mercoledì, 10 ottobre 2007
"I'm not very bright, l guess."
Nelle categorie: Ebraismo, Israele e dintorni, Laicita'/Religione, Pipponi — Scritto dal Ratto alle 3:01 pm

(Come avrebbe detto Marilyn, I guess)

Come dicevo un po' di tempo addietro, sono incappato in una discussione con un gruppo di bright. So che non mi ci dovrei mai ficcare, perche' finiscono sempre allo stesso modo: loro ti rinfacciano l'immacolata concezione e l'intelligent design — tu ti inalberi e cerchi di spiegare che il pensiero religioso non e' necessariamente fondamentalista (almeno non in quel senso) — loro ti rispondono che l'unico criterio di verita' del pensiero e' il metodo scientifico ecc. ecc. Discussione inutile — su binari predefiniti — e destinata a lasciare ognuno ferreamente convinto delle proprie ragioni — ma soprattutto dei torti attribuiti all'altro. Tanto e' vero che e' finita in un bel flame.
Solo che — non riuscendo a spiegarmi li' — mi e' venuta voglia di provare a chiarire qui (anche a me stesso) quel che penso. Ci ho messo un sacco di tempo a ruminare 'sta roba (un po' meno di Simonide, ma mica poi tanto) — e alla fine quel che ho scritto mi pare assolutamente incompiuto e parziale. Ma in fondo e' il bello del blog: posso sempre tornarci sopra, correggere, cambiare idea. Soprattutto se qualcuno ha voglia di ragionarne con me.

Zero. Ho scritto altrove che sono convinto che una scelta religiosa non puo' che essere integrale e non puo' che essere il fondamento della vita di una persona — e in questo senso sono un po' diffidente del modo in cui correntemente si usano i termini integralismo e fondamentalismo. Tuttavia — per chiarezza di argomentazione — adotto qui le definizioni piu' o meno standard: in questo post si parla di fondamentalismo intendendo la posizione di chi considera i dettami religiosi e/o i testi sacri di una religione interpretati letteralmente quale unico fondamento della sua visione del mondo, della sua etica e dei suoi comportamenti. Come integralismo intendo qui l'atteggiamento di chi ritiene che il fondamento religioso della sua interpretazione del mondo deve avere una applicazione integrale — e quindi valere erga omnes, incondizionatamente e senza eccezioni.

Uno. Con me — a parlar male di integralisti e clericali si sfonda una porta spalancata. Sono convinto che esista una forsennata offensiva oscurantista in questi anni, in Italia e nel mondo, che fa del male alla convivenza collettiva e mina alcune delle conquiste fondamentali della nostra civilta': la laicita' delle istituzioni, il pluralismo, la liberta' di coscienza — e perfino il senso piu' vero della religiosita'. E sono assolutamente equanime nel rifiutare integralisti cattolici, protestanti, ebrei, musulmani e chi piu' ne ha piu' ne metta. Anzi, forse mi stanno piu' vigorosamente sulle palle quelli vicini alle tradizioni religiose a cui mi sento affine, per cultura di nascita o per scelte — se non altro perche' mi accorgo piu' facilmente di quanto le loro posizioni non reggano a volte nemmeno sul piano teologico.
Quanto alle posizioni fondamentaliste — mi fanno proprio orrore — perche' sono frutto di una ignoranza dei meccanismi essenziali del pensiero religioso stesso — e finiscono — nella ricerca di una fedelta' letterale ai testi — per tradire nella maniera peggiore il senso, il valore di ogni racconto/discorso religioso. Quindi se qualcuno pretende di leggere la Bibbia (o il Corano o qualunque altro testo sacro) alla lettera e di trarne conclusioni che non tengono conto delle modalita' della narrazione, della cultura che lo ha generato, del tempo trascorso e cosi' via — secondo me fa torto prima di tutto all'intelligenza di D-o, poi alla sua, e infine a quella di tutti noi.
Aggiungo che in molti casi integralismi e fondamentalismi mi paiono non solo sbagliati ma in malafede, figli di un calcolo di potere e di una volonta' di sopraffazione, piu' che di effettiva convinzione interiore di fare la volonta' di D-o. Non che chi e' veramente convinto mi piaccia tanto di piu' — scegliere fra banditi e stupidi e' una brutta gara…
Ma a differenza dei miei interlocutori bright trovo ingiustificato fare d'ogni erba un fascio e buttar via il pensiero religioso tout court insieme agli eccessi del fondamentalismo o delle superstizioni vecchie e nuove. Si puo' fare (in buona o cattiva fede — e mi si perdoni l'involontario gioco di parole) un uso assai distorto della religione — cosi' come si puo' fare un uso assai distorto della scienza. Ma come il dottor Mengele non dimostra la fallacia del pensiero scientifico — cosi' il mullah Omar o il reverendo Falwell non possono essere usati per negare generalmente il valore del pensiero religioso. Credo di dire un'ovvieta' — ma sono un po' stufo di sentirmi rimproverare dagli scientisti duri e puri i crimini commessi in nome della religione.

