giovedì, 31 gennaio 2008
Era tanto che mancava da questa rubrica…
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 1:50 pm

"Ho scritto una legge che non è stata quella alla fine approvata. La disconosco nel senso che la mia legge era quella su cui intervenne poi la Presidenza della Repubblica spostando il premio da nazionale a regionale al Senato". Lo dice il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli a "Panorama del Giorno" su Canale 5. (da Repubblica)

Per gli smemorati, il premio di maggioranza nazionale, originariamente previsto dal Porcellum, era in diretto contrasto con l'art. 57 della Costituzione, che recita (corsivo mio):

Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.


giovedì, 31 gennaio 2008
Sono un Qualunquista
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:34 am

Me l'ero perso, Antonio Albanese – Cetto LaQualunque che scoppia in lacrime, dicendo "Hanno vinto loro" alla fine del suo pezzo di sabato scorso da Fazio. Ecco, io credo che quel minuto e mezzo finale sia il commento migliore, il piu' vero — e a modo suo il piu' triste di quel che e' successo in queste giornate.

Pero' siccome sono un qualunquista ostinato, vi racconto anche che il 1 e il 2 febbraio ci sara' la sessione finale della Commissione Statuto del Partito Democratico e che in quella sede si giocano le ultime possibilita' che le primarie per le liste elettorali siano previste appunto nello Statuto del PD. Qui c'e' la lista dei componenti della Commissione: se ne conoscete qualcuno — e se credete che le primarie possano rendere meno inutile il voto — scrivetegli e diteglielo.

Tecnicamente, nella seduta della Commissione si discutono e si votano emendamenti al testo base dello Statuto; quelli relativi alle primarie sono all'art. 18 e li trovate alle pagine 29 e seguenti di questo documento.


I Lego compiono cinquant'anni oggi (via Slashdot)



martedì, 29 gennaio 2008
Consolazioni (e nemmeno tanto magre)
Nelle categorie: Mangiare bere e andare a spasso — Scritto dal Ratto alle 9:23 am

Per la cronaca, il pan torrone della Pasticceria Duomo di Cremona e' un'esperienza mistica.


Ho scoperto Ribat al mujahid grazie a Lia — ed e' stato un colpo di fulmine.



Jean-Claude Monod sulla laicita' (in Francia). In Italia si sarebbero gia' stracciati le vesti… (da Le Monde)



lunedì, 28 gennaio 2008
Una domandina facile facile
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 2:13 pm

da cui dipende una parte significativa dei miei futuri orientamenti elettorali.

Premessa: tutti dicono che la legge elettorale e' una porcata da un lato perche' non garantisce la governabilita', dall'altro perche' con il meccanismo delle liste bloccate ha tolto ogni vero potere di scelta agli elettori, mettendolo interamente nelle mani degli organismi dirigenti dei partiti. Ora, il primo problema non e' risolvibile senza la riforma — che sembra improbabile si riesca a fare; il secondo forse non e' irrimediabile a legge invariata.
Domandina: se la legge elettorale non cambia e si va al voto da qui a qualche mese, quali partiti si impegnano a scegliere *tutti* i loro candidati con le primarie, in maniera trasparente?

Non e' mica difficile fare un regolamento per le primarie in dieci giorni. Secondo me questi sono i punti essenziali, se si vuol scendere nel tecnico:
- primarie di circoscrizione;
- voto limitato (ogni elettore puo' indicare un numero di preferenze pari al massimo a un quarto o a un quinto, arrotondato per difetto, dei posti in lista), in modo da permettere alle varie aree di ogni partito di non esssere schiacciate;
- entrano in lista i candidati piu' votati, in ordine di numero di voti ricevuti;
- opzionalmente, ma sarebbe una cosa assai bella, il 50% dei posti in lista, in rigida alternanza di genere, potrebbe essere riservato a candidate;
- le candidature multiple sono permesse dalla legge e niente impedisce di presentare un leader nazionale alle primarie in piu' circoscrizioni: ma pure loro vadano alle primarie. Se poi si ponesse un limite a questo malcostume, meglio ancora.

