domenica, 3 febbraio 2008
Invece, tempo non ce n'e'
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da waldorf alle 12:11 am

Il discorso sulla lentezza, e sul riprendersi il tempo, mi pare molto pericoloso. Cerco di spiegarmi. Se lei va 3 giorni a Fermo a giocare lentamente a Shangai, a dialogare lentamente (spero qualcuno abbia qualcosa da dire), a fare lente passeggiate, a casa intanto chi rifà i letti, chi porta i bambini a scuola, chi fa la spesa, chi la cena?
E se lei, tornata lentamente (in treno?), lentamente riordina la casa, rilegge poesie (Ungaretti), va al mercato a comprare la verdura (biologica) freschissima, quando scrive i suoi bellissimi àrticoli? Non è vero che "per trovar tempo bisogna rallentare", bisogna innanzi tutto aver degli schiavi (o delle mogli). Il tempo pare sempre corto a tutti. 60 anni fa mia nonna aveva 2 domestiche fisse e se lavoravano lentamente le chiamava pigre. Nelle nostre lunghe, lentissime estati in campagna, diceva: "Avrei bisogno di più tempo". E poi: le azioni, quasi sempre materiali, che secondo i nostri maitre à penser dobbiamo compier lentamente (comprare, pulire, cucinar verdura, usar pannolini, pannoloni riciclabili) indovini a chi toccano? Non ci hanno ancora detto di non usare la lavatrice, ma ci manca poco: vuoi mettere lo spreco di acqua, energia, detergente… Poi, le cose delicate si sciupano meno lavate a mano. E si puo' applicare "l'equazione Petrini": sciupandosi meno le cose, ne compriamo di meno, e avremo bisogno di meno soldi, quindi lavoreremo di meno e avremo più tempo.
Bello, no? Carlo Petrini non salverà il mondo ma potrebbe riuscirgli di rimandarci tutte in cucina. A me piace correre, in senso materiale e metaforico. Fa bene allo spirito, e non permetto a nessuno di insegnarmi come è meglio passi il mio tempo.
Ringrazio Bonduelle per l'insalata di quarta gamma del supermercato sotto casa: nei venti minuti che mi avanzano, leggo il suo articolo su D.

Questa lettera a firma della signora Luciana Virando e' comparsa sul numero odierno di "D" di Repubblica a commento di un articolo di Concita De Gregorio pubblicato su un precedente numero, contenente una sorta di elogio della lentezza. Non ho molto da aggiungere, faccio la parassita perche' trovo condivisibile ogni parola della signora Luciana, la cui lettera mi sembra molto ben scritta. Solo vorrei dire che non amo molto i laudatores temporis acti quando lodano un tempo che non e' mai esistito oppure non si rendono conto delle implicazioni di certe lodi. Per esempio voler tornare alla lentezza, magari richiamando stili di vita di un tempo, in molti casi significa voler ignorare che quello era uno stile di vita delle classi alte, condotto sulla pelle dei vari domestici (del resto come ha detto qualcuno, dietro una grande donna c'e' sempre una grande governante) e del resto probabilmente gli amanti della lentezza godono tuttora di simili privilegi. Apprezzo poi il riferimento a Petrini, uno che ha le sue ragioni ma mi irrita profondamente nella sua pervicace volonta' di ignorare la realta' e la necessita' del compromesso. I ristoranti slow food sono una bellissima idea, ma per la gente con bambini (specie autistici come nel nostro caso, ma non solo) possono essere un bel problema… non si potrebbe avere un food magari non troppo fast e di qualita' non scadente ma possibilmente non eccessivamente slow? Cosi' almeno non saremmo costretti a ripiegare su McDonald's quando siamo a giro con il pargolo. Ma non voglio continuare a sproloquiare, sottraendovi il tempo per andare a comprare verdura al mercatino biologico e pulirla adeguatamente :-))

19 Commenti a “Invece, tempo non ce n'e'”

  1. Paolo Bizzarri ha scritto il 4 febbraio 2008 alle 10:49 am

    Finalmente!

    A me cibo biologico e slow food sanno tanto di puzza sotto il naso e di "noi non mangiamo le cose che mangiano i poveri".

    Insomma, fanno cose molto da ricchi di sinistra: gente che predica su come fare le cose da posizioni di forza.

    Infinitamente peggio dei ricchi di destra, che almeno non predicano.

