domenica, 30 dicembre 2007
Siamo messi bene
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 11:19 pm

Mi rallegra lo stato del dibattito tra laici e cattolici in Italia. Da una parte un uomo come Odifreddi, che pare essere molto intelligente, sostiene (si legge sulla Repubblica versione cartacea di oggi) di non credere di avere pregiudizi contro i cattolici "così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: semplicemente, mi limito a constatare che essi hanno visioni del mondi antitetiche a quella scientifica, e piu' in generale alla razionalita', e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale" (sic).
Cosi', mentre l'augusto matematico parifica il cattolicesimo in generale ai parti di Branko o Capitani, l'eminenz Bagnasco, su Famiglia Cristiana, si lagna di quegli irrispettosi che nel PD che hanno pensato di far approvare una norma antiomofobia così sancendo per legge "il riconoscimento della pluralità degli orientamenti sessuali" (sic again). Meglio allora secondo il Cardinale Berlinguer e Togliatti che rispettavano di piu' la Chiesa (certo, nel vecchio PCI i gay non erano proprio ben accetti…).
E poi dicono che noi italiani siamo depressi. Mi meraviglierebbe il contrario..


domenica, 30 dicembre 2007
Niente ramarro di Caravaggio sul passeggino nella capitale del tartufo
Nelle categorie: It, Nel paese dei Bogia-Nen, Umori e malumori — Scritto da waldorf alle 12:33 am

Oggi siamo stati alla fondazione Ferrero di Alba, cercando di vedere la mostra della Collezione Longhi. Enrico era piu' o meno addormentato, quindi abbiamo creduto che sistemandolo in passeggino lui avrebbe continuato il suo sonnellino e noi avremmo potuto vedere in pace la mostra. Si e' trattato in realta' dell'ennesima illusione della nostra vita di genitori, ma non per colpa di Enrico, quanto dell'organizzazione della mostra. Una signora addetta alla biglietteria dai modi non scortesi (da un punto di vista puramente formale) ci ha fatto presente che con il passeggino no, non si poteva entrare, avrebbe chiesto al superiore ma gia' era stato detto di no ad altri. Il superiore ci ha confermato che non si poteva; la signora pero' ha magnanimamente dichiarato che avrei potuto aspettare gli altri con Enrico dentro senza che fosse necessario andar fuori al freddo (la giornata ad Alba era tutt'altro che tiepida). Insomma, essendo molto umani mi concedevano di restare con il bistrattato passeggino nell'atrio, come se avessero preso in seria considerazione l'idea di chiedermi proprio di uscire con il pericoloso aggeggio (non sanno quanto e' pericoloso il figliolo, sono stata tentata di scatenarglielo contro).
Un po' risentita ho chiesto piu' volte alla gentile madama quale trattamento avrebbero riservato ad un amante dell'arte costretto su sedia a rotelle, ma la signora da prima non ha risposto affatto, poi mi ha detto che non era colpa sua, eseguiva solo degli ordini; ad ogni modo non mi ha spiegato cosa facevano di un eventuale adulto impedito a camminare. Va sottolineato che il luogo non presentava alcuna apparente barriera architettonica. Dato che ero arrivata fino a la' e la mostra la volevo vedere, ingoiando la bile, sono entrata con Enrico in braccio; lui pero' era scocciato di essere stato rimosso dal suo posto nonché svegliato e ha cominciato a fare rumore, cosicchè ho stabilito che non era proprio cosa; ormai la mostra mi era rimasta sullo stomaco e allora mi sono presa il pargolo e, non approfittando della estrema cortesia dell'organizzazione, sono andata fuori pensando cose poco carine sui possibili utilizzi delle bottiglie dei quadri di Morandi esposti.
Il fatto e' che avere un figlio in qualche modo disabile ti rende parecchio sensibile a qualsiasi forma di esclusione, anche se non diretta specificamente alla sua disabilita'; certo il fatto che sia piu' difficile tenere a bada Enrico rispetto a bambini normali (anche se fino ad un certo punto) rende necessario per andare a giro poter disporre di tutti gli accorgimenti possibili. Mi da' soprattutto noia questo sottofondo di intolleranza per le persone in difficolta' e per i genitori di bambini piccoli, come se si pensasse: perche' diamine vogliono andarsene a giro e disturbare gli altri invece di starsene adeguatamente tappati in casa? In questo caso tra l'altro neanche hanno spiegato il motivo del divieto, forse avevano paura che rigassimo il parquet o nascondessimo un De Pisis nel passeggino.
Il colmo pero' e' stato che sull'opuscolo della mostra e sul sito internet della Fondazione Ferrero si parla di "possibilità di accesso e servizi per disabili". Ma allora mentite per la gola tanto per far finta di rispettare la legge 104 o ce l'avete proprio con me????
Ovviamente non posso recensire la mostra, tranne osservare che c'era un quadretto di un pittore del trecento con una Madonna del latte dalla tetta assurdamente piccola. L'ultima cosa che ho visto prima che Enrico stabilisse che quel posto era troppo antipatico per lui. Ed aveva assolutamente ragione.