Si', si' — lo so — non succedera' mai. Ne sono del tutto consapevole. Ma sognare costa poco…


domenica, 27 gennaio 2008
Unwertes Leben?
Nelle categorie: Di(ver)s(e)abilita', Ebraismo, Israele e dintorni, It — Scritto dal Ratto alle 1:14 am

Tra tante altre cose, scoprire che nostro figlio e' autistico ha cambiato radicalmente anche la mia personale percezione della Shoah.
Per me e' sempre stato un dovere il ricordo. Ma il dovere che incombe a coloro che stanno sicuri nelle loro tiepide case, a coloro che non solo non sono stati toccati, ma che erano protetti dalla catastrofe — e che avrebbero potuto tranquillamente non guardare (e in molti casi non hanno guardato). Era una tragedia altrui — ed era proprio in questo essere una tragedia altrui la chiave del dovere della memoria. Chi non era tra le vittime, avrebbe potuto essere tra i carnefici — e anche soltanto starne fuori era un modo implicito di essere complici dei carnefici. Era un sentimento, quello della memoria, che somigliava molto a quel che Lia ha scritto, assai meglio di me, nei giorni scorsi.
Ma una persona come nostro figlio sarebbe stata spazzata via dallo sterminio. Sarebbe stata considerata una "vita senza valore" e soppressa in segreto tra i primi, quando ancora non si parlava di soluzione finale. Hitler previde con lucido rigore* la necessita' economica e razziale di eliminare tutti i disabili psichici e fisici. Ma a differenza dello sterminio degli ebrei, quello dei disabili non poteva costruire il suo consenso sull'odio: si trattava dei figli, dei fratelli, dei familiari dei buoni tedeschi sulla cui adesione si fondava la solidita' del regime. Per quanto ferrea fosse la presa della propaganda, non poteva spingere a rivolgere l'odio fin dentro i rapporti familiari. E allora invento' la strategia della pieta'. A partire dal caso di un bambino nato con handicap gravi, di cui i genitori chiedevano l'eutanasia, venne sviluppato un programma di uccisione dei bambini portatori di alcune patologie particolarmente disabilitanti, presentandolo come un atto di compassione nei confronti di chi altrimenti avrebbe avuto "vite indegne di essere vissute". Tra segretezza e supposta pieta', dal 1939 in poi furono eliminati circa cinquemila bambini sotto i tre anni, con una procedura che formalmente prevedeva il ricovero in strutture specializzate per le cure — e in realta' sottraeva i bambini al controllo delle famiglie e li avviava all'uccisione tramite iniezione letale o addirittura per fame.
L'eliminazione dei bambini era pero' soltanto il primo passo nello sterminio dei disabili: nel 1939 fu avviato anche un programma per l'uccisione sistematica degli adulti ricoverati in strutture assistenziali per malattie mentali o disabilita' psicofisiche di tutti i generi. Il programma, denominato Aktion T-4, venne portato avanti con un notevole grado di segretezza e porto' all'eliminazione di circa settantamila persone tra il 1940 e il 1941. Tuttavia la segretezza dell'Aktion T-4 non fu sufficiente: voci sull'uccisione dei disabili si diffusero a partire dalla meta' del 1940 e portarono a numerosi episodi di opposizione — anche clamorosa — da parte delle famiglie e di numerosi esponenti delle chiese cristiane, della cattolica in particolare. Queste manifestazioni di opposizione finirono per costringere il Reich ad abbandonare il programma di sterminio, almeno in maniera organizzata, nell'agosto del 1941, anche se l'uccisione dei "deboli" continuo' ad essere una prassi comune fino al termine della guerra.
I programmi di sterminio dei bambini e degli adulti disabili furono per molti aspetti la prova generale della soluzione finale: vi vennero sperimentati i trasporti, i campi di smistamento, le tecniche di uccisione di massa con il gas, le sperimentazioni "mediche", il terribile equilibrio tra ufficialita', documentazione, segretezza e dissimulazione che avrebbe costituito la norma della burocrazia della Shoah.
Ma — ed e' una riflessione che nel giorno della memoria mi pare particolarmente importante — l'Aktion T-4 fu fermata — e la prosecuzione dello sterminio resa molto piu' difficile — dall'opposizione dell'opinione pubblica tedesca: a dimostrazione del fatto che perfino sotto il regime nazista, perfino durante la guerra *era possibile* fermare la soluzione finale — e il fatto che cio' non accadde e' da imputarsi alle responsabilita' dei milioni che "sicuri nelle loro tiepide case" preferirono non vedere — e non parlare.
Mio figlio gioca davanti a me, stasera, nel piu' autistico dei modi: correndo, gridando, saltando, scagliando i giocattoli da una parte all'altra. E c'e' talmente tanta vita in lui — talmente tanta forza e gioia — che fa quasi male — e agghiaccia pensare ai tanti come lui che sono stati cancellati.

