mercoledì, 20 agosto 2008
Quei cari bambini dei giardinetti
Nelle categorie: English digest, It — Scritto dal Ratto alle 5:17 pm

It — come tutti i bambini — adora i giardinetti con lo scivolo e tutti gli altri giochi. Ovviamente — essendo un bambino parecchio singolare — ha un modo di giocare che non somiglia piu' di tanto a quello degli altri: spesso si ferma li' a meta' della scaletta, intento a osservare chissa' che cosa — a volte si inventa delle regole tutte sue per rendere il gioco piu' interessante (dal suo punto di vista, ovviamente): per esempio, sale sullo scivolo con un paio di foglie della magnolia che fa ombra sul parchetto, si sporge dal bordo della piattaforma, le lascia cadere contemplandone il volo — poi scivola giu' e corre a recuperarle per fare un altro giro. Ai miei occhi di padre rincoglionito, accanto alla goffaggine di certi suoi movimenti, c'e' una grazia tutta particolare nel suo modo di fare, un'intensita' assoluta e fragile — quel gioco in quel momento e' *tutto* il suo mondo — e un momento dopo non c'e' piu', rimpiazzato da altri stimoli — altrettanto totalizzanti.
Ma sto divagando. In questi suoi giochi un po' misteriosi, It e' bravissimo a non intralciare gli altri bambini o a non farsene intralciare: li schiva con scarti fulminei quando corre in mezzo alla folla, sa aspettare il suo turno, raramente urta, quasi mai spinge — se la confusione diventa troppa, sa come prendere la giusta distanza. A modo suo, raramente, tenta qualche approccio, fatto di sguardi e di piccoli gesti, che per lo piu' i suoi coetanei non colgono — e lui non pare dolersene.
Purtroppo i bambini neurotipici che affollano il parco giochi non sempre si comportano altrettanto discretamente. Due scenette per tutte.
Una bambina di due anni al massimo, ricciolina, magrolina, con due occhi grigi grossi cosi' si aggira intorno allo scivolo frignando platealmente. Nel senso che si guarda intorno, controlla che ci sia qualcuno che la guarda — e *allora* si mette a frignare; se non ha pubblico, nemmeno una piega: si mette alla ricerca di qualche spettatore, per ricominciare la scena. A un certo punto si avvicina a It, che sta giocando tranquillo con le sue foglie di magnolia; lo squadra di sotto in su (It e' piu' grosso di lei di una buona meta'), caccia un urlo selvaggio, come se l'avessero spennata, e si attacca alle foglie che It ha in mano, cercando di strappargliele. It resiste un po' — guardandola piu' che altro con sorpresa — e si ritrova con i brandelli delle sue foglie in mano. La bambinetta emette ulteriori strilli, lo spinge, butta via quel che ha conquistato delle foglie e se ne va. Per un attimo ho temuto che nostro figlio le si buttasse sopra e ne facesse un hamburger, se non altro perche' le dimensioni contano — invece lui si e' girato e se ne e' andato, parecchio perplesso.
Un'altra fanciullina, decisamente piu' grande, vede It che va verso un'automobilina a molla su cui nessuno fino a quel momento ambiva a sedersi. Grida "La prendo io!", parte di corsa, taglia la strada a nostro figlio, si avventa sul sedile e ne prende possesso. Devo aver fatto una faccia per lo meno interrogativa, perche' — conquistato il posto — la bambina mi dice, con aria assolutamente innocente: "Ma tanto lui puo' sedersi dietro di me, se vuole". Anche in questo caso It resta un attimo basito, poi cambia obiettivo e se ne va a far altro, con tutta la serenita' del mondo.
Ora — sono certo che le due bambine in questione sono molto piu' adatte di nostro figlio alla sopravvivenza — e che in un mondo di stronzi e di furbi hanno ragione loro e non io che mi sento urtato da questi comportamenti. Pero', se proprio devo dirla tutta, episodi come questi mi fanno pensare che un figlio neurotipico probabilmente non e' tutta 'sta gran fortuna.