lunedì, 24 dicembre 2007
Oscar Peterson (1925-2007)
Nelle categorie: Quel che resta — Scritto dal Ratto alle 7:20 pm


lunedì, 24 dicembre 2007
Stamattina
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 6:24 pm

un regalo per Comida prima di tuffarmi nella nebbia padana:


domenica, 23 dicembre 2007
Spe Salvi for dummies
Nelle categorie: Laicita'/Religione, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 5:15 pm

Come promesso, mi sono letto l'enciclica di Benedetto XVI — e mi piacerebbe discuterne con chi e' interessato ad uscire dagli schemi teocon vs. bright. Perche' in una prospettiva del genere invece non c'e' un bel niente da discutere: per i primi e' oro colato, per i secondi carta da cesso. Posizioni legittime — ma che mi interessano tanto quanto quelle degli ultras del Genoa o della Samp.
Premetto: la Spe Salvi mi e' parsa un documento importante — che va ben oltre le discussioni "politiche" sul ruolo della Chiesa nella societa' — e disegna un orizzonte teologico forte. Personalmente ne condivido ben poco — ma e' ovvio, visto che proprio *sul piano teologico* ho smesso di riconoscermi in una prospettiva cristiana diversi anni fa. E' comunque un testo che pone domande significative — e che merita attenzione per quel che dice (e non per come lo usera' la Binetti).

Ma che cosa dice, in sostanza la Spe Salvi — almeno per quel tanto che ne ho capito e che mi e' sembrato importante? Provo a farne un riassuntino — per i dummies come me (se ho scritto qualcosa di non accurato mi corrigerete).
Secondo Benedetto XVI la speranza cristiana trae dalla fede la certezza della sua realizzazione — e quindi e' in se' una speranza che gia' trova compimento e realizzazione *oggi*, nella certezza del credente di essere amato senza condizioni e pertanto redento, indipendentemente dalle condizioni in cui vive. Il contentuto di questa speranza e' appunto la redenzione, la salvezza — una prospettiva di vita felice in un mondo ricondotto a verita' e giustizia; proprio per questo la speranza cristiana non e' un fatto individuale, ma implica una visione del mondo e dei rapporti sociali — e' speranza di redenzione del mondo e non soltanto del singolo. Come tale, implica la fede nella signoria di D-o sul mondo.
Benedetto segnala poi che questa concezione collettiva della speranza cristiana e' stata abbandonata — ripiegando su una lettura puramente individuale — e sostituita dalla fede nel progresso scientifico e nella liberta' politica come strumenti per la salvezza collettiva dell'umanita'. E qui viene il passo che ha suscitato piu' controversie nella discussione sui giornali: secondo il Papa progresso scientifico e liberta' politica, per quanto importanti, non possono redimere l'umanita' — solo D-o puo' farlo.

[mode comment on: Questo e' forse l'unico punto su cui concordo in pieno con l'enciclica. Si puo' essere molto legittimamente convinti che non abbia alcun senso parlare di redenzione: e' la posizione materialista e razionalista, che assume il mondo come (unico) dato di fatto -- niente di ulteriore ha senso. Si puo' credere che il mondo possa essere migliorato, modificato, aggiustato -- ma restando *dentro* i confini di cio' che e' dato. Ma se si crede -- come credo io -- che il mondo che ci e' dato e' irrimediabilmente storto, ingiusto, orrendo -- e che l'azione degli uomini possa tutt'al piu' arginare la sofferenza, ma non eliminarla -- allora o si abbandona la speranza e si tenta al massimo di limitare i danni -- o veramente si spera nell'uscita dal sistema di riferimento -- nella redenzione appunto: che per definizione non puo' venire dall'interno del sistema stesso. Che questa speranza sia ben fondata -- in generale o piu' specificamente all'interno di una prospettiva cristiana -- e' tutt'altro paio di maniche, di cui ho provato a occuparmi con poco successo anni fa. Mode comment off]

Mi pare importante anche la lettura dell'ateismo come una forma estrema di protesta contro l'ingiustizia nel mondo, come rivolta di fronte all'apparente fallimento della teodicea. A questa prospettiva Benedetto XVI risponde ancora una volta con la proposta della speranza cristiana come strumento efficace di redenzione del mondo e non soltanto dell'individuo.