Informazioni piu' puntuali sullo sterminio dei disabili qui e qui.

* Uso ponderatamente questa espressione: non fu gratuita crudelta' o follia, ma la persecuzione di un disegno assolutamente coerente. Certo: allucinanti le premesse razziste, abominevole il progetto di creare la stirpe perfetta. Ma a valle di quell'abominio iniziale, tutto fu lucido e rigoroso — invocare la follia sarebbe un'attenuante del tutto immeritata.


sabato, 26 gennaio 2008
La politica del red paper clip
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto da waldorf alle 11:05 am

A pensarci bene, a me la carriera politica di Mastella ricorda un po' la storia di Kyle McDonald, il tizio che partendo da un fermaglio rosso (one red paper clip, appunto) e' arrivato a furia di scambi a ottenere una casa, sia pure in Saskatchewan, sia pure in via temporanea. Mi immagino Mastella, tenero bambino a San Giovanni di Ceppaloni, o dovunque sia cresciuto, che già alle elementari scambiava un fermaglio con una merenda, la merenda con un temino, e il temino con una macchinina, e la macchinina con un giro in bicicletta ecc. ecc. Da grande ha cominicato a scambiare favori sempre piu' importanti per tutto il Sannio, finche' scambiando scambiando, ha ottenuto 400.000 voti e con quelli un ministero. Ora dobbiamo solo vedere che cosa scambiera' con la caduta di Prodi. Magari fosse una casa nel Saskatchewan.


venerdì, 25 gennaio 2008
Considerazioni sconclusionate sulla crisi di governo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 1:36 pm

Io non so se Prodi abbia fatto bene ad andare fino in fondo in una battaglia persa come quella della fiducia al Senato. Non so se abbia fatto bene per l'Italia, o per la sua parte politica. Ma so che non posso non provare una simpatia profonda, umana e istituzionale (non necessariamente politica), per la coerenza e per la trasparenza di questo percorso. Si dice da anni, da quando ho memoria della politica, che le crisi di governo extraparlamentari sono un'aberrazione — che la Costituzione non le prevede, e cosi' via. Ma ogni volta che si arriva alla caduta di un governo si cerca di evitare il passaggio parlamentare. Personalmente sono contento che questa volta non sia andata cosi' — che ognuno si sia dovuto prendere una responsabilita' visibile e chiara del voto che ha espresso — e del modo in cui ha utilizzato la delega ricevuta dagli elettori. Dove non c'e' vincolo di mandato, come (io credo giustamente) recita la nostra Costituzione, il contrappeso dev'essere la trasparenza che permette all'elettore di giudicare il suo eletto.
Si parla molto di riformare la Costituzione, di ritoccare le nostre istituzioni. Credo che sia indispensabile: ma prima di poterlo fare, bisognerebbe cominciare a rispettarle, le istituzioni. Ecco, per dirla in due parole, io ho l'impressione che ci sia un disperato bisogno di intransigenza e di radicalismo istituzionale, oggi in Italia — ed e' una merce politica che nessuno e' disposto a mettere sul mercato. Ci ha provato Prodi, almeno a intermittenza. Ce ne siamo sbarazzati.

Una nota privata: quando l'avventura prodiana e' cominciata, mia figlia maggiore aveva pochi mesi. Ora e' in terza media. Per uno come me, che ha mangiato pane e politica per praticamente tutta la vita, la sensazione di queste ore e' un intreccio inestricabile e piuttosto doloroso di personale e politico, di ricordi famigliari e di vicende pubbliche — la sensazione che un pezzo di vita — mia e di questo Paese — sia arrivata a una non invidiabile fine. Lo so, e' un sentimento arruffato e probabilmente impossibile da comunicare decentemente, ma tant'e': in fondo questo e' un blog, mica l'articolo di fondo del Corrierone.