  2. Elena Rossi ha scritto il 4 febbraio 2008 alle 2:17 pm

    Io non sono assolutamente d'accordo. Io fumo come una ciminiera e so benissimo che questo mi fa male, che sarebbe meglio per la mia salute che non lo facessi. Non per questo me ne vado in giro a sostenere che tutti quelli che non fumano sono dei cretini. Il tempo non c'entra niente. Conosco un sacco di persone che conciliano serenamente la spesa di prodotti biologici con la frenetica vita quotidiana. Non vedo che differenza ci sia nel perdere 30 minuti al supermercato o nel perderli al negozio di prodotti biologici. Casomai la questione gira intorno al "cucinare" i cibi, motivo per il quale, io per prima, PIGRAMENTE acquisto al super, magari prodotti semi lavorati o addirittura già pronti. Ma, ribadisco, come per la storia del fumo, non penso di essere io quella nel "giusto", so che si potrebbe fare di meglio, che è solo pigrizia (non avere voglia di cucinare) la mia. Per la cronaca sono una madre sola, con 2 lavori e senza donna di servizio, ma so per certo che se scelgo di leggere D (e non lo faccio perchè preferisco leggere internazionale, o un buon libro o un fumetto) invece di cucinare un minestrone biologico a mia figlia è solo per mia scelta e per mia pigrizia. In quanto a problemi e Mc. donald, io ho semplicemente deciso di non mangiare e non far mangiare a mia figlia quelle schifezze e non ci vado. Io la mia "pargola" che ora ha quasi 16 anni l'ho sempre portata dappertutto, e non è davvero mai stata un mostro di santità e di casino ne faceva parecchio. Se non avevo voglia di sopportare le facce scocciate degli avventori e/o dei proprietari, semplicemente non andavo. Mi pare che cercare di entrare nell'ordine di idee di recuperare uno stile di vita, quando e dove possibile, più "slow" e "biologico" sia solo una tendenza più che sana, che non può che portare salute ai nostri figli e a noi, senza contare che sarebbe l'ora di prendersi anche un paio di responsabilità verso il pianeta, visto che gli esperti danno al nostro "attuale" stile di vita non più di 10 anni. Ovvero se non la smettiamo di trincerarci dietro questo TIPO di atteggiamento che giustifica TANTE COSE (io prendo sempre la macchina, perchè non ho tempo, io non differenzio i rifiuti perchè non ho tempo, io non mi impegno per l'ambiente in nessun modo perchè non ho tempo…), tutto il nostro bell'apparato e sistema di vita ci penserà il pianeta a stravolgerlo e allora magari vorremo dare un braccio e sicuramente la nostra insalata bonduelle e la nostra bella copia di D, in cambio della possibilità, che non avremo più, di fare le cose un po' meglio…(o almeno di non criticare chi lo fa) di questo qualunquismo facciamo volentieri a meno. Se non hai voglia, pazienza. Ma non te la prendere con chi ne ha (di voglia. Non di domestiche-puzza sotto il naso-tempo da buttare)

  3. Paolo Bizzarri ha scritto il 5 febbraio 2008 alle 1:03 pm

    "Mi pare che cercare di entrare nell'ordine di idee di recuperare uno stile di vita, quando e dove possibile, più "slow" e "biologico" sia solo una tendenza più che sana,"

    Certo. Basta avere il tempo e i soldi per farlo.

    A me, nel bilancio familiare i cibi biologici non entrano proprio. Ed è per questo che dico che sono i prodotti da ricchi: fare una spesa biologica vuol dire spendere esattamente il doppio di quello che spendi normalmente.

    Carlo Petrini non ha caso fa il professore universitario: il che vuol dire che ha il tempo da gestire come gli pare, e i soldi per farlo.

    Il punto è riuscire a proporre stili di vita compatibili con le persone che di soldi ne hanno pochi, e per i quali il tempo è risicato.

    "tutto il nostro bell'apparato e sistema di vita ci penserà il pianeta a stravolgerlo e allora magari vorremo dare un braccio e sicuramente la nostra insalata bonduelle"

    Ma tu sei sicura che un'insalata biologica abbia un'impatto sull'ambiente inferiore a quella di un'insalata preconfezionata?

    E soprattutto: come la produci abbastanza insalata per tutti quanti? La resa delle coltivazioni biologiche è estremamente inferiore di quella delle coltivazioni moderne.

  4. Intempestiva ha scritto il 5 febbraio 2008 alle 4:16 pm

    Ma a me l'articolo della De Gregorio sembra solo uno scherzo, non una presa di posizione.

