venerdì, 31 ottobre 2008
Niente disabili tra i piedi della nuova Alitalia?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Emigrare?, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:39 pm

Su Disabili.com leggo questa notizia comunicata da RdB-CUB Trasporti (i COBAS dei Trasporti), che sto cercando di verificare con altre fonti (per il momento ho trovato soltanto un comunicato di AVIA e un volantino su www.assistentidivolo.org; tutte le altre notizie sembrano citare direttamente il comunicato RdB-CUB):

[...]
Nella riunione del 22 ottobre infatti sono state esplicitate alle oo.ss le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate. Questa la proposta nel dettaglio:
- il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale
- non saranno riassunti i part time
- non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori
- non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104
- non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104)
- non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104)

- saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenze per malattia dell'ultimo triennio
- sarà valutata l'anzianità aziendale
[...]
(l'evidenziazione e' mia, NdRatto)

Qualcuno per favore ci dica che e' una bufala — e che in Italia non puo' succedere che un'azienda discrimini cosi' i disabili e le loro famiglie. Nonostante Brunetta e tutti i suoi degni compari.

P. S. Qualche ulteriore informazione in questo trafiletto di Repubblica.
Ulteriore P. S. Sul Sole 24 Ore online del 1 novembre e' comparso questo articoletto a firma D. Col., in cui si dice che nel piano delle assunzioni "si terrà conto dei carichi familiari, garantendo la precedenza ai genitori con minori con handicap grave (legge 104/1992), ai nuclei monoreddito o a quelli con minori in famiglia. Garantita anche la clausola di salvaguardia per le lavoratrici in astensione obbligatoria e i lavoratori «temporaneamente non idonei» nei casi di limitazione all'impiego: Cai non includerà questi dipendenti negli eventuali tagli cui dovesse essere costretta a far ricorso." Tuttavia poche righe piu' sotto si riporta la dichiarazione del presidente del sindacato AVIA per il quale sono state escluse "le madri lavoratrici e tutti coloro che assistono i disabili" (anche in questo caso le evidenziazioni sono mie, NdRatto). Il giornalista non ha ritenuto necessario approfondire l'argomento e capire chi sta dicendo la verita'. A quanto pare si fa piu' scrupoli questo blogghettino di un professionista che scrive sul Sole.
Ultimo P. S. A quanto dice un comunicato stampa di CAI, la voce era effettivamente una bufala. Fino a prova contraria.


giovedì, 30 ottobre 2008
Una bella mattinata
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:33 pm

E' che — prima di tutto — a un cielo cosi' d'autunno a Torino uno proprio non ci crede — e allora se lo fotografa a futura memoria:

E sotto questo bel cielo me ne sono andato, un po' per curiosita' un po' per effettivo desiderio di partecipare, alla manifestazione contro il decreto Gelmini. E ho visto una bella manifestazione. Grossa, innanzitutto; non sto a fare il superenalotto dei numeri, che tanto ormai ognuno si inventa quelli che gli pare: ma io sono arrivato un po' prima delle 11 in Piazza Castello — e la testa del corteo aveva appena imboccato via Po; la coda e' passata dopo mezzogiorno e mezzo. Un'ora e mezza abbondante di flusso ininterrotto di gente — e non in fila indiana.
E sara' anche minoranza, la fetta di Italia che ho visto in piazza. Ma e' un fetta di Italia bella, oltre che grande. Ho visto una folla colorata, allegra (guardate quanta gente sorride, nelle foto che ho scattato — e pensate a quanti sorrisi vi vedete intorno ogni giorno), variegata (tanti studenti, delle superiori e dell'universita', ma anche tanti docenti, tantissimi genitori, nonni, alunni delle elementari — ragazzi con i dreadlocks che ballavano dietro ai camion con gli altoparlanti e signore della buona societa' torinese in tailleur e decolté basse — per scappare meglio, in caso di necessita' –, cinquantenni con l'aria da intellettuali e metalmeccanici con striscioni cosi' retro da far tenerezza, ragazzine del ginnasio e studenti delle scuole serali, professori con casa in collina e immigrati extracomunitari) — una folla di sinistra, certo — ma mica solo di sinistra (ho incontrato persone che a una manifestazione "di sinistra" non avrebbero mai partecipato). Soprattutto una folla *civile* — e di questi tempi, in cui perfino essere razzisti e' tornato di moda, non e' poco. Per la prima volta — da mesi a questa parte — ho rivisto in giro un pezzo d'Italia di cui non vergognarsi. Non so se la manifestazione servira' a far arretrare gli aracnidi dai loro propositi di distruzione dell'istruzione pubblica. Certo e' servita a far uscire dalle case l'Italia decente — e se ne sentiva il bisogno.



