sabato, 15 dicembre 2007
Stereotipi, stereotipie e frittura di acciughe
Nelle categorie: It, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 4:48 pm

Uno dei tratti caratteristici delle persone autistiche, almeno a stare alle descrizioni e alle opinioni diffuse, e' di essere legati ad abitudini immodificabili e curiose, in particolare nei confronti del cibo. Cristopher, il protagonista de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, non mangia cibi diversi che siano venuti in contatto tra loro nel piatto — o che abbiano un colore giallo — ma e' solo un esempio tra i mille, reali o fittizi, che si possono trovare in giro.
It, in questo come in molti altri casi, non risponde affatto agli stereotipi. In generale sono pochi i suoi comportamenti ripetitivi e immotivati (le "stereotipie", nel gergo dei neuropsichiatri): non solo affronta bene i cambiamenti, ma se mai e' scarsamente capace di perseverare — tende a seguire ogni curiosita' momentanea e quindi anche a disperdersi in mille frammenti di esperienze della durata di un attimo. Anche con il cibo e' cosi' — e a volte sentiamo perfino un po' la mancanza della confortante ripetitivita' di tanti bambini, neurotipici o meno, che trovano (e forniscono ai genitori che devono nutrirli) sicurezza in poche ricette sperimentate: la pasta al pomodoro, la cotoletta alla milanese, le patate fritte, il formaggino. No, It ha certamente le sue preferenze alimentari (Pizza! Pizza!! — una delle sue prime parole e una delle poche che ancora mostra di comprendere), ma puo' rifiutare ostinatamente un alimento che pochi giorni prima ha assalito con entusiasmo — in compenso e' quasi sempre attratto da quel che sta nel nostro piatto, che sia o meno adatto a lui: cosi' a meno di un anno mangiava allegramente carne all'albese e sformatino di cipolle dolci — e non piu' tardi di ieri ha preteso a tutti i costi di assaggiare la mia frittura di acciughe in un ristorantino del lungomare di Viareggio, sdegnando la milanese di tacchino che gli piace tanto (per la cronaca: la frittura gli e' piaciuta, ma al secondo boccone ha trovato una lisca e questo ha posto fine alla sua nuova passione gastronomica).
Non che ci sia una morale — o un significato ulteriore in questo. Ma sempre di piu' abbiamo la sensazione che sotto l'etichetta di autismo (o di spettro autistico, o di disturbi pervasivi dello sviluppo — o del termine medicamente corretto che preferite) ci siano realta' tanto differenti quanto uniche — e che gli stereotipi che le persone "normali" (medici e terapisti compresi) si fanno sulla base di un modello astratto di "persona autistica" siano in realta' piu' dannosi delle stereotipie vere o presunte nel comportamento di nostro figlio.

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