[mode comment on: Sul tema della teodicea mi aspettavo di piu', francamente -- forse perche' lo considero il vero nodo di qualunque discorso religioso -- e un nodo essenzialmente irrisolto. Non riesco a togliermi di dosso la sensazione che il passaggio dell'enciclica sia un po' liquidatorio, sia per la questione dell'ateismo, che mi pare piu' complessa, sia sulla questione del rapporto tra D-o e giustizia *nella storia* e nel mondo. Mode comment off]

L'enciclica si chiude con indicazioni sul modo di vivere la speranza nella preghiera, nell'azione, nella sofferenza e nella prospettiva del giudizio. Temi importanti — ma in un certo senso derivativi rispetto al nodo essenziale che mi pare quello che ho riassunto sopra.
Spero di non essere stato troppo infedele al senso del testo — per quel che ne ho capito. La cosa buffa e' che sul tema della speranza cristiana avevo scritto una cosa quattordici anni fa, quando ancora frequentavo la Chiesa — quando ero piu' presuntuoso e convinto di aver cose da dire — e non solo dubbi e problemi aperti. Sono pagine che non mi convincono piu' completamente, ma siccome non avro' mai la forza di scrivere meglio quel che penso oggi — e nelle linee generali riflettono ancora le mie convinzioni, le metto qui se vi venisse mai voglia di leggerle.


La mia storia personale e' in parte diversa dalla sua, ma oggi come oggi mi sento piu' o meno come Bloggoanchio.



venerdì, 21 dicembre 2007
La legge di Murphy della neuropsichiatria infantile
Nelle categorie: It — Scritto da waldorf alle 10:02 am

Siamo tornati ieri l'altro sera dal lungo soggiorno di Enrico presso la struttura dove gli hanno fatto la cosiddetta diagnosi funzionale e tuttora mi porto addosso un favoloso mal di testa da stress, che se la ride degli aulin con cui tento di sconfiggerlo. Devo dire che questa esperienza, nonostante le elevate competenze di chi si è occupato di Enrico in questi giorni, e' stata alla fine abbastanza deludente, anche se certamente la rielaborero' ancora nei prossimi tempi. Il fatto e' che speravo che, oltre alle grandi e indubbie difficoltà di Enrico, venissero focalizzati anche i suoi punti forti, quelli essenziali per la terapia. Invece la relazione finale mi sembra uno sconfortante catalogo di quello che non va nel mio bambino, e che vedo tutti i giorni standogli vicino, anche se per ignoranza magari non lo esprimerei con gli orrendi e specifici termini della neuropsichiatria infantile. Forse dovrebbero avvertirti cinque anni prima che avrai un figlio autistico, così studi…
Ad ogni modo cio' che invece in Enrico mi sembra bello e promettente non e' stato troppo visto (anche perche' lui non lo fa troppo vedere ai dottori) o rovesciato in un difetto. Ormai mi sono convinta che la legge di Murphy trovi applicazioni specifiche anche in neuropsichiatria infantile, con una formulazione del tipo: tutto quello che fa vostro figlio e' patologico e se non vi sembra patologico siete voi a essere bacati; se poi comincia a fare cose opposte a quelle di prima, sono comunque patologiche. Cosi', ad esempio, se ci sembra positiva la grande affettivita' di Enrico con noi, ci hanno spiegato che lo trattiamo da bambino troppo piccolo con modalita' "regressivanti" (argh!) in cui ci lasciamo indurre da lui. Quindi basta coccole, e' un bambino di ben tre anni, cavolo! Ancora: Enrico si staccava da noi la mattina senza troppi patemi. Vi sembra positivo? Mica tanto, perche' poi si sottolinea che erano piu' adeguati gli atteggiamenti festosi con cui ci accoglieva quando finalmente ce lo restituivano… e cosi' via.
Magari ora la mia reazione e' esagerata perche' sono stanca — e forse mi aspettavo troppo dagli specialisti del settore, che alla fine putroppo non ne sanno poi cosi' tanto, data la natura parecchio misteriosa dell'autismo. Pero' sono veramente convinta che esista un atteggiamento Murphy nei neuropsichiatri infantili, che spesso logora e maltratta le importanti risorse di ottimismo dei genitori, che poi sono quelli che hanno il ruolo piu' importante. Anche perche' uno degli sport preferiti e' attaccare il modo con cui fai il genitore, nella convinzione che il trattamento a docce fredde sia l'ideale per spronarti. Cosi' sei sempre troppo freddo o troppo sdolcinato, troppo permissivo o con troppe pretese, troppo abbandonico o troppo appiccicoso e possibilmente tutte queste cose insieme… e intanto tu ti senti uno schifo e devi cercare di tirarti su dagli stivali tipo barone di Munchausen per ricominciare giorno per giorno a occuparti di tuo figlio senza cadere in depressione, perche' altrimenti potresti finire in cura da altri dottori…
Sara' che non si possa proprio fare diversamente, non ne sono poi cosi' convinta. Spero solo di smaltire presto i postumi di questa sbornia di neuropsichiatria infantile.