Nel pomeriggio, finita la manifestazione, il cielo si e' illividito e la temperatura e' scesa di parecchi gradi. Spero che non sia simbolico.

Ho fatto uno sfascio di foto, perche' era bella da vedere la piazza. Queste qui sono solo un assaggio, su 23 le altre.


Lo leggo in colpevole ritardo, ma questo post di Ribat al Mujahid mi pare condivisibile in toto.
(Giusto per riprendere un po' di ragionamenti sulla prospettiva religiosa)



martedì, 28 ottobre 2008
Sicuro?
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:07 pm


domenica, 19 ottobre 2008
Ci leviamo di torno
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da Amministratore alle 9:00 am

per una settimana. Se nel frattempo il governo approva qualcosa di particolarmente nauseante, non ditecelo — potremmo decidere di non tornare proprio.


sabato, 18 ottobre 2008
La beatificazione e la nausea
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione — Scritto dal Ratto alle 7:33 pm

Si vorrebbe non dover tornare sull'argomento — ma l'insistenza cattolica sulla beatificazione di Pio XII ha qualcosa di nauseabondo, come tutti i tentativi di negazionismo. L'intervista rilasciata dal postulatore della causa di beatificazione all'ANSA non scalfisce in nulla il fatto che Papa Pacelli non ruppe mai il silenzio sulla persecuzione degli ebrei e in particolare sulla deportazione degli ebrei romani. Si pecca anche per omissione, in buona dottrina cattolica — e pure la giustificazione addotta da tante parti, che il silenzio servisse a coprire il lavoro nascosto della Chiesa a favore degli ebrei, non ha valore. Proprio perche' non tacque la Chiesa cattolica tedesca riusci' a fermare in gran parte l'Aktion T4, volta allo sterminio dei disabili. E ovunque le autorita' intervennero fortemente a difesa degli ebrei, la macchina dello sterminio si inceppo'. Magari non si arresto' del tutto, ma fu drasticamente meno efficace. Fu cosi' in Bulgaria, fu cosi' in Danimarca. Il silenzio del Papa fu quindi una oggettiva, intollerabile complicita' con i massacratori nazisti.
Se poi la Chiesa vuole beatificare Pio XII, lo faccia. Se ne assuma l'intera responsabilita', in fondo "e' un affare interno della Chiesa": ma non cerchi solidarieta' ne' nell'ebraismo della Diaspora, ne' in Israele, ne' nei gentili che restano fedeli alla memoria di quel che e' stato. Lo faccia, sapendo di portare agli altari un uomo che poteva mettersi di traverso alla Shoah e non lo fece.

P. S. A quanto pare il Vaticano sta cercando di metterci una pezza. Ma la sostanza non cambia.


venerdì, 17 ottobre 2008
Non capisce
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 10:39 am


Sull'importanza del tempo pieno Bankitalia ha scoperto l'acqua calda
(da Repubblica).



giovedì, 16 ottobre 2008
Dubbio
Nelle categorie: It, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 8:09 pm

Il Parlamento vuole classi separate per gli immigrati che non sanno parlare italiano. Il nostro italianissimo figlio non solo non sa parlare italiano, ma non sa parlare proprio. E probabilmente arrivera' alla prima elementare con competenze linguistiche inferiori a quelle di molti immigrati*. Ora mi chiedo: in che razza di "classe ponte" li schiafferanno, i bambini come It?