Due. Su un altro piano: il pensiero scientifico piu' acuto da piu' di cinquant'anni almeno ha superato l'illusione positivista di poter dare una rappresentazione oggettiva, completa e coerente del mondo — e di essere quindi il canale privilegiato per la lettura, o addirittura per la definizione della realta'. Non voglio (e non ho gli strumenti per) fare una breve storia dell'epistemologia novecentesca in un post — ma credo che il consenso su questo punto dovrebbe essere facilmente raggiungibile. Nei modi che gli sono peculiari, il pensiero scientifico ha riconosciuto di essere un pensiero *debole*, cui sfugge la possibilita' di una piena padronanza del reale. Lo stesso percorso hanno compiuto contemporaneamente i filosofi — e perfino gli ambienti piu' avanzati della speculazione teologica (certo non Ratzinger — ma questo e' un *suo* problema intellettuale). A partire dal riconoscimento di questa intrinseca debolezza della capacita' umana di pensare il mondo, credo fermamente che diversi modelli di indagine abbiano — ciascuno nella sua direzione e con i metodi che gli sono propri — piena e diversa legittimita' ognuno nel proprio ambito. Percio' la religione fa molto male a tentare di entrare nel campo della scienza, di cui non padroneggia gli strumenti — o della politica — che si fonda su regole autonome. Ma la scienza deve ammettere la propria impotenza di fronte alle domande fondamentali dell'uomo — le domande sul senso della nostra stessa esistenza, che a rigor di metodo non e' nemmeno in grado di porsi. E che invece sono domande a cui e' difficile sfuggire — e che possono essere meglio affrontate con gli strumenti del pensiero mitico-religioso (o della letteratura — o dell'arte — o della filosofia, se e' per questo): sempre che si abbia la capacita' di riconoscere questi strumenti e di impiegarli correttamente — ma di questo diro' qualcosa in seguito.
A farla corta — credo che sia un atteggiamento sano ammettere che nessun metodo e nessun modello di indagine sul mondo e' capace di arrivare dappertutto. Ognuno fa luce su frammenti, su prospettive piu' o meno ampie — ma non e' abbastanza potente da illuminare l'intero quadro. E' troppo chiedere a tutti, scienziati, teologi, letterati, filosofi l'umilta' di riconoscersi *deboli* — e di accettare la legittimita' dell'apporto dell'altro?

Tre. Vedo un certo integralismo parareligioso nell'ateismo militante. Mi spiego meglio. L'esistenza o meno di D-o e' — con gli strumenti del pensiero razionale — un indecidibile. Non e' dimostrabile ne' il si' ne' il no. Di conseguenza il solo atteggiamento razionale e scientifico di fronte alla questione e' un ignoramus — e a voler essere rigorosi dovrebbe valere la proposizione che chiude il Tractatus: "Su cio' di cui non si puo' parlare, si deve tacere". Ogni passo in piu' e' un'adesione fideistica a una tesi non dimostrata. Che mi sta bene — a patto che la si riconosca per tale. E che si riconosca che la posizione del credente e quella dell'ateo sono speculari e perfettamente equivalenti.
Credere o non credere e' — da questo punto di vista — davvero la scommessa di Pascal. La scommessa di Pascal nel senso di assumersi il rischio intellettuale di andare oltre la certezza — di gettarsi oltre il perimetro di cio' che possiamo *sapere*. Certo, non e' una "scelta" in senso stretto, un puro atto di volonta' — la nostra condizione di credenti o di dubbiosi o di atei dipende spesso da fattori che sfuggono alla sfera puramente intellettiva — la fede e' come l'amore (in fondo e' una forma di amore): non si inventa se non c'e'; un cristiano qui parlerebbe di grazia — ma apriremmo un altro capitolo complicato, che non mi sento di affrontare. Sono fermamente convinto, pero', che sia una scelta lasciare aperta o no la possibilita' di una prospettiva religiosa nella propria vita: qui sta la scommessa, per chi la vuol fare in un senso o nell'altro.

