghe erano quindi degli edifici nascosti, perfino quando appartenevano a comunita' importanti e floride come quella di Casale.
Fu Carlo Alberto, con la concessione dello Statuto e con le leggi di emancipazione, a concedere ad Ebrei e Valdesi, oltre che la piena parita' di diritti, anche la possibilita' di costruire luoghi di culto visibili ed affacciati alla strada. Le comunita' ebraiche del Piemonte colsero questa opportunita' e costruirono numerose sinagoghe monumentali: a Vercelli, ad Alessandria, a Torino — celebrando con un linguaggio magniloquente (e curiosamente impregnato di esotismo mozarabico, ma su questo torneremo altrove) il nuovo diritto a vivere senza nascondersi.
A distanza di centosessant'anni dall'emancipazione il Cardinal Poletto auspica che ai Musulmani di Torino sia permesso avere dei luoghi di preghiera, purche' non visibili all'esterno e "senza minareti": "Città come Torino – ha precisato – sono abitate per l’80-85% da cristiani battezzati, non mi sembra che i tempi siano maturi per far sorgere minareti accanto ai campanili, se non altro per il rispetto delle percentuali." Quel che Poletto ha in mente per i cittadini di religione islamica, insomma, e' uno status uguale a quello degli Ebrei prima dell'emancipazione. E gia' che ci siamo, che ne dite di abbattere i quattro impressionanti torrioni a cipolla della sinagoga di Torino?


venerdì, 16 gennaio 2009
L'uomo pensa e D-o ride (2)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 9:40 pm

– invece i baciapile non hanno abbastanza sense of humour per ridere anche loro: negato lo spazio alla pubblicita' atea sugli autobus.


venerdì, 16 gennaio 2009
The awful truth?
Nelle categorie: It, Ma vaffanculo!, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 8:44 pm

Quando parlavo di terrorismo psicologico e di pregiudizi contro le persone autistiche e contro le loro famiglie — intendevo cose come questa.
Francamente, tra la vita di Carol Sarler e quella di un bambino come It, non e' quella di mio figlio che meriterebbe di essere "unlived". Unequivocally, no.


giovedì, 15 gennaio 2009
L'uomo pensa e D-o ride:
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 10:06 pm


mercoledì, 14 gennaio 2009
Banale buon senso
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 6:47 pm

Dall'articolo del rabbino capo di Venezia, pubblicato sul mensile dei Gesuiti Popoli (ma vale la pena di leggerlo per intero), sulle ragioni dell'interruzione del dialogo tra Ebraismo italiano e Chiesa cattolica:

Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua identità. Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si tratta del più banale senso del rispetto dovuto all'altro come creatura di Dio.

Ecco, il punto e' esattamente questo: la Chiesa — in tutti i suoi rapporti con chi cattolico non e' — non mostra il minimo rispetto per le identita' altrui e pretende assoluto rispetto per la propria. E' per questo che qualunque dialogo e' inutile, oltre che impossibile, per gli Ebrei come per un gentile "diversamente pensante" come me.

E' significativo per altro che il TG1 ieri sera si sia affannato a rappresentare una rottura squisitamente teologica come una presa di posizione strumentale legata alla crisi di Gaza — e che Casini se ne sia uscito con dichiarazioni come queste. QED


martedì, 13 gennaio 2009
L'autismo, la disperazione e la diagnosi prenatale
Nelle categorie: It, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 2:49 am