A margine del margine: questa volta se lo dovranno cercare — e sudare — il mio voto. Tutti quanti. La fiducia a priori e' finita. E anche la paura di Berlusconi: tanto vince comunque — e quindi posso permettermi almeno di non votare turandomi il naso.


giovedì, 24 gennaio 2008
Il nemico dentro — e le parole giuste
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 9:48 pm

Lia, rispondendo al post qui sotto:

Io ci sono cresciuta, con la consapevolezza dell’importanza della Memoria, e ricordo benissimo cos’era: era un momento di riflessione su se stessi in cui si facevano i conti con un male che era dentro di noi e da lì – e solo da lì – poteva riemergere. Non era la denuncia di un male esterno, di un nemico esterno. Ricordare, per me e per i miei compagni di scuola, per il mio mondo di ragazzina, non voleva dire: “Non facciamocelo succedere più”. Voleva dire: “Non facciamolo più“. Noi. Perché noi eravamo stati i carnefici o i loro complici, e chi era diverso da noi era stato nostra vittima, nostro capro espiatorio.
A me sembra che sia cambiato questo, oggi. Ci si sente nobili a poco prezzo, identificandosi con le vittime di ieri al punto da alzare barricate comuni contro mostri che, nella nostra immaginazione, non ci somigliano. Trovo che non serva a molto, una Memoria così. Credo che l’unica memoria che abbia un senso sia quella che ci insegna a conoscerci. Della memoria di un’esperienza, parliamo, e serve fino a quando la consapevolezza che se ne ricava fa da antidoto alla tentazione di farsi sconti, di cercare i mostri fuori di noi. Il contrario è un tradimento profondo del senso di ciò che ci è stato insegnato e, personalmente, me ne chiamo fuori.

Ecco — io lo sapevo che dovevo chiederlo proprio a lei — perche' ha detto la cosa giusta — quella che la leggi e ti rendi conto che e' esattamente quello che c'era da dire. Grazie.


mercoledì, 23 gennaio 2008
La memoria in un libro
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni — Scritto dal Ratto alle 1:03 am

Uyulala mi chiede di partecipare a una catena, per una volta seria, e di indicare un libro sulla Shoah come mio contributo a una ideale biblioteca della memoria.
Devo dire che esito, perche' mi pare che a volte tanta enfasi sulla memoria della Shoah nasconda — anche inconsciamente e in buona fede — il bisogno di *padroneggiarla*, di ridurla a una misura che entri nei nostri schemi mentali — e che chiudere la memoria in una biblioteca, reale o virtuale, possa diventare un modo per renderla il piu' possibile inoffensiva.
Al contrario, la memoria della Shoah — se non si vuole tradirla — deve restare *intollerabile*. Dev'essere qualcosa a cui si vorrebbe sfuggire — che si vorrebbe non aver presente — e che ci si costringe a tenere davanti agli occhi. Percio' niente letture confortanti, niente biblioteche virtuose, che ci facciano sentire meglio perche' assolviamo al compito nobile di non dimenticare.
Eppure — abbiamo soltanto le parole — per non lasciare che la Shoah venga cancellata. E allora propongo gli autori forse piu' inconciliati con la realta' — quelli che meno di tutti hanno cercato di estrarre un qualche *senso* dalla Shoah — e sono due poeti: Paul Celan (di cui Mondadori ha pubblicato l'opera integrale nei Meridiani) e Dan Pagis (che purtroppo conosco soltanto nella traduzione inglese edita dalla University of California Press, non essendo in grado di leggere l'ebraico e mancando una traduzione italiana). Sono due libri che — onestamente — non so se avrei oggi il coraggio di rileggere — e proprio per questo sono quelli che mi sento di citare.

Passo il testimone a Lia, senza alcun intento provocatorio — perche' credo che da lei possa venire qualche indicazione intelligente e fuori dalla vulgata; a Bloggoanchio, se mai gli capitera' di leggere questo blog; a Floria, perche' mi fido ciecamente dei suoi libri. E a chi altri vorra' pensarci, passando di qui.


E anche oggi un morto sul lavoro. A Bolzano. Io la penso esattamente come Sauro di Piccolo Blues (via Pensieri Spettinati).



I wouldn't steal e' la risposta intelligente all'odioso spot contro il download dei film che vi somministrano ogni volta che andate al cinema o guardate un dvd.
(via undo)



martedì, 22 gennaio 2008
Il programma elettorale di Forza Chiesa
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:44 am

Se e' vero quel che si sostiene sulla Stampa di oggi, e cioe' che Oltretevere si sapeva da sabato scorso che il Governo sarebbe caduto, a maggior ragione il discorso del Cardinal Bagnasco alla CEI suona come il programma politico della Chiesa cattolica per le prossime elezioni. Mancando di un partito cattolico capace della maggioranza relativa, nella miglior tradizione ruiniana Bagnasco porta la Chiesa italiana direttamente nell'agone, dettando ai politici la linea.


martedì, 22 gennaio 2008
Secondo voi…
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro — Scritto dal Ratto alle 12:27 am

… e' la tromba che gli ha fatto venire mal di testa?