Quattro. Il pensiero religioso segue logiche proprie, fondamentalmente quelle del mito. E bisogna saperle leggere, per giudicare. Il pensiero mitico-religioso non e' un pensiero erroneo, o primitivo, o ingenuo. E' una modalita' di lettura del mondo che ha le sue vie, i suoi strumenti, i suoi fini. Il mito (e per mito intendo, sia ben chiaro, anche i racconti della Bibbia o del Corano o di qualunque altro libro sacro) non e' una favoletta — ma e' un racconto paradigmatico, un modo di raccontare il perche' del mondo come e' e di fondare i comportamenti delle persone in quel mondo. Certo, la mentalita' mitico-religiosa pretende che siano *vere* le storie che racconta — non le considera semplici allegorie o apologhi morali. Ma si tratta di una verita' *normativa*, piu' che di una verita' fattuale: e' vero il mito in quanto e' vero cio' che significa — non necessariamente in quanto sono veri tutti gli avvenimenti di cui parla. C'e' una formula folgorante di un filosofo della religione della tarda antichita', Salustio, che dice "Queste cose non accaddero mai, ma sono sempre". Questo ha due conseguenze, tra mille piu' importanti: che le interpretazioni letterali dei racconti sacri sono *sbagliate* perche' non colgono il tipo di verita' insito nel mito — e che insistere sull'implausibilita' logico-fattuale di un racconto sacro non ne scalfisce di una virgola il valore di verita'. In altre parole: dire che Maria ha concepito Gesu' senza un rapporto sessuale con un uomo, ma per l'intervento dello Spirito Santo, e' un modo narrativo per dire che Gesu' e' nello stesso tempo uomo e D-o — che e' figlio di una donna mortale e di D-o stesso. La verita' di cronaca e' un dettaglio — poco piu' che un pettegolezzo.
Io credo che il pensiero mitico-religioso abbia una legittimita' non inferiore a quella del pensiero scientifico, se ognuno resta nel suo ambito. E non mi sento un oscurantista se nella mia ricerca di senso resto in ascolto — cerco di essere attento alle possibilita' offerte da questo tipo di pensiero.
Detto questo, niente implica che la scelta religiosa avvenga nelle forme delle religioni rivelate. Ma le religioni rivelate sono un immenso patrimonio di paradigmi — una ricchezza che attraversa millenni di storia umana e che fa parte in maniera profonda del nostro tessuto di identita'. Difficile sottrarsi — in una prospettiva religiosa — alla convinzione che l'Altro veramente parli dentro quel patrimonio. E al bisogno di ascoltarlo. Ancora piu' difficile — e forse futile — tentare di percorrere strade diverse: anche in questo, essere nani sulle spalle di giganti val piu' che stare a scrutare l'orizzonte dal basso della propria solitaria statura.

Cinque. Proprio perche' si snoda in racconti — in miti — alla fin fine nell'esperienza religiosa la *fede* occupa un posto assai marginale — cosi' come le manifestazioni vere o presunte del soprannaturale. Conta molto di piu' l'adesione etica al mondo che quei racconti tratteggiano — e prima ancora la convinzione di essere o meno autosufficienti e compiuti. E conta stabilire – nelle forme del pensiero mitico-religioso — una relazione con l'assolutamente Altro da noi — una relazione personale diretta e fondante della nostra esistenza (fondante e integrale — che non e' meno esigente ma e' ben diverso da integralista e fondamentalista).