* Intendiamoci: noi siamo assolutamente ottimisti sul fatto che It parlera' — e piu' in generale che riuscira' a comunicare. Ma e' molto probabile che le sue competenze linguistiche convergano verso la normalita' ben dopo l'iscrizione alla scuola elementare.


giovedì, 16 ottobre 2008
Per la contraddizion che no'l consente
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 5:54 pm

Il Presidente del Consiglio sostiene che il tempo pieno nella scuola italiana verra' "confermato dove c'era" e "incrementato" di circa il 50-60% perche' ci saranno "piu' insegnanti a disposizione", dopo la decisione del governo di tornare al maestro unico. Il presidente del Consiglio e' intervenuto, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, per "tranquillizzare le madri in piazza con cartelli dove c'e' scritto il contrario della realta'" (cosi' Repubblica).
Questo fa pensare che — nell'interpretazione di Berlusconi — non ci saranno contrazioni di organico sulle cattedre a seguito del combinato disposto dell'art. 64 del DL 112/08, cosi' come convertito con la legge 133/2008 e del decreto cosiddetto Gelmini in corso di conversione in Parlamento. Semplicemente i risparmi di personale derivanti dalla scelta del maestro unico dovrebbero essere "dirottati" a coprire le maggiori esigenze di tempo prolungato nella scuola primaria. Se cosi' fosse, l'impostazione sarebbe forse discutibile, ma avrebbe se non altro il pregio di venire incontro a un bisogno diffuso.
Peccato le norme dicano tutt'altro, signor Presidente. Il decreto Gelmini infatti, all'art. 4, dichiara che la costituzione di classi con maestro unico e' "nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112". Cioe', detto in italiano corrente, la scelta del maestro unico serve a risparmiare soldi, come richiesto dall'art. 64 del decreto 112/2008. Quanti soldi? "Dall'attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 [quello che prevede la riorganizzazione ordinamentale e didattica della scuola primaria, tra le altre misure, NdRatto] del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012"; il che — facendo il conto della serva — fa grosso modo otto miliardi di euro in quattro anni.
Sono curioso di sapere come pensano il Presidente del Consiglio e il suo Ministro della Pubblica Istruzione di incrementare il tempo pieno del 50-60% e nello stesso tempo di usare i tagli di personale docente per risparmiare otto miliardi di euro. Sono *davvero* curioso. Ma che facciano numeri chiari e precisi. Ci dicano quanti insegnanti andranno a coprire le esigenze di tempo pieno e da dove raschieranno gli otto miliardi. Altrimenti dovremo concludere o che mentono o che non sanno far di conto.


giovedì, 16 ottobre 2008
Brunetta e le modifiche alla Legge 104
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:01 pm

Chi cerca informazioni aggiornate sulla normativa vigente (a marzo 2010) dopo le modifiche del Decreto Brunetta puo' guardare qui. Il post qui sotto invece commenta le proposte avanzate nel 2008, che sono state modificate in sede di approvazione.

