venerdì, 28 marzo 2008
Settanta metri, solo settanta metri
Nelle categorie: English digest, Nel paese dei Bogia-Nen, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 1:52 pm

Sul forum aperto dalla Stampa sul caso di Barbania, qualcuno del paese ha spiegato che — in fondo — tutto quel che succede e' che il bambino, anziche' scendere dalla macchina davanti al cancello della scuola, dovra' scendere all'inizio della strada e percorrere appena settanta metri a piedi.
Ok, ora fate finta che il vostro cervello elabori gli stimoli sensoriali in modo diverso dalla media. Gli spazi aperti vi provocano disorientamento, se non avete la protezione di un soffitto e di una parete vi sentite minacciati. I rumori forti vi provocano un dolore fisico — ma forse basta anche il vento a disturbare il vostro equilibrio sensoriale. Le persone che non vi sono familiari vi spaventano, anche perche' non riuscite a interpretarne correttamente i segnali, ne' di linguaggio, ne' tantomeno gestuali — e il tutto peggiora se siete gia' in sovraccarico e spaventati.
State andando a scuola, che e' un posto che magari pure vi piace, ma vi mette in tensione — vi bombarda di stimoli e quindi vi rende sovreccitati e ipersensibili. Vi aspettate che scenderete dalla macchina e passerete direttamente dalle mani di papa' o di mamma a quelle della maestra che conoscete — e di cui avete (lentamente!) imparato a fidarvi.
Invece la macchina si ferma lontano dal cancello. Vi vogliono far scendere in un posto *diverso* dal solito — distruggendo in un colpo solo le routine che vi permettono di avere sicurezza e di capire il contesto in cui siete — e di reagire correttamente. Avete davanti a voi un tratto (solo settanta metri? e come fate a saperlo? e come percepite, in quel momento, quanto e' lontano il cancello che vi e' familiare?) di spazio aperto — terrorizzante — e non sapete perche' — magari qualcuno vi sta parlando per spiegarvelo, ma in questo momento non sentite nemmeno — avete semplicemente *paura*. E magari sulla strada ci sono altri bambini che entrano a scuola — e si muovono in maniera imprevedibile — e parlano e gridano — e adulti che li accompagnano e che riempiono quello spazio di traiettorie, di rumore, di presenze che vi sembrano minacciose.
Ecco — provate a immaginarveli, quei settanta metri. Ma a immaginarveli intensamente, con tutte le vostre forze — come se fossero i vostri sensi a percepirli cosi'. O quelli di vostro figlio. E poi riparliamone — quando avrete smesso di urlare, o di scappare, o di sbattere la testa sull'asfalto per il terrore.

Eighty yards, just eighty yards
Speaking of the case of Barbania, a resident explained that all it happened is that the boy will have to walk some eighty yards, instead of jumping off the car just in front of the school's gate.
Well, now let's pretend your brain elaborates sensory data not just like everyone else's brain. Open spaces disorient you, if you are not protected by a ceiling and a wall you feel threatened. Loud noises bring you physical pain, but perhaps some wind is enough to put your senses off balance. You are afraid of people you're not familiar with, also because you can't make sense of their signals, verbal or non-verbal — and it gets worse if you are scared or in overload.
You're going to school — and perhaps you even like it, but it's a place that stresses you: it showers you with stimuli and sensations, so it overloads and it makes you oversensitive. You expect to get off the car and pass directly from the hands of your parents to those of the teacher you slowly learned to trust.
But your car stops far from the gate. They want you to get off in a *different* place — destroying the routine that allows you to make sense of the situation, to feel safe and to react in a proper way. In front of you there's an open, terrifying space (eighty yards? How would you know? Do you even see where is the familiar school entrance?) — and you don't even know why. Perhaps somebody is talking to you, trying to explain — but you don't even hear him now — you are just *scared*. And perhaps there are other kids on the road, going to school too — and they move in impredictable ways, and talk, and shout — and there's parents too, filling that space with trajectories, noises, presences that you interpret as threats.
Well — just try to figure those eighty yards. But try really hard, with all your strength — as if it were *your* senses perceiving them that way. Or your son's senses. And *after that* let's talk again about those eighty yards — after you stop screaming, or running away, or banging your head on the pavement out of terror.


venerdì, 28 marzo 2008
I barbari a Barbania
Nelle categorie: English digest, Nel paese dei Bogia-Nen, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 12:45 am

A Barbania, ridente paesino del canavese, c'e' un bambino autistico che non riesce ad affrontare gli spazi aperti; per poter andare a scuola ha bisogno di esserci portato in macchina: altrimenti puo' andare in crisi e scappare, o diventare aggressivo o autolesionistico. Chi sa qualcosa di autismo, sa di che cosa parlo; chi non ne sa nulla si documenti prima di dire anche solo una parola. Alla famiglia di questo bambino e' stato revocato dal Sindaco il permesso di parcheggiare davanti all'entrata della scuola — perche' le madri dei bambini neurotipici si sono lamentate — dicono che il padre sia un po' il bullo, per di piu' arricchito, del paese — e che guidi in maniera pericolosa. Quindi che diamine, il bambino autistico prenda lo scuolabus come tutti quegli altri, anziche' godere dell'intollerabile privilegio di essere recapitato a scuola in automobile. Di fatto, fa capire La Stampa, il problema vero non e' il parcheggio riservato, ma la presenza stessa del bambino a scuola — evidentemente troppo *difficile* per le buone mamme neurotipiche del paese.
E allora, segnatevelo questo posto: e' qui, proprio a due passi da casa vostra. E' un posto dove — per ignoranza o per beghe di paese — si rende difficile a un bambino autistico di andare a scuola. Segnatevelo — e se vi capita di passarci, uscite da quella citta' e scuotete la polvere dai vostri calzari.