Post scriptum. Qualcuno mi ha fatto notare che io una figlia neurotipica ce l'ho — e che potrebbe non piacerle la conclusione di questo post. Che dire: Sara sa bene quanto io sia fiero di lei — anche se non faccio altro che romperle le scatole su quel che fa diversamente da come vorrei (e se no che padre sarei) — e sa bene che la considero una delle maggiori fortune della mia vita. C'e' pero' una certa retorica intorno ai genitori di bambini disabili, che li raffigura come sfortunati, colpiti da una sciagura terribile — a confronto con la benedizione di avere un figlio "normale". Quel che volevo dire, semplicemente, e' che a questa retorica non aderisco — e che nessuno e' autorizzato a sentirsi piu' fortunato di me perche' suo figlio e' fatto come gli altri — e magari e' pure un po' stronzo.
C'e' poi una questione ben piu' seria — ed e' quella di come cambia il rapporto con gli *altri* figli, quando ne hai uno *fuoriserie* (e oggettivamente faticoso) come It. Ed e' un ovosodo dentro, che non va ne' in su e ne' in giu' di cui prima o poi vorrei riuscire a dir qualcosa qui.

The nice kids at the playground
It – just as any other kid – is fond of playgrounds and slides. Obviously, being the one-of-a-kind boy he is, the way he plays is quite unlike everybody else's: he will often stop halfway on the ladder, lost in contemplation of who knows what; some times he invents his own rules to spice up the game: for instance, he will pick two magnolia leaves before climbing the ladder, then he'll watch them fly down from the top, and only afterwards will he hit the slide, get down, pick up his leaves from the ground and start all over again. There is a special, if fragile, grace in the way he plays – his game is *all* that matters to him at that moment – and ten seconds after it's gone and forgotten, replaced by new and overwhelming stimuli.
But I'm going off-topic. In his rather misterious games, It is very good at not interfering with other boys: he runs amidst the crowd without touching anyone, he knows how to stay in line, he seldom stumbles upon or pushes away other people – and if there's too much confusion he can graciously step aside. Occasionally, in his own way, with a look or a small, temptative gesture, he tries to approach other kids – more often than not they don't notice, but he seems not to mind.
Unluckily, neurotipical kids who crowd the playground are not always as discreet as he is. Here is just one of several episodes we witnessed:
A girl, no more than two years old – a lovely, curly-haired petite with big grey eyes – hangs about the playground crying like an abandoned kitten when someone is looking at her. When nobody looks, she stops crying and wanders around, searching for an audience. Suddenly she gets near to It, she looks upwards at him (It is taller than her by half at least), she shrieks and grabs the magnolia leaves he is playing with. Our son struggles with her for a while, looking more surprised than angry – and ends up with his leaves shredded in confettis. She shrieks again, pushes him away and off she runs with the remnants of the leaves. For a moment I feared It would jump at her and make a queen-size burger out of her (size *does* matter…): but he just turned away and left, with a puzzled look on his face.
Well, I'm pretty sure this girl is much more fit for survival than our son – and that in a world dominated by jerks who get smart with other people, *she* is doing the right thing – not me, appalled as I am by her behaviour. But – you know what? such an episode makes me think that a neurotipical son is not necessarily a blessing.

(Gosh, it was hard to put that in English… er – is that really English?)

Perche' non e' possibile commentare questo post?
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- o e' un post che parla dei nostri figli e della loro disabilita' -- e in questo caso il fatto e' che -- ci capirete, e se non ci capite peggio per voi -- non e' un argomento su cui si possa tollerare a cuor leggero l'invasione di spammer, troll, venditori di rimedi miracolosi, sostenitori di teorie strampalate, crociati di questa o quell'altra crociata -- insomma tutta quella roba che gia' fa perdere la pazienza quando si parla dell'ultima str... del politico di turno, ma che quando si parla di un figlio fa proprio male.
Se poi avete qualcosa che volete *davvero* comunicarci, c'e' l'indirizzo di posta del blog. Grazie.

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