  5. waldorf ha scritto il 5 febbraio 2008 alle 4:53 pm

    Effettivamente l'articolo della De Gregorio non prende molto posizione; a me interessava la lettera di per se stessa, che in alcuni punti diceva cose che mi sono sembrate perfettamente calzanti al mio pensiero. Comunque gli articoli della De Gregorio mi lasciano spesso il dubbio se c'e' o ci fa…

  6. v. ha scritto il 5 febbraio 2008 alle 10:32 pm

    Non entro nel merito della questione un po' perché non ho letto l'articolo di Concita De Gregori un po' perché sono di corsa :-)
    Una piccola nota sui prodotti bio: una recente indagine di Altroconsumo ha purtroppo dimostrato che nella maggioranza dei casi (ad es. il biologico che troviamo al supermercato) questi prodotti non differiscono in nulla dai prodotti non-bio.
    v.

  7. Intempestiva ha scritto il 6 febbraio 2008 alle 2:42 pm

    8D
    Sì, soprattutto quelli "di costume".

  8. Amministratore ha scritto il 6 febbraio 2008 alle 3:01 pm

    Per l'appunto: "C'e' o ci fa?" ;-)

  9. Ilgeko ha scritto il 6 febbraio 2008 alle 6:00 pm

    @paolo: le persone che conosco che si sforzano di acquistare bio non sono affatto ricche. Sicuramente non sono povere. Ma questo credo valga anche per te. Vale anche per me che sono precaria, faccio 2 lavori per sbarcare il lunario (non riuscendoci) ho una figlia ecc..e di conseguenza assi poco tempo. Parlo da ignorante, ma acquistare bio non significa "solo" acquistare al supermercato prodotti bio. Ci sono gruppi (a Pisa c'è il GASP, ma gruppi GAS ne esistono in tutta Italia), che distribuicono prodotti bio provenienti dai produttori locali, che non costano ne più ne meno di quelli che compri al super..
    Quello che disturba è che si parli senza conoscere, ripeto, io per prima sono molto ignorante in materia. Certo la risposta può essere "non ho il tempo di informarmi". Ma se questa fosse la risposta sarei d'accordo, sarei stata zitta. Perchè è onesta. nessuno vi obbliga a leggere la De Gregorio, ma mi pare che la leggiate lo stesso, pur non stimandola (io, per inciso, non so manco chi è). Evidentemente un po' di tempo vi avanza.

  10. waldorf ha scritto il 6 febbraio 2008 alle 9:16 pm

    Mi pare pero' che il dibattito sul cd. bio, e soprattutto se sia roba da ricchi o da poveri, c'entri abbastanza poco con il tema del tempo, era solo un esempio. Ognuno e' libero di usare il tempo come vuole nella vita, ovviamente, e quindi di leggere gli articoli della De Gregorio o di pulire un chilo di prezzemolo, ma esaltare la lentezza puo' significare sacrificare altro, e la visione di Petrini puo' appunto rimandare noi donne in cucina, da dove siamo uscite con fatica. Comunque quanto al bio e alla vita sana mi pare che l'aspettativa di vita nella nostra societa' insana sia di gran lunga migliore che nella sana società di un tempo in cui la verdura era solo bio e non c'era inquinamento. E poi decine di insalate biologiche temo che non ripaghino anche solo di qualche minuto di fumo passivo.

  11. Elena Rossi ha scritto il 7 febbraio 2008 alle 10:03 am

    I miei commenti non volevano affatto girare intorno al concetto "ricchi/poveri" (difatti il concetto è stato introdotto da Bizzarri), ma anzi, volevano restare ben ancorati al concetto di "tempo" con l'aggiunta del fatto che un po' di onestà mentale rispetto alla trattazione di certi argomenti sarebbe necessaria, perchè, ripeto, parlare di cose di cui si sa poco o nulla affibbiando delle etichette superficiali e qualunquiste, significa non essere onesti e trincerarsi dietro luoghi comuni. Sono la prima a sostenere che ognuno del suo tempo fa quel che vuole. ma non cambiare sistema alimentare è una questione di pigrizia e di scelta, pigrizia perchè cucinare cibi semilavorati è più facile, scelta perchè non informarsi per cercare un'alternativa è una scelta. Per quanto riguarda il "rimandare le donne in cucina", lo trovo un concetto del tutto assurdo nel contesto "dal quale" parliamo. Nessuna di noi rischia di finire relegata in cucina a discapito della propria libertà. Siamo libere di decidere se ci piace cucinare o meno, se abbiamo voglia di pulire un chilo di prezzemolo o meno. Sempre per evitare semplificazioni riduttive, la nostra aspettativa di vita non è aumentata per la scelta di utilizzare prodotti alimentari della grande distribuzione, ma per una serie ben più vasta di fattori che coprendono l'igiene, l'educazione, le cure disponibili, l'ambiente, l'esposizione ai pericoli ed a una vita usurante ecc. Quindi, di nuovo, affermare "mi pare che l'aspettativa di vita nella nostra societa' insana sia di gran lunga migliore che nella sana società di un tempo in cui la verdura era solo bio e non c'era inquinamento" sarà sicuramente una bella frase ad effetto, ma dimostra poca onestà mentale.

