domenica, 20 gennaio 2008
Ratzinger, la fede e la morale non condivisa
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto da waldorf alle 1:11 am

Devo dire che sono piuttosto arrabbiata. Devo premettere che ho rinunciato a capire qualcosa di ciò che accade in Italia ultimamente (ad esempio perché si ritiene che l'intolleranza stia dalla parte dei professori della Sapienza piuttosto che da parte del Papa), ma anche che di teologia capisco poco, per congenita mancanza di predisposizione. Però, per quanto me lo permette la mia ignoranza, sono arrabbiata con Ratzinger e la chiesa cattolica italiana.
Ratzinger dice che non vuole imporre la fede; secondo Scalfari è il minimo sindacale, ma a me invece sembra particolarmente significativo. All'attuale Papa per quanto manifesta con le sue azioni di ogni giorno e non tanto con le parole non importa granché della fede, nè di certo fa molto per ispirarla, respingendo tutti coloro che non si assoggettano alle sue regole. L'impostazione attuale della Chiesa sembra (posso anche sbagliare, ma se lo faccio sono ben aiutata) quella di gradire soprattutto l'adesione alla morale cattolica al di là della fede e anche senza la fede, e quindi sono benvenuti personaggi come Ferrara, che per definizione sono privi di fede, ma che sono prontissimi ad imporre la morale cattolica a tutti gli altri (probabilmente non molto a se stessi, non so).
Forse in questo momento della mia vita avrei pure bisogno di ragionare sulla fede, di spiegarmi le cose che mi accadono in una prospettiva più vasta dell'orizzonte della mia esistenza quotidiana. Di certo pero' non posso rivolgermi al cattolicesimo, per la mia scarsa compatibilità caratteriale, ma anche perché la Chiesa mi pare appunto cosi' totalmente lontana dalla realta' degli esseri umani di questo momento storico, priva sostanzialmente di carita' e scarsamente dispensatrice di fede.
L'unica risposta che sembra volersi dare ai problemi di chi la fede non l'ha trovata, della difficolta' di vivere in una societa', anche forse eccessivamente laicizzata come dice lo stesso Ratzinger, e' solo il rifiuto della comprensione. Come posso dialogare con qualcuno che non crede possibile la mediazione ma solo l'adesione a cio' che predica? Per questo non vedo come si possa accusare di intolleranza la controparte, dato che, per definizione, la granitica teologia di Ratzinger non tollera aperture.
Da qui la rabbia, perche' tutto questo non aiuta a credere e sperare, anche se proprio alla speranza Ratzinger ha dedicato la sua enciclica, e invece ce ne sarebbe bisogno. Come ci sarebbe bisogno di preservativi e contraccettivi orali per combattere l'aborto, piuttosto che di dare di assassine alle donne, ma la teologia non consente deroghe, preferendo aborti clandestini e bambini che nascono con l'Aids. Ma e' questa la Chiesa a cui veramente pensano che i laici possano avvicinarsi? O conta soltanto imporre la loro morale a suon di editti?
Puo' darsi che la seconda scelta appaia la piu' vincente in questo momento storico per combattere l'estinzione della Chiesa. Ci sono sempre meno preti e a me i fedeli che escono dalla Messa sembrano sempre piu' vecchi. E' inevitabile che prima o poi la reale assoluta minorita' del cattolicesimo nella societa' italiana emerga; i ragazzi di oggi nella massa sono probabilmente a digiuno delle piu' elementari nozioni di dottrina. E probabilmente, quando sara' rimasta solo l'indifferenza, si scoprira' che abbiamo perso tutti, la Chiesa ma anche i laici. E non per colpa loro.

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