Nella seduta della Camera di ieri e' stato ripresentato (e se ho capito bene rinviato) un emendamento voluto dal ministro Brunetta (e' il 38.8 a firma Paladini e Porcino) al disegno di legge delega in materia di lavoro (Atti Camera 1441 quater), che modifica la normativa sui permessi di lavoro dei portatori di handicap e dei familiari che li assistono. Come e' ovvio, la cosa in questa casa e' di un notevole e diretto interesse, percio' abbiamo fatto un po' di sforzi per capire, anche perche' le notizie di stampa in merito sono contradditorie, vaghe e per niente rassicuranti.
A me par di capire che l'emendamento preveda principalmente:
1. il mantenimento dei tre giorni di permesso previsti dal vecchio art. 33 comma 3 della Legge 104/92 (in versioni precedenti si era parlato di 18 ore, che sarebbero state per molti lavoratori dall'orario lungo una significativa decurtazione);
2. la riduzione della platea dei possibili beneficiari dei permessi ai parenti ed affini entro il secondo grado, con estensione al terzo soltanto in casi particolari (eta' avanzata o handicap grave dei parenti o affini entro il secondo grado);
3. il diritto a scegliere "ove possibile" la propria sede di lavoro il piu' vicino possibile al domicilio dell'handicappato (non piu' al proprio);
4. l'eliminazione della possibilita' di fruire dei permessi per i genitori di handicappati maggiorenni non conviventi;
5. l'istituzione di una banca dati presso la Presidenza del Consiglio con i nominativi dei dipendenti pubblici che usufruiscono dei permessi, il grado di parentela con l'handicappato assistito, e il contingente complessivo di giorni ed ore di permesso fruiti nell'anno precedente e mese per mese. La raccolta di dati e' finalizzata al monitoraggio e alla verifica sulla legittima fruizione dei permessi.
Se qualcuno ha piu' lumi di me, sarei grato di avere maggiori informazioni.
A prima vista, per una famiglia come la nostra e a breve termine, non cambia nulla. I tre giorni di permesso rimangono, continuano ad essere usufruibili da un solo genitore/parente, la scelta della sede di lavoro rimane invariata (nostro figlio ovviamente convive con noi).
Le cose che mi suscitano apprensione e un po' di scandalo sono i punti 4 e 5:
4. Se nostro figlio, da grande, sara' in grado di vivere per conto proprio, sara' certamente una grande conquista — una di quelle che incoraggeremo con tutta la nostra forza. Tuttavia e' verosimile che — pur nella conquistata autonomia — avra' a lungo bisogno di supporto e sostegno — anzi ne avra' bisogno a maggior ragione vivendo da solo. La norma percio' e' assurda e punitiva — e finisce per disincentivare la conquista dell'autonomia delle persone disabili.
5. La schedatura dei dipendenti che assistono parenti disabili sembra una pura e semplice misura terroristica, un minaccioso "vi tengo d'occhio" che si indirizza contro quelli che fino a prova del contrario sono soggetti deboli, violando di fatto (nonostante tutte le cautele del testo) il loro diritto alla riservatezza di dati sensibili come quelli sull'handicap di un congiunto. Da schedature come queste non viene niente di buono. Mai. Non possono servire a "pizzicare" i furbi (per quello ci sono i canali ordinari, basta farli funzionare) — ma possono servire a rendere ancora piu' deboli e ricattabili coloro che deboli sono gia'.
Qui siamo in attesa di lumi. Nel frattempo viene da osservare: ma siamo sicuri che la lotta agli sprechi della PA debba partire proprio dal rendere la vita piu' complicata alle famiglie dei portatori di handicap?

Le normative che l'emendamento dovrebbe modificare sono queste: Legge 104/92; Legge 53/2000; Decreto Legislativo 151/2001 (via Handylex)


mercoledì, 15 ottobre 2008
Right or wrong my country (1.2)?
Nelle categorie: Emigrare? — Scritto dal Ratto alle 9:33 am

Questo e' un paese in cui si prevedono classi segregate per i bambini stranieri, si stabilisce che un posto pubblico spetta a chi e' nato sotto il campanile del paese anziche' al piu' bravo, si tagliano risorse, persone e strumenti alla scuola pubblica propinando la fola che cosi' la scuola funzionera' meglio. E il paese che fa? E' contento matto — e manda alle stelle il gradimento del governo.
Questo e' un paese di stronzi e di coglioni. E non sorprende che un paese di stronzi e di coglioni sia anche un paese di razzisti.


martedì, 14 ottobre 2008
Con il dovuto rispetto
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 12:41 pm

All'ennesima presa di posizione dei vescovi italiani su aborto ed eutanasia voglio dare una risposta pacata, argomentata e riflessiva: ma vaffanculo!


martedì, 14 ottobre 2008
Will Claxton (1927-2008)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 12:52 am


lunedì, 13 ottobre 2008
Sembra Narciso
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:36 pm


e invece e' solo alle prese con uno dei piu' autistici tra i suoi divertimenti — tirare sassolini nell'acqua e guardarli affondare.