Conclusioni provvisorie. Dove sono io? Nel mezzo del dubbio. Di domande che non ammettono ne' la risposta semplicistica dei bright — ne' il semplice aderire a una prospettiva religiosa. So che non siamo autosufficienti — che un barlume di senso si puo' immaginare solo di fronte a un Altro (il λόγος πρὸς τὸν Θεόν, "la parola posta di fronte a Dio" del vangelo di Giovanni) — non riesco a trovare un cammino — anche perche' non posso che scontrarmi con il *vero* problema di una scelta religiosa che non e' quello della fede, ma quello della teodicea — e quello della responsabilita' (e di qui viene la mia sempre crescente lontananza teologica dal Cristianesimo — ma questa e' un'altra storia, che porterebbe troppo lontano).

Post scriptum. Giusto per chiarezza, anche se forse si capisce da quel che ho scritto. Credo che Ratzinger abbia assolutamente torto quando dice che la scienza senza D-o e' una minaccia. Credo l'esatto contrario — che scienza e religione debbano, come stato e Chiesa, restare rigorosamente separati e ciascuno sovrano nel proprio modo di comprendere il mondo — ogni commistione dei linguaggi e delle logiche non puo' che essere deleteria. Certo — e' difficile pensare a una ricerca scientifica applicata che non sia guidata da un'etica — ma certo non puo' essere la fede a dettare quest'etica — meno che mai una specifica religione rivelata, con la pretesa di imporre la propria etica a tutti.
Detto questo, cancellare il problema etico o far finta che non ci sia e' certamente una cattiva idea per chi si occupa di tecnica (piu' che di scienza pura) — e varrebbe la pena di rifletterci, al di la' delle prediche del Papa.

20 Commenti a “"I'm not very bright, l guess."”

  1. farfintadiesseresani ha scritto il 10 ottobre 2007 alle 3:28 pm

    Bello. Avrei parecchie cose da dire. Trovo molto di ciò che hai detto (soprattutto nei primi tre punti) del tutto condivisibile. Ho qualche perplessità sul punto cinque (e su ciò del quattro che lo anticipa) per quanto concerne il cristianesimo, per il quale la relazione evento-messaggio (dico così per sintesi) mi pare essere un po' più complessa di come la metti giù tu in generale. Però, insomma, bello.

  2. restodelmondo ha scritto il 10 ottobre 2007 alle 4:15 pm

    "credo che sia un atteggiamento sano ammettere che nessun metodo e nessun modello di indagine sul mondo e' capace di arrivare dappertutto."

    Credo che sia anche un atteggiamento profondamente *scientifico*: specificare il sistema di riferimento in cui si misura, specificare i limiti della validità della misura e quindi dell'esperimento.

    Persino un ateo razionalista di ferro come Richard Feynman scriveva che un sacco di cose importantissime non sono scientifiche – e non vuol dire che non siano vere, ma solo non scientifiche. (Se trovo la citazione esatta te la scrivo.)

    Sui "bright", a margine: temo che in Italia trionfino sempre le frange più cialtrone dei movimenti e delle mode intellettuali: il che non aiuta mai. Io non riesco a reggere un secondo di Odifreddi, e mi sono sciolta davanti a "The Enemies of Reason" di Dawkins (di cui ovviamente non condivido tutte le posizioni: ma è un piacere ascoltarlo, e bearsi della cortesia con cui tratta persino Deepak Chopra). Così come ho trovato deliziosa la lettera di Dennett sulle reazioni dei suoi amici religiosi a un suo ricovero improvviso (di questa ho il link:
    )

    Comunque: bellissimo post, lo ruminerò per giorni…

  3. marco ha scritto il 10 ottobre 2007 alle 4:26 pm

    Bravo, e grazie per avere investito il tempo necessario a scrivere un post cosi'.