Noi non siamo genitori in preda alla disperazione. Quando abbiamo scoperto che nostro figlio e' autistico e' stato difficile capire, e' stato difficile accettare, anche per via di una serie di luoghi comuni (le sole cose che allora sapevamo sull'autismo) che ci fasciavano la testa. Primo fra tutti quello di quanto terribile sarebbe stato il futuro di It — e di conseguenza la nostra vita. Ma abbiamo capito in fretta che non era vero, che la vita di It puo' essere irta di problemi — e la nostra con la sua — ma che puo' essere una *buona* vita — una vita piena e pienamente vissuta. Ci sono poche persone al mondo vitali come nostro figlio — e fondamentalmente felici di *esserci*: noi, con tutta la nostra stanchezza, con tutta la nostra fatica, prendiamo da lui l'entusiasmo e la tenacia che ci mandano avanti. E francamente ci divertiamo pure parecchio.
Per questo il tono dell'articolo comparso sulla Stampa di ieri mi ha indispettito. Un figlio autistico non e' una catastrofe — e cio' che puo' gettare nella disperazione una coppia di genitori — piu' che l'autismo — e' la molto concreta difficolta' di trovare le risorse necessarie per permettere al loro bambino di crescere al meglio: insegnanti preparati (e non precari), scuole atttrezzate, buoni terapisti senza liste d'attesa chilometriche, ausili efficaci per la comunicazione, eccetera — e soprattutto un ambiente con meno pregiudizi. Di questo avremmo bisogno, piu' che di cure miracolose o di ipotesi piu' o meno solide sul perche' nostro figlio e' cosi' diverso da tutti gli altri; sapere che un alto livello di testosterone in gravidanza puo' averci dato un figlio autistico non cambia la nostra vita di una virgola.
La diagnosi prenatale si', l'avrebbe cambiata eccome. Con una diagnosi prenatale It non sarebbe mai nato — e sarebbe stata una perdita enorme. Fa male anche soltanto pensarci come ipotesi di scuola. D'altronde — e qui so di aggrovigliarmi in una nassa di contraddizioni irrisolte — credo che non sarebbe giusto impedire la diagnosi prenatale e nemmeno la scelta se proseguire o meno una gravidanza nell'ipotesi che il bambino sia autistico. Non e' un ragionamento eugenetico — e non e' nemmeno un ragionamento: ma i genitori dovrebbero avere la possibilita' di capire prima (possibilmente senza il clima di terrorismo psicologico che c'e' oggi intorno all'autismo) se saranno in grado di dare il meglio a un figlio cosi'. Noi tre non abbiamo avuto questa scelta — e abbiamo avuto fortuna; ma non so se e' buona cosa contare ciecamente sulla fortuna ogni volta. Ripeto — non e' nemmeno un ragionamento il mio — e' solo un grumo di emozioni che non sono nemmeno in grado di leggere bene in me stesso. Pero' proprio per questo sarebbe una buona cosa se l'informazione su questi argomenti fosse meno superficiale, meno prona alle banalita' e meno tagliata con l'accetta. Si parla di vite complicate — e di equilibri fragili, che non vorremmo vedere trattati con la sensibilita' di un giornalista in un negozio di porcellane.

P. S. Qualcuno, cercando "entusiasmo" con la ricerca immagini di Google, ha pescato come risultato la foto di It che sta sulla testata di The Rat Race. Mi e' sembrata una cosa bella — molto in linea con quel che sentiamo e crediamo anche noi.


domenica, 11 gennaio 2009
A son 'd Coni (detto con un po' di ammirazione)
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 11:49 pm

Oggi, nelle campagne tra Farigliano e Murazzano, approfittando della copiosa neve, c'era gente che faceva sci di fondo in mezzo alle vigne e ai campi seminati a grano. Uno pensa alla catena di montaggio sciistica di Sansicario — e poi vede questa cosa — e la trova quasi commovente:


giovedì, 8 gennaio 2009
Ce stanno a riprova'
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 7:50 pm

Leggo su Repubblica che e' in Parlamento una proposta di legge che vorrebbe riconoscere lo status di militari combattenti, alla stessa stregua dei partigiani e dei soldati delle forze armate del Regno d'Italia, ai repubblichini di Salo' — non solo: ma di concedere loro, sullo stesso piano di tutti gli altri, un'onorificenza modellata su quella dei Cavalieri di Vittorio Veneto, con tanto di pensioncina.
Quel che penso di iniziative del genere — e piu' in generale del tradimento perpetrato dai miliziani repubblichini, l'ho scritto in altre occasioni simili — non ho cambiato idea di una virgola. In questo caso mi pare che l'indecenza sia ancora piu' grave per il programmatico, esplicito desiderio di mettere sullo stesso piano combattenti per la liberta' e volenterosi complici dell'occupazione straniera e dell'oppressione. E sono certo che nessuno dei pochi partigiani ancora tra noi accettera' un'onorificenza condivisa con i fascisti delle Brigate Nere.
Spero che — come nei casi precedenti — l'iter parlamentare si insabbi. In caso contrario, sarebbe la pietra tombale sul mio personale senso di cittadinanza di questo paese.


Il mio piu' vecchio e piu' caro amico ha aperto un blog.
E il suo primo post mi pare un esempio di lucidita' — raro di questi tempi.
Benevenuto Axel.



Le thumbnails delle nostre foto su 23 per qualche strano motivo non funzionano.
Sono percio' disabilitate fino a che non trovo il tempo di sistemarle.



mercoledì, 7 gennaio 2009
Quattro anni
Nelle categorie: It — Scritto dal Ratto alle 2:51 pm

Oggi It compie quattro anni. In mezzo alla neve, che gli piace tanto.


