mercoledì, 6 febbraio 2008
Di solito non pratico il genere letterario dei post sui referrer, anche se a volte ce ne sono di interessanti. Pero' qualcuno sta cominciando ad arrivare su The Rat Race cercando indicazioni terapeutiche sull'autismo — e credo che sia giusto mettere in chiaro un paio di cose per chi ha bisogno di questo genere di risposte.
1) Disclaimer. Ne' Waldorf ne' il sottoscritto abbiamo competenze mediche o terapeutiche. Siamo genitori di uno splendido bambino (autistico): il che significa che stiamo rapidamente imparando un milione di cose — e che tutti i giorni ci confrontiamo con le sfide, le difficolta', la fatica — ma soprattutto la gioia, le conquiste, l'entusiasmo — che vengono dal compito di far crescere bene e di educare al meglio delle nostre possibilita' un figlio radicalmente diverso* da tutti gli altri. Questo non fa di noi degli esperti e non ci da' titolo per dare indicazioni, consigli, risposte: andiamo per tentativi, un problema alla volta — e speriamo che tenga, come diceva Qualcuno. Percio' non possiamo aiutare la persona che e' arrivata qui cercando "come insegnare a leggere e scrivere agli autistici": beh, noi dobbiamo ancora scoprire come insegnare a *parlare* a nostro figlio. Leggere e scrivere sono un obiettivo che ci porremo tra un po' — e probabilmente cercheremo anche noi suggerimenti in giro.

2) Position statement. Tra i referrer recenti, uno recita "curare l'autismo con la psicomotricita'". Beh, It sta facendo psicomotricita' e ne sta traendo molto giovamento. Lo aiuta a migliorare la sua concentrazione, a dare uno scopo piu' preciso alle sue attivita', a rafforzare la sua coordinazione motoria, ad allungare significativamente i suoi span di attenzione — e anche a facilitare la sua relazione con gli altri. Ma tutto questo non cura l'autismo di nostro figlio, non piu' di quanto curi la sua pelle chiara o i suoi occhi marroni. L'autismo non e' una malattia, da cui si possa guarire — e' una caratteristica genetica di una persona, che non si sradica e non si combatte — e non se ne andra'. Quello che possiamo fare e' lavorare con nostro figlio per limitare gli effetti disabilitanti di questa sua caratteristica — e cercare di far venir fuori il piu' possibile gli aspetti positivi — e far crescere una persona autistica capace di una vita piena e soddisfacente. Provare a "curare" l'autismo come se fosse un nemico esterno — equivarrebbe a rifiutare nostro figlio — a volerlo diverso da come e' — e probabilmente a fare di lui una persona radicalmente infelice.
3) Considerazione a margine. Che qualcuno arrivi qui cercando indicazioni di terapia significa che in Italia c'e' una mostruosa poverta' di risorse online significative sull'autismo — e soprattutto che manca una community paragonabile a quelle di lingua inglese. Le persone autistiche e le loro famiglie sono molto piu' sole che altrove.
* Una volta non mi piaceva l'espressione "diversamente abili". It invece mi ha dimostrato che e' una definizione assolutamente esatta: ci sono cose che nostro figlio non sa fare, e sono abilita' che tutti i suoi coetanei "normali" padroneggiano; ma ci sono cose che sa fare — o che sa fare in un *altro* modo — e in cui dimostra capacita' da normali a del tutto eccezionali. It non e' (solo e sempre) dis-abile — spesso e' *dannatamente abile*: le sue abilita' non sono quelle standard, tutto qui.
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