(mi e' presa un'insana passione per le statue barocche: non quelle dei grandi scultori, ma quelle dei decoratori e dei marmisti, quelle destinate a fare scenografia sulle facciate delle chiese o sui pulpiti: sono dei soggetti fotografici spettacolari — e piu' sono retoriche meglio e'. Queste due vengono dalla facciata del Duomo di Cremona, dove siamo stati sabato scorso)


lunedì, 21 gennaio 2008
No grazie, Eminenza
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 6:00 pm

Il cardinale Tettamanzi scrive ai divorziati, spiegando loro che non sono fuori dalla comunione ecclesiale, ma ribadendo il no ai sacramenti per coloro che si sono risposati.
Al di la' del fatto che *comunque* non rientrerei nel grembo della Chiesa cattolica, in cui non mi riconosco piu' per centomila motivi, trovo assai cerchiobottista (assai "cattolico" nel senso piu' deteriore e anticlericale del termine) il messaggio di Tettamanzi. Riconosce da un lato la tragedia interiore del divorzio e la sofferenza che comporta; riconosce addirittura che vi sono casi in cui la separazione e' "inevitabile" "per difendere la dignita' delle persone, per evitare traumi piu' profondi". Si mostra inclusivo, aperto, assicura che la comunione ecclesiale non viene interrotta. Eppure la Chiesa non ha cambiato posizione. Per la Chiesa io — divorziato e risposato — sono comunque un concubino, resto escluso dai sacramenti. E allora dove diavolo e' l'apertura, l'accoglienza? No, non si puo' sostenere tutto e il contrario di tutto. Mi pare di ricordare che nel Vangelo ci sia scritto Sia il vostro parlare 'Si, si', 'No, no'. Quel che e' in piu' viene dal demonio. E questo mi pare un evidente caso di "Ni, ni" — piu' ammiccamento da piazzista che chiarezza evangelica.
No grazie, Eminenza: ripassi quando la sua Chiesa avra' deciso se e' "si, si" o "no, no".

P. S. E' perfin troppo facile osservare la contraddizione tra le parole di Tettamanzi e quelle di Bagnasco che rifiuta ancora una volta la possibilita' del "divorzio breve". Come dire: uno comprende, l'altro bastona.


Qui non si vorrebbe, ma si condivide il tono e lo sconforto di Ilvo Diamanti su Repubblica di oggi



domenica, 20 gennaio 2008
Ma che razza di paese e' mai questo
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:51 pm

(volevo scrivere una scalfarata domenicale, ma l'originale verte oggi sugli stessi argomenti che avevo in mente io — e ovviamente le scalfarate di Scalfari sono meglio delle mie — quindi lascio soltanto il titolo e il post-scriptum)

Venerdi' ci sono stati altri quattro morti sul lavoro. Oggi, domenica, un altro altri tre*. In un anno, mediamente, sono 1300 — un numero che non si riduce significativamente da anni. Significa quasi sei vittime per ogni giorno lavorativo. Un morto ogni diciassettemila occupati l'anno; ma, dato che non ci sono praticamente morti sul lavoro nel settore dei servizi, l'incidenza vera e' di uno su settemila nei settori dell'industria, dell'artigianato e dell'agricoltura.
E di che si discute in questo cavolo di paese? Di che si occupano i politici e di che si occupano gli strenui difensori cattolici della vita? Di che parla il sindacato? Dobbiamo davvero pensare che chi lascia la pelle sul lavoro e', come diceva ieri Gad Lerner, un morto di serie B. Quel che conta e' ben altro — e' se il Papa ha o meno parlato all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza.