  12. Angelo ha scritto il 7 febbraio 2008 alle 9:19 pm

  13. Elena Rossi ha scritto il 8 febbraio 2008 alle 5:52 pm

    C'è poco da sospendere, con i puntini. Forse una sospensione, di giudizio, sarebbe stata più appropriata.

  14. Paolo Bizzarri ha scritto il 8 febbraio 2008 alle 6:02 pm

    @ilgecko.

    Facciamo un esempio pratico? Un litro di latte al supermercato costa un euro (marca commerciale).

    Un litro di latte biologico al GAS costa DUE euro (gruppo di Pisa).

    Supponendo di consumare un litro di latte al giorno, fa una differenza di 150 euro al mese. Ossia il 15% del reddito disponibile di un milleurista.

    Faccio notare che stiamo parlando di UN SINGOLO prodotto alimentare.

    Ci sono due possibilità:

    a) esiste un GAS che vende un litro di latte a un euro, e che io non conosco;

    b) il tuo concetto di povero è abbastanza diverso dal mio.

    Quanto al leggere e all'informarsi, forse potresti anche riflettere che non conoscendomi potresti anche evitare giudizi di merito. Giusto così.

  15. Elena Rossi ha scritto il 11 febbraio 2008 alle 9:54 am

    Hai ragione. Infatti io faccio la spesa al discount. Eviterò di rispondere che se si spende di più per alcuni prodotti, si può spendere meno per altri, o addirittura fare a meno di acquistarli perchè effettivamente superflui ed anche "insalubri". E' una risposta così ovvia da essere inutile.

  16. Arianna ha scritto il 11 febbraio 2008 alle 12:10 pm

    Giusto una precisazione che mi sembra doverosa, facendo io parte del GAS di Pisa.
    Latte di camporbiano costa 1.45
    Latte della garfagnana utilizzato dal GAS Molina costa 1.10
    Il latte di rigoli che veniva acquistato lo scorso anno a pisa costava 1.00 (non era biologico certificato)
    Il latte fresco intero (non biologico) al supermercato costa tra 1.30 e 1.40.

  17. Paolo Bizzarri ha scritto il 12 febbraio 2008 alle 3:26 pm

    In generale: a rispondere in fretta si sbagliano i conti. Intendevo parlare di 30 euro al mese. Che comunque sono il 3%. Il concetto cambia poco.

    @Arianna: il latte a marchio Coop al supermercato costa 1.05. Il primo prezzo all'Esselunga va sui 75 centesimi al litro.

    Poi, se mi dai informazioni su prodotti economici presi da un GAS, mi fai solo contento. Dagli ultimi giri che avevo fatto, avevo trovato prodotti costosi

    @Elena: mi sembra una risposta molto poco sensata. Come dire che per risanare il bilancio dello Stato basta tagliare le spese superflue o dannose, evitando accuratamente di dire QUALI sono le spese superflue o dannose.

  18. Elena Rossi ha scritto il 12 febbraio 2008 alle 4:56 pm

    oops. E cadde il silenzio.

  19. Elena Rossi ha scritto il 13 febbraio 2008 alle 10:26 am

    La risposta non è poco sensata, non evito accuratamente di dire "quali". Io so esattamente dove sbaglio nella mia economia domestica, come e perchè. Credo che per te valga lo stesso e non mi permetterei mai di dire dove TU fai spese superflue e/o dannose, ma solo che probabilmente ce ne sono. Il mio discorso gira sempre e comunque ancora intorno ai due fattori iniziali: pigrizia e scelta, e rimane attinenete al tema del post: "la mancanza di tempo per". Visto che l'hai tirata in ballo tu (io posso avere le mie idee riguardo a come risanare il bilancio dello stato, ma non cado in facilonerie) non optare per un certo sistema di vita "è una scelta politica". Ma di nuovo il tempo non c'entra nulla. E con questo, per quanto mi riguarda, la discussione finisce qui per rispetto al disclaimer dei proprietari del blog "i commenti non sono un forum" per quanto non si sia off topic.

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