  4. floria ha scritto il 10 ottobre 2007 alle 5:27 pm

    Caro Angelo, non mi meraviglio che la tua discussione con i bright sia finita in un bel flame. Il fatto è che anche la nostra epoca è, per usare le tue parole, "nel mezzo del dubbio" ed è una condizione nella quale, se non si hanno gli strumenti culturali (stavo per scrivere un'altra cosa!) per resistere, si sta assai scomodi. Da qui la tendenza alla semplificazione, alla banalizzazione, alla fuga da qualsiasi tipo di complicazione intellettuale. Giudicare a spanne è più facile, si sa. E gli slogan sono sicuramente più semplici da comprendere. Senza contare che la "religio" di lucreziana memoria, per la medesima ragione, ha rialzato la testa e il pensiero laico, sentendosi minacciato, reagisce con armi simili. Tu dici cose molte giuste, nelle quali in gran parte mi riconosco (con una certa propensione allo scetticismo), come si vede da quello che scrivo, ma certo è che le sfumature, le distinzioni, la correttezza dei riferimenti e delle citazioni non sono esercizi granché praticati, in questi tempi oscuri (nonostante i bright!)

  5. Angelo ha scritto il 10 ottobre 2007 alle 5:28 pm

    @farfinta: aspetto con ansia — se avrai voglia e tempo — le tue considerazioni ulteriori. Sul tema del rapporto "evento-messaggio", non mi riferivo nello specifico al cristianesimo, ho solo usato un esempio cristiano, ma il discorso credo che valga un po' per tutte le religioni. E tutte le religioni difendono la verita' fattuale dei loro racconti e nello stesso tempo, passami il termine, la loro figuralita'. A me interessa la seconda assai piu' della prima — e credo che sia piu' importante.
    @rdm: il mio blog si e' mangiato il link a Dennett — me lo rimandi?
    @marco: in fondo sei uno dei lontani ispiratori di questa cosa. Secoli fa hai scritto che non si parla di religione sui blog… ;-)
    @tutti: grazie a voi per i complimenti. Arrossisco virtualmente.

  6. restodelmondo ha scritto il 10 ottobre 2007 alle 8:03 pm

    http://edge.org/3rd_culture/dennett06/dennett06_index.html

    :-)

  7. Massimo Morelli ha scritto il 10 ottobre 2007 alle 9:56 pm

    Più che semplicistica direi semplice. E ci sono anche bright non aggressivi.

  8. comidademama ha scritto il 11 ottobre 2007 alle 6:42 am

    Timidamente spunto dal sicomoro per ringraziarti anche io.

  9. prosaica ha scritto il 11 ottobre 2007 alle 10:00 am

    Vi leggo regolarmente e da tempo, e questo post è bellissimo (e in parecchi punti un po' difficile da seguire, lo rileggerò con calma).
    Volevo solo ricordare che non tutti i bright sono polemici e insultanti verso i credenti. O forse dovremmo cercare un altro nome per chi trova più naturale non credere, ma rispetta le posizioni religiose moderate altrui (notare la parola moderate: rispetto chi mi rispetta).
    Io a trovare la mia risposta ci ho messo quasi quarant'anni, e a me non pare semplicistica. Però ammetto che alcuni bright in giro si strameritano quest'aggettivo, e pure di peggio.

  10. miic ha scritto il 11 ottobre 2007 alle 11:25 am

    Bello e utile, e naturalmente condivisibile. Anche per me, però, come dici tu, il problema di fondo è quello della teodicea, e, se e quando ti va, mi piacerebbe molto che lo affrontassi.

  11. Angelo ha scritto il 11 ottobre 2007 alle 1:48 pm

    @Massimo Morelli, @prosaica: ok, l'aggettivo era probabilmente una generalizzazione indebita. Mi sono lasciato prendere dalla polemica — chiedo scusa ai bright non aggressivi — ma soprattutto a coloro che lo sono in maniera problematica.
    @miic: affrontare il problema della teodicea, io? in un certo senso e' tutta la mia vita cosciente che lo affronto — altra cosa e' essere arrivato a un qualunque straccio di conclusione da condividere. Ci provo — prometto — ma non prometto di dire niente di sensato. Ne' di farcela in tempi non … biblici.
    P. S. @Massimo Morelli: a pensarci bene — ok, semplicistica e' sbagliato. Ma perche' mai "semplice"? Mi sa che non c'e' niente di semplice ad assumere una "naturalistic worldview" in piena consapevolezza — se non altro perche' lascia un monte di domande aperte. Non c'e' un bel rasoio di Occam, che taglia fuori gli enti cognitivamente inutili. Non che una prospettiva religiosa sia piu' "semplice" in questo senso — domande ne apre altre, la teodicea e la responsabilita' in primis, appunto (quando parlavo di "semplice aderire a una prospettiva religiosa" intendevo l'adesione fideistica — a scatola chiusa: anche in questo caso mi sa che il linguaggio non e' stato il migliore).