* fonte: GR1 delle 8.00, lunedi' 21 gennaio.


domenica, 20 gennaio 2008
Ratzinger, la fede e la morale non condivisa
Nelle categorie: Laicita'/Religione — Scritto da waldorf alle 1:11 am

Devo dire che sono piuttosto arrabbiata. Devo premettere che ho rinunciato a capire qualcosa di ciò che accade in Italia ultimamente (ad esempio perché si ritiene che l'intolleranza stia dalla parte dei professori della Sapienza piuttosto che da parte del Papa), ma anche che di teologia capisco poco, per congenita mancanza di predisposizione. Però, per quanto me lo permette la mia ignoranza, sono arrabbiata con Ratzinger e la chiesa cattolica italiana.
Ratzinger dice che non vuole imporre la fede; secondo Scalfari è il minimo sindacale, ma a me invece sembra particolarmente significativo. All'attuale Papa per quanto manifesta con le sue azioni di ogni giorno e non tanto con le parole non importa granché della fede, nè di certo fa molto per ispirarla, respingendo tutti coloro che non si assoggettano alle sue regole. L'impostazione attuale della Chiesa sembra (posso anche sbagliare, ma se lo faccio sono ben aiutata) quella di gradire soprattutto l'adesione alla morale cattolica al di là della fede e anche senza la fede, e quindi sono benvenuti personaggi come Ferrara, che per definizione sono privi di fede, ma che sono prontissimi ad imporre la morale cattolica a tutti gli altri (probabilmente non molto a se stessi, non so).
Forse in questo momento della mia vita avrei pure bisogno di ragionare sulla fede, di spiegarmi le cose che mi accadono in una prospettiva più vasta dell'orizzonte della mia esistenza quotidiana. Di certo pero' non posso rivolgermi al cattolicesimo, per la mia scarsa compatibilità caratteriale, ma anche perché la Chiesa mi pare appunto cosi' totalmente lontana dalla realta' degli esseri umani di questo momento storico, priva sostanzialmente di carita' e scarsamente dispensatrice di fede.
L'unica risposta che sembra volersi dare ai problemi di chi la fede non l'ha trovata, della difficolta' di vivere in una societa', anche forse eccessivamente laicizzata come dice lo stesso Ratzinger, e' solo il rifiuto della comprensione. Come posso dialogare con qualcuno che non crede possibile la mediazione ma solo l'adesione a cio' che predica? Per questo non vedo come si possa accusare di intolleranza la controparte, dato che, per definizione, la granitica teologia di Ratzinger non tollera aperture.
Da qui la rabbia, perche' tutto questo non aiuta a credere e sperare, anche se proprio alla speranza Ratzinger ha dedicato la sua enciclica, e invece ce ne sarebbe bisogno. Come ci sarebbe bisogno di preservativi e contraccettivi orali per combattere l'aborto, piuttosto che di dare di assassine alle donne, ma la teologia non consente deroghe, preferendo aborti clandestini e bambini che nascono con l'Aids. Ma e' questa la Chiesa a cui veramente pensano che i laici possano avvicinarsi? O conta soltanto imporre la loro morale a suon di editti?
Puo' darsi che la seconda scelta appaia la piu' vincente in questo momento storico per combattere l'estinzione della Chiesa. Ci sono sempre meno preti e a me i fedeli che escono dalla Messa sembrano sempre piu' vecchi. E' inevitabile che prima o poi la reale assoluta minorita' del cattolicesimo nella societa' italiana emerga; i ragazzi di oggi nella massa sono probabilmente a digiuno delle piu' elementari nozioni di dottrina. E probabilmente, quando sara' rimasta solo l'indifferenza, si scoprira' che abbiamo perso tutti, la Chiesa ma anche i laici. E non per colpa loro.


mercoledì, 16 gennaio 2008
Grazie a tutti
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto da Amministratore alle 10:19 pm

Stamattina alle 11.49 e' passato di qui il centomillesimo visitatore di The Rat Race, nientemeno che da Atene (almeno cosi' dice Shinystat):


mercoledì, 16 gennaio 2008
Superior stabat lupus (bis)
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 9:49 pm

Sulla vicenda del Papa alla Sapienza la penso esattamente come Floria, per cui non aggiungo altro al suo bel post. Ma che la Chiesa si atteggi a vittima dell'intolleranza anticlericale oggi in Italia — e che la signora Mastella attribuisca i suoi arresti domiciliari a un clima di persecuzione anticattolica, e' talmente grottesco da far impallidire perfino il cinismo di Fedro:

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi
aquam bibenti?' Laniger contra timens
'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor'.
Repulsus ille veritatis viribus
'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.
Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.
'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';
atque ita correptum lacerat iniusta nece.
Haec propter illos scripta est homines fabula
qui fictis causis innocentes opprimunt.