martedì, 6 gennaio 2009
Post sconclusionato per cominciare il 2009

Il blog tace da un sacco di tempo — e per lo piu' quando ci si mette qualcosa sono fotografie, che non richiedono troppo pensiero e troppa concentrazione. Il fatto e' che la nostra vita quotidiana e' faticosa — molto faticosa — anche quando le cose vanno nel complesso piuttosto bene, come adesso. Con tutti i grandi progressi di questi mesi, It rimane un bambino estremamente iperattivo, capace di passare mezze giornate a correre su e giu' per la casa, prendendo e lanciando giocattoli (e ogni altro genere di oggetti), chiedendo in successione un DVD una merendina un gioco di uscire di saltare sul letto di giocare con il pc di papa' un DVD (non quello di prima!) un DVD (non quello di prima!) un gioco (non quello di prima!) una merendina (un'altra — quella di prima e' finita tutta sbriciolata e impastata sul parquet) un film (quello di prima prima — ma la seconda scena e basta) — e arrabbiandosi terribilmente se le sue richieste non vengono comprese ed esaudite in un batter d'occhio. Il tutto ovviamente senza una parola a rendere piu' facile la negoziazione.
Per fortuna It e' anche un bambino entusiasmante, dolcissimo, intelligente, affettuoso — che ci riempie la vita. Una delle cose piu' brutte, che fanno piu' male — e piu' false oltretutto — e' il luogo comune che dice quanto sono sfortunati, quanto vanno commiserati, quanto devono sentirsi afflitti e disperati i genitori di bambini autistici: non e' cosi' — e comunque non abbiamo tempo per queste cose. Ma stanchi — di una stanchezza che non da' tregua, questo si'. E quindi trovare la forza (e il tempo materiale) di continuare a scrivere sul blog e' sempre piu' difficile. E tutta la mia ammirazione va a quelle persone che — in situazioni come la nostra — ci riescono, e trovano modo di scrivere con humour, con sensibilita', con intelligenza sulla loro esperienza di genitori. E di tutto il resto. Vorrei riuscirci anche io, ma il piu' delle volte a fine giornata sono in uno stato in cui il massimo delle mie capacita' mentali arriva ai videogiochi.
D'altra parte parecchi degli argomenti di cui The Rat Race si e' sempre occupato ormai mi riducono all'afasia. La politica italiana e' un panorama di disperante irrilevanza su cui non saprei davvero che parole spendere. Parlare di laicita' e di scelte religiose significherebbe oggi accettare un confronto con chi non solo dimostra di non volerlo, ma non crea nemmeno le condizioni minime per meritarlo; in altri contesti si sarebbe detto che non c'e' un partner per parlare — e quando si arriva a questo gli esiti sono sempre nefasti. E poi c'e' la piaga aperta di Israele e della Palestina — che mi pare ormai un groviglio in cui nessuna parte ha altro che torti e in cui ogni parola non fa che ripetere cose inutili e gia' ascoltate — quando non e' piegata alle piccole, piccolissime polemiche di casa nostra — io parole non ne ho piu', e in realta' nemmeno convinzioni: soltanto un grande sconforto.
In queste condizioni, e' davvero difficile scrivere di qualcosa di sensato — e il blog resta li' — piu' che altro per lasciare un canale aperto in attesa di tempi migliori (davvero?).
Ah, dimenticavo: buon anno a tutti, per quel che dipende da ognuno di noi. Perche' se non noi, chi? e se non ora, quando?

P. S. Tra le cose di cui non avrei voluto parlare c'e' la morte di Jett Travolta: troppe illazioni e troppa confusione per una tragedia che chiederebbe prima di tutto rispetto per la sofferenza di una famiglia. Ma nel TG1 di stasera e' andato in onda un pezzo di Giulio Borrelli che supera ogni limite di indecenza e approssimazione — e non posso non reagire, stavolta: "[Jett] soffriva a quanto pare di autismo fin dall'infanzia, si estraniava dalla realta'. Ma il padre, seguace di Scientology, ha sempre cercato di negare l'evidenza, per restare fedele al presunto divieto della sua chiesa di usare psicofarmaci. [...] Era stato il fratello, Joy Travolta, ad accusare l'attore di chiudere gli occhi di fronte alla realta': bastavano cinque minuti, diceva lo zio di Jett, per capire che il ragazzo era affetto da autismo [...]".
In cosi' poche parole e' sorprendente essere riusciti a mettere insieme tante inesattezze — tra cui alcune pericolose:
1. non ci sono evidenze definitive che Jett fosse autistico;
2. l'autismo non e' una malattia, ma una condizione genetica (non direste mai che qualcuno "soffre di capelli biondi" o "soffre di pelle scura");
3. *non* ci sono psicofarmaci indicati per il trattamento dell'autismo; e in ogni caso non c'e' una "cura" per qualcosa che comunque non e' una malattia;
4. i disturbi dello spettro autistico sono condizioni molto complesse — e chiunque pensi di poterli diagnosticare in cinque minuti o e' un imbecille o e' in malafede.
Insomma — al TG1 si sono persi una splendida occasione per stare zitti.


martedì, 6 gennaio 2009
Contrasti
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 4:49 pm

Ieri mattina e stamani, guardando fuori dalla finestra.

P. S. Che splendida nevicata, stamattina!

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