(Il posto — bellissimo — e' Ferrera Cenisio, domenica pomeriggio)


Qui si trovano illuminanti i pensieri da sala prof. di Lia.
E si aspetta con ansia anche che venga avanti il cislino.
A proposito di prof. che dicono cose pienamente condivisibili sulla "riforma" della scuola: Floria ha scritto al ministro. Ma il ministro sa leggere?



Autista scrive un bellissimo post sui progressi linguistici di suo figlio — e sul fatto che noi genitori non dobbiamo mai pensare che i nostri bambini "non potranno mai…"



mercoledì, 8 ottobre 2008
Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ma vaffanculo!, Pipponi, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 1:10 pm

l'attacco agli insegnanti di sostegno nella scuola. Ma sinceramente non mi aspettavo che arrivasse proprio da LaVoce.info, che ha pubblicato il 6 ottobre scorso un articolo a firma di Massimo Bordignon e Daniele Checchi in cui si criticano i tagli della Gelmini alla scuola e che si conclude con questo paragrafo:

C’è infine una curiosa assenza nelle proposte governative. Non è possibile pensare di intervenire in modo efficace sulla spesa del personale docente in Italia se non si affronta con coraggio anche il problema della tutela degli studenti con handicap. Gli insegnanti di sostegno sono l’unica categoria ad aver mostrato una crescita incessante nell’ultimo decennio, fino a raggiungere l’11 per cento del totale nel 2007, con un costo complessivo per le finanze pubbliche che può essere stimato, in difetto, in oltre 4 miliardi di euro. In più, la loro distribuzione territoriale è sospetta. Lo stesso numero di studenti disabili produce il 50 per cento in più di insegnanti di sostegno al Sud rispetto al Nord. Le politiche relative alla tutela devono essere riviste, introducendo criteri più rigorosi nell’accertamento della disabilità, protocolli che specifichino l’utilizzo del personale per tipologia di disabilità e che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione. I primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela.