  12. Silvio ha scritto il 11 ottobre 2007 alle 2:47 pm

    E' un regalo inatteso trovare un post così.
    Onesto, chiaro e intelligente.
    Dalle parti di Montag ogni tanto si parla di religione scienza fede ateismo e cose così, tanto che ora mi verrebbe da fare di questo *IL* link da cui partire per ogni discussione futura.

    Cercherò appena possibile di scrivere qualcosa su un paio di passaggi; mi piacerebbe approfondire il quattro: fede 'integrale' e azione 'etica' come (o se) scaturiscono l'una dall'altra.

    Mi piace lo stile di *ricerca* e riassumo la mia posizione in merito con un aforisma: "Finchè sono inquieto, sto tranquillo".

  13. PhD Stud ha scritto il 11 ottobre 2007 alle 8:26 pm

    Rieccomi. Ero uno di quelli della discussione originale. Sinceramente dal tuo post non mi è chiaro
    cosa intendi per religione. Nel punto quattro e cinque, parlando di logiche proprie della religione, ammetti
    che non è questione di fede. Correggimi se sbaglio, ma mi pare che tu definisca religione quella che potrebbe
    essere chiamata cultura. Ovvero le caratteristiche peculiari in termine di usanze, valori e precetti di una società o popolo.
    Questa definizione lascia aperte troppe interpretazioni.
    Assumiamo per il momento di aver compreso cosa intendi con religione, allora io dico che siamo pronti a lasciarci alle spalle gran parte del bagaglio supernaturale utilizzato per giustificare dei precetti che funzionano, scartare i precetti superati e renderci
    conto che i precetti dipendono dal contesto e quindi devono essere aggiornati. Scusa se abbasso il livello della conversazione portadonala al materiale, ma è l'unico modo in cui secondo me si può affrontare la discussione. Il corano (e in parte anche la bibbia) è stato scritto per un popolo semi-nomade che viveva nel deserto; molto è cambiato da allora. Quei procetti funzionavano, e dire "se non fai così vai all'inferno" era un modo funzionale per trasmettere il messaggio. Quindi se con religione intendi una serie di precetti e "valori" allora sono d'accordo nel dire che non è tutto da buttare. Quello che secondo me è da buttare è la religione intesa come tendenza ad accettare credenze (anche in apparenza innoque) in modo acritico anche se in manifesto contrasto con la realtà.
    Bisogna stare attenti a non confondere libertà e rispetto. Credo che chiunque sia libero di professare la religione che vuole, ma non per questo rispetto tutte le idee. Se una idea è falsa e posso dimostrarlo allora mi sento libero di ridicolizzarla.
    Un'ultima cosa: non credo che l'ateismo (almeno come io lo vivo) sia un atto di fede. Io sono sempre aperto a cambiare idea, la fede non prevede questa possibilità. Parafrasando Silvio, l'ateo (io, non garantisco e non mi assumo la responsabilità per nessun'altro) sono inquieto, il religioso che combatto è statico.
    Scusa se ho forumizzato il commento.

  14. Massimo Morelli ha scritto il 11 ottobre 2007 alle 10:34 pm

    Visto che me lo chiedi ti rispondo. Per me è semplice, perché semplicemente ammetto che quello che non so non so. Non so se c'è una tazzina di tè in orbita attorno a saturno (per parafrasare Russell e non so se c'è un essere perfettissimo ecc.. ecc..). Solo le ritengo due cose piuttosto improbabili. Non è che le domande aperte devono essere chiuse per forza.