domenica, 16 dicembre 2007
E' davvero inverno
Nelle categorie: Nel paese dei Bogia-Nen — Scritto dal Ratto alle 1:08 pm

(stamani dalle finestre di casa)


sabato, 15 dicembre 2007
Stereotipi, stereotipie e frittura di acciughe
Nelle categorie: It, Roba da autistici — Scritto dal Ratto alle 4:48 pm

Uno dei tratti caratteristici delle persone autistiche, almeno a stare alle descrizioni e alle opinioni diffuse, e' di essere legati ad abitudini immodificabili e curiose, in particolare nei confronti del cibo. Cristopher, il protagonista de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, non mangia cibi diversi che siano venuti in contatto tra loro nel piatto — o che abbiano un colore giallo — ma e' solo un esempio tra i mille, reali o fittizi, che si possono trovare in giro.
It, in questo come in molti altri casi, non risponde affatto agli stereotipi. In generale sono pochi i suoi comportamenti ripetitivi e immotivati (le "stereotipie", nel gergo dei neuropsichiatri): non solo affronta bene i cambiamenti, ma se mai e' scarsamente capace di perseverare — tende a seguire ogni curiosita' momentanea e quindi anche a disperdersi in mille frammenti di esperienze della durata di un attimo. Anche con il cibo e' cosi' — e a volte sentiamo perfino un po' la mancanza della confortante ripetitivita' di tanti bambini, neurotipici o meno, che trovano (e forniscono ai genitori che devono nutrirli) sicurezza in poche ricette sperimentate: la pasta al pomodoro, la cotoletta alla milanese, le patate fritte, il formaggino. No, It ha certamente le sue preferenze alimentari (Pizza! Pizza!! — una delle sue prime parole e una delle poche che ancora mostra di comprendere), ma puo' rifiutare ostinatamente un alimento che pochi giorni prima ha assalito con entusiasmo — in compenso e' quasi sempre attratto da quel che sta nel nostro piatto, che sia o meno adatto a lui: cosi' a meno di un anno mangiava allegramente carne all'albese e sformatino di cipolle dolci — e non piu' tardi di ieri ha preteso a tutti i costi di assaggiare la mia frittura di acciughe in un ristorantino del lungomare di Viareggio, sdegnando la milanese di tacchino che gli piace tanto (per la cronaca: la frittura gli e' piaciuta, ma al secondo boccone ha trovato una lisca e questo ha posto fine alla sua nuova passione gastronomica).
Non che ci sia una morale — o un significato ulteriore in questo. Ma sempre di piu' abbiamo la sensazione che sotto l'etichetta di autismo (o di spettro autistico, o di disturbi pervasivi dello sviluppo — o del termine medicamente corretto che preferite) ci siano realta' tanto differenti quanto uniche — e che gli stereotipi che le persone "normali" (medici e terapisti compresi) si fanno sulla base di un modello astratto di "persona autistica" siano in realta' piu' dannosi delle stereotipie vere o presunte nel comportamento di nostro figlio.


domenica, 9 dicembre 2007
Comunicazione di servizio
Nelle categorie: It — Scritto dal Ratto alle 8:32 pm

Da domattina It e' di nuovo in ospedale per una serie di accertamenti. Prevedibile che il silenzio stampa continui (pero' non vi allarmate, It sta benone, e' di umore strepitoso e impara cose nuove tutti i giorni).


lunedì, 3 dicembre 2007
Tu chiamale, se vuoi, votazioni
Nelle categorie: Politica e altre indignazioni — Scritto dal Ratto alle 10:03 am

Chavez ha perso il referendum e ha accettato il risultato del voto. Putin ha vinto le elezioni piu' truccate della storia della Russia post-sovietica. Pero' il primo e' un nemico della democrazia, il secondo e' un affidabile partner dell'Occidente democratico. Mah…
Tre milioni di cittadini hanno partecipato – tra sabato e domenica – al referendum sul nome del nuovo partito di Berlusconi. Gia' ieri sera, in tempo reale, con i gazebo ancora aperti, il Basso (l'avevo detto, no?) annunciava il risultato definitivo della consultazione. Mah…

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