Una premessa: qui non si parla di "tutela" degli studenti con handicap, ma di attuazione pratica dei diritti costituzionali dei cittadini diversamente abili. L'integrazione scolastica ha come obiettivo "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3 Cost.). Non e' una nota a pie' di pagina delle finalita' della scuola — e' uno dei suoi compiti essenziali.
E poi vediamo un po' di numeri (ne abbiamo gia' parlato in passato): gli alunni diversamente abili nella scuola statale italiana nello scorso anno scolastico erano (stando alle statistiche ufficiali) 161.686. Gli insegnanti di sostegno erano 45.608: cioe' uno ogni 3,54 studenti disabili. Cioe' drammaticamente troppo pochi, come sa chiunque abbia un figlio portatore di handicap a scuola.
Gli insegnanti di sostegno sono cresciuti di numero nell'ultimo decennio? e meno male, perche' l'integrazione scolastica non si fa con le buone parole. Devono crescere ancora, perche' per molti dei nostri figli e' indispensabile un rapporto di uno a uno, se si vuole che a scuola non siano soltanto parcheggiati — e se si vuole che non diventino un peso sulla classe nel suo complesso. Il problema se mai e' quello della qualificazione degli insegnanti di sostegno, che troppo spesso sono persone di buona volonta' ma di nessuna competenza — e non si improvvisa l'intervento educativo su un bambino autistico, solo per restare al caso che conosco. Quindi bisogna spendere *di piu'*, non di meno: per non avere piu' studenti diversamente abili senza sostegno — e per avere insegnanti adeguatamente formati e competenti. Per altro, stimare a oltre 4 miliardi la spesa per quarantacinquemila insegnanti vuol dire ipotizzare un costo a persona di circa 90.000 euro: mi piacerebbe vedere i conti, perche' quello e' il *mio* costo al lordo annuo — e io guadagno parecchio di piu' di un insegnante (gente, ho cambiato lavoro per questo…).
Sui numeri degli insegnanti di sostegno nel Sud non ho riscontri, e anche in questo caso mi piacerebbe vedere i dati a disposizione degli articolisti; ma non sono sorpreso — data la carenza generale di strutture di assistenza ai disabili nel meridione, il ricorso all'insegnante di sostegno e' probabilmente l'unico intervento (pubblico) di cui un bambino disabile puo' godere in molte realta'. Al di la' della scuola ci sono ASL che non prendono in carico per mancanza di fondi, di personale e di preparazione, Comuni che non forniscono assistenza, medici di base che al massimo prescrivono qualche psicofarmaco. Ok, tagliamo sugli insegnanti di sostegno: ma diamo ad ogni persona portatrice di handicap nel Sud un trattamento complessivo almeno equivalente a quello di cui puo' godere mio figlio a Torino. Anche qui: e' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ecc. ecc.
L'articolo auspica criteri piu' rigorosi per l'accertamento della disabilita'. L'esperienza di chi e' a scuola e' che gia' ora ottenere la certificazione (e quindi il sostegno) non e' una passeggiata. Magari non pone problemi particolari — salvo tempi geologici e del tutto aleatori — per chi come It ha una diagnosi assai severa; ma per un alunno con un disturbo apparentemente meno grave, come certe forme di ADHD, puo' essere parecchio difficile — e cio' non significa che non ci sia altrettanto bisogno di una figura di sostegno dedicata e preparata specificamente. Quindi anche in questo caso una stretta ulteriore significa soltanto colpire chi e' meno difeso.
Il fatto e' che — tra le righe — l'articolo mette in questione proprio l'assunto fondamentale, che e' l'integrazione scolastica degli studenti disabili. Parlare di "protocolli … che consentano di verificare l’efficacia delle politiche di integrazione" significa ipotizzare che le politiche di integrazione nel loro complesso possano essere rimesse in discussione se "non efficaci" — e che si possa tornare al tempo delle scuole speciali. Intendiamoci, non ci vedo nessuno scandalo: resto convinto che l'integrazione scolastica sia la migliore delle soluzioni possibili, ma *soltanto* se e' fatta con i mezzi necessari, cioe' con risorse umane adeguate nel numero e nella qualificazione. Quindi funziona soltanto se costa — e costa molto. Se si debbono fare le nozze con i fichi secchi, come gia' accade in molti casi in Italia, continuo a chiedermi se non sarebbe piu' efficace concentrare le risorse su buoni progetti di educazione speciale. Ne abbiamo gia' discusso in passato, non torno sull'argomento. Tuttavia non ci si puo' nascondere dietro una frasetta ipocrita — e aggiungere che "i primi a essere beneficiati sarebbero proprio gli studenti più bisognosi di tutela": se si taglia la spesa per gli insegnanti di sostegno, salta l'integrazione scolastica — e non e' un bel risultato per i nostri figli, perche' le classi differenziali sono comunque una soluzione di serie B.
E' chiaro, siamo in tempi di darwinismo sociale — e i nostri figli non sono i piu' adatti a sopravvivere. Non mi sorprende che molti lo pensino. Ma mi piacerebbe che avessero lo stomaco di dirmelo in faccia. Soprattutto se fingono di stare dalla mia parte — e da quella di mio figlio.