  15. Angelo ha scritto il 12 ottobre 2007 alle 12:53 am

    @PhD Stud: temo di non essere stato chiaro, quindi provo a precisare.
    1. Ci sono logiche proprie del pensiero religioso — questo vuol dire che il criterio di verita' che si applica a un racconto sacro (a un mito) e'diverso da quelli dell'indagine scientifica — e che applicare criteri di verita' religiosa alla scienza e di verita' scientifica alla religione e' come misurare capacita' in metri e lunghezze in litri.
    2. Non e' questione di fede, nel senso che il problema rilevante per chi vive in una prospettiva religiosa non e' tanto se D-o esiste o se davvero gli Ebrei hanno attraversato il Mar Rosso a piedi. Credere o meno e' soltanto un punto di partenza. Il problema vero e' che rapporto ho *personalmente* con D-o. E quindi no — religione e cultura non sono genericamente la stessa cosa. E nemmeno religione e valori. Ogni religione e' anche cultura — ed e' anche valori. Ma se fosse soltanto questo avresti ragione tu: sarebbe una sovrastruttura inutile. Invece e' una domanda precisa: che ha a che fare D-o con me — e che cosa ho a che fare io con lui? la risposta — ovviamente — puo' anche essere "niente", perfino per chi non e' ateo — ma la domanda religiosa e' quella, e non altro. E quindi la religione ha una sua specificita' irriducibile — guarda caso e' D-o.
    3. Sono convinto che leggere alla lettera un testo sacro di centinaia di anni fa — rivolto a societa' diverse dalla nostra — sia sbagliato e improponibile. Questo significa soltanto che devo leggerlo sapendo fare esegesi e mediazione culturale — e che la comunita' religiosa deve essere capace di capirne il senso rapportato ad oggi. Non che quel testo va buttato via — o che D-o non parli attraverso quel testo (certo, questo presuppone aver accettato che D-o esista e che parli con noi — che e' un passaggio niente affatto ovvio).
    4. "Se una idea e' falsa e posso dimostrarlo allora mi sento libero di ridicolizzarla". Rispetto a cio' di cui stiamo discutendo (la validita' o meno di una prospettiva religiosa) se non altro manca la dimostrazione della falsita' dell'ipotesi.
    5. Per finire: nell'esperienza religiosa il dubbio, l'interrogazione, la ricerca continua — e spesso la crisi delle convinzioni sono moneta quotidiana. Non confondere tutte le esperienze religiose con il fanatismo.

    @Massimo Morelli: risposta chiara e indubbiamente semplice, che apprezzo. Eppure l'essenziale delle nostre vite e' fatto di assunzioni su cio' che non si sa, di scommesse su eventi nemmeno cosi' probabili. Iniziare una storia d'amore, mettere al mondo un figlio — cose cosi', dico.

  16. Groucho ha scritto il 12 ottobre 2007 alle 9:04 am

    Approvo il 99% di ciò che hai scritto. Essere umili (riconoscere la propria debolezza, intellettuale prima di tutto), essere sempre nel dubbio, ma quel dubbio che spinge alla ricerca ulteriore, a farsi sempre domande senza pretendere che le risposte sia poi così necessarie. Essere, soprattutto, umani, e trarre l'etica dal proprio essere in mezzo a uomini come noi, per cui non ho bisogno di un libro "sacro" per capire che non devo uccidere un altro essere umano come me.
    E' così difficile? Evidentemente sì.

  17. Paolo Bizzarri ha scritto il 12 ottobre 2007 alle 3:01 pm

    "Su un altro piano: il pensiero scientifico piu' acuto da piu' di cinquant'anni almeno ha superato l'illusione positivista di poter dare una rappresentazione oggettiva, completa e coerente del mondo"

    In che senso? Non credo di essere d'accordo, ma vorrei che spiegassi cosa intendi.

  18. Angelo ha scritto il 15 ottobre 2007 alle 10:43 pm

    @Groucho: credo di essere stato poco chiaro anche su un altro punto. Non considero la religione essenzialmente come fondamento dell'etica e non credo che sia necessario D-o per fondare l'etica. La domanda religiosa (che cosa ho a che fare con D-o? e che cosa ha a che fare D-o con me?) non e' riducibile ad altro. Il libro "sacro" e' uno strumento per indagare *questa* domanda. Solo secondariamente e' anche altro.
    @Paolo Bizzarri: i tre aggettivi sono rigorosamente in AND, non in OR. Una rappresentazione che sia contemporaneamente oggettiva, coerente e completa del mondo non e' possibile con strumenti scientifici (tout court non e' possibile): pensa anche soltanto ai fondamenti della fisica quantistica.