Pero' almeno Fedro se la prendeva con il lupo. Il TG 1 di stasera era piu' o meno un plotone d'esecuzione contro gli agnelli. E visto che sono in vena di esibire la mia residua cultura latina, quid est Catulle, quid moraris emori?

Per altro, mi accorgo che questo titolo a un post l'avevo gia' dato: evidentemente in questo paese e' di moda prevaricare e passare da vittime.


lunedì, 14 gennaio 2008
Thyssen
Nelle categorie: Ma vaffanculo! — Scritto dal Ratto alle 4:52 pm

P. S. Su questi svergognati qui si condivide in pieno il post di Suzukimaruti. Compreso l'istinto della pistolettata.


sabato, 12 gennaio 2008
A che titolo?
Nelle categorie: Ma vaffanculo!, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 6:15 pm

Giuliano Ferrara, che non mi risulta avere aderito in alcuna misura al PD, si e' presentato alla riunione della commissione incaricata di redigere il manifesto del partito. Anche se la riunione era ufficialmente aperta ai soli componenti della commissione, gli e' stato permesso di partecipare e — a quanto pare — gli e' stato dato diritto di parola.
La prossima volta ci vado anche io, che almeno alle primarie del PD ho votato e ho firmato l'adesione al partito, alla riunione della commissione. E se non mi fanno entrare, giuro che faccio un casino. E magari sarebbe carino che fossimo in tanti, ad andarci per dire la nostra — e a fare casino.


A me l'articolo di Concita De Gregorio su Repubblica di oggi pare una brutta insalata di luoghi comuni. Senza un minimo di analisi vera.



Sulla Stampa di oggi due articoli che condivido pienamente: quello di Barenghi (L'ammaina bandiera dell'Ulivo) e quello di Tornabuoni (Trent'anni di cinismo sull'aborto). Che la buona vecchia cara Busiarda stia diventando un pericoloso foglio sovversivo?



Trenta milioni di euro per il software libero nella PA: ho firmato anche io una lettera per chiedere come vengono spesi.



mercoledì, 9 gennaio 2008
Io mi preoccupo
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 11:46 am

quando leggo che Veltroni apre al dibattito con Ferrara sulla legge 194. Non si puo' dialogare con chi mette sullo stesso piano il boia e una donna che decide di interrompere una gravidanza — non c'e' niente da discutere finche' la posizione di partenza e' quella.


(via Haramlik)



lunedì, 7 gennaio 2008
E ancora
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 10:29 am

(Stamattina, andando al lavoro. La versione ad alta risoluzione su 23 — 8 Mb!)


domenica, 6 gennaio 2008
Eccola!
Nelle categorie: Curiosando e andando in giro, Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 9:38 pm

Siamo appena rientrati a casa e abbiamo trovato, finalmente, la neve, che mancava da quasi due anni:




(Clic sulle foto per vedere tutta la serie in formato grande — su 23)


Questo post a proposito della moratoria sull'aborto mi pare pieno di buon senso. Ma forse il buon senso non e' di moda tra i teo-qualcosa italiani.



venerdì, 4 gennaio 2008
Dovere riparlare di aborto, nel 2008
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni, Umori e malumori — Scritto dal Ratto alle 12:18 pm

Lia racconta una storia di aborto — e credo che perfino Ruini capirebbe perche' "non e' il caso di rompere le palle. Davvero". Se avesse voglia di ascoltare, per una volta, invece di predicare.


mercoledì, 2 gennaio 2008
A line in the sand
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 9:10 pm

L'attacco alla 194 portato avanti da Bondi e' particolarmente subdolo, perche' non mira all'abrogazione, che susciterebbe certo un notevole putiferio, ma sostanzialmente alla sospensione dell'efficacia della legge — e quindi all'impossibilita' de facto di praticare aborti legalmente nelle strutture pubbliche.
Ecco, questa e' una di quelle situazioni in cui e' proprio semplice decidere da che parte stare — se con i bacchettoni cattolici o con le donne. Io sto con le donne. E se per caso qualche sapiente equilibrista del PD fosse tentato di dire "vediamo, forse, dialoghiamo, capiamo" — sappia che il mio voto se l'e' giocato — e questa volta per sempre.

Titollo ha detto piu' o meno le stesse cose ieri — forse dovremmo montare una campagna, su questo punto.

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