P. S. (9 ottobre): Avevo inviato il link di questo post nei commenti all'articolo della Voce. Non lo hanno pubblicato. Ho chiesto chiarimenti e mi hanno risposto cosi': Non abbiamo pubblicato il suo commento non per censura, ma per il semplice fatto che invece che proporre le sue tesi nell'apposito spazio, rimanda immediatamente al suo blog. Per linea editoriale cerchiamo di scoraggiare questo tipo di comportamento.


martedì, 7 ottobre 2008
Non e' un problema — e' un figlio
Nelle categorie: English digest, It, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 12:41 pm

Quando incontriamo altri genitori di bambini autistici, ho notato che per lo piu' parlano *dei problemi* dei loro figli — e delle difficolta' che devono affrontare per crescerli e per educarli — e delle frustrazioni e delle sconfitte e della lotta con la burocrazia e con i limiti dell'assistenza — e cosi' via. Mi e' capitato raramente di trovarne qualcuno che ci parli di suo figlio — che ci faccia capire come e' — che cosa gli piace, qual e' il suo carattere, quali sono le cose che lo divertono e quelle che lo turbano o lo annoiano, le cose buffe che fa sicuramente, come ogni bambino, e che di solito i genitori raccontano fino alla nausea. Si finisce per parlare molto piu' della logopedia e della psicomotricita', del modo di avere un insegnante di sostegno bravo o di essere presi in carico in una determinata struttura sanitaria — che dei nostri figli. Come se — invece di un figlio — ci fosse toccato un problema.
Intendiamoci, i problemi ci sono eccome, la fatica e' tanta, le frustrazioni (nostre e di nostro figlio) non mancano. Ma It non e' un problema — e' il nostro bambino. E la prima cosa che mi viene in mente se devo parlare di lui non e' la fatica, non e' la difficolta' ad ottenere un'assistenza adeguata, non e' nemmeno la preoccupazione per il suo futuro. E' la sua aria contenta quando mi corre incontro all'uscita da scuola — o la vitalita' dei suoi salti sul letto — o la faccia assorta ed emozionata quando guarda gli zampilli di una fontana — sono gli scherzi che mi fa, a modo suo certo — con i suoi codici di comunicazione. Questo e' It. Non diro' che l'autismo viene dopo, perche' It e' autistico in ogni fibra della sua persona e in ogni manifestazione del suo carattere. Ma certamente i problemi del suo autismo vengono dopo. Li affrontiamo tutti i giorni — spesso e' pure difficile — ma la nostra vita con It e' ben altro che questo — e non si riduce mai a questo.
Ma se noi genitori non siamo i primi a essere fieri e felici dei nostri figli (autistici) — chi lo sara' per noi? Se lasciamo che il problema passi davanti al figlio — non rischiamo di fare del male a nostro figlio, tutti presi dall'ansia di fargli del bene?

It's not a problem, it's a son
When we meet other parents of autistic children, it often happens that they keep talking about their sons' *problems*, of the difficulties they face to grow and educate them, of the frustrations and the setbacks and the struggle against the bureaucracy and inadequacy of health care programs, and so on. We seldom met someone willing to talk about his son, someone who makes us understand what he likes, what character he has, what amuses him and what makes him unhappy, and all the funny things his boy, like any other boy in the world, surely does — you know, the stuff every proud parent inflicts to anyone (more or less) willing to hear. You end up talking more and more about the therapies and the special-ed teachers and less and less about our children. Just as if, instead of a son, we had a problem.
Of course, we do have problems, we are often frustrated and tired — both we parents and our child. But It is *not* a problem, he is our son. And the first thing I think of, if I have to speak of him, is not the fatigue, nor the difficulty of having adequate treatment, and not even our worries for his future. It's his happy face when he runs to meet me after school, his energy when he jumps over the bed, his expression when he's lost in looking at a fountain, or the way he makes jokes — *his* way, obviously, with his peculiar sense of humour. This is It. I'm not saying autism comes second, because It is autistic down to his last fibre. But the *problems* of his autism come second. We face them every day — and it isn't easy — but our life with him is not just those problems, and not even mainly those problems.
But if we parents are not happy and proud of our (autistic) children, who will be for us? If we let the problem be more important than the child — aren't we harming our son out of too much good will?

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