venerdì, 21 settembre 2007
Stasera inizia Yom Kippur. E lo so che la storiella e' vecchia e arcinota — ma e' esattamente cosi' che la penso — e che mi sento quest'anno.
La vigilia di Yom Kippur il vecchio sarto Yankele si rivolge al cielo:
"Signore, ascoltami: io non sono che un umile sarto e non posso scrutare nei tuoi pensieri — ma sono un devoto servitore delle tue Leggi. E tu ci comandi il pentimento e ci chiami ad affliggerci per i nostri peccati — e a chiederti perdono. Ma guarda quaggiu', Signore: guarda le catastrofi, le malattie, guarda le persecuzioni contro il tuo popolo, guarda gli innocenti che soccombono ai farabutti, i poveri calpestati e offesi, i bambini che muoiono prima di avere commesso una sola colpa. Ti par giusto tutto questo, Signore? E tu comandi a noi l'afflizione e il pentimento per i nostri peccati? No, Signore, ascolta quello che ti dico: domani e' il giorno santo di Kippur — affliggiti e pentiti, cosi' che noi possiamo perdonare i *tuoi*, di peccati".
(libera rielaborazione di una storia tradizionale che ho letto tra l'altro in questo librino)







Quand'ero ancora cattolica mi capitava di dire più o meno questo:
"Quando mi troverò faccia a faccia col padreterno non sarò io a dovergli dare delle spiegazioni, ma sarà lui che dovrà darne a me. E spero che sia molto convincente".