Barbarians in Barbania
In a small town in northern Piedmont, Barbania, the family of an autistic child has been denied the right to park the car in front of school. The boy is scared of open spaces and would run away and/or become aggressive and autolesionistic when forced to walk: but the mothers of other pupils complained that parking the car in front of school was dangerous for their children and asked the Mayor to call off this "privilege". The local newspaper however implies that what really bothers the good families in Barbania is the child attending school at all.
So, there's a place, just a hundred miles from where we live, where an autistic child is effectively denied his right to attend school. Remember it, and if you happen to pass by, go outside that town and shake the dust from your feet.

Continua qui – more


venerdì, 21 marzo 2008
Joining the Hub
Nelle categorie: English digest, It, Roba da autistici — Scritto da Amministratore alle 1:12 am

Questo blog e' diventato un orgoglioso membro (il primo di lingua italiana, credo) dell'Autism Hub. Che cosa e' l'hub e' spiegato, meglio di come saprei fare io, dal banner qui sopra. Perche' abbiamo deciso di aderire invece, vale la pena di dirlo in due parole.
Perche' siamo convinti che le persone autistiche e le loro famiglie debbano parlare per se' e di se' — non isolarsi e non restare isolati perche' la nostra esperienza di vita e' diversa da quella della maggior parte degli altri; perche' abbiamo bisogno di fare comunita' per sostenerci a vicenda e per condividere difficolta' e gioie delle nostre esistenze e — se non altro per questioni di numeri — fuori dalla rete e/o fuori dalle grandi citta' e' difficile riuscirci; perche' questo nei paesi anglosassoni sta cominciando a succedere — e in Italia invece siamo ancora troppo soli — e a noi di The Rat Race piacerebbe trovare dei compagni di strada che parlano la nostra lingua — e che conoscono la nostra realta'; perche' leggendo i blog dell'hub abbiamo capito un po' di cose di nostro figlio e ci siamo sentiti francamente piu' sereni — piu' fiduciosi. E vorremmo contribuire nel nostro piccolo anche noi a comunicare la sensazione che una famiglia con una persona autistica puo' essere una famiglia che si gode l'esistenza — almeno nei limiti in cui tutti quanti, autistici o neurotipici, siamo in grado di farlo. Essere nell'hub e' anche un modo di dire a tutti che no, non stiamo peggio di voi.

As the great majority of the Hub members are English speakers, we will try from now on to give an English digest (not a translation) of at least some of our posts. Forgive our English, please.
This blog is since a couple of days a proud member (as far as we know the first in Italian) of the Autism Hub. What is the Hub is explained in the banner above — and we won't repeat it. But perhaps it is worthwhile to explain why we decided to join it.
Because we believe that autistic people and their families should speak for themselves and about themselves — not be isolated by the sheer difference of our lives; because we need to form a community to support each other and to share joys and difficulties of our lives: and more often than not it is hard to do that offline. Because in the Anglo-Saxon world this kind of communitites is a reality, while in Italy each of us is still alone — and we at The Rat Race would like to find some fellows speaking our language and knowing our reality; because reading the hub's blogs we understood a couple of things about our son — and it made us feel better — and more hopeful. And with our little forces we would like to help communicating that a family on the spectrum can be a family that enjoys life — at least as much as everybody else, neurotypical or not, does. Joining the hub is a way of telling everybody "No, you're not better off than we are".


Ho sempre pensato tutto il male possibile di Ceronetti.
Ma questo articolo sulla Stampa del 17 marzo, in cui sostiene che lo stato palestinese non puo' (e probabilmente non deve) vedere la luce, e' anche peggio di quel che potevo aspettarmi.



venerdì, 14 marzo 2008
Una San Galgano postindustriale
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 12:38 am

Qualche giorno fa mi sono perso cercando di riguadagnare la tangenziale di Torino e sono arrivato qui:



Clic sulle foto per vedere tutta la serie su 23.


martedì, 11 marzo 2008
Scusate il silenzio
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da Amministratore alle 7:35 pm

ma qui si preparano alcune novita' importanti — e d'altronde disquisire della candidatura di Ciarrapico non e' che proprio sia tutta 'sta gran libidine.


martedì, 4 marzo 2008
Quasi ci si vergogna
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 12:41 am

brechtianamente, a parlare di alberi come facevo, ignaro, poche ore fa — mentre la strage continua. Altri quattro cinque morti sul lavoro oggi. Dall'inizio dell'anno — ho gia' perso il conto, e basterebbe questo ad agghiacciare — sono piu' di una cinquantina settanta (l'elenco degli incidenti di gennaio e febbraio qui). Uno al giorno, dice Repubblica — e arrotonda per difetto. E la campagna elettorale parla d'altro.


lunedì, 3 marzo 2008
Qui e' decisamente primavera
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:24 pm

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