  19. Paolo Bizzarri ha scritto il 16 ottobre 2007 alle 1:49 pm

    @Angelo: Questa affermazione è falsa. Non c'è nessun vincolo "strutturale" all'interno delle teorie scientifiche che determini l'impossibilità di una visione coerente, completa e oggettiva del mondo.

    La teoria dei quanti (diciamo, tanto per completezza, quello che oggi è identificato come "modello standard") non è un esempio valido.

    Noi sappiamo perfettamente che questa teoria è incompleta, visto che è incompatibile con la teoria della relatività generale.

    Non c'è nessun motivo per immaginare che i vincoli che ci pone la teoria dei quanti siano definitivi, e non possano essere superati da una teoria scientifica più profonda.

    Non so quanto vuoi approfondire, ma sull'argomento mi posso sbizzarrire abbastanza….

  20. PhD Stud ha scritto il 18 ottobre 2007 alle 8:06 pm

    @Angelo:
    1) la tua affermazione mi sembra troppo "facile". E' ovvio che se partiamo dall'assioma secondo il quale la religione può appellarsi a una sua logica allora la religione ha sempre ragione; mi sembra una tautologia. Invece è proprio questo il punto. Perchè mai il pensiero religioso dovrebbe aver il diritto di affrancarsi dalla verità, o se preferisci appellarsi a una sua verità?
    2) non sono d'accordo, come puoi chiederti che rapporto hai con un dio (o con qualunque altra entità) se prima non ti poni il problema dell'esistenza di quella entità? Come puoi avere un rapporto con qualcosa che per te non esiste? La fede viene prima di tutto nella religione e ne è il fondamento.
    3) d'accordo. tu dici "la comunita' religiosa deve essere capace di capirne il senso rapportato ad oggi". Io dico "la comunita' religiosa deve dargli un senso rapportato ad oggi". E quindi si torna alla questione del "principi che funzionano a cui devo dare una inquadratura semplice perchè le masse li capiscano e li seguano". Il testo sacro scritto centiania di anni fa non può avere senso rapportato nel mondo di oggi a meno che non si creda che sia un testo di ispirazione divina; ma a questo punto si torna alla fede.
    4) in parte. Abbiamo il metodo per stabilire la veridicità di molte affermazioni; il metodo scientifico. Non la scienza, ma il metodo. Nella discussione originale avevo scritto che non mi permetterei mai di prendere in giro una persona perchè crede che dopo la morte di ci sia un'altra vita; sento invece come mio compito quello di contraddire una persona che sostiene che "l'immagine di un papa sia apparsa nelle fiamme" (vedi corriere della sera di qualche giorno fa). Tu a questo punto sottolinerai che non tutte le persone religiose corrispondono alla mia caricatura. Io dico: hai ragione, e se una persona vuole avere fede, senza contraddire la realtà e senza cercare di forzare i suoi valori indimostrabili in altre persone io non ho nessun problema con quella persona. Mi riservo però il diritto di chiederle con rispetto ogni tanto "ma se fossi nato/a in un'altra parte del mondo avresti avuto la stessa fede?"

    Credo di non aver compreso a fondo la tua definizione di religione.

Some rights reserved

I contenuti originali di questo blog sono coperti da una Licenza Creative Commons.

Creative Commons License

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Autori

Accedi
Registrati

Aggreghiamo su

Autism Blogs Directory

Gambero Rosso Social Space

A casa Montag

Autismo: risorse online

Blog: autistici e genitori

Blog: culture di rete

Blog: Ebrei e Arabi

Blog: informatori

Blog: inventori

Blog: narratori

Blog: punti di vista

Ebraismo, Medio Oriente

Free Knowledge

Il mondo per gli occhi

Le mie webradio

Politica

Tutto il resto